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Oggi — 18 Novembre 2019RSS feeds

Alcolock in Europa obbligatorio: i Paesi che già lo adottano

di Donato D'Ambrosi

In Europa ci sono ancora troppe differenze tra i limiti di alcol ammessi alla guida, un grosso problema soprattutto quando ci si sposta per lavoro o per piacere. Si passa facilmente da 0 a 0,8 g/l di alcol nel sangue con tolleranza zero solo per i conducenti professionisti e i neopatentati. Una situazione che secondo  l’ETSC va risolta imponendo che chi si mette al volante non deve bere nulla. Questa regola vale già in tutti i Paesi dove l’alcolock è in fase sperimentale. Ecco i Paesi dove il motore si blocca se il sistema rileva che il conducente ha bevuto.

LIMITI ALCOL VARIABILI IN EUROPA E RISCHIO SICUREZZA

L’alcolock è un dispositivo collegato all’accensione del motore che soprattutto sui veicoli commerciali pesanti è diventato uno standard nazionale di alcuni Paesi UE. In pratica se il conducente ha bevuto anche un bicchiere di vino il motore non si avvia. Nonostante la sempre maggiore diffusione dell’alcolock anche i conducenti professionisti speso e volentieri vengono sorpresi al volante oltre il limite di legge. E’ il motivo per cui la posizione comunitaria è l’inasprimento delle sanzioni e la tolleranza zero verso chi infrange la legge. Ed è qui che punta l’European Transport Safety Council, spingere l’UE ad adottare anche il limite di 0 g/l di alcol per tutti i conducenti. Senza alcuna eccezione per i neopatentati, i conducenti esperti o professionisti.

ALCOLOCK OBBLIGATORIO: I PAESI UE DOVE C’E’ GIA’

In Europa sono solo 17 i Paesi dove l’alcolock è equipaggiato sui veicoli oppure lo sarà a breve. La Svezia ha adottato volontariamente l’obbligo dell’alcolock sui veicoli per il trasporto pubblico con obbligo di riabilitazione per chi viene sorpreso a bere al volante. La Finlandia, come la Svezia, ha introdotto spontaneamente l’obbligo dell’alcolock sui veicoli commerciali e scuolabus. In Polonia, Danimarca, Austria, Belgio, Francia, Regno Unito, Portogallo e Germania l’alcolock è presente su tutti i mezzi commerciali pesanti. Tra i Paesi dell’Unione Europea, l’Irlanda, la Germania, la Slovenia, Lettoni, Estonia e la Spagna stanno definendo norme ad hoc sull’uso dell’alcolock, mentre l’Italia è nella fase sperimentale dell’obbligo. Tra i Paesi in cui bisogna soffiare nell’alcolock per partire, la Lituania ha annunciato l’obbligo volontario che dal 2020 sui veicoli commerciali.

PERCHE’ LA TOLLERANZA ZERO DI ALCOL AL VOLANTE

Attraversando l’Europa un guidatore non professionista ma esperto, magari in viaggio con la famiglia può trovarsi sopra o sotto il limite di legge se fermato dalla polizia per un controllo. Il problema sollevato dall’ETSC, non è tanto sapere qual è il limite di 0,1 – 0,2 – 0,3 g/l e così via in giro per l’Europa. Ma capire qual è il valore di alcol nel sangue per ogni conducente tale da non alterare il suo stato fisico. Qualcosa che le stime non possono chiarire in quanto il tempo di smaltimento dell’alcol varia da persona a persona in base a una serie di fattori troppo variabili come spiega il video qui sotto.

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Conversione patente estera conseguita prima dei 18 anni: ok dal MIT

di Raffaele Dambra

Conversione patente estera

La conversione di una patente estera prevede la sostituzione del documento di guida con uno italiano. La procedura è destinata ai conducenti che ottengono la residenza nel nostro Paese provenienti dall’UE, dagli altri paesi SEE (Islanda, Liechtenstein e Norvegia) e dalle nazioni extra-UE che hanno sottoscritto accordi di reciprocità con l’Italia. Si tratta di disposizioni note già da tempo, la novità degli ultimi giorni riguarda invece una circolare del MIT che ha chiarito la problematica relativa alla conversione delle patenti di guida estere conseguite in età inferiore a quella richiesta dalla normativa italiana.

CONVERSIONE PATENTE ESTERA CONSEGUITA PRIMA DEI 18 ANNI: LA PROBLEMATICA

Il quesito che si stavano ponendo numerosi uffici della Motorizzazione Civile adibiti alla conversione della patente estera in Italia era infatti il seguente: un documento di guida, poniamo per esempio una patente B per condurre le automobili, conseguito in un Paese estero in età inferiore a quella richiesta dalle nostre leggi (come nel Regno Unito e in Irlanda, dove si può prendere la patente B già a 17 anni), si può convertire in una patente italiana, dove invece l’età minima parte dai 18 anni? In altri termini, un conducente regolarmente patentato a 17 anni perché la normativa del suo Paese lo permette, può ottenere l’equivalente documento di una nazione che al contrario ne richiede 18?

PATENTE ESTERA CONSEGUITA PRIMA DEI 18 ANNI: È VALIDA IN ITALIA A CERTE CONDIZIONI

A questo interessante quesito ha risposto il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture con la circolare 34454 del 7/11/2019, precisando che “non sussiste alcun impedimento alla conversione delle patenti di guida estere conseguite in età inferiore a quella richiesta dalla normativa italiana”, a prescindere dalla provenienza (UE, SEE ed extra-UE). Tuttavia è necessario che “alla data di presentazione della domanda, il richiedente abbia compiuto l’età minima richiesta in Italia per l’emissione della specifica categoria di patente da rilasciare e che, ovviamente, non esistano altri motivi ostativi”. In pratica un cittadino irlandese che ha conseguito la patente B nel suo Paese a 17 anni, una volta trasferitosi in Italia può tranquillamente sostituire il documento di guida con uno italiano ma solo dopo aver compiuto 18 anni, l’età minima prevista da noi.

CONVERSIONE PATENTE ESTERA IN ITALIA CONSEGUITA PRIMA DEI 18 ANNI: ALTRE INDICAZIONI

La circolare del MIT ha stabilito inoltre che la data di ‘primo rilascio’ da riportare sul documento di guida italiano resta comunque quella del conseguimento del documento all’estero, anche se a suo tempo il conducente non aveva ancora compiuto l’età minima richiesta in Italia. E che la data di primo rilascio dev’essere ritrascritta sulla patente a ogni sostituzione o cambio. Il Ministero ha comunque puntualizzato che quanto stabilito con la nuova circolare non può automaticamente applicarsi ai casi palesemente incongruenti, ad esempio per richieste di conversione di patente B estera conseguita all’età di 14 o 15 anni. Nell’ipotesi, si dovranno effettuare specifici approfondimenti presso le competenti autorità.

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Lego Advent Calendar 2019, c’è anche Harry Potter!

di Mabelle Sasso
Manca poco al Natale ed è il momento di pensare al calendario dell’avvento da appendere in casa! Lego come da tradizione propone una serie di prodotti dedicati con i Lego Advent Calendar che ricordiamo – per tutti i collezionisti – sono fra i prodotti LEGO a minor permanenza sul mercato essendo prettamente stagionali e limitati nel tempo come […]

Le terre del Ghiaccio e del Fuoco: atlante del mondo conosciuto, la recensione

di Davide Vincenzi
Le terre del Ghiaccio e del Fuoco: atlante del mondo conosciuto, edito da Mondadori nella collana Oscar Draghi, è una raccolta di dodici meravigliose mappe a colori dei luoghi che hanno fatto da sfondo alla saga de Le Cronache del ghiaccio e del fuoco (meglio conosciuta come la saga del Il Trono di Spade) di […]

Limite a 100 km/h in autostrada: parte in Olanda dal 2020

di Donato D'Ambrosi

Autostrada limiti di velocità

Il limite di velocità sulle autostrade in Olanda scende a 100 km/h dal 2020. La misura è stata annunciata dal primo ministro olandese come parte di un pacchetto di misure contro l’eccessivo inquinamento. Si stringe così il cappio attorno all’uso delle automobili in un Paese che basa la mobilità sull’uso della bici. Il limite unico di velocità a 100 km/h in Olanda sarebbe la soluzione più efficace per tagliare le emissioni di NOx, in un Paese dove ci sono più punti di ricarica del Giappone.

LA PROPOSTA DEL LIMITE A 100 KM/H ANCHE IN ITALIA

Se guidare l’auto in Olanda è una delle cose che prevedete di fare nel prossimo futuro, è meglio tenere a mente che dal 2020 le autostrade non faranno distinzioni di limiti di velocità. Lo ha dichiarato Mark Rutte primo ministro olandese annunciando il provvedimento a livello nazionale per ridurre gli ossidi di azoto. In realtà l’abbassamento del limite a 100 km/h sull’A22 è un provvedimento proposto anche in Italia, dal Comune di Bolzano. Secondo l’Amministrazione altoatesina, il limite di 100 km/h aveva prodotto effetti positivi nell’abbassamento dei limiti di NOx durante una sperimentazione.

I LIMITI DI VELOCITA’ SULLE AUTOSTRADE OLANDESI

Il limite di velocità a 100 km/h in Olanda è uno dei cardini su cui si basa il target di riduzione delle emissioni di ossidi di azoto, ma anche quello più rischioso per gli automobilisti di passaggio. I limiti di velocità sulle autostrade olandesi oggi variano da 130 km/h (quello più diffuso), a 120 km/h o 100 km/h. La variabilità dei limiti di velocità olandesi, dipende su alcune tratte dall’orario, dal numero di corsie e dal traffico. Una serie di regole riconoscibili dalla segnaletica e che sarebbe meglio conoscere prima di considerando che in Olanda c’è la rete autostradale con la più alta densità al mondo.

PERCHÉ IL LIMITE A 100 KM/H IN OLANDA DAL 2020

Secondo quanto riportato da Autonews, l’esecutivo di Rutte è in balia di una serie di progetti al palo a causa del mancato raggiungimento del target europeo sulla riduzione delle emissioni. Emissioni che sarebbero comunque legate oltre che alle automobili, anche a trasporti, mezzi agricoli e abitazioni. Va ricordato anche che Amsterdam è una delle poche città al mondo dove al posto dei parcheggi auto ci saranno solo parcheggi per bici.

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Motorola RAZR 2019: l’attesa è finita

di Alessandro Ricatti
Uno degli smartphone più attesi dalla community Android è sicuramente il Motorola Razr. Infatti, grazie al suo design a conchiglia ed al suo display flessibile, fa gola a molti utenti. Il design ricercato e le dimensioni compatte lo rendono molto simile al suo predecessore, che ha fatto la storia della telefonia mobile.

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Facebook Pay, il metodo di pagamento per Facebook, Messenger, WhatsApp ed Instagram

di Alessandro Matthia Celli

Facebook ha presentato Facebook Pay che offrirà alle persone un’esperienza di pagamento comoda e sicura su Facebook, Messenger, Instagram e WhatsApp.(...)
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Dell Technologies, servono esperti di tecnologia entro il 2030

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Tesla, Musk annuncia la Gigafactory 4 a Berlino.

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Dispositivi antiabbandono e omologazione: come stanno le cose?

di Donato D'Ambrosi

Dispositivi anti abbandono 30 euro bonus

L’allarme seggiolini auto è obbligatorio dal 7 novembre, quindi per il timore di prendere una multa è partita la corsa all’acquisto di un dispositivo antiabbandono. Una partenza non priva di intoppi visto che i produttori di allarmi per seggiolini lavorano a pieno regime per poter rispondere alle richieste dei consumatori. Al punto che almeno il rischio di multe fino al 1 marzo 2020 sarà scongiurato da un emendamento che dovrà comunque essere approvato. Ma in tutto questo caos non si è ancora capito se montando un allarme antiabbandono universale si perde l’omologazione del seggiolino? Sembrerebbe di si secondo Altroconsumo. Abbiamo contatto i principali produttori di seggiolini e di dispositivi antiabbandono in commercio per fare chiarezza sull’omologazione del seggiolino e la compatibilità con i sistemi antiabbandono universali. E’ sufficiente la sola Certificazione di conformità? Ecco come stanno le cose.

I DISPOSITIVI ANTIABBANDONO MODIFICANO I SEGGIOLINI?

I genitori più informati sull’obbligo dell’allarme seggiolini si sono precipitati ad acquistare un dispositivo per essere in regola con la legge. Ma basta fare qualche ricerca sul web per accorgersi che per molti prodotti non c’è disponibilità a causa dell’elevata domanda. Inoltre la produzione ha dovuto adeguarsi alle specifiche tecnico-costruttive stabilite dal Ministero (vedi allegato in “Scarica PDF”). Una situazione che restringe la scelta dei dispositivi antiabbadnono per seggiolini. A lanciare l’allarme sul rischio di perdere l’omologazione del seggiolino montando un dispositivo antiabbandono non a norma è Altroconsumo. Secondo l’associazione dei consumatori circolano poche informazioni e non precise che potrebbero costringere gli automobilisti a un acquisto frettoloso. Un rischio che il Ministero dei Trasporti ha congelato rinviando le multe al 1 marzo 2020. Ma chi oggi acquista un dispositivo antiabbandono certificato quali rischi corre? In caso d’incidente l’allarme seggiolino può essere pericoloso per il bambino? Ecco cosa hanno risposto i principali produttori di seggiolini e di allarmi antiabbandono universali che abbiamo interpellato.

OMOLOGAZIONE SEGGIOLINI A RISCHIO? IL PARERE DI REMMY SRL

Se monto un dispositivo antiabbandono su un seggiolino omologato, perdo l’omologazione? E’ la domanda che si farebbe qualsiasi genitore. Ma Michele Servalli, ideatore del dispositivo Remmy stempera i timori. “Oltre alla certificazione di Conformità, Remmy è stato sottoposto a test e validato anche dal CSI, il laboratorio dove sono stati effettuati i crash test con i seggiolini più diffusi”, spiega il CEO di Remmy SRL. Altroconsumo dal canto suo sostiene che “non è possibile provare con un crash test (facoltativi e con costi esorbitanti per le aziende, ndr) la compatibilità assoluta con tutti i seggiolini”. Motivo per cui sarebbe  consigliabile rivolgersi preferibilmente ai produttori di seggiolini in grado di garantire la perfetta compatibilità con gli allarmi della stessa marca.

I CRASH TEST FACOLTATIVI CON DISPOSITIVI ANTIABBANDONO

La stessa domanda l’abbiamo fatta all’azienda Digicom che dal 2017 commercializza l’allarme antiabbandono Tippy Smart Pad. Un sistema che viene fornito anche ad alcuni dei principali produttori di seggiolini omologati. Riguardo ai crash test effettuati nuovamente presso il laboratorio CSI, la Digicom SRL ci spiega che: “Tippy è stato sottoposto a crash test su circa 20 seggiolini del Gruppo 0-1-2 (fino ai 4 anni di età imposti dal DM, ndr)”. “I test sono stati ripetuti finché l’esito delle prove ha dimostrato che con o senza dispositivo la curva dinamica (che misura le sollecitazioni in caso di impatto) era al di sotto di quanto prevedono le norme ECE R44 ed ECE R129”. Una quantità di prove sufficiente, secondo l’azienda, da poter garantire la sicurezza del dispositivo abbinato ai seggiolini più diffusi in commercio.

L’INCERTEZZA SULLA COMPATIBILITA’ DEI SEGGIOLINI PIU’ VECCHI

D’altro canto la stessa azienda ammette che “sarebbe impossibile testare i circa 3 milioni di seggiolini diversi in commercio”. Tuttavia chiedere che un dispositivo di allarme sia compatibile con tutti i seggiolini in circolazione è forse una condizione estrema. “E’ improbabile che le aziende produttrici di seggiolini che vendono anche dispositivi antiabbandono, li abbiano testati su prodotti della stessa azienda in commercio 15 anni fa e ormai non più in vendita”. Spiega il reparto tecnico della Digicom “questi prodotti sono in circolazione non avendo una scadenza, ma sarebbe impensabile sottoporre a test anche dei seggiolini così vecchi”. Bisogna considerare infatti che i crashtest effettuati sui dispositivi antiabbandono universali non sono imposti (come invece lo sono per le aziende sui nuovi seggiolini) e i costi sono a carico dei produttori.

OMOLOGAZIONE SEGGIOLINI CON ALLARME: COSA DICONO I PRODUTTORI

Ci sono molti produttori di seggiolini che commercializzano dispositivi antiabbandono ad uso esclusivo come il  tappetino Inglesina Ally PadChicco, invece, garantisce la compatibilità con tutti i seggiolini in commercio del dispositivo Chicco Bebécare EasyTech “oggetto di valutazione anche da parte del laboratorio CSI, che ha certificato il prodotto sulla conformità”. Ma sui suoi seggiolini Chicco sconsiglia di usare dispositivi di altre marche se non approvati, perché “i seggiolini in quanto omologati non possono subire modifiche non preventivamente approvate dall’ente che ha omologato il prodotto”Cybex, ad esempio commercializza alcuni seggiolini con allarme SensorSafe integrato e a breve sarà disponibile un kit retrofit per i seggiolini che ne sono sprovvisti. Se però si volesse montare un dispositivo universale diverso su un seggiolino Cybex, Sandro Pietrogrande, Country Manager Cybex Italia ci ha spiegato che è presto per stabilire se si perde l’omologazione. “Il tempo (di entrata in vigore dell’obbligo, ndr) è risultato insufficiente ad effettuare test e controlli adeguati su dispositivi esterni abbinati ai nostri seggiolini” dice Pietrogrande.

SEGGIOLINI CON ALLARME ANTIABBANDONO PERICOLOSI? RISPONDE ALTROCONSUMO

Sembrerebbe infatti che i produttori di dispositivi antiabbandono che abbiamo interpellato non abbiano tralasciato la sicurezza dei dispositivi in caso di incidente. Abbiamo quindi chiesto ulteriori chiarimenti ad Altroconsumo sulla sua posizione, giungendo a una conclusione più rassicurante per i genitori che hanno già fatto l’acquisto.“Dalla discussione che Altroconsumo ha avuto con diversi laboratori che certificano seggiolini e prodotti, siamo convinti che i prodotti “indipendenti” non alterino la protezione offerta dal seggiolino”, ha chiarito Altroconsumo. Tuttavia il decreto lascia insoluti alcuni dubbi sull’interpretabilità dell’uso del Bluetooth e la validità delle norme ECE R44 ed ECE R129. Secondo le norme di omologazione dei seggiolini infatti non dovrebbero esserci cuscini ausiliari ad alterarne le caratteristiche. Una osservazione che sicuramente richiederà un ulteriore chiarimento del Ministero dei Trasporti.

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Global Shopping Festival: i prezzi più bassi del 2019 sui PC e tablet Chuwi

di WindowsBlogItalia

Si chiama Global Shopping Festival e durerà soltanto fino al 12 novembre: i prezzi più bassi dell’anno sui PC e tablet di Chuwi, prodotti gratis e molto altro. Chuwi Global Shopping Festival Il Global Shopping Festival è un evento di soli due giorni, durante il quale il Chuwi sconta tutti i suoi device ai prezzi più […]

Puoi leggere l'articolo Global Shopping Festival: i prezzi più bassi del 2019 sui PC e tablet Chuwi in versione integrale su WindowsBlogItalia. Non dimenticare di scaricare la nostra app per Windows e Windows Mobile, per Android, per iOS, di seguirci su Facebook, Twitter, Google+, YouTube, Instagram e di iscriverti al Forum di supporto tecnico, in modo da essere sempre aggiornato su tutte le ultimissime notizie dal mondo Microsoft.

Multa divieto di sosta: a Milano scattano i controlli “automatici”

di Donato D'Ambrosi

Strisce blu regolamento ticket scaduto multe

Le auto in sosta selvaggia a Milano o con irregolarità nel pagamento del grattino virtuale non sfuggiranno più alla multa per divieto di sosta. E’ entrato in servizio attivo il sistema Occhio di Aquila, una telecamera in dotazione all’Azienda Trasporti Milanesi, che passa la tappeto tutte le auto nelle strisce blu. Un controllo inflessibile dell’occhio elettronico che non si lascerà sfuggire nessuna targa, anche quelle digitate male al parcometro.

L’AUTO CHE FARA’ I CONTROLLI ELETTRONICI NELLE STRISCE BLU

Controlli più veloci e con meno personale a piedi renderanno più efficienti i controlli delle auto in sosta nelle strisce blu. E’ quanto l’Atm ha reso noto annunciando l’attivazione di un’auto di servizio di colore bianco con tanto di avviso “controllo sosta” e telecamera sul tetto. L’occhio elettronico passerà al setaccio tutte le targhe delle auto parcheggiate nelle aree in gestione all’ATM per scovare quelle che non hanno pagato la sosta.

NIENTE PIU’ GRATTINO SUL CRUSCOTTO NELLE STRISCE BLU

Con la dematerializzazione del grattino di carta, non bisogna più esporre il tagliando sul cruscotto con il vantaggio di poter gestire il pagamento e il tempo della sosta anche tramite App a Milano. Questa innovazione ha comportato un adeguamento anche per tutti gli utenti che continueranno a pagare la sosta al parcometro. Per farlo però sarà fondamentale e obbligatorio, digitare correttamente anche la targa sulla tastiera. La targa inserita nell’App o sulla tastiera del parcometro finisce nel database cui è collegato il sistema Occhio d’Aquila e in base al quale segnala se un’auto è in sosta regolare oppure no.

PERMESSI DISABILI E TARGHE SCAGLIATE A RISCHIO MULTA

Il sistema Occhio d’Aquila è pressoché simile allo Street control dei vigili urbani contro le auto ferme in doppia fila, nella foto sopra. Il vantaggio per l’azienda sta nel fatto che non dovrà dotare gli ausiliari a piedi di un numero importante di palmari per il controllo delle targhe. D’altro canto però rischiano di finire nella rete della telecamera contro la sosta irregolare anche gli automobilisti che inseriscono una targa sbagliata nel parcometro. Intanto però pare che il sistema non sia ancora a regime anche con i permessi per diversamente abili. In questi casi continuerà ad essere necessario il controllo degli ausiliari per accertare la regolarità del permesso.

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Gomme invernali dal 15 novembre: cosa rischia chi guida senza pneumatici invernali

di Donato D'Ambrosi

Le gomme invernali obbligatorie dal 15 novembre richiameranno milioni di italiani per il cambio agli pneumatici invernali. Molte auto rimonteranno le gomme invernali in deposito dalla scorsa primavera, mentre altri ne sceglieranno di nuove. Per questi potrà essere utile sapere quali sono le migliori gomme invernali 2019 – 2020 in questo test. Mentre per tutti rinfreschiamo quali sono le cose da sapere sull’obbligo di gomme invernali, quando vanno montate e cambiate per evitare una multa inaspettata.

GOMME INVERNALI OBBLIGATORIE, MA ANCHE QUATTRO STAGIONI O CATENE

Secondo un’indagine di Facile.it, nel 2018 1,2 milioni di automobilisti hanno dichiarato di viaggiare senza montare pneumatici invernali (o con catene da neve a bordo) nei periodi in cui erano obbligatori. L’8% ha detto di essersene dimenticato, il 7% di non poterselo permettere economicamente e il 6% ritiene che le gomme invernali siano poca utilità. E’ chiaro che alla base di queste risposte il più delle volte c’è una inadeguata conoscenza di rischi (senza), norme e tecnologia legati all’uso delle gomme invernali. Intanto bisogna ricordare che l’obbligo delle gomme invernali scatta dal 15 novembre al 15 aprile solo sulle strade soggette a fenomeni nevosi identificabili attraverso la segnaletica stradale. Tuttavia lo stato dell’arte sugli pneumatici invernali garantisce maggiore sicurezza in tutte le condizioni di guida invernali, dalla neve all’asciutto, al ghiaccio. Quindi montare le gomme invernali è una valutazione per la sicurezza che va al di là dell’obbligo.

LA MULTA PER GUIDA SENZA GOMME INVERNALI O CATENE A BORDO

Tornando all’indagine sulle gomme invernali, circa 1 automobilista su 3 (il 34%) ha dischiarato di aver montato gomme invernali. Al secondo posto (il 25%) invece monta gomme quattro stagioni evitando il cambio stagionale. E poi c’è chi (il 25,3%) guida occasionalmente su strade sottoposte alle ordinanze invernali e quindi lo fa solo per essere in regola. Per scegliere tra gomme invernali e quattro stagioni bisogna fare alcune valutazioni, come spiega il video qui sotto. Entrambe sono legali per il Codice della Strada, tuttavia ci sono ancora margini di miglioramento per essere “performanti” a 360 gradi, come viene fuori da questo test sulle gomme quattro stagioni 2019 – 2020. In caso di fenomeni nevosi in atto se si è sprovvisti di mezzi antisdrucciolevoli, è probabile che gli organi di polizia preposti ai controlli vi manderanno indietro. Ma sappiate che guidare senza gomme invernali o catene da neve a bordo vi espone a una multa da 85 euro sulle strade soggette ad obbligo pneumatici o catene da neve (art. 192 CdS).

QUANDO MONTARE E TOGLIERE LE GOMME INVERNALI

L’equivalenza tra pneumatici invernali e gomme quattro stagioni crea non poca confusione anche sull’obbligo e le multe in caso di guida con pneumatici non conformi. Mentre le gomme quattro stagioni si possono tenere tutto l’anno, quindi senza fare caso alle scadenze delle ordinanze, per le gomme invernali non è così. C’è chi per risparmiare o motivi di reperibilità monta pneumatici invernali che hanno un codice di velocità inferiore al libretto di circolazione, ma non inferiore a “Q”. Questo è permesso però solo dal 15 ottobre al 15 maggio, poi vanno cambiate con quelle estive, pena una multa da 431 euro (art. 78 CdS). Dal punto di vista legale, le gomme invernali con il codice di velocità non inferiore si potrebbero tenere anche in estate, mettendo però in conto un’usura accelerata e una frenata non abbastanza sicura come con le gomme estive.

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L’allarme seggiolini slitta al 1 marzo 2020: cosa fare in caso di multa

di Donato D'Ambrosi

Seggiolini anti abbandono caratteristiche obbligo

L’obbligo dell’allarme seggiolini bimbi è tecnicamente in vigore non senza punti in sospeso da chiarire su incentivi, controlli e le multe. Proprio per questo il Governo è al lavoro su un emendamento che farebbe slittare al 1 marzo 2020 l’allarme antiabbandono obbligatorio e le multe per chi non ha un dispositivo conforme in auto. Intanto però, come già abbiamo spiegato l’obbligo è sulla carta partito e finché non sarà approvato l’emendamento alla Manovra 2020, le multe sono tutt’altro che esorcizzate. Ecco cosa succederà con lo stop e cosa fare in caso di multa anticipata per l’obbligo dell’allarme antiabbandono.

I PUNTI DA CHIARIRE SULL’ALLARME SEGGIOLINI OBBLIGATORIO

I punti che dovrà chiarire l’emendamento alla legge finanziaria sono molti, ma finché non sarà approvata tutto resta com’è sull’obbligo dell’allarme seggiolino. Il motivo semplice è che non si sa ancora in che forma l’emendamento congelerà le multe e farà chiarezza sui nodi legati a incentivi e controlli. Da un lato gli incentivi di 30 euro sono stati varati ma non si sa con quali modalità di erogazione perché manca un decreto attuativo. Dall’altro l’obbligo è diventato vigente (ancora prima degli incentivi) ma né gli automobilisti né i produttori sono pronti a questa partenza anticipata. E’ bastato qualche giorno e l’insurrezione delle associazioni dei consumatori per mettere un freno all’exploit del Ministero dell’Interno sull’obbligo dell’allarme antiabbandono. Intanto leggi qui come stanno realmente le cose sul rischio di perdere l’omologazione del seggiolino se si monta un dispositivo antiabbandono universale.

DA QUANDO E’ VALIDA LA MULTA PER L’ALLARME ANTIABBANDONO

Bisogna fare bene attenzione a non lasciarsi illudere dagli annunci dell’ultima ora: nonostante l’emendamento in arrivo le multe sull’allarme seggiolino bimbi sono per ora valide. A chi si chiede da quando partono le multe se non si ha l’allarme seggiolino in auto? Il MIT risponde: “Dal 7 novembre.” E poi precisa “Il governo sta lavorando per posticipare al primo marzo 2020 l’avvio delle multe per i non provvisti del dispositivo”. Perché finché non ci sarà una legge che annulla il precedente provvedimento, gli accertatori devono attenersi a quanto è in vigore. E qui si apre un’altra voragine normativa che speriamo l’emendamento potrà chiarire: quella dei controlli su strada. Con la circolare del Ministero dell’Interno si dava formalmente avvio ai controlli e alle multe sull’obbligo del seggiolino con allarme antiabbandono.

I CONTROLLI SULL’ALLARME SEGGIOLINO E IL RICORSO IN CASO DI MULTA

Ma con ogni probabilità gli stessi organi di polizia demandati ai controlli si troveranno a dover far finta di nulla. In primis perché gli allarmi seggiolino auto non devono essere omologati, ma conformi alla legge. Questo significa che l’agente non dovrà limitarsi a verificare la presenza di una marcatura di omologazione, come ad esempio avviene per il seggiolino stesso o il casco da moto. A un posto di controllo, gli agenti dovranno controllare che il dispositivo funzioni secondo le specifiche tecnico-costruttive che il Produttore dichiara di rispettare, se non si accontentano del Certificato di Conformità (un pezzo di carta). Questo groviglio però lascia arbitrarietà nei controlli e il rischio di multa finché non sarà approvato l’emendamento che fa slittare l’obbligo dell’allarme seggiolino. Ecco perché in caso di multa per allarme seggiolini antiabbandono, è probabile che il ricorso al Giudice di pace sarà accettato, almeno finché non sarà tutto più chiaro, presumibilmente entro la fine dell’anno.

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Disco orario auto: normativa e sanzioni

di Raffaele Dambra

Disco orario auto normativa sanzioni

Nonostante l’invasione di app e dispositivi ultra tecnologici, tra gli accessori che non devono mai mancare in un’automobile ce n’è anche uno dal sapore vintage: il disco orario auto, quell’oggetto in plastica bianco e blu che da decenni serve a indicare l’orario di arrivo e di parcheggio di una vettura nelle aree di sosta a tempo. E che curiosamente non è stato ancora sostituito da un congegno più moderno ed evoluto. Tant’è vero che il Codice della Strada ne prevede ancora il regolare utilizzo con relative sanzioni in caso di inosservanza.

DISCO ORARIO AUTO: CHE COS’È E COME È FATTO

Il problema dei parcheggi riguarda quasi tutte le città, dalle metropoli ai centri più piccoli. Una delle soluzioni più comuni consiste nel limitare la durata della sosta in alcune zone, in modo da favorire la rotazione dei parcheggi. Il disco orario svolge quindi una funzione di controllo, perché permette di conoscere l’orario in cui un’auto è stata parcheggiata. In questo modo se la sosta in una determinata strada è limitata, per esempio, a un massimo di due ore, attraverso il disco orario si può stabilire se l’automobilista stia rispettando o no l’ordinanza. Il disco orario auto standard è di forma rettangolare, color blu, e con una ‘P’ sulla parte anteriore posta sotto la finestrella che mostra l’orario d’arrivo. Al momento del parcheggio dev’essere regolato sull’ora esatta e posizionato sul parabrezza o sul cruscotto, in modo che sia ben visibile dall’esterno.

NORMATIVA DEL DISCO ORARIO AUTO

Il comma 6 dell’articolo 157 del Codice della Strada dispone che “nei luoghi ove la sosta è permessa per un tempo limitato è fatto obbligo ai conducenti di segnalare, in modo chiaramente visibile, l’orario in cui la sosta ha avuto inizio. Ove esiste il dispositivo di controllo della durata della sosta è fatto obbligo di porlo in funzione”. Il disco orario viene prevalentemente utilizzato nelle aree dove la sosta a tempo è gratuita, generalmente delimitate da strisce bianche orizzontali accompagnate da segnali stradali verticali con il simbolo del disco e l’indicazione del tempo massimo di stazionamento. Viceversa le aree a pagamento sono delimitate dalle ben note strisce blu e gestite dai parchimetri elettronici e relativi ticket.

DISCO ORARIO AUTO: SANZIONI IN CASO DI MANCATO UTILIZZO

Il già citato articolo 157 del CdS, al comma 8, precisa che “chiunque viola le disposizioni (di porre obbligatoriamente in funzione il disco orario, ndr) è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 42 a euro 173”. Ai sensi invece del dispositivo dell’articolo 7 comma 15, chi parcheggia la vettura per un tempo superiore al consentito rischia una multa da 26 a 102 euro. Inutile ricordare che entrambe le sanzioni sono ridotte del 30% se pagate entro 5 giorni dalla notifica.

LA TRUFFA DEL DISCO ORARIO ‘MOTORIZZATI’

I più attenti sapranno che già da qualche anno sono in commercio dischi orari motorizzati. Dotati cioè di un congegno, simile al meccanismo di una piccola sveglia da comodino, che sposta lentamente e gradualmente in avanti l’orario d’arrivo del disco orario, in modo che a un eventuale controllo l’auto risulti sempre in regola. Si tratta di un dispositivo tanto geniale quanto truffaldino, e ovviamente al 100% illegale. La cosa buffa è che un aggeggio del genere si può tranquillamente acquistare per pochi euro sui più noti siti di e-commerce (sì, anche Amazon), non essendone vietata la vendita. Ma chi l’utilizza sottovaluta le conseguenze del suo comportamento. Nella migliore delle ipotesi si tratta infatti di una violazione amministrativa; ma se l’utilizzo del disco orario ‘automatico’ avviene in un’area a pagamento scatta la denuncia penale! Queste le sanzioni previste: in un’area di sosta gratuita, infrazione dell’art. 157 del CdS, multa da 42 a 173 euro; in un’area di sosta a pagamento, truffa a danno dello Stato o di un altro ente pubblico (art. 640 comma 1 del Codice Penale), multa pecuniaria da 309 a 1549 euro e reclusione da 1 a 5 anni. Rischiare così tanto per non pagare un ticket di pochi euro ci sembra davvero folle…

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