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I giovani 18-24 fanno più incidenti da soli: l’indagine 2019 in Germania

di Donato D'Ambrosi

I giovani tra 18 e 24 anni al volante sono sempre meno esperti, lo rivela un’indagine dell’Automobile Club Tedesco che ha analizzato le cause di incidenti con una sola auto in Germania. Nonostante la percentuale di mortalità giovanile sia diminuita del 28%, il 30% dei giovani esce fuori strada o fa un incidente solitario più degli anziani (19%). Ecco dove e perché si sono verificati più incidenti in Germania che hanno richiesto l’intervento dell’elisoccorso ADAC.

INCIDENTI FREQUENTI ANCHE CON UNA SOLA AUTO TRA I GIOVANI

Dal 2008 in Germania è possibile guidare un’auto da 17 anni purché ci sia una persona esperta accanto. Una misura che ha ridotto il numero di incidenti mortali di circa -18% negli ultimi 10 anni. Tuttavia l’inesperienza continua ad avere un’influenza importante sul numero di incidenti con una sola auto con al volante un giovane tra 18 e 24 anni. La velocità non adatta o eccessiva è la causa principale degli incidenti con al volante giovani guidatori. 1 indicente su 10 avviene in fase di sorpasso per un’errata valutazione delle condizioni del traffico. Mentre molti altri quando la velocità non è adatta alle condizioni dell’asfalto scivoloso o della curvatura della strada. In totale l’ADAC ha soccorso 702 conducenti tra 18 e 24 anni e 2083 conducenti di età maggiore.

LE CAUSE PRINCIPALI DEGLI INCIDENTI TRA GIOVANI 18-24 ENNI

L’alcol e la distrazione sono cause influenti sui giovani come sui guidatori più esperti. Chiaramente il report dell’ADAC è legato agli interventi in cui è stato richiesto l’elisoccorso. Questi rapporti quindi si riferiscono ad incidenti avvenuti per l’80% dei casi nelle aree extraurbane, mentre in area urbana intervengono altre unità di soccorso più adatte al contesto. Nella foto qui sotto si può capire, anche se in tedesco, che l’abbandono della corsia (46,5%) e la velocità inadatta (29,6%) siano maggiori tra 18 e 24 anni rispetto alla media degli altri guidatori. A seguire poi ci sono malore, alcol e sorpasso.

1 AUTO SU 2 IN MANO AI GIOVANI E’ POCO SICURA

Quello che emerge dal rapporto dell’ADAC è che le auto guidate da giovani conducenti hanno mediamente 1 anno in più di quelle possedute da conducenti più adulti. Non è certo una novità che ai neopatentati venga affidata la seconda auto di famiglia più vecchia o se ne compri una un po’ malmessa per fare pratica. L’ADAC dice che quasi la metà (il 46%) delle auto dei giovani coinvolti in un incidente aveva 11 anni o più (rispetto alla media del 37% di tutti i guidatori). Un aspetto da non sottovalutare quando la scarsa protezione di auto che a malapena avevano qualche airbag si combina con l’inesperienza dei conducenti giovani. Eco perché vi consigliamo sempre, a prescindere dall’età del conducente, di verificare quanto è sicura nei crash test l’auto che state per acquistare.

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Guida in stato di ebbrezza: l’auto in leasing non va confiscata

di Raffaele Dambra

Alcoltest non attendibile

Un’auto in leasing non può subire la confisca per guida in stato di ebbrezza. Può essere però applicato il raddoppio della sospensione della patente. È quanto emerso dalla sentenza n. 38579 della Corte di Cassazione depositata il 18/09/2019. Che non ha ravvisato gli estremi per applicare il riconosciuto principio di diritto secondo cui la ‘appartenenza’ del veicolo a persona estranea al reato non va intesa come proprietà o intestazione nei pubblici registri. Ma come effettivo e concreto dominio sulla cosa, che può assumere la forma del possesso o della detenzione, purché non occasionali.

GUIDA IN STATO DI EBBREZZA: QUANDO SI APPLICA IL RADDOPPIO DELLA SOSPENSIONE DELLA PATENTE

La Suprema Corte è stata chiamata a decidere sul caso di un uomo fermato per guida in stato di ebbrezza mentre era al volante di un’auto intestata a una società di leasing di cui è socio. Condannato dai giudici di merito (anche) alla pena della durata doppia della sospensione della patente (“Se il veicolo appartiene a persona estranea al reato, la durata della sospensione della patente di guida è raddoppiata”, articolo 186 comma 2 lettera C del CdS), l’uomo era ricorso in Cassazione sostenendo l’illegittimità della sanzione accessoria, visto che l’auto era di proprietà di una società di leasing della quale egli stesso è socio. Di conseguenza la vettura era a tutti gli effetti anche sua. Mentre per il Codice della Strada, come abbiamo visto, il raddoppio della sanzione dev’essere applicato solo “se il veicolo appartiene a persona estranea al reato”.

GUIDA IN STATO DI EBBREZZA CON UN’AUTO INTESTATA A UNA SOCIETÀ DI CUI SI È SOCI

Tuttavia, come riporta il portale giuridico Altalex, la Corte di Cassazione, respingendo il ricorso, ha evidenziato alcuni aspetti molto importanti. La circostanza che il conducente sanzionato facesse abitualmente uso dell’auto della società di leasing anche per scopi personali, non toglie che l’intestazione della proprietà del veicolo fosse comunque in capo alla società e non all’uomo. Di conseguenza non può ritenersi sussistente il requisito costituito dall’effettivo e concreto dominio sulla cosa, tale da integrare l’elemento dell’appartenenza. Inoltre la nozione di ‘persona estranea al reato’ richiamata dall’art. 186 CdS implica che si tratti di un soggetto distinto dall’imputato, senza alcun ruolo nella vicenda illecita. Proprio come la società proprietaria del veicolo, che costituisce un soggetto non coincidente con l’imputato, anche se quest’ultimo è socio della stessa. E non gli si può dunque attribuire alcun ruolo nella commissione del reato.

RADDOPPIO DELLA SOSPENSIONE SÌ, CONFISCA DELL’AUTO NO

Allo stesso tempo non si è proceduto alla confisca dell’auto in leasing a tutela degli altri soci che sarebbero stati ingiustamente danneggiati. Sempre il pluricitato art. 186 CdS ricorda infatti che “è sempre disposta la confisca del veicolo con il quale è stato commesso il reato, salvo che il veicolo stesso appartenga a persona estranea al reato”. Curiosamente, quindi, se il conducente sanzionato fosse stato riconosciuto proprietario dell’auto della società, come sperava per vedersi cancellare la durata doppia della sospensione della patente, avrebbe subito la confisca del veicolo.

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Siamo tutti pedoni 2019: le relazioni al centro della sicurezza in città

di Donato D'Ambrosi

Torna la campagna per la sicurezza stradale Siamo tutti pedoni 2019, l’iniziativa del Centro Antartide che SicurAUTO.it contribuisce a divulgare da diversi anni. Quest’anno il tema dell’abitabilità delle città diventa centrale: accogliere i pedoni per fare delle città luoghi in cui i pedoni possano avere uno spazio di sicurezza. Un numero sempre maggiore di auto e meno spazi pubblici per le relazioni umane restringono il cerchio di sopravvivenza delle persone. Ecco i fattori più importanti da cui dipende la coesistenza di tanti utenti diversi in un luogo grande, ma non abbastanza sicuro, come la città.

SPAZIO E SICUREZZA DEI PEDONI IN CITTA’

Siamo tutti pedoni è la campagna che da 10 anni è impegnata a sensibilizzare le città sulla sicurezza pedonale e l’uso dei trasporti alternativi all’auto. Una mission che passa anche per l’analisi della sicurezza reale che le città offrono ai pedoni. Il 42% delle vittime della strada in città è un pedone o un ciclista, secondo i dati del Centro Antartide 1/3 muore sulle strisce pedonali. Secondo i numeri del The World’s Cities, entro il 2030 circo il 60% delle persone vivrà negli agglomerati urbani. DI questi 1/3 vivrà nelle città da oltre 500 mila abitanti. Uno scenario che porterà a un ulteriore peggioramento della situazione attuale se non si corre ai ripari.

CITTA’ ABBASTANZA GRANDI DA ESSERE PIU’ SICURE ANCHE PER I PEDONI

La campagna siamo tutti pedoni 2019, porta l’attenzione sulle città fatte di relazioni. Lo fa analizzando quali sono i fattori che rendono grande un luogo pubblico. Esistono i fattori misurabili, gli elementi tangibili e le caratteristiche chiave. “Non si tratta di dimensioni” spiega il Centro Antartide ma di svolgere fino in fondo le funzioni di luogo, cioè di entità socio-culturale”. “L’attenzione deve essere rivolta alla ricchezza e varietà di usi ed attività. E’ chiaro che questi sono i fattori su cui lavorare per migliorare la qualità della vita ed esprimere pienamente il potenziale di grandezza di quel luogo”.

CIRCA 13 PEDONI PER OGNI AUTO IN CITTA’

Il miglioramento della qualità delle città e della sicurezza dei pedoni, dovrebbe passare quindi per la ri-conversione delle strade da infrastrutture a luoghi di incontro e di socializzazione. Basti pensare che un tempo le strade assicuravano ad ogni pedone da 1 a 2 metri quadrati. Poi si è attuato un percorso evolutivo dei trasporti fino a rendere centrale l’automobile che richiede in città da 13 a 37 metri quadrati (da ferma) e circa 139 metri quadrati quando si muove (fonte Victoria Transport Policy Institute). “Le strade e i marciapiedi costituiscono i più importanti luoghi pubblici di una città e i suoi organi più vitali”. Ha dichiarato l’antropologa Jane Jacobs – Quando si pensa a una città la prima cosa che si pensa sono le sue strade: secondo che esse appaiono interessanti o insignificanti, anche la città appare tale”.

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Sonno al volante: il 12% si addormenta in auto mentre guida in UK

di Donato D'Ambrosi

Dormire in auto mentre si è alla guida provoca il 25% degli incidenti mortali nel Regno Unito e gli inglesi ne sono particolarmente preoccupati secondo un’indagine dell’Automobile Association. Il rischio di addormentarsi al volante è piuttosto frequente in UK dove almeno 1 guidatore su 8 è stato colto dal colpo di sonno. Ritmi di lavoro stressanti e guida notturna non aiutano a prevenire i rischi della stanchezza alla guida che l’AA racchiude nel video della sua campagna qui sotto.

1 INCIDENTE SU 4 IN UK PER I COLPI DI SONNO

L’associazione no-profit AA ha interrogato 20.561 conducenti in un sondaggio online sui rischi della stanchezza alla guida e i colpi di sonno al volante. Un guidatore inglese su otto (13%) ha ammesso di essersi addormentato al volante. Nonostante la stanchezza molti si sono messi ugualmente al volante. Quasi due quinti (37%) hanno confessato di essere stati così stanchi da temere di addormentarsi durante la guida. Secondo l’indagine inglese gli uomini (17%) hanno tre volte più probabilità delle donne (5%) di cedere al pericolo del sonno alla guida.

IL SONNO FA MENO PAURA DELLE ALTRE CAUSE DI INCIDENTI

Dall’indagine è emerso anche che c’è ancora poca consapevolezza del rischio di addormentarsi al volante soprattutto tra i giovani. “Le statistiche sui conducenti assonnati sono scioccanti, tanto più quando ti rendi conto che il problema è sottostimato.” Ha spiegato Edmund King Direttore dell’AA. “L’unica vera cura per la stanchezza è quella di riposare: se i conducenti si sentono stanchi o vengono avvisati dalla propria auto, devono fermarsi in un posto sicuro per una pausa”.

I GIOVANI IGNORANO IL RISCHIO DELLA STANCHEZZA ALLA GUIDA

I giovani dai 18 ai 24 anni, secondo il sondaggio sono più esposti a credere che la stanchezza al volante non influisce le loro capacità di guida. Lo pensa il 13% dei guidatori giovani rispetto al 2% di tutti i conducenti. I giovani conducenti – secondo i dati dell’AA – sono anche la categoria che anche se avvertono i sintomi del sonno continuano a guidare. Il 18% di chi non prende in considerazione una sosta rigenerante tra gli under 24 supera di molto la media del 3% di tutti gli altri conducenti che sottovalutano il pericolo del sonno al volante.

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Vittime della strada: nel 2018, 612 pedoni uccisi

di Donato D'Ambrosi

L’obiettivo 2020 è molto lontano e dai numeri dell’ISTAT sui pedoni investiti in Italia nel 2018 si capisce perché non diminuiscono i morti rispetto al minore numero di incidenti stradali. In Italia vengono investite oltre 20 mila persone in strada, di questi nel 2018 oltre 600 sono vittime della strada e del mancato rispetto delle regole.

GLI INCIDENTI STRADALI E LE VITTIME IN ITALIA NEL 2018

In Italia risultano in calo gli incidenti stradali nel 2018 di -1,6% ma l’ISTAT disegna uno scenario tutt’altro che positivo se si stringe il focus sui pedoni (+1,6% di vittime). Nel 2018 il numero di vittime della strada tra i pedoni è aumentato a 612. Un numero secondo per gravità solo a quello dei centauri morti nel 2018 (685) ugualmente in aumento. Un numero sconcertante se si guarda alle 21 mila persone investite ogni anno e all’ambito traguardo europeo 2020. Entro il 2020 i Paesi aderenti si sono impegnati a ridurre del 50% la mortalità rispetto al 2010. L’Italia (55) è al di sopra della media europea (49,1) di morti per milione di abitanti. Le vittime della strada più esposte in Italia sono i ragazzi tra 15 e 24 anni (12,4% del totale) e gli anziani tra 70 e 74 anni (6,7% del totale). Se da un lato diminuisce il numero di morti totali in incidente stradale nel 2018, dall’altro aumentano gli scooteristi investiti (+17,4%).

LE CITTA’ CON PIU’ VITTIME A PIEDI

Tra le persone investite da altri utenti della strada i pedoni sono la componente maggiore (oltre 21 mila), ma in media gli incidenti 665 feriti al giorno. In Italia è Roma la città con il primato negativo (57 pedoni investiti nel 2018), seguita da Milano (24 vittime) e Torino (12 pedoni uccisi). La causa principale deriva dal mancato rispetto delle regole e da infrastrutture poco manutenute: parcheggi in doppia fila, attraversamenti poco illuminati e segnalati, strisce scolorite. Clicca sull’infografica qui sotto per vederla a tutta larghezza.

LE CAUSE MAGGIORI DI INCIDENTI CHE FANNO PIU’ VITTIME

Secondo le rilevazioni dell’ISTAT il totale degli incidenti stradali produce un costo sociale di 17,1 miliardi di euro. In media le statistiche individuano tra le cause maggiori di tutti gli incidenti stradali in Italia (secondo le rilevazioni delle fdo) la distrazione (16,4%), mancata precedenza (14,2%) e velocità (10,2%). La dimostrazione che combattere la velocità con i tutor sulle autostrade non migliorerà la sicurezza delle strade. Urge rendere più solido il meccanismo di contestazione di quelle infrazioni pericolose, come la guida con lo smartphone e senza cintura allacciata.

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Multa con Autovelox: annullabile se l’apparecchio è solo approvato ma non omologato

di Raffaele Dambra

Multa con Autovelox annullabile

C’è una possibilità in più per chi prende una multa con l’autovelox. La sanzione può essere annullata se si appura che l’apparecchio è solo ‘approvato’ ma non ‘omologato’. Una differenza sottile ma a quanto pare essenziale che ha spinto un giudice di pace di Milano a cancellare l’infrazione comminata a un automobilista multato per eccesso di velocità rilevato da un autovelox in via Fulvio Testi. Una strada urbana di scorrimento del capoluogo lombardo con limite a 50 km/h.

ECCESSO DI VELOCITÀ: CONFUSIONE TRA AUTOVELOX APPROVATI E OMOLOGATI

Il conducente ha fatto ricorso al giudice di pace per una serie di motivi. Tra cui, il più importante, l’assenza di omologazione da parte del MISE dell’autovelox in questione, modello T-Expeed V 2.0. Che invece ha ricevuto soltanto un’approvazione del MIT mediante due determine dirigenziali. Ricordiamo a questo proposito che l’articolo 142 comma 6 del Codice della Strada dispone che “per la determinazione dell’osservanza dei limiti di velocità sono considerate fonti di prova le risultanze di apparecchiature debitamente omologate”. Quindi omologate, non semplicemente approvate. Tuttavia il Comune di Milano, controparte nel ricorso presentato dall’automobilista, ha ribattuto che i due termini ‘omologazione’ e ‘approvazione’ vengono spesso utilizzati dal legislatore quali sinonimi. Rivendicando quindi l’assoluta legittimità dell’autovelox posizionato in via Fulvio Testi.

MULTA CON AUTOVELOX: DIFFERENZA TRA OMOLOGAZIONE E APPROVAZIONE

Il giudice di pace ha però fatto presente che in realtà il legislatore solo apparentemente utilizza le due terminologie in maniera promiscua. Trattandosi invece di due procedure (omologazione e approvazione) completamente diverse e con differenti finalità. Per esempio il già citato art. 142 CdS quando cita come fonti di prova (per determinare la velocità di una vettura) le risultanze di “apparecchiature debitamente omologate”, si riferisce ad apparecchiature che devono presentare caratteristiche fondamentali o particolari prescrizioni come da regolamento del CdS stesso. In mancanza delle quali potrebbero essere comunque approvate, ma non utilizzate per la misurazione della velocità. Il legislatore, per i casi in cui è prevista l’omologazione, ha previsto infatti vincoli più forti di rispondenza a determinate caratteristiche e prescrizioni. Distinguendo piuttosto chiaramente l’omologazione dalla semplice approvazione. Su queste basi il giudice ha quindi accolto il ricorso del conducente multato annullandogli la sanzione. Perché i risultati dell’autovelox T-Expeed V 2.0 di via Fulvio Testi, approvato ma non omologato, non possono essere utilizzati.

AUTOVELOX SOLO APPROVATI NON POSSONO EMETTERE SANZIONI

Del resto alle stesse conclusioni era già giunto il consulente tecnico investigativo Giorgio Marcon, che affianca spesso in qualità di perito di parte chi impugna le sanzioni irrogate sulla base di autovelox e altri dispositivi, secondo cui le apparecchiature solamente approvate non possono emettere sanzioni, non essendo risultanze da apparecchiatura debitamente omologata ai sensi dell’art. 142 comma 6 CdS. Siamo adesso curiosi, alla luce del precedente fornito dalla recente sentenza del giudice di pace (che si può leggere integralmente cliccando in basso sul tasto rosso Scarica PDF), se molti automobilisti multati dal medesimo dispositivo ne approfitteranno per presentare ricorso. Tra l’altro l’autovelox T-Expeed V 2.0 di via Fulvio Testi è uno dei più temuti di Milano. Con un’incredibile media di 1.200 verbali e 109.000 euro di incasso al giorno (dati 2018 del Comune di Milano).

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Incidente con autocarro: le 10 maggiori città con più sinistri

di Donato D'Ambrosi

Il tasso di incidenti degli autocarri in Italia è al 5,7%, vuol dire che quasi 6 veicoli industriali su 100 sono coinvolti in un incidente stradale. Tra gli autocarri sono inclusi anche gli autotreni e gli autosnodati. E’ un report elaborato dal Centro Ricerche Continental Autocarro sulla base dei dati sugli incidenti stradali in Italia nel 2018.

LE 10 CITTA’ CON PIU’ INCIDENTI DI AUTOCARRI

I dati sugli incidenti stradali degli autocarri in Italia sono resi noti dall’Istat e fanno riferimento sia agli incidenti a veicoli isolati sia agli incidenti tra più veicoli. La graduatoria delle dieci maggiori città italiane in base al tasso di incidentalità di autocarri vede al primo posto Bologna, città in cui l’8,1% dei veicoli coinvolti in un incidente stradale nel 2018 erano autocarri. A Bologna seguono Genova, con il 7,2%, e poi ancora Milano (5,9%), Torino (5,5%), Roma (4,8%), Firenze e Bari (3,7%), Palermo e Catania (2,7%) e Napoli (2,5%).

LE CAUSE DI INCIDENTI CON AUTOCARRI IN CITTA’

Gli autocarri sono una categoria di veicoli che si trova a circolare anche in città con evidenti difficoltà legate alle dimensioni, alle interazioni con gli altri utenti della strada e con infrastrutture che sono concepite per il traffico di veicoli molto più piccoli. Criticità che – secondo Continental – la tecnologia può mitigare assistendo gli autisti. Strade sempre più sicure sono infatti l’obiettivo di Vision Zero, la visione strategica del Gruppo Continental per i prossimi anni di zero vittime sulla strada.

LA TECNOLOGIA UTILE AD EVITARE INCIDENTI CON MEZZI PESANTI

Zero vittime, zero feriti e zero incidenti è l’ambizioso traguardo che il gruppo pone al centro della propria strategia di sviluppo di sistemi e prodotti in grado di assistere il conducente. Continental persegue questa mission producendo tutti i componenti indispensabili per rendere i veicoli intelligenti. Dai sistemi di controllo dinamici, sensori TPMS, sensoristica di bordo, sistemi di supporto alla guida, ecc. che, integrandosi tra loro, rendono i veicoli capaci di evitare incidenti.

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Monopattini elettrici non sono ciclomotori: no multe da migliaia di euro

di Raffaele Dambra

Monopattini elettrici ciclomotori

Recentemente hanno fatto scalpore le multe comminate ad alcuni malcapitati utilizzatori di monopattini elettrici. Multe da migliaia di euro perché nei casi in questione, in mancanza di indicazioni più specifiche, gli agenti della Polizia locale hanno equiparato i monopattini ai ciclomotori. Ravvisando quindi numerose infrazioni tra cui alcune molto gravi come il mancato utilizzo del casco e l’assenza di targa, carta di circolazione e assicurazione obbligatoria. Si tratta però di un’interpretazione molto severa e probabilmente neppure del tutto corretta, frutto comunque della gran confusione creatasi dopo l’entrata in vigore del DM sulla micromobilità elettrica. Confusione a cui l’attuale Esecutivo sembrerebbe (finalmente) voler porre rimedio con un’apposita circolare che, a quanto si apprende, escluderebbe l’equiparazione dei monopattini elettrici ai ciclomotori. Considerandoli invece dei semplici ‘acceleratori di andatura’.

MONOPATTINI ELETTRICI: REGOLE CHIARE NEI COMUNI DOVE È GIÀ PARTITA LA SPERIMENTAZIONE

Le prime anticipazioni sulla circolare che MIT e Interno stanno definendo congiuntamente sono apparsi sul Sole 24 Ore. Che ha riportato alcuni stralci dell’audizione in commissione Trasporti alla Camera del sottosegretario alle Infrastrutture Roberto Traversi, in risposta alle interrogazioni presentate dai deputati Maccanti e Rosso dopo le polemiche per le maxi multe inflitte ai conducenti dei monopattini elettrici. L’On. Traversi ha spiegato (ma chi ha letto bene il decreto, pochi a nostro avviso, lo sapeva già) che chi circola sui monopattini e sugli altri micromezzi elettrici nelle aree predisposte dai Comuni che hanno ufficialmente avviato la sperimentazione, non ha nulla da temere. A patto ovviamente di rispettare le norme di comportamento previste dal decreto stesso. Tra cui, per esempio, il divieto di trasportare passeggeri e l’obbligo di dotarsi di luci di posizione anteriore e posteriore nelle ore di oscurità. Chi infrange le norme del DM è soggetto alle stesse sanzioni previste dal CdS per pedoni e ciclisti: da 26 a 102 euro.

MONOPATTINI ELETTRICI: NO CICLOMOTORI, SARANNO ACCELERATORI DI ANDATURA?

I problemi sorgono quando si utilizza il monopattino elettrico nei Comuni dove non è ancora partita la sperimentazione (la stragrande maggioranza). O fuori dalle aree predisposte nei Comuni che l’hanno avviata. In entrambi i casi l’uso del monopattino e degli altri micromezzi non è praticamente mai permesso, quindi chi viene beccato è punibile con una multa. Sì, ma che tipo di multa? Nell’audizione in commissione Trasporti il sottosegretario Traversi ha confermato che con la circolare di prossima pubblicazione si provvederà a escludere l’equiparazione dei monopattini con i ciclomotori. Evitando quindi l’applicazione di altre sanzioni da migliaia di euro. Viceversa al MIT stanno verificando se in base alle vigenti disposizioni i micromezzi elettrici possono essere assimilati ai veicoli con caratteristiche atipiche o agli acceleratori di andatura, regolati entrambi dal Codice della Strada.

MONOPATTINI ELETTRICI: LE PROBABILI NUOVE SANZIONI

Una decisione in merito pare che non sia stata ancora presa. Per il collega Maurizio Caprino del Sole 24 Ore è più probabile però che si vada in direzione degli acceleratori di andatura. Che comprendono per lo più pattini, monopattini a spinta e skateboard. Risulterebbe infatti difficile inserire i micromezzi elettrici nella categoria dei veicoli con caratteristiche atipiche, visto che per il DM monopattini elettrici e mezzi simili non sono neanche classificati come veicoli ma solo come ‘dispositivi’. Se questa ipotesi sarà confermata dalla circolare ministeriale, a tutti i mezzi della micromobilità elettrica che circolano dove non è consentito si applicheranno dunque le medesime sanzioni già previste per gli acceleratori di andatura, da 26 a 102 euro.

MONOPATTINI ELETTRICI: COMUNI DOVE È PARTITA LA SPERIMENTAZIONE

Chiudiamo riportando la ancora esigua lista dei Comuni che hanno già dato ufficialmente il via alla sperimentazione dei monopattini e degli altri micromezzi elettrici. Ribadiamo per l’ennesima volta che in questi Comuni la circolazione di tali mezzi è consentita solo nelle aree predisposte, indicate dalla specifica segnaletica stradale (monopattini e segway: aree pedonali, piste ciclabili, piste ciclopedonali, zone 30 e strade con limite di velocità 30 km/h; hoverboard e monowheel solo aree pedonali. I Comuni sono comunque liberi di escludere le strade ritenute non idonee). Ad oggi la sperimentazione è già partita a Rimini, Cattolica (RN), Pesaro, Casalpusterlengo (LO), Verona e Torino. A breve (già deliberata, si attende solo l’installazione della segnaletica) sarà avviata pure a Milano, Monza e Mogliano Veneto (TV). E anche a Imola (BO), Formigine (MO), Pisa, Bari, Palermo e Alcamo (TP). Dati a cura del Club Italiano del Monopattino Elettrico.

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Come leggere i nuovi segnali stradali dei monopattini elettrici

di Raffaele Dambra

Segnaletica stradale monopattini elettrici

Pur tra mille difficoltà e contraddizioni su cui si sta tentando di porre rimedio anche a livello normativo, la circolazione dei mezzi della micromobilità elettrica sta pian piano prendendo piede in quei Comuni che hanno avviato la sperimentazione tramite l’apposita ordinanza. L’ultima è Torino e a breve toccherà pure a Milano. Chi risiede in queste e in altre città avrà senz’altro già fatto conoscenza con la nuova segnaletica stradale che regola il passaggio di monopattini, hoverboard, segway e monowheel, e a cui tutti dovremo presto abituarci anche se non è sempre di facile comprensione. Vediamo perciò come leggere i nuovi segnali stradali dei monopattini elettrici e degli altri dispositivi simili.

SEGNALETICA STRADALE DEI MONOPATTINI ELETTRICI

Ad imporre una specifica segnaletica stradale per i monopattini elettrici è lo stesso (contestatissimo) DM che lo scorso giugno ha dato il là alla sperimentazione. In particolare il comma 2 dell’articolo 4 prevede che i Comuni sono chiamati a installare, lungo le infrastrutture stradali e parti di strada individuate per la circolazione dei mezzi della micromobilità elettrica, appositi segnali verticali e orizzontali conformi a quanto prescritto nel medesimo decreto ministeriale 229/2019. Il DM non si limita infatti a disporre l’installazione dei segnali stradali, ma illustra pure come devono essere fatti.

COME LEGGERE I SEGNALI STRADALI DEI MONOPATTINI ELETTRICI

Innanzitutto il Comune che intende avviare la sperimentazione dei monopattini elettrici e di hoverboard, segway e monowheel, deve installare all’inizio del centro abitato, sotto l’indicazione del nome della città, uno specifico pannello (vedi sotto) per informare l’utenza che nel territorio comunale è consentita in via sperimentale la circolazione di monopattini e segway nelle zone 30 o con limite di velocità di 30 km/h, nonché sulle piste ciclabili e sui percorsi ciclopedonali (ricordiamo che hoverboard e monowheel possono circolare solo nelle aree pedonali, che sono ovviamente aperte anche a monopattini e segway). Tuttavia il Comune può liberamente scegliere di vietare la circolazione di tali mezzi in alcuni tratti dove sarebbe in teoria consentito, perché magari le caratteristiche della strada non lo permettono, segnalandolo caso per caso. E può anche decidere far circolare su tutto il territorio o solo i monopattini o solo i segway.

SEGNALI STRADALI MONOPATTINI ELETTRICI, HOVERBOARD, SEGWAY E MONOWHEEL NELLE AREE PEDONALI

La circolazione di monopattini elettrici, hoverboard, segway e monowheel nelle aree pedonali, con limite di velocità massimo di 6 km/h, è autorizzata solo se il cartello che indica la zona pedonale è accompagnato da un pannello integrativo quadrato a fondo bianco che riproduce il simbolo dei micromezzi ammessi (un po’ come avviene adesso per le bici). Un Comune può ammettere nell’area pedonale solo una categoria di micromezzi, oppure più di una o tutte e quattro, come ritiene più opportuno. Se il Comune decide di riservare appositi spazi per l’esclusiva circolazione dei dispositivi elettrici, in questo caso i segnali con i simboli dei vari dispositivi devono essere rotondi e con fondo blu. Nelle seguenti immagini possiamo vedere la tipologia di segnali stradali per entrambe le casistiche: prima le aree pedonali e poi le zone esclusive.

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Codice della Strada: la mini riforma slitta al 2020

di Raffaele Dambra

Auto senza assicurazione cosa si rischia

Vi ricordate la corposa mini riforma del Codice della Strada che avrebbe dovuto introdurre numerose novità come l’inasprimento delle sanzioni per chi guida col cellulare in mano e il via libera alle moto 125 cc in autostrada? Ottenuto, non senza fatica, il via libera dalle apposite commissioni parlamentari, il testo era atteso in Aula subito dopo l’estate per la discussione e l’approvazione finale. Poi però l’improvvisa caduta del governo giallo-verde ha lasciato tutto in standby, gettando fosche nubi sul futuro della mini-riforma. Nubi peraltro confermate dalla nuova titolare del MIT, Paola De Micheli, che a metà ottobre ha annunciato la bocciatura di gran parte del provvedimento da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze per un problema di coperture.

MODIFICHE CODICE DELLA STRADA 2020: LE PARTI FONDAMENTALI SAREBBERO SALVE

Tuttavia pochi giorni fa Diego De Lorenzis del M5S, vicepresidente della commissione Trasporti alla Camera, ha riacceso le speranze, dichiarando che il pacchetto di modifiche al Codice della Strada è stato soltanto ‘congelato’ perché adesso le priorità sono altre, a cominciare dalla Legge di Bilancio. Ma che nei primissimi mesi del 2020, forse già a gennaio, approderà finalmente in Parlamento per essere discusso in Aula. “Il cambio di governo lo scorso settembre e soprattutto alcuni rilievi mossi dalla Ragioneria generale dello Stato, relativamente alla copertura finanziaria di alcuni articoli, hanno rallentato l’iter legislativo”, ha confermato De Lorenzis al portale Due Ruote. “Ma non c’è da preoccuparsi perché i rilievi riguardano alcuni aspetti secondari delle modifiche, come quelle a proposito dei mezzi agricoli. Le parti fondamentali del provvedimento non sono state toccate”.

CODICE DELLA STRADA: PROVVEDIMENTO IN AULA GIÀ A GENNAIO 2020?

I tempi per l’approvazione definitiva del Codice della Strada 2020 potrebbero rivelarsi quindi ancora sorprendentemente brevi. “Confido che a gennaio il testo approdi alla Camera per essere licenziato velocemente”, ha spiegato l’esponente pentastellato. “E credo che anche al Senato le modifiche possano essere approvate in fretta, data la grande comunanza di intenti che hanno unito maggioranza e opposizione nella stesura dell’intero provvedimento”. Che dire, restiamo un pochino scettici dinanzi a tanto ottimismo. Ma saremmo contenti di essere smentiti…

CODICE DELLA STRADA 2020: LE PRINCIPALI NOVITÀ

Ricordiamo brevemente quali sono le principali novità che rientrano nella mini riforma del Codice della Strada 2020. Il testo unificato delle proposte consta di 10 articoli che contengono circa 80 interventi di modifica su 60 articoli del CdS.
– istituzione di ‘zone scolastiche’ in cui prevedere forme di limitazione del traffico o della velocità per garantire migliore sicurezza ai minori; parcheggi rosa per donne in gravidanza o con figli minori di due anni; superamento del servizio di piazza offerto con veicoli a trazione animale;
– sanzioni più severe per l’utilizzo di apparecchiature elettroniche alla guida quando l’uso comporti anche solo temporaneamente l’allontanamento delle mani dal volante. Prevedendo, sin dalla prima violazione, la sospensione della patente;
– durata minima, pari a tre secondi, per la luce gialla dei semafori; ok alla circolazione in autostrada per i motocicli con cilindrata pari o superiore a 120 cc (o a 11Kw) se condotti da maggiorenni;
– previsione, ove sia possibile, della linea di arresto avanzata per i velocipedi, del doppio senso ciclabile e della circolazione su corsie preferenziali delle biciclette; introduzione di una più stringente disciplina del sorpasso alle biciclette su strade extraurbane;
– proroga a 12 mesi del foglio rosa; utilizzo della PEC per il ricorso al prefetto contro le sanzioni amministrative del CdS e per ricevere la notifica delle violazioni; obbligo di pubblicità per gli enti locali degli incassi delle sanzioni riscosse a seguito di infrazioni al CdS e in merito alla destinazione dei proventi delle sanzioni medesime;
esenzione dal pedaggio autostradale per i veicoli dei servizi di trasporto e soccorso sanitario, della protezione civile e delle associazioni di volontariato appartenenti a reti nazionali;
maggiori poteri agli ausiliari del traffico e della sosta per prevenire e accertare le violazioni in materia di divieto di sosta.

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Città migliori al mondo per guidare: Torino la prima italiana

di Raffaele Dambra

Città migliori al mondo per guidare

Quali sono le città migliori al mondo per guidare l’auto? E quali le peggiori? Difficile stabilirlo con certezza, ma attraverso un’interessante ricerca basata su ben 15 fattori che determinano più di altri le condizioni di guida di una città, è stato possibile stilare una graduatoria dei 100 luoghi più (o meno) sicuri per mettersi al volante. Scoprendo che c’è una nazione nordamericana dove si guida decisamente meglio che altrove e che le città italiane sono purtroppo molto indietro rispetto alle posizioni top.

CITTÀ MIGLIORI PER GUIDARE: I PARAMETRI UTILIZZATI

L’Indice di Guida nelle Città del 2019 è stato confezionato da Mister Auto, un rivenditore online di ricambi per auto, individuando tre principali categorie che fanno di una città un buon luogo per guidare: infrastrutture, sicurezza e costi. A loro volta queste tre macrocategorie comprendono 15 diversi parametri i cui punteggi hanno rivelato quali sono le migliori e le peggiori città per guidare in tutto il mondo. Per esempio sono stati presi in considerazione il numero di automobili pro capite, la qualità delle strade e dei trasporti pubblici, i livelli di qualità dell’aria e di congestione del traffico, l’età media delle autovetture, il tasso di mortalità per incidenti, l’aggressività degli automobilisti al volante, nonché i costi del carburante, dei parcheggi e della tassa di circolazione.

CITTÀ MIGLIORI AL MONDO PER GUIDARE: LA CLASSIFICA TOP 100

La classifica delle città migliori al mondo per guidare vede quindi al primo posto la canadese Calgary, che eccelle soprattutto per il basso livello di traffico e di incidenti mortali e per la sua accessibilità economica. Il Canada piazza altre due città nelle prime sei posizioni (Ottawa al terzo e Vancouver al sesto), segnalandosi indiscutibilmente come la nazione ideale per gli automobilisti. Sul secondo gradino del podio c’è Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, mentre la top-ten è completata da Berna (4), El Paso-USA (5), Goteborg (7), Dusseldorf (8), Basilea (9) e Dortmund (10).

CITTÀ MIGLIORI PER GUIDARE IN ITALIA

E l’Italia come sta messa? Non benissimo. Per trovare la prima metropoli italiana nella classifica delle 100 città migliori per guidare nel mondo si deve scendere fino al 75° posto dove c’è Torino. Il capoluogo piemontese brilla per il basso livello di traffico, ma la qualità delle strade è soltanto media e i prezzi dei carburanti sono alti. Sotto Torino al 79° posto c’è Roma, all’81° Napoli (una tra le peggiori in assoluto per l’aggressività dei conducenti) e all’82° Milano. C’è però da dire che le nostre quattro rappresentanti si piazzano comunque meglio di città molto reclamizzate come Melbourne, Sydney, New York (solo 87^), San Pietroburgo e Mosca.

CITTÀ PEGGIORI AL MONDO PER GUIDARE

Le peggiori 5 città per guidare, quelle che chiudono la classifica top-100, sono Karachi (Pakistan), Lagos (Nigeria), Calcutta (India), Ulan Bator (Mongolia) e, ultima, Mumbai (India). In particolare Lagos è la peggiore per tasso di mortalità dovuta a incidenti stradali, Ulan Bator per l’aggressività, Mumbai per l’età media del parco auto, Sydney ha i parcheggi più costosi. Al contrario i guidatori di Manchester e Stoccolma sono i più prudenti e quelli di Osaka, Tokio e Singapore i più tranquilli. L’australiana Brisbane, insieme a Salvador e ancora Stoccolma, vanta invece la migliore qualità dell’aria.

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Alcolock in Europa obbligatorio: i Paesi che già lo adottano

di Donato D'Ambrosi

In Europa ci sono ancora troppe differenze tra i limiti di alcol ammessi alla guida, un grosso problema soprattutto quando ci si sposta per lavoro o per piacere. Si passa facilmente da 0 a 0,8 g/l di alcol nel sangue con tolleranza zero solo per i conducenti professionisti e i neopatentati. Una situazione che secondo  l’ETSC va risolta imponendo che chi si mette al volante non deve bere nulla. Questa regola vale già in tutti i Paesi dove l’alcolock è in fase sperimentale. Ecco i Paesi dove il motore si blocca se il sistema rileva che il conducente ha bevuto.

LIMITI ALCOL VARIABILI IN EUROPA E RISCHIO SICUREZZA

L’alcolock è un dispositivo collegato all’accensione del motore che soprattutto sui veicoli commerciali pesanti è diventato uno standard nazionale di alcuni Paesi UE. In pratica se il conducente ha bevuto anche un bicchiere di vino il motore non si avvia. Nonostante la sempre maggiore diffusione dell’alcolock anche i conducenti professionisti speso e volentieri vengono sorpresi al volante oltre il limite di legge. E’ il motivo per cui la posizione comunitaria è l’inasprimento delle sanzioni e la tolleranza zero verso chi infrange la legge. Ed è qui che punta l’European Transport Safety Council, spingere l’UE ad adottare anche il limite di 0 g/l di alcol per tutti i conducenti. Senza alcuna eccezione per i neopatentati, i conducenti esperti o professionisti.

ALCOLOCK OBBLIGATORIO: I PAESI UE DOVE C’E’ GIA’

In Europa sono solo 17 i Paesi dove l’alcolock è equipaggiato sui veicoli oppure lo sarà a breve. La Svezia ha adottato volontariamente l’obbligo dell’alcolock sui veicoli per il trasporto pubblico con obbligo di riabilitazione per chi viene sorpreso a bere al volante. La Finlandia, come la Svezia, ha introdotto spontaneamente l’obbligo dell’alcolock sui veicoli commerciali e scuolabus. In Polonia, Danimarca, Austria, Belgio, Francia, Regno Unito, Portogallo e Germania l’alcolock è presente su tutti i mezzi commerciali pesanti. Tra i Paesi dell’Unione Europea, l’Irlanda, la Germania, la Slovenia, Lettoni, Estonia e la Spagna stanno definendo norme ad hoc sull’uso dell’alcolock, mentre l’Italia è nella fase sperimentale dell’obbligo. Tra i Paesi in cui bisogna soffiare nell’alcolock per partire, la Lituania ha annunciato l’obbligo volontario che dal 2020 sui veicoli commerciali.

PERCHE’ LA TOLLERANZA ZERO DI ALCOL AL VOLANTE

Attraversando l’Europa un guidatore non professionista ma esperto, magari in viaggio con la famiglia può trovarsi sopra o sotto il limite di legge se fermato dalla polizia per un controllo. Il problema sollevato dall’ETSC, non è tanto sapere qual è il limite di 0,1 – 0,2 – 0,3 g/l e così via in giro per l’Europa. Ma capire qual è il valore di alcol nel sangue per ogni conducente tale da non alterare il suo stato fisico. Qualcosa che le stime non possono chiarire in quanto il tempo di smaltimento dell’alcol varia da persona a persona in base a una serie di fattori troppo variabili come spiega il video qui sotto.

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Incidente stradale: l’uso del collare dopo il colpo di frusta

di Raffaele Dambra

Incidente stradale uso del collare

Quante volte, in seguito a un incidente stradale, i medici prescrivono l’uso del collare ortopedico? Succede molto spesso, ma in realtà non tutti conoscono la reale funzione e soprattutto l’utilità di questo dispositivo medico che viene spesso, e a ragione, associato al ‘colpo di frusta’, il trauma alle vertebre cervicali di lieve o media entità che può verificarsi in seguito a una collisione automobilistica (per esempio il classico tamponamento) oppure praticando sport che prevedono il contatto fisico. Proviamo quindi a capirne di più.

INCIDENTE STRADALE: CHE COS’È IL COLPO DI FRUSTA

Prima di soffermarci sull’uso del collare ortopedico o cervicale, riepiloghiamo brevemente che cos’è il colpo di frusta. Si tratta di una ‘distorsione del rachide cervicale’, un trauma causato da un movimento brusco e improvviso del collo che lo porta a ipertendersi o iperflettersi in modo innaturale. In pratica, in occasione di un tamponamento o comunque di un urto improvviso tra vetture, il capo resta prima schiacciato contro il poggiatesta mentre il resto del corpo viene spinto avanti; subito dopo invece (questione di pochi decimi di secondo) è la testa a essere richiamata in avanti molto più velocemente del resto del corpo. La conseguenza è uno stiramento dei tendini e dei legamenti del collo (nei casi più seri possono risultare coinvolti anche nervi e articolazioni) che comporta dolore e altri fastidi fisici, alcuni dei quali possono manifestarsi anche a distanza di ore se non di giorni dal trauma.

COLPO DI FRUSTA E RISARCIMENTI

Per questo, non prima di aver letto i nostri utilissimi 4 consigli per evitare il colpo di frusta in auto (prevenire è sempre meglio che curare), è opportuno recarsi immediatamente al pronto soccorso, o al massimo entro 24 ore, per effettuare tutti gli esami del caso ed escludere la presenza di lesioni serie. Tra l’altro la documentazione medica (certificati, radiografie, lastre, ecc.) è fondamentale per chiedere e ottenere l’eventuale risarcimento danni all’assicurazione, anche se negli ultimi anni le compagnie assicurative, favorite da una legislazione più favorevole, sono diventate molto prudenti quando devono risarcire un colpo di frusta. Ma questa, come si dice, è un’altra storia…

USO DEL COLLARE DOPO IL COLPO DI FRUSTA

Se gli accertamenti sanitari non hanno evidenziato lesioni gravi oltre al colpo di frusta, i medici sono soliti prescrivere l’uso del collare per un periodo da pochi giorni a due-tre settimane, in base all’entità del trauma. Ma, nello specifico, a cosa serve il collare ortopedico? Il dispositivo, che può essere rigido, semi-rigido o morbido, favorisce la riduzione dello stiramento e del dolore che ne deriva, riduce il carico sulle vertebre e le protegge da movimenti inconsulti e da altre sollecitazioni. Di solito (salvo diversa indicazione del medico) va indossato solo durante il giorno e tolto la notte, perché la sua utilità è circoscritta a quando si è in posizione eretta. Una volta terminata la fase acuta del dolore post-trauma (che di solito dura qualche giorno), l’uso del collare deve iniziare gradualmente a ridursi a poche ore durante il giorno. Fino a concludersi del tutto, ma sempre nei tempi prescritti.

ERRORI DA NON FARE QUANDO SI UTILIZZA IL COLLARE ORTOPEDICO

Due sono gli errori da non fare quando si usa il collare: portarlo più a lungo del dovuto, perché la prolungata immobilizzazione potrebbe pregiudicare la corretta attivazione della muscolatura cervicale, ritardando i tempi di guarigione; ma anche sospenderne l’uso all’improvviso, lasciando senza difesa i muscoli ancora debilitati. Ovviamente l’utilizzo del collare ortopedico non è l’unica cura per il colpo di frusta. Nella fase più acuta i medici impongono anche l’assunzione di farmaci miorilassanti e antinfiammatori, oltre al riposo. Successivamente prescrivono un percorso riabilitativo mediante esercizi di fisioterapia, da valutare caso per caso. Se non sorgono problemi e complicazioni, con terapia eseguita correttamente, un normale colpo di frusta si risolve in poche settimane lasciando ben poche conseguenze.

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Limite a 100 km/h in autostrada: parte in Olanda dal 2020

di Donato D'Ambrosi

Autostrada limiti di velocità

Il limite di velocità sulle autostrade in Olanda scende a 100 km/h dal 2020. La misura è stata annunciata dal primo ministro olandese come parte di un pacchetto di misure contro l’eccessivo inquinamento. Si stringe così il cappio attorno all’uso delle automobili in un Paese che basa la mobilità sull’uso della bici. Il limite unico di velocità a 100 km/h in Olanda sarebbe la soluzione più efficace per tagliare le emissioni di NOx, in un Paese dove ci sono più punti di ricarica del Giappone.

LA PROPOSTA DEL LIMITE A 100 KM/H ANCHE IN ITALIA

Se guidare l’auto in Olanda è una delle cose che prevedete di fare nel prossimo futuro, è meglio tenere a mente che dal 2020 le autostrade non faranno distinzioni di limiti di velocità. Lo ha dichiarato Mark Rutte primo ministro olandese annunciando il provvedimento a livello nazionale per ridurre gli ossidi di azoto. In realtà l’abbassamento del limite a 100 km/h sull’A22 è un provvedimento proposto anche in Italia, dal Comune di Bolzano. Secondo l’Amministrazione altoatesina, il limite di 100 km/h aveva prodotto effetti positivi nell’abbassamento dei limiti di NOx durante una sperimentazione.

I LIMITI DI VELOCITA’ SULLE AUTOSTRADE OLANDESI

Il limite di velocità a 100 km/h in Olanda è uno dei cardini su cui si basa il target di riduzione delle emissioni di ossidi di azoto, ma anche quello più rischioso per gli automobilisti di passaggio. I limiti di velocità sulle autostrade olandesi oggi variano da 130 km/h (quello più diffuso), a 120 km/h o 100 km/h. La variabilità dei limiti di velocità olandesi, dipende su alcune tratte dall’orario, dal numero di corsie e dal traffico. Una serie di regole riconoscibili dalla segnaletica e che sarebbe meglio conoscere prima di considerando che in Olanda c’è la rete autostradale con la più alta densità al mondo.

PERCHÉ IL LIMITE A 100 KM/H IN OLANDA DAL 2020

Secondo quanto riportato da Autonews, l’esecutivo di Rutte è in balia di una serie di progetti al palo a causa del mancato raggiungimento del target europeo sulla riduzione delle emissioni. Emissioni che sarebbero comunque legate oltre che alle automobili, anche a trasporti, mezzi agricoli e abitazioni. Va ricordato anche che Amsterdam è una delle poche città al mondo dove al posto dei parcheggi auto ci saranno solo parcheggi per bici.

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Incidenti stradali 2018: le strade più pericolose d’Italia nel rapporto ACI

di Raffaele Dambra

Incidenti stradali strade più pericolose d’Italia

Nel 2018 le strade più pericolose d’Italia, in cui si è verificata la maggior densità di incidenti stradali, sono risultate la penetrazione urbana della A24 Roma-Teramo (nel tratto GRA-Portonaccio), il raccordo autostradale di Reggio Calabria e la Tangenziale Nord di Milano nel tratto in provincia di Monza. È quanto emerso dal rapporto “Localizzazione degli incidenti stradali 2018” diffuso dall’ACI che ha analizzato i 37.228 sinistri avvenuti in Italia lo scorso anno, di cui 1.166 mortali, che hanno causato 1.344 morti e 59.853 feriti.

INCIDENTI STRADALI IN ITALIA 2018: LA MAGGIOR PARTE NEI CENTRI ABITATI

Secondo lo studio dell’Automobile Club d’Italia, 76 incidenti su 100 si sono verificati nei centri abitati, 6 in autostrada e 18 su strade extraurbane principali e secondarie. In aumento, però, soltanto il numero delle vittime in autostrada (dato influenzato dalla tragedia del Ponte Morandi) e quello dei sinistri sulle strade extraurbane, tutto il resto è stabile o in diminuzione. Più in generale, prendendo come riferimento l’anno 2010, in otto anni gli incidenti stradali sono calati del 19,4% e i morti del 18,2%. Tuttavia, rispetto al 2017, gli incidenti sono pericolosamente risaliti del +1,5% e i decessi diminuiti soltanto di 1,6 punti percentuale.

LE STRADE PIÙ PERICOLOSE D’ITALIA 2018 SONO LE AUTOSTRADE URBANE

Nelle autostrade urbane avviene la maggiore densità di incidenti, soprattutto a causa degli elevati flussi di traffico e della pluralità di mezzi diversi. Ai primi cinque posti delle strade più pericolose d’Italia del 2018, non considerando i 16 incidenti a km sul raccordo dell’A4-Viale Certosa (Milano) a causa del dato poco significativo (solo 8 sinistri in un segmento di 0,5 km), troviamo infatti altrettante autostrade urbane: quelle già citate nel primo paragrafo più la Tangenziale Est di Milano e il Grande Raccordo Anulare di Roma. Per le strade extraurbane il triste primato spetta invece alla Statale 36 del Lago di Como e dello Spluga, nei tratti in provincia di Monza e di Milano, e alla SS 131 dir Carlo Felice presso Cagliari. L’immagine in basso contiene un elenco più esaustivo delle strade italiane più a rischio.

INCIDENTI IN ITALIA 2018: GLI UTENTI PIÙ VULNERABILI

Sulle strade extraurbane gli utenti vulnerabili hanno inciso con una quota assai elevata sul numero dei decessi, anche se in diminuzione rispetto al 2017: nel 2018 il 31% delle vittime, quindi quasi una su tre, è un ciclista, un motociclista o un pedone. I veicoli a due ruote, biciclette comprese, sono rimasti coinvolti nel 22% degli incidenti stradali. E non a caso l’indice di mortalità di moto e bici è risultato molto più elevato di quello dei veicoli con quattro ruote: più di 3,6 morti ogni 100 mezzi coinvolti in incidente, rispetto ai soli 1,3 delle auto. Le strade più pericolose per le due ruote sono state individuate nella SS 1 Aurelia in Liguria, nel Grande Raccordo Anulare di Roma, nella SS 145 Sorrentina in provincia di Napoli e nella SS 249 Gardesana Orientale in provincia di Verona.

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Dispositivi antiabbandono e omologazione: come stanno le cose?

di Donato D'Ambrosi

Dispositivi anti abbandono 30 euro bonus

L’allarme seggiolini auto è obbligatorio dal 7 novembre, quindi per il timore di prendere una multa è partita la corsa all’acquisto di un dispositivo antiabbandono. Una partenza non priva di intoppi visto che i produttori di allarmi per seggiolini lavorano a pieno regime per poter rispondere alle richieste dei consumatori. Al punto che almeno il rischio di multe fino al 1 marzo 2020 sarà scongiurato da un emendamento che dovrà comunque essere approvato. Ma in tutto questo caos non si è ancora capito se montando un allarme antiabbandono universale si perde l’omologazione del seggiolino? Sembrerebbe di si secondo Altroconsumo. Abbiamo contatto i principali produttori di seggiolini e di dispositivi antiabbandono in commercio per fare chiarezza sull’omologazione del seggiolino e la compatibilità con i sistemi antiabbandono universali. E’ sufficiente la sola Certificazione di conformità? Ecco come stanno le cose.

I DISPOSITIVI ANTIABBANDONO MODIFICANO I SEGGIOLINI?

I genitori più informati sull’obbligo dell’allarme seggiolini si sono precipitati ad acquistare un dispositivo per essere in regola con la legge. Ma basta fare qualche ricerca sul web per accorgersi che per molti prodotti non c’è disponibilità a causa dell’elevata domanda. Inoltre la produzione ha dovuto adeguarsi alle specifiche tecnico-costruttive stabilite dal Ministero (vedi allegato in “Scarica PDF”). Una situazione che restringe la scelta dei dispositivi antiabbadnono per seggiolini. A lanciare l’allarme sul rischio di perdere l’omologazione del seggiolino montando un dispositivo antiabbandono non a norma è Altroconsumo. Secondo l’associazione dei consumatori circolano poche informazioni e non precise che potrebbero costringere gli automobilisti a un acquisto frettoloso. Un rischio che il Ministero dei Trasporti ha congelato rinviando le multe al 1 marzo 2020. Ma chi oggi acquista un dispositivo antiabbandono certificato quali rischi corre? In caso d’incidente l’allarme seggiolino può essere pericoloso per il bambino? Ecco cosa hanno risposto i principali produttori di seggiolini e di allarmi antiabbandono universali che abbiamo interpellato.

OMOLOGAZIONE SEGGIOLINI A RISCHIO? IL PARERE DI REMMY SRL

Se monto un dispositivo antiabbandono su un seggiolino omologato, perdo l’omologazione? E’ la domanda che si farebbe qualsiasi genitore. Ma Michele Servalli, ideatore del dispositivo Remmy stempera i timori. “Oltre alla certificazione di Conformità, Remmy è stato sottoposto a test e validato anche dal CSI, il laboratorio dove sono stati effettuati i crash test con i seggiolini più diffusi”, spiega il CEO di Remmy SRL. Altroconsumo dal canto suo sostiene che “non è possibile provare con un crash test (facoltativi e con costi esorbitanti per le aziende, ndr) la compatibilità assoluta con tutti i seggiolini”. Motivo per cui sarebbe  consigliabile rivolgersi preferibilmente ai produttori di seggiolini in grado di garantire la perfetta compatibilità con gli allarmi della stessa marca.

I CRASH TEST FACOLTATIVI CON DISPOSITIVI ANTIABBANDONO

La stessa domanda l’abbiamo fatta all’azienda Digicom che dal 2017 commercializza l’allarme antiabbandono Tippy Smart Pad. Un sistema che viene fornito anche ad alcuni dei principali produttori di seggiolini omologati. Riguardo ai crash test effettuati nuovamente presso il laboratorio CSI, la Digicom SRL ci spiega che: “Tippy è stato sottoposto a crash test su circa 20 seggiolini del Gruppo 0-1-2 (fino ai 4 anni di età imposti dal DM, ndr)”. “I test sono stati ripetuti finché l’esito delle prove ha dimostrato che con o senza dispositivo la curva dinamica (che misura le sollecitazioni in caso di impatto) era al di sotto di quanto prevedono le norme ECE R44 ed ECE R129”. Una quantità di prove sufficiente, secondo l’azienda, da poter garantire la sicurezza del dispositivo abbinato ai seggiolini più diffusi in commercio.

L’INCERTEZZA SULLA COMPATIBILITA’ DEI SEGGIOLINI PIU’ VECCHI

D’altro canto la stessa azienda ammette che “sarebbe impossibile testare i circa 3 milioni di seggiolini diversi in commercio”. Tuttavia chiedere che un dispositivo di allarme sia compatibile con tutti i seggiolini in circolazione è forse una condizione estrema. “E’ improbabile che le aziende produttrici di seggiolini che vendono anche dispositivi antiabbandono, li abbiano testati su prodotti della stessa azienda in commercio 15 anni fa e ormai non più in vendita”. Spiega il reparto tecnico della Digicom “questi prodotti sono in circolazione non avendo una scadenza, ma sarebbe impensabile sottoporre a test anche dei seggiolini così vecchi”. Bisogna considerare infatti che i crashtest effettuati sui dispositivi antiabbandono universali non sono imposti (come invece lo sono per le aziende sui nuovi seggiolini) e i costi sono a carico dei produttori.

OMOLOGAZIONE SEGGIOLINI CON ALLARME: COSA DICONO I PRODUTTORI

Ci sono molti produttori di seggiolini che commercializzano dispositivi antiabbandono ad uso esclusivo come il  tappetino Inglesina Ally PadChicco, invece, garantisce la compatibilità con tutti i seggiolini in commercio del dispositivo Chicco Bebécare EasyTech “oggetto di valutazione anche da parte del laboratorio CSI, che ha certificato il prodotto sulla conformità”. Ma sui suoi seggiolini Chicco sconsiglia di usare dispositivi di altre marche se non approvati, perché “i seggiolini in quanto omologati non possono subire modifiche non preventivamente approvate dall’ente che ha omologato il prodotto”Cybex, ad esempio commercializza alcuni seggiolini con allarme SensorSafe integrato e a breve sarà disponibile un kit retrofit per i seggiolini che ne sono sprovvisti. Se però si volesse montare un dispositivo universale diverso su un seggiolino Cybex, Sandro Pietrogrande, Country Manager Cybex Italia ci ha spiegato che è presto per stabilire se si perde l’omologazione. “Il tempo (di entrata in vigore dell’obbligo, ndr) è risultato insufficiente ad effettuare test e controlli adeguati su dispositivi esterni abbinati ai nostri seggiolini” dice Pietrogrande.

SEGGIOLINI CON ALLARME ANTIABBANDONO PERICOLOSI? RISPONDE ALTROCONSUMO

Sembrerebbe infatti che i produttori di dispositivi antiabbandono che abbiamo interpellato non abbiano tralasciato la sicurezza dei dispositivi in caso di incidente. Abbiamo quindi chiesto ulteriori chiarimenti ad Altroconsumo sulla sua posizione, giungendo a una conclusione più rassicurante per i genitori che hanno già fatto l’acquisto.“Dalla discussione che Altroconsumo ha avuto con diversi laboratori che certificano seggiolini e prodotti, siamo convinti che i prodotti “indipendenti” non alterino la protezione offerta dal seggiolino”, ha chiarito Altroconsumo. Tuttavia il decreto lascia insoluti alcuni dubbi sull’interpretabilità dell’uso del Bluetooth e la validità delle norme ECE R44 ed ECE R129. Secondo le norme di omologazione dei seggiolini infatti non dovrebbero esserci cuscini ausiliari ad alterarne le caratteristiche. Una osservazione che sicuramente richiederà un ulteriore chiarimento del Ministero dei Trasporti.

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Multa divieto di sosta: a Milano scattano i controlli “automatici”

di Donato D'Ambrosi

Strisce blu regolamento ticket scaduto multe

Le auto in sosta selvaggia a Milano o con irregolarità nel pagamento del grattino virtuale non sfuggiranno più alla multa per divieto di sosta. E’ entrato in servizio attivo il sistema Occhio di Aquila, una telecamera in dotazione all’Azienda Trasporti Milanesi, che passa la tappeto tutte le auto nelle strisce blu. Un controllo inflessibile dell’occhio elettronico che non si lascerà sfuggire nessuna targa, anche quelle digitate male al parcometro.

L’AUTO CHE FARA’ I CONTROLLI ELETTRONICI NELLE STRISCE BLU

Controlli più veloci e con meno personale a piedi renderanno più efficienti i controlli delle auto in sosta nelle strisce blu. E’ quanto l’Atm ha reso noto annunciando l’attivazione di un’auto di servizio di colore bianco con tanto di avviso “controllo sosta” e telecamera sul tetto. L’occhio elettronico passerà al setaccio tutte le targhe delle auto parcheggiate nelle aree in gestione all’ATM per scovare quelle che non hanno pagato la sosta.

NIENTE PIU’ GRATTINO SUL CRUSCOTTO NELLE STRISCE BLU

Con la dematerializzazione del grattino di carta, non bisogna più esporre il tagliando sul cruscotto con il vantaggio di poter gestire il pagamento e il tempo della sosta anche tramite App a Milano. Questa innovazione ha comportato un adeguamento anche per tutti gli utenti che continueranno a pagare la sosta al parcometro. Per farlo però sarà fondamentale e obbligatorio, digitare correttamente anche la targa sulla tastiera. La targa inserita nell’App o sulla tastiera del parcometro finisce nel database cui è collegato il sistema Occhio d’Aquila e in base al quale segnala se un’auto è in sosta regolare oppure no.

PERMESSI DISABILI E TARGHE SCAGLIATE A RISCHIO MULTA

Il sistema Occhio d’Aquila è pressoché simile allo Street control dei vigili urbani contro le auto ferme in doppia fila, nella foto sopra. Il vantaggio per l’azienda sta nel fatto che non dovrà dotare gli ausiliari a piedi di un numero importante di palmari per il controllo delle targhe. D’altro canto però rischiano di finire nella rete della telecamera contro la sosta irregolare anche gli automobilisti che inseriscono una targa sbagliata nel parcometro. Intanto però pare che il sistema non sia ancora a regime anche con i permessi per diversamente abili. In questi casi continuerà ad essere necessario il controllo degli ausiliari per accertare la regolarità del permesso.

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Gomme invernali dal 15 novembre: cosa rischia chi guida senza pneumatici invernali

di Donato D'Ambrosi

Le gomme invernali obbligatorie dal 15 novembre richiameranno milioni di italiani per il cambio agli pneumatici invernali. Molte auto rimonteranno le gomme invernali in deposito dalla scorsa primavera, mentre altri ne sceglieranno di nuove. Per questi potrà essere utile sapere quali sono le migliori gomme invernali 2019 – 2020 in questo test. Mentre per tutti rinfreschiamo quali sono le cose da sapere sull’obbligo di gomme invernali, quando vanno montate e cambiate per evitare una multa inaspettata.

GOMME INVERNALI OBBLIGATORIE, MA ANCHE QUATTRO STAGIONI O CATENE

Secondo un’indagine di Facile.it, nel 2018 1,2 milioni di automobilisti hanno dichiarato di viaggiare senza montare pneumatici invernali (o con catene da neve a bordo) nei periodi in cui erano obbligatori. L’8% ha detto di essersene dimenticato, il 7% di non poterselo permettere economicamente e il 6% ritiene che le gomme invernali siano poca utilità. E’ chiaro che alla base di queste risposte il più delle volte c’è una inadeguata conoscenza di rischi (senza), norme e tecnologia legati all’uso delle gomme invernali. Intanto bisogna ricordare che l’obbligo delle gomme invernali scatta dal 15 novembre al 15 aprile solo sulle strade soggette a fenomeni nevosi identificabili attraverso la segnaletica stradale. Tuttavia lo stato dell’arte sugli pneumatici invernali garantisce maggiore sicurezza in tutte le condizioni di guida invernali, dalla neve all’asciutto, al ghiaccio. Quindi montare le gomme invernali è una valutazione per la sicurezza che va al di là dell’obbligo.

LA MULTA PER GUIDA SENZA GOMME INVERNALI O CATENE A BORDO

Tornando all’indagine sulle gomme invernali, circa 1 automobilista su 3 (il 34%) ha dischiarato di aver montato gomme invernali. Al secondo posto (il 25%) invece monta gomme quattro stagioni evitando il cambio stagionale. E poi c’è chi (il 25,3%) guida occasionalmente su strade sottoposte alle ordinanze invernali e quindi lo fa solo per essere in regola. Per scegliere tra gomme invernali e quattro stagioni bisogna fare alcune valutazioni, come spiega il video qui sotto. Entrambe sono legali per il Codice della Strada, tuttavia ci sono ancora margini di miglioramento per essere “performanti” a 360 gradi, come viene fuori da questo test sulle gomme quattro stagioni 2019 – 2020. In caso di fenomeni nevosi in atto se si è sprovvisti di mezzi antisdrucciolevoli, è probabile che gli organi di polizia preposti ai controlli vi manderanno indietro. Ma sappiate che guidare senza gomme invernali o catene da neve a bordo vi espone a una multa da 85 euro sulle strade soggette ad obbligo pneumatici o catene da neve (art. 192 CdS).

QUANDO MONTARE E TOGLIERE LE GOMME INVERNALI

L’equivalenza tra pneumatici invernali e gomme quattro stagioni crea non poca confusione anche sull’obbligo e le multe in caso di guida con pneumatici non conformi. Mentre le gomme quattro stagioni si possono tenere tutto l’anno, quindi senza fare caso alle scadenze delle ordinanze, per le gomme invernali non è così. C’è chi per risparmiare o motivi di reperibilità monta pneumatici invernali che hanno un codice di velocità inferiore al libretto di circolazione, ma non inferiore a “Q”. Questo è permesso però solo dal 15 ottobre al 15 maggio, poi vanno cambiate con quelle estive, pena una multa da 431 euro (art. 78 CdS). Dal punto di vista legale, le gomme invernali con il codice di velocità non inferiore si potrebbero tenere anche in estate, mettendo però in conto un’usura accelerata e una frenata non abbastanza sicura come con le gomme estive.

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L’allarme seggiolini slitta al 1 marzo 2020: cosa fare in caso di multa

di Donato D'Ambrosi

Seggiolini anti abbandono caratteristiche obbligo

L’obbligo dell’allarme seggiolini bimbi è tecnicamente in vigore non senza punti in sospeso da chiarire su incentivi, controlli e le multe. Proprio per questo il Governo è al lavoro su un emendamento che farebbe slittare al 1 marzo 2020 l’allarme antiabbandono obbligatorio e le multe per chi non ha un dispositivo conforme in auto. Intanto però, come già abbiamo spiegato l’obbligo è sulla carta partito e finché non sarà approvato l’emendamento alla Manovra 2020, le multe sono tutt’altro che esorcizzate. Ecco cosa succederà con lo stop e cosa fare in caso di multa anticipata per l’obbligo dell’allarme antiabbandono.

I PUNTI DA CHIARIRE SULL’ALLARME SEGGIOLINI OBBLIGATORIO

I punti che dovrà chiarire l’emendamento alla legge finanziaria sono molti, ma finché non sarà approvata tutto resta com’è sull’obbligo dell’allarme seggiolino. Il motivo semplice è che non si sa ancora in che forma l’emendamento congelerà le multe e farà chiarezza sui nodi legati a incentivi e controlli. Da un lato gli incentivi di 30 euro sono stati varati ma non si sa con quali modalità di erogazione perché manca un decreto attuativo. Dall’altro l’obbligo è diventato vigente (ancora prima degli incentivi) ma né gli automobilisti né i produttori sono pronti a questa partenza anticipata. E’ bastato qualche giorno e l’insurrezione delle associazioni dei consumatori per mettere un freno all’exploit del Ministero dell’Interno sull’obbligo dell’allarme antiabbandono. Intanto leggi qui come stanno realmente le cose sul rischio di perdere l’omologazione del seggiolino se si monta un dispositivo antiabbandono universale.

DA QUANDO E’ VALIDA LA MULTA PER L’ALLARME ANTIABBANDONO

Bisogna fare bene attenzione a non lasciarsi illudere dagli annunci dell’ultima ora: nonostante l’emendamento in arrivo le multe sull’allarme seggiolino bimbi sono per ora valide. A chi si chiede da quando partono le multe se non si ha l’allarme seggiolino in auto? Il MIT risponde: “Dal 7 novembre.” E poi precisa “Il governo sta lavorando per posticipare al primo marzo 2020 l’avvio delle multe per i non provvisti del dispositivo”. Perché finché non ci sarà una legge che annulla il precedente provvedimento, gli accertatori devono attenersi a quanto è in vigore. E qui si apre un’altra voragine normativa che speriamo l’emendamento potrà chiarire: quella dei controlli su strada. Con la circolare del Ministero dell’Interno si dava formalmente avvio ai controlli e alle multe sull’obbligo del seggiolino con allarme antiabbandono.

I CONTROLLI SULL’ALLARME SEGGIOLINO E IL RICORSO IN CASO DI MULTA

Ma con ogni probabilità gli stessi organi di polizia demandati ai controlli si troveranno a dover far finta di nulla. In primis perché gli allarmi seggiolino auto non devono essere omologati, ma conformi alla legge. Questo significa che l’agente non dovrà limitarsi a verificare la presenza di una marcatura di omologazione, come ad esempio avviene per il seggiolino stesso o il casco da moto. A un posto di controllo, gli agenti dovranno controllare che il dispositivo funzioni secondo le specifiche tecnico-costruttive che il Produttore dichiara di rispettare, se non si accontentano del Certificato di Conformità (un pezzo di carta). Questo groviglio però lascia arbitrarietà nei controlli e il rischio di multa finché non sarà approvato l’emendamento che fa slittare l’obbligo dell’allarme seggiolino. Ecco perché in caso di multa per allarme seggiolini antiabbandono, è probabile che il ricorso al Giudice di pace sarà accettato, almeno finché non sarà tutto più chiaro, presumibilmente entro la fine dell’anno.

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Disco orario auto: normativa e sanzioni

di Raffaele Dambra

Disco orario auto normativa sanzioni

Nonostante l’invasione di app e dispositivi ultra tecnologici, tra gli accessori che non devono mai mancare in un’automobile ce n’è anche uno dal sapore vintage: il disco orario auto, quell’oggetto in plastica bianco e blu che da decenni serve a indicare l’orario di arrivo e di parcheggio di una vettura nelle aree di sosta a tempo. E che curiosamente non è stato ancora sostituito da un congegno più moderno ed evoluto. Tant’è vero che il Codice della Strada ne prevede ancora il regolare utilizzo con relative sanzioni in caso di inosservanza.

DISCO ORARIO AUTO: CHE COS’È E COME È FATTO

Il problema dei parcheggi riguarda quasi tutte le città, dalle metropoli ai centri più piccoli. Una delle soluzioni più comuni consiste nel limitare la durata della sosta in alcune zone, in modo da favorire la rotazione dei parcheggi. Il disco orario svolge quindi una funzione di controllo, perché permette di conoscere l’orario in cui un’auto è stata parcheggiata. In questo modo se la sosta in una determinata strada è limitata, per esempio, a un massimo di due ore, attraverso il disco orario si può stabilire se l’automobilista stia rispettando o no l’ordinanza. Il disco orario auto standard è di forma rettangolare, color blu, e con una ‘P’ sulla parte anteriore posta sotto la finestrella che mostra l’orario d’arrivo. Al momento del parcheggio dev’essere regolato sull’ora esatta e posizionato sul parabrezza o sul cruscotto, in modo che sia ben visibile dall’esterno.

NORMATIVA DEL DISCO ORARIO AUTO

Il comma 6 dell’articolo 157 del Codice della Strada dispone che “nei luoghi ove la sosta è permessa per un tempo limitato è fatto obbligo ai conducenti di segnalare, in modo chiaramente visibile, l’orario in cui la sosta ha avuto inizio. Ove esiste il dispositivo di controllo della durata della sosta è fatto obbligo di porlo in funzione”. Il disco orario viene prevalentemente utilizzato nelle aree dove la sosta a tempo è gratuita, generalmente delimitate da strisce bianche orizzontali accompagnate da segnali stradali verticali con il simbolo del disco e l’indicazione del tempo massimo di stazionamento. Viceversa le aree a pagamento sono delimitate dalle ben note strisce blu e gestite dai parchimetri elettronici e relativi ticket.

DISCO ORARIO AUTO: SANZIONI IN CASO DI MANCATO UTILIZZO

Il già citato articolo 157 del CdS, al comma 8, precisa che “chiunque viola le disposizioni (di porre obbligatoriamente in funzione il disco orario, ndr) è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 42 a euro 173”. Ai sensi invece del dispositivo dell’articolo 7 comma 15, chi parcheggia la vettura per un tempo superiore al consentito rischia una multa da 26 a 102 euro. Inutile ricordare che entrambe le sanzioni sono ridotte del 30% se pagate entro 5 giorni dalla notifica.

LA TRUFFA DEL DISCO ORARIO ‘MOTORIZZATI’

I più attenti sapranno che già da qualche anno sono in commercio dischi orari motorizzati. Dotati cioè di un congegno, simile al meccanismo di una piccola sveglia da comodino, che sposta lentamente e gradualmente in avanti l’orario d’arrivo del disco orario, in modo che a un eventuale controllo l’auto risulti sempre in regola. Si tratta di un dispositivo tanto geniale quanto truffaldino, e ovviamente al 100% illegale. La cosa buffa è che un aggeggio del genere si può tranquillamente acquistare per pochi euro sui più noti siti di e-commerce (sì, anche Amazon), non essendone vietata la vendita. Ma chi l’utilizza sottovaluta le conseguenze del suo comportamento. Nella migliore delle ipotesi si tratta infatti di una violazione amministrativa; ma se l’utilizzo del disco orario ‘automatico’ avviene in un’area a pagamento scatta la denuncia penale! Queste le sanzioni previste: in un’area di sosta gratuita, infrazione dell’art. 157 del CdS, multa da 42 a 173 euro; in un’area di sosta a pagamento, truffa a danno dello Stato o di un altro ente pubblico (art. 640 comma 1 del Codice Penale), multa pecuniaria da 309 a 1549 euro e reclusione da 1 a 5 anni. Rischiare così tanto per non pagare un ticket di pochi euro ci sembra davvero folle…

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