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VW ID.4: il SUV “travestito” da Opel per i collaudi

di Emanuela Acri
La Casa Automobilistica tedesca pare sia andata oltre il classico “muletto” per mandare fuori strada le spie e camuffare l’aspetto del prototipo del SUV elettrico ID.4. Infatti, il veicolo della Volkswagen è stato “spiato” sulla neve mentre effettuava alcuni test su strada, però molti si sono accorti che l’aspetto complessivo era quello dell’Opel Grandland X. Nonostante ciò, […]

Volkswagen ID.Space Vizzion: com’è il crossover elettrico in anteprima

di Donato D'Ambrosi

La Volkswagen ID.Space Vizzion è la nuova elettrica svelata in anteprima da Volkswagen che farà il suo debutto al Salone di Los Angeles 2019. Si allarga la famiglia ID che con il SUV gran turismo elettrico dopo il lancio ufficiale della Volkswagen ID.3. Una gamma tutta nuova rispetto alle attuali Volkswagen eUP! E Volkswagen eGolf, che produrla costerebbe addirittura più della ID.3. Ecco com’è realmente la ID.Space Vizzion nelle caratteristiche e le prestazioni ufficializzate da Volkswagen.

L’AUTONOMIA DELLA VOLKSWAGEN ID.SPACE VIZZION

Come tutti i membri della gamma elettrica ID anche la ID. SPACE VIZZION è equipaggiata con un sistema di trazione a zero emissioni. Avrà 5 porte e una batteria agli ioni di litio da 82 kWh (capacità netta 77 kWh) per alimentare un motore elettrico da 205 kW (279 CV) al posteriore. Alla versione standard si aggiungerà una versione con motore elettrico da 102 CV (75 kW) sull’asse anteriore. Le performance aerodinamiche (coefficiente cx 0,24) permettono alla ID. SPACE VIZZION di percorrere fino a 590 chilometri reali (ciclo WLTP), secondo Volkswagen.

GLI INTERNI DIGITALI DELLE VOLKSWAGEN ID

Il prototipo pre-serie è dotato di una plancia completamente digitalizzata: tutte le informazioni relative alla guida sono concentrate in un head-up display a realtà aumentata. Mentre tutte le funzioni online e quelle relative a informazioni, entertainment e comfort, sono raggruppate in un touchscreen da 15,6 pollici. Anche il classico pomello della leva del cambio non esiste più: i rapporti di marcia (D, B, R e N) e la posizione di parcheggio (P) vengono inseriti tramite una levetta sul piantone dello sterzo.

I 7 MODELLI DELLA GAMMA VOLKSWAGEN ID.

La ID. SPACE VIZZION condivide il nome con la ID.VIZZION, il prototipo di berlina presentato al Salone di Ginevra del 2018. Gli esterni e gli interni della ID. SPACE VIZZION nelle foto allegate rappresentano un’anticipazione concreta delle versioni di serie. Alla pari della Passat anche la Volkswagen ID.Space Vizzion avrà una versione wagon chiamata “Variant” che sarà presentata nel 2021. La ID. SPACE VIZZION si aggiunge ai SUV ID. ROOMZZ e ID. CROZZ, la monovolume ID. BUZZ, il Beach-Cruiser ID. BUGGY e il modello compatto ID.3 già in commercio. Restate collegati per scoprire altre interessanti curiosità in occasione del Salone di Los Angeles 2019.

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Volkswagen, piano da 60 miliardi per la mobilità sostenibile

di Valentina Acri
Volkswagen ha annunciato i piani che riguarderanno i prossimi investimenti nel settore nella mobilità sostenibile. Un grande sviluppo di ibridazione, elettrificazione e digitalizzazione saranno l’obiettivo per il gruppo di Wolfsburg. Come ben sappiamo, sono ormai tantissime le azienda che investono sullo sviluppo delle nuove tecnologie, investimenti che raggiungono sempre più cifre esorbitanti. Il gruppo Volkswagen, […]

Daimler, i robotaxi non sono un business sostenibile

di Tommaso Marcoli
La guida autonoma, unita alla mobilità elettrica, è la grande sfida del futuro dell’automobile. Negli ultimi anni sono state molte le aziende che hanno deciso di investire ingenti somme in ricerca e sviluppo, stringendo accordi commerciali con società esperte di informatica e software. Una prima battuta d’arresto verso lo sviluppo di vetture in grado di […]

Volkswagen ID Space Vizzion, l’annuncio al Salone di Los Angeles

di Valentina Acri
ID Space Vizzion è la nuova concept car di casa Volkswagen che sarà svelata nel dettaglio in occasione dell’evento del Salone di Los Angeles che aprirà le porte tra il 22 novembre e il 1 dicembre. Prima della presentazione, l’azienda ha voluto fare un regalo a molti appassionati anticipando alcuni dettagli sul design del prototipo […]

Dieselgate: altri guai per le emissioni di Daimler, FCA e Volkswagen

di Redazione

Il dieselgate scoppiato a settembre 2015 fa ancora danni alle Case. A distanza di quattro anni dall’esplosione dello scandalo emissioni, in fatto di diesel nuovi guai per Daimler, FCA e Volkswagen. Se non in modo diretto, comunque a livello d’immagine. Cominciamo da Daimler: la procura di Stoccarda ha appioppato una multa di 870 milioni di euro al gruppo tedesco (che include Mercedes). Così si chiude un’indagine avviata dalle autorità tedesche: era stata individuata la violazione delle funzioni di vigilanza. Il dipartimento di certificazione del gruppo non aveva operato bene. 

DIESEL DAIMLER: NESSUN RICORSO

Semplice l’accusa per i pubblici ministeri: le violazioni hanno consentito alla Mercedes di ottenere le autorizzazioni ufficiali per i veicoli diesel, nonostante le emissioni di ossido di azoto non rispettassero i requisiti normativi. La Daimler non presenterà ricorso: obiettivo, chiudere l’indagine e qualsiasi altro procedimento a suo carico. In parallelo, proseguono le indagini interne: si vuole capire se c’è stata manipolazione del software di controllo dei motori diesel.

FCA: DIRIGENTE IN ARRESTO

Emanuele Palma, un dirigente senior di Fiat Chrysler Automobiles, in arresto negli Stati Uniti. Provvedimento che fa seguito alle indagini del Dipartimento di giustizia sulle emissioni dei veicoli diesel. L’accusa è “reato di cospirazione”: ha ingannato le autorità di controllo, i clienti e il mercato sulle emissioni dei mezzi oggetto dell’inchiesta. In tutto questo, FCA ha avviato una verifica degli atti accusatori: c’è la piena collaborazione del gruppo con le autorità inquirenti. In passato, ha già chiuso in via stragiudiziale (ossia non in tribunale) il contenzioso con il Dipartimento. Non ammette di essere colpevole, però ha pagato 800 milioni di dollari per chiudere la causa civile: nel mirino, i software illegali su 100.000 veicoli Ram e Jeep coi diesel V-6 3.0. 

VOLKSWAGEN: ANCORA TSUNAMI DIESELGATE

Si diceva sul diesel, guai per Daimler, FCA e Volkswagen. Tutto è nato proprio da VW nel 2015. Ora, due top manager, Herbert Diess e Hans Dieter Poetsch, rispettivamente amministratore delegato e presidente del consiglio di sorveglianza del gruppo Volkswagen, sono sotto la lente della procura di Braunschweig. La procura della città della Bassa Sassonia ha avviato una causa contro Diess, Poetsch e l’ex amministratore delegato Martin Winterkorn per presunta manipolazione del mercato. Avrebbero informato in ritardo gli investitori delle possibili conseguenze economiche del dieselgate: per l’accusa, i tre erano conoscenza dei problemi prima del famigerato settembre 2015. Per adesso, VW ha confermato i due top manager.

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Dieselgate 4 anni dopo: auto più pulite ma nessun risarcimento ai clienti

di Donato D'Ambrosi

Sono passati 4 anni dall’esplosione dello scandalo dieselgate e il caso più discusso della storia dell’auto ha stravolto l’efficienza dei nuovi modelli. Le auto diesel nuove sono molto più pulite ma i clienti italiani vittime del dieselgate sono aggrappati alla speranza di avere un risarcimento come negli USA. Ecco cosa è cambiato a distanza di 4 anni dal dieselgate in Italia.

4 ANNI DOPO IL DIESELGATE IN ITALIA

E’ sempre Altroconsumo che tramite il collettivo Euroconsumers, si fa portavoce della lotta per i diritti dei clienti italiani Volkswagen. Una battaglia che si prospetta lunga (prossima udienza marzo 2020 al Tribunale di Venezia) per ottenere il risarcimento in Italia oltre i gadget che Volkswagen ha regalato ai clienti italiani. Da un lato ci sono circa 75 mila clienti Volkswagen che affermano di essere stati raggirati sulle emissioni di NOx. Dall’altra i legali Volkswagen che fanno due pesi e due misure invocando l’illegittimità della richiesta dei clienti. L’effetto del dieselgate però ha accelerato un processo di rinnovamento che ha reso i motori diesel addirittura più efficienti e puliti di quelli a benzina. Lo afferma Altroconsumo con dati alla mano degli Ecotest.

I TEST SULL’EFFICIENZA DELLE AUTO

Dai test effettuati sulle emissioni dei modelli di auto Euro 6D-Temp è venuto fuori che i motori diesel risultano molto più efficienti delle auto benzina se Euro 6D-Temp. I test effettuati su 30 auto di marche diverse e segmenti diversi assegnano un punteggio sulla CO2 e le emissioni dei motori più recenti. Il test sulle emissioni delle auto di Altroconsumo, comprende tre fasi:

– controllo del ciclo di omologazione WLTP previsto dai test europei;
– controllo del ciclo “autostradale” per rilevare emissioni e consumi delle auto ad alte velocità, non previsto dai test europei;
– solo per le auto che hanno superato le due prove precedenti sono state sottoposte al test su strada Rde (Real Driving Emissions). Questo test è eseguito installando sulla vettura in marcia un’apparecchiatura PEMS (Portable Emissions Measurement System).

Le tre prove hanno generato un punteggio Ecotest totale, dalla media dei punteggi sul consumo di carburante e sulle emissioni di inquinanti. Clicca l’immagine qui sotto per vedere i risultati completi a tutta larghezza.

GLI EFFETTI DEL DIESELGATE SUI MOTORI DIESEL PULITI

Le auto ibride giocano un ruolo importante in contesti urbani dove compensano emissioni e consumi con l’apporto di elettricità autoprodotta. Mentre fuori città il supporto del motore elettrico è marginale e l’efficienza è molto simile alle auto a benzina. Davanti a queste due tecnologie, i motori diesel ribaltano totalmente la reputazione degli ultimi anni. Nonostante il mercato del nuovo sia ancora lento nell’assorbire questo mutamento. Le dimensioni piccole e la cilindrata ridotta dovrebbero favorire un’auto a benzina, e invece dalla classifica Ecotest 2019 emerge che il diesel anche su auto più grandi e pesanti ha ancora tanto da dimostrare.

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Volkswagen Group svilupperà un suo sistema operativo per auto

di Giuseppe

Il gruppo Volkswagen vuole dare un taglio alla frammentazione software nel settore automotive, unificando i suoi brand nell'uso di un solo sistema operativo

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Le 5 curiosità del nuovo logo Volkswagen che costerà miliardi nel mondo

di Donato D'Ambrosi

Parlare della nuova ID.3 elettrica al Salone di Francoforte potrebbe addirittura essere riduttivo per la nuova Volkswagen che si presenta con il nuovo logo. Non che l’auto elettrica dal prezzo contenuto sia marginale sotto i riflettori di Francoforte, ma dietro il nuovo logo Volkswagen si celano altrettante curiosità sul futuro della Casa. Ecco le 5 cose da sapere sul nuovo logo Volkswagen che progressivamente vedremo in tutte le concessionarie nel mondo. E quello dei costi per le concessionarie è forse l’aspetto più scomodo, su cui comunque Volkswagen ha stemperato i timori.

LA NUOVA VOLKSWAGEN SEMPLICE FIN DAL NUOVO LOGO

Era da tempo che Volkswagen programmava questo nuovo capitolo, fatto di fiducia, semplicità ed efficienza. L’ha proclamato da tempo con la nuova gamma di veicoli elettrici ID e l’ha celebrato ufficialmente al Salone di Francoforte con il nuovo logo. A guardarlo di nota subito che il design rievoca il passato: è bidimensionale e piatto ma con un nuovo tono di blu.

PERCHE’ E’ SPARITO IL CROMO DAL NUOVO LOGO VOLKSWAGEN

Questa caratteristica si presterà bene all’effetto emozionale che dovrà innescare il logo: via il cromo da tutti i loghi e una luce metterà in risalto il nuovo logo Volkswagen presso i rivenditori e sulle prossime auto. “Nel nuovo design del marchio, abbiamo creato un’autentica piattaforma di comunicazione per la presentazione emotiva della mobilità elettrica.” Ha dichiarato Klaus Bischoff, Chief Designer di Volkswagen.

IL PRIMO LOGO VOLKSWAGEN SONORO

Guardando alla semplicità del nuovo logo Volkswagen non si direbbe che dietro c’è il lavoro di 19 team interni e 17 agenzie esterne che in 9 mesi hanno lavorato alla nuova immagine Volkswagen. Dopo 82 anni dalla sua fondazione, Volkswagen ha il suo primo logo sonoro. Una curiosità che permetterà di riconoscere il marchio anche senza guardarlo.

IL NUOVO LOGO VOLKSWAGEN “FEMMINILE”

Per la prima volta nella storia, tra le curiosità legate al nuovo marchio Volkswagen non sarà legata a una voce maschile. Come non si può ricordare il tono deciso e virile del motto “Das Auto” eliminato poi dalle pubblicità dopo il dieselgate nel mondo. Storia passata: i nuovi spot con il nuovo logo saranno accompagnati da una voce femminile. “Su quasi tutti i mercati, una donna con una voce calda, piacevole e sicura parlerà per Volkswagen”.

“IL NUOVO LOGO NON COSTERA’ TROPPO”, PAROLA DI VOLKSWAGEN

Quando un grande Brand presente in tutto il mondo cambia badge, la novità ha effetti pesanti sui costi della sua rete. Volkswagen ad esempio è presente in 171 mercati in 154 paesi, ma promette che l’adozione del nuovo logo “avverrà utilizzando un approccio ottimizzato in termini di costi e di risparmio delle risorse”. Si partirà subito con le sedi e i rivenditori in Europa dove sarà esposto il nuovo logo, poi si vedrà in Cina ad ottobre. A partire dal 2020 il nuovo logo sarà adottato gradualmente in base ai mercati, prima in Nord e Sud America e poi nel resto del mondo. “Il costo per i rivenditori sarà mantenuto il più basso possibile. Afferma Volkswagen “In termini architettonici, non ci saranno cambiamenti all’interno delle concessionarie.

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Volkswagen ID.3 anteprima specifiche prezzi autonomia.

di Andrea Galeazzi
Presentata al salone di Parigi del 2016 (sotto forma di prototipo) con la promessa di metterla in strada nel 2020, arriva oggi al salone di Francoforte la Volkswagen I.D. prima vettura concepita elettrica. Nasce sulla piattaforma MEB (piattaforma che ospiterà […]

4 motivi “elettrici” per acquistare la Volkswagen ID.3

di Donato D'Ambrosi

Volkswagen ha presentato ufficialmente la ID.3, l’auto elettriche – la prima della gamma – che scriverà una nuova storia. Almeno è quanto la gamma ID è chiamata a fare soprattutto negli USA dove i crediti ambientali contano e non poco – vedi FCA che ha dovuto comprarli da Tesla. Ed è proprio rispetto alla Tesla Model 3 (manche la Nissan Leaf) che la Volkswagen ID.3 dovrà prendere le misure e confrontarsi in un mercato dalle grandi opportunità ma dai numeri piccoli. Perché chi è alla ricerca di un’auto elettrica dovrebbe acquistarla? Ecco 4 motivi validi per scegliere la Volkswagen ID.3.

SUPERACCESSORIATA PER I PRIMI 30 MILA ORDINI

La gamma ID sarà declinata in diversi modelli, ma la Volkswagen ID.3 rappresenta il terzo capitolo della storia Volkswagen. Al punto che svelandola in anteprima rispetto al Salone di Francoforte, Volkswagen ha riservato solo per i primi 30 mila preordini l’allestimento speciale ID.3 1ST Edition. La ID.3 1ST Edition è stata lanciata con la batteria di media capacità e l’allestimento hi-tech molto curato. Quindi se avete intenzione di cambiare la Volkswagen eGolf, già economica anche nei costi di manutenzione, sapete quale allestimento cercare, anche con pochi chilometri.

3 LIVELLI DI AUTONOMIA

Quanti chilometri può fare una la Volkswagen ID.3 con una carica della batteria? Quanti ne vuole chi la compra. E anche se può sembrare un trend del mercato da seguire, declinare l’autonomia in diverse taglie è una scelta intelligente che abbatte i costi. Ma non per questo la versione base della ID.3 è attaccata alla spina. La batteria più potente è di 77 kWh, la media 58 kWh e la piccola 45 kWh. A seconda della capacità della batteria, l’autonomia della ID.3 varia da 330 a 550 chilometri (ciclo WLTP).

PREZZO INFERIORE A 30 MILA EURO

La Volkswagen ID.3 costa meno di 30 mila euro per la versione base, a dirlo ufficialmente è proprio una nota del Costruttore. Se il prezzo al netto di incentivi statali sulle auto elettriche dovesse confermarsi questo senza costi occulti, la ID.3 sarebbe seconda solo alla smart EQ forfour per convenienza. Rispetto alla smart EQ avrebbe però una capacità più ampia (lunghezza 3,5 m contro 4,2 m). La gamma della Volkswagen ID.3 si articola oltre alla entry-level anche sulla ID.3 1ST Edition Plus (con fari Matrix LED e carrozzeria bicolore) e la ID.3 1ST Max (head-up display con realtà aumentata e tetto panoramico).

RICARICA GRATIS

Il confronto con la Tesla, al di là dell’Autopilot, la Volkswagen ID.3 se l’è cercato e mentre Tesla “lascia” l’idea della ricarica gratis, Volkswagen “raddoppia”. Prenotando in anticipo la Volkswagen ID.3 1ST Edition ci si impegna con il versamento di 1000 euro a completare l’ordine appena sarà possibile in concessionaria. Chiaramente se si cambia idea il deposito viene totalmente restituito. Intanto però si mette in cassaforte un bonus di ricarica gratis in tutta Europa fino a 2000 kWh per il primo anno alle colonnine Ionity.

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Volkswagen con consumi truccati: rimborso da 500 dollari negli USA

di Donato D'Ambrosi

Non chiamatela ammissione di responsabilità, perché l’aggiornamento ultimo del trucco sui consumi di carburante, Volkswagen lo archivia con un “patteggiamento”. L’EPA (Environmental Protection Agency) si era accorta che alcuni modelli Audi, Porsche, Bentley e Volkswagen consumavano più carburante di quanto dichiarato. Perché tagliare i consumi di auto che non vengono scelte certo per la loro economicità? Quali modelli sono più coinvolti nel trucco dei consumi? Intanto Volkswagen fa sapere che l’accusa di truccare i consumi si rivolverà con una compensazione di 96 milioni di dollari in rimborsi. Mentre gli avvocati dei clienti sarebbero già pronti a chiedere al tribunale una sanzione più cara.

IL “TRUCCO” DEI CONSUMI VOLKSWAGEN

Nell’ambito delle indagini sulle emissioni dei veicoli, l’EPA ha riscontrato irregolarità e discrepanze tra i consumi dichiarati dalle etichette di efficienza e quelli reali. Una differenza che è stata poi quantificata in circa 3,5% di carburante in più. Significa che in media le auto che utilizzavano il “trick”, percorrevano 1,6 km in meno per ogni gallone di carburante (3,8 litri circa). Un caso molto simile a quello Hyundai e Kia sui consumi reali delle auto negli USA.

LE AUTO COINVOLTE

Sarebbero 98 mila i clienti USA Volkswagen che riceveranno un rimborso da 510 a 2.300 dollari, per un totale di 96,5 milioni di dollari. Secondo EPA e California Air Resources Board, il software del cambio era programmato in modo da minimizzare le emissioni e i consumi in condizioni di test. Se ti stai chiedendo, quanta CO2 ha risparmiato Volkswagen con questo trucco? L’EPA stima che grazie al software furbo Volkswagen ha tagliato di 220 mila tonnellate le emissioni di gas effetto serra. I modelli che hanno permesso questo sono diversi: Audi A8, Bentley Continental GT, Porsche Cayenne e VW Touareg. Non tutte le auto beneficeranno del rimborso che va da 5,3 a 24 dollari per ogni mese di possesso o noleggio delle auto.

TAGLIO DEI CREDITI EPA SULLE EMISSIONI

Da un lato Volkswagen punta a chiudere la faccenda con un rimborso ai clienti, dall’altro gli avvocati dei clienti che puntano a una sanzione di 26 milioni di dollari più alta incluse le spese legali. Quel che è certo  -in base a quanto riporta Reuters – è che Volkswagen si vedrà decurtati i crediti ambientali sulla CO2. Ci sarà quindi una situazione simile a FCA che ha acquistato i crediti da Tesla fino al 2020? Dipenderà da quanti crediti EPA ed NHTSA decideranno di tagliare a Volkswagen. Il software riguarda esattamente i modelli prodotti dal 2013 al 2017, nell’arco temporale in cui si è sviluppato il più grande scandalo del dieselgate.

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I 9 momenti cruciali della carriera di Ferdinand Piëch in Volkswagen

di Donato D'Ambrosi

Ferdinand Piëch è scomparso all’età di 82 anni, ingegnere, manager ed ex presidente Volkswagen. Con ogni probabilità in molti si chiederanno “chi è Ferdinand Piëch?”. Domanda comprensibile visto che ha tirato le fila e pianificato le strategie per rendere Volkswagen il più grande gruppo automobilistico. Se sotto l’egida Volkswagen sono finiti ben 12 brand diversi tra auto, truck e moto, si deve anche alla sua caparbietà. La stessa intuizione che in alcuni momenti non ha portato a risultati sperati, soprattutto con alcuni modelli meno riusciti. Se non sai quali auto hanno celebrato il successo di Piëch e la scalata del Gruppo Volkswagen, ecco i momenti (e modelli), strategici e non della carriera di Ferdinand Piëch.

FIGLIO D’ARTE, HA FATTO LA GAVETTA IN PORSCHE

Ferdinad Piëch è nato nel 1937, diretto discendente di Ferdinand Porsche (il nipote), quindi la sua carriera non poteva che iniziare proprio nell’impero di famiglia. Ma a parte il caso di essere “uno dei Porsche”, da ingegnere, dopo incarichi di prima linea, il suo primo impegno è stato lo sviluppo della Porsche 906. L’auto, vincitrice di diverse gare, fu costruita nel 1966 appena dopo 3 anni dal suo ingresso in azienda.

PRESIDENTE DEL CDA VOLKSWAGEN

Dalle auto da competizione (Ferdinand Piëch seguì lo sviluppo della Porsche 917) passò alle auto tradizionali. Il 1973 fu l’anno in cui la famiglia Porsche prese le distanze da ruoli all’interno della sua stessa azienda e Ferdinand Piëch passò all’Audi (controllata da VW). Passarono circa 20 anni però, durante i quali progettò la sua scalata a presidente Volkswagen, nel 1993. A parte gli incarichi istituzionali che hanno avuto un forte peso fino allo scandalo dieselgate quali auto sono frutto dell’intuizione di Ferdinand Piëch?

AUDI 100, L’IDEA DEL TURBO DI PIËCH

Nel 1976 l’Audi era ancora lontana dal successo nei gare dei rally che incoronarono un altro modello di successo più avanti. Prima è stata l’Audi 100, dotata di turbocompressore su un motore 5 cilindri, a prendere il largo sotto la guida di Ferdinand Piëch. La berlina ebbe più successo nelle ultime versioni (inizio ‘90) quando le modifiche ne elevarono anche la sua collocazione sul mercato.

L’AVVENIRISTICA AUDI A TRAZIONE INTEGRALE

Poi arrivò l’Audi Quattro, quella che nel 1980 fu accreditata di essere la prima coupè a trazione integrale in Europa. Un progetto, ancora di Piëch, così ambizioso che portò al debutto la plancia totalmente digitale. Il costo del modello però non ne ha permesso una diffusione così ampia. A ripagare Audi dello sforzo ci hanno pensato però le vittorie nelle gare di Rally dal 1983 al 1984 in giro per il mondo.

PORSCHE METTE LE MANI SU VOLKSWAGEN

Da quando diventa presidente del CDA Volkswagen, Ferdinand Piëch progetta la sua scalata, rivestendo diversi ruoli simultaneamente anche in Porsche. Ed è proprio per questa sua dualità che viene accusato qualche anno dopo di conflitto d’interessi. Nel 2005 infatti guida l’acquisto del 21% delle azioni Volkswagen e qualche anno dopo guida l’azienda di famiglia alla conquista della quota di maggioranza in Volkswgen.

LAMBORGHINI E DUCATI, LE MATRIOSCHE VOLKSWAGEN

Cos’altro ha fatto Ferdinand Piëch in Volkswagen? Molti sostengono che l’unica cosa incompiuta fosse mettere le mani sull’Alfa Romeo. Intanto però ha rilevato la Lamborghini Automobili (acquisita da Audi nel 1998) e la Ducati (tramite Lamborghini Automobili nel 2012). Quella di Piëch per le ambizioni è stata una vera propensione naturale.

BUGATTI VEYRON, UNA PROMESSA CHE COSTO’ CARA

Tant’è che quando il Gruppo Volkswagen acquisì la Bugatti nel 1998, fu proprio Ferdinand Piëch a promette che la Bugatti avrebbe superato la soglia dei 1000 cavalli. E fu proprio così con la Bugatti Veyron, un’auto così speciale che creava un buco da quasi 5 milioni di euro ogni volta che se ne vendeva una. In totale, purtroppo o per fortuna, ne furono vendute solo circa 450 unità.

IL FLOP DELLA PHAETON

La fortuna premia gli audaci, e in questo non si può certo dire che Ferdinand Piëch non lo fosse. L’idea che Volkswagen potesse confrontarsi con i Brand più prestigiosi però ha portato alla Volkswagen Phaeton. Un’auto che ha preso molte tecnologie sviluppate in house e forse ha pagato proprio la somiglianza dell’Audi A8 che in più aveva anche il telaio in alluminio. Nel 2016 Volkswagen si è accorta che le vendite della Phaeton non giustificavano i costi elevati della fabbrica di cristallo, trasformata poi in un polo tecnologico.

IL MOTORE 3 CILINDRI DA 33 KM/L

Flop a parte, Ferdinand Piëch sarà ricordato anche il fautore dei primi motori 3 cilindri sulle auto del gruppo Volkswagen. La convinzione che costruire un motore a gasolio capace di consumare 3 litri per percorrere 100 km ha fatto la fortuna delle utilitarie del Gruppo. Quello che è successo qualche anno dopo inseguendo traguardi ambiziosi sulle emissioni è storia dei nostri giorni, capitolo ultimo della carriera di Piëch in Volkswagen.            

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Cambio difettoso per 5 modelli: Volkswagen richiama 680 mila auto USA

di Antonio Elia Migliozzi

Volkswagen annuncia una nuova campagna di richiamo negli Usa. Secondo l’Ente americano per i trasporti NHTSA il richiamo interesserà 679.027 auto, coinvolti modelli molto popolari nel mercato d’oltreoceano come la Golf, la Jetta e la Beetle. Dall’azienda fanno sapere che il motivo dell’intervento è da rintracciare nell’accumulo di residui di silicato sulla leva del cambio automatico. In questo modo l’interruttore del cambio potrebbe andare in tilt credendo l’auto ferma in modalità “park” e consentendo la rimozione della chiave di accensione. Una problema serio che comunque non avrebbe provocato ad ora incidenti o feriti. Insomma un danno di immagine non da poco che arriva nel momento in cui Volkswagen stava rialzando la testa dal dieselgate del 2015. Numeri alla mano l’azienda ha venduto 354.064 nel 2018, restando comunque molto al di sotto della soglia delle 438.134 registrate nel 2012. Capiamo meglio il problema e come VW interverrà al richiamo.

IL RICHIAMO

Volkswagen è pronta a richiamare 679.027 auto negli Usa. Come riportato dai documenti pubblicati dall’Ente americano per la sicurezza stradale NHTSA ci sarebbe un guasto alla leva del cambio. I veicoli interessati includono la Volkswagen Golf prodotta dal 2015 al 2016 e dal 2018 al 2019 e la Golf GTI 2015-2019. Interessati anche il Maggiolino prodotto tra il 2012 e il 2019, la Golf SportWagen 2017-2019 e la Jetta 2011-2018. Tutti i modelli difettosi sono dotati del cambio automatico DSG e del freno a mano manuale. Come detto i modelli coinvolti sono 4 ma la stragrande maggioranza di questi sono Jetta, ben 541.376 sul totale. Secondo i documenti consegnati all’NHTSA, del silicato potrebbe accumularsi sul microinterruttore della leva del cambio. Il componente può identificare questo accumulo come una apertura del micorinterruttore, che indica che il veicolo è in modalità parcheggio.

LA PROBLEMATICA

L’accumulo di silicato diventa un falso positivo molto pericoloso per la sicurezza propria e altrui. Ecco che i conducenti potranno rimuovere la chiave di accensione senza che il veicolo si trovi effettivamente in sosta. Volkswagen ha detto che alcuni modelli richiamati potrebbero emettere suoni di avviso o messaggi di errore durante la guida, il che è un segnale che il microinterruttore è difettoso. La casa automobilistica tedesca ha dichiarato che per risolvere il problema disabiliterà il microinterruttore e al suo posto installerà un interruttore all’esterno dell’alloggiamento della leva del cambio. Una brutta notizia per l’immagine del costruttore tedesco le cui vendite sono in ripresa negli Usa. Le vendite VW negli Stati Uniti hanno raggiunto i 354.064 esemplari nel 2018 restando comunque molto lontane dalle 438.134 del 2012. Per migliorare la sua quota di mercato prepara l’arrivo della gamma elettrica ID e del SUV coupé Atlas Cross Sport.

PROSSIMI STEP

Poiché alcune auto richiamate potrebbero non essere coperte dalla garanzia di fabbrica, Volkswagen offrirà un rimborso a coloro che hanno risolto il problema pagando l’intervento di tasca propria. L’azienda prevede di iniziare a notificare ai proprietari il richiamo a partire dal prossimo 11 ottobre. Il tutto nella speranza che a qualche cliente non venga in mente di avviare una azione legale magari nella forma della class action molto diffusa in nord America. Volkswagen sta lottando per far quadrare i conti negli Stati Uniti e in Canada poiché le vendite non sono risalite come previsto dopo il famigerato dieselgate. Si stima che i costi direttamente collegabili allo scandalo si aggirino a quota 33 miliardi di euro, senza contare l’enorme danno di immagine subito dal marchio. In questa dinamica un richiamo come questo non giova di certo al brand che si era impegnato a ripartire puntando sulla qualità.

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Volkswagen licenzia 200 dipendenti per evitare un nuovo dieselgate

di Antonio Elia Migliozzi

Volkswagen ha deciso di usare il pugno duro nei confronti dei dipendenti che non si sono attenuti al rispetto delle norme interne. In particolare, dopo lo scandalo dieselgate scoppiato nel 2015, il brand si è dotato di un nuovo codice di condotta. La scure della compliance si è quindi abbattuta su circa 200 dipendenti licenziati per una serie di violazioni legate al mancato rispetto degli orari di lavoro o all’uso di alcool e droghe. Sulla scia di questi provvedimenti sono anche partite 903 lettere di ammonimento formale indirizzate ai lavoratori che si sono resi protagonisti dei scorrettezze di minore entità. Dallo scoppio del caso dieselgate, Volkswagen è finita sotto osservazione speciale da parte delle autorità giudiziarie di mezzo mondo. In particolare, una recente sentenza del tribunale distrettuale di Düsseldorf in Germania, apre un nuovo fronte legato alle modalità del richiamo effettuato per le auto interessate dallo scandalo. Vediamo come VW sta gestendo i processi interni per evitare il ripetersi di irregolarità.

REGOLE AZIENDALI

Il Gruppo Volkswagen ha licenziato 204 dipendenti per aver violato le regole interne nel corso del primo trimestre 2019. E’ noto infatti che la casa automobilistica ha rafforzato le sanzioni legate alla cattiva condotta all’indomani dello scandalo dieselgate scoppiato nel 2015. Circa la metà delle cessazioni è dovuta a violazioni dell’orario di lavoro. Come riferito da Bloomberg si tratterebbe per lo più di collaboratori che ci sono resi protagonisti di assenza ingiustificate dal posto di lavoro. Ci sarebbero però anche casi di furto o situazioni che hanno visto ignorati i divieti sull’uso di droga e alcol. Le decisioni sono riportate sull’ultimo numero del magazine aziendale per meglio comunicare gli sforzi messi in campo dall’azienda sul fronte della correttezza. Si tratta di un avviso forte e chiaro ai circa 650.000 lavoratori del marchio su quanto possa essere risoluta la nuova strategia di compliance.

L’AVVERTIMENTO

VW ha inoltre emesso 903 avvertimenti formali nei riguardi degli autori di illeciti di minore entità. Va detto che documentare le cattive condotte e mostrarne le conseguenze nei documenti interni è stata una delle richieste specifiche del responsabile americano della compliance interna Larry Thompson. Si tratta quindi di una politica volta ad aumentare la consapevolezza tra la forza lavoro di casa Volkswagen. Il mandato triennale di Thompson per il controllo dei sistemi di conformità e integrità in VW durerà fino al prossimo giugno. L’ex vice procuratore generale degli Stati Uniti deve certificare che il colosso dell’auto tedesca abbia adottato misure adeguate per istituire un sistema che prevenga ogni tipo di irregolarità. Una scelta necessaria a superare la crisi di credibilità legata allo scandalo delle emissioni diesel che ha coinvolto anche l’ex Ceo Martin Winterkorn ed è costato al gruppo oltre 30 miliardi di euro.

SVILUPPI DEL DISELGATE

Nel corso di una intervista pubblicata sul giornale dello staff VW, Thompson ha dichiarato che VW è diventata una società migliore dopo lo scandalo ma c’è ancora bisogno di miglioramenti.” Una recente sentenza del tribunale distrettuale di Düsseldorf, in Germania, è destinata riaprire la ferita dello scandalo. Secondo i giudici l’eliminazione del software illegale sulle vetture diesel non avrebbe risolto i problemi come promesso. Si sarebbe scoperto che il sistema di pulizia dei gas di scarico dopo l’aggiornamento funziona solo a temperature esterne tra 10-32°C. Nel caso in cui il termometro presenti valori diversi il dispositivo di pulizia rimarrebbe disabilitato consentendo ai veicoli diesel interessati di inquinare eccessivamente. La casa automobilistica, che ha contestato questa ricostruzione, potrebbe ora affrontare una nuova ondata di richieste di risarcimento da parte dei clienti.

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Volkswagen e FCA a caccia di Tesla?

di Antonio Elia Migliozzi

Volkswagen sarebbe pronta ad acquistare una partecipazione societaria in Tesla. Alla vigilia del lancio della nuova gamma di vetture 100% elettriche ID, la rivelazione della rivista tedesca Manager Magazin suona quasi profetica. Secondo questa indiscrezione di stampa il Ceo di Volkswagen, Erbert Diess, avrebbe intrapreso contatti con la casa californiana per mettere le mani sull’immenso know-how nel campo della mobilità elettrica. Eppure lo scoop sembra durato poco visto che a mezzo di una nota ufficiale VW smentisce esplicitamente ogni indiscrezione bollandola come fantasiosa e non rispondente al vero. Sicuramente negli scorsi mesi Volkswagen aveva messo mano al capitolo alleanze stringendo un ampio accordo con Ford che, partito dai van, abbraccia anche le auto green. Vediamo perché per case automobilistiche del calibro di Volkswagen ed FCA gli accordi industriali sono determinanti.

GIOCO DI ALLEANZE

La rivista tedesca Manager Magazin sostiene che il Ceo di Volkswagen, Herbert Diess è interessato ad acquisire una quota di Tesla. “Diess entrerebbe subito in Tesla se potesse”, ha detto la rivista citando quale fonte diretta uno dei top manager di casa VW. Citando le fonti dell’azienda, la rivista ha riferito che Diess ritiene che Volkswagen potrebbe trarre profitto dalle competenze acquisite da Tesla nel campo delle batterie e dei software. Un ostacolo all’accordo sarebbe rappresentato dalla mancanza di intesa tra le famiglie che controllano il colosso tedesco, i Piech e i Porsche. Secondo la fonte dello scoop un banchiere vicino a VW avrebbe dichiarato che Diess vorrebbe lavorare con gli sviluppatori software che operano in Tesla ma finanziare l’operazione resterebbe un problema. Persone vicine a Volkswagen avrebbero valutato l’azienda americana circa 30 miliardi di dollari e per questo non sarebbe facile rintracciare una tale somma nel medio periodo.

LA SMENTITA

Peccato che il rumor sia durato poche ore con un portavoce di Volkswagen che ha definito senza fondamento la notizia. Nonostante la piccata smentita non è di certo sorprendente vedere una casa automobilistica come VW possa mostrare interesse per Tesla. La tecnologia del marchio pioniere della mobilità elettrica conta una serie di brevetti da primato soprattutto nel campo delle batterie. Del resto Volkswagen è in piena transizione con il suo portafoglio modelli che guarda all’elettrificazione in chiave ibrida ed elettrica. Lo scorso maggio sono stati aperti i preordini della ID.3 la prima auto a batteria di seconda generazione il cui solco sarà presto seguito da molti altri prodotti a zero emissioni. Insomma per ora niente Tesla con VW che ha scelto Ford. Oltre allo sviluppo congiunto di pick-up e furgoni destinati al mercato europeo, Volkswagen e Ford collaboreranno nel campo della mobilità elettrica, autonoma e connessa.

IN CASA FCA

Con il settore dell’auto che si apre a sfide complesse come la mobilità elettrica ed autonoma i brand dell’auto devono ripensare i loro modelli di business. Anche FCA è alla ricerca di un alleato con il quale condividere tecnologie e costi di sviluppo. Nei mesi scorsi si era parlato di Renault e la fusione da 33 miliardi di euro potrebbe non essere tramontata. Secondo il Sole 24 ore, per trovare la quadra, Renault potrebbe dimezzare la sua partecipazione in Nissan. Questo al fine di ottenere il sostegno della società giapponese ad entrare nel capitale del lingotto. Renault-FCA controllerebbero insieme marchi come Dacia, Jeep, Alfa Romeo, RAM, Chrysler, Maserati e Lancia. A questi si aggiungerebbero Nissan, Mitsubishi e Infiniti legate ai francesi di Renault da una serie di accordi di alleanza. La maxi fusione darebbe vita al più grande costruttore automobilistico del mondo con circa 15 milioni di auto vendute all’anno.

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Volkswagen testerà stazioni di ricarica elettriche robotiche per le auto elettriche a guida autonoma

di Lorenzo Spada
Volkswagen stazioni ricarica automatiche Electrify America

Quando si dice che si vuole far progredire la guida autonoma fino a creare auto di livello 5, è implicito che assieme si vogliono far progredire anche le infrastrutture per supportare questa tecnologia. A questo proposito, vi segnaliamo che Volkswagen ha annunciato di voler testare delle stazioni di ricarica robotica per le auto elettriche a […]

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Volkswagen ID3: la produzione dell’auto elettrica pezzo per pezzo

di Antonio Elia Migliozzi

Volkswagen si prepara a svelare la ID.3 la sua auto elettrica di seconda generazione. Si tratta di un passo importante per il gruppo tedesco al quale si sta preparando da diversi anni. La presentazione è attesa al prossimo Salone dell’auto di Francoforte ma in casa Volkswagen le linee di produzione sono già all’opera. Dietro la realizzazione dell’auto c’è un lavoro di squadra nella creazione di tutte le singole componenti. Si parte dalla fabbrica di Kassel che produce la powertrain elettrica e il pianale, le parti arrivano a Zwickau per l’assemblaggio e il completamento del corpo del veicolo. In questa grande trasformazione industriale Volkswagen Group Components ha assunto un ruolo centrale. La controllata del gruppo tedesco si occuperà di tutti i processi e in particolare delle batterie. Si parte dalla ricerca e fino ad arrivare al loro processo di riciclaggio. Diamo uno sguardo da vicino al lavoro che c’è dietro la nuova ID.3.

DIVISIONE DEL LAVORO

La produzione in serie della nuova Volkswagen elettrica ID.3 è già iniziata nello stabilimento di Zwickau. Volkswagen Group Components si occupa di tutti i passaggi: il motore elettrico nasce a Kassel mentre lo stabilimento Salzgitter si occupa dei rotori e degli statori. L’impianto di Brunswick sviluppa e produce il sistema di batterie. “La ID.3 segna una pietra miliare per il nostro gruppo. Volkswagen Group Components fornisce componenti di base per questo veicolo. Ci stiamo concentrando sulla modifica dei nostri impianti per la produzione di nuovi prodotti per veicoli elettrici. ha affermato Thomas Schmall di Volkswagen Group Components. Per ridurre i costi e ottimizzare i processi VW vuole sfruttare le sinergie di produzione all’interno dello stesso gruppo. Insomma nulla di diverso da quanto abbia già fatto fino ad oggi.

LE NUOVE LINEE

L’impianto di Kassel produrrà la piattaforma elettrica modulare (MEB) ma anche ammortizzatori, traverse, coperchi per la batteria e tunnel. Tutte le parti della powertrain elettrica vengono assemblate nello stabilimento di Kassel, comprese quelle provenienti dagli stabilimenti di produzione di Salzgitter, Poznań e Hannover. Kassel produce gli azionamenti elettrici per i veicoli basati sulla piattaforma MEB destinati all’Europa e al Nord America. A regime la fabbrica avrà un outut di 500.000 unità all’anno. Kassel, insieme con l’impianto cinese di Tianjin, produrrà fino a 1,4 milioni di motori all’anno a partire dal 2023. Le piattaforme da Kassel vengono consegnate allo stabilimento di Zwickau per il montaggio del corpo del veicolo. A Salzgitter è invece di base la produzione di rotori e statori che si affianca alla produzione di motori convenzionali. In futuro, ogni giorno, verranno prodotti fino a 2.000 rotori e statori.

GLI ALTRI

Il sito Volkswagen di Salzgitter si affiancherà al Centre of Excellence (CoE) un impianto pilota per la produzione di batterie che sarà aperto entro la fine dell’anno. Entro il 2020 nell’area ci sarà anche un punto di riciclaggio per le batterie. Il sistema di batterie per ID.3 sarà prodotto a Brunswick. L’apertura della struttura è prevista per il quarto trimestre 2019 e in futuro verranno prodotte circa 2.000 unità al giorno. La fabbrica di Brunswick lavora sulle batterie dal 2013 per gli attuali veicoli elettrici e ibridi dal marchio Volkswagen e gli autocarri Scania e MAN. Attualmente i nuovi sistemi di batterie che saranno integrati nel nuovo pianale MEB che sono sottoposti a test di durevolezza in laboratorio e su strada. Facile immaginare le dimensioni di questa imponente trasformazione industriale che Volkswagen, come i rivali, è costretta ad affrontare se vuole restare competitiva nell’era dell’auto elettrica.

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Ford-Volkswagen: l’accordo sulle auto elettriche è ufficiale

di Antonio Elia Migliozzi

Iniziano a fruttare gli 11 miliardi di euro messi in campo da Volkswagen per l’auto elettrica. Secondo Reuters Ford avrebbe raggiunto un accordo con VW per l’utilizzo della nuova piattaforma per la mobilità a batteria MEB. Si tratta di una alleanza green che dovrebbe essere formalizzata nei prossimi giorni e aprirebbe le porte ad una grande operazione di standardizzazione. La condivisione tecnologica è del resto sempre più necessaria per vincere sfide di portata globale come auto connessa, autonoma ed elettrica. Negli scorsi mesi Volkswagen e Ford avevano avviato un confronto per capire quali collaborazioni sarebbe stato possibile avviare. La piattaforma MEB, al centro dei programmi elettrici del costruttore tedesco, ha richiesto un lungo e costoso sviluppo. Concederne a Ford l’utilizzo permetterà di rientrare in parte delle spese garantendo al marchio americano un rilancio tecnico. Vediamo di dettagli.

ACCORDO ELETTRIZZANTE

Secondo quanto riportato dalla testata Reuters la scorsa settimana Ford e Volkswagen si sarebbero parlate. Dal confronto si sarebbe arrivati ad un accordo di massima che consentirebbe a Ford l’utilizzo della nuova piattaforma MEB di VW. L’intesa dovrebbe essere formalizzata nel corso della riunione del consiglio di amministrazione Volkswagen in programma il prossimo 11 luglio. VW aveva annunciato in precedenza di essere disposta a condividere il suo pianale elettrico MEB per ridurre i costi di sviluppo. A marzo, il Ceo di VW Herbert Diess era stato chiaro: “Il nostro kit modulare dimostra che siamo esperti in pianali”. Diess aveva precisato l’importanza dell’economia di scala: “Oltre 100 milioni dei nostri veicoli sono basati su una particolare piattaforma. Con la piattaforma MEB, stiamo trasferendo questo concetto di successo all’era elettrica aprendolo ad altri produttori di automobili”.

STANDARD CONDIVISO

Insomma per Volkswagen la piattaforma modulare MEB deve affermarsi come lo standard per l’e-mobility. Basandosi sulla MEB, Volkswagen è certa di poter rendere “la mobilità individuale a zero emissioni di CO2, sicura, confortevole e accessibile a quante più persone possibile”. La prima società a sfruttare la piattaforma MEB sarà e.GO. Si tratta di una startup tedesca di auto elettriche situata ad Aachen e guidata da Guenther Schuh. Schuh è noto per essere il creatore del VAN elettrico StreetScooter, che è stato successivamente venduto a Deutsche Post per elettrificare la sua flotta di consegna. Da parte sua e.GO ha annunciato per quest’anno un’auto elettrica compatta da 20.000 euro. Ford ha quindi l’opportunità di recuperare il ritardo accumulato sul fronte auto elettrica dopo aver pensato che si trattasse solo di una moda passeggera. Restano comunque da chiarire le condizioni economiche e i risvolti industriali di un accordo così importante.

LO SCENARIO

E’ noto che ci saranno più cambiamenti nell’industria automobilistica nei prossimi 7 anni che negli ultimi 70 anni messi insieme. Parte delle inevitabili modifiche riguardano la convergenza tecnologica che vedrà alcune aziende unire le forze. Volkswagen potrebbe aver offerto a Ford la piattaforma MEB con una vera e propria ancora di salvezza. Ford e Volkswagen hanno annunciato a gennaio che avrebbero collaborato allo sviluppo di pick-up elettrici, furgoni per consegne e autocarri medi. Eppure in molti avevano ipotizzato che si sarebbe parlato anche di auto elettriche. La piattaforma VW è estremamente duttile adattandosi ad ospitare vetture dei segmenti A, B e C. Il passo lungo garantirà maggiore spazio a bordo con le batterie alloggiate direttamente nel pianale. A settembre scopriremo il design definitivo della prima nata, la compatta Volkswagen ID.3.

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Volkswagen: i server delle auto connesse saranno a zero emissioni

di Antonio Elia Migliozzi

Volkswagen lavora alla sua prossima gamma di auto elettriche ma allarga l’impegno a zero emissioni. L’azienda ha annunciato l’apertura di un nuovo data center in Norvegia che sarà alimentato al 100% con energia idroelettrica. Si tratta di una infrastruttura importante nell’ambito dei piani di espansione del gruppo che punta ad investire sempre di più sulle tecnologie di bordo. Lo sviluppo dei nuovi prodotti porta Volkswagen a dover gestire sempre più dati ed informazioni. Il nuovo data center permetterà al Gruppo Volkswagen di avere un maggiore potere computazionale per lo sviluppo digitalizzato dei prodotti a marchio VW e Audi. Ecco allora che nello sviluppo della sua capacità di calcolo Volkswagen guarda ai fattori economici ma anche all’ecologia. Il nuovo centro taglio di 5.800 tonnellate la CO2 emessa ogni anno. Vediamo i dettagli.

IL DATA CENTER

Volkswagen prosegue sulla strada tracciata dal suo data center in Islanda. L’azienda ha aperto un nuovo sito ad impatto neutrale sul clima a Rjukan, in Norvegia. La struttura è nata in soli sei mesi e sarà alimentata al 100% con energia idroelettrica. Questo permetterà un risparmio di oltre 5.800 tonnellate di CO2 all’anno rispetto ad un data center che utilizza corrente elettrica prodotta in modo tradizionale. Volkswagen e Audi utilizzeranno ben 2.750 kilowatt per alimentare i server impegnati in progetti ad alta intensità di calcolo. Mario Müller, responsabile dei Servizi IT in VW: C’è un crescente bisogno di potere computazionale all’interno dell’azienda, ne risulta che stiamo continuamente ampliando la nostra capacità.” Muller sottolinea inoltre che: “I fattori economici e la sostenibilità sono aspetti importanti per noi. Il nuovo data center in Norvegia soddisfa entrambi.”

INFRASTRUTURA IT

Volkswagen e Audi sono al lavoro per allargare gli orizzonti tecnologici della propria gamma. Ecco che il nuovo data center diventa importante nello sviluppo delle vetture, incluse le simulazioni dei crash test e i test in gallerie del vento virtuali. Si tratta di operazioni di calcolo che molto complesse e che richiedono una alta intensità energetica. Per questo motivo Volkswagen assegna queste operazioni a dei data center esterni alleggerendo il lavoro dell’infrastruttura IT interna. La scelta dei paesi del nord Europa non è casuale vista la buona disponibilità di energia conveniente ed ecologica e le condizioni climatiche favorevoli. Le basse temperature possono essere utilizzate per il raffreddamento efficiente delle strutture. Per Volkswagen si tratta del secondo data center neutrale in termini di CO2 dopo quello in Islanda. Il sito ha circa le stesse dimensioni di quello norvegese e risparmia più di 6.200 tonnellate di CO2 l’anno.

IMPORTANZA STRATEGICA

Oltre ai siti esterni Volkswagen usa dei data center interni ai propri stabilimenti dentro e fuori i confini della Germania. Si tratta di centri molto importanti al lavoro sulle fasi di produzione, logistica e vendita. Il Gruppo Volkswagen sfrutta numerose strategie per l’efficienza energetica. Tra queste c’è il free cooling indiretto, ovvero la regolazione della temperatura dell’acqua fredda e l’uso esclusivo di sistemi di risparmio dell’energia. Il nuovo data center in Norvegia si trova a 180 chilometri a ovest di Oslo ed è il risultato del lavoro con Green Mountain. Tor Kristian Gyland, CEO di Green Mountain, ha commentato. “Confidiamo nella nostra strategia: operare capacità di calcolo di alta qualità in modo flessibile, utilizzando solo energie rinnovabili“.

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