Feed RSS Reader

🔒
❌ Gestione sottoscrizioni⤓
Sono disponibili nuovi articoli, clicca qui per caricarli.
Oggi — 20 Giugno 2019RSS feeds

Tesla: da luglio il nero si paga. Stessi colori per i prossimi 20 anni

di Donato D'Ambrosi

I colori preferiti dagli automobilisti non sono più quelli di una volta e visto che razionalizzare è il fattore comune a molti Costruttori di auto, anche Tesla ha annunciato cambiamenti importanti. Come suo solito fare, Elon Musk ha spiegato in un tweet lampo, qui sotto, che da luglio 2019 il colore nero costerà 1000 dollari e non sarà più quello base gratuito. In linea di massima i colori disponibili per le Tesla resteranno gli stessi ancora per molti anni. Ed è facile immaginare che far pagare la vernice di colore nero ha a che fare anche con la sempre maggiore compatibilità con i radar e i sensori dei sistemi ADAS.

L’ANNUNCIO DI MUSK SULLA VERNICE NERA DA 1000 $

Se fino ad oggi i colori scuri erano un must per le auto premium e quelle istituzionali, la tendenza del mercato va sempre più verso colori chiari, con il bianco in testa, e il grigio. Anche se non è ufficialmente chiaro il motivo della scelta Tesla di far pagare il colore nero 1000 dollari come per il grigio metallizzato a partire da luglio, si può ipotizzare che i nuovi colori siano più “radar-friendly”. Ma allora perché non dirlo chiaramente? Forse per non spaventare i clienti?

Starting next month, Tesla will charge $1000 for color black (same price as silver)

— Elon Musk (@elonmusk) June 19, 2019

COME CAMBIANO I COLORI DEI MODELLI TESLA

Quel che è certo è che da luglio il nero pastello non sarà più il colore di base gratuito: lo afferma sempre Elon Musk in risposta a un follower che chiedeva delucidazioni in merito. Quindi, salvo altre novità dell’ultimo minuto i colori standard delle Tesla sono fondamentalmente quelli della bandiera americana più qualche tono scuro: bianco pastello (gratis, di base), rosso, blu, grigio e nero metallizzati. E a chi ricorda a Musk che forse per Tesla è arrivato il momento di aggiornare la tavolozza dei colori, il CEO risponde che “Cambiare la tavolozza è l’inferno sul service, perché le auto durano per 20 anni. Ogni cambiamento di colore ha effetti a lungo termine, soprattutto per la Model 3.”

GLI EFFETTI DELLA VERNICE NERA SUGLI ADAS

Non sarebbe così improbabile il legame tra questa novità e l’introduzione di nuove vernici compatibili con i radar, poiché come abbiamo spiegato qui, saranno proprio i colori meno riflettenti e quelli scuri a sparire dai listini delle auto a guida autonoma. I maggiori fornitori di vernici stanno infatti lavorando con i Costruttori di auto allo sviluppo di rivestimenti che applicati su materiali che compensano il disturbo al funzionamento corretto dei Lidar. Sarà così anche per Tesla? Intanto se stavate pensando di comprare una Tesla nera farete bene ad affrettarvi per non pagare la vernice 1000 dollari in più.

The post Tesla: da luglio il nero si paga. Stessi colori per i prossimi 20 anni appeared first on SicurAUTO.it.

Volkswagen: i server delle auto connesse saranno a zero emissioni

di Antonio Elia Migliozzi

Volkswagen lavora alla sua prossima gamma di auto elettriche ma allarga l’impegno a zero emissioni. L’azienda ha annunciato l’apertura di un nuovo data center in Norvegia che sarà alimentato al 100% con energia idroelettrica. Si tratta di una infrastruttura importante nell’ambito dei piani di espansione del gruppo che punta ad investire sempre di più sulle tecnologie di bordo. Lo sviluppo dei nuovi prodotti porta Volkswagen a dover gestire sempre più dati ed informazioni. Il nuovo data center permetterà al Gruppo Volkswagen di avere un maggiore potere computazionale per lo sviluppo digitalizzato dei prodotti a marchio VW e Audi. Ecco allora che nello sviluppo della sua capacità di calcolo Volkswagen guarda ai fattori economici ma anche all’ecologia. Il nuovo centro taglio di 5.800 tonnellate la CO2 emessa ogni anno. Vediamo i dettagli.

IL DATA CENTER

Volkswagen prosegue sulla strada tracciata dal suo data center in Islanda. L’azienda ha aperto un nuovo sito ad impatto neutrale sul clima a Rjukan, in Norvegia. La struttura è nata in soli sei mesi e sarà alimentata al 100% con energia idroelettrica. Questo permetterà un risparmio di oltre 5.800 tonnellate di CO2 all’anno rispetto ad un data center che utilizza corrente elettrica prodotta in modo tradizionale. Volkswagen e Audi utilizzeranno ben 2.750 kilowatt per alimentare i server impegnati in progetti ad alta intensità di calcolo. Mario Müller, responsabile dei Servizi IT in VW: C’è un crescente bisogno di potere computazionale all’interno dell’azienda, ne risulta che stiamo continuamente ampliando la nostra capacità.” Muller sottolinea inoltre che: “I fattori economici e la sostenibilità sono aspetti importanti per noi. Il nuovo data center in Norvegia soddisfa entrambi.”

INFRASTRUTURA IT

Volkswagen e Audi sono al lavoro per allargare gli orizzonti tecnologici della propria gamma. Ecco che il nuovo data center diventa importante nello sviluppo delle vetture, incluse le simulazioni dei crash test e i test in gallerie del vento virtuali. Si tratta di operazioni di calcolo che molto complesse e che richiedono una alta intensità energetica. Per questo motivo Volkswagen assegna queste operazioni a dei data center esterni alleggerendo il lavoro dell’infrastruttura IT interna. La scelta dei paesi del nord Europa non è casuale vista la buona disponibilità di energia conveniente ed ecologica e le condizioni climatiche favorevoli. Le basse temperature possono essere utilizzate per il raffreddamento efficiente delle strutture. Per Volkswagen si tratta del secondo data center neutrale in termini di CO2 dopo quello in Islanda. Il sito ha circa le stesse dimensioni di quello norvegese e risparmia più di 6.200 tonnellate di CO2 l’anno.

IMPORTANZA STRATEGICA

Oltre ai siti esterni Volkswagen usa dei data center interni ai propri stabilimenti dentro e fuori i confini della Germania. Si tratta di centri molto importanti al lavoro sulle fasi di produzione, logistica e vendita. Il Gruppo Volkswagen sfrutta numerose strategie per l’efficienza energetica. Tra queste c’è il free cooling indiretto, ovvero la regolazione della temperatura dell’acqua fredda e l’uso esclusivo di sistemi di risparmio dell’energia. Il nuovo data center in Norvegia si trova a 180 chilometri a ovest di Oslo ed è il risultato del lavoro con Green Mountain. Tor Kristian Gyland, CEO di Green Mountain, ha commentato. “Confidiamo nella nostra strategia: operare capacità di calcolo di alta qualità in modo flessibile, utilizzando solo energie rinnovabili“.

The post Volkswagen: i server delle auto connesse saranno a zero emissioni appeared first on SicurAUTO.it.

Partire con l’auto elettrica: i consigli per vacanze senza imprevisti

di Antonio Elia Migliozzi

Arrivano le vacanze estive e per molti saranno le prime in compagnia di un’auto elettrica. Il Touring Club Svizzero (TCS) propone una guida su come evitare sorprese quando si parte al volante di un EV. Nel 2019 le vendite di auto elettriche sono in forte crescita (+130%), questo significa che nel mondo su 10 vetture vendute una è a batteria. Attenzione però all’ansia da ricarica. Il test del TCS conferma che in Italia è impossibile ricaricare la propria auto elettrica in autostrada. Questo significa che il viaggio deve essere organizzato nel dettaglio per individuare in anticipo le colonnine di ricarica subito fuori dai caselli autostradali. In generale le infrastrutture di ricarica si stanno diffondendo sia in Italia che in Francia ed è facile trovare una colonnina libera. Il numero delle auto elettriche è ancora esiguo ma le cose potrebbero cambiare presto.

VACANZE AL MARE

Considerata la crescita delle immatricolazioni delle auto elettriche, il Touring Club Svizzero (TCS) ha fatto un test specifico. Interessate dalla prova località di mare in Costa Azzurra e in Toscana. Nonostante il successo commerciale le auto elettriche continuano ad avere limitazioni oggettive. A causa dell’autonomia limitata e della rete di stazioni di ricarica non così estesa è importante organizzare i dettagli del viaggio prima di partire. I due viaggi prova del TCS dimostrano che è possibile percorrere lunghe tratte anche all’estero alla guida delle ultime auto elettrice. Per evitare di avere a che fare con tanti fornitori diversi e relative carte per la ricarica, il TCS ha scelto Nextcharge. L’azienda non gestisce delle proprie stazioni di ricarica ma ha concluso contratti di partenariato con vari fornitori e offre l’accesso ad una fitta rete di stazioni di ricarica.

PIANIFICARE IL VIAGGIO

Nel corso del suo test il TCS ha evidenziato l’impossibilità di ricaricare le auto elettriche sulle autostrade italiane. Nel pianificare l’itinerario in Toscana, vista l’assenza di colonnine di ricarica rapida nelle aree di servizio, è stata necessaria una dettagliata organizzazione. Bisogna infatti abbandonare l’autostrada e di conseguenza pagare il pedaggio per procedere alla ricarica. Diversa la situazione in Francia. Qui ci sono colonnine di ricarica rapida anche nelle aree di servizio delle autostrade.Vista l’assenza di partnership tra i fornitori svizzeri e quelli locali i tester hanno usato il servizio Chargemap. Questa azienda gestisce anche delle colonnine di ricarica proprie ma ha stretto accordi con altri fornitori. In questo caso serve una carta di ricarica che costa 20 euro (una tantum) e arriva a casa una settimana dopo l’ordine. Contrariamente al modello italiano, il pagamento avviene a posteriori attraverso fattura.

DETTAGLI IMPORTANTI

La prova del TCS conferma che la vacanza con un’auto elettrica è assolutamente possibile. Importante però pianificare il percorso prevedendo delle soste per la ricarica ogni 35/50 minuti, fermandosi per acquisti o visite. Le infrastrutture di ricarica, in Italia e in Francia, sono sempre più diffuse e, tenuto conto del numero ancora esiguo di auto elettriche, le colonnine sono quasi sempre libere. In futuro però le cose potrebbero cambiare ma si spera che cresca anche la rete di rifornimento. Secondo il TCS conviene seguire la regola del 20/80%. Ci si ferma quando l’autonomia dell’auto elettrica scende al 20%. Con questa carica si raggiunge anche la colonnina di ricarica rapida successiva nel caso in cui la prima non funzioni. Nell’auto elettrica il processo di ricarica dal 20% all’80% richiede infatti quasi lo stesso tempo che dall’80% al 100%. Ecco allora che si guadagna anche tempo ricaricando la batteria soltanto all’80%.

The post Partire con l’auto elettrica: i consigli per vacanze senza imprevisti appeared first on SicurAUTO.it.

Ieri — 19 Giugno 2019RSS feeds

Auto elettriche a rischio incendio: la Cina impone test e controlli alle Case

di Donato D'Ambrosi

La Cina punta tutto sulla crescita del parco auto circolante a zero emissioni, ma non per questo è disposta a mettere in strada auto elettriche che prendono fuoco. L’annuncio viene direttamente dal Ministero dell’Industria che ha imposto controlli ai Costruttori di auto elettriche. Dopo i casi Tesla e Nio con le auto elettriche incendiate e il pericolo di incendio sulle Audi e-tron che saranno vendute in Cina solo dal prossimo autunno la Cina corre ai ripari.

IL MINISTERO AVVIA UN’INDAGINE SULLE AUTO ELETRICHE

Troppi casi di auto elettriche andate a fuoco in poco tempo, anche se numericamente la statistica è bassa, hanno allertato le autorità cinesi che ora pretendono risposte dai Costruttori. Le aziende più direttamente interessate sono Tesla, Nio e Volkswagen, e hanno tempo fino ad ottobre per presentare un rapporto dettagliato. La richiesta del Ministero cinese riguarda rassicurazioni e evidenze sulla sicurezza delle batterie al litio, ma soprattutto dell’adeguata protezione a cablaggi HV e sistema di ricarica. Non a caso proprio i componenti interessati dagli incidenti-incendi alle auto elettriche nel mondo.

LE AUTO ELETTRICHE A FUOCO IN CINA

Nio è sicuramente l’azienda a rimetterci di più dopo gli incendi del SUV elettrico ES8. La startup cinese infatti quotata in borsa ha tutte le carte in regola per contrastare l’avanzata Tesla in Oriente. Il solo Nio ES8 avrebbe preso fuoco 3 volte in 2 mesi in episodi diversi. Ma anche Tesla non è lontana dalla luce dei riflettori: una Tesla Model S parcheggiata a Shanghai qualche mese fa è stata all’improvviso avvolta da una coltre di fumo bianco, subito l’esplosione della batteria e le fiamme che hanno avvolto l’auto. Dopo il video circolato sul web, l’episodio Tesla non è rimasto isolato con altre segnalazioni di Tesla fumanti anche ad Hong Kong.

40 INCIDENTI IN CINA CON LE AUTO ELETTRICHE INCENDIARIE

Secondo quanto riporta Autonews, nel 2018 in Cina sono avvenuti almeno 40 incidenti legati al fuoco e alle auto elettrificate. Tra queste sono inclusi quindi veicoli elettrici a batteria, plug-in hybrid e celle a combustibile (idrogeno). Le autorità cinesi hanno quindi avviato un’inchiesta della qualità sui New Energy Vehicle e hanno richiamato oltre 130.000 automobili nel 2018.

The post Auto elettriche a rischio incendio: la Cina impone test e controlli alle Case appeared first on SicurAUTO.it.

Meno recentiRSS feeds

Nuova Renault ZOE 2019: nuovi interni hi tech e autonomia a 390 km

di Antonio Elia Migliozzi

Renault rinfresca la sua compatta ZOE. La citycar 100% elettrica cambia look e si aggiorna per restare l’auto più venduta in Europa nel suo segmento. Oltre agli affinamenti estetici che includono nuovo frontale, gruppi ottici rivisti ed interni aggiornati in stile Clio, la ZOE cambia a livello tecnico. Potenziata la batteria che ora conta 52kWh e permette di coprire 390km nel ciclo di omologazione WLTP. Nuovo anche il motore che oltre nella versione da 80 kW arriva sul mercato nella variante da 100kW a vantaggio della dinamicità. Con il motore R135, infatti, la Renault ZOE scatta da 0 a 100km/h in meno di 10 secondi con una velocità massima di 140km/h. Non solo prestazioni, nuova ZOE accelera anche la ricarica. Con una colonnina da 50kW si ricaricano 150km in 30 minuti. Vediamo tutti i dettagli.

CITYCAR ELETTRICA

La nuova Renault ZOE si aggiorna e promette di essere più performante che mai. La citiycar cresce in autonomia e potenza proponendo un design più deciso e personale. Renault scommette molto sulla terza generazione dell’auto che, a sette anni dal lancio, è l’elettrica più venduta in Europa. Il potenziamento della powetrain permette alla ZOE di adattarsi a tre situazioni tipiche di utilizzo; casa, città, e autostrada. Possiamo ricaricare la ZOE a casa collegandola alla presa elettrica. In questo caso otteniamo circa 300 chilometri di autonomia in 8 ore. In città una colonnina da 11 kW, possiamo avere 125 chilometri di autonomia in 2 ore. Tempi decisamente corti se si usa una colonnina pubblica da 22 kW; in questo caso ZOE accumula fino a 125 chilometri di autonomia in un’ora. Ancora meglio con il nuovo caricatore DC, da 50kW con il quale si raggiungono i 145km di autonomia in 30 minuti.

RICETTA CHE FUNZIONA

A bordo della nuova Renault ZOE arrivano gli equipaggiamenti innovativi e servizi connessi del pacchetto Easy Connect. Dai dispositivi di assistenza alla guida al display per il conducente da 10”, passando per il sistema multimediale Easy Link. Renault propone una batteria da 52 kWh per una autonomia complessiva di 390 chilometri nel ciclo WLTP. Rispetto al vecchio modello si arriva adn un incremento del 20%. L’aumento della capacità energetica non è legato ad un cambiamento di dimensioni della batteria, per cui abitabilità e comfort restano invariati. La nuova batteria Z.E. 50 fornisce anche corrente di intensità maggiore che da corpo al nuovo motore R135. Interessante la varietà di soluzioni di ricarica che aumenta grazie all’introduzione della ricarica in corrente continua (DC). Le colonnine fino a 50 kW in corrente continua (DC) rendono la Renault ZOE adatta ai lunghi viaggi, soprattutto in autostrada.

NOVITA’ TECNICHE

Renault ZOE arriva in due livelli di motorizzazione: il motore da 80 kW (R110) lanciato appena un anno fa e quello da 100 kW (R135). Il lavoro di ingegneria lega infatti una batteria con maggiore capacità ad una powertrain prestazionale che offre più coppia in basso. Nuova ZOE può, così, contare su migliori performance che facilitano i sorpassi e la guida sulle strade a percorrenza veloce. Il nuovo motore R135 vanta una coppia di 245 Nm che le consente di passare da 80 a 120 km/h in soli 7,1 secondi. Parliamo di ben 2,2 secondi in meno rispetto al motore R110. Numeri alla mano Renault ZOE è in grado di passare da 0 a 100 km/h in meno di 10 secondi e la velocità massima sale a 140 Km/h.

The post Nuova Renault ZOE 2019: nuovi interni hi tech e autonomia a 390 km appeared first on SicurAUTO.it.

E-Gap, come funziona la ricarica mobile per auto elettriche?

di Antonio Elia Migliozzi

Parte da Roma il cammino di E-GAP. Il nuovo servizio di ricarica a domicilio per auto elettriche è pronto a rivoluzionare il settore eliminando l’ansia da batteria scarica. Una flotta di van si muove per la città e permette una ricarica rapida dei veicoli in strada. Tramite l’apposita App si potrà indicare la propria posizione e scegliere in quanto tempo si desidera ottenere una ricarica. Nel caso in cui ci sia un’emergenza improvvisa con l’auto elettrica ferma in un luogo difficile da raggiungere il driver di E-GAP può usare una specifica batteria portatile di emergenza. I prezzi variano a seconda del preavviso con cui si richiede il servizio, del tempo di ricarica e della potenza erogata. La fascia di prezzo va dai 15€ prenotando il servizio 24 ore prima, ai 30€ per una ricarica più urgente. Vediamo tutti i dettagli.

COME FUNZIONA E-GAP

Il nuovo servizio di ricarica E-GAP arriva a Roma dopo il lancio a Milano. La piattaforma si distingue dalle classiche colonnine di ricarica per essere rapido e mobile grazie all’uso di appositi van. Da oggi si può prenotare la ricarica per le auto elettriche ricevendo la visita di un tecnico “a domicilio”, ossia ovunque si trovi il veicolo. Basta scaricare l’App sul proprio smartphone prenotare la propria ricarica. La funzione di geolocalizzazione sfrutta il Gps ma si può anche indicare la posizione in cui sosterà il mezzo. Importante selezionare in quanto tempo si vuole ricevere la ricarica di cui si può anche seguire lo svolgimento da mobile. Se veicolo elettrico si trova in un punto difficile da raggiungere, il driver userà una batteria d’emergenza trasportabile a mano. In questo modo si potrà spostare il mezzo dalla zona di intralcio ad un parcheggio comodo per la ricarica completa.

INFRASTRUTTURA A DOMICILIO

Per quanto riguarda i costi E-GAP promette di essere competitivi. La ricarica a domicilio ha una fascia di prezzo che va dai 15€ ,prenotando il servizio 24 ore prima, ai 30€ per una ricarica più urgente. Esistono tariffe; small, durata massima 30 minuti a 5kWh di potenza, medium durata massima 45 minuti a 10kWh e large 60 minuti a 15kWh. Il servizio di ricarica E-GAP, 100% made in Italy, parte da Roma ma ci sarà una rapida espansione. Annunciate due collaborazioni, con Mercedes-Benz Italia per i veicoli smart e con Europ Assistance. I clienti che acquistano una smart elettrica a Roma e a Milano potranno utilizzare anche i servizi di ricarica mobile on-demand di E-GAP. La partecipazione di Europ Assistance integra il servizio di ricarica mobile di E-GAP con quelli di soccorso. Le partnerships prevedono, inoltre, lo studio di nuovi servizi da offrire insieme al mercato.

IL CONCEPT

I van di E-GAP sono stazioni di ricarica mobile e veloce, in grado di fornire energia per ricaricare veicoli elettrici. Il piano di diffusione del servizio di E-GAP prosegue dunque in Italia, e presto raggiungerà altre 8 metropoli estere: Parigi, Berlino, Londra, Stoccarda, Madrid, Amsterdam, Utrecht e Mosca. Francesco De Meo, Direttore Marketing di E-GAP: “Roma ha dimostrato di saper cogliere l’opportunità di promuovere la mobilità sostenibile attraverso veicoli elettrici”. Anche in l’Italia conferma l’interesse per i veicoli elettrici e ibridi e si prevede, entro il 2030, una crescita di circa il 50% per gli elettrici plug-in e di oltre il 35% gli elettrici. Conclude De Meo: “Per E-GAP si apre una nuova sfida, in linea con il nostro piano industriale e che nei prossimi mesi si estenderà anche oltre confine.”

The post E-Gap, come funziona la ricarica mobile per auto elettriche? appeared first on SicurAUTO.it.

FCA adegua gli stabilimenti all’arrivo delle auto elettriche e ibride

di Antonio Elia Migliozzi

FCA scommette sulla sua prossima gamma elettrificata. In attesa dei modelli ibridi ed elettrici dedicati all’Europa, il marchio annuncia nuove alleanze strategiche. Parte la sperimentazione di nuove tecnologie per tagliare il costo totale di possesso dei veicoli elettrici a vantaggio dell’uso quotidiano. Enel X collaborerà con FCA in Italia, Spagna e Portogallo, mentre ENGIE affiancherà FCA in 14 altri paesi europei. Il piano prevede l’apertura, entro 2 anni, di 700 colonnine di ricarica presso stabilimenti, centri di ricerca e parcheggi destinati ai dipendenti in Italia. Queste stazioni consentiranno la ricarica dei veicoli durante l’orario di lavoro. FCA lavorerà ai prodotti ma anche alla formazione di tutta la sua rete di concessionari e centri di assistenza in Europa. In arrivo programmi dedicati capaci di raggiungere meglio i clienti.

NOVITA’ IN ARRIVO

Fiat Chrysler ha firmato due accordi per lo sviluppo di nuove soluzioni per la mobilità elettrificata. Prosegue il lavoro per la produzione di modelli ibridi plug-in (PHEV) e a batteria (BEV). Come sappiamo il piano industriale del brand prevede il loro lancio in Europa per il 2018-2022. Le nuove alleanze permetteranno ai concessionari FCA di presentare al meglio la gamma, le soluzioni di ricarica e i servizi dedicati ai clienti privati e a quelli business. I due partner di FCA sono Enel X e ENGIE leader globali nel settore energetico. Enel X collaborerà con FCA in Italia, Spagna e Portogallo, mentre ENGIE affiancherà FCA in Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Olanda, Polonia, Slovacchia, Svezia, Svizzera e Regno Unito. La partnership con ENGIE include ENGIE Eps, società specializzata nelle soluzioni di energy storage e EVBox che si occupa delle stazioni di ricarica.

LE ALLEANZE

Mike Manley, AD di FCA ha commentato: “Queste partnership integrano la strategia di e-mobility annunciata l’anno scorso nel contesto del piano quinquennale di Gruppo. Stiamo creando un ecosistema di partner, prodotti e servizi nei diversi mercati al fine di soddisfare e superare le aspettative, in rapida evoluzione, dei nostri clienti in termini di veicoli elettrificati”. L’idea è quella di valorizzare le tecnologie disponibili e svilupparne di nuove. Si lavora a soluzioni di ricarica in ambito privato e pubblico a sostegno della vendita della futura gamma di veicoli elettrici di FCA. Molta l’attesa per la nuova Fiat 500 elettrica e per il SUV Jeep Renegade PHEV. Il costruttore permetterà ai suoi clienti di installare a casa uno specifico wallbox di ricarica. Questo permetterà l’ottimizzazione e la gestione intelligente della ricarica tagliando i tempi di rifornimento.

LA STRATEGIA

Oltre alla ricarica delle vetture elettriche in ambito privato, FCA vuole lavorare su vasta scala. Il brand collaborerà con i partner alla localizzazione strategica dei punti di ricarica sfruttando la connettività dei veicoli. FCA ha fatto sapere di lavorare alla formazione di tutta la sua rete di concessionari in Europa. In arrivo programmi dedicati. Il piano prevede anche l’installazione di colonnine di ricarica all’interno dei piazzali, dei parcheggi clienti, delle aree di test drive e delle officine. Entro i prossimi due anni, FCA installerà circa 700 punti di ricarica Enel X presso i suoi stabilimenti. Coinvolti anche centri di ricerca e parcheggi destinati ai dipendenti. FCA ed Enel X avvieranno anche un programma sperimentale per lo sviluppo di nuovi servizi e soluzioni di ricarica.

The post FCA adegua gli stabilimenti all’arrivo delle auto elettriche e ibride appeared first on SicurAUTO.it.

Toyota e Hyundai bloccano le auto a idrogeno: l’esplosione in Norvegia

di Antonio Elia Migliozzi

In Norvegia esplode un distributore di idrogeno e si riaccende lo scontro sulla sicurezza. La violenta esplosione di un’area di servizio vicino a Oslo ha attirato l’attenzione dei media internazionali. L’episodio non ha causato vittime ma ingenti danni materiali come si vede dalle immagini registrate dall’alto. Al momento sono in corso delle indagini approfondite per capire cosa abbia causato l’esplosione. Il distributore comprendeva anche un generatore di idrogeno tramite pannelli solari. La società che gestisce la catena ha comunicato che l’area di servizio era aperta dal 2016 e rispettava gli ultimi standard. Nel frattempo Toyota e Hyundai hanno sospeso le consegne delle loro auto ad idrogeno in Norvegia.

L’INCIDENTE

In Norvegia si è verificata una forte esplosione all’interno di un distributore per veicoli ad idrogeno. Per fortuna non ci sono state vittime ma solo danni materiali. Nel frattempo la compagnia che gestisce la stazione ha interrotto il servizio in altri siti di distribuzione in Norvegia e in Europa. Al momento è in corso un’indagine formale per capire le cause. Gli investigatori fanno sapere che non escludono nessuna opzione ma la verifica richiederà tempo. In campo anche un’azienda privata la Gexcon AS. Geirmund Vislie, di Gexcon ha precisato: “Possiamo concludere che né l’elettrolizzatore né il distributore utilizzato dai clienti hanno avuto nulla a che fare con questo incidente. Continueremo ad analizzare gli altri componenti del sito”. Il distributore di Kjørbo, vicino Oslo, comprendeva infatti un elettrolizzatore alcalino capace di produrre idrogeno dall’energia solare.

QUALI CONSEGUENZE

Questa vicenda di cronaca ci mette in guardia sui rischi dell’idrogeno. Come detto non ci sono stati morti o feriti presso il distributore ma i medici hanno portato due persone in ospedale. L’onda d’urto dell’esplosione ha portato all’apertura degli airbag nella loro auto in transito nelle vicinanze. Gli abitanti della zona hanno descritto lo scoppio come particolarmente forte. Dal canto suo Nel Hydrogen, l’azienda che gestisce il distributore, conferma la sua massima attenzione alla sicurezza. Il sito era aperto dal 2016 e rispettava tutti gli ultimi standard. La seconda generazione dei distributori ad idrogeno include compressori più potenti e un raffreddamento migliorato rispetto a quelli meno recenti. Come detto per fare ulteriori verifiche Nel Hydoren ha chiuso molti distributori di idrogeno in Norvegia. Si tratta di una soluzione che sta creando seri problemi ai tanti consumatori che si trovano al volante di vetture alimentate dal gas.

LA PROSPETTIVA

L’esplosione del distributore di idrogeno in Norvegia ha portato ad un vero e proprio terremoto nel settore. Negli Stati che, come la Norvegia, stanno investendo nella diffusione di questi servizi, in molti scelgono l’auto ad idrogeno. Insomma nel pieno della lotta con elettriche e ibride l’episodio rischia di rappresentare una seria battuta d’arresto per il comparto. In risposta all’incidente, sia Toyota che Hyundai hanno sospeso le consegne delle loro auto a idrogeno in Norvegia. Al momento i due marchi giapponesi sono gli unici ad avere sul mercato auto ad idrogeno. Nello specifico parliamo del SUV Hyundai Nexo della della MPV Toyota Mirai. Entrambe le azienda hanno chiarito, in due diverse note, che le vendite di questi due modelli restano aperte anche in Norvegia.

The post Toyota e Hyundai bloccano le auto a idrogeno: l’esplosione in Norvegia appeared first on SicurAUTO.it.

Volkswagen investe in Northvolt per la mega fabbrica di batterie d’Europa

di Redazione

Volkswagen ha scelto su chi puntare: investirà 900 milioni di euro in Northvolt, impresa svedese che fornisce celle batteria e sistemi sostenibili in tutt’Europa. Quest’azione si inserisce nella strategia di elettrificazione del marchio, che prevede il lancio di una gamma di 70 veicoli elettrici nei prossimi 10 anni.

STABILIMENTO PER BATTERIE DA 16 GWh

L’immenso investimento non sarà su un singolo progetto, ma avrà più obiettivi. In primis, l’acquisizione del 20% delle quote d’azione della Northvolt AB, che garantirà anche un posto nel Cda a Volkswagen. Secondo, i soldi finanzieranno una joint venture 50-50 tra VW e l’azienda svedese per la costruzione di un nuovo stabilimento in Bassa Sassonia, a Salzgitter. I lavori di costruzione inizieranno nel 2020, mentre per la fine del 2023 o l’inizio del 2024 è previsto l’inizio della produzione di celle batteria. Secondo i piani della casa tedesca la fabbrica di batterie da 16 GWh diventerà la più grande in Europa.

FABBISOGNO IN CRESCITA

Il gruppo Volkswagen stima in 150 GWh il fabbisogno annuo di energia in Europa per l’alimentazione di veicoli elettrici. Proprio per questo “Volkswagen crea le condizioni per l’implementazione della propria strategia di elettrificazione.” Ha commentato Stephan Sommer, membro del Consiglio di Amministrazione del Gruppo e responsabile degli approvvigionamenti. Sommer ha continuato dicendo che “Con Northvolt ora abbiamo anche un partner europeo che, grazie al proprio know-how e alla produzione di celle batteria sostenibile e ottimizzata in termini di CO2, permetterà di fare passi avanti in Germania. Per fare ciò il presupposto è, ovviamente, la creazione del quadro economico necessario”.

BATTERIE AGLI IONI DI LITIO PIÙ VERDI AL MONDO

Non è casuale la scelta del partner in questa sfida da parte di Volkswagen. Northvolt è uno dei leader mondiali nella produzione di celle batteria e sistemi sostenibili di alta qualità. L’azienda è infatti stata creata nel 2016 con l’obiettivo di agevolare la transizione europea verso un mondo senza carbone e combustibili fossili. Attualmente Northvolt sta avviando la produzione pilota di celle batteria e ha iniziato la costruzione di un proprio stabilimento da 16 GWh in Svezia. Il fine dell’azienda è quello di arrivare a produrre e fornire le batterie agli ioni di litio più verdi al mondo, che causino poche emissioni di CO2 nella fase di produzione e siano il più possibile riciclabili.

The post Volkswagen investe in Northvolt per la mega fabbrica di batterie d’Europa appeared first on SicurAUTO.it.

Volkswagen: 36.000 colonnine di ricarica in UE entro il 2025

di Redazione

Partendo dal proprio territorio nazionale, il Gruppo Volkswagen si pone l’obiettivo di arrivare ad installare in tutta Europa 36.000 colonnine di ricarica. Non c’è solo la Germania, quindi, nei piani della Casa tedesca, ma tutto il territorio dell’UE. L’obiettivo è quello di arrivare a raddoppiare la rete rispetto a quella attualmente esistente.

LA CRESCITA PARTE DA DENTRO

La strategia di Volkswagen in questo ambito è chiara. Se si deve promuovere la mobilità elettrica del brand, bisogna faro dall’interno. Per questo motivo delle 36.000 colonnine che fanno parte del piano, 11.000 verranno installate negli stabilimenti del marchio automobilistico. Ci saranno 4.000 colonnine ad uso dei dipendenti, ma la maggior parte di esse sarà accessibile anche da clienti esterni. Altre 3.000. invece, saranno installate presso le concessionarie delle più grandi città europee.

CON WE CHARGE CARICHI DOVE VUOI

L’azienda tedesca, mette a disposizione dei propri clienti un servizio denominato “We Charge”. Si tratta di una sorta di abbonamento che concede la possibilità di utilizzare circa 100.000 colonnine su tutto il territorio europeo. Questo numero è destinato a salire e si presume che arriverà a 150.000 entro breve tempo. Questo grazie anche alla collaborazione con catene della grande distribuzione che si attiveranno per installarle all’interno dei parcheggi. Così si potrà ricaricare durante lo shopping. La prima azienda ad aderire a questo progetto sarà Tesco, gruppo di distribuzione britannico attivo a livello internazionale.

CON IONITY IN AUTOSTRADA

Entro il 2020, in collaborazione con Ionity, Volkswagen doterà di 2.400 colonnine le principali arterie autostradali europee. Saranno dislocate su 400 stazioni sparse su tutte principali arterie di collegamento tedesche. Volkswagen, inoltre, ha deciso di fare un regalo alla città che da sempre la ospita. La Casa tedesca, infatti, installerà 28 stazioni di ricarica rapida proprio a Wolfsburg. Ma non è tutto. Il mondo della mobilità elettrica sta aprendo il mercato anche a tutta una serie di servizi accessori proprio legati alle auto a zero emissioni. Volkswagen, in questo senso, ha creato una vera e propria azienda, la Elli, che si occuperà proprio delle infrastrutture delle ricariche. Con questa società, il gruppo Volkswagen potrà analizzare le necessità di aziende, enti pubblici e anche di soggetti privati che vogliano passare ad una vettura elettrica. Potrà aiutarli a definire la soluzione migliore per ogni esigenza.

L'articolo Volkswagen: 36.000 colonnine di ricarica in UE entro il 2025 proviene da SicurAUTO.it.

Auto Uber solo elettriche: l’obbligo in India dal 2026

di Antonio Elia Migliozzi

L’India si schiera a favore delle auto elettriche. Il colosso industriale è pronto a introdurre norme severe nei confronti dei mezzi inquinanti per bloccarne l’acquisto e l’utilizzo su strada. Ecco allora che l’India si prepara nuove norme che imporranno agli operatori di ridesharing come Uber, e il locale Ola, l’uso di auto elettriche. A partire dal 2026 queste aziende dovranno convertire almeno il 40% del loro parco auto in favore dell’elettrico. In generale si tratta di uno obbligo che riguarda tutti i veicoli ad uso commerciale. Per rispettare la scadenza Uber e Ola hanno preparato una timeline che consentirà il rinnovo progressivo della flotta evitando interruzioni dei loro servizi. La svolta decisa dall’India si pone in linea con gli impegni assunti con l’Accordo sul clima di Parigi sottoscritto nel 2015.

TAXI PULITI

L’India ha in programma una svolta green. Il paese ha deciso di introdurre nuove norme a tutela dell’ambiente e ordinerà anche alle aziende di ridesharing di adeguarsi. Questo significa che Uber e la gemella indiana Ola dovranno convertire il 40% della propria flotta a favore di automobili elettriche. Il termine ultimo per completare l’operazione è l’aprile 2026. Va detto che si tratta di una indiscrezione visto che sono ancora il corso degli incontri di Governo per discutere le nuove regole per la mobilità pulita. Per arrivare pronti al blocco Uber e Ola dovrebbero iniziare a convertire la loro flotta già dal prossimo anno. In questo modo avranno il 2,5% di EV entro il 2021, il 5% entro il 2022, il 10% entro il 2023 prima di salire al 40%. Nei fatti diversi tassisti hanno già provato a utilizzare auto elettriche per le loro corse ma con scarso successo.

SVOLTA ELETTRICA

A causa di infrastrutture inadeguate e costi elevati i progetti di elettrificazione dei taxi sono finora naufragati. Tuttavia l’India vuole cambiare passo e sta cercando di attuare una nuova politica per promuovere l’adozione di veicoli elettrici. Il progetto è quello di tagliare le importazioni di greggio rispettare gli impegni del trattato di Parigi sul clima del 2015. Il think tank indiano Niti Aayog, guidato dal Premier Narendra Modi, sta lavorando con diversi ministeri alla nuova politica. Del resto la vicina Cina è sede del più importante mercato automobilistico del mondo ed è da tempo all’opera sull’elettrificazione. Il dragone ha fissato obiettivi di vendita per veicoli elettrici e offre incentivi agli operatori di taxi. Nei fatti le vendite di veicoli elettrici in India sono cresciute di tre volte nel 2018. Le elettriche sono ancora circa lo 0,1% del mercato rispetto ai 3,3 milioni di auto diesel e benzina vendute nel paese.

IL FUTURO

Il mercato delle auto elettriche in India resta lontano dai numeri della Cina dove, nel frattempo, sono aumentate del 62% nel 2018 a 1,3 milioni di veicoli. La notizia della svolta elettrica per il ridesharing arriva a pochi giorni dalle nuove norme per motociclette e scooter usate per scopi commerciali. Dall’aprile 2013 tutti i motocicli impiegati per la consegna di cibo o da aziende di e-commerce, dovranno essere anche elettrici. Nell’ultimo periodo l’India ha visto un boom di app che effettuano la consegna di cibo e i servizi di trasporto condiviso. Insomma anche l’India inizia a stabilire condizioni a difesa dell’ambiente alle quali anche i colossi come Uber devono per forza adeguarsi.

L'articolo Auto Uber solo elettriche: l’obbligo in India dal 2026 proviene da SicurAUTO.it.

Auto elettriche: sotto ai 20 km/h obbligatorio un suono di 75 dB

di Redazione

Chiunque abbia guidato un’auto elettrica in città ha ben presente quello di cui stiamo parlando. Se si viaggia a bassa velocità si è talmente silenziosi che i pedoni si lanciano ad attraversare la strada senza guardare. E il rischio di investirli è reale. Si è discusso tanto su come ovviare al problema. Sia per evitare infortuni ai pedoni. Sia per far stare più tranquilli gli automobilisti. Ma fino ad oggi non si era andati oltre la sperimentazione. Ora invece dall’UE arriva una legge che impone un suono di 75 decibel se si viaggia a velocità fino a 20 km/h.

L’EUROPA IMPONE IL BEEP

L’Unione Europea, da sempre attenta al tema della sicurezza stradale ha voluto colmare quello che, con la crescente diffusione delle auto elettriche, è diventato un vero e proprio vuoto normativo. Il testo definitivo della nuova legge non è ancora stato approvato, ma la ratio legis è stata già divulgata: le auto elettriche dovranno emettere un suono stabilito attraverso il dispositivo Avas. Jaguar è stata tra le prime a studiare una soluzione. Si tratta di un apparecchio, il cui nome è acronimo di Acoustic Vehicle Alerting System, che riproduce un suono che ricorda un po’ quello delle astronavi dei film di fantascienza.

NON SOLO PER LE ELETTRICHE

Il sound che le auto elettriche devono emettere quando viaggiano a velocità fino a 20 km/h è stato messo a punto da una serie di istituti scientifici, compresa l’Università di Monaco. Alla fine si è optato per un timbro che ricordasse da lontano il rumore dei motori termici ma che, allo stesso tempo, sottolineasse in modo inequivocabile la natura elettrica del veicolo che lo emette. Il dispositivo Avas imposto dall’Unione Europea non sarà montato soltanto sulle EV “pure”, ma anche su tutte quelle auto dotate di powertrain ibrido in grado di percorrere anche solo pochi metri in modalità esclusivamente elettrica.

NEGLI USA ENTRA IN VIGORE A SETTEMBRE

Anche negli Usa, per “combattere” la silenziosità delle auto a zero emissioni, la National Highway Trafic Safety Administration, ha adottato una misura equivalente. L’ente americano ci si occupa proprio dei temi legati alla sicurezza stradale ha deciso che, dal primo settembre del 2019, le auto elettriche dovranno emettere un suono prestabilito se viaggiano ad una velocità inferiore ai 29 km/h.

L'articolo Auto elettriche: sotto ai 20 km/h obbligatorio un suono di 75 dB proviene da SicurAUTO.it.

Le auto elettriche si possono ricaricare sotto la pioggia?

di Donato D'Ambrosi

energia-per-auto-elettrica-in-italia

Acqua ed elettricità sono gli antipodi più temuti della storia da chi non ha voglia di prendere la scossa, e con le auto elettriche la domanda “cosa succede se devo caricare quando piove?” diventa quantomai fondata. In realtà ci sono attenzioni da non sottovalutare sia quando si ricarica un’auto elettrica sotto la pioggia, sia quando per qualsiasi motivo bisogna scollegarla all’improvviso, sia quando l’auto è stata sotto la pioggia e solo dopo si collega alla presa di ricarica. Ecco cosa bisogna sapere e controllare prima di ricaricare un’auto elettrica Nissan o Volkswagen quando piove con i consigli di alcuni Costruttori.

CON LA PIOGGIA O NO, C’E’ DA FARE ATTENZIONE

Abbiamo già visto che attraversare una strada allagata con un’auto elettrica non è sempre facile e possibile come quando si guida un’auto tradizionale. Ma se non si ha a disposizione una colonnina di ricarica in garage o al coperto nelle vicinanze cosa bisogna fare? Intanto bisogna chiarire che tutti i dispositivi riportano chiare indicazioni per ridurre al minimo il rischio di riportare lesioni per un utilizzo non previsto. La pioggia ad esempio è uno dei casi in cui l’auto elettrica collegata alla colonnina non deve costituire pericolo, sempre che si osservino le indicazioni del Costruttore sul manuale.

NISSAN: NON TOCCARE L’AUTO CON I FULMINI

Nissan ad esempio rassicura i clienti col fatto che in caso di pioggia, ma anche tutte le volte che si lava l’auto, il vano della presa di ricarica della Leaf, guarda qui quanto costa la manutenzione reale, ha un foro di drenaggio che fa defluire l’acqua. Bisogna quindi verificare che non sia presente dell’acqua, magari per l’ostruzione del foro di scolo, altrimenti si potrebbe innescare un corto circuito della batteria e il rischio di incendio. Inoltre “non toccare il veicolo o l’apparecchiatura di ricarica (postazione di ricarica, cavo Modo 3, EVSE) in caso di fulmini. Ciò potrebbe causare una scossa elettrica.

PER VOLKSWAGEN MEGLIO NON SCOLLEGARE IN CARICA

Secondo Volkswagen è importante proteggere i connettori da umidità, acqua e altri liquidi, per preservarne l’efficienza quando non utilizzati. Prima di staccare il cavo poi è fortemente consigliato completare la ricarica per la possibilità di danneggiare i cavi o l’impianto elettrico dell’auto. Inoltre il cavo di ricarica – secondo Volkswagen – va collegato solo a prese opportunamente protette dall’umidità, dall’acqua e da altri liquidi, quindi stagni. Nel caso pensaste di allungare un cavo dal balcone di casa, sappiate che va contro i limiti tecnici dell’accrocchio e le norme basilari di sicurezza.

L'articolo Le auto elettriche si possono ricaricare sotto la pioggia? proviene da SicurAUTO.it.

Auto a idrogeno: i nuovi distributori affiancheranno i carburanti tradizionali

di Redazione

Anche l’Italia si prepara ad accogliere le auto a idrogeno. Toyota Motor Italia ed Eni hanno appena annunciato l’avvio di una nuova collaborazione. Il fine? Quello di permettere la diffusione dell’idrogeno come carburante anche in Italia. Si partirà con una stazione di servizio a San Donato Milanese.

LA STAZIONE DI SERVIZIO DEL FUTURO

L’accordo prevede la realizzazione di una nuova stazione di servizio presso il futuro Centro Direzionale Eni di San Donato Milanese. Il punto di rifornimento offrirà, oltre ai tradizionali combustibili, tutte le fonti di alimentazione alternative di Eni. Bio-metano, elettricità e idrogeno. Quest’ultimo sarà prodotto per elettrolisi dell’acqua usando energie rinnovabili. E costituirà quindi un’alimentazione a “emissioni zero”. L’intesa con Toyota prevede che la casa giapponese fornisca una flotta di dieci Mirai. Queste verranno rifornite nella nuova stazione. Gli utilizzatori di questi veicoli non sono ancora stati individuati, ma potrebbero essere enti o organizzazioni. Come successo per il Giro d’Italia. Per questo evento il marchio nipponico aveva fornito otto Mirai di supporto.

IDROGENO INEVITABILE PER EMISSIONI ZERO

Toyota ha fatto dei veicoli con alimentazioni alternative il suo fiore all’occhiello. Nell’elettrico il marchio è tra i leader mondiale, con oltre 13 milioni di veicoli elettrificati già venduti. L’AD di Toyota Motor Italia, Mauro Caruccio, ha dichiarato che la Mirai è il frutto proprio della ricerca della casa nel campo della tecnologia ibrida elettrica. Sempre secondo Toyota, la mobilità del futuro dovrà necessariamente passare dall’idrogeno. “A nostro avviso” ha continuato Mauro Caruccio “il percorso verso le emissioni zero passerà inevitabilmente anche attraverso una mobilità basata sull’idrogeno. Un vettore energetico fondamentale per consentire una maggior diffusione delle fonti di energia rinnovabile.” Per questo le due aziende collaboreranno per sviluppare la rete di rifornimento di idrogeno in Italia. Abbracciando l’idea di “tecnologia al servizio dell’ambiente”.

UN PASSO AVANTI VERSO LA DECARBONIZZAZIONE

Eni già da tempo offre nelle sue stazioni di servizio carburanti alternativi. Su una rete di 4.400 impianti, 3.500 offrono il Diesel+ contenente oli vegetali e di frittura esausti e grassi animali. Mentre 200 erogano metano. Secondo Giuseppe Ricci, Chief Refining & Marketing Officer di Eni, “la stazione idrogeno a San Donato Milanese costituisce un tassello importante nel percorso di de-carbonizzazione di Eni per la riduzione delle emissioni di gas climalteranti.” Attualmente i distributori di idrogeno in Italia sono cinque. Quello di Milano è riservato al trasporto pubblico. Quelli di Mantova, Greccaino (LI) e Roma non sono attualmente in funzione. L’unico attivo è quello di Bolzano.

L'articolo Auto a idrogeno: i nuovi distributori affiancheranno i carburanti tradizionali proviene da SicurAUTO.it.

Seat Mii Electric 2019: un teaser svela l’elettrica da 260 km di autonomia

di Redazione

Spetterà alla Norvegia tenere a battesimo la prima auto elettrica made in Seat. Il marchio spagnolo ha scelto Oslo per la prima mondiale della Mii electric. Il primo modello 100% elettrico di Seat prenderà parte al “Seat on Tour”. Si tratta di roadshow che attraverserà parte del Vecchio Continente. Partendo proprio dalla capitale norvegese. La Mii electric attraverserà Liverpool, Parigi e Milano.

UN’OCCASIONE PER PRESENTARE LE NOVITA’

Con il suo primo roadshow “Seat on Tour” la Casa spagnola, oltre alla Mii electric, porterà in giro tante altre novità. Tutti ovviamente elettrificati. Dalla Seat Minimò alla Cupra Formentor. Al fine di rafforzare la strategia di micromobilità, il marchio affiancherà alla Mii in giro per l’Europa anche la concept car Seat Minimó, un modello che combina il comfort e la sicurezza di un’auto con l’agilità di una moto. A completare la gamma di novità, ci sarà anche la el-Born, basato sulla piattaforma MEB del Gruppo Volkswagen.

CUPRA GUIDA IL PERCORSO

Un anno dopo la sua nascita come marchio indipendente, Cupra si unirà al tour con l’ibrido plug-in Formentor. L’interpretazione più sportiva del concetto di elettrificazione secondo il produttore spagnolo. “Stiamo espandendo la nostra impronta, rafforzando la gamma di prodotti e completando la nostra rete di distribuzione – ha affermato Wayne Griffiths, Ceo di Cupra – inoltre, con Formentor e il suo motore ibrido plug-in ad alte prestazioni rivoluzioniamo il nostro percorso di crescita verso l’elettrificazione. Vogliamo dimostrare che le prestazioni possono essere anche elettrificate”.

IN ARRIVO A FINE ANNO

Dopo aver visitato la capitale norvegese, Seat e Cupra faranno capolino a Liverpool, nel Regno Unito il 18 giugno. Qui verranno messe in mostra anche alcune auto d’epoca del marchio. Dopo il Motorshow di Francoforte, alla fine di settembre il tour punterà su Parigi. Il viaggio si concluderà a novembre a Milano. La prevendita della Seat Mii elettrica per i clienti è prevista già a partire da inizio settembre, prima della conclusione del roadshow.  E farà il suo debutto commerciale entro la fine dell’anno. Sarà alimentata da un pacco batterie da circa 36 kWh. E garantirà un’autonomia di circa 260 km.

L'articolo Seat Mii Electric 2019: un teaser svela l’elettrica da 260 km di autonomia proviene da SicurAUTO.it.

Ferrari SF90: come funziona il sistema ibrido del Cavallino

di Redazione

Che la rivoluzione elettrica sarebbe arrivata anche in Casa Ferrari era già noto. Restava da stabilire quando e, soprattutto, come. Perché dopo l’approccio soft (si fa per dire) della esclusiva LaFerrari. Con il sistema Hi-Kers che di fatto si può paragonare ad un “mild-hybrid”, ora con la SF90 Stradale il Cavallino introduce un’ibrida vera. Con tecnologia plug-in e prestazioni, ovviamente, di riferimento.

DOWNSIZING DA URLO

Pur essendo erede delle hypercar di Maranello come appunto Enzo e LaFerrari, la SF90 Stradale ha caratteristiche inedite. Iniziando dalla produzione che non sarà in tiratura limitata. Il motore non è più un V12 aspirato ma il compatto V8 sovralimentato. Lo stesso che equipaggia vari modelli a motore anteriore o posteriore. Dalla Portofino Alla GTC4Lusso T. Ma con un piccolo incremento di cilindrata che la porta da 3,9 a 4 litri. Questa unità con la potenza-record di 780 CV è abbinata ad un motore elettrico posto tra motore e cambio derivato dal MGUK della F1, che può fornire 160 CV. In aggiunta, ci sono una ulteriore coppia di motori elettrici anteriori dalla potenza complessiva di 60 CV. La SF90 Stradale dispone dunque di un powertrain ibrido da 1.000 CV. Con un peso totale di circa 270 kg. Mentre l’intera vettura ferma la bilancia a 1.570 kg.

FINO A 25 KM A ZERO EMISSIONI E NIENTE RETROMARCIA

Il sistema ibrido plug-in utilizza una batteria agli ioni di litio ricaricabile tramite una presa di corrente in 3 ore. Con la massima carica può spingere la vettura per 25 km a emissioni zero. Questo fino a 135 km/h di velocità massima utilizzando esclusivamente i motori elettrici. Per contenere il peso, il cambio a otto rapporti, capace di effettuare i passaggi di marcia in 2 decimi di secondo, è privo di retromarcia. Questa funzione è realizzata anch’essa sfruttando i motori elettrici. Con risparmio di peso e ingombri. Le due unità anteriori, oltre a rendere la vettura integrale quando lavorano insieme ai propulsori posteriori, offrono anche un maggior controllo dinamico. Questo potendo gestire la coppia erogata alle ruote con un efficiente effetto “Torque Vectoring”. La loro azione rientra in un complesso di elettronica evoluta chiamato eSSC. Comprende la gestione intelligente della trazione e della frenata che tiene conto anche delle esigenze del recupero energetico.

IL MANETTINO EVOLVE E RADDOPPIA

Ovviamente anche la gestione dinamica è raffinata e sofisticata. Il “manettino” sul volante è affiancato da un secondo comando analogo chiamato eManettino per la gestione del powertrain elettrico. Questo prevede quattro programmi di funzionamento. In eDrive il V8 resta spento e la trazione è affidata al solo assale anteriore elettrico. Hybrid è la modalità che potremmo definire “normale”. Con i flussi di potenza gestiti per ottimizzare l’efficienza complessiva. Accendendo o spegnendo il V8 e facendo interagire i tre motori elettrici. Performance mantiene invece sempre acceso il motore principale e la batteria sempre carica. In modo da porte attingere alla massima potenza di sistema quando necessario. Infine Qualify è la modalità che da fondo a tutto il potenziale della SF90 Stradale, spremendo al massimo anche i motori elettrici. La hypercar di Maranello è in grado di raggiungere i 340 km/h e di accelerare da 0 a 100 km/h in 2”5 e da 0-200 in 6”7.

L'articolo Ferrari SF90: come funziona il sistema ibrido del Cavallino proviene da SicurAUTO.it.

Quanto costa la manutenzione di un’auto Elettrica o Ibrida? I risultati

di Donato D'Ambrosi

L’analisi dei costi di manutenzione ordinaria e delle ore di manodopera (MDP) per le 10 auto elettriche e le 10 auto ibride tra le più vendute in Europa nel 2018, sfata alcuni miti già radicati sulla frequenza dei tagliandi delle auto elettriche EV e ibride HEV. Ad esempio “le auto elettriche avranno zero manutenzione” Sbagliato! Una previsione totalmente infondata guardando i piani di manutenzione dei Costruttori con tagliandi annuali. D’altra parte, se è vero che non ci sono né motore a scoppio né trasmissione idraulica, tutte le auto elettriche condividono gran parte delle parti in movimento sottoposte a controlli delle auto tradizionali ICE (ammortizzatori, bracci oscillanti, giunti, cuscinetti, freni, pneumatici, etc.). Al di là dei tanti controlli, sempre necessari, il risultato più eclatante è che nel confronto tra auto elettrica e a benzina si arriva anche ad un risparmio del 75% per la manutenzione ordinaria nei primi 6 anni di qualche modello, mentre la media sul risparmio è del 42% (182 euro/anno delle auto elettriche, contro i 314 euro delle auto tradizionali). Si può credere invece al fatto che le auto ibride richiedano una maggiore manutenzione rispetto alle versioni tradizionali a benzina? Anche in questo caso i numeri smentiscono questa credenza, la media di costo annuale è quasi identica. Ecco i casi più eclatanti e rappresentativi, suddivisi tra EV e HEV, dell’indagine Manutenzione auto elettrica e ibrida. Qui invece puoi vedere quali Case auto obbligano a fare i tagliandi per tutta la durata della garanzia sulla batteria al litio.

Sfoglia lo Speciale e leggi gli approfondimenti e le interviste qui.

Auto elettriche senza manutenzione: una bufala!

La manutenzione di tutte le auto elettriche dell’indagine costa in media il 42% in meno rispetto ai corrispettivi modelli tradizionali con motore a combustione interna. Ma non abbastanza da dimenticarsi l’officina: per 9 auto elettriche su 10 è previsto, infatti, un tagliando ogni anno a intervalli variabili da 15/20/30 mila km a seconda del Costruttore. Fa eccezione solo la Jaguar I-Pace, (3 tagliandi in 6 anni, la metà rispetto alla F-Pace che invece ne fa 6, uno l’anno). La Jaguar I-Pace è anche l’auto che richiede meno della metà di ore di MDP totali (4 h) rispetto alla F-Pace 2.0 i4 (9,9 h) con un costo complessivo per i tagliandi del 75% più basso rispetto alla F-Pace a benzina. Ci sono però anche delle eccezioni. È il caso della Citroen C-ZERO che richiede esattamente le stesse ore di MDP (10,6 h) di una Citroen C1 1.0 VTi 72cv e infatti anche il costo medio annuale dei tagliandi è quasi identico.

Tesla: pochi ricambi ma differenze di costo e manodopera abissali

Alla Tesla Model S75D va il primato di essere l’auto elettrica dell’indagine più costosa da manutenere, con un costo medio annuale di 625 euro e il più alto numero di ore di MDP (15 h in totale). Sicuramente non giustificabili dai ricambi che si sostituiscono ai tagliandi annuali (batterie telecomandi e tergicristalli a 1/3/5 anni – in aggiunta filtro disidratatore, filtro A/C e liquido freni a 2/4/6 anni, con l’ulteriore sostituzione liquido raffreddamento batteria a 4 anni). Bisogna però dire che da qualche mese la politica di Tesla sui tagliandi di manutenzione obbligatori è radicalmente cambiata: i clienti non sono più obbligati a farli, ma restano validi i costi che analizziamo nella nostra indagine. Mentre il confronto Volkswagen eGolf vs. Golf 1.5 TSI 130 cv rivela che le due auto richiedono quasi le stesse ore di MDP (in totale 12 h l’elettrica vs 13h tradizionale) ma la eGolf vanta anche il costo medio annuale di circa 1/3 (74 euro) rispetto alla gemella a benzina (197 euro). Tra i Costruttori che hanno fornito anche il costo di sostituzione della batteria (IVA e manodopera inclusa), da notare che la Nissan Leaf ha un costo medio per kWh più basso rispetto alle altre auto (qui sotto i dati).

Costi di manutenzione tra auto elettriche e tradizionali

Il confronto dei costi medi di manutenzione tra tutte le auto elettriche e quelle a combustione interna conferma che in 6 anni per le auto a batteria si spende mediamente meno: circa 1095 euro per un’auto elettriche contro 1885 euro per un’auto tradizionale equivalente. La media di ore di manodopera necessarie conferma anche che le auto elettriche in officina ci andranno, con la stessa frequenza o quasi di quelle tradizionali ma per meno tempo: circa il 13% in meno di manodopera in 6 anni (8,8 ore la media EV contro le 10,1 ore della media ICE). Le differenze sostanziali di costi e manodopera tra auto elettriche e tradizionali sono chiaramente influenzate anche dai ricambi in più che bisogna sostituire. Se nei tagliandi delle auto elettriche è ricorrente la sostituzione del filtro A/C e del liquido freni (e più di rado del liquido raffreddamento batteria), i costi di manutenzione delle auto tradizionali lievitano quasi sempre per le cinghie di distribuzione e rulli, candele, olio e filtri.

Dettaglio costi di manutenzione delle 10 auto elettriche

Nissan Leaf – Nissan Pulsar 1.5 dCi

Renault ZOE R90 – Renault Clio 0.9 Tce

Volkswagen eGolf – Volkswagen Golf 1.5 TSI

Hyundai Kona Electric – Hyundai Kona 1.0 T-GDI

Tesla Model S 75D – Porsche Panamera 3.0V6

Smart fortwo EQ – Smart fortwo 1.0

Hyundai Ioniq Electric – Hyundai i30 1.4 T-Gdi

Citroën C-Zero – Citroen C1 1.0 Vti

Smart forfour EQ – Smart forfour 1.0

Jaguar I-PACE – Jaguar F-PACE 2.0 i4

Costo Medio per Kwh quando si cambia la batteria 

Nissan Leaf: 213 euro/kWh (costo sostituzione batteria 40 kWh – 8.540 euro IVA e MDP incl.)

Volkswagen eGolf: 649 euro/kWh (costo sostituzione batteria 35,8 kWh – 23.248 euro IVA e MDP incl.)

Smart fortwoEQ: 646 euro/kWh (costo sostituzione batteria 17,6 kWh – 11.385 euro IVA e MDP incl.)

Smart forfourEQ: 646 euro/kWh (costo sostituzione batteria 17,6 kWh – 11.385 euro IVA e MDP incl.)

Citroen C-ZERO: 1.448 euro/kWh (costo sostituzione batteria 14,5 kWh – 21.006 euro IVA e MDP incl.)

Le auto ibride non sono tanto più impegnative

Le auto ibride (HEV) al contrario di quanto si è sempre detto fino ad oggi, non è affatto vero che richiedono più manutenzione della stessa auto con solo motore termico. Lo si capisce analizzando i costi e i tempi di MDP per i tagliandi di alcuni tra i modelli ibridi e tradizionali (ICE), sia restando nel listino dello stesso brand, sia mettendo a confronto auto di brand diversi ma dello stesso Paese. In media un’auto ibrida costa tanto quanto un’auto equivalente a combustione interna, cioè circa 1490 euro in 6 anni. Così come le ore di manodopera sono mediamente sovrapponibili: 9,7 ore la media ibrida contro 9,6 ore la media ICE.

Le ibride più semplici con più ore di manodopera

A sfatare il mito delle auto ibride più care sono i dati estrapolati dai piani di manutenzione della Yaris Hybrid, C-HR Hybrid, Swift 1.2 Hybrid e Ioniq Hybrid per le quali la differenza di costo rispetto alle benchmark tradizionali è molto limitato. Nel caso della C-HR Hybrid il tempo di MDP dopo 6 anni è addirittura identico alla C-HR 1.2 Turbo. Solo in un caso – la Kia Niro HEV richiede 2,8 ore di MDP più dell’auto a benzinadi riferimento, ma con un numero di tagliandi doppio (6 anziché 3 della Kia Sportage 1.6 GDi). Le evidenze emerse dall’indagine quindi smentiscono il mito dei costi più cari di manutenzione delle auto ibride rispetto alle auto tradizionali, anzi è il contrario in alcuni casi. Lo dimostra il confronto di costi di manutenzione delle ibride Toyota RAV4 Hybrid, Toyota Auris Hybrid e Toyota Prius Hybrid che costano anche meno rispetto alle Honda Civic 1.5 Turbo e CR-V 1.5 Turbo, su cui invece bisogna sostituire anche candele e filtro carburante a 6 anniLeggi qui il commento del direttore di SicurAUTO.it sull’indagine.

Dettaglio costi di manutenzione delle 10 auto ibride

Toyota Yaris 1.5 Hybrid – Toyota Yaris 1.5 VVT-i

Toyota C-HR 1.8 Hybrid – Toyota C-HR 1.2 Turbo

Toyota Auris 1.8 Hybrid – Honda Civic 5p 1.5 Turbo

Toyota RAV4 2.5 Hybrid – Honda CR-V 1.5 Turbo

Kia Niro 1.6 HEV – KIA Sportage 1.6 GDI

Lexus NX 300h – Mercedes GLC 250 4MATIC 2.0

Suzuki Swift 1.2 Hybrid 2WD –  Suzuki Swift 1.0

Hyundai Ioniq Hybrid – Hyundai i30 1.4 T-GDI

Toyota Prius 1.8 Hybrid –  Honda Civic 4p 1.5 Turbo

Lexus CT 200h – Mercedes Classe A180 1.3

L'articolo Quanto costa la manutenzione di un’auto Elettrica o Ibrida? I risultati proviene da SicurAUTO.it.

Manutenzione auto elettrica e ibrida: l’editoriale

di Claudio Cangialosi

Lo scandalo Dieselgate e l’ulteriore lotta alle emissioni di CO₂ imposta lo scorso 27 marzo dal Parlamento europeo – che ha portato il target di gr/km di CO₂ dai 95 (del 2021) ai 56 gr/km del 2030 – hanno tracciato in modo inequivocabile la strada del futuro mercato automotive. Entro il 2030, secondo GiPA, le auto con motore a combustione interna (ICE) saranno probabilmente ancora la parte predominante delle immatricolazioni e ancor di più del circolante: 4,6% di elettriche pure (EV); 11,4% di ibride (HEV); 84% di auto tradizionali (ICE). Ma questo è solo uno dei tanti outlook che permettono di avere delle previsioni sulle vendite delle auto elettriche ed ibride, ne diamo una completa panoramica qui. Se è vero che le auto elettrificate rappresentano ancora una percentuale bassissima del parco circolante (almeno in Italia, in altri Paesi va diversamente) grazie agli incentivi c’è stato un recente boom di vendite di auto elettriche e plug-in ad Aprile 2019. Sempre “bruscolini” qualcuno potrà dire, verissimo.

Un cambiamento inesorabile con alcuni miti da sfatare

Tuttavia i vari blocchi della circolazione (in Italia ed in Europa) e le drastiche riduzioni della CO₂ hanno ormai tracciato un percorso chiaro: la mobilità del futuro sarà sempre più elettrica (e connessa). Questo non significa che noi di SicurAUTO.it siamo a favore della morte del Diesel o dell’auto elettrica, abbiamo semplicemente registrato un trend (anche di marketing) e abbiamo notato come attorno alle auto elettriche ed ibride iniziassero a girare già tanti miti e domande. Per questo ci è sembrato giusto indagare e chiarire, focalizzandoci innanzitutto sui costi di manutenzione ordinaria delle auto elettriche ed ibride. Non solo per informare gli automobilisti, ma per aiutare anche gli addetti ai lavori dell’aftermarket (meccatronici, ricambisti, officine, distributori, etc.) a capire come cambierà il mondo automotive nel momento in cui l’elettrificazione di massa diventerà realtà.

Tanta confusione in giro, anche tra gli esperti

Leggendo alcune dichiarazioni di importanti Associazioni di categoria, secondo le quali le auto elettriche sarebbero praticamente esenti da manutenzione (“primo tagliando dopo 240.000 km”, si legge in una presentazione di ANFIA sull’elettrificazione), ci siamo accorti di quanto poco si conosca ancora sulla manutenzione ordinaria delle auto elettriche. Persino importanti società di noleggio a lungo termine, interpellate durante la nostra indagine, ignorano i futuri costi di manutenzione ordinaria delle auto elettriche già presenti nella loro offerta, un paradosso considerato che dovrebbero conoscere perfettamente il reale TCO delle auto in portfolio. Nemmeno le Associazioni automotive europee, da noi contattate all’inizio della nostra indagine, sono state in grado di chiarirci le idee sul tema costi di manutenzione.

Claudio Cangialosi durante la presentazione dell’indagine in anteprima ad Autopromotec 2019.

Intuizione giusta: nasce il metodo di lavoro

Tutto questo ci ha fatto capire che avevamo avuto l’intuizione giusta e, grazie al suggerimento di Rhiag Group (main sponsor dell’inchiesta) abbiamo deciso di realizzare questa indagine allargandola anche alle auto ibride, poiché anche sulla manutenzione di queste vetture c’è ancora confusione. Da qui il titolo dell’indagine: “Manutenzione auto elettrica e ibrida”. È vero che se acquisto un’auto elettrica potrò dimenticarmi del “tagliando”? Si risparmia davvero tanto nella manutenzione ordinaria di un’auto elettrica e ogni quanti anni dovrò incontrare il mio meccanico? Quali ricambi si dovranno sostituire e che ripercussioni avranno le auto elettriche su tutta la filiera aftermarket (OE e IAM)? Partendo da queste e altre domande, ci siamo inventati un metodo di lavoro e abbiamo realizzato la prima indagine sul tema manutenzione auto elettrica ed ibrida. Potrete leggere tutti i risultati nelle infografiche e negli approfondimenti presenti in questa home page.

Lavoro lungo, complesso e pieno di ostacoli

Non è stato facile realizzare questa indagine, lo confessiamo. Non tutti i Costruttori sono stati aperti e veloci nel fornirci tutti i dati richiesti (BMW si è rifiutata di collaborare, forse per timore di svelare costi molto alti?…). Sono state infatti necessarie, in alcuni casi, decine e decine di chiamate ai vari (sfuggenti) PR, quasi a dover desegretare costi e piani di manutenzione che di diritto dovrebbero essere messi a disposizione dei consumatori e degli addetti ai lavori. La disomogeneità dei dati (per formato e completezza) ha poi creato ulteriori problemi che, ci auguriamo, di aver tradotto nella più completa e trasparente indagine sui costi di manutenzione delle auto elettriche ed ibride sino adesso mai realizzata in Italia, e probabilmente in Europa.

Alcuni miti che abbiamo sfatato

Una cosa che salta subito all’occhio, scorrendo le varie infografiche emerse dall’inchiesta, è che la manutenzione delle auto elettriche sarà praticamente sempre annuale (fa eccezione solo la Jaguar I-Pace) e che quindi automobilisti ed officine si incontreranno spesso, avendo una doppia ripercussione positiva sulla sicurezza stradale e la filiera aftermarket. I costi di manutenzione di queste auto sono di norma minori, ma le differenze non sono così eclatanti come si poteva immaginare ascoltando le classiche “chiacchiere da bar” già circolanti. Anche sulle auto ibride emerge un dato importante: l’equazione “doppio motore = doppi costi” è quasi sempre falsa. I costi sono spesso molto simili e solo in un caso (restando nello stesso marchio) i costi si differenziano di molto. Per tutti i risultati nel dettaglio vi rimando alla lettura di questo articolo.

Claudio Cangialosi durante la presentazione dell’indagine in anteprima ad Autopromotec 2019.

Le elettriche sono sicuramente diverse, ma non così tanto

Ma perché i tagliandi sono frequenti anche nelle auto elettriche? Spulciando i piani di manutenzione ordinaria ufficiali “ci si ricorda” che anche queste auto hanno tante parti in comune con le auto tradizionali (sospensioni, braccetti, freni, pneumatici, filtri aria, cuscinetti, etc) le quali richiedono un controllo costante per essere certi che tutto funzioni in sicurezza. Per esempio: il liquido freni diventa ancora più importante nella manutenzione delle auto elettriche, poiché potenzialmente soggetto ad accumuli di umidità considerato queste vetture, per via del recupero di energia, sollecitano poco l’impianto frenante.

La Garanzia sulla batteria legata ai tagliandi, uno degli scoop emersi

Un aspetto importante, che in alcuni casi forzerà i clienti a fare manutenzione regolare, è la Garanzia sulla batteria. Ricordiamoci, infatti, che le auto elettriche sono coperte da una Garanzia fino a 8 anni sulla batteria (con km variabili a seconda del marchio). Una condizione che richiederà una maggiore attenzione alla regolarità dei tagliandi come abbiamo scoperto nella nostra inchiesta (ben oltre la durata della classica garanzia legale). In questo contesto, si prevede, che le auto connesse potranno aiutare con la manutenzione predittiva: sarà il veicolo, in futuro, a consigliare al conducente quando e dove fare il tagliando. Un boom atteso entro il 2030, quando il 70% dei veicoli circolanti in Europa sarà in grado di inviare dati telematici (fonte CARUSO). Una prospettiva tutta nuova per autoriparatori e consumatori che richiede chiarimenti su proprietà dei dati, privacy e libertà di scegliere liberamente a chi rivolgersi per riparare la propria auto connessa (ne abbiamo parlato con il neutral server CARUSO e con l’avvocato Beccari di ADIRA).

Tanti approfondimenti utili per automobilisti e operatori dell’aftermarket

Per completare l’indagine sulla Manutenzione auto elettrica e ibrida anche con i cambiamenti già in atto o in discussione presso la Commissione EU, abbiamo contattato diverse Associazioni di categoria ed Enti internazionali che ci hanno dato interessanti spunti di riflessione. Sono tanti, infatti, gli approfondimenti che abbiamo aggiunto attorno all’inchiesta. Ad esempio: costi di smaltimento batterie, abilitazione PES/PAV/PEI, mito del deficit energetico nazionale, interviste esclusive, etc. Letture interessanti, mi auguro, sia per gli automobilisti più informati che gli operatori del settore della riparazione auto e dell’aftermarket. Potete leggere tutto nel nostro speciale presente qui: lo speciale verrà arricchito nel tempo di nuovi contributi su cui stiamo già lavorando. Vorrei chiudere questo editoriale con un ringraziamento speciale al mio caporedattore Donato D’Ambrosi fulcro centrale di tutta l’indagine e a Rhiag Group per aver creduto nel valore della nostra inchiesta.

L'articolo Manutenzione auto elettrica e ibrida: l’editoriale proviene da SicurAUTO.it.

Manutenzione auto elettrica e ibrida: il metodo dell’indagine

di Donato D'Ambrosi

L’indagine Manutenzione auto elettrica e ibrida di SicurAUTO.it mette in luce i costi reali di manutenzione ordinaria delle auto elettriche e ibride svelando la spesa che un’automobilista, o azienda, dovrà sostenere durante i primi 6 anni dall’acquisto. Sono state messe a confronto le 10 auto elettriche e le 10 auto ibride tra le più vendute in Europa (e a listino in Italia) con altrettanti modelli con motore a combustione interna.

Sfoglia lo Speciale e leggi gli approfondimenti e le interviste qui.

Auto simili ma diverse sotto al cofano

Nell’indagine abbiamo messo a paragone lo stesso modello – ove possibile – nella variante elettrica o ibrida con quella con motore termico. Quando non è stato possibile confrontare le vetture elettriche/ibride con le rispettive varianti a combustione interna (perché non a listino), la scelta del modello di riferimento si è basata su un’auto di equivalente segmento, dimensioni e potenza, cercando di privilegiare i modelli dello stesso Gruppo o dello stesso Paese.

Il costo dei tagliandi presso le officine delle Case

I prezzi delle vetture si basano sui quelli a listino in vigore al 31 dicembre 2018, i modelli sono stati scelti in base alle vendite in Europa durante il primo semestre 2018 (dati Jato Dynamics) ed i costi sono basati sui piani di manutenzione ordinaria ufficiali, relativi ai tagliandi dei primi 6 anni. I costi sono stati ottenuti direttamente dalle Case o dai loro siti ufficiali (quando disponibili), elaborati da SicurAUTO.it e basati sui prezzi consigliati al pubblico, IVA inclusa. Ogni officina autorizzata o concessionario ha, ovviamente, un proprio margine commerciale entro il quale agire per attivare una sana concorrenza.

Cosa abbiamo tirato fuori dall’indagine

Nel confronto dei costi di manutenzione tra le circa 40 auto elettriche (EV – Electric Vehicle), ibride (HEV – Hybrid Electric Vehicle) e a combustione interna (ICE – Internal Combustion Engine) oggetto dell’indagine, è stata posta particolare attenzione anche alle ore di manodopera necessarie e ai ricambi che ad ogni tagliando vengono sostituiti.

Per ogni coppia di auto vengono evidenziate attraverso delle semplici infografiche;

– la spesa di manutenzione ordinaria complessiva nei primi 6 anni
– la differenza di costo tra le auto elettriche/ibride e quelle con motore termico
– la reale frequenza con cui bisogna andare in officina per ogni tagliando

Quando la differenza di costo del singolo tagliando, tra le auto elettriche/ibride e quelle “tradizionali”, è molto alta, viene evidenziata la voce di costo più influente nel tagliando più costoso.

Le auto scelte e le eccezioni di alcuni modelli

Per maggior chiarezza e comprensione dello studio specifichiamo alcune eccezioni presenti tra le auto scelte nell’indagine.

– per quanto fossero presenti due modelli Tesla tra le prime 10 auto elettriche vendute in Europa è stata considerata la sola Tesla Model S (+9% a maggio 2018 secondo Jato) alla Model X (-7% a maggio 2018 secondo Jato);
– le due smart EQ sono rimaste perché con numeri più consistenti e per capire se si vi era reale differenza sui costi di manutenzione tra modelli di dimensioni e target differenti;
– la Jaguar I-Pace, per quanto ancora molto giovane come modello, è stata inserita nell’indagine essendo una delle più recenti ed innovative;
– la BMW i3, 4^ nella classifica Jato, è stata sostituita dalla Hyundai Kona EV, per indisponibilità di BMW a contribuire all’indagine;
– tutti i modelli di auto a combustione interna sono stati scelti con motore a benzina (di norma più economico rispetto al Diesel), fa eccezione la Pulsar, unica diesel dell’indagine, poiché non disponibile con motore benzina quando la scelta delle auto era già stata chiusa.

Leggi qui il commento del direttore di SicurAUTO.it sull’indagine.

L'articolo Manutenzione auto elettrica e ibrida: il metodo dell’indagine proviene da SicurAUTO.it.

Previsioni vendite auto elettriche e ibride sino al 2030

di Donato D'Ambrosi

Il 2020 avrebbe dovuto segnare il passaggio di massa dalle auto a motore endotermico (ICE) alle più pulite auto ibride (HEV) ed auto elettriche (EV), secondo quanto annunciavano gli analisti anni fa. Siamo quasi nell’anno in cui avremmo detto addio al petrolio ma, in barba alle più stravolgenti previsioni sulle vendite di auto elettriche e ibride, le auto a zero emissioni vendute sono ancora troppo poche (5 mila elettriche e 87 mila tra ibride e ibride Plug-in in Italia su un totale di 1,9 milioni, dati ANFIA).

Sfoglia lo Speciale e leggi gli approfondimenti e le interviste qui.

Sulla rotta di un cambiamento inevitabile

Rispetto a qualche anno fa però la crescita del mercato di auto ibride ed elettriche è letteralmente esplosa, vedi anche il recente boom di vendite di auto elettriche e plug-in ad Aprile 2019. I Costruttori hanno ormai cambiato opinioni sulle auto a zero emissioni e i limiti sulla CO2 sempre più stringenti non lasciano molta scelta a chi voglia continuare a presidiare il mercato (leggi tutti i piani sull’elettrico delle Case sino al 2025). Ma quando e con quale portata le auto elettriche e ibride inizieranno ad essere una realtà tangibile sulle strade e nelle officine? Una domanda che gli attori dell’aftermarket dovrebbero porsi e che proviamo a rispondere analizzando le più recenti previsioni di BloombergNEF, British Petroleum, GiPA, IEA e PoliMI.

Con l’EV30@30 molti Paesi hanno già fatto la loro scelta

Parlare oggi di previsioni sulle auto elettriche e ibride è quantomai più credibile, mettendo in conto che i numeri possono cambiare di anno in anno soprattutto in base alle politiche dei Governi, come gli eco incentivi fino al 2021 in Italia per le auto con meno di 70 g/km di CO2 e l’accordo EV30@30 nel resto del mondo. La Cina, ad esempio, è da sempre tra i maggiori Paesi che hanno puntato alla crescita delle auto elettriche. Mentre l’Olanda ha per diversi anni detenuto il primato per l’attuazione di politiche incentivanti l’acquisto delle auto ibride. Senza dimenticare la Norvegia, mercato numero 1 in Europa, dove a marzo 2019 ben il 58,4% delle auto immatricolate era elettrica (con un totale di 233.300 auto elettriche registrate al 14 maggio 2019). Uno scenario, come si vede, tutt’altro che omogeneo.

Per non fare confusione è importante distinguere le previsioni sulle vendite di auto elettriche e ibride dalle previsioni su come cambierà il parco auto circolante nei prossimi anni. Numeri a parte, più fonti confermano che le auto con motore a combustione interna saranno ancora presenti nei listini dei Costruttori, più pulite ovviamente, ma in rapporto minoritario rispetto a elettriche, ibride e ibride Plug-in. Procediamo quindi con le varie analisi.

Le previsioni sulle vendite globali, Bloomberg Finance

BloombergNEF prevede che nel 2040 il totale delle auto elettriche e ibride vendute coprirà il 55% del mercato mondiale. Come si vede dal grafico qui sotto, secondo la società americana, le ibride non avranno una diffusione così ampia come si pensa, saranno infatti le elettriche a dominare la scena del mercato, già a partire dal 2020. Gli analisti sostengono che “il costo iniziale dei veicoli elettrici diventerà competitivo su base non sovvenzionata a partire dal 2024. Entro il 2029, quasi tutti i segmenti raggiungono la parità poiché i prezzi delle batterie continueranno a scendere”.

 Le previsioni sul parco circolante globale, British Petroleum e IEA

La necessità di raggiungere standard di emissioni molto bassi porterà l’efficienza delle auto con motore endotermico sempre più in alto: secondo British Petroleum, nel 2040 le auto a benzina saranno capaci di una percorrenza media di 100 km con 2 litri di carburante, come mostra il grafico in basso. La maggiore efficienza, unita alla diffusione del car sharing, sempre secondo BP, farà aumentare anche l’uso di veicoli che si muovono a batteria o carburante gassoso.

In questo lasso di tempo cambierà la consistenza del parco auto circolante, in modo più evidente nei Paesi che hanno aderito all’accordo EV30@30. Canada, Cile, Cina, Finlandia, Francia, Germania, India, Giappone, Messico, Olanda, Norvegia, Nuova Zelanda, Portogallo, Svezia, UK e USA hanno stabilito l’obiettivo comune entro il 2030 di raggiungere il 30% di auto elettriche sul totale di veicoli venduti. L’Italia, come si può notare, non c’è.

Le previsioni di IEA (l’Agenzia Internazionale dell’Energia) basate sugli accordi EV30@30 dicono che, se ci saranno nuove politiche che incentiveranno le auto elettrificate, nel 2030 il parco auto circolante nel mondo sarà composto da 230 milioni di veicoli elettrificati così composto: circa 120 mln di auto elettriche per trasporto passeggeri, 80 milioni di auto ibride Plug-in per trasporto passeggeri e la restante quota divisa tra elettriche e ibride Plug-in per trasporto commerciale leggero e truck ibridi Plug-in.

Queste previsioni collimano con quanto anticipa British Petroleum: nel 2030 secondo BP ci saranno circa 100 milioni di auto elettriche circolanti (elettriche + ibride Plug-in). La crescita sarà esponenziale nel decennio successivo fino a circa 320 milioni di auto elettrificate nel 2040, come mostra il grafico qui sotto.

Le previsioni su immatricolazioni e parco circolante in Italia di GiPA

L’Italia in questo processo di trasformazione della mobilità ha la sua latenza, ma anche le sue previsioni. Secondo GiPA nel 2028 il numero di auto tradizionali (benzina e gasolio) immatricolate in Italia sarà di poco superiore al 30% (5% diesel, 26% benzina), molte meno delle auto elettriche (20%) e ibride (49%). Diversi saranno i numeri del parco auto circolante, ancora largamente costituito da veicoli tradizionali (84%) nel 2028, a fronte dell’11,4% di auto ibride e 4,6% di auto elettriche.

Le previsioni sul parco circolante in Italia del PoliMI

Il Politecnico di Milano, nello studio sulle previsioni con Energy&Strategy Group, prevede diversi scenari nel caso in cui l’Italia possa avere un’escalation lenta (20% delle vendite nel 2030 – 1,8 milioni di veicoli elettrici circolanti), media (50% vendite – 5 milioni circolanti) o veloce (oltre 60% vendite – 7,5 milioni circolanti). Dai 3 scenari ipotizzati, nel grafico qui sotto, si capisce come anche secondo il PoliMI l’impatto “vero” dei veicoli elettrici si avrà dopo il 2025. Anno in cui, ipotizzando uno sviluppo della rete infrastrutturale lento, dovrebbero essere attive almeno 18 mila colonnine di ricarica (oltre 35 mila colonnine nell’ipotesi più ottimistica).

Materie prime per batterie meno rare di quanto si crede

E’ inevitabile che la crescita produttiva di auto elettriche e ibride comporterà anche una maggiore richiesta delle materie prime per le batterie, come si vede qui sotto dalle previsioni EVO-BloombergNEF. Oltre ai metalli più diffusi come rame e allumino – le cosiddette Terre rare, che poi così rare non sono, saranno la nuova moneta di scambio commerciale e politico di molti Paesi nel mondo. La Cina tra tutti è il Paese più attivo nell’estrazione e nella lavorazione delle Terre rare. Sotto questo nome finiscono 17 elementi chimici senza i quali oggi non funzionerebbero i più recenti dispositivi elettronici nei settori più disparati (Aerospaziale, Militare, Consumer, Metallurgico, Ricerca e Automotive).

Ma perché rare? Dalla loro scoperta (fine 1800, i primi materiali), furono definiti rari perché presenti in natura sotto forma di minerali e ossidi. Ricavare quindi una piccola percentuale in peso degli elementi dal materiale estratto dalle miniere ha fatto sì che fossero “rare”. Ancora oggi i costi di estrazione sono piuttosto alti e in molti Paesi come Brasile, India, Malesia ecc., sono riducibili grazie a manodopera a basso costo. La Cina tra tutti i Paesi riveste quasi un ruolo monopolista (oltre 100 mila tonnellate di giacimenti sarebbero sue, mentre il resto delle riserve note più rilevanti divise tra Russia, Giappone, USA, Malesia, Tailandia, Australia e altri). Leggi qui il commento del direttore di SicurAUTO.it sull’indagine.

L'articolo Previsioni vendite auto elettriche e ibride sino al 2030 proviene da SicurAUTO.it.

❌