Feed RSS Reader

🔒
❌ Gestione sottoscrizioni⤓
Sono disponibili nuovi articoli, clicca qui per caricarli.
Meno recentiRSS feeds

Investimento notturno, la Cassazione condanna il pedone

di Raffaele Dambra

Investimento notturno

Il pedone è di sicuro il soggetto più vulnerabile della strada ma non ha sempre ragione. Seguendo un orientamento già affermato in precedenza con numerose altre sentenze, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei familiari di un donna che era rimasta vittima di un investimento notturno, addossandole la totale responsabilità del sinistro e negando di conseguenza qualsivoglia risarcimento. Gli Ermellini hanno infatti scagionato il conducente dell’auto, riconoscendo che la condotta imprudente e imprevedibile della defunta debba ritenersi l’unica causa dell’incidente.

INVESTIMENTO NOTTURNO, PEDONE CONDANNATO: IL CASO IN ESAME

In verità la Cassazione, con la sentenza n. 25027/2019, non ha fatto altro che confermare quanto sentenziato dal Giudice di Pace e dalla Corte d’Appello nei precedenti gradi di giudizio. Entrambi, come ricorda il portale giuridico studiocataldi.it, si erano già espressi sfavorevolmente dinanzi alle richieste dei congiunti della vittima, investita da un’auto mentre attraversava a piedi una strada extraurbana durante le ore notturne. Più specificatamente, la Corte d’Appello aveva rilevato che la donna aveva attraversato una strada a scorrimento veloce “in ora notturna ove era vietato l’attraversamento pedonale (vista la presenza al centro della carreggiata di uno spartitraffico con siepe, ndr), senza usare la massima prudenza e senza dare la precedenza al veicolo che sopraggiungeva”. Circostanza che di fatto escludeva una presunzione di responsabilità del conducente, prevista dall’art 2054 c.c.

PEDONE INVESTITO PER CONDOTTA IMPRUDENTE: NESSUN RISARCIMENTO

Chiamata a pronunciarsi dopo il ricorso delle parti civili, la Corte di Cassazione ha dato definitivamente torto ai parenti della vittima, ribadendo un concetto fondamentale: il pedone che attraversa la strada di corsa, sia pure sulle apposite strisce pedonali (e nel caso in oggetto non era neppure così), immettendosi nel flusso dei veicoli marcianti alla velocità imposta dalla legge, pone in essere un comportamento colposo che può costituire causa esclusiva del suo investimento da parte di un veicolo. Di conseguenza “in caso di investimento di pedone la responsabilità del conducente è esclusa quando risulti provato che non vi era, da parte di quest’ultimo, alcuna possibilità di prevenire l’evento. Situazione ricorrente allorché il pedone abbia tenuto una condotta imprevedibile ed anormale, sicché l’automobilista si sia trovato nell’oggettiva impossibilità di avvistarlo e comunque di osservarne tempestivamente i movimenti”.

The post Investimento notturno, la Cassazione condanna il pedone appeared first on SicurAUTO.it.

Pedone investito da un conducente abbagliato dal sole: c’è colpa?

di Raffaele Dambra

Pedone investito da un conducente abbagliato dal sole

Nel caso di un pedone investito da un conducente abbagliato dal sole, quest’ultimo può sfuggire dalle proprie responsabilità portando come giustificazione l’improvviso accecamento che gli ha impedito di scorgere il passante? A maggior ragione se costui stava attraversando fuori dalle strisce pedonali? A tale quesito ha risposto la Corte di Cassazione con la sentenza n. 27876/2019, che non è risultata favorevole all’automobilista.

PEDONE INVESTITO DA UN CONDUCENTE ABBAGLIATO DAL SOLE: IL CASO PRESO IN ESAME

La Suprema Corte si è espressa sul caso di un investimento pedonale accaduto a Enna, in Sicilia, dopo che il locale Giudice di Pace aveva dichiarato il non luogo a procedere nei confronti di una conducente imputata del reato di lesioni colpose gravi aggravate dalla violazione della disciplina sulla circolazione stradale ai danni di due pedoni. Dalla ricostruzione dei fatti era emerso infatti che l’imputata, quantunque giunta nel tratto stradale in questione a velocità superiore al limite consentito, non aveva potuto evitare l’impatto sia per l’imprudenza dei pedoni stessi, sbucati all’improvviso dallo spazio tra due vetture parcheggiate e fuori dalle strisce pedonali, sebbene non troppo distanti; e sia perché abbagliata dal sole, circostanza peraltro confermata dagli agenti intervenuti sul luogo del sinistro.

TRA CONDUCENTE E PEDONE È IL PRIMO CHE DEVE PRENDERE LE MAGGIORI PRECAUZIONI

La vicenda però non si è chiusa lì perché la parte civile ha fatto ricorso in Cassazione, contestando la contraddizione tra la pronuncia del Giudice di Pace e l’assodato principio giurisprudenziale secondo cui l’attraversamento improvviso del pedone, pure al di fuori delle strisce pedonali, va considerato un rischio tipico e prevedibile della circolazione stradale. E soprattutto che l’abbagliamento da sole non esclude automaticamente la responsabilità del conducente, trattandosi di caso decisamente non fortuito che impone al guidatore di adottare tutte le cautele del caso per non ostacolare la circolazione ed evitare l’insorgere di ulteriori pericoli (per esempio indossando degli occhiali da sole, abbassando le alette parasole e, nei casi più estremi, arrestando la marcia dell’auto), fino al ripristino della corretta visibilità.

PERCHÉ IL CONDUCENTE ACCECATO DAL SOLE È COMUNQUE RESPONSABILE

Rilievi che la Corte di Cassazione ha fatto propri accogliendo il ricorso sulla base, appunto, di due principi consolidati già evidenziati da precedenti sentenze. Il primo attribuisce sempre al conducente che non ha osservato una prudente condotta di guida (mantenendo una velocità moderata) la responsabilità di un eventuale impatto con un pedone, anche se costui ha attraversato la carreggiata fuori dalle strisce (poi, caso per caso, si può valutare la sussistenza di un concorso di colpa); il secondo principio prevede che, in tema di circolazione stradale, l’abbagliamento da raggi solari del conducente non possa considerarsi una circostanza inattesa e, pertanto, non escluda la penale responsabilità per i danni che ne siano derivati alle persone. Ogni automobilista ha infatti il dovere di adottare le dovute cautele, anche prima di mettersi in marcia, per evitare che il sole gli impedisca di guidare in sicurezza.

The post Pedone investito da un conducente abbagliato dal sole: c’è colpa? appeared first on SicurAUTO.it.

Investimento sulle strisce: per la Cassazione il pedone ha sempre ragione

di Raffaele Dambra

Investimento sulle strisce

In caso di investimento sulle strisce il pedone ha sempre ragione, anche se ha attraversato la strada in maniera imprudente. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione con una recente sentenza, precisando che in questi casi la responsabilità cade sempre sul conducente dell’auto. Questo perché, in prossimità delle strisce pedonali, l’automobilista è tenuto a prevedere la condotta del pedone, anche se avventata, ponendo eventualmente in essere tutte le manovre di emergenza necessarie a evitare l’impatto.

AUTO IN PROSSIMITÀ DELLE STRISCE: COSA PREVEDE IL CODICE

L’articolo 141 del Codice della Strada dispone (comma 1) che “è obbligo del conducente regolare la velocità del veicolo in modo che […] sia evitato ogni pericolo per la sicurezza delle persone e delle cose e ogni altra causa di disordine per la circolazione”. Inoltre (comma 2) il conducente “deve sempre conservare il controllo del proprio veicolo ed essere in grado di compiere tutte le manovre necessarie in condizione di sicurezza, specialmente l’arresto tempestivo del veicolo entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile”. Ma soprattutto (comma 4) “deve ridurre la velocità e, occorrendo, anche fermarsi […] in prossimità degli attraversamenti pedonali e, in ogni caso, quando i pedoni che si trovino sul percorso tardino a scansarsi o diano segni di incertezza”.

INVESTIMENTO SULLE STRISCE: IL CASO GIUDICATO DALLA CASSAZIONE

Basandosi su questi principi la Cassazione si è pronunciata sul caso di un uomo condannato per omicidio colposo dopo aver investito una donna sulle strisce a Roma. Dopo la condanna in appello l’uomo si era rivolto alla Suprema Corte lamentando che la vittima aveva attraversato sulle strisce pedonali di notte, in una zona scarsamente illuminata e a un incrocio segnalato da un semaforo a luce gialla lampeggiante. Giustificando quindi l’investimento sulle strisce con il fatto di non aver visto la donna a causa dell’oscurità, pur procedendo a una velocità rispettosa dei limiti.

INVESTIMENTO SULLE STRISCE: PERCHÉ IL PEDONE HA SEMPRE RAGIONE

La Cassazione ha però rigettato il ricorso di questo conducente ravvisando una condotta di guida caratterizzata da negligenza, imprudenza e imperizia, perché pur viaggiando a una velocità consentita avrebbe dovuto moderare ulteriormente l’andatura, vista l’ora notturna e le scarse condizioni di visibilità. Chi guida, ha sancito più volte la giurisprudenza, deve infatti aver la possibilità di porre in atto tutte le manovre di emergenza necessarie a evitare un urto o uno scontro, anche in caso di un comportamento imprudente altrui. Pensiamo per esempio a un pedone che cambia direzione sulle strisce, oppure che attraversa la strada con imprudenza avviandosi sull’asfalto solo in prossimità dell’attraversamento pedonale, o di notte o in un’area a scarsa illuminazione. Sono tutte situazioni che un automobilista deve prevedere e prevenire. L’unica eccezione riguarda invece un eventuale comportamento del pedone assolutamente imprevedibile: solo in questo caso si può valutare la sua corresponsabilità.

The post Investimento sulle strisce: per la Cassazione il pedone ha sempre ragione appeared first on SicurAUTO.it.

Auto “dure” contro i pedoni: la FIA pressa i Costruttori sulla sicurezza

di Nicodemo Angì

auto-dure-per-i-pedoni

Le strade sono tutt’altro che esenti da pericoli ed è per questo che la sicurezza è essenziale e deve riguardare tutti gli utenti della strada. Le automobili recenti sono piuttosto sicure perché combinano la sicurezza passiva con i dispositivi ADAS, come verificabile dalla Banca dati dei Crash test. La Federazione Internazionale dell’Automobile apprezza questi dispositivi di prevenzione ma ha richiamato l’attenzione sulla sicurezza passiva, con riferimento agli urti con pedoni e ciclisti. Una recente Policy Position di FIA Region 1 ha infatti evidenziato che la protezione offerta ai Vulnerable Road Users in caso di urto è migliorabile. Infatti le auto sono dure contro i pedoni, soprattutto nella zona del cofano e del parabrezza.

REVISIONE BENVENUTA

FIA nomina il progetto della Commissione europea di modificare il Regolamento 78/2009, sull’omologazione dei veicoli a motore, e considera con favore i cambiamenti. Essi intendono infatti migliorare la protezione dei pedoni e di altri utenti vulnerabili della strada (VRU). La Federazione riconosce che il regolamento ha migliorato significativamente la sicurezza dei VRU ma le vittime rimangono troppo alte. Nel 2017 ben 5.313 pedoni e 2.024 ciclisti sono stati uccisi sulle strade europee. Se si rendesse vincolante per l’omologazione il risultato dei test di sicurezza oggi non influenti, come il bordo anteriore del cofano e il parabrezza, si potrebbero avere dei miglioramenti. FIA raccomanda quindi, per le autovetture (categoria M1) e i furgoni (N1), di modificare le norme di omologazione in modo che soddisfino i test Euro NCAP. Vediamo per esempio i Crash test della Tesla Model 3: che ha peraltro ottenuto il miglior risultato negli ultimi 20 anni, grazie anche ai suoi ADAS.

QUANDO L’AUTO È TROPPO DURA

Leggiamo però che “qualche problema è da attribuire alla zona di contatto fra la testa del pedone investito e il cofano”. In effetti queste parti appaiono troppo rigide e possono ferire gravemente gli utenti vulnerabili, fra i quali possiamo annoverare anche i motociclisti. La Model 3 ha ottenuto il 96% per protezione adulti, 86% per protezione dei bambini a bordo e il 94% per i Safety Assist. Valutazioni lusinghiere che si scontrano però con il 74% ottenuto nella valutazione della protezione dei pedoni. Anche l’ottima Seat Tarraco ha ceduto nel settore, evidenziando 97%, 84% e 79% rispettivamente con il 79% per i pedoni. Fanno meglio la Lexus UX (82%) e Mazda 3, Skoda Scala e VW T-Cross (81%) ma le altre auto testate nel 2019 sono tutte sotto l’80%.

PIÙ ADAS E PIÙ TEST

In questo quadro FIA propone inoltre che i veicoli M1/N1 debbano obbligatoriamente superare il test dell’impatto della testa sul parabrezza. La richiesta è inoltre di aumentare la velocità alla quale l’auto colpisce il dummy, che passa da 35 a 40 km/h. FIA vuole anche accelerare l’introduzione dei sistemi di sicurezza attivi che rilevano gli VRU. I test che devono essere superati per l’omologazione simulano l’impatto del paraurti con le gambe e quelli per la testa contro il cofano. Questi ultimi sono diversi per adulti e bambini mentre per le gambe abbiamo, oltre a quello sul paraurti, anche sul bordo fra frontale e cofano. Sono altresì richiesti, solo per controllo, quelli d’impatto per la parte superiore della gamba e per la testa dell’adulto contro il parabrezza. Essi vanno condotti in fase di omologazione ma un punteggio basso non inficia il rilascio del type-approval.

ATTENZIONE AL PARABREZZA

Si è visto, per esempio, che i ciclisti impattano più frequentemente il parabrezza e le aree dei montanti anteriori (A-Pillar) con la testa. FIA sottolinea quindi che la crescente diffusione dei sistemi di sicurezza attiva, comunque apprezzabile, deve integrare e non sostituire severi requisiti di sicurezza passiva. Il parabrezza è la più frequente origine di lesioni alla testa e queste sono l’80% di tutte le lesioni gravi e fatali per i pedoni. Dato che soltanto il 46% delle auto supera la soglia minima dei test è necessario fare di più per migliorare la sicurezza del parabrezza. Ricerche sulle lesioni hanno rilevato che il 53,2% dei pedoni subisce lesioni alla testa per velocità d’impatto inferiori a 40 km/h. Questa quota aumenta a 85,3% se la velocità supera i 40 km/h, donde la raccomandazione di FIA di eseguire i test a questa velocità.

MARGINI PERICOLOSI

Il centro del parabrezza è relativamente sicuro ma le parti periferiche, i montanti e il bordo del tetto sono più pericolosi. Il telaio del parabrezza è molto rigido perché è una parte strutturale importante, dato che il vetro partecipa poco alla rigidità della scocca. Gli impatti sul telaio e sui bordi del parabrezza non sono regolamentati: le norme assumono come zona test un’area del parabrezza ben distante dai bordi. FIA chiede quindi che la zona d’impatto della testa degli adulti arrivi alle aree dei montanti anteriori e al bordo del tetto. Proteggere queste zone non è facile ma si stanno studiando sistemi di protezione quali airbag da parabrezza, come quello della Volvo V40. La FIA definisce quindi prioritaria un’analisi costo-benefici di soluzioni per migliorare la sicurezza di queste zone. In Federazione si considera inoltre che le elettriche saranno facilitate nei test d’impatto frontale e sul cofano per l’assenza del motore, che facilita le strutture di assorbimento d’urto.

The post Auto “dure” contro i pedoni: la FIA pressa i Costruttori sulla sicurezza appeared first on SicurAUTO.it.

Pedoni investiti: quando sono corresponsabili del sinistro

di Redazione

Pedoni investiti corresponsabilità

Spesso si tende a credere che nel caso di pedoni investiti da un’auto la responsabilità ricada sempre sul conducente della vettura. Del resto tra un mezzo a motore e un pedone è quest’ultimo la parte debole, quindi è normale che sia più tutelato. E anche la legge, attraverso l’art. 2054 del Codice Civile, ricorda che “il conducente di un veicolo è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione del veicolo stesso, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno”.

PEDONI INVESTITI: CONCORSO DI COLPA E COLPA ESCLUSIVA

Eppure il pedone non ha sempre ragione. Ne ha parlato un articolo del Sole 24 Ore a firma di Marisa Marraffino, spiegando che l’orientamento più recente della giurisprudenza (lo dimostrano numerose sentenze) è quello di una maggiore severità verso i pedoni che con il loro comportamento anomalo o imprevedibile concorrono, in tutto o in parte, a determinare l’impatto con la vettura. Magari perché distratti dall’uso dello smartphone e perché hanno attraversato la strada lontani dalle strisce pedonali.

PEDONI INVESTITI: SENTENZE A LORO SFAVORE

Se n’è accorta per esempio una donna di Trieste che era stata investita da un’auto e pretendeva il risarcimento per il danno subito. Ma il Tribunale della città giuliana ha ribaltato il tavolo (sentenza n. 380 del 7/6/2019) attribuendo alla donna l’80% della responsabilità del sinistro. Questo perché al momento della collisione stava attraversando la strada senza guardare in quanto intenta a parlare al cellulare, in totale disprezzo delle normali regole di prudenza. Ed è andata male anche a due pedoni investiti nelle vicinanze di un’area di servizio presso Ferrara. La Corte d’appello di Milano (sentenza n. 2547 dell’11/6/2019) gli addebitato addirittura la responsabilità esclusiva dell’impatto, essendo stati colpiti mentre attraversavano la strada di notte, sotto la pioggia, con abiti scuri e in evidente stato di ubriachezza, sottostimando completamente il rischio dell’attraversamento.

ALTRI CASI DI PEDONI INVESTITI RESPONSABILI DELLA COLLISIONE

Altri casi di pedoni investiti che sono ritenuti corresponsabili, o totalmente responsabili, del sinistro si verificano quando il pedone sopraggiunge all’improvviso e fuori dalle strisce. O, peggio ancora, quando attraversa l’incrocio di corsa con il semaforo rosso. In quest’ultimo caso, infatti, i giudici del Tribunale di Ravenna (sentenza n. 464 dell’11/5/2017) hanno riconosciuto l’impossibilità dell’automobilista di evitare l’impatto. E, curiosamente, c’è responsabilità del pedone pure se viene investito dopo essersi lanciato in mezzo alla carreggiata per inseguire il proprio cane sfuggito al guinzaglio, come da sentenza del Tribunale di Roma n. 18.769 del 3/10/2018 che ha scagionato l’uomo che l’ha investito.

IL CODICE DELLA STRADA SUL COMPORTAMENTO DEI PEDONI

Ricordiamo infine che il comportamento dei pedoni è regolato dall’art. 190 del Codice della Strada. In particolare il comma 2 specifica che “i pedoni, per attraversare la carreggiata, devono servirsi degli attraversamenti pedonali, dei sottopassaggi e dei sovrapassaggi. Quando questi non esistono, o distano più di cento metri dal punto di attraversamento, i pedoni possono attraversare la carreggiata solo in senso perpendicolare, con l’attenzione necessaria ad evitare situazioni di pericolo per sé o per altri”. E il comma 10 avverte che “chiunque viola le disposizioni del presente articolo (190, ndr) è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 25 a euro 99”.

The post Pedoni investiti: quando sono corresponsabili del sinistro appeared first on SicurAUTO.it.

❌