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Velocità limitata e CareKey di serie: le funzioni “safety” Volvo

di Donato D'Ambrosi

Volvo mantiene la promessa sulle funzioni safety: tutte le nuove auto avranno velocità limitata e CareKey di serie, anche a rischio di perdere clienti

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Volvo e Luminar, partnership per auto a guida autonoma con sensori LiDAR

di Valentina Acri
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Audi, annuncio shock: addio alla guida autonoma di livello 3

di Donato D'Ambrosi

Audi e l’addio alla guida autonoma di livello 3: lo stop per i limiti legali e normativi di una tecnologia difficile da omologare sulla A8

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ANDROID AUTOMOTIVE su VOLVO XC40 ELETTRICA. PLAY da GoPro MAX

di Andrea Galeazzi
Una combinazione astrale, una nuova GoPro da provare e la prima vettura al mondo a mostrarsi con Android Automotive che, attenzione, non è Android Auto. Qui non c’è un mirroring delle app ma le app native proprio per l’auto! La […]

Volvo: i sistemi di sicurezza che hanno salvato 1 milione di vite

di Donato D'Ambrosi

I sistemi di sicurezza Volvo hanno salvato 1 milione di vite da quando è stata introdotta per la prima vola la cintura di sicurezza in auto. Un traguardo che Volvo USA ha deciso di festeggiare con il concorso Volvo Safety Sunday con un premio di un dollaro per ogni vita salvata a chi costruirà l’auto sorteggiata tra quelle più sicure. Ecco i sistemi di sicurezza Volvo che salvato molte vite umane e cambiato il corso dell’evoluzione automotive.

LA CINTURA DI SICUREZZA, PRIMO SISTEMA DI SICUREZZA VOLVO PER TUTTI

In occasione del 61^ anno dall’introduzione della cintura di sicurezza a tre punti, Volvo celebra il traguardo di 1 milione di vite salvate grazie ai sistemi di sicurezza in auto. L’approccio all’innovazione ha permesso di estendere le prime invenzioni anche ad altri Costruttori di auto, proprio come è stato con la concessione del brevetto della cintura di sicurezza.

I SISTEMI DI SICUREZZA VOLVO DAL 1959 AD OGGI

In nome della sicurezza, Volvo ha aperto il brevetto della cintura a tutte le Case automobilistiche – e la cintura rimane la tecnologia di sicurezza basilare per potersi salvare in caso d’incidente. Nel corso degli anni però i sistemi di sicurezza attiva e passiva di Volvo si sono moltiplicati sempre di più trovando una soluzione a situazioni di rischio per i passeggeri in caso d’incidente. Ecco qui sotto come è cambiata la sicurezza a bordo con i sistemi di sicurezza Volvo anno per anno:

– 1959: prima cintura di sicurezza a tre punti
– 1972: primo seggiolino per bambini rivolto all’indietro
– 1991: Sistema di protezione dagli impatti laterali (SIPS)
– 1998: Whiplash Protection System (WHIPS)
– 1998: airbag a tendina
– 2002: Sistema di protezione contro il ribaltamento (ROPS)
– 2003: Blind Spot Information System (BLIS)
– 2008: sistema di rilevamento delle collisioni City Safety
– 2010: rilevamento pedoni con freno completamente automatico
– 2013: rilevamento ciclisti
– 2014: protezione delle vie di fuga
– 2016: Connected Safety (avviso stradale scivoloso, avviso di pericolo)
– 2019: Iniziativa E.V.A (Equal Vehicles for All) e condivisione dei dati.

VOLVO SAFETY SUNDAY, I SISTEMI DI SICUREZZA AL CENTRO DEL CONCORSO USA

Volvo Car USA ha annunciato Volvo Safety Sunday, l’impegno a regalare 1 milione di dollari in auto durante la più grande serata di calcio del 2 febbraio 2020 negli USA. Per avere la possibilità di vincere, i concorrenti devono prima visitare VolvoSafetySunday.com dove saranno invitati a progettare la propria auto Volvo e presentare un codice di configurazione univoco tra il 20 gennaio 2020 e poco prima del calcio d’inizio del 2 febbraio 2020.

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Volvo: il cobalto delle batterie diventa tracciabile

di Donato D'Ambrosi

Si è sempre parlato del lato oscuro delle auto elettriche come le emissioni di CO2 durante il ciclo vita, lo smaltimento delle batterie al litio e lo sfruttamento di lavoro nelle miniere di cobalto. Un richiamo che ha mobilitato tutti i costruttori a maggiore trasparenza dalle politiche di approvvigionamento delle materie prime ai processi di produzione carbon free. Volvo Cars ad esempio ha annunciato che adotterà in tutto il mondo il primo metodo di tracciamento della provenienza del cobalto.

IL COBALTO DELLE BATTERIE COME LA PLASTICA E LA CO2

Dal PlasticLess per ripulire il mare dalla plastica all’alluminio per abbattere le emissioni di CO2 della nuova elettrica XC-40 Recharge, Volvo non è nuova ad iniziative per la salvaguardia dell’ambiente. La tracciabilità delle materie prime utilizzate nella produzione di batterie agli ioni di litio, come il cobalto, è una delle sfide più difficili per i Costruttori. Considerando gli interessi in gioco nei Paesi dove i diritti e la tutela della persona sono spesso fumosi Volvo ha deciso di attuare una blockchain su tutta la catena di approvvigionamento materiali. “Con la tecnologia blockchain possiamo fare il prossimo passo per garantire la piena tracciabilità della nostra catena di approvvigionamento e ridurre al minimo tutti i rischi correlati, in stretta collaborazione con i nostri fornitori.” Ha spiegato Martina Buchhauser, responsabile acquisti di Volvo Cars.

LE AZIENDE COINVOLTE NELLA TRACCIABILITA’ DELLE TERRE RARE

A partire da quest’anno, Volvo lavorerà in stretta collaborazione con i due fornitori globali di batterie, CATL in Cina e LG Chem in Corea del Sud. Le aziende tecnologiche Circulor e Oracle gestiscono la tecnologia blockchain attraverso la catena di approvvigionamento di CATL a seguito di un progetto pilota iniziato la scorsa estate. Mentre Responsible Sourcing Blockchain Network (RSBN), insieme agli specialisti di approvvigionamento responsabile RCS Global e IBM, sta implementando la tecnologia nella fornitura di LG Chem.

COME FUNZIONA LA BLOCKCHAIN SULLE BATTERIE

La Blockchain è un libro digitale contenente un elenco di record collegati tra loro tramite crittografia. All’interno delle catene di approvvigionamento, sono registrate le transazioni che non possono essere modificate. Il tutto è gestito con un insieme comune di regole per i dati che possono essere registrati. Ciò consente ai partecipanti di verificare e controllare le transazioni in modo indipendente. La tracciabilità delel materie prime tra Volvo, CATL ed LG Chem sarà implementata già sulle batterie dei modelli Polestar e sulla XC-40 Recharge.

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4 curiosità sulla nuova Volvo XC40 elettrica

di Donato D'Ambrosi

La Volvo XC40 elettrica, apre ufficialmente la gamma delle auto esclusivamente a batterie con il brand Volvo. E visto che la piccola XC40 è diventato un piccolo SUV strategico per presidiare i mercati mondiali, sottopelle nasconde diverse tecnologie che distinguono le due versioni. Cosa cambia tra la Volvo XC40 elettrica, benzina e diesel? Oltre alla presenza delle batterie e dei motori elettrici della Volvo XC40, ci sono diverse curiosità che Volvo ha svelato in anteprima rispetto al lancio ufficiale del piccolo SUV a zero emissioni.

NUOVA INTERPRETAZIONE DELLA SICUREZZA

Si potrebbe pensare che la sicurezza è una caratteristica cui si è abituati parlando di Volvo, ma a quanto pare la XC40 elettrica cambia il paradigma sicurezza. “La XC40 a trazione esclusivamente elettrica sarà una delle vetture più sicure mai costruite dalla Casa.” Ha dichiarato Malin Ekholm, responsabile della sicurezza di Volvo Cars. L’assenza del motore endotermico ha infatti aperto la strada per nuove interpretazioni e sfide legate all’impiego degli spazi.

LA XC40 INGABBIA LA BATTERIA

La collocazione della batteria sul pavimento ha permesso di contrastare l’altezza maggiore mantenendo basso il baricentro. Ci si aspetta quindi che come per la Tesla Model X, anche la nuova XC40 elettrica sia molto sicura nella prova roll-over di ribaltamento. Per garantire la sicurezza in caso di incidente la batteria è protetta da una scocca rinforzata in alluminio estruso al centro della carrozzeria. In questo modo un impatto potrà dissipare la sua energia attorno a questa zona a deformazione programmata.

IL MOTORE ELETTRICO SULLA XC40

L’abitacolo è a sua volta protetto da una gabbia di sicurezza come la batteria. Una curiosità della nuova Volvo XC40 è la collocazione del motore posteriore per aumentare la dissipazione delle energie d’urto verso l’esterno. Questo ha chiaramente richiesto una scocca rinforzata anche all’anteriore.

CON LA XC40 ELETTRICA LA GUIDA AUTONOMA SI FA STRADA

La nuova Volvo XC40 elettrica sarà la prima auto della gamma ad essere equipaggiata con la nuova piattaforma ADAS di sistemi di sicurezza attiva. La novità del sistema sviluppato da Volvo con Zenuity (joint-venture creata da Volvo Cars e Veoneer) si basa sulla scalabilità della piattaforma ADAS. I radar, le videocamere e i sensori a ultrasuoni della Volvo XC40 sono le fondamenta per il lancio delle funzionalità di guida autonoma sui prossimi modelli Volvo.

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Volvo 2020 vendute come cellulari: fino a 100 GB gratis il primo anno

di Donato D'Ambrosi

Le auto non sono cellulari, eppure siamo sempre più proiettati verso una visione connessa, smart e interattiva di quello che dovrebbe essere solo un mezzo di trasporto sicuro. Volvo, ad esempio, ha proprio in questi giorni annunciato che su tutte le auto MY2020 il proprietario avrà 100 GB di roaming dati gratis, poi dovrà pagare. Un’offerta che sebbene abbia solo il sapore delle offerte commerciali che ci bombardano ogni giorno mette anche al sicuro la copertura di funzioni per la sicurezza di guida. Vediamo nel dettaglio come sta cambiando anche il modo di vendere le auto sempre più connesse.

L’AUTO NON E’ UNO SMARTPHONE, MA GLI SOMIGLIA SEMPRE DI PIU’

L’auto sta al carburante (e già alla ricarica per quelle elettriche) come oggi uno smartphone sta alla connessione dati. C’è poco da fare, è una proporzione “simbiotica” che difficilmente aiuta a distinguere un cellulare da un’auto, se questa è anche super-connessa. Ma l’Associazione europea dei Costruttori europei (ACEA) invita a non prendere alla leggera la sicurezza informatica delle auto, soprattutto se connesse. Il motivo del perché le auto connesse fanno più paura delle elettriche lo spieghiamo in questo interessante approfondimento. Ma come si fa a non vedere un cellulare su ruote, se gli stessi Costruttori iniziano a proporre nuove strategie commerciali basate su pacchetti dati e Gigabyte? D’altronde i sistemi eCall dal 2018 obbligatori sulle auto nuove, e i vari sistemi di infomobilità e connettività V2X in qualche modo dovranno pur funzionare.

ALL’AUTO CONNESSA SERVE UNA CONNESSIONE DATI

L’annuncio Volvo è solo il più recente che arriva dopo il lancio dell’assistente virtuale Mercedes su MBUX che funziona anche offline. Volvo dalla sua ha rassicurato gli utenti con la copertura di 100 GB gratis su tutte le auto per i primi 12 mesi su tutti i modelli. La notizia riportata da AutoExpress dice che ogni Volvo avrà per il primo anno una SIM con copertura di dati in roaming con hotspot WiFi incluso per 8 dispositivi. SI potranno utilizzare servizi di infotainment ma soprattutto funzioni di sicurezza, come la notifica di strada ghiacciata o incidente rilevato da altre auto più avanti.

COSA SUCCEDE DOPO 12 MESI O 100 GB

La copertura Volvo sarà valida in 42 Paesi, inclusi i servizi infotraffic e aggiornamenti OTA (Over The Air) del sistema di navigazione Sensus. Se poi il pacchetto dati non vi interessa subito potrete anche abilitarlo successivamente all’acquisto dell’auto, praticamente come se fosse una Tesla. Ma cosa succederà dopo i primi 12 mesi o se si esauriscono i 100 GB di roaming dati inclusi? C’è il rischio di non poter neppure cambiare operatore telefonico. Trascorso il primo anno di proprietà, infatti, gli acquirenti possono scegliere di estendere il loro contratto acquistando un piano dati Vodafone anche con una soglia inferiore a 100 GB. A pensarci bene proprio come quando si acquista uno smartphone nuovo a rate tramite un provider di telefonia.

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Volvo richiama 500 mila auto nel mondo a rischio incendio

di Antonio Elia Migliozzi

Guai in vista per Volvo. L’azienda svedese, controllata dalla cinese Geely, ha fatto sapere di dover procedere al richiamo di 507.000 veicoli in tutti il mondo. Il problema riguarda i modelli prodotti tra il 2014 e il 2019 che montano il motore 2.0 diesel. Nello specifico il collettore di aspirazione in plastica del motore, in determinate situazioni, potrebbe fondersi e deformarsi. Questa situazione, in casi estremi, porterebbe il tubo a fondersi innescando un vero e proprio incendio. Da Volvo fanno sapere che il richiamo ha scopo precauzionale in quanto al momento non si registrano danni a cose o persone collegabili al problema. Insomma una bella seccatura legata all’affidabilità che arriva a pochi giorni dal comunicato con il quale Volvo aveva detto di aspettarsi un calo dell’utile del 19,9% per il 2019. Vediamo come l’azienda prevede di gestire il richiamo e le possibili ricadute economiche.

IL RICHIAMO

Volvo sta richiamando 507.000 veicoli in tutto il mondo a causa di un componente difettoso del motore. L’azienda ha dichiarato che le proprie indagini hanno rilevato che “in casi molto rari” il collettore di aspirazione del motore in plastica potrebbe fondersi e deformarsi. Per questo motivo Volvo ha deciso di procedere ad un richiamo che coinvolge le vetture prodotte tra il 2014 e il 2019. Sono interessate le auto che montano il diesel a quattro cilindri da 2,0 litri. Nel dettaglio i modelli coinvolti sono S60, S80, S90, V40, V60, V70, V90, XC60 e XC90. Va detto che Volvo ha precisato di non aver ricevuto segnalazioni relative ad incidenti o lesioni subite da parte dei suoi clienti. Il problema al collettore potrebbe “nel peggiore dei casi” causare un incendio all’interno del vano motore. I consumatori riceveranno via posta l’invito a contattare il rivenditore locale per le opportune riparazioni.

IMPATTO FINANZIARIO

Stefan Elfstrom, portavoce della casa automobilistica, interpellato da Automotivenews sulle ricadute finanziarie del richiamo, ha rifiutato di commentare nel merito. Volvo è intenzionata a riparare i veicoli difettosi il più velocemente possibile e i clienti non dovranno sostenere alcun costo relativo. L’impatto economico dipenderà molto dalla complessità dell’intervento di manutenzione che il brand metterà in campo per evitare pericoli alle sue auto. Sicuramente un problema di affidabilità diffuso è proprio quello di cui Volvo non aveva bisogno in questo momento. L’azienda è alle prese con i conti del 2019 che si annunciano difficili. A pesare i dazi e le spese per elettrificazione e rispetto delle nuove normative sull’inquinamento. Volvo intenderebbe ridurre la propria forza lavoro di diverse centinaia di unità. Dall’azienda fanno sapere che i cambiamenti incideranno principalmente sui consulenti e non sul personale addetto alla produzione.

I NUMERI

Le difficoltà di Volvo sono legate al primo trimestre del 2019, quando il Gruppo ha registrato un calo del 19,3% dell’utile operativo, mentre l’utile netto è diminuito del 21,6%. A conti fatti l’utile operativo di casa Volvo è sceso a 278 milioni di dollari nonostante il miglioramento delle entrate. Queste ultime hanno raggiunto la cifra record di 7,2 miliardi di dollari. Eppure il momento non è certamente dei più negativi. Le vendite Volvo sono aumentate del 9,4% a livello globale, con un totale di 161.320 unità. Guardando alle vendite nel mercato europeo Volvo ha registrato un +3% nel primo semestre 2019 rispetto allo stesso periodo del 2018. Un trend positivo che si estende a livello globale con le vendite a quota +7,3%. Un risultato positivo che pochi altri costruttori possono vantare nello stesso periodo.

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Volvo: nuovi licenziamenti per ridurre i costi?

di Donato D'Ambrosi

Vendere più auto non salva i Costruttori dalla necessità di stringere la cinghia e Volvo è l’esatta dimostrazione che nonostante le vendite a +3% nel semestre 2019 in Europa dovrà attuare nuovi tagli. La guerra commerciale tra USA e Cina infatti impone un nuovo piano di ridimensionamento dei costi per evitare ulteriori perdite di utili. Lo annuncia direttamente il CEO Samuelsson di Volvo, nella foto in basso, che ha l’obiettivo di tagliare altri 2 miliardi di corone svedesi. Una strategia che ha permesso di recuperare già 1 miliardo dal ridimensionamento del personale e degli stipendi.

PROFITTI EROSI DAI COSTI

La necessità di ridurre l’impatto delle tariffe commerciali sui profitti globali ha spinto Volvo ad annunciare un piano di tagli equivalenti a 107 milioni di dollari. Qualcosa che era già accaduto a inizio 2019, quando sono stati ridotti di 750 unità il numero di consulenti tecnici e informatici e ridotto lo stipendio per altri consulenti. Una soluzione che nel primo semestre avrebbe portato al risparmio di 1 miliardo di corone svedesi, come riporta AutoNews.

I TAGLI FUNZIONANO, SI PASSA ALLA FASE 2

Il piano sarà attuato a partire dal secondo semestre 2019 e avrà validità fino al primo semestre 2020. Come per la prima fase di tagli anche nei prossimi 12 mesi non sono esclusi ridimensionamenti della forza lavoro esterna. Bisogna ricordare che la posizione lavorativa dei consulenti (dipendenti di società esterne) in un periodo di forte scuotimento del mercato automotive è piuttosto instabile. Volo sostiene che “la combinazione di crescita dei volumi e ridimensionamento di costi dovrebbe tradursi in un profitto rafforzato nella seconda metà dell’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso“.

NUMERI POSITIVI IN EUROPA PER POCHI

Guardando alle vendite del mercato Europa infatti Volvo ha registrato un +3% nel primo semestre 2019 rispetto al 2018. Lo stesso trend ma con +7,3% se si allarga la lente a tutto il mondo. Un risultato positivo che pochi altri costruttori possono mostrare, in termini di vendite auto. Solo Toyota Group (+0,3%), Mazda (+0,3%) e Mitsubishi (+13,6%) hanno chiuso il semestre con una performance positiva in Europa (EU28). Ma l’utile operativo Volvo del secondo trimestre è sceso a 278 milioni di dollari nonostante il miglioramento delle entrate a 7,2 miliardi di dollari.

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Esame Patente negli USA: il 52% degli automobilisti dice che è inutile

di Antonio Elia Migliozzi

La sicurezza al volante non è solo questione di tecnologia. Una ricerca condotta da Volvo negli Usa svela che ci sono gravi carenze per quanto riguarda la preparazione degli automobilisti. L’origine del problema andrebbe rintracciata nell’efficacia dei programmi e degli esami previsti per la scuola guida. Il 52% degli americani è convinto che negli Usa si continuino ad utilizzare metodi antiquati. Se si guarda bene in ben 16 Stati si riesce a ottenere la patente avendo alle spalle meno di 40 ore di esperienza al volante. Ecco allora che il 66% del campione punta il dito contro i giovani patentati accusati di essere una vera e propria minaccia su strada. Dalla ricerca Volvo emerge che 1 giovane su quattro, tra quelli patentati e nati tra il 1995 e il 2010, ammette che non supererebbe di nuovo l’esame della patente. Insomma dimenticanze e lacune organizzative incombono sulle strade degli Usa. I dettagli.

POCA FORMAZIONE

Un sondaggio Volvo mette nero su bianco l’antipatia degli americani per il test della patente. Volvo ha esaminato gli automobilisti Usa scoprendo che la formazione rimane un punto debole. Nei fatti le differenti generazioni di automobilisti finiscono per accusarsi a vicenda di essere impreparati al volante. Per comprendere meglio l’efficacia dei programmi di scuole guida, Volvo ha cercato di capire in che modo gli americani di tutte le età hanno imparato a guidare. I risultati completi sono stati pubblicati sotto il titolo “Volvo Reports: The State of Driver Education“. Volvo Car USA e The Harris Poll hanno indagato da vicino il rapporto tra gli americani e la loro auto. Negli anni ’70 il 95% degli studenti ha svolto specifici corsi di educazione pubblica legati alla sicurezza al volante. Ad oggi solo 10 stati Usa organizzano programmi di educazione pubblica nonostante 9 americani su 10 li ritengano necessari.

TEST ANTIQUATO

Più della metà (52%) degli americani ritiene che materiali e metodi di educazione siano obsoleti. Nei fatti il 60% del campione intervistato ritiene che l’attuale sistema non vada a testare veramente le proprie capacità di guida. Ecco allora che 1 patentato su 3 ha trascorso meno di 20 ore al volante prima del test di guida (28%). Al contrario il 41% dei patentati vuole che la legge preveda un minimo di 50 ore di esperienza al volante. Negli Usa i requisiti variano a livello statale ma impongono una media di 46 ore al volante. Eppure in 16 Stati ne bastano meno di 40. Con una riduzione dei programmi di istruzione pubblica per gli aspiranti patentati, i genitori assumono un ruolo sempre più importante. Il doppio degli intervistati riferisce di fare affidamento sui consigli dei propri genitori e non su quelli di un istruttore di scuola guida.

GENERAZIONI A CONFRONTO

Esperti e neopatentati si accusano a vicenda di essere un pericolo al volante. Due terzi (66%) degli americani di tutte le età credono che i ragazzi siano i guidatori più pericolosi, ma i più giovani non sono d’accordo. Per loro i maggiori rischi alla sicurezza vengono dai driver esperti (58%). Tra i giovani patentati in viaggio sulle strade Usa c’è anche chi si pone delle domande sulla propria preparazione. Dai numeri 1 neopatentato su 4, il 24%, non è certo di superare un eventuale nuovo test di guida. Il problema non è solo di apprendimento ma anche di perseveranza nelle buone pratiche al volante. Più della metà (55%) dei giovani patentati negli Usa afferma di ricordare la metà o meno di ciò che ha appreso alla scuola guida. Al contrario i driver più anziani dicono di ricordare la maggior parte o tutto ciò che hanno imparato (56%).

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Ford: le bottiglie di plastica diventeranno tappetini auto

di Antonio Elia Migliozzi

Ford è impegnata nella lotta alla plastica. Il brand è al lavoro per dare una nuova vita alle bottiglie di plastica che finiscono per inquinare città, montagne e mari. In questa battaglia Ford ha scelto una soluzione smart per dare nuova vita alla plastica usata. I tappetini presenti a bordo del Ford EcoSport, il SUV compatto del marchio, sono realizzati con centinaia di bottigliette di plastica riciclate. Si tratta di una scelta sostenibile e responsabile che fa davvero bene all’ambiente. Numeri alla mano ogni anno, l’uso di materie plastiche riciclate da parte di Ford impedisce lo spreco di oltre 1.2 miliardi di bottigliette in plastica. Insomma le aziende dell’auto sono sempre più schierate a difesa dell’ambiente contro l’uso scriteriato della plastica. Pochi mesi fa anche Volvo aveva ribadito i suoi sforzi per la pulizia dei mari e il riciclo della plastica. Vediamo i dettagli.

NUOVA VITA ALLA PLASTICA

Ford ha trovato un modo, decisamente smart, di riutilizzare milioni di bottigliette di plastica. A bordo del suo SUV compatto EcoSport, troviamo infatti dei tappetini interamente realizzati con plastica riciclata. I tappetini Ford sono ottenuti con circa 470 bottiglie in plastica monouso. Dal lancio di EcoSport, avvenuto nel 2012, Ford ha trasformato oltre 650 milioni di bottigliette di plastica da mezzo litro. Numeri decisamente importanti che fanno tirare un sospiro di sollievo all’ambiente che si alleggerisce e non poco. Il peso della plastica riciclata è stimato in ben 8.262 tonnellate. Per dare un termine di paragone le bottigliette, se sistemate l’una di fianco all’altra, avrebbero potuto coprire una distanza pari a più del doppio della circonferenza della Terra. Sono passati 20 anni dall’utilizzo di plastica riciclata, a bordo della Mondeo, e oggi, ogni anno, Ford ricicla 1.2 miliardi di bottigliette.

TAGLIO DEGLI INQUINANTI

Tony Weatherhead, Materials Engineer, Ford Motor Company: “I consumatori, oggi, hanno maggiore consapevolezza rispetto al danno che si produce semplicemente scartando un involucro in plastica”. Aggiunge Weatherhead: “Siamo da tempo impegnati per aumentare, nella produzione di ogni nostra nuova auto, la percentuale di utilizzo di materiali riciclati e di fonti rinnovabili. Il processo che porta una bottiglia d’acqua a diventare un tappetino è presto riassunto. Per prima cosa si trasforma la plastica frantumando sia le bottigliette che i loro tappi in “piccoli fiocchi”. Questi vengono, quindi, riscaldati e fusi a 260°C per poi essere trasformati in fibre della larghezza di un capello umano. Queste fibre di plastica sono intessute insieme da un telaio dando vita al materiale che, così intrecciato, realizza i tappetini. L’impegno di Ford si affianca ad una considerazione tanto elementare quanto preoccupante. Ad oggi, in Europa, solo il 30% dei rifiuti in plastica viene riciclato.

AUTO GREEN

Ford si conferma attenta all’ambiente ma non è l’unica casa automobilistica ad aver dichiarato guerra alla plastica. Volvo oltre ad essere impegnata con Lifegate per ripulire i mari italiani dalla plastica ha deciso di fare molto di più. A livello globale Volvo è al lavoro per ridurre l’impatto ambientale dei suoi prodotti e delle sue attività operative. Il brand ha vinto proprio quest’anno il Plastics Recycling Awards Europe. Si tratta di un premio importante che ha voluto riconoscere i meriti legati alla sostenibilità del suo SUV ibrido plug-in XC60 T8 Twin Engine. A bordo della vettura ci sarà infatti una sempre più elevata percentuale di parti in plastica riciclata. L’obiettivo di Volvo è quello di usare materiali riciclati per almeno il 25% di tutte le sue componenti in plastica. Questa soluzione dovrebbe raggiungere progressivamente tutte le nuove auto del brand a partire dal 2025.

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Polestar 2 getta il guanto di sfida alla Model 3

di Filippo Vendrame

La prima auto elettrica di Volvo è stata finalmente svelata. Polestar, il brand della casa svedese specializzato in auto ad alte prestazioni, ha presentato Polestar 2, l’auto che più di tutte si candida come la diretta concorrente della Model 3 di Tesla. Un’autovettura elettrica molto interessante da tanti punti di vista. Polestar 2 dovrebbe rendere l’ansia da ricarica un lontano ricordo visto che offre un’autonomia di quasi 500 Km con una singola ricarica grazie al pacco batteria da 78 kWh.

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