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Uber Jump, Roma prima città italiana per il nuovo servizio di bike sharing elettrico

di Alessandro Crea
Jump, il servizio Uber di bike-sharing basato su biciclette elettriche a pedalata assistita, sbarca ufficialmente in Italia, la prima città sarà Roma. Si parte oggi con circa 700 biciclette ma l’azienda conta di salire a 2800 in poche settimane, andando a coprire così una zona di circa 57 chilometri quadrati, che dal primo centro si […]

VAIMOO, a Copenaghen il bike sharing parla italiano

di Alessandro Crea
VAIMOO, il sistema di Vehicle Sharing pensato per rivoluzionare la mobilità urbana del futuro, è stato mostrato in anteprima a C40 World Mayors Summit 2019, il più importante vertice sul clima che riunisce i sindaci di 96 città di tutto il mondo, quest’anno ospitato da Copenaghen. Proprio la capitale danese, regina internazionale della mobilità green, […]

Legge di Bilancio 2020: 10 proposte per l’eco-mobilità

di Raffaele Dambra

Legge di Bilancio 2020 eco-mobilità

Nell’ottica di un’azione politica che guardi con maggiore responsabilità a un futuro eco-sostenibile, mettendo al primo posto l’ecologia e il clima, Legambiente ha messo nero su bianco 10 proposte in materia di mobilità e trasporti per la Legge di Bilancio 2020. Si tratta di 10 ‘suggerimenti’ volti a incentivare la mobilità sostenibile, assicurando a un numero sempre più alto di persone l’accesso ai servizi e ai mezzi cosiddetti ‘green’. A cominciare, ovviamente, dalle auto elettriche.

LEGAMBIENTE: 10 PROPOSTE PER INCENTIVARE L’ECO-MOBILITÀ

Anche l’anno scorso abbiamo presentato le nostre proposte alla Legge di Bilancio in materia di mobilità e trasporto”, hanno spiegato quelli di Legambiente. “E abbiamo ottenuto dei primi risultati, tra cui il bonus-malus auto e moto elettriche, gli incentivi per le ricariche private e la sperimentazione sulla micromobilità elettrica. Ora però bisogna accelerare il cambiamento nella mobilità, che è decisivo nella battaglia del clima. Per cui chiediamo al nuovo governo di dare subito un segnale chiaro ai cittadini, ai sindaci e al sistema delle imprese, con provvedimenti che definiscano la traiettoria delle scelte indispensabili a rilanciare il trasporto pubblico in Italia, a rendere sempre più competitiva la mobilità elettrica, e a superare le barriere che ancora oggi incontra la micromobilità a emissioni zero nel circolare all’interno delle città”.

LEGGE DI BILANCIO 2020: IL MINISTRO GUALTIERI VUOLE UN GREEN NEW DEAL

Ovviamente non sappiamo se le 10 proposte di Legambiente (che tra poco vi elencheremo) saranno prese in considerazione, in tutto o in parte. Ma il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri sembra voler muoversi nella stessa direzione, assicurando che la Legge di Bilancio 2020 affronterà anche la sfida del mutamento climatico “pensando alle prossime generazioni e non alle prossime elezioni”. Una sorta di ‘Green New Deal’ che prevede massicci investimenti per una politica verde attiva, contando sull’approvazione dell’UE (tutta da verificare, a dire il vero) circa il possibile scorporo dal computo del deficit delle spese a favore dell’ambiente. Vedremo nelle prossime settimane se alle parole seguiranno i fatti.

I SUGGERIMENTI DI LEGAMBIENTE PER LA LEGGE DI BILANCIO 2020

E vediamo, sommariamente, quali sono queste 10 proposte di Legambiente per incentivare la mobilità sostenibile.
1) Bonus per la rottamazione di veicoli inquinanti, anche senza l’acquisto di un nuovo mezzo elettrico, spendibile per abbonamenti al trasporto pubblico, servizi di sharing mobility, taxi e acquisto di veicoli elettrici leggeri. Questo primo punto potrebbe diventare effettivamente realtà, se sarà approvata la bozza sul Bonus Mobilità 2019-2021 all’interno del Decreto Clima.
2) Welfare mobilità, ovvero aziende ed enti pubblici promuovono la mobilità pendolare sostenibile dei dipendenti e dei loro famigliari.
3) Agevolazione IVA al 10% per la sharing mobility, come c’è oggi sui biglietti dei mezzi pubblici.
4) Bonus elettrico. Incentivi per l’acquisto di mezzi elettrici leggeri, dall’e-bike al quadriciclo.
5) Iva mezzi elettrici e rigenerazione Bus. Più nel dettaglio, IVA al 10% per l’acquisto di mezzi elettrici per trasporto pubblico, condiviso e noleggi.
6) Costo elettricità per la mobilità: nessuna accisa per l’energia elettrica per la ricarica dei veicoli in ambito pubblico o privato.
7) No tasse per rinnovabili e niente sussidi all’olio di palma. Nessuna accisa per i biocarburanti ‘avanzati’ e abolizione dal 1° gennaio 2021 dei sussidi all’olio di palma (e derivati) e all’olio di soia. E progressivamente dal 2025 a tutti i biocarburanti ‘non avanzati’.
8) Rimodulazione accise carburanti, cercando di diminuire la sproporzione tra l’inquinamento prodotto e i vantaggi fiscali.
9) Sussidi autotrasporto e trasporto aereo. Ovvero eliminazione dei sussidi all’autotrasporto per i camion Euro 3, destinando il medesimo importo all’incentivo per la loro sostituzione con mezzi nuovi a gas naturale liquefatto (GNL). Anche gli aerei e le navi, oggi a zero accise, devono cominciare a pagare.
10) Smart city. Privilegiare, nei trasferimenti delle risorse statali ai Comuni, i piani (come PUMS, PAES) che prevedono obiettivi di natura ecosostenibile.

LE PROPOSTE NEL DETTAGLIO

Il documento completo, con il dettaglio di tutte le 10 proposte di Legambiente per la Legge di Bilancio 2020, comprensive di spese e coperture, è visionabile cliccando sul tasto Scarica PDF.

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Bonus mobilità 2019: 1.500 € di sconti su mezzi pubblici e car sharing

di Raffaele Dambra

Bonus mobilità 2019

Alla fine, dopo l’annuncio e il successivo rinvio, pare proprio che nel Dl Clima ci sarà anche il Bonus Mobilità 2019, la misura che permetterà di ricevere 1.500 euro da usare per abbonarsi ai mezzi pubblici o al car sharing a chi rottamerà un’auto inquinante (ma lo sconto non sarà per tutti, tra poco dettaglieremo meglio). Lo ha anticipato l’Ansa, che ha avuto modo di visionare la nuova bozza del Decreto Clima voluto dal Ministero dell’Ambiente per incentivare la mobilità sostenibile nelle aree metropolitane.

CHE COS’È IL BONUS MOBILITÀ 2019-2021

Rispetto alla prima proposta, che prevedeva sconti per 2.000 euro, il bonus a disposizione per ciascun beneficiario scenderà dunque a 1.500 euro. Ma sarà disponibile fin da subito, appena dopo l’entrata in vigore del decreto, e durerà per un triennio, fino al 2021. La dotazione prevista in questo scampolo di 2019 sarà di 5 milioni di euro, poi saranno messi a disposizione 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021.

COME FUNZIONA IL BONUS MOBILITÀ

Come spiegavamo inizialmente, non tutti i cittadini italiani potranno accedere al Fondo Buono Mobilità, altrimenti detto Bonus Mobilità. Il sostegno sarà infatti riservato solo ai residenti nei Comuni sotto procedura d’infrazione UE per eccesso di smog (l’elenco completo sarà diffuso insieme alla versione definitiva del Dl Clima). Per accedervi sarà necessario rottamare entro il 31 dicembre 2021 un’autovettura omologata fino alla classe Euro 4. Il bonus di 1.500 euro si potrà utilizzare, entro tre anni, per l’acquisto di abbonamenti al trasporto pubblico locale e per l’abbonamento ai servizi di sharing mobility con veicoli elettrici o a emissioni ridotte (quindi, in teoria, non solo car sharing ma anche scooter, bici e monopattini). Il Sole 24 Ore precisa che il bonus mobilità 2019 non costituisce reddito imponibile del beneficiario e non rileva ai fini dell’Isee.

BONUS MOBILITÀ ANCHE PER I CONVIVENTI DEI BENEFICIARI

Restiamo ovviamente in attesa del testo ufficiale del Decreto Clima per scoprire ulteriori e più precisi dettagli sulla misura, che in ogni caso si preannuncia piuttosto interessante. Tra le altre cose sembra che i beneficiari potranno acquistare un abbonamento ai mezzi pubblici o al car sharing anche a favore di un convivente. Previsto inoltre l’avvio di un programma strategico, da attuare entro un quinquennio, per il rinnovo integrale dei mezzi di trasporto pubblico locale con mezzi a basso o nullo impatto ambientale, e la promozione del trasporto scolastico sostenibile con uno stanziamento di 20 milioni di euro.

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Car sharing Popgo: come funziona l’auto a noleggio condivisa tra privati

di Donato D'Ambrosi

Di servizi car sharing ce ne sono un sacco, ma Popgo combina il noleggio auto a lungo termine con il car sharing tra privati. Se fino ad oggi ti sei chiesto come fare soldi noleggiando la propria auto, Popgo potrebbe fare al caso tuo. Ecco come funziona il servizio di sharing privato che fa guadagnare soldi (risparmiati) sul canone di noleggio a lungo termine.

CONDIVIDERE LA PROPRIA AUTO QUANDO NON SERVE

Il modello di business di Hurry! lancia a Roma il primo car sharing che fa guadagnare soldi quando l’auto noleggiata non serve. Vi starete chiedendo se è legale guadagnare soldi condividendo la propria auto. In realtà aderendo al car sharing Popgo è un po’ diverso dal banale incasso di denaro in cambio della disponibilità a far usare la propria auto ad altre persone. Popgo è un servizio “Ready to Share” che permette di condividere l’auto con la community Popmove e risparmiare fino all’85% sulla rata mensile. Vediamo come funziona Popgo.

COME GUADAGNARE CON IL CAR SHARING TRA PRIVATI POPGO

Per condividere la propria auto noleggiata con Hurry bisogna scaricare l’app Popmove, iscriversi e stabilire se e per quanto tempo condividere l’auto quando non serve. E’ sempre il locatario dell’auto a stabilire per quanto tempo vuole mettere a disposizione l’auto noleggiata o quella sostitutiva: ad esempio per qualche ora o in caso di viaggi per più settimane. I Pop driver iscritti alla community Popmover potranno utilizzare l’auto messa a disposizione da 1 ora fino a 29 giorni e cercarla tramite app. Chiaramente in base a questo si risparmia sul canone del noleggio mensile dell’auto.

CONDIVIDERE L’AUTO A NOLEGGIO: CONDIZIONI E COSTI

Il vantaggio della condivisione tra privati si basa su un modello di economia circolare in cui ci guadagnano tutti. O meglio il locatario del contratto di noleggio a lungo termine guadagna attraverso la riduzione del canone mensile. Il Pop moover può scegliere tra diverse tariffe: al minuto, oraria, giornaliera, settimanale o mensile. Fino a 7 ore di noleggio o 80 km il carburante è incluso nella tariffa. Per fare un esempio, prenotare un’utilitaria messa a disposizione sulla community Popmove, può costare 0,18 euro/min, 7 euro/ora, 40 euro/g con km illimitati, 80 euro/weekend, 170 euro/settimana o 450 euro al mese. Dell’importo pagato dai Popmover, il 70% va al locatario che mette a disposizione l’auto noleggiata. Inoltre il canone comprende manutenzione ordinaria e straordinaria, bollo, assicurazione, franchigie zero in caso di danni o furto, anche se avvenuti durante la condivisione della tua auto e vettura sostitutiva.

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Monopattini elettrici: Monza come Milano, bloccato il servizio di sharing

di Raffaele Dambra

Monopattini elettrici

Nulla in futuro potrà fermare la diffusione a macchia d’olio dei monopattini elettrici nelle città italiane. Al momento, però, i Comuni sono costretti a frenare l’entusiasmo dei cittadini interessati all’utilizzo dei mezzi di micromobilità elettrica, in attesa di disciplinare con maggior chiarezza la circolazione dei monopattini sulle strade urbane e i servizi di sharing da parte di società private. E così dopo Milano, che ha sospeso il noleggio di dispositivi in condivisione finché non saranno ratificate le ordinanze definitive, anche Monza ha stoppato sul nascere il proliferare dei monopattini elettrici in città in mancanza delle adeguate autorizzazioni.

MONOPATTINI ELETTRICI: SENZA DELIBERA DEI COMUNI NON POSSONO CIRCOLARE

La circolazione nelle nostre città dei mezzi di micromobilità elettrica come monopattini, segway, hoverboard e monowheel è stata autorizzata lo scorso luglio dal MIT con la pubblicazione di un decreto attuativo contenente le linee guida per i Comuni interessati alla sperimentazione. Spetta infatti alle singole città organizzare la circolazione di questi mezzi, stilando un regolamento che tenga conto delle direttive del Ministero, e adattandolo, se necessario, alle specificità e alle caratteristiche del proprio territorio. Senza questa delibera comunale i monopattini non possono girare. Alcune città si sono già attivate e sono pienamente operative, altre lo faranno nelle prossime settimane o mesi.

MONOPATTINI ELETTRICI: MONZA BLOCCA LO SHARING

A Monza, per esempio, sono ancora fermi. E proprio per questo l’amministrazione comunale del capoluogo brianzolo è caduta dalle nuvole quando ha letto l’annuncio di una start-up che comunicava, per i primi giorni di settembre 2019, l’arrivo in città di 60 monopattini elettrici in condivisione. Pronti a circolare per le vie del centro storico, nel parco, in zona stazione e intorno all’ospedale e all’università. Erano stati indicati pure i costi (1 euro per lo sblocco e 15 centesimi al minuto per l’utilizzo, ogni giorno dalle 7 alle 24) e le modalità di iscrizione tramite app. Ma il Comune, come detto, ha bloccato tutto.

PERCHÉ MONZA HA BLOCCATO I MONOPATTINI ELETTRICI

Si tratta di un’operazione assolutamente illecita”, ha spiegato l’assessore alla sicurezza e viabilità Federico Arena, motivando la sospensione del servizio. “È vero che da luglio è ammessa la sperimentazione dei mezzi di micromobilità elettrica nelle aree urbane. Ma prima è necessaria una delibera del consiglio comunale che a Monza ancora non c’è. Occorre inoltre una cartellonistica specifica e l’individuazione di aree dove sia consentito muoversi in monopattino elettrico. Noi non siamo contrari alla diffusione di questi dispositivi, ma prima di autorizzarne la circolazione su strada dobbiamo studiare i percorsi, valutare i costi della cartellonistica e fare una gara pubblica per affidare il servizio di sharing alla società che farà la miglior offerta”. Insomma, non se ne parla per un bel po’.

MONOPATTINI ELETTRICI: BOLOGNA E TORINO PRONTE A PARTIRE

Ma se a Monza devono ancora organizzarsi, in due grandi città italiane sono pronti a partire con la sperimentazione. A Bologna entro fine settembre sarà presentata la delibera che consentirà l’uso personale dei monopattini elettrici nelle zone a limite di velocità di 30 km/h e sulle piste ciclabili, con esclusione delle piste ciclopedonali e, ovviamente, dei portici. A Torino, invece, il Comune ha già cominciato a posizionare i cartelli stradali per i monopattini e ai primi di ottobre aprirà la manifestazione di interesse per le imprese che vorranno noleggiare i dispositivi con la formula free floating. In vista di ciò sarà forse interessante capire come si guidano i monopattini elettrici.

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Google Maps: car sharing e bici nel calcolo del percorso

di Raffaele Dambra

Google Maps car sharing bike sharing

Nuove funzioni arricchiranno a breve l’app di Google Maps, con l’integrazione nel calcolo del percorso con i mezzi pubblici dei servizi di car sharing e bike sharing. L’aggiornamento avverrà nelle prossime settimane (non c’è ancora una data precisa) e riguarderà 30 paesi, tra cui l’Italia, sia su dispositivi Android che iOs. Vista la diffusione, soprattutto nelle grandi città, dei mezzi in condivisione, si tratta senza dubbio di una novità necessaria e che aiuterà molti utenti a raggiungere più comodamente e velocemente le proprie destinazioni.

GOOGLE MAPS: CAR E BIKE SHARING INTEGRATI NELL’APP

Com’è noto oggi la ricerca con Google Maps permette di calcolare i percorsi in auto, a piedi, con i mezzi pubblici e, quando disponibili, tramite i servizi di trasporto privato come Uber. A volte però capita che calcolando un itinerario con i mezzi pubblici, ci siano dei ‘buchi’ tra una tappa e l’altra. Con l’esigenza per esempio di percorrere un tratto a piedi (anche lungo) tra una fermata della metro e quella dell’autobus successivo. E proprio per chi ha necessità di accorciare i tempi, Maps offrirà presto indicazioni sui servizi di car sharing e bike sharing, creando degli itinerari alternativi che combinano il trasporto pubblico con la mobilità condivisa. Per dirne una, ogni utente potrà valutare e decidere se scegliere l’autobus diretto che porta a 500 metri da casa, o se scendere alla fermata precedente e sfruttare il ride sharing per arrivare fin sotto la propria abitazione. Oppure se raggiungere la fermata della metro più vicina in bicicletta per accorciare i tempi.

GOOGLE MAPS: COME FUNZIONERÀ LA RICERCA DI BIKE E CAR SHARING

Big G ha pubblicato un post sul blog ufficiale dell’azienda per spiegare come funzionerà la ricerca di bike e car sharing su Google Maps. Le nuove indicazioni appariranno nella consueta lista dei percorsi da effettuarsi con i mezzi pubblici sotto la voce Mixed Modes (modalità combinata), offrendo tra le altre cose dettagli sulla distanza del servizio più vicino di ride sharing disponibile (come Enjoy, Car2Go, ecc.). Nonché sulla tariffa da pagare in base al tempo richiesto per coprire la tratta. Scegliendo invece di utilizzare la bici, compariranno vari percorsi ciclabili insieme a tutte le informazioni per quella specifica parte di itinerario. Google Maps integrerà automaticamente tutte queste indicazioni nel tempo d’attesa stimato per compiere il percorso con i mezzi pubblici. Dando così un’idea precisa dell’orario necessario per giungere a destinazione. Si tratta della seconda grande novità dell’anno per Google Maps dopo l’integrazione degli autovelox.

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Google Maps, viaggi con i mezzi pubblici: ecco l’integrazione con bici e auto in sharing

di Saverio Alloggio
Immaginate di viaggiare con un mezzo pubblico che però ferma la propria corsa in un punto molto distante dalla vostra destinazione finale. Un esempio perfetto per l’utilizzo di bici e auto in sharing, e proprio in quest’ottica Google Maps si prepara a integrare tra di loro questi servizi, così come annunciato dall’azienda di Mountain View […]

Sharing monopattini elettrici: Milano detta le linee guida

di Raffaele Dambra

Sharing monopattini elettrici Milano

Si sbloccherà a breve la questione che riguarda il servizio di sharing dei monopattini elettrici a Milano. Il Comune lombardo, che intorno a Ferragosto aveva diffidato gli operatori dei servizi di condivisione dei mezzi della micromobilità elettrica a continuare l’attività, ha comunicato che entro settembre 2019 sarà pubblicato l’avviso pubblico a beneficio delle società che vogliono attivare a Milano lo sharing di monopattini, segway, hoverboard, skateboard e monoruote. L’avviso conterrà i requisiti minimi richiesti per poter offrire il servizio in perfetta sicurezza e rispettando le regole.

MONOPATTINI ELETTRICI A MILANO: CAOS E DISAGI

Dallo scorso 27 luglio, giorno in cui Milano ha avviato ufficialmente la sperimentazione dei monopattini elettrici e dispositivi simili, si era creata in città parecchia confusione a causa dell’uso un po’ disinvolto di questi mezzi da parte di molti fruitori, con gente che sfrecciava sui marciapiedi, contromano o agli incroci delle strade, creando situazioni di pericolo per la circolazione. Per non parlare di coloro che, dopo l’utilizzo, abbandonavano il monopattino un po’ ovunque causando disagi ai passanti e non solo. E così, in seguito a numerose proteste e segnalazioni, il Comune ha bloccato l’attività degli operatori dello sharing già esistenti, in attesa di regolamentare meglio il servizio dettando linee guida più rigide e precise.

SHARING MONOPATTINI ELETTRICI A MILANO: LE NUOVE LINEE GUIDA

Ed eccole queste linee guida, anticipate sommariamente dall’assessore alla mobilità Marco Granelli che ha illustrato i requisiti minimi da rispettare:

– Marcatura CE per i mezzi;
– apparecchiature sonore, luci e limitatori di velocità;
– flotte con numero minimo e massimo, fino al raggiungimento di un tetto di dispositivi in città;
– cauzione per ciascun mezzo (fideiussione bancaria o assicurativa di durata equivalente al periodo di servizio), come garanzia in caso di intervento del Comune di Milano per la rimozione durante o al termine del servizio;
– pagamento annuo di un contributo al Comune di Milano a copertura dell’occupazione del suolo pubblico.

SHARING MONOPATTINI ELETTRICI A MILANO: ALTRI REQUISITI DA RISPETTARE

Tra gli standard minimi che il Comune di Milano intende inserire nell’avviso pubblico per le società interessate ci sono anche la richiesta di un servizio attivo 7/24 e su tutto il territorio, l’attivazione di un’assicurazione per i mezzi in circolazione, l’iscrizione al registro delle imprese, il non avere contenziosi aperti con l’Amministrazione e l’aver svolto tutti gli adempimenti necessari per l’esercizio dell’attività sul territorio italiano. Inoltre verrà richiesta un’adeguata campagna informativa agli utenti sulla sicurezza stradale e sulle regole per l’utilizzo e per la sosta dei dispositivi.

MONOPATTINI ELETTRICI A MILANO: LE REGOLE PER CIRCOLARE

Ricordiamo che monopattini elettrici e altri mezzi di micromobilità elettrica, sia in condivisione che di proprietà, si possono usare in tutte le aree pedonali con un limite di velocità di 6 km/h. E anche su piste ciclabili, percorsi ciclabili e ciclopedonali e Zone 30, con limite di velocità a 20 km/h, ma solo dopo la posa della cartellonistica necessaria, che presumibilmente avverrà entro l’inizio del mese di dicembre.

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Car sharing a lungo termine: a Milano l’auto si noleggia per 7 giorni

di Raffaele Dambra

Car sharing a lungo termine a Milano

Fino ad ora la condivisione di auto a noleggio era prevista soltanto per brevi o brevissimi periodi, da poche ore a massimo un giorno. Adesso però parte il car sharing a lungo termine e a Milano (e non solo) si potranno noleggiare auto condivise fino a 7 giorni consecutivi. Occhio però ai costi.

COME FUNZIONA IL CAR SHARING A LUNGO TERMINE

La proposta è di Share Now, la nuova società tedesca nata dalla partnership tra Car2Go e DriveNow, ed è già disponibile a Milano, Amburgo, Vienna e, da settembre, anche a Seattle, negli USA. Il funzionamento è semplice: per usufruire della vettura per più di un giorno (fino a un massimo di 7) è sufficiente scegliere tramite app la tariffa Flex che prevede un costo fisso, stabilito in base al numero dei giorni di noleggio e del modello scelto, e uno a consumo, a seconda dei km percorsi.

CAR SHARING 7 GIORNI A MILANO: LE AUTO DISPONIBILI

Questo nuovo progetto colma una lacuna nelle esigenze di mobilità dei nostri utenti”, ha dichiarato Olivier Reppert, il CEO di Share Now. “Adesso potranno ancor più facilmente fare a meno della loro auto privata, optando per una vettura in condivisione anche in caso di una vacanza di qualche giorno o di una settimana”. Per i fruitori del car sharing a lungo termine a Milano sono a disposizione ben 1.500 vetture: la flotta di Car2Go è composta da Smart ForTwo, Smart ForFour e Smart ForFour Cabrio, mentre DriveNow offre BMW Serie 1, Serie 2 (Active Tourer e Cabrio), Mini 3 e 5 porte, Mini Cabrio e Mini Clubman. Peccato che al momento la tariffa Flex, quella per più giorni, non comprenda l’auto elettrica BMW i3, usufruibile solo per il car sharing giornaliero.

CAR SHARING A LUNGO TERMINE A MILANO: LE TARIFFE

Ma vediamo quali sono i costi del car sharing a lungo termine in quel di Milano. Come spiegavamo poc’anzi, i prezzi variano a seconda della durata del noleggio, del modello di auto selezionato e dei km percorsi. Per esempio noleggiare una Smart ForTwo costa da 49,99 per un giorno a 159,99 euro per 7 giorni, a cui vanno aggiunti 0,15 euro al km. Simulando per esempio di prendere in condivisione una ForTwo per un’intera settimana e di percorrere 300 km (0,15 x 300 = 45), il costo totale del noleggio è di 204,99 euro. Per noleggiare una BMW qualsiasi si spendono invece da 89,99 euro per un giorno a 219,99 per 7 giorni, più 0,19 euro al km. Una settimana in cui si percorrono 300 km viene quindi a costare in tutto 276,99 euro. Tanto o poco? Ognuno, in base alle proprie necessità e alla propria esperienza, può valutare se si tratta di tariffe concorrenziali o poco economiche. In ogni caso il tariffario completo si trova qui.

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Monopattini elettrici a Milano: regna il caos e il Comune stoppa il noleggio

di Raffaele Dambra

Monopattini elettrici a Milano

L’entusiasmo per l’avvio della sperimentazione dei monopattini elettrici a Milano (e di segway, hoverboard, skateboard e monoruote) sta già scemando di fronte all’utilizzo fin troppo disinvolto dei mezzi di micromobilità elettrica da parte di molti fruitori del servizio. Il regolamento, che segue le linee guida del MIT, prevede infatti la libera circolazione solo nelle aree pedonali con velocità massima di 6 km/h, e su piste e percorsi ciclabili e ciclopedonali e nelle Zone 30, con limite fissato a 20 km/h. E invece in queste prime settimane si sono visti tanti monopattini sfrecciare sui marciapiedi in barba all’incolumità dei pedoni; oppure, ancor più pericolosamente, circolare su strade molto trafficate facendo lo slalom tra le autovetture o andando contromano. Mettendo così a serio rischio se stessi e gli altri.

MONOPATTINI ELETTRICI A MILANO: IL COMUNE DICE STOP (PER ORA)

Una situazione insostenibile che ha portato il Comune di Milano a intervenire prontamente prima che si verificassero incidenti gravi. Innanzitutto multando alcuni trasgressori (ma una sanzione di appena 26 euro non è un buon deterrente); poi definendo nuove e più precise regole per circolare su questi mezzi in città; e infine sospendendo la licenza alle società che noleggiano i monopattini elettrici a Milano. Almeno fino a quando non sarà approvata una delibera che disciplini meglio il servizio (si spera entro la fine di agosto).

MONOPATTINI ELETTRICI A MILANO: LE REGOLE PER CIRCOLARE

In particolare il Comune di Milano ha ricordato che attualmente è consentita soltanto la circolazione nelle aree pedonali e con velocità entro 6 chilometri orari; mentre per quanto riguarda la sperimentazione su piste ciclabili, ciclopedonali e Zone 30 bisogna attendere il posizionamento degli appositi cartelli stradali, che avverrà prossimamente. In relazione invece al noleggio di monopattini e dispositivi simili in condivisione, è necessaria invece un’ulteriore regolamentazione. E per questo, come già anticipato, l’amministrazione milanese sta lavorando a una delibera per istituire e disciplinare sia il servizio di sharing dei mezzi di micromobilità elettrica e sia le caratteristiche degli operatori.

MONOPATTINI ELETTRICI A MILANO: LA NUOVA DISCIPLINA DELLO SHARING

Il 14 agosto 2019 è stata perciò inviata alle società di sharing, già presenti con i loro veicoli in strada, una lettera di diffida a proseguire l’attività. Fino a nuovo ordine. “La nostra priorità è garantire la sicurezza in strada dei cittadini”, hanno dichiarato la vicesindaco Anna Scavuzzo e l’assessore alla mobilità Marco Granelli. “La micromobilità elettrica è una risorsa interessante per le città, ma i monopattini e gli altri dispositivi non sono un giocattolo e si devono regolamentare”. Tra le nuove norme che saranno introdotte ci sarà l’obbligo di utilizzare il giubbotto catarifrangente la sera e il divieto di utilizzo per i minorenni, a eccezione dei ragazzi tra i 16 i 18 anni con il patentino. Tutti i mezzi dovranno essere dotati di luci e limitatori di velocità. E si dovranno anche parcheggiare con attenzione, non intralciando il passaggio dei pedoni e in particolar modo di coloro che hanno difficoltà di deambulazione o che spingono carrozzine e passeggini.

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Più traffico con le auto elettriche? Uno studio smonta la mobilità del futuro

di Antonio Elia Migliozzi

Mentre cresce l’impegno di costruttori auto e Governi a favore dell’auto elettrica aumentano anche i dubbi. Un recente studio svolto dal Consiglio economico nazionale dello Stato di Israele mette in luce i rischi della rivoluzione in arrivo nel campo della mobilità. Con le strade piene di auto elettriche, connesse ed autonome potrebbe crescere a dismisura il traffico nelle grandi città. Secondo le stime israeliane il conto per lo Stato sarebbe salato. Se il traffico costa ad oggi circa 89 miliardi di euro all’anno entro il 2040 la cifra potrebbe addirittura raddoppiare. Questo scenario è legato al fatto che gli spostamenti diventeranno più facili, grazie anche alle soluzioni in sharing. Aumenterà quindi il numero e la frequenza dei viaggi. Altro problema potrebbe essere legato alle minori entrate fiscali visto che oggi la tassazione è impostata per colpire principalmente i mezzi con un motore termico. Vediamo lo studio israeliano nel dettaglio.

MOBILITA’ E AMBIENTE

A prescindere dal fatto che siano veicoli autonomi, connessi o elettrici il bilancio ambientale ed economico rischia di essere salato anche nel futuro. Con la crescita di servizi di condivisione le modalità di trasporto su cui ad oggi facciamo affidamento cambieranno radicalmente nei prossimi anni. Sicuramente permangono significative incertezze, sia per quanto riguarda la natura delle tecnologie che la loro integrazione ma si profilano anche altri problemi. Un rapporto pubblicato dal Consiglio economico nazionale (NEC) dello Stato di Israele avverte che l’ingresso di nuove tecnologie automobilistiche condurre a una congestione ancora peggiore delle già affollate strade del paese. Secondo le stime del Governo, il traffico costa allo Stato circa 89 miliardi di euro all’anno. Questa cifra enorme potrebbe raddoppiare entro il 2040 se non saranno attuate riforme significative. Nonostante i dati sembrino parlare chiaro il grado di incertezza affrontato dalle autorità di pianificazione rimane elevato.

INTERROGATIVI APERTI

Secondo il Consiglio economico nazionale è difficile fare una previsione completa degli scenari futuri. Se come visto una prima analisi è pessimista una diversa lettura parla di vetture elettriche, connesse e autonoma capaci di offrire sollievo al traffico senza bisogno di grandi cambiamenti alle infrastrutture esistenti. Il rapporto completo del NEC traccia anche un quadro generale delle possibili implicazioni dell’integrazione dei veicoli smart in vari settori. “Esiste il rischio reale che la rivoluzione del trasporto intelligente porti a un peggioramento delle condizioni di guida, congestione e problemi di parcheggio, soprattutto nei centri urbani”, ha affermato la commissione guidata dal presidente del NEC Prof. Avi Simhon. “Ciò sarà dovuto all’aggiunta di nuovi viaggi e tratte con i veicoli vuoti ma anche alla preferenza dei servizi di individuali piuttosto che dei trasporti pubblici.” Insomma sembra proprio che in futuro ci si muoverà di più ma sempre meno a piedi e in bicicletta.

BILANCI A RISCHIO

Altro impatto importante si avrà sulle entrate statali derivanti dalla tassazione relativa ai veicoli. Se nel 2016 il gettito ammontava a circa 100 miliardi di euro, cioè circa il 12% del budget totale, le previsioni per il futuro palesano di un netto calo. Questo perché le principali fonti di introito sono l’imposta sul carburante e l’imposta sull’acquisto di veicoli. Insomma i Governi come i costruttori dell’auto iniziano a fare i conti. Alix Partners ci dice che, entro il 2023, i big dell’auto hanno messo in campo 225 miliardi di dollari per l’elettrificazione dei loro prodotti. A questi ne vanno aggiunti circa 50 per lo sviluppo della guida autonoma. A tirare le somme il totale di 275 miliardi equivale a quasi la metà dei 553 miliardi che i costruttori hanno incassato dal 2014 al 2018. Ecco allora che si parla di erosione dei profitti e di minore redditività della mobilità 2.0.

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Google Maps: in arrivo le informazioni in tempo reale sul bike-sharing in 24 città

di Alessandro Signori

La nota app di navigazione del colosso di Mountain View è in procinto di rilasciare un aggiornamento, per le prime 24 città, che mostrerà in tempo reale tutte le informazioni sulle stazioni di bike-sharing. (...)
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Hyundai USA: il passaggio con Lyft è gratis se l’auto va in officina

di Antonio Elia Migliozzi

Hyundai decide di aiutare concretamente i suoi clienti. Il marchio coreano ha annunciato un accordo con il servizio di ridesharing Lyft. Mentre la propria auto è ferma in assistenza presso una officina autorizzata Hyundai si avranno a disposizione le corse tramite il servizio Lyft. Non una semplice auto sostitutiva ma un autista pronto ad accompagnarli nei loro spostamenti quotidiani. Il progetto parte dagli Usa e permetterà ai clienti del marchio di conoscere da vicino la piattaforma per le corse condivise in auto. Lyft è del resto attivo in oltre 350 città tra Usa e Canada ed è sempre al lavoro per espandere la sua flotta ed i suoi servizi. Per il momento Hyundai non ha comunicato se il servizio sostitutivo sarà esteso ad altre aree geografiche. Vediamo da vicino tutti i dettagli.

CLIENTI AL CENTRO

Nel giro di alcuni mesi i clienti di Hyundai Motor negli Stati Uniti sperimenteranno una grande cambiamento. Tutti quanti potranno infatti avere accesso alle corse gratuite con Lyft mentre i loro veicoli sono fermi in officina per la manutenzione. I concessionari Hyundai negli Usa offriranno questi servizi a partire dai prossimi mesi sottoscrivendo un accordo per il servizio Hailer tramite CDK Global. Hailer è un’applicazione sviluppata da CDK, un fornitore globale di soluzioni di marketing digitale pensate per la vendita al dettaglio nel settore auto. Bisogna chiarire che il servizio in partnership con Lyft sarà offerto gratuitamente o a un costo contenuto. In questo secondo caso la concessionaria Hyundai aggiungerà l’importo dovuto direttamente alla fattura del cliente. Insomma nessun costo a sorpresa e grande chiarezza nei confronti dei consumatori.

L’ACCORDO

L’accordo tra Hyundai e Lyft apre le porte ad un nuovo modo di organizzare il rapporto con i propri clienti che lasciano l’auto in officina. Mahesh Shah di CDK Global, ha commento: “Siamo entusiasti che Hyundai stia offrendo ai suoi clienti la comodità di Lyft grazie ad un’integrazione diretta”. Siccome si tratta di una delle prime partnership di questo tipo a livello mondiale il feedback degli utenti sarà fondamentale per capire se ci sono dei miglioramenti da operare. Da parte sua il vicepresidente di Hyundai, Barry Ratzlaff è entusiasta: “I concessionari Hyundai che stanno già utilizzando Hailer hanno riferito di un’integrazione fluida”. Ratzlaff sottolinea anche i vantaggi di Lyft: “I clienti ora possono continuare la loro giornata mentre la manutenzione viene eseguita“. Insomma per ora Hyundai non dice se la partnership con Lyft arriverà anche in altre parti del mondo.

LA RETE

Come detto l’accordo tra Hyundai e Lyft arriva in un momento di grande fermento in casa Lyft. La scorsa settimana l’azienda ha siglato un accordo simile con Agero Inc. Lyft fornirà corse agli automobilisti le cui vetture sono ferme in assistenza. Dobbiamo ricordare che il mese scorso, Lyft ha annuciato l’ingresso di una flotta di mezzi a guida autonoma di Waymo all’interno della sua app. Tutte mosse che mirano a conquistare la fiducia degli investitori. Del resto, fin dal loro debutto in borsa, le azioni di Lyft e Uber sono nel mirino degli investitori che vogliono capire di più sul reale valore di queste aziende. Nel frattempo Lyft è al lavoro per confermare i profitti e tagliare le perdite e per questo investe per allargare i suoi servizi. Lyft è ad oggi attivo in oltre 350 città distribuite tra gli Stati Uniti e il Canada.

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Auto Uber solo elettriche: l’obbligo in India dal 2026

di Antonio Elia Migliozzi

L’India si schiera a favore delle auto elettriche. Il colosso industriale è pronto a introdurre norme severe nei confronti dei mezzi inquinanti per bloccarne l’acquisto e l’utilizzo su strada. Ecco allora che l’India si prepara nuove norme che imporranno agli operatori di ridesharing come Uber, e il locale Ola, l’uso di auto elettriche. A partire dal 2026 queste aziende dovranno convertire almeno il 40% del loro parco auto in favore dell’elettrico. In generale si tratta di uno obbligo che riguarda tutti i veicoli ad uso commerciale. Per rispettare la scadenza Uber e Ola hanno preparato una timeline che consentirà il rinnovo progressivo della flotta evitando interruzioni dei loro servizi. La svolta decisa dall’India si pone in linea con gli impegni assunti con l’Accordo sul clima di Parigi sottoscritto nel 2015.

TAXI PULITI

L’India ha in programma una svolta green. Il paese ha deciso di introdurre nuove norme a tutela dell’ambiente e ordinerà anche alle aziende di ridesharing di adeguarsi. Questo significa che Uber e la gemella indiana Ola dovranno convertire il 40% della propria flotta a favore di automobili elettriche. Il termine ultimo per completare l’operazione è l’aprile 2026. Va detto che si tratta di una indiscrezione visto che sono ancora il corso degli incontri di Governo per discutere le nuove regole per la mobilità pulita. Per arrivare pronti al blocco Uber e Ola dovrebbero iniziare a convertire la loro flotta già dal prossimo anno. In questo modo avranno il 2,5% di EV entro il 2021, il 5% entro il 2022, il 10% entro il 2023 prima di salire al 40%. Nei fatti diversi tassisti hanno già provato a utilizzare auto elettriche per le loro corse ma con scarso successo.

SVOLTA ELETTRICA

A causa di infrastrutture inadeguate e costi elevati i progetti di elettrificazione dei taxi sono finora naufragati. Tuttavia l’India vuole cambiare passo e sta cercando di attuare una nuova politica per promuovere l’adozione di veicoli elettrici. Il progetto è quello di tagliare le importazioni di greggio rispettare gli impegni del trattato di Parigi sul clima del 2015. Il think tank indiano Niti Aayog, guidato dal Premier Narendra Modi, sta lavorando con diversi ministeri alla nuova politica. Del resto la vicina Cina è sede del più importante mercato automobilistico del mondo ed è da tempo all’opera sull’elettrificazione. Il dragone ha fissato obiettivi di vendita per veicoli elettrici e offre incentivi agli operatori di taxi. Nei fatti le vendite di veicoli elettrici in India sono cresciute di tre volte nel 2018. Le elettriche sono ancora circa lo 0,1% del mercato rispetto ai 3,3 milioni di auto diesel e benzina vendute nel paese.

IL FUTURO

Il mercato delle auto elettriche in India resta lontano dai numeri della Cina dove, nel frattempo, sono aumentate del 62% nel 2018 a 1,3 milioni di veicoli. La notizia della svolta elettrica per il ridesharing arriva a pochi giorni dalle nuove norme per motociclette e scooter usate per scopi commerciali. Dall’aprile 2013 tutti i motocicli impiegati per la consegna di cibo o da aziende di e-commerce, dovranno essere anche elettrici. Nell’ultimo periodo l’India ha visto un boom di app che effettuano la consegna di cibo e i servizi di trasporto condiviso. Insomma anche l’India inizia a stabilire condizioni a difesa dell’ambiente alle quali anche i colossi come Uber devono per forza adeguarsi.

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Tesla Model S: cosa si rompe e quanto costa riparare in 200 mila miglia

di Antonio Elia Migliozzi

Percorre circa 320.000km a bordo di una Tesla Model S e traccia un bilancio delle spese. Un cliente americano di Tesla mette nero su bianco i costi di gestione della berlina elettrica. Per le prime 100.000 miglia bordo dell’auto ha speso 1.050 dollari in manutenzione. Successivamente le spese complessive sono state di 5.415$. Cifre molto contenute se pensiamo alle rivali che sono presenti nella stessa fascia di prezzo della Model S. A leggere la lista degli interventi si notano numeri curiosi. Interessante ad esempio il fatto che la prima sostituzione dei freni sulla sua Tesla sia arrivata a 130.000 miglia quando un’auto a motore termico la effettua a circa 60.000. Il driver spiega come risparmiare soldi con i vari servizi di ridesharing che permettono, nel tempo, di ripagare sia l’auto che la manutenzione. Diamo uno sguardo.

CONTI ALLA MANO

Come riportato da Insideevs.com un automobilista americano ha superato le 200.000 miglia a bordo della sua Tesla Model S del 2012. Un chilometraggio non esagerato ma la cosa interessante è che lui ha fatto una lista completa di tutte le spese. In particolare va detto che tutte le riparazioni delle sue ultime 150.000 miglia non erano coperte dalla garanzia. Per le prime 100.000 miglia in Tesla, Steve Sasman ha speso 1.050$ per le riparazioni. Successivamente ha fatto riparazioni per 5.415 dollari. Cifra non esagerata se pensiamo che ha speso 2.215 dollari solo per cambiare il grande schermo centrale del sistema di infotainment. Nella cifra ha compreso anche la sostituzione delle due batterie da 12V e il cambio dei freni pagato 700$. Insomma questa lista conferma quanto già sappiamo sul fatto che la bassa complessità delle auto elettriche porta a minori problemi meccanici.

OCCHIO AI CONTI

Steve ci tiene anche a chiarire i dubbi sulla perdita di valore. Una Model S P85 del 2012 con 50.000 miglia vale circa 35-40.000 dollari. La sua auto, con 200.000 miglia, vale circa 20-25.000. Il driver però ha guadagnato 41.090 dollari offrendo corse con i servizi di ridesharing come Turo, Uber e Lyft. Va detto che negli Usa le Tesla sono tra le auto più presenti all’interno di queste flotte a noleggio con conducente. Insomma i 15.000 dollari persi in valore di rivendita dell’auto risultano largamente compensati. Steve ha pagato la sua Tesla Model S P85 79.000 dollari. L’auto aveva percorso già 35.000 miglia al momento dell’acquisto nell’agosto del 2014. A questi guadagni vanno aggiunti quelli indiretti. Parliamo di quasi 95.000 dollari. Di questi 15.000 grazie al programma referenze di Tesla che premia coloro che aiutano a promuovere il brand e gli altri come sconto sull’acquisto della nuova Tesla Roadster.

NIENTE BENZINA

Durante tutte le 200.000 miglia il driver ha usato solo per la metà i Supercharger Tesla. Come sappiamo le colonnine di ricarica rapida del brand Usa permettono di ricaricare molto più velocemente che a casa. Per il resto Steve ha caricato la sua Tesla a casa spendendo in totale circa 7.000 dollari. Le cose sarebbero state diverse con un’auto tradizionale alimentata a benzina. Per 200.000 miglia, supponendo una media di 6,7l/100km, avrebbe speso 24.000 dollari. Insomma conti alla mano l’auto elettrica sembra proprio avere costi di gestione davvero contenuti. L’invito che Steve rivolge nel raccontare la sua storia è quello di utilizzare al massimo la propria Tesla. Come ci tiene a precisare l’auto ha il potenziale per ripagare tutte le sue stesse spese basta usarla. In questo i servizi di ridesharing sono la soluzione ottimale per quanti come lui amano guidare e condividere la propria vettura con altri.

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Lyft punta sulla sicurezza: targa auto e foto del driver in evidenza

di Antonio Elia Migliozzi

Lyft aggiorna l’app per aumentare la sicurezza dei suoi utenti. La nota azienda americana di ridesharing ha preso in seria considerazione il problema della sicurezza a bordo delle sue auto. Per questo motivo l’app di Lyft adotta una nuova interfaccia con funzioni specifiche. Queste permetteranno agli utenti di verificare con esattezza tipo di vettura, identità del driver e dati del veicolo. I passeggeri possono anche avviare una chiamata di emergenza ad un numero di soccorso in caso di pericolo. Si tratta di una funzione che era già prevista ma soltanto a tutela dei driver. Insomma dopo il debutto in borsa sottotono sia Lyft che Uber stanno prendendo sul serio le preoccupazioni dei clienti e cercano di porre rimedio. Vediamo come.

SICUREZZA AL CENTRO

Qualche settimana fa sia Uber che Lyft hanno annunciato nuove caratteristiche e politiche di sicurezza. La scelta era dovuta alla tragica morte di una studentessa universitaria americana rapita e uccisa in quella che credeva l’auto di Uber che aveva chiamato. Ad aprile Lyft ha reso più sicura la sua app con l’inserimento di controlli continui per i suoi conducenti. L’azienda aveva anche affermato che stava migliorando il processo di verifica dell’identità dei conducenti per prevenire scambi di identità e frodi sulla sua piattaforma. Lyft annuncia che le nuove funzionalità di sicurezza sono finalmente pronte. Tramite la nuova app gli utenti potranno facilmente trovare e identificare la loro corsa, fare una chiamata di emergenza e contattare Lyft. Il mese scorso Uber ha introdotto avvisi di sistema per invitare gli utenti a controllare dettagli come la targa, la marca e il modello dell’auto ma anche nome e foto del driver.

RISPOSTE CONCRETE

Ben 12 mesi fa Uber ha lanciato nuove funzioni di sicurezza come il suo centro sicurezza in-app e il pulsante di “Emergenza”. Ecco allora che Lyft è al lavoro per recuperare il tempo perso. L’azienda sta riorganizzando la sua app per evidenziare meglio i dettagli della corsa e, in particolare, allo scopo di rendere più facile la l’individuazione del numero di targa e dei dati del driver. Quando si prenoterà una corsa con Lyft si potranno vedere la foto dell’autista, quella dell’auto e la targa. Tutte queste informazioni importanti appaiono in un popup specifico che permette di evitare le frodi. Lyft conferma che alcuni utenti hanno già ricevuto questa versione aggiornata della applicazione. La società si è affrettata a comunicare che molto presto molti altri clienti potranno mettere le mani sulle nuove funzioni di sicurezza. Lyft sta anche introducendo l’obbligo per i passeggeri di valutare la loro corsa.

SVILUPPO PROGRESSIVO

Presto il feedback degli utenti Lyft sarà condiviso in modo anonimo con il conducente. Va detto che molte persone non intendono lasciare un feedback negativo temendo ritorsioni da parte dei driver. Molti credono che l’autista possa risalire a chi ha lasciato un commento negativo. Inoltre, se l’autista li è andati a prendere casa o in ufficio saprebbe già dove cercarli. Lyft ha detto che rende sul serio anche il tema delle molestie sessuali. Su questo fronte gli sviluppatori della app hanno comunicato che saranno presto consegnati ai driver manuali di condotta da rispettare. Insomma facile sospettare che sia Uber che Lyft, dopo l’ingresso non brillante in borsa, vogliano convincere gli investitori per battere la crescente concorrenza globale. In questa dinamica conquistare la piena fiducia dei clienti è assolutamente determinante.

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Tra carsharing e noleggio, il 60% degli italiani vuole l’auto di proprietà

di Antonio Elia Migliozzi

Capire le nuove abitudini degli italiani in materia di auto non è semplice. In occasione dell’appuntamento annuale con l’Automotive Dealer Day di Verona è stato presentato uno studio dettagliato. Sicuramente cresce l’interesse per l’auto in condivisione e per le formule alternative di mobilità. Guardando al carsharing circa la metà del campione (49%) prevede di utilizzare queste formule in futuro. Se l’acquisto rimane la scelta preferita gli italiani sono pronti a considerare anche altre opzioni a partire dal noleggio. In questo caso cresce il disorientamento con il campione che si dichiara scarsamente informato circa le modalità operative. Quando si parla di auto premium il 60% degli italiani valuta le opzioni di abbonamento “all inclusive”. Vediamo tutti i dettagli.

MOBILITA’ INTEGRATA

In Italia l’auto rimane di proprietà ma piace sempre di più la mobilità integrata. E’ quello che risulta dall’annuale studio di Quintegia sulle abitudini degli italiani al volante, realizzato in occasione di Automotive Dealer Day. Il 39% degli intervistati si aspetta un aumento dell’utilizzo di servizi condivisi come noleggio, car sharing e mezzi pubblici. Circa la metà del campione (49%) prevede infatti di utilizzare formule di car sharing in futuro. Questo soprattutto grazie alla crescente diffusione di questo tipo di offerta nelle grandi città. Eppure l’apertura alla mobilità condivisa non sembra mettere in discussione l’auto di proprietà. Questa rimane assolutamente indispensabile per il 46% degli italiani e in particolare per le donne. Proprio loro in più della metà dei casi (51%) si vedono anche nel futuro al volante della propria macchina. Stando all’indagine, solo il 13% degli italiani ha un brand preferito e non ne prenderebbe in considerazione altri.

FORMULE DI ACQUISTO

Tra gli automobilisti italiani il 40% scelgono l’auto sulla base delle caratteristiche del veicolo, a prescindere dal brand. Il 34% sceglie tra un gruppo ristretto di auto mentre il 13% rimane convinto dell’importanza assoluta di un certo marchio. Dovendo decidere tra le diverse modalità di acquisto, prevale il ricorso ai finanziamenti (60%), con il 55% degli italiani che guarda alle formule più tradizionali. Va detto che il 45% prende in considerazione anche modalità più flessibili che permettono di decidere se tenere o cambiare l’auto alla scadenza del contratto. Quanto ai marchi generalisti l’acquisto tradizionale in un’unica soluzione rimane la scelta preferita (41%). Male il leasing che chiude la classifica con il 5% delle preferenze, il noleggio a lungo termine interessa 27% degli automobilisti italiani.

CAPITOLO NOLEGGIO

L’indagine di Quintegia sulle abitudini degli italiani dice che sono circa un terzo (34%) quelli che si dichiarano abbastanza informati sul noleggio a lungo termine. Solo un 10% di consumatori afferma di essere “molto informato” sul noleggio. La fetta più numerosa, al 38%, è quella dei “poco informati” che ne hanno sentito parlare in generale ma non conoscono i dettagli. Va detto che il 18% degli italiani confessa di non saperne nulla. In particolare il livello di informazione aumenta nelle fasce di età più avanzate. Nel dettaglio tra i consumatori premium e per le auto che superano i 30mila euro, il noleggio è prioritario. Proprio in questa fascia il 60% degli italiani valuta i modelli di abbonamento “all inclusive”. In questi casi si ha a disposizione, con un canone fisso, un’auto nuova senza i costi di proprietà. Inclusi tutti i servizi come bollo, assicurazione e manutenzione.

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Car sharing: 1 milione di italiani usa un’auto condivisa ogni giorno

di Redazione

Il parco auto della cosiddetta smart mobility, quella cioè che comprende vetture a noleggio o in sharing, ha superato quota 1 milione. Il dato conferma che l’Italia sta progressivamente trasferendo la proprietà dell’auto alle società di noleggio. Quotidianamente 900.000 persone per lavoro o per turismo decidono di utilizzare un mezzo a noleggio a lungo termine. A queste si aggiungono 130.000 noleggi a breve termine e 33.000 car sharing. Il 2018 è stato un anno di forte crescita di questo fenomeno, mentre nei primi mesi del 2019 si è registrata un’inversione di tendenza. È quanto emerge da un Rapporto Aniasa, l’associazione interna a Confindustria che rappresenta il settore dei servizi di mobilità che ha messo in luce un quadro nel quale nel settore automotive, che rappresenta l’11,1% del Pil e il 16,6% del gettito fiscale, una vettura su quattro è immatricolata a noleggio.

UNO SCENARIO IN CRESCITA

Sono 77.000 le aziende private di ogni dimensione e area di interesse ad utilizzare vetture con la formula del noleggio a lungo termine. A queste si aggiungono la bellezza di 2.900 pubbliche amministrazioni. Nel 2018 si sono registrati inoltre ben 5,3 milioni di contratti di noleggio a breve termine e 12 milioni di “corse” in car sharing. C’è un ulteriore dato molto interessante. Nel 2017 sono stati firmati 25.000 contratti di noleggio a lungo termine da soggetti privati. Nel 2018 si è arrivati a 40.000 e, per la fine del 2019, si prevede che si toccherà quota 50.000 per il 2019. Si tratta di un segnale di cambiamento profondo che ha contribuito ai risultati dello scorso anno fatti registrare dalla smart mobility. Più 12% rispetto al 2017 (1.092.000 di veicoli in circolazione) e più 10% di fatturato, sempre rispetto all’anno precedente, che ha spinto il comparto vicino a quota 7 miliardi di euro (6,8 per la precisione).

LA FRENATA DEL 2019

Ma già nella seconda parte del 2018 si è registrato un rallentamento. L’intero comparto automotive, in realtà, ha iniziato a dare segni di debolezza portando il risultato della crescita dell’intero parco circolante a percentuali molto contenute, dell’ordine del più 0,4%. Nel 2019 è andata peggio. L’incertezza economica, un calendario che prevedeva molti “ponti” (con evidente modifica delle scelte di spostamento sia per motivi personali che per business) alcune misure normative (come l’introduzione dell’ecotassa) e i blocchi della circolazione anche per i veicoli a gasolio Euro 6 in alcune città), hanno portato il primo trimestre di quest’anno ad un risultato a dir poco negativo: -14%. Un risultato che, chiaramente, si riflette anche sul settore della mobilità smart.

UNA NORMATIVA DA AGGIORNARE

Il presidente dell’Aniasa Massimiliano Archiapatti commenta lo scenario con queste parole. “I dati – dice – testimoniano l’inarrestabile evoluzione della mobilità italiana. Con il graduale passaggio dalla proprietà all’uso dei veicoli. Il clima di incertezza economica e il quadro politico degli ultimi mesi stanno però rallentando questa spinta innovativa. Si apprezza sul fronte istituzionale la volontà di aggiornare un Codice della Strada fermo al 1992, che non considera l’evoluzione della sharing mobility e non contempla adeguatamente neanche il noleggio. Ma non altrettanto può dirsi per misure poco efficaci come la normativa bonus-malus sull’auto. Lascia poi particolarmente delusi la recente ulteriore richiesta alla UE di tenere fermo al 40% per altri tre anni (fino al 2022) il regime di detraibilità dell’Iva per le auto aziendali. Una nuova beffa per le aziende italiane. Che si devono misurare ogni giorno con i concorrenti europei, agevolati da una detraibilità del 100%. Senza dimenticare la maggiore deducibilità dei costi di mobilità che si nota altrove”.

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Alfa Romeo Giulietta: prima la noleggi poi la condividi con U-Go

di Redazione

Alfa Romeo ha presentato la nuova Giulietta Model Year 2019 che esalta ancora di più le tradizionali caratteristiche della vettura, ma punta ad anticipare le tendenze soprattutto nella formula di utilizzo: da ora è infatti possibile, per chi sceglie il noleggio in leasing, ricorrere al sistema U-Go by Leasys per affittare la sua auto ad altri utenti, creando un virtuoso sistema di car sharing privato.

MOBILITÀ DEL FUTURO CON U-GO BY LEASYS

La più grande novità sta nel sistema U-Go by Leasys, che lancia per la prima volta in Europa un modello di car sharing privato. Chi prenderà la Giulietta MY19 a noleggio in leasing (diventando così “U-Go Player”) potrà subaffittarla a terzi (gli “U-Go User”) nei momenti di inutilizzo, contenendo i costi del canone mensile. Il servizio è molto semplice: l’U-Go Player indica le fasce orarie di disponibilità dell’auto sulla Leasys App o sul sito del sistema. Qui, gli U-Go User possono scegliere e affittare la vettura che meglio risponde alle loro esigenze. Le tariffe sono decise direttamente dallo U-Go Player, che concorda con lo User anche le modalità di pagamento e di ritiro/consegna del veicolo. Il sistema di mobilità condivisa privata U-Go è stato lanciato da poco in Italia ma verrà esportato in altri paesi europei (Spagna, Francia, Regno Unito) entro settembre 2019.

LEASING BEFREE

La nuova Giulietta si potrà prendere a noleggio tramite un pacchetto leasing offerto dalla Leasys, società controllata dal gruppo FCA. Il pacchetto si chiama BeFree ed è stato scelto dal 40% dei clienti che hanno affittato un auto in Italia dal 2016. L’offerta BeFree propone due prodotti. Il BeFree Light ha un canone mensile fisso di 399 euro che include noleggio per 48 mesi e 60.000 km, assicurazione RCA, assistenza stradale, servizio di infomobilità I-Care, tassa di proprietà e Leasys App. Il BeFree Plus con 100 euro in più aggiunge, ai servizi già disponibili col pacchetto base, assistenza ordinaria e straordinaria, copertura furto e incendio e servizio di riparazione danni. Entrambe le opzioni inoltre non prevedono anticipi da versare oltre al canone mensile e sono gestibili in toto dall’applicazione Leasys App.

ANCORA PIÙ PERSONALIZZAZIONI

La nuova Giulietta MY19 propone una personalizzazione ancora più elevata. La gamma prevede sei allestimenti: Giulietta, Giulietta Business, Giulietta Sport, Giulietta Super, Giulietta Veloce e l’edizione speciale Giulietta Super Launch Edition. Questi si possono abbinare a differenti motori, dal turbobenzina 1.4 da 120 CV ai Multijet 1.6 da 120 CV e 2.0 da 170 CV. Entrambi i Diesel sono disponibili con cambio a doppia frizione Alfa TCT. Disponibili tutte le dotazioni e gli optional delle precedenti serie di Giulietta. Tra questi,  il sistema di infotainment Uconnect Radio Nav con schermo touch da 6,5 pollici o l’impianto frenante maggiorato Brembo.

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