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La ricerca di Google diventa visiva e fa piazza pulita del testo (in prova)

di Pietro Paolucci

Un'interfaccia rivoluzionata per la ricerca di Google si intravede sul web con le immagini che prendono il sopravvento sul testo. Si tratta di test, piuttosto opinabili, che vi mostriamo nei loro dettagli in questo articolo.

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Oracle: l’IA aiuta ad accelerare dell’80% la crescita dei profitti aziendali

di Antonino Caffo
Le aziende che adottano l’intelligenza artificiale e altre tecnologie emergenti nei processi di gestione finanziaria e operativa vedono i loro profitti annuali crescere dell’80% più velocemente. Lo dice un dato che emerge da una nuova ricerca condotta da Enterprise Strategy Group e Oracle, Emerging Technologies dal titolo “The competitive edge for finance and operations”, che […]

Pneumatici auto: ora i test delle gomme si fanno al simulatore come in F1

di Donato D'Ambrosi

Il lavoro di un collaudatore che testa pneumatici auto ogni giorno richiede anni di preparazione, che si sommano alle prove delle gomme su strada e in pista. Sviluppare un nuovo pneumatico auto stradale efficiente può richiedere fino a 4 anni, tempi che nel motorsport significherebbero non stare al passo con le norme tecniche e lo sviluppo tecnologico delle auto. Da questo incipit, Pirelli ha annunciato che utilizzerà il simulatore virtuale per gli pneumatici auto stradali come in pista. Ecco cosa cambia e quali benefici porteranno i test virtuali sulle gomme auto.

TEST PNEUMATICI AUTO PIU’ EFFICIENTI

Minori tempi di sviluppo pneumatici, meno prototipi di pneumatici da smaltire e una risposta più veloce alle richieste di innovazione delle Case auto. Sono gli obiettivi Pirelli che ha annunciato l’uso del nuovo simulatore statico, inaugurato nel centro di Ricerca & Sviluppo di Milano. Il nuovo simulatore ha l’obiettivo di ottimizzare le fasi di sviluppo e test dei nuovi pneumatici, riducendo i tempi del 30%.

COM’E’ FATTO IL SIMULATORE PER I TEST DELLE GOMME STRADALI

La simulazione utilizzata già alcuni anni per la progettazione e il test degli pneumatici da Formula 1 e per altre categorie viene applicata anche agli pneumatici di utilizzo stradale. Il simulatore è composto da uno schermo cilindrico con un’estensione di 210° e diametro di 7,5 m per riprodurre visivamente i diversi circuiti e condizioni di guida.  Grazie all’utilizzo dei prototipi virtuali per i diversi modelli di auto si possono modificare velocemente i parametri durante lo sviluppo e lo scambio di informazioni digitali con la Casa auto committente.

SVILUPPO PNEUMATICI AUTO: I TEST VIRTUALI

Il sistema è dotato al centro dello schermo di una vettura statica equipaggiata con alcune tecnologie attive per restituire i comportamenti reali della vettura al guidatore. Il sedile, lo sterzo, le cinture di sicurezza e diversi shaker sono posizionati in corrispondenza delle sospensioni e del motore. Ogni operazione è coordinata da una control room, dalla quale è possibile inserire nel simulatore i parametri delle specifiche tecniche di pneumatico e veicolo. Dalla stessa stanza di comando sono poi monitorati i risultati dei test simulati, tra cui forze al contatto pneumatico-strada e tutti gli indici di prestazione, oltre che la valutazione soggettiva del collaudatore.

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Google Assistant sarà il vostro assistente personale nella notte degli Oscar

di Giovanni Mattei

Google si preparare alla notte degli Oscar 2020 con un set di tool molto interessanti per Assistant e per la ricerca

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Da oggi è possibile acquistare credito per la SIM tramite Ricerca Google

di Giovanni Mattei

Da oggi gli utenti Android in India potranno ricaricare il proprio credito SIM semplicemente con una query su Ricerca Google

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Case auto: chi investe di più in ricerca e sviluppo?

di Donato D'Ambrosi

Gli investimenti delle Case auto in ricerca e sviluppo sono aumentati del 91% negli ultimi 10 anni, a causa soprattutto delle normative antinquinamento sempre più severe. Secondo una ricerca pubblicata dalla Commissione europea le aziende automotive hanno speso ben 123 miliardi di euro nell’innovazione. Ecco quanto spendono le Case auto in R&D e quali sono le aziende automotive più innovative.

LA CLASSIFICA DELLE CASE AUTO IN RICERCA E SVILUPPO

Nell’ambito di un’indagine di Joint Research la Commissione europea pubblica la classifica delle Case auto che hanno investito di più in Ricerca e Sviluppo. Tra le prime 2500 aziende al mondo che hanno impiegato più risorse nello sviluppo di nuove tecnologie automotive, il Gruppo Volkswagen è al primo posto. Nel 2019 Volkswagen ha investito 13,6 miliardi di euro in R&D, il 3,8% in più rispetto al 2018. Volkswagen Group è seguita da Daimler (9 miliardi), Toyota (8,2 miliardi), Ford (7,2 miliardi) e Bmw (6,9 miliardi). All’interno delle alleanze, Nissan ha investito 4,1 miliardi di euro rispetto a Renault (3,5 miliardi) nell’alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi. Nel Gruppo più attuale in vista della fusione con FCA, PSA ha fatto registrare il maggiore aumento di budget investito in R&D (+25% circa).

LE CASE AUTO PIU’ INNOVATIVE PER NUMERO DI BREVETTI NEL 2019

Se si considera la quota di investimenti in rapporto al fatturato però BMW è la Casa auto più impegnata (7,1%) secondo il Quadro di valutazione R&D dell’UE. Seguire invece ci sono per Volkswagen (5,8%), Daimler (5,4%), General Motors e Honda (5,3%), Ford (5,1%). Nel confronto sul numero di brevetti depositati dalle Case auto più innovative del 2019, Toyota è nettamente in testa, con 2344 registrazioni. Al secondo posto c’è il Gruppo Hyundai-Kia con 1.767 brevetti, poi GM (941), Bosch (912), Volkswagen (726), Honda (538), Denso (502) e Nissan (456).

RICERCA E SVILUPPO DEI PRODUTTORI DI COMPONENTISTICA

Dall’indagine della Commissione europea sugli investimenti in Ricerca e Sviluppo emerge anche quanto a dispetto dei Costruttori, i Produttori di componentistica automotive siano altrettanto impegnati nell’innovazione. Bosch in cima alla classifica dei fornitori di componentistica automotive ha investito 6,1 miliardi di euro nel 2019 (7,9% del fatturato 2019 e +4,3% sul 2018). Al secondo posto c’è Denso per investimenti in R&D (3,9 miliardi) sebbene con una quota maggiore (9,3%) sul fatturato. Infine c’è Continental tra le aziende automotive che hanno investito di più in Ricerca e Sviluppo nel 2019: 3,3 miliardi di euro, pari al 7,6% del fatturato 2019.

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Il nuovo “SOS Alert” di ricerca Google mostra le ultime news sul Coronavirus

di Giovanni Mattei

Ricerca Google mostra la nuova scheda "SOS Alert" quando si cerca Coronavirus all'interno del motore di ricerca

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L’opzione per scegliere il motore di ricerca su Android è tendenziosa secondo DuckDuckGo

di Pietro Paolucci

Secondo DuckDuckGo l'attuale opzione per scegliere il motore di ricerca predefinito per gli smartphone Android non è imparziale. Ecco i perché e una controproposta che andrebbe a rendere l'affare meno tendenzioso.

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Con questa piccola modifica Ricerca Google dovrebbe essere più piacevole da usare

di Roberto F.

Nelle score ore il team di Google ha annunciato una piccola modifica che il colosso di Mountain View ha deciso di apportare al suo motore di ricerca

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Google: nuovi attributi per il “nofollow”

di Marco Grigis
Google introduce due nuovi attributi per il nofollow: sponsored, per le affiliazioni, e ugc invece destinato allo user generated content. Leggi Google: nuovi attributi per il “nofollow”

Google: nuovi attributi per il “nofollow”

di Marco Grigis

Google introduce due nuovi attributi per il nofollow: sponsored, per le affiliazioni, e ugc invece destinato allo user generated content.

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Auto elettriche e SUV: perché il costo dell’assicurazione è più alto

di Antonio Elia Migliozzi

Le auto elettriche ed i SUV sono chiamati a rappresentare un trend emergente nelle vendite auto. Se da parte loro i SUV sono già in vetta alle classifiche, le elettriche arrancano ma per gli analisti siamo vicini ad una svolta. Una compagnia assicurativa ha svolto una ricerca per capire come queste tipologie di veicoli sono chiamati ad influenzare la sicurezza sulle nostre strade. Dai numeri si capisce che le elettriche e i SUV avrebbero il 40% di probabilità in più di provocare incidenti rispetto alle altre auto. Questo probabilmente perché i loro conducenti si stanno ancora abituando ad un nuovo stile di guida. Nel caso delle elettriche la loro rapida accelerazione potrebbe mettere nei guai gli automobilisti chiamati a gestire una coppia praticamente istantanea. Vediamo come cambiano le assicurazioni con l’arrivo di crossover e auto green.

RISCHI A CONFRONTO

I numeri raccolti dalla compagnia di assicurazioni AXA aiutano a tracciare un quadro della sicurezza su strada. Nei fatti i tassi complessivi di incidenti che riguardano i veicoli elettrici sono pressoché identici a quelli delle auto alimentate a motore a combustione. Secondo i dati provenienti dalle richieste di risarcimento in Svizzera i veicoli compatti alimentati a batteria presentano tassi di incidentalità inferiori a tutti gli altri. Va detto che le cose cambiano, ed in peggio, se si volge lo sguardo al segmento delle auto elettriche di lusso e dei SUV. In entrambi i casi il numero dei sinistri cresce del 40% con possibili conseguenze a cascata per tutti gli automobilisti. Va detto che i ricercatori escluso per ora rincari delle polizze delle auto elettriche perché è ancora dubbio il fatto che presentino una maggiore pericolosità. Serviranno quindi ulteriori verifiche per capirne di più.

STILE DI GUIDA

Le auto elettriche accelerano molto più rapidamente delle altre, il che significa che i conducenti possono facilmente ritrovarsi ad andare più veloci del previsto. Dal sondaggio di AXA la metà degli automobilisti che guidano un EV ha dichiarato di aver dovuto adeguare la propria guida alle nuove caratteristiche di accelerazione e frenata. Mentre per i motori a combustione interna, anche con una potenza elevata, sono necessari diversi secondi per raggiungere la massima accelerazione le elettriche tagliano i tempi offrendo tutta la coppia subito. Le vendite di auto elettriche sono in aumento grazie all’espansione dell’infrastruttura di ricarica e alla riduzione dei prezzi di acquisto. A guardare bene se lo scorso anno i veicoli a batteria rappresentavano meno dell’1% delle auto su strada in Svizzera e Germania, oggi sono l’1,8% delle vendite in Svizzera. In Svizzera oggi si arriva al 6,6% del mercato se  si considerano nel calcolo anche i motori ibridi.

QUESTIONE DI ABITUDINE

Le auto a batteria sono soggette agli stessi crash test e hanno le stesse caratteristiche di sicurezza attiva e passiva che abbiamo sino ad oggi imparato a conoscere. Bisogna però ricordare che quando si ha a che fare con un incidente che coinvolge una elettrica servono attenzioni particolari. Preoccupa che molti, anche tra i soccorritori, non sappiano come intervenire. Importante assicurarsi che il motore elettrico sia spento. Questa operazione potrebbe essere complessa perché, a differenza di un motore a combustione interna, il motore elettrico non fa rumore. Va detto che nel caso di gravi incidenti, le powetrain elettriche che gestiscono la corrente ad alta tensione si spengono automaticamente. Eppure le batterie danneggiate possono prendere fuoco fino a 48 ore dopo un incidente, rendendo più difficile gestire le conseguenze di un sinistro. AXA ha comunque smentito gli studi americani secondo cui le elettriche causerebbero più incidenti con pedoni o ciclisti.

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Mal d’auto: i passeggeri giovani soffrono più degli over60

di Antonio Elia Migliozzi

Se 1 americano su 3 soffre di mal d’auto, ancora poco si sa su come contrastare questo disturbo. Ecco allora che l’Università del Michigan si è messa al lavoro per capire di più della cinetosi e delle sue cause. Sicuramente si tratta di un disturbo difficile da studiare perché ciascun soggetto reagisce in modo diverso alle sollecitazioni che il suo corpo riceve in auto. Il team di ricerca ha quindi chiesto una mano ad un campione di 52 soggetti che si sono sottoposti ad una serie di screening in auto. Nel dettaglio è stato messo a punto un vero e proprio percorso di prova articolato in 25 frenate, 45 curve a sinistra e 30 curve a destra. I primi risultati dello studio faranno da base per successivi approfondimenti sul tema. Vediamo perché il mal d’auto è interessante per la mobilità odierna ma anche nell’ottica della prossima guida autonoma.

IL MAL D’AUTO 

La cinetosi è un disturbo serio che può rendere difficile ogni viaggio in auto al quale si partecipa da passeggero. I ricercatori dell’università del Michigan stanno esaminando il mal d’auto con un esperimento progettato per vedere come reagiscono i passeggeri alle sollecitazioni in auto. Del resto se nel prossimo futuro milioni di persone viaggeranno su veicoli a guida autonoma, per molti di loro leggere o lavorare a bordo potrebbe essere un problema. Come sottolinea la portavoce del gruppo di ricerca, Monica Jones: “Pochissimi studi sono stati condotti sulle automobili mentre invece, gran parte del lavoro è stato svolto in tema di trasporto marittimo e aereo, usando simulatori di guida o piattaforme .” Insomma l’obiettivo è capire una volta per tutte quali siano le situazioni che innescano la nausea nel “mondo reale”. Per questo il team di ricerca ha coinvolto 52 persone portandole in strada presso la Mcity Test Facility all’interno dell’università.

LO STUDIO

Fondamentalmente si è trattato di un test con la scientificità propria di un laboratorio organizzato però in un percorso stradale all’aperto. Oggetto della prova le reazioni dei passeggeri alle consuete svolte, fermate e accelerazioni. Ai partecipanti è stato chiesto di eseguire alcune attività come usare un tablet, rispondere alle chiamate al cellulare e rispondere alle domande poste da un ricercatore a bordo. Il test drive, della durata di 20 minuti, ha previsto 25 frenate, 45 curve a sinistra e 30 curve a destra, ed è stato condotto dai 16 ai 40 km/h. Specifici sensori hanno registrato l’accelerazione del veicolo, la posizione e la risposta fisiologica dei partecipanti, inclusi sudore, temperatura cutanea e frequenza cardiaca. Telecamere e sensori hanno monitorato anche il movimento e la postura della testa del passeggero. I partecipanti hanno poi descritto le sensazioni valutando l’intensità del malessere come lieve, moderata o grave.

LA PROSPETTIVA

Ad oggi nessuno ha mai realmente studiato il mal d’auto in modo approfondito e ottenendo risultati univoci. Nei fatti i giovani fino ai 26 anni hanno manifestato livelli più elevati di cinetosi ma per capire di più servirà un approfondimento. Questo è solo l’inizio di quello che sarà sicuramente uno studio a lungo termine che vuole contribuire a rendere i veicoli a guida autonoma il più rilassanti e popolari possibile. Insomma anche per chi soffre di mal d’auto viaggiare su un mezzo driveless non si rivelerà il peggiore degli incubi. Per ottenere una chiave di lettura chiara per i risultati ricavati, l’Università del Michigan ha creato un database con migliaia di misurazioni e osservazioni. Tutti questo elementi serviranno ad approfondire le reazioni dei passeggeri coinvolti per capire quali siano gli elementi che precedono il manifestarsi di dolore o disagio.

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Continental: al via la produzione della guida autonoma SAE 5 per l’EZ10

di Antonio Elia Migliozzi

Continental, EasyMile e l’Università di Oakland sono al lavoro in Michigan per mettere su strada una flotta di robotaxi. Questa attività di ricerca sulla guida autonoma si inserisce all’interno dell’iniziativa sulla mobilità PlanetM dello Stato del Michigan. Quest’ultima permette alle aziende di testare le loro tecnologie in condizioni reali. Progetto pilota partirà alla fine di agosto e durerà sei mesi nei quali la navetta driveless EZ10 di EasyMile opererà all’interno del campus della Oakland University. Il veicolo a guida autonoma sfrutta il sistema radar sviluppato da Continental coniugato al monoblocco frenante MK C1. Su un veicolo a guida autonoma arrivano quindi avanzati sistemi ABS, ESC e servofreno. La sperimentazione coinvolgerà docenti, studenti e personale universitario per raccogliere i loro feedback e accelerare la commercializzazione dei sistemi. Diamo uno sguardo dettagliato al progetto.

ROBOTAXI IN ARRIVO

Come sappiamo in America, Europa e Asia aziende tech e big dell’auto lavorano alla produzione di serie di veicoli a guida autonoma. Molti studi si concentrano sulla mobilità condivisa. I futuri taxi senza conducente diventeranno una parte importante degli ecosistemi urbani, contribuendo a ridurre il traffico favorendo l’efficienza degli spostamenti. Tuttavia, nonostante gli sforzi in campo, è probabile che ci vorrà circa un altro decennio per vedere queste tecnologie su strada. Quest’anno, la piattaforma Continental per i veicoli a guida autonoma arriva a bordo della navetta EZ10 realizzata dalla società francese EasyMile. Va detto che Continental detiene dal 2017 una partecipazione in questo produttore specializzato nel settore driveless. Coinvolto nei test un nuovo sistema radar pronto per la produzione e capace di generare un’immagine a 360 gradi dell’ambiente circostante. Il dispositivo Continental combina i dati raccolti da sensori, telecamere e radar promettendo grande precisione.

TUTTO NEL RADAR

Questi sistemi radar funzionano indipendentemente dalle condizioni di visibilità e possono persino “vedere attraverso” altri oggetti come, ad esempio, le auto parcheggiate. La piattaforma al centro di questa ricerca si chiama CUbE, una piccola navetta senza conducente basata sulla EasyMile EZ10. L’obiettivo non è quello di sviluppare il CUbE in un veicolo di produzione, ma di ottenere una gamma di tecnologie universali e pronte per il mercato. Ecco allora che si guarda ai sistemi frenanti ma anche a sensori perimetrali e radar. Come detto è stato scelto il sensore radar Continental che rileva l’ambiente del veicolo entro un raggio di 200 metri. Il veicolo è dotato di sette sensori radar, nonché sensori laser e telecamere. Questo pacchetto tecnologico consente al mezzo di determinare la sua posizione precisa, rilevando eventuali ostacoli e situazioni critiche. Continental ha reso disponibile per EZ10 anche il suo nuovo sistema frenante monoblocco MK C1.

ATTENZIONE ALLA SICUREZZA

Questo dispositivo di frenata è in produzione dal 2016 e combina ABS, ESC e servofreno. Nei veicoli autonomi, il sistema frenante monoblocco è combinato con un’estensione del freno idraulico che, insieme all’ABS, può arrestare in sicurezza il veicolo a guida autonoma. Questo perché, anche nel caso altamente improbabile di guasto del freno primario, il mezzo può sfruttare l’ABS. La tecnologia elettromeccanica del Continental MK C1 HAD garantisce la massima pressione dei freni dopo soli 150 millisecondi. Ciò significa i veicoli senza conducente possono essere arrestati più rapidamente rispetto a quelli che sfruttano i sistemi frenanti convenzionali. Si tratta della prima volta che un robotaxi monta l’ABS e i vantaggi si avranno anche in condizioni invernali. Tutti insieme ABS, ESC e controllo della trazione consentiranno ai veicoli di affrontare anche strade ghiacciate avendo la massima trazione su pendenze scivolose oltre che in fase di frenata.

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Auto connesse: il 20% in tilt potrà bloccare davvero una città?

di Antonio Elia Migliozzi

Sul prossimo futuro in cui le auto a guida autonoma e connessa condivideranno le strade con gli altri veicoli incombe l’incognita hacker. Uno studio del Georgia Institute of Technology sottolinea come i pirati informatici potrebbero facilmente attaccare queste vetture iperconnesse. La minaccia non si limiterebbe ad attacchi occasionali ma ci sarebbe la possibilità concreta di mettere sotto scatto una intera città. Un solo hacker avrebbe la possibilità di prendere il controllo di decine di veicoli in transito potendo arrivare a bloccare intere città. Facile prevedere che uno scenario simile porterebbe in pochi minuti al caos. La paralisi potrebbe scattare con un attacco mirato al 20% delle auto collegate in rete e presenti in strada in determinato momento. Vediamo nel dettaglio la ricerca nella consapevolezza che si lavora a sistemi hardware e software avanzati proprio per evitare situazioni di questo tipo.

AUTO CONNESSE

Nel 2026 potrebbe capitare che la tua auto a guida autonoma si fermi improvvisamente in mezzo al traffico dell’ora di punta. Secondo i fisici del Georgia Institute of Technology e della Multiscale Systems il rischio di un attacco hacker coordinato contro i veicoli connessi ed autonomi non è affatto remoto. I ricercatori hanno appena presentato un nuovo studio che simula come gli hacker potrebbero creare il caos in città prendendo il controllo dei veicoli in transito. Il tema è quello dell’attuale discussione sulla sicurezza informatica nel settore automotive. Si teme che soggetti esperti possano decidere se far schiantare un’auto contro un altro veicolo o investire un pedone inerme. Gli autori avvertono che, nonostante le difese informatiche siano sempre più efficaci, la quantità di dati violati è aumentata vertiginosamente negli ultimi quattro anni. L’internet of things potrebbe convertire una minaccia informatica in una minaccia fisica.

I RISCHI

Jesse Silverberg della Multiscale Systems, precisa che nelle simulazioni i ricercatori sono riusciti a fermare il traffico di Manhattan all’ora di punta. Dice Silverberg: “Il blocco casuale del 20% delle auto nelle ore di punta significherebbe il blocco totale del traffico. La città viene frantumata in piccole isole, dove potresti essere in grado di spostarti solo di qualche isolato”. Insomma uno scenario simile renderebbe impossibile muoversi dall’altra parte della città. Per riuscire ad arrivare ad un simile scenario non è necessario che tutte le auto in strada siano collegate via web. Come detto l’accesso al 20% delle auto su strada sarebbe più che sufficiente. Se allora immaginiamo un 40% di mezzi connessi ad internet, agli hacker basterebbe riuscire ad accedere alla metà degli stessi. Sulla carta si tratterebbe di una operazione semplice ma nei fatti i big dell’auto e le aziende attive nella cibersecurity smentiscono rischi su vasta scala.

EFFETTO DOMINO

I ricercatori americani affermano che un attacco contro il 10% delle auto in orario di punta potrebbe comunque compromettere la circolazione al punto da impedire ai veicoli di emergenza di raggiungere gli scenari di crisi. Gli scienziati hanno messo utilizzato la teoria della percolazione. Nella scienza dei materiali questa teoria serve a determinare se una determinata qualità, come ad esempio una rigidità specifica, si diffonderà attraverso un materiale. In questo modo è possibile capire in che modo la variabile potrebbe trasformare uniformemente il materiale stesso. In questo caso, le auto bloccate dagli hacker si diffondono nella città per rendere rigide le arterie stradali e quindi paralizzare il traffico. I ricercatori precisano che non hanno tenuto conto di variabili specifiche come, ad esempio, il panico degli occupanti delle auto. Questi potrebbero scendere dai veicoli e riversarsi per le strade diventando pedoni e causando, a loro volta, incidenti.

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Lyft rende la guida autonoma Open Source ai programmatori

di Antonio Elia Migliozzi

Lyft sceglie di condividere migliaia di dati raccolti nel corso dei suoi test sulla guida autonoma. Mappe 3D e annotazioni fatte sul campo diventeranno open source per stimolare il lavoro degli esperti attivi nel settore. Varcare la frontiera dell’open source permette alle aziende di fare progressi in settori che richiedono importanti investimenti in ricerca e sviluppo. Lyft, come ha già fatto Waymo, pensa che spogliarsi di informazioni importanti non la renderà vulnerabile alla concorrenza ma la farà crescere meglio e più in fretta. L’azienda ha anche messo in palio un ricco premio per gli sviluppatori interessati a costruire modelli di apprendimento automatico basato sui big data. In occasione della conferenza internazionale NeurIPS in programma a dicembre, Lyft offrirà un premio di 25.000 dollari al miglior sistema di machine learning. L’auto a guida autonoma passa dai big data, vediamo perché la sfida, oltre alla loro elaborazione, è anche quella di aprire alla condivisione open source.

SVILUPPO SMART

Lyft rompe gli indugi per dare una svolta alle ricerche in corso nel campo della guida autonoma. L’azienda ha rilasciato un corposo set di dati raccolti dalla sua flotta driveless in fase di test. Secondo Lyft si tratta del più grande slot di dati desecretati e condivisi della storia. I documenti sono disponibili per il download gratuito nel formato nuScenes sviluppato da Aptiv. “I veicoli autonomi dovrebbero ridefinire in modo drastico il futuro dei trasporti. Una volta realizzata, questa tecnologia prometterà di ottenere una miriade di vantaggi sociali, ambientali ed economici “, affermano da Lyft. La diffusione del set di dati da parte di Lyft arriva dopo che i rivali di Waymo a giugno avevano preso l’iniziativa alla conferenza IEEE svoltasi a Long Beach, in California. In quel caso si trattava di informazioni provenienti dai sensori multimodali raffiguranti circa 3.000 scene di guida per un totale di 16,7 ore di video.

I DATI

Lyft ha condiviso oltre 55.000 frame 3D con annotazioni dei suoi tecnici riguardanti i test svolti in mezzo al traffico cittadino. Tra le informazioni troviamo anche quelle raccolte dalle 7 telecamere e 3 sensori lidar che compongono i suoi hardware. Ci sono anche tracciati di guida e una mappa in HD che include migliaia di informazioni su elementi sensibili come linee di corsia, strisce pedonali, segnali di stop, zone di parcheggio e dossi. Tutti questi dati sono stati raccolti da una flotta a guida autonoma che ha operato all’interno di un’area geografica delimitata. Le iniziative di Lyft per sollecitare al comunità di ricerca globale non si fermano qui. L’azienda ha annunciato una sfida ingegneristica riservata agli sviluppatori attivi nel machine learning. Ecco allora che Lyft offrirà un premio da 25.000 dollari ai migliori progetti di apprendimento automatico che saranno svelati alla conferenza NeurIPS in programma a dicembre a Barcellona.

LAVORO DI SQUADRA

Per sviluppare l’auto a guida autonoma firmata Lyft c’è al lavoro un team composto da oltre 300 ingegneri e ricercatori che lavorano senza sosta. Dalla sua fondazione nel luglio 2017, il gruppo ha sviluppato nuove mappe 3D, metodi per la valutazione dell’efficienza energetica nei veicoli e tecniche per tracciare il movimento dei mezzi. Nel marzo 2018, dovo aver completato le verifiche in laboratorio, Lyft ha iniziato a testare la sua tecnologia senza conducente sulle strade pubbliche. Dal mese di maggio 2019 Lyft collabora con Waymo. I clienti della sua app di ridesharing attivi nell’area di Phoenix in Arizona, possono prenotare una corsa a bordo di un van della flotta autonoma Waymo. Gli sforzi di Lyft non si fermano qui e l’azienda lavora anche con la startup Aptiv per testare la guida autonoma sulle strade di Las Vegas.

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L’auto più cercata sul web è italiana: 6 su 10 hanno gli ADAS

di Antonio Elia Migliozzi

Il mercato dell’auto in Italia non gode di buona salute. A pesare sugli acquisti di auto c’è la grande incertezza che circola tra gli automobilisti frastornati da ecobonus e ecotassa ed incerti sul futuro dei motori tradizionali. Una ricerca conferma la crescente attenzione degli italiani per SUV e crossover ma anche il desiderio di fare scelte sempre più green. Su internet le ricerche di auto ibride rappresentano il 9,2% del totale mentre quelle di auto elettriche il 7,8%. Attenzione anche alla sicurezza con l’incremento delle configurazioni che riguardano le vetture fornite di sistemi di assistenza attiva alla guida. Eppure quando si tratta di mettere mano al portafoglio i consumatori si confermano decisamente prudenti mettendo da parte l’interesse per i SUV, l’ambiente e anche la sicurezza. Ecco allora confermato il successo della Fiat Panda che tiene saldamente il comando delle classifiche di configurazione e vendita. Vediamo tutti i dettagli di questa interessante ricerca.

MERCATO INCERTO

Il primo semestre del 2019 conferma una grande incertezza per quanto riguarda il mercato dell’auto in Italia. Il calo delle vendite si lega a molti fattori che vanno dalla confusione su ecotassa ed ecobonus fino al blocco dei diesel. DriveK conferma con un’indagine la grande concretezza degli italiani alle prese con la scelta dell’auto nuova. Quando si tratta di cercare la prossima automobile i consumatori puntano a vetture che conoscono bene e, per la prima volta negli ultimi tre anni, l’auto più cercata è anche quella più venduta. Regina indiscussa delle classifiche è la Fiat Panda che conquista sia la classifica delle auto più immatricolate che quella delle più ricercate e configurate sul web. La citycar batte anche i SUV, che nelle rilevazioni precedenti rappresentavano il sogno degli italiani. La ricerca ha preso a riferimento un campione di circa 100.000 ricerche organiche effettuate dagli italiani nel primo semestre 2019.

OCCHIO AI PREZZI

Nei fatti emerge una doppia classifica, dominata per metà dalle utilitarie e per metà dai SUV. L’attenzione al portafoglio è il fattore decisivo quando si cerca l’auto nuova, spazio alla concretezza già nelle prime fasi di selezione. Scorrendo la classifica delle ricerche dopo Fiat Panda troviamo Dacia Duster e Citroën C3. Anche in questi casi il prezzo di listino e i volumi sono contenuti. Quarto posto per il primo SUV della classifica la Hyundai Tucson, che precede l’intramontabile Lancia Ypsilon e la Dacia Sandero. La top ten delle auto più richieste si chiude quindi con una serie di veicoli di segmento superiore: Jeep Renegade, Peugeot 3008, Jeep Compass, l’auto più costosa tra quelle in classifica, e Hyundai Kona. Novità anche sul fronte delle alimentazioni con gli automobilisti italiani che sono sempre più interessati alle vetture green. Il 52% delle ricerche riguarda i motori benzina con il diesel scende al 26%.

VORREI MA NON POSSO

Crescono le ricerche riguardo alle auto ibride, al 9,2% del totale, e quelle delle elettriche al 7,8%. Eppure nello stesso periodo le immatricolazioni di auto ibride rappresentavano il 5,3% e quelle di auto elettriche solo lo 0,50% del totale. Insomma gli italiani vorrebbero un’auto “pulita” ma non la posso acquistare. Fiat si conferma il brand più ricercato e configurato al 13% seguono Dacia al 9% e Hyundai 8%. Commenta Tommaso Carboni di MotorK, società che controlla DriveK: “Il fatto che sempre più italiani ricorrano al web per scegliere e configurare la propria auto nuova ci permette di avere un quadro chiaro di come si stiano orientando i loro gusti e le esigenze. L’attenzione al budget è tale da convincere molti utenti a scendere a compromessi con altre caratteristiche, prima fra tutte la sicurezza. 4 delle 10 auto più configurate sul web, infatti, sono sprovviste di sistemi avanzati di sicurezza alla guida“.

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Auto elettrica nuova: gli italiani tra i più convinti d’Europa

di Antonio Elia Migliozzi

I costruttori auto investono sempre di più nella mobilità elettrica e si aspettano un aumento delle vendite. Eppure i consumatori sono divisi e spesso disorientati dalle auto a batteria. In questo quadro l’Osservatorio Findomestic ha condotto uno studio in 16 Stati che fotografa i punti di forza e di debolezza delle auto elettriche. Dai numeri emerge che, già dai prossimi 5 anni, è attesa una netta inversione di tendenza nel settore della mobilità. Sempre più automobilisti si dicono infatti pronti a lasciare le tradizionali auto a combustione in favore di una vettura elettrificata. Per quanto riguarda l’Italia quasi 6 intervistati su 10 dichiarano di essere intenzionati all’acquisto di un’auto ibrida. Cresce anche il gradimento per le auto 100% elettriche. In questo caso 4 automobilisti su 10 si dicono intenzionati all’acquisto. Rimangono ostacoli importanti come gli elevati prezzi di vendita e le poche colonnine di ricarica. Vediamo tutti i numeri di questo studio.

VISIONE GREEN

Le auto elettrice continuano a non essere diffuse ma sembrano destinate a imporsi nel prossimo futuro. L’Osservatorio Auto Findomestic ha interpellato gli automobilisti in 16 paesi del mondo per capire i prossimi trend. Nei prossimi 5 anni il 57% del campione a livello mondiale dichiara che acquisterà un’auto ibrida. Numeri importanti soprattutto in Messico (80%), Italia (76%), Spagna (75%) e Brasile (75%). Al contrario il 43% risponde che comprerà un’auto 100% elettrica, con percentuali che si attestano intorno al 70% in Messico (72%), Brasile e Cina (68%). Quanto all’Italia ad oggi solo lo 0,4% delle auto nuove sono elettriche e questo conferma che ci vorrà tempo perché si affermino. Claudio Bardazzi, responsabile dell’Osservatorio Auto Findomestic: “Secondo i dati di UNRAE su quasi 1 milione di auto nuove immatricolate in Italia da gennaio a maggio 2019 solo poco più di 3.500 sono 100% elettriche e circa 48.000 ibride”.

PROBLEMA PREZZI

L’analisi si concentra sui punti di forza e di debolezza dei veicoli elettrici. L’86% degli intervistati, l’83% in Italia, afferma di apprezzare fluidità, silenziosità e velocità di marcia delle auto elettriche. Conclude Bardazzi: “Nello scenario globale il principale freno alla diffusione dell’auto elettrica risulta essere il costo d’acquisto alto e poco concorrenziale. Oggi l’86% del campione mondiale, il 91% degli italiani, è consapevole che il veicolo elettrico costi più dell’equivalente termico”. Di fronte ai prezzi non si è pronti ad uno sforzo. Il 42% degli intervistati, il 32% tra gli italiani, non è disposto a spendere di più per acquistare un’elettrica. Forme efficaci di incentivazione sono ad oggi previste in Cina, dove troviamo esenzioni fiscali comprese fra 5.100 e 8.700 dollari, e in Norvegia, con l’esenzione dall’imposta sull’acquisto e dall’IVA. Altro problema è l’autonomia: il 54% del campione, il 46% in Italia, acquisterebbe un’auto elettrica se l’autonomia superasse i 300 km.

VANTAGGI

Quello dell’autonomia è un tema sentito in Spagna (71%), Germania (67%) e Francia (62%) con gli automobilisti che chiedono più colonnine di ricarica rapida lungo strade e autostrade. Di contro l’idea di bassi costi di utilizzo e di manutenzione attrae i consumatori. Eppure i norvegesi, che di auto elettriche ne comprano, sono i più scettici e solo il 56% ritiene che la loro manutenzione sia più economica in controtendenza rispetto alla media mondiale del 68%. Il carattere ecologico è un importante valore aggiunto per l’89% dei consumatori che diventano il 93% in Italia. Un automobilista su tre è comunque attento a come viene prodotta l’elettricità che alimenta le automobili e a come vengono smaltite le batterie. Se da un lato le auto elettriche francesi e norvegesi riducono le emissioni di gas serra, dall’altra quelle degli Stati Uniti e cinesi sono “più inquinanti” delle omologhe a motore termico.

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I 4 Paesi dove si investe di più per produrre auto migliori

di Donato D'Ambrosi

Per comprendere quanto sia importante il settore automotive in Europa basta guardare agli investimenti che i Paesi fanno in diversi settori. Quello delle auto è tra gli ingranaggi più grandi che in Europa muovono l’economia. La Cina che begli ultimi anni ha imposto accordi con le Case costruttrici per poter produrre in Cina è molto lontana dai 57,4 miliardi che investe l’Europa. Ma ha un ritmo di crescita che supera Giappone e USA. Ecco quali sono i Paesi che fanno più ricerca e sviluppo nel settore automotive e dove invece investono più soldi per l’innovazione industriale.

QUANTO SI SPENDE NEL MONDO PER L’R&D AUTOMOTIVE

Dal più recente report dell’ACEA (Associazione Europea Costruttori di Auto) le case automobilistiche e i fornitori europei hanno aumentato gli investimenti in R&D del +6,7%, raggiungendo il massimo storico di 57,4 miliardi nel 2017. Questo rende il settore automobilistico responsabile del 28% della spesa totale dell’UE per la ricerca e lo sviluppo. Gli investimenti nell’innovazione automotive è più lenta in Giappone (-1,1% rispetto al 2016) e negli USA (-9,2% rispetto al 2016). Poi c’è la Cina che seppur al di sotto dei 10 miliardi di euro, 5,7 per l’esattezza, ha messo in atto quasi la stessa crescita dell’Europa (+5,9%). Bisogna anche dire però che negli USA ci sono tantissime Startup, molte più che in Italia, che si concentrano sull’IT e l’IoT, oltre che lo sviluppo hardware e software per la guida autonoma.

I PAESI CHE INVESTONO DI PIU’ E IN COSA

I diversi Paesi di riferimento però differenziano gli investimenti in settori strategici che per l’Europa e il Giappone sono sicuramente l’Automotive. Lo si intuisce anche dal numero di brevetti depositati. Mentre gli USA investono molto su Biotecnologie e Industrie farmaceutiche; Hardware; Software. C’è un segnale che tra le righe non va sottovalutato, oltre alla crescita degli investimenti nel settore automotive della Cina, che riguarda la quota generica “Altre industrie” come si vede nel grafico qui sopra. L’Europa dal suo canto ha i tecnici, progettisti e inventori più brillanti di tutti: oltre la metà dei brevetti automotive sono in Europa!

LA GERMANIA IN TESTA PER NUMERO DI BREVETTI

Il 53% dei brevetti depositati in ambito automotive nel 2018 sono europei, circa il doppio rispetto al Giappone (27,6%) e circa 5 volte quelli USA (11,9%). La Cina che negli ultimi anni ha dato ampie dimostrazioni di saper prendere spunti dalla concorrenza occidentale si ferma ad appena 1,8%. Secondo l’Ufficio Europeo dei Brevetti, la Germania è in assoluto il Paese europeo più attivo (2988 brevetti depositati), seguita da Francia (980), Svezia (444), Italia (403) e Regno Unito (340).

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ArgoAI investe 15 milioni di dollari nel primo Centro per veicoli autonomi

di Antonio Elia Migliozzi

Ford prosegue lo sviluppo dell’auto a guida autonoma. L’azienda e Argo AI hanno annunciato l’apertura di un centro di ricerca dedicato ai veicoli autonomi. In capo un investimento da 15 milioni di dollari per accelerare sugli studi. Al momento Ford e Argo AI stanno testano la loro piattaforma a guida autonoma negli Usa e puntano al salto di qualità anche nel traffico cittadino. Argo AI ha recentemente rilasciato Argoverse il suo nuovo dataset di mappe HD. Rendere gratuitamente disponibili set di dati come questi vuole stimolare il contributo di tutta la comunità di ricerca per concretizzare l’auto driveless in tempi brevi. Nel 2017 Ford aveva annunciato che avrebbe speso ben 1 miliardo di dollari in Argo nel corso di cinque anni. Vediamo come il nuovo centro di ricerca concretizza questo impegno.

RICERCHE IN CORSO

Argo AI, la startup per la guida autonoma sostenuta da Ford, continua a fare passi avanti. Argo ha annunciato un investimento da 15 milioni di dollari presso la Carnegie Mellon University per finanziare la creazione di un nuovo centro di ricerca. Il nuovo polo di ricerca Argo AI lavorerà sui veicoli autonomi utilizzando i fondi per “perseguire progetti di ricerca avanzati“. Dall’università dicono di essere al lavoro per superare gli ostacoli dell’attuale tecnologia e consentire ai veicoli a guida autonoma di operare in un’ampia varietà di condizioni nel mondo reale. Il lavoro sulla guida autonoma include la sua applicazione nel clima invernale e in zone urbanizzate. Bisogna ricordare che Argo è nata nel 2016 da un team di studenti della CMU. Ad oggi Argo e Ford, stanno testando i loro veicoli a Miami, Washington, Palo Alto e Detroit. Il nuovo centro supporterà la ricerca sugli algoritmi decisionali di nuova generazione.

NUOVE TECNOLOGIE

Ford e Argo stanno migliorando software e hardware per ottenere una avanzata capacità di “vedere” e “pensare”. Questo progetto vuole consentire il “dispiegamento su larga scala e globale” di auto a guida autonoma. Nel 2017 Ford aveva rivelato lo stanziamento di fondi per 1 miliardo di dollari in cinque anni a favore di Argo AI. Le auto a guida autonoma sono testate sulle strade delle città di tutto il mondo. Eppure siamo ancora lontani dalla diffusione di questa tecnologia per il “grande pubblico”. Per arrivare a questo punto le auto driveless dovranno dimostrare di essere sicure su tutti i tipi di strade e in tutte le condizioni meteorologiche. Le persone hanno bisogno di fidarsi della tecnologia a guida autonoma e questa deve essere meno costosa. Quando i mezzi senza conducente saranno più efficienti dei taxi e delle app come Uber e Lyft allora saranno preferiti anche all’auto personale.

LA PROSPETTIVA

La scorsa settimana Argo ha rilasciato Argoverse il suo dataset di mappe HD. L’idea è quella di rendere disponibili gratuitamente dati come questi alla comunità di ricerca per guidare le innovazioni nel campo. Argo non è l’unica azienda impegnata nel rafforzamento degli studi nel campo della guida autonoma. Lo scorso anno Intel ha lanciato l’Institute for Automated Mobility che oggi opera con una sua flotta nell’area di Phoenix, in Arizona. L’istituto riunisce tre università statali e i dipartimenti di Stato americani del settore dei trasporti, della sicurezza pubblica e del commercio. Insomma la strada che ci separa dalla guida autonoma è ancora lunga ma il lavoro di privati e Governi conferma il desiderio di tagliare i tempi. Anche le stesse aziende dell’auto si sono fatte promotrici di alleanze e consorzi per condividere informazioni e progressi riducendo i costi di sviluppo.

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