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Capote in tela: tecnologia e sicurezza dietro un tetto in tessuto

di Redazione

Si fa presto a dire spider. Prima, in effetti, su una cabriolet si aggiungeva una semplicissima copertura in tessuto impermeabile e, in caso di pioggia, il riparo era servito. Oggi le cose sono completamente diverse. Anche su un’auto che nasce per essere guidata aperta, la capote in tela deve soddisfare numerosi requisiti di comfort, isolamento acustico, sicurezza, aerodinamica, durata e, non ultimo, design.

TUTTI I PROBLEMI DELLA MANCANZA DI UN TETTO

Bella, la macchina aperta. Ma per i progettisti una spider presenta sempre una serie di problemi in più da risolvere. Prima di tutto, una spider ha minor rigidità torsionale. Perché la scocca non si chiude nella parte alta e tende a flettersi. Per ovviare a questo problema, che compromette in maniera rilevante handling e piacere di guida, si tende a inserire rinforzi strutturali nella zona dietro ai sedili. Ma questo comporta un aumento del peso. E il peso, si sa, è nemico delle prestazioni.

VANTAGGI E SVANTAGGI DEL TETTO RIGIDO

In un passato recente, proprio per ovviare almeno in parte alla questione della rigidità torsionale, le Case hanno proposto una serie di cabrio con tetto rigido a scomparsa. Dalla Mercedes SLK in avanti, sono stati parecchi i modelli con questa tecnologia. Chiudendo in maniera più indeformabile la struttura della vettura tra parabrezza e montanti posteriori, il tetto rigido garantisce una maggiore resistenza alla torsione. A questo, con la capote rigida si aggiunge un maggior comfort acustico, perché si riducono turbolenze e fruscii e si aumenta l’insonorizzazione. Allo stesso tempo, però, si aumentano gli ingombri al posteriore quando si vuole viaggiare aperti.

IL RITORNO DELLA TELA

Le ultime tendenze, spinte forse anche da logiche di marketing, hanno visto un ritorno delle capote in tela. Che intanto, in questi anni, hanno compiuto numerosi progressi. Quelli più evidenti riguardano il materiale con cui sono realizzate. Ultimamente si vedono capote multistrato che sovrappongono vari tessuti e vari materiali per unire in un solo elemento diverse qualità. Lo strato esterno, ad esempio, tende ad essere più robusto e rigido, in modo da garantire una forma più regolare a tutto vantaggio della penetrazione aerodinamica e della riduzione dei fruscii. Al di sotto di questo, scendendo verso l’abitacolo, si trovano invece tessuti fonoassorbenti che lavorano sull’attenuazione del rumore grazie all’adozione di strutture “a spugna”. Questa combinazione permette di viaggiare a capote chiusa con valori di comfort acustico molto vicini a quelli di una versione “chiusa” dello stesso modello.

UNA SICUREZZA CON IL BOTTO

La presenza della tela sopra la testa degli occupanti impone poi numerosi accorgimenti per non compromettere la sicurezza dell’auto, soprattutto in caso di ribaltamento. Le due soluzioni più diffuse riguardano il rinforzo dei montanti anteriori, quelli ai lati del parabrezza, e la presenza di roll bar posteriori. I primi sono semplicemente più resistenti e non flettono neanche se, a contatto con il terreno, sono schiacciati dal peso della stessa auto. I secondi, che sono spesso affogati all’interno del corpo vettura, fuoriescono grazie all’esplosione di piccole cariche pirotecniche nel momento in cui i sensori dedicati rilevano un sollevamento e un inizio di rotazione della vettura. Così gli occupanti hanno una protezione integrale che permette loro di non entrare a contatto con il terreno. Per valutare quanto questi rinforzi sono realmente efficaci, l’ADAC svolge dei crash test dedicati alle cabrio nelle prove di cappottamento.

L’INNOVATIVA CAPOTE DELLA NUOVA 911

Tra le capote più innovative sul mercato, c’è quella della recentissima Porsche 911 Cabrio, che in un certo senso può essere definita una copertura ibrida. Il tetto della 911 Cabrio è a tutti gli effetti in tela, ma sotto il tessuto presenta quattro sezioni rigide in magnesio che, quando la capote è chiusa, si dispongono una attaccata all’altra. Questa struttura permette all’auto di combinare la bellezza retrò della tela con una sagoma del tetto molto simile a quella di una copertura rigida e quasi indeformabile. Con tutti i vantaggi in termini di aerodinamica (la curva del tetto è molto simile a quella della coupé, con cui la Cabrio condivide anche il Cx di 0,29). Questa tecnica ha permesso di dotare la nuova 911 anche di un lunotto rigido in vetro, a tutto vantaggio della visibilità posteriore, e, allo stesso tempo, di ridurre gli ingombri della capote, che una volta ripiegata è alta 23 centimetri e lunga 55 (grazie anche al fatto che il tessuto non è fissato ai pannelli sottostanti).

IL ROLL BAR SALVA GLI OCCUPANTI E IRRIGIDISCE LA SCOCCA

Al di sotto della capote della nuova 911 Cabrio, che grazie al peso contenuto può essere ripiegata a scomparsa all’interno dell’apposito vano in soli 12”, anche in movimento, a velocità inferiori ai 50 km/h, l’auto presenta due roll bar a molla che vengono liberati da una piccola carica esplosiva quando si avverte il rischio di ribaltamento. Se al momento dell’estrusione degli stessi la capote è chiusa, delle punte metalliche in tungsteno si allungano verso il lunotto per evitare che questo contrasti la fuoriuscita delle protezioni. Intelligentemente, questi roll bar sono studiati in modo da incrementare la rigidità torsionale della scocca quando normalmente alloggiati all’interno del corpo vettura.

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Fallout: in arrivo due giochi di ruolo grazie a Modiphius

di Davide Vincenzi
È ufficiale, Fallout, la saga videoludica ambientata in un futuro post apocalittico in cui una guerra nucleare ha devastato il pianeta, diventerà finalmente un gioco di ruolo, anzi, due. È di ieri, infatti, l’annuncio da parte di Modiphius Entertainment della messa in produzione di due diversi sistemi di GDR ambientanti nel mondo di Fallout. Il […]

Tutela Digitale, l’app per difendere reputazione online e diritto all’oblio

di Alessandro Crea

Ieri abbiamo parlato con Sveva Antonini e Gabriele Gallassi, i fondatori di Tutela Digitale, un’innovativa startup che ha l’obiettivo di offrire a tutti uno strumento agile ed efficace tramite cui monitorare la rete e risolvere le problematiche di reputazione online e diritto all’oblio di imprese e privati, soprattutto, ma non esclusivamente, attraverso l’eliminazione e la de-indicizzazione dei contenuti lesivi.

Proprio quest’ultima caratteristica rappresenta l’aspetto più innovativo della startup rispetto ai tanti servizi che già attualmente si occupano di web reputation. Solitamente infatti si opera al contrario, producendo cioè contenuti positivi sul privato o l’azienda, che siano fortemente indicizzati e vadano quindi a “nascondere” i precedenti contenuti che ledevano l’immagine del cliente, facendoli retrocedere nei risultati di ricerca lì dove pochissimi andranno mai a leggerli.

Cancellare o de-indicizzare i contenuti è invece un approccio decisamente più radicale, che assicura però un risultato migliore e più affidabile, anche da un punto di vista psicologico. Con la sempre maggior pervasività del Web e dei social network infatti non siamo più gli unici artefici della costruzione della nostra rappresentazione online.

Il modo in cui gli altri ci vedono, e in cui è possibile manipolare foto, frasi ed eventi del passato decontestualizzati e ridotti a citazione, concorre infatti a produrre nuove rappresentazioni di sé, difficili da controllare e spesso non in linea con l’idea che noi abbiamo o vogliamo dare di noi stessi.

In alcuni casi poi dal piano personale si passa a quello pubblico e professionale e così una scorretta interpretazione di frasi, eventi o immagini, rischia non solo di portare a una sofferenza personale ma di compromettere la dimensione sociale e lavorativa, basti pensare alle conseguenze sulla vita delle persone che possono avere video revenge porn o sui minori attività di cyberbullismo, giusto per fare due esempi.

Per questo sono sempre di più le persone interessate a eliminare dal Web contenuti del proprio passato che ritengono lesivi della propria immagine, non più in linea con le proprie esigenze lavorative o semplicemente con la propria percezione di sé stessi.

Fino a ieri però ottenere risultati rilevanti era un’attività molto impegnativa: rivolgersi a un team di avvocati, contattare provider e siti, inviare lettere di diffida, era un lavoro complesso e costoso, non alla portata di tutti, specialmente tenendo presente che le policy in materia possono differire anche grandemente da Instagram a Facebook a YouTube etc. Insomma una vera Babele giuridica che solo recentemente è stata in parte semplificata dal GDPR.

Qui si inserisce appunto Tutela Digitale e la sua capacità di garantire al contempo velocità di intervento e alta percentuale di riuscita dell’azione di cancellazione o de-indicizzazione. Fiore all’occhiello di Tutela Digitale è la tecnologia LinKiller che, utilizzando una piattaforma tecnologica proprietaria, è in grado di eliminare la maggior parte dei contenuti ritenuti lesivi e diffamatori come foto e video non autorizzati, notizie datate che non rispettano più il diritto di cronaca, pagine e profili falsi sui social network, dati riservati, etc.

Oltre l’aspetto tecnologico, resta però fondamentale la supervisione da parte dei legali e gli esperti in ingegneria reputazionale di Tutela Digitale. La gestione del link ha quindi sempre alle spalle un lavoro di consulenza, analisi, valutazione e gestione da parte del team di LinKiller. Gli accordi e le collaborazioni con i provider e alcuni dei maggiori player del settore come ad esempio YouTube, fanno poi il resto.

L’eliminazione avviene in tempi brevi: se non ci sono particolari problematiche si parla di pochi giorni, nei casi più semplici anche poche ore. Dalla sua nascita Tutela Digitale ha risolto diversi casi con una percentuale di successo che si aggira intorno all’85%. Sono stati rimossi dal web circa 2.500 articoli applicando il Diritto all’oblio.

Tutela Digitale inoltre integra tale approccio anche con attività più tradizionali, come monitoraggio e ingegneria reputazionale, al fine di localizzare i contenuti che riguardano persone, aziende e relativi prodotti e marchi e ricostruendo l’identità digitale di persone e aziende attraverso la creazione di contenuti web.

Photo credit - depositphotos.com

Nel primo caso il sistema di Tutela Digitale attinge a un database che ad oggi conta 90.000 fonti distribuite a livello mondiale tra testate giornalistiche, social network e blog. I dati raccolti sono consultabili dal cliente attraverso un’interfaccia web, inoltre ogni volta che viene pubblicato online un contenuto contenente le keyword predefinite, l’utente viene raggiunto da un alert via mail.

Insomma la creatura di Sveva Antonini e Gabriele Gallassi è davvero l’uovo di colombo del Web, consentendo di ottenere il massimo risultato col minimo sforzo. Da fine febbraio inoltre l’attuale web app sarà affiancata anche da un’app mobile vera e propria, che offrirà ancora più flessibilità e controllo e un’interfaccia più strutturata e usabile.

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