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Positivo all’alcoltest: assolto in Cassazione perché non pericoloso

di Antonio Benevento

La Suprema Corte di Cassazione, sez. IV penale ha depositato uno sentenza che consolida l’orientamento a favore dell’imputato, nei di guida in stato di ebbrezza meno gravi. Si tratta della sentenza n. 12863/19, che ha confermato l’assoluzione per particolare tenuità del fatto, ai sensi dell’art. 131bis c.p., per un automobilista fermato durante un controllo e risultato positivo all’etilometro con 1.03 g/l di alcolemia. Scattato il procedimento ai sensi dell’art. 186, 2 co. lett. b), C.d.S., il Tribunale di Lanusei ha riconosciuto la particolare tenuità del fatto, non emergendo nel caso di specie nessun particolare che rivelasse un grave stato di alterazione, al di fuori di occhi lucidi e alito vinoso. Nonostante il ricorso in Cassazione del P.M. di Lanusei, gli Ermellini confermano quanto deciso dal Tribunale, che ha applicato l’indirizzo dato dalle Sezioni Unite nel 2016.

UBRIACO SOLO PER L’ETILOMETRO

La rilevazione della guida in stato di ebbrezza avviene in due modalità: controlli di routine sulle strade, oppure interventi dopo gli incidenti. Quando la rilevazione si fa a seguito di un incidente, già si parte male, perchè se uno ha provocato un incidente e poi fa registrare un tasso di alcol nel sangue troppo alto, c’è poco da difendere. Ma nel caso in esame si trattò di un controllo di routine: l’auto non andava a zig zag, l’eloquio non era confuso, l’automobilista non aveva altro, secondo il verbale degli agenti, che gli occhi lucidi e l’alito vinoso, cui ovviamente si deve affiancare l’alcoltest positivo, per ben 1.03 g/l, ovvero ebbrezza media, secondo l’art. 186, 2 co. lett b), che prevede sanzioni per chi presenta un alcolemia compresa tra 0.8 e 1.5 g/l. A togliere dai guai l’automobilista è stato però il meccanismo che prevede l’assoluzione quando l’offesa del fatto commesso è talmente lieve che allo Stato conviene non perseguirla. Ai sensi dell’art. 131bis c.p., infatti, il GIP di Lanusei ha assolto l’imputato, che vincerà anche in Cassazione dopo il ricorso di un deluso Pubblico Ministero.

LE SEZIONI UNITE HANNO DETTO: VALUTARE TUTTI GLI ELEMENTI

Gli Ermellini, per giungere alla conferma dell’assoluzione, richiamano i principi enunciati dalle Sezioni Unite della Suprema Corte con la sentenza n. 13681/16. Questi in particolare delimitano l’applicazione del principio di non punibilità per particolare tenuità dell’offesa, ovvero l’esclusione di determinati fatti astrattamente punibili dal sistema sanzionatorio penale, sia perchè non meritevoli, sia perchè il sistema non può rimanere ingolfato da casi marginali. A questo proposito gli Ermellini ribadiscono che la tenuità dell’offesa deve essere valutata considerando il fatto nel suo complesso e che “non esiste un’offesa tenue o grave in chiave archetipica“, quindi il fatto va valutato sotto il profilo concreto. La valutazione insomma “richiede l’analisi e la considerazione della condotta, delle conseguenze del reato e del grado di colpevolezza“. Nel caso di specie, non emergendo null’altro che occhi lucidi e alito vinoso, oltre naturalmente all’esito dell’alcoltest, non avendo gli agenti accertatori rilevato “comportamenti di guida inadeguati né difficoltà a parlare né, ancora, incertezze nei movimenti”, bene ha fatto il G.I.P. ad assolvere l’automobilista finito negli ingranaggi del sistema penale per essersi messo alla guida dopo aver bevuto un pochino. La sentenza fa però salve le sanzioni amministrative, eventualmente ancora da scontare (sospensione da sei mesi a un anno e decurtazione di 10 punti).

LA BRECCIA NELLA RIGIDITA’ DEL SISTEMA

Questa pronuncia rappresenta un seguito naturale all’impostazione data dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione (nel febbraio del 2016 (Cass SSUU civ., sent. 13681/16), per quanto riguarda l’applicazione della scriminante della tenuità al caso della guida in stato di ebbrezza. La giurisprudenza in materia è stata per molti anni rigida, con più pronunce a scapito degli imputati. Con l’ingresso del criterio della particolare tenuità dell’offesa nel nostro ordinamento, avvenuto nel 2015, era inevitabile che si ponesse il problema, visto che la guida in stato di ebbrezza può avere livelli di gravità molto differenti, ed è sanzionata in base a tre scaglioni di alcolemia, nonchè aggravata a seconda di ulteriori circostanze, prima fra tutte quella dell’aver provocato un incidente stradale. Avevamo anticipato la possibilità che la guida in stato di ebbrezza conoscesse una fase sanzionatoria nuova già alla vigilia della sentenza delle SSUU del 2016 (per leggere l’articolo sull’imminente decisione delle Sezioni unite clicca qui). Ora è evidente che si può formare un consolidato indirizzo che porti a una sostanziale depenalizzazione di tutti quei casi in cui l’unico elemento caratterizzante il reato è l’etilometro, in assenza cioè di elementi caratterizzanti un pericolo concreto. Questo peraltro avviene mentre cominciano a fioccare sentenze in cui gli imputati per guida in ebbrezza vengono assolti per mancanza di attendibilità degli etilometri (per leggere un articolo su una recente sentenza, clicca qui). Insomma forse stiamo entrando in una nuova fase della lotta al drunk driving, non più impostata sulla “tolleranza zero”. Il che però sarebbe in contrasto con la tendenza all’inasprimento delle sanzioni collegate alla condotta stradale, vedasi l’introduzione di omicidio e lesioni stradali, dunque potrebbe rivelarsi un fenomeno provvisorio. Staremo a vedere.

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Land Rover vince in Cina: sentenza storica contro la copia della Evoque

di Redazione

Risale a pochi giorni fa la decisione della corte distrettuale di Chaoyang, Pechino, di condannare la società cinese Landwind per concorrenza sleale: questa infatti avrebbe copiato deliberatamente almeno cinque tratti distintivi unici della Range Rover Evoque, del gruppo JLR, inducendo in confusione i consumatori.

BLOCCO IMMEDIATO PER LA X7

La controversia inizia nel 2015, quando la casa automobilistica cinese presenta al Salone dell’automobile di Guangzhou la sua Landwind X7. A quel punto, Jaguar Land Rover intenta una causa, ritenendo la X7 una copia della sua Evoque, uno dei Suv iconici della società inglese. I giudici di Pechino, chiamati a deliberare sul caso, hanno decretato in favore di JLR, stabilendo che Landwind ha copiato cinque tratti di stile unici propri della Evoque prima serie. La sentenza ha quindi imposto il blocco immediato di produzione, pubblicità e vendita della X7, e in più un risarcimento che la casa orientale dovrà versare alla casa d’oltre Manica.

UNA SENTENZA SENZA PRECEDENTI

In passato sono state portate avanti svariate cause contro società e gruppi imprenditoriali cinesi, accusati di concorrenza sleale. Le corti della Repubblica Popolare tuttavia sono sempre state di manica larga con i marchi locali: si ricorda per esempio il caso della Great Wall Peri, quando i giudici ritennero che l’utilitaria sinica non fosse abbastanza simile alla Fiat Panda per poter emettere una condanna. La soddisfazione di JLR infatti è grande, come apprendiamo dalle parole di Keith Benjamin (Global Head of Legal di JLR): “Prendiamo atto con soddisfazione di questa decisione della Corte di Pechino, che rafforza la nostra fiducia negli investimenti effettuati in Cina e nell’equità dei giudizi sulla proprietà intellettuale dei giudici cinesi.”

COPIATA DALLA EVOQUE

Comparando le due auto, ci si fa subito un’idea delle similarità. Già a partire dalle dimensioni la X7 ricalca fondamentalmente quelle della Evoque, essendo 5 cm più lunga, 1 cm più larga e identica in altezza. Guardando poi nel dettaglio, si nota come in entrambe le Suv siano presenti gruppi ottici frontali rastremati che si inseriscono nel passaruota, cristalli laterali che si restringono posteriormente per effetto dei montanti e una sottile mascherina. Inoltre, nonostante l’aggiornamento della X7 nel 2017, che le ha dato dei profili più taglienti e un nuovo motore turbo 1.5 da 162 CV, le due vetture non smettono di somigliarsi parecchio.

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Amazon Dash Button: stop in Germania

di Filippo Vendrame

Un tribunale tedesco ha dichiarato che gli Amazon Dash Button violano la legislazione sulla protezione dei consumatori. Trattasi di quei famosi pulsanti wireless disponibili anche in italia che permettono l’acquisto di un particolare bene con un semplice click. Il risultato di questa sentenza è il divieto per Amazon di continuare a ricevere ordini da questi mini dispositivi. Questa sentenza è arrivata a seguito di una causa portata avanti dall’associazione tedesca per la protezione dei consumatori, che ha affermato di agire dopo aver ricevuto lamentele da parte dei clienti di Amazon.

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