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Toyota: le auto elettriche in arrivo ma con il supporto della Cina

di Antonio Elia Migliozzi

I grandi marchi dell’auto si preparano ad accelerare i tempi della produzione di auto elettriche. In questo senso è fondamentale assicurarsi, in breve e a prezzi contenuti, tutte le componenti necessarie all’assemblaggio prima che lo facciano i rivali. Toyota sceglie di affidarsi al colosso cinese dell’auto elettrica BYD non solo per la fornitura di componenti, ma anche per impiantare in Cina la produzione di auto a zero emissioni. Toyota e BYD lavoreranno insieme allo sviluppo di una serie di modelli che copriranno vari segmenti dalle berline ai SUV. Del resto se guardiamo al mercato Toyota è da sempre sostenitrice delle motorizzazioni ibride e per questo si trova indietro nello sviluppo della sua offerta 100% elettrica. Il piano prevede di fare le cose in grande e per questo il brand giapponese ha scelto di guardare oltre lo storico alleato Panasonic. Vediamo dettagli e risvolti dell’accordo tra Toyota e BYD.

CINA E GIAPPONE

Toyota ha annunciato che svilupperà batterie e veicoli elettrici con il colosso cinese BYD. Le alleanze con i marchi cinesi si confermano la scelta giusta per quanti vogliono costruire veicoli elettrici a prezzi accessibili. Ad oggi la Cina non è solo il più grande mercato automobilistico al mondo ma anche il primo nel settore degli EV. Toyota e BYD comunicano che lavoreranno ad una vasta gamma di modelli che vanno dalle berline ai SUV. Va detto che tutti questi mezzi saranno venduti con il marchio Toyota in Cina già a partire dalla prima metà del 2020. La notizia arriva dopo che nei giorni scorsi Toyota ha fatto sapere di collaborare con la cinese Amerex Technology per la fornitura e lo sviluppo di batterie per veicoli a basse emissioni. A giugno Toyota ha detto di voler ottenere la metà delle sue vendite globali dai veicoli elettrificati entro il 2025.

PRESSIONI DI MERCATO

Toyota ha scelto di anticipare di 5 anni l’obiettivo di vendite fissato al 2030 e, per non mancare all’appuntamento, ha bisogno di più batterie. Il marchio ha deciso allora di guardare oltre Panasonic suo partner di vecchia data. Queste notizie arrivano nel momento cresce il mercato dei veicoli a emissioni zero viste le norme sempre più severe sulle emissioni che strangolano i motori a combustione. In Cina, Toyota ha in programma di lanciare la sua prima vettura 100% elettrica che sarà una versione speciale del crossover compatto C-HR. Il quotidiano finanziario Economic Observer, già nell’aprile dello scorso anno, tracciava un quadro delle case automobilistiche cinesi al lavoro nel settore delle vetture a zero emissioni. In pochi anni il paese è diventato il primo hub mondiale nello sviluppo e realizzazione di veicoli elettrici. Non è un caso se marchi come Volkswagen e Tesla abbiano scelto di fare base proprio in Cina.

NUOVI MONOPOLI

CATL è il più grande produttore di batterie al mondo e, guarda caso, ha sede in Cina. L’azienda fornisce le sue componenti alle case automobilistiche cinesi e straniere tra cui Volkswagen, Daimler, BMW, Honda e NIO. Dal canto suo BYD è il più grande produttore di veicoli elettrici al mondo ed è anche il secondo più grande fornitore di batterie con sede in Cina. L’anno scorso ne ha vendute circa 100.000. Al terzo posto c’è Guoxuan High Tech, uno dei principali fornitori della casa automobilistica statale BAIC Motor. BYD sta attualmente investendo 1,49 miliardi di dollari in una nuova fabbrica di batterie che avrà una capacità produttiva annuale di 20 Gwh. Si tratterebbe di uno dei maggiori siti produttivi al mondo secondo solo alla Gigafactory 1 di Tesla in Nevada. La fabbrica dei record ha attualmente un output stimato di circa 35 GWh all’anno.

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Incidenti stradali: in Italia +7% di vittime nel 2019

di Raffaele Dambra

Incidenti stradali Italia 2019

Non sono buoni gli ultimi numeri sugli incidenti stradali in Italia. Dopo un anno di incoraggiante calo le cifre relative ai primi mesi del 2019 parlano di un +7% di vittime da sinistri stradali. Continuando di questo passo sembra purtroppo allontanarsi l’ambizioso obiettivo del piano UE secondo cui l’Italia sarebbe dovuta scendere nel 2020 a ‘soli’ 2000 morti, visto che le stime proiettano la cifra finale di quest’anno a circa 3.500.

INCIDENTI STRADALI IN ITALIA: IL NUMERO DELLE VITTIME TORNA A SALIRE

Se n’è parlato durante la presentazione della strategia di Viabilità Italia per le vacanze estive 2019, che prospetta ben due giornate da bollino nero la mattina di sabato 3 e quella di sabato 10 agosto. “Se nel 2017 era stato registrato un +2,9% di morti sulle strade con 3.378 decessi”, ha spiegato Giovanni Busacca, direttore del servizio di polizia stradale e presidente di Viabilità Italia, “Nel 2018 il dato è stato in calo, con un -2%, ovvero 3.310 vittime. Numeri che comunque non ci fanno essere contenti perché vuole dire che ci sono stati nove morti al giorno sulle strade. Ma il vero allarme però è per l’anno in corso, visti i dati dei primi mesi che abbiamo in possesso: il 2019 potrebbe infatti far segnare un tragico +7% di morti sulle strade”.

SOLUZIONI PER RIDURRE I MORTI SULLE STRADE

“L’aumento, per il momento parziale, del 7% di vittime da incidenti stradali in Italia è un campanello d’allarme sul quale riflettere e lavorare”. Lo ha sottolineato il capo della polizia, Franco Gabrielli, commentando i freddi numeri snocciolati da Busacca. “Per abbattere o quanto meno ridurre il numero di morti sulle strade auspico sanzioni molto severe e immediate per comportamenti irresponsabili alla guida di un’auto. Primo fra tutti l’uso dei cellulari al volante, prevedendo la sospensione della patente fin dalla prima infrazione”. E in effetti le annunciate modifiche al Codice della Strada stanno andando proprio in questa direzione, peccato solo che non si farà in tempo ad approvarle entro la fine dell’estate.

INCIDENTI STRADALI IN ITALIA: I MESI PIÙ PERICOLOSI

Nel corso della presentazione sono stati rivelati anche quali sono i mesi più pericolosi per guidare in Italia, con riferimento all’anno 2018. Luglio è risultato il mese in cui si muore di più con 341 decessi, ovvero più del 10% del totale; agosto invece è il mese in cui la frequenza delle morti è maggiore, con 2,3 morti ogni 100 incidenti stradali. “Dobbiamo assolutamente invertire il trend”, ha chiosato Busacca, “Credo anch’io che la sospensione della patente di guida possa fare, in certi casi, da ottimo deterrente. Ma dev’essere sospesa subito, direttamente sulla strada”.

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Cellulare alla guida: niente multa se la telefonata è d’emergenza

di Raffaele Dambra

cellulare alla guida multe

Tolleranza zero per chi usa il cellulare alla guida, ma la multa può essere annullata se la telefonata è dovuta a motivi d’emergenza. Lo dicono alcune sentenze di giudici di pace, proprio mentre nel pacchetto di modifiche al Codice della Strada sono state inasprite le sanzioni per chi maneggia smartphone e tablet durante la marcia, fino all’immediata sospensione della patente. Sanzioni che comunque saranno in vigore solo dopo l’approvazione definitiva delle modifiche da parte dei due rami del Parlamento. Quindi sicuramente non prima del prossimo autunno.

CELLULARE ALLA GUIDA: NO MULTA SE C’È STATO DI NECESSITÀ

Per la cancellazione di eventuali multe dovute all’uso del cellulare alla guida si fa riferimento alla nozione di ‘stato di necessità’ (art. 54 del Codice Penale) che si applica anche in caso di sanzioni amministrative (legge 689/1981, art. 4 comma 1). Tale legge prevede infatti che “non risponde delle violazioni amministrative chi ha commesso il fatto nell’adempimento di un dovere o nell’esercizio di una facoltà legittima ovvero in stato di necessità o di legittima difesa”.

MULTE ANNULLATE PER TELEFONATE D’EMERGENZA DURANTE LA GUIDA: LE SENTENZE

È quanto per esempio il giudice di pace di Perugia ha riconosciuto, annullandole la multa (sentenza n. 507/14), a una donna sanzionata dalle Forze dell’ordine per essere stata trovata impegnata in una conversazione telefonica mentre era alla guida della sua autovettura. La donna aveva fatto ricorso richiamando lo stato di necessità, in quanto la telefonata a cui aveva risposto era urgente e proveniva dalla casa di riposo in cui era ricoverata la nonna, le cui condizioni di salute erano rapidamente peggiorate. Evento poi confermato dal certificato di morte prodotto in giudizio, che ha documentato l’avvenuto decesso dell’anziana subito dopo. Senza il quale, probabilmente, la multa non sarebbe stata cancellata. Perché non basta affermare di avere avuto un’urgenza ma va pure provata e circostanziata, altrimenti lo farebbe chiunque.

CELLULARE ALLA GUIDA, MULTE CANCELLABILI: DEV’ESSERCI EFFETTIVO STATO DI NECESSITÀ

Anche il giudice di pace di Taranto, con la sentenza 537/2012, ha dato ragione al conducente sanzionato per l’uso del cellulare alla guida. Ritenendo sussistente la causa di giustificazione qualora la necessità sia attestata da certificato medico relativo alla figlia affetta da grave malattia. Tuttavia la Corte di Cassazione ha recentemente ricordato, forse per evitare una linea di giudizio troppo indulgente verso i trasgressori, che l’utilizzo del telefono cellulare durante la guida è giustificato solo qualora risulti integrato un effettivo stato di necessità. Configurabile, ricordiamolo, dall’esigenza immediata di evitare a sé o ad altri il pericolo di un danno grave alla persona, non causato volontariamente e non evitabile attraverso altre condotte. Criteri che si applicano anche alle multe per eccesso di velocità.

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Polonia: l’autostrada si paga via APP e senza “Telepass”

di Donato D'Ambrosi

La Polonia è senza ombra di dubbio uno dei Paesi che ha implementato una strategia fertile di sviluppo dell’Information Technology. L’efficienza è il principio con cui si muovono i servizi fondamentali, tra cui il pagamento del pedaggio ai caselli semplicemente con un’applicazione da smartphone. Si chiama Autopay l’app che in Polonia permette di pagare l’autostrada come in Italia si fa con il tradizionale Telepass, ma senza aggeggi appesi al parabrezza. Ecco come funziona pagare l’autostrada in Polonia se siete di passaggio.

DAL 16 LUGLIO ANCHE SULL’AUTOSTRADA A4 SI PAGA CON L’APP

Il pagamento del pedaggio in Polonia tramite smartphone è stato implementato prima sull’Autostrada A1, che corre lungo tutto il Paese, e dal 16 luglio 2019 anche sull’A4. L’obiettivo – sostiene Blue Media, la società partner che ha sviluppato l’app Autopay – è ridurre di 2025 kg la CO2 emessa dalle auto ferme al casello entro il 2025. Il sistema di pagamento “videotolling”, permette infatti alle auto di entrare e uscire dall’autostrada senza fermarsi e senza l’obbligo di dover richiedere un dispositivo per il telepedaggio da tenere in auto. Leggi qui cosa rischia chi non paga il pedaggio.

COME SI PAGA IL PEDAGGIO TRAMITE SMARTPHONE

Il sistema di pagamento via App disponibile anche sull’Autostrada A4 tra Katowice e Cracovia funziona in modo molto semplice. Basta scaricare l’App Autopay e associare il numero di targa del veicolo al proprio profilo e alla propria carta di credito o conto. Al passaggio nelle corsie dedicate a sinistra e destra in base al casello, il pagamento avverrà automaticamente attraverso il riconoscimento della targa. A prescindere dal Paese di provenienza dell’auto, il sistema è in grado di riconoscere tutte le targhe dell’Unione europea di auto e furgoni, ma attualmente sembrano esclusi i motocicli.

I VANTAGGI DEL PAGAMENTO VIA APP

Il pagamento avviene automaticamente nelle corsie contrassegnate dal logo Autopay e A4Go, ma se si sbaglia corsia si può pagare ugualmente il pedaggio tramite App. Nelle altre corsie il processo potrebbe richiedere qualche minuto in più, mentre in quelle dedicate permette di risparmiare più della metà del tempo al casello. Il sistema funziona grossomodo alla stessa maniera del Telepass di Autostrade, ma con una serie di vantaggi non indifferenti. Il primo è che non essendo necessario un dispositivo a bordo vengono meno tutte le noie dei malfunzionamenti e i costi legati al canone del dispositivo. Poi inserendo semplicemente le targhe nell’applicazione non è necessario spostare nessun aggeggio quando si usano più auto in famiglia.

INVESTIMENTI SENSATI NELLE INFRASTRUTTURE

Ultimo ma non meno importante è che oltre al miglioramento del servizio, il pedaggio via App sulle autostrade in Polonia non viene addebitato in anticipo. Una parte del pedaggio viene addebitato al casello di entrata e l’altra parte al casello di uscita. A parte la modernissima Pedemontana, è così che altrove i gestori delle autostrade dovrebbero investire i soldi poi ripartiti sistematicamente negli aumenti dei pedaggi. Probabilmente ci sarebbero meno polemiche e un tangibile miglioramento della qualità e della sicurezza del servizio e delle infrastrutture.

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Autostrada: limite a 150 km/h, proposta la sperimentazione per un anno

di Raffaele Dambra

Autostrada limite 150 km/h

Si è discusso a lungo nei mesi scorsi sull’opportunità di portare il limite di velocità in autostrada a 150 km/h. La proposta, partita da sponda leghista, non ha poi trovato posto nel pacchetto di modifiche al Codice della Strada, soprattutto per l’opposizione degli alleati di Governo del Movimento 5 Stelle e in particolare del Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Danilo Toninelli. Finita qui? Neanche per sogno: la Lega sta infatti per tornare alla carica con una nuova mozione per innalzare i limiti di velocità sulle autostrade in Italia a 150 km/h.

LIMITI IN AUTOSTRADA A 150 KM/H: NUOVA PROPOSTA

Ne ha parlato in un’intervista al quotidiano Il Tempo l’On. Alessandro Morelli, presidente della Commissione Trasporti alla Camera dei Deputati. La stessa che ha dato l’ok alle modifiche al Codice della Strada, su cui adesso devono pronunciarsi le due aule del Parlamento. Pur ritenendosi molto soddisfatto del lavoro svolto dalla sua commissione, il deputato leghista ha dichiarato che l’idea di alzare in autostrada il limite a 150 km/h non è affatto tramontata. Anzi, l’esclusione dal pacchetto di modifiche al CdS potrebbe favorire un iter persino più veloce.

AUTOSTRADA, LIMITE A 150 KM/H: SPERIMENTAZIONE DI UN ANNO

“La norma sui limiti in autostrada a 150 km/h non è stata inserita per una diversità di vedute col M5S”, ha confermato Morelli, “su alcuni argomenti abbiamo dovuto fare un passo indietro noi e su altri l’hanno fatto loro. Ma intendo presentare al più presto un ordine del giorno alla Camera per avviare una sperimentazione della durata di un anno su alcune tratte autostradali. Per poi alla fine vedere su quali arterie sia possibile applicare l’innalzamento dei limiti a 150 km/h”. Insomma, l’On. Morelli non si è ancora arreso sulla questione dei 150 in autostrada, chissà cosa ne pensano gli alleati pentastellati…

LIMITI DI VELOCITÀ A 150 KM/H: COSA DICE IL CODICE DELLA STRADA

Ricordiamo che la proposta originaria di Morelli, bocciata in Commissione Trasporti, prevedeva l’aumento dei limiti di velocità non su tutta la rete ma solo sulle autostrade a tre corsie più quella di emergenza, con asfalto drenante e monitorate dai tutor. Il fatto curioso è che il limite di 150 km/h è già contemplato Codice della Strada. L’art. 142 dispone infatti che “sulle autostrade a tre corsie più corsia di emergenza per ogni senso di marcia, dotate di apparecchiature debitamente omologate per il calcolo della velocità media di percorrenza su tratti determinati, gli enti proprietari o concessionari possono elevare il limite massimo di velocità fino a 150 km/h sulla base delle caratteristiche progettuali ed effettive del tracciato, previa installazione degli appositi segnali. Sempre che lo consentano l’intensità del traffico, le condizioni atmosferiche prevalenti e i dati di incidentalità dell’ultimo quinquennio”.

IL PARADOSSO DELL’ATTUALE NORMA SUI 150 KM/H IN AUTOSTRADA

Solo che, per ironia della sorte, nessuna concessionaria autostradale italiana ha mai applicato in pieno questa parte dell’articolo. Questo perché nessun tratto della rete possiede tutti i requisiti richiesti dal Codice.

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Sicurezza rotatorie: più rischi se ci sono due o più corsie

di Antonio Elia Migliozzi

In Europa come in America le rotatorie sono sempre più diffuse. Si tratta di una soluzione ideale per evitare ingorghi ai semafori all’intersezione di due o più strade trafficate. Una ricerca dell’Istituto americano IIHS dimostra che le rotatorie sono spesso molto pericolose. Le statistiche confermano le rotatorie a corsia unica sono le più sicure mentre quelle a corsia doppia aumentano, almeno in un primo momento, il rischio di errori e incidenti. La ricerca ha esaminato 98 rotatorie tra le oltre 300 presenti nello Stato di Washington. Eppure viene confermato che il problema non è di progettazione delle infrastrutture ma di attenzione alla guida da parte degli automobilisti. Insomma spesso il punto è capire a chi spetta effettivamente la precedenza. Vediamo tutti i dettagli dello studio.

UNA O DUE CORSIE

Le rotatorie migliorano la fluidità della circolazione stradale rispetto alle intersezioni tradizionali. Eppure i vantaggi delle rotatorie a due corsie sono inferiori a quelli offerti delle rotatorie a singola corsia. I ricercatori dell’IIHS hanno svolto uno studio sulle rotatorie confermando che quelle a doppia corsia registrano più incidenti. La ricerca conferma che gli incidenti alle rotatorie a due corsie diminuiscono col passare del tempo perché i conducenti acquisiscono maggiore familiarità. Le rotatorie costringono le auto a rallentare evitando i tipici incidenti da incrocio: collisioni ad angolo retto, laterali e frontali. La doppia corsia rende, però, le rotatorie più complesse, accrescendo il rischio incidenti. Alcuni studi, tra cui uno del 2012, ne avevano già sospettato la maggiore pericolosità. I ricercatori dell’IIHS si sono concentrati sullo stato di Washington che conta oltre 300 rotatorie. Coinvolte 98 rotatorie a una corsia e 29 a due corsie costruite tra il 2009 e il 2015.

LO STUDIO

Per ogni rotonda, i ricercatori IIHS hanno esaminato gli incidenti a partire dal primo anno dopo la costruzione fino al 2016. Per rendere lo il tutto più verosimile sono stati considerati anche i volumi di traffico delle zone in cui trova ciascuna rotonda. Il trend che ne è derivato è positivo. Il numero di incidenti alle rotatorie a due corsie è diminuito, in media, del 9% all’anno. Allo stesso tempo, diminuiscono nel tempo le probabilità che un incidente a una rotonda a due corsie comporti feriti gravi. In questo caso il calo registrato è di quasi un terzo all’anno. I ricercatori dell’IIHS hanno invece notato un aumento del numero di incidenti nelle rotatorie a corsia singola del 7% annuo anche se le probabilità di ferimento sono diminuite del 19%. “Le rotatorie a due corsie sono intrinsecamente più complesse rispetto a quelle a corsia singola”, ha concluso Wen Hu, principale autore dello studio.

QUESTIONE DI FAMILIARITA’

E’ chiaro che nello Stato di Washington molti conducenti non hanno ancora molta familiarità con le rotonde a doppia corsia ed è per questo comprensibile l’iniziale maggior numero di incidenti. Un problema comune alle rotonde è che non viene data la precedenza in modo corretto. I risultati dello studio IIHS suggeriscono che i conducenti vanno di solito più piano sulle rotonde a corsia singola riducendo di molto i rischi per la sicurezza. L’IIHS raccomanda comunque una progettazione e manutenzione più attenta. In questo senso l’illuminazione e la segnaletica, sia verticale che orizzontale, fanno davvero la differenza. I ricercatori auspicano più attenzione anche alla pendenza, alla grandezza delle isole spartitraffico e agli elementi decorativi centrali. Questi ultimi possono distrarre gli automobilisti e impedirgli di vedere oltre la rotonda.

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Dylan Dog – Viaggio nell’Incubo: dal 23 luglio in edicola con La Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera

di Gianluca Curioni
Il prossimo 23 luglio, La Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera lanceranno nelle edicole Dylan Dog – Viaggio nell’Incubo, una nuova collana a fumetti dedicata all’inquilino di Craven Road 7. Dylan Dog – Viaggio nell’Incubo è una iniziativa editoriale targata RCS Media Group, sarà composta da 50 uscite settimanali che raccoglieranno alcune delle […]

Passeggero senza cintura: sarà multato anche il conducente?

di Raffaele Dambra

Passeggero senza cintura multa al conducente

Nel pacchetto di modifiche al nuovo Codice della Strada è entrato di soppiatto un emendamento che, se confermato, potrebbe cambiare il ‘rapporto’ tra conducente e passeggeri di un’auto, obbligando il primo a una maggiore responsabilità. In pratica, secondo quanto riporta oggi il Sole 24 Ore, sarebbe passata una norma che, nel caso in cui un passeggero maggiorenne non allacci la cintura, prevede la multa non solo per lui ma anche per il conducente. Insomma, una doppia e pesantissima sanzione.

PASSEGGERO SENZA CINTURA: L’ATTUALE NORMATIVA

Attualmente l’art. 172 del Codice della Strada dispone che il conducente risponde del mancato uso della cintura di sicurezza da parte degli altri occupanti solo se il passeggero è minorenne. O, in alternativa, ne risponde chi è tenuto alla sorveglianza del minore stesso (per esempio la mamma), se presente sul mezzo. In tutti gli altri casi ogni occupante di un veicolo risponde in prima persona delle infrazioni che commette riguardo alle cinture. A dire il vero il conducente avrebbe l’obbligo di esigere che tutti i passeggeri a bordo allaccino le cinture, fino a rifiutarsi di partire in caso di inosservanza. Ma l’eventuale inadempienza non comporterebbe per lui alcuna violazione del CdS. Al massimo (e non è comunque poco) rischierebbe la corresponsabilità per i danni riportati dai passeggeri in caso di incidente.

PASSEGGERO SENZA CINTURA: PAGHERÀ ANCHE IL CONDUCENTE?

Questi fino a oggi ma, come spiegavamo, c’è una proposta per estendere la sanzione (da 80 a 323 euro) al conducente anche se il passeggero senza cintura è maggiorenne. Non pagherebbe ovviamente solo il guidatore, ma pagherebbero entrambi. Per questo abbiamo parlato di sanzione doppia. Che però potrebbe diventare addirittura tripla, quadrupla o quintupla se al povero conducente venisse comminata una sanzione per ogni passeggero senza cintura (questo dettaglio dev’essere però chiarito meglio). In ogni caso l’emendamento ha previsto un paio di eccezioni: nessuna multa per i tassisti e per gli autisti NCC (noleggio con conducente). A patto che espongano a bordo cartelli o figure per informare gli occupanti dell’obbligo di allacciarsi la cintura di sicurezza, anche sui sedili posteriori.

TEMPISTICHE DELLA NUOVA NORMA

Non si tratta comunque di una norma che entrerà in vigore a breve (se mai lo farà), perché per il momento ha solo ricevuto l’ok della commissione Trasporti della Camera. Per l’approvazione definitiva serve invece il via libera di entrambi i rami del Parlamento, che non arriverà prima di fine 2019. Con alta probabilità di nuove modifiche e cancellazioni.

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Vacanze sicure: il 10% delle auto circolanti ha gomme sotto 1,6 mm

di Donato D'Ambrosi

L’operazione Vacanze Sicure 2019 della Polizia si è conclusa da poco. Il rapporto dei controlli in 7 regioni parla di un numero ancora alto di auto circolanti con pneumatici lisci. Lo rivela Assogomma che ha presentato i risultati delle verifiche annuali che la Polizia effettua ogni anno in alcune regioni. Dai controlli a cavallo delle vacanze 2019 è emerso che in alcune Province fino a 2 auto su 10 hanno gomme con battistrada inferiore a 1,6 mm.

10.500 CONTROLLI PER VACANZE SICURE

L’operazione Vacanze Sicure 2019 della Polizia quest’anno ha riservato i controlli su strada mirati allo stato degli pneumatici in Lazio, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria e Valle D’Aosta. Come sempre oggetto dei controlli degli agenti oltre alle verifiche di routine è la corretta manutenzione delle gomme. Secondo quanto emerso da oltre 10.500 controlli, le gomme pericolose vanno a braccetto con l’età avanzata delle auto. Gli agenti hanno come sempre sottoposto a controlli le auto secondo il metodo definito con il Politecnico di Torino che prevede verifiche con specifici criteri. Le auto con oltre 10 anni di età sono matematicamente quelle con le gomme più trascurate. Forse i numeri apparirebbero ancora più interessanti se si guardasse anche quante auto circolano con la pressione errata, un vizio molto pericoloso.

IL 36% DELLE AUTO AVEVA GOMME INVERNALI

Nel confronto tra le auto con meno di 4 anni e oltre 10 anni di età, gli agenti hanno verificato pneumatici non omogenei sullo stesso asse, danneggiati, non omologati e con un battistrada troppo usurato. Il CdS non obbliga a circolare con le gomme estive in estate, quindi c’era da aspettarsi che a prescindere dall’età dell’auto molti automobilisti circolano tranquillamente con gomme fuori stagione. Il 36% delle vetture fermate era infatti equipaggiato con pneumatici invernali di cui il 50% con sola marcatura M+S e il restante 50% marcato 3PMSF. E’ ancora più eclatante scoprire che le auto con gomme sotto il limite di 1,6mm sono simili in quota a prescindere dall’età. I controlli sono stati effettuati su strade a una corsia (42,73%), autostrade (28,50%), strade a due corsie (25,19%) strade con più di 2 corsie (3,58%). Gli automobilisti fermati erano per il 73% uomini e per il 27% donne di cui il 19% con meno di 30 anni, il 49% tra 30 e 50 e il 32% oltre i 50.

AUTO SENZA REVISIONE E PNEUMATICI DIVERSI

Ciò che invece per chiari motivi anagrafici mostra disparità è la quota di auto senza revisione. Oltre il 15% con più di 10 anni, contro meno dell’1% per quelle con 4 anni). Anche le auto con pneumatici non omogenei per marca e modello sullo stesso asse sono più frequenti con l’età (2,74% fino a 4 anni contro 6,23% oltre 10 anni). Con l’auto usata la tentazione di cambiare solo due gomme per volta e spesso solo una sullo stesso asse è forte. A proposito, questo video spiega vanno montate le gomme nuove, davanti o dietro e perché.

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Carrozze trainate da animali: proposto il divieto di circolazione in città

di Raffaele Dambra

Carrozze trainate da animali divieto

Stop in città alle carrozze trainate da cavalli, quelle che a Roma chiamano “botticelle” e a Firenze “fiaccherai”. Tra gli ultimissimi emendamenti inseriti nel pacchetto di modifiche al Codice della Strada, ha trovato posto anche quello presentato dalle deputate Patrizia Prestipino del PD e Federica Zanella di Forza Italia, poi leggermente modificato dal M5S, che, appunto, vieta il servizio di piazza con animali. L’iter per l’approvazione definitiva è ancora lungo, e quindi almeno per quest’estate vedremo ancora, a Roma dintorni Colosseo e non solo, le botticelle che scarrozzano i turisti sotto il sole cocente mettendo a dura prova la resistenza dei cavalli. Ma dovrebbe essere l’ultima.

CARROZZE TRAINATE DA ANIMALI: IL DIVIETO NON RIGUARDA PARCHI E RISERVE NATURALI

Il divieto di utilizzo delle carrozze trainate da animali sarà limitato alle città ma consentito “nei parchi e nelle riserve naturali, oltre che in occasione di manifestazioni pubbliche di carattere religioso culturale, storico e di tradizione popolare, dietro rilascio di una licenza speciale da parte dei Comuni interessati per fini ludici, culturali e turistici. Anche le slitte potranno continuare a prestare servizio di piazza, nelle località e nei periodi di tempo in cui ne è consentito l’uso”. La versione votata e approvata in commissione trasporti alla Camera con l’avallo dei deputati del Movimento 5 stelle è quindi una soluzione intermedia tra quella dell’opposizione, che chiedeva una totale soppressione di botticelle e carrozze, e quella della Lega, nettamente contraria per timore di danneggiare il settore turistico.

BOTTICELLE PERICOLO PER LA CIRCOLAZIONE STRADALE

“La tutela del benessere animale è una delle nostre priorità”, ha affermato il consigliere M5S Giuliano Pacetti. “Non sarà più concesso ai vetturini di portare i cavalli allo stremo, soprattutto quando a causa delle temperature elevate l’asfalto diventa rovente. Senza dimenticare che costringere i cavalli a marciare sotto il sole per ore mette a rischio anche la sicurezza delle persone e la circolazione stradale”.

In commissione trasporti – dove si discute la riforma del codice della strada – è stato approvato l’emendamento mio e di…

Geplaatst door Patrizia Prestipino op Dinsdag 9 juli 2019

STOP ALLE CARROZZE TRAINATE DA CAVALLI: I TIMORI DEI VETTURINI

Soddisfazione anche da parte delle due promotrici (“È una vittoria nella pluridecennale battaglia contro il crudele sfruttamento dei cavalli in nome di tradizioni anacronistiche ed irrispettose dei diritti degli animali”, ha detto l’On. Zanella, mentre l’On, Prestipino ha ricordato che “il percorso parlamentare è ancora lungo, ma un punto fermo è stato messo a favore del benessere dei cavalli”). E pure dalle tante associazioni animaliste. Unici scontenti i conducenti delle carrozze che lamentano la soppressione di quella che per loro era un’effettiva occupazione e adesso guardano al futuro con comprensibile timore.

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Cellulare alla guida: controlli della polizia in borghese in attesa delle maxi multe

di Raffaele Dambra

Cellulare alla guida controlli

È sempre più lotta senza quartiere contro gli incoscienti che usano il cellulare alla guida, mettendo a rischio la sicurezza di se stessi e degli altri. Già il pacchetto di modifiche al Codice della Strada contiene un significativo inasprimento delle sanzioni per chi si distrae con lo smartphone al volante. Ma nell’attesa dell’approvazione definitiva (serviranno alcuni mesi) si stanno intensificando i controlli della polizia locale in borghese per pizzicare sul fatto il maggior numero di trasgressori.

POLIZIA IN BORGHESE CONTRO I ‘FURBETTI’ DEL TELEFONINO

In provincia di Forlì, per esempio, hanno organizzato un servizio dinamico di pattuglie in ‘abiti civili’, quindi non identificabili dai potenziali violatori, con il compito di reprimere l’utilizzo improprio del cellulare alla guida. “Abbiamo deciso di implementare i consueti controlli relativi alla sicurezza stradale”, hanno dichiarato i vertici della polizia locale dell’Unione della Romagna Forlivese. “utilizzando agenti in borghese che avranno il compito di cogliere sul fatto quegli automobilisti un po’ furbetti che, alla vista della divisa, abbassano lo smartphone rialzandolo subito dopo aver oltrepassato il posto di controllo”.

CELLULARE ALLA GUIDA: CHI RISPETTA LE REGOLE NON DEVE AVER PAURA DEI CONTROLLI

Tattica analoga a Treviso, dove sono iniziati controlli specifici da parte della polizia locale mediante appostamenti svolti non solo con le auto di servizio, perfettamente riconoscibili, ma anche con auto ‘civili’, in giorni e orari diversi. “A volte capita che gli automobilisti non nascondono l’uso del cellulare alla guida neppure di fronte a un veicolo istituzionale delle forze di polizia”, ha riferito sconsolato il comandante della polizia locale trevigiana. “Questo perché c’è ormai l’abitudine di telefonare sempre e comunque, a scapito della concentrazione alla guida che purtroppo è ridotta ai minimi termini. Il nostro obbiettivo comunque resta sempre la prevenzione, per questo stiamo annunciando questi controlli in borghese. Nessuno, se rispetta le regole, deve averne timore”.

LA STRETTA DEL CODICE DELLA STRADA 2019 SULL’USO DEL CELLULARE ALLA GUIDA

L’uso del cellulare alla guida è una pessima abitudine che causa un incidente stradale su quattro, secondo i dati recentemente forniti dalla Polstrada. Ed è sicuramente per questo, come anticipavamo, che si è deciso di correre ai ripari innalzando il livello delle sanzioni già previste dall’art. 173 del Codice della Strada. La proposta, che dovrà passare l’esame dei due rami del Parlamento prima di diventare effettiva, prevede una maxi multa da 422 euro a 1.697 euro per chi utilizza dispositivi mobili durante la guida, con decurtazione di 5 punti e sospensione della patente da sette giorni a due mesi già alla prima infrazione. E se si è recidivi nell’arco di un biennio la sanzione diventa da 644 a 2.588 euro, con sospensione della patente fino a 3 mesi e decurtazione raddoppiata dei punti, da 5 a 10. Ovviamente sarà sempre permesso l’uso del cellulare tramite viva-voce, senza impegnare le mani.

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Assicurazione auto a 18 anni: quanto costa a Milano, Roma e Napoli

di Donato D'Ambrosi

Quanto si paga di assicurazione a 18 anni con il Decreto Bersani? E’ una domanda che molti si fanno visto che il regalo più gettonato al compimento dei 18 anni e al conseguimento del diploma è l’auto acquistata da mamma e papà. Una scorciatoia ben nota da tempo per non partire dall’ultima classe è il Decreto Bersani, ma il costo dell’assicurazione varia molto in base alle città. Un’indagine rivela che nonostante i benefici fiscali a Napoli l’assicurazione costa a 18enne sempre più di Roma e Milano, con o senza il Decreto Bersani.

IL DECRETO BERSANI

Un’indagine di SOSTariffe.it rivela quanto nel 2019 a un neopatentato, che spesso è anche 18enne, assicurare l’auto per la prima volta con o senza decreto Bersani. Dall’indagine viene fuori che a prescindere dai benefici a influenzare notevolmente il costo dell’assicurazione è sempre la città. Bisogna però ricordare che il Decreto Bersani permette di sfruttare la stessa classe di merito di un familiare convivente, ma con il bonus-malus maturato non si trasferisce anche la tariffa. La tariffa e la classe di merito sono infatti distinte e il più delle volte quando si sfrutta il Decreto Bersani viene applicata la tariffa meno vantaggiosa equivalente a una specifica classe di merito. Che comunque dovrebbe essere più economica rispetto a una 14esima classe. Ma questo – secondo l’indagine – non succede a Napoli.

ASSICURAZIONE 18ENNE SENZA DECRETO BERSANI

Un 18enne che a Roma vuole assicurare per la prima volta un’auto deve fare bene i conti e cercare di sfruttare la classe di merito di un familiare. E’ qui infatti che la differenza maggiore pesa di più senza l’agevolazione: il costo medio parte da 956 euro e arriva anche a 3500 euro. Un costo più alto di Milano dove invece le tariffe medie partono da 653 euro e si fermano a 3150 euro, ma con un risparmio lievemente minore applicando Bersani. Se si confronta il costo medio massimo dell’assicurazione auto a Napoli per un 18enne (3527 euro) ci si rende conto che in fin dei conti non è poi così distante da Roma e Milano. Il discorso cambia se invece si mettono a confronto le tariffe medie minime (2200 euro).

ASSICURAZIONE 18ENNE CON DECRETO BERSANI

Usufruendo del Decreto Bersani l’assicurazione auto di un 18enne di Milano invece costa in media da 172 a 2647 euro in meno: il costo può variare da 481 a 1549 euro. A Roma le tariffe aumentano proporzionalmente ma con un risparmio medio stimato da 184 a 2748 euro. Assicurare a Roma un’auto con il Decreto Bersani, in base alla classe di merito può costare infatti da 752 a 1964 euro. A Napoli assicurare un’auto con il Decreto Bersani può costare quanto sottoscrivere il contratto a Milano senza agevolazione. Il prezzo medio più basso preventivato dall’indagine a Napoli è di 1532 euro, con un vantaggio che può variare da 669 a 1995 euro in base alla classe di merito e all’applicazione del Decreto Bersani.

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Multe: ricorsi al prefetto più facili con le ultime modifiche al Codice della Strada

di Raffaele Dambra

multe ricorsi prefetto

Il lungo e faticoso iter per l’approvazione del nutrito pacchetto di modifiche al Codice della Strada ha superato lo step della commissione Trasporti alla Camera, ed è finalmente pronto per la discussione in Aula. L’ok definitivo arriverà non prima del prossimo autunno con possibilità di ulteriori cambiamenti e cancellazioni. Quindi tutti i provvedimenti annunciati fino ad oggi sono ancora provvisori ed entreranno in vigore solo dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Tra questi sta suscitando una certa attenzione una novità dell’ultim’ora che riguarda le multe e i ricorsi al prefetto.

MULTE: RICORSO AL PREFETTO, L’ATTUALE NORMATIVA

Attualmente l’art. 203 del Codice della Strada prevede che si possa presentare ricorso al prefetto contro una multa ricevuta per violazione di una o più norme del suddetto codice. Il prefetto può accogliere il ricorso, in presenza di motivazioni valide, emettendo un’apposita ordinanza di archiviazione; oppure può rigettarlo, fissando per il ricorrente un’ingiunzione di pagamento per un importo non inferiore al doppio della sanzione minima prevista per la violazione. In pratica chi presenta un ricorso al prefetto e se lo vede respingere si vede raddoppiare la multa! Un vero e proprio disincentivo ad avanzare ricorsi…

MULTE: I RICORSI AL PREFETTO SARANNO PIÙ CONVENIENTI?

Ma con la novità approvata dalla commissione Trasporti alla Camera potrebbero cambiare molte cose. L’aggravio che si applica alla sanzione in caso di respingimento del ricorso da parte del prefetto è infatti sceso dal 100% al 50%. Quindi non più raddoppiata (la sanzione) ma ampliata soltanto della metà dell’importo. Una buona notizia per gli automobilisti, che potranno far valere le proprie ragioni senza il timore di subire un salasso economico, ma pessima per i tempi della giustizia. Se i ricorsi per le multe aumenteranno (e con questo ‘sconto’ aumenteranno senz’altro) le prefetture torneranno a intasarsi di richieste, col rischio di sforare i termini perentori (da 180 a 210 giorni) entro cui i prefetti devono emettere le loro decisioni, trascorsi i quali i ricorsi vanno intesi come accolti. C’è quindi il rischio che parecchie multe saranno cancellate non in quanto ingiuste, ma solo per decorrenza dei termini. Insomma, su questo punto ci sarà secondo noi ancora molto da discutere e non è detto che la norma passi così com’è stata formulata.

ADDIO ALLE MULTE A STRASCICO

Nel pacchetto di modifiche al Codice della Strada è stato inserito in extremis anche un emendamento che intende metter fine alle cosiddette ‘multe a strascico’. Parliamo delle infrazioni rilevate con l’ausilio di telecamere alle auto in divieto di sosta o in altre situazioni nelle quali il conducente dell’auto può ignorare di aver preso una multa. Con l’introduzione dell’obbligo del preavviso di notifica si consentirà invece all’automobilista di pagare la contravvenzione in tempi rapidi e senza ulteriori costi. Per tutte le altre possibili novità del Codice della Strada 2019, dall’inasprimento delle sanzioni per chi guida con il cellulare, alle moto 125 in autostrada e all’introduzione delle strade scolastiche, vi rimandiamo ai nostri precedenti servizi.

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Disneyland Paris – Il festival del Re Leone e della Giungla

di Giuseppe Genova
Il fascino della lussureggiante giungla indiana ed il ritmo della savana africana: questi sono gli elementi principali del nuovo e coloratissimo Festival del Re Leone e della Giungla, a Disneyland Paris in scena fino al 22 settembre 2019. Questa estate è dedicata, non a caso, al Re Leone. Ricordiamo infatti che a partire dal 21 […]

Esame Patente negli USA: il 52% degli automobilisti dice che è inutile

di Antonio Elia Migliozzi

La sicurezza al volante non è solo questione di tecnologia. Una ricerca condotta da Volvo negli Usa svela che ci sono gravi carenze per quanto riguarda la preparazione degli automobilisti. L’origine del problema andrebbe rintracciata nell’efficacia dei programmi e degli esami previsti per la scuola guida. Il 52% degli americani è convinto che negli Usa si continuino ad utilizzare metodi antiquati. Se si guarda bene in ben 16 Stati si riesce a ottenere la patente avendo alle spalle meno di 40 ore di esperienza al volante. Ecco allora che il 66% del campione punta il dito contro i giovani patentati accusati di essere una vera e propria minaccia su strada. Dalla ricerca Volvo emerge che 1 giovane su quattro, tra quelli patentati e nati tra il 1995 e il 2010, ammette che non supererebbe di nuovo l’esame della patente. Insomma dimenticanze e lacune organizzative incombono sulle strade degli Usa. I dettagli.

POCA FORMAZIONE

Un sondaggio Volvo mette nero su bianco l’antipatia degli americani per il test della patente. Volvo ha esaminato gli automobilisti Usa scoprendo che la formazione rimane un punto debole. Nei fatti le differenti generazioni di automobilisti finiscono per accusarsi a vicenda di essere impreparati al volante. Per comprendere meglio l’efficacia dei programmi di scuole guida, Volvo ha cercato di capire in che modo gli americani di tutte le età hanno imparato a guidare. I risultati completi sono stati pubblicati sotto il titolo “Volvo Reports: The State of Driver Education“. Volvo Car USA e The Harris Poll hanno indagato da vicino il rapporto tra gli americani e la loro auto. Negli anni ’70 il 95% degli studenti ha svolto specifici corsi di educazione pubblica legati alla sicurezza al volante. Ad oggi solo 10 stati Usa organizzano programmi di educazione pubblica nonostante 9 americani su 10 li ritengano necessari.

TEST ANTIQUATO

Più della metà (52%) degli americani ritiene che materiali e metodi di educazione siano obsoleti. Nei fatti il 60% del campione intervistato ritiene che l’attuale sistema non vada a testare veramente le proprie capacità di guida. Ecco allora che 1 patentato su 3 ha trascorso meno di 20 ore al volante prima del test di guida (28%). Al contrario il 41% dei patentati vuole che la legge preveda un minimo di 50 ore di esperienza al volante. Negli Usa i requisiti variano a livello statale ma impongono una media di 46 ore al volante. Eppure in 16 Stati ne bastano meno di 40. Con una riduzione dei programmi di istruzione pubblica per gli aspiranti patentati, i genitori assumono un ruolo sempre più importante. Il doppio degli intervistati riferisce di fare affidamento sui consigli dei propri genitori e non su quelli di un istruttore di scuola guida.

GENERAZIONI A CONFRONTO

Esperti e neopatentati si accusano a vicenda di essere un pericolo al volante. Due terzi (66%) degli americani di tutte le età credono che i ragazzi siano i guidatori più pericolosi, ma i più giovani non sono d’accordo. Per loro i maggiori rischi alla sicurezza vengono dai driver esperti (58%). Tra i giovani patentati in viaggio sulle strade Usa c’è anche chi si pone delle domande sulla propria preparazione. Dai numeri 1 neopatentato su 4, il 24%, non è certo di superare un eventuale nuovo test di guida. Il problema non è solo di apprendimento ma anche di perseveranza nelle buone pratiche al volante. Più della metà (55%) dei giovani patentati negli Usa afferma di ricordare la metà o meno di ciò che ha appreso alla scuola guida. Al contrario i driver più anziani dicono di ricordare la maggior parte o tutto ciò che hanno imparato (56%).

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Pedoni investiti: quando sono corresponsabili del sinistro

di Redazione

Pedoni investiti corresponsabilità

Spesso si tende a credere che nel caso di pedoni investiti da un’auto la responsabilità ricada sempre sul conducente della vettura. Del resto tra un mezzo a motore e un pedone è quest’ultimo la parte debole, quindi è normale che sia più tutelato. E anche la legge, attraverso l’art. 2054 del Codice Civile, ricorda che “il conducente di un veicolo è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione del veicolo stesso, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno”.

PEDONI INVESTITI: CONCORSO DI COLPA E COLPA ESCLUSIVA

Eppure il pedone non ha sempre ragione. Ne ha parlato un articolo del Sole 24 Ore a firma di Marisa Marraffino, spiegando che l’orientamento più recente della giurisprudenza (lo dimostrano numerose sentenze) è quello di una maggiore severità verso i pedoni che con il loro comportamento anomalo o imprevedibile concorrono, in tutto o in parte, a determinare l’impatto con la vettura. Magari perché distratti dall’uso dello smartphone e perché hanno attraversato la strada lontani dalle strisce pedonali.

PEDONI INVESTITI: SENTENZE A LORO SFAVORE

Se n’è accorta per esempio una donna di Trieste che era stata investita da un’auto e pretendeva il risarcimento per il danno subito. Ma il Tribunale della città giuliana ha ribaltato il tavolo (sentenza n. 380 del 7/6/2019) attribuendo alla donna l’80% della responsabilità del sinistro. Questo perché al momento della collisione stava attraversando la strada senza guardare in quanto intenta a parlare al cellulare, in totale disprezzo delle normali regole di prudenza. Ed è andata male anche a due pedoni investiti nelle vicinanze di un’area di servizio presso Ferrara. La Corte d’appello di Milano (sentenza n. 2547 dell’11/6/2019) gli addebitato addirittura la responsabilità esclusiva dell’impatto, essendo stati colpiti mentre attraversavano la strada di notte, sotto la pioggia, con abiti scuri e in evidente stato di ubriachezza, sottostimando completamente il rischio dell’attraversamento.

ALTRI CASI DI PEDONI INVESTITI RESPONSABILI DELLA COLLISIONE

Altri casi di pedoni investiti che sono ritenuti corresponsabili, o totalmente responsabili, del sinistro si verificano quando il pedone sopraggiunge all’improvviso e fuori dalle strisce. O, peggio ancora, quando attraversa l’incrocio di corsa con il semaforo rosso. In quest’ultimo caso, infatti, i giudici del Tribunale di Ravenna (sentenza n. 464 dell’11/5/2017) hanno riconosciuto l’impossibilità dell’automobilista di evitare l’impatto. E, curiosamente, c’è responsabilità del pedone pure se viene investito dopo essersi lanciato in mezzo alla carreggiata per inseguire il proprio cane sfuggito al guinzaglio, come da sentenza del Tribunale di Roma n. 18.769 del 3/10/2018 che ha scagionato l’uomo che l’ha investito.

IL CODICE DELLA STRADA SUL COMPORTAMENTO DEI PEDONI

Ricordiamo infine che il comportamento dei pedoni è regolato dall’art. 190 del Codice della Strada. In particolare il comma 2 specifica che “i pedoni, per attraversare la carreggiata, devono servirsi degli attraversamenti pedonali, dei sottopassaggi e dei sovrapassaggi. Quando questi non esistono, o distano più di cento metri dal punto di attraversamento, i pedoni possono attraversare la carreggiata solo in senso perpendicolare, con l’attenzione necessaria ad evitare situazioni di pericolo per sé o per altri”. E il comma 10 avverte che “chiunque viola le disposizioni del presente articolo (190, ndr) è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 25 a euro 99”.

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Traffico Autostrade: i weekend da bollino rosso a luglio 2019

di Donato D'Ambrosi

Il traffico autostradale a luglio 2019 sarà molto intenso per le partenze dei tanti che andranno in vacanza. Non ci saranno bollini neri, ma nei weekend bisognerà programmare con attenzione il viaggio per non trovarsi imbottigliati nel traffico. Il piano Viabilità estate 2019 rivela quali sono i giorni più critici di luglio 2019, quelli con traffico meno intenso e quali sono i limiti in vigore sulle autostrade.

I WEEKEND DI LUGLIO 2019 DA BOLLINO ROSSO

E’ stato approvato il Piano Viabilità Italia 2019 e reso noto il calendario dei bollini con le previsioni sul traffico. Per il mese di luglio non sono previsti bollini neri, ma sarà più frequente il rischio di trovarsi imbottigliati nel traffico o per qualche altro imprevisto. I giorni in cui le partenze intelligenti rischiano di essere un buco nell’acqua sono soprattutto i weekend (sabato-domenica) del 13-14 luglio e 20-21 luglio. Sarà a traffico intenso da bollino rosso anche il venerdì del weekend 27-28 luglio 2019.

I GIORNI DI LUGLIO CON MENO TRAFFICO

Man mano che ci si avvicina al mese di agosto le partenze più sicure con rischio di traffico intenso minore sono i giorni dal martedì al giovedì. E’ in questa finestra settimanale che il calendario di Viabilità Italia 2019 prevede meno zone “calde”. Fa eccezione solo il giovedì 26 luglio in cui è previsto traffico intenso ma senza criticità. In questi giorni partire nelle ore meno calde è consigliabile soprattutto a chi viaggia con bambini, anziani e animali a bordo. In tutti i weekend di luglio, come mostra l’infografica sopra sarà limitata la circolazione ai mezzi pesanti in alcune fasce orarie.

I CONSIGLI PER UN VIAGGIO SERENO

Ricordate soprattutto che le loro esigenze con soste più frequenti tenendo a bordo acqua fresca in caso di necessità e i medicinali nel modo corretto. Anche il guidatore non deve sottrarsi dal bere acqua per avere la giusta idratazione poiché guidare disidratati è come farlo dopo aver assunto alcolici. Ricordate inoltre che una vacanza intelligente e sicura inizia prima della partenza: disponete i bagagli nel modo corretto senza esagerare col carico, usate il seggiolino per bambini e allacciate le cinture davanti e dietro.

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Ztl: la scritta ‘varco attivo’ diventa illegittima, multe annullabili

di Redazione

Ztl varco attivo

Piccola grande novità per gli automobilisti italiani. Scompare in prossimità delle Ztl la scritta ‘varco attivo’, con cui avevamo più o meno fatto tutti conoscenza, perché considerata poco chiara e coerente con l’effettivo messaggio della segnalazione. Lo ha stabilito il MIT con le sue nuove linee guida sulla regolamentazione della circolazione stradale e segnaletica nelle Zone a Traffico Limitato, rivolte ai Comuni che intendono istituire o modificare una Ztl esistente. Potete consultare le linee guida integrali cliccando sul tasto rosso Scarica PDF alla fine dell’articolo.

L’EQUIVOCO DELLA SCRITTA ‘VARCO ATTIVO’ NELLE ZTL

Dunque niente più scritta ‘varco attivo’ all’ingresso delle Ztl e al suo posto non una ma ben due nuove diciture: ‘Ztl attiva’, quando il divieto di transito è in vigore; ‘Ztl non attiva’, quando il divieto non è in vigore. Come spiega il sito di informazione e consulenza legale laleggepertutti.it, la scritta è stata cambiata per risolvere un incredibile equivoco. Fino all’intervento del Ministero, infatti, il segnale ‘varco attivo’ indicava che la Ztl era in funzione, cioè attiva, con relativo divieto di transito e controllo con telecamere a distanza per beccare eventuali trasgressori. Solo che nella lingua italiana la parola ‘varco’ significa ‘passaggio’ e non ‘controllo’! E quindi molti automobilisti leggendo la scritta ‘varco attivo’ equivocano il messaggio e transitavano tranquillamente, credendo che la Ztl fosse aperta, quindi libera. Salvo poi vedersi recapitare a casa il verbale di contravvenzione…

MULTE NON VALIDE PER CHI È ENTRATO IN ZTL CON LA SCRITTA ‘VARCO ATTIVO’

Ovviamente quando qualcuno un po’ più sveglio degli altri si è accorto della contraddizione linguistica, sono iniziati a fioccare i ricorsi. E molti giudici di pace hanno effettivamente cancellato le multe ricevute da chi è transitato in una Ztl con la scritta ‘varco attivo’. Per quanto riguarda il futuro, invece, è presumibile che dopo l’approvazione delle nuove linee guida, le multe si potranno ancora impugnare in caso di presenza della vecchia scritta (si sa che molti Comuni italiani non sono rapidi nei cambiamenti). Seppur ciò non risulti ancora formalmente in una norma del Codice, hanno spiegato infatti i giuristi di laleggepertutti.it , è tuttavia un percorso interpretativo giustificabile e sostenibile in giudizio alla luce della novità appena introdotta dal MIT.

LA NUOVA SEGNALETICA DELLE ZTL

Le nuove linee guida del MIT spiegano esattamente come deve essere la segnaletica Ztl. D’ora in poi ogni Comune deve valutare innanzitutto la possibilità di inserire una segnaletica orizzontale, ossia le classiche linee e scritte sulla strada, e tracciare a terra il simbolo Ztl nei varchi in ingresso. La segnaletica verticale, invece, deve prevedere il classico simbolo Ztl insieme al pannello integrativo con il periodo e/o i giorni di vigenza e/o la fascia oraria di divieto della Ztl. Il pannello integrativo deve inoltre riportare limitazioni, deroghe ed eccezioni. Se c’è una telecamera, è necessaria l’esposizione di un pannello integrativo con la dicitura ‘controllo elettronico Ztl’. Come detto, al posto di ‘varco attivo’ viene adottata la dicitura ‘Ztl attiva’ (colore rosso) o ‘Ztl non attiva’ (colore verde). Nei luoghi turistici la scritta dev’essere riportata anche in lingua inglese (Ztl Closed e Ztl Opened).

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Seggiolini anti abbandono: dal 1 luglio 2019 niente più obbligo

di Donato D'Ambrosi

Una svolta per la sicurezza dei bambini abbandonati in auto solo a metà. Perché l’obbligo dell’allarme anti abbandono per i seggiolini auto previsto per il 1 luglio 2019 non scatterà. Lo riporta l’ASAPS con la pubblicazione della circolare del Ministero dell’Interno che “accusa” il Ministero dei Trasporti di non aver pronto il Decreto attuativo sull’obbligo dell’allarme anti abbandono in auto.

NIENTE SANZIONI A CHI NON HA L’ALLARME ANTIABBANDONO

Si sperava che il tutto partisse a estate non troppo inoltrata e invece come avevamo anticipato, l’obbligo scatterà a data da definirsi. E questo colpo di scena tutt’altro che inaspettato chiarisce anche i dubbi sui controlli e l’applicabilità delle sanzioni da parte della polizia. In buona sostanza si tratta delle stesse motivazioni che in tutti questi anni hanno raffreddato la ricerca dei Costruttori di seggiolini sui sistemi di allarme. Quali caratteristiche tecniche deve avere l’allarme anti abbandono per poter essere definito legale? In base a quali criteri durante un controllo su strada gli agenti possono applicare la legge e multare chi è sprovvisto di un sistema di allarme obbligatorio? Domande che solo un decreto attuativo del Ministero dei Trasporti avrebbe potuto chiarire. E invece arriva la circolare del Ministero dell’Interno che ufficializza lo stop: niente obbligo e niente sanzioni. Ma non confondetevi perché slitta l’obbligo di avere in auto un allarme anti abbandono, mentre sul trasporto dei bimbi nel seggiolino resta tutto invariato.

LA CIRCOLARE DEL MINISTERO DELL’INTERNO

La circolare nr. 200/A/5921/19/109/12/3/4 del 3 luglio 2019 (scaricabile in calcio all’articolo) invia alle prefetture e agli organi di Polizia quanto segue, da uno stralcio della circolare. “In assenza della norma tecnica che definisca le caratteristiche tecnico-costruttive e funzionali del dispositivo anti abbandono di cui devono essere equipaggiati tutti i seggiolini di cui devono essere equipaggiati tutti i seggiolini utilizzati da bambini di età inferiore ai quattro anni, il predetto Dicastero ha comunicato che non potrà essere richiesto all’utenza di adempiere un obbligo ancora privo del suo contenuto essenziale”.

INTANTO, I 10 ERRORI DA NON FARE

Bisogna però ricordare che svariate soluzioni di aziende, startup e costruttori hanno sfidato la burocrazia lanciando i primi sistemi di allarme per non dimenticare i bambini in auto. Ad esempio Remmy, che abbiamo provato, è uno di questi. Ma poi anche Hyundai ha lanciato il primo sistema di allarme integrato nell’auto sulla nuova Santa Fe. Dalla schiera di produttori di seggiolini invece Chicco, in collaborazione con Samsung, ha sviluppato il primo sistema integrato al seggiolino. Ma ora che l’obbligo dal 1 luglio 2019 è slittato tornano utili i 10 consigli pratici e i trucchi per non dimenticare il bimbo in auto nei giorni di maggiore stress.

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A 50 km/h un pedone investito ha il 15% di probabilità di sopravvivere

di Donato D'Ambrosi

Pedoni distratti dallo smartphone

Se tutti gli utenti della strada, inclusi i pedoni seguissero le regole e il buonsenso sicuramente ci sarebbero meno incidenti, feriti e morti. Ma così non è e in molte zone, soprattutto nei pressi dei centri e delle scuole, i limiti di velocità a 30 km/h sono uno standard. Perché proprio 30 km/h e non 50 km/h? Uno studio dell’Organizzazione mondiale della sanità che lega la velocità di impatto all’investimento di un pedone dice che oltre questa velocità la probabilità di morte aumenta esponenzialmente. Ecco quanto rischia un pedone quando non si rispettano i limiti e quali sono le regole per i pedoni da ricordare per muoversi senza correre inutili rischi.

30 KM/H POSSONO SALVARE LA VITA

Da 60 km/h in poi un pedone investito da un’auto ha mediamente pochissime probabilità di sopravvivere. E’ chiaro che tutto dipende da una smisurata serie di fattori, ma i più importanti individuati in un test non recente della World Health Organization sono la velocità dell’auto, la velocità di reazione del conducente e la distanza tra l’auto e il pedone nel momento in cui il conducente inizia a frenare. Guidare a 30 km/h spesso può sembrare snervante soprattutto a chi ha fretta. Ma secondo lo studio un conducente che guida a 30 km/h e si accorge di un pedone, percorre 21 metri mentre agisce e 9 metri mentre frena. Basta fare un’addizione banale per capire che mediamente servono 30 metri circa per riuscire a fermarsi senza investire un pedone. Il che si traduce in una probabilità del 90% di sopravvivenza per il pedone.

A 70 KM /H SI MUORE PIU’ FACILMENTE

Dall’infografica è curioso, ma non nuovo, ricordare come al crescere della velocità non aumenta solo la distanza di arresto dell’auto. Anche la distanza che percorre l’auto mentre il conducente realizza cosa fare si mantiene sempre più alta della distanza di frenata. A un certo punto (da 70 km/h) serve meno spazio per reagire che quello per fermare l’auto davanti a un pedone. Peccato però che a 70 km/h se non si riesce ad evitare il pedone, le sue probabilità di sopravvivenza sono dello 0%. Una velocità chiaramente illegale in città, ma un limite molto frequente nelle zone extraurbane dove i pedoni sono più a rischio.

LE REGOLE PER I PEDONI PER NON FARSI INVESTIRE

Piuttosto che stare a discutere sull’efficacia e la legittimità di un limite di velocità a 30 km/h, vogliamo soffermarci sulle regole che soprattutto i pedoni molto spesso sottovalutano esponendosi a inutili rischi. E’ quanto l’articolo 190 del CdS prescrive assimilando le disposizioni dell’art.20 nella Convenzione di Vienna del 1968 sulla circolazione stradale. Ecco le regole per i pedoni da ricordare:

– Fuori dei centri abitati i pedoni hanno l’obbligo di circolare in senso opposto a quello di marcia dei veicoli sulle carreggiate a due sensi di marcia e sul margine destro rispetto alla direzione di marcia dei veicoli quando si tratti di carreggiata a senso unico di circolazione.

– Quando non ci sono attraversamenti pedonali, o sono oltre 100 metri, i pedoni possono attraversare la carreggiata solo in senso perpendicolare con l’attenzione necessaria ad evitare situazioni di pericolo per sé o per altri.

– È vietato ai pedoni attraversare diagonalmente le intersezioni; è inoltre vietato attraversare le piazze e i larghi al di fuori degli attraversamenti pedonali

– È vietato ai pedoni sostare o indugiare sulla carreggiata

– I pedoni che si accingono ad attraversare in zona sprovvista di attraversamenti pedonali devono dare la precedenza ai conducenti.

– È vietato ai pedoni attraversare passando anteriormente agli autobus, filoveicoli e tram in sosta alle fermate.

– Inoltre è sempre buona norma, soprattutto in condizioni di scarsa visibilità o quando piove indossare abiti chiari o se si pratica jogging casacche ad alta visibilità evitando di isolarsi dai veicoli in strada con entrambe le cuffiette nelle orecchie.

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