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Ieri — 19 Agosto 2019RSS feeds

Le piste ciclabili sono più sicure ma aumentano il rischio di incidente

di Antonio Elia Migliozzi

Negli Usa sempre più persone scelgono di spostarsi in bicicletta, ma i pericoli sono dietro l’angolo. Uno studio dell’Istituto per la sicurezza stradale IIHS afferma che le piste ciclabili separate dalla carreggiata mediante barriere fisiche fanno sentire i ciclisti più sicuri e incoraggiano a pedalare. Eppure l’IIHS afferma che le piste ciclabili protette aumentano i rischi per la sicurezza dei ciclisti. Elementi come i passi carrabili e gli incroci incrementano le probabilità di un incidente o di una caduta. Ecco allora che anche le piste ciclabili protette, cioè quelle separate dal traffico veicolare tramite barriere fisiche come marciapiedi o verde pubblico, presentano serie criticità. Questa tipologia di piste ciclabili è relativamente nuova negli Stati Uniti ma sta rapidamente crescendo nel numero. Vediamo allora come uno studio in materia di piste ciclabili aiuta a capire pregi e difetti delle varie tipologie ad oggi esistenti.

BICICLETTE IN AUMENTO

Il ciclismo è sempre più popolare. Molte città americane lo incoraggiano come una alternativa green all’uso dell’auto. Allo stesso tempo crescono le incognite sulla sicurezza. Sebbene i ciclisti siano coinvolti in circa il 2% degli incidenti stradali negli Usa, i decessi sono aumentati del 25% a a partire dal 2010. Nel 2017 ben 777 ciclisti sono morti in incidenti con veicoli a motore. Un nuovo studio dell’IIHS insieme con la George Washington University, la Oregon Health and Science University e la New York University ci aiuta a capire i pericoli del ciclismo in città. I ricercatori hanno esaminato i rischi associati ai diversi tipi di infrastrutture ciclabili ad oggi esistenti. La ricerca ha coinvolto i ciclisti ricoverati presso i pronto soccorso dei distretti di Columbia, New York City, Portland e Oregon. Le loro testimonianze sono state confrontate con le caratteristiche del luogo in cui si è verificato l’incidente o la caduta.

PISTE CICLABILI A CONFRONTO

Dai numeri dello studio si capisce che le piste ciclabili delimitate dalla segnaletica orizzontale sono meno sicure di quelle protette. Queste ultime sono costruite su ponti o comunque sollevate dalla carreggiata. Al contrario, il rischio di incidenti o cadute è maggiore sulle piste ciclabili protette ma a livello con la strada e a doppio senso di marcia. Si tratta di una tipologia che è anche più pericolosa rispetto al transito su di una strada principale. In conclusione, secondo l’IIHS, i rischi maggiori si riscontrano sulle ciclabili protette a “livello strada”. Va detto che gli autori dello studio precisano che questo dato potrebbe essere dovuto al fatto le infrastrutture esaminate si trovavano su strade meno sicure di altre. Sicuramente i ricercatori confermano che le piste ciclabili, di qualunque tipo, che intersecano binari del tram o ostacoli temporanei, come veicoli parcheggiati in doppia fila, sono molto pericolose.

POSSIBILI SOLUZIONI

Interessante notare come la maggior parte degli incidenti mortali tra i ciclisti che percorrono le piste ciclabili protette si verifichino agli incroci o in prossimità di vicoli o vialetti privati. In queste circostanze i veicoli a motore tendono, per fortuna, a scontrarsi con le bici a velocità limitata. Questo dettaglio permette, in molti casi, di evitare conseguenze irreversibili agli sfortunati ciclisti che finiscono travolti. Ad ogni modo non è chiaro perché le piste ciclabili protette siano più pericolose rispetto a quelle convenzionali cioè delimitate dalla segnaletica orizzontale. Per capirne di più è lecito aspettarsi supplementi di studio nei prossimi anni. Gli autori della ricerca consigliano alle città di posizionare le piste ciclabili in punti che presentano meno incroci stradali ma anche di impedire l’accesso ai pedoni. La raccomandazione è anche quella di evitare la vicinanza a strade trafficate come anche la presenza di tratti in pendenza.

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Tutor attivi in autostrada: la Cassazione cancella lo stop

di Raffaele Dambra

Tutor attivi in autostrada

Notizia molto importante per gli automobilisti impegnati nell’esodo e nel contro-esodo delle vacanze estive 2019. Ci sono di nuovo i tutor attivi in autostrada dopo la pronuncia della Cassazione che ha ribaltato una sentenza della Corte d’Appello del 10 aprile di un anno fa, i cui effetti avevano imposto il momentaneo spegnimento dei dispositivi per la violazione di un brevetto depositato dall’azienda Craft di Greve in Chianti. I tutor autostradali si stanno gradualmente riaccendendo, perciò consigliamo di osservare fedelmente i limiti di velocità (cosa che peraltro andrebbe fatta sempre) fin da subito per non incorrere in brutte sorprese.

TUTOR IN AUTOSTRADA: LA CAUSA LEGALE

Come forse molti ricorderanno, la vicenda dei tutor in autostrada si trascinava fin dal 2006 a causa di una disputa legale tra Autostrade per l’Italia e la Craft per una questione di brevetti. In pratica la piccola azienda toscana lamentava che il colosso Autostrade, in combutta con la Polizia Stradale, si fosse attribuita la paternità del dispositivo capace di ‘leggere’ le targhe dei veicoli, copiando di fatto una propria invenzione. Dopo alcune sentenze a favore di ASPI, il 10 aprile 2018 la Corte d’Appello di Roma aveva clamorosamente dato ragione alla Craft, riconoscendo la violazione e ordinando la rimozione e la distruzione dei tutor esistenti.

TUTOR ATTIVI IN AUTOSTRADE: LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE

Ma pochi giorni fa, con un ennesimo colpo di scena, la Corte di Cassazione ha dato invece ragione ad Autostrade per l’Italia, ritenendo, così come riporta l’Ansa, “che il sistema di controllo della velocità media (ossia il tutor, ndr) non violi le norme relative alla proprietà intellettuale della società Craft”. E che perciò non sussistano più i motivi per imporne la rimozione. “Abbiamo già riattivato le squadre per la reinstallazione dei tutor”, ha comunicato infatti la società Autostrade, “Così da consentirne la messa a disposizione in tempi brevi alla Polstrada, al fine di potenziare i controlli già in essere sulla rete autostradale tramite il sistema SICVe-PM“.

TUTOR AUTOSTRADALI DI NUOVO IN FUNZIONE

Come già anticipato, ASPI sta lavorando a pieno ritmo per ripristinare quanto prima i tutor autostradali, in maniera da renderli tutti pienamente efficienti nei weekend del contro-esodo previsti il 24 e 25 agosto e il 31 agosto e 1 settembre 2019. “L’impiego dei tutor è fondamentale per la sicurezza stradale in autostrada”, si legge in una nota stampa della società che ha vinto il ricorso, “Dal 2004 grazie a questo sistema sulle autostrade è diminuita del 25% la velocità di picco e del 15% quella media, col risultato che il numero delle vittime è calato del 70%”.

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Croazia: multe più severe per eccesso di velocità, alcol e altre infrazioni

di Antonio Elia Migliozzi

La Croazia adotta il pugno duro contro le infrazioni del Codice della strada. Il Parlamento croato ha licenziato degli emendamenti che introducono novità importanti sul fronte della sicurezza. In arrivo norme più severe per chi viene sorpreso ubriaco al volante o supera i limiti di velocità. Nuove sanzioni pecuniarie con importi da 2.000 a 2.700 euro per 8 reati di particolare gravità. Giro di vite sull’eccesso di velocità ma anche sull’attraversamento di un incrocio a semaforo rosso. La stretta colpisce anche coloro che si rifiuteranno di essere sottoposti a test per verificare l’uso di alcool o droghe. Queste novità legislative arrivano dopo un 2018 molto preoccupante sul fronte della sicurezza sulle strade della Croazia. Nei primi 8 mesi dello scorso anno ben 217 persone hanno perso la vita a causa di incidenti stradali. Diamo uno sguardo ai nuovi provvedimenti appena entrati in vigore.

NUOVE NORME

Il Parlamento croato ha approvato alcuni emendamenti alla legge che regola la sicurezza stradale. In arrivo sanzioni elevate per alcune infrazioni stradali molto diffuse. Obiettivo delle modifiche, approvate ad inizio mese, gli 8 reati più gravi. Questi subiranno una multa da 2000 a 2700 euro che sostituiranno quelle ad oggi vigenti che vanno da 675 a 1350 euro. Le multe si applicano a reati quali la guida contromano sulle autostrade, il superamento del limite di velocità di oltre 50 km/h il passaggio a semaforo rosso. A queste fattispecie si aggiungono il rifiuto di sottoporsi a test dell’alcool o della droga o la guida sotto l’effetto delle medesime sostanze. Saranno puniti con la stessa fermezza quanti verranno sorpresi al volante sprovvisti di patente di guida o con la patente sospesa o revocata. Nel caso si commetta la stessa infrazione entro tre anni, ci sarà la sospensione della patente per almeno sei mesi.

TREND PREOCCUPANTE

Oltre alle sanzioni pecuniarie la Croazia prevede inoltre la confisca temporanea del veicolo ai soggetti recidivi. La svolta normativa arriva dopo che gli indicatori statistici riguardanti gli incidenti stradali sono schizzati alle stelle nel corso degli ultimi anni. Basti pensare che nei primi otto mesi del 2018 ben 217 persone sono morte in Croazia a causa di sinistri. Per fare un confronto si tratta dello stesso numero registrato in tutto il 2017. Alla luce di questa situazione preoccupante le autorità croate intendono invertire questa tendenza negativa prevenendo gli incidenti stradali e le loro conseguenze. Già dalla fine del 2018 la polizia ha intrapreso in tutto il paese una intensa attività di controllo soprattutto nei fine settimana. Tra il 21 e il 24 settembre 2018, sono state sanzione 4.856 infrazioni per uso di alcol e droghe, e violazione dei limiti di velocità.

CONTROLLI A TAPPETO

Droghe, alcool e alta velocità restano un mix di fattori letale. Nel 2018 in Unione europea, 251.000 persone sono morte in incidenti stradali. Dai numeri si coglie un timido calo dell’1% rispetto al 2017, mentre rispetto al 2010 il numero di vittime è diminuito del 21%. Anche in Croazia le multe nuove e più severe combinate con programmi di sensibilizzazione destinati ai conducenti stanno dando frutti. Nel 2010, 99 persone per milione sono morte a causa di incidenti stradali in Croazia. Facendo un confronto con il 2018 il rapporto è sceso a 77, ovvero il 26% in meno. La maggior parte di questi decessi è rappresentato da giovani conducenti, in particolare uomini. Certo molto resta da fare perché i numeri della Croazia rimangono elevati, la media Ue relativa al 2018 parla di 49 decessi per milione di abitanti. Le strade croate sono pertanto tra le più pericolose dell’intera Unione europea.

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Obbligo soccorso animali: la guida su cosa fare e chi chiamare

di Redazione

Dopo il nostro cliccatissimo articolo sul Decreto che tutela e impone il soccorso agli animali feriti, alcuni lettori hanno giustamente posto vari interrogativi sulle modalità d’intervento. Per tale motivo abbiamo deciso, come sempre, di rispondere alle curiosità degli nostri lettori andando direttamente alla fonte delle notizie, e coinvolgendo Gianluca Felicetti, presidente LAV, Lega antivivisezione, e l’ANMVI, Associazione nazionale medici veterinari italiani, che – molto disponibili e precisi – così hanno risposto alle nostre domande. Come si vedrà ancora alcuni aspetti sono poco chiari (a causa delle regole di legge), ma dal nostro articolo emergeranno delle importanti linee guida da seguire in caso d’incidente con qualsiasi animale.Una guida unica e preziosa, insomma, da condividere e da diffondere sul Web, che si amino gli animali o no.

Aggiornamento Leggi qui cosa è cambiato dopo sei anni dall’introduzione dell’obbligo di soccorso degli animali feriti!

La norma vale per qualsiasi animale?

LAV: Sì. Il nuovo articolo 189 del Decreto Legislativo 285 del 1992 specifica che ‘l’obbligo di fermarsi e porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso è riferito agli animali d’affezione, da reddito o protetti’. In base alle leggi speciali ‘d’affezione’ sono cani e gatti, ‘da reddito’ sono gli animali tenuti a scopo di lucro e sostanzialmente animali d’allevamento, ‘protetti’ sono le specie di fauna omeoterma. Ma la volontà del Legislatore di circoscrivere l’area di applicazione della norma è caduta con l’utilizzazione del termine ‘protetti’ poiché tutti gli animali in base al titolo IX-bis del Codice penale sono protetti dai maltrattamenti e la mancata somministrazione di cure ad un animale è stato identificato da sentenze della Corte di Cassazione come un vero e proprio maltrattamento. Quindi, oltre che per dovere civico e buon senso, l’obbligo di fermarsi a chiamare aiuto valgono per tutti gli animali. Anche perché difficilmente nell’impatto si sarà capita l’esatta specie dell’animale e anche dopo essersi fermati – a meno di preparazioni zoologiche e giuridiche specifiche – per alcuni ambiti si potrà continuare a non essere certi della categoria d’appartenenza.

ANMVI: Sì, dal 2010 il Codice della strada è stato modificato (Art. 31 della legge 29 luglio 2010, n. 120) disponendo per l’utente della strada, ‘in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, da cui derivi danno a uno o più animali d’affezione, da reddito o protetti’, ha l’obbligo di fermarsi e di porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso agli animali che abbiano subito il danno.

Sono obbligato a fermarmi e chiamare soccorso o a fermarmi e portare l’animale da un veterinario?

LAV: L’obbligo è di fermarsi e chiamare soccorso ovvero un veterinario o una Forza di Polizia così come si fa per incidenti con umani. A prescindere dalla mole dell’animale, se non sono io stesso un veterinario, non devo muovere l’animale ma attendere i soccorsi. Potrò chiamare il Corpo Forestale dello Stato (1515), i Carabinieri (112), la Polizia di Stato (113), la Guardia di Finanza (117), le Polizie Municipali-Locali-Provinciali – Centralini Comuni e Province, i Servizi Veterinari Aziende USL, i Centri di recupero fauna selvatica e lo studio medico veterinario più vicino www.struttureveterinarie.it, anche con App da telefonino.

ANMVI: Sì, da gennaio di quest’anno è attiva la piattaforma www.struttureveterinarie.it, realizzata dalla Federazione nazionale degli Ordini dei veterinari italiani (FNOVI) in collaborazione con ANMVI (Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani). Si tratta della georeferenziazione delle strutture veterinarie autorizzate, un servizio di pubblica utilità, gratuito e  scaricabile anche su smartphone, tablet e navigatori satellitari. Consente di rintracciare la struttura veterinaria più vicina: di ciascuna è presente una scheda dei servizi, la pronta reperibilità e naturalmente i recapiti.

Se l’animale è morto nell’impatto come mi devo comportare?

LAV: Come sopra ma chiamando esclusivamente una Forza di Polizia. Andrà certificata la morte da un medico veterinario e per i casi più delicati l’esame autoptico deve essere fatto dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della provincia nella quale è avvenuto l’incidente.

ANMVI: In tal caso decadono le esigenze di soccorso; si dovranno informare le autorità competenti, polizia stradale e azienda sanitaria locale.

Le spese veterinarie sono a mio carico?

LAV: Saranno gli accertamenti sulle responsabilità dell’accaduto a certificare chi deve pagare i danni comprese le spese veterinarie.

ANMVI: Sì, non è prevista nessuna forma di partecipazione alla spesa da parte del Servizio Sanitario Nazionale, fatte salve le situazioni in cui la struttura veterinaria pubblica o privata disponga diversamente. L’onere è, in via generale, a carico del soccorritore (O meglio ‘utente della strada’), causa o coinvolto nell’incidente stradale.

Se si riesce a rintracciare il padrone dell’animale le spese procurate al mio mezzo e/o alla mia persona sono a suo carico?

LAV: Se la responsabilità dell’accaduto è del proprietario e/o del detentore dell’animale, le spese sono a loro carico ai sensi dell’articolo 2052 del Codice Civile. A prescindere se siano assicurati per danni diretti o indiretti causati dal loro animale.

ANMVI: Per i danni causati dall’animale- se di proprietà- l’automobilista danneggiato potrà rivalersi per omessa custodia dell’animale qualora ricorrano gli estremi. Si tratta però di una evenienza diversa dal campo di applicazione dall’articolo 31 della legge 29 luglio 2010, n. 120 e diversa dal regolamento del ministero dei trasporti che ha disciplinato in questi giorni i mezzi di trasporto per il soccorso di animali in stato di necessità.

Esiste una norma che punisca i padroni che non custodiscono gli animali con la dovuta attenzione mettendo a rischio gli automobilisti/motociclisti?

LAV: Sì, l’articolo 672 del Codice penale, depenalizzato ma sempre valido, prevede una sanzione pecuniaria per l’omessa custodia.

ANMVI: Sia il proprietario che Comune e Asl possono essere chiamati a rispondere per omessa custodia di animali proprietari (nel primo caso) e di animali vaganti/randagi (nel secondo). Anche in questo caso siamo in una altro ambito normativo.

Il Decreto fa distinzione fra animali domestici (appartenenti a qualcuno) e animali selvatici liberi?

LAV: Tutti gli animali hanno un proprietario. Se non si tratta di una persona fisica, questo è il Sindaco – in base al Codice Civile – per gli animali domestici. E’ invece la Provincia, su delega della Regione, per gli animali selvatici.

ANMVI: No, il decreto regolamentare del Ministero dei Trasporti, ha come finalità il rispetto del benessere degli animali, ma anche di garantire l’incolumità pubblica e la sicurezza stradale; pertanto viene disciplinato anche il trasporto di animali da recuperare ‘la cui presenza possa costituire un pericolo per la circolazione stradale’ (quindi non solo se feriti o incidentati).

Stabilisce chi deve pagare le spese di soccorso e di eventuali interventi chirurgici e fa distinzione in funzione del tipo e delle dimensioni dell’animale?

LAV: No. Ma la domanda ha già una risposta alla 4) e alla 5).

ANMVI: Né il Codice della strada né il Regolamento ministeriale contengono disposizioni di natura economica; le spese relative ai mezzi di soccorso e al loro utilizzo sono a carico dei titolari (pubblici o privati) dei mezzi stessi, mentre le spese per il recupero, il trasporto e le cure dell’animale sono a carico del soccorritore.

Un riccio di 20 cm schiacciato da un’auto è equiparabile ad un cinghiale, a un cervo, un capriolo investito di notte mentre attraversa una strada di campagna?

LAV: Si.

ANMVI: La norma non fa distinzioni di specie; scartato l’ambito di applicazione per la tutela dell’animale,  subentra quello del  recupero di animali ‘la cui presenza possa costituire un pericolo per la circolazione stradale’.

C’è un 118 veterinario?

LAV: Sì, attraverso la reperibilità anche notturna e festiva dei Servizi Veterinari delle Asl, in maniera diretta o attraverso convenzioni. La realtà varia da zona a zona e in alcune realtà come Verona, Rimini, Sanremo, ad esempio, sono in rete i diversi soggetti deputati al soccorso (Forze di Polizia, Servizio veterinario pubblico, ambulatori veterinari privati anche attraverso l’Ordine provinciale dei medici veterinari, Comune, Provincia) con l’aiuto anche delle associazioni di volontariato. In Veneto il numero 118 fornisce risposte mentre in altre Regioni no. Queste norma del Codice della Strada ha anche il merito di aver portato alla luce questa tematica, di interesse pubblico per gli aspetti sanitari, morali, di sicurezza e incolumità pubblica e, quindi, ci battiamo per la creazione di un ‘118 veterinario’ efficace in tutta Italia. Tutte le associazioni animaliste già svolgono questa attività di informazione e orientamento e senza alcun riconoscimento economico.

ANMVI: Numeri di emergenza possono essere istituiti a livello territoriale e alcune Regioni hanno affrontato la questione del servizio telefonico, ma non esiste un numero pubblico di emergenza nazionale come quello ipotizzato. Per questo FNOVI e ANMVI hanno realizzato www.struttureveterinarie.it , un servizio a costo zero per cittadini e Pubbliche amministrazioni che ci auguriamo possa essere adottato dalle forze dell’ordine e da tutti coloro che a vario titolo si confrontano con il Codice della strada.

Qual è la sanzione per chi non presta soccorso?

LAV: Da 80 a 318 euro per il Codice della strada. In più, possono essere accertate responsabilità sotto il profilo penale: il riferimento è l’articolo 544-ter del Codice penale.

ANMVI: L’obbligo di porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso non riguarda solo l’automobilista, ma anche le persone coinvolte in un incidente con danno ad animali. Chiunque non ottempera all’obbligo di cui al periodo precedente è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 80 a euro 318.

Oggi se si chiama qualsiasi soccorso è sempre gratis per l’uomo, qui siamo di fronte all’obbligo di chiamare i soccorsi ma senza che si sappia chi deve pagare. Un po’ assurdo…

LAV: Se una persona che ha causato o è stata coinvolta in un incidente con danno a uno o più animali non si ferma e chiama soccorso rischia la sanzione che può essere più altra della spesa veterinaria. Per il merito si rimanda alla risposta sulla proprietà giuridica dell’animale. Per approfondimenti su veterinari contattare la Federazione Nazionale degli Ordini Veterinari www.fnovi.it che riunisce i veterinari pubblici e privati.

ANMVI: I medici veterinari hanno reso tramite www.struttureveterinarie.it un servizio di pronta rintracciabilità. La prestazione veterinaria d’urgenza o in emergenza è a pagamento, non essendo una prestazione rimborsata dal SSN. Il Legislatore nel riformare il Codice della strada non si è posto il problema dell’obbligo ‘oneroso’ (neanche per l’uomo tuttavia è propriamente gratis – il SSN è finanziato dai contribuenti italiani). In questo caso l’atteggiamento della norma va più nella direzione di ‘chi sbaglia paga’: o si pagano le conseguenze dell’incidente o la multa. È pleonastico evidenziare che l’ANMVI ha fatto notare le incongruenze fra buoni propositi della Legge e la  distrazione sugli oneri economici del suo assolvimento. Così come il fatto che si è lasciata una lacuna incolmata: disciplinando solo il trasporto, si è trascurato di considerare il medico veterinario che con proprio mezzo (quindi ad auto senza animale) raggiunga la sede dell’emergenza: è passibile di multa in caso di superamento del limite di velocità o di utilizzo di dispositivi acustici. Multe comminate per questo sono state quasi sempre annullate dal Giudice di pace, ma il Legislatore non ne ha tenuto conto.

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Guida autonoma e responsabilità del conducente nella Convenzione di Vienna

di Donato D'Ambrosi

Le norme sulla guida autonoma sono al palo per l’incertezza sulle responsabilità in caso di incidente: chi dovrà assumersi la colpa? Il conducente, il proprietario, il costruttore del veicolo o chi ha prodotto i sistemi che controllano l’auto in modalità autonoma? Da tanto si attende che l’Europa autorizzi la commercializzazione delle auto con sistemi di guida autonoma superiori al livello 2. Ma in realtà per quanto si possa pensare che le auto avranno sempre più autonomia, la Convenzione di Vienna ha di recente precisato con alcune integrazioni la funzione insurrogabile del “conducente”.

LO STATO DELL’ARTE TECNICO SUPERA QUELLO LEGALE

Le auto saranno anche in grado di guidare da sole, ma l’eventualità che possano essere coinvolte in incidenti non è trascurabile. E in caso di incidente ancora non è chiaro con quali modalità bisognerà procedere alla definizione delle responsabilità. Lo ha spiegato Simone Balduino, professore e docente di Diritto dei Trasporti. Quel che è certo è che il ruolo del conducente potrebbe essere molto diverso dal passeggero libero di fare quello che gli pare su un’auto a guida autonoma. Al contrario sarà “ostaggio” della tecnologia, almeno per gli Stati che hanno aderito alla Convenzione di Vienna del 1968, che disciplina la circolazione stradale nella maggior parte dei Paesi nel mondo.

LA RESPONSABILITA’ DEL CONDUCENTE NEI TEST

Secondo l’articolo 8 della Convenzione di Vienna, un veicolo (o complesso di veicoli) in movimento deve avere sempre un conducente. E già questo primo paragrafo lascia ben pochi dubbi sulla possibilità che di qui a qualche anno potremo leggere davvero un libro stando seduti al volante. Anche perché già solo restando nell’ambito normativo legato alla sperimentazione in Italia, l’art. 10 del Decreto 28 febbraio 2018 del MIT lascia poca interpretazione. “Il supervisore deve essere in grado di commutare tempestivamente tra operatività del veicolo in modo automatico e operatività dello stesso in modo manuale e viceversa. Il supervisore ha la responsabilità del veicolo in entrambe le modalità operative”. Disposizioni che correlano in qualche modo la responsabilità della conduzione dell’auto alla capacità (e tempestività) nel passare dalla guida automatica a quella manuale. Va bene che si tratta di sperimentazioni con personale addestrato. Ma altrettanto importante sarà la formazione di “conducenti” sempre più abituati a non aprire neppure il manuale d’uso dell’auto che comprano.

TEMPESTIVITA’ E RESPONSABILITA’ DEL CONDUCENTE

Sulla tempestività del conducente il Parlamento europeo ci va più diretto, infatti il professor Balduino spiega che: “Su questo punto, la Risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2017, recante raccomandazioni alla Commissione concernenti norme di diritto civile sulla robotica, con grande lungimiranza, sottolineava <che il tempo di reazione del conducente svolge un ruolo fondamentale qualora egli debba inaspettatamente assumere il controllo del veicolo e invita pertanto le parti interessate a fornire dati realistici per la definizione delle questioni relative alla sicurezza e alla responsabilità>. I tempi di reazione del conducente diventano, perciò, fattore primario di analisi, ai fini della individuazione del soggetto cui imputare la manovra: il conducente o il veicolo”.

L’UOMO PROTAGONISTA DELLA GUIDA A META’

La Convenzione di Vienna chiarisce inoltre all’art.8 che “Ogni conducente deve avere costantemente il controllo del proprio veicolo”, par. 5, e “Il conducente di un veicolo deve astenersi da qualsiasi attività diversa dalla guida.”, par. 6. La novità però sta nel paragrafo 5bis. introdotto nel 2014 riguardo ai sistemi che influiscono sulla guida dei veicoli. “I sistemi di bordo che influiscono sulla guida del veicolo […] sono considerati conformi al paragrafo 5 del presente articolo e al primo paragrafo dell’articolo 13 se possono essere neutralizzati o disattivati dal conducente.” Tutto ciò si uniforma a quanto previsto dall’art. 13 “Ogni conducente di veicolo deve, in ogni circostanza, restare padrone del proprio veicolo […] in modo da essere costantemente in grado di effettuare tutte le manovre che gli competono.” “Tutti Paesi aderenti alla Convenzione di Vienna hanno l’obbligo di adeguare la legislazione nazionale ai nuovi principi,” spiega il professor Balduino. “Senza gli invocati adeguamenti legislativi, per questi veicoli di nuova generazione, con conducenti “parziali”, attori non protagonisti, ma obbligati, in ogni circostanza, <<a restare padroni del proprio veicolo>>, è necessario chiedersi, nel caso di incidente, come si procederà nell’indagine sui profili di colpa.

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Strisce 3D per parcheggi disabili: il test nelle concessionarie USA

di Antonio Elia Migliozzi

Quando si soffre di una disabilità motoria o sia accudisce una persona che ne è affetta, anche le piccole routine quotidiane diventano difficili. A complicare le cose il comportamento sciocco e prepotente di quanti parcheggiano la propria auto negli spazi riservati ai disabili anche se non sono in possesso dei permessi necessari. Quello della sosta selvaggia è un problema non solo europeo ma che tocca anche gli Usa. BraunAbility, azienda americana attiva nelle soluzioni di mobilità per disabili, ha lanciato un progetto pilota che sfrutta la segnaletica orizzontale in 3D. I posti riservati ai soggetti a mobilità limitata saranno evidenziati con l’uso di una particolare grafica che permetterà di evitare abusi. La sperimentazione parte negli Usa in 19 aree di sosta private ma non è esclusa, in caso di un impatto positivo, l’applicazione sulle strade pubbliche. Vediamo da vicino tutti i dettagli di questa soluzione smart.

POSTI LIBERI

BraunAbility è una azienda americana impegnata ad aumentare la mobilità di quanti, per ragioni di età o malattia, si trovano costretti sulla sedia a rotelle. Visto il dilagare del fenomeno della sosta selvaggia la società ha sviluppato una segnaletica orizzontale in 3D. Il progetto partirà nei posti auto di molte aziende che vendono prodotti per la mobilità. L’iniziativa arriva in occasione del 29° anniversario dell’American with Disabilities Act (ADA), una legge federale che dal 1990 mira a facilitare l’inserimento sociale dei disabili. L’obiettivo dei parcheggi accessibili con grafica in 3D è quello di evitare ostruzioni alle rampe di accesso ai veicoli che trasportano persone costrette in sedia a rotelle. La sosta selvaggia è un problema serio negli Stati Uniti. Recenti sondaggi condotti oltre oceano confermano che il 74% del campione ha assistito ad abusi nei parcheggi per disabili. Le strisce 3D rientrano nel programma “Drive for Inclusion” di BraunAbility.

IL PROGETTO

Drive for Inclusion è un’iniziativa unica nel suo genere che vuole raccogliere e unire le voci delle persone unite della disabilità. Insomma la mobilità è il primo passo per una piena inclusione sociale. Il primo parcheggio con segnaletica in 3D è stato inaugurato lo scorso 1° maggio ma l’interesse per l’idea cresce di giorno in giorno. Staci Kroon, Ceo di BraunAbility: “L’anniversario dell’ADA è un momento importante per riflettere su come offrire mobilità alla comunità delle persone disabili. Attraverso Drive for Inclusion, stiamo creando una community per ascoltare tutte le voci”. Le nuove strisce 3D per i posti auto sono anche un modo per riportare l’attenzione su di un tema spesso ritenuto di secondo piano. Rispettare i posteggi riservati ai disabili diventa quindi un modo per avvicinare le comunità a quanti si sentono spesso soli e in balia della propria malattia.

OLTRE LA DISABILITA’

Le persone affette da disabilità motoria costituiscono la minoranza più grande al mondo. Secondo le Nazioni Unite, i problemi di deambulazione colpiscono un adulto su otto negli Stati Uniti. Eppure le anche cose che dovrebbero essere semplici, come trovare un parcheggio, diventano una sfida. Del resto un sondaggio recentemente svolto da BraunAbility ha confermato che per l’84% dei votanti è importante mettere in campo azioni volte a prevenire l’occupazione abusiva dei posti auto accessibili. Conclude Staci Kroon, Ceo di BraunAbility: “Le persone con problemi di mobilità meritano di vivere in una società inclusiva, eppure oggi più di 1 persona su 3 mostra un pregiudizio inconscio nei confronti dei disabili”. A preoccupare è soprattutto il fatto che questo dato: “È superiore ai numeri registrati dal pregiudizio nei confronti delle differenze di genere e di razza.”

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Semafori con T-Red pericolosi? +17% di incidenti negli USA

di Donato D'Ambrosi

I semafori sono l’alternativa alle rotatorie per regolamentare il traffico negli incroci più complessi e pericolosi. L’effetto della luce rossa sulla sicurezza stradale è stato determinante negli ultimi 20 anni, ma la percezione della sua utilità è messa a rischio dall’uso che se ne fa. Il numero di incidenti è in aumento negli USA e si è ridotto il numero di Stati che lo utilizza negli incroci più pericolosi. Ecco perché le 4 principali organizzazioni per la sicurezza stradale hanno redatto le linee guida affinché le luci semaforiche siano realmente utili.

L’INDAGINE SULL’INCIDENTALITA’ CON E SENZA TELECAMERE

AAA, Advocates for Highway and Auto Safety, Institute Insurance for Highway Safety e National Safety Council hanno redatto le indicazioni per le Amministrazioni locali sul corretto uso del semaforo. Sembrerebbe un paradosso e invece ci si è accorti che dal 2012 al 2016 il numero di vittime (800) legate a incidenti con il rosso del semaforo è cresciuto del +17%. Lo studio ha confrontato l’andamento dei tassi di incidenti annuali in 14 città che hanno terminato i programmi di Photored nel periodo 2010-2014 con i tassi di incidenti in 29 città regionali che hanno continuato ad usare le telecamere. Il tasso fatale di incidenti con la luce rossa era più alto del 30 percento nelle città che spegnevano le telecamere di quanto non sarebbe stato se le telecamere fossero rimaste accese. Il tasso di tutti gli incidenti mortali agli incroci segnalati era superiore del 16%.

PERCHE’ SI RINUNCIA AD USARE LE TELECAMERE SEMAFORICHE

A luglio 2018, si contavano 421 comunità con programmi attivi di telecamere semaforiche, in calo rispetto ai 533 del 2012. Sebbene i nuovi programmi di telecamere siano in crescita, il numero totale di programmi di telecamere è diminuito perché sono stati interrotti quelli già avviati. In pratica si tratta di una riduzione netta degli incroci controllati. I motivi dello spegnimento delle telecamere riguardano fondamentalmente difficoltà a sostenere finanziariamente il programma e l’opposizione della comunità.

LE TELECAMERE CHE MIGLIORANO LA SICUREZZA FUNZIONANO MEGLIO

Attraversare un incrocio con la luce rossa del semaforo è uno dei fattori più comuni negli incidenti urbaniPiù della metà delle persone uccise negli USA con la luce rossa del semaforo sono pedoni, ciclisti e persone in altri veicoli coinvolti. Piuttosto che spegnere i semafori, secondo le quattro associazioni per la sicurezza stradale, i programmi incentrati sulla trasparenza funzionano meglio. Vengono esortate le autorità a una migliore fase di pianificazione dei progetti semaforici, istituire un sistema solido per la raccolta e il monitoraggio dei dati. Penalizzare solo i casi di palese violazione della luce rossa, accrescerebbe la fiducia dei cittadini nel sistema.

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App anti-distrazioni al volante: solo il 20% dei conducenti le usa

di Donato D'Ambrosi

La distrazione al volante è la prima causa di incidenti stradali, e lo smartphone è tra i fattori scatenanti di un fenomeno in crescita. Negli anni sono state sviluppate funzioni e app dedicate per limitare la connettività quando il conducente è alla guida. Una soluzione molto apprezzata dagli utenti, ma poco usata in auto, almeno secondo un’indagine dell’IIHS. L’Insurance Institute for Highway Safety ha infatti scoperto che solo 1 proprietario su 5 di smartphone si impegna ad usare tutti gli strumenti a sua disposizione per evitare distrazioni alla guida.

UNA FUNZIONE UTILE PER 3 SU 4

L’IIHS ha condotto un sondaggio telefonico su un campione di 800 intervistati dai 18 anni in su, tutti frequenti utilizzatori di smarthpone. Almeno la metà degli intervistati utilizza un iPhone in grado di silenziare automaticamente le telefonate durante la guida. Mentre l’altra metà ha dichiarato di usare uno smartphone Android o un iPhone antecedente alla versione 6. La maggior parte delle persone (3 su 4) ha riconosciuto che la possibilità di non distrarsi alla guida con il blocco automatico delle telefonate è molto utile, ma poi solo 1 su 5 attiva la funzione anti-distrazione al volante intenzionalmente.

NOT DISTURB DALL’IPHONE 6 E iOS11

Prima di addentrarci nei risultati dell’indagine dell’IIHS facciamo chiarezza sulla funzione anti-distrazione dei più recenti iPhone. Lo stesso vale per i più moderni Android o comunque per la possibilità di connettere il cellulare con il kit vivavoce integrato o il sistema d’infotainment dell’auto. Per quanto riguarda Apple, dall’iPhone 6 in poi e comunque dal rilascio dell’aggiornamento iOS11, gli iPhone possono limitare le distrazioni del conducente durante la guida. Tutto risolto? Proprio no, poiché chiaramente, quando si scarica l’aggiornamento l’utente ha la facoltà di accettare l’attivazione automatico del blocco quando è alla guida o “non ora”. Spuntando “non ora” dovrà poi abilitare manualmente la funzione ogni volta che sale in auto. 1 intervistato su 4 ha dichiarato di non aver attivato il blocco automatico delle chiamate perché “preoccupati di perdere importanti notifiche o perché non consapevoli che l’app fosse in modalità manuale”.

QUANTI LA USANO SU SMARTPHONE MENO RECENTI

Il 19% dei conducenti con smartphone Androidi o iPhone più vecchi che hanno un blocco di sicurezza si riduce della metà di quelli che lo usano davvero in auto. Solo circa la metà di questo gruppo lo attiva per tutto il tempo di guida o per la maggior parte del tragitto. “Anche se i proprietari di smartphone non si affrettano a utilizzare le app di blocco, sembrano aperti ai promemoria che li invitano a farlo.” Afferma Ian Reagan, coautore dello studio e ricercatore presso l’IIHS. “Le richieste periodiche di Apple potrebbero aumentare l’uso della modalità automatica ‘Not disturb’ durante la guida e contribuire a frenare almeno una delle cause di distrazione del conducente.”

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I bagagli sul tetto dell’auto: quali sono le regole da ricordare?

di Redazione

Tempo di vacanze estive, di spostamenti in auto per raggiungere le località delle attese vacanze con tutto ciò che può rendere più divertente e confortevole il soggiorno.  E’ tempo anche di rammentare le più elementari regole sulla sicurezza stradale, per consentire a tutti un viaggio sicuro e senza imprevisti, soprattutto per quanto concerne il carico di bagagli sul tetto. Per grande che sia l’auto che abbiamo acquistato -infatti – non è mai un autobus o un TIR, e quindi dobbiamo fare i conti con lo spazio a nostra disposizione per evitare la goliardica situazione da non imitare nell’immagine di copertina. Spesso però sulle nostre strade e autostrade, capita di imbattersi in autoveicoli che trasportano sul tettuccio oggetti improponibili: il materasso, mobili di vario genere, ed anche canotti o gommoni, per essere già pronti a tuffarsi in mare, appena giunti nelle località di vacanza. Ma, quali e quanti bagagli possiamo portarci appresso? E sul tettuccio del veicolo cosa possiamo caricare? Vediamo quali sono le regole da rispettare se decidiamo di sfruttare sia il bagagliaio sia il tetto.

TRASPORTO BAGAGLI. COSA DICE LA LEGGE?

A tale proposito dobbiamo fare i conti con quanto stabilisce il codice della strada, ai fini di consentir una circolazione dei veicoli fluida e sicura sulle strade, ma anche con limiti strutturali del nostro veicolo, che non può essere caricato ad oltranza. Innanzitutto, la regola generale stabilita dall’art.164 del codice della strada prescrive che “il carico dei veicoli deve essere sistemato in modo da evitare la caduta o la dispersione dello stesso; non diminuire la visibilità al conducente né impedirgli la libertà dei movimenti nella guida; da non compromettere la stabilità del veicolo; non mascherare dispositivi di illuminazione e di segnalazione visiva né le targhe di riconoscimento e i segnali fatti col braccio.

LE DIMENSIONI MASSIME AMMISSIBILI

Ogni veicolo ha una sagoma limite, stabilita per legge, e, quindi, compreso il suo carico deve avere:

a) larghezza massima non eccedente 2,55 m, con esclusione degli specchietti retrovisori

b) altezza massima non eccedente 4 m;

c) lunghezza totale, compresi gli organi di traino, non eccedente 12 m.

Si precisa, innanzitutto, che il carico massimo del veicolo è stabilito in sede di omologazione, mentre il peso massimo ammissibile sul tetto (equipaggiato con apposite barre, portapacchi o box) è semplicemente consigliato dal produttore del veicolo, ed è indicato sul manuale d’uso e manutenzione. Il carico trasportato non deve superare i suddetti limiti di sagoma. Il carico trasportato, inoltre, non può assolutamente mai sporgere longitudinalmente dalla parte anteriore del veicolo: può sporgere longitudinalmente dalla parte posteriore, se costituito da cose indivisibili, fino ai 3/10 della lunghezza del veicolo stesso purché nei limiti di sagoma suddetti. Inoltre, sempre nei limiti di sagoma, possono essere trasportate cose che sporgono lateralmente fuori della sagoma del veicolo, purché la sporgenza da ciascuna parte non superi centimetri 30 di distanza dalle luci di posizione anteriori e posteriori: la sporgenza va misurata orizzontalmente, quindi, una volta posizionato il carico, verificare che non vi sia una sporgenza parallelamente all’asse stradale superiore a quella consentita. Pali, sbarre, lastre o carichi simili difficilmente percepibili, collocati orizzontalmente, non possono comunque sporgere lateralmente oltre la sagoma propria del veicolo.

UTILIZZO DI BOX  E SEGNALE DI SPORGENZA

Per essere tranquilli di circolare in sicurezza, si consiglia di utilizzare i cosiddetti box da auto (scopri quali sono i più affidabili del Test box da tetto auto), ormai molto frequenti sulle nostre strade. Di regola sono adattabili a tutti i modelli di autoveicoli e a tutte le barre portapacchi: sono molto capienti, hanno portate molto elevate, da 70 kg di peso fino ad arrivare anche a 100 kg, su monovolume e SUV. Non lasciatevi illudere dalle indicazioni del box poiché la capacità massima  va sommata al peso del box vuoto e a quello delle barre su cui è montato. La somma deve essere inferiore a quella consigliata sul manuale d’uso dell’auto. Per il trasporto doi cose stivate nel box non è richiesta alcuna segnalazione. Solo se il carico sporge oltre la sagoma propria del veicolo, il codice della strada prevede che debbano essere adottate tutte le cautele idonee ad evitare pericoli. La sporgenza longitudinale deve essere segnalata mediante uno o due speciali pannelli quadrangolari a strisce oblique bianche e rosse, rivestiti di materiale retroriflettente. Vanno posti alle estremità della sporgenza in modo da risultare costantemente perpendicolari all’asse del veicolo. I pannelli  devono avere una superficie minima di 2500 cm², rivestita con materiale retroriflettente a strisce alternate bianche e rosse disposte a 45°. Il pannello deve essere visibile sia di giorno che di notte.  Sulla superficie del pannello deve essere applicata pellicola rifrangente di classe 2, sia per le strisce bianche che per quelle rosse.

E SE MI FERMANO PER UN CONTROLLO?

Gli agenti verificheranno che il carico, anche quello sul tettuccio del veicolo, sia sistemato in modo da evitare la caduta e non sia un pericolo. Per evitare qualsivoglia contestazione, si consiglia, come già detto, di utilizzare gli appositi box, che sono omologati proprio per essere installati sul tetto. Nel caso in cui il carico non sia ben sistemato il veicolo non può proseguire il viaggio. Il conducente è obbligato a sistemare correttamente il carico. In tale situazione si incorre anche in una sanzione di  85 euro, e nel ritiro immediato della carta di circolazione e della patente di guida. Oltre all’obbligo di portare il veicolo in luogo idoneo per la sistemazione. I documenti verranno restituiti solo dopo che gli agenti avranno verificato che il carico sia correttamente sistemato. Importante è anche il rispetto della massa limite complessiva a pieno carico del veicolo. Si trova scritta sulla carta di circolazione, alla lettera F). Indica la massa del veicolo stesso in ordine di marcia e da quella del suo carico e non può essere superata.

L’AUTO ALLA PESA PUBBLICA O PRIVATA

Il controllo da parte delle forze dell’ordine può avvenire scortando l’auto alla pesa pubblica o convenzionata più vicina, e pesandola. Può trattarsi di una pesa pubblica, se presente sul territorio di competenza della Polizia stradale, oppure di una pesa privata, all’interno di una azienda. Dopo il controllo, l’apparecchiatura rilascia uno scontrino che indica il peso complessivo e che viene confrontato con la massa complessiva indicata sul libretto. Il superamento di tale peso determina l’applicazione di una sanzione e l’obbligo di rientrare nel peso consentito, scaricando gli oggetti in più. E’ ovvio che il carico sul tetto (in box o su un portapacchi aperto) influenza esclusivamente la massa complessiva del veicolo, se si supera il peso indicato nel solo manuale d’uso del veicolo, non si applica nessuna sanzione ma guidare l’auto diventerà molto difficile (vedi il test di sbandata con auto sovraccarica). Pertanto, gli oggetti che pesano di più andrebbe riposto nel bagagliaio, per terra o sotto i sedili anteriori. Mai sulla panca posteriore o sulla cappelliera. Quindi, è sempre meglio controllare prima di partire che gli oggetti nel bagagliaio, nell’abitacolo o sul tetto, siano ben fermi e non troppo pesanti. Vacanze sì, ma sempre e comunque in sicurezza, per noi e per gli altri.

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Incidenti stradali 2018: – 1,6% di morti ma crescono in autostrada

di Donato D'Ambrosi

I dati degli incidenti stradali in Italia per l’anno 2018 diffusi da ACI raccontano una riduzione di incidenti e vittime promettente. Ma anche un aumento delle morti in autostrada e tra giovani e anziani. Un trend che tra il 2018 e il 2019 ha invertito il segno: secondo i dati anticipati dalla Polizia infatti le vittime sono in aumento del +7%. Anche se si tratta di dati parziali, quelli del 2019, mostrano chiaramente come il bilancio delle vittime e degli incidenti stradali in Italia sia fortemente fluttuante e mutevole. Vediamo nel 2018 cosa è cambiato per età delle vittime, utenti della strada e luogo dove avvengono gli incidenti.

CHI E’ STATO COINVOLTO DI PIU’ NEGLI INCIDENTI NEL 2018

Secondo il rapporto ACI-ISTAT, nel 2018 il 50% delle vittime stradali sono ancora gli utenti deboli, tra cui soprattutto gli anziani tra 70 e 74 anni (+22% rispetto al 2017. Più a rischio sulle strade però anche i giovani tra 15 e 24 anni (413 morti: 12,4% del totale). Gli uomini che hanno perso la vita in incidenti stradali sono tra 40-44 (200 morti), 20-24 (197) e 55-59anni (194). Le donne invece maggiormente coinvolte sono tra 70 e 84 anni (179). Nel 2018 sono state registrate 9 vittime in meno tra 0 e 14 anni (34 rispetto ai 43 del 2018). Tra tutti i conducenti coinvolti in incidenti nel 2018, è maggiore il numero di vittime tra i 40 e i 49 anni (21%), tra i giovani da 20 a 29 anni (19%) e gli anziani (8% con età 70 anni e più).

DOVE SONO AVVENUTI PIU’ INCIDENTI

Nel 2018 è diminuito il numero di incidenti in città (126.701; -2,9%) e sulle autostrade (9.372; -0,2%), mentre è aumentato sulle strade extraurbane (36.271; +3,4%). In città e in autostrada sono diminuiti anche i feriti (169.573 e 15.440 rispetto a 174.612 e 15.844 del 2017, pari a -2,9 e -2,5%). Ma il trend è inverso se si considerano i morti registrati: sono cresciuti (+10,5%) sulle autostrade (incluse le vittime di Genova del crollo del Ponte Morandi) e sono diminuite nei centri abitati (-4,4%) e sulle strade extraurbane (-1,2%).

LE CAUSE MAGGIORI DEGLI INCIDENTI IN CITTA’, AUTOSTRADE ED EXTRAURBANE

Cambiano i numeri rispetto agli anni passati ma non le cause che provocano incidenti e vittime in Italia. Anche nel 2018, le prime tre cause di incidente sono la distrazione, il mancato rispetto della precedenza o del semaforo e l’eccesso di velocità. Tra le altre cause più rilevanti sono numericamente maggiori la mancata distanza di sicurezza (20.443, 9,2%) e le manovre irregolari (15.192, 6,9%). Meno numerose ma non meno determinanti sono scorrettezze verso il pedone (7.243, 3,3%) o del pedone (7.021, 3,2%), buche o ostacoli accidentali (6.753, 3,1%). In città le prime cause di incidente sono il mancato rispetto della precedenza o semafori (17%) e la guida distratta (14,9%). Sulle strade extraurbane invece nel 2018 la guida distratta o indecisa (20,1%), la velocità troppo elevata (14%) e la mancata distanza di sicurezza (13,8%) sono state le cause più rilevanti di incidenti stradali registrati.

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Guidare con l’auto rovente equivale a farlo da ubriachi: 5 consigli per l’estate

di Nicodemo Angì

Solo gli incoscienti non prestano attenzione al loro stato psicofisico quando si mettono al volante: i guidatori responsabili sanno bene che per guidare è indispensabile essere sobri e riposati (leggi dei test che deve superare chi soffre di apnee notturne e quindi riposa male). È quindi ovvio che bisogna evitare tutte le sostanze che alterano la coscienza e la lucidità, dall’alcol alle droghe, pesanti o leggere che siano, ai farmaci particolari e via elencando. Occorre però fare attenzione anche all’ambiente esterno, che può essere ancor più subdolo perché non dipende da noi. Un esempio di quest’insidia ci viene riportato da Seat, che è giunta alla conclusione che mettersi al volante in un abitacolo surriscaldato appanna le facoltà del guidatore in maniera paragonabile a quanto accade con un tasso alcolemico di 0,5 grammi/litro, al limite del consentito!

QUANDO IL CALDO “APPANNA”

Lo studio presentato da Seat sembra non lasciare dubbi: mettersi al volante di un’auto lasciata sotto il sole, oltre ad esporre al rischio di scottature alle mani, equivale a muoversi con un tasso alcolemico di 0,5 g/litro, il limite al di sopra del quale si viene considerati “in stato di ebrezza” in molti Paesi (leggi che la Svizzera ha nuovi test che hanno valore di prova). Ad aggravare la situazione è l’effetto si manifesta a “soli” 35 gradi centigradi, un valore che superato di slancio nelle condizioni che possiamo trovare comunemente in Italia d’estate.

OCCHIO AL TERMOMETRO

I consigli di Seat partono ricordando la torrida estate del 2015, quando la colonnina di mercurio raggiunse i 44 gradi a Saragozza, 36 gradi all’aeroporto londinese di Heathrow e 39 gradi a Parigi.

Ángel Suárez, ingegnere del Centro Tecnico Seat di Martorell, in Spagna, mette sull’avviso: “Quando è così caldo, le persone seguono delle linee guida di sicurezza quando devono uscire a piedi ma pochi di loro sono consapevoli che è altrettanto importante considerare alcuni importanti suggerimenti quando si guida in queste condizioni di calore intenso. Occorre prestare particolare attenzione quando si guida con temperature estreme perché se la temperatura nell’abitacolo raggiunge i 35 gradi, il tempo di reazione del conducente è del 20% maggiore rispetto a quando si guida a 25 gradi. Questo aumento equivale a guidare con un livello di alcool di sangue di 0,5 grammi/litro“.

ACCORTEZZE IMPORTANTI

Suárez aggiunge che uno degli errori più comuni commessi dai guidatori quando utilizzano il condizionatore è accenderlo prima di aver ventilato l’automobile . “Se abbassiamo i cristalli o apriamo le portiere per circa 30 secondi prima di accendere il climatizzatore, l’aria calda dentro l’abitacolo uscirà velocemente, perché molto più leggera di quella esterna, e la temperatura scenderà velocemente” (leggi la guida su come utilizzare il climatizzatore). Il tecnico Seat raccomanda inoltre di selezionare la modalità “auto” del condizionatore, così l’aria fresca è distribuita uniformemente nell’abitacolo. Sono da evitare inoltre temperature inferiori ai 21 gradi: scendere al disotto non velocizzerebbe comunque il raffreddamento ma sarebbe nocivo per la salute e aumenterebbe il consumo di carburante.

Altre linee guida per una guida sicura e confortevole prevedono la pianificazione del viaggio per evitare di guidare nelle ore più calde, l’indossare abiti leggeri e traspiranti, l’evitare pasti pesanti, fare una pausa ogni 2 ore almeno e bere molti liquidi (sapevamo già che non dissetarsi alla guida abbassa la concentrazione come il bere alcolici). Anche la nostra fedele automobile ha bisogno di “idratazione”. Ricordiamoci quindi di controllare i livelli dell’olio e del liquido raffreddamento e la pressione delle gomme: a freddo, mi raccomando!

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Autostop legale o illegale? Cosa dice la legge italiana

di Raffaele Dambra

Autostop legale o illegale

Domanda a bruciapelo: fare l’autostop è legale o illegale? Probabilmente sono pochi coloro che saprebbero rispondere senza alcun tentennamento. Anche perché la stessa normativa italiana non è sufficientemente chiara e lascia spazio a qualche dubbio interpretativo, per lo meno su alcuni aspetti. Cerchiamo quindi di fare un po’ di chiarezza a beneficio sia di chi chiede passaggi in auto che di chi li concede.

AUTOSTOP ILLEGALE IN ITALIA: SU QUALI STRADE?

Diciamo subito che l’autostop è illegale in Italia soltanto in autostrada e sulle strade extraurbane principali. In particolare il comma 7 capo B dell’art. 175 del Codice della Strada dispone che “sulle carreggiate, sulle rampe, sugli svincoli, sulle aree di servizio o di parcheggio e in ogni altra pertinenza autostradale è vietato richiedere o concedere passaggi”. Chiunque viola la disposizione è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 41 a euro 168. La norma sembrerebbe lasciare pochi dubbi se non fosse che lo stesso CdS non provvede a stabilire con esattezza cosa debba intendersi per ‘pertinenza autostradale’. E se quindi nel divieto di autostop vadano compresi anche il casello, la rotatoria in uscita e altri elementi non espressamente citati, e per questo solitamente tollerati. Il consiglio, quindi, per chi deve cercare un passaggio in autostop per un viaggio in autostrada e non vuole incorrere in sanzioni, è quello di posizionarsi appena fuori dal casello. Dove tra l’altro le vetture rallentano in attesa di superare il varco.

AUTOSTOP LEGALE: DOVE È PERMESSO IN ITALIA?

Naturalmente se per la legge italiana l’autostop è vietato solo in autostrada, per esclusione si deduce che sia lecito chiedere (e dare) passaggi su qualsiasi altro tipo di strada, fino a prova contraria. E, un po’ sorpresa, pare che l’autostop sia legale anche sulle tangenziali. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10462/1991, ha precisato infatti che le tangenziali non possono essere equiparate alle autostrade in riferimento al divieto di transito perdonale. E dunque sono da considerarsi strade normali su cui è consentito fare autostop.

AUTOSTOP SÌ, MA SENZA INTRALCIARE LA CIRCOLAZIONE

Inutile comunque ricordare che su qualunque strada vige sempre la regola non scritta del ‘buon senso’. E quindi un autostoppista, anche sulle arterie dov’è lecito chiedere passaggi, non deve mai col suo comportamento mettere a rischio la sicurezza stradale o intralciare la circolazione. Posizionandosi per esempio al centro della carreggiata oppure in prossimità di una curva, di un dosso o di un altro punto stradale con visibilità ridotta. A parte che difficilmente troverebbe il passaggio che desidera, mettendo pure a rischio la sua di sicurezza, potrebbe pure incorrere in una sanzione per violazione dell’art. 190 del Codice della Strada che regola le norme di condotta dei pedoni.

AUTOSTOP ALL’ESTERO

Arrivati fin qui abbiamo più o meno capito come funziona l’autostop in Italia. Ma all’estero, invece? In teoria le norme possono variare da Paese a Paese, in pratica l’autostop è regolato quasi sempre alla stessa maniera: tollerato sulle strade urbane ed extraurbane secondarie, vietato in autostrada e sulle arterie extraurbane principali. Ma ci sono eccezioni: in Romania, per esempio, l’autostop è illegale dappertutto. Stessa cosa in alcuni stati degli USA come Idaho, Nevada e Utah. Il miglior consiglio è quindi quello di informarsi bene, prima della partenza, sulle leggi vigenti nel Paese che si sta per visitare.

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UK: i pedoni in strada valgono solo 17 sterline l’ora

di Donato D'Ambrosi

Negli ultimi anni si sta attuando un’autentica crociata alle emissioni delle auto, ancora di più se diesel, eppure nel Regno Unito il Governo continua ad investire in progetti che prediligono le auto. Lo rivela un rapporto del Parlamento britannico che si basa sulle stime del valore economico di un’auto e di un pedone in strada.

FINO A 2 MIGLIA IL 60% SI SPOSTA IN AUTO

Il rapporto della Commissione per i trasporti del parlamento britannico pubblicato il 23 luglio, sostiene che il Governo è istituzionalmente legato all’uso dell’auto. Il report di denuncia, riportato da Forbes, sollecita il Dipartimento per i trasporti (DfT) a definire un nuovo algoritmo di finanziamento delle infrastrutture. Oggi infatti sembra che il Governo attribuisca più valore economico agli spostamenti di lungo raggio che all’uso della bici e a muoversi a piedi. Il problema è che il 60% degli spostamenti a corto raggio (entro 1-2 miglia) avvengono in auto. Guidare l’auto è molto più facile e comodo anche per i tragitti brevi perché “il semplice miglioramento delle infrastrutture pedonali e ciclabili non è sufficiente per incoraggiare il trasferimento modale” dice il rapporto.

PERCHE’ L’AUTO VALE PIU’ DELLA BICI

Le linee guida utilizzate dal Dft per definire il rapporto tra costi-benefici dei progetti finanziabili attribuisce maggiore valore agli automobilisti che si spostano su lunghe distanze. Agli automobilisti viene assegnato un valore orario di 22 sterline, mentre il tempo di pedoni e ciclisti è valutato 17 sterline l’ora. Secondo il rapporto parlamentare, l’algoritmo attribuisce alle percorrenze in auto più lunghe la riduzione della mortalità, dell’inquinamento e della qualità di vita. Secondo il Gruppo di parlamentari che hanno presentato il rapporto però non considera l’aumento dei costi sanitari per l’assenza di una mobilità attiva senza auto.

IN 50 ANNI IL DOPPIO DELLE AUTO IN UK

Sembrerebbe che il budget annuale del Governo britannico per gli spostamenti “attivi” sia solo l’1,5% della spesa pubblica per i trasporti, cioè 400 milioni di sterline solo in Inghilterra. Nel 2017-18 il governo ha stanziato 26 miliardi di sterline per il trasporto in Inghilterra. “Nel 1970 avevamo 15 milioni di veicoli a motore sulle strade britanniche, ora ne abbiamo 37 milioni. – Spiega Joe Irvin, CEO di Living Streets – I tempi in cui pensavamo che avremmo semplicemente costruito più autostrade urbane per adattarla sono passati. Questo sicuramente non funzionerà. Con una quantità limitata di spazio, dobbiamo avere meno traffico”.

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10 cose da non dimenticare quando si parte per le vacanze

di Redazione

Quando si affronta un viaggio in auto per raggiungere la meta delle proprie vacanze estive è fondamentale avere la vettura in perfetto ordine e in piena efficienza. Oltre ai consueti e basilari check meccanici, livelli dei fluidi e pressione delle gomme, è opportuno avere al seguito una dotazione minima di accessori e utensili che possono rivelarsi estremamente utili qualora durante il viaggio dovesse verificarsi un contrattempo. Parliamo di un corredo che chiunque può allestire e custodire in una borsa all’interno del bagagliaio, ovviamente non sotto le pile di bagagli, da tirar fuori all’occorrenza. Vediamo quindi quali sono le 10 cose da non dimenticare quando si parte per le vacanze.

1 INDISPENSABILI PER LA VISIBILITA’

Qualora fosse necessario accostare sul ciglio della strada, fuori dai centri abitati, sulle corsie d’emergenza e piazzole di sosta, è obbligatorio rendersi visibili agli altri automobilisti indossando il giubbetto riflettente, pena multa e decurtazione di punti patente. Se il veicolo non è in grado di ripartire è necessario esporre il triangolo, alle distanze indicate dal Codice della Strada, e mettersi in posizione sicura in attesa del carro attrezzi. Il triangolo deve obbligatoriamente essere a bordo della vettura pena sanzioni.

2 TORCIA E PILE DI SCORTA

Rimanendo in ambito visibilità, un accessorio da tenere sempre a portata di mano è una torcia di buona qualità, indispensabile se è necessario effettuare operazioni al di fuori dell’abitacolo nelle ore serali e notturne o per segnalare la propria posizione in caso di emergenza. Ovviamente non vanno dimenticate pile cariche e magari un set di accumulatori di ricambio.

3 KIT DI RIPARAZIONE E GONFIAGGIO GOMME

Molte automobili oggi in commercio non prevedono nella dotazione di serie la ruota di scorta, al suo posto viene fornito un kit di riparazione e gonfiaggio leggi qui la nostra comparativa per scoprire se funzionano davvero. Non è un’idea malsana quella di tenerne uno a bordo pur avendo la ruota di scorta, l’operazione di riparazione è sicuramente meno faticosa del cambio della gomma, specie se la ruota di scorta si trova sotto una pila di bagagli (Leggi qui tutto su Vacanze Sicure 2017). Il compressore per il gonfiaggio inoltre può essere utilizzato al mare per gonfiare materassini e canotti, oltre a palloni e gomme di biciclette.

4 KIT DI LAMPADINE DI RICAMBIO E FUSIBILI

Un altro accessorio da tenere nella borsa delle emergenze è un kit completo di lampadine di ricambio; in commercio se ne trovano di vario tipo e ovviamente bisogna acquistarne uno con elementi compatibili con la fanaleria della propria auto, sul libretto di uso e manutenzione sono indicate tutte le info necessarie. Se la vettura è equipaggiata con gruppi ottici allo Xeno bisogna far compiere la sostituzione in officina ad un elettrauto. Alcuni kit di lampadine includono anche un set di fusibili di ricambio, se non è incluso per pochi euro vale la pena di acquistarne uno. Se sei indeciso au quale lampada comprare, leggi qui il nostro test che ne mette ben 14 a confronto.

5 SET DI ATTREZZI DI BASE

Per sostituire una lampadina di tipo tradizionale nei gruppi ottici anteriori solitamente non è necessario alcun attrezzo, gli elementi sono, di solito, facilmente raggiungibili dal vano motore. Se bisogna invece cambiare le lampadine dei gruppi posteriori o delle luci della targa spesso è necessario avere qualche utensile, come cacciaviti e pinze. Torna sicuramente utile avere un set di attrezzi di base, comprendente cacciaviti, pinza, un martello, brugole, chiavi esagonali e qualche paio di guanti usa e getta; a proposito di guanti preferite quelli in nitrile e non in lattice, quest’ultimo a contatto con gli idrocarburi si decompone. Un utensile da tenere in abitacolo è il martello multifunzione, grazie al quale, in caso di gravi incidenti, è possibile frantumare il vetro o tagliare le cinture di sicurezza.

6 ESTINTORE PORTATILE

Il nostro Codice della Strada non prevede la presenza obbligatoria di un estintore a bordo delle autovetture ma averlo a portata di mano potrebbe davvero fare la differenza in caso di necessità o per fornire soccorso stradale. A seguito di un incidente o di un guasto elettrico potrebbe innescarsi un principio di incendio e avere la possibilità di intervenire tempestivamente può limitare fortemente i danni. Se avete già un estintore a bordo controllatene la scadenza prima di partire. Leggi qui 10 consigli per evitare il peggio con un estintore portatile in auto.

7 KIT DI PRONTO SOCCORSO

Altro elemento che non viene prescritto nella dotazione obbligatoria è il kit di pronto soccorso; avere a bordo il minimo indispensabile per rimediare a un taglio o a una piccola ferita è sempre utile. In commercio si trovano kit di primo soccorso compatti e solitamente contengono cerotti, salviette disinfettanti, garze sterili altri medicamenti. Il kit può essere integrato con farmaci di uso comune, aspirine, antiacido o rimedi per il mal d’auto da tenere però al riparo dal calore.

8 CAVI BATTERIE PER LE PARTENZE D’EMERGENZA

Uno dei guasti classici di quando si parte in vacanza con l’auto è quello della batteria. Solitamente non è facile cogliere segnali che la nostra batteria sta per lasciarci, salvo guasti all’alternatore che rendono progressivo il malfunzionamento. In questi casi è estremamente utile avere a bordo un set di cavi batterialeggi qui come scegliere cavi di qualità, basta trovare qualcuno che ci metta a disposizione la batteria della propria auto per fare ripartire, almeno nella maggioranza dei casi, la nostra vettura.

9 NASTRO AMERICANO E SPRAY SBLOCCANTE

Nella dotazione da tenere nel bagagliaio possono essere inclusi un rotolo di nastro americano e una bomboletta di spray sbloccante. Per qualcuno può trattarsi di oggetti insoliti ma basta riflettere un attimo per comprenderne gli infiniti utilizzi. Il nastro americano è un nastro adesivo telato estremamente robusto e può essere impiegato per riparazioni di fortuna, come ad esempio fissare temporaneamente un paraurti o un faro pendenti dopo un urto. Lo spray sbloccante serve a lubrificare e svitare viti e bulloni e spesso funge anche da ripristino dei contatti elettrici.

10 DOCUMENTI IN ORDINE PER GUIDATORE E VETTURA

Durante un viaggio può accadere di essere fermati per un controllo da parte delle autorità le quali provvederanno alle verifiche di rito. Prima di partire bisogna controllare di avere la patente in corso di validità, che non sia scaduta la revisione e di avere la copertura assicurativa. Avere documenti scaduti o peggio ancora circolare con revisione scaduta e senza assicurazione mette il conducente a rischio di pesanti sanzioni e di mandare a monte la vacanza (Per una vacanza ancora più sicura, leggi qui quali controlli fare alla propria auto).

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Parcheggio selvaggio: quando è tollerato

di Raffaele Dambra

Parcheggio selvaggio

Quasi tutte le città italiane, soprattutto quelle medio-grandi, fanno i conti con il fenomeno del ‘parcheggio selvaggio’. Ovvero la (pessima) abitudine di lasciare in sosta una vettura dove non è consentito, arrecando un danno alla circolazione dei pedoni e degli altri veicoli. Eppure ci sono casi in cui la sosta selvaggia è tollerata se non addirittura permessa. Ovviamente si tratta di situazioni molto particolari che verificheremo a breve.

LA SOSTA DELLE VETTURE NEL CODICE DELLA STRADA

La sosta delle vetture è regolamentata dagli articoli 157 (Arresto, fermata e sosta dei veicoli) e 158 (Divieto di fermata e di sosta dei veicoli) del Codice della Strada. In particolare il primo, dopo aver precisato la differenza tra arresto, fermata e sosta, spiega quali sono le corrette modalità di posteggio dentro e fuori i centri abitati; mentre il secondo elenca tutte le situazioni in cui la fermata e la sosta non sono permesse e le relative sanzioni per i trasgressori. Che, a seconda della violazione, variano da 24 a 335 euro con possibilità di rimozione forzata. Tra le altre cose è vietato sostare sui marciapiedi (salvo diversa segnalazione), allo sbocco dei passi carrabili, in seconda fila (salvo che si tratti di due veicoli a due ruote), negli spazi riservati alla fermata di autobus e tram, negli spazi riservati ai veicoli per persone invalide, davanti ai cassonetti dei rifiuti o contenitori analoghi e così via.

EFFETTI DEL PARCHEGGIO SELVAGGIO

Il ‘parcheggio selvaggio’ costituisce quindi un illecito: non rispettare le norme sulla sosta dei veicoli previste dal Codice della Strada significa commettere un’infrazione sanzionabile con pene pecuniarie e accessorie. Ma non solo: ci sono situazioni, con tanto di sentenze della Cassazione, in cui la sosta vietata può sfociare addirittura nel penale, prefigurando il reato di violenza privata (quando un automobilista, parcheggiando in doppia fila o in altra posizione non ortodossa, blocca la manovra alle altre vetture regolarmente parcheggiate o impedisce l’accesso o l’uscita ad altri autoveicoli) o di interruzione di pubblico servizio o di pubblica necessità (quando un’auto parcheggiata in modo irregolare ostacola o blocca il passaggio di un bus di linea o, peggio ancora, di un’ambulanza).

PARCHEGGIO SELVAGGIO: QUANDO È LECITO

Insomma, roba non da poco: chi parcheggia in un posto non consentito o in maniera poco ortodossa rischia perfino il carcere. Eppure, come spiegavamo all’inizio, in alcune circostanze il ‘parcheggio selvaggio’ è consentito. Anche in questa occasione, come in altre, entra infatti in ballo la giustificazione dello ‘stato di necessità’. L’art. 54 del Codice Penale dispone infatti che “non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo”. Ciò significa che di fronte a determinate situazioni di emergenza si può posteggiare la macchina dove non si potrebbe senza incorrere in sanzioni.

ESEMPI DI PARCHEGGIO SELVAGGIO TOLLERATO

Per esempio la sosta selvaggia è tollerata se un conducente che ha a bordo una persona con urgente bisogno di cure, si ferma in doppia fila per recarsi presso la guardia medica per chiamare un dottore. Un altro esempio è quello di chi abbandona la propria auto in un posto non adibito al parcheggio per soccorrere una persona che ha avuto un malore o che è stata aggredita; stessa cosa per chi lascia la vettura nel bel mezzo del traffico perché in quel momento si è verificato un terremoto o un altro evento naturale di particolare gravità. O perché in macchina è entrato un malintenzionato che vorrebbe rapinarlo. Gli esempi possono essere tanti, l’importante è che sussistano soprattutto due elementi. Il ‘pericolo attuale di un danno grave alla persona’ e l’inevitabilità, nel senso che il conducente non deve avere alternative lecite alla sua condotta. Se ci sono entrambi la sosta selvaggia non è sanzionabile (bisogna però dimostrarlo).

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Guida sotto effetto di stupefacenti: la polizia chiede più severità

di Raffaele Dambra

Guida sotto effetto di stupefacenti

I dati parziali del 2019 sul numero delle vittime di incidenti stradali in Italia non sono affatto buoni (+7% sul 2018) e in effetti non passa giorno senza la notizia di un nuovo terribile sinistro con molti morti, spesso giovani. Nel weekend del 14 luglio, per esempio, hanno perso la vita ben 12 ragazzi in sei differenti schianti. Ovviamente in casi del genere conta molto il fattore fatalità, contro cui si può fare poco o nulla. Ma allo stesso tempo non si può negare che tanti incidenti siano causati da imprudenza e incoscienza dei conducenti. Non a caso i vertici della polizia stradale continuano a invocare misure più severe per stroncare qualsiasi comportamento irresponsabile al volante di un’auto. Tra questi la guida sotto effetto di stupefacenti, che l’art. 187 del Codice della Strada regolamenta, a loro dire, in modo un po’ controverso.

GUIDA SOTTO EFFETTO DI STUPEFACENTI: PER SANZIONARE È NECESSARIO LO STATO DI ALTERAZIONE PSICO-FISICA

Il comma 1 dell’articolo in questione dispone infatti che “chiunque guida in stato di alterazione psico-fisica dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope è punito con l’ammenda da euro 1.500 a euro 6.000 e l’arresto da sei mesi a un anno”. Più, aggiungiamo noi, la sospensione della patente da uno a due anni. Il problema dell’art. 187, così come esposto sul sito di ASAPS, sta proprio nella specifica “in stato di alterazione psico-fisica” che, secondo la Polstrada, renderebbe molto più difficoltosa l’opera di prevenzione da parte degli agenti. Perché allo stato attuale, per fermare e sanzionare un conducente che sta guidando sotto effetto di stupefacenti, mettendo a rischio la sicurezza sua e di altre persone, bisogna per forza dimostrarne “lo stato di alterazione” andando alla ricerca di sintomi che spesso, tra stanchezza, alcol e sonnolenza, sono difficilmente riconoscibili e distinguibili.

STRAGI DEL SABATO SERA: L’IMPEGNO DELLA POLIZIA STRADALE

“Il Servizio Polizia Stradale del Dipartimento di Pubblica Sicurezza sta facendo comunque grandi sforzi per debellare la piaga della guida sotto effetto di stupefacenti”, leggiamo sul sito di ASAPS, “sottoponendo a controlli specifici gli automobilisti in transito sulle grosse arterie stradali, soprattutto il sabato notte. Durante i controlli gli agenti possono contare anche sul supporto di un personale medico a cui spetta l’accertamento di un eventuale stato psico-fisico alterato (per il quale ci vuole circa un’ora) che può portare al fermo o persino all’arresto del conducente. Solo che poi, quando si arriva davanti a un giudice, è difficilissimo provare con assoluta certezza che l’effetto della sostanza stupefacente fosse in atto al momento della guida (così come prevede il CdS, ndr). E quindi, molto spesso, il processo si conclude con un nulla di fatto”.

GUIDA SOTTO EFFETTO DI STUPEFACENTI: UNA MODIFICA AL CODICE PER AGEVOLARE L’OPERA DI PREVENZIONE

Per questo la Polstrada chiede, visto che sono in discussione numerose modifiche al Codice della Strada, di ritoccare anche l’art. 187 del codice eliminando la precisazione ‘in stato di alterazione psico-fisica’, in modo che la disposizione diventi la seguente: “Chiunque guida dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope è punito con ecc. ecc.”. Ovvero applicare la pena solo per il fatto di guidare dopo aver assunto stupefacenti, comprovabile da un’analisi di campione biologico con esito positivo (sulla falsariga dell’alcoltest), senza la necessità di dover provare pure lo stato psico-fisico alterato. Una misura molto severa ma forse inevitabile per ridurre le stragi di giovani sulle strade.

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La patente a livelli riduce gli incidenti: le regole USA-Italia a confronto

di Donato D'Ambrosi

L’esperienza al volante è – con le dovute approssimazioni – ciò che caratterizza un guidatore che ha conseguito la patente molto prima di un adolescente neopatentato. E’ su questo principio che nel 1987 è stata introdotta la patente a livelli in Nuova Zelanda prima e nel 1996 la Florida per prima negli USA. Secondo le statistiche al di sotto dei 20 anni il rischio di provocare un incidente è 4 volte maggiore. Ecco perché in molti Paesi, prendere la patente a meno di 18 anni impone dei livelli intermedi e precisi divieti. Un principio molto diverso in Italia dove la potenza del veicolo è ritenuta la maggiore criticità da inibire con un neopatentato alla guida. Vediamo cosa cambia tra USA e Italia e perché altrove la patente a livelli è più efficace.

LA PATENTE A LIVELLI NEGLI USA

Negli USA l’età media per iniziare a guidare un’auto è 16 anni, con eccezioni per alcuni Stati, ma prima di poter guidare “senza limitazioni” bisogna aver superato 70 ore di pratica supervisionata. Fino alla fase intermedia della patente a livelli USA  – scatta a 17 anni – c’è il divieto di guida notturna (in media tra le ore 22 e le 5) e di trasporto di altri passeggeri. Fanno eccezione solo la Florida – Mississipi – Iowa – Dakota (niente regole sui passeggeri) e Sud Carolina (2 passeggeri max, tranne che per andare a scuola). Mentre negli altri stati la media è 1 solo passeggero o nessuno oltre al guidatore. Per avere la piena facoltà di guidare un’auto senza supervisore bisogna aver compiuto 18 anni. E’ scontato astenersi dal bere alcolici prescindere dall’età. Questi divieti provengono da approfonditi studi statistici che negli USA vedono gli adolescenti neopatentati protagonisti di incidenti spesso fatali nelle ore notturne, con o senza passeggeri a bordo.

LE STATISTICHE SUGLI INCIDENTI E LA PATENTE NEGLI USA

Tra il 1996 (entrata in vigore della GDL – Graduated Driver Licensing Systems) e il 2017, i decessi per incidente con un adolescente (meno di 20 anni) al volante sono diminuiti del 53% da 5.819 a 2.734. Secondo uno studio del  National Household Travel Survey del 2017 , il tasso di incidentalità per miglio guidato fino a 16 anni è 1,5 volte più alto dei conducenti a 18-19 anni. Tra i principali errori commessi da un giovane conducente che hanno portato a un incidente mortale ci sono l’alta velocità, l’inesperienza e la presenza di adolescenti in auto. La guida notturna comporta il rischio di incidente fatale 3 volte maggiore sotto i 18 anni rispetto ai conducenti tra 30 e 59 anni. Diversi studi USA confermano anche che il rischio di incidente aumenta in presenza di altri adolescenti se il guidatore ha meno di 18 anni e diminuisce dai 30 anni in poi.

I LIMITI PER 3 ANNI IN ITALIA

In Italia abbiamo parlato più volte della patente a livelli, ma non tanto per i neopatentati, quanto per i conducenti che si improvvisano piloti su strada pubblica al volante di auto sportive (quasi sempre noleggiate). La potenza dell’auto secondo il Codice della Strada italiano è un limite che vige solo per i neopatentati. Dal conseguimento della patente B (18 anni è il requisito minimo) si possono guidare solo veicoli che hanno un rapporto tra peso e potenza di 55 kW/t e massimo 70 kW, solo dopo il 9 febbraio 2011. Ma basta un contrassegno per invalidi, regolarmente detenuto da un familiare per aggirare questo limite. Fino a 21 anni anche in Italia per i neopatentati c’è la tolleranza zero sugli alcolici e i limiti di velocità sono più bassi. Ma forse la patente a livelli per tutti sarebbe più efficace di quella a punti che ormai non preoccupa più con la possibilità di poterli riacquisire con facilità.

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10 errori da non fare in estate con i bambini a bordo

di Redazione

I recenti fatti di cronaca riportano, tristemente, l’attenzione sulla sicurezza dei bimbi in auto, evidenziando quanto una leggerezza da parte del genitore, o di chi dovrebbe accudirli, può trasformarsi in una tragedia. Recentemente abbiamo letto di bambini deceduti in banali incidenti stradali per non essere stati assicurati ai seggiolini e nei giorni scorsi è stata diffusa la notizia dell’ennesimo piccolo dimenticato per ore in auto da una mamma forse troppo stanca o stressata. In auto neonati e bambini sono i soggetti più deboli e indifesi, per questo è necessario essere consapevoli delle loro necessità e, ancor di più, essere coscienti e conoscere tutte le regole per farli viaggiare in sicurezza, tanto negli spostamenti urbani quanto nei lunghi viaggi, magari in vista delle vacanze estive. Vediamo quali sono i 10 errori da non fare in estate con i bambini a bordo.

1 FARE A MENO DEL SEGGIOLINO

Una recente indagine ha messo in evidenza quanto, in Italia, venga poco usato il seggiolino auto, si stima che appena il 41,2% dei genitori utilizzi sempre il dispositivo di sicurezza per i propri figli. La percentuale di chi incoscientemente fa a meno del seggiolino per bambini è pericolosamente alta e spesso questo comportamento è frutto di errate convinzioni e ignoranza. Il seggiolino va utilizzato sempre e anche d’estate, i piccoli vanno sicuramente salvaguardati dal caldo ma devono sempre viaggiare sicuri. .

2 COLLOCARE A CASO IL SEGGIOLINO PER BAMBINI

Il seggiolino per bambini non deve essere piazzato a casaccio, dove capita. In base alla tipologia del seggiolino e all’età e corporatura del bambino. Se il piccolo è un neonato il seggiolino deve essere posto in senso contrario a quello di marcia, in caso di urto frontale il bambino non subirà la pressione delle cinture e il suo capo non sarà proiettato pericolosamente in avanti (Impara a non commettere errori nell’installazione del seggiolino, qui la guida completa). Se si sceglie di fissare il seggiolino, sempre in posizione contraria al senso di marcia, sul sedile del passeggero anteriore è importante ricordarsi di disattivare l’airbag frontale. I bambini più grandi devono sedere, secondo la nuova normativa, su seggiolini dotati di schienale e adatti alla loro corporatura (Leggi qui quanta confusione regna sui seggiolini auto).

3 DIMENTICARE I BIMBI IN AUTO

Dimenticare un bimbo in auto, o peggio ancora lasciarlo anche per poco tempo da solo nell’abitacolo, è sempre pericoloso ma con le alte temperature della stagione estiva significa mettere seriamente a repentaglio la vita del piccolo. Sotto il sole cocente la temperatura dell’abitacolo può superare i 60 gradi, trasformando la vettura in un forno letale. Per evitare di dimenticare involontariamente un bimbo in auto è possibile prendere degli accorgimenti, come posizionare sul sedile del passeggero anteriore la borsa con il necessario del piccolo o i suoi giocattoli, o utilizzare uno degli appositi dispositivi che rilevano la presenza del piccolo nel seggiolino, dando l’allarme, al momento di lasciare l’auto (Qui trovi tutti i test sui sistemi salvabimbo).

4 LUNGHI TRASFERIMENTI SENZA PAUSE

Quando ci si sposta in auto, magari per raggiungere una remota località di vacanze, la tentazione di fare tappa unica per guadagnare tempo è alta. Sappiamo che per garantire la sicurezza i guidatori devono riposare, sgranchirsi e rifocillarsi almeno ogni due ore; se tra i passeggeri ci sono anche dei bambini i tempi tra una pausa e l’altra sono molto più brevi. I più piccoli hanno necessità di scaricare le energie represse accumulate durante gli spostamenti e sgranchirsi per bene, il rischio è di avere un passeggero nervoso e facilmente irritabile.

5 NIENTE ACQUA DURANTE IL VIAGGIO

L’idratazione è importante per tutti i passeggeri, le alte temperature estive tendono a disidratare l’organismo e il giusto apporto di liquidi può evitare colpi di calore, magari se ci si ritrova per molto tempo incolonnati a un casello a un ingorgo. Magari i bimbi, perché distratti dal gioco o dal panorama, tendono a non chiedere l’acqua ai genitori, bisogna quindi ricordarsi di farli bere. Il consiglio è quello di preparare alcune bottiglie di acqua fresca prima del viaggio e di stivarle in una borsa frigo per mantenere a una temperatura ristoratrice, mai acqua gelata.

6 TROPPO CALDO O TROPPO FREDDO

Durante un viaggio, magari nelle ore più calde della giornata è necessario utilizzare il climatizzatore per mantenere l’abitacolo ad una temperatura piacevole e confortevole per tutti gli occupanti della vettura. Patire il caldo in auto e sudare mette a disagio chiunque e rischia di compromettere la concentrazione di chi guida. Riguardo ai bambini, specie se molto piccoli, possono soffrire molto il caldo, mettersi a strillare e rendere il viaggio un vero calvario. Sicuramente tornano utili le apposite tendine da apporre sul finestrino per filtrare luce e calore, soprattutto se il piccolo fa un sonnellino.

7 NON MANGIARE IN AUTO PERCHÉ SI SPORCA

Quando un bimbo consuma uno spuntino in auto inevitabilmente sporca l’abitacolo; la tentazione di proibire ai piccoli di mangiare in auto è tanta ma è importante non attendere le pause in autogrill per rifocillare i piccoli. Se affamati i bambini tendono a innervosirsi e lamentarsi, somministrando loro degli spunti sani e leggeri allenteranno la tensione e si terranno occupati.

8 ZITTO, PAPA’ STA GUIDANDO

Durante un viaggio in auto i bambini devono essere intrattenuti ed è impensabile che rimangano immobili e in silenzio durante tutto il tragitto. I genitori devono evitare che i piccoli passeggeri si annoino e possono organizzare dei giochi, magari sfruttando il paesaggio che scorre dai finestrini. Un altro modo per intrattenere i bimbi è fare ascoltare loro le canzoncine preferite e magari cantarle. Un bimbo annoiato in auto è sicuramente più stressante di un bimbo che chiacchiera e canta (Sapevi dell’App gioco per abituare genitori e bambini all’uso del seggiolino? leggi qui).

9 BAGAGLI ALLA RINFUSA

La disposizione dei bagagli in auto è molto importante per la sicurezza stradale e l’incolumità dei passeggeri. Spesso se si parte delle vacanze la roba da avere con sé è davvero tanta e la tentazione di riempire ogni centimetro dell’abitacolo è frequente. Stivare i bagagli senza un criterio può essere pericoloso, in caso di incidente potrebbero essere sbalzati nell’abitacolo e una valigia pesante contro un bambino potrebbe essere letale (Scopri qui quali sono i 10 controllo di fare prima di partire in auto per le vacanze). Lo stesso vale per i passeggeri che non indossano la cintura di sicurezza: in caso di incidente piomberebbero addosso al bambino ferendolo anche se è allacciato regolarmente al seggiolino.

10 PARTENZE INTELLIGENTI, PER DAVVERO

Quando si pianifica un viaggio in auto con bimbi al seguito è opportuno scegliere gli orari giusti per mettersi in cammino, ovviamente in funzione della distanza da percorrere. Solitamente è meglio partire alle prime luci dell’alba, con temperature piacevoli e poco traffico per uscire dalle grandi città. Se il viaggio è particolarmente lungo, e magari ci si può alternare alla guida, è ipotizzabile una partenza serale, facendo dormire i piccoli durante il trasferimento, non patiranno il caldo e arriveranno a destinazione riposati e pimpanti.

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In auto con mamma e papà, i bambini cosa fanno?

di Redazione

Bambini a bordo, cosa si inventano i genitori per non dover sentire le costanti lamentele dei figli che non vedono l’ora di arrivare a destinazione? Se l’è chiesto anche il Centro Studi e Documentazione di Direct Line, che ha trovato consigli curiosi grazie alle risposte dei genitori che ha intervistato.

COME NON ANNOIARSI IN AUTO

Alla domanda ‘Cosa fa Lei per ‘tenere calmo’ suo figlio?’, il 5% dei genitori ha risposto di essersi organizzato installando in auto un dispositivo video che permette ai figli di vedere film o cartoni animati. Il 17% opta per il ‘canta che ti passa’ e interagisce con i propri figli cantando canzoncine divertenti, magari imparate a scuola. I più originali preferiscono sia inventarsi giochi sempre nuovi, l’11%, che storie e aneddoti, il 6%. C’è poi un 23% che ammette di non far nulla di particolare.

QUALI SONO I MIGLIORI GIOCHI?

Non è facile però mantenere la pace e la tranquillità in auto quando il viaggio si fa davvero lungo. Direct Line ha dunque chiesto ai genitori quali siano i giochi che i bambini preferiscono. Il 37% degli intervistati ha confermato di inventarsi filastrocche, mentre il 20%, forse più creativo, si affida all’improvvisazione e crea giochi sui colori delle altre vetture oppure sulle targhe, per esempio una gara a chi vede più macchine gialle o targate Francia. C’è poi un 7% di amanti dei motori che sfida i propri figli sui modelli di auto. In ogni caso, il 32% dei genitori conferma di essere disposto ad inventarsi di tutto pur di non dover sentirsi ripetere la tanto odiata domanda ‘Siamo arrivati?’.

GENITORI FORTUNATI

Ci sono poi i genitori più fortunati, parliamo di quel 20% per il quale il problema non si pone, poiché i figli sono abbastanza grandi da essere indipendenti o per quel 16% di intervistati che ha la fortuna di avere figli che si addormentano non appena inizia il viaggio.

E LA SICUREZZA?

Il viaggio in auto per bambini e genitori può diventare un’esperienza divertente con l’aiuto di un po’ di fantasia – commenta Barbara Panzeri, Direttore Marketing Direct Line – I giochi tuttavia non devono mai far passare in secondo piano la sicurezza, priorità imprescindibile a bordo dell’auto: ricordandoci inoltre che i bambini in auto possono essere fonte di distrazione per chi guida, se non sono correttamente trasportati’. Quindi divertimento sì, ma prima di tutto viene la sicurezza.” Ricordate quanto previsto dal Codice della Strada: tutti i passeggeri al di sotto dei 12 anni e fino a 150 cm di altezza vige l’obbligo di assicurarli a un sistema di ritenuta omologato, adatto al loro peso e alla loro statura. Tuttavia se il bambino compie 12 anni ma non ha ancora raggiunto l’altezza di 150 cm è consigliabile continuare ad utilizzare il rialzo per la sua sicurezza.

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Incidenti stradali: in Italia +7% di vittime nel 2019

di Raffaele Dambra

Incidenti stradali Italia 2019

Non sono buoni gli ultimi numeri sugli incidenti stradali in Italia. Dopo un anno di incoraggiante calo le cifre relative ai primi mesi del 2019 parlano di un +7% di vittime da sinistri stradali. Continuando di questo passo sembra purtroppo allontanarsi l’ambizioso obiettivo del piano UE secondo cui l’Italia sarebbe dovuta scendere nel 2020 a ‘soli’ 2000 morti, visto che le stime proiettano la cifra finale di quest’anno a circa 3.500.

INCIDENTI STRADALI IN ITALIA: IL NUMERO DELLE VITTIME TORNA A SALIRE

Se n’è parlato durante la presentazione della strategia di Viabilità Italia per le vacanze estive 2019, che prospetta ben due giornate da bollino nero la mattina di sabato 3 e quella di sabato 10 agosto. “Se nel 2017 era stato registrato un +2,9% di morti sulle strade con 3.378 decessi”, ha spiegato Giovanni Busacca, direttore del servizio di polizia stradale e presidente di Viabilità Italia, “Nel 2018 il dato è stato in calo, con un -2%, ovvero 3.310 vittime. Numeri che comunque non ci fanno essere contenti perché vuole dire che ci sono stati nove morti al giorno sulle strade. Ma il vero allarme però è per l’anno in corso, visti i dati dei primi mesi che abbiamo in possesso: il 2019 potrebbe infatti far segnare un tragico +7% di morti sulle strade”.

SOLUZIONI PER RIDURRE I MORTI SULLE STRADE

“L’aumento, per il momento parziale, del 7% di vittime da incidenti stradali in Italia è un campanello d’allarme sul quale riflettere e lavorare”. Lo ha sottolineato il capo della polizia, Franco Gabrielli, commentando i freddi numeri snocciolati da Busacca. “Per abbattere o quanto meno ridurre il numero di morti sulle strade auspico sanzioni molto severe e immediate per comportamenti irresponsabili alla guida di un’auto. Primo fra tutti l’uso dei cellulari al volante, prevedendo la sospensione della patente fin dalla prima infrazione”. E in effetti le annunciate modifiche al Codice della Strada stanno andando proprio in questa direzione, peccato solo che non si farà in tempo ad approvarle entro la fine dell’estate.

INCIDENTI STRADALI IN ITALIA: I MESI PIÙ PERICOLOSI

Nel corso della presentazione sono stati rivelati anche quali sono i mesi più pericolosi per guidare in Italia, con riferimento all’anno 2018. Luglio è risultato il mese in cui si muore di più con 341 decessi, ovvero più del 10% del totale; agosto invece è il mese in cui la frequenza delle morti è maggiore, con 2,3 morti ogni 100 incidenti stradali. “Dobbiamo assolutamente invertire il trend”, ha chiosato Busacca, “Credo anch’io che la sospensione della patente di guida possa fare, in certi casi, da ottimo deterrente. Ma dev’essere sospesa subito, direttamente sulla strada”.

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