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Vacanze coi fiocchi 2019: la sicurezza stradale passa per la cura dell’auto

di Donato D'Ambrosi

Vacanze coi fiocchi compie 20 anni, la campagna di sicurezza stradale del Centro Antartide che SicurAUTO.it sostiene nelle sue iniziative estive da tempo. L’edizione 2019 è accompagnata come sempre dal simbolo della sicurezza in viaggio con il personaggio di Snoopy al volante. La campagna della sicurezza stradale Vacanze coi Fiocchi punta come ogni anno a sensibilizzare sui pericoli della strada che si amplificano nel periodo estivo. Tra le varie iniziative, la consegna di opuscoli informativi agli automobilisti, una campagna social e la presenza ai caselli delle autostrade per consigliare gli automobilisti in viaggio.

20 ANNI DI SICUREZZA STRADALE

La campagna nazionale per la sicurezza sulle strade delle vacanze promossa dal Centro Antartide nasceva nel 1999 per contrastare il picco di vittime della strada che accompagna i grandi esodi estivi. Un dato che, per quanto migliorato nel tempo, resta ancora attuale. Quest’anno le attività ruotano attorno al tema della cura (per sé stessi, per gli altri viaggiatori e per il proprio veicolo) come modalità per promuovere la sicurezza. A raccontarlo ancora una volta centinaia di aderenti in tutta Italia, tra amministrazioni locali, autostrade, associazioni e media, con l’abituale collaborazione di testimonial d’eccezione come Piero Angela, Patrizio Roversi, Tessa Gelisio e il campione di nuoto Marco Orsi.

LA SICUREZZA STRADALE RACCONTATA DA PIERO ANGELA

È lo storico testimonial Piero Angela, attivo per Vacanze coi Fiocchi fin dalla prima edizione, ad aprire i materiali della campagna 2019: “Quest’anno siamo arrivati alla ventesima edizione di “Vacanze coi fiocchi”, forse la campagna sulla sicurezza stradale più longeva del nostro paese. Vent’anni di un impegno che nasce, oggi come due decenni fa, da uno sguardo ai dati sull’incidentalità ancora drammatici soprattutto nei mesi estivi in cui tanti italiani si mettono in viaggio per le vacanze”. Una celebrazione, quindi, che non ha il sapore di festa dato che, per citare un’espressione cara alla campagna, “molta strada resta ancora da fare”.

GLI INCIDENTI STRADALI AUMENTANO NELLE VACANZE

I mesi estivi infatti, a partire da luglio, sono ancora quelli in cui si registra il più alto numero di incidenti sulle strade poiché in questo periodo più spesso ci mettiamo in auto. I morti in strada da giugno a settembre sono più di 1.200, un numero pari ai passeggeri di un traghetto, che scompaiono nel giro dell’estate.  Inoltre, se per il 2018 le vittime sembrano essere in calo, -2% (stima preliminare in attesa dei dati di ACI e Istat) – le sole registrazioni di Stradale e Carabinieri per i primi mesi del 2019 sono allarmanti:  +6,7% in più per le vittime e +5,6% per gli incidenti dall’esito fatale. Lontani dall’obiettivo UE di una riduzione del 50% delle vittime entro il 2020.

VACANZE COI FIOCCHI 2019, DOVE

Il materiale informativo come ogni anno sarà distribuito su tutto il territorio nazionale, in particolare negli snodi della rete autostradale. L’edizione Vacanze coi Fiocchi 2019 ricorda che per viaggiare in sicurezza occorre “prendersi cura”: cura di sé stessi – stando attenti a mettersi alla guida nelle migliori condizioni. Prendersi cura degli altri passeggeri, ad esempio facendo allacciare le cinture e usando il seggiolino per i bambini, cura del proprio veicolo e degli altri utenti della strada attraverso il rispetto delle regole. La campagna Vacanze coi Fiocchi sarà divulgata attraverso diversi canali, diffondendo spot radiofonici, manifesti con l’immagine tradizionale di Snoopy e il pieghevole, distribuito in più di 25.000 copie. Sarà possibile incontrare i sostenitori della campagna e ricevere l’opuscolo con i consigli per viaggiare in sicurezza nei Comuni della penisola aderenti e sulla rete autostradale italiana, tra caselli, aree di servizio, punti Blu e aree di cortesia.

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Carrozze trainate da animali: proposto il divieto di circolazione in città

di Raffaele Dambra

Carrozze trainate da animali divieto

Stop in città alle carrozze trainate da cavalli, quelle che a Roma chiamano “botticelle” e a Firenze “fiaccherai”. Tra gli ultimissimi emendamenti inseriti nel pacchetto di modifiche al Codice della Strada, ha trovato posto anche quello presentato dalle deputate Patrizia Prestipino del PD e Federica Zanella di Forza Italia, poi leggermente modificato dal M5S, che, appunto, vieta il servizio di piazza con animali. L’iter per l’approvazione definitiva è ancora lungo, e quindi almeno per quest’estate vedremo ancora, a Roma dintorni Colosseo e non solo, le botticelle che scarrozzano i turisti sotto il sole cocente mettendo a dura prova la resistenza dei cavalli. Ma dovrebbe essere l’ultima.

CARROZZE TRAINATE DA ANIMALI: IL DIVIETO NON RIGUARDA PARCHI E RISERVE NATURALI

Il divieto di utilizzo delle carrozze trainate da animali sarà limitato alle città ma consentito “nei parchi e nelle riserve naturali, oltre che in occasione di manifestazioni pubbliche di carattere religioso culturale, storico e di tradizione popolare, dietro rilascio di una licenza speciale da parte dei Comuni interessati per fini ludici, culturali e turistici. Anche le slitte potranno continuare a prestare servizio di piazza, nelle località e nei periodi di tempo in cui ne è consentito l’uso”. La versione votata e approvata in commissione trasporti alla Camera con l’avallo dei deputati del Movimento 5 stelle è quindi una soluzione intermedia tra quella dell’opposizione, che chiedeva una totale soppressione di botticelle e carrozze, e quella della Lega, nettamente contraria per timore di danneggiare il settore turistico.

BOTTICELLE PERICOLO PER LA CIRCOLAZIONE STRADALE

“La tutela del benessere animale è una delle nostre priorità”, ha affermato il consigliere M5S Giuliano Pacetti. “Non sarà più concesso ai vetturini di portare i cavalli allo stremo, soprattutto quando a causa delle temperature elevate l’asfalto diventa rovente. Senza dimenticare che costringere i cavalli a marciare sotto il sole per ore mette a rischio anche la sicurezza delle persone e la circolazione stradale”.

In commissione trasporti – dove si discute la riforma del codice della strada – è stato approvato l’emendamento mio e di…

Geplaatst door Patrizia Prestipino op Dinsdag 9 juli 2019

STOP ALLE CARROZZE TRAINATE DA CAVALLI: I TIMORI DEI VETTURINI

Soddisfazione anche da parte delle due promotrici (“È una vittoria nella pluridecennale battaglia contro il crudele sfruttamento dei cavalli in nome di tradizioni anacronistiche ed irrispettose dei diritti degli animali”, ha detto l’On. Zanella, mentre l’On, Prestipino ha ricordato che “il percorso parlamentare è ancora lungo, ma un punto fermo è stato messo a favore del benessere dei cavalli”). E pure dalle tante associazioni animaliste. Unici scontenti i conducenti delle carrozze che lamentano la soppressione di quella che per loro era un’effettiva occupazione e adesso guardano al futuro con comprensibile timore.

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Manutenzione stradale in stallo: dopo +18% nel 2019, non c’è più bitume

di Donato D'Ambrosi

La manutenzione stradale è nuovamente in stallo, a lanciare l’allarme e l’Associazione SITEB che monitora il consumo di bitume impiegato per riparare le strade. Dopo una crescita del 12% nel 2018 e un inizio molto positivo nei primi 5 mesi del 2019 (+18%), il consumo di bitume si è fermato. L’indice diretto dell’attività di ripristino e manutenzione stradale è fermo per mancanza della materia prima.

+6% CONSUMO DI BITUME TRA IL 2018 E IL 2019

Un nuovo allarme sulla manutenzione delle strade arriva dal SITEB, (Strade Italiane e Bitume) che rappresenta l’intera filiera delle strade e del bitume in Italia. Nei primi 5 mesi del 2019 la produzione di bitume è cresciuta di +18%, ma con l’estate si sono fermati i lavori di manutenzione delle strade. Il motivo non è legato alla chiusura di cantieri stradali per consentire una buona viabilità. Da giugno 2019 la componente principale dell’asfalto non è più disponibile sul mercato. Il Presidente SITEB Michele Turrini: “le condizioni di mercato sono favorevoli, ma la produzione di bitume è insufficiente per il mercato nazionale”.

A CHE SERVE IL BITUME

Il bitume è il costituente principale di quello che comunemente è conosciuto come asfalto per rivestire le superfici stradali carrabili. In realtà l’asfalto è più propriamente indicato come conglomerato bitumoso perché costituito da una miscela di inerti (pietrisco e sabbia di granulometria variabile), resine, polverino di gomma ottenuta da PFU e leganti bitumosi. Il bitume si può trovare in natura oppure essere prodotto industrialmente. Si ottiene anche dall’evaporazione dei residui di petrolio nei giacimenti naturali.

CRESCE LA DOMANDA MA L’OFFERTA DI BITUME E’ AL PALO

Il bitume artificiale è un sottoprodotto della distillazione frazionate del petrolio. E sarebbe questa la ruota del meccanismo che influenza la manutenzione delle strade in Italia. “Oggi le nostre imprese vivono un paradosso”, spiega Turrini, “da una parte sussistono condizioni di mercato favorevoli che non vedevamo da tempo. Finalmente dopo anni di blocco la domanda di lavori stradali è tornata a crescere, così come gli appalti banditi dalle pubbliche amministrazioni. Dall’altra parte, però questa crescita è frenata da una carenza di materia prima (il bitume) che rischia di essere del tutto insufficiente per il mercato nazionale dei lavori stradali. Le nostre imprese sono pronte a operare, ma senza bitume resteranno ferme al palo”.

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A 50 km/h un pedone investito ha il 15% di probabilità di sopravvivere

di Donato D'Ambrosi

Pedoni distratti dallo smartphone

Se tutti gli utenti della strada, inclusi i pedoni seguissero le regole e il buonsenso sicuramente ci sarebbero meno incidenti, feriti e morti. Ma così non è e in molte zone, soprattutto nei pressi dei centri e delle scuole, i limiti di velocità a 30 km/h sono uno standard. Perché proprio 30 km/h e non 50 km/h? Uno studio dell’Organizzazione mondiale della sanità che lega la velocità di impatto all’investimento di un pedone dice che oltre questa velocità la probabilità di morte aumenta esponenzialmente. Ecco quanto rischia un pedone quando non si rispettano i limiti e quali sono le regole per i pedoni da ricordare per muoversi senza correre inutili rischi.

30 KM/H POSSONO SALVARE LA VITA

Da 60 km/h in poi un pedone investito da un’auto ha mediamente pochissime probabilità di sopravvivere. E’ chiaro che tutto dipende da una smisurata serie di fattori, ma i più importanti individuati in un test non recente della World Health Organization sono la velocità dell’auto, la velocità di reazione del conducente e la distanza tra l’auto e il pedone nel momento in cui il conducente inizia a frenare. Guidare a 30 km/h spesso può sembrare snervante soprattutto a chi ha fretta. Ma secondo lo studio un conducente che guida a 30 km/h e si accorge di un pedone, percorre 21 metri mentre agisce e 9 metri mentre frena. Basta fare un’addizione banale per capire che mediamente servono 30 metri circa per riuscire a fermarsi senza investire un pedone. Il che si traduce in una probabilità del 90% di sopravvivenza per il pedone.

A 70 KM /H SI MUORE PIU’ FACILMENTE

Dall’infografica è curioso, ma non nuovo, ricordare come al crescere della velocità non aumenta solo la distanza di arresto dell’auto. Anche la distanza che percorre l’auto mentre il conducente realizza cosa fare si mantiene sempre più alta della distanza di frenata. A un certo punto (da 70 km/h) serve meno spazio per reagire che quello per fermare l’auto davanti a un pedone. Peccato però che a 70 km/h se non si riesce ad evitare il pedone, le sue probabilità di sopravvivenza sono dello 0%. Una velocità chiaramente illegale in città, ma un limite molto frequente nelle zone extraurbane dove i pedoni sono più a rischio.

LE REGOLE PER I PEDONI PER NON FARSI INVESTIRE

Piuttosto che stare a discutere sull’efficacia e la legittimità di un limite di velocità a 30 km/h, vogliamo soffermarci sulle regole che soprattutto i pedoni molto spesso sottovalutano esponendosi a inutili rischi. E’ quanto l’articolo 190 del CdS prescrive assimilando le disposizioni dell’art.20 nella Convenzione di Vienna del 1968 sulla circolazione stradale. Ecco le regole per i pedoni da ricordare:

– Fuori dei centri abitati i pedoni hanno l’obbligo di circolare in senso opposto a quello di marcia dei veicoli sulle carreggiate a due sensi di marcia e sul margine destro rispetto alla direzione di marcia dei veicoli quando si tratti di carreggiata a senso unico di circolazione.

– Quando non ci sono attraversamenti pedonali, o sono oltre 100 metri, i pedoni possono attraversare la carreggiata solo in senso perpendicolare con l’attenzione necessaria ad evitare situazioni di pericolo per sé o per altri.

– È vietato ai pedoni attraversare diagonalmente le intersezioni; è inoltre vietato attraversare le piazze e i larghi al di fuori degli attraversamenti pedonali

– È vietato ai pedoni sostare o indugiare sulla carreggiata

– I pedoni che si accingono ad attraversare in zona sprovvista di attraversamenti pedonali devono dare la precedenza ai conducenti.

– È vietato ai pedoni attraversare passando anteriormente agli autobus, filoveicoli e tram in sosta alle fermate.

– Inoltre è sempre buona norma, soprattutto in condizioni di scarsa visibilità o quando piove indossare abiti chiari o se si pratica jogging casacche ad alta visibilità evitando di isolarsi dai veicoli in strada con entrambe le cuffiette nelle orecchie.

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Incidente con testimone: il 55% di chi assiste si rifiuta di testimoniare

di Donato D'Ambrosi

In caso di incidente stradale il più delle volte è la testimonianza di chi ha assistito al fatto a chiarire una dinamica poco precisa. Il problema però è che in Italia oltre la metà dei testimoni si defila, ufficialmente non per omertà ma per varie ragioni. A dirlo è un’indagine italiana sulla propensione degli italiani a dare la propria testimonianza dopo aver assistito a un incidente stradale.

PERCHE’ MOLTI NON TESTIMONIANO

Secondo un’intervista commissionata da Facile.it l’equivalente di 24 milioni di italiani si rifiutano di collaborare con le autorità quando assistono a un incidente. Si tratta del 55,7% che dopo aver assistito a un sinistro fanno il possibile per sottrarsi dall’onere morale (e legale) di dire la verità. Guardando però il report del sondaggio nel dettaglio, i numeri cambiano quando si tratta di feriti o pedoni. Secondo l’analisi, il 42% degli intervistati ha evitato di testimoniare perché riteneva inutile o non necessario lasciare i propri riferimenti. Più di 1 su cinque afferma che nessuno glielo ha chiesto. Molti altri invece perché c’erano già altri testimoni (13,1%) o perché erano già intervenute le autorità (6%). C’è poi chi dice di non aver visto abbastanza (10,7%), non potersi fermarsi (5,5%) o non voler correre rischi o avere fastidi dopo (3,2%).

I TESTIMONI DEI PEDONI NON SI FANNO INDIETRO

Tra quelli che invece hanno risposto positivamente alla disponibilità di testimoniare dopo un incidente, in testa alle motivazioni c’è il senso civico (36,3%). Il 7% lo fa invece perché gli è stato esplicitamente richiesto mentre solo l’1% degli intervistati è convinto sia un obbligo del codice della strada. Se nell’incidente ci sono solo danni alle auto, il 63,7% dichiara di allontanarsi senza lasciare i dati. Se invece sono rimaste coinvolte anche persone, il 39,9% se ne va senza dare il proprio contributo alla ricostruzione della dinamica. Per fortuna la tendenza a farsi i fatti propri diminuisce quando vengono coinvolti in incidenti pedoni o ciclisti: il 67,4% dei rispondenti all’indagine ha dichiarato di essersi fermato per dare una mano. Di fronte a un incidente con uno scooter, una bici o una moto invece scende al 50% il popolo di testimoni che restano là e danno i propri riferimenti.

GLI ANZIANI E LE DONNE TESTIMONIANO MENO

Dall’indagine è emerso che gli uomini sono la componente maggiormente coinvolta nelle testimonianze: il 58% delle donne se ne è andato senza dare i propri dati contro il 53,3% del campione maschile. Tra i 60 e i 74 anni rientrano gli italiani che collaborano meno spesso con le autorità: il 39,2% degli intervistati lascia i propri contatti. Nell’indagine è emerso anche un dato importante, sebbene derivante da dichiarazioni degli intervistati. Il 62,5% dei testimoni disponibili a raccontare l’accaduto non siano poi mai stati contattati dalle autorità o da chi era coinvolto nell’incidente.

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Viaggiare in autobus è sicuro 40 volte più che in auto

di Redazione

Viaggiare in autobus è sicuro

È ufficiale: viaggiare in autobus è sicuro, almeno quanto viaggiare in treno. Non lo diciamo noi ma lo dice uno studio dal titolo “Il trasporto interurbano con autobus” del professor Paolo Beria del Politecnico di Milano, incentrato sul mercato in Italia delle autolinee a lunga percorrenza, con uno specifico focus sul tema della sicurezza. Considerando infatti l’indice di mortalità rispetto ai volumi di traffico (periodo 2011-2017), risulta che un viaggio su un bus da turismo è 40 volte più sicuro di quello in auto e circa 300 volte di uno effettuato con motociclo o ciclomotore. Di fatto l’autobus ha un livello di mortalità paragonabile a quello del treno, quindi molto basso.

VIAGGIARE IN AUTOBUS: IN ITALIA SOLO 6 INCIDENTI SU 1000

Il numero di incidenti stradali con feriti in Italia si è stabilizzato nel periodo di riferimento intorno alle 175.000 unità. Di questi, si legge nell’analisi del prof. Beria, solo 6 su 1000 hanno coinvolto autobus in servizio extraurbano. E poco meno della metà sono incidenti in cui l’autobus, dai primi rilievi, è risultato incolpevole per la tipologia di sinistro occorso. Dal 2011 al 2017 le vittime, considerando tutte le parti coinvolte (quindi anche eventuali pedoni investiti), sono state tra 15 e 60 all’anno. Numeri che peraltro risentono di due singoli disastri: l’incidente sull’A16 del 28 luglio 2013 (40 morti) e quello sull’A4 del 20 gennaio 2017 (16 morti). Altrimenti sarebbero stato di gran lunga inferiori.

INCIDENTI AUTOBUS: LE CAUSE

Statistiche alla mano, i (pochi) sinistri stradali che coinvolgono autobus avvengono soprattutto nei giorni feriali e negli orari di punta, coincidenti in linea di massima con i momenti di maggior traffico. Le condizioni meteo rappresentano una delle maggiori cause di incidenti, soprattutto in presenza di nebbia fitta. Spiccano poi la mancata distanza di sicurezza e la guida distratta o indecisa. Anche l’eccesso di velocità si conferma uno dei fattori di mortalità principali, soprattutto in ambito extraurbano, mentre lo sbandamento causa più feriti. Per fortuna le aziende e i conducenti autobus risultano mediamente più attenti alle normative del Codice della Strada rispetto a operatori similari.

VIAGGIARE IN AUTOBUS: SICUREZZA E PREVENZIONE

Lo studio che, numeri alla mano, ha dimostrato quanto sia sicuro viaggiare in autobus in Italia, si è poi concluso affrontando due temi molto importanti: i sistemi di sicurezza passivi e la prevenzione degli incidenti. Nel primo caso è emerso che i rischi per gli occupanti sono dovuti principalmente a operazioni di carico e scarico, frenate improvvise e impatti del mezzo. A questo proposito risulta fondamentale l’uso corretto delle cinture di sicurezza sui bus, unitamente all’installazione di sedili con caratteristiche e ancoraggi adeguati. Tra i maggiori sistemi di prevenzione degli incidenti, invece, ci sono il controllo a distanza tramite GPS della flotta e la telediagnostica per individuare possibili guasti. E anche il rispetto dei tempi di guida e della cadenza degli intervalli di riposo dei conducenti. Dovrebbero fermarsi per almeno 15 minuti ogni 2 ore ed essere esentati da tutti i compiti collaterali (vendita biglietti, carico bagagli), fonti di ulteriore stress.

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L’Irlanda premiata dall’ETSC per l’impegno nella sicurezza stradale

di Donato D'Ambrosi

L’Irlanda si aggiudica il premio Road Safety Performance Index, riconosciuto dall’ETSC (European Transport Safety Council) per l’impegno nel miglioramento della sicurezza stradale e la riduzione delle vittime stradali. Il premio è stato consegnato al Ministro irlandese per i trasporti, il turismo e lo sport per il risultato raggiunto dall’Irlanda dal 2010 ad oggi. Molti Paesi spesso esempio di efficienza come la Svezia e l’Olanda invece non hanno fatto meglio in fatto di sicurezza stradale.

30% DI VITTIME IN MENO IN IRLANDA

L’Irlanda è stato il secondo stato membro dell’Unione europea più sicuro nel 2018, per numero di morti stradali ogni milione di abitanti. L’ETSC ricorda che ha scalato 5 posizioni nella classifica dei paesi dell’UE dal 2010, fino al 7 °posto. Per avere qualche riferimento numerico bisogna sapere che dal 2010 l’Irlanda ha ridotto il numero di vittime stradali di oltre il 30%. L’ETSC fa notare come nello stesso periodo, i decessi sono aumentati in altri paesi relativamente sicuri, tra cui Svezia e Paesi Bassi.

LA TASK FORCE IRLANDESE PER LA SICUREZZA STRADALE

Il risultato dell’Irlanda è stata ottenuto anche grazie all’istituzione di una specifica agenzia governativa per la sicurezza stradale (Road Safety Authority – RSA). Questa agenzia ha implementato un piano strategico a lungo termine per migliorare la sicurezza stradale orientato principalmente a contrastare l’eccesso di velocità e la guida in stato di ebbrezza. “Negli ultimi anni l’Irlanda ha compiuto grandi progressi nella sicurezza stradale, riconoscendo allo stesso tempo le aree in cui deve ancora fare di più, come il miglioramento della sicurezza del ciclismo. Ha spiegato Antonio Avenosodirettore esecutivo ETSC.

QUANTO MANCA ALL’OBIETTIVO 2020

L’ETSC riconosce come dimezzare le vittime stradali entro il 2020, come voleva il precedente impegno è fuori portata. Per raggiungerlo significherebbe ridurre nel 21% i morti sia nel 2019 che nel 2020In molti Stati membri, la sicurezza stradale è stata sproporzionata negli ultimi anni, con tagli ai servizi di polizia stradale e il mancato investimento in infrastrutture più sicure. “Se tutti i paesi europei potessero raggiungere lo stesso livello di sicurezza dell’Irlanda, potremmo ridurre del 40% le morti per incidenti stradali. Così com’è, molti paesi sono fermi e addirittura tornano indietro. Possiamo imparare molto dall’approccio dell’Irlanda – è un modello per l’Unione europea ” afferma Avenoso.

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Previsioni traffico estate 2019: giugno, luglio e agosto

di Redazione

Previsioni traffico estate 2019

Siamo a giugno inoltrato e per chi non l’ha già fatto è arrivato il momento di programmare le agognate vacanze. E a questo proposito le previsioni del traffico per l’estate 2019, relative a giugno, luglio e agosto, possono risultare fondamentali per la scelta dei giorni e degli orari in cui mettersi in viaggio. Come tutti sanno, infatti, l’esodo estivo è caratterizzato da giornate di traffico autostradale molto inteso, segnate con il classico bollino nero (o rosso), e altre meno caotiche. Organizzare perciò una ‘partenza intelligente’ è il miglior modo per evitare lunghe code e raggiungere la propria meta nel minor tempo possibile guidando in sicurezza.

ESODO ESTIVO 2019: IL TRAFFICO PREVISTO A GIUGNO

Nel momento in cui scriviamo siamo già a metà mese ma il calendario offre ancora ben tre weekend da sfruttare al massimo, sperando nel bel tempo. Le previsioni del traffico di giugno 2019 sono più o meno simili per tutti i fine settimana rimanenti (14-15-16, 21-22-23 e 28-29-30). Traffico intenso durante i venerdì, al mattino per gli spostamenti dei pendolari e dal pomeriggio per quanti sono diretti alle località di villeggiatura; sabato e domenica mattina, circolazione in aumento in uscita dai principali centri urbani verso le località turistiche e le città d’arte, con possibili picchi intorno l’area urbana di Roma, Bologna e Firenze. I rientri verso i principali centri urbani, al termine del weekend fuori città e dalle gite domenicali, sono attesi dal tardo pomeriggio di ogni domenica. Con particolare coinvolgimento del tratto romagnolo della A14, delle autostrade liguri, in avvicinamento a Milano e Firenze e in direzione di Roma.

PREVISIONI TRAFFICO ESTATE 2019: LUGLIO E AGOSTO (ANTICIPAZIONI)

Luglio e (soprattutto) agosto sono i mesi più frenetici a livello di spostamenti su strade e autostrade italiane. Quelli che più degli altri necessitano di una ‘partenza intelligente’. A luglio le previsioni del traffico per l’estate 2019 non contemplano giornate col bollino nero. Si sconsiglia comunque la partenza verso le località turistiche (bollino rosso) durante le ore mattutine di sabato 6, 13, 20 e 27. E durante le ore pomeridiane di venerdì 26 e sabato 27 luglio, il weekend in cui è previsto il primo vero esodo estivo 2019. Tutt’altra storia ad agosto: qui di bollini neri ce ne sono eccome, in particolare per i tragitti verso le mete vacanziere nella fascia oraria del mattino di sabato 3 e sabato 10. ‘Solo’ bollino rosso’, invece, per il pomeriggio del 2, del 3, del 9 e del 10. Per quanto riguarda invece i rientri, si annunciano criticità nelle ore mattutine e pomeridiane dei giorni 17, 18, 24, 25, 31 agosto e 1 settembre e pure nel pomeriggio di venerdì 23.

TRAFFICO ESTIVO 2019: DIVIETI DI CIRCOLAZIONE DEI MEZZI PESANTI

La scelta del giorno giusto per partire evitando il traffico estivo 2019 dipende anche dall’eventuale circolazione di camion e tir. Senza mezzi pesanti le arterie sono più libere e la circolazione scorre meglio. Specialmente se si seguono i nostri consigli sulle 10 cose da NON fare quando si guida in autostrada. Ecco quali sono i giorni in cui vige il divieto di transito sulle autostrade per i veicoli adibiti al trasporto di cose con massa complessiva oltre 7,5 tonnellate, anche se scarichi:

Giugno 2019 – tutte le domeniche: dalle 7 alle 22;
Luglio 2019 – sabato 6, 13 e 20: dalle 8 alle 16; sabato 27: dalle 8 alle 22; tutte le domeniche: dalle 7 alle 22; venerdì 26: dalle 16 alle 22.
Agosto 2019 – venerdì 2 e 9: dalle 16 alle 22; sabato 3 e 10: dalle 8 alle 22; sabato 17, 24 e 31: dalle 8 alle 16; tutte le domeniche: dalle 7 alle 22; giovedì 15: dalle 7 alle 22.

PREVISIONI TRAFFICO ESTATE 2019: INFORMAZIONI IN TEMPO REALE

Per controllare in tempo reale le condizioni del traffico durante l’estate 2019 (e in tutti gli altri periodi dell’anno) sono disponibili numerosissime app (per esempio VAI di Anas). E altri servizi gratuiti come Google Maps, che da poco tempo segnala anche gli autovelox fissi. Inoltre si può chiamare il call center di Autostrade al numero 840.04.21.21 (con addebito di un solo scatto alla risposta, senza limiti di tempo), sempre attivo 24 ore su 24. Oppure il CCISS al numero 1518 (gratuito e 24/7).

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Monopattini elettrici in città: come e dove si possono usare

di Donato D'Ambrosi

Il Decreto firmato dal Ministro Toninelli ha aperto alla circolazione di segway, monopattini, hoverboard elettrici e mezzi di mobilità alternativi simili che fino a prima erano vietati in strada. In realtà circolare in strada pubblica con un monopattino elettrico è tecnicamente ancora vietato. Mentre è concesso dal Decreto ministeriale n.229 del 4 giugno e sarà legale farlo solo dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Ma a specifiche condizioni e divieti che possono variare nella sussistenza di città in città. Vediamo allora nel dettaglio come e dove si potrà andare in monopattino su strada pubblica.

DOVE SI POTRA’ ANDARE IN MONOPATTINO

Come ricorda Maurizio Caprino su Il SOle24 Ore, il DM firmato da Toninelli apre a una sperimentazione della micromobilità nelle città che seguirà un iter ben preciso. Significa che scendere in strada e saltare sul monopattino senza avere coscienza delle restrizioni comunali sarà un rischio per molti cittadini soprattutto con l’estate torrida imminente. Il punto di partenza sono le zone esclusive dove si potrà circolare con segway, monopattini e overboard: areepedonali, percorsi pedonali e ciclabili, piste ciclabili, corsie riservate e zone 30.

ATTENTI AI CARTELLI STRADALI

Praticamente in poche città, quelle con meno barriere architettoniche che inoltre saranno impegnate anche in una campagna di informazione. L’Italia prenda esempio dagli altri Paesi in cui il fenomeno della micromobilità è esploso prima che ci fosse una vera regolamentazione. In molte città europee solo dopo il boom dei monopattini a noleggio le amministrazioni sono corse ai ripari vietando l’abbandono incontrollato dei velocipedi sui marciapiedi o a bordo strada. In Italia, quindi, – scrive Caprino “l’unica cosa determinante per sapere dove si può circolare è la presenza dei segnali: dove essi non ci saranno, circolare sarà ancora vietato come lo è tuttora.

I COMUNI NON SI ASSUMERANNO LA RESPONSABILITA’

E’ molto probabile che la regolamentazione dei mezzi per la micromobilità avverrà più in fretta in città metropolitane o turistiche. Là infatti le amministrazioni sono più interessate a fare ordine ma anche incrementare gli introiti provenienti dai servizi di sharing. Mentre molti altri Comuni potrebbero anche vietare la circolazione di qualsiasi mezzo elettrico diverso da una tradizionale bici. Il motivo è che il Decreto ministeriale delega ovviamente i Comuni alla valutazione dell’idoneità delle strade ad accogliere la nuova micromobilità. E considerando il fenomeno commerciale ci sarebbe da fare i conti con una potenziale ondata di incidenti e feriti. Occhio quindi ai cartelli e alla massima prudenza.

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Volvo, parte il progetto per la sicurezza condivisa

di Redazione

Volvo è da sempre sinonimo di sicurezza stradale. Oggi il produttore svedese unisce le forze con altre Case automobilistiche, società di servizi e governi nazionali per un innovativo progetto pilota pan-europeo. Si chiama European Data Task Force. Lo scopo è quello di condividere i dati sulla sicurezza del traffico generati dalle automobili e dalle infrastrutture stradali. Un progetto che si svolgerà con un partenariato tra il pubblico e il privato.

CHI PARTECIPA

Il progetto pilota vedrà coinvolti, oltre a Volvo , alcuni stati membri della UE. Oltre a diversi “nomi importanti” del settore automobilistico e della fornitura di servizi. I partecipanti al progetto potranno condividere in maniera anonima dati sulla sicurezza stradale. Il tutto all’interno di un apposito cloud. Grazie alla condivisione si potranno così superare confini geografici e le differenze fra i vari brand.

FINALITA’ DEL PROGETTO

L’obiettivo del progetto è quello di migliorare la sicurezza stradale. Questo dando la priorità ai benefici sociali rispetto a quelli economici del progetto. Si potranno così identificare pericoli lungo la strada. Segnalandoli in tempo reale agli automobilisti. In modo che gli stessi possano modificare il loro stile di guida. Grazie a questo interscambio le società erogatrici di servizi saranno invece in grado di fornire i dati attraverso i propri notiziari sul traffico. In tempo reale e collaborando con i servizi di informazioni stradali gestiti dalle autorità nazionali per la viabilità.

IL RUOLO DI VOLVO

Sono già diversi anni che Volvo sostiene la necessità di una condivisione, aperta e reciproca fra i governi e i costruttori automobilistici, dei dati sulla sicurezza in maniera anonima. La Casa svedese darà il proprio apporto al progetto fornendo dati in tempo reale. Questo grazie alle sue tecnologie di sicurezza che operano in connettività sui veicoli marchiati Volvo. “Riteniamo che questo tipo di condivisione debba essere gratuita – fanno sapere da Volvo -. Finalizzata a un obiettivo più alto e al bene di tutta la società”. Dallo scorso anno, Volvo Cars e Volvo Trucks, in Svezia e Norvegia, condividono i loro dati per segnalare agli automobilisti la presenza di pericoli lungo la strada.

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Come incrementare gli ottani nel motore dell’auto con l’additivo Superformula AK5+ di Magigas

di redazione

Superformula AK5 + di Magigas è l’additivo ideale per incrementare gli ottani nel motore. L’additivo di Magigas Superformula AK5 + (Anti Knock Fluid +) è capace di venire incontro alle esigenze degli utenti più evoluti ed esigenti, data l’attuale difficoltà a reperire benzine con un numero di ottano (N.O.) superiore a 95.

Il Superformula AK5 + è un additivo concentrato per motori 2 e 4 Tempi pensato per aumentare il numero di ottani della benzina, eliminando il battito in testa e i fenomeni di accensione anticipata e di post-accensione, permettendo di incrementare le prestazioni del motore.

Additivo Superformula AK5+ – Modo d’uso

Ideale per motori aspirati fortemente compressi e motori turbo sia da competizione che stradali, se impiegato nella dose del 3 per 1000, l’additivo Superformula AK5 + alza di 5 punti il numero di ottano. Per una corretta miscelazione, versare il prodotto in un contenitore o direttamente nel serbatoio e aggiungere benzina. Utilizzare in dosi che vanno da 1 lt fino a 3 lt per 1000 litri di benzine verde 95 ottani seguendo la seguente tabella percentuale:

Lt Benzina 1/1000 2/1000 3/1000
10 Litri 10 ml 20 ml 30 ml
20 Litri 20 ml 40 ml 60 ml
30 Litri 30 ml 60 ml 90 ml

Il Superformula AK5 + by Magigas è un additivo dalle caratteristiche superiori pensato per l’automobilista e il motociclista che vogliono un prodotto unico da impiegare nelle sfide che le città e il traffico riservano ogni giorno.

L’additivo Superformula AK5 + è in vendita in lattine da ½ litro al prezzo di Euro 67,20 (IVA compresa). Utilizzato nella percentuale massima prevista del 3 per 1000 (+ 5 ottani -> 95 + 5 = 100 ottani) incide sul prezzo finale del carburante con una maggiorazione di soli Euro 0,40/Litro (+ 40 centesimi di Euro/Litro).

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Da Jaguar Land Rover il volante con i segnali termici

di Redazione

Ecco l’ultima novità di Jaguar Land Rover per aumentare la sicurezza a bordo. Il volante aptico, che varia la sua temperatura per migliorare l’attenzione del conducente.  Ma non è tutto. Lo stesso potrebbe essere utile anche per comunicare determinate informazioni sul percorso. Il tutto senza procurare distrazioni a chi guida.

DISTRAZIONE TRA LE PRINCIPALI CAUSE D’INCIDENTE

Lo sviluppo di questa nuova tecnologia ha l’obiettivo di ridurre gli elementi che possono distrarre il conducente durante la guida. La distrazione è infatti una delle principali cause d’incidente. Responsabile nei soli Stati Uniti del 10% degli incidenti fatali. Per questo motivo, Jaguar Land Rover sta sviluppando questo nuovo volante a segnali termici. Le informazioni normalmente comunicate da spie o assistenti di guida sarebbero trasmesse attraverso la temperatura del volante.

IL VOLANTE APTICO

Jaguar Land Rover sta dunque sviluppando, in collaborazione con la Glasgow University, questo nuovo sistema. Questo comunicherà col conducente variando la temperatura del volante di massimo 6 gradi. La tecnologia può avere varie funzionalità. Dal segnalamento delle svolte in caso di scarsa visibilità. Riscaldando ad esempio solo un lato del volante per indicare la direzione. Fino alla notifica di un basso livello di carburante. L’integrazione del sistema con il navigatore dell’auto permetterà anche di segnalare incroci pericolosi. Oppure punti di interesse. Per ora la tecnologia è solo in fase di studio. Ma i risultati sembrano promettenti. Questi infatti suggeriscono che i feedback termici siano addirittura meno invasivi di quelli sonori o emessi tramite vibrazioni.

MIGLIORARE LA SICUREZZA IN VISTA DELLA GUIDA AUTONOMA

Jaguar Land Rover punta a migliorare sempre più i sistemi di sicurezza. Questo per preparare all’avvento della guida autonoma. Alexandros Mouzakitis, Electrical Research Senior Manager di Jaguar Land Rover, ha dichiarato. “La sicurezza è una priorità assoluta per Jaguar Land Rover. Il nostro impegno è teso al miglioramento continuo dei nostri veicoli grazie ai più recenti sviluppi tecnologici. Il tutto mentre prepariamo il futuro della guida autonoma. Il volante aptico fa parte di questa vision. Perché i segnali termici possono ridurre il tempo in cui lo sguardo del guidatore è distolto dalla strada.” Il volante aptico si inserisce quindi in una già ampia gamma di assistenti di guida e sistemi di sicurezza sviluppati da JLR. Come l’Interactive Driver Display e l’Head-Up Display di nuova generazione.

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Abarth 500 stradale elaborata 400 CV con preparazione Autotecnica Gabucci

di redazione

Il tuner Autotecnica Gabucci ha elaborato una 500 Abarth stradale a 8.500 g/m con una preparazione che vanta oltre 400 CV! I fratelli Gabucci infatti usano sempre le competizioni come banco di prova per le loro preparazioni stradali. Il travaso di tecnologia ed esperienza è sempre costante e, questa volta, a beneficiare degli step di sviluppo della Grande Punto Abarth con cui hanno vinto la categoria nel Time Attack Italia è un’Abarth 500. Grazie a un turbocompressore Garrett GT2867 Gen2, collettori di aspirazione e scarico di nuova concezione e ad una serie di interventi sul motore tra cui l’adozione di punterie meccaniche, si è ottenuto un regime massimo di rotazione di 8.500 g/m con una potenza di 400 CV in condizioni di assoluta affidabilità per l’uso stradale. Ovviamente assetto e impianto frenante sono stati rivisti ed è presente il differenziale autobloccante Bacci.

Info: Autotecnica Gabucci – Tel. 0773/804353

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Dissuasori di velocità intelligenti: parte la sperimentazione

di Redazione

Dissuasori di velocità intelligenti

La città di New York testerà a breve i primi dissuasori di velocità ‘intelligenti’, che si irrigidiscono o si afflosciano a seconda della velocità dell’auto. Questi nuovi bumper promettono di essere efficaci come quelli standard, ma senza le pericolose sollecitazioni che mettono a dura prova le sospensioni e gli ammortizzatori dei veicoli e la colonna vertebrale degli occupanti.

COME FUNZIONANO I DISSUASORI DI VELOCITÀ INTELLIGENTI

Ne ha parlato in un articolo il sito del quotidiano Repubblica, spiegando che New York sarà la prima amministrazione a utilizzare i dossi ‘interattivi’. L’idea è dell’azienda spagnola Badennova, che ci sta lavorando da circa dieci anni. Ma come funzionano i dissuasori di velocità intelligenti? Se un qualsiasi veicolo (auto, camion o moto non fa differenza) procede a velocità sostenuta, si comportano come se fossero completamente rigidi, facendolo sobbalzare. Ma se il veicolo va piano, i dissuasori si ammorbidiscono non recando alcun tipo di disturbo. Insomma, vien premiato lo stile di guida più corretto.

COME SONO FATTI I DOSSI ARTIFICIALI INTERATTIVI

I dossi artificiali interattivi, leggiamo sempre su Repubblica, sono riempiti con una sostanza simile a un amido di mais, miscelata con acqua e altri componenti coperti da segreto industriale e poi brevettati. Il rivestimento, inizialmente previsto di gomma (poi scartata in quanto esposta a tagli o rotture), è realizzato invece con una speciale tela indistruttibile. Ovviamente è facile prevedere che se il test newyorkese andrà bene (e non si può dire che per la sperimentazione si sia scelta una città facile dal punto di vista del traffico), i dissuasori di velocità ‘intelligenti’ si diffonderanno rapidamente nel resto degli Stati Uniti e poi in tutto il mondo. Con i dovuti ringraziamenti dei conducenti più disciplinati.

IL PROBLEMA DEI DOSSI RALLENTATORI

In effetti il dibattito sulla pericolosità dei dossi artificiali rigidi persiste già da tempo, anche in Italia. Nel 2013, per esempio, la direzione generale prevenzione del Ministero della Salute ne aveva condannato l’abuso, specificando che i dissuasori di velocità possono costituire un rischio per guidatori e veicoli. “Anche chi li affronta a basse velocità”, scriveva il Ministero, “è sottoposto a sollecitazioni eccessive e altre potenziali fonti di pericolo. Inoltre, inducono a frenate e accelerazioni continue, che implicano maggiori consumi ed emissioni”. Senza contare i disagi per i mezzi di soccorso. I dossi, infatti, oltre a far perdere minuti preziosi alle ambulanze, sono dannosi per i trasportati che hanno subito un trauma, in quanto sottoposti a colpi e sobbalzi dolorosi.

DISSUASORI ARTIFICIALI E CODICE DELLA STRADA

L’installazione dei dissuasori artificiali sulle strade italiane è regolata dal decreto attuativo dell’art. 179 del Codice della Strada. In particolare, sono previsti solo su strade interne, residenziali o nelle cosiddette zone 30. Le dimensioni, invece, variano in base al limite di velocità. Per esempio con limite fino a 50 km/h il dosso deve avere una larghezza sopra 60 cm e un’altezza non superiore a 3 cm; con limite fino a 40 km/h la larghezza non deve essere inferiore a 90 cm e l’altezza non deve superare i 5 centimetri; infine sulle strade con limite di velocità fino a 30 km/h il dosso artificiale deve avere una larghezza non inferiore a 120 cm e un’altezza non oltre 7 cm. Leggermente diverso il caso dei passaggi pedonali rialzati, per i quali il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti impone una larghezza di 10/12 metri e una pendenza massima del 10%.

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Pneumatici sgonfi per il 52% delle auto: è allarme sicurezza

di Redazione

Pneumatici sgonfi

L’estate è quasi alle porte e presto milioni di italiani si metteranno in viaggio per raggiungere i luoghi di vacanza. E questa, paradossalmente, non è una buona notizia per la sicurezza stradale, visto che più della metà delle autovetture circola con pneumatici sgonfi, mettendo a serio rischio la propria incolumità e quella degli altri.

SU 100.000 VEICOLI IL 52% NON HA GOMME A NORMA

Il preoccupante dato è stato diffuso da Assogomma e Polstrada durante la conferenza stampa di presentazione della sedicesima edizione di Vacanze Sicure, la campagna di sensibilizzazione degli automobilisti sulla sicurezza tramite il controllo delle gomme. La Polizia Stradale ha rivelato che nel corso dei controlli effettuati negli ultimi anni sullo stato dei pneumatici di circa 100.000 veicoli, il 52% sono risultati non a norma in quanto sottogonfiati. Ciò può provocare, oltre a un comportamento alterato della vettura, anche un cedimento strutturale dovuto al surriscaldamento, soprattutto con le temperature più calde (a questo proposito ricordiamo che da aprile a novembre vanno rimontati i pneumatici estivi).

PNEUMATICI SGONFI SONO UN RISCHIO PER LA SICUREZZA STRADALE

“Mettersi alla guida con pneumatici inadeguati espone gli automobilisti un elevato rischio di incidente stradale”. Sono le parole di Giovanni Busacca, direttore del servizio Polizia Stradale. “Un comportamento del genere”, ha proseguito, “costituisce un gesto di irresponsabilità che si ripercuote negativamente su tutto il sistema della circolazione”. Inoltre, aggiungiamo noi, i pneumatici sgonfi incidono negativamente sul consumo di carburante.

IRREGOLARE ANCHE IL 22% DEI GOMMISTI

Bisognerebbe quindi controllare più spesso lo stato dell’arte degli pneumatici, recandosi periodicamente dal gommista. Il problema è che anche un buon numero di officine nasconde qualche peccatuccio. Nei mesi scorsi, infatti, il 22% dei gommisti è risultato fuori norma in seguito a verifiche compiute dalle squadre di polizia giudiziaria. Più dettagliatamente, su 749 controlli effettuati in tutta Italia le forze dell’ordine hanno elevato 280 sanzioni con 35 denunce e 63 sequestri. Non a caso Fabio Bertolotti, direttore di Assogomma, ha consigliato per il check up delle gomme di rivolgersi a “gommisti professionisti che svolgono la loro attività alla luce del sole nel rispetto pieno di tutte le norme di legge, ivi comprese quelle fiscali e ambientali”.

QUAL È LA GIUSTA PRESSIONE DELLE GOMME?

A questo punto, però, la domanda sorge spontanea: qual è la giusta pressione dell’aria negli pneumatici? In realtà non c’è una risposta univoca, perché dipende dal tipo di vettura e dal volume di carico dell’auto. Di solito la pressione delle gomme ideale di ciascun veicolo è specificata nella documentazione fornita dalla casa costruttrice. E spesso si trova anche su un’etichetta all’interno della portiera dell’auto. Le auto più moderne sono inoltre dotate del TPMS, un sistema elettronico di monitoraggio della pressione degli pneumatici, obbligatorio per legge su tutte le nuove autovetture.

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Settimana mondiale della sicurezza stradale: ecco cosa è cambiato in 16 anni

di Donato D'Ambrosi

La settimana mondiale della sicurezza stradale delle Nazioni Unite è un momento di riflessione ma anche di valutazione di quello che ha funzionato di più e quello che invece bisogna migliorare per arrivare al traguardo della VisionZero. Negli ultimi 16 anni l’Europa ha ridotto notevolmente il numero di vittime in incidenti stradali, ma in circolazione ci sono il 23% di auto in più. Ecco perché non servono solo auto sicure ma anche guidatori sicuri.

50% DI MORTI IN MENO

I numeri di vittime da incidenti stradali in Europa dal 2001 al 2017 sono diminuite del 50%, secondo i dati riportati da RoadSafetyFacts. Ma l’aumento del parco auto circolante in continua espansione impone una contromisura che non si affidi solo ai sistemi di assistenza alla guida. Infatti si è passati da 54900 vittime del 2001 a 25300 decessi nel 2017 sulle strade d’Europa. Sicuramente la riduzione dei morti del 50% è un traguardo importante da sottolineare nella settimana mondiale della sicurezza stradale, tuttavia bisogna guardare all’influenza del parco auto circolante. Nello stesso periodo le auto circolanti in Europa sono aumentate da circa 200 milioni a 260 milioni e l’errore umano è rimasto una delle principali criticità legate alla causa degli incidenti.

54 MILIARDI DI EURO L’ANNO PER LA SICUREZZA DELLE AUTO

Non si fa altro che parlare della guida totalmente autonoma e della capacità di azzerare gli incidenti stradali quando sarà una realtà tangibile. Ma oggi in Europa è concesso solo il livello 2 e nel frattempo la media di morti sulle strade è scesa a 49 per milione di abitanti. Ancora troppi ma meno della media globale di 174 vittime per milione di abitanti. L’industria automobilistica investe ogni anno 54 miliardi di euro per migliorare la sicurezza attiva e passiva dei veicoli. Le norme in continua evoluzione colmano quel gap tra i Costruttori più attivi e quelli più lenti. Dal 2020 ad esempio saranno obbligatori l’AEB e altri sistemi di sicurezza sulle auto nuove.

IL GUIDATORE E’ FONDAMENTALE PER QUESTO CAMBIAMENTO

Si può insegnare a un’auto a frenare davanti a un ostacolo, a prevedere un incidente e limitarne le conseguenze, ma non si può evitare fisicamente che il conducente si distragga. L’errore umano è la causa ancora del 90% degli incidenti stradali. Quando il rispetto dei limiti e delle regole del CDS, la prevenzione e la concentrazione vengono meno si vanifica anche il lavoro di chi mette in campo una soluzione affinché le strade non siano un campo minato. Pensaci la prossima volta che sali in auto e squilla il cellulare, ma non soltanto nella settimana mondiale della sicurezza stradale.

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Automobilisti italiani: il 79,5% afferma di rispettare le regole

di Redazione

Automobilisti italiani

Secondo un recente rapporto della Cgia di Mestre il numero di multe per infrazioni stradali è aumentato del +81% in dieci anni, eppure la stragrande maggioranza (il 79,5%) degli automobilisti italiani si autodefinisce coscienziosa e rispettosa delle regole del Codice della Strada. Che dire, forse qualcuno mente e abbiamo il sospetto che non sia la Cgia…

GLI ITALIANI E LA SICUREZZA STRADALE

L’auto-assoluzione degli automobilisti di casa nostra è emersa nel primo ‘Osservatorio Continental sulla Sicurezza Stradale’, realizzato dall’omonima azienda di pneumatici con Euromedia Research. L’indagine ha posto varie domande a un campione di intervistati per tracciare una fotografia del vissuto, delle percezioni, dei valori e delle aspettative degli utenti della strada in merito alla sicurezza, con lo scopo ultimo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di adottare comportamenti sicuri alla guida. Soprattutto in un contesto in cui, dati Ocse alla mano, il 93% degli incidenti stradali continua a derivare dal comportamento dei conducenti.

L’AUTO È SICURA PER I CONDUCENTI MA NON PER I PEDONI

Ma vediamo i risultati. Innanzitutto l’automobile si è confermata di gran lunga il mezzo di trasporto più utilizzato (78,2%), facendo però emergere un dato contraddittorio. Se l’auto è ancora percepita come il mezzo di trasporto più sicuro per sé (44,1%), nel contempo buona parte degli intervistati (68%) ha bollato il veicolo a quattro ruote come il più pericoloso in assoluto per la paura di essere investiti. La cosa in realtà non ci sorprende. Nella malaugurata ipotesi di un contatto ravvicinato tra un’auto e un pedone, corre decisamente più rischi quest’ultimo e non viceversa…

GLI AUTOMOBILISTI ITALIANI SI AUTO-ASSOLVONO

La parte più interessante del sondaggio è però risultata un’altra. Quella in cui, come anticipavamo all’inizio, il 79,5% degli italiani ha risposto di non percepirsi affatto come un pericolo per la sicurezza stradale. Definendosi, udite udite, “rispettoso delle regole indipendentemente dalla presenza di un controllo” e, con percentuale salita all’87,4%, “assolutamente sicuro delle proprie capacità al volante di un mezzo di trasporto”. Solo un 8,7% di onesti temerari ha dichiarato di rispettare le regole soltanto in presenza di un controllo.

LA SICUREZZA SULLE STRADE DIPENDE SOPRATTUTTO DAI GUIDATORI

Gli automobilisti italiani sono stati poi chiamati a dare soluzioni per avere maggiore sicurezza sulle strade. Il 34,9% ha risposto che bisogna contare in primis sul senso di responsabilità dei guidatori. Una percentuale più bassa, il 16,7%, ha optato invece per una maggiore severità da parte delle Forze dell’Ordine attraverso una presenza più massiccia sulle strade. Mentre un buon 15,5% ha chiamato direttamente in causa le aziende che producono automobili e pneumatici, chiedendo di dar vita a nuovi sistemi di sicurezza tecnologici. Richiesti soprattutto dispositivi di frenata più efficaci e sensori di rilevazione della stanchezza.

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Sicurezza stradale: nel 2018 in UE solo l’1% di vittime in meno del 2017

di Redazione

Sicurezza stradale 2018 UE

Negli ultimi anni sono stati fatti passi importanti per migliorare la sicurezza stradale ma ancora non basta. I dati UE del 2018 sul numero degli incidenti nei 28 paesi membri dicono infatti che i decessi sono diminuiti appena dell’1% nell’ultimo anno e del 21% dal 2010. Sia chiaro che ogni vittima in meno rappresenta comunque un successo, ma a inizio decennio la Commissione Europea si era data come obiettivo quello di dimezzare le morti sulle strade entro il 2020, e a due anni dalla deadline sembra ben lontana dal raggiungerlo.

NEL 2018 PIÙ DI 25 MILA MORTI PER INCIDENTI NELL’UE

Nel 2018 le vittime per incidente stradale nei paesi dell’UE sono state circa 25.100, in pratica 49 per ogni milione di abitanti. E 135 mila feriti. Ci sono nazioni virtuose ampiamente sotto media, come Regno Unito (che però a breve dovrebbe uscire dalla statistica), in cui si contano appena 28 morti per milione di abitanti, Danimarca (30), Irlanda (31), Svezia (32), Malta (38), Germania e Spagna (entrambe 39). E altre, quasi tutte dell’Europa dell’est, che sono ancora lontane dagli standard minimi di sicurezza stradale richiesti dalla UE. In Romania, per esempio, nel 2018 ci sono stati 96 decessi per milione di abitanti, in Bulgaria 88, in Lettonia 78, in Croazia 77 e in Polonia 76.

L’ITALIA IN MEDIA CON I NUMERI EUROPEI

E da noi? Quanti morti per incidente stradale ci sono stati in Italia nel 2018? Premesso che i dati non sono completi e rappresentano soltanto una stima, seppur attendibile, come spesso ci accade siamo a metà del guado con 55 morti per milione di abitanti. Leggermente sopra la media europea di 49 ma tutto sommato in linea con i numeri dell’Unione. Nel 2010 i morti sulle strade italiane erano stati 70 per milione di abitanti, 56 nel 2017. Un lento miglioramento proprio come nell’intera UE, ma si può e si deve fare di più.

DALLA GRECIA I MAGGIORI PROGRESSI IN FATTO DI SICUREZZA STRADALE

Tra il 2010 e il 2018 i paesi che hanno fatto i maggiori progressi, diminuendo sensibilmente il numero di vittime per incidenti stradali, sono stati Grecia (-45%), Lituania (-43%), Portogallo (-35%) e Slovenia (-34%). Viceversa Malta (+38%), Svezia (+22%) e Lussemburgo (+13%) sono gli unici ad aver peggiorato il loro dato. Ma, come abbiamo visto, maltesi e svedesi restano abbondantemente sotto media.

SICUREZZA STRADALE NELL’UE: NUOVE MISURE PER IL FUTURO

Commentando le statistiche sulla sicurezza stradale nel 2018 in UE, il commissario europeo ai trasporti Violeta Bulc ha detto di aver accolto con soddisfazione il calo dei sinistri, ma che il numero rimane inaccettabile. Per questo nuove misure sono state messe in atto, e altre lo saranno nel prossimo futuro, per migliorare la sicurezza dei veicoli e delle infrastrutture. Ad esempio entro il 2021 sulle auto di nuova immatricolazione si dovranno obbligatoriamente installare almeno 11 tra i maggiori sistemi avanzati di assistenza alla guida, tra cui la frenata automatica di emergenza e l’intelligent speed assistance per aiutare i conducenti a rispettare i limiti di velocità. Sognando di portare a zero, o quasi, il numero di vittime per incidente entro il 2050.

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Codice della Strada 2019: più soldi per autovelox e manutenzione strade

di Redazione

Codice della Strada 2019

Tra le tante potenziali novità del Codice della Strada 2019 ci sono più soldi per autovelox e manutenzione stradale derivanti dalle multe. Lo prevede il testo base del nuovo codice. I gruppi parlamentari hanno già ricevuto la bozza definitiva e a maggio si riuniranno in Parlamento per l’approvazione (quindi può ancora succedere di tutto).

PIÙ FONDI PER LA SICUREZZA STRADALE DAI SOLI DELLE MULTE

Come riporta l’Ansa, la bozza del provvedimento contiene alcune modifiche sulla destinazione dei proventi delle multe spettanti allo Stato. In particolare i soldi incassati con le multe saranno destinati anche all’intensificazione dei controlli sulla circolazione stradale. Si elimineranno inoltre i limiti per le quote che gli enti locali possono destinare agli interventi di sostituzione, ammodernamento, potenziamento, messa a norma e manutenzione della segnaletica e al potenziamento dei controlli e di accertamento delle violazioni. In soldoni più autovelox, più telecamere, speriamo anche più vigili. Che dire, le intenzioni sembrano buone ma solo il tempo ci dirà se saranno pienamente rispettate.

CODICE DELLA STRADA 2019: TRASPARENZA SULL’USO DEI PROVENTI DELLE MULTE

Del resto sono gli stessi dubbi di chi ha lavorato sul Codice della Strada 2019, chiedendo non a caso maggiore trasparenza. Perciò d’ora in poi, entro il 30 giugno di ogni anno (resta da capire se già da quest’anno o dal prossimo), il sito del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti dovrà obbligatoriamente pubblicare le relazioni degli enti locali su entità e destinazioni dei proventi delle multe. Insomma, ogni cittadino potrà sapere nel dettaglio come sono stati usati i soldi delle multe stradali. Gli enti locali (Comuni in primis) che non rispetteranno l’obbligo di rendicontare le sanzioni elevate e le relative spese saranno esclusi dalla possibilità nell’anno successivo di accedere ai bandi per il Piano nazionale della sicurezza stradale.

CODICE DELLA STRADA 2019: I DUBBI DEL CODACONS

C’è da dire che a pochi minuti dalla diffusione del testo base del Codice della Strada 2019, il Codacons ha già espresso la propria insoddisfazione intimando che i proventi delle multe siano destinati non “anche” ma “interamente” alla sicurezza stradale e al potenziamento dei controlli da parte delle forze dell’ordine. Evidentemente persistono delle perplessità sull’utilizzo che si farà di questi soldi. Finché ai Comuni sarà lasciata la pur minima libertà sulla destinazione del denaro incassato con le multe, l’associazione dei consumatori resterà sul chi vive. Vedremo se ci saranno sviluppi in tal senso nelle prossime settimane.

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10 consigli per combattere l’allergia in auto

di Redazione

Con l’ingresso della primavera possiamo finalmente goderci le giornate più lunghe e assolate, sempre che il polline non sia in agguato. A differenza di quanto si pensa, la primavera a volte c’entra poco con le riniti allergiche. Ecco quindi una guida con i consigli per polline e allergia valida tutto l’anno. Come combattere i fastidi dell’allergia in auto? Mantenere l’attenzione durante la guida diventa una vera sfida, ecco perché abbiamo creato questa guida con 10 consigli da seguire per combattere polline e allergia. Iniziamo con l’esaminare la causa. L’aria si riempie di pollini e altri allergeni che provocano tanti fastidi a un numero sempre crescente di persone. E’ in questo periodo che l’auto può diventare una trappola per chi soffre di allergia se trascurata tutto l’anno. Ma con i dovuti accorgimenti, è possibile rendere l’abitacolo un luogo più salubre e piacevole anche in primavera.

1 MANTERE PULITO L’ABITACOLO

Ogni automobilista è consapevole della rapidità con la quale l’abitacolo della propria vettura riesce a riempirsi di polvere e sporcizia. Viaggiando con i finestrini aperti tutto il pulviscolo, lo smog e i pollini dispersi nell’aria entrano e si depositano su tutte le superfici dell’abitacolo, impregnando di solito i rivestimenti tessili. Una frequente pulizia, magari effettuata con un aspiratore dotato magari di filtro HEPA contribuirà a rendere più sani gli interni della vettura. Intanto, se non li conosci scopri i 10 errori da non fare al lavaggio fai da te.

2 FILTRO ANTIPOLLINE SEMPRE EFFICIENTE

Il filtro antipolline è sicuramente l’arma più efficace per combattere le allergie quando ci si trova all’interno dell’auto. Le auto di produzione più recente ne sono quasi tutte dotate ma averlo non basta; bisogna cambiarlo periodicamente anche se non si usa il climatizzatore. Il motivo lo spiega il video qui sotto, ma basta già pensare che nel tempo si satura di pollini, polveri, piccoli pezzi di foglie e insetti. Il costo dell’intervento è davvero ridotto e il cambio avviene solitamente in pochi minuti.

3 PULIZIA DI CONDOTTI E BOCCHETTE DI AERAZIONE

Se non abbiamo avuto particolare cura della nostra auto durante l’anno, dimenticandoci per più stagioni dell’esistenza del filtro antipolline, è un intervento necessario. Probabilmente i condotti dell’areazione sono particolarmente sporchi e impolverati. Non è raro che all’interno dei condotti si creino delle muffe, responsabili di cattivi odori e aria malsana diffusa nell’abitacolo quando si attiva la climatizzazione. È quindi opportuno dedicare attenzione alla pulizia e alla disinfezione di questi componenti anche con una spazzola morbida e sottile. La soluzione migliore si ottiene smontando le bocchette con l’aiuto di un esperto o in alternativa spruzzare uno spray sanificante.

4 FUMO E ANIMALI

Trasportare spesso animali a bordo contribuisce in maniera determinante a sporcare l’abitacolo. I nostri amici a quattro zampe inevitabilmente perdono pelo che si attacca alla tappezzeria e svolazza per l’abitacolo. Il consiglio in questo caso è pulire con maggior frequenza l’abitacolo e spazzolare almeno 1 volta a settimana delle bestiole. Riguardo al fumo, ricordando che fumare fa male in generale, in auto crea cattivi odori, impregna i tessili e rende pessima l’aria a bordo. Ricordiamo inoltre che è vietato e sanzionato fumare in auto se a bordo sono presenti minori o donne in gravidanza.

5 SANIFICAZIONE DELL’ABITACOLO

Una volta che il nostro abitacolo è stato ripulito accuratamente, dai tappetini ai poggiatesta, è il momento di procedere a una sanificazione con un prodotto specifico. In commercio si trovano degli spray a svuotamento totale: li si attiva e il contenuto fuoriesce completamente da solo. Saturano l’abitacolo abbattendo la carica batterica, sanificando le superfici e rimuovendo al tempo stesso eventuali cattivi odori. Si lascia agire per una decina di minuti la nuvola sprigionata dalla bomboletta (ovviamente rimanendo all’esterno dell’auto) e poi è sufficiente fare aerare l’abitacolo. Ovviamente su un’auto trascurata per anni, non ci si deve aspettare miracoli. A proposito sapevi che gli effetti delle allergie sono causa di un gran numero di incidenti stradali?

6 USARE IL CLIMATIZZATORE E IL RICIRCOLO

Durante il periodo della pollinazione quando si viaggia in auto è fortemente consigliato di tenere i finestrini chiusi. Se abbiamo pulito a fondo gli interni e cambiato il filtro antipolline potremo usare il climatizzatore per avere la temperatura ideale. Agendo in questo modo si manterrà l’aria interna il più possibile pulita, limitando i disagi delle allergie. Leggi anche qui come usare al meglio il climatizzatore.

7 ORARI STRATEGICI PER USARE L’AUTO

La concentrazione dei pollini nell’aria è maggiore durante le ore centrali della giornata. Quindi compatibilmente ai propri impegni, è preferibile spostarsi in auto di prima mattina o in tarda serata. Ovviamente non sempre è possibile evitare di muoversi negli orari clou e quindi bisogna ricorrere ai consigli riguardo pulizia ed efficienza del filtro. In casi estremi, ricorrere a una mascherina bocca-naso e agli occhiali da sole non è sbagliato.

8 EVITARE I PARCHI E I PRATI

Nonostante tutti gli accorgimenti per rendere l’abitacolo quanto di più simile a una cellula protettiva è opportuno limitare ulteriormente il rischio di imbattersi nei pollini. E’ consigliabile evitare di passare da zone verdi, nelle quali sia stata da poco tagliata l’erba, evitando così parchi e viali alberati.

9 GITE FUORI PORTA, MEGLIO AL MARE

Con l’inizio della bella stagione si è più propensi a trascorrere del tempo all’aria aperta e magari organizzare una gita fuori porta. Se si è affetti da allergie ai pollini è meglio preferire per le zone di mare piuttosto che per quelle di campagna. L’aria respirata in riva al mare è senza dubbio meno carica di pollini e sicuramente più piacevole da respirare.

10 EVITARE AUTODIAGNOSI

Sempre più italiani si scoprono allergici. Non è raro che anche persone che non hanno mai avuto problemi con pollini e polveri comincino a patire fastidi durante questo periodo. Il consiglio è quello di rivolgersi a uno specialista allergologo e fare le cosiddette prove allergiche, così da identificare quali sono le sostanze che causano l’allergia e prendere così provvedimenti mirati.

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