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Parcheggio selvaggio: quando è tollerato

di Raffaele Dambra

Parcheggio selvaggio

Quasi tutte le città italiane, soprattutto quelle medio-grandi, fanno i conti con il fenomeno del ‘parcheggio selvaggio’. Ovvero la (pessima) abitudine di lasciare in sosta una vettura dove non è consentito, arrecando un danno alla circolazione dei pedoni e degli altri veicoli. Eppure ci sono casi in cui la sosta selvaggia è tollerata se non addirittura permessa. Ovviamente si tratta di situazioni molto particolari che verificheremo a breve.

LA SOSTA DELLE VETTURE NEL CODICE DELLA STRADA

La sosta delle vetture è regolamentata dagli articoli 157 (Arresto, fermata e sosta dei veicoli) e 158 (Divieto di fermata e di sosta dei veicoli) del Codice della Strada. In particolare il primo, dopo aver precisato la differenza tra arresto, fermata e sosta, spiega quali sono le corrette modalità di posteggio dentro e fuori i centri abitati; mentre il secondo elenca tutte le situazioni in cui la fermata e la sosta non sono permesse e le relative sanzioni per i trasgressori. Che, a seconda della violazione, variano da 24 a 335 euro con possibilità di rimozione forzata. Tra le altre cose è vietato sostare sui marciapiedi (salvo diversa segnalazione), allo sbocco dei passi carrabili, in seconda fila (salvo che si tratti di due veicoli a due ruote), negli spazi riservati alla fermata di autobus e tram, negli spazi riservati ai veicoli per persone invalide, davanti ai cassonetti dei rifiuti o contenitori analoghi e così via.

EFFETTI DEL PARCHEGGIO SELVAGGIO

Il ‘parcheggio selvaggio’ costituisce quindi un illecito: non rispettare le norme sulla sosta dei veicoli previste dal Codice della Strada significa commettere un’infrazione sanzionabile con pene pecuniarie e accessorie. Ma non solo: ci sono situazioni, con tanto di sentenze della Cassazione, in cui la sosta vietata può sfociare addirittura nel penale, prefigurando il reato di violenza privata (quando un automobilista, parcheggiando in doppia fila o in altra posizione non ortodossa, blocca la manovra alle altre vetture regolarmente parcheggiate o impedisce l’accesso o l’uscita ad altri autoveicoli) o di interruzione di pubblico servizio o di pubblica necessità (quando un’auto parcheggiata in modo irregolare ostacola o blocca il passaggio di un bus di linea o, peggio ancora, di un’ambulanza).

PARCHEGGIO SELVAGGIO: QUANDO È LECITO

Insomma, roba non da poco: chi parcheggia in un posto non consentito o in maniera poco ortodossa rischia perfino il carcere. Eppure, come spiegavamo all’inizio, in alcune circostanze il ‘parcheggio selvaggio’ è consentito. Anche in questa occasione, come in altre, entra infatti in ballo la giustificazione dello ‘stato di necessità’. L’art. 54 del Codice Penale dispone infatti che “non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo”. Ciò significa che di fronte a determinate situazioni di emergenza si può posteggiare la macchina dove non si potrebbe senza incorrere in sanzioni.

ESEMPI DI PARCHEGGIO SELVAGGIO TOLLERATO

Per esempio la sosta selvaggia è tollerata se un conducente che ha a bordo una persona con urgente bisogno di cure, si ferma in doppia fila per recarsi presso la guardia medica per chiamare un dottore. Un altro esempio è quello di chi abbandona la propria auto in un posto non adibito al parcheggio per soccorrere una persona che ha avuto un malore o che è stata aggredita; stessa cosa per chi lascia la vettura nel bel mezzo del traffico perché in quel momento si è verificato un terremoto o un altro evento naturale di particolare gravità. O perché in macchina è entrato un malintenzionato che vorrebbe rapinarlo. Gli esempi possono essere tanti, l’importante è che sussistano soprattutto due elementi. Il ‘pericolo attuale di un danno grave alla persona’ e l’inevitabilità, nel senso che il conducente non deve avere alternative lecite alla sua condotta. Se ci sono entrambi la sosta selvaggia non è sanzionabile (bisogna però dimostrarlo).

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Sosta in doppia fila: è anche reato penale, ma a volte è ammessa

di Redazione

Sosta in doppia fila

A processo per una sosta in doppia fila? Assolutamente sì: alcuni giudici hanno stabilito che la pessima abitudine del parcheggio selvaggio non comporta soltanto la violazione del Codice della Strada, ma in certi casi può diventare reato penale. Insomma, chi parcheggia in doppia fila (o tripla) rischia non solo una severa sanzione pecuniaria ma persino il carcere. Tuttavia in certe situazioni di urgenza o pericolo può essere ammessa.

SOSTA IN DOPPIA FILA E CODICE PENALE

Recentemente l’argomento sosta in doppia fila è tornato alla ribalta dopo la decisione della Procura di Roma di contestare ai trasgressori il reato di “Interruzione di un servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità”, previsto dall’art. 340 del Codice Penale e punito con la reclusione fino a un anno. Questo perché molto spesso le auto in doppia fila bloccano il passaggio di autobus e tram, interrompendo di fatto un servizio pubblico, e più pericolosamente anche quello delle ambulanze. Ovviamente disagi del genere non capitano solo nella Capitale ma si verificano in tutte le grandi città, e anche in quelle un po’ meno grandi. Compresa Milano, dove gli avvisi dell’azienda del trasporto pubblico locale, riguardo l’interruzione di corse a causa di vetture in sosta vietata, sono ormai all’ordine del giorno. Ecco un esempio freschissimo:

CASI IN CUI IL PARCHEGGIO IN DOPPIA FILA PUÒ CONDURRE IN CARCERE

In realtà l’azione della Procura di Roma non è del tutto inedita. Già in passato, infatti, alcune sentenze avevano ravvisato nel parcheggio in sosta vietata gli estremi di un reato penale punibile con il carcere. Reati anche gravi come violenza privata (art. 610 del C.P.), che può sussistere se un automobilista lascia intenzionalmente la propria vettura in doppia fila o comunque in divieto di sosta bloccando la libertà di movimento di uno o più soggetti. O peggio ancora omicidio colposo (art. 589 del C.P.) o lesioni personali colpose (art. 590) se lasciando l’auto in doppia fila si provoca un incidente stradale grave. Chi parcheggia in doppia fila è quindi un conducente non soltanto indisciplinato ma potenzialmente pericoloso. Ed è giusto che sia punito in maniera proporzionale alle proprie colpe.

MULTE E SANZIONI PER LA SOSTA IN DOPPIA FILA

Dal punto di vista amministrativo la sosta selvaggia è disciplinata dal Codice della Strada. L’articolo 158, comma 2, lettera c) dispone che la sosta di un veicolo è vietata “in seconda fila, salvo che si tratti di veicoli a due ruote, due ciclomotori a due ruote o due motocicli”. Il comma 6 stabilisce inoltre che “chiunque viola le disposizioni del presente articolo è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 24 a euro 97 per i ciclomotori e i motoveicoli a due ruote e da euro 41 a euro 168 per i restanti veicoli”, precisando nel comma 7 che “le sanzioni si applicano per ciascun giorno di calendario per il quale si protrae la violazione”. In più l’articolo 159 del CdS sancisce la rimozione forzata del veicolo qualora la sosta vietata “costituisca pericolo o grave intralcio alla circolazione”.

SOSTA IN DOPPIA FILA: QUANDO È AMMESSA?

Ci sono però particolarissimi casi in cui la sosta in doppia fila può essere ammessa. Non c’è un articolo di qualche codice che ne parli esplicitamente, ma in occasione di alcuni ricorsi i giudici si sono rifatti all’art. 54 del Codice Penale riguardante lo “Stato di necessità”. Tale articolo dispone infatti che “non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo”. Ciò significa che si può giustificare un parcheggio in doppia fila solo in situazioni di evidente pericolo, urgenza o gravità per sé o per gli altri. Per esempio un conducente che si ferma per soccorrere una persona che sta male o perché lui stesso non è più nelle condizioni psico-fisiche di guidare.

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