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Ieri — 18 Luglio 2019RSS feeds

San Francisco (USA): dal 2040 potranno circolare solo auto elettriche

di Antonio Elia Migliozzi

San Francisco decide una stretta sui motori a combustione per migliorare la qualità dell’aria. La città americana bloccherà entro il 2040 la circolazione di auto, van e camion alimentati dai tradizionali motori termici. Si tratta di un chiaro impegno contro le emissioni di CO2 che pone San Francisco in linea con la strategia dello Stato della California. Nel 2018, infatti, l’allora Governatore della California Jerry Brow aveva firmato un ordine esecutivo per favorire l’immatricolazione 5 milioni di nuovi veicoli a emissioni zero entro il 2030. Il piano si accompagnava ad uno stanziamento di denaro pubblico per l’istallazione di 250.000 stazioni di ricarica entro il 2025.Va comunque specificato che, secondo il Dipartimento ambientale della città, il 44% delle emissioni proviene dagli impianti di riscaldamento degli edifici commerciali e residenziali. Vediamo come San Francisco metterà in pratica la sua svolta a favore della mobilità green.

ARIA PULITA

L’amministrazione della città americana di San Francisco è decisa ad eliminare i gas serra emessi da auto, camion e più in generale da tutti i veicoli a motore. La deadline fissata è quella del 2040. Come primo primo passo verso questo ambizioso obiettivo il sindaco, London Breed, varerà una normazione specifica per installare in tempi brevi una nuova rete di stazioni di ricarica per veicoli elettrici. Le colonnine troveranno posto all’interno di parcheggi pubblici e privati della città. Numeri alla mano il traffico di auto e camion genera il 46% di tutte le emissioni di CO2 nell’area di San Francisco. La mobilità, individuale e collettiva, porta il maggior contributo alle emissioni in città. Circa. Si lavora anche ad una legislazione che imporrà ai proprietari degli immobili commerciali di utilizzare energia proveniente da fonti 100% rinnovabili entro il 2030.

TAGLIO DELLE EMISSIONI

Da diverso tempo l’amministrazione di San Francisco sta cercando di stimolare l’adozione di veicoli elettrici da parte dei cittadini. L’impegno di San Francisco è in linea con quello dello Stato della California. Nel 2018, l’allora Governatore Jerry Brown, ha firmato un ordine esecutivo per favorire l’immatricolazione di 5 milioni di nuovi veicoli a emissioni zero entro il 2030. A questo si affiancava uno stanziamento per installare 250.000 stazioni di ricarica entro il 2025. London Bread, sindaco di San Francisco, ha chiarito in una nota: “Per raggiungere i nostri obiettivi climatici e migliorare l’aria che respiriamo, dobbiamo elettrificare i trasporti pubblici e privati.” Quanto allo scarso numero di colonnine di ricarica: “Sappiamo che uno dei maggiori ostacoli per le persone alla guida di un veicolo elettrico è l’accesso alla ricarica, vogliamo quindi assicurarci che la nostra città abbia l’infrastruttura di ricarica necessaria.”

COLONNINE DI RICARICA

La nuova legislazione di San Francisco promette di essere la prima del suo genere negli Usa. Nello specifico si prevede che i parcheggi privati e i garage con oltre 100 posti auto installino postazioni di ricarica per veicoli elettrici in almeno il 10% degli spazi. Sarebbero coinvolti circa 300 parcheggi nella città con i proprietari che avrebbero tempo fino al 2023 per mettersi in regola. L’impegno si estende ai garage gestiti direttamente dal comune e qui si parla di 340 nuovi punti di ricarica. Dal 2009 la città di San Francisco ha installato 200 colonnine pubbliche di ricarica. Oltre all’apertura di più stazioni di ricarica sono allo studio altre proposte volte a spingere più persone a scegliere i veicoli elettrici. Si pensa allora a rendere più economico il parcheggio in strada e presso i garage. In arrivo flotte elettrificate per quanto riguarda autobus e veicoli impegnati nella raccolta dei rifiuti.

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Il Congresso USA contro Huawei e Trump con una proposta di legge restrittiva

di Irven Zanolla

Il Congresso USA non ha digerito la nuova posizione "morbida" di Trump nei confronti di Huawei, e presenta una proposta di legge decisamente restrittiva.

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Meno recentiRSS feeds

HongMeng OS, il sistema operativo di Huawei debutterà su una Smart TV?

di Saverio Alloggio
HongMeng OS, ovvero il sistema operativo proprietario di Huawei pensato come alternativa ad Android, potrebbe vedere la luce su una Smart TV. In particolare, dovrebbe trattarsi del tanto chiacchierato televisore a marchio Honor, la cui esistenza nei progetti del brand è stata confermata dallo stesso Presidente dell’azienda cinese George Zhao. Insomma, il gigante di Shenzen […]

Richiami auto: negli USA il 44% dei difetti ha oltre 10 anni

di Donato D'Ambrosi

Negli USA cresce la qualità di molte auto, ma la costante attenzione sulla sicurezza dei veicoli porta a galla anche difetti di veicoli su cui vanno avanti indagini da oltre 10 anni. E’ per questo motivo che si sta valutando di estendere l’obbligo ai Costruttori che gli impone di conservare i registri sui richiami dei veicoli per 5 anni. L’estensione già all’attenzione dell’NHTSA (l’agenzia governativa per la sicurezza dei trasporti) è stata abbracciata anche dal Center for Auto Safety che chiede condizioni più severe.

19 SU 43 INDAGINI RIGUARDANO DIFETTI DI OLTRE 10 ANNI

Il Center for Auto Safety è un ente statunitense senza fini di lucro che vigila sui diritti dei consumatori, tra i tanti, ed è focalizzato sull’industria automotive. In una dichiarazione di qualche giorno fa il CAS ha spiegato che i difetti dei veicoli più vecchi di 10 anni hanno avuto un impatto significativo sulle indagini sui difetti e richiami importanti. Il Centro ha portato all’attenzione dell’NHTSA che 19 su 43 delle attuali indagini della National Highway Transport for Safety Administration coinvolgono veicoli o componenti di essi prodotti più di 10 anni fa. Da qui la richiesta di estendere l’obbligo di conservare i registri per più tempo.

LA SICUREZZA DELLE AUTO VA PRESERVATA A LUNGO TEMPO

Jason Levine, direttore del Center for Auto Safety, ha spiegato ad AutoNews Per decenni, abbiamo sostenuto che il requisito precedente era ovviamente del tutto inaccettabile”; riferendosi all’obbligo attuale di conservazione dei registri dei difetti per 5 anni. “La metà delle loro indagini attive non sarebbero necessarie con l’estensione dell’obbligo”. L’NHTSA avrebbe pensato di estendere da 5 a 10 anni l’obbligo, mentre il CSA punta ad ottenere un raddoppio da 10 a 20 anni.

LO SCANDALO TAKATA INSEGNA

Non si può non pensare allo scandalo degli airbag difettosi Takata, che al di là degli insabbiamenti presunti, è venuto a galla solo dopo la morte di 29 persone e il ferimento di circa 300 tra guidatori e passeggeri. Solo dopo è scattata un’indagine che ha portato al più grande richiamo nella storia automobilistica. 19 Costruttori hanno richiamato circa 100 milioni di airbag nel mondo.

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Qualcomm: il Dipartimento di Giustizia USA chiede di sospendere la sentenza antitrust

di Lucia Massaro
Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha chiesto a un tribunale d’appello di sospendere l’applicazione di una sentenza antitrust contro Qualcomm, con il sostegno del Dipartimento dell’Energia e della Difesa. Lo scorso maggio, il produttore di San Diego è stato condannato dal giudice Lucky Koh della Federal Trade Commission (FTC) – nell’ambito di una […]

Huawei: il Congresso USA cerca di limitare le concessioni di Trump

di Lucia Massaro
Come previsto, le intenzioni di Trump di alleviare le restrizioni imposte a Huawei stanno incontrando opposizione. Un gruppo bipartisan di senatori ha introdotto un disegno di legge (Defending America’s 5G Future Act) il cui obiettivo è trasformare in legge l’ordine esecutivo del Presidente, che di fatto vieta la vendita di apparecchiature ad aziende che rappresentano […]

Huawei: “Saremo indipendenti dagli USA entro il 2021 se necessario”

di Lucia Massaro
Huawei sostiene che sarà indipendente dalle tecnologie statunitensi entro il 2021 se necessario. È quanto dichiarato in un’intervista per Challenges da Zhang Minggang, Vice CEO di Huawei France, sostenendo che la società uscirà più forte di prima dal caos attuale. Proprio per questo, il gruppo cinese sta lavorando alla realizzazione di un sistema operativo proprietario […]

Huawei vuole essere indipendente dagli USA entro il 2021

di Paolo Giorgetti

Vista la situazione legata al ban, Huawei non vuole farsi trovare impreparata: entro il 2021 la casa cinese vuole rendersi completamente indipendente dalle tecnologie degli USA.

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Huawei potrebbe spedire oltre 260 milioni di smartphone nel 2019

di Saverio Alloggio
È da qualche anno ormai che Huawei è arrivata nelle prime posizioni delle aziende che vendono più smartphone ed a confermare le sue crescenti ambizioni è l’obbiettivo prefissato per il 2019: spedire oltre 250 milioni di smartphone. Secondo il noto analista Guo Minghao, questa cifra potrebbe addirittura essere superata se Huawei riotterrà la certificazione necessaria […]

Sicurezza rotatorie: più rischi se ci sono due o più corsie

di Antonio Elia Migliozzi

In Europa come in America le rotatorie sono sempre più diffuse. Si tratta di una soluzione ideale per evitare ingorghi ai semafori all’intersezione di due o più strade trafficate. Una ricerca dell’Istituto americano IIHS dimostra che le rotatorie sono spesso molto pericolose. Le statistiche confermano le rotatorie a corsia unica sono le più sicure mentre quelle a corsia doppia aumentano, almeno in un primo momento, il rischio di errori e incidenti. La ricerca ha esaminato 98 rotatorie tra le oltre 300 presenti nello Stato di Washington. Eppure viene confermato che il problema non è di progettazione delle infrastrutture ma di attenzione alla guida da parte degli automobilisti. Insomma spesso il punto è capire a chi spetta effettivamente la precedenza. Vediamo tutti i dettagli dello studio.

UNA O DUE CORSIE

Le rotatorie migliorano la fluidità della circolazione stradale rispetto alle intersezioni tradizionali. Eppure i vantaggi delle rotatorie a due corsie sono inferiori a quelli offerti delle rotatorie a singola corsia. I ricercatori dell’IIHS hanno svolto uno studio sulle rotatorie confermando che quelle a doppia corsia registrano più incidenti. La ricerca conferma che gli incidenti alle rotatorie a due corsie diminuiscono col passare del tempo perché i conducenti acquisiscono maggiore familiarità. Le rotatorie costringono le auto a rallentare evitando i tipici incidenti da incrocio: collisioni ad angolo retto, laterali e frontali. La doppia corsia rende, però, le rotatorie più complesse, accrescendo il rischio incidenti. Alcuni studi, tra cui uno del 2012, ne avevano già sospettato la maggiore pericolosità. I ricercatori dell’IIHS si sono concentrati sullo stato di Washington che conta oltre 300 rotatorie. Coinvolte 98 rotatorie a una corsia e 29 a due corsie costruite tra il 2009 e il 2015.

LO STUDIO

Per ogni rotonda, i ricercatori IIHS hanno esaminato gli incidenti a partire dal primo anno dopo la costruzione fino al 2016. Per rendere lo il tutto più verosimile sono stati considerati anche i volumi di traffico delle zone in cui trova ciascuna rotonda. Il trend che ne è derivato è positivo. Il numero di incidenti alle rotatorie a due corsie è diminuito, in media, del 9% all’anno. Allo stesso tempo, diminuiscono nel tempo le probabilità che un incidente a una rotonda a due corsie comporti feriti gravi. In questo caso il calo registrato è di quasi un terzo all’anno. I ricercatori dell’IIHS hanno invece notato un aumento del numero di incidenti nelle rotatorie a corsia singola del 7% annuo anche se le probabilità di ferimento sono diminuite del 19%. “Le rotatorie a due corsie sono intrinsecamente più complesse rispetto a quelle a corsia singola”, ha concluso Wen Hu, principale autore dello studio.

QUESTIONE DI FAMILIARITA’

E’ chiaro che nello Stato di Washington molti conducenti non hanno ancora molta familiarità con le rotonde a doppia corsia ed è per questo comprensibile l’iniziale maggior numero di incidenti. Un problema comune alle rotonde è che non viene data la precedenza in modo corretto. I risultati dello studio IIHS suggeriscono che i conducenti vanno di solito più piano sulle rotonde a corsia singola riducendo di molto i rischi per la sicurezza. L’IIHS raccomanda comunque una progettazione e manutenzione più attenta. In questo senso l’illuminazione e la segnaletica, sia verticale che orizzontale, fanno davvero la differenza. I ricercatori auspicano più attenzione anche alla pendenza, alla grandezza delle isole spartitraffico e agli elementi decorativi centrali. Questi ultimi possono distrarre gli automobilisti e impedirgli di vedere oltre la rotonda.

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Le società USA torneranno a vendere a Huawei fra 2-4 settimane

di Diego Barbera

Dovrebbe durare ancora un breve periodo, nell’ordine delle due o delle quattro settimane massimo, il bando alla vendita a Huawei delle società statunitensi, secondo fonti ufficiali del governo americano. Dopo il terremoto scatenato dal presidente Donald Trump con blocco alle attività del colosso cinese sul suolo statunitense con relative conseguenze a cascata da Google fino […]

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Huawei ha due fonti di approvvigionamento per ogni componente, ma esistono delle importanti eccezioni

di Gerardo Orlandin

All'inizio di quest'anno il governo degli Stati Uniti ha messo Huawei in una posizione difficile dopo averla aggiunta alla black list del commercio americano, tuttavia, secondo i commenti di Victor Zhang, presidente degli affari globali di Huawei, la situazione non sembrava così negativa per merito della strategia aziendale mirata a una gestione sostenibile del business avviata quasi dieci anni fa.

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Huawei: le aziende USA potrebbero tornare a vendere tra 2-4 settimane

di Lucia Massaro
La situazione che vede contrapposti gli Stati Uniti e Huawei si arricchisce di un nuovo tassello. Gli USA potrebbero concedere le licenze alle società statunitensi che hanno chiesto di poter tornare a fare affari con il produttore cinese in appena due settimane. È quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters che cita uno dei fornitori del […]

Lyft e Uber: i servizi sottocosto porteranno al fallimento?

di Donato D'Ambrosi

La strategia di Lyft e Uber è la stessa di molte nuove imprese: entrano in un mercato quasi monopolizzato, in questo caso del ride sharing e dei trasporti, con una politica dannatamente concorrenziale. Ma fare concorrenza a prezzi sottocosto può funzionare finché il rapporto di lavoro non è regolamentato. Così Lyft e Uber continuano a fare profitti anche se i bilanci sono in perdita. Mentre la missione di fare concorrenza alle aziende di trasporto non piace più ai conducenti che reclamano i loro diritti con scioperi in tutto il mondo.

GLI SCIOPERI PER 10 DOLLARI IN PIU’

La bolla di sapone prima o poi scoppia e i conti di Uber e Lyft non sembrano smentire un epilogo preannunciato da tempo. I segnali ci sono tutti, a partire dagli scioperi negli USA e in molte altre città del mondo in cui i conducenti protestano per ottenere un salario minimo. Succede a Los Angeles, San Francisco, Atlanta, Boston, Washington, New York, Regno Unito, Francia, Brasile, Nigeria e Cile. La faccenda, soprattutto negli USA sta diventando un caso politico che alimenta i fuochi della campagna elettorale per il 2020. Impugnano i cartelli i conducenti di Uber che reclamano un salario minimo orario di 28 dollari l’ora, contro i 18 dollari percepiti attualmente. Tra tutte le città solo a New York c’è stata un’apertura alla regolarizzazione dei driver con l’obbligo alle aziende Lyft e Uber, ma non senza qualche ritorsione.

IL CASO POLITICO DI UBER E LYFT

Al prezzo di dover corrispondere più diritti ai conducenti, Uber ha bloccato la concessione delle licenze dei driver che negli USA sono seguiti dal candidato repubblicano Sanders, in lizza per contrastare la conferma di Trump alla Casa Bianca. A bordo di alcune auto di Uber il senatore americano ha raccolto le testimonianze degli autisti. Chi è al volante racconta l’altra faccia di un’azienda che dal 2015 ad oggi avrebbe ridimensionato i compensi agli autisti al punto che è necessario decuplicare le ore di guida per portare a casa gli stessi soldi.

60 ORE AL VOLANTE SENZA ORARI E DIRITTI

Prima bastavano 8 ore di guida per avere un compenso di circa 200-250 dollari, adesso c’è chi guida fino a 60 ore settimanali per arrivare allo stesso stipendio”. L’impasse della regolamentazione dei conducenti per i servizi di ride sharing è puntellato anche dalla posizione del Presidente Donald Trump dalla parte dell’azienda più che dei lavoratori. Un caso di pubblica sicurezza, visto che i conducenti sono costretti a turni di lavoro lunghi senza garanzie che è diventato anche un caso politico. Tra Uber e Lyft i sostenitori democratici e repubblicani cercano di acchiappare più consensi possibili muovendosi a bordo delle auto tra i vari Paesi.

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Huawei licenzia centinaia di lavoratori negli Stati Uniti

di Roberto F.

Stando a quanto riportato da The Wall Street Journal, Huawei si sta preparando a licenziare centinaia di lavoratori negli Stati Uniti. Ecco tutti i dettagli

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Harmony OS brevettato da Huawei

di Saverio Alloggio
La casa cinese il 12 Luglio ha presentato una richiesta all’European Union Intellectual Property Office per brevettare un sistema operativo chiamato Harmony OS, dichiarato compatibile sia con gli smartphone che con i computer. Da quando Trump ha inserito Huawei nella black list degli USA, il rapporto della società con Google è diventato meno solido e […]

La EMUI 10 potrebbe essere rilasciata già ad agosto, ma con qualche incognita

di Paolo Giorgetti

La nuova EMUI 10 basata su Android Q potrebbe essere rilasciata già durante il mese di agosto, ma le incognite legate al ban e a Hongmeng OS sono ancora parecchie: facciamo il punto con le ultime novità.

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Auto tedesche meglio delle italiane? Un’indagine dice che è il contrario

di Antonio Elia Migliozzi

Quando si parla di affidabilità delle auto è facile avere opinioni diverse. Capita spesso di aver avuto esperienze sfortunate alla guida di una certa auto conservando un brutto ricordo di un determinato brand. Ecco che una ricerca ci aiuta a capire come, contrariamente a quanto in molti pensano, le auto italiane non siano peggiori delle tedesche. Numeri alla mano le auto italiane presentano 48 danni ogni 100.000 veicoli mentre, tra le tedesche, sono 53 cioè l’11% in più. Se si allarga il quadro con una comparativa tra Italia, Giappone, Francia e Germania, le auto tedesche sono le meno affidabili. Le auto giapponesi si piazzano prime per affidabilità seguite dalle francesi, chiude il podio l’Italia. Le vetture francesi e giapponesi sono entrambe meglio delle altre due concorrenti. Se si estende il confronto ai brand Toyota è al vertice, ultima Fiat mentre Alfa Romeo chiude sesta. Interessante il fatto che le parti più difettose (75%) siano prodotte in Germania. Diamo uno sguardo dettagliato allo studio.

ITALIA BATTE GERMANIA

In Italia è diffusa l’idea che le automobili tedesche siano superiori in termini di performance e durabilità. Anche chi cerca un usato garantito punta spesso su quello tedesco, più che per motivi di prezzo o kilometraggio, ma solo perché si pensa che sia più affidabile. Ecco allora che una ricerca di ECU Testing smonta questi miti e mette nero su bianco numeri interessanti. Lo studio poggia sui dati raccolti in 6 mesi di lavoro, dal 16 gennaio 2019 al 16 giugno 2019, su tutte le parti aggiustate provenienti da 4 paesi produttori: Francia, Italia, Germania e Giappone. I dati includono il numero di guasti, la casa produttrice, il paese di origine della parte difettosa. Per ottenere la media del paese la base di riferimento è quella delle 100.000 vetture. Le auto italiane presentano 48 difetti ogni 100.000 veicoli, mentre le tedesche sono a quota 53.

NAZIONALITA’ A CONFRONTO

Le auto italiane sono dell’11% più affidabili di quelle provenienti dalla Germania. Tra le 4 nazioni esaminate, le auto tedesche sono le meno affidabili. Primo posto le giapponesi con 17 danni su 100.000 unità, secondo per le francesi con 25 danni. La ricerca ha poi esaminato l’origine delle parti più difettose. I risultati anche qui smentiscono le aspettative e si dimostrano coerenti con i dati precedenti. Il 75% delle parti meccaniche o elettriche malfunzionanti vengono dalla Germania. In questo caso cambia la morfologia del podio. Al primo posto per affidabilità le componenti francesi con il 2%. Bene anche Irlanda e Usa con percentuali al 4% seguite dall’Italia. Se si guarda ai malfunzionamenti delle parti provenienti dall’Italia la loro percentuale è ferma al 6%. Questo significa che le parti “made in Italy” battono anche quelle giapponesi che sono a quota 8% e umiliano quelle tedesche che sono le più inaffidabili.

PARTI E MARCHI

L’ultima parte dello studio è dedicato al dettaglio dei marchi. Per ottenere i numeri è stato considerato un campione di 100.000 unità. Anche in questo caso le vetture teutoniche disattendono le attese. Alfa Romeo batte tutte le marche tedesche come Volkswagen, Opel, Audi, BMW e Mercedes-Benz. Le Alfa Romeo infatti hanno presentato 29 danni contro un più preoccupante 64 delle Mercedes. Bicchiere comunque mezzo pieno. I migliori brand sono, nell’ordine, Toyota, Renault e Honda che staccano di gran lunga gli altri. Non eccelle invece la Fiat, che si piazza all’ultimo posto della classifica sull’affidabilità suddivisa per marchi. Eppure è curioso che le Fiat registrino soltanto due guasti in più rispetto alle Mercedes-Benz che chiudono in penultima posizione. Insomma quelli presentati in questo studio saranno solo numeri e percentuali ma forse valgono più di una semplice opinione.

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Huawei choc: Hongmeng OS ancora da adattare agli smartphone; il fatturato cresce

di Giuseppe Biondo

Il presidente di Huawei annuncia la crescita del fatturato durante la prima metà del 2019, aggiungendo un'enorme postilla sul sistema operativo Hongmeng OS

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Le 10 auto a km 0 più vendute nel 2018

di Antonio Elia Migliozzi

Quando si pensa all’auto nuova in tanti non scartano l’ipotesi km 0. Si tratta delle tante vetture praticamente nuove che affollano i piazzali delle concessionarie e con le quali si possono fare veri e propri affari. Un portale online ha stilato la classifica delle 10 auto a km 0 vendute più velocemente nel corso degli ultimi 60 giorni. La ricerca premia la Dacia Duster che si afferma con il suo mix di prezzo conveniente e formato crossover. Secondo posto per la Jeep Compass che, nonostante il prezzo medio da vero SUV premium, convince gli italiani. Chiude il podio la Renault Clio complice l’attesa per l’arrivo nelle concessionarie della nuova generazione. A scorrere la lista dei 10 modelli in classifica stupisce l’assenza di vetture a marchio Fiat da sempre sostenitrice della strategia del km 0. Diamo uno sguardo dettagliato ai numeri.

OCCASIONI A KM 0

In un mercato sempre più in affanno come quello italiano capita che un’auto su tre venga immatricolata negli ultimi tre giorni del mese. A fare volume ci pensano le auto “km 0” che sono immatricolate a nome delle varie concessionarie per poi essere rivendute con ai clienti con forti sconti. Si tratta infatti di vetture ufficialmente usate perché chi le compra di fatto è il secondo proprietario. Questa politica consente di liberare i piazzali delle fabbriche, alleggerendo il processo produttivo e, soprattutto, dona respiro ai bilanci mensili dei marchi portando un segno positivo. Va detto però che il valore di questo usato molto giovane è molto basso perché la concorrenza tra le km 0 è davvero serrata. Il portale online Autouncle.it ci offre la classifica delle auto km 0 del 2018 vendute in meno giorni.

SUV E CROSSOVER

Quello delle vetture a km 0 è un mercato principalmente italiano visto che nelle altre nazioni il fenomeno è molto raro se non del tutto assente. Eppure è facile fare degli affari. Scorrendo la classifica i tempi medi di vendita di una km 0 vanno dai 50 giorni della prima ai circa 80 dell’ultima. Nella “top 10” c’è solo un’auto appartenente al gruppo FCA ed è strano visto che è stata proprio Fiat la prima casa ad aprire a questo mercato in Italia. Nei fatti emerge una certa omogeneità tra i segmenti delle vetture presenti in classifica: si va dal SUV, all’utilitaria passando per la berlina. Primo posto per la Dacia Duster, il crossover del gruppo Renault conferma la formula vincente dell’ottimo rapporto qualità prezzo. Secondo posto per il SUV Jeep Compass la cui seconda serie è stata presentata nel 2017, ed costruito sul pianale della Renegade.

IL PREZZO CONTA

Chiude il podio la Renault Clio che, presentata nel 1990 come erede della R5, ha portato nel segmento B tecnologie di fascia superiore. Quarto posto per la VW Tiguan che piace nonostante il prezzo medio elevato. Dopo quasi 10 anni di carriera la Tiguan si affianca alla T-Cross, Tuareg e T-Roc, quinta a metà classifica. Sesto e settimo posto rispettivamente per le due francesi Renault Megane e Citroën C3. Si piazza ottava la Jeep Renegade, che conferma il suo successo dopo che lo scorso mese è riuscita a soffiare alla Lancia Ypsilon il secondo posto tra le auto nuove più vendute in Italia. Non a caso è la prima auto in classifica per esemplari venduti. Nono posto per l’Alfa Romeo Stelvio, primo SUV del biscione che paga il prezzo medio più alto rispetto alle altre auto di questa top 10. Ultima, a conferma che il prezzo basso non è tutto, la più economica tra tutte ovvero la citycar VW up!.

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