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Gli algoritmi che ti mandano in prigione, o come gli USA stanno diventando un romanzo distopico

di Valerio Porcu

I sistemi di intelligenza artificiale come strumenti per il sistema giudiziario stanno producendo problemi di discriminazione negli Stati Uniti. Ma giudici e procuratori continuano a usarli, e in molti altri paesi i sistemi predittivi si stanno facendo strada nelle aule e tra le forze di polizia.

Come racconta Karen Hao su MIT Technology Review, infatti, il sistema giudiziario statunitense già si avvale di algoritmi predittivi, almeno per due azioni. La prima è per indirizzare le pattuglie, e la seconda per stabilire quanto un accusato potrebbe diventare recidivo. Informazione che poi il giudice usa per stabilire la pena. Inoltre vengono usati sistemi di riconoscimento facciale per identificare i sospetti. L’introduzione di questi strumenti è una conseguenza della “immensa pressione per ridurre l’affollamento carcerario, senza rischiare allo stesso tempo un aumento del crimine”.

Uno scenario fantascientifico, che rimanda a opere come Minority Report, ma invece sono tecnologie già usate più o meno quotidianamente. E questo nonostante siano foriere di problemi anche molto seri. Ci sono infatti diverse ricerche che dimostrano come i sistemi di Intelligenza Artificiale non siano ancora pronti per usi di questo genere.

Il riconoscimento facciale, per esempio, non è ancora abbastanza preciso: è capitato che un parlamentare statunitense fosse scambiato per un noto criminale (due volti ben conosciuti, entrambi afroamericani), ed è successo che una donna fosse accusata di attraversare fuori dalle strisce quando invece davanti alle telecamere era passato un autobus con un cartello pubblicitario.

Ma soprattutto è noto il problema del pregiudizio dovuto ai dataset. Dato che gli algoritmi si nutrono di dati storici, e che questi dati contengono pregiudizi verso uno o più gruppi sociali, va a finire che gli algoritmi ripropongono gli stessi pregiudizi in modo acritico e aprioristico.

Il punto più problematico è la valutazione del rischio, cioè l’idea di affidarsi a un algoritmo per determinare se un accusato diventerà recidivo. Per fare la sua valutazione l’algoritmo viene addestrato con dati storici. Dati secondo cui in certe aree geografiche ci sono più criminali che altrove, o che certi gruppi etnici siano più inclini a violare la legge. I dati però non riflettono la realtà, ma solo l’atteggiamento umano o la conseguenza di condizioni sociali.

Diciamo che i lillipuziani vivono in gran parte sotto la soglia di povertà. Se capita che ci siano molti criminali lillipuziani, dunque, non si può dedurre che ciò sia dovuto alla loro etnia, ma bisogna tenere in conto anche la condizione socioeconomica. Non si può dire che i lillipuziani sono tutti criminali, ma nemmeno che lo siano tutti i poveri; è necessario affrontare la complessità, con considerazioni ad hoc caso per caso.

Sono considerazioni che però gli algoritmi non fanno; anzi, nota Hao, commettono spesso l’errore di trasformare una semplice correlazione in qualcosa di rilevante e rappresentativo. Potrebbero dedurre che visto che Tom è povero e ha taccheggiato un negozio, allora Tom molto probabilmente finirà per diventare un criminale incallito, e consiglierà di imprigionarlo per stare tranquilli.

Si ottiene così il risultato contrario: affidandosi a una macchina si spera di ridurre il peso dei pregiudizi umani del giudice, ma si finisce per aggiungere quelli della macchina stessa – che sono comunque di origine umana. Non accetteremmo mai da un giudice (né da nessun altro) il principio secondo cui “i poveri sono tutti criminali” o sue varianti generalmente incentrate su una minoranza. Eppure stiamo cominciando ad accettare posizioni simili dalle macchine.

“Come risultato”, scrive Hao, “l’algoritmo potrebbe amplificare e perpetrare pregiudizi integrati, e generare ancora più dati alterati alimentando un circolo vizioso. E siccome la maggior parte degli algoritmi è chiusa, è impossibile indagare sulle loro decisioni o dar loro delle responsabilità”. Ed ecco perché secondo alcuni osservatori i sistemi di analisi dei rischi basati sui dati sono “un metodo per legittimare e sanitizzare i regimi oppressivi“.

Al momento, tuttavia, non sembra che ci sia l’intenzione di rinunciare agli algoritmi. Anzi, sembra piuttosto probabile una loro diffusione anche nel resto del mondo. Da questo punto di vista l’Europa potrebbe rappresentare un’area a maggior tutela, grazie al GDPR. Le nuove norme impongono infatti un uso più attento dei dati e che gli algoritmi possano spiegare le proprie decisioni – limiti che in teoria mettono i cittadini al riparo da situazioni distopiche. In teoria.

Governo, al via il lavoro degli esperti in Blockchain e Intelligenza Artificiale

di Valerio Porcu

Si sono insediati oggi i due gruppi di esperti nominati dal MISE (Ministero per lo Sviluppo Economico) e dedicati rispettivamente a blockchain e Intelligenza Artificiale. Ai due gruppi è assegnato il compito di elaborare strategie nazionali sui rispettivi temi, che saranno poi inviate alla Commissione Europea.

Il gruppo di esperti sull’Intelligenza Artificiale ha tenuto la sua prima riunione alle 11:00 di questa mattina, mentre alle 13:00 è stato il turno del “Gruppo di esperti in materia di tecnologie basate sui registri distribuiti e blockchain”.

Gli esperti sono stati selezionati dal ministero tra i migliori professionisti dei settori in questione, a cui si sono aggiunti nomi per competenze trasversali, affinché possano offrire un contributo rilevante su temi come l’etica, il lavoro, l’economia e la giurisprudenza.

Dovranno dare seguito ad alcuni punti del programma governativo, inerenti al MiSE e altri ministeri, con l’elaborazione di strategie che saranno poi sottoposte a consultazione pubblica, per poi essere inoltrate alla Commissione Europea.

“Le numerose e qualificate manifestazioni di interesse pervenute nell’ambito della selezione dei Gruppi di esperti dimostrano il patrimonio di conoscenze ed esperienze che abbiamo in Italia sulle tecnologie emergenti. Ringrazio tutti coloro i quali hanno manifestato la propria disponibilità e sono certo che insieme agli esperti selezionati sapremo costruire delle Strategie cruciali per lo sviluppo del nostro Paese all’insegna dell’innovazione”, è stato il commento del Ministro Luigi Di Maio.

Dopo questo primo incontro formale, la prima riunione vera e propria è fissata per il prossimo 8 febbraio, con l’intenzione di produrre risultati già a marzo. I piani poi andranno a integrarsi in quelli Europei che, nell’ambito dell’iniziativa Horizon 2020, hanno l’obiettivo di modernizzare l’intera Unione e traghettarla verso un futuro ad alta tecnologia.

Intelligenza Artificiale ed etica, Facebook ci mette 7,5 milioni di dollari

di Valerio Porcu

Facebook ha avviato un centro di ricerca per l’etica dell’intelligenza artificiale. Si chiamerà Institute for Ethics in Artificial Intelligence e sarà sviluppato in collaborazione con l’Università di Monaco (Germania).

Come altre iniziative simili, il centro di ricerca si occuperà di indagare le implicazioni etiche dell’Intelligenza Artificiale, e soprattutto di sviluppare possibili risposte alle domande generate dalla tecnologia che, secondo tutti gli osservatori, presto innescherà cambiamenti epocali nel mondo.

In particolare, Facebook ha partecipato alla fondazione del centro con 7,5 milioni di dollari, che saranno versati nel corso di 5 anni per finanziare le ricerche. L’istituto userà questo denaro, ma cercherà anche finanziamenti altrove.

“L’Università Tecnica di Monaco (TUM)”, si legge nel comunicato stampa di Facebook, “è una delle migliori al mondo nel campo dell’Intelligenza Artificiale, con attività vanno dalla ricerca di base ad applicazioni come la robotica e la machine intelligence, fino allo studio delle implicazioni sociali dell’AI. L’Institute for Ethics in Artificial Intelligence metterà a frutto l’esperienza accademica, le risorse e la rete globale per portare avanti una ricerca etica rigorosa riguardo le questioni sollevate dalle tecnologie emergenti”.

Dobbiamo dunque attenderci, nei prossimi mesi e anni, che il nuovo centro aggiunga le proprie pubblicazioni a quelle già numerosi su questi argomenti. Che includono questioni come le armi intelligenti, in particolare quelle in grado di decidere autonomamente se e quando colpire; oppure i veicoli a guida autonoma, e il dilemma da gestire in caso di situazioni in cui è impossibile evitare il ferimento o la morte di un essere umano.

Immagine: depositphotos

E ancora, la ricerca etica dovrà occuparsi dell’impatto sul mondo del lavoro – in particolare riguardo al fatto che molti posti di lavoro semplicemente smetteranno di esistere; all’inizio ne nasceranno di nuovi ma a lungo termine sembra certo che il bilancio sarà negativo, faccenda che andrà affrontata da un punto di vista etico, oltre che giuridico e amministrativo.

Che Facebook si imbarchi in un’impresa del genere, poi, è tutt’altro che sorprendente. Questa società è tra quelle maggiormente impegnate nello sviluppo di Intelligenza Artificiale, ed è inoltre occupata in ambiti particolarmente delicati – quelli che riguardano i dati personali delle persone o tecnologie potenzialmente pericolose come il riconoscimento facciale.

L’azienda inoltre ha già avuto la sua (generosa) dose di problemi relativamente ad abusi dei dati personali da una parte, e dall’altra al fallimento degli algoritmi nel riconoscimento di contenuti illegali, violenti, discriminatori o comunque contrari alle linee guida nel social network. E ci sono questioni apparentemente secondarie, ma complesse, come la gestione del copyright e l’uso di filtri automatici – è l’idea della controversa riforma europea del copyright, che ha fatto la sua parte per ravvivare il dibattito sulle “vere” capacità degli algoritmi.

È ovviamente nell’interesse di Facebook, dunque, sviluppare strumenti più potenti – probabilmente l’unico strumento che possa permettere al social network di restare rilevante negli anni a venire. E allo stesso tempo è nel suo interesse svilupparli in maniera da non sollevare critiche: le conseguenze potrebbero, un giorno, diventare ingestibili.

Le questioni etiche sono importanti, soprattutto guardando al domani. Per capire com’è e cos’è l’Intelligenza Artificiale oggi, invece, sarà utile Artificial Intelligence di Alessandro Vitale.

Airbus pensa ad aerei passeggeri senza pilota, ma il 54% dei passeggeri oggi non ci salirebbe

di Alessandro Crea

La guida autonoma sembra essere, e di fatto è, l’inevitabile futuro per automobili, motociclette, camion e persino treni e navi. Eppure per quanto riguarda gli aerei la situazione appare più complessa. Airbus sta pensando per il futuro allo sviluppo di aerei civili destinati al trasporto passeggeri, completamente privi di piloti.

Più facile a dirsi che a farsi nell’immediato, visto che per stessa ammissione dell’azienda, al momento le IA non sono ancora così sviluppate. In effetti già da diversi anni è possibile guidare da remoto i droni militari, ma questa soluzione andrebbe bene solo per velivoli di dimensioni piccole o medie e destinati al trasporto commerciale.

Photo credit - depositphotos.com

Già attualmente inoltre gli aerei di nuova generazione prevedono un largo utilizzo di sistemi di guida automatizzati che affiancano o sostituiscono in toto gli attuali due piloti a bordo, soprattutto nelle operazioni di routine. L’obiettivo di Airbus sarebbe dunque di arrivare a sostituire nel medio termine il co-pilota con un computer, per poi arrivare alla guida completamente autonoma in un periodo più lungo, sufficiente affinché le tecnologie siano mature, ma lo siano anche i passeggeri. Prima però a detta di Grazia Vittadini, direttore tecnico di Airbus, ci sarà da vincere la diffidenza degli enti regolatori e, soprattutto, degli stessi passeggeri.

I vantaggi…

Airbus ci pensa perché ottenere aerei a guida totalmente autonoma porterebbe diversi vantaggi, alcuni molto ovvi, come l’abbattimento dei costi per le compagnie aeree, che non dovrebbero più investire nella formazione dei piloti e nella loro retribuzione. Secondo la società svizzera di servizi finanziari UBS infatti nel 2017 sono stati investiti globalmente sui piloti 300 miliardi di dollari.

Con l’adozione di IA inoltre molto probabilmente si risparmierebbe anche sul carburante, abbattendo i consumi grazie a una gestione ottimale delle rotte e delle fasi di decollo e atterraggio. Inoltre le compagnie aeree hanno sempre più difficoltà nel reperire i piloti, perché il numero di ore di volo negli anni è aumentato e in generale c’è un declino di interesse in questo tipo di carriera.

…e gli svantaggi

Se da un punto di vista tecnologico si tratta solo di una questione di tempo, i veri ostacoli sono altri. Anzitutto la difficoltà nello spiegare correttamente agli enti regolatori le caratteristiche tecniche di un’intelligenza artificiale, al fine di consentirgli di approntare regolamenti ad hoc per questo nuovo tipo di velivoli che coinvolgerebbe aspetti delicatissimi, come la sicurezza dei passeggeri, le responsabilità penali individuali e societarie etc.

Photo credit - depositphotos.com

Ma soprattutto il problema sarebbe di convincere i passeggeri a salire su aerei senza pilota. Secondo una ricerca effettuata sempre da UBS infatti su un campione di 8000 persone intervistate, il 54% ha affermato che non salirebbe mai e poi mai su un aereo a guida autonoma, nemmeno se i voli dovessero costare sensibilmente meno rispetto ad ora. In generale appena il 17% ha espresso entusiasmo per questo tipo di soluzione.

Le IA saranno mai intelligenti quanto Sullenberger?

Un punto però resta fondamentale nello sviluppo di tutte le intelligenze artificiali, che siano destinate alle automobili o ai giganti dell’aria: sviluppare la capacità di pensare fuori dagli schemi. Forse ricordate l’episodio drammatico avvenuto qualche anno fa a New York, quando il pilota Chesley Sullenberger, detto Sully, fece ammarare il proprio Airbus A320-214 in avaria sul fiume Hudson, con una prodezza già entrata nella leggenda delle manovre aeree.

Manovra che, a detta di molti altri piloti esperti, Sully fu in grado di concepire ed eseguire in meno di un minuto solo perché formato alla vecchia scuola dei piloti che impararono a far volare i propri aerei senza l’assistenza tecnologica dei sistemi fly-by-wire e glass cockpit. Non solo, ma questi sistemi, che già attualmente arrivano anche a escludere completamente i piloti dai comandi, non sono assolutamente in grado di eseguire manovre non convenzionali che prevedano ad esempio lo spegnimento di tutti i motori e l’esecuzione di un volo planato. Esattamente quello che fece Sully nel 2009, salvando 155 passeggeri.

Tra i film più divertenti in assoluto sul tema degli aerei c’è sicuramente L’Aereo Più Pazzo del Mondo del trio registico demenziale Zucker-Abrahams-Zucker. Una delle scene più memorabili riguarda proprio il pilota automatico.

Nuance, un 2019 più smart per l’IA

di Filippo Vendrame

Una delle tecnologie chiave del 2018 è stata l’Intelligenza Artificiale, con un aumento esponenziale delle piattaforme, degli strumenti e delle applicazioni dedicate che sono progressivamente entrate nelle aziende e nelle case di tutto il mondo. Secondo quanto ha riportato uno studio dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, il 56% delle aziende italiane ha già avviato progetti riguardanti l’Intelligenza Artificiale.

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Facebook finanzia l’AI etica

di Antonino Caffo

Facebook dedicherà 7,5 milioni di dollari alla creazione di The Institute for Ethics in Artificial Intelligence, un centro di ricerca per esplorare argomenti quali la trasparenza digitale e la responsabilità in campo medico quando entra in gioco l’interazione tra l’uomo e l’intelligenza artificiale.

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Microsoft non pensa più che Cortana sia un concorrente diretto di Alexa e Google Assistant

di Lorenzo Spada

Sebbene Microsoft sia una delle aziende maggiormente impegnate nello sviluppo di intelligenze artificiali sfruttando tecniche quali il deep learning e il machine learning, non è riuscita a creare un’assistente digitale che fosse in grado di competere con Alexa e Google Assistant. Cortana è disponibile su Windows 10 e Xbox One ma, da quanto ha riferito […]

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Volti 3D a partire dalle foto, è nata l’IA che potrà aggirare il riconoscimento facciale?

di Alessandro Crea

Recandovi a questo indirizzo potrete avere un assaggio delle capacità di un nuovo algoritmo messo a punto da un team di ricercatori dell’Università di Nottingham, capace di rendere tridimensionali i volti a partire da una semplice foto.

Sembra la premessa per una di quelle app divertenti che si installano sullo smartphone, si usano due volte e poi si dimenticano, ma non è così. Lo studio infatti è assai importante per l’evoluzione dell’intelligenza artificiale e solleva anche qualche dubbio sulla futura sicurezza degli attuali sistemi di riconsocimento basati proprio sulla scansione dei volti.

https://twitter.com/Emma_Hollen/status/1082193503092961281?ref_src=twsrc%5Etfw%7Ctwcamp%5Etweetembed%7Ctwterm%5E1082193503092961281%7Ctwgr%5E363937393b636f6e74726f6c&ref_url=https%3A%2F%2Fattivissimo.blogspot.com%2F2019%2F01%2Fintelligenza-artificiale-rende.html

Il team è partito dal problema fondamentale di tutta la visione artificiale o computer vision che dir si voglia ossia appunto creare un modello approssimato del mondo reale, che è tridimensionale, a partire da un’immagine bidimensionale com’è appunto una foto. Il processo, con i metodi attuali, è assai complicato, perché presuppone l’utilizzo di database fotografici enormi, in quanto le IA devono riuscire a stabilire corrispondenze dense tra le diverse espressioni che i volti possono assumere, superando le differenze dovute alle diverse pose e a un’illuminazione non uniforme che nasconde quindi alcuni dettagli. Procedure che il team definisce “complesse e inefficienti”.

Per ovviare al problema si è pensato dunque di procedere al contrario, addestrando cioè una normale rete neurale di tipo convoluzionale a comprendere il legame tra una geometria facciale tridimensionale e la relativa immagine bidimensionale. Per fare questo dunque basta un database composto da singole fotografie e modelli tridimensionali o scansioni facciali.

In questo modo l’IA è in grado di ricostruire un volto senza aver bisogno di stabilire allineamenti corretti e corrispondenze dense tra immagini con diverse pose ed espressioni e, a guardare la demo, funziona davvero piuttosto bene.

Risolvere un problema teorico dunque costituisce sempre un avanzamento positivo delle conoscenze in un determinato campo, tuttavia l’eventuale applicazione pratica di determinate soluzioni può porre dei problemi. In linea del tutto teorica ad esempio sarebbe possibile ricostruire una riproduzione tridimensionale di un volto a partire da una semplice foto qualunque, utilizzando questa IA e una stampante tridimensionale.

Al momento la riprova che una riproduzione di questo tipo possa essere in grado di ingannare un sistema di riconoscimento facciale ovviamente non l’abbiamo ma visto in passato quanto sia risultato facile confondere questo tipo di tecnologie, anche nelle loro versioni più sofisticate, il dubbio è legittimo. La tecnologia ovviamente è sempre neutra ma gli esseri umani e i loro scopi non lo sono e bisogna dunque riflettere per tempo, sia da un punto di vista giuridico che tecnologico, sulle possibili implicazioni di ogni singola scelta.

Amazon lancia l’evento re:MARS: focus sull’IA

di Filippo Vendrame

Amazon ha annunciato re:MARS, un nuovo evento globale dedicato all’Intelligenza Artificiale per il Machine Learning, l’Automazione, la Robotica e lo Spazio. Negli ultimi due anni, l’amministratore delegato di Amazon, Jeff Bezos, ha organizzato un evento annuale privato, conosciuto come “MARS”, in cui miliardari, astronauti e tante altre personalità hanno discusso del futuro della tecnologia. Adesso, quell’evento si sta trasformando in una conferenza pubblica.

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Google, 25 milioni per app di IA a fini sociali

di Marco Locatelli

Intelligenza artificiale di Google al servizio del sociale. Scade il 22 gennaio il bando per partecipare all’iniziativa AI Impact Challenge, che finanzierà i migliori progetti no profit sull’uso benefico dell’intelligenza artificiale. Le organizzazioni selezionate riceveranno il supporto di esperti Google e potranno accedere a un fondo complessivo di 25 milioni di dollari.

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Riconoscimento facciale e IA trovano malattie rare

di Candido Romano

Un sistema di riconoscimento facciale che potrebbe diventare in futuro uno strumento di diagnosi per le malattie rare. Alcuni ricercatori hanno mostrato come gli algoritmi possono aiutare nell’identificare caratteristiche facciali collegate a disordini genetici, velocizzando così potenzialmente anche le diagnosi cliniche.

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Intelligenza artificiale e riconoscimento facciale usate per identificare rare patologie genetiche

di Lorenzo Spada
Intelligenza artificiale

Sappiamo bene quanto potenziale abbiano l’intelligenza artificiale combinata alla computer vision e al riconoscimento facciale in ambito medico, con diversi progetti molto promettenti. Uno dei nuovi utilizzi di questo trio tecnologico lo si ha nel riconoscimento di rare patologie genetiche. In uno studio pubblicato questo mese sulla rivista Nature Medicine, la società statunitense FDNA ha […]

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Sharp mette Alexa dentro il forno

di Antonino Caffo

Seguendo la lunga coda del CES 2019, dove gli assistenti vocali hanno giocato un ruolo da protagonisti, è Sharp l’ennesima compagnia a introdurre dei dispositivi integrati con le AI consumer.

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L’AI che discute meglio delle persone, miglioramento netto in solo sei mesi

di Valerio Porcu
IBM ha dato una nuova, notevole dimostrazione di Project Debater, il sistema di Intelligenza Artificiale in grado di creare argomentazioni originali. Presentato la prima volta lo scorso giugno, il sistema di IBM è stato aggiornato con nuove capacità e messo alla prova con il pubblico del CES di Las Vegas. La nuova versione prende il nome di […]

IA sostituirà il 40% dei lavori in 15 anni

di Candido Romano

Il 40% dei lavori sarà sostituito dai robot nei prossimi 15 anni. Più che una previsione sembra una profezia, quella che Kai Fu Lee, esperto di intelligenza artificiale e venture capitalist, ha dichiarato durante un’intervista nel programma “60 Minutes” sulla CBS. Poco meno della metà del lavoro mondiale sarà sostituito da robot in grado di automatizzare i processi.

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I robot impareranno dai bambini, progetto europeo a guida italiana

di Alessandro Crea
Se in futuro i robot saranno in grado di apprendere autonomamente, trovando soluzioni a problemi senza l’intervento umano, il merito sarà anche del progetto Goal Robots finanziato dall’Unione europea. L’intelligenza artificiale è uno dei settori chiave per lo sviluppo tecnologico del futuro e la UE sa benissimo di non poter perdere questo treno. Per restare […]

Google Assistant è un interprete in tempo reale, parla e scrive in 27 lingue

di Valerio Porcu

Al CES di Las Vegas Google ha annunciato molte novità e progetti relativi a Google Assistant. Compresa una nuova funzione per trasformarlo in un interprete poliglotta.

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Guadagnare bene facendo il programmatore? Con Blockchain, Fintech e Intelligenza Artificiale ci sono buone opportunità

di Valerio Porcu

Forse la frenesia finanziaria è finita, ma blockchain è ancora un buon cavallo su cui scommettere se ci si vuole inventare una nuova carriera. A suggerirlo è Arran Stewart, che ha investito in prima persona con job.com, un portale per la ricerca e offerta di lavoro che sfrutta blockchain per garantire la massima trasparenza – nonché un sistema di AI per automatizzare buona parte del processo di selezione.

Abbiamo intervistato Stewart per capire se e in che misura conoscere la tecnologia blockchain possa in effetti rappresentare un valore aggiunto agli occhi di un potenziale datore di lavoro. La prima risposta arriva direttamente dai dati statistici di job.com, dove si è osservato “un aumento del 300% nel numero di posizioni legate a blockchain, tra dicembre 2017 e maggio 2018”.

Una situazione a cui il mercato non ha saputo far fronte velocemente, spiega Stewart: la domanda ha superato in fretta l’offerta, con il risultato che i compensi offerti sono saliti di pari passo. Il dirigente nota però che le aziende cercano tecnici che abbiano una preparazione specifica su blockchain, e che non siano “semplicemente” bravi programmatori. Stewart segnala che i linguaggi di programmazione più richiesti sono Solidity e Haskell, entrambi protagonisti di una “crescita immensa” nel corso del 2018. Chi si presenta dal primo giorno come “esperto”, in ogni caso, sarà probabilmente chiamato a dimostrarlo immediatamente – quindi meglio essere sinceri per evitare brutte figure.

Il dirigente sottolinea inoltre che il momento finanziario non deve far pensare che il “boom” lavorativo sia destinato a finire velocemente. Al contrario, Stewart ritiene che questo settore industriale “stia fiorendo e sia qui per restare”.

Ai più giovani e meno esperti Stewart suggerisce di trovarsi un progetto emergente o una piccola società specializzata, e di cominciare subito a lavorare su qualcosa di concreto per farsi almeno un po’ di esperienza. Di trovare ciò l’occasione di “imparare le competenze tecniche di cui avranno bisogno a lungo termine”.

Arran Stewart

“A breve termine, mentre impara quelle abilità, la cosa migliore che un candidato possa mostrare è voglia di imparare, una solida etica del lavoro e un atteggiamento orientato al miglioramento delle proprie competenze in blockchain anche nel tempo libero personale”.

Stewart spiega poi che cresce altrettanto velocemente il mercato della fintech, vale a dire quelle tecnologie – presenti anche ma non solo nel mondo delle criptovalute – mirate all’automazione intelligente delle operazioni finanziarie. Un mercato che è cresciuto di 5 miliardi di dollari, arrivando a un valore totale di 27,4 miliardi. Anche in questo caso c’è moltissima richiesta di personale specializzato, e ci si aspetta “un massiccio aumento delle assunzioni in questo spazio”.

Ancora più interessante è lo scenario dell’Intelligenza Artificiale, un settore che sta crescendo ancora più in fretta e dove ci sono molte possibilità di carriera, proprio perché i tecnici specializzati sono ancora pochissimi. “Credo che quello dell’AI sarà il settore con le paghe maggiori in futuro” conclude il dirigente di job.com, “grazie alla complessità dello sviluppo e ai potenziali che può raggiungere. Credo che gli sviluppatori blockchain al momento riscuotano salari molto alti perché il mercato è cresciuto all’improvviso e non ci sono abbastanza lavoratori disponibili, ma con il tempo di stabilizzerà, via via che lo sviluppo blockchain diventa meno complesso”.

Chi vuole cominciare a scoprire questo mondo professionale, può cominciare con Programmare con Python: Guida completa.

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L’AI che può ricostruire l’RNA

di Antonino Caffo

Per l’esistenza stessa della vita umana, sono fondamentali quattro gruppi di macromolecole: i polisaccaridi che appartengono ai glucidi (come l’amido e la cellulosa); le proteine che appartengono ai protidi; il DNA e gli RNA che costituiscono gli acidi nucleici; i lipidi complessi. Se gli studi sul DNA vanno avanti oramai da anni, ora un sistema di intelligenza artificiale è riuscito a ricostruire, in autonomia, sequenze complesse di RNA, per individuare problemi e proporre soluzioni.

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LG presenta i nuovi TV con ThinQ AI

di Antonino Caffo

In anticipo rispetto al CES 2019, LG ha annunciato diversi nuovi modelli di TV LCD e OLED della serie ThinQ, tra cui esemplari da 75 e 88 pollici.

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