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Ieri — 25 Febbraio 2020RSS feeds

Coronavirus: le aziende automotive in Italia chiuse per l’emergenza

di Donato D'Ambrosi

Il Coronavirus in Italia rischia di mettere in ginocchio le aziende automotive che producono componenti auto dentro e fuori le zone rosse di potenziale contagio. In questi giorni i Costruttori di veicoli in Italia e in Europa dipendono dalle aziende automotive già chiuse e quelle che potrebbero chiudere. Ecco quali misure emergenziali stanno adottando le aziende automotive in Italia. Ma anche le Case auto che, di conseguenza, dovranno fronteggiare i (probabili) ritardi nella produzione dei veicoli. Questo pezzo sarà aggiornato quotidianamente attraverso fonti con cui SicurAUTO.it è in contatto (associazioni di categoria e persone bene informate vicine alle aziende coinvolte). Riporteremo giornalmente le chiusure degli stabilimenti automotive in Italia, tralasciando uffici, centri di ricerca, etc. che potranno potenzialmente continuare a lavorare con lo smart working.

Ultimo aggiornamento al 25 febbraio 2019 ore 17:00

LE PRIME DUE AZIENDE AUTOMOTIVE FERME PER IL CORONAVIRUS

Il Decreto legge di contenimento dell’epidemia per Coronavirus in Italia ha innescato una serie di misure che, come abbiamo previsto, comporterà lo stop a produzione e forniture nelle fabbriche automotive. Le prime due aziende che hanno confermato l’allerta per la produzione auto, sono la Italdesign Giugiaro (Nichelino, TO) e la MTA (Codogno, LO). La Italdesign, pur essendo fuori dalla zona rossa, ha fermato le attività per la positività di un dipendente ai test sul Coronavirus. La MTA invece è proprio dentro la zona rossa. Mentre Ferrari e Brembo hanno limitato l’accesso alle fabbriche ai dipendenti che hanno visitato o preso contatti con chi proviene dalle zone interessate alla quarantena. Questo dimostra che essere dentro o fuori dai focolai del contagio da Coronavirus è poco rilevante anche per i dipendenti delle aziende regolarmente aperte, poiché le chiusure o le limitazioni potrebbero arrivare a macchia di leopardo. Abbiamo allora voluto approfondire tramite varie fonti le reazioni e misure intraprese dalla aziende automotive a causa del Coronavirus in Italia in questi giorni. Il mondo automotive però si è fermato anche fuori dagli stabilimenti, con la cancellazione di una serie di importanti eventi e convegni in Italia che riguardano le auto e l’aftermarket a 360 gradi.

CORONAVIRUS: LE AZIENDE AUTOMOTIVE APERTE E LE PRECAUZIONI CONTRO IL CONTAGIO

Le aziende automotive non a rischio Coronavirus che (tra le altre) sono ad oggi aperte, ci risultano essere Osram (Treviso), Denso (San Salvo, CH), Michelin (Alessandria, Cuneo e Torino), Total e BluePrint. Ci risulta inoltre che Osram, come altre aziende, offra ai dipendenti (a Milano e Treviso) la possibilità di lavorare da casa in smart-working. Un’alternativa ad andare in ufficio con il timore del Coronavirus che può funzionare laddove la produzione associata all’attività prevalente non si ferma. Per evitare rischi Michelin ha inviato a tutti i suoi fornitori una comunicazione cautelativa.  La nota ha come oggetto “Misure attivate da Michelin in materia di  contenimento diffusione Coronavirus – Preventive measures activated by Michelin regarding restraint of Coronavirus spread”. Michelin chiede ai suoi fornitori “la lista delle persone che abitualmente si recano presso i siti produttivi” nonchè “non inviare […] personale dipendente, trasportatori e/o corrieri che siano stati nelle aree ristrette nei 14 gg precedenti”. In assenza di queste condizioni l’accesso agli stabilimenti sarà negato.

LE AZIENDE AUTOMOTIVE CHIUSE IN ITALIA, PRIME CONSEGUENZE DEL CORONAVIRUS  

D’altronde le perdite in gioco per le aziende automotive ferme in Italia e per i Costruttori auto in Italia e in Europa sono potenzialmente pesanti. Basta pensare che dalla sola MTA di Codogno componentistica elettromeccanica, dipendono FCA, Renault, Peugeot, BMW e Jaguar Land Rover. Gli slittamenti sono previsti sulle linee FCA di Mirafiori (Maserati Levante), Cassino (Alfa Giulia, Giulietta e Stelvio), Melfi (Fiat 500X, Jeep Renegade e Compass) e Sevel (Fiat Ducato, Citroen Jumper e Peugeot Boxer). L’azienda ha chiesto al Prefetto di Lodi il reimpiego del 10% di dipendenti (60 dei 600) ed evitare danni anche alle Case auto in Europa, tra cui FCA, BMW, Renault e Peugeot. In questo sito la MTA produce fusibili, relè, terminali di potenza, ecc.

LE MISURE PREVENTIVE DELLA MTA E I COSTRUTTORI DELLE AUTO PREMIUM

Qualora la disposizione di chiusura forzata dovesse permanere, verrebbero coinvolti altri produttori quali Jaguar Land Rover, Iveco, CNH e Same […] con conseguenze irreparabili per l’azienda e il personale occupato.” Come SicurAUTO.it ha potuto scoprire, la richiesta al Prefetto di Lodi, riguarda l’impiego di personale MTA che si occuperà delle sole spedizioni. L’azienda si impegna comunque a mantenere alti i livelli di sicurezza monitorando quotidianamente i dipendenti secondo quanto disposto dal Ministero della Salute. Non saranno coinvolti nello stop i Costruttori ai quali l’azienda fornisce cruscotti e display (come Lamborghini, la stessa FCA, Ferrari e altri). La produzione di componentistica elettronica della MTA infatti è a Rolo (Reggio Emilia).

AZIENDE AUTOMOTIVE FERME IN ATTESA DI AIUTI DAL GOVERNO

Ad oggi, secondo quanto dichiarato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, risulta che il Governo abbia variato un provvedimento (20 milioni di euro per adesso) di aiuto economico alle aziende colpite, la sospensione del pagamento delle imposte per le aziende in quarantena e, di concerto con l’Abi (Associazione bancaria italiana) la sospensione dei mutui per le famiglie colpite.

Restate collegati poiché continueremo quotidianamente ad aggiornarvi sulle aziende automotive ferme in Italia a causa dell’emergenza Coronavirus.

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Fiat 500L, interrotta la produzione dello stabilimento serbo

di Valentina Acri
FCA interrompe temporaneamente la produzione della nuova Fiat 500L nello stabilimento di Kragujevac, in Serbia. La decisione arriva in seguito alla netta riduzione di componenti necessari, causata dall’epidemia del Coronavirus. Tra le forniture mancanti sistemi audio e altre parti elettroniche importate dalla Cina. Non sono affatto pochi gli effetti negativi che l’epidemia sta causando in […]

Coronavirus: le Case auto che rischiano il tracollo in Cina

di Donato D'Ambrosi

Il Coronavirus in Cina sta diventando un’emergenza finanziaria per le Case auto che hanno investito miliardi negli stabilimenti produttivi. L’emergenza sanitaria Coronavirus ha influenzato sia il mercato locale che estero e anche in Europa i Costruttori auto si trovano a fronteggiare i rischi di un blocco totale della produzione di veicoli. Ecco quali sono i rischi reali del Coronavirus oltre i confini europei e le Case auto che, secondo le stime, bruceranno miliardi di dollari a causa dell’emergenza sanitaria in Cina.

1 AUTO SU 10 NEL 2019 E’ STATA PRODOTTA NELL’EPICENTRO DEL CORONAVIRUS

Secondo quanto riportano i media internazionali, il Coronavirus avrà effetti importanti anche sulla stabilità del mercato auto, lo riporta la CNN, sulle dichiarazioni delle maggiori Case auto con stabilimenti produttivi in Cina. Circa il 9% della produzione di veicoli in Cina (2,2 milioni di veicoli nel 2019) è collocata nella provincia di Hubei, dove è stato localizzato (a Wuhan) l’epicentro della manifestazione del Coronavirus. I rischi di un tracollo finanziario in Cina sono ancora più allarmanti se si considera il calo delle vendite di auto elettriche e ibride dopo la scadenza degli incentivi statali in Cina. La Cina è infatti il più grande produttore mondiale di auto dove i Costruttori hanno piantato le tende da oltre 10 anni. È chiaro che a rimetterci di più saranno i Costruttori auto che hanno accordi con produttori locali e su ordine del Governo cinese hanno fermato le linee di assemblaggio.

PERCHE’ LE CASE AUTO RISCHIANO A CAUSA DEL CORONAVIRUS

Con il passare dei giorni lo stop alla produzione in Cina inizia ad allarmare anche le Case auto che hanno solo accordi di fornitura di componenti dalla Cina. Tra i Costruttori auto che fanno i conti con il Coronavirus il rischio è maggiore per Honda, Daimler, Volkswagen, General Motors, Hyundai, PSA e Renault. Secondo Standard &Poor’s l’emergenza si protrarrà ben oltre l’allerta Coronavirus, poiché – come sta accadendo in Italia – i consumatori saranno tutt’altro che invogliati a recarsi nelle concessionarie e comprare un’auto nuova. L’industria auto cinese dovrà mettere in conto tagli alla produzione del 15% nel primo trimestre 2020. Tutte o quasi le Case auto che producono in Cina potrebbero pagare gli effetti del Coronavirus in dipendenza dei precedenti bilanci non esaltanti in Cina, dello stop alle numerose fabbriche o della carenza di parti per altri impianti.

VOLKSWAGEN IN CINA, FCA IN EUROPA ALLE PRESE CON IL CORONAVIRUS

Una proiezione di S&P dice che Volkswagen potrebbe vedere volatilizzarsi 3,3 miliardi di dollari in dividendi dalle controllate cinesi. In Cina Volkswagen ha oltre 20 stabilimenti e produce il 40% delle auto vendute, oltre alla produzione di parti destinate ad altri stabilimenti. La strategia attuale delle Case auto fuori dalla Cina è osservare l’evoluzione e il contenimento del Coronavirus. Mike Manley, AD FCA ha dichiarato che “Se la situazione continua a peggiorare ci potrebbe essere il rischio di dovere fermare uno stabilimento in Europa nelle prossime due-quattro settimane“.

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Dungeonology: The Expedition, la recensione

di Roberto Richero
Dungeonology: The Expedition è l’ultimo gioco distribuito da Ares Games ed edito da Ludus Magnus Studio, realtà italiana molto attiva (cinque giochi in cinque anni, alcuni dei quali con diverse espansioni) nel campo dei giochi da tavolo e di miniature, con la caratteristica di usare per tutti i suoi progetti Kickstarter come piattaforma di lancio. […]

Coronavirus, la produzione di iPhone non subirà ritardi: parola di Foxconn

di Lucia Massaro
“Possiamo continuare a soddisfare tutti gli obblighi di produzione globali”. È questa la dichiarazione di Foxconn, una delle principali società che assembla gli iPhone di Apple. La società taiwanese ha messo in atto le misure adeguate a far sì che il Coronavirus non abbia ripercussioni sui tempi di produzione dei dispositivi della casa di Cupertino […]

Tutti i modelli Fiat prodotti in Polonia sino al 2019

di Donato D'Ambrosi

Lo stabilimento Fiat – Chrysler di Tychy (Polonia) ha una storia non recente con Fiat che ha accompagnato il debutto di decine di modelli Fiat, Lancia e Abarth. Tra le auto Fiat prodotte in Polonia, Fiat Panda e Fiat 500 sono sicuramente le più celebrate con cui FCA ha raggiunto il traguardo di 12 milioni di auto in quasi 50 anni. Non tutte le auto Fiat prodotte in Polonia sono state vendute in Italia, ma tra i 17 modelli di produzione polacca ci sono icone che hanno fatto la storia e il futuro di FCA.

LA FIAT PANDA DALLA POLONIA A POMIGLIANO

Prima di parlare dei modelli Fiat più venduti e assemblati in Polonia, forse non tutti sanno che lo stabilimento FCA a Tychy ha raggiunto diversi traguardi. Prima ancora della 12 milionesima auto, una Fiat 500 rossa, 3 giorni prima la 500 millesima Lancia Ypsilon ha lasciato lo stabilimento polacco. La Ypsilon sulla stessa piattaforma della Fiat Panda prodotta a Pomigliano continua a fare incetta di ordini (ad ottobre 2019, 4.849 immatricolazioni). Lo stabilimento Fiat di Tychy è solo uno dei 13 tra i più innovativi di FCA Poland. A Tychy FCA ha investito 2,5 miliardi di euro per ammodernare le linee di assemblaggio, con un nuovo sistema di saldatura robotizzata e un reparto per la verniciatura più eco-sostenibile ad acqua. Un rinnovamento iniziato fin dal 1992.

LA FIAT 126 DIVENTATA ICONA ANCHE IN POLONIA

La storia dei primi modelli Fiat assemblati in Polonia inizia con le linee di montaggio della FSM (Fabryka Samochodow Małolitrażowych) di Bielsko-Biała da dove uscirono i primi modelli della UST Syrena. Dagli archivi storici FCA risulta che nel 1973 il governo polacco acquistò la licenza da Fiat per produrre la Toddler, quella che in Italia fu la mitica Fiat 126 Personal. Solo nel 1975 fu costruito uno stabilimento più moderno a Tychy e la best seller italiana ebbe lo stesso effetto sulla società della Fiat 500 in Italia, ha motorizzato un Paese.

I modelli Fiat prodotti in Polonia sino al 2019

– Syrena – 344.099
– 126 – 3.318.674
– Fiat 127 – 380
– Cinquecento – 1.164.525
– Uno – 188.190
– Punto – 57.026
– Bravo/Brava – 22.964
– Marea – 2.846
– Ducato – 2.893
– IVECO – 2.732
– Seicento/600 – 1.328.973
– Palio Weekend – 34.138
– Siena – 50.151
– Panda – 2.154.854
– 500 – 2.302.362
– Lancia Ypsilon – 500.000

I MODELLI FIAT PRODOTTI IN POLONIA NEL 2019

Dagli stabilimenti polacchi di Tychy e Bielsko-Biała sono uscite oltre 3,1 milioni di Fiat 126 Personal, è infatti ad oggi il modello Fiat più prodotto in Polonia. Con gli anni 90, a partire dal 1991 e per i successivi 20 anni, la Fiat Cinquecento e la Fiat Seicento (poi Fiat 600) sono stati i modelli chiave della produzione Fiat in Polonia. Il 1992 fu un anno importante per la presenza di Fiat in Polonia, con la nascita di Fiat Auto Poland, il complesso di aziende che negli anni ha accompagnato modelli di successo e non, dalla Fiat Brava/Bravo alla Punto, dalla Marea alle Fiat 500 Abarth e Lancia Ypsilon di oggi.

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FCA: ufficiale il piano da 1 miliardo di euro per Alfa Tonale e Panda ibrida

di Donato D'Ambrosi

FCA si prepara alla produzione in Italia dell’Alfa Romeo Tonale e della Fiat Panda ibrida. Un piano d’investimento di circa 1 milione di euro annunciato dalle sigle sindacali e confermato da voci vicine a Fiat-Chrysler. Al centro del programma industriale ci sono i modelli ibridi che Fiat produrrà nello stabilimento di Pomigliano d’Arco dove già è prodotta la Panda.

PRIMA TRANCHE PER I MODELLI IBRIDI FIAT-JEEP IN ITALIA

L’investimento di quasi 1 milione di euro per la produzione dell’Alfa Romeo Tonale e la Fiat Panda ibrida era nell’aria, o meglio nelle promesse dell’AD Mike Manley. Il piano infatti rientra nei 5 miliardi di euro che FCA prevede di investire entro il 2021 per il rilancio dei modelli del gruppo prodotti in Italia. I modelli elettrici e ibridi dovrebbero beneficiare in misura maggiore di questa iniezione di investimenti, Va ricordato che a Melfi è in programma la Jeep Renegade ibrida e a Mirafiori Fiat dovrebbe produrre la Fiat 500e. Questo è quanto si sapeva prima dell’annuncio delle scorse ore.

LA PANDA (E FORSE LA YPSILON) DIVENTANO IBRIDE

Nel 2020 FCA inizierà ad allestire la nuova linea di produzione a Pomigliano d’Arco per un veicolo ibrido dalle dimensioni compatte e del segmento premium. L’annuncio è dei sindacati metalmeccanici FIM, UILM, FISMIC, UGLM e AQCF. Al di là delle conferme ufficiali, sembra più probabile che dalla metà del 2020 inizi la produzione della Fiat Panda ibrida. L’Alfa Romeo Tonale invece dovrebbe slittare di 1 anno rispetto alla Panda.

POMIGLIANO SI ESPANDE CON LA PRODUZIONE DEI MODELLI IBRIDI

Intanto è avvolto nel mistero il futuro della Lancia Ypsilon, che nonostante i suoi 8 anni è la seconda auto del Gruppo più venduta in Italia. E’ anche vero che a contendersi le immatricolazioni sono privati e autonoleggi, ma i numeri sono numeri. Soprattutto per questo motivo è probabile che FCA riserverà la stessa tecnologia ibrida della Panda anche a una probabile nuova Ypsilon (i modelli attuali condividono il pianale). Da FCA è arrivata una mezza conferma al piano di investimenti da 1 miliardo di euro nello stabilimento di Pomigliano d’Arco. Anche se ancora nulla di delineato per quel che riguarda la produzione dell’Alfa Romeo Tonale nello stabilimento campano.

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Consumo acqua, ogni auto richiede 3 mila litri per essere prodotta

di Donato D'Ambrosi

Quanta acqua “consuma” un’auto nuova prima di uscire dalla fabbrica? L’attenzione degli ambientalisti e dei media si focalizza sempre di più sulle emissioni, la CO2 e il consumo elettrico. Ma visto che in pochi si chiedono quanta acqua viene utilizzata per produrre le auto, l’ACEA (associazione europea dei costruttori di autoveicoli) fa il punto sul fabbisogno idrico dell’industria automobilistica. Ma visto che l’auto è fatta sostanzialmente di metallo, ecco quali sono le fasi che richiedono più acqua durante la produzione dei veicoli.

QUANTA ACQUA SERVE PER PRODURRE UN’AUTO

E’ sorprendente scoprire dal report dell’ACEA come nonostante un aumento medio della produzione industriale di veicoli, il consumo di acqua sia diminuito del 46%. Nel 2003 per produrre un’auto erano necessari 6 m³ di acqua (6 mila litri) che per la produzione totale europea equivaleva a 95 milioni di m³di acqua. Le politiche di approvvigionamento idrico sono diventate sempre più sensibili al recupero di acqua con zero perdite. Significa che l’acqua è “depurata” per essere riutilizzata ancora. Questo ha permesso di ridurre in media il consumo di acqua a poco più di 3 m³ di acqua per ogni veicolo nel 2018.

LE FASI PRODUTTIVE PIU’ “ASSETATE” DI ACQUA

In quali fasi della produzione auto viene utilizzata più acqua? Le operazioni di taglio, stampaggio e verniciatura sono le fasi in cui serve più acqua. L’acqua nella produzione di auto serve per raffreddare gli utensili, i macchinari, lavare i pezzi durante le fasi di verniciatura e le stesse cabine di verniciatura. Questo fabbisogno però non è irriducibile e lo hanno dimostrato molti Costruttori sviluppando tecnologie “water free”. Si va ad esempio dai processi di taglio e verniciatura a secco ai quelli di recupero dell’acqua di processo e climatizzazione per reintrodurla nuovamente nel processo. Le difficoltà maggiori sono legate agli inquinanti da rimuovere che l’acqua raccoglie nei vari processi: oli, grassi, fosfati, metalli e vernici. Ecco alcuni esempi da Ford e Toyota.

LE SOLUZIONI “WATER FREE” DI TOYOTA E FORD

Toyota impiega negli stabilimenti USA delle membrane ceramiche per il trattamento delle acque salmastre e reflue risparmiando 276 milioni di litri d’acqua l’anno. Nell’impianto di verniciatura Lexus a Cambridge invece circa 40 milioni di litri di acqua vengono trattati per risparmiare il 30% del consumo. Nello stabilimento di assemblaggio motori invece Toyota recupera l’acqua di raffreddamento degli impianti di climatizzazione per reimmetterla nel sistema. Ford ha implementato processi MBR (bioreattori a membrana) e BO (osmosi inversa) per il trattamento delle acque reflue da reimmettere nel processo produttivo. Ford, stima che in 15 anni ha risparmiato 10 miliardi di litri di acqua, equivalenti a 1 miliardo di volte in cui ci si fa una doccia per 5 minuti a casa.

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Brexit UK: i Paesi più influenti per la produzione di auto nel Regno Unito

di Donato D'Ambrosi

La Brexit è ormai una certezza per il Regno Unito e dal 31 ottobre potrebbe realmente innescare un fenomeno a catena negli scambi commerciali che riguardano la produzione auto in UK. Per il primo ministro inglese Boris Johnson la decisione del Parlamento non può essere rimandata anche perché in bilico ci sarebbero i 39 miliardi di sterline per l’exit. Considerando che in UK vengono prodotte ed esportate 8 auto su 10, è lecito chiedersi chi sarà più coinvolto nella lotta commerciale con il Regni Unito? Qual è lo stato di salute attuale dell’industria auto? Il rapporto dell’associazione inglese dei produttori di veicoli, SMMT, rivela quante nuove auto e chi le importa di più dal Regno Unito.

MERCATO AUTO -21% DAL 2018

L’ultimo trend positivo della produzione industriale di auto nel Regno Unito risale al maggio 2018 – secondo i numeri del SMMT. Ma da allora anche gli altri maggiori mercati di riferimento hanno vissuto periodi altalenanti. La Brexit però arriva in un momento cruciale per l’industria auto, considerando che tra il 2018 e il 2019, nei primi 6 mesi il Regno Unito ha perso il 21% di esportazioni. Certo, dal Regno Unito non partono solo auto, ma anche altri beni destinati a più di 160 città nel mondo. L’industria auto però è una grande fetta dell’economia inglese che foraggia mercati in cui l’Europa detiene il peso maggiore. A proposito, se non sai quante fabbriche auto e quali modelli vengono prodotte nel Regno Unito, ne parliamo qui.

I PAESI CHE IMPORTANO DI PIU’ DAL REGNO UNITO

Nel 2018 infatti degli oltre 533 mila veicoli prodotti nel Regno Unito, solo il 20% ha alimentato il mercato interno. Quante auto prodotte in UK sarebbero penalizzate da una tassa di importazione in Europa? Sembrerebbe che il primo ministro punti proprio a un escamotage per riservare all’economia del Paese i 39 miliardi di sterline che l’UE chiede in cambio del “divorzio consensuale”. Secondo i dati SMMT nel 2018 l’Europa è stato il principale “importatore” di veicoli prodotti in UK (57%), seguito da USA (17%), Cina e Giappone (3,8%) e Canada (2,1%). A seguire poi gli altri Paesi con quote minoritarie.

L’USCITA SENZA ACCORDO SECONDO L’UE 

Se da un lato il Parlamento inglese vorrebbe evitare una Brexit senza accordo con l’UE, Boris Johnson dal G7 ha alzato la voce, alludendo alla possibilità di non pagare il conto. C’è il rischio che “l’uomo giusto per la Brexit”, come l’ha definito il Presidente americano Trump al recente G7, sospenda i lavori in Parlamento per evitare situazioni di impasse e proroghe sulla scadenza della Brexit. Istantanea le replica della portavoce della Commissione UE che invita Johnson a rispettare gli impegni che “sono fondamentali per le relazioni future”. Sempre che l’iniziativa del primo ministro inglese non rimescoli nuovamente le carte con il voto di sfiducia proposto dal partito dei Laburisti per frenare il rischio di una Brexit senza accordo con l’UE.

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Seat testa la consegna di ricambi con i droni in 15 minuti

di Antonio Elia Migliozzi

L’industria 4.0 rappresenta una sfida importante anche per il settore dell’auto. Da parte loro Seat e il Grupo Sesé hanno scelto realizzare un collegamento via drone tra i loro impianti. In questo modo si potrà aumentare l’efficienza e la flessibilità nello stabilimento Seat di Martorell tagliando i tempi di approvvigionamento dei ricambi. Si tratta ancora di un test ma è comunque un punto di partenza importante perché, per la prima volta in Spagna, due società scelgono i droni per scambiarsi materiali. A regime il servizio garantirà la consegna dei ricambi in soli 15 minuti. La scelta di partire con i test arriva nel momento in cui Seat da il via alla produzione del nuovo cambio MQ281 con la capacità massima annuale di produzione fissata a 450.000 unità. Vediamo come cambia l’automotive nell’industria 4.0.


PRODUZIONE TECH

Lo stabilimento Seat di Martorell sarà il primo impianto spagnolo a ricevere componenti tramite un drone. Il servizio collega il centro logistico del Grupo Sesé ad Abrera con lo stabilimento di Martorell consegnando ricambi tra i due impianti di produzione. Si lavora alla consegna di volanti e airbag alle linee di assemblaggio Seat tenendo sotto controllo la sicurezza. Il progetto pilota è in corso sotto la supervisione dell’Agenzia spagnola per la sicurezza e la sicurezza aerea (AESA) che ha accordato a Seat una fase sperimentale con diversi voli al giorno. L’arrivo dei droni migliorerà la flessibilità delle linee di produzione con consegne veloci. In questo modo si potrà coprire la distanza di poco più di due chilometri che separa le due strutture in appena 15 minuti. Un taglio significativo ai tempi rispetto agli attuali 90 minuti necessari, ma anche alle emissioni visto che si evita l’uso dei camion. Questa innovazione è parte dell’impegno di Seat nel campo dell’Industry 4.0.

INNOVAZIONE AL QUADRATO

Seat sta affrontando un ambizioso processo di trasformazione volto a rendere lo stabilimento produttivo di Martorell più intelligente, digitalizzato e connesso. La consegna con droni permette anche una riduzione delle emissioni di CO2 rispetto al trasporto su gomma. Seat ha anche fatto sapere che per la ricarica dei droni utilizzerà energia proveniente da fonti rinnovabili. Christian Vollmer, resposnsabile Produzione e Logistica di Seat: “Il volo dei droni è il primo passo verso la trasformazione della catena di fornitura nel settore automobilistico. La consegna con i droni rivoluzionerà la logistica e ridurrà i tempi di consegna dell’80%”. Per arrivare ad uno stabilimento intelligente tutte le attività di produzione devono essere parte di un ambiente digitale. Seat, come parte del gruppo Volkswagen, sta sviluppando e applicando strumenti e soluzioni digitali per produrre vetture in modo più efficiente, flessibile e agile.

INDUSTRIA 4.0

Tra gli esempi di questa trasformazione messa in campo da Seat troviamo la pianificazione della catena di approvvigionamento attraverso strumenti di simulazione. Previsto anche l’utilizzo di sistemi intelligenti di picking e di navigazione autonoma all’interno dei siti produttivi. Seat ha anche introdotto strumenti che sfruttano big data e intelligenza artificiale per monitorare in tempo reale le principali strutture e infrastrutture della catena di fornitura. L’innovazione dei processi logistici è valsa di recente a Seat un premio nella categoria digitalizzazione della supply chain dall’International Logistics Exhibition (SIL). In questo quadrio Seat Componentes ha avviato di recente la produzione del nuovo cambio MQ281 del gruppo Volkswagen. Questa nuova trasmissione a sei marce sarà utilizzata da Seat, Volkswagen, Audi e Skoda e prodotta in 450.000 unità all’anno. Ad oggi Seat assembla il cambio MQ200 e, nel solo 2018, ne ha sfornati quasi 700.000 esemplari.

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Auto elettriche: il futuro incerto di 120 stabilimenti in Europa

di Antonio Elia Migliozzi

L’industria dell’auto è al bivio. Continuare a investire miliardi nello sviluppo delle auto elettriche o tentare un rilancio delle alimentazioni tradizionali. In un mercato che fatica ad accettare il cambiamento la sorte degli stabilimenti europei è sempre più incerta. Secondo la società di consulenza AlixPartners, ci sono oltre 120 impianti che producono componenti per motori a combustione in Europa. Dai piani dei costruttori molti di questi siti dovrebbero essere convertiti per ospitare, in tempi, brevi la produzione di auto elettriche. Del resto, come fanno notare in Volkswagen, non ha senso rallentare le catene di montaggio dei motori a combustione ma serve raggruppare le attività. Nel complesso i principali brand dell’auto hanno investito oltre 225 miliardi di dollari nell’elettrificazione della loro offerta e rischiano di non trarne profitti. Cerchiamo di capire perché il settore dell’auto rischia uno stallo senza precedenti.

LE INCERTEZZE

Secondo gli analisti il settore dell’auto è pronto a scommettere nel rilancio della tecnologia dei motori a combustione. In questo modo sarebbero in grado di soddisfare i nuovi requisiti anti-inquinamento nel giro dei prossimi due anni. Il dieselgate del 2015 ha innescato profondi cambiamenti nel settore con l’opinione pubblica e i legislatori sempre più attenti al tema dell’ambiente. L’inasprimento globale delle normative sulle emissioni mette sotto osservazione speciale le tecnologie benzina e diesel. Ecco allora che le aziende che hanno difficoltà a soddisfare i prossimi standard potrebbero, già nei prossimi 12-24 mesi, abbassare i prezzi per evitare il tracollo finanziario. In generale l’industria automobilistica ha quasi smesso di sviluppare motori a combustione di nuova generazione. Nei fatti le risorse economiche sono limitate e vengono destinate alla costruzione di auto elettriche e a guida autonoma.

I CONTI NON TORNANO

Tuttavia, i veicoli elettrici sono ancora un prodotto di nicchia. A conti fatti lo scorso anno ne sono stati venduti 1,26 milioni su un totale degli 86 milioni di auto. In tutto il mondo parliamo dello 1,5% del mercato. Secondo gli analisti, entro la metà del prossimo decennio, le auto elettriche raggiungeranno per poi superare per immatricolazioni le varianti con motore a combustione. Ciò significa che ci sarà ancora domanda di motori convenzionali conformi agli standard sulle emissioni. In questo senso i marchi ed i fornitori capaci di offrire queste tecnologie potrebbero evitare il collasso. La capacità produttiva dei motori a benzina e diesel, dovrebbe aumentare grazie all’impulso di fusioni tra le aziende automotive. Ford ha annunciato la chiusura di due fabbriche di motori in Europa e tagli per 12.000 dipendenti. Volkswagen, uno dei maggiori produttori di motori a combustione, prevede la sua ultima generazione entro il 2026.

LE RIORGANIZZAZIONI

E’impressionante quanto i costruttori stiano investendo nell’auto elettrica. Alix Partners ci dice che, entro il 2023, ci sono in campo 225 miliardi di dollari per l’elettrificazione dei prodotti. A questi vanno aggiunti circa 50 miliardi per la guida autonoma. Il totale di 275 miliardi è quasi la metà dei 553 miliardi che i costruttori hanno incassato dal 2014 al 2018. Facile capire che c’è in corso una erosione dei profitti e la minore redditività dell’auto elettrica pesa sui bilanci. Volkswagen ha fatto sapere che sta riorganizzando 16 stabilimenti in Europa per costruire veicoli elettrici. Si partirà con 33 diverse auto elettriche con in arrivo entro la metà del 2023. Trasformare le linee di produzione è una priorità. Stefan Sommer, responsabile acquisti di Volkswagen, ha detto a Reuters: “Non ha senso che le fabbriche funzionino solo al 40% della capacità. “L’industria automobilistica è obbligata a decidere dove raggruppare determinate attività.”

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Il 29% della produzione mondiale di auto del 2018 è in Cina

di Donato D'Ambrosi

Nel 2018 sono stati prodotti 98,1 milioni di veicoli a motore in tutto il mondo. L’Europa negli ultimi anni ha ceduto il primato all’avanzata inesorabile della Cina. E’ della Repubblica Popolare Cinese la quota maggiore di veicoli prodotti nel 2018. Un primato conquistato scalfendo la solidità industriale europea che oggi può contare su oltre 300 impianti di produzione e assemblaggio. Ecco quali Paesi producono più veicoli e quante fabbriche di auto, moto, motori e camion sono operative in Europa e in Italia al 2018.

IN QUALI PAESI SI PRODUCONO PIU’ AUTO

Nel 2018, secondo i dati dell’ACEA (Associazione Europea dei Produttori di Automobili), la quota maggiore dei veicoli prodotti è della Cina (29%). La più alta che supera l’Europa (23%), Nord America (18%), Giappone e Corea (14%), India (10%), Messico (4%) e Africa (3%). Ma a parte variazioni marginali, non sempre è stato così. Nel 2003 infatti la Cina (8%) produceva quasi gli stessi volumi di veicoli dell’India (5%) e in seguito alla crisi finanziaria USA si è avvicinata alla produzione di veicoli americana che nel frattempo si contraeva. Nel 2013 la Cina scalza ufficialmente l’Europa dal primo post per produzione di veicoli e a distanza di 5 anni, nel 2018, le quote restano pressocché invariate. Tranne per la Cina che sale dal 26 al 29%.

LA CRESCITA DELLA PRODUZIONE AUTO IN CINA

C’è da sottolineare che, mentre la Cina ha progettato la sua crescita del parco auto, negli ultimi due anni la produzione di veicoli in Europa ha incassato diversi colpi. Il dieselgate più pesante di tutti, che ha generato incertezza di acquisto nei consumatori e per riflesso allo scandalo la Commissione UE ha avviato una vera e propria crociata sulle emissioni. Mettiamoci poi anche il diminuito potere di acquisto delle famiglie e si capisce perché il mercato delle auto usate ha preso il sopravvento. Guardando però al numero di stabilimenti presenti in Europa si capisce quale potenziale rischia di essere eclissato sempre più dalla Cina. In Europa, al 2018, si contano 309 impianti di assemblaggio e produzione di veicoli. 137 di questi impianti producono autovetture, 37 producono veicoli commerciali leggeri, 59 producono veicoli pesanti, 47 producono autobus e 72 producono motori.

LE FABBRICHE DI AUTO IN ITALIA AL NORD

L’Italia nel suo piccolo custodisce un inestimabile patrimonio tecnologico e storico dell’industria dell’automobile, chiaramente legato alla Fiat poi diventata Fiat-Chrysler. A Mirafiori ci sono gli stabilimenti delle Maserati, Fiat e Alfa Romeo. A Grugliasco le Officine Maserati. A Torino Fiat Powertrain Technologies produce motori per Iveco. A Bairo (Torino) c’è la Bluecar (Pininfarina). A Pregnana Milanese si producono motori per FPT. A Brescia si producono mezzi pesanti Magirus destinati ai vigili del fuoco negli stabilimenti Iveco. A Bolzano Iveco produce mezzi speciali per il trasporto leggero destinati ai reparti della Difesa. A Suzzara, sempre Iveco, produce veicoli commerciali leggeri. A Pontedera Piaggio produce veicoli commerciali leggeri. Nella terra dei motori poi sono localizzate le fabbriche FCA a Modena (produzione Alfa e Maserati), Lamborghini (Volkswagen) a Sant’Aganta Bolognese, VM Motori (FCA) a Cento, Pagani a San Cesario sul Panaro, Ferrari a Maranello e Bredamenarinibus a Bologna.

LE FABBRICHE DI AUTO IN ITALIA AL CENTRO-SUD

A Val di Sangro FCA e PSA producono i veicoli commerciali leggeri dei vari brand. A Cassino FCA produce Fiat, Alfa Romeo e Lancia. A Macchia d’Isernia ci sono le fabbriche DR. A Termoli c’è il reparto FPT per Fiat e Alfa Romeo. A Pomigliano d’Arco si produce la Fiat Panda. A Pratola Serra c’è un altro reparto FPT Per Fiat Alfa Romeo e Lancia. A Foggia c’è un’altra sede FPT di FCA e infine Melfi, dove vengono prodotte le Fiat 500X e Jeep Renegade.

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La Peugeot 301 e il logo usato illegalmente in Iran

di Donato D'Ambrosi

I rapporti tra Peugeot e Khodro dopo un’annunciata collaborazione in Iran sono diventati glaciali dopo l’ultimato del Presidente Trump di sanzionare chiunque avesse rapporti con Teheran. Così dopo l’annuncio di un ritorno di scintilla tra i due Costruttori che avevamo anticipato, il gelo totale. Al punto che Khodro avrebbe deciso di ripagare Peugeot con la stessa moneta contrattuale. Secondo quanto riporta il quotidiano leblogauto, ha deciso di usare il logo Peugeot sul modello della discordia, la Peugeot 301 mai nata sotto l’egida Peugeot, nonostante gli accordi iniziali.

KHODRO RINUNCIA A PEUGEOT MA SI PRENDE IL LOGO

La Peugeot 301 in seguito al cessato embargo imposto dall’ONU sul programma nucleare in Iran sarebbe dovuta nascere dagli accordi tra Peugeot e Khodro. Poi però la Casa francese si è fatta indietro, intimorita, come pensano in molti dalle minacce di Trump. Un passo indietro che il partner iraniano ha sempre rinfacciato a Peugeot per non aver rispettato i suoi obblighi contrattuali alla base dei quali c’era la costruzione della Peugeot 301, nell’immagine di copertina. Ora Khodro ha fatto sapere che con o senza Peugeot l’auto sarà prodotta con il logo del leone ruggente, in barba agli accordi contrattuali cassati.

L’ADDIO DAL MERCATO PRINCIPALE PER PEUGEOT

La berlina è stata interamente prodotta in Iran dopo “violazione” del contratto stabilito tra Iran Khodro e Peugeot e l’addio del costruttore francese dal territorio iraniano sotto la minaccia delle sanzioni statunitensi.” Avrebbe dichiarato Hachem Yekke Zare, Presidente di Iran Khodro. Se non si può parlare di ritorsioni è chiaro che tra i due ex partner la strada della riappacificazione sembra ormai sbarrata. Con la minaccia di utilizzare illegalmente il logo Peugeot – almeno di questo Khodro sembra esserne cosciente – la diatriba legale si avvolge su se stessa.

IN INVERNO PARTE LA PRODUZIONE DELLA PEUGEOT 301

“Non abbiamo affatto bisogno di Peugeot” ha chiarito Zare, assicurando che l’80% del motore della Peugeot 301 viene prodotto in Iran e che sono in grado di provvedere autonomamente al resto della produzione. Khodro sarebbe uscito dall’impasse con Peugeot unendo le forze di diversi costruttori locali di componenti per automobili. Secondo fonti locali la produzione della Peugeot 301 sarà di 3 mila esemplari durante l’inverno 2019. Poi salirà a regime a 100 mila auto prodotte tra la primavera 2020 e la primavera 2021. Non ci resta che aspettare e vedere quale sarà la reazione all’uso del logo di Casa.

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Continental investe 100 milioni di euro nelle gomme da 24 pollici

di Donato D'Ambrosi

Lo stabilimento Continental di Lousado si specializzerà sulla produzione di gomme per macchine imponenti. L’investimento da 100 milioni di euro porterà nuova forza lavoro in Portogallo dove si fabbricano pneumatici per mezzi da lavoro e macchine movimento terra. Ecco un volto meno conosciuto ma non meno importante della produzione di pneumatici Continental per ogni tipo di veicolo.

PRODUZIONE CONTINENTAL IN PORTOGALLO

La nuova capacità produttiva sarà utilizzata per la produzione di pneumatici radiali movimento terra e portuale con diametro superiore ai 24 pollici. L’aumento della capacità produttiva creerà oltre 100 nuovi posti di lavoro. “Grazie all’investimento e alla capacità produttiva addizionale, stiamo continuando a perseguire la strategia di crescita della Divisione Tire. I segmenti portuale e movimento terra sono la chiave della crescita nel mercato specialty. La nuova linea di produzione riflette chiaramente il nostro impegno in questi segmenti e in generale nel business OTR.” Ha dichiarato Christian Kötz, membro dell’Executive Board di Continental e capo della Divisione Tire.

CAMBIANO LE DIMENSIONI CRESCE IL CONTROLLO E LA QUALITA’

Il nuovo sito produttivo è stato creato nelle adiacenze della fabbrica di pneumatici radiali per agricoltura, aperto nel 2017. Equipaggiato con macchinari all’avanguardia per la produzione di pneumatici e dotato di un elevato livello di automazione, è pensato per produrre pneumatici radiali seguendo i più elevati standard ergonomici. Una volta a regime, la linea produrrà tre linee di pneumatici movimento terra e tre linee di pneumatici portuali. Oltre al nuovo sito produttivo, il Centro Ricerca e Sviluppo di Lousado è oggetto di potenziamento e sarà utilizzato per il controllo qualità e lo sviluppo di tutti gli pneumatici movimento terra e portuali.“Questo investimento rafforza la nostra presenza a Lousado e trasforma uno stabilimento al top dell’efficienza in un centro di competenza per i grandi pneumatici radiali per l’uso off-road.” conclude Kötz.

GLI INVESTIMENTI CONTINENTAL NEL MONDO

Oggi l’impianto portoghese impiega oltre 2.000 persone. Oltre all’agro, al portuale e al movimento terra, Lousado produce circa 18 milioni di pneumatici vettura. Negli anni scorsi Continental ha investito circa 150 milioni di euro per aumentarne la produzione, accrescendo la capacità produttiva di pneumatici ad elevate performance e lanciando la linea agro. Questi investimenti sono coerenti con la Visione Strategica a lungo termine della Divisione Tire 2025. Oltre ad essi, Continental ha investito nell’espansione di molti siti produttivi e nell’offerta tecnologica, come ad esempio nello stabilimento di Clinton, Mississippi; in aumento della capacità in altri siti produttivi, come a Sumter, South Carolina e in progetti come l’Automated Braking Analyzer, presso la il Contidrome, il circuito di prova di Continental vicino ad Hannover, in Germania; nel nuovo centro per i test ad Uvalde, in Texas, USA; e nell’High Perfomance Technology Center a Korbach, in Germania.

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