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Ieri — 18 Ottobre 2019RSS feeds

Incidente auto e dolore al collo: 4 consigli per evitare il colpo di frusta

di Donato D'Ambrosi

Le conseguenze di un incidente auto anche banale, oltre ai danni al veicolo, si manifestano fin da subito con forti dolori al collo legati al colpo di frusta. Piuttosto che affrontare le problematiche post incidente oggi vogliamo proporvi alcuni consigli che ogni automobilista dovrebbe conoscere e adottare al volante. Evitare i rischi di un colpo di frusta e quindi i dolori al collo in caso d’incidente è molto semplice, basta dedicare qualche minuto a se stessi prima di partire.

1.LA POSIZIONE DEL SEDILE PREVIENE I DOLORI AL COLLO

Siamo d’accordo sul fatto che condividere l’auto in famiglia comporta continue discussioni sugli oggetti lasciati in giro, la pulizia e l’ordine nel bagagliaio. Ma il primo consiglio per evitare dolori al collo e alla schiena anche se non si viene coinvolti in un incidente è regolare correttamente la distanza e l’inclinazione dello schienale. Non si potrà certo farne una colpa agli altri conducenti della famiglia se hanno una corporatura diversa. Quindi assieme ai retrovisori regolate anche lo schienale e la seduta in modo che stendendo in avanti il braccio, il polso arrivi sulla sommità del volante.

2.IL COLPO DI FRUSTA E L’ALTEZZA DEL POGGIATESTA

L’inclinazione ottimale dello schienale dell’auto per guidatori e passeggeri non può essere casuale e votata esclusivamente al confort. Per evitare dolori al collo e le conseguenze di un colpo di frusta non si può guidare semi distesi come dal dentista o protratti in avanti come alla tastiera di un pc. L’inclinazione dello schienale e la regolazione lombare devono permettervi di sentire con la nuca la parte centrale del poggiatesta. L’altezza del poggiatesta va regolata in modo che il poggiatesta sia allineato alla testa dell’occupante, come mostra la foto di copertina. Questo in particolare serve alle persone di statura maggiore della media.

3.POGGIATESTA POSTERIORI E COLPO DI FRUSTA

Il colpo di frusta è una conseguenza post incidente che può interessare sia i passeggeri anteriori che quelli posteriori. Questo rischio però trova spesso scarse misure di prevenzione soprattutto nelle utilitarie più economiche e diffuse in città. In città è statisticamente più facile essere coinvolti in un tamponamento posteriore eppure i poggiatesta posteriori sono un optional che su alcuni allestimenti d’accesso neppure si possono avere (Vedi la Fiat Panda 1.2 Pop). Meglio investire qualche soldo anche nella sicurezza dei passeggeri posteriori.

4.POGGIATESTA ATTIVI CONTRO IL COLPO DI FRUSTA

E’ vero che quando si decide l’acquisto di un’utilitaria molto spesso è il budget ad attirare l’ago della bilancia. Tuttavia se volete evitare davvero le conseguenze del colpo di frusta vi consigliamo di non sottovalutare le auto che hanno i poggiatesta attivi. Sono un dispositivo sempre più diffuso anche sulle utilitarie, in particolare ai posti anteriori, che hanno un peso importante anche nella valutazione dei crash test. Per prevenire i dolori al collo di chi soffre di cervicale sono indispensabili la telecamera posteriore e i sensori di parcheggio. Ma anche mettendo in conto la possibilità di un colpo di frusta in un banale tamponamento da città ci si mette al riparo al meglio da evitabili dolori al collo.

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Distrazioni alla guida e in strada: i graffiti a terra che possono salvarti la vita

di Donato D'Ambrosi

Le distrazioni al volante sono la principale causa di incidenti stradali, ma anche chi si distrae con il cellulare mentre attraversa corre enormi rischi. Riprendendo il claim “Non fare #LaCosaPiùStupida”, già protagonista di una campagna di video online con i The Jackal, Linear torna a sensibilizzare gli automobilisti sul tema della distrazione alla guida. Tramite graffiti ecologici, messaggi d’impatto contro la distrazione al volante sono stati posizionati sui marciapiedi di Milano e Torino.

COSA SIGNIFICANO I GRAFFITI A MILANO E TORINO

I graffiti sono nelle vicinanze di ostacoli urbani come alberi, muretti e lampioni, nei quali un passante, se distratto dal proprio dispositivo mobile, potrebbe urtare. I messaggi invitano alla prudenza e colpiscono l’attenzione grazie all’utilizzo di font spezzati come se avessero subìto un incidente.

MENO DISTRAZIONI AL VOLANTE = SCONTI AMAZON

La compagnia di assicurazioni propone l’app Linear BestDriver, gratuita per clienti e non clienti (su Android e iOS). L’app premia – con Buoni Regalo Amazon.it – il comportamento virtuoso dei guidatori, per abituarli a mantenerlo nel tempo e a diventare dei “BestDriver”, cioè automobilisti più attenti e consapevoli. Il meccanismo dell’app è molto semplice: resta attiva in background e durante i viaggi in auto, rileva come distrazione i tap sullo schermo e le chiamate senza vivavoce o bluetooth.

UTENTI TROPPO DISTRATTI DENTRO E FUORI DALLE AUTO

Creare consapevolezza sui rischi della distrazione alla guida: questo è l’impegno sociale di Linear che mette a disposizione le tecnologie per combattere il rischiosissimo e diffuso fenomeno che causa oltre 35.000 incidenti ogni anno. Tenere gli occhi sulla strada è un obbligo anche per i pedoni distratti dal cellulare. Una delle regole basilari quando si attraversa la strada è infatti mantenere il contatto visivo con i conducenti delle auto, non con gli amici in chat.

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Sicurezza stradale: CNEL presenta 3 Ddl per arginare i sinistri

di Raffaele Dambra

Sicurezza stradale CNEL

I dati sugli incidenti mortali in Italia stanno tornando a registrare numeri preoccupanti, ed è per questo che ogni iniziativa volta a migliorare la sicurezza stradale e a contrastare l’aumento dei sinistri è decisamente bene accetta. E così, in attesa che la mini riforma del Codice della Strada, che prevede pesanti inasprimenti delle sanzioni per chi guida maneggiando lo smartphone, venga finalmente discussa e approvata in Parlamento (gli ultimi aggiornamenti parlano di fine ottobre), il CNEL, Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, ha presentato alla Camera dei Deputati tre nuovi disegni di legge in materia di sicurezza sulle strade. Vediamo di che si tratta.

IL CNEL PROPONE IL RILANCIO DELLA CONSULTA NAZIONALE PER LA SICUREZZA STRADALE E PER LA MOBILITÀ SOSTENIBILE

Il primo Ddl del CNEL, il numero 2144 dal titolo “Modifiche alla legislazione vigente sulla pianificazione, l’attuazione e il monitoraggio degli interventi in materia di sicurezza stradale. Costituzione della Consulta nazionale per la sicurezza stradale e per la mobilità sostenibile”, propone appunto di rilanciare presso il CNEL, allo scopo di rafforzare la capacità di governo della sicurezza stradale, uno speciale organismo con compiti di consultazione pubblica, di proposta, di promozione di iniziative a sostegno della sicurezza e dello sviluppo sostenibile della mobilità e di valutazione degli esiti del monitoraggio, nonché delle risultanze del conto Nazionale delle Infrastrutture e dei Trasporti in materia di domanda di mobilità. La ‘Consulta nazionale per la sicurezza stradale’ operante presso il CNEL esiste già dal gennaio 2001 ma è stata finora scarsamente utilizzata.

MODIFICHE AL CDS PER FACILITARE LA REVISIONE DEI MEZZI AGRICOLI

Il secondo disegno di legge, il numero 2145 dal titolo “Modifiche al Codice della Strada in materia di sicurezza del lavoro e per il sostegno del lavoro meccanizzato in agricoltura”, propone invece di modificare l’articolo 80 comma 8 del CdS, in modo tale da rimuovere gli ostacoli alla effettività delle norme che prevedono la revisione dei mezzi agricoli.

SICUREZZA STRADALE: CASCO OBBLIGATORIO PER I CICLISTI E NUOVI POTERI AGLI AUSILIARI DEL TRAFFICO

Infine la proposta di legge n. 2146 dal titolo “Interventi di modifica al Codice della Strada per il rafforzamento dell’effettività delle prescrizioni. Protezione degli utenti vulnerabili. Controllo diffuso. Semplificazione e contenimento della spesa”. Come riporta il sito di ASAPS, il DDL chiede tra le altre cose l’inasprimento delle violazioni relative ai veicoli privi di copertura assicurativa; l’introduzione del casco obbligatorio per i ciclisti; l’obbligo per i Comuni di pubblicare le segnalazioni dei cittadini relative alla manutenzione di strade e segnaletica (con i relativi provvedimenti idonei a ripristinare lo stato di efficienza e sicurezza); l’introduzione delle figure degli ausiliari del traffico per i rilevamenti degli incidenti stradali e per la gestione della viabilità in occasioni di manifestazioni.

“IL TEMA DELLA SICUREZZA STRADALE RICHIEDE DECISIONI DA PRENDERE, PROGETTI DA REDIGERE, COMPETENZE E RESPONSABILITÀ”

La sicurezza stradale non è un obiettivo teorico ma una serie pragmatica di decisioni da assumere, di progetti da redigere, di competenze e responsabilità”, ha dichiarato Tiziano Treu, presidente del CNEL. “È una politica pubblica, che in passato il nostro Paese aveva affrontato con maggiore attenzione. Governo e il Parlamento hanno competenze e responsabilità dirette e possono, anzi devono, esercitare funzioni normative e regolatorie, con un approccio sistemico. Mentre il CNEL su questo tema possiede un patrimonio di conoscenze e informazioni ultraventennale che può mettere a disposizione del legislatore per ridurre al più presto lo stillicidio di vittime”. Cliccando sul tasto rosso Scarica PDF si può scaricare il documento con il testo completo e commentato dei tre disegni di legge.

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Viadotti autostrade: 5 nuovi casi di falsi report sulla sicurezza

di Raffaele Dambra

Viadotti autostrade

La tragedia del Ponte Morandi di Genova evidentemente non ha insegnato nulla se continuano a spuntare gravi anomalie nei controlli sullo stato di salute dei viadotti delle autostrade italiane. E così, dopo le 9 misure cautelari emesse lo scorso mese di settembre nei confronti di dirigenti e tecnici di Autostrade per l’Italia e Spea, rei secondo l’accusa di aver falsificato le relazioni concernenti le condizioni e le criticità di alcuni viadotti autostradali tra cui il Pecetti (A26) e il Paolillo (A16), gli investigatori avrebbero individuato altri 5 falsi report che riguardano altrettanti viadotti.

I NUOVI VIADOTTI AUTOSTRADALI SOTTO INDAGINE

Si tratterrebbe, secondo quanto anticipato dal quotidiano genovese Il Secolo XIX, dei viadotti Carlo Alberto, Baudassina e Ferrato, posti nell’alessandrino (il primo nei pressi del casello di Alessandria sud, gli altri due vicino Ovada); e del Gorsexio e Stura III, situati tra Voltri e Masone, tutti lungo l’autostrada A26 Genova Voltri-Gravellona Toce. Le presunte irregolarità sarebbero emerse proprio durante l’accurata analisi di email e documenti sequestrati ai 9 soggetti sottoposti da settembre a misure cautelari. Di cui 3 agli arresti domiciliari e gli altri 6 interdetti dal pubblico servizio.

VIADOTTI AUTOSTRADE CON “APPOGGI CORROSI E INEFFICACI” PROMOSSI A PIENI VOTI

Pare che a insospettire i pm siano stati i voti troppo alti dati nelle relazioni sui viadotti. Che presentano invece “appoggi molto corrosi e inefficaci” e “ammaloramento diffuso sui bulbi inferiori”. Visto che con queste cose non si scherza, la Procura di Genova vuole vederci chiaro e ha nominato propri consulenti per approfondire la questione. E anche Spea e Autostrade per l’Italia stanno provvedendo a rimappare lo stato di salute dei viadotti finiti sotto inchiesta, affidandosi anche a società esterne.

LA RISPOSTA DI AUTOSTRADE PER L’ITALIA: “I VIADOTTI SONO SICURI”

Chiamata per l’ennesima volta in causa, Autostrade per l’Italia ha diramato un comunicato stampa poche ore dopo la notizia delle indagini sui 5 viadotti. Un comunicato volto a tranquillizzare sulla sicurezza dei manufatti. “[…] Su 4 di tali infrastrutture”, si legge nella nota della società concessionaria, “già oggetto di normale attività di sorveglianza, è stata effettuata una serie di verifiche ulteriori da parte di società esterne specializzate, che non hanno rilevato criticità di ordine statico. Sul quinto, il viadotto Baudassina, le verifiche si concluderanno entro il mese corrente. La Direzione di Tronco di Genova è disponibile a fornire qualsiasi approfondimento necessario sulle analisi svolte. E, più in generale, sugli interventi di manutenzione realizzati e in programma”.

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Patente revocata a vita per incidente con omicidio stradale

di Donato D'Ambrosi

La patente revocata è una conseguenza di una violazione molto grave del codice della strada o della mancanza dei requisiti psico-fisici del titolare. Se stai cercando informazioni sulla patente revocata per omicidio stradale, l’incidente stradale provocato da un’auto dei Carabinieri è costato la revoca della patente a vita al conducente dell’auto. Si tratta di una sentenza (in udienza preliminare) destinata cambiare la giurisprudenza sulla revoca della patente, che normalmente si può riprendere dopo alcuni anni. Mentre con questa sentenza il colpevole dell’incidente non potrà più guidare un’auto.

L’INCIDENTE STRADALE E LA PATENTE REVOCATA A VITA

Il fatto che l’incidente stradale tra una moto e un’auto abbia coinvolto una volante dei Carabinieri non ha comportato attenuanti. Anche perché in questo caso la manovra pericolosa del militare è avvenuta in una strada a senso unico. Una serie di concause che hanno spinto i giudici a condannare il militare per omicidio stradale con revoca della patente a vita. Una sentenza senza precedenti che riguarda un militare responsabile di guida pericolosa in servizio.

L’OMICIDIO STRADALE E LA REVOCA PERMANENTE DELLA PATENTE

Mentre era al volante dell’auto di servizio, l’auto dei Carabinieri avrebbe fatto una svolta a sinistra senza dare la precedenza di fronte. Inoltre, la manovra pericolosa, definita così dai giudici, è avvenuta in una strada dove l’auto poteva procedere solo dritto. Nell’incidente provocato dall’auto dei Carabinieri, il motociclista che proveniva dal senso opposto ha perso il controllo frenando ed è finito a terra. Le conseguenze dell’incidente non hanno lasciato scampo al motociclista che è morto dopo qualche giorno dal ricovero. Elementi che i giudici hanno usato per pronunciare la condanna a 18 mesi di reclusione per omicidio stradale con patente revocata a vita.

PATENTE REVOCATA PER 2 ANNI O A VITA

I casi comuni in un cui può avvenire la revoca della patente (art. 219 CdS), con la cancellazione della patente sono vari:

– Assenza di requisiti psico-fisici;
– Inidoneità alla guida;
– Guida con patente sospesa;
– Contromano su strade extraurbane o autostrade;
– Guida in stato di ebbrezza o alterato su mezzi superiori a 3,5t;
– Recidivo alla guida di un’auto a 60 km/h oltre il limite;
– Recidivo alla guida in stato di ebbrezza (oltre 1,5 g/l) o alterato per stupefacenti

In tutti questi casi può essere revocata la patente, tuttavia il titolare può ottenere una nuova patente dopo 2 o 3 anni in base al tipo di violazione. Un caso senza precedenti è invece quello della revoca della patente permanente per omicidio stradale in cui non c’era né sospensione e ne guida in stato psico-fisico alterato.

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Segnaletica mancante: chi è responsabile in caso di incidente?

di Raffaele Dambra

Segnaletica mancante

Il problema della segnaletica mancante o poco visibile è presente in molte città e ha spesso generato incidenti e controversie, con uno stucchevole rinfacciarsi della responsabilità tra Comuni, gestori delle strade e gli stessi automobilisti. In effetti quando la segnaletica, sia verticale che orizzontale, risulta deficitaria è consuetudine dar la colpa a chi avrebbe dovuto occuparsi della manutenzione stradale. Ma allo stesso tempo bisogna ammettere che non di rado si fa un uso strumentale di queste situazioni per tentare di ottenere un risarcimento o contestare una contravvenzione. Non a caso la Corte di Cassazione è intervenuta più volte per chiarire alcuni aspetti che riguardano proprio la mancanza della segnaletica.

SEGNALETICA MANCANTE: LA (NON) RESPONSABILITÀ DEI COMUNI

Le ultime esattamente due anni fa, e in una di queste la Suprema Corte ha dovuto esprimersi su un caso molto delicato visto che ci era scappato il morto. Nella fattispecie un motociclo e un’autovettura si erano scontrate in corrispondenza di un incrocio fra due strade di pari gerarchia non regolate da alcuna segnaletica, né orizzontale né verticale. L’impatto aveva causato il decesso del conducente del motociclo, e i suoi familiari, nell’avanzare richiesta di risarcimento, avevano attribuito parte della responsabilità al Comune proprietario della strada, reo di non aver previsto alcun tipo di segnaletica che regolasse il diritto di precedenza. Responsabilità però negata dalla Cassazione con la sentenza 1289/2017 poiché “la mancata apposizione della segnaletica non crea alcuna situazione di contrasto e non configura una responsabilità effettiva dell’amministrazione, che ha un ampio potere discrezionale nella scelta dei luoghi dove apporre i segnali di pericolo”.

SEGNALETICA STRADALE MANCANTE: SI APPLICANO LE NORME DEL CODICE DELLA STRADA

In pratica i Comuni hanno il dovere di intervenire, collocando l’opportuna segnaletica, solo se la viabilità è messa in pericolo da insidie od ostacoli nascosti o imprevedibili. Altrimenti possono liberamente “omettere di apporre segnaletica stradale, senza che ciò comporti una loro responsabilità e un obbligo di risarcimento in caso di sinistro”. Questo perché, in assenza di segnali stradali, gli automobilisti e i motociclisti possono far sempre riferimento alle norme del Codice della Strada, che sono più che sufficienti a regolare la circolazione e a garantire l’assenza di inconvenienti. Un orientamento confermato qualche mese dopo con l’altra sentenza 10520/2017, con cui la Cassazione ha ribadito che, in mancanza di una segnaletica intelligibile, si applicano in ogni caso le regole del CdS con conseguente esclusione di responsabilità dell’ente custode della strada in caso di incidente.

SEGNALETICA POCO VISIBILE: SI POSSONO CONTESTARE LE MULTE?

Per quanto riguarda invece l’eventualità di contestare una multa in caso di segnaletica poco visibile o sbiadita, è necessario che la carenza sia tale da escludere qualsiasi responsabilità del conducente. Insomma, non basta (per esempio) lamentarsi di aver parcheggiato l’auto in divieto di sosta perché l’apposito segnale era semi-nascosto dai rami di un albero. Per avere buone chance di vincere un ricorso bisogna dimostrare l’effettiva inidoneità della segnaletica verticale ad assolvere la funzione che gli è stata assegnata. Mentre se a risultare insufficiente è la segnaletica orizzontale (in caso di strisce blu scolorite o situazioni simili), la sanzione può essere annullata solo se manca pure la segnaletica verticale. L’articolo 38 comma 2 del Codice della Strada dispone infatti che “le prescrizioni dei segnali verticali prevalgono su quelle dei segnali orizzontali”.

COME CONTESTARE UNA MULTA CAUSATA DA SEGNALETICA SBIADITA

Se si pensa che ci siano i presupposti per contestare la multa (meglio prima sottoporre il caso specifico al parere di un avvocato o comunque di un esperto in materia) si può fare ricorso presso il Giudice di Pace oppure rivolgendosi al Prefetto. Le prove possono essere fornite sia mediante testimoni che attraverso documentazione fotografica databile (si deve cioè dimostrare che il segnale stradale presentava delle carenze proprio il giorno in cui è stata comminata la contravvenzione).

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12 Paesi UE si accordano per la sicurezza stradale, l’Italia non c’è

di Donato D'Ambrosi

Troppe differenze nei progressi della sicurezza stradale in Europa hanno spinto 12 Paesi ad unire le forze per un piano comune che riguarda infrastrutture, pedoni e limiti di velocità. Il collettivo dei Paesi europei che condivideranno il know how sulla sicurezza stradale dei rispettivi Stati è coordinato dall’ETSC (European Transport Safety Council). Ma per quanto anche l’Italia dia spesso segnali di interesse al miglioramento della sicurezza stradale, non figura tra i Paesi che hanno siglato l’accordo.

SICUREZZA STRADALE IN EUROPA: BENE, MA LENTA

Nell’ambito di un progetto finanziato dall’Unione europea 12 Paesi si sono accordati per condividere le migliori pratiche che hanno portato al miglioramento della sicurezza stradale. Da un lato – secondo l’ETSC – le strade europee sono tra le più sicure al mondo e ci sono stati notevoli progressi nella sicurezza stradale degli ultimi 10 anni. Dall’altro però il numero di decessi nel 2018 per incidenti stradali in Europa è diminuito solo dell’1% rispetto al 2017. Poi c’è la variabilità con cui hanno effetto i provvedimenti dei singoli Stati europei sulla sicurezza stradale: “Vi sono importanti differenze tra diversi Stati membri dell’UE” spiega l’ETSC in una nota.

IL PROGETTO EUROPEO PER LA SICUREZZA NEI 12 PAESI

L’accordo tra i 12 Paesi dell’Unione europea mira proprio a colmare questa variabilità, uniformando strategie e provvedimenti nella direzione di quelli più efficaci. Il progetto coinvolge Austria, Bulgaria, Francia, Grecia, Irlanda, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna e Svezia. Per i prossimi 3 anni gli esperti di ogni Paese metteranno sullo stesso tavolo le idee su limiti di velocità, costruzione di infrastrutture sicure e miglioramento della sicurezza di pedoni e ciclisti in città.

L’EUROPA CHE FA RETE PER LA SICUREZZA STRADALE

Il progetto tra i 12 Paesi europei che hanno unito le forze per migliorare la sicurezza stradale si fonda sull’obiettivo comunitario di riduzione del 50% degli incidenti mortali sulle strade tra il 2020 e il 2030. “Questo progetto mira a dimostrare l’efficacia delle politiche di sicurezza stradale nel mondo reale, ha dichiarato Antonio Avenoso, Direttore esecutivo ETSC. Riuniremo gli esperti in modo che possano aiutarsi a vicenda per capire come ottenere risultati simili nei propri Paesi”.

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Pedalare in città: 5 soluzioni per piste ciclabili sicure

di Donato D'Ambrosi

Piste ciclabili ciclisti

Le piste ciclabili in città sono spesso oggetto di polemiche quando sono poco estese o poco sicure. Ma anche quando coprono chilometri di strade urbane non sempre i ciclisti possono pedalare in sicurezza. I Comuni fanno abbastanza per permettere i cittadini di andare in bici senza rischiare la vita? A questa domanda spesso si risponde semplicemente contando quante piste ciclabili o percorsi protetti per biciclette ci sono in città. Poi se una buona parte di questi è in preda di erbacce, parcheggi selvaggi e immondizia è un fattore che passa in secondo piano. Dalla Danimarca (Cycling Embassy Of Denmark) però arriva un chiaro monito sulla sicurezza delle piste ciclabili e dei 5 fattori più pericolosi per i ciclisti in città.

1.PISTE CICLABILI E LARGHEZZA CARREGGIATA

Il primo dei 5 fattori di rischio per i ciclisti è la larghezza delle strade. Secondo uno studio USA citato dal CED, in città la larghezza non influenza in modo significativo la sicurezza dei ciclisti come sulle strade extraurbane. Tuttavia al di sotto di 6,5 metri di larghezza, il limite di velocità non dovrebbe superare 30 o 40 km/h. Al di sopra di questa velocità diventa rischioso mescolare ciclisti e altri veicoli sulla stessa carreggiata: o si allarga la carreggiata o si delimita la corsia per le bici da quella delle auto.

2.LA DISTRAZIONE DEGLI AUTOMOBILISTI SI SCONTRA CON I CICLISTI

Un altro dei maggiori rischi per chi va in bici viene dalle auto parcheggiate sul margine della strada, quando si apre lo sportello senza guardare i ciclisti possono riportare serie lesioni nell’incidente. Il parcheggio a spina di pesce o perpendicolare alla carreggiata riduce il rischio di essere scaraventati da una sportellata. La scarsa visibilità posteriore mette ugualmente a rischio i bambini in bici che non possono essere visti se l’auto non ha retrocamera o sensori di parcheggio. Statisticamente, secondo la CED, se il parcheggio è su un solo lato aumenta il rischio di incidenti per manovre pericolose. Tuttavia, se la carreggiata non è abbastanza ampia il parcheggio su un solo lato è necessario per fare spazio a una pista ciclabile.

3.I CICLISTI CHE SUPERANO I BUS FERMI

La fermata dell’autobus spesso è un altro importante fattore di rischio per i ciclisti che vengono travolti dalle auto per scartare l’autobus fermo. Una manovra che richiederebbe particolare attenzione da tutti gli utenti coinvolti (es. il ciclista dovrebbe assicurarsi che non sopraggiungono auto). Una possibile soluzione dove le strade sono abbastanza ampie potrebbe essere realizzare delle isole di traffico che non interrompono le piste ciclabili.

4.I LIMITI DI VELOCITÀ’ E LA SICUREZZA DI CICLISTI E PEDONI

I limiti di velocità a 30 km/h sono sempre oggetto di dibattiti, soprattutto quando non hanno effetti concreti sulla sicurezza stradale. E’ chiaro che più si abbassa il limite di velocità e meno rischi corrono i ciclisti e i pedoni in strada. Tuttavia un limite più basso di 10 km/h, secondo studi citati dal CED porta a un’effettiva riduzione della velocità del traffico di 2,5 km/h.

5.LA SICUREZZA DEI CICLISTI AGLI INCROCI

Le aree a traffico limitato riducono il rischio di incidenti (secondo uno studio inglese del 60% su 72 aree). Il fattore di rischio però resta più alto per i ciclisti rispetto ai pedoni poiché il maggior numero di incidenti avviene in corrispondenza degli incroci.

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Sicurezza stradale: la Lombardia stanzia 10 milioni per opere infrastrutturali

di Raffaele Dambra

sicurezza stradale in Lombardia

Il piano per migliorare la sicurezza stradale in Lombardia prevede la realizzazione di oltre 70 progetti per una spesa che ammonta a circa 25 milioni di euro. Di cui 10 milioni a carico dell’ente Regione Lombardia, il resto distribuito tra i comuni e le province che saranno interessate dai lavori. In particolare i progetti contemplano: a) la creazione o il rifacimento di opere infrastrutturali come rotatorie, attraversamenti pedonali e ciclabili, segnaletica (anche luminosa) e piste e percorsi ciclo-pedonali; b) l’installazione di nuovi semafori, di barriere di sicurezza e di impianti di illuminazione; c) la sistemazione e la messa in sicurezza della sede stradale, delle banchine di fermata di bus, di isole salvagente e dell’arredo urbano specifico per la moderazione del traffico.

MIGLIORARE LE STRADE IN LOMBARDIA PER RIDURRE GLI INCIDENTI

La riduzione del numero di incidenti è un obiettivo importante della Regione Lombardia“, ha dichiarato l’assessore regionale alla Sicurezza Riccardo De Corato. “Obiettivo che perseguiamo anche attraverso la riqualificazione e il miglioramento delle strade lombarde”. Mentre Silvia Pini, assessora alle Politiche per la famiglia, Genitorialità e Pari opportunità, ha rimarcato che “con queste risorse si potranno effettuare interventi strutturali significativi per potenziare la viabilità e la manutenzione delle strade. In un’ottica di prevenzione della sinistrosità e di messa in sicurezza della rete stradale del territorio della Lombardia“.

SICUREZZA STRADALE IN LOMBARDIA: I PROGETTI APPROVATI

Come detto, sono più di 70 i progetti che saranno messi in atto per la realizzazione di interventi finalizzati alla riduzione dell’incidentalità sulle strade lombarde. Così distribuiti:
Provincia di Bergamo: 4 progetti per una spesa totale di 1.862.500 euro, di cui 500.000 dalla Regione;
Provincia di Brescia: 12 progetti per una spesa totale di 3.571.242 euro, di cui 1.371.583 dalla Regione;
– in Provincia di Como: 3 progetti per una spesa totale di oltre 1.000.000 di euro, di cui 450.000 dalla Regione;
Provincia di Cremona: 5 progetti per una spesa totale di 2.216.000 euro, di cui 855.000 dalla Regione;
Provincia di Lecco: 1 progetto per una spesa totale di 208.511 euro, di cui 94.500 dalla Regione;
– in Provincia di Lodi: 4 progetti per una spesa totale di 848.000 euro, di cui circa 360.000 dalla Regione;
Provincia di Mantova: 7 progetti per una spesa totale di 2.350.000 euro, di cui 961.000 dalla Regione;
Provincia di Milano: 10 progetti per una spesa totale di circa 3.800.000 euro, di cui quasi 1.500.000 dalla Regione;
– in Provincia di Monza e Brianza: 8 progetti per una spesa totale di circa 3.360.000 euro, di cui oltre 950.000 dalla Regione;
Provincia di Pavia: 5 progetti per una spesa totale di 1.112.000 euro, di cui circa 500.000 dalla Regione;
Provincia di Sondrio: 4 progetti per una spesa totale di 1.064.000 euro, di cui circa 470.000 dalla Regione;
– in Provincia di Varese: 9 progetti per una spesa totale di quasi 3.300.000 euro, di cui circa 1.230.000 dalla Regione.

Per il dettaglio sulle zone interessate dai progetti vi rimandiamo a questo link.

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Michelin: continua l’impegno per la sicurezza e l’ambiente

di Donato D'Ambrosi

Qual è il momento giusto per cambiare le gomme? Sicuramente non tutti sanno che tra gomme nuove e usate lo spessore del battistrada è fondamentale, ma non serve a nulla cambiarle troppo presto. Lo abbiamo verificato noi stessi in una sessione di test. E’ chiaro che la scelta di pneumatici efficienti e la manutenzione sono fattori imprescindibili. Ma quanti sanno realmente come sfruttare nel modo migliore gli pneumatici? Non molti automobilisti, ecco perché Michelin lancia iniziative per la sicurezza di guida come “Check&Go”. La campagna di controlli su strada per informare correttamente i consumatori sulla sicurezza degli pneumatici.

QUANTO PESANO LE GOMME SULL’AMBIENTE

Informare gli automobilisti sugli aspetti legati alla sicurezza di guida e all’ambiente che derivano dal corretto uso degli pneumatici è un impegno sempre più centrale per Michelin. Un uso corretto e consapevole, sostituendo gli pneumatici a 1,6mm anziché a 3mm, permetterebbe di evitare lo smaltimento di 128 milioni di pneumatici all’anno in Europa. Inoltre si avrebbe una riduzione delle emissioni di CO2 fino a 6,6 milioni di tonnellate, con un risparmio per gli automobilisti europei fino a 6,9 miliardi di euro ogni anno. Sono i dati che Michelin ha preso in prestito dallo studio Ernst&Young intitolato “Pas de fatalité à l’obsolescence programmée” sull’influenza del cambio prematuro degli pneumatici. Il video qui sotto spiega ancora meglio perché è inutile cambiare le gomme a 3 mm.

I CONTROLLI GRATUITI SULL’USURA DEGLI PNEUMATICI

Check&Go” è l’iniziativa ideata da Michelin per promuovere la cultura della sicurezza stradale, offrendo agli automobilisti in 20 città italiane un controllo gratuito sull’usura degli pneumatici. Per farlo in modo scientifico anche fuori da un’officina i tecnici hanno scansionato il battistrada delle gomme di 1300 auto con uno strumento laser. A dispetto di quanto si possa pensare, oltre il 6% dei veicoli circolava con pneumatici con un battistrada residuo inferiore a 2 mm, e il 16% con un battistrada inferiore a 3 mm e/o usure anomale. Inoltre, il 55% degli automobilisti ha dichiarato di non conoscere quale fosse il limite legale di usura.

SCELTA DELLE GOMME SICURE ANCHE DA USATE

A dimostrazione del fatto che sulle performance degli pneumatici da usurati c’è ancora tanta confusione, ben oltre quanto impone la legge. Ne è ulteriore conferma anche il fatto che fin dall’acquisto gli automobilisti sono orientati attraverso l’etichetta europea con le sole indicazioni delle gomme da nuove. Ecco perché Michelin è favorevole a test regolamentati su pneumatici usurati che permettano agli automobilisti di fare una scelta basata anche sulle performance fino al limite di utilizzo consentito dalla legge.

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Buche a Roma: Raggi festeggia 1 milione di mq di asfalto rifatto

di Raffaele Dambra

Buche a Roma

Il problema (reale) delle buche a Roma è stato sovente utilizzato dagli oppositori di Virginia Raggi per attaccare l’amministrazione della prima cittadina. Ma adesso la sindaca della Capitale si è presa una prima rivincita annunciando i numeri, senza dubbio incoraggianti, che riguardano il rifacimento delle strade a Roma negli ultimi due anni. Con un post su Facebook che ha ricevuto ben 17 mila like, Raggi ha annunciato infatti che la superficie di manto stradale rifatto ha raggiunto 800.000 mq circa, e che entro la fine del 2019 supererà quota 1 milione.

BUCHE A ROMA: LA RIVINCITA DELLA SINDACA VIRGINIA RAGGI

Immaginate 150 campi da calcio”, ha scritto una raggiante Virginia Raggi nel post su Facebook. “Metteteli in fila uno dietro l’altro. Bene, sono le strade nuove che abbiamo rifatto a Roma negli ultimi due anni. Questa è l’esatta dimensione della superficie di strade oggetto di lavori nel 2018 e nel 2019. Entro la fine di quest’anno arriveremo infatti a oltre 1 milione di metri quadri di manto stradale completamente rinnovato”. In particolare i metri quadrati di strade rifatte nel 2018 sono stati 380.215,35, mentre nel 2019 gli interventi hanno interessato finora 420.165,08 mq. E con i 253.599 mq previsti entro il prossimo 31 dicembre la soglia psicologica del milione di metri quadri sarà ampiamente superata, raggiungendo precisamente 1.053.979,43. E nel 2019 si avrà un 43,5% in più di vie riasfaltate rispetto all’anno prima.

BUCHE A ROMA: “STIAMO RISOLVENDO IL PROBLEMA NEL SEGNO DELLA TRASPARENZA E DELLA LEGALITÀ”

Sono numeri importanti che testimoniano il nostro impegno per restituire a cittadini, automobilisti e motociclisti e ciclisti strade sicure e decorose, nel segno della trasparenza e della legalità”, ha concluso la sindaca. Gli ultimi interventi per risolvere il problema delle buche a Roma hanno riguardato via Giovanni Camillo Peresio nel VI Municipio (quartiere Torrespaccata), dove oltre al rifacimento dell’asfalto sono state pulite le caditoie e ripristinati i marciapiedi sconnessi.

Immaginate 150 campi da calcio. Metteteli in fila uno dietro l’altro. Bene, sono le #StradeNuove che abbiamo rifatto a…

Geplaatst door Virginia Raggi op Woensdag 25 september 2019

STRADE RIFATTE E BILANCIO ATAC: ROMA STA RISORGENDO?

Insomma, dopo tanti attacchi social e non solo (ricorderete la pesante ironia per i post trionfali sulla macchinetta mangia plastica mentre nel frattempo le strade di Roma cadevano a pezzi), Virginia Raggi e l’amministrazione del Movimento 5 stelle hanno finalmente segnato un punto a loro favore. Anche se c’è da fare ancora tanto (ma non è affatto semplice). Intanto un altro bel risultato riguarda l’oculata gestione dell’Atac, l’azienda dei trasporti pubblici della Capitale, che ha chiuso un bilancio in utile per la prima volta nella storia realizzando nel 2018 profitti per 839.558 euro. I cittadini romani sperano ovviamente che almeno una parte si utilizzino per cambiare la vetusta flotta degli autobus (l’ultimo si è incendiato appena due giorni fa).

BUCHE A ROMA: NON TUTTI SONO CONVINTI DEL BUON LAVORO DELL’AMMINISTRAZIONE RAGGI

Di fronte a questi bei risultati, dobbiamo per dovere di cronaca riportare anche una voce contraria e molto critica verso l’amministrazione Raggi. Un reportage pubblicato sull’ultimo numero di Panorama ha fornito infatti numeri impietosi sulla sicurezza stradale a Roma. Spiegando che nel primo semestre del 2019 si sono verificati nella Capitale ben 15.000 sinistri; mentre da gennaio a settembre si sono contate 103 vittime della strada. Di cui almeno il 30% causate dalle pessime condizioni dell’asfalto. Inoltre numerosi consiglieri dell’opposizione lamentano che i decantati lavori di asfaltatura delle strade si riducono spesso in semplici quanto inutili rattoppi. Portando come esempio (ma purtroppo ce ne sarebbero tanti altri) il caso del giovane scooterista che lo scorso 24 luglio è deceduto per una caduta provocata da una buca sul manto stradale. Buca che era stata ‘riparata’ per ben tre volte nelle settimane precedenti. L’inchiesta aperta per omicidio colposo chiarirà se quei rattoppi sono stati eseguiti nel rispetto delle regole.

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Edward: un giorno senza vittime con la Polizia Stradale in Europa

di Redazione

Edward: un giorno senza vittime con la Polizia Stradale in Europa. Possibile? L’obiettivo è nel nome, che sta per European Day Without A Road Death. Il prossimo evento sarà il 26 settembre 2019, con iniziative sulla sicurezza stradale in Europa: è un progetto promosso dal network europeo delle Polizie Stradali (Tipsol) con il supporto dell’Unione europea. Il primo evento si è svolto in 31 Paesi il 21 settembre 2016 e si è rivelata efficace in termini di sensibilizzazione.

OBIETTIVO ZERO VITTIME DELLA STRADA

Edward si inserisce nel quadro della settimana europea della mobilità (16-22 settembre 2019), con lo scopo di ottenere, a livello europeo, una giornata, quella del 26 settembre, a zero vittime della strada. Comunque, al di là dei numeri, si vuole aumentare la consapevolezza sociale del fenomeno della mortalità e incidentalità grave sulle strade europee. E ricordare agli utenti della strada il target fissato dall’Unione europea: dimezzare i morti sulle strade dal 2011 al 2020.

NESSUN INCIDENTE MORTALE: DIFFICILE

Purtroppo, limitatamente all’Italia, l’obiettivo zero vittime anche solo per un giorno è difficile da raggiungere. Lo dicono le statistiche. Il nostro Paese ha fallito l’obiettivo dell’Ue: dimezzare i morti dal 2001 al 2010; e fallirà anche il prossimo (dimezzare le vittime dal 2011 al 2020). Ecco perché la Polizia Stradale predisporrà sull’intero territorio nazionale servizi volti alla riduzione delle principali cause di incidentalità. Nel mirino ci sono elevata velocità, mancato utilizzo dei dispositivi di sicurezza e dei sistemi di ritenuta per bambini.

DISTRAZIONI FATALI SULLE STRADE

Per seguire la linea dettata da Edward, e per far sì che ci sia un giorno senza vittime con la Polizia Stradale in Europa, ci sarà massima attenzione della Polizia Stradale italiana anche nella prevenzione delle distrazioni al volante: in troppi guidano con lo smartphone in mano, comportamento vietatissimo. Lo fanno per parlare, ma anche per chattare, scattare selfie, messaggiare o navigare sul web. Non resta che intensificare i controlli su strada, proprio quello che la Polizia Stradale farà il 26 settembre 2019. Così, sensibilizzazione, prevenzione e repressione cammineranno parallele per far calare i sinistri. Volendo, anche il singolo utente potrà dare una mano con un clic: su projectedward.eu, chi vuole sostenere la campagna clicca su “pledge” (“ impegno”). Se inserisce email e nome, sottoscrive formale impegno a rispettare le regole del Codice della strada per far calare gli incidenti.

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7 vantaggi delle rotatorie sulla sicurezza stradale

di Donato D'Ambrosi

Le rotatorie (o rotonde) hanno rimpiazzato i semafori in molte città, ma restano sempre al centro di dibatti su quanto sono realmente utili. Sapere come entrare e uscire correttamente dalla rotatoria è fondamentale per evitare incidenti. E sebbene si faccia ancora tanta confusione tra gli automobilisti su chi ha la precedenza in una rotatoria, ci sono numerosi studi che testimoniano i vantaggi delle rotatorie al posto degli incroci complessi. Prima però cerchiamo di fare chiarezza su cos’è una rotatoria e come guidare su una rotatoria.

GUIDARE NELLE ROTATORIE

Le prime rotatorie sono nate negli anni’60 ed erano molto diverse dagli incroci circolari attuali. Oggi una rotatoria è un incrocio circolare che permette di canalizzare in modo ordinato e sicuro il flusso di veicoli. Perché su alcune rotatorie si verificano ancora incidenti stradali? Molto spesso la causa degli incidenti nelle rotatorie, oltre alla precedenza, è da cercare nella velocità. Le rotatorie più obsolete infatti prevedevano un raggio molto più ampio di quelle moderne e quindi una velocità più alta. Oggi, anche se vengono apposti limiti di velocità, la conformazione delle rotatorie storiche non risulta adeguata a limitare il rischio di incidenti. La regola principe nelle rotatorie è: chi si immette dà la precedenza a chi è già sulla rotatoria, ma ci sono altre regole da rispettare sulle rotatorie a più corsie. Ecco i 7 vantaggi sulla sicurezza se le rotatorie vengono usate nel modo corretto.

1.LE ROTATORIE POSSONO RIDURRE IL TRAFFICO

Le rotatorie diminuiscono gli ingorghi fino al 23% in meno e il traffico fermo fino al 37% secondo uno studio effettuato negli USA su incroci in Kansas, Maryland e Nevada. Bisogna però dire anche che le rotatorie non sono adatte a flussi di traffico molto diversi tra le strade che confluiscono sullo stesso incrocio.

2.GLI INCIDENTI NELLE ROTATORIE

Gli incroci con stop convertiti in rotatorie hanno ridotto dell’80% gli incidenti stradali, secondo uno studio diversi studi USA. Spesso però la velocità quando si percorre una rotatoria non viene rispettata o non ci si accorge troppo tardi della rotatoria per i segnali poco visibili.

3.LE ROTATORIE E LA SVOLTA A SINISTRA

Le rotatorie riducono i più gravi incidenti con collisione frontale quando chi svolta a sinistra non concede la precedenza o chi viene di fronte corre troppo. Sono spesso costruite proprio negli incroci con la maggiore frequenza di incidenti frontali gravi.

4.SICUREZZA DEI PEDONI SULLE ROTATORIE

Le rotatorie progettate con criterio, dovrebbero anche essere più sicure per i pedoni che attraversano gli incroci più ampi. Ma questo avviene solo se i marciapiedi e le isole di separazione sono ben affiancati da attraversamenti pedonali e luci. In generale, dover attraversare un solo flusso di traffico per volta è un vantaggio per la sicurezza dei pedoni.

5.LE ROTATORIE HANNO MENO COSTI DI MANUTENZIONE

Una rotatoria può avere un costo di realizzazione variabile a seconda delle dimensioni e della complessità della posa in opera. Ma secondo gli studi effettuati sui costi di manutenzione della segnaletica, le rotatorie sono più longeve ed economiche rispetto a un incrocio con segnali e semafori. Mentre in media un incrocio tradizionale viene manutenuto ogni 10 anni le rotatorie prevedono un intervallo che arriva a 25 anni. Questo chiaramente escludendo gli interventi di ripristino eccezionali, ad esempio in caso di incidenti.

6.MENO SMOG NELLE ROTATORIE

Le rotatorie al posto degli incroci con stop riducono le emissioni. Secondo uno studio USA calano il monossido di carbonio -45%, biossido di azoto -44% biossido di carbonio -34% e idrocarburi fino -40%

7.LE AUTO CONSUMANO MENO CARBURANTE CON LE ROTATORIE   

Senza punti di arresto agli incroci, le auto consumano dal 23 al 34% in meno di carburante. Questo si spiega con la riduzione del traffico e con l’eliminazione degli stop and go tipici degli incroci congestionati.

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Città più sicure: l’Europa dà il via all’Urban Road Safety Award

di Donato D'Ambrosi

Doppio senso ciclabile

Rendere le città più sicure è una sfida che la Commissione europea lancia a tutti gli Stati membri ogni anno in occasione della Settimana europea della Mobilità. Le città che mostrano di aver attuato le idee più efficaci per migliorare la sicurezza stradale urbana si candidano a vincere il concorso della Commissione europea. Ma ben più importante è la condivisione delle azioni e progetti più efficaci che quest’anno si candideranno al premio Urban Road Safety Award. Perché è così centrale il ruolo della sicurezza in ambito urbano?

LA SICUREZZA URBANA NELLE CITTA’ EUROPEE

L’Europa spinge le amministrazioni locali a rendere i centri urbani sempre più sicuri. E in occasione della Settimana europea della Mobilità (16-22 settembre) ha presentato il premio Urban Road Safety Award che si aggiunge agli altri contest. Le città sono sicuramente più sicure di altri contesti extraurbani, ma è sono anche il luogo dove convivono tanti utenti e veicoli diversi. Il 38% degli incidenti stradali e oltre il 50% delle lesioni stradali gravi si verificano su strade urbane. Ecco perché spingere le persone ad andare a piedi o ad usare la bici non basta per rendere più pulite le città. Ma servono efficaci azioni per migliorare la sicurezza urbana della mobilità in evoluzione.

I PREMI PER LE CITTA’ MIGLIORI IN EUROPA

Il premio Urban Road Safety viene assegnato insieme agli European Mobility Week Awards e il premio SUMP (Sustainable Urban Mobility Planning). Ogni premio ha un criterio di aggiudicazione specifico, ma gli obiettivi sono complementari. Gli European Mobility Week Awards vengono assegnati alle città che promuovono la mobilità urbana sostenibile. Mentre il SUMP Award va alle autorità locali e regionali per la migliore pianificazione della mobilità urbana. Il premio Urban Road Safety Award invece non premia i piani, ma specifiche misure adottate a livello locale per migliorare la sicurezza stradale.

LE CITTA’ PREMIATE PER LA MOBILITA’ NEL 2018

Vengono premiati ad esempio il miglioramento delle infrastrutture, la riduzione della velocità. Ma anche iniziative per migliorare la sicurezza del parco auto istituzionale e azioni che migliorano la consapevolezza della sicurezza nelle persone. Tutte le città che vogliono candidarsi al premio per le città più sicure possono farlo fino al 16 dicembre 2019. La scorsa edizione del concorso indetto dalla Commissione europea ha premiato Lisbona e Lindau (Germania) per gli incentivi ad usare la bici e le nuove infrastrutture.

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Educazione civica a scuola: lo stop non fa bene alla sicurezza stradale

di Redazione

Educazione civica ed educazione stradale a scuola: la telenovela ha un finale amaro. Tutto parte la legge numero 92/2019. Introduce l’insegnamento dell’educazione civica a scuola, in via sperimentale. O meglio, la reintroduce, visto che in passato le nostre scuole insegnavano quella materia. Nell’educazione civica, la legge include l’educazione stradale: se una persona rispetta le regole della circolazione, allora ha senso civico, si comporta in modo civile. Il ragionamento fila. Ma c’è un ma: il problema è che la legge 92/2019 viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 21 agosto. Tardissimo. Infatti, perché l’educazione civica prenda il via, serve un decreto attuativo. 

EDUCAZIONE CIVICA SENZA DECRETO

Il decreto deve prevedere almeno 33 ore annue dedicate all’educazione civica: il ministero dell’Istruzione dovrà delineare le le linee guida dell’insegnamento e fissare gli obiettivi di apprendimento. Il decreto non arriva per tempo, così l’educazione civica dovrebbe essere materia scolastica dalla stagione 2020/2021. C’era e c’è solo uno schema di decreto, sottoposto al parere del Consiglio superiore della pubblica istruzione.

IL PARERE È STATO DECISIVO SUL NO ALL’EDUCAZIONE CIVICA

Sul rinvio dell’educazione civica a scuola e quindi dell’educazione stradale pesa il parere del Consiglio superiore della pubblica istruzione. Questo ha esaminato lo schema di decreto relativo alla sperimentazione nazionale in merito all’insegnamento trasversale dell’educazione civica in tutte le scuole del primo e secondo ciclo di istruzione. L’11 settembre scorso, il Consiglio suggerisce di utilizzare l’anno scolastico in corso per preparare studenti e genitori al significato del nuovo insegnamento.

EDUCAZIONE STRADALE: MANCANO DIVERSI TASSELLI

Secondo il Consiglio, il provvedimento del ministero era debole. Non individuava la platea delle istituzioni scolastiche potenzialmente coinvolte. Non indicava bene gli obiettivi che avrebbero dovuto caratterizzare la sperimentazione proposta. Non prevedeva nessuna valutazione di risultati. Peccato, un’occasione persa per fare sicurezza stradale, e quindi per abbassare il numero di incidenti e morti in Italia. Tutto si è arenato nella burocrazia elefantiaca italiana. L’auspicio è che ogni singola scuola si avvalga dell’aiuto delle Polizie locali: gli agenti possono spiegare come si sta in auto, come si va in bici e come a piedi. Anche grazie a giochi accattivanti, senza rendere la materia noiosa. In una scuola che, troppo spesso, è così grigia e vecchia da annoiare gli studenti.

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Governo PD-M5S, il programma è online ma manca la sicurezza stradale

di Redazione

Governo PD-M5S, ci siamo quasi: il presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte (foto d’apertura) ha la squadra di ministri da presentare al Quirinale. Il programma dell’esecutivo nascente già esiste, è online, con 26 impegni e puoi scaricarlo in pdf alla fine dell’articolo. Si tratta di una bozza messa in Rete dai pentastellati, su cui Conte dovrà lavorare. Dopodiché, il PD potrebbe essere d’accordo solo su una parte di questi 26 punti, o cambiarne alcuni.

I PUNTI PRINCIPALI DEL PROGRAMMA DI GOVERNO ONLINE

La bozza dei 26 punti del programma prevede, in sintesi, la neutralizzazione dell’aumento dell’IVA: questo interessa anche gli automobilisti, perché un rincaro avrebbe conseguenze pesantissime per i prezzi delle vetture, dei carburanti, dei pezzi di ricambio, delle autostrade e di altri altri beni e servizi. Per il M5S, occorre inoltre ridurre le tasse sul lavoro, a vantaggio dei lavoratori, e individuare una retribuzione giusta (“salario minimo”). Si parla poi di Green New Deal, che comporti un radicale cambio di paradigma culturale e porti a inserire la protezione dell’ambiente tra i princìpi del nostro sistema costituzionale. Si punta a fare una Roma più vivibile.

LE INFRASTRUTTURE NELLE DEL GOVERNO PD-M5S  

Sono necessari, secondo il movimento di Beppe Grillo (foto in alto) investimenti mirati all’ammodernamento delle attuali infrastrutture e alla realizzazione di nuove infrastrutture. Per realizzare un sistema connesso, integrato, più sicuro, che tenga conto degli impatti sociali e ambientali delle opere. Il nuovo governo PD-M5S potenzierà anche l’azione di contrasto delle mafie e per combattere l’evasione fiscale. Ed è indispensabile promuovere una forte risposta europea al problema della gestione dei flussi migratori.

AUTO E SICUREZZA STRADALE NON PRIORITARI PER IL GOVERNO?

C’è solo un generico riferimento alle infrastrutture. Invece, nel programma del M5S (che probabilmente sarà anche quello del nuovo governo PD-M5S), mancano l’auto e la sicurezza stradale. Eppure l’Italia ha bucato clamorosamente i due obiettivi imposti dall’Unione europea in fatto di vittime della strada. Doveva dimezzare i morti sull’asfalto dal 2001 al 2010, e non l’ha fatto. Doveva dimezzare gli incidenti mortali dal 2011 al 2020 e di certo non ce la farà. Di riforma del Codice della strada si parla dal 2011, ma dopo decine di disegni legge che si sono accavallati uno sull’altro, le regole della circolazione restano quelle del 1993. Antiquate. Senza riferimenti a smartphone, car sharing, Uber, guida autonoma, che all’epoca non esistevano. Peccato: un’occasione persa. Con l’auspicio che, in futuro, il nuovo governo PD-M5S prenda in esame quel serio problema chiamato sicurezza stradale. Leggi il programma di governo PD-M5S in allegato pdf qui sotto.

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Pirati stradali: +20% nei 6 mesi del 2019, si scappa di più di notte 

di Redazione

Incidenti stradali Italia 2019

I dati degli incidenti sulla pirateria stradale nel 2019 sono ancora drammatici: parliamo di chi causa un incidente e poi scappa, lasciando la vittima sul posto. Con serie conseguenze per chi ha subìto il sinistro: anche pochi minuti di ritardo nei soccorso possono essere decisivi per ridurre le lesioni. L’ASAPS (Amici Polstrada) snocciola statistiche da paura, con addirittura un +20% di pirati stradali nei primi 6 mesi del 2019, rispetto allo stesso periodo del 2018.

NUMERI DA INCUBO

Nel primo semestre di quest’anno sono stati 543 gli episodi di pirateria, su tutte le strade. I morti ammontano addirittura a  55 (in aumento del 17%) mentre sono 670 le persone ferite (in salita del 31%). Come sempre, perlopiù i pirati si scatenano di giorno. Però occhio, perché le piraterie mortali schizzano al 37% di notte. In sintesi, quando si uccide di notte, si scappa di più che di giorno. 

ALCOL, CAUTELA

I positivi all’alcol o alla droga sono stati il 16%, ma questo numero va soppesato all’interno dei dati degli incidenti sulla pirateria stradale nel 2019. Infatti, si riferisce a chi è stato acciuffato (talvolta dopo giorni) in seguito alla fuga. Con due conseguenze. Primo: può darsi che alcol e droga in corpo al momento del sinistro, siano poi stati smaltiti e non risultino ai controlli. Secondo: nella rete non restano impigliati quei pirati ubriachi o drogati che l’hanno fatta franca.  

OMICIDIO STRADALE: SERVE O NO?

A marzo 2016, il Governo Renzi ha introdotto il reato di omicidio stradale per arginare il fenomeno della pirateria. I risultati non convincono. Secondo Giordani Biserni, presidente ASAPS, “siamo andati un po’ sulle montagne russe, con i numeri. Nel 2016, le vittime sulle strade erano diminuite. L’anno dopo sono aumentate, scese ancora nel 2018. I primi sei mesi dell’anno ci dicono che la statistica si ribalta di nuovo. Conclusione: il risultato che qualcuno poteva ritenere appetibile, il calo dei morti e degli incidenti gravi, in realtà non c’è stato”. Il problema? Forse che in pochi conoscono le pene: dagli 8 ai 12 anni per chi uccide sotto l’effetto di alcol o droga, fino a 18 in caso di omicidio plurimo.

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Tutor autostrade 2019: mappa dispositivi da riattivare o già attivi

di Raffaele Dambra

Tutor autostrade 2019

La settimana scorsa Autostrade per l’Italia ha comunicato di aver avviato la procedura di riattivazione dei tutor in autostrada dopo la sentenza favorevole della Corte di Cassazione, che ha riconosciuto del tutto infondati i motivi per cui la Corte di Appello aveva ritenuto, ad aprile 2018, che il sistema di controllo della velocità media (SICVe) violasse un brevetto della società CRAFT Srl. In realtà la vicenda è tutt’altro che chiusa, visto che la sentenza della Cassazione prevede altresì il rinvio della stessa alla Corte di Appello di Roma, in diversa composizione, per verificare una volta per tutte se ci sia stata effettivamente contraffazione del brevetto. In attesa di ciò la società Autostrade si sta portando avanti nel lavoro riaccendendo gradualmente i tutor, nonostante la lettera di diffida di CRAFT che chiede di attendere la pronuncia definitiva. Secondo noi ne vedremo ancora delle belle, ma intanto scopriamo la mappa dei tutor sulle autostrade nel 2019 con i dispositivi SICVe da riattivare e quelli già attivi con l’altro sistema SICVe-PM.

TUTOR AUTOSTRADE: DIFFERENZA TRA SISTEMA SICVe E SICVe-PM

In effetti, nonostante la sentenza contraria del 2018 che l’ha costretta a spegnere i tutor, Autostrade per l’Italia ha ripreso dopo pochi mesi a ‘monitorare’ i tratti autostradali (anche se in misura minore) utilizzando un altro sistema denominato SICVe-PM. Ma che differenze ci sono tra un dispositivo e l’altro?

– Il sistema originario SICVe, oggetto del lungo contenzioso con l’azienda toscana CRAFT, rileva la velocità dei veicoli in un determinato tratto, calcolata da un elaboratore centrale in base ai dati trasmessi da due postazioni, collocate a diversi km di distanza l’una dall’altra. In corrispondenza di ogni postazione dentro l’asfalto sono installati dei sensori, chiamati spire induttive, che riconoscono il passaggio di un veicolo inviando un segnale di attivazione alle telecamere poste sotto il grande pannello luminoso. Le telecamere registrano la targa di tutti i veicoli in transito e il momento esatto del loro passaggio, inviando questi dati all’elaboratore centrale. Dopo un certo numero di km (da 10 a 25) c’è un altro sistema analogo, che esegue la stessa rilevazione. Basandosi sul confronto tra la velocità rilevata all’ingresso e all’uscita da ciascuna postazione, l’elaboratore centrale calcola la velocità media di ogni veicolo e, se risulta superiore ai limiti stabiliti per quel tratto, invia i dati alla centrale operativa della Polstrada che provvede a emettere la contravvenzione.

– Il sistema SICVe-PM (Plate Matching) svolge le stesse funzioni del modello precedente, ovvero rilevare la velocità media in un determinato tratto autostradale, riuscendo tuttavia a garantire una scansione più dettagliata e un’efficienza maggiore nel rilevamento e nella velocità della trasmissione dei dati. Infatti prima ci si affidava soltanto alla lettura automatica del numero di targa, mentre ora alla registrazione dell’intera immagine del veicolo, che consente quindi di identificarlo senza (quasi) possibilità di errore. I nuovi tutor SICVe-PM permettono di rilevare anche dettagli come la pubblicità sul retro dei veicoli, gli adesivi delle aziende e la forma delle luci posteriori, tutti elementi che concorrono alla corretta individuazione del veicolo.

TUTOR AUTOSTRADE 2019: DOVE SONO ATTIVI I TUTOR SICVe-PM

Attualmente (l’ultimo aggiornamento sul sito della Polstrada è dello scorso 17 luglio) sono controllati con il nuovo SICVe-PM (entrato progressivamente in funzione dal mese di luglio del 2018) 46 tratti di autostrada per complessivi 420 km circa. I tratti in questione sono i seguenti:

– A1 direzione Nord
SAN VITTORE – CASSINO;
CASSINO – PONTECORVO;
COLLEFERRO – VALMONTONE;
ALL. RACC. ROMA NORD PER A1 – PONZANO ROMANO;
PONZANO ROMANO – MAGLIANO SABINA;
MAGLIANO SABINA – ORTE;
FIRENZUOLA – BADIA;
REGGIO EMILIA – CAMPEGINE;
CAMPEGINE – PARMA.

– A1 direzione Sud
MODENA SUD DIR. NORD – MODENA NORD DIR. NORD;
BADIA – FIRENZUOLA;
ALL. A1 PER ROMA SUD – COLLEFFERRO;
SAN VITTORE – CAIANELLO;
MODENA SUD DIR. SUD – ALL. A14 A1 N DIR. SUD.

– A4 direzione Ovest
DALMINE DIR. OVEST – CAPRIATE DIR. OVEST;
CAPRIATE DIR. OVEST – CAVENAGO DIR. OVEST.

– A5 direzione Francia
TRAFORO MONTEBIANCO SUD – TRAFORO MONTEBIANCO NORD.

– A5 direzione Italia
TRAFORO MONTEBIANCO NORD – TRAFORO MONTEBIANCO SUD.

– A7 direzione Nord
BUSALLA – RONCO SCRIVIA;
RONCO SCRIVIA – ISOLA DEL CANTONE.

– A8 direzione Nord
CASTELLANZA DIR. NORD – BUSTO ARSIZIO DIR. NORD.

– A10 direzione Ovest
CELLE LIGURE – ALBISOLA DIR. OVEST.

– A10 direzione Est
ALBISOLA – CELLE LIGURE DIR. EST.

– A13 direzione Nord
BOLOGNA INTERPORTO – ALTEDO;
ALTEDO – FERRARA SUD.

– A13 direzione Sud
FERRARA NORD – FERRARA SUD DIR. SUD;
FERRARA SUD DIR. SUD – ALTEDO DIR. SUD.

– A14 direzione Nord
FORLÌ – FAENZA;
FAENZA – ALL. RAVENNA SUD;
BARI NORD DIR. NORD – BITONTO DIR. NORD;
VALLE DEL RUBICONE – CESENA.

– A14 direzione Sud
FAENZA – FORLÌ;
CASTEL SAN PIETRO DIR. SUD – IMOLA DIR. SUD;
CESENA – VALLE DEL RUBICONE;
VALLE DEL RUBICONE – RIMINI.

– A16 direzione Ovest
MONTEFORTE – BAIANO.

– A16 direzione Est
MONTEFORTE – AVELLINO OVEST.

– A26 direzione Nord
MASONE – BROGLIO.

– A26 direzione Sud
MASONE – MASSIMORISSO.

– A30 direzione Nord
SARNO – PALMA CAMPANIA.

– A30 direzione Sud
ALLACCIAMENTO A1 PER A30 – NOLA;
SARNO – NOCERA PAGANI-

– A56 direzione Ovest
CAMALDOLI DIR. OVEST – VOMERO DIR. OVEST;
FUORIGROTTA DIR. OVEST – AGNANO DIR. OVEST.

– A56 direzione Est
AGNANO DIR. EST – FUORIGROTTA DIR. EST;
ARENELLA DIR. EST – CAPODIMONTE DIR. EST.

TUTOR AUTOSTRADE 2019: DOVE SARANNO RIATTIVATI I TUTOR SICVe

Dunque, dopo la sentenza favorevole del 14 agosto 2019 da parte della Cassazione (e in attesa di ulteriori sviluppi), Autostrade per l’Italia ha comunicato che l’originario sistema Tutor SICVe, il quale copriva ben 2500 km di autostrada, verrà riacceso in tempi brevi. Non è dato sapere con precisione quali tratte saranno riattivate per prime, vi consigliamo quindi di procedere entro i limiti di velocità ogni qualvolta vedete l’avviso. Secondo il quotidiano Il Messaggero, però,  i vecchi tutor che torneranno a funzionare entro fine mese (in concomitanza con l’ultimo contro-esodo estivo) sono questi, poi, alla spicciolata toccherà a tutti gli altri:

– autostrada A1 Milano-Napoli, in particolare tra Reggio Emilia e Bologna (una postazione) e tra Roma e Napoli (quattro);
– nel tratto della A13 tra Bologna e Rovigo (tre postazioni);
– A14 tra Bologna e Castel San Pietro (tre postazioni) e tra Foggia e Bari (quattro postazioni);
– lungo l’A4 tra Milano e Bergamo (quattro postazioni);
– A7 tra Genova e Serravalle (due postazioni(;
– A26 tra Masone e Alessandria (quattro postazioni);
– sull’A8 Milano-Varese (una postazione);
– A30 che collega Caserta a Salerno (una postazione).

Invece nell’immagine in basso c’è la mappa completa dei tutor SICVe.

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Anziani al volante: 5 errori più frequenti che causano incidenti

di Donato D'Ambrosi

Gli anziani possono guidare un’auto? Fino a che età una persona può guidare in sicurezza senza commettere errori e causare incidenti? A queste domande è difficile dare una risposta univoca, tant’è che più passano gli anni e più si avvicinano gli intervalli per il rinnovo della patente. Perché dopo i 70 anni bisogna rinnovare la patente ogni 3 anni e per gli over80 il termine scatta ogni 2 anni? Un’indagine dell’IIHS ha trovato una correlazione tra l’età avanzata dei conducenti e le cause più frequenti di incidenti stradali.

LE PATOLOGIE CHE AUMENTANO IL RISCHIO DI INCIDENTE

I riflessi rallentano, i sensi si indeboliscono e l’assunzione di particolari medicine non facilita la vita agli anziani al volante. Secondo l’IIHS (Insurance Institute for Highway Safety) in un sondaggio su 2500 intervistati, da 65 anni in poi decresce la capacità di guida per varie cause. Il diabete, l’artrite, una ridotta capacità visiva o impedimenti alla mobilità influenzano l’autonomia nei lunghi viaggi. Ma tra gli over65 più sinceri, l’età influenza anche la sicurezza di guidare di notte o sulla neve. Nel 2017, il 59% delle persone uccise in incidenti coinvolgono conducenti di età pari o superiore a 70 anni o passeggeri più anziani (13 %). Ma quali sono gli errori più frequenti degli anziani al volante e le situazioni di guida più rischiose legate alla ridotta capacità di condurre un veicolo?

DISTANZE E PRECEDENZE LE CAUSE PRINCIPALI

Gli incroci e i sorpassi sono statisticamente le situazioni di guida più rischiose per gli anziani al volante. Secondo l’IIHS, nel 2017 il 40% degli incidenti con più veicoli agli incroci coinvolgeva conducenti da 80 anni in su. Il doppio rispetto alla fascia d’età tra 16 e 59 anni. La mancata precedenza sembra l’errore più frequente commesso dagli anziani secondo i rapporti sugli incidenti. Ma non è solo questione di rispetto delle regole, quanto anche di difficoltà a percepire correttamente le distanze. Secondo uno studio nazionale, negli USA i conducenti over70 hanno più probabilità degli over50 di valutare erroneamente distanze e velocità delle altre auto.

LE DOTAZIONI DI SICUREZZA CHE AIUTANO GLI ANZIANI AL VOLANTE

Poi ci cono le menomazioni funzionali che limitano la mobilità degli arti inferiori o superiori. In questi casi gli impedimenti influiscono sulla probabilità di provocare incidenti nelle le situazioni di guida stressanti. Guidare a una certa età nel traffico per molto tempo, o svoltare a sinistra, fare un sorpasso o cambiare corsia, risultano azioni meno immediate per un anziano al volante. Ma oltre ad autoregolamentarsi, come possono proteggersi in auto gli anziani al volante? Le cinture di sicurezza con pretensionatore in caso di incidente sono molto più sicure rispetto a quelle classiche con arrotolatore. Secondo l’IIHS gli airbag laterali testa-torace riducono del 45% gli infortuni agli occupanti anteriori over70 negli impatti laterali (30% per i passeggeri da 13 a 49 anni). Un’auto dotata di ADAS e ausili alle manovre è una considerazione da non sottovalutare, a prescindere dall’età, mettendo magari da parte l’orgoglio e guardando di più alla sicurezza di guida.

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Sorpasso a moto e bici: responsabilità del conducente di un’auto

di Raffaele Dambra

Sorpasso a moto e bici

Il guidatore di un’auto che effettua il sorpasso a moto e bici deve farlo con estrema cautela per non compromettere la sicurezza del veicolo meno stabile. Sembrerebbe un’osservazione scontata ma non lo è per niente, visti i numerosi incidenti, anche gravi, che spesso vedono protagonisti autovetture e veicoli a due ruote, con questi ultimi spesso vittime di sorpassi azzardati. Del resto lo stesso Codice della Strada ricorda nell’articolo 148 che il conducente che sorpassa un veicolo o altro utente della strada deve superarlo tenendosi da questo ad una adeguata distanza laterale, senza creare pericolo o intralcio.

SORPASSO A MOTO E BICI: QUALI RESPONSABILITÀ?

Della particolare cautela in caso di sorpasso a scooter, moto e bici e della necessità di una distanza laterale di sicurezza sufficientemente ampia, se n’è occupata di recente la Corte di Cassazione, sentenziando sul ricorso di un uomo condannato per l’omicidio colposo di una povera motociclista. L’uomo, alla guida di un autocarro, era stato ritenuto responsabile del sinistro perché in fase di sorpasso, pur non urtando il mezzo su cui viaggiava la donna, ne aveva provocato la caduta e le gravissime conseguenze. In particolare aveva provato a superare la moto in corrispondenza di un’intersezione e senza rispettare una sufficiente distanza laterale, manovre entrambe vietate dal Codice.

IL CONDUCENTE DI UN’AUTO CHE SORPASSA MOTO E BICI DEVE MANTENERE UNA DISTANZA ADEGUATA

Il ricorso in Cassazione del conducente dell’autocarro verteva proprio sul fatto che durante il sorpasso non c’era stato alcun contatto tra il suo mezzo e la moto della donna, e che quindi non avesse nessuna responsabilità sulla caduta. Ma la Suprema Corte gli ha dato corto, confermando le precedenti sentenze a sfavore, con delle motivazione molto chiare. Come si legge infatti sul portale giuridico studiocataldi.it, gli Ermellini hanno ribadito che nel sorpassare velocipedi e motocicli, che hanno un equilibrio particolarmente instabile, “il conducente deve lasciare una distanza laterale di sicurezza che tenga conto delle oscillazioni e deviazioni che le accidentalità della strada o altre cause possano rendere più o meno ampie nel veicolo sorpassato […] E deve rinunciare al sorpasso se prevede che la manovra comporti motivo di pericolo per gli altri utenti della strada, attendendo che le condizioni di marcia lo consentano”.

SORPASSO AZZARDATO: IL CONDUCENTE È RESPONSABILE ANCHE SENZA COLLISIONE

Non si deve infatti dimenticare che tra un mezzo più pesante come un’autovettura o un autocarro e uno più leggero come un veicolo a due ruote, è sicuramente il primo a dover prestare maggiore cautela. Anche perché, per provocare la caduta di un motociclo o di una bicicletta, non è neppure indispensabile che ci sia collisione tra i due veicoli: in caso di sorpasso troppo ravvicinato, può bastare lo spostamento d’aria a far perdere al conducente della moto o della bici il controllo del mezzo. Proprio com’è avvenuto nella fatale circostanza discussa in Cassazione. Quindi, in conclusione, fate molta attenzione quando alla guida di un’auto vi apprestate a superare una moto o una bici. L’ideale sarebbe lasciare una distanza laterale minima molto corposa (c’è la proposta di fissarla a un metro e mezzo per le bici) e stare attenti ai 10 errori da non fare durante un sorpasso.

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