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Auriga lancia una nuova selezione di startup

di Antonino Caffo
Sono già aperte le candidature per la seconda selezione di nuove idee imprenditoriali promossa dall’incubatore IC406 di Auriga, con l’obiettivo di sostenere e incubare startup nell’ambito digital business provenienti da tutta Italia. Realizzata con il supporto di TREE, azienda italiana specializzata in formazione e programmi di open innovation, la Call4digital è rivolta a persone fisiche, […]

Bici Elettrica o pedalata assistita: le migliori da comprare

di Manuel Baldassarre
La bici elettrica – chiamata anche e-bike – è diventata un vero e proprio fenomeno di massa! Questi veicoli sono pratici, leggeri, di facile manutenzione e a basso costo: insomma, come detto dal New York leggi di più...

Presentato l’Hackathon di Bosch e Wind Tre

di Antonino Caffo
Individuare soluzioni innovative per le città sostenibili. È questa la sfida da affrontare per i giovani studenti universitari appassionati di nuove tecnologie che parteciperanno a “Hack&Go!”, l’Hackathon di Bosch e Wind Tre, in collaborazione con Fondazione Triulza e con Concept Reply, dedicato ai temi del 5G, dell’loT e della Smart Mobility. L’iniziativa, che si svolgerà […]

Carpooling aziendale: cos’è, come funziona e vantaggi

di Raffaele Dambra

Carpooling aziendale

Tutti conoscono (e molti utilizzano) BlaBlaCar, la piattaforma web di auto in condivisione. Pochi, invece, sanno che cos’è il carpooling aziendale, la soluzione che consente ai dipendenti di una stessa azienda, o di aziende limitrofe, di effettuare il tragitto casa-lavoro insieme, condividendo la stessa auto. In effetti l’idea è tanto semplice quanto geniale: se cinque persone che si recano al lavoro nello stesso posto, o in posti vicini, utilizzando ognuno la propria macchina, si mettono d’accordo per viaggiare a bordo di una sola vettura, hanno solo da guadagnarci. In termini economici (risparmiando carburante ed eventuali pedaggi autostradali), in termini ecologici (una sola automobile che circola è meglio di cinque automobili che circolano). E anche dal punto di vista dei rapporti umani: effettuando insieme il tragitto casa-lavoro e viceversa possono conoscersi meglio e cementare lo spirito di gruppo.

I NUMERI DEL CARPOOLING AZIENDALE IN ITALIA

In Italia il carpooling aziendale, pur senza raggiungere (ancora) i numeri del carpooling generico (BlaBlaCar e servizi simili), sta iniziando a riscuotere i primi grandi successi. Nel 2019, per esempio, secondo i dati di Jojob sono stati percorsi 4.288.848 km condividendo l’auto nella tratta casa-lavoro, risparmiando ben 5.892.016 km e contribuendo a togliere dalla strada oltre 197.595 vetture. Ma non solo: lo sharing aziendale ha generato un risparmio di 765.962 kg di CO2, mentre in termini economici ciascun utente del carpooling aziendale ha potuto risparmiare 1.966,20 euro, dividendo le spese di carburante, caselli e parcheggi, per un totale di 1,2 milioni di euro. La tratta media percorsa in condivisione è stata di 29 km, con equipaggi formati in media da 2,38 passeggeri.

COME FUNZIONA IL CARPOOLING AZIENDALE

Per il carpooling aziendale ci si può organizzare con il fai-da-te, mettendosi d’accordo di persona con i propri colleghi o con i dipendenti di aziende limitrofe. Oppure sono a disposizione alcune piattaforme web, fruibili anche tramite app, che svolgono questo servizio. La più diffusa è la già citata Jojob, che si rivolge non solo ai lavoratori, consentendogli di trovare facilmente le persone che fanno lo stesso percorso (o comunque quello più compatibile) e ai medesimi orari, ma anche alle società, offrendo loro soluzioni complete di welfare aziendale dal punto di vista della mobilità. Altre piattaforme di carpooling aziendale presenti sul mercato italiano sono Up2Go e BePooler, che offrono più o meno le stesse opportunità di Jojob. Consultate i rispettivi siti web per valutarle correttamente.

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Bici Elettrica: le migliori da comprare

di Manuel Baldassarre
La bici elettrica – chiamata anche e-bike – non è altro che una bicicletta a pedalata assistita, dove un motore elettrico alimentato da un pacco batterie ricaricabile, spinge la bici senza bisogno di pedalare.. almeno leggi di più...

Longboard elettrico: i migliori da comprare

di Manuel Baldassarre
Con il termine longboard elettrico si fa riferimento praticamente ad uno skateboard modificato – che solitamente ha una forma più allungata, per questo il termine “longboard” – che è in grado di muoversi autonomamente grazie leggi di più...

Skateboard Elettrico: quale comprare

di Manuel Baldassarre
Che sia estate o inverno poco importa, i mezzi elettrificati si stanno ormai diffondendo a macchia d’olio un po’ ovunque: biciclette, monopattini, scooter, auto e tanti altri mezzi che possiamo usare tutti i giorni per leggi di più...

Legge di Bilancio 2020: 10 proposte per l’eco-mobilità

di Raffaele Dambra

Legge di Bilancio 2020 eco-mobilità

Nell’ottica di un’azione politica che guardi con maggiore responsabilità a un futuro eco-sostenibile, mettendo al primo posto l’ecologia e il clima, Legambiente ha messo nero su bianco 10 proposte in materia di mobilità e trasporti per la Legge di Bilancio 2020. Si tratta di 10 ‘suggerimenti’ volti a incentivare la mobilità sostenibile, assicurando a un numero sempre più alto di persone l’accesso ai servizi e ai mezzi cosiddetti ‘green’. A cominciare, ovviamente, dalle auto elettriche.

LEGAMBIENTE: 10 PROPOSTE PER INCENTIVARE L’ECO-MOBILITÀ

Anche l’anno scorso abbiamo presentato le nostre proposte alla Legge di Bilancio in materia di mobilità e trasporto”, hanno spiegato quelli di Legambiente. “E abbiamo ottenuto dei primi risultati, tra cui il bonus-malus auto e moto elettriche, gli incentivi per le ricariche private e la sperimentazione sulla micromobilità elettrica. Ora però bisogna accelerare il cambiamento nella mobilità, che è decisivo nella battaglia del clima. Per cui chiediamo al nuovo governo di dare subito un segnale chiaro ai cittadini, ai sindaci e al sistema delle imprese, con provvedimenti che definiscano la traiettoria delle scelte indispensabili a rilanciare il trasporto pubblico in Italia, a rendere sempre più competitiva la mobilità elettrica, e a superare le barriere che ancora oggi incontra la micromobilità a emissioni zero nel circolare all’interno delle città”.

LEGGE DI BILANCIO 2020: IL MINISTRO GUALTIERI VUOLE UN GREEN NEW DEAL

Ovviamente non sappiamo se le 10 proposte di Legambiente (che tra poco vi elencheremo) saranno prese in considerazione, in tutto o in parte. Ma il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri sembra voler muoversi nella stessa direzione, assicurando che la Legge di Bilancio 2020 affronterà anche la sfida del mutamento climatico “pensando alle prossime generazioni e non alle prossime elezioni”. Una sorta di ‘Green New Deal’ che prevede massicci investimenti per una politica verde attiva, contando sull’approvazione dell’UE (tutta da verificare, a dire il vero) circa il possibile scorporo dal computo del deficit delle spese a favore dell’ambiente. Vedremo nelle prossime settimane se alle parole seguiranno i fatti.

I SUGGERIMENTI DI LEGAMBIENTE PER LA LEGGE DI BILANCIO 2020

E vediamo, sommariamente, quali sono queste 10 proposte di Legambiente per incentivare la mobilità sostenibile.
1) Bonus per la rottamazione di veicoli inquinanti, anche senza l’acquisto di un nuovo mezzo elettrico, spendibile per abbonamenti al trasporto pubblico, servizi di sharing mobility, taxi e acquisto di veicoli elettrici leggeri. Questo primo punto potrebbe diventare effettivamente realtà, se sarà approvata la bozza sul Bonus Mobilità 2019-2021 all’interno del Decreto Clima.
2) Welfare mobilità, ovvero aziende ed enti pubblici promuovono la mobilità pendolare sostenibile dei dipendenti e dei loro famigliari.
3) Agevolazione IVA al 10% per la sharing mobility, come c’è oggi sui biglietti dei mezzi pubblici.
4) Bonus elettrico. Incentivi per l’acquisto di mezzi elettrici leggeri, dall’e-bike al quadriciclo.
5) Iva mezzi elettrici e rigenerazione Bus. Più nel dettaglio, IVA al 10% per l’acquisto di mezzi elettrici per trasporto pubblico, condiviso e noleggi.
6) Costo elettricità per la mobilità: nessuna accisa per l’energia elettrica per la ricarica dei veicoli in ambito pubblico o privato.
7) No tasse per rinnovabili e niente sussidi all’olio di palma. Nessuna accisa per i biocarburanti ‘avanzati’ e abolizione dal 1° gennaio 2021 dei sussidi all’olio di palma (e derivati) e all’olio di soia. E progressivamente dal 2025 a tutti i biocarburanti ‘non avanzati’.
8) Rimodulazione accise carburanti, cercando di diminuire la sproporzione tra l’inquinamento prodotto e i vantaggi fiscali.
9) Sussidi autotrasporto e trasporto aereo. Ovvero eliminazione dei sussidi all’autotrasporto per i camion Euro 3, destinando il medesimo importo all’incentivo per la loro sostituzione con mezzi nuovi a gas naturale liquefatto (GNL). Anche gli aerei e le navi, oggi a zero accise, devono cominciare a pagare.
10) Smart city. Privilegiare, nei trasferimenti delle risorse statali ai Comuni, i piani (come PUMS, PAES) che prevedono obiettivi di natura ecosostenibile.

LE PROPOSTE NEL DETTAGLIO

Il documento completo, con il dettaglio di tutte le 10 proposte di Legambiente per la Legge di Bilancio 2020, comprensive di spese e coperture, è visionabile cliccando sul tasto Scarica PDF.

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Monopattini elettrici: Monza come Milano, bloccato il servizio di sharing

di Raffaele Dambra

Monopattini elettrici

Nulla in futuro potrà fermare la diffusione a macchia d’olio dei monopattini elettrici nelle città italiane. Al momento, però, i Comuni sono costretti a frenare l’entusiasmo dei cittadini interessati all’utilizzo dei mezzi di micromobilità elettrica, in attesa di disciplinare con maggior chiarezza la circolazione dei monopattini sulle strade urbane e i servizi di sharing da parte di società private. E così dopo Milano, che ha sospeso il noleggio di dispositivi in condivisione finché non saranno ratificate le ordinanze definitive, anche Monza ha stoppato sul nascere il proliferare dei monopattini elettrici in città in mancanza delle adeguate autorizzazioni.

MONOPATTINI ELETTRICI: SENZA DELIBERA DEI COMUNI NON POSSONO CIRCOLARE

La circolazione nelle nostre città dei mezzi di micromobilità elettrica come monopattini, segway, hoverboard e monowheel è stata autorizzata lo scorso luglio dal MIT con la pubblicazione di un decreto attuativo contenente le linee guida per i Comuni interessati alla sperimentazione. Spetta infatti alle singole città organizzare la circolazione di questi mezzi, stilando un regolamento che tenga conto delle direttive del Ministero, e adattandolo, se necessario, alle specificità e alle caratteristiche del proprio territorio. Senza questa delibera comunale i monopattini non possono girare. Alcune città si sono già attivate e sono pienamente operative, altre lo faranno nelle prossime settimane o mesi.

MONOPATTINI ELETTRICI: MONZA BLOCCA LO SHARING

A Monza, per esempio, sono ancora fermi. E proprio per questo l’amministrazione comunale del capoluogo brianzolo è caduta dalle nuvole quando ha letto l’annuncio di una start-up che comunicava, per i primi giorni di settembre 2019, l’arrivo in città di 60 monopattini elettrici in condivisione. Pronti a circolare per le vie del centro storico, nel parco, in zona stazione e intorno all’ospedale e all’università. Erano stati indicati pure i costi (1 euro per lo sblocco e 15 centesimi al minuto per l’utilizzo, ogni giorno dalle 7 alle 24) e le modalità di iscrizione tramite app. Ma il Comune, come detto, ha bloccato tutto.

PERCHÉ MONZA HA BLOCCATO I MONOPATTINI ELETTRICI

Si tratta di un’operazione assolutamente illecita”, ha spiegato l’assessore alla sicurezza e viabilità Federico Arena, motivando la sospensione del servizio. “È vero che da luglio è ammessa la sperimentazione dei mezzi di micromobilità elettrica nelle aree urbane. Ma prima è necessaria una delibera del consiglio comunale che a Monza ancora non c’è. Occorre inoltre una cartellonistica specifica e l’individuazione di aree dove sia consentito muoversi in monopattino elettrico. Noi non siamo contrari alla diffusione di questi dispositivi, ma prima di autorizzarne la circolazione su strada dobbiamo studiare i percorsi, valutare i costi della cartellonistica e fare una gara pubblica per affidare il servizio di sharing alla società che farà la miglior offerta”. Insomma, non se ne parla per un bel po’.

MONOPATTINI ELETTRICI: BOLOGNA E TORINO PRONTE A PARTIRE

Ma se a Monza devono ancora organizzarsi, in due grandi città italiane sono pronti a partire con la sperimentazione. A Bologna entro fine settembre sarà presentata la delibera che consentirà l’uso personale dei monopattini elettrici nelle zone a limite di velocità di 30 km/h e sulle piste ciclabili, con esclusione delle piste ciclopedonali e, ovviamente, dei portici. A Torino, invece, il Comune ha già cominciato a posizionare i cartelli stradali per i monopattini e ai primi di ottobre aprirà la manifestazione di interesse per le imprese che vorranno noleggiare i dispositivi con la formula free floating. In vista di ciò sarà forse interessante capire come si guidano i monopattini elettrici.

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Sharing monopattini elettrici: Milano detta le linee guida

di Raffaele Dambra

Sharing monopattini elettrici Milano

Si sbloccherà a breve la questione che riguarda il servizio di sharing dei monopattini elettrici a Milano. Il Comune lombardo, che intorno a Ferragosto aveva diffidato gli operatori dei servizi di condivisione dei mezzi della micromobilità elettrica a continuare l’attività, ha comunicato che entro settembre 2019 sarà pubblicato l’avviso pubblico a beneficio delle società che vogliono attivare a Milano lo sharing di monopattini, segway, hoverboard, skateboard e monoruote. L’avviso conterrà i requisiti minimi richiesti per poter offrire il servizio in perfetta sicurezza e rispettando le regole.

MONOPATTINI ELETTRICI A MILANO: CAOS E DISAGI

Dallo scorso 27 luglio, giorno in cui Milano ha avviato ufficialmente la sperimentazione dei monopattini elettrici e dispositivi simili, si era creata in città parecchia confusione a causa dell’uso un po’ disinvolto di questi mezzi da parte di molti fruitori, con gente che sfrecciava sui marciapiedi, contromano o agli incroci delle strade, creando situazioni di pericolo per la circolazione. Per non parlare di coloro che, dopo l’utilizzo, abbandonavano il monopattino un po’ ovunque causando disagi ai passanti e non solo. E così, in seguito a numerose proteste e segnalazioni, il Comune ha bloccato l’attività degli operatori dello sharing già esistenti, in attesa di regolamentare meglio il servizio dettando linee guida più rigide e precise.

SHARING MONOPATTINI ELETTRICI A MILANO: LE NUOVE LINEE GUIDA

Ed eccole queste linee guida, anticipate sommariamente dall’assessore alla mobilità Marco Granelli che ha illustrato i requisiti minimi da rispettare:

– Marcatura CE per i mezzi;
– apparecchiature sonore, luci e limitatori di velocità;
– flotte con numero minimo e massimo, fino al raggiungimento di un tetto di dispositivi in città;
– cauzione per ciascun mezzo (fideiussione bancaria o assicurativa di durata equivalente al periodo di servizio), come garanzia in caso di intervento del Comune di Milano per la rimozione durante o al termine del servizio;
– pagamento annuo di un contributo al Comune di Milano a copertura dell’occupazione del suolo pubblico.

SHARING MONOPATTINI ELETTRICI A MILANO: ALTRI REQUISITI DA RISPETTARE

Tra gli standard minimi che il Comune di Milano intende inserire nell’avviso pubblico per le società interessate ci sono anche la richiesta di un servizio attivo 7/24 e su tutto il territorio, l’attivazione di un’assicurazione per i mezzi in circolazione, l’iscrizione al registro delle imprese, il non avere contenziosi aperti con l’Amministrazione e l’aver svolto tutti gli adempimenti necessari per l’esercizio dell’attività sul territorio italiano. Inoltre verrà richiesta un’adeguata campagna informativa agli utenti sulla sicurezza stradale e sulle regole per l’utilizzo e per la sosta dei dispositivi.

MONOPATTINI ELETTRICI A MILANO: LE REGOLE PER CIRCOLARE

Ricordiamo che monopattini elettrici e altri mezzi di micromobilità elettrica, sia in condivisione che di proprietà, si possono usare in tutte le aree pedonali con un limite di velocità di 6 km/h. E anche su piste ciclabili, percorsi ciclabili e ciclopedonali e Zone 30, con limite di velocità a 20 km/h, ma solo dopo la posa della cartellonistica necessaria, che presumibilmente avverrà entro l’inizio del mese di dicembre.

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Monopattini elettrici a Milano: regna il caos e il Comune stoppa il noleggio

di Raffaele Dambra

Monopattini elettrici a Milano

L’entusiasmo per l’avvio della sperimentazione dei monopattini elettrici a Milano (e di segway, hoverboard, skateboard e monoruote) sta già scemando di fronte all’utilizzo fin troppo disinvolto dei mezzi di micromobilità elettrica da parte di molti fruitori del servizio. Il regolamento, che segue le linee guida del MIT, prevede infatti la libera circolazione solo nelle aree pedonali con velocità massima di 6 km/h, e su piste e percorsi ciclabili e ciclopedonali e nelle Zone 30, con limite fissato a 20 km/h. E invece in queste prime settimane si sono visti tanti monopattini sfrecciare sui marciapiedi in barba all’incolumità dei pedoni; oppure, ancor più pericolosamente, circolare su strade molto trafficate facendo lo slalom tra le autovetture o andando contromano. Mettendo così a serio rischio se stessi e gli altri.

MONOPATTINI ELETTRICI A MILANO: IL COMUNE DICE STOP (PER ORA)

Una situazione insostenibile che ha portato il Comune di Milano a intervenire prontamente prima che si verificassero incidenti gravi. Innanzitutto multando alcuni trasgressori (ma una sanzione di appena 26 euro non è un buon deterrente); poi definendo nuove e più precise regole per circolare su questi mezzi in città; e infine sospendendo la licenza alle società che noleggiano i monopattini elettrici a Milano. Almeno fino a quando non sarà approvata una delibera che disciplini meglio il servizio (si spera entro la fine di agosto).

MONOPATTINI ELETTRICI A MILANO: LE REGOLE PER CIRCOLARE

In particolare il Comune di Milano ha ricordato che attualmente è consentita soltanto la circolazione nelle aree pedonali e con velocità entro 6 chilometri orari; mentre per quanto riguarda la sperimentazione su piste ciclabili, ciclopedonali e Zone 30 bisogna attendere il posizionamento degli appositi cartelli stradali, che avverrà prossimamente. In relazione invece al noleggio di monopattini e dispositivi simili in condivisione, è necessaria invece un’ulteriore regolamentazione. E per questo, come già anticipato, l’amministrazione milanese sta lavorando a una delibera per istituire e disciplinare sia il servizio di sharing dei mezzi di micromobilità elettrica e sia le caratteristiche degli operatori.

MONOPATTINI ELETTRICI A MILANO: LA NUOVA DISCIPLINA DELLO SHARING

Il 14 agosto 2019 è stata perciò inviata alle società di sharing, già presenti con i loro veicoli in strada, una lettera di diffida a proseguire l’attività. Fino a nuovo ordine. “La nostra priorità è garantire la sicurezza in strada dei cittadini”, hanno dichiarato la vicesindaco Anna Scavuzzo e l’assessore alla mobilità Marco Granelli. “La micromobilità elettrica è una risorsa interessante per le città, ma i monopattini e gli altri dispositivi non sono un giocattolo e si devono regolamentare”. Tra le nuove norme che saranno introdotte ci sarà l’obbligo di utilizzare il giubbotto catarifrangente la sera e il divieto di utilizzo per i minorenni, a eccezione dei ragazzi tra i 16 i 18 anni con il patentino. Tutti i mezzi dovranno essere dotati di luci e limitatori di velocità. E si dovranno anche parcheggiare con attenzione, non intralciando il passaggio dei pedoni e in particolar modo di coloro che hanno difficoltà di deambulazione o che spingono carrozzine e passeggini.

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La smart mobility migliora la qualità della vita per il 96% degli italiani

di Redazione

Per gli italiani non ci sono dubbi. La qualità della vita migliore al verificarsi certe condizioni. Stiamo parlando di città meno inquinate, di soluzioni di mobilità flessibile e di aree urbane a misura d’uomo. Il 96% ne è convinto. Lo rivela “Sostenibilità, smart city e smart mobility”, studio promosso da Arval Italia, sempre più attenta ai servizi legati al mondo dell’auto. Lo ha fatto in collaborazione con Doxa e Corporate Vehicle Observatory (CVO).

QUALITÀ, LA PAROLA D’ORDINE

Il 96% degli italiani conferma che il miglioramento della qualità di vita deriva necessariamente da un mondo più sostenibile. Per ottenere questo è necessario che ognuno prenda consapevolezza di tale necessità singoli ed istituzioni. Da un campione di 1500 italiani è emerso che il 62% degli intervistati ritiene che siano indispensabili città non inquinate. Per il 51% è indispensabile essere attori principali per il risparmio di componenti naturali come l’acqua. Per il 42%, invece, l’utilizzo dei mezzi pubblici in sostituzione alle auto è indispensabile alla qualità dell’ambiente. La necessità di una vita in un contesto sano e vivibile è il desidero dell’81% degli intervistati. Di questi, il 18% ha a cuore quella dei propri figli e nipoti. Purtroppo il 50% non crede che nei prossimi 5 anni si potranno notare differenze sostanziali nella qualità della vita.

INSIEME È PIÙ SEMPLICE

Uno dei dati confortanti di questa ricerca è che il 56% ritiene che si avrà maggiore attenzione alle nuove generazioni grazie all’informazione. È considerata una componente necessaria per ottenere buoni risultati per un mondo maggiormente vivibile. Eppure, il 68% ritene che il processo di miglioramento possa essere rallentato sia da interessi di carattere economico sia a causa degli egoismi dei singoli (55%). Secondo il campione intervistato, questi sono stili d vita che è necessario assimilare se si vuole invertire la tendenza: bisogna puntare sulla tutela dell’ambiente e su quella che gli anglosassoni chiamano “usability”. Si tratta della facilità di accesso ai servizi. Anche Nissan ha da poco annunciato di aver avviato uno studio simile.

LO STATO FACCIA LA SUA PARTE

Il 55% ritiene che il cambiamento deve partire dal singolo soggetto, ma chiede anche alle istituzione pubbliche un aiuto a gestire il cambiamento attraverso la scuola con la formazione, oltre ad una maggiore comunicazione sui benefici della smart city e smart mobility (94%). Eppure in Italia qualcosa si muove. Il 91% desidera una più chiara campagna sui benefici, e il 93% chiede di conoscere meglio le differenze di combustibile utilizzati dalle auto. Nella realizzazione di un propria proposta, gli intervistati, hanno evidenziato come la smart city e la smart mobility si concretizzerebbero con la costruzione di maggiori piste ciclabili, l’utilizzo di mezzi pubblici e privati elettrici, monopattini, senza trascurare l’aumento di senso civico di ogni singolo.

DISPOSTI A QUALCHE RINUNCIA

È interessante rilevare che gli italiani, pur di contribuire al raggiungimento di una migliore qualità di vita , sono disposti a rinunciare ad una parte della propria privacy. Mettendo a disposizione dati inerenti l’auto (33%) al comune di residenza (32%) o per trasferire dati sulla propria guida (38%).

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Car sharing: 1 milione di italiani usa un’auto condivisa ogni giorno

di Redazione

Il parco auto della cosiddetta smart mobility, quella cioè che comprende vetture a noleggio o in sharing, ha superato quota 1 milione. Il dato conferma che l’Italia sta progressivamente trasferendo la proprietà dell’auto alle società di noleggio. Quotidianamente 900.000 persone per lavoro o per turismo decidono di utilizzare un mezzo a noleggio a lungo termine. A queste si aggiungono 130.000 noleggi a breve termine e 33.000 car sharing. Il 2018 è stato un anno di forte crescita di questo fenomeno, mentre nei primi mesi del 2019 si è registrata un’inversione di tendenza. È quanto emerge da un Rapporto Aniasa, l’associazione interna a Confindustria che rappresenta il settore dei servizi di mobilità che ha messo in luce un quadro nel quale nel settore automotive, che rappresenta l’11,1% del Pil e il 16,6% del gettito fiscale, una vettura su quattro è immatricolata a noleggio.

UNO SCENARIO IN CRESCITA

Sono 77.000 le aziende private di ogni dimensione e area di interesse ad utilizzare vetture con la formula del noleggio a lungo termine. A queste si aggiungono la bellezza di 2.900 pubbliche amministrazioni. Nel 2018 si sono registrati inoltre ben 5,3 milioni di contratti di noleggio a breve termine e 12 milioni di “corse” in car sharing. C’è un ulteriore dato molto interessante. Nel 2017 sono stati firmati 25.000 contratti di noleggio a lungo termine da soggetti privati. Nel 2018 si è arrivati a 40.000 e, per la fine del 2019, si prevede che si toccherà quota 50.000 per il 2019. Si tratta di un segnale di cambiamento profondo che ha contribuito ai risultati dello scorso anno fatti registrare dalla smart mobility. Più 12% rispetto al 2017 (1.092.000 di veicoli in circolazione) e più 10% di fatturato, sempre rispetto all’anno precedente, che ha spinto il comparto vicino a quota 7 miliardi di euro (6,8 per la precisione).

LA FRENATA DEL 2019

Ma già nella seconda parte del 2018 si è registrato un rallentamento. L’intero comparto automotive, in realtà, ha iniziato a dare segni di debolezza portando il risultato della crescita dell’intero parco circolante a percentuali molto contenute, dell’ordine del più 0,4%. Nel 2019 è andata peggio. L’incertezza economica, un calendario che prevedeva molti “ponti” (con evidente modifica delle scelte di spostamento sia per motivi personali che per business) alcune misure normative (come l’introduzione dell’ecotassa) e i blocchi della circolazione anche per i veicoli a gasolio Euro 6 in alcune città), hanno portato il primo trimestre di quest’anno ad un risultato a dir poco negativo: -14%. Un risultato che, chiaramente, si riflette anche sul settore della mobilità smart.

UNA NORMATIVA DA AGGIORNARE

Il presidente dell’Aniasa Massimiliano Archiapatti commenta lo scenario con queste parole. “I dati – dice – testimoniano l’inarrestabile evoluzione della mobilità italiana. Con il graduale passaggio dalla proprietà all’uso dei veicoli. Il clima di incertezza economica e il quadro politico degli ultimi mesi stanno però rallentando questa spinta innovativa. Si apprezza sul fronte istituzionale la volontà di aggiornare un Codice della Strada fermo al 1992, che non considera l’evoluzione della sharing mobility e non contempla adeguatamente neanche il noleggio. Ma non altrettanto può dirsi per misure poco efficaci come la normativa bonus-malus sull’auto. Lascia poi particolarmente delusi la recente ulteriore richiesta alla UE di tenere fermo al 40% per altri tre anni (fino al 2022) il regime di detraibilità dell’Iva per le auto aziendali. Una nuova beffa per le aziende italiane. Che si devono misurare ogni giorno con i concorrenti europei, agevolati da una detraibilità del 100%. Senza dimenticare la maggiore deducibilità dei costi di mobilità che si nota altrove”.

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