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Blockchain e criptovalute, è boom di investimenti

di Antonino Caffo

Le società europee attive nel campo della blockchain hanno registrato un anno record in termini di investimenti. Secondo il rapporto “FinTech VC Investment Landscape” 2018 di Innovate Finance, l’industria continentale, anche nel merito delle criptovalute, ha visto una serie di passi importanti significativi, con quattro principali accordi che insieme hanno superato i 300 milioni di dollari.

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Google Play Store: malware rubava criptovalute

di Marco Locatelli

Nuovi problemi di malware nel Google Play Store. I ricercatori di ESET hanno scoperto un malware presente all’interno di alcune app dello store di bigG che trafuga le criptovalute degli utenti.

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Shell lancia una piattaforma di trading blockchain

di Antonino Caffo

Il processo di negoziazione secolare e cartaceo dell’industria petrolifera e del gas viene rivisto nel 2019, per gentile concessione della blockchain e di un consorzio industriale tra cui Shell, BP, ABN Amro, ING e Société Générale. Sono questi i nomi dei produttori leader mondiali di energia, di istituti finanziari e banche che si sono uniti per lanciare una nuova piattaforma di trading basata su blockchain al fine di rendere più veloci e trasparenti le negoziazioni di petrolio fisico.

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Mozilla Firefox bloccherà i cryptominers

di Luca Colantuoni

Con Firefox 65, rilasciato a fine gennaio, sono stati introdotti miglioramenti per la privacy. Nella sezione relativa al blocco dei contenuti (tracker e cookie) verranno presto aggiunte due nuove voci per cryptominers e fingerprinters. Se tutto proseguirà secondo i piani, la novità verrà inclusa in Firefox 67 che dovrebbe essere distribuito il 14 maggio 2019.

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L’Arabia Saudita vira verso la criptovaluta

di Antonino Caffo

Una criptovaluta sviluppata internamente da un governo può sembrare una prima assoluta ma non lo è. Nel 2018 abbiamo assistito al lancio di “Petro”, moneta digitale del Venezuela, e presto toccherà all’Arabia Saudita. Il paese, insieme agli Emirati Arabi Uniti, ha infatti intenzione di presentare una criptovaluta locale, sviluppata congiuntamente per consentire transazioni tra le due nazioni, in ottica transfrontaliera.

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La crisi dei Bitcoin fa crollare Nvidia

di Antonino Caffo

Lo scorso novembre Nvidia aveva avvertito delle conseguenze del tracollo del mercato delle criptovalute, reo di danneggiare i suoi guadagni di fine anno e inizio 2019. Nelle ultime ore, la compagnia ha confermato quanto aveva predetto, con i ricavi in discesa nel campo delle schede grafiche.

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BitGrail deve rimborsare le criptovalute perse

di Antonino Caffo

Si conclude nel peggiore dei modi l’avventura di Francesco Firano, fondatore della piattaforma di scambio di criptomonete BitGrail. Il Tribunale di Firenze, che aveva già emesso una sentenza di fallimento per il portale, ha deciso che l’ex CEO deve rimborsare 170 milioni di dollari di criptovaluta persi all’inizio dell’anno scorso, a seguito di un attacco esterno a BitGrail, mai veramente appurato e investigato sino in fondo.

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Sapphire prevede il ritorno del mining con le GPU grazie a Grin. Arriva una RX 570 con 16 GB di memoria

di Manolo De Agostini

Molti di voi ricorderanno come un incubo il fenomeno del mining di criptovalute con le GPU che ci ha accompagnato nel 2017 e per una parte del 2018. Schede video introvabili, prezzi alle stelle. Qualcuno, come i produttori di schede video, ricorda quel periodo di “vacche grasse” in modo decisamente diverso dai consumatori, tanto che Sapphire Technology sembra interessata a “riaccendere” il fenomeno, o quantomeno ne pronostica un possibile ritorno alla ribalta.

Prima di cadere dalla sedia però, un po’ di contesto. Partiamo dal prodotto. Sapphire ha annunciato il prossimo arrivo di una Radeon RX 570 con 16 GB di memoria, una soluzione pensata prettamente per la nuova criptovaluta Grin, un’implementazione di MimbleWimble, un protocollo blockchain proposto nel 2016 da un anonimo dal nickname “Tom Elvis Jedusor” – qualcuno avrà già identificato i riferimenti a Harry Potter.

In un post su Medium intitolato “Why GPU mining is making a comeback with Grin!“, il vicepresidente del marketing globale di Sapphire Technology, Adrian Thompson, scrive che la nuova scheda avrà un costo moderato e grazie a una versione dell’algoritmo di Grin “amica delle GPU”, la RX 570 16GB diventerà sostanzialmente “una macchina stampa soldi”. Grin appartiene al filone delle cosiddette “privacy coin”, che si concentrano su sicurezza e anonimità delle transazioni e puntano a risolvere le debolezze delle criptovalute esistenti.

“Come le altre crypto, le transazioni sono validate e poi aggiunte alla blockchain tramite il processo del mining. Per Grin ciò significa risolvere un algoritmo PoW (proof of work) chiamato Cuckoo Cycle, legato alla memoria, con i miner ricompensati in valuta per i loro sforzi”, spiega Thompson.

Grin sarà disponibile in due forme, un algoritmo chiamato Cuckaroo resistente al mining con gli ASIC ma gestibile da CPU e GPU, e uno chiamato Cuckatoo che invece permetterà agli ASIC di esprimersi al meglio. La profittabilità di ciascuno algoritmo cambierà nel tempo, con la forma resistente agli ASIC che sarà inizialmente più vantaggiosa al lancio della criptovaluta. “La buona notizia per i miner con le GPU è che almeno inizialmente il 90% delle ricompense sarà riservata all’algoritmo Cuckaroo resistente agli ASIC. Questo dovrebbe rallentare la crescita del mining con gli ASIC e incoraggiare un mercato del mining decentralizzato”, scrive Thompson.

“L’algoritmo Cuckaroo subirà un fork ogni sei mesi per contrastare il dominio degli ASIC, mentre Cuckatoo non subirà fork. Le ricompense scenderanno del 3,75% al mese fino a quando ci saranno ritorni vicino allo zero dopo due anni. A quel punto, dovrebbe essere disponibile una gamma di miner ASIC per fornire la concorrenza e mantenere l’attività decentralizzata”.

La nuova RX 570 di Sapphire, con i suoi 16 GB di memoria (che saranno il minimo per Cuckatoo nel 2020 a detta di Thompson), può “minare” entrambe le forme dell’algoritmo per almeno 2 anni, passando tra le due in base ai mutamenti di difficoltà e profittabilità, un processo detto “dual mining”. L’algoritmo Cuckatoo di Grin richiede 11 GB di memoria, mentre Cuckaroo (più amichevole per le GPU) necessita di oltre 5,5 GB di memoria grafica, da qui i 16 GB di VRAM sulla scheda.

Sapphire ha quindi deciso di scommettere su Grin e pronostica un ritorno del mining con le GPU. L’azienda ha da una parte tutto il diritto di provarci e fare le proprie scommesse, ma in tutta onestà speriamo che fallisca. Non per essere cattivi, ma da appassionati di computer e videogiochi non ci piacerebbe vedere il ritorno del mining di criptovalute con le GPU e il suo carico di conseguenze per l’intero settore.

Chi fosse interessato ad approfondire le basi di Grin, può farlo dal sito ufficiale.

Il mondo si prepara ai laboratori di blockchain

di Antonino Caffo

La città di New York ha un nuovo centro blockchain. Aperto dalla New York City Economic Development Corporation (NYCEDC) come parte di una partnership con FuturePerfect Labs e GBBC Labs, la nuova struttura promette di incentivare lo sviluppo di progetti a supporto delle attività cittadine che potranno essere svolte tramite la catena digitale di valore.

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BitTorrent e criptovalute, pronti a pagare per download più veloci?

di Valerio Porcu

BitTorrent Inc., la società che pubblica l’omonimo software e uTorrent, sta sviluppando un nuovo sistema di download che sfrutta una propria criptovaluta per riconoscere un compenso a chi fa seeding – cioè a chi distribuisce i file. La valuta prende lo stesso nome e l’acronimo BTT, e stando ai piani gli utenti potranno anche pagare per accedere a download più veloci.

La novità è diretta conseguenza dell’acquisizione di BitTorrent da parte di TRON (TRX), società che sviluppa progetti con tecnologia blockchain, con la finalità ultima di “creare una Internet che sia davvero decentralizzata”. Sin dal primo momento era stata esplicitata l’intenzione di unire il mondo torrent a quello delle criptovalute, cercando di sfruttare i cento milioni di utenti attivi di BitTorrent.

Una strategia che si concretizza ora con i token BTT. Come annunciato dal fondatore di TRON Justin Sun, le prime monete si potranno comprare tramite Binance Launchpad, una piattaforma dedicata ai nuovi progetti in ambito blockchain.

Al momento non c’è nulla che si possa fare con i BTT. In futuro però gli utenti potranno scambiarseli per gestire la velocità di download, con meccanismi che non sono ancora stati del tutto chiariti: sembrerebbe che un leecher possa decidere di pagare il seeder in BTT per avere più banda dedicata. Oppure potrebbe fare un pagamento per il singolo file, e poi il sistema distribuirà il dovuto tra tutti i seeder disponibili.

Su questa idea si fonda il cosiddetto Project Atlas, che sembra prevedere compensi finanziari rilevanti solo per quelle persone che condividono “molto bandwidth”, come spiega TorrentFreak. La nuova funzione sarà aggiunta ai client, a cominciare da uTorrent per Windows, ma sarà opzionale e chi non vuole usarla potrà disabilitarla.

Si tratta sicuramente di un progetto azzardato, e almeno per ora è difficile immaginare utenti BitTorrent che spendono il proprio denaro per comprare BTT, nell’ipotesi che un giorno serviranno per avere download più veloci – anche perché la velocità attuale è più che soddisfacente e permette di saturare le prestazioni del proprio operatore telefonico. Per i seeder il meccanismo potrebbe essere invitante, ma bisogna vedere se si diffonderà, quanto costerà e quante persone decideranno di aprire il portafogli.

E poi c’è il sempiterno problema del copyright; oggi sono in molti a condividere file illegali e nella maggior parte dei paesi del mondo le possibili conseguenze verso l’individuo sono trascurabili. Ma con il sistema dei token si potrebbe affermare che chi condivide sta anche guadagnando dal suo atto di pirateria, e allora le cose legalmente prenderebbero un valore molto diverso.

Justin Sun
Justin Sun BitTorrent

Infine, ancora i redattori di TorrentFreak fanno notare che un sistema del genere andrebbe molto probabilmente contro i principi della Net Neutrality. Principi che, è vero, non sono universalmente condivisi; ma sarebbe quantomeno curioso vedere un’azienda che da una parte predica un’Internet decentralizzata e libera dal controllo da una parte, e dall’altra crea un network che favorisce gli utenti più ricchi. Che cosa ne pensate?

Se avete molti film e musica in formato digitale, vi servirà un posto dove metterli, magari un bel NAS. Magari un modello essenziale come il QNAP 231p a due alloggi, che non costa molto e risolve la maggior parte dei grattacapi.

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Facebook lavora a una criptovaluta per WhatsApp

di Candido Romano

Facebook sta lavorando alla sua criptovaluta che permetterà agli utenti di trasferire denaro tramite WhatsApp. Si tratterebbe di uno stablecoin, una moneta digitale legata al dollaro USA, che permette di evitare le fluttuazioni e cambi repentini di valore, tipiche di altre criptovalute come Bitcoin.

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I malware che minano con il tuo PC sono aumentati del 4000% in un anno

di Manolo De Agostini

Secondo l’ultimo Threats Report di McAfee relativo al terzo trimestre, i cybercriminali hanno generato 480 nuovi pericoli per la sicurezza al minuto. Il dato che colpisce di più è però quello dei malware che fanno mining di criptovalute, che in un anno è cresciuto complessivamente del 4467%. I malware che colpiscono l’Internet of Things (IoT) sono aumentati del 73% nel terzo trimestre rispetto al Q2, mentre i malware che minano criptovalute sono saliti del 71%, anche se il valore delle criptomonete è crollato.

I dispositivi IoT come fotocamere o videoregistratori non sono usati per il criptomining, in quanto non dispongono della potenza di calcolo dei computer desktop e dei portatili. Tuttavia, i criminali informatici hanno preso atto del crescente volume e della scarsa sicurezza di molti dispositivi IoT e hanno iniziato a concentrarsi su di essi, sfruttando migliaia di dispositivi per creare supercomputer per il mining“.

Il numero di malware che prende di mira i dispositivi mobile è sceso invece del 24%, anche se si segnalano alcune minacce insolite, tra cui una falsa app per barare a Fortnite e una app fasulla per appuntamenti destinata ai membri delle Forze di Difesa Israeliane. L’app dava accesso alla posizione del dispositivo, alla lista dei contatti e alla fotocamera, oltre ad avere la capacità di ascoltare le telefonate.

I “data breach” nel settore finanziario sono aumentati del 20% nel terzo trimestre, e i McAfee Labs hanno registrato 215 incidenti di sicurezza discussi pubblicamente, un calo del 12% rispetto al secondo trimestre. Tra questi si segnala un aumento degli “incidenti” in Europa, con un +38%.

Secondo i ricercatori sono in espansione le campagne di spam che sfruttano tipi di file non comuni, nel tentativo di eludere le protezioni di base integrate nei servizi di posta elettronica. McAfee ha inoltre osservato l’emergere di una nuova famiglia di malware chiamata CamuBot, che ha colpito il Brasile. Il malware cerca di camuffarsi come un modulo di sicurezza richiesto dagli istituti finanziari.

Tra le famiglie più attive nel mondo dei ransomware troviamo GandCrab. I ransomware sono malware che limitano l’accesso al dispositivo o ai file infettati, chiedendo un riscatto per lo sblocco. Il successo di GandCrab, secondo McAfee, ha indotto i cybercriminali ad alzare la posta da 1000 a 2400 dollari.

Nel terzo trimestre l’azienda ha registrato un aumento del 53% dei sample di nuovi malware, mentre il numero totale è cresciuto del 34% negli scorsi quattro trimestri. Quanto a macOS, un sistema operativo che molti ritengono a prova di infezione (sbagliando, ndr), c’è stato un incremento dei nuovi sample di malware del 9%. Il numero totale è cresciuto del 51% nel corso di 12 mesi.

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Perché la Consob ha vietato due criptovalute

di Antonino Caffo

La Commissione Nazionale per le Società e la Borsa, meglio conosciuta come Consob, ha rilasciato una dichiarazione sul proprio sito web per mettere in guardia gli investitori italiani dall’effettuare azioni di trading con Sun Capital. Oltre a ciò, l’organo ha deciso di dichiarare guerra alle piattaforme che vendono monete crittografiche non ben specificate, procedendo con la chiusura di due società che potrebbero rappresentare un problema di truffa per i consumatori.

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Opera per Android, wallet Ethereum e Web 3

di Luca Colantuoni

A distanza di circa tre mesi dalla precedente versione, la software house norvegese ha annunciato la disponibilità di Android 49 per Android. La principale novità è rappresentata dall’integrazione di un portafoglio digitale per la criptovaluta Ethereum.

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Razer SoftMiner, tool per guadagnare Razer Silver

di Luca Colantuoni

I Razer Silver sono crediti che gli utenti possono utilizzare per effettuare acquisti digitali. L’azienda californiana ha ora annunciato una nuova modalità che permette di guadagnarli, sfruttando la potenza della GPU presente nel computer. È sufficiente installare il tool Razer SoftMiner per “minare” i Razer Silver.

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Razer vuole usare la potenza della vostra GPU quando è in idle per minare e ricompensarvi

di Manolo De Agostini

Quando la GPU non sta facendo niente, perché non usarla per “minare” criptovalute? L’idea è già venuta ad Asus, ma sembra che stia prendendo piede dato che anche Razer propone una soluzione “vagamente simile” ai propri utenti. L’azienda statunitense, famosa per le periferiche gaming, ha presentato un nuovo software per PC desktop chiamato Razer SoftMiner, “che usa la potenza di calcolo della GPU quando è in idle per risolvere complessi puzzle basati su blockchain”.

Gli utenti sono poi ricompensati con valuta Razer Silver (spendibile per acquisti su un sito Razer – non si tratta di una criptovaluta) a seconda della quantità di tempo in cui ha girato SoftMiner e la potenza di calcolo a disposizione. Il software di Razer è attualmente in beta e supporta fino a 5000 utenti a settimana. Può essere scaricato da questo indirizzo, è compatibile con i sistemi Windows 7, 8 e 10 ed è consigliato usarlo con GPU a partire dalla Nvidia GTX 1050 o dalla AMD RX 460.

Alla base di SoftMiner c’è il motore GammaNow di Gamma. D’altronde Razer è sia partner che investitore in Gamma, secondo quanto affermato da Venturebeat. “La nostra visione originale si sta sempre più attuando con il mondo della blockchain e del gaming che si stanno unendo in modo naturale”, ha detto Gabriel Schillinger, CEO di Gamma.

“Siamo entusiasti di avere Min-Liang e Razer come investitori e partner con il lancio di SoftMiner. SoftMiner è il modo migliore per i membri della comunità Razer di contribuire con la loro potenza di calcolo non in uso e ottenere in cambio ricompense fantastiche”. Secondo l’azienda è possibile guadagnare fino a 500 Razer Silver o più al giorno. Per riferimento, per una tastiera Razer Huntsman Elite keyboard servono 280.000 Razer Silver, per una BlackWidow Ultimate ne servono 154.000 e per un controller Razer Tartarus V2 sono richiesti 112.000 Razer Silver.

SoftMiner non è però l’unica novità per i clienti di Razer. L’azienda ha ripensato i crediti virtuali Razer zGold e Razer zSilver cambiandone il nome in Razer Gold e Razer Silver. Ha inoltre rivisto interamente il sistema di ricompensa. Questa “valuta virtuale” è accettata da oltre 2500 giochi e negozi digitali. I Razer Gold possono essere usati per transazioni in-game in titoli come PUBG MOBILE, Black Desert Online, Bigo Live e Mobile Legends: Bang Bang. Sono oltre 5 milioni gli utenti registrati dal 2017 a oggi che usano Gold e Silver.

L’azienda ha inoltre reinserito il programma “Pay to Play” in Razer Cortex, tanto su PC quanto su smartphone (oltre 60 modelli Android supportati), permettendo ai giocatori di guadagnare Razer Silver mentre giocano a casa o in mobilità. “I giocatori possono ottenere Razer Silver semplicemente avviando i loro giochi dall’app Razer Cortex, e poi giocandoli per il tempo richiesto”.

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Asus, una partnership con Quantum Cloud per minare criptovalute quando la GPU è in idle

di Marco Pedrani

Se siete interessati alle criptovalute ma non avete mai davvero preso in considerazione l’idea di minarle (o per meglio dire, estrarle), che sia per le difficoltà che si possono incontrare o per il costo di un sistema adatto, l’annuncio di Asus potrebbe farvi gioire.

In un momento non troppo roseo per questo mercato, sceso dell’80% circa rispetto al culmine raggiunto nel 2017, l’azienda ha infatti stretto una partnership con Quantum Cloud, piattaforma che permette agli utenti di guadagnare del denaro “prestando” la propria scheda grafica per minare criptovalute.

In pratica, attraverso un software semplice e intuitivo è possibile eseguire sul proprio computer delle applicazioni basate su cloud e guadagnare denaro nel processo. Le entrate vengono trasferite automaticamente all’account PayPal o WeChat dell’utente. I guadagni sono calcolati su base giornaliera, inoltre Quantum Cloud dichiara di salvaguardare la privacy dei propri utenti soddisfacendo la normativa GDPR.

Tramite il software Quantum Cloud, i possessori di schede video Asus potranno quindi gestire il proprio portafogli digitale, impostare quali criptovalute minare, convertirle in denaro reale e trasferirlo. Tutto questo viene fatto in maniera automatica dal programma, andando così a eliminare gran parte delle complessità legate al mining.

Se un eventuale calo di prestazioni della vostra scheda video vi preoccupa, sappiate che non dovrebbero esserci problemi. Il software usa infatti solamente una parte della potenza messa a disposizione dalla GPU e solo quando la scheda è in idle; se doveste avere bisogno delle massime prestazioni, le avrete.

Ovviamente non stiamo parlando di guadagni esorbitanti e non è ancora noto quali criptovalute si potranno minare, ma ottenere qualche euro solamente perché si ha il computer acceso non sembra poi così male. Se voleste provare il software, sappiate che vi servirà una scheda video con almeno 4 GB di memoria – serie GeForce GTX 1000 / Radeon RX 400 e superiori.

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5 ragioni per cui il valore di Bitcoin sta crollando

di Valerio Porcu

Sono ormai mesi che il valore delle criptomonete, Bitcoin prima di tutte, è in calo. E nelle ultime ore si sono toccati nuovi record di ribasso, con valori che non si vedevano da anni e che hanno reso la follia dello scorso dicembre un pallidissimo ricordo. Ma perché sta succedendo? Si possono applicare le stesse valutazioni dei “normali” mercati borsistici? Nathaniel Popper, giornalista finanziario del New York Times, crede che le ragioni siano specificamente inerenti alla questione criptovalute. Secondo Popper ci sono almeno cinque ragioni per cui stiamo assistendo a questo fenomeno

La mancanza di regole

Se esiste una “filosofia del bitcoin”, si basa probabilmente sull’assenza di controlli centrali, siano essi banche o stati. L’idea di una valuta assolutamente libera è sicuramente un’immagine potente, ma l’assenza di regole significa anche che è molto facile giocare sporco. Furti e truffe sono all’ordine del giorno, e non è sempre possibile risalire ai colpevoli e incriminarli. Dai “semplici” (virgolette obbligatorie) investitori ai gestori di exchange, le persone che possono alterare il mercato sono parecchie. Secondo Popper questo fenomeno, nel tempo, ha minato nel profondo la fiducia degli investitori onesti.

Le regole stanno arrivando

Se da una parte il far west scoraggia qualcuno, dall’altra è il sogno di altri. Un sogno che però si fa via via più piccolo, più modesto; perché le autorità di tutto il mondo approvano ogni giorno nuove leggi che limitano le possibilità di azione. C’è chi ha dichiarato illegali le ICO, chi impedisce l’accesso agli exchange, chi pretende tassazioni sgradite ai sostenitori della libertà assoluta.

Queste norme hanno obiettivi molteplici, dalla tutela dei piccoli risparmiatori alla difesa di questo o quell’interesse (pubblico o privato). Sta di fatto che muoversi a briglia sciolta è ogni giorno più difficile. I meno tenaci cominciano ad allontanarsi da quello che una volta sembrava un nuovo Eldorado.

Gestione in mano agli sviluppatori

Ci sono migliaia di criptovalute, ognuna fa riferimento a un progetto specifico, e ogni progetto è gestito principalmente da sviluppatori. Personale tecnico con una preparazione specifica ma, Popper cita la nascita di Bitcoin Cash e la sua recente divisione in altri due gruppi, con una certa tendenza a creare caos. Azioni come queste, dice il giornalista, inerentemente riducono la fiducia. Un altro elemento che allontana gli investitori.

La continua nascita di nuove monete, dovuta appunto all’atteggiamento “da sviluppatore” andrebbe inoltre ad annullare l’idea di scarsità. Perché sarà anche vero che al mondo ci saranno, alla fine, solo 21 milioni di Bitcoin. Ma conta ben poco se ci sono anche miliardi di valute alternative.

Mancano applicazioni reali

Gli esperimenti e le proposte per usare blockchain sono tantissimi, ma di casi concreti, di scenari in cui una criptovaluta è entrata davvero nel mondo reale e ha fatto la differenza, non ce ne sono. Si diceva che presto sarebbe finita la fase delle criptovalute come bene speculativo, e sarebbe iniziata una nuova epoca di applicazioni tecnologiche. A oggi però ciò che si può fare con blockchain si può fare anche con altri sistemi, più semplici. Pare che molti si stiano stancando di aspettare.

I governi potrebbero entrare in partita e fare meglio

L’ultimo punto sollevato da Popper è anche il più sensibile. I governi nazionali e le banche centrali potrebbero – sembra probabile – creare ognuno la propria valuta digitale. Non per creare fantasiosi sistemi elettorali o ottenere pagamenti più veloci (quelli che abbiamo sono già veloci abbastanza), ma per migliorare anche solo un pochino la trasparenza e l’affidabilità del sistema monetario esistente. E nel farlo potrebbero togliere alle criptovalute indipendenti molte ragioni di esistere.

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Bitcoin per pagare le tasse, fa girare l’economia locale

di Valerio Porcu

Nello stato dell’Ohio (USA) le aziende possono pagare le tasse in Bitcoin. A partire da oggi, infatti, le società che operano sul territorio potranno spendere la famosa criptomoneta per adempiere ai propri obblighi fiscali. Nelle intenzioni del Tesoriere Josh Mandel l’iniziativa dovrebbe servire a rilanciare l’immagine dello Stato come spazio moderno e pronto ad accogliere aziende innovative – progetto che include altre azioni oltre a questa.

Le tasse versate in Bitcoin saranno convertite in dollari con la collaborazione di BitPay, società specializzata appunto nei pagamenti in Bitcoin e Bitcoin Cash. Sostanzialmente la loro piattaforma permette di ricevere la criptovaluta e convertirla in dollari senza sviluppare un sistema ex-novo. È un servizio già presente su alcuni shop online e app, e funziona più o meno come PayPal: scegliendo di pagare in BTC si apre la loro app, si conferma il pagamento e si torna all’app del commerciante.

L’iniziativa non è troppo diversa da quelle delle “cryptovalley” svizzere, dove le autorità locali hanno avviato diversi progetti – compresa la possibilità di pagare le tasse in BTC – per attirare aziende sul territorio. Si tratta di esperimenti relativamente piccoli ma hanno già generato segnali interessanti: il tessuto economico ne può uscire rafforzato, grazie proprio all’accentramento di nuove aziende relativamente ricche e molto innovative.

Per le aziende in questione il vantaggio è quello di poter mettere a frutto le criptovalute che già possiedono, magari in grandi quantità, e usarle per alimentare la propria attività in collaborazione con le istituzioni locali. Queste ultime, da parte loro, non si assumono rischi finanziari: il cambio con la valuta fiat viene calcolato al momento del versamento, e in genere i BTC vengono cambiati di nuovo immediatamente (è il funzionamento di BitPay per esempio), così da eliminare i rischi dovuti alla volatilità.

Per ora non si parla di estendere queste possibilità anche ai privati cittadini, ma non è detto che non accada presto. Esistono persone che negli anni hanno accumulato un tesoretto anche notevole in Bitcoin e altre criptovalute. Persone che, magari, potrebbero trovare interessante spostare la propria residenza in aree dove la loro specifica ricchezza è ben accetta. Chissà che Cleveland e Chiasso non finiscano per diventare una specie di nuovi paradisi fiscali, e si trasformino nella chiave per integrare le criptovalute nell’economia tradizionale.

Le criptovalute sono troppo complicate? Potete sempre giocare alla finanza postapocalittica con Monopoly Fallout.

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HTC Exodus 1, uno sguardo da vicino al primo smartphone blockchain

di Saverio Alloggio

HTC Exodus 1 avrebbe dovuto rivelarsi al pubblico cinese durante un meeting a Shenzen, ma per questioni di tempistiche questo non è potuto avvenire. La nota testata TechCrunch ha potuto comunque dare uno sguardo da vicino alla nuova creatura dell’azienda taiwanese, primo smartphone blockchain che potrà contare su Zios, un micro sistema operativo dedicato alla gestione delle criptovalute.

Dando un’occhiata alle foto del dispositivo, si può notare come il design sia molto simile a quello di U12 Plus, fatta eccezione per la back-cover realizzata in vetro trasparente. Importante specificare che i chip visibili nella parte superiore siano finti, con funzionalità prettamente estetiche. Nella parte sottostante, invece, è ben visibile il logo ‘Exodus’, nome distintivo del modello.

Lo smartphone appare in tutte le foto spento, questo perché HTC si è detta non pronta a mostrare l’interfaccia del sistema operativo. Phil Chen, responsabile del progetto, ha affermato che si sta procedendo con il massimo della cautela con l’implementazione delle tecnologie dedicate alla gestione delle criptovalute.

Le parole di Chen lasciano intendere che la volontà dell’azienda con base a Taiwan, sia quella di rilasciare le proprie tecnologie su licenza, un po’ come accade con Google per i Pixel. Non solo, le dichiarazioni lasciano spazio ad un cambiamento futuro che vedrà HTC impegnata sempre maggiormente nello sviluppo di software piuttosto che di hardware.

HTC U12+, smartphone Android top di gamma da 6 pollici, è disponibile all’acquisto attraverso Amazon. Lo trovate a questo link.

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