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Christopher Nolan richiede l’intervento del governo per salvare i cinema dal collasso finanziario

di Rossana Barbagallo
Il regista Christopher Nolan ha lanciato un appello al governo degli Stati Uniti per salvare i cinema costretti alla chiusura dall’emergenza Coronavirus. Le misure d’emergenza volte a prevenire una maggiore diffusione del contagio da Covid-19 si sono concretizzate, anche negli Stati Uniti, nella promulgazione di normative su misura che decretano la chiusura di molti esercizi […]

Coronavirus: come bisogna spostarsi da casa? Facciamo chiarezza.

di Tom's Hardware
L’Italia sta attraversando un periodo senza precedenti dalla storia della nostra Repubblica. La pandemia confermata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha costretto il Presidente del Consiglio dei Ministri a blindare letteralmente il nostro Paese e cambiare radicalmente le nostre abitudini di vita, limitando fortemente anche gli spostamenti individuali da un punto all’altro della penisola, ma anche […]

Incentivi auto 2020: il Governo apre anche ai veicoli non elettrici

di Raffaele Dambra

Incentivi auto 2020

In arrivo nuovi incentivi auto nel 2020? Il Governo, per voce del titolare del MISE Patuanelli, sta pensando di coinvolgere anche i veicoli non elettrici

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Dual Powers: Revolution 1917 arriva in italiano grazie a Raven Distribution

di Mabelle Sasso
Raven Distribution ha annunciato la localizzazione italiana del gioco da tavolo Dual Powers: Revolution 1917 di Thunderworks Games. Dual Powers: Revolution 1917, ideato da Brett Myers e illustrato da Luis Francisco e Kwanchai Moriya, sarà un gioco di strategia politica per 1-2 giocatori ambientata durante la Rivoluzione d’ottobre in Russia. In seguito alla caduta dello […]

Superbollo per le auto fino a euro 3? Il Governo ci sta(va) pensando

di Raffaele Dambra

Superbollo auto fino a euro 3

Ci penseranno i proprietari delle vetture più vecchie a dare i soldi che servono per evitare l’aumento dell’IVA? Scritta così è un po’ troppo semplicistica, ma non è un mistero che l’ex ministro dell’economia e delle finanze Giovanni Tria stesse pensando (anche) a una misura del genere in vista dei gravosi impegni di fine anno, prima che il Governo giallo-verde implodesse con la crisi di Ferragosto. E adesso che la patata bollente dell’IVA è passata nelle mani del nuovo inquilino di via XX settembre, Roberto Gualtieri, vedremo che fine farà la proposta di istituire un superbollo per le auto fino a euro 3. Proposta che, inutile negarlo, metterebbe in difficoltà moltissimi cittadini.

PER EVITARE L’AUMENTO DELL’IVA SI PENSA A UN SUPERBOLLO PER LE VETTURE PIÙ VECCHIE

Com’è noto, entro dicembre il Governo italiano deve trovare 23 miliardi di euro necessari a evitare l’aumento delle aliquote Iva, più altri 4 miliardi per le spese indifferibili. A questi dovrebbero aggiungersi ulteriori 7 o 8 miliardi per i provvedimenti che il nuovo esecutivo M5S-PD vorrà mettere in atto, per una Legge di Bilancio 2020 che potrebbe quindi costare circa 35 miliardi di euro. Inutile dire che non sarà affatto semplice trovare le coperture, e non a caso Tria aveva già pronto un corposo dossier con proposte e suggerimenti su come (e dove) recuperare le risorse per la prossima manovra finanziaria. Per esempio c’erano al vaglio una nuova sovrattassa sui biglietti aerei, una razionalizzazione di molte detrazioni e deduzioni fiscali e, appunto, il superbollo per le auto fino a euro 3. Poi Salvini ha fatto saltare il banco e questa misure sono finite in stand-by. Almeno per ora.

SUPERBOLLO PER LE AUTO EURO 3: MISURA GIUSTA?

Non sappiamo infatti come procederà il nuovo ministro Gualtieri e con lui l’intero Governo Conte 2. Questo lo scopriremo soltanto nelle prossime settimane (l’unica certezza è che ‘sti 23 miliardi bisogna trovarli in qualche modo). Ma da più parti si sono già levate forti critiche sulle misure pensate da Tria, e in particolar modo su quella sul superbollo per le auto più vecchie e inquinanti che molto probabilmente colpirebbe i consumatori meno abbienti. Statistiche alla mano il parco auto in Italia ha un’età media di 14 anni e 4 mesi per le vetture a benzina e di 9 anni e 8 mesi per le diesel. Ciò significa che circolano ancora molte auto con motore euro 1, euro 2 ed euro 3, nella maggior parte dei casi perché i proprietari non possono permettersi di sostituirle con modelli più nuovi. Sarebbe quindi beffardo destinare una sovrattassa proprio ai cittadini più in difficoltà!

LE AUTO EURO 3 SONO GIÀ SOTTOPOSTE AD ALCUNI LIMITI

È anche vero che le auto fino a euro 3 hanno il destino segnato e in alcune città, come Milano e Roma, sono già soggette a severi limiti legati alla circolazione (in particolare i veicoli diesel, ma presto toccherà pure ai benzina). Il problema del parco auto molto vecchio andrà dunque prima o poi risolto, ma si spera con misure intelligenti e non ‘punitive’.

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Governo PD-M5S, il programma è online ma manca la sicurezza stradale

di Redazione

Governo PD-M5S, ci siamo quasi: il presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte (foto d’apertura) ha la squadra di ministri da presentare al Quirinale. Il programma dell’esecutivo nascente già esiste, è online, con 26 impegni e puoi scaricarlo in pdf alla fine dell’articolo. Si tratta di una bozza messa in Rete dai pentastellati, su cui Conte dovrà lavorare. Dopodiché, il PD potrebbe essere d’accordo solo su una parte di questi 26 punti, o cambiarne alcuni.

I PUNTI PRINCIPALI DEL PROGRAMMA DI GOVERNO ONLINE

La bozza dei 26 punti del programma prevede, in sintesi, la neutralizzazione dell’aumento dell’IVA: questo interessa anche gli automobilisti, perché un rincaro avrebbe conseguenze pesantissime per i prezzi delle vetture, dei carburanti, dei pezzi di ricambio, delle autostrade e di altri altri beni e servizi. Per il M5S, occorre inoltre ridurre le tasse sul lavoro, a vantaggio dei lavoratori, e individuare una retribuzione giusta (“salario minimo”). Si parla poi di Green New Deal, che comporti un radicale cambio di paradigma culturale e porti a inserire la protezione dell’ambiente tra i princìpi del nostro sistema costituzionale. Si punta a fare una Roma più vivibile.

LE INFRASTRUTTURE NELLE DEL GOVERNO PD-M5S  

Sono necessari, secondo il movimento di Beppe Grillo (foto in alto) investimenti mirati all’ammodernamento delle attuali infrastrutture e alla realizzazione di nuove infrastrutture. Per realizzare un sistema connesso, integrato, più sicuro, che tenga conto degli impatti sociali e ambientali delle opere. Il nuovo governo PD-M5S potenzierà anche l’azione di contrasto delle mafie e per combattere l’evasione fiscale. Ed è indispensabile promuovere una forte risposta europea al problema della gestione dei flussi migratori.

AUTO E SICUREZZA STRADALE NON PRIORITARI PER IL GOVERNO?

C’è solo un generico riferimento alle infrastrutture. Invece, nel programma del M5S (che probabilmente sarà anche quello del nuovo governo PD-M5S), mancano l’auto e la sicurezza stradale. Eppure l’Italia ha bucato clamorosamente i due obiettivi imposti dall’Unione europea in fatto di vittime della strada. Doveva dimezzare i morti sull’asfalto dal 2001 al 2010, e non l’ha fatto. Doveva dimezzare gli incidenti mortali dal 2011 al 2020 e di certo non ce la farà. Di riforma del Codice della strada si parla dal 2011, ma dopo decine di disegni legge che si sono accavallati uno sull’altro, le regole della circolazione restano quelle del 1993. Antiquate. Senza riferimenti a smartphone, car sharing, Uber, guida autonoma, che all’epoca non esistevano. Peccato: un’occasione persa. Con l’auspicio che, in futuro, il nuovo governo PD-M5S prenda in esame quel serio problema chiamato sicurezza stradale. Leggi il programma di governo PD-M5S in allegato pdf qui sotto.

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Crisi di Governo: 5 impegni su auto e sicurezza stradale a rischio

di Raffaele Dambra

Crisi di Governo

La crisi di Governo che ha portato alle dimissioni del premier Conte e a un futuro tutto da decifrare, potrebbe avere notevoli conseguenze anche sul mondo dell’auto e della sicurezza stradale. Nei prossimi mesi, infatti, Governo e Parlamento si sarebbero dovuti pronunciare in via definitiva su alcuni temi caldi come il pacchetto di riforme al Codice della Strada, l’introduzione dei dispositivi anti-abbandono per i bambini in auto e gli sconti obbligatori sulle tariffe RC auto in caso di installazione della scatola nera, per cui mancano ancora i decreti attuativi. Ma anche sull’eventualità di estendere ecotassa ed ecobonus e sulla possibile revoca delle concessioni ad Autostrade SpA dopo i fatti del Ponte Morandi. Adesso però l’impasse politico rischia di far saltare tutto o di rinviare a chissà quanto (con possibili modifiche o stravolgimenti) questi ed altri importantissimi cambiamenti. Facciamo il punto della situazione.

CRISI DI GOVERNO: CHE FINE FARANNO LE MODIFICHE AL CODICE DELLA STRADA?

Ad oggi il corposo pacchetto di modifiche al Codice della Strada è già stato approvato in prima lettura in Commissione Trasporti alla Camera, ma deve ancora transitare in Aula (è richiesta l’approvazione sia della Camera che del Senato). In caso di esito favorevole sarebbe diventato legge entro la fine del 2019, ma adesso che fine farà? Ricordiamo che parliamo di modifiche su cui si è discusso molto come l’inasprimento delle sanzioni per chi guida maneggiando il cellulare (con sospensione della patente fin dalla prima violazione); la circolazione di scooter 125 cc in autostrada, purché guidati da maggiorenni; l’aumento dei fondi destinati alla sicurezza stradale derivanti dalle multe (e obbligo di rendicontarne l’uso); l’introduzione delle strade scolastiche e degli stalli rosa; la proposta del doppio senso ciclabile o senso unico eccetto bici; lo snellimento dell’iter per presentare ricorso al prefetto, e molto altro ancora. Cambiamenti anche epocali che rischiano seriamente di andare in fumo…

CRISI DI GOVERNO: CHE SUCCEDERÀ CON I DISPOSITIVI ANTI ABBANDONO PER I BAMBINI?

L’obbligo di utilizzare sulle auto i dispositivi di allarme volti a prevenire l’abbandono dei bambini sarebbe dovuto scattare già lo scorso 1° luglio 2019. Ma a causa delle solite lungaggini burocratiche la stesura del decreto attuativo, necessario per mettere in pratica quanto previsto dalla nuova legge, sta richiedendo molto più tempo del previsto e al momento non è stata ancora ultimata. Prima della crisi di Governo si sperava di completare il tutto entro novembre (ricordiamo che serve pure il parere positivo del Consiglio di Stato, seguito dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale). Ma adesso il futuro è assai più nebuloso e non sono affatto esclusi ulteriori rinvii. Poveri bambini…

CRISI DI GOVERNO: A QUANDO I DECRETI ATTUATIVI PER GLI SCONTI OBBLIGATORI DELLA SCATOLA NERA?

Questa vicenda va incredibilmente avanti da ben due anni e quindi le dimissioni del Governo Conte c’entrano fino a un certo punto. Ma sicuramente non aiutano a raggiungere celermente l’obiettivo. Facciamo un rapido recap: nell’estate 2017 fu annunciato che l’installazione della scatola nera auto avrebbe generato significativi sconti obbligatori sull’assicurazione RCA. Oggi però gli sconti sono ancora quelli facoltativi che applicano le compagnie assicurative. Di obbligatorio invece non c’è ancora nulla, poiché anche in questo caso mancano i necessari decreti attuativi del Ministero dei Trasporti e del Ministero dello Sviluppo Economico. Lo stallo pare sia dovuto ad alcune criticità relative alla privacy e alla piena attendibilità del dispositivo che di fatto stanno bloccando l’approvazione dei decreti. Stallo che in caso di caduta del Governo e a maggior ragione dell’intera Legislatura rischia di prolungarsi chissà per quanto…

CRISI DI GOVERNO: ECOTASSA ED ECOBONUS SARANNO CONFERMATI?

Le due misure introdotte dalla Legge di Bilancio 2019 per penalizzare chi acquista veicoli inquinanti e premiare chi sceglie una mobilità più sostenibile, dovrebbero restare in vigore fino al 31 dicembre 2021 (ma per i ciclomotori solo fino al 31/12/2019) e superare quindi indenni la crisi di Governo. Nulla però vieta che una nuova maggioranza in Parlamento, costituita magari da forze contrarie a questo genere di politiche (o semplicemente per smistare i fondi altrove), cancelli con un colpo di spugna sia l’ecotassa che l’ecobonus. Non ci resta che attendere.

CRISI DI GOVERNO: CONTINUERÀ LA BATTAGLIA DEL M5S CONTRO LA SOCIETÀ AUTOSTRADE?

La revoca della concessione delle tratte autostradali ad Autostrade per l’Italia SpA, società che fa parte del gruppo Atlantia che ha come principale azionista la famiglia Benetton, è una delle (non facili) battaglie che il Movimento 5 Stelle sta portando avanti fin dal giorno dopo il crollo del Ponte Morandi di Genova (mentre Salvini e la Lega si sono sempre mostrati più prudenti). Ovviamente tale battaglia risulterebbe seriamente compromessa se il M5S uscisse dalla compagine governativa.

CRISI DI GOVERNO: BOLLO AUTO, ACCISE SUI CARBURANTI E AUMENTO DELL’IVA, QUANTI DUBBI

Elencati i 5 impegni su auto e sicurezza stradale che la caduta del Governo metterebbe maggiormente a serio rischio, non possiamo non accennare sommariamente ad altre questioni che la crisi parlamentare di certo non contribuirebbe a risolvere, anzi. Pensiamo per esempio all’odiato bollo auto, che tanti vorrebbero eliminare o quanto meno ridurre ma nessuno ci riesce. Oppure alle tanto discusse accise sui carburanti, la cui cancellazione, uno degli storici cavalli di battaglia di Matteo Salvini, non è stata mai concretamente affrontata e di questo passo non lo sarà. E infine il temutissimo aumento dell’IVA, ipotesi più che possibile in caso di crisi di Governo. E che andrebbe a incidere anche sul mondo dell’auto con l’immediato sbalzo verso l’alto di listini, benzina e quant’altro.

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Bollo auto legato alla CO2: ecco come stanno le cose

di Donato D'Ambrosi

Bollo auto esenzione

L’Italia non è sicuramente tra i Paesi più virtuosi sul controllo delle emissioni di CO2, NOx e particolato nell’aria e a dimostrazione di questo sono i ricorrenti blocchi al traffico e le ecotasse in varie forme. Dopo l’ecotassa sulle auto nuove che emettono da 161 g/km di CO2 si prospetta una nuova tornata di rincari dei costi fissi legati all’auto. Sarebbe però un colpo basso più per le auto a benzina che per le diesel.

PROTOCOLLO ARIA PULITA

La CO2 è ancora una volta al centro delle manovre politiche del Governo con il protocollo Aria Pulita firmato dal Presidente del Consiglio. Al patto – come riporta il Sole 24 Ore – hanno aderito i Ministeri Ambiente, Economia, Sviluppo economico, Infrastrutture e trasporti, Politiche agricole, Salute con anche Regioni e Province. Che sarebbero gli enti più di tutti coinvolti qualora i tributi locali dovessero aumentare (ancora) sulla base delle emissioni di CO2.

IL DIESEL SAREBBE FAVORITO

Un protocollo che fa il paio con le dichiarazioni recenti del Ministro dell’ambiente Costa di voler elaborare una proposta legislativa per elaborare un criterio di bonus-malus anche sul bollo auto. Più in generale però l’intesa del Governo si basa sulla limitazione di mezzi più inquinanti per l’agricoltura, l’impiego di combustibili ad alta emissione di particolato e i riscaldamenti civili. Non è ancora chiaro se e come questi provvedimenti colpiranno anche l’auto. Ma provando a fare qualche previsione il diesel che di CO2 ne emette molta meno, ne uscirebbe meno colpito. L’Alfa Stelvio 2.2 diesel 210 cv – ad esempio – emette 127 g/km di CO2 contro i 167 g/km di CO2 della versione benzina 2.0 Turbo 200 cv.

IL BONUS-MALUS DEL BOLLO AUTO

A pensarci bene però il bollo auto prevede già un criterio di calcolo che si basa proprio su quanto è ecologica l’auto. Tutti sanno infatti che l’importo del bollo dipende strettamente da quanti kW sviluppa il motore (e quindi quanto emette a parità di classe antinquinamento) e dalla classe antiquinamento EuroX. Allora non si capirebbe perché ancora una volta si parla di tassa nella tassa. Diversa cosa invece sarebbe introdurre una tassazione a consumo, in modo analogo a come era concepita la Tassa di circolazione. Una proposta di cui si è parlato già in tempi meno recenti, e che ha scatenato le perplessità di chi l’auto la usa per lavoro e macina migliaia di km a settimana.

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FCA ritira la proposta a Renault: ecco perché

di Donato D'Ambrosi

FCA fa un passo indietro e si ritira ufficialmente dal tavolo delle trattative sulla fusione con Renault. Una decisione lampo che ha sorpreso sia il suo partner sia il Governo francese (detiene il 15% di Renault) che in queste ultime ore ha fatto la voce grossa. E a poche ore dall’annuncio del ritiro di FCA, sembrerebbe che proprio il pressing delle autorità francesi abbia raffreddato l’interesse del colosso italo-americano sull’alleanza con Renault.

Aggiornamento del 6 giugno 2019 con le dichiarazioni Renault.

L’ANNUNCIO DI FCA A RENAULT

Sembrava tutto deciso – anche se in via ufficiosa – per la fusione tra Renault ed FCA dopo i tavoli di trattative in cui i funzionari governativi francesi hanno imposto la loro linea. Ma dopo due riunioni senza una decisione e un terzo partner (Nissan) che reclamava rassicurazioni, la responsabilità del ripensamento di FCA si annuvola sugli indugi del Governo. Lo si legge nella nota ufficiale di FCA NV che ringraziando il board management Renault-Nissan-Mitsubishi, spiega pubblicamente: “FCA rimane fermamente convinta della convincente e razionale trasformazione di una proposta che è stato ampiamente apprezzato da quando è stato presentato, la struttura e le condizioni di ciò erano attentamente bilanciato per offrire sostanziali benefici a tutte le parti. Tuttavia è diventato chiaro che attualmente non esistono le condizioni politiche in Francia per procedere in tal modo con successo.”

LA REPLICA DI RENAULT

“Il Gruppo Renault esprime il suo rammarico per non poter approfondire la proposta di FCA (Fiat Chrysler Automobiles). Siamo grati a Nissan per l’approccio costruttivo adottato e desideriamo ringraziare FCA per gli sforzi compiuti nonché i membri del Consiglio di Amministrazione di Renault per la fiducia. Riteniamo che questa proposta sia opportuna, per il grande valore industriale e l’attrattiva finanziaria che comporta, creando un leader mondiale del settore automobilistico con sede in Europa. Questa offerta sottolinea altresì l’attrattiva che esercitano Renault e l’Alleanza”

I PALETTI DEL GOVERNO SULL’ALLEANZA

Difficile pensare che si tratti di un bluff per dare una sterzata alla rotta sulle trattative quindi, e un po’ c’era da aspettarselo considerando i paletti del Governo francese sulla fusione tra FCA e Renault. Il maggiore azionista del Costruttore francese ha infatti imposto che la sede operativa del futuro terzo gruppo più grande al mondo fosse in Francia (Parigi) oltre a occupazione e fabbriche. Inoltre il Gruppo nato dal valore di 35 miliardi di euro avrebbe avuto un Amministratore delegato in quota Renault e un membro del consiglio di amministrazione in quota Governo. Tuttavia secondo le dichiarazioni di un funzionario che ha scelto l’anonimato, è stata la lentezza a prendere una decisione in più sedute a raffreddare FCA.

I DUBBI DI NISSAN

Ufficialmente Renault non ha chiuso la porta ma i continui rinvii di una decisione per tranquillizzare anche Nissan probabilmente non hanno disteso le trattative. Nissan infatti, pur non essendo stata coinvolta nella fusione, è un partner Renault di lungo corso. E in quanto tale non ha nascosto attraverso sindacati e funzionari perplessità sulla distribuzione di costi e la condivisione delle tecnologie. Motivo che avrebbe portato il consiglio di amministrazione riunito due volte in poche ore ad un nulla di fatto e con il Ministro delle finanze francese diretto in oriente per discutere con i funzionari giapponesi. Due riunioni senza giungere a una decisione hanno spinto FCA ad alzarsi dal tavolo delle trattative, probabilmente proprio come avrebbe fatto Sergio Marchionne, da sempre sostenitore di grandi fusioni industriali. Ma questo ripensamento dimostra anche i Governi non dovrebbero dettare (e imporre) in modo diretto gli accordi finanziari ma partecipare alle trattative giocando un ruolo esterno.

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