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Tesla Model 3: la telecamera interna spia i clienti?

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La Tesla Model 3 ha una telecamera interna nascosta: spia i clienti? Elon Musk ha svelato il mistero e anticipato ancora una volta il futuro Tesla

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Tesla starebbe disattivando da remoto il pilota automatico alle auto usate

di Simone Lelli
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Polestar 2, al via la produzione della nuova elettrica

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Inizia ufficialmente la produzione di Polestar 2, nuova vettura del brand che è destinata a diventare principale rivale di Tesla Model 3  e Jaguar I-Pace. In un momento totalmente drastico vista l’emergenza sanitaria, la casa automobilistica ha deciso di iniziare la produzione del nuovo veicolo elettrico: il via arriva direttamente dalla città di Luqiao (Shanghai) […]

Congo in isolamento: fortniture di cobalto per le auto elettriche a rischio

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Una delle cose che l’industria delle auto elettriche sta cercando di fare da molto tempo è ridurre l’utilizzo di cobalto, uno dei materiali che insieme a litio e nickel diventa ingrediente principale per le batterie delle auto. Questa mossa ora potrebbe diventare necessaria, in quanto il Congo, uno dei maggiori esportatori di cobalto, sarà in […]

Tesla non si ferma per il Coronavirus: lo stop ai dipendenti non conviene

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Tesla bloccata nel parcheggio interrato: partire senza chiavi può costare caro

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Molte auto possono partire senza chiavi ma dimenticarle potrebbe richiedere il carro attrezzi, come la Tesla bloccata in un parcheggio interrato

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Nvidia potrebbe utilizzare la tecnologia CoWoS per la prossima generazione di GPU

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Stando all’ultimo rapporto di DigiTimes, Nvidia potrebbe essere il terzo grande cliente di TSMC ad utilizzare il packaging CoWoS per la prossima generazione di GPU. CoWoS (Chip-on-Wafer-on-Substrate) è una tecnologia di packaging 2.5D che permette di integrare un maggior numero di chiplet sul medesimo interposer. Di conseguenza il vantaggio più evidente è la riduzione dell’ingombro […]

Attenzione ai telecomandi auto: questi potrebbero essere violati

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Secondo un nuovo studio, i telecomandi auto di molti popolari modelli potrebbero essere soggetti a sabotaggio. Ecco tutti i dettagli

Tesla usata: l’Autopilot si disattiva se il cliente non paga

di Donato D'Ambrosi

Comprare una Tesla usata richiede più attenzioni di quanto potesse immaginare l’incauto cliente che ha scoperto l’Autopilot disattivato da Tesla solo dopo l’acquisto dell’auto elettrica usata. L’episodio per quanto singolare, non va sottovalutato considerando che le auto connesse che ricevono aggiornamenti OTA in remoto saranno sempre di più. Ecco cosa è successo e perché Tesla può rivalersi sui clienti disattivando funzioni dell’auto a distanza.

TESLA USATA ALL’ASTA E AUTOPILOT DI SERIE

I contorni della vicenda Tesla riportata da Jalopnik hanno dell’incredibile perché dimostrano come l’idea di acquistare un’auto usata full optional per pagarla meno non funzionerà più con le auto che si aggiornano in remoto. Tesla è la Casa auto che ha fatto degli aggiornamenti OTA (Over The Air) un suo cavallo di battaglia. Compri l’auto che ha tutto l’hardware incluso e attivi funzioni, sistemi e servizi quando vuoi anche a distanza di anni, incluso l’Autopilot. Peccato che al cliente della Tesla Model S usata nessuno avesse detto che Tesla dà e Tesla toglie senza alcun preavviso. Ripercorriamo i fatti salienti dell’Autopilot Tesla disattivato. Tale Alec, sarebbe il nome del cliente Tesla, ha acquistato una Tesla Model S 2017 da un rivenditore di auto negli USA puntando sul fatto che l’auto era equipaggiata con Enhanced Autopilot e Full Self Driving Capability.

TESLA DISABILITA L’AUTOPILOT SE IL CLIENTE NON HA PAGATO

I due sistemi, del valore complessivo di 8 mila dollari, facevano parte dell’equipaggiamento di serie, come mostra la scheda tecnica associata al VIN della Tesla Model S usata, nell’immagine sotto. La Tesla Model S del 2017 faceva parte del lotto di auto che Tesla aveva ritirato dai clienti a causa dei numerosi problemi tra cui il display centrale difettoso. Il rivenditore l’aveva acquistata da Tesla all’asta circa 1 mese prima di venderla ad Alec. In questo lasso di tempo, l’auto è stata evidentemente riparata, come si vede dalle fatture pubblicate da Jalopnik, prima di venderla ad Alec. Dopo l’acquisto però il cliente ha ricevuto l’amara sorpresa: l’Autopilot non c’era più. Le funzioni di guida avanzata per cui aveva acquistato la Tesla Model S usata erano state disabilitate da Tesla ancora prima che l’auto passasse dal rivenditore alle mani del cliente (aggiornamento OTA del 18 novembre).

L’AGGIORNAMENTO TESLA SULLE AUTO ELETTRICHE USATE

Pare che il tutto sia avvenuto all’oscuro del rivenditore, a dimostrazione del fatto che Tesla può mettere le mani direttamente sulle auto dei clienti . Alla richiesta di chiarimenti, Tesla avrebbe risposto al cliente che “la guida autonoma non era una caratteristica per cui aveva pagato. Ci scusiamo per la confusione. Se è ancora interessato ad avere quelle funzionalità aggiuntive, possiamo iniziare il processo per acquistare l’aggiornamento.” Pare che la vicenda sia già oggetto di studio per capire se la condotta Tesla nei confronti del rivenditore e del cliente finale sia stata lecita oppure no. Intanto vi consigliamo di assicurarvi anche tramite la rete ufficiale che la Tesla usata cui siete interessati sia realmente equipaggiata di tutto. O al prossimo aggiornamento OTA rischiate di dover pagare più di quanto avreste voluto spendere per un’auto elettrica usata.

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L’accelerazione Tesla involontaria causa incidenti: ecco come stanno le cose

di Donato D'Ambrosi

L’accelerazione delle Tesla negli USA non è un motivo di vanto per alcuni clienti poiché pare che in alcune situazioni le auto elettriche Tesla hanno accelerato involontariamente. Una tesi portata avanti da un gruppo di clienti coinvolti in oltre 100 incidenti con le Tesla che hanno reclamato il richiamo delle Tesla che accelerano da sole. Tesla però non ci sta e replica alle accuse tirando in ballo l’NHTSA che vigila su ogni anomalia delle auto elettriche Tesla.

L’ACCELERAZIONE DELLE TESLA E GLI INCIDENTI NEGLI USA

Il caso delle Tesla che accelerano da sole è uno spettro che insegue Musk da anni: in molti casi le responsabilità Tesla sono state scagionate dall’analisi delle black box Tesla. Il rischio che Tesla sia costretta a richiamare le Model X, Model S e Model 3 che accelerano da sole coinvolge circa 500 mila auto, come riporta Il Sole 24 Ore. Secondo i proprietari delle auto. L’accelerazione involontaria (o non richiesta) avrebbe causato 110 incidenti solo negli USA. Tra questi, almeno 52 persone sarebbero rimaste ferite a causa delle auto elettriche Tesla che accelerano da sole.

LE REPLICHE ALL’ACCUSA SULL’ACCELERATORE TESLA DIFETTOSO

Al centro delle polemiche sull’accelerazione Tesla involontaria, ci sarebbero le Tesla Model X (2016-2019), Model S (2012-2019) e Model 3 (2018-2019). E proprio l’agenzia per la sicurezza dei trasporti USA starebbe valutando l’ipotesi di richiamo. Tesla però ha tirato in ballo proprio l’NHTSA alla quale sottopone qualsiasi informazione relativa agli incidenti che riguardano le auto Tesla. “Questa petizione è completamente falsa ed è stata proposta da un venditore. Nel corso degli ultimi anni, abbiamo discusso con NHTSA la maggior parte dei reclami presentati. Spiega una nota ufficiale Tesla “In ogni caso abbiamo esaminato con loro, i dati hanno dimostrato che il veicolo ha funzionato correttamente”.

ACCELERAZIONE TESLA, UN SISTEMA IMPEDISCE ALL’AUTO DI SBAGLIARE

Tesla si rifà all’involontaria pressione dell’acceleratore da parte del conducente, e spiega che, come tutte le auto in commercio da alcuni anni, è presente un dispositivo di sicurezza contro le accelerazioni involontarie. In pratica azionando il pedale del freno contemporaneamente al pedale dell’acceleratore, si annullerà l’ingresso del pedale dell’acceleratore e si interrompe la coppia del motore. Significa che tra freno e acceleratore, il freno ha sempre la priorità. In aggiunta a questo sistema contro le accelerazioni involontarie, Tesla sostiene che le auto sfruttano anche i sensori Autopilot per distinguere eventuali pressioni errate dell’acceleratore.

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Tesla Model 3: i 10 difetti più frequenti sulla carrozzeria dell’auto

di Donato D'Ambrosi

La Tesla Model 3 è l’auto elettrica più attesa al mondo, non solo per i contenuti ma anche per i ritardi nelle consegne. Dai numerosi reclami dei clienti della Tesla Model 3 però sembrerebbe che il livello globale di alcune finiture sia molto lontano dalle Tesla Model S e Model X. Troppi difetti alla carrozzeria, infiltrazioni e assemblaggio poco attento sono le lamentele più frequenti raccolte da InsideEVS, di chi non è soddisfatto come tanti altre della sua Tesla Model 3. Ecco i 10 difetti più frequenti alla carrozzeria cui fare attenzione se state per comprare una Tesla Model 3, anche se magari alcuni sono già stati risolti.

TESLA MODEL 3 MONTATE DI CORSA

La fretta è cattiva consigliera, un principio che anche nell’assemblaggio della Tesla Model 3 ha provocato i suoi effetti. Non sono pochi i clienti che postano foto di pannelli della carrozzeria allineati male nella zona posteriore tra il montante C e il baule. Lo stesso problema è stato riscontrato nel montaggio dei fanali e della porta della presa di ricarica. Niente che non si possa sistemare senza disagi ai clienti, finché l’allineamento non provoca infiltrazioni nell’abitacolo o tra i pannelli. Alcune Tesla Model 3 vendute in Germania, apparentemente tra il VIN 200000 e 240000, hanno il parafango anteriore lato guida che tocca il montante del parabrezza. Un disallineamento che non c’è – secondo i clienti tedeschi – al lato del passeggero. La corrispondenza del numero di telaio VIN per alcuni è stato un dramma quando si sono visti consegnare un’auto con un telaio diverso da quello riportato sui documenti.

BULLONI DIVERSI O MANCANTI SULLA TESLA MODEL 3

Non è chiaro se i bulloni delle prime serie della Tesla Model 3 dovessero essere verniciati nel colore dell’auto oppure no. Il dubbio è venuto a un cliente in Finlandia che alla consegna di un’altra auto ha notato i bulloni delle cerniere porta di due colori diversi. La probabile conseguenza di un montaggio frettoloso per stare dietro alle consegne della Tesla Model 3. Si può dire sicuramente più sfortunato chi – come un cliente in California – non ha trovato neppure i bulloni della protezione sottoscocca, dimenticati o presumibilmente allentati e persi per strada.

LA VERNICE SI STACCA DALLA TESLA MODEL 3

La verniciatura è sicuramente uno dei difetti di giovinezza più critici del progetto Tesla Model 3: dai parafanghi verniciati a metà che mostrano un altro colore quando si apre la portiera ai graffi e scheggiature sulla carrozzeria. Su alcune Tesla Model 3 la vernice troppo delicata si è staccata lasciando libero sfogo all’ossidazione di alcune parti. Un difetto forse tra i più semplici della Tesla Model 3 da risolvere, almeno rispetto ai fari con la condensa che non si spengono mai.

LA TESLA MODEL 3 E I PROBLEMI DI CONDENSA

Fendinebbia, fanali posteriori, fari anteriori e telecamera principale della Tesla Model 3, pare che la condensa non è un problema marginale. Oltre al rischio di non riuscire a vedere bene la strada se i fari sono appannati dall’interno, qualcuno ha anche rischiato di rimanere a piedi. La condensa nel faro anteriore ha impedito di spegnere l’unico proiettore appannato anche con la Tesla Model 3 parcheggiata.

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Test Tesla Summon: aggiornamento bocciato sulla Tesla Model 3

di Donato D'Ambrosi

Tesla ha lanciato a fine settembre l’aggiornamento Smart Summon, una funzionalità per i proprietari della Tesla Model 3 che permette di richiamare l’auto in un parcheggio. Dal lancio ai primi test dei clienti si è scatenato un putiferio di reclami per danneggiamenti alle Tesla Model 3, tanto che la sicurezza del Tesla Summon è stata messa sotto indagine dall’NHTSA. Intanto Consumer Report ha cercato di verificare come funziona lo Smart Summon della Tesla Model 3 in svariate prove. Il risultato tra luci e ombre non entusiasma i tecnici.

LA MODEL 3 ESCE DAL PARCHEGGIO DA SOLA, A VOLTE

Lo Smart Summon Tesla è stato lanciato per semplificare la vita ai clienti nelle condizioni meno comode. Ad esempio quando piove o si hanno le mani impegnate con la spesa la Tesla Model 3 con Smart Summon può uscire da sola da un posteggio e raggiungere il proprietario. Le critiche accese sui social sono finite sul tavolo delle autorità USA che stanno indagando sulla sicurezza del Tesla Summon. Lo stesso ha fatto CR che ha testato una Tesla Model 3 presso l’Auto Test Center a Colchester, in Connecticut. Una delle condizioni d’uso imposte da Tesla è utilizzare lo Smart Summon nei parcheggi privati. E già qui secondo CR si crea confusione tra i clienti che reputano il parcheggio di un centro commerciale come un luogo pubblico. La stessa confusione – sostiene CR – la fa la Model 3 quando si attiva lo Smart Summon e si disabilita da solo.

I VANTAGGI DEL TESLA SMART SUMMON

Lo Smart Summon si prende il suo tempo durante le manovre: un vantaggio per le auto e i pedoni nei paraggi, secondo CR, ma anche una lunga attesa per il proprietario. Dal momento in cui si clicca nell’App il pulsante “Come to Me” o “Go to Target”, la Tesla Model 3 può avanzare, sterzare e rallentare se incrocia pedoni o auto fino raggiungere il proprietario. Il problema sta nella necessaria sorveglianza del proprietario che in caso di emergenza deve interrompere la guida autonoma della Tesla Model 3. Avete capito bene, poiché nonostante sia ancora in fase di Beta test, lo Smart Summon è una delle prime funzionalità di Full automated driving Tesla.

COSA NON FUNZIONA DELLA TESLA MODEL 3 CON SUMMON

Se piove o l’utente ha le mani impegnate, come può avere gli occhi sulla Model 3 (magari lontana) e in caso di pericolo imminente bloccare la manovra via app? I limiti sulla sicurezza dello Smart Summon riportati da CR però riguardano un funzionamento non costante. La Tesla Model 3 pare abbia guidato spesso al centro della corsia del parcheggio, qualche volta procedendo a zigzag o in un caso anche contro senso. Problemi legati alla difficoltà dello Smart Summon nel capire se quel parcheggio fosse privato (quale era) o pubblico e si è disabilitato spontaneamente. CR riporta infatti che tra le indicazioni sul manuale Tesla è chiaramente riportato che lo Smart Summon non può rilevare tutto il traffico o i marciapiedi bassi. “Ciò che i consumatori stanno davvero ottenendo è la possibilità di partecipare a una specie di esperimento scientifico“, spiega Jake Fisher, direttore senior dell’autotest di CR.

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Auto intelligenti: perché il 70% le preferisce al guidatore umano

di Redazione

Le vetture a guida autonoma ispirano fiducia, non fanno paura: è quanto emerge da una ricerca di Ansys, leader mondiale nel campo dei software di simulazione ingegneristica, con sede a Pittsburgh (Pennsylvania, USA). Si tratta di un’indagine sulle auto intelligenti: il 70% le preferisce al guidatore umano. La maggior parte degli intervistati pensa che le auto intelligenti siano meglio degli esseri umani alla guida o che supereranno le capacità umane entro 10 anni.

AUTO A GUIDA AUTONOMA: MEGLIO DELL’UOMO

Ansys ha commissionato la ricerca ad Atomik Research, che ha intervistato 22.041 adulti in 15 mercati: Regno Unito, Stati Uniti, Germania, Austria, Svizzera, Francia, Italia, Spagna, Benelux, Svezia, Giappone, Cina e India. Il Global Autonomous Vehicles Report rivela come stiano cambiando le percezioni dei consumatori nei confronti dei veicoli autonomi. In fatto di auto intelligenti, non solo il 70% le preferisce al guidatore umano, ma quasi tutti gli intervistati non avrebbero problemi a utilizzare una self driving car a un certo punto della propria vita.

PER I GIOVANI, VETTURA A GUIDA AUTONOMA OK

L’87% degli intervistati tra i 18 e i 24 anni e l’88% di quelli tra i 25 e i 34 anni si sentono a proprio agio all’idea di usare vetture autonome nel corso della loro vita. Invece, il 43% degli intervistati over 65 dice che mai salirebbe su un’auto a guida autonoma. Pertanto, più il consumatore è giovane, più è orientato verso le nuove tecnologie delle macchine; quelli più su con l’età hanno maggiori timori, e sono più legati alle vetture tradizionali. Di qui la media: il 70% preferisce i veicoli senza conducente al guidatore umano. Il timore di chi non si fida? Che la tecnologia si guasti d’improvviso, con un incidente come conseguenza. Il 97% dei cinesi si dichiara disposto a utilizzare nel corso della loro vita un’auto a guida autonoma. Viceversa, solo il 57% dei britannici si sentirebbe tranquillo viaggiando su una macchina che non ha un uomo alla guida.

AUTO INTELLIGENTI: FIDUCIA NELLE CASE

Il 24% degli intervistati crede che i produttori di auto di lusso (Audi, BMW, Mercedes, Porsche, Tesla, che è un po’ la regina del settore) offriranno l’esperienza di guida autonoma più sicura, seguiti dalle aziende tecnologiche che potrebbero un giorno offrire auto autonome (20%): Google, Uber, Dyson (che, oltre agli elettrodomestici, fa anche motori elettrici per le auto). E in ultimo dai brand automotive non di lusso (16%). Ma ci si arriverà mai? Secondo Sam Abuelsamid, principal research analyst di Navigant Research, hardware e software necessari per trasformare la guida autonoma in una realtà concreta hanno raggiunto un livello sufficiente di maturità soltanto negli ultimi dieci anni. È necessario, dice, convincere i consumatori che gli algoritmi siano in grado di guidare in modo più affidabile degli uomini. Questo richiederà un enorme lavoro di simulazione da affiancare alle centinaia di milioni di chilometri di test su strada. Per ora, il 70% delle persone preferisce l’auto a guida autonoma rispetto alla persona, ma la percentuale è destinata a salire.

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5 situazioni in cui l’Autopark Tesla potrebbe non funzionare

di Donato D'Ambrosi

Una Tesla può parcheggiare da sola? Certo, e non lo fa solo Tesla, ma la particolarità delle auto elettriche di Elon Musk è che sfruttano le tecnologie dell’Autopilot. Si tratta in particolare della funzione Autopark Summon che permette di parcheggiare autonomamente l’auto. Dopo l’ultimo aggiornamento software però dilaga il video di un cliente Tesla che ha rischiato di essere investito, a quanto pare, dalla sua stessa auto in fase di manovra. E’ la stessa Tesla, nel manuale d’istruzioni della Model S, a ricordare che ci sono situazioni in cui l’Autopark Summon potrebbe non funzionare correttamente. Ecco i 5 casi in cui il conducente in carne ed ossa è insostituibile anche nel parcheggio autonomo con una Tesla.

1.IL CONDUCENTE E’ RESPONSABILE ANCHE PER IL SUMMON TESLA

L’Assistenza al conducente è una funzione BETA” scrive Tesla. Per questo motivo Tesla raccomanda di utilizzare la funzione con cautela. Il conducente deve tenersi pronti in qualsiasi momento a intervenire in caso di necessità. La funzione di assistenza al parcheggio Summon “è stata ideata per l’uso in una proprietà privata, dove l’area circostante è ben nota e prevedibile.” Ecco perché in caso di variabili eccessive il sistema potrebbe arrestare la manovra o sbagliarla.

2.LA TESLA SENTE GLI OSTACOLI CON I SENSORI

Il fatto che l’auto utilizzi le telecamere durante la marcia è ininfluente perché il sistema Autopark Summon utilizza i sensori ad ultrasuoni per rilevare ostacoli attorno all’auto. Ma Tesla ricorda che “è responsabilità del conducente utilizzare tale funzione in modo sicuro, responsabile e secondo l’uso previsto”. Uno dei motivi per cui l’Autopark potrebbe non funzionare è la presenza di sporco, neve, vernice eccessiva o adesivi sui sensori ad ultrasuoni (es. il wrapping).

3.SE LA TESLA FA UNA MANOVRA IMPREVISTA

Ostacoli molto bassi o molto stretti sono un altro caso che limitano la capacità di rilevamento dei sensori Tesla, proprio come nei sensori di parcheggio tradizionali. “Numerose circostanze impreviste possono compromettere le capacità di entrata e uscita da un parcheggio; in questi casi l’auto potrebbe non sterzare correttamente”. Motivo per cui ancora una volta Tesla consiglia di controllare costantemente il movimento dell’auto e l’area circostante per bloccare la manovra tramite App se necessario.

4.LA TESLA NEGLI SPAZI STRETTI

Parcheggiare “in uno spazio molto stretto limita la capacità della Tesla di rilevare con precisione la posizione di ostacoli. Un caso molto frequente in cui l’assistenza Summon al guidatore potrebbe non funzionare e fare danni al veicolo o agli oggetti circostanti.

5.L’AUTOPARK TESLA ATTORNO A UN OSTACOLO

In caso di ostacoli improvvisi, la funzione di Assistenza al conducente Summon può evitare l’ostacolo ma con qualche limite. L’auto può sterzare leggermente per evitare un impatto, ma non tornare sulla direzione iniziale. “In altre parole, la funzione Assistenza al conducente non può muovere l’auto attorno a un ostacolo.

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Motori auto elettriche: differenze, pro e contro di varie soluzioni

di Nicodemo Angì

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I veicoli a batteria hanno ovviamente bisogno di una macchina elettrica che converta in energia meccanica quella elettrica immagazzinata nei loro battery pack. Queste “entità” sono i motori delle auto elettriche, gruppi piuttosto potenti in rapporto alle loro dimensioni ma ancora misteriosi. I ben conosciuti motori a combustione e quelli elettrici in effetti sono diversissimi, con i secondi che funzionano grazie a invisibili forze elettromagnetiche. Questo principio generale ha varie implementazioni e infatti le auto elettriche hanno motori di tanti tipi diversi. Ma perché i motori delle auto elettriche non sono tutti uguali? La costruzione è diversa, con un punto in comune: un rotore ben bilanciato che ruota dicendo addio ai pistoni che vanno su e giù.

ATTRAZIONE E REPULSIONE

Pensate a 2 calamite: se le avviciniamo si attrarranno se i i loro poli sono opposti e si respingeranno se i poli sono uguali. Possiamo creare una calamita “variabile” – un elettromagnete – avvolgendo un filo conduttore attorno ad un nucleo metallico che concentri il campo magnetico. Invertendo il senso della corrente anche la polarità del magnete cambierà, passando da Nord a Sud e viceversa. I motori delle auto elettriche, in grande sintesi, prevedono un rotore magnetizzato circondato da elettromagneti alimentati da un controller che varia la corrente che li alimenta. Possiamo disporre le cose in modo che il polo Nord del rotore venga respinto da un elettromagnete Nord e attirato da uno Sud. Si crea quindi una coppia che fa ruotare il rotore: abbiamo convertito l’energia elettrica in potenza meccanica. Questo schema sintetico è visualizzato nella figura qui sotto, che esemplifica un motore alimentato con corrente trifase.

GIOCHI MAGNETICI

Gli elettromagneti sono alimentati in modo che siano Nord (rosso) e Sud (blu) e quindi attirano gli opposti del rotore e respingono gli omologhi. Quando il rotore gira gli elettromagneti si attivano in successione e la rotazione è continua. In pratica si crea un campo magnetico rotante, la cui velocità dipende dalla frequenza con la quale si attivano gli elettromagneti. Torniamo al rotore, che abbiamo chiamato genericamente “magnetizzato”. Possiamo dotarlo di magneti permanenti o costruirlo in modo che, quando esposto al campo magnetico rotante, produca da sé il magnetismo che lo farà girare. Stiamo parlando del motore a induzione, il cui rotore è sede di correnti che creano un campo magnetico che interagisce con quello rotante dello statore. Questo schema si deve al genio di Nikola Tesla ed è stato usato massicciamente nella Tesla Model S.

TANTI TIPI DIVERSI, LA STESSA FORZA (MAGNETICA)

Questo schema, usato anche nei piccoli elettrodomestici, non richiede costosi magneti permanenti ma è non facile da controllare e il rotore si scalda molto. Un altro tipo di motore per auto elettriche vede magneti permanenti sul rotore: essi “seguono” il magnetismo dello statore come visto più sopra. Vediamo i pro e contro di queste soluzioni: il motore a magneti permanenti ha meno coppia in basso ma viene molto usato. I motivi sono che lo si controlla più facilmente e ha un rendimento complessivo superiore rispetto a quello a induzione. La molto sicura Tesla Model 3 ha cambiato tecnologia, usando un motore a riluttanza commutata, che è una sorta di via di mezzo fra i precedenti. Lo statore è simile agli altri ma il rotore non ha avvolgimenti (come quello a induzione) e soltanto piccoli magneti permanenti, a volte anche nello statore.

ANCORA SOLUZIONI CON PRO E CONTRO

La sua costruzione alterna canali di materiale magnetico a bassa riluttanza (si lasciano cioè attraversare facilmente dal flusso magnetico) ad altri non magnetici. Il campo magnetico dello statore orienta il rotore in modo da attraversarlo in questi “cammini preferenziali’: se il campo ruota il rotore quindi lo seguirà. Fra i pro e i contro segnaliamo l’economicità e la compattezza con l’effetto collaterale di fluttuazioni di coppia durante la rotazione, evidentemente risolti da Tesla. Questi motori sono stati usati anche nelle rinnovate e più performanti Model S/X, forse in tandem con quelli a induzione. Ma i motori riluttanza variabile esauriscono i tanti tipi diversi di motori per auto elettriche? In effetti no, dato che quelli a flusso assiale appaiono promettenti. Si tratta di unità a magneti permanenti nei quali il flusso del campo magnetico è parallelo all’asse di rotazione invece che perpendicolare.

A PROVA DI SUPERCAR

L’aspetto del motore cambia: il diametro aumenta e la larghezza diminuisce. La distanza fra i magneti del rotore e l’asse diminuisce il regime massimo (i magneti sarebbero strappati via) ma aumenta la coppia. I motori axial flux hanno diametri di circa 30 cm, una misura che genera un “braccio” di leva di 10/15cm. Il 3.000 della BMW Z4 ha una corsa di 94,6 mm, che dà un braccio di leva fra la biella e l’albero motore di 4,73 cm. Questo spiega la coppia di 350 Newtonmetri esibita da un prototipo proposto da un noto brand italiano attivo nel settore della diagnosi. La coppia ingente, unita ad una potenza di 166 CV sprigionati da un’unità 12 cm di spessore e 26 kg di peso, rende queste unità adatte alle supercar. In effetti un dirigente dell’azienda ha detto che questa unità sarà montata da un’aggressiva supersportiva ibrida. Quale sarà? In attesa di saperne di più notiamo che la fantastica Ferrari SF90 ha all’anteriore 2 motori a flusso assiale prodotti da Yasa, che dichiara un rapporto potenza peso di 14 kW/kg!

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Tesla va da sola mentre il guidatore dorme: il video bufala sull’Autopilot

di Redazione

Attenti al video bufala sulla Tesla Model X. Si vedono guidatore e passeggero che dormono mentre l’auto va da sola: se non sono assopiti, sono almeno incoscienti. Comunque, hanno gli occhi chiusi e la macchina viaggia in automatico. Stando al filmato, la Tesla Model X ha in funzione il sistema di guida che assiste il conducente: l’Autopilot. Come ha evidenziato Paolo Attivissimo sul blog Il disinformatico, si tratta di una fake news, parlando del guidatore che dorme con l’Autopilot.

AUTOPILOT: NON VA IN AUTOMATICO AL 100%

Anzitutto, l’Autopilot è un sistema di guida assistita: aiuta il guidatore, non lo sostituisce. Con l’Autopilot la vettura non va da sé del tutto, non si tratta di macchina a guida autonoma di livello 5, ma di un livello intermedio di automazione. È vero che il nome trae in inganno: Autopilot. Ma questo è un problema di marketing, di nome che doveva attrarre e affascinare i clienti. Le istruzioni della Casa californiana, di proprietà del pirotecnico Elon Musk, sono chiare: l’Autopilot aiuta e non sostituisce al 100% l’uomo al volante. Che era e resta responsabile di quello che fa l’auto, degli eventuali incidenti, delle lesioni agli altri utenti della strada e ai passeggeri in caso di sinistro o uscita di carreggiata. Il conducente non può certo dormire con l’Autopilot Tesla: in caso di incidente, paga le conseguenze dal punto di vista civile, assicurativo, penale.

AUTOPILOT COL GUIDATORE CHE DORME

L’Autopilot ogni tanto richiede la presenza del guidatore, che si deve far sentire: l’uomo deve dimostrare alla macchina di esserci, che è sveglio, attivo, pronto a reagire in caso di pericolo. Obiettivo sicurezza: l’Autopilot Tesla aiuta a prevenire gli incidenti e a guidare nel comfort. Per farlo, l’essere umano deve tenere gli occhi aperti, con le mani che possono intervenire sul volante, e con le gambe che possono agire sui pedali. Se l’Autopilot fa viaggiare in tranquillità, magari senza traffico, il guidatore non interviene; se il robot non riconosce ostacoli di qualsiasi natura o non legge bene la strada o la segnaletica, allora il conducente interviene.

LA SVEGLIA AL GUIDATORE

Cosa succede se il guidatore dorme con l’Autopilot Tesla? Trascorsi 40 secondi, il sistema attiva un allarme video: lo schermo si illumina. Se l’uomo non reagisce, dopo 50 secondi dallo svenimento arriva un allarme sonoro intervallato da silenzio. Nessun segno di vita del guidatore? Dopo 70 secondi dalla “scomparsa” dell’essere umano in auto, l’allarme sonoro si fa continuo. Il conducente deve reagire: deve far sentire la propria presenza sul volante. Con una presa di una certa consistenza sul volante stesso. Una resistenza del braccio del guidatore rispetto a quello che l’Autopilot farebbe se il conducente dormisse. In assenza di segnali di vita dell’uomo, secondo l’Autopilot il guidatore sta dormendo o è svenuto o è morto per un infarto, o comunque non è in condizioni di guidare: risultato, la vettura rallenta da sé, si accosta, si ferma. Con livelli di sicurezza quanto più possibile elevati, anche grazie al fatto che la Tesla attiva gli indicatori di direzione (comunemente note come frecce). Ovviamente, è tutto migliorabile: in fatto di guida del tutto autonoma o semiautonoma, i margini di sviluppo tecnologici sono ancora notevoli. Ma quel video che getta ombre sinistre sulla Tesla è una bufala. Anche pericolosa: il guidatore che simula di essersi addormentato è un idiota che mette in pericolo la sicurezza stradale, col rischio di emulazione da parte di altri utenti poco sensibili al tema dei sinistri mortali.

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Autopilot Tesla: perché non è ancora sicuro secondo le autorità

di Donato D'Ambrosi

Sull’Autopilot Tesla si potrà dire qualsiasi cosa perché tanto chi compra una Tesla non si chiederà mai quanto è davvero sicuro? D’altronde ognuno può avere la propria opinione, ma se di mezzo c’è la sicurezza di guida, le autorità non possono chiudere gli occhi davanti ai frequenti incidenti. L’ultimo in ordine di eventi è l’incidente della Tesla Model S che in Florida ha tamponato un camion dei pompieri. E’ su questo ultimo caso che si è espresso l’NTSB (National Transportation Safety Board) con un’indagine che chiarisce le responsabilità indirette del sistema Autopilot.

L’NTSB INDAGA SULLO STRANO INCIDENTE DELLA TESLA

L’Autopilot (venduto in versione Beta) è sicuramente tra i più evoluti sul mercato ma nel test Euro NCAP della Tesla Model S è venuto fuori che il rischio di fidarsi troppo è alto. La stessa Tesla ricorda ai clienti che “Le attuali funzioni Autopilot richiedono la supervisione attiva del conducente e non consentono la guida autonoma del veicolo”. Il sistema è stato nel tempo aggiornato, “congelato”, vietato in alcuni Paesi e indagato da diverse autorità per la sicurezza. L’incidente avvenuto in Florida nel 2018 è stato raccontato anche dallo stesso “conducente”, se così si può definire. E la sua versione ha fin da subito acceso qualche perplessità.

COSA NON HA FUNZIONATO NELL’AUTOPILOT

Il conducente Robin Geoulla a bordo della Tesla Model S ha dichiarato di non aver visto il camion dei pompieri fermo. Il motivo, pare fosse distratto da caffè, ciambella e radio. Ora al di là del fatto che mangiare al volante è una delle cose più pericolose che si possa fare in auto, dalle indagini dell’NTSB è venuto fuori che l’Autopilot c’entra eccome in questo incidente. Intanto bisogna dire che i motivi per cui l’Autopilot installato sulla Model S dell’incidente aveva una release senza gli ultimi aggiornamenti. I motivi per cui l’Autopilot non è sicuro non sono legati al suo funzionamento, ma alla sua interazione con il conducente. Dal rapporto delle autorità USA infatti l’Autopilot è “assolto” perché circa 0,5 secondi prima dell’impatto si è accorto del camion fermo sulla corsia e ha lanciato un allarme al conducente.

IL PROBLEMA NON E’ LA GUIDA AUTONOMA MA LA DISTRAZIONE AUTOMATICA

Il problema è che alla velocità di 30 mph (48 km/h) il conducente non avrebbe avuto tempo per capire e pensare a cosa fare. E’ questo il motivo per cui fino ad oggi i sistemi di guida semiautonoma e autonoma di livello 3 non sono diffusi. La latenza del guidatore, che abbassa la sua soglia di attenzione nelle fasi di guida pilotata, è un fattore critico quando all’improvviso deve riprendere i comandi. E così è stato anche sulla Tesla Model S di Geoulla: l’Autopilot è risultato attivo negli ultimi 14 minuti di guida e il conducente non ha neppure sfiorato il volante nei 3 minuti e 41 secondi precedenti all’incidente. Intanto Tesla assicura di aver modificato il software per rendere più stringenti i controlli sull’attenzione del conducente.

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Assicurazione auto Tesla: perché arriva e quali vantaggi offre

di Donato D'Ambrosi

Quanto si risparmia con l’assicurazione di una Tesla? Evidentemente non quanto si sperava all’inizio se Elon Musk ha annunciato l’offerta di un’assicurazione dedicata ai clienti Tesla. I vantaggi di avere una Tesla capace di evitare gli incidenti avrebbero dovuto includere anche forti sconti sull’assicurazione RCA ma così non è stato. Solo dopo 7 anni dal lancio della Model S ci si è resi conto quanto si paga realmente di assicurazione su una Tesla con le compagnie tradizionali che vedono nell’auto nuovi fattori di rischio. L’assicurazione auto Tesla sarà diversa da quelle tradizionali – promette Musk. Ecco quali vantaggi (e rischi) comporta per i clienti.

LA TECNOLOGIA TESLA COSTA TROPPO PER LE ASSICURAZIONI

Se Musk ha capito che è arrivato il momento di lanciare un’assicurazione dedicata è perché alle Compagnie di assicurazione non basta che la Tesla Model 3 è l’elettrica più sicura nei crash test. Un’indagine dell’IIHS (Insurance Institute for Highway Safety) ha infatti evidenziato che Tesla Model S e Tesla Model X sono tra le auto più costose da riparare. Troppi sensori, tecnologie all’avanguardia e ricambi specifici sono i rischi principali che alzano il costo dell’assicurazione di una Tesla. La strategia quindi di pescare clienti enfatizzando solo l’aspetto della sicurezza è stato come uno specchietto per le allodole secondo l’NHTSA (National Highway Traffic Safety Administration) che di recente ha avvertito Tesla di cessare l’attività promozionale perché potenzialmente fuorviante.

L’ASSICURAZIONE TESLA, PRIMA IN CALIFORNIA

Tesla però ha dalla sua la possibilità di delineare un rischio su misura per ogni cliente che saprà quanto paga di assicurazione sulla sua Tesla in base al suo stile di guida. Ad oggi assicurare una Tesla ha portato in media un risparmio dal 3 al 5% in meno rispetto a un’auto equivalente. Ma la tecnologia che per molte compagnie è un fattore di rischio è alla base della richiesta avanzata alla State National Insurance Company. Il programma di Tesla è sfruttare i dati provenienti dalle auto per delineare un costo assicurazione della Tesla più equo. A spanne lo sconto assicurazione Tesla dovrebbe essere di circa il 20-30% con “un’assicurazione totale”, di cui però non si conoscono ancora i dettagli

LO SCONTO DELL’ASSICURAZIONE SOLO CON AUTOPILOT?

Quando le auto funzionano in modalità di guida autonoma il rischio di incidente e l’entità dei risarcimenti si riduce” avrebbe dichiarato la SNIC. Questo quindi lascia intendere che le auto equipaggiate con Autopilot avranno un costo di assicurazione diverso di quelle con Autopilot disabilitato. Ma bisogna considerare anche quanto Tesla abbia necessità di raggiungere una redditività sostenibile. E il settore assicurativo potrebbe rivelarsi un boomerang nel caso di risarcimenti insostenibili dall’azienda a meno di coinvolgere direttamente un’impresa di assicurazione ad hoc. Ma è legale che Tesla controlla i clienti mentre guidano? Visto che il caso Mercedes esploso in UK ha creato un precedente con le auto in leasing, Tesla ha chiarito che nessun dato del GPS o delle videocamere sarà utilizzato per definire il costo dell’assicurazione Tesla.

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4 motivi del perché Daimler e BMW possono eclissare Tesla in Europa

di Donato D'Ambrosi

Tesla è in testa alla classifica delle auto elettriche più vendute in Europa: la Tesla Model 3 è l’auto con la crescita più importante nei primi 6 mesi del 2019 (dati Jato per l’Europa). Ci sono tanti motivi che spingono all’acquisto di una Tesla, primo tra tutti è l’effetto “wow” di chi ci sale almeno una volta e la prova su strada. D’accordo, ma quanto durerà l’effetto Tesla? Ecco i 4 motivi principali per cui tra qualche anno Tesla potrebbe guardare le spalle di altri Costruttori come Daimler e BMW.

PERCHE’ COMPREREMO UNA TESLA O FORSE NO

Se provate a chiedere a un proprietario di una Tesla “perché hai comprato una Tesla?” Probabilmente vi risponderà “Perché fa cose che altre auto non fanno”. Allora si può dedurre che la tecnologia innovativa di Tesla fa scattare la scintilla. Forse però non tutti sanno che Daimler (da anni sta lavorando alla guida autonoma di livello 4) e BMW (vende auto elettriche più o meno da quando la prima Model S ha esordito) hanno stretto un accordo. Entro il 2024 venderanno le prime auto a guida autonoma, intanto creeranno una piattaforma elettrica condivisibile e lanceranno i parcheggi automatizzati. Intanto per chi volesse la Mercedes EQC è già pronta a sfidare la Tesla Model X, che arranca negli ordini. E attenzione, poiché abbiamo volutamente escluso Volkswagen, meno attiva sulla guida autonoma di Daimler ma agguerrita sul fronte elettrico.

QUESTIONE DI COSTI

Sia chiaro, nessuno della redazione è a favore o contrario a Tesla, ma si tratta di mera convenienza economica. Finché Tesla continuerà a produrre le auto elettriche in California, una Tesla Model 3 che negli USA costa 39 mila dollari (senza contare gli incentivi), in Italia ne costa l’equivalente di almeno 15 mila in più. Ecco perché si vocifera da tempo che Musk voglia impiantare la sua Gigafactory europea proprio in Germania. Probabilmente ci riuscirà, ma intanto BMW produce già la i3 a Lipsia e Daimler ha in programma di estendere la produzione della Mercedes EQC dalla Germania, in USA, Francia e Cina.

CAMBIA IL MODO DI COMPRARE L’AUTO, MA L’ASSISTENZA?

Va bene, chi si apre all’acquisto di una Tesla ha un’immaginazione spiccata e magari gli basta anche visitare il sito web. Ma c’è anche chi si approccia alla vecchia maniera e vuole toccare con mano. Per l’esattezza in Italia, ad oggi, ci sono 5 store Tesla: 2 su Milano, 1 Roma, 1 Padova e 1 Bologna. E’ vero che magari si può scendere a qualche compromesso, ma non bisogna sottolineare il valore di una rete capillare di vendita e assistenza. Basta buttare giù uno specchio retrovisore e accorgersi che il fermo auto in attesa del ricambio non è una cosa molto piacevole.

L’IDENTITA’ DEL BRAND E’ UNA LEVA FORTE

Abbiamo detto all’inizio che le quattro ipotesi per cui Daimler e BMW potrebbero surclassare Tesla in Europa entro il 2024 non si basa sulle batterie. Chiaramente se si volesse una semplice auto elettrica si comprerebbe una Nissan Leaf, una Volkswagen e-Golf, una Hyundai Ioniq Electric o le altre elettriche più vendute della nostra analisi costi. No, la Tesla oggi si compra soprattutto perché, quando sarà legale, potrà guidarsi da sola. Non prendiamoci in giro, quando le auto potranno guidare da sole legalmente forse non avranno più le ruote e neppure i finestrini trasparenti. Ma fino ad allora nel settore delle auto premium (già di per se una nicchia) la fetta grossa è coperta da autonoleggi e società di leasing. Per lo più orientate a marche tedesche. Magari non sarà così e Tesla continuerà ad essere quel fenomeno dirompente che non si può ridurre banalmente a semplice Costruttore di auto.

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