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Oggi — 23 Gennaio 2019RSS feeds

Netflix, condividere film e serie TV su Instagram

di Candido Romano

Di solito per condividere le esperienze migliori riguardo le proprie preferenze sulle serie TV e film ci si affida ai social network. Facebook è uno di questi, usato però sempre meno dai giovani. Instagram è invece la piattaforma del momento ed è al centro di una nuova funzione proprio di Netflix, per ora disponibile su iOS, ma arriverà presto anche su Android. La popolare piattaforma di streaming video mira proprio a questo: consentire ai propri utenti di far sapere a tutti i propri consigli su cosa vedere.

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Come funziona Fiverr

di Alessio Salome
Se avete bisogno di un nuovo logo da applicare al vostro sito Web oppure volete arrotondare lo stipendio facendo qualche lavoretto extra, allora sicuramente vi interesserà la nostra nuova guida odierna in cui vi spieghiamo leggi di più...

VW GOLF R elaborata con preparazione BRS Motorsport

di redazione

Questa VW Golf R elaborata tira fuori la vera anima della R: è più dinamica, più agile, più potente, ma senza esagerare. Preparata dal tuner BRS Motorsport vanta ora 399 CV e una coppia di 552 Nm. Questa poi non è solo la storia di una VW Golf R modificata, ma anche di un uomo giovane e della sua passione per la guida. resa più divertente e cattiva di quella standard, grazie ad un intervento di tuning mirato che ha comunque cambiato non di poco l’handling e il conseguente godimento di guida della “R”.

VW Golf R elaborata

L’upgrade della VW Golf R elaborata parte da una voglia di qualcosa in più anche in termini di coppia e cavalli. La soluzione adottata con la BRS Motorsport è stata quella di installare un kit Revo Stage 2 e di modificare l’aspirazione sempre Revo. Tutto questo ha spostato l’ago del 2 litri TSI dai 310 CV stock ai quasi 400 CV attuali, con 551 Nm di coppia, contro i 400 Nm di base.

VW Golf R modificata

Qualche ritocco sulla VW Golf R modificata è stato effettuato anche all’impianto frenante a sei pistoncini con disco flottante da 380 mm, mentre l’assetto sfrutta barre antirollio maggiorate e nuove molle H&R. Anche scarico ed esterni sono stati elaborati, con un impianto di scarico a centrale libero, senza catalizzatore e con un terminale silenziato dal diametro di 76 mm.

VW Golf R tuning

Sulla VW Golf R un tocco di tuning è stato dato anche all’estetica, con wrapping nero lucido per il tetto e oscuramento dei fari e dello stesso lunotto. I cerchi originali hanno lasciato il posto ai Revo da 19” bronze che, dobbiamo ammetterlo, rendono la Golf R molto più accattivante rispetto a quelli di serie un po’ smorti.

Scheda tuning VW Golf R by BRS Motorsport
Upgrade software motore Revo Stage2 Perf B 100 Ron 915€
Kit aspirazione Revo Carbon Series completo 1.050€
Kit cerchi Revo RV019 Matte Bronze 1.585€
Impianto frenante 6 pot Revo-Alcon 380 mm flottante 3.150€
Upgrade software DSG TVS Engineering Stage2+ 850€
Intercooler Airtec MQB Black Core 720€
Kit tubi siliconici intercooler TBF Performance 190€
Kit barre antirollio H&R 490€
Kit molle H&R 315€
Blow off DV+ 210€
Paddle color titanio Racing Line Performance
Kit candele NGK Iridium 79€
Kit puleggia servizi alleggerita BRS Motorsport 195€
Coppa olio maggiorata Wortec 475€
Olio Motul 300v 5W40 140€
Impianto di scarico completo composto da: downpipe 90 mm scatalizzato / centrale libero 76 mm / terminale silenziato 76 mm con 4 finali 100 neri in locazione standard BRS Motorsport 2.900€
Wrapping del tetto in nero lucido, oscuramento fari e vetri completo a cura di The Garage Milano 850€

Costo totale intervento tuning 14.100 Euro

Cerca la VW Golf usata su newsauto.it

L’articolo completo con tutti i dettagli e i segreti della VW Golf R elaborata dal tuner BRS Motorsport è su Elaborare 245.

Cover elaborare 245 magazine gennaio 2019


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Come togliere il blocco schermo su Windows 10

di Alessio Salome
Anche sull’ultimo sistema operativo di Microsoft è possibile disattivare la lockscreen così da accedere rapidamente al desktop e quindi ottimizzare i tempi di avvio. Con questa guida odierna, quindi, vi spiegheremo nello specifico come togliere leggi di più...

Gli annunci indie di Nintendo: SteamWorld Quest, Goat Simulator Goaty, Wargrove e molto altro

di Nicola Armondi

Come vi avevamo annunciato ieri, quest’oggi è stato reso disponibile da Nintendo un nuovo Indies Showcase nel quale sono stati mostravi vari titoli disponibili o in arrivo sulla console ibrida della casa di Kyoto. I nomi in ballo sono tanti e non mancano un paio di sorprese interessanti: scopriamo insieme cosa è stato mostrato.

Per iniziare, veniamo a sapere che già da ora sono disponibili alcuni giochi: parliamo di Goat Simulator Goaty, che raccoglie il gioco base e le varie espansioni, ma anche When Ski Lifts Go Wrong, ovvero una sorta di Bridge Costructor in versione montana, e Unruly Heroes, un action platform giocabile in solitaria o in co-op fino a quattro giocatori.

Il primo febbraio, invece, sarà disponibile Wargroove, uno successo spirituale di Advance Wars. A questo annuncio si aggiungono un nuovo capitolo facente parte dell’universo narrativo di SteamWorld: si tratta di un gioco di ruolo basato su carte collezionabili nel quale vivremo un epico viaggio che ci insegnerà cosa significa essere eroi, SteamWorld Quest Hand of Gilgamech. Inoltre, durante l’anno saranno disponibili anche CrossCode, Inmost, Forager e Double Kick Heroes.

Potete vedere i trailer di tutti i giochi nel video presente nell’articolo. In chiusura del filmato, Nintendo ci ricorda i molti giochi indie di qualità già presenti nel catalogo dell’eShop. Diteci, cosa vi ispira di più?

Se non volete perdervi nessuno dei giochi indie presentati, comprate subito la vostra Nintendo Switch!

Future GPU Intel, l’approccio alla comunità è giusto. Bisogna estenderlo a tutta l’azienda

di Manolo De Agostini

Ancora non sappiamo se le GPU dedicate di Intel attese per il 2020 saranno in grado di competere ad armi pari con le soluzioni di AMD e Nvidia in tutti i settori fin da subito, anche se lo speriamo vivamente per amor di concorrenza. Quello che però stiamo iniziando a vedere e apprezzare in queste settimane è il nuovo approccio di Intel nel rapporto con la comunità.

Rendersi raggiungibili dagli appassionati, ascoltare i feedback e farne tesoro. È quanto Intel sta facendo su Twitter con l’account Intel Graphics e i profili personali di diversi dirigenti e ingegneri, ma anche con eventi AMA (Ask Me Anything) su Reddit e siti specializzati.

È qualcosa che ci ricorda quanto fatto da AMD nei mesi “pre-Ryzen”, quando l’azienda cercò più volte il contatto con gli appassionati sui canali social e non solo, chiedendo cosa volessero dalle future CPU in modo da mettere a punto non solo l’hardware (moltiplicatore sbloccato su tutta la gamma, socket AM4 stabile per diversi anni, ecc.), ma anche la parte software con strumenti come Ryzen Master.

Uno scambio che poi si è rivelato proficuo per ambedue le parti, ma soprattutto un approccio che appare decisivo quando ti ritrovi a voler mettere piede in un nuovo mercato oppure stai cercando il riscatto, come avvenuto con AMD.

Le similarità tra una strategia e l’altra non sono casuali, ma figlie del fatto con diverse figure chiave di AMD sono passate a Intel proprio per curare il ritorno alle GPU dedicate dell’azienda statunitense, lontana dal settore da moltissimo tempo.

A due persone in particolare va probabilmente ascritto questo avvicinamento alla community: Chris Hook, ex di AMD e capo del marketing del nuovo Core e Visual Computing Group di Intel, e Lisa Pearce, Graphics Software Engineering Director, molto attiva su Twitter. Ma anche Raja Koduri, colui che guida la divisione e stabilisce la visione di Intel nello sviluppo delle GPU, non è da meno.

Nei giorni scorsi Intel ha annunciato l’arrivo di un nuovo pannello di controllo per i propri driver. L’azienda per ora ha diffuso un semplice “teaser trailer”, e in seguito su Twitter ha confermato che la prima release non includerà Linux. Una scelta che ha scontentato alcuni, portando a numerose richieste. Richieste che non sono passate inosservate, tanto che Chris Hook ha esternato di aver avuto molte discussioni sui pannelli di controllo su Linux nelle ore successive, in modo da ottenere quante più informazioni possibili per svilupparlo al meglio.

È quel tipo di approccio che avvicina le persone a un progetto, a un’azienda e che potrebbe convertirle in acquirenti del prodotto finale – sempre che sia effettivamente valido, ma questo è un altro paio di maniche. Ciò che però ci preme dire che è che piacerebbe che questa apertura al confronto e all’ascolto fosse sempre più pervasiva nella casa di Santa Clara. Dopo anni di poca chiarezza e apertura, Intel ha bisogno di cambiare marcia sotto il profilo comunicativo.

Eventi come l’Intel Developer Forum di qualche anno fa permettevano a consumatori e addetti ai lavori di saperne di più sui progetti in via di sviluppo e a Intel di raccogliere il feedback, nonché di avvicinarsi ai sentimenti dei consumatori. Forse quella formula non è più adatta ai giorni nostri, ma un metodo diverso da quello degli ultimi anni non può che fare bene.

Con il progetto delle GPU dedicate, qualcosa che nasce fondamentalmente da zero, è facile attuare una nuova strategia e probabilmente è anche l’unica strada percorribile per creare quell’attesa che talvolta serve attorno a un nuovo prodotto (ripetiamo, sempre che sia valido, altrimenti potrebbe trasformarsi in un boomerang). Ci piacerebbe che questa apertura interessasse prima o poi anche le CPU, in quanto vi sarebbero molte cose da suggerire a Intel. L’ultimo Architecture Day è un passo nella giusta direzione, ma si può fare di più. Attendiamo fiduciosi.

I robot ci ruberanno il lavoro? I lavoratori non ci credono

di Valerio Porcu

Secondo un sondaggio del World Economic Forum l’80% dei lavoratori è convinto che un robot non sarebbe in grado di sostituirlo, e che nella sua attività il “tocco umano” sia indispensabile. Una percezione in netto contrasto con diverse ricerche secondo cui nei prossimi anni l’automazione cancellerà molti dei posti di lavoro esistenti.

Per ottenere il risultato, il WeF ha intervistato circa 10mila persone in 29 paesi, all’inizio di gennaio 2019, scoprendo tra le altre cose che i residenti in Asia Centrale ed Europa sono quelli più fiduciosi riguardo la non sostituibilità del proprio lavoro a opera di un computer o un robot. All’estremo opposto troviamo l’Asia del Sud (India, Pakistan, Bangladesh), regione in cui solo il 30% degli intervistati si sente insostituibile, con un altro 19% convinta che la “maggior parte” delle proprie mansioni si potrebbe automatizzare già oggi. Per quanto riguarda l’Europa, la risposta colpisce anche considerando quanto la tecnologia stia già cambiando il mondo del lavoro e le mansioni.

L’altra domanda relativa al lavoro riguardava la continuità: la maggior parte dei lavoratori vede sé stessa impegnata nello stesso tipo di attività in un arco di cinque anni. Un dato da mettere in relazione con la risposta alla “minaccia” dell’automazione, vale a dire una maggiore flessibilità e la formazione continua, con lavoratori umani pronti a spostarsi da un’attività all’altra, secondo la necessità.

In altre parole, alle persone in genere non piace l’idea di cambiare, e preferiscono considerare sé stesse in una posizione stabile a lungo termine. Ammettere la possibilità che una macchina li possa sostituire dall’oggi al domani, dunque, significherebbe forse ammettere con sé stessi la necessità di cambiare profondamente punto di vista.

È interessante poi rilevare che i lavoratori più inclini a immaginarsi sostituiti da una macchina sono in paesi dove si concentrano attività produttive di stampo tradizionale, dove agli operati non sono richieste competenze particolarmente sofisticate.

Il sondaggio, tra le altre cose, chiedeva poi agli intervistati di esprimersi riguardo alla tecnologia. Alla domanda “credi che la tecnologia faccia più male che bene alla società“, le risposte sono equamente distribuite, ma sono relativamente pochi quelli convinti che il progresso tecnologico sia sopratutto un male. Interrogati riguardo ai grandi colossi della tecnologia, poi, gli intervistati appaiono equamente distribuiti tra le due opzioni: da una parte “le aziende tecnologiche vogliono rendere il mondo un posto migliore” e dall’altra “la maggior parte delle aziende tecnologiche vuole solo fare soldi”.

Il sondaggio del Web Economic Forum dà spazio anche a temi come l’ambiente e l’immigrazione, in uno sforzo investigativo mirato a comprendere meglio come gli esseri umani vivono la “globalizzazione 4.0” dai diversi punti di vista – e come in ultima analisi si possa diventare cittadini del mondo. E voi, che cosa ne pensate?

Come scattare foto e video dalla webcam periodicamente

di Claudio Pomes
La webcam, sia quella integrata nei monitor dei computer, sia quella collegata via cavo USB, può essere utilizzata per tanti scopi, come visto in altri articoli: con la webcam si può chattare in...

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Videocamera Nest lancia un allarme per attacco dalla Corea del Nord, ma era uno scherzo

di Valerio Porcu

Laura Lyons, residente negli Stati Uniti, si è fatta prendere dal panico quando dalla sua videocamera Nest è uscita una voce che avvisava di un attacco missilistico lanciato dalla Corea del Nord. Una cosa ben poco credibile, ma sul momento pare che abbia generato “cinque minuti di vero terrore”.

Nelle ore successive Laura ha chiamato il servizio clienti di Nest – società controllata da Google – per chiedere spiegazioni; l’operatore le ha spiegato che lei e la sua famiglia sono stati vittime di “un hack”, e che tra l’altro non è nemmeno la prima volta che qualcuno si introduce nei sistemi di sicurezza altrui.

Già, ma non si tratta di un raffinato criminale che ha violato le misure di sicurezza di Nest per mettere in scena uno scherzone. Invece, per l’ennesima, volta siamo di fronte a un dispositivo connesso ma non protetto adeguatamente – una cosa di cui sono responsabili in egual misura sia Google sia le signore e i signori Lyons del mondo.

“I recenti fatti dipendono da clienti che usano password compromesse (esposte da violazioni su altri siti). In quasi tutti i casi, l’autenticazione a due fattori elimina questo tipo di rischio”, ha commentato un portavoce di Google, sentito dai reporter di The Verge.

Sullo sfondo, il possibile autore dello scherzo

Già, ma che significa? Che i clienti in questione hanno usato la stessa password più di una volta. Poi qualche sito, chissà quale, si è fatto rubare il suo archivio di password. L’archivio stesso non era ben protetto – è una cosa che succede abbastanza spesso, e l’ultimo caso riguarda circa 22 milioni di password. Una volta che il criminale ha ottenuto le password, o ancora meglio delle accoppiate con gli indirizzi email, non deve far altro che provare a usarle ovunque. Prima o poi troverà una porta che si apre con quelle chiavi, succede sempre.

L’acronimo è IOT, dove la esse sta ovviamente per sicurezza

E che c’entrano le videocamere di sicurezza? C’entrano perché sono oggetti connessi a Internet, fanno cioè parte di quella rete di dispositivi chiamata Internet of Things. L’acronimo è IOT, dove la esse sta ovviamente per sicurezza. Ognuno di questi oggetti, anche la videocamera, ha un suo indirizzo IP (infatti si chiamano anche videocamereIP) grazie al quale potete controllare casa vostra anche se siete dall’altra parte del mondo. E come fa il criminale a trovare l’IP della vostra videocamera? Ci sono diversi metodi relativamente semplici, ma il più ovvio di tutti è Shodan: è come Google ma cerca solo dispositivi connessi, ed è anche tanto gentile da segnalare quali sono i più esposti.

Una volta trovato l’indirizzo della videocamera e la password per entrare, collegarsi e mandare messaggi di ogni genere è una passeggiata. Ma ci si può limitare a spiare, magari raccogliendo informazioni per un ricatto o un attacco di social engineering più sofisticato.

Insomma, i protocolli di sicurezza di Nest non sono stati violati e non c’è nulla da recriminare a Google. O quasi nulla, perché dopotutto loro e qualsiasi altra azienda potrebbero senz’altro fare qualcosa di meglio per suggerire, o persino obbligare, le persone a usare password migliori. Se vi sembra una pazzia, pensate che in California hanno da poco approvato una legge apposta.

Se sapete come mettere la password, una videocamera di sicurezza Nest potrebbe essere utile.

Google introduce novità in Google My Business per meglio connettere attività e potenziali clienti

di Gerardo Orlandin

Recentemente Google ha apportato alcuni aggiornamenti a Google My Business che ora permette di condividere le posizioni all'interno delle aree di servizio e le informazioni sull'attività tramite Google Maps e la Ricerca Google, in modo che il professionista possa essere trovato facilmente dalle persone alla ricerca di attività come la sua.

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Visual Studio Code su Debian, si può

di Claudio Davide Ferrara
Scopriamo quanto sia semplice installare una soluzione Microsoft come Visual Studio Code in una distribuzione Linux Open Source come Debian. Leggi Visual Studio Code su Debian, si può

Visual Studio Code su Debian, si può

di Claudio Davide Ferrara

Scopriamo quanto sia semplice installare una soluzione Microsoft come Visual Studio Code in una distribuzione Linux Open Source come Debian.

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Philips TV OLED 854 e 804: Android TV Pie con Dolby Vision e HDR10+

di HDblog.it

Philips ha presentato la nuova gamma TV 2019 (la prima parte: generalmente altri modelli vengono annunciati a IFA). Le novità per quanto riguarda gli OLED sono due: OLED 854 e OLED 804. A differenziare i prodotti sono elementi estetici: OLED 854 è provvisto di una cornice cromata e di un supporto da tavolo orientabile a forma di "T", mentre OLED 804 è invece più simile al precedente OLED 803: il supporto è costituito da due piedini molto sottili.

Il processore video è il P5 di terza generazione, più prestante e ora in grado di gestire anche il Dolby Vision. I TV OLED Philips sono compatibili con tutti i principali formai HDR, sia con metadati statici che con quelli dinamici. Al Dolby Vision si aggiungono HDR10, HDR10+ e HLG. I pannelli utilizzati sono gli ormai canonici 55" e 65" con risoluzione Ultra HD e picchi di luminosità fino a 1.000 cd/m2 - nits (probabilmente su schermate al 2-5%). Ovviamente non può mancare la tecnologia Ambilight, una soluzione sviluppata per aumentare il coinvolgimento visivo tramite LED che riproducono i colori presenti nelle immagini su schermo. La versione integrata nei nuovi OLED è quella con LED collocati su tre lati (superiore, destro e sinistro).

La piattaforma Smart TV è costituita da Android TV in versione Pie, quindi più aggiornata rispetto ai modelli attualmente presenti sul mercato (manca invece la piattaforma di Google sui nuovi OLED Serie 7000). Vengono inoltre dichiarati il supporto a Google Assistant e la certificazione "Works with Alexa". L'assistente vocale di Amazon richiederà l'abbinamento con un dispositivo compatibile, come ad esempio un Amazon Echo. Per Google Assistant è invece sufficiente il microfono integrato nel telecomando.


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PlayStation Now sbarca in Italia per giocare dal vostro PC Windows

di Biagio Catalano

Nelle scorse ore, Sony ha annunciato l’arrivo di PlayStation Now per i PC Windows. L’applicazione verrà lanciata in Europa molto presto e successivamente in Nord America. È in arrivo inoltre l’adattatore DualShock 4 USB Wireless. AGGIORNAMENTO 2 | PlayStation Now ha appena fatto il suo debutto in Italia, in versione beta a cui è già […]

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Telefonia, gli italiani hanno fame di Giga

di Filippo Vendrame

Gli italiani hanno sempre più fame di Giga per i loro smartphone. Poter accedere ad Internet dal proprio dispositivo mobile è oggi una necessità e sebbene potrebbero bastare 2 GB al mese di traffico dati, i pacchetti che offrono tanti Giga sono sempre più richiesti anche grazie a tariffe sempre più economiche. Trattasi di una tendenza che l’Osservatorio SosTariffe ha voluto approfondire all’interno di un nuovo report.

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Echo Input arriva in Italia a 39,99 euro. Alexa su tutti gli altoparlanti!

di Vittorio Pipia

I dispositivi Amazon Echo sono arrivati in Italia a fine ottobre 2018. Nel corso dei mesi Amazon ha portato diversi miglioramenti all’assistente vocale Alexa e oggi arriva finalmente Amazon Echo Input, ovvero un dispositivo che grazie alla connettività AUX o Bluetooth, permette di utilizzare Alexa su qualsiasi altoparlante, anche non smart o su un vecchio impianto stereo o soundbar.

Echo Input si può già prenotare su Amazon con un prezzo di 39,99 euro e le prime consegne avverranno attorno al 30 gennaio.

Si tratta di un dispositivo connesso alla rete e che integra Alexa, l’assistente vocale di Amazon il cui scopo è quello di rendere smart qualsiasi altoparlante in commercio. È dotato di quattro microfoni che permettono così di accedere ad Alexa per poter usare le Skill e i comandi vocali, in modo da riprodurre musica, gestire l’agenda, programmare sveglie, avere aggiornamenti sulle ultime notizie e tanto altro ancora.

Si può poi collegare al sistema multiroom di Echo, grazie al quale si può ricreare una riproduzione sincronizzata tra tutti gli altoparlanti compatibili. A ciò si aggiunge la tecnologia Echo Spatial, che consente agli speaker di capire quale sia quello più vicino all’ascoltatore, in modo da bilanciare voci e musica nel migliore dei modi.

Se siete interessati potete acquistarlo in versione bianca o nera tramite questo link.

Sky Cinema presenterà il film “Compromessi sposi” con un evento mercoledì 23 gennaio alle 20.30

di Lorenzo Spada
Compromessi sposi

In occasione dell’uscita nelle sale italiane del film “Compromessi sposi” con protagonisti Diego Abatantuono e Vincenzo Salemme il 24 gennaio 2019, Sky Cinema ha organizzato una serata per oggi mercoledì 23 gennaio alle 20.30 su Sky Cinema Uno e Sky Cinema Comedy intitolata “il Cinemaniaco incontra Diego Abatantuono”. La serata, che si svolgerà davanti alla platea di studenti dell’Università IULM […]

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Tutti i film candidati agli Oscar 2019

di Lorenzo Spada
Oscar 2019

La cerimonia della consegna degli Oscar 2019 si terrà nel mese di marzo, con Sky Cinema e Now TV che la trasmetteranno in diretta esclusiva. Seppur affascinante già di per se, da ieri pomeriggio sappiamo anche la lista completa delle 91 candidature che sono state assegnate. I film che hanno l’opportunità di portarsi a casa il […]

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Google Chrome: ad-blocker inutilizzabili a causa di modifiche al funzionamento delle estensioni?

di Alessandro Crea

Se siete abituali utilizzatori di Chrome e di alcuni dei più popolari ad-blocker come uBlock Origin o uMatrix ci sono potenziali brutte notizie per voi, perché presto queste estensioni potrebbero perdere gran parte della propria efficacia. Stando infatti ad un documento Google ancora in fase di bozza ma già accessibile pubblicamente, gli sviluppatori sarebbero intenzionati ad apportare alcune modifiche alle API della piattaforma delle estensioni, che sostanzialmente non consentirebbero più agli ad-blocker di essere efficaci.

Gli sviluppatori Google vorrebbero infatti sostituire le API webRequest, attualmente utilizzate da molti ad-blocker, con altre librerie chiamate declarativeNetRequest, o quantomeno limitare fortemente le funzioni delle prime, affiancandole alle nuove.

Perché? Perché webRequest consente ai plugin non solo di bloccare le pubblicità sulle pagine web visitate ma anche di modificare o reindirizzare le richieste di rete, dando così all’utente maggior controllo sui contenuti che preferisce ricevere. Le API declarativeNetRequest viceversa trasferirebbero a Chrome queste capacità, secondo gli sviluppatori al fine di velocizzare il caricamento delle pagine e “garantire un maggior livello di privacy agli utenti, impedendo ai plugin di leggere le richieste di rete effettuate sulla base del comportamento e degli interessi degli utenti stessi”.

Insomma un modo elegante per dire che Google sta cercando di avere più controllo sulle inserzioni pubblicitarie, togliendolo agli utenti e impedendo che molte di esse siano bloccate come avviene attualmente. “Le estensioni agiscono per conto degli utenti, dando loro maggiori possibilità di controllo. Limitare le funzioni delle API webRequest API diminuirà questa capacità di controllo, a tutto vantaggio dei siti Web che ovviamente sarebbero felici di avere l’ultima parola su cosa debba essere visualizzato” ha spiegato a The Register Raymond Hill, sviluppatore proprio di uBlock Origin e uMatrix.‎

Hill tra l’altro non è l’unico sviluppatore ad aver espresso forti perplessità sulle modifiche proposte e molti utenti ne stanno discutendo sulle pagine GitHub dei plugin. Se Google porterà avanti questo approccio dunque milioni di utenti potrebbero scegliere di abbandonare il suo browser, passando a Firefox o a Safari. Una perdita grave, ma che forse non preoccupa molto il colosso di Mountain View, forte della propria posizione di dominio assoluto nel mercato dei browser, che difficilmente sarebbe intaccata anche da una migrazione di massa.

GeForce RTX, diverse 2060 e 2070 senza USB-C per VirtualLink

di Manolo De Agostini

Non tutte le schede GeForce RTX dei partner sono dotate di connettore USB C nella parte posteriore per garantire la compatibilità con lo standard VirtualLink pensato per i visori di realtà virtuale futuri.

Sostenuto da Nvidia, AMD, Oculus, Valve e Microsoft, il nuovo standard VirtualLink usa una USB C per far passare alimentazione, video e dati verso il visore VR su un unico cavo e connettore. L’obiettivo principale è rendere la gestione dei cavi più semplice. Finora Nvidia ha adottato l’USB C per VirtualLink su tutte le Founders Edition di GeForce RTX, ma a quanto pare non tutti i partner stanno facendo altrettanto.

Diverse RTX 2060 mancano di tale connettore nella parte posteriore, a vantaggio di più HDMI/DisplayPort. La RTX 2060 Ventus 6G OC di MSI ad esempio ha tre DisplayPort e una HDMI (ma anche le altre serie di MSI non hanno l’USB C), la ROG Strix RTX 2060 di Asus ha due DisplayPort e due HDMI, la Gigabyte RTX 2060 Gaming OC 6G ha tre DisplayPort e una HDMI e potremmo andare avanti.

La scelta dei produttori però non è limitata all’ultima nata della famiglia Turing, ma interessa anche la RTX 2070, con la Asus RTX 2070 Turbo EVO presentata nelle scorse ore priva di USB C nella parte posteriore. Se però si guarda anche l’offerta di MSI, ad esempio, sono diverse le RTX 2070 senza tale connettore.

Insomma, la vostra intenzione è quella di acquistare una scheda video compatibile con VirtualLink in vista dei futuri visori VR non date per scontato – sulla base delle Founders Edition – che tutte le RTX sul mercato abbiano il connettore giusto. Controllate. Per ora non ci sono RTX 2080 Ti / 2080 senza USB C da quanto abbiamo visto, ma così non si può dire per la RTX 2060 e la RTX 2070. Le schede RTX prive di USB C possono ovviamente essere usate tranquillamente con i visori attuali, in quanto dotate della potenza necessaria e una HDMI. È poi necessario che il computer abbia un numero di porte USB adeguato (4 nel caso dell’Oculus Rift, tre 3.0 e una 2.0).

Le porte posteriori sulla Asus RTX 2070 Turbo EVO

Si tratta con tutta probabilità di una scelta per contenere i costi di produzione, attuata su alcune serie di fascia più bassa nell’offerta dei vari produttori. In un certo senso segnala anche il fatto che dopo il battage mediatico iniziale legato al debutto dei primi visori, il fenomeno VR abbia subito una battuta d’arresto, scendendo tra le priorità delle aziende tecnologiche. Ciò però non significa che la VR è morta, ma solo che probabilmente si aspettano sviluppi tecnologici affinché trovi maggiore apprezzamento da parte dei consumatori.

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