Feed RSS Reader

🔒
❌ Gestione sottoscrizioni⤓
Sono disponibili nuovi articoli, clicca qui per caricarli.
Meno recentiRSS feeds

Un bug di iOS 13 permette di accedere ai contatti senza sbloccare l’iPhone

di Lorenzo Spada

Nonostante Apple sia molto rinomata per la grande sicurezza che i suoi iDevice hanno nello gestire i dati degli utenti, sono diversi i bug che nel tempo sono stati scoperti e che hanno permesso di accedere a informazioni personali senza necessità di autenticazione. Sfortunatamente l’ultimo caso riguarda il non ancora disponibile iOS 13. Come potete […]

L'articolo Un bug di iOS 13 permette di accedere ai contatti senza sbloccare l’iPhone proviene da TuttoTech.net.

Apple chiude la firma di iOS 12.4, niente più downgrade da iOS 12.4.1

di Lorenzo Spada

Apple ha smesso di firmare iOS 12.4 impedendo quindi agli utenti di eseguire il downgrade dalle versioni iOS 12.4.1 in poi

L'articolo Apple chiude la firma di iOS 12.4, niente più downgrade da iOS 12.4.1 proviene da TuttoTech.net.

Kaspersky: aumento di attacchi phishing contro l’utenza Apple

di Dario D'Elia
Anche il mondo Apple è afflitto in maniera crescente dal phishing, secondo i risultati emersi dal “Kaspersky’s Threats to Mac Users Report 2019“. Il numero di attacchi lanciati contro gli utenti Apple, abusando del marchio Apple, è arrivato a 1,6 milioni nella prima metà del 2019. “L’obiettivo di questo tipo di attacchi è attirare gli […]

I 17 termini più usati nella guida autonoma e cosa significano

di Donato D'Ambrosi

La guida autonoma è il modo con cui con variabile approssimazioni si indica un’auto in gradi di svolgere una o più funzioni con diversi gradi di difficoltà. Lo abbiamo visto parlando dei diversi livelli di guida autonoma SAE da 0 a 5. Più è alto il livello SAE (Society of Automotive Engineers) più è ampio l’ambiente in cui un’auto con guida autonoma o assistita può muoversi da sola. Ma cosa cambia operativamente tra un’auto a guida assistita e una a guida autonoma? Per rispondere a questa domanda bisogna conoscere i 17 termini più importanti delle funzioni e situazioni in cui si può trovare un’auto a guida autonoma.

IL DDT DELLA GUIDA AUTONOMA

Per Dynamic Driving Task (DDT) si intendono tutte le operazioni funzionali e tattiche del sistema di guida autonoma. In particolare riguarda ciò che l’auto fa rispetto al rilevamento e alla posizione degli ostacoli o alla gestione del movimento longitudinale e trasversale dell’auto. Non controlla però operazioni che riguardano la destinazione di navigazione.

L’ADS DELLA GUIDA AUTONOMA

Il significato di Automated Driving System sta per Sistema di Guida Autonomo e riguarda l’hardware e il software che permettono di eseguire un intero Dynamic Driving Task. L’ADS può avere un determinato livello di automazione stabilito in base di progettazione e arrivare anche a sostituire il conducente.

L’ADSE DELLA GUIDA AUTONOMA

L’Automated Driving System Entity ha a che fare con l’ADS e infatti il significato del termine si riferisce all’entità che è legalmente responsabile dell’ADS. Su questo aspetto ci sono ancora tanti punti da chiarire a livello normativo, ma può essere il Costruttore dell’auto, il conducente o altra entità preposta.

L’ODD DELLA GUIDA AUTONOMA

Il termine ODD nella guida autonoma sta per Operational Design Domain. Riguarda le condizioni statiche e operative nelle quali un Automated Driving System può funzionare senza limiti geografici o temporali.

L’AD NELLA GUIDA AUTONOMA

L’Automated Driving è il termine più comune per indicare il passaggio delle responsabilità dal conducente al sistema ADS durante il Dynamic Driving Task. In questa situazione il sistema di guida autonoma è l’unico responsabile del controllo dell’auto.

L’AD COME VEICOLO A GUIDA AUTONOMA

Con il termine AD si indica anche Automated Vehicle, cioè qualsiasi veicolo con capacità di Automated Driving.

IL DD DELLA GUIDA AUTONOMA

Il Driving Domain della guida autonoma è una macro classe che include i diversi Operational Design Domain in cui può operare un’auto con guida assistita o autonoma. Si riferisce generalmente alle funzionalità di parcheggio, guida in città, extraurbana e in autostrada.

L’UIC DURANTE LA GUIDA AUTONOMA

Per UIC si intende User in Charge, cioè l’utente responsabile del Dynamic Driving Task. Qualcosa che vedremo spesso citare soprattutto da norme e leggi sulla responsabilità.

L’RSF DELLA GUIDA AUTONOMA

Con il termine RSF si intende Relevant System Failure. Quando si verifica un RSF, l’Automated Driving System non è in grado di eseguire correttamente un Dynamic Driving Task. In questi casi il sistema di guida autonoma sarà predisposto per avvertire il conducente e restituirgli i comandi.

L’MRM DURANTE LA GUIDA DI UN’AUTO AUTONOMA

MRM (o MRC) significa Minimum Risk Manoeuvre (o Minimum Risk Condition). E’ ciò che un’auto a guida autonoma è progettata a fare in condizioni di Relevant System Failure o ad esempio in caso di foratura o avaria.

IL DDTF NELLA GUIDA AUTONOMA

Con Dynamic Driving Task Fallback ci si riferisce alla risposta dell’utente responsabile nei casi in cui si verifica un errore del sistema (Relevant System Failure). Allo stesso modo lo User-In-Charge può essere interpellato anche quando il Dynamic Driving Task si trova ad operare fuori dai limiti dell’Operational Design Domain.

L’FMS IN CASO DI AVARIA

FMS significa Failure Mitigation Strategy, cioè la Strategia di Mitigazione degli errori della guida autonoma. Si attua nei casi in cui non è possibile attuare una Minimum Risk Manoeuvre o il conducente (User In Charge) non è in gradi di prendere i comandi in breve tempo. In questi casi l’auto può rallentare, segnalare l’avaria e fermarsi in un posto sicuro, tranne al centro della carreggiata.

LA IIR AL CONDUCENTE

Il termine IIR usato per la guida autonoma significa Initiated Intervention Request: è un avviso che l’auto dà al conducente luminoso o sonoro di eseguire un rapido Dynamic Driving Task Fallback. IN pratica lo richiama all’attenzione perché serve che riprenda il controllo manuale dell’auto.

OC E RC CON LA GUIDA AUTONOMA

I termini OC (Offer & Confirm) e RC (Request & Confirm) indicano il processo esatto con cui l’ADS trasferisce o chiede al conducente il controllo dell’auto. In altre parole è un modo per essere certi che nel passaggio del “timone” dall’ADS al conducente (e al contrario) non ci siano fraintendimenti.

IHR ALLA GUIDA AUTONOMA

IHR significa Initiated Handover Request, e l’azione con cui il conducente fa capire all’ADS di voler riprendere il controllo dell’auto. Spesso basta impugnare il volante con una presa decisa e sterzare impercettibilmente ma dipende dai diversi sistemi di sicurezza.

ST DURANTE LA GUIDA AUTONOMA

Per ST durante la guida autonoma ci si riferisce a Secondary Task, in pratica tutte le attività secondarie che il conducente può svolgere e non fanno parte del Dynamic Driving Task. Con i livelli SAE 2+ attualmente non è consentito svolgere operazioni che distraggono il conducente, come leggere, mangiare o vedere un film. Le attività secondarie fanno parte quindi del prossimo futuro a patto che passino per il sistema infotainment dell’auto. Solo così l’ADS è in grado di richiamare tempestivamente l’attenzione del conducente in caso di Dynamic Driving Task Fallback.

The post I 17 termini più usati nella guida autonoma e cosa significano appeared first on SicurAUTO.it.

Tesla va da sola mentre il guidatore dorme: il video bufala sull’Autopilot

di Redazione

Attenti al video bufala sulla Tesla Model X. Si vedono guidatore e passeggero che dormono mentre l’auto va da sola: se non sono assopiti, sono almeno incoscienti. Comunque, hanno gli occhi chiusi e la macchina viaggia in automatico. Stando al filmato, la Tesla Model X ha in funzione il sistema di guida che assiste il conducente: l’Autopilot. Come ha evidenziato Paolo Attivissimo sul blog Il disinformatico, si tratta di una fake news, parlando del guidatore che dorme con l’Autopilot.

AUTOPILOT: NON VA IN AUTOMATICO AL 100%

Anzitutto, l’Autopilot è un sistema di guida assistita: aiuta il guidatore, non lo sostituisce. Con l’Autopilot la vettura non va da sé del tutto, non si tratta di macchina a guida autonoma di livello 5, ma di un livello intermedio di automazione. È vero che il nome trae in inganno: Autopilot. Ma questo è un problema di marketing, di nome che doveva attrarre e affascinare i clienti. Le istruzioni della Casa californiana, di proprietà del pirotecnico Elon Musk, sono chiare: l’Autopilot aiuta e non sostituisce al 100% l’uomo al volante. Che era e resta responsabile di quello che fa l’auto, degli eventuali incidenti, delle lesioni agli altri utenti della strada e ai passeggeri in caso di sinistro o uscita di carreggiata. Il conducente non può certo dormire con l’Autopilot Tesla: in caso di incidente, paga le conseguenze dal punto di vista civile, assicurativo, penale.

AUTOPILOT COL GUIDATORE CHE DORME

L’Autopilot ogni tanto richiede la presenza del guidatore, che si deve far sentire: l’uomo deve dimostrare alla macchina di esserci, che è sveglio, attivo, pronto a reagire in caso di pericolo. Obiettivo sicurezza: l’Autopilot Tesla aiuta a prevenire gli incidenti e a guidare nel comfort. Per farlo, l’essere umano deve tenere gli occhi aperti, con le mani che possono intervenire sul volante, e con le gambe che possono agire sui pedali. Se l’Autopilot fa viaggiare in tranquillità, magari senza traffico, il guidatore non interviene; se il robot non riconosce ostacoli di qualsiasi natura o non legge bene la strada o la segnaletica, allora il conducente interviene.

LA SVEGLIA AL GUIDATORE

Cosa succede se il guidatore dorme con l’Autopilot Tesla? Trascorsi 40 secondi, il sistema attiva un allarme video: lo schermo si illumina. Se l’uomo non reagisce, dopo 50 secondi dallo svenimento arriva un allarme sonoro intervallato da silenzio. Nessun segno di vita del guidatore? Dopo 70 secondi dalla “scomparsa” dell’essere umano in auto, l’allarme sonoro si fa continuo. Il conducente deve reagire: deve far sentire la propria presenza sul volante. Con una presa di una certa consistenza sul volante stesso. Una resistenza del braccio del guidatore rispetto a quello che l’Autopilot farebbe se il conducente dormisse. In assenza di segnali di vita dell’uomo, secondo l’Autopilot il guidatore sta dormendo o è svenuto o è morto per un infarto, o comunque non è in condizioni di guidare: risultato, la vettura rallenta da sé, si accosta, si ferma. Con livelli di sicurezza quanto più possibile elevati, anche grazie al fatto che la Tesla attiva gli indicatori di direzione (comunemente note come frecce). Ovviamente, è tutto migliorabile: in fatto di guida del tutto autonoma o semiautonoma, i margini di sviluppo tecnologici sono ancora notevoli. Ma quel video che getta ombre sinistre sulla Tesla è una bufala. Anche pericolosa: il guidatore che simula di essersi addormentato è un idiota che mette in pericolo la sicurezza stradale, col rischio di emulazione da parte di altri utenti poco sensibili al tema dei sinistri mortali.

The post Tesla va da sola mentre il guidatore dorme: il video bufala sull’Autopilot appeared first on SicurAUTO.it.

12 caratteristiche che non devono mancare alla guida autonoma di un’auto

di Donato D'Ambrosi

Sulla sicurezza dei sistemi di guida autonoma di livello superiore al 2 i dubbi sono più che fondati, altrimenti non si spiegherebbe perché le auto premium ne sono ancora sprovviste. Cosa deve avere un sistema di guida autonoma (senza l’intervento del conducente) per definirsi sicuro? Un rapporto di Thatcham Research elenca le 12 caratteristiche di sicurezza ritenute fondamentali che su un’auto non dovrebbero mancare.

POCHE E SEMPLICI REGOLE PER GLI UTENTI

La confusione è una caratteristica molto diffusa nei nomi e nelle funzioni dei recenti sistemi di guida semiautonoma. La capacità di saper distinguere la guida autonoma dalla guida assistita è una caratteristica importante. Capire cosa deve e può fare realmente il conducente quando si mette al volante di un’auto è alla base dell’utilizzo corrette delle tecnologie avanzate di guida autonoma. Più i sistemi saranno intuitivi meno formazione servirà, con rischi ridotti di “misuse”, cioè uso errato o abuso involontario.

QUANDO E’ ATTIVA LA GUIDA AUTONOMA

I sistemi di guida autonoma devono avere un ODD (Operational Design Domain). Significa che devono determinare con estrema precisione i momenti in cui è attiva la guida autonoma e quelli in cui è il conducente ad avere i comandi. Questo si allaccia anche alla capacità delle persone di riprendere in sicurezza il controllo dell’auto nel più breve tempo possibile.

LA GUIDA AUTONOMA E LE AUTO IN STRADA

Il sistema di guida autonoma deve essere affidabile e prevedere le reazioni degli altri utenti della strada. Deve inoltre rispettare i regolamenti stradali e tenere conto delle loro variazioni.

LE MANI SUL VOLANTE NON BASTANO

Il monitoraggio attivo dell’utente è essenziale e non deve fare affidamento solo sul rilevamento “hands on wheel, cioè della presenza delle mani sul volante. I sistemi di guida autonoma infatti rilevano in modo molto variabile se il conducente è attento: spesso basta sfiorare il volante o toccare uno dei pulsanti per illudere il sistema.

L’AUTO A GUIDA AUTONOMA NON PREVEDE DISTRAZIONI “ESTERNE”

Tutte le attività secondarie consentite per legge in un’auto a guida autonoma devono avvenire attraverso il sistema di infotainment dell’auto. Questo perché se il sistema di guida autonoma rileva una criticità operativa può richiamare l’attenzione del guidatore in modo molto più immediato ed efficace.

LE CONDIZIONI IN CUI PUO’ FUNZIONARE LA GUIDA AUTONOMA

La guida automatizzata deve avvenire solo dopo autodiagnosi del sistema. Devono cioè essere verificate tutte le condizioni operative dell’Operational Design Domain e che lo stato di attenzione del conducente sia idoneo.

I COMANDI DALLA GUIDA AUTONOMA AL CONDUCENTE

Il sistema di guida autonoma deve gestire l’attenzione del conducente quando svolge attività secondarie, in modo da poter restituire i comandi in modo sicuro se necessario.

IL CONDUCENTE RIPRENDE I COMANDI DALLA GUIDA AUTONOMA

Il sistema di guida autonoma deve prevedere specifiche modalità di “consegna” dei comandi al conducente:
– pianificata, ad esempio quando si avvicina un’uscita autostradale;
– non pianificata, ad esempio quando cambiano le condizioni operative e viene allertato il conducente;
– richiesta esplicita del conducente di riprendere i comandi;
– errore del sistema, coinvolgendo il conducente e mantenendo una Condizione di Rischio Minimo.

COSA SUCCEDE SE LA GUIDA AUTONOMA SI BLOCCA

Tutte le operazioni di “passaggio di responsabilità” non devono avvenire in maniera automatica ma prevedere un’esplicita richiesta seguita da una conferma. Inoltre, in caso di inoperabilità del sistema o impossibilità del conducente a riprendere i comandi l’auto deve fermarsi. L’arresto in carreggiata non è contemplato come MRM (Minimum Risk Manoeuvre – Manovra con Rischio Minimo).

GUIDA AUTONOMA A PROVA DI CYBER ATTACK

I sistemi di guida autonoma devono essere progettati e realizzati per ridurre al minimo la vulnerabilità e le conseguenze di un attacco informatico. Anche gli aggiornamenti over-the-air devono rispettare le disposizioni della certificazione di conformità ISO 21434.

ERRORI DELLA GUIDA AUTONOMA IN UN INCIDENTE

Il tracciamento dei dati telematici in caso di incidente deve essere messo a disposizione limitatamente agli assicuratori per definire le condizioni di funzionamento del sistema di guida autonoma. E’ in effetti anche il principio su cui si fonda l’assicurazione Tesla per le auto dei clienti.

LA DURATA DEI SENSORI PER LA GUIDA AUTONOMA

I sistemi di guida autonoma devono garantire il corretto funzionamento dei sensori e del software per almeno 10 anni. In caso di danni minori i sistemi devono essere capaci di resettarsi in modo autonomo prevedendo un archivio di eventi in cui reset ed errori vengono memorizzati.

The post 12 caratteristiche che non devono mancare alla guida autonoma di un’auto appeared first on SicurAUTO.it.

Dumb Password Rules: regole per creare password violabili

di Claudio Davide Ferrara
Dumb Password Rules è una risorsa online che raccoglie diversi esempi di sistemi che consentono di creare password facilmente violabili. Leggi Dumb Password Rules: regole per creare password violabili

Dumb Password Rules: regole per creare password violabili

di Claudio Davide Ferrara

Dumb Password Rules è una risorsa online che raccoglie diversi esempi di sistemi che consentono di creare password facilmente violabili.

Leggi Dumb Password Rules: regole per creare password violabili

Apple: Face ID arriverà su altri dispositivi, nessuna camera pop-up prevista per il futuro

di Giuseppe
apple-face-id

In un’intervista sulla sicurezza biometrica il Vice Presidente di Apple Greg Joswiak parla di Face ID e Touch ID, lasciando intendere che entrambe le tecnologie saranno disponibili su più dispositivi dell’azienda in futuro, e che il supporto al Touch ID non scomparirà. È di poche settimane fa anche l’indiscrezione secondo cui gli iPhone 2021 potrebbero […]

L'articolo Apple: Face ID arriverà su altri dispositivi, nessuna camera pop-up prevista per il futuro proviene da TuttoTech.net.

Apple: il rischio hacking iPhone scoperto da Project Zero è stato molto limitato

di Dario D'Elia
Apple si è piuttosto irritata per la modalità con cui il team di Project Zero (Google) la scorsa settimana ha svelato l’esistenza di siti “malevoli” capaci di hackerare gli iPhone. Sebbene fosse stato esplicitato dai ricercatori che il problema di sicurezza era stato risolto a distanza di poche settimane dalla scoperta, Apple si è sentita […]

Cinture di sicurezza posteriori: il cicalino SBR di serie entro il 2025

di Donato D'Ambrosi

Il cicalino SBR (Seat Belt Reminder) sarà obbligatorio entro il 2025: l’annuncio arriva in seguito a un accordo dei Costruttori di auto negli USA. L’allarme dovrebbe essere disponibile sulla quasi totalità delle nuove auto vendute in tutto il mondo dai Case americane anche se in tempi diversi. Fiat-Chrysler ad esempio ha assicurato che il cicalino SBR ai per cinture slacciate ai sedili posteriori sarà presente su tutti i modelli ma con tempi variabili per regione. Perché arriva all’improvviso l’accordo sull’SBR posteriore?

UNA LEGGE SULL’SBR IN ARRIVO NEGLI USA

Un’autoregolamentazione a tutti gli effetti dei Costruttori USA ha portato a definire uno standard comune sull’SBR posteriore di serie. Il cicalino che avverte se le cinture sono slacciate sarà una dotazione standard su tutte le nuove auto. L’annuncio arriva proprio mentre il Congresso degli Stati Uniti decide sui sistemi reminder per proteggere i passeggeri posteriori più piccoli. A luglio la commissione per il commercio del Senato ha approvato la legge per chiedere ai Produttori di automobili di installare la tecnologia sui nuovi veicoli, come riporta AutoNews.

IL CICALINO ALLE CINTURE POSTERIORI E’ IN RITARDO

All’appello hanno risposto le 20 Case automobilistiche USA che rappresentano il 98% dei modelli di veicoli venduti.  La partenza tra i più grandi Gruppi sarà per gradi. “I produttori di automobili hanno esplorato i modi per affrontare questo problema di sicurezza. ha affermato David Schwietert, CEO dell’alleanza – Questo impegno sottolinea come tali innovazioni e una maggiore consapevolezza possano aiutare i bambini in questo momento“. Un traguardo che “si sarebbe potuto raggiungere già con la tecnologia di 3 anni fa”, secondo Janette Fennell, presidente di KidsAndCars.org.

L’SBR PUO’ AIUTARE A SALVARE VITE UMANE

Alcune auto come la nuova Hyundai Santa Fe hanno anticipato l’obbligo dei sistemi di allarme per bambini anche in Italia. Alcuni produttori, come Cybex con Samsung hanno integrato il sistema antiabbandono direttamente nel seggiolino. Altri come la stessa Hyundai e General Motors hanno promesso che avrebbero dotato i posti posteriori di allarme e cicalino SBR anni fa. Chissà se ora anche dai manuali di alcuni modelli sparirà l’invito a rivolgersi alla rete per la disattivazione acustica del cicalino come è stato fino ad oggi. L’SBR aiuta a non dimenticare le cinture di sicurezza anche dietro, ma finché non se ne vede la reale utilità salvavita in caso di incidente fin dalla “comunicazione” dei Costruttori, i proclami faranno ben poco per la sicurezza stradale.

The post Cinture di sicurezza posteriori: il cicalino SBR di serie entro il 2025 appeared first on SicurAUTO.it.

Samsung Galaxy Note 8, Galaxy A30 e Galaxy A7 (2018) abbracciano le patch di settembre 2019

di Tommaso

Nuovo giro di aggiornamenti per il colosso coreano, che ha appena cominciato il rollout delle patch di sicurezza di settembre 2019 per Samsung Galaxy Note 8, Samsung Galaxy A30 e Samsung Galaxy A7 (2018).

L'articolo Samsung Galaxy Note 8, Galaxy A30 e Galaxy A7 (2018) abbracciano le patch di settembre 2019 proviene da TuttoAndroid.

Autopilot Tesla: perché non è ancora sicuro secondo le autorità

di Donato D'Ambrosi

Sull’Autopilot Tesla si potrà dire qualsiasi cosa perché tanto chi compra una Tesla non si chiederà mai quanto è davvero sicuro? D’altronde ognuno può avere la propria opinione, ma se di mezzo c’è la sicurezza di guida, le autorità non possono chiudere gli occhi davanti ai frequenti incidenti. L’ultimo in ordine di eventi è l’incidente della Tesla Model S che in Florida ha tamponato un camion dei pompieri. E’ su questo ultimo caso che si è espresso l’NTSB (National Transportation Safety Board) con un’indagine che chiarisce le responsabilità indirette del sistema Autopilot.

L’NTSB INDAGA SULLO STRANO INCIDENTE DELLA TESLA

L’Autopilot (venduto in versione Beta) è sicuramente tra i più evoluti sul mercato ma nel test Euro NCAP della Tesla Model S è venuto fuori che il rischio di fidarsi troppo è alto. La stessa Tesla ricorda ai clienti che “Le attuali funzioni Autopilot richiedono la supervisione attiva del conducente e non consentono la guida autonoma del veicolo”. Il sistema è stato nel tempo aggiornato, “congelato”, vietato in alcuni Paesi e indagato da diverse autorità per la sicurezza. L’incidente avvenuto in Florida nel 2018 è stato raccontato anche dallo stesso “conducente”, se così si può definire. E la sua versione ha fin da subito acceso qualche perplessità.

COSA NON HA FUNZIONATO NELL’AUTOPILOT

Il conducente Robin Geoulla a bordo della Tesla Model S ha dichiarato di non aver visto il camion dei pompieri fermo. Il motivo, pare fosse distratto da caffè, ciambella e radio. Ora al di là del fatto che mangiare al volante è una delle cose più pericolose che si possa fare in auto, dalle indagini dell’NTSB è venuto fuori che l’Autopilot c’entra eccome in questo incidente. Intanto bisogna dire che i motivi per cui l’Autopilot installato sulla Model S dell’incidente aveva una release senza gli ultimi aggiornamenti. I motivi per cui l’Autopilot non è sicuro non sono legati al suo funzionamento, ma alla sua interazione con il conducente. Dal rapporto delle autorità USA infatti l’Autopilot è “assolto” perché circa 0,5 secondi prima dell’impatto si è accorto del camion fermo sulla corsia e ha lanciato un allarme al conducente.

IL PROBLEMA NON E’ LA GUIDA AUTONOMA MA LA DISTRAZIONE AUTOMATICA

Il problema è che alla velocità di 30 mph (48 km/h) il conducente non avrebbe avuto tempo per capire e pensare a cosa fare. E’ questo il motivo per cui fino ad oggi i sistemi di guida semiautonoma e autonoma di livello 3 non sono diffusi. La latenza del guidatore, che abbassa la sua soglia di attenzione nelle fasi di guida pilotata, è un fattore critico quando all’improvviso deve riprendere i comandi. E così è stato anche sulla Tesla Model S di Geoulla: l’Autopilot è risultato attivo negli ultimi 14 minuti di guida e il conducente non ha neppure sfiorato il volante nei 3 minuti e 41 secondi precedenti all’incidente. Intanto Tesla assicura di aver modificato il software per rendere più stringenti i controlli sull’attenzione del conducente.

The post Autopilot Tesla: perché non è ancora sicuro secondo le autorità appeared first on SicurAUTO.it.

Incidente auto: risarcimento ridotto se il passeggero è senza cintura

di Raffaele Dambra

Incidente auto risarcimento ridotto

C’è un motivo in più (oltre ai 5 che vi abbiamo riportato tempo fa) per indossare sempre la cintura di sicurezza, anche stando seduti sui sedili posteriori. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21991 depositata il 3 settembre 2019, ha confermato quanto già sentenziato due anni fa dalla Corte d’Appello di Messina. E cioè che il passeggero che riporta delle lesioni a causa di un incidente auto, si vede riconoscere un risarcimento ridotto se al momento del sinistro risultava sprovvisto della cintura di sicurezza obbligatoria.

INCIDENTE AUTO SENZA CINTURA: IL CASO IN ESAME

Nel caso specifico il passeggero, seduto sui sedili posteriori e senza cintura, era stato letteralmente sbalzato fuori dal finestrino dell’auto a causa di una violenta collisione, riportando fratture a una vertebra, a uno zigomo e al cranio. In primo grado gli era stato riconosciuto un risarcimento di 589.791,86 euro. Ma la Corte d’Appello, in seguito al ricorso della compagnia assicurativa, aveva ridotto l’indennizzo di un buon 30%, ravvisando una corresponsabilità del passeggero ferito a causa del mancato utilizzo delle cinture di sicurezza. Decisione poi ribadita dalla Cassazione.

PERCHÉ AL PASSEGGERO SENZA CINTURA SPETTA UN RISARCIMENTO RIDOTTO

La Suprema Corte, a cui si era rivolta la famiglia del passeggero coinvolto nell’incidente auto per riottenere il 100% dell’indennizzo, ha motivato la sia pronuncia con le seguenti argomentazioni. Innanzitutto l’articolo 172 del Codice della Strada impone in qualunque caso l’utilizzo delle cinture di sicurezza, non operando alcun distinguo fra la seduta posteriore e anteriore del veicolo. Secondariamente, il corretto allacciamento delle cinture costituisce sempre fatto idoneo ad attenuare le conseguenze dannose di un sinistro; pertanto il mancato suo delle cinture di sicurezza da parte di una persona che abbia subito lesioni in conseguenza di un incidente stradale, costituisce un comportamento colposo del danneggiato stesso e legittima perciò la riduzione del risarcimento del danno.

INCIDENTE AUTO CON PASSEGGERO SENZA CINTURA: LA POSIZIONE DEL CONDUCENTE

Allo stesso modo gli Ermellini hanno precisato che il conducente dell’auto, chiamato anch’egli in causa dai ricorrenti, non ha particolari responsabilità nell’accaduto. Sebbene infatti vi sia l’obbligo da parte sua di effettuare la circolazione in condizioni di sicurezza, la verifica che tutti i trasportati abbiano correttamente indossato le cinture esula dalla normale diligenza richiestagli (tranne se non ci siano passeggeri minorenni). Anche perché, si legge nella sentenza della Cassazione, il conducente impegnato alla guida dell’auto non ha la possibilità di controllare costantemente che i passeggeri sui sedili posteriori abbiano sempre la cintura allacciata, differentemente dall’ipotesi in cui il trasportato si trovi sul sedile anteriore. Una sottigliezza, questa, che in qualche modo contraddice quanto sentenziato dalla stessa Cassazione appena pochi mesi fa. Forse servirebbe un quadro normativo più chiaro e non è un caso che ci stiano seriamente pensando.

The post Incidente auto: risarcimento ridotto se il passeggero è senza cintura appeared first on SicurAUTO.it.

Netatmo: il sistema di allarme video intelligente a IFA 2019

di Lucia Massaro
Durante IFA 2019, Netatmo ha annunciato il suo sistema di allarme video intelligenza che si compone di una videocamera interna, di una sirena e di sensori per porte e finestre. Nel caso in cui qualche malintenzionato violi la proprietà, l’utente riceverà un avviso direttamente sul suo smartphone con foto e video di quanto successo e […]

WatchGuard, la nuova strategia anti-zero day

di Antonino Caffo
WatchGuard Technologies ha annunciato una serie di aggiornamenti alla sua piattaforma di risposta alle minacce ThreatSync con una recente release di Threat Detection and Response (TDR). Si tratta di un servizio che include una rilevazione accelerata delle violazioni, correlazione del processo di rete e un’analisi delle minacce, potenziata dall’intelligenza artificiale. Questo permette ai fornitori di […]

Opel OnStar diventa OpelConnect: quanto costa e come funziona

di Donato D'Ambrosi

Il servizio OpelConnect è pronto al debutto al Salone di Francoforte 2019 per sostituire l’Opel OnStar che sarà dismesso dal 2020, in seguito all’acquisto di PSA. Ora il servizio già di serie su alcuni modelli affianca alla funzione di soccorso telematico anche quelle di connettività. Le auto che non ce l’hanno di serie potranno montarlo a pagamento (il costo dell’OpelConnect potrebbe variare tra i vari Paesi) ma tutte aprono a una serie interessanti di servizi e funzionalità per il confort e la sicurezza di guida. Ecco come funziona e cosa può fare il nuovo eCall OpelConnect.

QUANTO COSTA OPELCONNECT

Il costo dell’OpelConnect è gratuito per le nuove Opel Corsa-e e Grandland X Hybrid4 e tutti i modelli con sistemi di infotainment Multimedia Navi e Multimedia Navi Pro. Bisogna però sapere che il canone per la navigazione in tempo reale è incluso solo per i primi 36 mesi. Se l’auto non ha di serie il servizio OpelConnect, si può richiedere al costo di 300 euro (IVA inclusa, riferito alla Germania). Sarà disponibile sulla nuova Corsa, Crossland X, Grandland X, Combo Life, Combo Cargo, Zafira Life e Vivaro.

OPELCONNECT IN CASO DI INCIDENTE O GUASTO

Se gli airbag o i pretensionatori delle cinture di sicurezza si attivano in caso di incidente, l’OpelConnect effettuata una chiamata di emergenza al numero unico per le emergenze. Se nessun passeggero risponde, vengono inviati direttamente i dettagli dell’incidente ai soccorsi, inclusa l’ora dell’incidente, la posizione dell’auto e la direzione di marcia. Il conducente può anche effettuare manualmente una chiamata di emergenza con il pulsante rosso SOS nel soffitto. Una funzione che  – va ricordato – è obbligatoria per tutte le nuove auto dal 2018. Se espressamente richiesto dall’utente, tramite il servizio OpelConnect possono essere inviati anche dati sulla posizione e sulla diagnosi, l’ora di un guasto, le temperature dell’acqua e dell’olio e gli avvisi di manutenzione.

LE FUNZIONI AVANZATE DI OPELCONNECT

Il proprietario dell’auto può controllare con l’app MyOpel diversi parametri in ogni momento: chilometraggio, consumo medio di carburante, intervalli di manutenzione e ricarica batteria. Visto che la connettività è il punto di forza del servizio OpelConnect, la funzione Remote Services (dal 2020) permette di trovare l’auto attivando fari e clacson a distanza. SI possono anche sbloccare le porte o attivare il precondizionamento dell’auto per l’Opel Corsa-e e la Grandland X Hybrid4. Se l’auto è dotata di Keyless Open&Start con la chiave digitale, si può condividere più facilmente l’auto in famiglia senza il rischio di perdere le chiavi. Tramite lo smartphone, il proprietario dell’auto può consentire a un massimo di cinque persone di accedere all’auto ma la disponibilità per l’Ope Corsa è programmata dal 2020.

The post Opel OnStar diventa OpelConnect: quanto costa e come funziona appeared first on SicurAUTO.it.

Ecco le novità delle patch di sicurezza di settembre di Google e Samsung

di Irven Zanolla

Scopriamo il contenuto delle patch di sicurezza del mese di settembre, di cui Google e Samsung hanno da poco pubblicato i dettagli.

L'articolo Ecco le novità delle patch di sicurezza di settembre di Google e Samsung proviene da TuttoAndroid.

❌