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Stato di ebbrezza: quanto aspettare prima di mettersi alla guida?

di Raffaele Dambra

Stato di ebbrezza alla guida

Domandone sullo stato di ebbrezza: quanto bisogna aspettare prima di mettersi alla guida dopo aver alzato un po' il gomito? Proviamo a dare delle risposte

Leggi l'articolo completo su SicurAUTO.it

Guida in stato di ebbrezza: l’auto in leasing non va confiscata

di Raffaele Dambra

Alcoltest non attendibile

Un’auto in leasing non può subire la confisca per guida in stato di ebbrezza. Può essere però applicato il raddoppio della sospensione della patente. È quanto emerso dalla sentenza n. 38579 della Corte di Cassazione depositata il 18/09/2019. Che non ha ravvisato gli estremi per applicare il riconosciuto principio di diritto secondo cui la ‘appartenenza’ del veicolo a persona estranea al reato non va intesa come proprietà o intestazione nei pubblici registri. Ma come effettivo e concreto dominio sulla cosa, che può assumere la forma del possesso o della detenzione, purché non occasionali.

GUIDA IN STATO DI EBBREZZA: QUANDO SI APPLICA IL RADDOPPIO DELLA SOSPENSIONE DELLA PATENTE

La Suprema Corte è stata chiamata a decidere sul caso di un uomo fermato per guida in stato di ebbrezza mentre era al volante di un’auto intestata a una società di leasing di cui è socio. Condannato dai giudici di merito (anche) alla pena della durata doppia della sospensione della patente (“Se il veicolo appartiene a persona estranea al reato, la durata della sospensione della patente di guida è raddoppiata”, articolo 186 comma 2 lettera C del CdS), l’uomo era ricorso in Cassazione sostenendo l’illegittimità della sanzione accessoria, visto che l’auto era di proprietà di una società di leasing della quale egli stesso è socio. Di conseguenza la vettura era a tutti gli effetti anche sua. Mentre per il Codice della Strada, come abbiamo visto, il raddoppio della sanzione dev’essere applicato solo “se il veicolo appartiene a persona estranea al reato”.

GUIDA IN STATO DI EBBREZZA CON UN’AUTO INTESTATA A UNA SOCIETÀ DI CUI SI È SOCI

Tuttavia, come riporta il portale giuridico Altalex, la Corte di Cassazione, respingendo il ricorso, ha evidenziato alcuni aspetti molto importanti. La circostanza che il conducente sanzionato facesse abitualmente uso dell’auto della società di leasing anche per scopi personali, non toglie che l’intestazione della proprietà del veicolo fosse comunque in capo alla società e non all’uomo. Di conseguenza non può ritenersi sussistente il requisito costituito dall’effettivo e concreto dominio sulla cosa, tale da integrare l’elemento dell’appartenenza. Inoltre la nozione di ‘persona estranea al reato’ richiamata dall’art. 186 CdS implica che si tratti di un soggetto distinto dall’imputato, senza alcun ruolo nella vicenda illecita. Proprio come la società proprietaria del veicolo, che costituisce un soggetto non coincidente con l’imputato, anche se quest’ultimo è socio della stessa. E non gli si può dunque attribuire alcun ruolo nella commissione del reato.

RADDOPPIO DELLA SOSPENSIONE SÌ, CONFISCA DELL’AUTO NO

Allo stesso tempo non si è proceduto alla confisca dell’auto in leasing a tutela degli altri soci che sarebbero stati ingiustamente danneggiati. Sempre il pluricitato art. 186 CdS ricorda infatti che “è sempre disposta la confisca del veicolo con il quale è stato commesso il reato, salvo che il veicolo stesso appartenga a persona estranea al reato”. Curiosamente, quindi, se il conducente sanzionato fosse stato riconosciuto proprietario dell’auto della società, come sperava per vedersi cancellare la durata doppia della sospensione della patente, avrebbe subito la confisca del veicolo.

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Alcoltest non attendibile se eseguito alcune ore dopo il sinistro

di Raffaele Dambra

Alcoltest non attendibile

L’alcoltest non è attendibile per verificare lo stato d’ebbrezza del conducente se viene effettuato alcune ore dopo il sinistro. In questo caso, affinché ci sia reato, è necessaria la presenza di ulteriori elementi indiziari dello stato di alterazione al momento dell’incidente. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 39725 del 27/09/2019, occupandosi del caso di un automobilista che aveva provocato un sinistro stradale guidando con un tasso alcolemico oltre i limiti consentiti, la cui misurazione era però avvenuta circa tre ore dopo i fatti.

PERCHÉ UN ALCOLTEST EFFETTUATO DOPO ALCUNE ORE È INATTENDIBILE

Nella fattispecie, come riporta il portale giuridico Altalex, il fatto di aver accertato lo stato di ebbrezza del guidatore (0,95 g/l in prima misurazione e 1,05 g/l in seconda, quando il limite in Italia è di 0,50 g/l) a distanza di diverse ore dall’incidente, contrasta la regola scientifica (la ben nota curva di Widmark) secondo la quale il picco dell’alcool nel sangue si rileva tra i venti ed i sessanta minuti dopo l’assunzione, fino a quando la curva ha un andamento ascendente, mentre successivamente il tasso degrada. È evidente quindi che il tasso alcolemico ben oltre i limiti rilevato tre ore dopo l’evento non poteva riferirsi a un’assunzione di alcol prima del sinistro ma successiva, come del resto dichiarato dal conducente e confermato da un testimone.

ALCOLTEST NON ATTENDIBILE: PER PROVARE LA GUIDA IN STATO D’EBBREZZA SERVONO ALTRI ELEMENTI INDIZIARI

Per condannare il responsabile del sinistro si deve dunque dimostrare inoppugnabilmente che fosse ‘ubriaco’ al momento dell’accaduto, sottoponendolo immediatamente ad alcoltest o al massimo entro mezzora dall’incidente. Altrimenti, come la giurisprudenza aveva già sentenziato, il decorso di un intervallo di tempo di alcune ore tra la condotta di guida incriminata e l’esecuzione del test alcolemico rende necessario, ai fini di verificare l’effettivo stato di ebbrezza (come da articolo 186 del Codice della Strada), la presenza di altri elementi indiziari.

L’ALCOLTEST ESEGUITO IN RITARDO IMPEDISCE DI ATTRIBUIRE LO STATO DI EBBREZZA

In definitiva, si legge nella sentenza della Corte di Cassazione, “è evidente che la considerazione dell’elemento probatorio inerente l’effettuazione dei controlli spirometrici, svolti dopo un lungo lasso temporale rispetto al momento dell’assunzione, impedisce di attribuire a quei rilievi valore scientifico certo circa lo stato di ebbrezza risalente a un momento di ore precedente quello dell’effettuazione del controllo, qualora la curva di Widmark si presenti ancora ascendente durante l’esecuzione del test”. Si desume perciò che l’alcoltest non è attendibile se eseguito alcune ore dopo il sinistro.

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Alcoltest positivo in auto parcheggiata: la multa vale lo stesso

di Redazione

Se l’auto è parcheggiata, ma il guidatore in stato d’ebbrezza, la multa è valida. Idem se il conducente si rifiuta di sottoporsi al test. Ora la Cassazione, con sentenza 41457/2019, conferma quanto già ha stabilito in passato: che la vettura sia ferma o in movimento, niente cambia; il guidatore ebbro va comunque sanzionato. Una regola che tutela la sicurezza stradale, a beneficio dello stesso guidatore e degli altri utenti. 

ALCOLTEST VALIDO ANCHE A MEZZO FERMO

Per la precisione, adesso la Cassazione si è occupata di un guidatore che, nel 2013, è sceso da un motociclo Ape Piaggio. Gli agenti delle forze dell’ordine lo hanno fermato: volevano sottoporlo ad alcoltest, ma l’uomo si è rifiutato, in quanto il mezzo era fermo. Alla fine della battaglia legale, il verdetto: violazione dell’articolo 186, comma 7 del Codice della strada, per rifiuto di sottoporsi alla prova. La multa (composta da diversi elementi) è la più cara, ossia 1.500 euro. Alcoltest valido anche a veicolo fermo, e rifiuto dell’alcoltest equivalente all’infrazione più pesante. Una norma anti-furbetti: sarebbe troppo facile scansare il verbale semplicemente impedendo all’agente di effettuare l’alcoltest.

ALCOLTEST: LE TRE FASCE DI SANZIONI

Infatti, il Codice della strada, punisce con una multa di 544 euro chi viene pizzicato con un valore corrispondente a un tasso alcolemico superiore a 0,5 e non superiore a 0,8 grammi per litro di sangue. All’accertamento della violazione consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da tre a sei mesi. La sanzione sale a 800 euro con l’arresto fino a sei mesi, per un tasso superiore a 0,8 e non superiore a 1,5 grammi; più la sospensione della patente da sei mesi a un anno. Infine, 1.500 euro, arresto da sei mesi a un anno, per un tasso superiore a 1,5 grammi per litro. All’accertamento del reato consegue in ogni caso la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a due anni. Se il veicolo appartiene a persona estranea al reato, la durata della sospensione della patente di guida è raddoppiata. Tutto questo anche ad auto ferma, parcheggiata, con alcoltest positivo.

STATO D’EBBREZZA: NOZIONE DI GUIDA

Ai fini del reato di guida in stato di ebbrezza, spiega la Cassazione, rientra nella “nozione di guida” la condotta di chi si trovi all’interno del veicolo: anche se dorme con le mani e la testa poste sul volante. Purché venga accertato che il guidatore abbia, in precedenza, condotto il mezzo in un’area pubblica. In materia di circolazione stradale, deve ritenersi che la “fermata” costituisce una fase della circolazione: è del tutto irrilevante, ai fini della contestazione del reato di guida in stato di ebbrezza, che l’auto sia ferma o in moto. Appena fuori dal veicolo, non si è pedoni, ma pur sempre guidatori che hanno condotto un mezzo mettendo a repentaglio la vita altrui e la propria.

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Uber: il Consiglio di Stato conferma i limiti, ora si va al Tar

di Raffaele Dambra

Uber

Nuova pronunciamento negativo per Uber: il Consiglio di Stato non ha sospeso l’efficacia della Circolare Interpretativa del decreto di riforma del settore NCC, come invece aveva chiesto l’azienda americana. Restano così in vigore le norme restrittive decise lo scorso mese di gennaio con il DDL Semplificazioni, che impongono severi paletti a chi svolge il servizio di Noleggio Con Conducente (categoria di cui fanno parte gli autisti Uber). Come iniziare e terminare il servizio sempre presso la propria rimessa, o compilare il foglio di servizio anche dopo le prenotazioni online. La partita comunque non è affatto chiusa, dato che il Consiglio di Stato ha soltanto negato la sospensione del decreto rinviando la decisione nel merito al Tar del Lazio, che si esprimerà nelle prossime settimane.

UBER: STOP DAL CONSIGLIO DI STATO, LA SODDISFAZIONE DEI TASSISTI

Ovviamente le rappresentanze sindacali dei tassisti, grandi avversari di Uber, hanno commentato con favore la pronuncia del Consiglio di Stato di non accogliere la richiesta di sospensiva delle norme che regolano il settore NCC, auspicando nel contempo la necessità di una riforma che disciplini in modo chiaro e netto l’operato delle piattaforme tecnologiche, introducendo per esempio nuove misure contro l’evasione fiscale. “Speriamo si possa far pagare regolarmente le tasse ai grandi operatori digitali”, è il commento unanime dei sindacati dei taxi. “Che stanno disarticolando il settore del trasporto pubblico non in linea e più in generale il mondo del lavoro, tutti puntualmente con sede legale in Paesi con un sistema fiscale più vantaggioso”.

UBER, L’AZIENDA GUARDA AVANTI: “FIDUCIOSI NELL’INTERVENTO SUL MERITO DA PARTE DEL TAR”

Contrariamente alle attese, l’azienda Uber ha reagito positivamente alla decisione del Consiglio di Stato di negare la sospensione del decreto di riforma del settore NCC, sottolineando che “l’ordinanza, sollecitando un intervento sul merito da parte del Tar del Lazio, ha dato un ulteriore segnale che l’Italia necessita di una riforma organica della mobilità”. Intanto il Codacons si è schierato apertamente dalla parte di Uber, commentando che qualsiasi limite al settore NCC rappresenta un danno per gli utenti: “La decisione del Consiglio di Stato contrasta nettamente con il nuovo mercato aperto alle tecnologie moderne e con le esigenze dei consumatori, che chiedono più scelta e tariffe più basse”.

LA LUNGA ODISSEA DI UBER IN ITALIA

Approdata in Italia nel 2013 dopo il successo negli USA e in tanti altri posti, l’app del trasporto condiviso Uber prometteva di rivoluzionare il mondo della mobilità urbana, ma ha dovuto fare i conti con enormi difficoltà burocratiche e soprattutto con l’ostilità dei tassisti e della politica, limitando di fatto il proprio sviluppo nel nostro Paese (ma problemi ne ha incontrati un po’ ovunque). La prima mazzata per Uber è giunta nel 2015 con la sentenza del Tribunale di Milano che ha bloccato il servizio UberPop, accogliendo la denuncia dei tassisti per ‘concorrenza sleale’. Sentenza i cui effetti sono tutt’ora validi, visto che oggi in Italia è attivo soltanto il (costoso) servizio UberBlack, che consente il noleggio tramite app di una berlina nera con conducente professionista. Com’è noto UberBlack deve rispettare le rigide norme che regolano il settore NCC, acuite maggiormente dopo le recenti disposizioni.

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Tasso alcolemico sopra i limiti: c’è reato se l’auto è ferma?

di Raffaele Dambra

Tasso alcolemico

Tutti sanno che chi viene beccato alla guida di un veicolo con un tasso alcolemico sopra i limiti rischia una pena molto severa. Che, a seconda della gravità dell’evento, parte dalla semplice (ancorché salata) multa fino a contemplare persino l’arresto, passando per la sospensione o revoca della patente e la confisca dell’auto. Queste sanzioni si applicano ai conducenti che ‘guidano’ sotto l’effetto di alcol. Come dispone con assoluta chiarezza l’articolo 186 del Codice della Strada (“È vietato ‘guidare’ in stato di ebbrezza in conseguenza dell’uso di bevande alcoliche”). Ovviamente sottintendiamo che il CdS si riferisca agli automobilisti fermati in stato di ebbrezza durante la marcia. Ma se invece il conducente con tasso alcolemico oltre i limiti fosse colto sul fatto a vettura ferma, per esempio parcheggiata a bordo strada, risulterebbe sanzionabile alla stessa maniera? Proviamo a fare chiarezza.

TASSO ALCOLEMICO OLTRE I LIMITI: LE SANZIONI PREVISTE

Partiamo dall’inizio facendo un rapido recap sulle sanzioni previste per chi guida dopo aver bevuto. Senza entrare troppo nei dettagli (per i quali vi rimandiamo all’art. 186 del CdS integrale), chiunque guida in stato di ebbrezza:
– è punito con una multa da 527 a 2.108 euro se il tasso alcolemico accertato è tra 0,5 e e 0,8 g/l; più la sospensione della patente di guida da tre a sei mesi;
– se invece il livello di alcol è tra 0,8 e 1,5 g/l, la forbice dell’ammenda sale a 800/3.200 euro; più sospensione della patente da sei mesi a un anno e arresto fino a sei mesi;
– se il tasso alcolemico rilevato è addirittura superiore a 1,5 g/l, la multa va da 1.500 a 6.000 euro; più sospensione della patente da uno a due anni (ma in caso di recidiva nel biennio successivo scatta la revoca); più arresto da sei mesi a un anno e confisca del veicolo salvo che appartenga a persona estranea ai fatti.
Se il guidatore in stato di ebbrezza provoca un incidente stradale, le sanzioni sono raddoppiate. Pene più severe (come da articolo 186-bis del Codice della Strada) anche per i conducenti con meno di 21 anni, per i neo-patentati e per chi esercita professionalmente l’attività di trasporto di persone o cose.

TASSO ALCOLEMICO SOPRA I LIMITI: SANZIONE ANCHE SE SI È FERMI?

Fatta questa necessaria premessa per ricordare a cosa va incontro chi guida sotto l’effetto di alcol, focalizziamoci sulla nostra domanda iniziale. Si può essere puniti per tasso alcolemico sopra i limiti se si staziona al posto di guida dell’auto ma a vettura ferma? A questo punto bisogna distinguere due diverse situazioni. La prima si verifica quando gli agenti di una pattuglia effettuano un controllo sul conducente di un veicolo fermo, ma che poco prima era stato visto procedere a un’andatura irregolare e pericolosa per la sicurezza stradale, oppure commettere qualche tipo di infrazione. Se dal successivo accertamento dovesse risultare che il conducente presenta un tasso alcolemico superiore al consentito, gli agenti possono imputargli la guida in stato di ebbrezza, riportando sul verbale di averlo visto circolare pochi istanti prima in evidente stato di alterazione. A quel punto diventerebbe dura, per il conducente, dimostrare il contrario.

SANZIONI PER GUIDA IN STATO DI EBBREZZA CON AUTO FERMA: LA GIURISPRUDENZA

La seconda situazione riguarda un aspetto più intricato. Ovvero che gli uomini della Polstrada sorprendano un automobilista palesemente ubriaco o quanto meno alticcio, al posto di guida di un’auto parcheggiata a bordo strada, senza però averlo visto circolare. In effetti questa persona potrebbe sostenere di essere salita a bordo della vettura ma di non aver neanche avvicinato le chiavi nel quadro. E quindi di non essere punibile per guida in stato di ebbrezza, pur avendo alzato notevolmente il gomito, per il sol fatto di non aver percorso neppure un metro. Tuttavia secondo i più recenti orientamenti della giurisprudenza, confermati da numerose sentenze della Cassazione, il solo trovarsi a bordo di un veicolo in posizione di guida assume rilevanza ai fini sanzionatori. E questo a prescindere che il veicolo stia effettivamente circolando, in quanto la fermata altro non è che una fase della circolazione. Con la conseguenza che essa non si sottrae alle regole generali previste dal Codice della Strada. Allo stesso tempo dev’essere comprovato che il conducente, in precedenza, abbia deliberatamente movimentato il mezzo in area pubblica o destinata al pubblico.

CONCLUSIONI

In definitiva, possiamo dire che è senz’altro sanzionabile il conducente con tasso alcolico sopra i limiti, sorpreso al posto di guida di un’auto ferma. Ma solo se si riesce a dimostrare che abbia verosimilmente guidato il mezzo prima di fermarsi. Perché l’hanno visto direttamente gli agenti della Stradale; o perché rinvenuto in una posizione di sosta che lasci supporre questa circostanza (come nella piazzola di sosta di un’autostrada: è ovvio che non possa esserci arrivato volando). Negli altri casi bisogna invece valutare usando il buon senso. Per esempio non è punibile, anzi è da apprezzare, un soggetto che esce da un locale (ristorante, discoteca, ecc.) visibilmente brillo e staziona al posto di guida del conducente per almeno un’ora, senza mettere in moto la vettura, in attesa che gli passi la sbornia.

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Guida in stato di ebbrezza: auto confiscata anche se intestata ad altri

di Raffaele Dambra

Guida in stato di ebbrezza auto confiscata

Chi viene fermato dalla polizia per guida sotto l’influenza dell’alcool ne risponde ovviamente in prima persona pagando la relativa sanzione pecuniaria e subendo, nei casi più gravi, la sospensione della patente e la confisca del veicolo. Salvo che, come recita l’art. 186 comma 2 lettera C del Codice della Strada, “il veicolo stesso appartenga a persona estranea al reato”. In altri termini, non può esserci confisca dell’auto su cui viaggiava il conducente in grave stato di ebbrezza, se l’effettivo proprietario della vettura è un soggetto non coinvolto nell’infrazione e che non poteva prevederla. La Cassazione, con la sentenza 33231/2019, ha stabilito però un’eccezione, ammettendo la confisca dell’auto anche se intestata a persona diversa dal guidatore fermato, in presenza di determinate condizioni.

CONFISCA DELL’AUTO PER GUIDA IN STATO DI EBBREZZA: RISCHIA ANCHE IL PROPRIETARIO

Nello specifico la Suprema Corte si è pronunciata sul caso di un uomo andato a sbattere contro una vettura in sosta mentre guidava con tasso alcolemico di 2,82 g/l l’auto intestata alla madre. Come riporta Il Sole 24 Ore, sia il Tribunale che la Corte d’appello hanno comunque disposto la confisca del veicolo (insieme alle altre sanzioni previste dal CdS), pur non essendo di proprietà del trasgressore, perché nel corso del dibattimento è emerso che in famiglia erano ben noti i problemi di alcolismo dell’uomo. E che pertanto la madre aveva peccato di negligenza nel mettergli a disposizione la vettura, nonostante conoscesse la sua propensione a guidare in stato di ebbrezza. L’orientamento della giurisprudenza è infatti quello di ‘responsabilizzare’ gli intestatari dei veicoli, sottoponendo anch’essi al rischio di confisca, affinché non mettano la propria automobile nelle mani di persone palesemente ebbre o di cui si conoscano le potenziali ebbrezze.

GUIDA IN STATO DI EBBREZZA: QUANDO LA CONFISCA DELL’AUTO RIGUARDA GLI INTESTATARI

Orientamento pienamente confermato dalla Corte di Cassazione, che ha rigettato il ricorso dell’uomo contro la confisca dell’auto intestata alla madre, poiché la donna era certamente a conoscenza del suo etilismo. Circostanza, questa, che rende evidente la “totale imprudenza della madre nell’affidare la propria auto al figlio alcolizzato”. La Cassazione avrebbe potuto decidere diversamente, annullando la confisca dell’auto, solo se la difesa avesse dimostrato che il giorno dell’incidente ci fossero state ragioni di necessità a costringere la proprietaria a far guidare il figlio (ad esempio per accompagnarla al Pronto Soccorso o per un altro motivo urgente).

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Etilometri non revisionati: ora per il ministero è tutto ok

di Redazione

Finisce la telenovela degli etilometri non revisionati: almeno così assicura il ministero dei Trasporti. Tutto nasce diversi anni fa, e si aggrava nel 2015 quando si registra un guasto al Centro di Settebagni a Roma. Il risultato? Ritardi accumulati nelle operazione di revisione annuale, presso l’unico laboratorio attivo a Milano. Proprio mentre l’Italia cercava di centrare l’obiettivo imposto dall’Unione europea di dimezzare i morti sulle strade dal 2011 al 2020, e proprio dopo l’introduzione della legge sull’omicidio stradale. Che ha fra gli obiettivi arginare il fenomeno dei sinistri da alcol.

ETILOMETRI NON REVISIONATI INUTILIZZABILI 

Con gli etilometri ko, le Forze dell’ordine non potevano operare sul territorio. Solo a Verona, nel 2018, ci sono state settimane in cui il Comando municipale è rimasto con solo un etilometro. Perché gli altri cinque erano giacenti a Milano per revisioni, che superano anche gli 11 mesi di attesa. Episodi analoghi si sono verificati in Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, coinvolgendo oltre 6.000 municipi.

LA RISPOSTA DEL MINISTERO SULLE REVISIONI DEGLI ETILOMETRI

In materia di alcol e guida, il 27 agosto scorso i senatori Massimo Ferro e Massimo Mallegni hanno presentato un’interrogazione parlamentare. In risposta, il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli ha riportato le informazioni aggiornate del Centro superiore ricerche e prove autoveicoli e dispositivi di Roma (Csrpad). Sentiamo: “L’espletamento delle attività di controllo iniziale e periodico degli etilometri risulta corrente a pieno ritmo sin dal mese di aprile, grazie all’effettuato acquisto di due banchi prova di nuova generazione“. Ed è stata attivata con una società in house del ministero dell’Economia, una collaborazione e supporto tecnico attraverso l’impiego di quattro tecnici dedicati, di cui due ingegneri.

REVISIONI ETILOMETRI REGOLARI

Così, garantisce il ministero, è stata normalizzata l’attività del laboratorio che, a oggi, non ha lavoro arretrato. Infatti, i controlli sia iniziali sia periodici degli etilometri presso il Csrpad sono regolari e svolti in tempo reale. Adesso, servono controlli su strada, con le Forze dell’ordine impegnate per effettuare le prove con gli etilometri, prevenendo gli incidenti. E aiutando gli stessi guidatori che si pongono al volante in stato alterato: se causano un sinistro, scatta la rivalsa assicurativa, che li vede costretti a risarcire le compagnie. In caso di lesioni fisiche, possono essere in ballo milioni di euro. Leggi qui sotto, in pdf, il parere integrale del Ministero sulla revisione degli etilometri.

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Guidare con l’auto rovente equivale a farlo da ubriachi: 5 consigli per l’estate

di Nicodemo Angì

Solo gli incoscienti non prestano attenzione al loro stato psicofisico quando si mettono al volante: i guidatori responsabili sanno bene che per guidare è indispensabile essere sobri e riposati (leggi dei test che deve superare chi soffre di apnee notturne e quindi riposa male). È quindi ovvio che bisogna evitare tutte le sostanze che alterano la coscienza e la lucidità, dall’alcol alle droghe, pesanti o leggere che siano, ai farmaci particolari e via elencando. Occorre però fare attenzione anche all’ambiente esterno, che può essere ancor più subdolo perché non dipende da noi. Un esempio di quest’insidia ci viene riportato da Seat, che è giunta alla conclusione che mettersi al volante in un abitacolo surriscaldato appanna le facoltà del guidatore in maniera paragonabile a quanto accade con un tasso alcolemico di 0,5 grammi/litro, al limite del consentito!

QUANDO IL CALDO “APPANNA”

Lo studio presentato da Seat sembra non lasciare dubbi: mettersi al volante di un’auto lasciata sotto il sole, oltre ad esporre al rischio di scottature alle mani, equivale a muoversi con un tasso alcolemico di 0,5 g/litro, il limite al di sopra del quale si viene considerati “in stato di ebrezza” in molti Paesi (leggi che la Svizzera ha nuovi test che hanno valore di prova). Ad aggravare la situazione è l’effetto si manifesta a “soli” 35 gradi centigradi, un valore che superato di slancio nelle condizioni che possiamo trovare comunemente in Italia d’estate.

OCCHIO AL TERMOMETRO

I consigli di Seat partono ricordando la torrida estate del 2015, quando la colonnina di mercurio raggiunse i 44 gradi a Saragozza, 36 gradi all’aeroporto londinese di Heathrow e 39 gradi a Parigi.

Ángel Suárez, ingegnere del Centro Tecnico Seat di Martorell, in Spagna, mette sull’avviso: “Quando è così caldo, le persone seguono delle linee guida di sicurezza quando devono uscire a piedi ma pochi di loro sono consapevoli che è altrettanto importante considerare alcuni importanti suggerimenti quando si guida in queste condizioni di calore intenso. Occorre prestare particolare attenzione quando si guida con temperature estreme perché se la temperatura nell’abitacolo raggiunge i 35 gradi, il tempo di reazione del conducente è del 20% maggiore rispetto a quando si guida a 25 gradi. Questo aumento equivale a guidare con un livello di alcool di sangue di 0,5 grammi/litro“.

ACCORTEZZE IMPORTANTI

Suárez aggiunge che uno degli errori più comuni commessi dai guidatori quando utilizzano il condizionatore è accenderlo prima di aver ventilato l’automobile . “Se abbassiamo i cristalli o apriamo le portiere per circa 30 secondi prima di accendere il climatizzatore, l’aria calda dentro l’abitacolo uscirà velocemente, perché molto più leggera di quella esterna, e la temperatura scenderà velocemente” (leggi la guida su come utilizzare il climatizzatore). Il tecnico Seat raccomanda inoltre di selezionare la modalità “auto” del condizionatore, così l’aria fresca è distribuita uniformemente nell’abitacolo. Sono da evitare inoltre temperature inferiori ai 21 gradi: scendere al disotto non velocizzerebbe comunque il raffreddamento ma sarebbe nocivo per la salute e aumenterebbe il consumo di carburante.

Altre linee guida per una guida sicura e confortevole prevedono la pianificazione del viaggio per evitare di guidare nelle ore più calde, l’indossare abiti leggeri e traspiranti, l’evitare pasti pesanti, fare una pausa ogni 2 ore almeno e bere molti liquidi (sapevamo già che non dissetarsi alla guida abbassa la concentrazione come il bere alcolici). Anche la nostra fedele automobile ha bisogno di “idratazione”. Ricordiamoci quindi di controllare i livelli dell’olio e del liquido raffreddamento e la pressione delle gomme: a freddo, mi raccomando!

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Cellulare alla guida: niente multa se la telefonata è d’emergenza

di Raffaele Dambra

cellulare alla guida multe

Tolleranza zero per chi usa il cellulare alla guida, ma la multa può essere annullata se la telefonata è dovuta a motivi d’emergenza. Lo dicono alcune sentenze di giudici di pace, proprio mentre nel pacchetto di modifiche al Codice della Strada sono state inasprite le sanzioni per chi maneggia smartphone e tablet durante la marcia, fino all’immediata sospensione della patente. Sanzioni che comunque saranno in vigore solo dopo l’approvazione definitiva delle modifiche da parte dei due rami del Parlamento. Quindi sicuramente non prima del prossimo autunno.

CELLULARE ALLA GUIDA: NO MULTA SE C’È STATO DI NECESSITÀ

Per la cancellazione di eventuali multe dovute all’uso del cellulare alla guida si fa riferimento alla nozione di ‘stato di necessità’ (art. 54 del Codice Penale) che si applica anche in caso di sanzioni amministrative (legge 689/1981, art. 4 comma 1). Tale legge prevede infatti che “non risponde delle violazioni amministrative chi ha commesso il fatto nell’adempimento di un dovere o nell’esercizio di una facoltà legittima ovvero in stato di necessità o di legittima difesa”.

MULTE ANNULLATE PER TELEFONATE D’EMERGENZA DURANTE LA GUIDA: LE SENTENZE

È quanto per esempio il giudice di pace di Perugia ha riconosciuto, annullandole la multa (sentenza n. 507/14), a una donna sanzionata dalle Forze dell’ordine per essere stata trovata impegnata in una conversazione telefonica mentre era alla guida della sua autovettura. La donna aveva fatto ricorso richiamando lo stato di necessità, in quanto la telefonata a cui aveva risposto era urgente e proveniva dalla casa di riposo in cui era ricoverata la nonna, le cui condizioni di salute erano rapidamente peggiorate. Evento poi confermato dal certificato di morte prodotto in giudizio, che ha documentato l’avvenuto decesso dell’anziana subito dopo. Senza il quale, probabilmente, la multa non sarebbe stata cancellata. Perché non basta affermare di avere avuto un’urgenza ma va pure provata e circostanziata, altrimenti lo farebbe chiunque.

CELLULARE ALLA GUIDA, MULTE CANCELLABILI: DEV’ESSERCI EFFETTIVO STATO DI NECESSITÀ

Anche il giudice di pace di Taranto, con la sentenza 537/2012, ha dato ragione al conducente sanzionato per l’uso del cellulare alla guida. Ritenendo sussistente la causa di giustificazione qualora la necessità sia attestata da certificato medico relativo alla figlia affetta da grave malattia. Tuttavia la Corte di Cassazione ha recentemente ricordato, forse per evitare una linea di giudizio troppo indulgente verso i trasgressori, che l’utilizzo del telefono cellulare durante la guida è giustificato solo qualora risulti integrato un effettivo stato di necessità. Configurabile, ricordiamolo, dall’esigenza immediata di evitare a sé o ad altri il pericolo di un danno grave alla persona, non causato volontariamente e non evitabile attraverso altre condotte. Criteri che si applicano anche alle multe per eccesso di velocità.

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