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Fallout Shelter: ecco quanti milioni di dollari ha guadagnato il free to play

di Nicola Armondi
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Autovelox: multa valida anche se si superano di poco i limiti

di Redazione

Autovelox multa

Tra molti automobilisti circola la leggenda metropolitana secondo cui se si viene beccati a viaggiare oltre i limiti dall’autovelox, la multa scatta solo nel caso di evidente superamento dei suddetti limiti. In altri termini, il controllo elettronico della velocità tollererebbe le infrazioni leggere. Ebbene, ci spiace deluderli ma non è così. Anche la Cassazione ha ribadito che il superamento pure minimo del limite di velocità non esclude affatto l’applicazione di una sanzione.

L’INFRAZIONE DEL CONDUCENTE

La Suprema Corte si è espressa sull’argomento con la recente ordinanza n. 12629 del 13/05/2019, di cui ne ha dato notizia il portale di risorse legali avvocatoandreani.it. Il caso in questione riguardava un’automobilista che aveva ricevuto un verbale per violazione dell’art. 142, comma 8 del Codice della Strada, rilevata con autovelox. Tale articolo, ricordiamolo, dispone che “chiunque supera di oltre 10 km/h e di non oltre 40 km/h i limiti massimi di velocità è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 168 a euro 674”.

LA SENTENZA A SORPRESA DEL GIUDICE DI PACE

Nonostante l’evidente infrazione il conducente aveva fatto ricorso al Giudice di Pace, ritenendo che, data l’esiguità della velocità in eccesso (26 km/h oltre il limite di 50 km/h) e le circostanze di tempo e luogo (ovvero orario con traffico scarso e strada ampia e rettilinea), il superamento dei limiti non aveva posto concretamente in pericolo il bene protetto, e cioè l’incolumità pubblica e privata. Per la serie: ok, stavo andando più veloce del dovuto ma sulla strada non c’era nessuno ed era pure bella larga, perciò chiudete un occhio. E il Giudice di Pace l’occhio l’aveva sorprendentemente chiuso, accogliendo il ricorso e cancellando la sanzione!

IL RICORSO DEL COMUNE

Il Comune interessato però non ci stava e ricorreva a sua volta in Cassazione, contestando il riconoscimento, da parte del giudice, della buona fede del trasgressore, a fronte della presunzione di colpa gravante sul predetto. E contestando pure la mancanza di prova degli elementi ‘positivi’ idonei a superare tale presunzione.

IL RIBALTAMENTO DELLA CASSAZIONE: LE MOTIVAZIONI

Contestazione pienamente accolta dalla Corte di Cassazione: la multa con autovelox è valida anche se si superano di poco i limiti. Sconfessando la sentenza del Giudice di Pace, la Suprema Corte ha infatti osservato che per la configurabilità dell’illecito amministrativo è necessaria e sufficiente la coscienza e volontà della condotta attiva o omissiva, senza che occorra la concreta dimostrazione del dolo; inoltre la norma pone una presunzione di colpa in ordine al fatto vietato a carico di colui che lo abbia commesso. Riservando poi a questi l’onere di provare di aver agito senza colpa; ma soprattutto possono esserci cause di esclusione della responsabilità amministrativa solo quando sussistano elementi positivi idonei a ingenerare nell’autore della violazione il convincimento della liceità della sua condotta. E risulti poi che il trasgressore abbia fatto tutto quanto possibile per conformarsi al precetto di legge.

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Ztl: multa illegittima se la segnaletica è poco visibile

di Redazione

Ztl multa

Avete varcato gli accessi off limits di una Ztl? La multa che vi spetterebbe di diritto potrebbe rivelarsi illegittima se la segnaletica posta all’ingresso dell’area risultasse poco visibile o non idonea. Lo ha confermato una sentenza del Giudice di Pace di Brindisi, rifacendosi ai dettami dell’art. 79 del regolamento d’attuazione del Codice della Strada concernente la visibilità dei segnali stradali.

IL CASO DEI SEGNALI ZTL POCO VISIBILI

Come si legge sul portale giuridico studiocataldi.it, l’organo di giustizia pugliese ha deliberato sulla vicenda di un automobilista brindisino che aveva ricevuto più di 80 verbali per aver transitato, con cadenza giornaliera per circa due mesi, in una zona a traffico limitato della sua città. Appellandosi al Giudice di Pace, l’automobilista super-multato aveva però lamentato l’inidoneità delle caratteristiche dei cartelli stradali posti in prossimità dei varchi Ztl. E alla fine ha avuto ragione, visto che le sanzioni sono state tutte annullate.

ZTL: MULTA NON VALIDA SE SEGNALETICA NON IDONEA

Per il giudice, infatti, “non si può attribuire la responsabilità di un’infrazione se non si dimostra la colpa del conducente”. E nel caso specifico tale colpa è da ritenersi esclusa, poiché il guidatore non si sarebbe accorto della segnaletica in quanto non conforme alle prescrizioni di legge. La normativa prevede infatti che la segnaletica stradale deve sempre essere idonea per dimensionamento, visibilità, leggibilità e posizionamento. E che la violazione di uno solo di questi parametri può provocare l’illegittimità della multa. Per esempio, nella vicenda in questione i cartelli verticali posti all’ingresso della Ztl di Brindisi sono apparsi sottodimensionati, avendo grandezza di 55×55 cm anziché 75×125 o 75×75 cm, risultando quindi poco visibili, specie di sera.

LA SEGNALETICA VERTICALE DEVE RISPETTARE DIMENSIONI E POSIZIONAMENTO

Ma non solo. La segnaletica in esame è apparsa anche ‘diversamente rifrangente’, contravvenendo le prescrizioni del CdS secondo cui “sullo stesso sostegno non devono essere posti segnali con caratteristiche di illuminazione o di rifrangenza differenti fra loro”. Quindi, e qui viene il bello, è stato in realtà il Comune di Brindisi a incorrere in una violazione del già citato art. 79, che tra le altre cose regola la distanza e lo spazio minimo di avvistamento dei segnali di prescrizione. In particolare il Comune ha disatteso la norma che prevede, nel caso di segnale di ingresso in Ztl, uno spazio minimo di avvistamento del cartello di almeno 80 metri affinché sia percepibile dall’automobilista sia di notte che di giorno. In altre parole, i cartelli non solo erano piccoli e inidonei ma pure posizionati male. Tutte circostanze che hanno portato alla cancellazione delle sanzioni.

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Notifica multa per posta: tariffe in aumento dal 10 giugno 2019

di Redazione

Notifica multa per posta tariffe

C’è un motivo in più per non infrangere le norme del Codice della Strada. Al danno della sanzione sta per aggiungersi la beffa dell’aumento della tariffa per la notifica della multa via posta ordinaria. A partire dal 10 giugno 2019, in linea con le modifiche apportate di recente alla legge 890/1982 e con le Delibere attuative dell’AGCOM in tema di notifiche a mezzo del servizio postale, varieranno infatti le condizioni di offerta del servizio ‘Atto Giudiziario’ di Poste Italiane.

AUMENTO DELLE TARIFFE DELLA NOTIFICA DEGLI ATTI GIUDIZIARI

In particolare, come riporta anche il sito dell’ASAPS, Poste Italiane aumenterà le tariffe degli atti giudiziari e delle comunicazioni connesse da 6,80 a 9,50 euro (+ 2,70 euro). Di conseguenza le multe per non aver rispettato il Codice della Strada, notificate tramite posta ordinaria, saranno leggermente più salate. L’importo aggiuntivo forfettario di 2,70 euro si riferisce alle spese relative alle Comunicazioni di Avvenuta Notifica (CAN) e di Avvenuto Deposito (CAD). Comunicazioni eventualmente emesse ai sensi degli articoli 7 e 8 della legge 890/1982 e sinora addebitate al momento della restituzione dell’avviso di ricevimento. L’aumento è stato calcolato sulla base dell’effettiva incidenza percentuale di tali comunicazioni sull’insieme complessivo delle notifiche, e sarà applicato agli invii in busta fino a 20 grammi.

NOTIFICA MULTA PER POSTA: NON SI ESCLUDONO NUOVI AUMENTI IN FUTURO

Poste Italiane, nel comunicare la novità, ha specificato che l’importo di 9,50 euro per la notifica multa via posta potrà essere soggetto in futuro a ulteriori revisioni annuali. Ciò accadrà se ci saranno variazioni delle tariffe unitarie o dell’incidenza dell’evento. Ovviamente gli eventuali nuovi importi saranno resi noti con un preavviso di almeno 30 giorni.

L’ALTERNATIVA PEC

Sempre Poste Italiane ha ricordato al pubblico la possibilità di richiedere la restituzione dell’Avviso di Ricevimento dell’Atto Giudiziario tramite PEC. Alternativa pratica e moderna alla restituzione dell’avviso con posta ordinaria. Per attivare questa funzionalità l’utente deve comunicare a Poste Italiane il proprio indirizzo di posta elettronica certificata mediante gli appositi strumenti informatici a disposizione sul sito poste.it. È perciò compito di ogni utente fornire un indirizzo PEC valido, nonché garantire il buon funzionamento della propria casella PEC. In caso di disguidi relativi alla casella sarà comunque messo a disposizione l’originale cartaceo della notifica. Per chi volesse più informazioni sull’argomento, il Codice della Strada regola la “notificazione delle violazioni” con l’articolo 201, suddiviso in ben 5 commi.

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Mazda MX-5 1.5 Turbo elaborata 210 CV con preparazione BBR

di redazione

La Mazda MX-5 1.5 Turbo elaborata a motore chiuso è una preparazione del tuner BBR che ha raggiunto i 210 CV! Infatti i tecnici inglesi della BBR sono famosi in tutto il mondo per le loro preparazioni semplici ed efficaci. Un esempio su tutti è il kit sviluppato per il motore 1,5 litri Mazda Skyactiv-G che equipaggia le MX-5 di ultima generazione.

Lo Stage 1 sulla Mazda MX-5 1.5 Turbo modificata è in grado di assicurare questa potenza massima di 210 CV con una curva di erogazione eccezionale, se si pensa che a soli 4.000 g/m si dispone già di 150 CV. La coppia massima è di 27 kgm, mentre il limitatore di giri è a quota 7.750. Le ottime caratteristiche di erogazione sono garantite da un nuovo turbocompressore twinscroll e un collettore di aspirazione in acciaio appositamente studiato.

È un kit completamente reversibile, che mantiene l’elettronica originale a livello dei sistemi di sicurezza ed è in regola con le normative sulle emissioni. Il montaggio non richiede modifiche particolari ed è omologato TÜV. I prezzi partono dalle 4.395 sterline (circa 5.000 Euro) IVA esclusa.
www.bbrgti.com

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Pedoni distratti dallo smartphone: proposta di legge per multarli

di Redazione

Pedoni distratti dallo smartphone

Avete presente quelle persone che camminano per strada con lo sguardo perennemente fisso verso lo schermo del telefonino, quasi come in preda a un ipnosi? Ebbene, si prevedono per loro tempi duri se tutto il mondo copierà la proposta di legge dello stato di New York per multare i pedoni distratti dallo smartphone e da altri dispositivi elettronici.

MULTE PER I PEDONI DISTRATTI DALLO SMARTPHONE?

Qui da noi, come probabilmente avrete letto, la riforma del Codice della Strada ha introdotto sanzioni più pesanti per chi utilizza il cellulare alla guida. Ma nella Grande Mela potrebbero andare decisamente oltre, multando anche i pedoni. La proposta, portata avanti già l’anno scorso dal deputato democratico Felix Ortiz, è stata ripresa quest’anno da un suo collega di partito, il senatore John Liu, che vorrebbe farla approvare prima della fine della legislatura. “Molti genitori, preoccupati per l’incolumità dei propri ragazzi, stanno appoggiando la mia iniziativa”, ha spiegato Liu al sito Gothamist.com. “E del resto non ci vedo nulla di strano, è solo buon senso”.

A NEW YORK MOLTI SINISTRI PER LA DISATTENZIONE DEI PEDONI

Il senatore ha snocciolato i dati degli incidenti stradali verificatisi a New York City da gennaio 2018 ad aprile 2019, spiegando che su 58.117 sinistri, ben 17.933 sono stati causati dalla distrazione dei conducenti delle auto. E 1.447, un numero più esiguo ma comunque importante, dalla disattenzione di ciclisti e pedoni. “Nel 2019 le vittime di incidenti stradali sono in aumento rispetto allo stesso periodo del 2018, bisogna quindi intervenire. Ovviamente nessuno nega che gli automobilisti abbiano maggiori responsabilità, ma anche i pedoni devono disciplinarsi. Le persone che scrivono sui loro telefonini mentre attraversano la strada sono un pericolo per se stessi e per gli altri”.

LE SANZIONI SOLO PER I CASI DI POTENZIALE PERICOLO

La proposta di legge per sanzionare i pedoni distratti dallo smartphone o da qualsiasi altro dispositivo elettronico portatile contempla una multa da 25 a 50 dollari per la prima infrazione; fino a 100 per la seconda; e fino a 250 dollari per la terza violazione se commessa entro 18 mesi dalla prima. Ovviamente la sanzione è prevista soltanto per le situazioni di potenziale pericolo, come quando si attraversa la strada guardando il display o digitando sulla tastiera; nessuna ammenda invece per chi cammina parlando al telefono, perché un’azione simile non distoglie l’attenzione.

LA SCELTA CURIOSA DELLA PROVINCIA DI BOLZANO

Insomma, lo stato di New York potrebbe adottare presto la linea dura verso i pedoni che camminano con la testa prona sul cellulare. Tutto il contrario della provincia di Bolzano, che qualche mese fa ha montato dei cuscinetti morbidi sui cartelli stradali e sui pali della luce per proteggere dal violento impatto i pedoni distratti dallo smartphone

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Autovelox: multa impugnabile se posizionato nel senso opposto

di Redazione

Autovelox multa

State molto attenti se venite pizzicati dall’autovelox. La multa per eccesso di velocità si può impugnare se il dispositivo che ha accertato l’infrazione è posizionato nel senso opposto di marcia, qualora ricorra una specifica condizione. Lo ha stabilito la VI sezione civile della Corte di Cassazione, con l’ordinanza 12309/19 depositata lo scorso 9 maggio. Gli ermellini si sono espressi sul contenzioso riguardante un conducente molisano sanzionato da un autovelox installato dall’altra parte della strada.

AUTOVELOX: MULTA IMPUGNABILE, IL CASO CONTESTATO

Nel caso in oggetto, l’automobilista aveva rimediato una multa per aver superato i limiti di velocità percorrendo una strada del comune di Macchia d’Isernia. Violazione rilevata da un autovelox posizionato sul lato opposto della carreggiata. Il conducente aveva però contestato la sanzione, presentando subito ricorso e vincendo sia davanti al Giudice di Pace che al Tribunale d’Isernia. E adesso gli ha dato ragione pure la Corte di Cassazione, che ha annullato definitivamente la multa.

POSIZIONAMENTO AUTOVELOX: L’INDICAZIONE DEL DECRETO PREFETTIZIO SI DEVE RISPETTARE

In pratica, secondo quanto disposto nel pronunciamento della Suprema Corte, la multa è impugnabile con successo se il decreto prefettizio che ha autorizzato il posizionamento dell’autovelox prevedeva la sua installazione sul senso di marcia opposto a quello in cui è stato effettivamente sistemato. Confermando un orientamento peraltro già espresso nell’ordinanza 23726/18, i giudici di Cassazione hanno infatti precisato che nel decreto prefettizio non è obbligatoria l’indicazione del lato della carreggiata in cui dev’essere sistemato il dispositivo di controllo. Ma qualora sia prevista si deve assolutamente rispettare.

AUTOVELOX: LA MULTA SI PUÒ ANNULLARE PER ‘ILLEGITTIMITÀ DERIVATA’

A chiarire ulteriormente la vicenda, che per chi non mastica quotidianamente il ‘giuridichese’ può sembrare ingarbugliata, è intervenuto il quotidiano di informazione giuridica dirittoegiustizia.it. “Le possibilità di successo di un eventuale ricorso”, si legge sul sito, “ci sono nel caso in cui il decreto prefettizio abbia espressamente previsto il posizionamento del dispositivo lungo soltanto un senso di marcia e l’accertamento sia stato effettuato sul senso opposto. Perché difettando l’adozione di uno specifico provvedimento, il verbale di contestazione differita della violazione prevista all’art. 142 del CdS è affetto da illegittimità derivata”.

MULTA AUTOVELOX ANNULLATA: LA MOTIVAZIONE

Quindi, nel caso della multa comminata all’automobilista molisano, l’autovelox che ha accertato l’infrazione era stato posizionato sul lato destro della carreggiata, ma il decreto prefettizio aveva chiaramente indicato di piazzarlo sul lato sinistro. Circostanza, questa, che ha portato all’annullamento della sanzione.

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Router 4G: i migliori da comprare

di Manuel Baldassarre
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Multe prese all’estero: si possono pagare in Italia?

di Redazione

Multe prese all'estero

Una domanda che riguarda molti automobilisti: le multe prese all’estero si possono pagare in Italia? La risposta è sì, alla luce della direttiva Cross Border, in vigore dal 2016, che ha introdotto il cosiddetto “principio di reciprocità” sul riconoscimento delle sanzioni pecuniarie nei Paesi dell’Unione Europea. Ciò significa che le multe stradali comminate all’estero vengono riscosse come quelle italiane, ed è praticamente impossibile ignorarle (come invece capitava una volta). Lo stesso obbligo vale ovviamente per i conducenti stranieri multati in Italia.

MULTE ALL’ESTERO: LA PROCEDURA

Cerchiamo di capire bene la procedura. In caso di multa presa all’estero senza contestazione immediata, il comando di polizia da cui dipendono gli agenti che hanno accertato la violazione contatta il Punto di Contatto Nazionale (in Italia è il Centro elaborazione dati della Motorizzazione) per risalire, tramite il numero di targa, al nome del proprietario del veicolo sanzionato. Una volta acquisite le generalità, l’autorità di polizia comunica al (presunto) trasgressore gli estremi della multa, riportando nella lingua del paese destinatario tutti i dettagli dell’infrazione. Attenzione: la comunicazione può avvenire anche con posta ordinaria, e non obbligatoriamente con raccomandata, se la legge dello Stato in cui è avvenuta l’infrazione lo prevede.

MULTE ALL’ESTERO: COME PAGARE (E COSA SUCCEDE SE NON SI PAGA)

Dopo aver ricevuto la multa a casa, il destinatario ha due possibilità. Pagare la sanzione secondo le modalità riportate nell’avviso (di solito il pagamento è online con carta di credito). Oppure fare opposizione, indicandone chiaramente i motivi in un apposito modulo da rispedire al mittente. Se i motivi risultano validi, il procedimento si chiude e la multa viene annullata. Altrimenti, in caso di risposta negativa, la multa si deve pagare. Se il trasgressore (a questo punto non più presunto) decide di fare comunque lo gnorri, l’autorità giudiziaria del Paese in cui si è verificata l’infrazione può inviare il relativo fascicolo alla Corte d’Appello italiana competente, che dà il via alla procedura esecutiva di riscossione (e l’incasso, salvo accordi diversi, va all’erario italiano). In alternativa può lasciare in sospeso la sanzione e applicarla soltanto se il trasgressore ritorna nel Paese. Riservandosi in questo caso di infliggergli misure accessorie anche molto severe.

MULTE ALL’ESTERO: INFRAZIONI PREVISTE

Il sistema d’interscambio tra i Paesi dell’UE dei dati d’immatricolazione dei veicoli è previsto solo in caso di otto specifiche infrazioni stradali. Questo vuol dire che in tutti gli altri casi non si può trasmettere la multa nella nazione del presunto violatore. Le infrazioni previste sono: eccesso di velocità; mancato utilizzo della cintura di sicurezza o del dispositivo per i bambini; mancato arresto al semaforo rosso o altro segnale di stop; guida in stato di ebbrezza; guida sotto influenza di sostanze stupefacenti; mancato utilizzo del casco protettivo (per le moto); circolazione su corsia vietata; uso del cellulare o altri dispositivi durante la guida. Ricordiamo infine che la direttiva Cross Border non contempla sanzioni aggiuntive come la decurtazione dei punti o la sospensione della patente. E inoltre non è valida in Svizzera, paese che non ha aderito al principio di reciprocità sul riconoscimento delle sanzioni pecuniarie.

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Certificato di assicurazione: no multa se si mostra una stampa non originale

di Redazione

Certificato di assicurazione multa

Da quando nel 2015 è stato abolito il contrassegno da mettere sul parabrezza dell’auto (il classico tagliando), si è creata un po’ di confusione sulle modalità con cui le Forze dell’ordine devono verificare la regolare copertura assicurativa di una vettura. A dimostrazione che, talvolta, le norme introdotte per semplificare determinate procedure finiscono invece per complicarle. L’unica cosa certa è che il conducente, anche senza tagliando, deve sempre dimostrare di aver correttamente pagato l’assicurazione obbligatoria. E nel caso in cui gli agenti accertatori non riescano ad effettuare il controllo collegandosi alla banca dati del Ministero, è tenuto a esibire il certificato di assicurazione. In un qualsiasi formato, anche su stampa non originale.

LA VERIFICA DELLA COPERTURA ASSICURATIVA

Ricapitolando. Dopo l’abolizione del contrassegno cartaceo, la verifica della copertura assicurativa di un veicolo è adesso affidata a un controllo telematico in tempo reale alla banca dati del MIT. Può però succedere che per un qualsiasi motivo, soprattutto di natura tecnica, gli agenti siano impossibilitati ad eseguire il controllo. Oppure che dalla verifica la vettura risulti erroneamente non assicurata, magari perché la banca dati non è aggiornata (non dovrebbe accadere ma può succedere). Allora per fugare ogni dubbio (ed evitare la multa) il conducente deve mostrare il certificato di assicurazione RC auto, che quindi va sempre tenuto in macchina. Come del resto dispone l’art. 180 del Codice della Strada.

CERTIFICATO DI ASSICURAZIONE ANCHE SU STAMPA NON ORIGINALE

Solo che siamo nel 2019 e non più negli anni ‘70, e il formato digitale sta pian piano soppiantando quello cartaceo, divenuto ormai obsoleto. Per cui non è prevista alcuna multa se il certificato di assicurazione si esibisce direttamente in formato pdf (o simile) dallo smartphone o da un altro dispositivo elettronico. Oppure, altra ipotesi assolutamente valida, se si mostra una copia non originale del documento.

LA CIRCOLARE DEL VIMINALE

Del resto la circolare 300/A/5931/16/106/15 del Ministero dell’Interno parla chiaro. “In sede di controllo”, si legge sulla nota del Viminale, “può essere esibito agli organi di polizia stradale anche un certificato di assicurazione in formato digitale o una stampa non originale del formato digitale stesso, senza che il conducente possa essere sanzionato per il mancato possesso dell’originale del certificato di assicurazione obbligatoria; o senza che possa essere richiesta la successiva esibizione di un certificato originale in formato cartaceo”.

CERTIFICATO DI ASSICURAZIONE DIGITALE? OCCHIO ALLA BATTERIA DELLO SMARTPHONE

Insomma, la tecnologia semplifica la vita ma occhio a prendere i dovuti accorgimenti. Chi circola senza certificato di carta, originale o meno, contando di mostrare la copia in formato digitale dal telefonino, deve fare in modo di non trovarsi mai in una situazione di batteria del dispositivo scarica. Perché in questo caso gli risulterebbe impossibile dimostrare di essere in regola e scatterebbe l’inevitabile sanzione. Meglio cautelarsi con una batteria di riserva o con una powerbank. E giacché ci siamo, facciamo un veloce recap sui documenti che bisogna sempre tenere in auto.

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GADGET GENIALE! Recensione del SUPPORTO AUTOMATICO CARICABATTERIE WIRELESS

di Canna
Gadget geniali! Dalla patch che trasforma un telefono senza ricarica wireless in telefono con la ricarica wireless al supporto che abbraccia il telefono automaticamente e che lo ricarica in maniera wireless! Me li ha mandati Pablo che ha una bella […]

Sosta con l’aria condizionata: multe pesanti per i trasgressori

di Redazione

Sosta con l'aria condizionata

Molti automobilisti già sanno che il Codice della Strada vieta la sosta con l’aria condizionata in funzione, pena l’applicazione di severissime multe pecuniarie. E quei pochi che non lo sanno è meglio che si attengano diligentemente alla normativa. L’arrivo della stagione più calda potrebbe infatti favorire un uso più ‘disinvolto’ del climatizzatore dell’auto, con tutti i rischi del caso (soprattutto per il portafoglio).

LA SOSTA CON L’ARIA CONDIZIONATA E IL CODICE DELLA STRADA

La questione è regolata dall’art. 157 comma 7 bis del Codice della Strada, secondo cui “è fatto divieto di tenere il motore acceso, durante la sosta del veicolo, allo scopo di mantenere in funzione l’impianto di condizionamento d’aria nel veicolo stesso”. I trasgressori sono soggetti alla “sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 218 ad euro 435”. Quindi, ricapitolando: nel momento in cui la vettura è ferma, non si può lasciare il motore acceso appositamente per far funzionare l’aria condizionata. Ovviamente la norma è valida sia nel periodo estivo che in quello invernale, quando molti automobilisti utilizzano l’impianto di riscaldamento dell’auto.

CONSIDERAZIONI SUL DIVIETO DI SOSTA CON L’ARIA CONDIZIONATA ACCESA

Introdotta nel 2007 e modificata tre anni dopo, la regola che vieta di sostare con l’aria condizionata accesa ha il chiaro scopo di evitare l’immissione nell’atmosfera di gas di scarico non necessari, essendo l’auto non in movimento. Si tratta quindi di una disposizione tutto sommato giusta e condivisibile, e che tra le altre cose ha il vantaggio di ridurre lo spreco di carburante, con quello che costa. Ma non tutti i guidatori sono d’accordo. Per esempio c’è chi dice che questa norma andrebbe applicata solo nelle grandi città dove c’è un serio problema di smog. Altri suggeriscono invece di restringerla alle sole vetture benzina e diesel, escludendo dal divieto le auto più ecologiche. E altri ancora la giudicano del tutto inopportuna, invitando l’artefice o gli artefici della norma a sostare in un’automobile senza aria condizionata d’estate a quasi 40° di temperatura (o d’inverno a 0°), e vedere l’effetto che fa…

DIFFERENZA TRA SOSTA E FERMATA

Ogni opinione è ovviamente legittima, e del resto nulla impedisce che le disposizioni del Codice della Strada si possano modificare, se c’è un miglioramento. Va comunque ricordato che già attualmente il divieto si intende limitato alla “sosta del veicolo” e non alla “fermata del veicolo”. Si tratta di una differenza molto importante, peraltro chiaramente disciplinata dallo stesso CdS, art. 157 comma 1: “per sosta si intende la sospensione della marcia del veicolo protratta nel tempo, con possibilità di allontanamento da parte del conducente”. Mentre “per fermata si intende la temporanea sospensione della marcia anche se in area ove non sia ammessa la sosta, per consentire la salita o la discesa delle persone, ovvero per altre esigenze di brevissima durata”. Perciò nel caso di breve fermata non è necessario spegnere il motore e si può tranquillamente continuare a usufruire del climatizzatore dell’auto.

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Strisce blu e autovelox: multe record per riempire le casse comunali?

di Redazione

Strisce blu autovelox multe

I comuni italiani, soprattutto quelli più grandi, speculano sulla pelle degli automobilisti? È quanto sospetta la Federcontribuenti, secondo cui le amministrazioni comunali avrebbero piazzato un po’ ovunque strisce blu e autovelox non tanto per regolare parcheggi e traffico, quanto per emettere il maggior numero di multe e coprire con gli incassi i buchi di bilancio. Tutto ovviamente a danno dei conducenti consumatori, che nell’ultimo anno hanno pagato sanzioni per 1,8 miliardi di euro.

TANTE STRISCE BLU E POCHI PARCHEGGI GRATUITI

“Nei centri cittadini vige il Far West”, si legge in una nota della federazione a tutela dei contribuenti. “Eppure l’articolo 7 comma 8 del Codice della Strada impone che i parcheggi a pagamento di strade pubbliche prevedano sulla stessa area o nelle immediate vicinanze parcheggi non a pagamento”. Ma ciò spesso non avviene e specialmente nei centri cittadini è praticamente impossibile trovare un parcheggio gratuito. “I comuni hanno creato un business e stanno abusando fin troppo delle cosiddette ‘zone di particolare rilevanza urbanistica’, dove non sono obbligati a prevedere parcheggi free, neppure per i residenti”. Zone che però non sono mai adeguatamente delimitate, come invece dispone il Codice.

LE PREVISIONI D’INCASSO DELLE STRISCE BLU VANNO IN BILANCIO

Il rastrellamento di soldi nelle tasche degli automobilisti con strisce blu e autovelox sta avvenendo soprattutto nelle grandi città. “A Milano di recente ci sono stati nuovi aumenti per parcheggiare in centro. Adesso le previsioni di incasso delle strisce blu vanno direttamente in bilancio, mentre i proventi delle multe servono per risanare le casse comunali”, lamenta ancora Federcontribuenti. Nonostante il Codice della Strada contempli che almeno il 50% di quei proventi dovrebbe servire per la sicurezza stradale. Così come gli incassi dei parcheggi a pagamento sarebbero da destinare al finanziamento del trasporto pubblico locale e per migliorare la mobilità urbana. “Ma è evidente che nessuno controlla queste spese. Con la conseguenza che il Fondo Nazionale Trasporti ha subito una decurtazione di 30 milioni all’anno, per tre anni, per problemi di bilancio pubblico”.

40 MILIARDI L’ANNO DAI TURISTI MA NON BASTANO

Numeri che fanno a pugni con l’enorme cifra, circa 40 miliardi di euro l’anno (di cui 10 contando i soli trasporti), che le maggiori città d’arte italiane, Milano, Venezia, Roma, Firenze, Napoli e Palermo, incassano dai soli turisti. Dove finiscono questi soldi, si chiede Federcontribuenti, se poi i comuni hanno bisogno di fare cassa vessando gli automobilisti locali?

LE NOVITÀ DEL CODICE DELLA STRADA 2019

Le cose però potrebbero presto cambiare perché nel testo base del nuovo Codice della Strada, che a breve approderà in Parlamento, ci sono importanti novità sulla destinazione degli incassi delle multe. Meno limiti sulle quote che gli enti locali possono assegnare alla sicurezza stradale. E più trasparenza sull’uso effettivo dei soldi, con l’obbligo di rendicontare le sanzioni elevate e le relative spese. Si passerà finalmente dalle parole ai fatti?

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Semaforo rosso: multa con T-Red valida anche senza omologazione

di Redazione

Semaforo rosso multa T-Red

In caso di passaggio con semaforo rosso, la multa con il T-Red è valida anche se l’omologazione dell’apparecchio non è indicata. Lo ha ribadito di recente la Corte di Cassazione, spegnendo sul nascere le speranze di un automobilista veneto. Costui, infatti, aveva fatto ricorso al Giudice di Pace nella speranza di vedersi annullare una sanzione di 153,90 euro e la decurtazione di 6 punti sulla patente per aver ignorato un rosso a un incrocio.

LA PRECISAZIONE DEGLI “ERMELLINI”

Tra le motivazioni del ricorso l’automobilista aveva inserito proprio la mancata indicazione dell’omologazione del T-Red. Ma la Cassazione ha chiarito che il verbale dell’infrazione è valido anche senza quel riferimento. I giudici della Suprema Corte hanno spiegato infatti che gli apparecchi T-Red non sono soggetti all’obbligo di taratura in quanto non costituiscono strumenti di misurazione della velocità, contrariamente agli autovelox. Di conseguenza non è necessario che la funzionalità del singolo apparecchio impiegato sia sottoposta a controllo preventivo e costante durante l’uso. E soprattutto che tale controllo sia specificato nel verbale d’accertamento dell’infrazione.

SE IL T-RED INDIVIDUA L’INFRAZIONE, LA MULTA RIMANE

Ricapitolando,“se il rosso viene ignorato dall’automobilista e la violazione viene testimoniata dalla telecamera presente sull’impianto semaforico, la validità della multa non può essere messa in discussione”. Può esserci eccezione solo in caso di malfunzionamento dell’apparecchio o di suo difetto di costruzione o installazione. Queste circostanze, però, devono risultare nel caso concreto, sulla base di evidenze debitamente provate e allegate da chi presenta ricorso. La nuova pronuncia della Cassazione è stata riportata dall’Ansa, che ha citato il quotidiano di informazione giuridica dirittoegiustizia.it.

I PRECEDENTI DEL 2016

Ricordiamo che nel 2016 la Corte di Cassazione aveva già precisato che la multa per passaggio con il semaforo rosso segnalata da un T-Red (o Photored) è valida anche in assenza della contestazione immediata da parte delle Forze dell’ordine, essendo sufficiente la fotografia scattata dal dispositivo elettronico di accertamento. Sempre tre anni fa la Suprema Corte era intervenuta pure per confermare un altro aspetto. Ovvero che la validità delle sanzioni non può essere inficiata dalla mancata segnalazione dell’apparecchio T-Red. Questo perché le norme che impongono di segnalare la presenza degli autovelox non possono essere estese ai dispositivi che ‘vigilano’ sui semafori. Quindi chi ha ricevuto una multa per passaggio con il semaforo rosso accertata con T-Red deve cercare altri vizi formali o procedurali su cui fondare l’eventuale ricorso.

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Dual SIM: differenze tra Dual Standby, Dual Active e Dual VoLTE

di Diego Barbera

Quali differenze intercorrono tra la tecnologie Dual SIM Dual Standby, Dual SIM Full Active oltre che Dual VoLTE? Seppur in Italia la seconda soluzione sia meno diffusa, è possibile importare anche nel nostro paese diversi smartphone in grado di poter unire in un unico corpo due cellulari con due utenze contemporaneamente. I modelli Dual SIM […]

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Codice della Strada 2019: più soldi per autovelox e manutenzione strade

di Redazione

Codice della Strada 2019

Tra le tante potenziali novità del Codice della Strada 2019 ci sono più soldi per autovelox e manutenzione stradale derivanti dalle multe. Lo prevede il testo base del nuovo codice. I gruppi parlamentari hanno già ricevuto la bozza definitiva e a maggio si riuniranno in Parlamento per l’approvazione (quindi può ancora succedere di tutto).

PIÙ FONDI PER LA SICUREZZA STRADALE DAI SOLI DELLE MULTE

Come riporta l’Ansa, la bozza del provvedimento contiene alcune modifiche sulla destinazione dei proventi delle multe spettanti allo Stato. In particolare i soldi incassati con le multe saranno destinati anche all’intensificazione dei controlli sulla circolazione stradale. Si elimineranno inoltre i limiti per le quote che gli enti locali possono destinare agli interventi di sostituzione, ammodernamento, potenziamento, messa a norma e manutenzione della segnaletica e al potenziamento dei controlli e di accertamento delle violazioni. In soldoni più autovelox, più telecamere, speriamo anche più vigili. Che dire, le intenzioni sembrano buone ma solo il tempo ci dirà se saranno pienamente rispettate.

CODICE DELLA STRADA 2019: TRASPARENZA SULL’USO DEI PROVENTI DELLE MULTE

Del resto sono gli stessi dubbi di chi ha lavorato sul Codice della Strada 2019, chiedendo non a caso maggiore trasparenza. Perciò d’ora in poi, entro il 30 giugno di ogni anno (resta da capire se già da quest’anno o dal prossimo), il sito del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti dovrà obbligatoriamente pubblicare le relazioni degli enti locali su entità e destinazioni dei proventi delle multe. Insomma, ogni cittadino potrà sapere nel dettaglio come sono stati usati i soldi delle multe stradali. Gli enti locali (Comuni in primis) che non rispetteranno l’obbligo di rendicontare le sanzioni elevate e le relative spese saranno esclusi dalla possibilità nell’anno successivo di accedere ai bandi per il Piano nazionale della sicurezza stradale.

CODICE DELLA STRADA 2019: I DUBBI DEL CODACONS

C’è da dire che a pochi minuti dalla diffusione del testo base del Codice della Strada 2019, il Codacons ha già espresso la propria insoddisfazione intimando che i proventi delle multe siano destinati non “anche” ma “interamente” alla sicurezza stradale e al potenziamento dei controlli da parte delle forze dell’ordine. Evidentemente persistono delle perplessità sull’utilizzo che si farà di questi soldi. Finché ai Comuni sarà lasciata la pur minima libertà sulla destinazione del denaro incassato con le multe, l’associazione dei consumatori resterà sul chi vive. Vedremo se ci saranno sviluppi in tal senso nelle prossime settimane.

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In arrivo un gioco di ruolo dedicato ad Altered Carbon

di Simone Lelli
Per chi non lo conoscesse, Altered Carbon è il titolo del primo romanzo di una trilogia fantascientifica scritta da Richard K. Morgan, che racconta le avventure di Takeshi Kovacs, ex appartenente alla resistenza. Ambientato nel 2384, la scoperta di un raro materiale ha permesso la creazione delle pile corticali, dove viene salvata la memoria della […]

Scoperte 36 vulnerabilità nello standard LTE

di Luca Colantuoni

Un team di ricercatori del KAIST (Korea Advanced Institute of Science and Technology) ha scoperto 36 nuove vulnerabilità nello standard LTE che potrebbero essere sfruttate per inviare messaggi falsi e intercettare il traffico dati. Le vulnerabilità sono in realtà 51, ma 15 di esse erano già note. I dettagli verranno illustrati durante una conferenza sulla sicurezza prevista per il mese di maggio.

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LineageOS 16 è disponibile per Xiaomi Mi A1 e Samsung Galaxy S5 Plus/LTE-A

di Vincenzo

Xiaomi Mi A1 e Samsung Galaxy S5 Plus e LTE-A sono le più recenti new entry tra gli smartphone dotati di supporto ufficiale alla nuova LineageOS 16. 

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Alfaholics GTA-R 290 top car storica elaborazione inglese

di redazione

L’Alfaholics GTA-R 290 è un’elaborazione inglese della storica sportiva italiana Alfa Romeo Giulia Sprint GT, una delle vetture che da sempre sono nel cuore degli appassionati. Infatti l‘Alfa Romeo Giulia Sprint GT, versione coupé della celebre Giulia berlina che segnò un’epoca tra gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso, è stata sottoposta ad un incredibile restomod made in England.

Alfaholics GTA-R 290 top car elaborata

La storica top car Alfa Romeo è stata elaborata dall’inglese Alfaholics, una factory nei pressi di Bristol specializzata nel restomod (restauro e modifica) delle Alfa Romeo costruite prima della discussa acquisizione della Casa milanese da parte della Fiat nel 1986. Infatti la non comune passione per le auto del Biscione di mezzo secolo trovò nei fratelli Banks, titolari dell’azienda, dei geniali interpreti che hanno dato vita all’Alfaholics GTA-R 290, un’autentica “bomba” in grado di lasciare di stucco non poche presunte sportive odierne.

Alfaholics GTA-R 290 top car storica elaborazione inglese

Alfaholics GTA-R 290 top car modificata

Per dare vita alla Alfaholics GTA-R 290 è necessaria almeno la scocca di una Giulia Sprint GT di allora, purché nelle serie provviste del caratteristico “scalino” sul frontale. La Casa del Biscione ne produsse parecchie migliaia, quindi la loro reperibilità non è ancora un problema; tuttavia esistono aziende britanniche che producono repliche di qualsiasi componente della vettura inclusa la carrozzeria. Alfaholics procede poi esattamente come sulla Giulia GTA 1600 dell’epoca, ossia priva le auto donatrici delle parti da sostituire rimpiazzandole con altre più leggere. Nel caso specifico cofani e portiere sono realizzati in carbonio, ma in opzione sono disponibili anche in alluminio.

Alfaholics GTA-R 290 top car storica elaborazione inglese

Alfaholics GTA-R 290 top car tuning

Come ogni Alfa Romeo che si rispetti il comparto meccanico della GTA-R 290 è dominato dal propulsore. In questo caso il monoblocco di partenza è il 2 litri dell’Alfa 75 Twin Spark sul quale Alfaholics ha apportato numerosi interventi. La cilindrata infatti è aumentata fino a 2,3 litri, grazie a nuove bielle a corsa lunga e pistoni specifici. Inediti anche l’albero motore alleggerito, la testa stretta a doppia accensione replicata da quella delle GTAm, il sistema di iniezione elettronica singola controllato da una centralina MoTec, i radiatori di acqua e olio ad alte prestazioni, lo scarico sportivo inox e altri dettagli di completamento. Così modificato il propulsore eroga ben 240 CV scaricati a terra attraverso il classico cambio Giulia a 5 marce con rapporti ravvicinati

Alfaholics GTA-R 290 top car storica elaborazione inglese


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L’articolo completo con la Alfaholics GTA-R 290 storica elaborata è su Elaborare 247.

Alfaholics GTA-R 290 top car storica elaborazione inglese

(SOMMARIO COMPLETO)

cover Elaborare Marzo n° 247 2019

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