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Sciopero benzinai: distributori chiusi dal 25 marzo, si inizia dalle autostrade

di Raffaele Dambra

Sciopero benzinai

Annunciato lo sciopero dei benzinai: distributori chiusi dal 25 marzo 2020 a cominciare dai distributori della rete autostradale. Servizi essenziali a rischio

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Road Edge Detection: come l’auto riconosce i bordi della strada

di Donato D'Ambrosi

Con i sistemi di guida autonoma di Livello 2+ si sta diffondendo anche la capacità delle auto di riconoscere i bordi della strada: ecco come funziona il sistema Road Edge Detection

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Ipoclorito di sodio: inutile e dannoso per il lavaggio delle strade

di Donato D'Ambrosi

In molti Comuni è diffuso il lavaggio delle strade contro il Coronavirus, ma gli esperti mettono in guardia sull’ipoclorito di sodio: troppo, è inutile e dannoso

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Rifornimento carburante: in autostrada solo self service fino al 20 marzo

di Raffaele Dambra

Rifornimento carburante in autostrada

Il Coronavirus porta novità anche riguardo il rifornimento carburante: in autostrada solo con modalità self service fino al 20 marzo 2020

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Guidare in Germania: limiti, norme e consigli per evitare multe

di Redazione

Le autostrade tedesche sono note perchè a volte senza limiti di velocità, ma il rischio multa è alto: ecco limiti, norme e consigli per guidare in Germania

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10 errori da non fare durante un sorpasso

di Gabriele Amodeo

Il Sorpasso, uno dei momenti più critici e potenzialmente pericolosi quando si è alla guida. Scopriamo gli errori durante un sorpasso da evitare

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10 errori da non fare al casello in autostrada

di Redazione

Telepass assicurazione RC auto

Chi quotidianamente guida lungo le nostre autostrade ha ormai familiarizzato con i caselli autostradali e probabilmente sfrutta il sistema di riscossione automatica Telepass, senza di fatto sostare al casello. Ma chi invece guida saltuariamente in autostrada o vive in una zona dove l’autostrada non prevede il pagamento del pedaggio, quando si trova di fronte ad una barriera autostradale potrebbe commettere degli errori, i quali spesso hanno come conseguenza una multa salata o possono creare disagi alla circolazione. Vediamo quindi come ci si comporta e quali sono gli errori da non commettere al casello in autostrada.

1.SCEGLIERE LA CORSIA GIUSTA AL CASELLO IN AUTOSTRADA

Quando ci si approssima ad una stazione autostradale bisogna identificare e scegliere la corsia giusta del casello. In sostanza bisogna scendere in funzione del tipo di pagamento che adotteremo per saldare il pedaggio. La segnaletica posta al di sopra di ogni corsia specifica in maniera piuttosto chiara la destinazione del varco. I cartelli che è possibile incontrare nelle stazioni di ingresso sono sostanzialmente due, quelli che indicano il ritiro del biglietto, per chi pagherà in contanti o con le carte di pagamento (Bancomat, Carta di Credito o Viacard), e quelli che identificano il varco alle automobili dotate di telepass. Imboccare la corsia Telepass senza possederlo è un errore grave che deve essere gestito come vedremo nei punti successivi.

2.IL CARTELLO GIUSTO AI CASELLI PER USCIRE DALL’AUTOSTRADA

Alle stazioni d’uscita del casello autostradale le varie corsie sono bene evidenziate da cartelli che specificano il tipo di pagamento accettato; se dotati di dispositivo Telepass si dovrà scegliere la corsia dedicata, chiaramente indicata con un cartello a fondo giallo, e imboccarla; il dispositivo di bordo comunicherà con i dispositivi di terra e farà aprire la sbarra al passaggio dell’auto. Se invece abbiamo ritirato il biglietto d’ingresso alla stazione d’entrata bisognerà scegliere le corsie che indicano il pagamento in contanti, simboli delle monete e delle banconote, o quelle che indicano il pagamento con carte se intendiamo usare bancomat, carta di credito o se siamo in possesso di una Viacard, con quest’ultima il pedaggio viene addebitato sul conto corrente o sulla carta di credito.

3.ARRIVARE AL CASELLO IN AUTOSTRADA SENZA BIGLIETTO

Quando si passa dalla stazione in entrata, chi non possiede il Telepass, è obbligato a ritirare il biglietto che certifica l’esatto punto d’ingresso in autostrada, in modo da permettere il calcolo del costo della tratta percorsa. Il biglietto deve essere gelosamente custodito e tenuto a portata di mano per effettuare rapidamente il pagamento. Se il biglietto venisse smarrito è bene sapere che la legge prevede il pagamento del pedaggio dalla più lontana stazione d’ingresso. Se ad esempio il pagamento deve essere effettuato al casello di Salerno, provenendo da Nord, la stazione più lontana è Aosta.

4.COSA FARE AL CASELLO SE NON TROVO IL BIGLIETTO SMARRITO

Al casello, qualora sia presente l’operatore, si può effettuare un’autodichiarazione chiedendo di pagare l’importo calcolato sulla base della stazione d’ingresso che dichiariamo, il casellante redigerà un rapporto di mancato pagamento residuo. Se alla stazione non è presente l’operatore si può richiedere uno scontrino di mancato pagamento. Successivamente l’automobilista si vedrà recapitare la richiesta di pagamento per la differenza non pagata dalla più lontana stazione d’ingresso di quel tratto autostradale. L’automobilista può opporsi rispondendo per iscritto con una dichiarazione, fatta sotto la propria responsabilità penale, del reale tratto di autostrada percorso. La Società Autostrade può riscontrare la veridicità della dichiarazione grazie alle telecamere poste ai caselli in entrata e in uscita, in caso di dichiarazione mendace bisognerà fare i conti con la Giustizia (Leggi il Tir che fa inversione in autostrada catturato dalle telecamere).

5.AL CASELLO AUTOSTRADALE SENZA SOLDI, NIENTE PANICO!

Può capitare a tutti e per tanti motivi di non avere soldi o di carte di credito al casello, se questo dovesse verificarsi una volta giunti al casello per il pagamento non è il caso di farsi prendere dal panico. Sia al casello con pagamento self che a quello presidiato dall’operatore è possibile richiedere uno scontrino di mancato pagamento, totale o parziale. Lo scontrino indica i dati della vettura, il tratto autostradale percorso e l’importo da pagare. Il pedaggio deve essere pagato entro 15 giorni dalla data di emissione, superati i quali si dovranno corrispondere gli oneri di accertamento. Il pagamento può essere effettuato presso i Punti Blu di Autostrade, presso gli uffici postali e anche online sul sito di Autostrade.

6.SE AL CASELLO AUTOSTRADALE IN ENTRATA NON ESCE IL BIGLIETTO

Può verificarsi, per guasti o altro, che alla stazione autostradale d’ingresso, se questa non è presidiata, non vengano rilasciati i biglietti d’ingresso, ad esempio per un guasto ai dispositivi. In questi casi è opportuno provare a usare l’interfono presente a ogni casello e avvisare l’operatore del disservizio; solitamente gli operatori comunicano l’anomalia ai caselli ed è sufficiente comunicare all’operatore in uscita che si è entrati da quel casello “difettoso”. Può comunque accadere che l’operatore al casello di uscita non venga informato e che non accetti le nostre spiegazioni; si può provare a rivolgersi ad un adiacente Punto Blu, se presente e in orario di apertura, oppure proseguire con la medesima procedura per il biglietto smarrito.

7.ENTRARE AL CASELLO DALLA CORSIA TELEPASS SENZA AVERLO

È un caso piuttosto frequente, specie per chi non è abituato ai trasferimenti autostradali, quello di passare in entrata dalla corsia riservata ai Telepass, solitamente la sbarra è sempre aperta, senza quindi ritirare il biglietto d’ingresso. Se ci si rende conto dell’errore quando ormai non è possibile tornare indietro; il consiglio è quello di proseguire fino a destinazione e in uscita incolonnarsi al casello che prevede il pagamento in contatti. Una volta li, se presente l’operatore, fare presente l’errore e seguire lo stesso iter per il biglietto smarrito, se manca l’operatore richiedere uno scontrino di mancato pagamento e provvedere secondo l’iter.

8.USCIRE DALLA CORSIA TELEPASS DEL CASELLO AUTOSTRADALE, MA SENZA TELEPASS

Uscire dalla corsia riservata al Telepass senza avere a bordo un regolare dispositivo telepass è al quanto difficile, tranne se lo si voglia fare volontariamente per non pagare il pedaggio. I furbetti che compiono questa grave infrazione, mettendo a rischio la sicurezza stradale e l’incolumità propria e degli altri automobilisti, solitamente tallonano un’auto che si approssima all’uscita telepass e provano a passare prima che la sbarra richiuda il varco. L’infrazione è pesantemente sanzionata e qualora venga dimostrata la volontarietà del gesto si configura un reato penale.

9.RETROMARCIA O INVERSIONE AL CASELLO IN AUTOSTRADA

Una situazione tipica, l’automobilista sbaglia uscita autostradale e si trova di fronte al casello; spesso prima delle corsie d’uscita sono presenti dei varchi tramite i quali può essere effettuata l’inversione di marcia. L’utilizzo di questi varchi è vietato agli automobilisti, come recita l’art. 176 ai commi 12 e 14 possono essere utilizzati dai mezzi di soccorso, ai mezzi adibiti ai servizi di polizia e ai veicoli adibiti ai servizi dell’autostrada. Le sanzioni per chi trasgredisce sono pesanti e si tratta sempre di manovre che possono mettere a repentaglio la sicurezza stradale.

10.PAGARE CON LA CARTA AL CASELLO

Chi guida in autostrada ogni giorno per lavoro sicuramente sfrutterà i vantaggi di entrare e uscire dall’autostrada per la corsia Telepass. Per tutti gli altri invece esistono le corsie di pagamento del pedaggio in contanti (con operatore o automatiche) e le corsie Carte. Forse non tutti sanno che il pedaggio si può pagare con qualsiasi carta prepagata, di debito o carta di credito Maestro, Visa, Mastercard, Express, Diners, Aura, Postamat diversa dalla Carta dei Servizi di Autostrade. Rispetto al pagamento automatico in contanti, cambia solo l’utilizzo della carta elettronica al casello al posto di banconote e monete e senza alcun costo aggiuntivo. Una possibilità che non tutti conoscono e magari pur avendo in tasca una carta elettronica, si mettono in fila ai pagamenti tradizionali anche nei giorni di esodo.

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Viadotto A6 riapre in tempi record, ma la tratta resta a rischio

di Raffaele Dambra

Viadotto A6 riapre

Era il pomeriggio di una piovosa domenica di novembre, precisamente il 24 dello scorso anno, quando una frana staccatasi dalla collina sovrastante travolse il viadotto Madonna del Monte sito sull’autostrada A6 Torino-Savona (gestita da Autostrada dei Fiori), in corrispondenza del tratto tra l’interconnessione di Savona e lo svincolo di Altare. Solo per puro caso, in quel momento non stava transitando alcun veicolo, l’incidente non provocò una strage, determinando ‘soltanto’ forti disagi alla viabilità che si stanno fortunatamente per concludere. A distanza di poco meno di tre mesi dal crollo, infatti, con una rapidità davvero inusuale per le abitudini italiche, il viadotto sulla A6 è stato già ricostruito. E riapre alla normale circolazione delle vetture a partire dalle ore 6:00 di sabato 22 febbraio 2020.

VIADOTTO A6 CROLLATO A NOVEMBRE 2019: LA RICOSTRUZIONE

Il nuovo viadotto Madonna del Monte sulla A6 Torino-Savona è lungo 58 metri ed è in acciaio. Come riporta Il Secolo XIX, è stato realizzato in un’unica campata senza pilastri intermedi per scavalcare interamente la zona oggetto della frana. La costruzione è avvenuta in circa 70 giorni, ovvero dalla data del dissequestro dell’area. E anche in anticipo rispetto ai tempi previsti (si pensava in origine di riaprire a marzo). I lavori hanno visto un impiego medio di 40 addetti al giorno, in rappresentanza delle 27 società coinvolte sotto il coordinamento di Itinera. L’impalcato, del peso di circa 300 tonnellate, è stato realizzato in acciaio corten, scelto per le caratteristiche di resistenza alla corrosione e agli agenti atmosferici. Nell’ambito dei lavori del nuovo viadotto sulla A6 sono state installate circa 1.300 metri di barriere di sicurezza con il massimo livello di contenimento.

VIADOTTO A6 RIAPRE, MA ALTRI PONTI SULLA TRATTA SONO A RISCHIO

Venerdì 21 febbraio il nuovo viadotto A6 Madonna del Monte è stato inaugurato dal ministro del Trasporti Paola De Micheli e dal governatore Giovanni Toti. Adesso l’attenzione si sposta sul proseguo dei lavori per la ricostruzione dell’ex Ponte Morandi a Genova, con la speranza di assistere a una nuova inaugurazione in Liguria entro pochi mesi. Intanto però un articolo del Sole 24 Ore a firma di Maurizio Caprino ha denunciato la situazione di criticità di altri viadotti sulla Torino-Savona. Che andrebbero demoliti e rifatti prima che crollino improvvisamente, come del resto ha rilevato anche l’ispettore del MIT Placido Migliorino. In effetti ci sono almeno tre ponti della A6 di cui è stata già programmata la demolizione. Fino ad allora si circolerà su una sola corsia per carreggiata e con una distanza minima di 100 metri tra i mezzi pesanti.

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Autostrade per l’Italia mette in sicurezza 587 gallerie

di Raffaele Dambra

Autostrade per l'Italia

Dopo lo scoop secondo cui centinaia di gallerie poste sulla rete autostradale italiana non sarebbero a norma, e probabilmente anche per lanciare un segnale di ‘buona volontà’ in vista della delicata decisione sulla possibile revoca della concessione, Autostrade per l’Italia ha annunciato imponenti controlli su ben 587 gallerie per un investimento complessivo di circa 70 milioni di euro. Ad oggi ne sono già state monitorate 135secondo i migliori standard del settore e utilizzando le più avanzate tecnologie disponibili sul mercato”.

AUTOSTRADE PER L’ITALIA: IL PIANO DEI CONTROLLI DELLE GALLERIE

La prima fase del piano di sorveglianza, avviata a gennaio, è svolta da un consorzio di società esterne specializzate in attività di monitoraggio delle infrastrutture. Le ispezioni sono state pianificate partendo dalle gallerie più datate, realizzate prima degli anni ‘80, e costruite senza impermeabilizzazione. Questa fase prevede una prima ispezione per esaminare nel dettaglio lo stato del calcestruzzo, verificare le canaline posizionate e l’ancoraggio degli impianti (come ventilatori, telecamere, portacavi, ecc.). Sulla base dei primi riscontri effettuati, qualora necessario, vengono immediatamente effettuati gli interventi di ripristino. Le ispezioni e le verifiche preliminari di tutte le gallerie saranno concluse entro metà marzo 2020.

GALLERIE AUTOSTRADE: MONITORATE CON GEORADAR E LASER SCANNER

Sulla base degli esiti delle prime analisi, parte successivamente, su ognuna delle 587 gallerie, una seconda fase di controlli per approfondire maggiormente lo stato e le condizioni di ogni infrastruttura. Si procede, innanzitutto, con un intervento preparatorio che prevede il lavaggio della calotta delle gallerie; poi si prosegue effettuando rilievi in profondità attraverso anche l’utilizzo di tecnologie come il georadar (una vera e propria ‘radiografia’ che individua eventuali difetti non visibili a occhio) e il laser scanner (che, tra le altre cose, permette di individuare con assoluta precisione la presenza di punti umidi) per mezzo delle quali i progettisti hanno ben chiari i punti su cui porre la massima attenzione nelle successive fasi e su cui procedere con eventuali indagini specifiche di approfondimento. Una volta conclusa l’analisi strumentale, si procede a una nuova ispezione visiva e acustica delle gallerie, con percussione manuale del rivestimento.

AUTOSTRADE PER L’ITALIA: CONTROLLO DELLE GALLERIE SOLO DI NOTTE

Questa seconda fase di monitoraggio approfondito sarà conclusa entro la fine del 2020. Autostrade per l’Italia assicura che tutti i controlli effettuati, e i relativi interventi di manutenzione, consentiranno di attuare un radicale piano di ammodernamento complessivo del sistema galleristico della rete, con risorse già preventivate. Ovviamente per limitare al massimo gli effetti sul traffico, gli interventi si svolgono prevalentemente durante l’orario notturno, interrompendo la viabilità dalle 22:00 alle 6:00. Come detto, fino a questo momento si sono fatte verifiche preliminari su 135 gallerie, prevedendo in diversi casi anche le successive attività di lavaggio, controllo con georadar, marcatura e caratterizzazione dei calcestruzzi.

LE GALLERIE DI AUTOSTRADE PER L’ITALIA SOTTOPOSTE A MONITORAGGIO

ASPI ha comunicato infine anche il posizionamento delle 587 gallerie oggetto dei controlli:
– 285 gallerie sulla direzione di Tronco di Genova;
– 17 gallerie sulla direzione di Tronco di Milano;
– 10 gallerie sulla direzione di Tronco di Bologna;
– 113 gallerie sulla direzione di Tronco di Firenze;
– 10 gallerie sulla direzione di Tronco di Fiano Romano;
– 30 gallerie sulla direzione di Tronco di Cassino;
– 70 gallerie sulla direzione di Tronco di Pescara;
– 52 gallerie sulla direzione di Tronco di Udine.

AUTOSTRADE PER L’ITALIA: I CONTROLLI SOLO DOPO I RILIEVI DEL MINISTERO?

Ovviamente plaudiamo all’iniziativa di Autostrade per l’Italia che ha attivato il monitoraggio su 587 gallerie. C’è però il sospetto, come abbiamo scritto all’inizio, che questa improvvisa solerzia sia derivata anche (o soprattutto?) dalla severa relazione diffusa lo scorso mese di novembre dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, l’organo tecnico del Ministero delle Infrastrutture, secondo cui 200 gallerie della rete autostradale italiana, delle quali 105 gestite da ASPI, non rispettavano i criteri della direttiva europea 2004/54 (che fissa requisiti molto rigidi in termini di sicurezza), risultando quindi non a norma. La relazione si chiudeva con l’intimazione a mettersi in regola quanto prima (i gestori avrebbero dovuto in realtà farlo entro l’aprile 2019). E a porre in atto tutte le misure necessarie per ridurre al minimo i rischi durante il transito nelle gallerie sotto osservazione. Autostrade per l’Italia aveva risposto precisando che gli adeguamenti alla normativa UE non riguardavano in alcun modo la sicurezza strutturale delle gallerie, assicurando comunque di aver già iniziato i lavori necessari (qui la risposta completa della concessionaria). Insomma, l’ennesima dimostrazione che per ottenere qualche risultato bisogna pungolare l’interlocutore. E pungolarlo bene.

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Animali selvatici in autostrada: gestore non responsabile dei danni

di Raffaele Dambra

Animali selvatici in autostrada

Una recente sentenza del giudice di pace di Roma, la 32557 depositata il 2 dicembre 2019, ha capovolto la convinzione, corroborata da numerose sentenze precedenti, secondo cui i gestori autostradali fossero sempre responsabili dei danni causati dagli animali selvatici sulle arterie di loro competenza. E invece il GdP ha stabilito che se la rete di recinzione dell’autostrada è integra, e nel caso in questione pare che lo fosse, il gestore non ha responsabilità per gli eventuali danni arrecati dagli animali che invadono la carreggiata ed entrano in collisione con i veicoli in transito.

ANIMALI SELVATICI IN AUTOSTRADA: SE LA RECINZIONE È INTEGRA IL GESTORE NON HA COLPE

Come riporta il sito del Sole 24 Ore, la sentenza di Roma ha sorprendentemente accolto la tesi difensiva di Autostrade per l’Italia. Che, appellandosi all’articolo 2051 del Codice Civile (“Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito”), ha fatto leva proprio sul concetto di ‘caso fortuito’, dimostrando l’insussistenza del nesso di causalità fra evento e danno. In altri termini il giudice ha riconosciuto che ASPI ha posto tutte le misure necessarie per mettere in sicurezza quel tratto di autostrada, installando un’adeguata recinzione. Di conseguenza non gli si può attribuire alcuna colpa se gli animali hanno trovato il modo di raggiungere lo stesso la carreggiata. A completare l’opera, orientando definitivamente la pronuncia del giudice di pace, è stata accertata pure la corresponsabilità del conducente per non aver ridotto la velocità alla vista di un capriolo sulla strada.

AUTOSTRADE: DANNI CAUSATI DA ANIMALI SELVATICI, SENTENZE CONTRASTANTI

Ma come mai abbiamo parlato di sentenza ‘sorprendente’? Perché, come anticipavamo all’inizio, in precedenza non sempre i tribunali si erano espressi alla medesima maniera su episodi simili, condannando spesso e volentieri i concessionari autostradali. Sempre il Sole 24 Ore ha ricordato per esempio la sentenza 1139/2017 del giudice di pace di Tivoli, secondo cui l’animale poteva essere entrato in autostrada in un punto lontano dal luogo dell’incidente e in cui nessuno aveva dimostrato che la recinzione fosse stata ispezionata. E la 37542/2016 del giudice di pace di Roma, che aveva dato anch’essa torto al gestore. Tuttavia lo stesso ufficio, con la sentenza 3018/2016, in un’occasione si era già pronunciato a favore di Autostrade, escludendo che su beni estesi come le arterie autostradali si possa attribuire al concessionario la responsabilità per le cose in custodia.

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Strade e autostrade Anas: 3.500 ponti senza manutenzione

di Raffaele Dambra

Strade e autostrade Anas

Come se non bastasse la già critica situazione di molti viadotti autostradali gestiti da Autostrade per l’Italia e da altre società concessionarie private, un’inchiesta del Corriere della Sera a firma Milena Gabanelli e Andrea Pasqualetto getta qualche ombra sul grado di sicurezza di migliaia di ponti che attraversano le strade e autostrade italiane gestite da Anas. I quali risulterebbero privi di controlli e manutenzione da chissà quanti anni. In particolare ce ne sono oltre 700 (precisamente 763, dato di gennaio 2020) a cui manca addirittura un proprietario che provveda all’ordinaria manutenzione e sono soltanto controllati ‘a vista’ dai cantonieri. E 3.572 (su un totale di 4.991 ponti da ‘attenzionare’) che, nonostante abbiano una proprietà certa, nel 2019 hanno ugualmente ‘saltato’ le ispezioni obbligatorie per legge. E quindi non è dato sapere in che condizioni siano.

STRADE E AUTOSTRADE ANAS: NEL 2019 CONTROLLI SOLO SUL 28% DEI PONTI PIÙ CRITICI

Proprio così: a leggere i dati riguardanti i controlli a viadotti e cavalcavia registrati fino a dicembre 2019, quelli sulle infrastrutture principali e più critiche si sono fermati a neppure un terzo del dovuto (1.419 su 4.991, il 28%), mentre le verifiche sulla pavimentazione sono risultate addirittura azzerate. Significa che ad oggi Anas potrebbe non conoscere le condizioni in cui si trova il 72% delle sue strutture più delicate. E questo nonostante l’obbligo per legge di effettuare ispezioni annuali sotto la supervisione di ingegneri qualificati. Da notare inoltre come il dato sia peggiorato dal 2018, quando erano stati stati ispezionati il 58% dei ponti. Insomma, sempre peggio.


Grafico Corriere.it (cliccare sull’immagine per visualizzarla più grande)


MANUTENZIONE PONTI ANAS: IN ALCUNE REGIONI NESSUNA ISPEZIONE SU CENTINAIA PREVISTE PER LEGGE

Ci sono regioni in cui non si è mossa proprio foglia. E non è neppure questione di nord o sud perché le criticità sono state riscontrate un po’ dappertutto. In Piemonte e Friuli Venezia Giulia, per esempio, sono state fatte zero (ripetiamo: zero) verifiche su, rispettivamente, 205 e 64 previste. Numeri simili sulle autostrade siciliane (zero su 348) e sulla Salerno – Reggio Calabria (7 su 574), gestite entrambe da Anas. Nelle Marche 1 ispezione su 271 messe in programma, in Puglia 73 su 264, nel totale della Sicilia 13 su 496. Viceversa in Liguria l’Anas ha passato al setaccio 201 ponti quando avrebbe dovuto ispezionarne solo 18. Forse una naturale conseguenza del crollo del Ponte Morandi di Genova che ha scoperchiato la drammatica situazione di molte infrastrutture della regione.

Grafico Corriere.it (cliccare sull’immagine per visualizzarla più grande)


STRADE E AUTOSTRADE ANAS: MANCATA MANUTENZIONE NON PER MANCANZA DI FONDI

Ma perché tutte queste omissioni sui controlli e la manutenzione dei ponti su strade e autostrade Anas? Per il Corriere non sarebbe una questione di (pochi) fondi. Leggiamo infatti che l’Anas dispone di risorse importanti. “Il contratto di programma stipulato con il Ministero delle Infrastrutture aveva stanziato per il quinquennio 2016-2020 23,4 miliardi, aumentati lo scorso anno a 29,9, più della metà per la manutenzione programmata, l’adeguamento e la messa in sicurezza di ponti, gallerie e pavimentazione. […] In più, per il biennio 2019-2020, ben 2,7 miliardi sono stati destinati alla manutenzione straordinaria, d cui però sono stati spesi meno di 200 milioni”. I problemi quindi risiedono altrove e nell’indagine condotta da Gabanelli e Pasqualetto si avanzano pure delle ipotesi inquietanti (fenomeni corruttivi, spese gonfiate, lavori di manutenzione fatturati a prezzo pieno ma eseguiti solo parzialmente per spartirsi il residuo)…

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Autostrade in Spagna gratis: ecco dove non si paga il pedaggio dal 2020

di Donato D'Ambrosi

Una buona notizia per i turisti in vacanza in Spagna è che dal 1 gennaio 2020 alcune Autostrade in Spagna sono gratis. La novità deriva da una precisa intenzione del Governo di controllare direttamente le arterie stradali. Ecco quali sono le auto strade gratis in Spagna dal 2020 e quali le tratte senza pedaggio che potrebbero esserlo nei prossimi mesi.

AUTOSTRADE GRATIS IN SPAGNA GESTITE DAL GOVERNO

Dal 1 gennaio 2020 il Governo ha preso in mano la gestione delle autostrade in Spagna su cui è scaduta la concessione a gestori privati. Qualcosa che in Italia si fa fatica a realizzare nonostante i continui crolli di ponti e viadotti. Il Governo avrebbe così deciso di deviare il traffico dalle zone rurali alle arterie principali, soprattutto lungo la costa. L’abolizione dei pedaggi autostradali in Spagna sembra nelle intenzioni dei legislatori anche nel prossimo futuro. Ad oggi però sono circa 500 i km di Autostrade in Spagna dove non si paga il pedaggio a partire dal 2020.

AUTOSTRADE IN SPAGNA GRATIS: I CASELLI SENZA PEDAGGIO

Le autostrade in Spagna senza pedaggio dal 2020 corrono lungo la costa da e verso la Francia e per chi dalla costa va verso Siviglia e torna indietro. In Spagna Autostrade e Superstrade si distinguono Con AP (Autopistas) e A (Autovias), le prime prevedono il pagamento del pedaggio, le seconde invece sono gratuite. Con l’introduzione del pedaggio gratuito sulle Autostrade in Spagna, si parte dall’A7 (Autostrada del Mediterraneo) e l’AP4 (Autostrada del Sud). Le tratte autostradali gratuite dal 1 gennaio 2020 in Spagna sono:

– AP7 Tarragona – Alicante (380 km)
– AP4 Siviglia – Cadice (120 km)

LE ALTRE AUTOSTRADE IN SPAGNA GRATUITE NEI PIANI DEL GOVERNO

Il pedaggio sull’autostrada spagnola AP7 nel 2019 costava circa 101 euro se percorsa per intero, dal confine con la Francia fino all’estremo sud della Spagna per 1109 km. Dal 2019 sono stati anche pianificati i lavori di ampliamento per la AV21, la strada a scorrimento veloce parallela all’AP7. Secondo le dichiarazioni delle autorità valenciane sarà realizzata una corsia esclusiva di autobus e i veicoli ingombranti e sarà costruita una passerella sulla strada tra il comune di Alboraia con il centro balneare Port Saplaya. Secondo quanto riporta l’ADAC, anche le autostrade AP7 tra il valico di frontiera con la Francia e Tarragona e l’AP2 tra Lleida – Saragozza dovrebbero diventare gratuite nel prossimo futuro alla scadenza delle concessioni in corso.

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Autostrada A26 chiusa al traffico: i percorsi alternativi per Genova Porto

di Donato D'Ambrosi

La procura di Genova ha ordinato la chiusura dell’Autostrada A26 tra l’allacciamento con l’autostrada A10 e lo svincolo di Masone. Una misura adottata nella tarda serata di ieri per fare luce sulle situazioni di sicurezza dei viadotti dopo lo scandalo deli report edulcorati sui controlli dei ponti. Genova almeno fino alla riapertura su unica carreggiata annunciata entro oggi martedì 26 novembre resta spaccata a metà, con la principale arteria che collega il porto di Genova al resto d’Italia. Intanto ecco i percorsi alternativi all’Autostrada A26 per raggiungere il porto di Genova.

IN ITALIA L’80% DELLE FRANE EUROPEE

La frana nella foto sotto che ha abbattuto il viadotto della Madonna del Monte sull’A6 ha fatto scattare la chiusura del tratto di Autostrada sull’A26. La procura ha infatti evidenziato “gravi ammaloramenti” delle condizioni dei viadotti Fado in direzione Alessandria e Pecetti direzione Ventimiglia e per consentire le verifiche tecniche la circolazione è stata interdetta. Secondo Francesco Peduto, presidente Consiglio nazionale dei geologi, intervistato da Il Sole 24 Ore, “in Italia si verificano l’80% delle frane in Europa”. Ecco perché rivestono un ruolo cruciale i controlli e le verifiche tecniche per prevenire le conseguenze di smottamenti idrogeologici. Verifiche finite al centro dell’inchiesta sui rapporti alterati delle verifiche dei viadotti. Tant’è che ASPI ha annunciato che la manutenzione e il controllo dell’infrastruttura sarà affidato a una società di rilievo internazionale al posto della Spea Engineering “di famiglia”.

I PERCORSI ALTERNATIVI ALL’A26 CHIUSA AL TRAFFICO

I percorsi alternativi per i veicoli leggeri e fino a 7,5 tonnellate (esclusi gli autobus) sono:
– dalla A10 verso l’A26, uscire a Prà e proseguire fino a Masone tramite la SP 456 del Turchino;
– dalla A26 all’A10 effettuare il percorso inverso.

Per i veicoli pesanti oltre 7,5 tonnellate  e gli autobus sono previsti questi percorsi alternativi:

– dalla A10 verso l’A26 percorrere la A7 Milano-Genova;
– dalla A26 all’A10, obbligo di deviazione sulla Diramazione Predosa Bettole, dalla quale, con fermo temporaneo e progressivo deflusso, sarà possibile procedere verso Genova lungo la A7.

Potranno proseguire fino a Masone i soli mezzi pesanti con destinazione di scarico o carico nella zona collegata a tale svincolo.

RIAPERTURA A META’ E TRAFFICO CONGESTIONATO

Autostrade per l’Italia ha fatto sapere che “Entro le ore 12 di oggi, martedì 26 novembre 2019, riprenderà in entrambe le direzioni di marcia la circolazione. Nel corso della notte, la Direzione di Tronco di Genova di Autostrade per l’Italia ha realizzato uno scambio di carreggiata per garantire una corsia di scorrimento per senso di marcia.” In questo modo il gestore punta a limitare i danni all’economia di una Genova paralizzata denunciati dal governatore della Liguria Giovanni Toti. Una sola corsia per senso di marcia dovrebbe permettere le verifiche d’urgenza e ripristinare i collegamenti tra Piemonte e Liguria verso il porto di Genova.

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Crollo viadotto A6: i percorsi alternativi

di Raffaele Dambra

Crollo viadotto A6 percorsi alternativi

In seguito al crollo del viadotto A6 ‘Madonna del Monte’ poco dopo Savona in direzione Torino, la circolazione autostradale è stata ovviamente interrotta sia sulla tratta interessata dal sinistro (da Savona, bivio A6/A10, ad Altare) che sulla carreggiata opposta, in direzione sud, tra Millesimo e il medesimo bivio A6/A10. Quest’ultima, infatti, pur essendo stata solo sfiorata dalla frana che ha causato il crollo del viadotto, potrebbe aver subito comunque dei danni. E sarà dunque riaperta solo dopo averne constatato la perfetta staticità. Ne consegue che al momento il collegamento in autostrada tra il Ponente ligure e il Piemonte risulta interrotto con rischio isolamento per parecchi Comuni. Vediamo quindi se ci sono dei percorsi alternativi per ovviare al crollo del viadotto A6. Articolo aggiornato alle 23:00 del 24 novembre con le informazioni diramate da Viabilità Italia.

VIADOTTO A6 CROLLATO: COME RAGGIUNGERE LA VAL BORMIDA E IL PIEMONTE DA SAVONA E VICEVERSA?

Purtroppo anche gran parte delle strade provinciali della Val Bormida (ricordiamo che la A6 collega Savona a Torino, e viceversa, attraversando proprio la Val Bormida il cui centro più importante è Cairo Montenotte) sono chiuse a causa delle piogge torrenziali di questi ultimi giorni. Per cui riuscire ad attraversare la valle per raggiungere i due capoluoghi e i Comuni lungo il tracciato non è affatto semplice. Non a caso il governatore della Liguria Giovanni Toti, intervenuto in prefettura a Savona per fare il punto della situazione, ha dichiarato che, viste le numerose frane, la Val Bormida risulta accessibile solo con piccole strade locali di difficile raggiungibilità, raccomandando i cittadini di non mettersi in viaggio.

CROLLO VIADOTTO A6: PERCORSO ALTERNATIVO CON LA A26

Chi invece, nonostante il crollo del viadotto sulla A6, deve raggiungere necessariamente la Val Bormida e/o il Piemonte da Savona e viceversa può provare i seguenti percorsi alternativi, i primi due suggeriti dal portale locale ivg.it.
1) da Savona alla Val Bormida #1: tramite la A10 in direzione Genova giungere all’allacciamento con la A26 Genova-Gravellona Toce; prendere quest’ultima, uscire ad Alessandria sud e percorrere poi il tratto che da Acqui Terme scende verso il territorio valbormidese.
2) da Savona alla Val Bormida #2: da Albenga prendere la provinciale 453 per Pieve di Teco; proseguire fino ad Ormea; rientrare infine nel tratto di A6 all’altezza di Cuneo. Questo percorso è decisamente più lungo del  precedente.
3) da Savona/Ventimiglia a Torino e viceversa: percorrere la A26 Genova Voltri-Gravellona Toce e immettersi sulla A21 Torino-Piacenza verso Torino. Percorso inverso da Torino in direzione Savona e Ventimiglia.
Vista però la tortuosità di tali alternative, se non ci sono grandi urgenze è meglio attendere il miglioramento del tempo (previsto già nelle prossime ore) e la riapertura di buona parte delle strade provinciali e statali.

PERCORSI ALTERNATIVI PER LE LUNGHE PERCORRENZE

Per coloro che sono in viaggio lungo la A10, da Imperia, diretti verso le regioni del Piemonte e della Lombardia: prendere la A26 Genova – Gravellona Toce a Genova a Voltri direzione Alessandria;

Per coloro che sono in viaggio lungo la A12 provenendo da La Spezia: prendere la A7 a Genova, o eventualmente la A26 a Genova Voltri e poi la A21 in direzione Torino;

E per coloro che da Torino sono diretti verso Savona: prendere la A21 in direzione Alessandria e poi la A26 in direzione Savona A10. Si segnala che l’uscita obbligatoria istituita sula A6 a Millesimo, non consente di arrivare a Savona attraverso la viabilità ordinaria a causa della chiusura della SP29;

Per chi proviene dalla dorsale tirrenica del centro-sud italia verso il Piemonte: prendere la A11 direzione Firenze, la A1 verso nord e successivamente la A21 verso Alessandria. Alternativamente si può prendere a La Spezia la A15 in direzione Parma, poi la A1 verso nord e successivamente la A21 sempre in direzione Alessandria. Percorso inverso (A21-A1-A11, ovvero A21-A1-A15-A12) per chi dal Piemonte deve raggiungere la dorsale tirrenica.

Per il traffico locale non si consiglia di percorrere le autostrade e di fruire, invece, della viabilità ordinaria, secondo le indicazioni delle Autorità locali. Si consiglia infine di evitare le aree limitrofe al crollo per non essere d’intralcio alle operazioni di soccorso.

ALTRA VIABILITÀ AUTOSTRADALE NELLA ZONA INTERESSATA DAL CROLLO

Sulla A10 si segnala la presenza di cantieri per il pieno ripristino della sede stradale interessata dagli smottamenti del 23 novembre. Tra gli interventi attualmente in corso da parte dei tecnici si segnala quello nel tratto compreso tra Varazze e Arenzano in direzione di Genova dove, a causa di due distinti smottamenti con detriti in carreggiata, si circola su una corsia in deviazione sulla opposta direzione per circa 8 km. Con previsione di ripristinare la circolazione su due delle tre corsie disponibili entro la giornata di lunedì 25 in cui si prevedono accodamenti.

Fino ad allora resteranno chiusi anche l’ingresso da Varazze per Genova, per cui si consiglia in alternativa l’entrata ad Arenzano; e l’uscita ad Arenzano provenendo da Savona con consiglio di uscire a Varazze e raggiungere Arenzano tramite la SS 1 Aurelia.

VIABILITÀ ORDINARIA NELLA ZONA INTERESSATA DAL CROLLO

La SS 1 Aurelia è chiusa in località Vado Ligure (GE) e in località Arenzano. È inoltre chiusa la SS 334 del Sassello in località Stella, il tutto a causa di frane. Anche la SP 29 è chiusa in località Montemoro (SV) dal km 147 al Km 149 causa frana.

NUMERI DA CHIAMARE PER INFORMARSI SU VIABILITÀ E POSSIBILI PERCORSI ALTERNATIVI

Call center viabilità Autostrada A6 Torino-Savona: tel. 011.97.13.182.
CCiSS – Viaggiare informati: tel. 1518
ANAS – Info viabilità: tel. 800.841.148.

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Viadotto su autostrada A6 Torino-Savona crolla per una frana

di Raffaele Dambra

Viadotto autostrada A6 Torino-Savona crolla

Tragedia sfiorata su un viadotto dell’autostrada A6 Torino-Savona crollato parzialmente a causa di una frana provocata dalle forti piogge. Il viadotto si trova nel tratto savonese dell’autostrada, in direzione Torino, all’altezza del km 122 in prossimità del comune di Altare, poco dopo l’innesto con la A10. Dalle prime ricostruzioni sembra che sia venuto giù un tratto di circa 30 metri. Sul posto stanno sono già intervenuti i vigili del fuoco per accertare l’eventuale coinvolgimento di veicoli e persone, ma per fortuna non si ha per il momento notizia di feriti o vittime. Ricordiamo che la società concessionaria della A6 Torino-Savona è l’Autostrada dei Fiori, controllata da SIAS del gruppo Gavio (N.B. foto in apertura di savonanews.it).

CROLLO VIADOTTO AUTOSTRADA A6 TORINO-SAVONA NEI PRESSI DI ALTARE

Per la seconda volta nel giro di un anno e tre mesi la Liguria è di nuovo suo malgrado protagonista di un evento drammatico che mette a nudo tutti i problemi infrastrutturali della regione. Ma a differenza della tragedia del Ponte Morandi a Genova, stavolta per lo meno non si devono contare dei morti (restiamo comunque in attesa di conferme ufficiali). Il crollo di una parte del viadotto sulla A6 in direzione Torino si è verificato precisamente nel tratto tra Savona e Altare, prima della galleria. Il cedimento ha interessato circa 30 metri di corsia ed è ben visibile a occhio nudo fin dalla collina della Madonna del Monte.

UNA FRANA RESPONSABILE DEL CROLLO DI UNA PARTE DEL VIADOTTO A SAVONA

Secondo una prima ricostruzione, come riferisce il quotidiano Repubblica, una frana si sarebbe staccata dal monte sovrastante l’autostrada e avrebbe travolto i piloni del viadotto, provocandone il crollo. Del resto negli ultimi giorni l’autostrada Savona-Torino e tutto il territorio circostante sono stati letteralmente flagellati da movimenti franosi legati alle forti piogge, che avevano già portato alla chiusura di alcuni punti della A6. Ovviamente dopo il crollo di parte del viadotto si è provveduto a interrompere la circolazione sia in direzione Torino nel tratto tra il bivio A6/A10 Savona e Altare; ma anche, a scopo precauzionale, sulla carreggiata opposta, in direzione Savona, tra Millesimo e il bivio A6/A10.

IL PUNTO DELLA SITUAZIONE SUL CROLLO DEL VIADOTTO DELLA A6

Il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti si è recato in Prefettura per ricevere tutte le informazioni sul crollo del viadotto della A6 a Savona, e ha postato pochi minuti dopo un video su Facebook con il punto della situazione. “Dai primi accertamenti“, ha confermato il governatore, “Sembra che il crollo sia stato causato da una grandissima frana che si è staccata dal monte che fiancheggia il viadotto, partendo molte centinaia di metri più in alto. La frana ha travolto i pilastri del viadotto portando via 30 metri di campata di una carreggiata e si è fermata sotto i piloni dell’altra“. Dopo un successivo sopralluogo Toti ha dichiarato che sono giunte segnalazioni di un’auto in transito al momento del cedimento. Ma non è detto che siano segnalazioni certe. Comunque si stanno effettuando tutte le verifiche del caso scavando sotto una coltre di oltre due metri di fango.

[IN AGGIORNAMENTO]

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Autostrada: i limiti di velocità in assenza di segnaletica

di Raffaele Dambra

Autostrada limiti di velocità

Quando si guida in autostrada i limiti di velocità si devono sempre rispettare, anche in assenza di apposita segnaletica. Ma quali sono questi limiti? Secondo l’orientamento dettato da una non troppo lontana sentenza della Corte di Cassazione (la 26393/2017), se l’ente proprietario dell’autostrada non ha provveduto a specificare la soglia consentita in un determinato tratto, si applicano i limiti minimi e massimi previsti dalla legge. Una precisazione apparentemente superflua (è ovvio che la mancanza dei segnali non autorizza di certo a sfrecciare a 200 km/h) ma in realtà necessaria per determinare l’effettivo limite massimo.

AUTOSTRADE E LIMITI DI VELOCITÀ: IL CODICE DELLA STRADA

Ai sensi dell’articolo 142 comma 1 del Codice della Stradala velocità massima non può superare i 130 km/h per le autostrade”. Tuttavia sempre il medesimo comma stabilisce che “sulle autostrade a tre corsie più corsia di emergenza per ogni senso di marcia […] gli enti proprietari o concessionari possono elevare il limite massimo di velocità fino a 150 km/h sulla base delle caratteristiche progettuali ed effettive del tracciato”. Basandosi su questa doppia lettura, un automobilista che aveva spinto il piede sull’acceleratore fino a raggiungere la velocità di 159 km/h, e per questo multato di una somma compresa da 168 a 674 euro per aver superato di oltre 10 km/h e non oltre 40 km/h il limite massimo (art. 142 CdS comma 8), si era rivolto alla Suprema Corte chiedendo la riduzione della sanzione.

LIMITE MASSIMO IN AUTOSTRADA: 130 O 150 KM/H?

A suo parere, infatti, nella fattispecie si sarebbe dovuto applicare il comma 7 dell’art. 142, secondo cui chi supera il limite di velocità di non oltre 10 km/h paga solo la sanzione ridotta da 41 a 168 euro. La sua tesi era ben chiara: poiché il CdS contempla, a certe condizioni, la possibilità di viaggiare in autostrada a 150 km/h, e dato che sul tratto interessato non erano stati segnalati i limiti minimi e massimi di velocità, e che comunque quel tratto rientrava come caratteristiche tra quelli percorribili a 150 km/h, sarebbe stato più giusto multarlo con la sanzione ridotta per aver superato di soli 9 km/h (159 vs 150) il limite massimo virtualmente consentito.

LIMITI IN AUTOSTRADA: SENZA SEGNALETICA LA VELOCITÀ MASSIMA È SEMPRE 130 KM/H

La Corte di Cassazione ha però rigettato la tesi dell’automobilista ricorrente, precisando che gli enti proprietari di strade e autostrade hanno sì facoltà discrezionale di fissare limiti di velocità minimi e massimi diversi da quelli stabiliti con carattere generale dall’art. 142 del CdS, ma solo provvedendo alla relativa segnalazione. E che l’eventuale aumento del limite massimo da 130 a 150 km/h in autostrada non può mai essere lasciato alla ‘libera interpretazione’ dei conducenti, essendo in gioco la sicurezza della circolazione e la tutela della vita umana. In definitiva, quindi, il limite massimo di velocità in autostrada in assenza di specifica segnaletica è sempre quello previsto per legge, ovvero 130 km/h.

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Autostrade e Ponti: i nuovi controlli passano a una società internazionale

di Donato D'Ambrosi

Viadotti autostrade

Autostrade per l’Italia annuncia un nuovo modello di monitoraggio delle infrastrutture che sarà nelle mani di una società di risalto internazionale. Ad annunciarlo è il nuovo amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Roberto Tomasi succeduto a Giovanni Castellucci. L’AD di Autostrade ha informato il Consiglio di Amministrazione della Società che le attività di monitoraggio e sorveglianza sulle opere d’arte saranno affidate “a una primaria società del settore di livello internazionale, la cui selezione è già stata avviata”. La rilevanza della notizia è ancora maggiore se si pensa che la SPEA Engineering, cui erano affidati i controlli sulle infrastrutture e i viadotti, è una controllata della stessa famiglia Benetton che ha in mano le concessioni autostradali.

I CONTROLLI AI PONTI NON SI FARANNO PIU’ “IN FAMIGLIA“

Si prospetta una svolta epocale entro la fine dell’anno, quando sarà conclusa l’attività di verifica e su tutte le 1943 opere d’arte della rete di Autostrade per l’Italia. L’attività di ispezione iniziata a ottobre 2018 e svolta da società di ingegneria esterne al Gruppo. La notizia dell’affidamento dei controlli a una società diversa da SPEA Engineering sembrerebbe legata alle accuse di insabbiamento delle verifiche sulla sicurezza dei ponti e dei viadotti, come riporta il Fatto Quotidiano.

CONTROLLI A PONTI E VIADOTTI PIU’ EFFICIENTI

L’attività di monitoraggio affidata alla nuova società sarà effettuata con un nuovo modello che permetta controlli più efficienti. L’AD ha informato il CdA che Autostrade per l’Italia sta sviluppando operativamente dal mese di maggio 2019 un innovativo sistema digitale. La nota ufficiale ASPI promette di  “consentire la più efficiente gestione del patrimonio infrastrutturale, dalla fase di ispezione fisica fino al completamento delle attività di manutenzione”.

I COSTI DEL PIANO DI CONTROLLI SULLE AUTOSTRADE

L’AD ha inoltre illustrato al Consiglio di Amministrazione il piano, avviato già a inizio 2019, finalizzato a dare un significativo impulso ai lavori su ponti e viadotti della rete autostradale, dimezzando i tempi di intervento. Il piano prevede risorse per oltre 360 milioni di euro e più di 350 interventi sulle opere d’arte di tutta la rete gestita da Autostrade per l’Italia. Tale importo si va ad aggiungere al programma di manutenzione e investimenti in corso sulla rete di ASPI.

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Telepass: cosa fare se la sbarra non si alza

di Raffaele Dambra

Telepass cosa fare se la sbarra non si alza

Il sistema con Telepass è stato creato con l’obiettivo di rendere più fluido il transito ai caselli autostradali, evitando code e fastidi. E dopo circa trent’anni possiamo senza dubbio affermare che tale obiettivo sia stato raggiunto. Gli abbonati Telepass, a fronte di una spesa tutto sommato sostenibile, perdono assai meno tempo rispetto agli altri automobilisti non dovendo espletare alcuna incombenza riguardante il pedaggio (la differenza si nota soprattutto nelle giornate di traffico intenso). Tuttavia non sono da escludere disagi anche per chi utilizza il Telepass. Per esempio la sbarra al casello potrebbe non alzarsi, stoppando la marcia dell’auto (e di tutte quelle dietro). Oppure potrebbe chiudersi troppo velocemente colpendo la vettura. Che fare in questi casi, per fortuna rari ma comunque possibili (e infatti già accaduti)? Proviamo a dare delle risposte.

COME FUNZIONA IL PASSAGGIO AL VARCO DEL TELEPASS

Normalmente quando un veicolo dotato di Telepass transita lungo l’apposita corsia riservata al casello, un impianto ottico lo riconosce e attiva l’emissione del segnale da parte dell’apposito apparato trasmettitore. L’impianto di bordo risponde alla ‘chiamata’ del dispositivo a terra, ritrasmettendo un codice identificativo univoco. La centralina a terra registra il passaggio del veicolo identificato e dà ordine di sollevare la sbarra. Il tutto avviene in una frazione di secondo e solitamente non si registrano problemi di sorta. Anche perché il conducente della vettura con Telepass ha comunque l’obbligo di mantenere la distanza di sicurezza e di rallentare la velocità durante il passaggio nella corsia riservata fino a 30 km/h. Questo, appunto, per prevenire qualsiasi imprevisto.

COSA FARE SE LA SBARRA DEL TELEPASS NON SI ALZA

Se per un’improvvisa avaria la sbarra del casello riservato al Telepass non dovesse alzarsi, bisogna arrestare la vettura (se al momento del transito si stavano rispettando distanze e limiti la brusca frenata non dovrebbe avere particolari conseguenze) ed evitare in ogni caso di fare retromarcia. Manovra scorrettissima e pericolosissima che l’articolo 176 del Codice della Strada punisce con una multa da 419 a 1.682 euro, più la decurtazione di 10 punti dalla patente. È vietato pure immettersi nella via di fuga laterale, che può essere usata solo in caso di emergenza. Quindi se la sbarra del Telepass non si alza si deve procedere così. Una volta fermata la macchina dinanzi alla sbarra chiusa, bisogna chiamare l’assistenza premendo il tasto rosso presente sulla colonnina installata. Se il disguido dipende dal segnale del varco, che per qualche motivo non ha ‘riconosciuto’ la vettura, un operatore provvede ad aprire da remoto la sbarra. Se invece a essere difettoso è l’apparecchio Telepass dell’automobilista (batteria scarica; posizione non consona; dispositivo spento per distrazione, ecc.) , l’operatore ‘legge’ il numero di targa e addebita l’importo del pedaggio, consentendo quindi il transito.

COSA FARE LE LA SBARRA DEL TELEPASS COLPISCE LA VETTURA

È successo qualche volta che la sbarra del Telepass, dopo essersi regolarmente alzata, si sia chiusa prima del previsto colpendo la vettura in transito. Che si fa in questi casi e, soprattutto, chi paga i danni all’auto danneggiata? Tre anni fa ha risposto al quesito direttamente la Corte di Cassazione con l’ordinanza 15394/2016. La Suprema Corte ha condannato Autostrade per l’Italia a risarcire un automobilista che, imboccata la corsia riservata al Telepass, non si era visto alzare a sufficienza la sbarra. Finendo per urtarla violentemente! Per ottenere il risarcimento il conducente deve però dimostrare di essere effettivamente abbonato al servizio Telepass (e quindi di aver diritto al passaggio nella corsia riservata), fornendo tutta la documentazione necessaria. Ovviamente se un automobilista urta la sbarra del Telepass con dolo o per cattiva condotta (eccesso di velocità, distrazione, ecc.), spetta a lui risarcire la società Autostrade per l’eventuale danneggiamento dell’infrastruttura.

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Viadotti autostrade: 5 nuovi casi di falsi report sulla sicurezza

di Raffaele Dambra

Viadotti autostrade

La tragedia del Ponte Morandi di Genova evidentemente non ha insegnato nulla se continuano a spuntare gravi anomalie nei controlli sullo stato di salute dei viadotti delle autostrade italiane. E così, dopo le 9 misure cautelari emesse lo scorso mese di settembre nei confronti di dirigenti e tecnici di Autostrade per l’Italia e Spea, rei secondo l’accusa di aver falsificato le relazioni concernenti le condizioni e le criticità di alcuni viadotti autostradali tra cui il Pecetti (A26) e il Paolillo (A16), gli investigatori avrebbero individuato altri 5 falsi report che riguardano altrettanti viadotti.

I NUOVI VIADOTTI AUTOSTRADALI SOTTO INDAGINE

Si tratterrebbe, secondo quanto anticipato dal quotidiano genovese Il Secolo XIX, dei viadotti Carlo Alberto, Baudassina e Ferrato, posti nell’alessandrino (il primo nei pressi del casello di Alessandria sud, gli altri due vicino Ovada); e del Gorsexio e Stura III, situati tra Voltri e Masone, tutti lungo l’autostrada A26 Genova Voltri-Gravellona Toce. Le presunte irregolarità sarebbero emerse proprio durante l’accurata analisi di email e documenti sequestrati ai 9 soggetti sottoposti da settembre a misure cautelari. Di cui 3 agli arresti domiciliari e gli altri 6 interdetti dal pubblico servizio.

VIADOTTI AUTOSTRADE CON “APPOGGI CORROSI E INEFFICACI” PROMOSSI A PIENI VOTI

Pare che a insospettire i pm siano stati i voti troppo alti dati nelle relazioni sui viadotti. Che presentano invece “appoggi molto corrosi e inefficaci” e “ammaloramento diffuso sui bulbi inferiori”. Visto che con queste cose non si scherza, la Procura di Genova vuole vederci chiaro e ha nominato propri consulenti per approfondire la questione. E anche Spea e Autostrade per l’Italia stanno provvedendo a rimappare lo stato di salute dei viadotti finiti sotto inchiesta, affidandosi anche a società esterne.

LA RISPOSTA DI AUTOSTRADE PER L’ITALIA: “I VIADOTTI SONO SICURI”

Chiamata per l’ennesima volta in causa, Autostrade per l’Italia ha diramato un comunicato stampa poche ore dopo la notizia delle indagini sui 5 viadotti. Un comunicato volto a tranquillizzare sulla sicurezza dei manufatti. “[…] Su 4 di tali infrastrutture”, si legge nella nota della società concessionaria, “già oggetto di normale attività di sorveglianza, è stata effettuata una serie di verifiche ulteriori da parte di società esterne specializzate, che non hanno rilevato criticità di ordine statico. Sul quinto, il viadotto Baudassina, le verifiche si concluderanno entro il mese corrente. La Direzione di Tronco di Genova è disponibile a fornire qualsiasi approfondimento necessario sulle analisi svolte. E, più in generale, sugli interventi di manutenzione realizzati e in programma”.

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Sciopero autostrade: nuovo stop il 13 e 14 ottobre

di Redazione

Multa casello autostradale

Dovete viaggiare in auto? Attenzione: sciopero autostrade il 13 e 14 ottobre. Che fa seguito allo sciopero del 25 e 26 agosto. E a quello del 4 e del 5 agosto. Infatti, per il rinnovo del contratto di settore, incrociano le braccia gli addetti ai caselli autostradali della rete italiana. Il contatto nazionale è scaduto da nove mesi, e i casellanti cercano di dare un’accelerata alla trattativa.

SCIOPERO: TRATTATIVA INTERROTTA

Le sigle sindacali che hanno partecipato al tavolo (Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Sla Cisal e Ugl) sono sul piede di guerra. Le trattative fra le sigle e i gestori autostradali si sono interrotte per un motivo semplice: alcune associazioni che rappresentano le concessionarie della rete autostradale non intendono inserire la clausola sociale nel nuovo contratto. Invece, la clausola sociale è fondamentale secondo le sigle: garantisce ai lavoratori sia livello occupazionale sia il livello di retribuzione in caso di cambio di concessionaria. Significa che, se un casellante lavora prima per un gestore e poi per un altro, comunque il suo stipendio resta identico, non scende. Di qui, lo sciopero autostrade il 13 e 14 ottobre.

PROBLEMA DI FONDO

Di base c’è una questione delicata: le concessioni. Ossia i contratti (le convenzioni) che legano gestori a Stato, proprietario della rete. A spingere forte per rivedere le concessioni c’è il M5S, forza di governo, sia dello scorso esecutivo sia di questo. In particolare, è il grillino Luigi Di Maio a pressare. Ha nel mirino soprattutto Autostrade per l’Italia, dopo il crollo del ponte Morandi e lo scandalo dei viadotti non controllati, che hanno portato alle dimissioni Giovanni Castellucci, ora ex amministratore delegato di Aspi. Molte convenzioni sono scadute e in via di rinnovo, col coinvolgimento di 4.000 dipendenti. Altre convenzioni rischiano di essere annullate per inadempienze: secondo il M5S, molti gestori investono poco in sicurezza stradale e manutenzione, ottenendo in cambio profitti stellari non giustificati, tramite continui aumenti di pedaggi.

SCIOPERO: QUALI CONSEGUENZE

Con lo sciopero delle autostrade il 13 e 14 ottobre, cosa cambia per l’automobilista? Primo: chiuderanno i caselli gestiti dal personale e con pagamenti in contanti. Chi vuole saldare il debito, deve farlo ai i caselli automatizzati: con carta di credito o con Telepass. Secondo: occhio alle code. Meno caselli significa attese più lunghe, è bene saperlo. Comunque, presso le stazioni interessate dai principali flussi di traffico, verrà rafforzata la disponibilità di personale dedicato ai servizi di viabilità.

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