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Oggi — 13 Dicembre 2018RSS feeds

Targhe straniere in Italia: prime multe e auto estere in fuga

In appena 2 settimane fioccano le multe con la stretta sui furbi delle targhe straniere e la Romania ne fa una questione diplomatica

Asphalt 9, un secondo aggiornamento porta gli FPS fino a 60… ma solo su iPhone

di Luciano Gerace

Un nuovo update del gioco di Gameloft, Asphalt 9, introduce varie novità che riguardano sia le prestazioni che i contenuti.(...)
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© Luciano Gerace for Androidiani.com, 2018. | Permalink |

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Motor Bike Expo 2019: tante le novità al debutto

di Francesco Donnici

La kermesse scaligera porterà le grandi novità del 2019 tra imperdibili roadster Scrambler e Special

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YouTube Rewind 2018 è il video con più dislike

di Candido Romano

Era solo una questione di tempo, YouTube Rewind 2018 è un disastro. Rompe il record come video meno piaciuto sulla piattaforma: è ufficialmente il video con più dislike e supera nettamente la precedente prima posizione, Baby di Justin Bieber. Un contenuto iconico, che dovrebbe rappresentare la summa degli eventi e sostanzialmente la cultura della piattaforma. Con questo record si può comprendere il netto distacco tra l’azienda, gli utenti e gli stessi creatori di contenuti, di cui molti hanno aspramente criticato le scelte di quest’anno.

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5G, Fastweb accelera con Cellnex

di Filippo Vendrame

Fastweb accelera nel 5G e stringe un importante accordo di collaborazione con Cellnex, il principale operatore europeo di servizi e infrastrutture di telecomunicazioni wireless. L’obiettivo dell’intesa è quello di dare impulso alla realizzazione di una rete mobile di nuova generazione.

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Acer porta in Italia Predator Thronos

di Antonino Caffo

Avevamo scoperto Predator Thronos durante una conferenza di Acer all’IFA di Berlino e finalmente l’innovativa postazione per il gaming arriva anche in Italia.

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Hertz, riconoscimento facciale per un noleggio auto più veloce

di Alessandro Crea

Presto per noleggiare un’automobile con Hertz bisognerà metterci la faccia. La nota azienda di autonoleggio infatti ha avviato una collaborazione con Clear, realtà specializzata nei sistemi biometrici per la sicurezza, il cui risultato è Fast Lane, la nuova tecnologia che consente di prelevare l’auto in pochissimo tempo, tramite riconoscimento facciale o scansione delle impronte digitali al momento dell’uscita dal garage.

Il sistema prevede ovviamente una precedente procedura di registrazione una tantum, con fotografia o rilevazione delle impronte digitali. Dalle volte successive però secondo Hertz basteranno circa 30 secondi per essere fuori dal parcheggio con la propria auto, risparmiando il 75% del tempo precedentemente richiesto. Va detto però che la procedura normale non richiedeva più di qualche minuto.

Il servizio per il momento è in funzione soltanto presso l’ufficio Hertz dell’aeroporto internazionale Hartsfield–Jackson di Atlanta, negli Stati Unit, ma l’azienda conta in tempi brevi di estenderlo ad almeno altre 40 località, tra cui l’aeroporto internazionale di Los Angeles e il John F. Kennedy International Airport di New York.

Secondo Caryn Seidman-Becker, amministratore delegato di Clear, l’azienda è impegnata nel creare “un futuro in cui i vostri occhi, volto e impronte digitali saranno il vostro migliore e più sicuro documento di identità”, godendo anche di maggior velocità e prevedibilità delle procedure sia negli aeroporti che in occasione di grandi eventi, ad esempio di sport. In effetti, smartphone a parte, sono sempre di più gli aeroporti che sfruttano sistemi di riconoscimento facciale per verificare l’identità dei passeggeri. Recentemente inoltre si è provato a utilizzare tali tecnologie anche in occasione di eventi sportivi, ma con risultati discutibili.

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Recensione Pamu Scroll, auricolari true wireless che vogliono sfidare le Airpods

di Vittorio Pipia

Le Pamu Scroll di Padmate sono auricolari true wireless, dunque senza alcun cavo di collegamento, come per esempio le Apple Airpods, presentate tramite campagna di crowdfunding su Indiegogo. In pochi mesi hanno riscosso tanto successo fino a raccogliere oltre 3 milioni di dollari, una cifra importante se pensiamo alla tipologia di prodotto. Ma cosa le rende speciali?

Le stiamo provando da circa un mese sia a casa, che in viaggio che durante l’attività sportiva. Sono all’altezza o addirittura meglio delle Airpods?

Materiali e design

Il primo colpo d’occhio è sicuramente d’effetto. Al contrario di tante altre alternative, che abbiamo anche recensito qui su Tom’s Hardware, le Pamu Scroll si contraddistinguono per una custodia di forma cilindrica con rivestimento in pelle. Sono disponibili in quattro colori diversi, Rock ‘n Roll, Glory Edition, Graphene e Sakura, come il nostro sample, che corrispondono rispettivamente a bronzo, marrone, grigio e rosa. Ogni versione peraltro presenta un trattamento diverso della pelle, con finiture molto particolari e dal sicuro impatto estetico.

La custodia si apre semplicemente sollevando il lembo di pelle, agganciato tramite un magnete di discreta potenza che rivela gli auricolari veri e propri. Sono molto piccoli, pesano solo 5 grammi e sono tra i più leggeri al momento disponibili. Non ci sono pulsanti, in quanto i controlli sono di tipo touch e la scocca riprende i colori della custodia. Nella confezione sono inoltre presenti tre set di gommini in silicone che permettono di adattare gli auricolari a qualsiasi orecchio.

Funzioni

Rispetto ad altri auricolari true wireless, le Pamu Scroll sono dotate di Bluetooth 5.0. Si tratta di una novità importante in questo settore, in quanto il nuovo standard permette una connessione più stabile e affidabile. Hanno anche certificazione IPX6, che le rende resistenti a sudore e schizzi: si possono dunque utilizzare sotto la pioggia o mentre si fa sport anche se in quest’ultimo caso si sente la mancanza di un archetto di tenuta, come succede per esempio in auricolari sportivi come le Bose Soundsport Free.

L’autonomia dichiarata per ogni singola ricarica è di 3.5 ore, anche se realisticamente a volume medio siamo arrivati a raggiungere le tre ore. La batteria integrata nella custodia invece permette di ricaricare completamente le cuffie per altre tre volte, per un totale di 12 ore teoriche di autonomia. Possiamo tranquillamente affermare che con un uso medio si riescono ad ottenere due o tre giorni di autonomia senza dover ricaricare il case.

Case che si ricarica tramite la micro-USB sul lato destro e la cui ricarica impiega circa due ore. Sul lato sinistro quattro LED blu indicano l’autonomia residua. Padmate non ha però aggiunto nessuna gesture o pulsante che permetta di verificare l’autonomia accendendo i LED, i quali si attivano solamente durante la ricarica. Con un sovrapprezzo di circa 10 dollari, si può aggiungere un particolare accessorio che permetterà di ricaricare il case con i pad di ricarica wireless con standard QI, che però non abbiamo avuto modo di provare. I Pamu Scroll si inseriscono nelle apposite sedi della custodia e si ricaricano tramite i due contatti posti nella parte interna. Un magnete dovrebbe assicurarle al case evitando spostamenti non voluti, ma non è molto potente e di tanto in tanto può capitare di trovare gli auricolari collegati allo smartphone anche se dentro la dock.

Gli auricolari si accendono e si collegano all’ultimo dispositivo collegato non appena vengono estratti dalla custodia, particolare sì comodo ma presente anche in prodotti come Jaybird RUN e Zolo Liberty. Le Pamu Scroll permettono però di effettuare chiamate in stereo, potendo udire la voce del nostro interlocutore da entrambi gli auricolari.

Tramite i controlli touch si possono selezionare play o pausa o rispondere alle chiamate con un singolo tap, su entrambe le cuffie. Con un doppio tap sulla cuffia destra si passa al brano successivo, mentre un doppio tap sulla cuffia sinistra attiva l’assistente vocale del nostro smartphone, Android o Apple.

Rispondono bene nella maggior parte dei casi, ma nell’uso quotidiano si fa sentire l’impossibilità di controllare il volume. Peccato, perché in questo modo si finisce per controllare tutto direttamente dallo smartphone per comodità e brevità.

Ergonomia

Si tratta di auricolari di tipo in-ear, dunque è essenziale scegliere il gommino della giusta taglia per avere non solo un comfort corretto, ma soprattutto una buona riproduzione audio. A tal proposito torna utile la dotazione di gommini di diverse taglie presente nella confezione.

Per inserirli all’interno dell’orecchio vanno posizionati in orizzontale, appoggiati e dopodiché ruotati in senso orario. È più lungo a dirsi che a farsi e ci si fa presto l’abitudine. Sono molto stabili, non danno fastidio, a patto di apprezzare gli auricolari in ear.

Durante lo sport non abbiamo notato grosse criticità, né per correre né durante qualche sessione di pesi in palestra. Tuttavia danno la sensazione che debbano scivolare da un momento all’altro, soprattutto durante movimenti o sforzi più intensi. Come detto, si sente la mancanza di un archetto di tenuta in questo particolare ambito.

Qualità audio

Tra le caratteristiche pubblicate dall’azienda si nota un “Deep Bass”, ovvero bassi profondi, che fa intendere che Padmate abbia creato questi auricolari per andare incontro a un pubblico che in qualche modo apprezzi un’enfasi particolare delle frequenze basse.

La qualità audio è nella media. I bassi ci sono ma non sono pieni e rotondi, le frequenze medie e alte vengono prodotte in maniera piuttosto precisa, ma si arriva facilmente a distorsione ai volumi più alti. Insomma, suonano come suonerebbe un paio di auricolari su questa fascia di prezzo e non fanno miracoli.

È comunque un audio piacevole che non stanca e si apprezza anche l’isolamento acustico passivo, che durante il viaggio o in ufficio permette di non sentire i rumori di fondo.

Molto buona invece la qualità telefonica. Poter sentire l’interlocutore da entrambi gli auricolari è sicuramente un grande pregio rispetto alla maggior parte dei concorrenti attualmente disponibili e anche il microfono cattura la nostra voce in maniera chiara anche in situazioni con un discreto rumore di fondo.

Verdetto

Dare un giudizio senza considerare il prezzo, o meglio i prezzi, di vendita è molto difficile. Le Pamu Scroll sono un affare se li avete acquistati durante la fase iniziale di lancio a 39 dollari. Al prezzo attuale di 79 dollari sono comunque un buon acquisto. Al di là delle comunque buone prestazioni, sicuramente sono un bel dispositivo da regalare e da portare con sé, grazie ad un’estetica originale e che si differenzia rispetto alla pletora di auricolari True Wireless disponibili.

Se dovesse essere confermato il prezzo annunciato di 149 dollari, sarebbe molto più difficile consigliarli a cuor leggero. A questo prezzo potrete acquistare modelli migliori sotto diversi punti di vista come le Jabird RUN oppure le stesse Apple Airpods, mentre esistono vari modelli molto simili, come le Anker Soundcore Liberty Lite al prezzo di 54,99 euro. La speranza è che Padmate mantenga un prezzo concorrenziale che eviti il confronto con i marchi più blasonati ed affermati del mercato.

Se stai cercando un paio di auricolari True Wireless con Bluetooth 5.0, chiamate in stereo, buon audio che arrivino in tempo per Natale, ti suggeriamo le Anker Soundcore Liberty Lite, disponibili su Amazon a 54,99 euro.

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Operation Sharpshooter, pioggia di malware contro i settori energia, difesa, nucleare e finanza

di Valerio Porcu

McAfee ha individuato una nuova campagna di attacchi informatici che prendono di mira società attive in settori strategici quali energia, difesa, nucleare e finanza. La ricerca, sviluppata da McAfee Advanced Threat Research insieme a McAfee Labs Malware Operations Group, mette in luce un’operazione di grandi proporzioni, che è stata ribattezzata Operation Sharpshooter.

Il nome indica solo la prima parte dell’azione, che consiste nell’infettare la memoria dei sistemi e rende possibile l’attivazione della fase due – chiamata Rising Sun – che rende l’attacco completo. L’analisi del codice di Rising Sun mostra parti del codice di Duuzer, un trojan scoperto nel 2015 e creato dal cosiddetto Lazarus Group. I tecnici di McAfee suggeriscono prudenza, e ricordano che potrebbe trattarsi di un falso indizio. I criminali hanno costruito false campagne di assunzione per raccogliere informazioni su persone specifiche all’interno delle aziende, per poi prenderli di mira con campagne mirate.

Il risultato? Tra ottobre e novembre 2018 Rising Sun è stato individuato in 87 aziende, la maggior parte degli Stati Uniti, ma con una presenza non irrilevante anche in Europa, Russia e altre aree del mondo. Il settore più colpito è quello delle telecomunicazioni, ma Rising Sun ha raggiunto anche società attive nel campo della Difesa, del nucleare e altri settori strategici.

La scoperta, secondo i tecnici di McAfee, è un altro esempio di attacchi mirati come azioni di intelligence. “Il malware agisce in diverse fasi. Il vettore iniziale è un documento che contiene una macro, il cui scopo è scaricare la fase successiva, che viene eseguita in memoria e raccoglie informazioni. I dati della vittima vengono spediti al server di controllo affinché gli autori  possano controllarli e determinare i passi successivi”. Il documento completo di McAfee offre altri dettagli per chi volesse approfondire.

Gli analisti rilevano inoltre come questo tipo di attacco non sia stato mai rilevato in precedenza. Si chiedono dunque se fosse solo un’operazione esplorativa, oppure il primo passo di un’azione più grande.

Mantenersi al sicuro è prima di tutto una questione di attenzione personale, ma è un buon software di sicurezza è di grande aiuto.

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Overwatch Anthology: i fumetti di Overwatch per la gioia dei fan (e solo loro)

di Raffaele Giasi

Da qualche tempo a questa parte, Panini Comics sta portando in Italia quelli che sono i volumi dedicati al mondo di Overwatch che, come saprete, già da un po’ sta cominciando ad espandersi dal punto di vista narrativo, grazie al certosino lavoro di Blizzard.

Ci siamo quindi domandati se, al pari dei cortometraggi diffusi di tanto in tanto dalla compagnia, anche questi fumetti avrebbero avuto da dire la loro, complice il modo in cui, di norma, Blizzard controlla la diffusione dei prodotti legati ai suoi brand, sempre contraddistinti da una certa qualità, salvo pochissimi casi.

Dunque abbiamo recuperato, grazie a Panini, il primo volume di questa Overwatch Anthology, ovvero una raccolta di storie brevi ad opera dell’americana Dark Horse, presentata al pubblico in un formato lussuoso e molto accattivante, con copertina rigida e scintillante, e con all’interno ben dodici storie e un piccolo sketchbook.

Un volume, insomma, decisamente appetitoso per i fan del titolo Blizzard, che già da tempo ha cominciato ad espandere le proprie IP al di la dei confini poligonali dei suoi videogame, creando un gran numero di opere multimediali di cui i fumetti sono solo gli ultimi arrivati.

Le storie sono molte,e la lunghezza delle pagine dedicata ad ognuna di esse, divise per i singoli personaggi del roster (sulla falsariga dei cortometraggi di tanto in tanto diffusi da Blizzard) è piuttosto variabile, seppur si parli per lo più di storie molto brevi, anche di appena otto o dieci pagine, laddove non tutte, dato il numero di tavole, riescono ad essere brillanti come altre.

In linea di massima, la cosa apprezzabile, è la volontà di Blizzard e del corposo team di autori, di dare dignità al progetto editoriale sicché anche storie molto brevi, come quella di apertura dedicata a McCree, tentino comunque di superare la media dei più blandi tie-in a fumetti, risultando in effetti molto gradevoli, dinamiche e ben costruite. Non tutte, intendiamoci, ma qualcuna ce la fa tranquillamente. Come è il caso del succitato pistolero, del sempre gradevole Junkrat, e della tostissima Ana. Per il resto parliamo di qualche risata a denti stretti e poco più, incastrando, in linea di massima, il prodotto tra innumerevoli alti e bassi narrativi, laddove forse sarebbe stato più logico dare ad ogni autore uno spazio più ampio per dire e raccontare, a braccetto con i personaggi, qualcosina in più.

Anche perché considerare oggi un prodotto come questo un mero figlio del merchandising è profondamente errato, a prescindere dalla sua natura ovviamente “for fans only”. Pur vero che la regola aurea dei prodotti su licenza, da sempre, tende a sfavorire la qualità rispetto alla mercificazione, parlando di Blizzard va detto che la compagnia è molto attenta in ciò che propone ai fan, e nello sviluppo narrativo di ciò che riguarda le sue proprietà.

Il limite, quindi, non è nella scelta di trasformare Overwatch in un fumetto, ma nel decidere di creare un’antologia che non dia il giusto spazio (e la giusta paginazione) ai personaggi coinvolti che, anzi, hanno dimostrato di poter dire molto di sé stessi per mezzo dei succitati e meravigliosi corti animati.

Narrativamente, quindi, siamo dinanzi ad un lavoro che può far felici solo i fan, ma esteticamente siamo davanti a quella che è, oggettivamente, una piccola perla su carta stampata. Gli artisti coinvolti hanno trovato un connubio perfetto tra il proprio stile e quello tipico del mondo di Overwatch, con i suoi tratti cartooneschi ed i suoi colori decisamente carichi e sgargianti, più raramente attenuati dalle tonalità più cupe e oscure. Un esempio, in tal senso, è una delle prime storie in cui incapperete nel volume, dedicata a Junkrat e Roadhog, e disegnata dall’artista Gray Shuko, forse una delle più belle dal punto di vista artistico sia per il modo in cui è ripreso degnamente l’immaginario dei due personaggi spesso, specie per ciò che riguarda Junkrat, quasi parodistico, sia per il dinamismo delle tavole, le espressioni, e per l’uso calzante delle colorazioni.

I colori, in particolare, sono forse la parte più squisita di questo volume, e riescono di volta in volta a tratteggiare quello che è il carattere e il mood che permea le storie di ogni singolo personaggio al centro della narrazione, sia esso solare e sconclusionato, o più cupo e crepuscolare. I colori della Overwatch Anthology Vol 1 sono, in sostanza, bellissimi, e rappresentano forse anche meglio dei disegni, una ricerca estetica fuori scala per quel che riguarda i prodotti su licenza, ma anche e soprattutto una profonda coesione tra il mondo digitale e quello su carta, creando una soluzione di continuità che, senza soffocare le matite alla base del disegno, riesce a regalare un risultato meraviglioso ed emozionante e questo, spesso, non è appannaggio neanche dei lavori più ricercati e blasonati.

Il bello è che tutto il volume si muove su questi passi, ed ogni artista è riuscito a trovare, assieme a chi si è incaricato delle varie colorazioni, un connubio bellissimo, espressivo e molto in linea con il mondo di Overwatch, ormai cesellato a dovere da Blizzard, e proprio per questo molto rischioso da approcciare, quanto meno dal punto di vista estetico ed artistico tanto che, chiuso il volume, sono forse le immagini, nelle loro emozionanti tonalità, a restare impresse nel lettore. Le storie? Sì, carine… ma quei disegni, e quei colori sono tutta un’altra storia.

Se sei un fan di Overwatch, oltre alla Anthology, il nostro consiglio è di rivolgerti al bellissimo volume “L’arte di Overwatch”, con studi, character design ed un mucchio di altre bellissime tavole dedicate al popolare titolo Blizzard!

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Apple: servizio di edicola digitale in abbonamento già questa primavera?

di HDblog.it

Apple potrebbe lanciare il suo servizio di edicola digitale con abbonamento mensile già questa primavera. Lo riporta Bloomberg, la stessa fonte che aveva pubblicato l'indiscrezione originale lo scorso aprile. La testata aggiunge qualche dettaglio in più sul servizio: potrebbe essere parte di Apple News e dovrebbe trattarsi fondamentalmente di una riedizione di Texture, il "Netflix delle riviste" che Apple ha comprato a inizio 2018.

Apple starebbe cercando di coinvolgere i nomi più importanti dell'editoria USA premium (vale a dire: i cui articoli possono essere letti solo previa sottoscrizione di un abbonamento), come il New York Times e il Wall Street Journal. Il formato dei contenuti non sarebbe una semplice riedizione digitale gli articoli della versione cartacea, e sfrutterebbe tutte le tecnologie più moderne che si trovano online.

Gli editori, tuttavia, sembrano poco entusiasti. L'abbonamento a Texture ha un prezzo piuttosto aggressivo: 10 dollari al mese, e pare che Apple voglia mantenerlo. Il solo WSJ costa ben più di così. Insomma, si teme che l'iniziativa riduca gli introiti complessivi, anche perché ci sarà poi da pagare una percentuale ad Apple, comprensibilmente. Dal canto suo, Apple gioca la carta della maggior visibilità: argomenta che un servizio ben fatto incrementa il bacino di utenza, come è successo per esempio con Apple Music, che ha raggiunto in pochi anni 60 milioni di abbonati paganti.


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PosteMobile ottiene un nuovo prefisso: 371.4

di Giovanni Pardo

PosteMobile ha un nuovo prefisso: 371.4: l'operatore può ora acquisire 1 milione di nuovi utenti senza portabilità.

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Il Play Store ci propone anche oggi un piatto ricco di offerte su app e giochi Android

di Gianluigi Abbate

Sono più di 50 i titoli tra app e giochi Android oggi in offerta (di cui 32 gratis) sul Play Store. Quale modo migliore per affrontare la fredda giornata?

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Da oggi è possibile attivare le nuove SIM Kena Mobile tramite video identificazione

di Tommaso

Tramite il servizio Kena check-in è ora possibile attivare le nuove SIM Kena Mobile tramite video identificazione con un operatore.

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OPPO lancia un nuovo concorso fotografico, con OPPO RX17 Pro e Neo in palio

di Irven Zanolla

OPPO ha lanciato ufficialmente ieri una nuova iniziativa promozionale, denominata #DefinisciLaNotte, che mette in palio smartphone e numerosi altri premi.

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Wind: ancora attive le offerte con 40GB di traffico e tutto compreso a 4,99€. Eccole

Wind continua a stuzzicare gli utenti con nuove offerte capaci di permette di avere un bundle di traffico dati e chiamate illimitate ad un prezzo mai visto. Ecco i dettagli.

iPhone XS ed XS Max, le vendite sono molto basse

di Carla Stea

iphone xs vendite

iPhone XS ed XS Max deludono le aspettative di Apple: le vendite non sono quelle che ci si aspettava. Si tratta di un evento decisamente insolito per il colosso di Cupertino, eppure sembra che l’interesse da parte degli utenti verso i nuovi flagship dell’azienda non sia lo stesso di sempre.

iPhone XS ed XS Max vendono poco

Avevamo già scoperto che iPhone XR era il preferito fra il pubblico per una serie di motivi, fra cui il costo più basso rispetto a device della gamma XS. Sembra però che non solo i flagship riscuotano meno interesse, ma siano anche poco acquistati. I dati, raccolti in una serie di grafici, arrivano da Best Buy, uno dei più grandi rivenditori al dettaglio di elettronica su scala mondiale.

Secondo la sua analisi, il modello che ha la peggio in assoluto è iPhone XS con 512GB di storage interno. Ad ottobre la versione era alla posizione 17.100 nella classifica che include tutti i prodotti venduti da Best Buy, nel mese di dicembre è schizzato al posto 31.800. Un po’ meglio, ma sempre in forte calo, i modelli con taglio di memoria da 64GB e 256GB.

La versione Max dei nuovi melafonini non è certo in una situazione migliore. Anche in questo caso, il modello più basso in classifica è quello con 512GB di storage interno. I modelli d 64GB e 256GB sopravvivono meglio, ma anche loro hanno perso molte posizioni nel ranking.

Dunque, eliminare iPhone X dallo store ufficiale, ed interromperne la produzione (per poi probabilmente riprenderla), sembra non aver aiutato Apple a direzionare l’attenzione degli utenti verso i nuovi modelli. Probabilmente, il record di vendite raggiunto dal melafonino presentato per il decimo anniversario di iPhone ha creato una sorta di certezza assoluta del successo che avrebbero avuto i successivi device. Certezza che, stando all’evidenza dei dati, si è dimostrata scorretta. Fortunatamente, a trascinare un minimo le vendite attuali degli smartphone Apple c’è iPhone XR.

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I Buzzer con Arduino

di Nicolò Saporito
Come utilizzare i buzzer con Arduino. Leggi I Buzzer con Arduino

GitLab Serverless

di Claudio Davide Ferrara
GitLab lancia GitLab Serverless, una piattaforma Cloud il cui costo si basa sulle risorse effettive consumate da un'applicazione. Leggi GitLab Serverless

Salerno Reggio Calabria: Anas attiva i sensori di peso Sentinel sui ponti

Il sistema Sentinel sarà testato sull’autostrada A2 con sensori dinamici, prevenire il rischio crollo dei ponti costerà 4,6 milioni di euro
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