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Toyota, Salone di Ginevra: il B-SUV ibrido a trazione integrale

di Emanuela Acri
Quale occasione migliore – per Toyota – se non il Salone di Ginevra 2020 per svelare al mondo intero il nuovo B-SUV? L’azienda giapponese ha deciso di rendere noto il primo teaser dedicato al suo nuovo gioiellino. Ovviamente non sono mancate alcune importanti informazioni inerenti alle caratteristiche che saranno la peculiarità del B-SUV di Toyota. Tuttavia, visionando le […]

Anziani al volante: Toyota presenta l’acceleratore intelligente che evita incidenti

di Donato D'Ambrosi

Gli anziani al volante sono più attenti ad autoregolarsi, secondo un’indagine inglese, ma in Giappone l’innalzamento dell’età media sta avendo effetti diretti sulla sicurezza stradale. Si moltiplicano gli incidenti causati dall’uso errato o involontario dell’acceleratore e Toyota corre ai ripari presentando un sistema intelligente che riconosce quando il conducente confonde i pedali.

ANZIANI AL VOLANTE E INCIDENTI RADDOPPIATI IN GIAPPONE

Non si tratta proprio di un nuovo sistema, quanto di una funzionalità implementata sfruttando la tecnologia con cui Toyota equipaggia le nuove auto in Giappone già da alcuni anni. La densità di anziani al volante in Giappone ha un’influenza diretta sul numero di incidenti mortali. Secondo le stime citate da Toyota infatti gli incidenti causati da persone di età pari o superiore a 75 anni in Giappone è raddoppiato da 381 nel 2007 a 791 nel 2019. La causa principale degli incidenti è l’uso errato dell’acceleratore scambiato per il freno. Già nel 2018 Toyota ha presentato un sistema retrofit che tramite ultrasuoni è in grado di evitare incidenti per l’accelerazione involontaria. Il sistema però sfrutta dei sensori ad ultrasuoni per rilevare la presenta di altre auto o oggetti nelle vicinanze.

IL SOFTWARE RICONOSCE GLI ERRORI SULL’ACCELERATORE

Il sistema ideato come contromisura agli errori degli anziani al volante, si basa su un software che sfrutta i sistemi del pacchetto Safety Sense per capire quando, tra 0 e 30 km/h il conducente sta utilizzando in modo errato e involontario l’acceleratore. “Abbiamo pensato che fosse necessario fare qualcosa“, ha spiegato Seigo Kuzumaki, capo del reparto R&D Toyota. L’acceleratore intelligente è controllato tramite un algoritmo che Toyota ha sviluppato elaborando i dati telematici provenienti dai moduli DCM. I moduli DCM (Data Communication Module) sono alla base del funzionamento delle auto connesse che permettono di trasmettere e ricevere informazioni tra le auto e i Neutral Server.

PIU’ SISTEMI DI SICUREZZA PENSATI PER GLI ANZIANI AL VOLANTE

In questo modo anche l’implementazione dei nuovi sistemi di sicurezza studiati per gli anziani al volante si potranno diffondere con una spesa minore. Entro quest’anno Toyota avrebbe intenzione di trasferire dal Brand di lusso Lexus alle più popolari Toyota sistemi avanzati di sicurezza. Tra i più utili, l’assistenza alla guida nei casi in cui il conducente abbia un malore, fino ad arrestare l’auto in sicurezza e chiamare i soccorsi tramite eCall.

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LEGO: confermato l’accordo di licenza per “Fast and Furious”

di BrianzaLUG
Universal Brand Development e The LEGO Group hanno confermato oggi di aver ampliato il loro rapporto di licenza per includervi il franchising di Fast and Furious. Il nuovo accordo si tradurrà in un nuovo set LEGO Technic, la cui uscita sugli scaffali è prevista per la primavera del 2020, in concomitanza con l’arrivo nelle sale […]

Airbag Toyota difettosi: il richiamo Toyota su 3,4 milioni di auto nel mondo

di Donato D'Ambrosi

Il caso degli airbag difettosi Toyota ha portato al richiamo mondiale di 3,4 milioni di auto. Un difetto agli airbag che ha riguardato diversi modelli di diversi Produttori su cui ha indagato l’NHTSA. Toyota ha deciso cautelativamente di richiamare le auto che a causa degli airbag difettosi, potrebbero non proteggere i passeggeri in caso di incidente. Ecco le auto Toyota coinvolte nel richiamo agli airbag difettosi.

GLI AIRBAG TOYOTA E I PRETENSIONATORI POTREBBERO NON FUNZIONARE

Due incidenti stradali negli USA, di cui uno mortale, hanno acceso le indagini dell’NHTSA (agenzia per la sicurezza dei trasporti) che hanno isolato la causa del difetto. Gli airbag difettosi Toyota, come altri utilizzati negli ultimi anni su oltre 12 milioni di auto, non sono protetti da sovratensioni. L’NHSTA infatti ha individuato nella centralina che controlla gli airbag e i pretensionatori un difetto di produzione. Si tratta di un componente originariamente prodotto da TRW, che poi è stata acquistata da ZF Friedrichshafen, l’azienda che ora dovrà gestire l’emergenza degli airbag difettosi con molti Costruttori.

LA CAUSA E LA SOLUZIONE AL DIFETTO DEGLI AIRBAG TOYOTA

I modelli coinvolti nel richiamo Toyota per gli airbag difettosi sono la Toyota Corolla prodotta dal 2011 al 2019, la Toyota Matrix prodotta dal 2011 al 2013 e la Toyota Avalon prodotta dal 2012 al 2018. Anche le auto ibride Toyota Avalon dovranno essere richiamate per l’eventuale sostituzione della centralina di controllo degli airbag. La soluzione al difetto degli airbag Toyota che non si aprono correttamente è stata individuata nell’applicazione di un filtro antirumore tra la centralina e il cablaggio che collega gli airbag, come riporta Reuters. Quel che sembra certo è che da marzo i proprietari delle auto saranno convocati per le verifiche in officina.

GLI AIRBAG DIFETTOSI SULLE TOYOTA E ALTRE MARCHE

Ad oggi non è chiaro di quanti incidenti per gli airbag difettosi Toyota sia a conoscenza e non ci sono dichiarazioni ufficiali in merito. Sicuramente il caso della centralina vulnerabile rischia di diventare un caso mondiale come il difetto agli airbag Takata. Molti altri Costruttori, Kia, Hyundai, Fiat-Chrysler, Honda e Mitsubishi, condividono lo stesso componente che ha causato il difetto agli airbag Toyota. Hyundai e Kia hanno richiamato oltre 1 milione di auto nel 2018. Nel 2016 invece 2 milioni di auto FCA sono state coinvolte nel richiamo per gli airbag difettosi. Complessivamente secondo le stime dell’NHTSA sarebbero 12,5 milioni le auto potenzialmente equipaggiate con airbag difettosi da controllare.

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Toyota RAV 4 Hybrid diventa Plug-in: debutto al Salone di Los Angeles 2019

di Donato D'Ambrosi

Toyota presenta la nuova Toyota RAV 4 Hybrid in versione Plug-in al Salone di Los Angeles 2019 recuperando il gap rispetto alle auto concorrenti più elettrificate. Dopo la Toyota Prius Plug-in, anche il SUV più venduto degli ultimi 20 anni potrà circolare a zero emissioni per circa 60 km. Ecco i primi dettagli in anteprima sulla Toyota RAV 4 Hybrid Plug-in che arriverà sul mercato nei prossimi mesi.

TOYOTA RAV 4 PLUG-IN, COS’HA IN COMUNE CON LA HYBRID

La nuova Toyota RAV4 Plug-in Hybrid si posiziona al top della gamma RAV4, il fiore all’occhiello dell’attuale gamma di veicoli ibridi-elettrici. Condivide con la Toyota RAV 4 Hybrid la piattaforma GA-K, il sistema di trazione integrale intelligente AWD-i e il motore benzina Hybrid Dynamic Force da 2,5 litri.

NUOVO MOTORE ELETTRICO E NUOVA BATTERIA SULLA RAV 4 PLUG-IN

Il nuovo propulsore mette a frutto il know how maturato con le due generazioni della Prius Plug-in Hybrid: la potenza del sistema è di 306 CV (225 kW), l’accelerazione 0-100 km/h in 6,2 secondi (dati provvisori). Nella versione Plug-in Hybrid, la Toyota RAV 4 è accreditata dei più bassi livelli di CO2 e i consumi della categoria. E’ quanto Toyota avrebbe rilevato nelle prove di pre-omologazione secondo lo standard WLTP con emissioni di CO2 inferiori ai 30 g/km.

L’AUTONOMIA DELLE NUOVA TOYOTA RAV 4 PLUG-IN HYBRID

L’aumento della potenza rispetto all’attuale Toyota RAV4 Hybrid è ottenuto grazie al nuovo motore elettrico. E’ nuova anche la batteria agli ioni di litio ad alta capacità affiancata da un convertitore boost all’unità di controllo del sistema ibrido. Oltre all’accelerazione migliore la Toyota RAV4 Hybrid avrà anche una maggiore autonomia in modalità esclusivamente elettrica, con consumi ed emissioni pari a zero. L’autonomia prevista (standard WLTP) è di oltre 60 km, maggiore – secondo Toyota –  rispetto ai SUV Plug-in Hybrid della concorrenza. La nuova Toyota RAV4 Hybrid Plug-in arriverà sul mercato nella seconda metà del 2020.

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Toyota TNGA-B: com’è fatta la piattaforma modulare della Yaris 2020

di Donato D'Ambrosi

Toyota presenta la nuova piattaforma modulare GA-B per la Toyota Yaris 2020. Una novità che cambia radicalmente l’impostazione di guida della piccola utilitaria. Ma cosa cambia rispetto alla piattaforma TNGA? Sappiamo che Toyota a partire dai più recenti modelli utilizza un’unica piattaforma personalizzata. La nuova piattaforma TNGA-B è la prima applicazione modulare sulla Toyota Yaris 2020 che porterà enormi vantaggi anche alle auto più piccole come sui futuri modelli. Ecco come è fatta e cosa cambia nella Toyota Yaris 2020 con la TNGA-B.

TNGA, UNA SOLA PIATTAFORMA PER TANTI MODELLI

La piattaforma TNGA (acronimo di Toyota New Global Architecture) è un pianale modulare da cui Toyota ha aperto un nuovo capitolo sulla progettazione dei nuovi modelli. Un solo pianale adattabile a più modelli di auto fa risparmiare tempo e costi di realizzazione e produzione. Vedendo come è fatta un’auto sottopelle, s’intuisce come questo approccio sdia più facile ed immediato per modelli di dimensioni simili. E invece con l’anteprima della Toyota Yaris 2020 al prossimo Salone di Francoforte, si sciolgono le riserve su una nuova variante battezzata TNGA-B, per le auto più piccole. A parte i costi, quali vantaggi si hanno sulla nuova Yaris 2020 con la TNGA-B?

COM’E’ FATTA LA TNGA-B DELLA TOYOTA YARIS 2020

La piattaforma TNGA-B è stata sviluppata – promette Toyota – per migliorare il piacere di guida così come sugli altri modelli. Nuove tecnologie di assemblaggio e stampaggio incrementano la rigidità della scocca mantenendo stessi pesi e costi. La particolarità che caratterizza la nuova Toyota Yaris 2020 è la posizione di guida più centrale e ribassata. In questo modo anche la regolazione del volante in profondità dovrebbe offrire una guida più coinvolgente e comoda. Come per tutte le varianti della TNGA, anche la piattaforma GA-B massimizza l’abitabilità posizionando le ruote alle estremità e massimizzando il passo. Anche le parti nascoste non visibili si possono ricollocare più facilmente con l’impostazione progettuale della piattaforma TNG.

I NUOVI MODELLI TOYOTA SU TNGA-B, TNGA-C E TNGA-K

Anche le parti nascoste non visibili si possono ricollocare più facilmente con l’impostazione progettuale della piattaforma TNG. La Toyota Yaris 2020 infatti è solo il primo dei modelli che riceverà la piattaforma TNGA-B poiché questa si può adattare a modelli diversi per passo, carreggiata e altezza. I modelli che ad oggi nascono sulle stesse “fondamenta” sono le Toyota C-HR, Toyota Prius e Toyota Corolla (TNGA-C) e la Toyota RAV4 (TNGA-K).

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Telecamere al posto degli specchietti: l’NHTSA frena il lancio negli USA

di Antonio Elia Migliozzi

Negli Usa non è ancora arrivato il via libera ufficiale agli specchietti digitali. Ecco allora che le case automobilistiche rinnovano il loro accorato invito all’Autorità nazionale NHTSA perché proceda a fornire le autorizzazioni necessarie. Da parte sua l’NHTSA ha bloccato da diverso tempo le richieste arrivate dai costruttori in attesa di svolgere dei test di sicurezza completi. Le Autorità americane prendono tempo mentre Europa e Giappone hanno già permesso la vendita di auto prive di specchietti esterni. Sul nuovo SUV 100% elettrico Audi e-Tron come sulla ammiraglia giapponese Lexus LS troviamo monitor e telecamere al posto dei tradizionali specchietti. Si tratta di una soluzione che convince sempre di più i costruttori ed è per questo che la prossima compatta elettrica Honda e ricorrerà a questa tecnologia. Vediamo allora pregi e difetti di questa tecnologia per potrebbe rivoluzionare il nostro approccio alla guida.

SPECCHIETTI E SICUREZZA

La National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA) testerà gli specchietti esterni digitali prima di autorizzarne l’uso su strada. L’obiettivo dei regolatori americani è capire come i conducenti useranno le telecamere esterne al posto degli specchi tradizionali. Il test pianificato dall’NHTSA verificherà il “comportamento di guida e l’esecuzione di manovre di cambio corsia” in auto con specchi tradizionali e su veicoli con sistemi che sfruttano delle telecamere. Insomma su vuole capire se questi strumenti possano indurre i conducenti in errore magari distraendoli in modo eccessivo dalla guida. Nel marzo 2014, un gruppo di produttori di automobili tra cui General Motors, Volkswagen, Toyota e Tesla avevano presentato una petizione all’NHTSA. La richiesta era chiara, poter utilizzare sistemi di visione posteriore o laterale basati su delle telecamere. Una istanza simile era stata presentata da Daimler nel 2015. In quel caso si faceva riferimento ad un sistema di telecamere da impiegare sui camion.

USA AL PALO

Tutte queste richieste di verifica risultano ancora pendenti. Lo scorso anno l’NHTSA aveva fatto sapere che stava esaminando il problema per arrivare ad una rapida soluzione. I nuovi test sugli specchietti digitali partiranno dall’esame di veicoli per il trasporto passeggeri e successivamente saranno estesi a mezzi più grandi. Da alcuni anni i produttori di automobili sfruttano telecamere anteriori, posteriori e laterali per aiutare i conducenti nelle manovre di parcheggio. La tecnologia fa ora l’ultimo passo rimpiazzando i tradizionali retrovisori esterni. Le telecamere laterali sono già state approvate sia in Europa che in Giappone. Dallo scorso anno Toyota ha iniziato a commercializzare in Giappone l’ammiraglia Lexus ES provvista di specchietti laterali digitali. All’inizio di quest’anno si è mosso anche il gruppo Volkswagen, che ora propone il SUV elettrico Audi e-Tron. Siccome i retrovisori digitali non sono per ora ammessi negli Usa, i clienti americani devono accontentarsi di quelli tradizionali.

LE RICHIESTE DEL MERCATO

Come abbiamo visto gli specchietti digitali sono, per ora, appannaggio di vetture di segmento premium e rappresentano un optional davvero molto costoso. Sembra però che le cose stiano per cambiare. Honda ha reso noto l’arrivo entro la fine dell’anno, o all’inizio del prossimo, della sua compatta elettrica “e”. La vettura offrirà una plancia centrale a sviluppo orizzontale caratterizzata dalla presenza di molti schermi a colori alle cui estremità ci saranno due display per i retrovisori digitali. I sistemi mirrorless sono: “Un esempio di come la tecnologia automobilistica sia in anticipo rispetto al legislatore degli Stati Uniti, ha dichiarato Mark Dahncke, portavoce di Audi America. L’autorizzazione all’uso dei retrovisori digitali sarà di grande aiuto per i brand dell’auto al lavoro sullo sviluppo della guida autonoma. Nel prossimo futuro l’intelligenza artificiale sarà in grado di valutare la situazione che circonda il veicolo e prendere decisioni senza l’intervento del conducente.

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Toyota-Suzuki: in cosa consiste l’accordo miliardario tra i due Costruttori

di Antonio Elia Migliozzi

Toyota e Suzuki scelgono di rafforzare i rapporti reciproci con una operazione finanziaria da capogiro. I due costruttori giapponesi sono intenzionati a condividere tecnologie ed investimenti. Per questo motivo Toyota acquisirà il 5% del pacchetto azionario di Suzuki con un investimento da 907 milioni di dollari. Parallelamente Suzuki comprerà lo 0,2% del capitale di Toyota. L’accordo arriva in un momento complesso per il settore dell’auto chiamato ad una vera e propria rivoluzione. L’orizzonte è quello dello sviluppo dell’auto connessa, elettrica ed autonoma. La notizia dell’accordo sembra provvidenziale per Suzuki che deve gestire risultati finanziari sotto le attese. Le sue azioni hanno perso, dall’inizio di quest’anno, il 27% del loro valore a causa della marcata frenata degli ordinativi in India, mercato a cui il brand è da sempre molto legato. Vediamo da vicino termini e condizioni dell’alleanza Toyota-Suzuki.

ALLEANZA FORTE

Toyota Motor Corp. e Suzuki Motor Corp. stanno rafforzando la loro collaborazione con uno scambio reciproco di azioni. Mentre l’industria automobilistica si sposta verso le auto elettrificate e a guida autonoma i costruttori sono chiamati ad intensificare gli investimenti. Ecco allora che Toyota, la più grande casa automobilistica giapponese, acquisirà circa il 5% delle azioni Suzuki per un totale di circa 96 miliardi di yen (907 milioni di dollari). Suzuki otterrà invece una partecipazione del valore di circa 48 miliardi di yen in Toyota. Ciò equivale allo 0,2% delle azioni di Toyota al prezzo di chiusura registrato prima dell’annuncio ufficiale. I rapporti di collaborazione tra i due brand sono partiti nel 2017 e oggi le due case automobilistiche puntano a fare di più. L’alleanza offrirà a Toyota l’accesso alla competenze messe a punto da Suzuki in India che sta per superare il Giappone diventando il terzo mercato auto del mondo.

UNITI PER VINCERE

Secondo gli analisti di mercato questa operazione sembra essere molto simile agli investimenti reciproci che intercorrono tra Toyota e Mazda. L’accordo con Toyota arriva in un momento di grande difficoltà per Suzuki. Dall’inizio di quest’anno le azioni del costruttore giapponese sono in calo del 27% e fanno seguito al -15% registrato nel 2018. Questa situazione è principalmente legata alla frenata dell’economia indiana. Suzuki ha dichiarato che farà di tutto per invertire questa preoccupante tendenza al ribasso. Nello specifico investirà 20 miliardi di yen nello sviluppo di nuove tecnologie tra cui la guida autonoma e l’auto elettrica. Per fare un confronto, Toyota ha speso circa sette volte di più in ricerca e sviluppo nel corso dell’anno corrente. Sicuramente Suzuki è una casa automobilistica più piccola e per questo fatica di più a bilanciare ricerca e sviluppo con la realizzazione di auto a prezzi competitivi.

LA PROSPETTIVA

Nel febbraio 2017, Toyota e Suzuki hanno concordato l’avvio di un percorso comune, con una decisione che ha fatto seguito all’uscita di Volkswagen dal capitale della seconda. A partire dallo scorso mese di marzo, Toyota ha ulteriormente ampliato il perimetro della collaborazione mediante la fornitura a Suzuki del suo sistema ibrido. Una svolta tecnica per Suzuki che si è impegnata a consentire lo sviluppo delle vendite Toyota in regioni strategiche come India e Africa. Le due case automobilistiche hanno anche in programma la produzione congiunta di auto elettriche in India a partire dal 2020. Bisogna ricordare che l’investimento di Toyota non arriva come un fulmine a ciel sereno. Toyota, da parte sua, detiene anche quote di partecipazione in Mazda e Subaru e si sta facendo promotrice di un gruppo di lavoro “aperto” alle case giapponesi su temi importanti come le auto autonome ed elettriche.

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Toyota più sicure con pedoni: l’auto impedirà le partenze involontarie

di Antonio Elia Migliozzi

Toyota decide di mettere letteralmente un freno agli incidenti che coinvolgono i pedoni. Il colosso giapponese ha annunciato l’arrivo di una nuova funzione che eviterà i sinistri causati dalla confusione tra il pedale dell’acceleratore e quello del freno. In questo modo se un pedone, o un ostacolo inanimato, si trova davanti al veicolo mentre il conducente schiaccia il pedale sbagliato, l’auto non si sposterà di un millimetro. L’innovazione dovrebbe raggiungere tutta la gamma globale di Toyota ed i primi modelli che ne saranno provvisti arriveranno entro la fine dell’anno. Si partirà dalle Toyota Prius ed Aqua, molto popolari tra i conducenti anziani. L’azienda afferma che il nuovo acceleratore intelligente, oltre ad evitare incidenti con pedoni e ostacoli sventerà minacce anche ai danni dei ciclisti. Vediamo come funziona e quali sono i vantaggi di questa soluzione.

NUOVA FUNZIONALITÀ

Toyota ha in programma l’introduzione di una nuova funzionalità volta a prevenire incidenti causati da scambi involontari tra il pedale dell’acceleratore e quello del freno. La tecnologia impedirà una risposta del motore in caso di errore umano o nel caso in cui ci sia una persona davanti al veicolo. In questo modo si eviterà un’accelerazione improvvisa dalla natura imprevista e pericolosa. Secondo le fonti che riportano la notizia il dispositivo potrebbe essere introdotto prima della fine dell’anno anche su veicoli che sono già stati venduti ai clienti. Va detto infatti che sono ad oggi disponibili sul mercato dispositivi di sicurezza retrofit. Anche questi sono in grado di impedire un’accelerazione involontaria dell’auto se questa è causata dalla pressione del pedale sbagliato. Nei fatti, però, molti funzionano solo quando i sensori rilevano un ostacolo come un muro o un’altra automobile che procede nella direzione in cui il veicolo sta viaggiando.

SICUREZZA AL CENTRO

La nuova funzione di Toyota rallenterà gradualmente il veicolo quando l’acceleratore viene premuto improvvisamente anche se non ci sono ostacoli fisici davanti all’auto. L’assistente arriverà per prima sui modelli ibridi Prius e Aqua, che sono molto popolari tra i conducenti anziani, per poi raggiungere tutta la gamma. Se tecnicamente non è difficile immaginare un meccanismo che riduce la velocità in tutti questi casi, molti costruttori hanno preferito lasciar stare. Alcuni temono che non si abbia una risposta pronta nel caso in cui sia necessaria una rapida accelerazione, come nei cambi di corsia. Come detto Toyota offrirà il sistema anche in retrofit per le vetture già in possesso dei suoi clienti e per questo pensa ad un prezzo competitivo. Il marchio giapponese vuole così evitare i numerosi incidenti dovuti a questo tipo di distrazioni e frequenti tra gli anziani.

IL RISCHIO INCIDENTI

Secondo Toyota la sua tecnologia sarà funzionale anche per prevenire incidenti che coinvolgono pedoni e ciclisti. La decisione del brand potrebbe spingere altri produttori a fare una scelta simile. Del resto il mese scorso, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti giapponese, ha chiesto a Toyota e ad altre sette case automobilistiche, di intervenire sulla questione. L’improvvisa accelerazione causata dalla pressione involontaria dell’acceleratore avrebbe causato 17 incidenti su un totale di 149. Protagonisti dei sinistri conducenti di età pari o superiore ai 75 anni. Va detto che per le Autorità giapponesi si tratta di numeri preoccupanti perché riguardano il solo periodo da gennaio a giugno di quest’anno. Insomma a conti fatti l’11% degli impatti avvenuti negli ultimi sei mesi è attribuibile ad errori tra il pedale dell’acceleratore e quello del freno.

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Toyota e-CVT: la nuova trasmissione ibrida sarà prodotta in Polonia

di Donato D'Ambrosi

Le immatricolazioni di veicoli ibridi in Europa hanno superato il 52% nel primo semestre 2019, per questo motivo Toyota continua a localizzare la produzione nella regione EMEA. La produzione della tecnologia ibrida e-CVT riceve un importante investimento da 70 milioni di euro riservato allo stabilimento TMMP  a Walbrzych (Polonia). Toyota Motor Manufacturing Poland definisce i piani di sviluppo produttivo per le auto ibride in Polonia per un totale di 1,2 miliardi di euro. Ecco dove sono e saranno prodotti i powertrain per le auto ibride Toyota.

COSA E DOVE PRODUCE TOYOTA IN POLONIA

TMMP gestisce due stabilimenti produttivi in Polonia. Oltre alla produzione di e-CVT per auto ibride con il motore da 1,8 litri, lo stabilimento di Wałbrzych produce motori a benzina da 1 litro, trasmissioni manuali e semiautomatiche. La capacità produttiva annuale di TMMP a Walbrzych è di 175.000 e-CVT per propulsori ibridi, 285.000 motori e 633.000 trasmissioni. Lo stabilimento di Jelcz-Laskowice invece produce motori a benzina da 1,5 litri. La produzione polacca di fornisce altri impianti di assemblaggio di automobili Toyota gestiti da Toyota Motor Europe in Repubblica Ceca, Gran Bretagna, Francia, Turchia e Russia. I powertrain assemblati da TMMP vengono spediti anche al di fuori dell’Europa, negli impianti in Sudafrica e in Giappone.

PIANI TOYOTA DI INVESTIMENTO IN POLONIA

Toyota non ha nascosto i piani di sviluppo delle auto 100% elettriche tuttavia ha sempre creduto nella tecnologia ibrida e continuerà a farlo. Secondo i dati Toyota (studi dell’Università di Roma e dall’Università della Tecnologia di Cracovia) le auto ibride permettono di percorrere in città almeno il 50% della strada in modalità a emissioni zero o ridotte. L’e-CVT è la normale evoluzione dei sistemi per HEV (Hybrid Electric Vehicle), ottenuta con l’interazione intelligente con un motore a benzina e i due motori elettrici di bordo. Ecco dove Toyota assembla già motori ibridi e quali sono invece i piani di ampliamento industriale per l’elettrificazione in Polonia.

– Powertrain 1.8 e-CVT a Walbrzych da Novembre 2018
– Motore 2.0L a Jelcz-Laskowice da Settembre 2019
– Motore da 1,5 litri a Jelcz-Laskowice dalla Primavera 2020
– Trasmissione e-CVT a Wałbrzych dal 2021

L’ECONOMIA CHE FUNZIONA IN POLONIA

I nostri stabilimenti polacchi stanno diventando sempre più un centro di produzione chiave per componenti di propulsori elettrificati per propulsori elettrici ibridi a basse emissioni in Europa. Ha spiegato Eiji Takeichi, presidente di TMMP. Oggi segna un passo importante nella pianificazione a lungo termine verso la continua elettrificazione della Polonia e dell’intera industria automobilistica europea.” Fa eco la dichiarazione del primo ministro polacco Mateusz Morawiecki (nella foto sopra): “l’economia è un po’ come un’auto. Se non hai una buona guida, se non hai buoni rapporti, l’economia non gira come dovrebbe. Qui a Wałbrzych viene realizzato un nuovo investimento nell’industria a basse emissioni e nella mobilità all’avanguardia. Questi investimenti, insieme a quelli per i prossimi anni, rappresentano un’enorme opportunità di sviluppo per l’intera economia.”

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Toyota: le auto connesse prevedono la manutenzione stradale negli USA

di Antonio Elia Migliozzi

Toyota presenta gli sviluppi delle sue auto connesse. Le vetture in strada comunicheranno i dati raccolti da videocamere e sensori alle autorità locali che potranno fare interventi mirati di manutenzione. Grazie alle informazioni dalla strada sarà possibile agire in modo preciso e tempestivo per ripristinare le condizioni di sicurezza del manto stradale. Per Toyota questa nuova tecnologia permetterà anche alle piccole amministrazioni territori di far quadrare i bilanci tenendo sempre al centro la sicurezza degli utenti della strada. Il risultato sarà presto tangibile nei termini di un minor numero di incidenti e conseguenti benefici sui tempi di percorrenza. Questo tipo di sistemi sfrutta i vantaggi delle connessioni dati ultraveloci che aumentano il numero dei dati scambiabili tagliando i tempi necessari all’operazione. Diamo uno sguardo ai dettagli dei piani Toyota per l’auto connessa.

SICUREZZA E MANUTENZIONE

Toyota Mobility Foundation ha deciso di lavorare insieme con la città di Akaiwa, la prefettura di Okayama e la Okayama University ad una conferenza sulle auto connesse. Si tratterà di una occasione importante per discutere sui vantaggi di queste tecnologie che avranno risvolti positivi anche sulla manutenzione delle strade. Attualmente le amministrazioni locali di tutto il mondo individuano i tratti che necessitano della manutenzione stradale sulla base delle osservazioni raccolte nel pattugliamento del territorio. Eppure il buono stato delle strade è determinante per la sicurezza prevenendo gli incidenti e garantendo via di fuga efficaci in caso di calamità naturali. Di recente alcune di queste hanno causato danni alle infrastrutture in Giappone mettendo a dura prova i limitati budget locali. Le tecnologie Toyota legate all’auto connessa aiuteranno il governo dei territori ad accedere a dati ed immagini raccolte dalle videocamere dei veicoli per avere informazioni sulle condizioni delle arterie di collegamento.

OCCHIO AL TERRITORIO

La presenza di risorse finanziarie limitate, unita alle calamità naturali, impedisce alla maggior parte dei decisori di tutto il mondo di prestare la dovuta attenzione alla manutenzione delle infrastrutture. Come detto queste limitazioni finanziarie stanno per essere superate grazie alla tecnologia. In occasione della conferenza di Akaiwa City, Toyota presenterà sviluppo di un nuovo ecosistema sostenibile e a basso costo per la manutenzione delle strade. La svolta sarà possibile grazie alla combinazione e allo scambio dei dati provenienti delle auto connesse con quelli ottenuti dalle videocamere degli stessi. In questo modo si ridurrano i tempi di individuazione e, conseguentemente, di risoluzione dei problemi delle infrastrutture stradali. Attualmente, sono identificabili solo i dissesti del fondo stradale ma presto dovrebbero essere riconoscibili anche ulteriori problemi come alberi caduti e segnali stradali danneggiati. Insomma non uno ma molti occhi vigili a controllo della sicurezza del territorio.

GLI SVILUPPI

Secondo Toyota questi dispositivi tech porteranno vantaggi, oltre che alla sicurezza del traffico, anche ai tempi di percorrenza riducendo la congestioni. Raccogliere immagini dalle videocamere installate sui veicoli sarà solo il primo passo. Per Toyota sarà presto possibile collezionare anche i dati provenienti dalle infrastrutture esistenti come ponti, impianti idraulici e fognature. La Toyota Mobility Foundation opera dal 2014 per sostenere lo sviluppo di una società più mobile e connessa. La Fondazione mira a supportare sistemi di mobilità che coniughino lo sguardo a tecnologia, sicurezza e ambiente. In questa direzione lavora con università, Governi, organizzazioni senza scopo di lucro per affrontare problemi e sfide in tutto il mondo. Ecco allora che si guarda all’auto connessa ed autonoma ma anche al trasporto urbano e alle nuove forme di mobilità personale.

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Toyota: le auto elettriche in arrivo ma con il supporto della Cina

di Antonio Elia Migliozzi

I grandi marchi dell’auto si preparano ad accelerare i tempi della produzione di auto elettriche. In questo senso è fondamentale assicurarsi, in breve e a prezzi contenuti, tutte le componenti necessarie all’assemblaggio prima che lo facciano i rivali. Toyota sceglie di affidarsi al colosso cinese dell’auto elettrica BYD non solo per la fornitura di componenti, ma anche per impiantare in Cina la produzione di auto a zero emissioni. Toyota e BYD lavoreranno insieme allo sviluppo di una serie di modelli che copriranno vari segmenti dalle berline ai SUV. Del resto se guardiamo al mercato Toyota è da sempre sostenitrice delle motorizzazioni ibride e per questo si trova indietro nello sviluppo della sua offerta 100% elettrica. Il piano prevede di fare le cose in grande e per questo il brand giapponese ha scelto di guardare oltre lo storico alleato Panasonic. Vediamo dettagli e risvolti dell’accordo tra Toyota e BYD.

CINA E GIAPPONE

Toyota ha annunciato che svilupperà batterie e veicoli elettrici con il colosso cinese BYD. Le alleanze con i marchi cinesi si confermano la scelta giusta per quanti vogliono costruire veicoli elettrici a prezzi accessibili. Ad oggi la Cina non è solo il più grande mercato automobilistico al mondo ma anche il primo nel settore degli EV. Toyota e BYD comunicano che lavoreranno ad una vasta gamma di modelli che vanno dalle berline ai SUV. Va detto che tutti questi mezzi saranno venduti con il marchio Toyota in Cina già a partire dalla prima metà del 2020. La notizia arriva dopo che nei giorni scorsi Toyota ha fatto sapere di collaborare con la cinese Amerex Technology per la fornitura e lo sviluppo di batterie per veicoli a basse emissioni. A giugno Toyota ha detto di voler ottenere la metà delle sue vendite globali dai veicoli elettrificati entro il 2025.

PRESSIONI DI MERCATO

Toyota ha scelto di anticipare di 5 anni l’obiettivo di vendite fissato al 2030 e, per non mancare all’appuntamento, ha bisogno di più batterie. Il marchio ha deciso allora di guardare oltre Panasonic suo partner di vecchia data. Queste notizie arrivano nel momento cresce il mercato dei veicoli a emissioni zero viste le norme sempre più severe sulle emissioni che strangolano i motori a combustione. In Cina, Toyota ha in programma di lanciare la sua prima vettura 100% elettrica che sarà una versione speciale del crossover compatto C-HR. Il quotidiano finanziario Economic Observer, già nell’aprile dello scorso anno, tracciava un quadro delle case automobilistiche cinesi al lavoro nel settore delle vetture a zero emissioni. In pochi anni il paese è diventato il primo hub mondiale nello sviluppo e realizzazione di veicoli elettrici. Non è un caso se marchi come Volkswagen e Tesla abbiano scelto di fare base proprio in Cina.

NUOVI MONOPOLI

CATL è il più grande produttore di batterie al mondo e, guarda caso, ha sede in Cina. L’azienda fornisce le sue componenti alle case automobilistiche cinesi e straniere tra cui Volkswagen, Daimler, BMW, Honda e NIO. Dal canto suo BYD è il più grande produttore di veicoli elettrici al mondo ed è anche il secondo più grande fornitore di batterie con sede in Cina. L’anno scorso ne ha vendute circa 100.000. Al terzo posto c’è Guoxuan High Tech, uno dei principali fornitori della casa automobilistica statale BAIC Motor. BYD sta attualmente investendo 1,49 miliardi di dollari in una nuova fabbrica di batterie che avrà una capacità produttiva annuale di 20 Gwh. Si tratterebbe di uno dei maggiori siti produttivi al mondo secondo solo alla Gigafactory 1 di Tesla in Nevada. La fabbrica dei record ha attualmente un output stimato di circa 35 GWh all’anno.

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Toyota studia l’interazione della guida autonoma con i pedoni in Europa

di Donato D'Ambrosi

Toyota ha ottenuto l’ok ai test su strade pubbliche per studiare l’interazione tra le auto a guida autonoma e le persone in carne ed ossa. I test che si svolgeranno sulle strade di Bruxelles hanno lo scopo di valutare il funzionamento dei sistemi di guida avanzati in contesti urbani. L’annuncio dei test Toyota ricorda il curioso del sindaco di Bruxelles che aveva vietato i test sul 5G temendo per la salute dei suoi cittadini.

I TEST SULL’INTERAZIONE URBANA TRA PERSONE E MACCHINE

I test sperimentali Toyota in Europa fanno parte del progetto L3Pilot, un progetto nato nel 2017 e cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito di Horizon2020. Il contributo Toyota permetterà di condividere i dati della sperimentazione dei sistemi di guida autonoma sviluppati in house da Toyota. Per le strade di Bruxelles una Lexus LS con sistemi di guida avanzati farà un percorso predeterminato con al volante sempre un collaudatore che interverrà in caso di necessità. “L’obiettivo finale di Toyota è zero perdite da incidenti stradali e studiare i comportamenti umani complessi e imprevedibili e il loro impatto sui requisiti del sistema di guida automatica.” Ha spiegato Gerard Killmann, Vice President Research and Development di Toyota Motor Europe.

LA LEXUS A GUIDA AUTONOMA NEI TEST A BRUXELLES

La Lexus LS impegnata nei test di interazione della tecnologia Toyota con gli umani, è un’auto molto simile a quelle in vendita con specifici upgrade tecnologici. La differenza principale è nella batteria di sensori tra cui LIDAR, radar, telecamere e sistema di posizionamento ad alta precisione montato sul tetto. Al volante, un collaudatore può intervenire e annullare il sistema di guida autonoma in qualsiasi momento. Inoltre Toyota fa sapere che il conducente sarà accompagnato da un operatore che supervisiona l’intero sistema. Il test su strade pubbliche Toyota è stato approvato solo dopo mesi di preparazione per ottenere: la convalida del sistema AD, la formazione dei conducenti, l’analisi del percorso e le necessarie autorizzazioni dalle autorità locali.

TOYOTA E IL PROGETTO L3PILOT

Il progetto pilota “L3Pilot” vede Toyota impegnata insieme ad altri 34 partner, tra cui Case automobilistiche, fornitori di componentistica, istituti di ricerca e autorità. Il progetto si aggiunge a tanti altri che in Europa stanno sensibilizzando sempre di più le istituzioni a collaborare e coinvolge 1.000 conducenti in 100 auto in 10 paesi in Europa. In questo contesto, Toyota si concentrerà sulla ricerca dei comportamenti degli utenti di 50 nazionalità diverse che si muovono a Bruxelles e sul funzionamento sicuro dei sistemi di guida autonoma in ambienti urbani complessi e diversificati.

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Swap motore CX Racing per Supra A90: via il BMW, dentro il Toyota 2JZ GTE!

di redazione

Sembra che alla CX Racing non sia andata proprio giù la storia della Supra motorizzata BMW. Per questo motivo il team di tecnici californiani sta già approntando il kit di conversione per eliminare il pur dignitoso BMW B58 3 litri tedesco e montare il leggendario 6 cilindri in linea Toyota, da sempre punto di forza delle vecchie Supra. Il plus di questa preparazione è che lo swap motore avviene senza alcuna alterazione estetica, risultando invisibile a cofano chiuso.

Ovviamente si tratta di un’elaborazione estrema e costosa, ma ideale per chi vuole una vettura unica nel suo genere e in grado di superare abbondantemente quota 1.000 CV, un traguardo ormai considerato “entry level” da molti preparatori più interessati ai numeri che all’handling. Per chi si accontenta di un livello prestazionale inferiore, il B58 BMW è un’unità robusta e affidabile, sicuramente in grado di spingersi oltre i 500 CV senza particolari sforzi.

www.cxracing.com

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Toyota e Denso: nuova partnership per i sensori della guida autonoma

di Antonio Elia Migliozzi

Toyota accresce gli sforzi per sviluppare la guida autonoma. Il colosso giapponese si allea con il produttore di ricambi nipponico Denso per creare una joint-venture dedicata ai veicoli elettrici, connessi e autonomi. All’interno della nuova società Denso deterrà il 51% delle quote. Ci si aspetta un colosso commerciale del valore di circa 408 milioni di euro capace di dettare la linea tecnologica nel campo dell’automotive. La joint-venture tra Toyota e Denso non è un fulmine a ciel sereno perché già lo scorso anno i due marchi avevano deciso di fare squadra per affrontare insieme sfide importanti. La notizia della partnership giapponese in tema di semiconduttori arriva in un momento particolare. Proprio la scorsa settimana Toyota aveva dato vita ad una alleanza con altri 5 costruttori per mettere i campo una proposta unitaria in tema di guida autonoma.

POTENZA IN UN CHIP

Toyota Motor e il produttore di ricambi Denso hanno annunciato una nuova alleanza. Secondo quanto riporta Reuters i marchi hanno concordato di creare una joint-venture per lo sviluppo di semiconduttori automobilistici di prossima generazione mentre l’industria si sposta verso i veicoli connessi e autonomi. Denso, che fa del gruppo Toyota, deterrà il 51% della nuova società, con Toyota che controllerà la parte restante. Sulla questione i due marchi hanno rilasciato una dichiarazione congiunta. La società nascerà ad aprile 2020 con una capitalizzazione di 50 milioni di yen, che corrispondo a circa 408 milioni di euro. L’organico conterà su una forza lavoro di circa 500 dipendenti. L’azienda si concentrerà sullo sviluppo di componenti quali moduli di potenza per veicoli elettrici e sensori di monitoraggio la guida autonoma. La potenza di calcolo richiesta dai sistemi sta aumentando in quanto le automobili diventano sempre più collegate tra loro e con le infrastrutture.

ACCELERARE L’INNOVAZIONE

Oltre a chip sempre più potenti i sistemi a guida autonomi avranno anche bisogno di sensori all’avanguardia. Come sappiamo dai sensori dipende la capacità delle auto di percepire il mondo che le circonda. L’interpretazione dei dati raccolti permetterà ai mezzi di prendere decisioni critiche, come frenare o sterzare per evitare un ostacolo, in una frazione di secondo. L’accordo tra Toyota e Denso non deve stupire. A giugno dello scorso anno i marchi hanno deciso di consolidare la produzione e lo sviluppo dei componenti elettronici al fine di migliorarne l’efficienza e accelerarne l’innovazione. Le due società collaborano anche con un altro fornitore del gruppo Toyota, Aisin Seiki per implementare un centro di sviluppo per la guida autonoma a Tokyo. Dal marzo dello scorso anno è infatti attivo il Toyota Research Institute – Advanced Development cuore delle operazioni driveless.

LA GUIDA AUTONOMA

La settimana scorsa Daihatsu, Isuzu, Mazda, Subaru e Suzuki hanno aderito alla sua joint-venture Monet Tecnologies. Guidata da Toyota la società vuole coordinare gli sforzi comuni verso l’auto senza conducente. All’interno della compagine Toyota e Softbank detengono una quota di circa il 35% ciascuno. Da parte loro tutti gli altri brand dell’auto giapponese si limitano a controllare un 2% a testa. Gli esperti ritengono che la piattaforma driveless Monet si baserà sul concept Toyota e-Palette che aveva fatto il suo debutto internazionale nel 2018 al CES di Las Vegas. L’idea sarebbe quella di un mezzo per la mobilità condivisa che possa coniugare il trasporto di persone e quello di cose. Ecco allora che l’impegno di Toyota si conferma trasversale. Non solo lo sviluppo di soluzioni tecnologiche ma anche la loro condivisione per contenere i costi di ricerca e favorire l’innovazione.

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Auto elettriche con pannelli solari: +50 km con la nuova tecnologia

di Donato D'Ambrosi

Le auto elettriche a ricarica solare non saranno più relegate alle sole maratone ecologiche con prototipi realizzati da studenti e Università. Toyota infatti ha reso una soluzione già nota ai suoi clienti come un’opportunità concreta e green ai range extender che BMW ha archiviato sulla i3. Si tratta del tetto fotovoltaico in grado di estendere di oltre 50 km l’autonomia delle batterie quando l’auto è parcheggiata. Il salto di qualità della soluzione Toyota è avvenuto migliorando le prestazioni dei pannelli fotovoltaici su tetto e cofano dell’auto.

DA ACCESSORIO A RANGE EXTENDER

Qualche anno fa bisognava pagare circa 2000 dollari per avere il tetto con pannelli fotovoltaici sulla Toyota Prius. Un capriccio green piuttosto che un vero range extender, anche perché le prestazioni di ricarica (della batteria di servizio, scopri qui come funziona) erano piuttosto limitate. Il tetto solare della Toyota Prius riusciva infatti a produrre 180 W di corrente in pieno sole utili a far funzionale il sistema di climatizzazione. Una quantità di energia che avrebbe permesso, nel caso fosse stata utilizzata dalla batteria di trazione, di percorrere circa 6 km.

RICARICA SOLARE ANCHE CON L’AUTO IN MOVIMENTO

Da allora Toyota ha stretto partnership con Sharp e NEDO per incrementare l’efficienza della ricarica solare e ha annunciato anche i primi risultati dei test su strada. L’efficienza di conversione dell’energia solare è passata dal 22,5% ad oltre il 34%, la potenza generata è salita a 800W. In termini pratici le stime accreditano il sistema solare Toyota di 44 km aggiuntivi di ricarica a veicolo fermo e 56 km con l’auto in movimento.

QUANDO SARA’ PRONTA LA RICARICA SOLARE PER AUTO ELETTRICHE

Non è ancora chiaro se e quando Toyota commercializzerà il sistema di ricarica ad energia solare che si vede applicato alla Toyota Prius Plug-in (scopri i costi reali di manutenzione della versione ibrida non plug-in nella nostra indagine). Al momento le dichiarazioni ufficiali annunciano che il sistema sarà testato su strada a Tokyo, nella prefettura di Aichi a Toyota City. Tra alcune settimane anche NEDO avvierà dei test su strada per confrontare e condividere poi i risultati con i partner del progetto.

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Monet: i Costruttori giapponesi si alleano sulla guida autonoma

di Antonio Elia Migliozzi

Toyota riunisce tutti i costruttori auto giapponesi attorno al suo progetto a guida autonoma. Il brand ha comunicato che Daihatsu, Isuzu, Mazda, Subaru e Suzuki hanno aderito alla sua joint-venture Monet Tecnologies. Il peso all’interno della compagine vede prevalere Toyota e Softbank che detengono una quota di circa il 35% ciascuno. Staccati, e di molto, gli altri brand dell’auto che si limitano a controllare un 2% ciascuno del progetto a guida autonoma. Gli esperti ritengono che la piattaforma driveless Monet si basi sul concept Toyota e-Palette che aveva esordito nel 2018 al CES di Las Vegas. L’idea sarebbe quella di un mezzo per la mobilità condivisa che permetta di coniugare il trasporto di persone e quello di cose. La notizia della joint-venture tutta al giapponese arriva nel momento in cui 11 costruttori automotive annunciano di voler unire le forze. I dettagli.

UNITI SI VINCE

Lo scorso ottobre, Toyota e SoftBank hanno annunciato la creazione di una joint venture denominata Monet Technologies. Il progetto cerca di combinare l’uso dei big data e l’auto a guida autonoma con l’intento di creare un nuovo ecosistema di mobilità. Monet si concretizza in grande stile. Cinque case automobilistiche giapponesi decidono di puntare sul progetto affiancando Toyota e SoftBank. Il gruppo comprende Daihatsu, Isuzu, Mazda, Subaru e Suzuki. Ciascuna società investirà circa 57 milioni di yen, l’equivalente di 530.000 dollari. Il nuovo assetto societario prevede che ciascuna casa automobilistica riceverà in cambio una partecipazione al 2% nella società. Da parte loro SoftBank e Toyota hanno entrambi una quota del 35% nel progetto a guida autonoma. La restante quota del 20%, è divisa tra due OEM giapponesi. Si tratta di Honda e Hino, una sussidiaria Toyota, che da marzo hanno ciascuna il 10%.

LE QUOTE

L’obiettivo di Monet è quello di costruire un’auto a guida autonoma da impiegare in diversi ambiti dal trasporto di persone alla logistica. In concreto il gruppo giapponese vuole sfidare i big del settore come Lyft e Uber offrendo la mobilità driveless al grande pubblico. Gli analisti ritengono che lo sviluppo di Monet sia in fase avanzata. La joint-venture potrebbe utilizzare un veicolo simile al concept di e-Palette che Toyota ha mostrato al CES 2018. Monet fa base in Giappone, ma spera di espandersi in altri paesi a partire dal 2020. La solidità del progetto è confermata dal fatto che alcune delle aziende coinvolte hanno già operato insieme in passato. Toyota, Mazda, Subaru e Suzuki sono già legate, a vario titolo, da accordi di ricerca e sviluppo. Subaru, per esempio, co-svilupperà una nuova piattaforma per veicoli elettrici con Toyota, mentre Mazda e Toyota stanno collaborando ad una joint-venture negli Stati Uniti.

LE SFIDE

Mentre in Giappone si uniscono le forze per la guida autonoma i marchi occidentali non restano a guardare. Continuano le ricerche globali sull’auto senza conducente e ben 11 protagonisti della corsa hanno annunciano un accordo di collaborazione. Da oggi Aptiv, Audi, Baidu, BMW, Continental, Daimler, Fiat Chrysler Automobiles, Here, Infineon, Intel e Volkswagen lavoreranno insieme. Questi marchi hanno messo nero su bianco i loro obiettivi nel campo della guida autonoma in un vero e proprio manifesto di intenti. Il testo, intitolato “Safety First for Automated Driving”, descrive i principi che guideranno lo sviluppo comune. I marchi lavoreranno insieme al collaudo e alla convalida di veicoli autonomi sicuri. Anche in questo caso tra i grandi assenti ci sono Uber, Waymo, Cruise e Tesla che scelgono di chiamarsi fuori e proseguire per la loro strada.

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Toyota e Hyundai bloccano le auto a idrogeno: l’esplosione in Norvegia

di Antonio Elia Migliozzi

In Norvegia esplode un distributore di idrogeno e si riaccende lo scontro sulla sicurezza. La violenta esplosione di un’area di servizio vicino a Oslo ha attirato l’attenzione dei media internazionali. L’episodio non ha causato vittime ma ingenti danni materiali come si vede dalle immagini registrate dall’alto. Al momento sono in corso delle indagini approfondite per capire cosa abbia causato l’esplosione. Il distributore comprendeva anche un generatore di idrogeno tramite pannelli solari. La società che gestisce la catena ha comunicato che l’area di servizio era aperta dal 2016 e rispettava gli ultimi standard. Nel frattempo Toyota e Hyundai hanno sospeso le consegne delle loro auto ad idrogeno in Norvegia.

L’INCIDENTE

In Norvegia si è verificata una forte esplosione all’interno di un distributore per veicoli ad idrogeno. Per fortuna non ci sono state vittime ma solo danni materiali. Nel frattempo la compagnia che gestisce la stazione ha interrotto il servizio in altri siti di distribuzione in Norvegia e in Europa. Al momento è in corso un’indagine formale per capire le cause. Gli investigatori fanno sapere che non escludono nessuna opzione ma la verifica richiederà tempo. In campo anche un’azienda privata la Gexcon AS. Geirmund Vislie, di Gexcon ha precisato: “Possiamo concludere che né l’elettrolizzatore né il distributore utilizzato dai clienti hanno avuto nulla a che fare con questo incidente. Continueremo ad analizzare gli altri componenti del sito”. Il distributore di Kjørbo, vicino Oslo, comprendeva infatti un elettrolizzatore alcalino capace di produrre idrogeno dall’energia solare.

QUALI CONSEGUENZE

Questa vicenda di cronaca ci mette in guardia sui rischi dell’idrogeno. Come detto non ci sono stati morti o feriti presso il distributore ma i medici hanno portato due persone in ospedale. L’onda d’urto dell’esplosione ha portato all’apertura degli airbag nella loro auto in transito nelle vicinanze. Gli abitanti della zona hanno descritto lo scoppio come particolarmente forte. Dal canto suo Nel Hydrogen, l’azienda che gestisce il distributore, conferma la sua massima attenzione alla sicurezza. Il sito era aperto dal 2016 e rispettava tutti gli ultimi standard. La seconda generazione dei distributori ad idrogeno include compressori più potenti e un raffreddamento migliorato rispetto a quelli meno recenti. Come detto per fare ulteriori verifiche Nel Hydoren ha chiuso molti distributori di idrogeno in Norvegia. Si tratta di una soluzione che sta creando seri problemi ai tanti consumatori che si trovano al volante di vetture alimentate dal gas.

LA PROSPETTIVA

L’esplosione del distributore di idrogeno in Norvegia ha portato ad un vero e proprio terremoto nel settore. Negli Stati che, come la Norvegia, stanno investendo nella diffusione di questi servizi, in molti scelgono l’auto ad idrogeno. Insomma nel pieno della lotta con elettriche e ibride l’episodio rischia di rappresentare una seria battuta d’arresto per il comparto. In risposta all’incidente, sia Toyota che Hyundai hanno sospeso le consegne delle loro auto a idrogeno in Norvegia. Al momento i due marchi giapponesi sono gli unici ad avere sul mercato auto ad idrogeno. Nello specifico parliamo del SUV Hyundai Nexo della della MPV Toyota Mirai. Entrambe le azienda hanno chiarito, in due diverse note, che le vendite di questi due modelli restano aperte anche in Norvegia.

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Toyota e Subaru: in arrivo un suv elettrico

di Redazione

Dopo le sportive GT86 e BRZ, Toyota e Subaru tornano a collaborare. Questa volta l’obiettivo è lo sviluppo di un nuovo suv elettrico. Per l’occasione, verrà realizzata un’inedita piattaforma comune. Che verrà sfruttata anche per altri modelli.

CONDIVISIONE DI TECNOLOGIE

L’obiettivo della collaborazione è ridurre l’investimento necessario per lo sviluppo di nuove tecnologie  elettriche e a basso impatto ambientale. Ma la cooperazione tra i due gruppi non è una novità. L’avvicinamento tra i due brand risale al 2005, quando Toyota comprò l’8,7% delle azioni di Subaru. Salite oggi al 16,77%. I due marchi nipponici condivideranno quindi il loro know-how. Unendo i sistemi di elettrificazione di Toyota con la tecnologia a trazione integrale di Subaru. I modelli verranno venduti in maniera indipendente dai due brand. Nonostante lo sviluppo sulla stessa piattaforma. A proposito di piattaforma, Toyota metterà a punto il powertrain elettrico. Mentre Subaru si occuperà dello sviluppo del sistema a quattro ruote motrici.

CORSA ALL’ELETTRICO

Il gruppo Toyota è stato pioniere nello sviluppo di nuovi sistemi ad alimentazione elettrica e Fuel Cell. Rimane in effetti una delle più importanti figure sul mercato in questo ambito. Risale ad Aprile l’annuncio che la tecnologia ibrida Toyota verrà usata da altri marchi sui propri veicoli. La casa nipponica sembra tuttavia essere rimasta indietro sullo sviluppo di auto 100% elettriche. In cui è stata preceduta da Nissan, Volkswagen e Tesla. Che sono riusciti a produrre queste nuove vetture per primi. Questa nuova collaborazione evidenzia inoltre un problema che sta affliggendo Toyota. Così come molti dei produttori di automobili a livello mondiale. Ovvero il grande investimento necessario per lo sviluppo di batterie e sistemi di guida autonoma.

GRANDE OPPORTUNITÀ PER SUBARU

Tra i marchi di automobili più grandi del Giappone, Subaru è il più piccolo. Per questo sta avendo diverse difficoltà ad investire nello studio e nella ricerca di nuovi sistemi di alimentazione a basso impatto ambientale. Così come di servizi on-demand per i veicoli. Ritenuti fondamentali nella mobilità del futuro. Da qui, la collaborazione con Toyota. “Subaru e Toyota credono che sia necessario cercare un modello di business che va oltre le convenzioni, oltrepassando i confini industriali”. Hanno dichiarato i due produttori. Per il Subaru infatti non è un periodo facile. La Casa delle Pleiadi sta tentando di stare al passo con l’enorme domanda della sua berlina Legacy e della Suv Forester negli Stati Uniti, il suo mercato più grande. La rapida crescita delle vendite di queste vetture sta dando non pochi problemi al marchio nelle fasi di produzione e controllo qualità.

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Toyota GR Supra elaborata 340 CV con preparazione Gazoo Racing

di redazione

Supra reloaded

La Toyota GR Supra elaborata con 340 CV è una preparazione realizzata dal tuner Gazoo Racing, una vettura che è un mito a livello mondiale giunta ora alla V serie e che, grazie al reparto corse Gazoo Racing, vanta ora 340 CV, 500 Nm e un assetto giusto. Dimenticate, quindi, l’imponente Supra degli anni ’90: questa non è stata concepita come un revival di quei tempi ormai lontani, né avrebbe potuto esserlo; piuttosto vuole incarnare la pura essenza di una coupé sportiva dal passo corto, agile, precisa e divertente da guidare.

Toyota Supra elaborata

Sulla Toyota GR Supra V serie come nella quarta generazione, anche se in maniera più contenuta, la forma del cockpit confluisce verso il basso mentre l’head-up display, i quadranti e i paddle sul volante sono immediatamente fruibili dal conducente. Il display multi-informazioni ad alta definizione da 8,8” inserito nel cruscotto è chiaramente visibile dietro il volante rivestito in pelle, con il quadrante tridimensionale del contagiri e quello del cambio collocati centralmente come sulle monoposto. Al centro del cruscotto spicca il display multimediale touch screen che consente al guidatore di accedere a tutte le informazioni riguardanti la macchina.

Toyota GR Supra elaborata 340 CV con preparazione Gazoo Racing

Toyota Supra modificata

Come sulla Z4, la consolle centrale della Toyota GR Supra separa chiaramente il lato guida da quello passeggero. I sedili in pelle neri della sportiva giapponese sono caratterizzati da un design molto sportivo e avvolgente con imbottiture laterali che si adatta a tutte le condizioni di guida. I fari adattivi impiegano la tecnologia a LED così come per le luci di coda e per quelle di marcia diurna. I retrovisori (all’esterno e all’interno) sono tutti auto-oscuranti. La vettura è anche dotata di telecamera posteriore e tergicristalli con sensore pioggia. Il bagagliaio ha una capacità massima di 290 litri ampliabile, grazie ad un pannello mobile posizionato sul retro dell’abitacolo.

Toyota GR Supra elaborata 340 CV con preparazione Gazoo Racing

Toyota Supra tuning

Sotto al cofano la Toyota GR Supra non ha subìto interventi di tuning ed è rimasta invariata la combinazione del propulsore turbo twin-scroll 6 cilindri in linea che eroga 340 CV e 500 Nm di coppia massima. Questo è abbinato all’iniezione diretta e fasatura variabile delle valvole, in grado di assicurare un livello di coppia ottimale e ridurre al minimo le vibrazioni. Anche se il motore è stato preso in prestito da BMW.

Sulla nuova Toyota GR Supra l’impianto frenante realizzato dal Team Gazoo Racing vanta potenti pinze Brembo a 4 pompanti che spiccano dietro i cerchi in lega da 19”, avvolti da pneumatici Michelin Pilot Super Sport ad alto potere aderente.

Toyota GR Supra elaborata 340 CV con preparazione Gazoo Racing

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