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Kaspersky avverte: la versione piratata di Game Of Thrones è piena di virus

di Alessandro Crea
L’ottava e ultima stagione di Game of Thrones è stata contrassegnata, oltre che da un grande successo di pubblico, anche da un’impennata delle attività cybercriminali correlate. Secondo quanto analizzato dai ricercatori di Kaspersky Lab infatti gli hacker hanno preso di mira gli utenti che hanno cercato di scaricare le versioni pirata degli episodi appena rilasciati, […]

Hacktivisti in calo secondo IBM, dal 2015 attacchi diminuiti del 95%

di Alessandro Crea
Le operazioni degli hacktivisti in Rete sarebbero in calo. Addirittura dal 2015 gli attacchi sarebbero crollati, con una diminuzione del 95%: a dirlo è IBM nel suo report annuale IBM X-Force Threat Intelligence Index 2019. Stando ai dati snocciolati dal colosso infatti si è passati dai 35 attacchi noti del 2015 a soli 2 attacchi […]

WhatsApp vulnerabile: uno spyware di natura governativa dietro l’attacco?

di Lucia Massaro
Nei giorni scorsi è stata scoperta una vulnerabilità di WhatsApp per iOS e Android che ha permesso l’installazione di uno spyware sui dispositivi degli utenti. Secondo il Financial Times, dietro l’attacco ci sarebbe NSO Group, la società israeliana che ha creato Pegasus. Sarebbe questo infatti il nome dello spyware installato su alcuni smartphone sfruttando la […]

Symantec, hacker cinesi colpiscono gli USA con strumenti sottratti alla NSA

di Alessandro Crea
Nel complesso scenario della cyber guerra tra nazioni, secondo Symantec si sarebbe verificato per la prima volta un evento mai accaduto prima: hacker cinesi infatti si sarebbero appropriati di alcuni strumenti utilizzati dalla NSA (National Security Agency) statunitense contro la Cina, e li avrebbero impiegati per contrattaccare. “È la prima volta che accade qualcosa del […]

LulzSec Italia attacca il sito dell’Ordine degli avvocati di Roma, password e PEC violate

di Alessandro Crea
Il collettivo hacker LulzSec_ITA torna a far parlare di sé dopo i recenti attacchi, con una nuova e articolata offensiva senza precedenti, che questa volta ha di mira gli Ordini degli avvocati di alcune città, tra cui Roma, diffondendo online le credenziali di accesso delle PEC. Il primo attacco infatti si è verificato lo scorso […]

Auto connessa: un italiano su tre favorevole

di Redazione

“L’auto connessa…vista da chi guida. Il ruolo ed i rischi dei dati nell’industria dell’auto”. Questo il nome della ricerca condotta da ANIASA, l’Associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità e dalla società di consulenza strategica Bain & Company. Da questa è emerso quanto la telematica oggi sia parte integrante del mondo dei trasporti. Un italiano su tre, infatti, già oggi guida un’auto connessa e oltre la metà intende dotarsene. L’indagine è stata condotta su un campione rappresentativo di 1.200 automobilisti.

I NUMERI DELL’AUTO CONNESSA

Il mondo dell’auto sta progressivamente cambiando. Le auto connesse in circolazione sono sempre di più e in aumento sono anche i servizi per gli automobilisti. Di conseguenza, stiamo assistendo a un aumento esponenziale della produzione di dati. Parliamo di 2,5 mln di TeraByte ogni giorno. In base a questo, si stima che oggi, a livello globale, il mercato dell’auto connessa valga più di 60 miliardi di euro. Con previsione di una crescita pari ad un aumento del 260% entro i prossimo otto anni. Già oggi, la tecnologia installata sulle vetture permette di riconoscere e scambiare dati sui guidatori. Come stile di guida, percorsi preferiti, punti di interesse. Oppure informazioni sul veicolo. Come pressione pneumatici, stato del motore, livello olio. Fino ad arrivare a quelli ambientali. Come la presenza di pioggia o situazioni di traffico.

L’OPINIONE DEGLI ITALIANI

Dallo studio si evidenza che il 29% degli automobilisti guida già un’auto connessa. Modelli dotati non solo del Bluethooth, ma anche di dispositivi in grado di raccogliere e condividere informazioni con altri sistemi. Il 59% degli intervistati che oggi non ne guida una intende acquistarla in futuro. Mentre il 12% sostiene di non volere un’auto connessa. Chi si è detto interessato a questa tipologia di veicoli, pare attirato soprattutto dai risvolti legati alla sicurezza. Tra questi la localizzazione in caso di emergenza e furto (entrambe selezionate dal 14% del campione). Oltre a questa la navigazione evoluta e la connettività con strade smart (entrambe all’11%). Inoltre, per avere queste funzionalità, circa l’80% degli intervistati è disposto a pagare un sovrapprezzo (il 37% fino a 500 euro), sia al momento dell’acquisto, sia in modalità di abbonamento.

NON MANCANO LE PAURE

Se si tratta di condividere dati a beneficio dell’assistenza stradale, manutenzione predittiva, riduzione dei premi assicurativi, diagnostica remota del veicolo, il 20-30% degli intervistati si è detto “molto disposto” alla condivisione. Mentre il 50% “abbastanza disposto”. Il discorso cambia quando si tratta dei dati personali, come i quelli del telefono/rubrica o i dettagli dell’infotainment. Ma non mancano le paure. I principali timori sull’auto connessa sono legati a chi entra in possesso dei propri dati (75% del campione). Oppure il possibile hackeraggio dell’auto (54%). O ancora, in generale, la privacy a rischio (43%). Inoltre, 7 su 10 ritengono che la legislazione attuale non sia sufficiente a tutelare la privacy dei consumatori. Il 70% ritiene, inoltre, che i propri dati debbano essere accessibili solo per un determinato lasso di tempo.

CINQUE TIPI DI AUTOMOBILISTI CONNESSI

Al termine della ricerca, poi, sono emerse cinque diverse tipologie di automobilisti in relazione all’auto connessa. Ci sono i telematici, il 15% dei 1200 automobilisti oggetto di indagine. Sono propensi all’uso dell’auto connessa e sono disposti a pagare di più per avere i servizi telematici. Gli indifferenti: con propensione elevata a condividere, ma poco interessati alle auto connesse. Sono il 32% del campione. Gli indecisi, invece, sono poco propensi a condividere i dati, ma se ben informati possono pensare all’acquisto di un’auto connessa. Sono il 22% degli intervistati. Ci sono poi gli scettici, molto poco inclini alla condivisione, e i connessi con riserva. Persone del tutto indisponibili a condividere, ma comunque molto interessati all’auto connessa.

 

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Hackerati oltre 30.000 veicoli sfruttando solo GPS e una connessione dati

di Lorenzo Spada

La sicurezza dei dati può raggiungere qualsiasi livello ma il punto debole rimaniamo sempre noi. Con questa frase possiamo sintetizzare quanto successo (e riportato da Motherboard) con un White Hat (hacker buono) che si fa chiamare L&M e che è stato in grado di violare oltre 7.000 account iTrack e oltre 25.000 account ProTrack. Per chi […]

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Un misterioso data breach ha esposto i dati sensibili di 80 milioni di famiglie USA

di Alessandro Crea
Nomi, cognomi, indirizzi abitativi, numeri di telefono, stato civile, età e persino reddito dei componenti di 80 milioni di famiglie statunitensi, pari al 65% del totale sono stati rinvenuti in chiaro, ossia non cifrati, da un team di ricercatori di vpnMentor, all’interno di un enorme file da 24 GB, ospitato su un server cloud Microsoft. […]

Wi-Fi Finder, l’app ha lasciato esposte oltre 2 milioni di password Wi-Fi

di Alessandro Crea
Due milioni di password per l’accesso ad altrettante reti wireless sarebbero rimaste esposte a lungo senza protezione in un database di Wi-Fi Finder, una popolare app Android che consente di cercare reti wi-fi vicine per connettersi ad esse automaticamente pur senza possedere le credenziali. A scoprirlo è stato Sanyam Jain, un ricercatore di sicurezza della […]

L’App MyCar a rischio hacker: ecco i marchi controllabili a distanza

di Antonio Elia Migliozzi

L’auto è più connessa allo smartphone. All’interno dell’applicazione MyCar un gruppo di esperti ha individuato una backdoor. Questa permetteva a degli estranei il controllo del veicolo. MyCar è un’app molto diffusa negli Usa che, anche su auto non nuove, permette di avere le funzionalità di una moderna auto connessa. Il veicolo viene controllato dallo smartphone del proprietario grazie ad una chiave criptata. Gli hacker potevano accedere all’account dell’utente registrato.Una volta risaliti alle credenziali di accesso sbloccare l’auto a distanza sarebbe stato un gioco da ragazzi. L’azienda garantisce di aver risolto la falla e che l’app MyCar è di nuovo sicura.

MINACCIA SERIA

Un gruppo di esperti ha trovato una backdoor all’interno dell’app MyCar. Una vulnerabilità che permetteva agli hacker di gestire un’auto senza averne le chiavi. Era possibile leggere la telemetrica e anche inviare comandi al veicolo senza le credenziali del proprietario. Questo bug, che pare risolto, era molto pericoloso perché, se sfruttato, avrebbe permesso di conoscere tutti i dati di accesso ad un veicolo. Preso il controllo della situazione l’hacker può sbloccare il veicolo, avviare il motore, e persino trovare la posizione attuale del mezzo. Ancora più grave il fatto che, secondo alcune fonti, lo sviluppatore dell’applicazione, AutoMobility Distribution sapeva della vulnerabilità già lo scorso gennaio. Un problema non da poco visto che una versione di MyCar è anche utilizzata da Kia per i suoi clienti in Canada.

LA VULNERABILITÀ

Dallo scorso gennaio l’azienda tech che sviluppato MyCar ha lavorato per risolvere il bug. Va detto che durante questo periodo di vulnerabilità, non c’è stato nessun incidente o problema riguardo la privacy o le funzionalità. Quando gli esperti di cybersecurity  hanno dato la notizia del bug il problema era già stato risolto su entrambe le versioni iOS e Android dell’app. Per evitare rischi i vecchi username e password sono stati revocati per impedire accessi indesiderati alle auto. Insomma la falla di MyCar riapre il problema della sicurezza sulle auto connesse che preoccupa molti colossi dell’auto. Gli sviluppatori di MyCar hanno anche lavorato ad altre applicazioni automotive. Anche queste, prima dell’aggiornamento, erano suscettibili di attacchi. Le app a rischio erano: Carlink, Linkr, MyCar Kia e Visions MyCar.

LA SOLUZIONE

I veicoli sono sempre più in rete e molti colossi dell’auto usano servizi connessi come MyCar per inviare aggiornamenti alla loro flotta su strada. L’auto diventa parte dell’Internet of Things ed è esposta a rischi seri. Per i brand automotive è importante individuare falle o problemi di sicurezza prima che ci siano conseguenze per gli utenti. I consumatori chiedono che la sicurezza sia al primo posto anche per quei brand tech che realizzano accessori aftermarket come MyCar. AutoMobility Distribution ha risolto la falla in fretta ma alcuni esperti di sicurezza informatica hanno accusato l’azienda di superficialità. MyCar, infatti, non doveva usare credenziali con crittografia hardcoded nella sua app in quanto universalmente considerate vulnerabili ad attacchi.

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Rischio hacker per il 47% dei siti dei comuni italiani, l’allarme di Federprivacy

di Alessandro Crea
Uno studio effettuato dall’Osservatorio di Federprivacy su ben 3.000 siti di comuni italiani, tra le varie non conformità ed altre carenze riscontrate, ha rivelato che 1.435 di essi, pari al 47%, continuano ad utilizzare connessioni non sicure basate sul vecchio protocollo HTTP, e per questo sono etichettati come “non sicuri” dai principali browser. Inoltre, 1.079 […]

Gli hacker mandano contromano una Tesla e Musk corre ai ripari

di Donato D'Ambrosi

Non ci sono dubbi sul fatto che Tesla sia il simbolo indiscusso dell’innovazione nel mondo auto. Proprio per questo continuamente sottoposta a studi di hacker che provano a insidiarsi nelle falle del codice. L’esito dell’ultimo test  condotto dai ricercatori del Tencent Keen Security Lab rivela che la Model S 75 si può controllare e mandare contromano senza difficoltà. Così com’è concepito il funzionamento dell’Autopilot permette di prendere il controllo del volante da remoto. O anche illudere la telecamera sulla posizione reale delle strisce orizzontali che permettono all’auto di stare al centro della carreggiata. Vediamo meglio come gli hacker hanno mandato in tilt la Tesla e la replica di Musk su Twitter che ha comunicato la risoluzione delle falle.

COME PRENDERE IL CONTROLLO DELLA GUIDA AUTONOMA

Elon Musk ha da sempre incoraggiato gli hacker a cercare falle nel codice delle Tesla per migliorare la sicurezza del sistema Autopilot anche in cambio di ricompense. Stavolta i ricercatori cinesi del Keen Security Lab si sono addentrati nei messaggi prodotti dalla ECU dell’Autopilot generando dei “disturbi” nel codice che ha a che fare con gli algoritmi della telecamera. Bisogna ricordare infatti che la rete neurale dell’Autopilot si basa sulla visione artificiale – come spiegano i ricercatori. Questo ha permesso di riprodurre situazioni di depistaggio sia informatico che reale. C’è stato un periodo in cui proprio per il rischio di confondere i clienti l’Autopilot è stato momentaneamente ritirato.

GLI HACKER PRENDONO IL CONTROLLO DELLA MODEL S

La porta di accesso i ricercatori del Tencent Keen Security Lab l’hanno creata nel DasSteeringControlMessage, quella parte logica che permette il controllo dello sterzo tramite l’Autopilot. Durante i test su Tesla Model S75D (Hardware Autopilot 2.5 – Software 6.1.2018) l’attacco simulato ha prodotto due risultati diversi nelle modalità ACC o APC. Con l’auto parcheggiata (Automatic Parking Control attivo)  sono riusciti sempre a prendere il controllo dello sterzo. Con auto ferma, nel passaggio da Retromarcia a Drive, l’APE che gestisce l’Autopilot vede l’auto in APC. In questo frangente gli hacker hanno dimostrato di poter controllare l’auto fino a 8 km/h con un controller da videogioco. Quando l’ACC (Adaptive Cruise Control) è inserito, gli studiosi sono riusciti a controllare l’angolo dello sterzo a qualsiasi velocità.

LA TELECAMERA ORIENTA L’AUTOPILOT

Secondo i ricercatori l’interfaccia di riconoscimento delle linee orizzontali è molto efficace ma si basa fondamentalmente sulla visione artificiale. Questo ha permesso facilmente di illudere la telecamera mandando virtualmente contromano o fuori strada. Il report dello studio infatti stabilisce che l’Autopilot non soffre cambi di luce, maltempo, neve, pioggia o nebbia. Tuttavia basterebbe cancellare una linea fisicamente o illudere la telecamera inserendosi nella logica con cui stabilisce se quella ripresa è una linea per convincere il sistema del contrario. “La decisione di guida del veicolo si basa solo sui risultati del riconoscimento visivo della corsia. – scrivono i ricercatori –  I nostri esperimenti hanno dimostrato che questa architettura presenta rischi per la sicurezza e il riconoscimento della corsia”. “Se il veicolo sa che la falsa corsia punta verso la corsia contromano, dovrebbe ignorarla”.

TESLA: PROBLEMI RISOLTI

Tesla dal canto suo sostiene di aver già messo una toppa alla vulnerabilità dell’Autopilot che hanno permesso il controllo dell’auto tramite gamepad. A onor del vero, la versione più recente dell’Autopilot sarebbe 8.1, con l’aggiornamento 9 in fase di beta test. Mentre un portavoce scrive che “Il resto dei risultati sono tutti basati su scenari in cui l’ambiente fisico attorno al veicolo viene alterato artificialmente per fare in modo che i tergicristalli o l’Autopilot si comportino diversamente. Il che non è una preoccupazione realistica dato che un autista può facilmente scavalcare il pilota automatico in qualsiasi momento usando il volante o freni.”

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Bayer, siamo stati attaccati da hacker cinesi

di Alessandro Crea
Il gruppo di hacker cinesi Wicked Panda avrebbe attaccato il colosso farmaceutico Bayer, ad affermarlo è stata la stessa società tedesca. La casa farmaceutica avrebbe scoperto del software sospetto sui propri server agli inizi dello scorso anno e ne avrebbe poi monitorato l’attività fino alla fine del mese scorso, quando ha deciso di rimuoverlo dai […]

Ecco come un hacker di Stato, sfruttando lo spyware “Exodus”, ha intercettato gli smartphone di più di 1000 italiani per errore

di Lorenzo Spada
Spyware

Forse non tutti lo sanno perché se ne parla poco rispetto alle agenzie straniere ma anche l’Italia ha una task force che si impegna a monitorare conversazioni e smartphone di persone sospette al fine di sventare potenziali attentati nel territorio. Tuttavia, come spesso è capitato in altre parti del mondo, alle volte le persone vengono […]

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Hacker violano una Model 3 e vincono l’auto

di Filippo Vendrame

Un gruppo di hacker è risuscito a “violare” una Tesla Model 3 e l’azienda, come ringraziamento, ha deciso di regalare l’auto. La società di Elon Musk è al lavoro per migliorare l’affidabilità e la sicurezza del software delle sue auto elettriche e proprio per questo, all’inzio dell’anno, Tesla aveva annunciato l’intenzione di partecipare ad un evento di hacking Pwn2Own per chiedere ai partecipanti di provare a “bucare” la sua auto. L’obiettivo era quello di invidiare tutte le debolezze del software per poi risolverle.

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Istituzioni UE sotto cyber-attacco, FireEye parla di gruppi russi

di Dario D'Elia
Almeno due gruppi di hacker (black hat) russi, secondo la società di cyber-sicurezza FireEye, avrebbero iniziato a bersagliare i sistemi governativi europei e il tempismo lascerebbe intendere che possa esservi un legame con le prossime elezioni comunitarie di maggio. FireEye, come riporta CNBC, ha sottolineato oggi non a caso che l’azione starebbe riguardando una serie […]

Gearbest a rischio, potenzialmente esposti i dati di 1,5 milioni di utenti

di Alessandro Crea
Un team di ricercatori capeggiati dal noto hacker white hat Noam Rotem ha scoperto che i dati di 1,5 milioni di utenti del noto sito di e-commerce Gearbest sono potenzialmente a rischio in quanto esposti e facili da consultare. Il problema è stato illustrato in un report di vpnMentor. Da quanto si apprende infatti sembrerebbe […]

Auto e Cybersecurity: 5 minacce che si stanno diffondendo in Europa

di Donato D'Ambrosi

Le auto connesse si stanno diffondendo sempre di più anche in Europa ma il vantaggio della connettività nell’uso e nella manutenzione espone il fianco ai rischi della Cybersecurity. Se ne sente parlare spesso in giro, ma poi chi c’è dietro questi attacchi informatici è complicato saperlo. Negli ultimi anni però anche in Europa si sono moltiplicate le minacce e gli attacchi soprattutto nel settore automotive. Secondo il rapporto di una delle maggiori società esperte in Sicurezza informatica, le minacce alla Cybersecurity dell’automotive provengono per lo più da Cina, Corea del Nord e Vietnam. Vediamo nel dettaglio di quali minacce si tratta e cosa sperano di ottenere gli hacker attaccando i sistemi informatici dei Costruttori auto.

CONCORRENZA SLEALE

E’ il motivo principale per cui spesso avvengono attacchi “State Sponsored” come li definisce FireEye, cioè attacchi mirati a sottrarre informazioni sensibili nel settore industriale. Il motivo – come spiega l’azienda – è dettato dalla necessità di concorrere in maniera aggressiva su un mercato che richiede soluzioni tecnologiche sempre nuove. Cina, Corea del Nord e gruppi riconducibili al Vietnam sarebbero i maggiori attori di spionaggio industriale con l’obiettivo di rubare dati sulle attività di ricerca delle aziende, e dettagli sullo sviluppo di tecnologie e sulla proprietà intellettuale da convertire in un vantaggio economico.

VEICOLI AUTONOMI AD USO MILITARE

Spesso si pensa che le forze armate degli Stati abbiano risorse smisurate per lo sviluppo di applicazioni non ad uso civile da destinare alla difesa o all’attacco. E’ vero, e per questo motivo i Costruttori che svolgono test di guida autonoma sono sorvegliati speciali. Se questo non basta si passa al cyber spionaggio contro l’industria automotive per carpire gli sviluppi raggiunti dal settore. In altri ambiti non si può escludere che gli attacchi siano anche finalizzati ad appropriarsi di tecnologie fondamentali per le auto connesse, la guida autonoma e l’intelligenza artificiale.

STABILIMENTI PRODUTTIVI CONGELATI

Quando si parla di attacchi all’industria auto si è portati a pensare agli hacker che entrano nelle auto senza forzare le porte, e invece sembrerebbe che anche gli stabilimenti produttivi siano punti sensibili. “Sono state prese di mira anche le imprese più piccole,che fanno parte della catena di approvvigionamento dei grandi produttori,  – spiega FireEye – in quanto sono spesso percepite dagli attaccanti come un bersaglio più facile”. L’attacco informatico in questo caso avrebbe lo scopo di rubare dati critici o compromettere l’attività produttiva.

AUTO CONNESSE PIU’ COLPITE

E con le auto connesse arriviamo ad una delle minacce informatiche più preoccupanti e conosciute anche dai consumatori. Il rischio che un hacker prenda il controllo dell’auto a distanza, infatti, potrebbe non avere il solo scopo di sottrarre l’auto per rubarla, ma anche per provocare danni. In pratica usare un’auto come un’arma mentre il conducente è a bordo. Ecco perché sono nati i Proof-Of-Concept, cioè strumenti in grado di verificare ed evidenziare le falle nei sistemi Keyless – l’apertura senza chiavi – di cui molte auto sono dotate.

LA GUIDA AUTONOMA ANCORA COMPLESSA Possono sembrare simili alle auto connesse, ma in realtà gli attacchi informatici alle auto a guida autonoma, comportano un rischio ancora basso secondo gli esperti di Cybersecurity. Il motivo principale è che l’attività industriale attorno alle auto driverless è ancora debole e limitata alla ricerca. Ma non per questo da sottovalutare: ad oggi infatti le minacce sarebbero riuscite ad invalidare sistemi di riconoscimento della segnaletica stradale e altri sensori. Ma è prevista un’intensificazione degli attacchi proporzionale al lancio sul mercato delle prime auto a guida autonoma. Il motivo è semplice e segue gli stessi criteri dello spionaggio industriale.

COMPUTER E SMARTPHONE A RISCHIO

L’attacco più frequente e che ha colpito già una miriade di aziende negli ultimi mesi è il l’attacco ransomware – un malware che inibisce gli accessi all’utente sul dispositivo infettato. Lo scopo in questo caso è chiedere un riscatto monetario per poter riprendere possesso del sistema. E non pensate che smartphone e pc personali siano i soli colpiti, poiché l’attacco più epidemico recente  – noto come ransomwareWannaCry – avvenuto nell’estate 2017 ha messo ko tutti i sistemi basati su sistema operativo Windows. Immaginate solo per un istante di essere a bordo di un’auto che non ha neppure volante e pedali. Come vi sentireste?

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Facebook, quiz usati per sottrarre dati, il social querela due sviluppatori ucraini

di Alessandro Crea
Non mi dite che siete tra quanti ancora fanno i quiz su Facebook, vero? Che siano utilizzati spesso per profilarci lo sanno tutti, ma in realtà possono fare anche di più, ad esempio sottraendo dati sensibili agli utenti in maniera illecita: lo afferma proprio Facebook, che nelle scorse ore ha citato in giudizio due sviluppatori […]

Gli hacker prelevano 6 TB di dati da Citrix

di Antonino Caffo

Una notizia che, se verificata, è davvero molto pesante. Sembra che hacker iraniani abbiano rubato tra i 6 e i 10 terabyte di dati a Citrix. Secondo il presidente di Resecurity, Charles Yoo, l’hack si è focalizzato sulle risorse relative alla Nasa, ai contratti aerospaziali, alla compagnia petrolifera statale dell’Arabia Saudita e all’FBI.

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