Feed RSS Reader

🔒
❌ Gestione sottoscrizioni⤓
Sono disponibili nuovi articoli, clicca qui per caricarli.
Meno recentiRSS feeds

NCC: illegittimo l’obbligo di rientro in sede dopo ogni corsa

di Raffaele Dambra

NCC

Importante sentenza della Corte Costituzionale a favore del servizio NCC: è illegittimo l’obbligo di rientrare in sede dopo ogni corsa. Esulta anche Uber

Leggi l'articolo completo su SicurAUTO.it

Costi chilometrici auto elettriche 2020

di Donato D'Ambrosi

Agevolazioni acquisto auto ecologiche 2019 in Friuli e Trentino

Quanto costa guidare un’auto elettrica rispetto a un’auto a benzina o diesel? La risposta si trova nelle Tabelle dei costi chilometrici 2020 diffusi dal Touring Club Svizzero. Ecco quanto costa al km una delle 5 auto elettriche, a benzina o diesel più vendute a confronto.

COSTI CHILOMETRICI 2020 AUTO ELETTRICHE, BENZINA E DIESEL

Abbiamo già visto che l’usura della batteria di un’auto elettrica non dipende affatto dalla frequenza di utilizzo. Secondo i costi chilometrici 2020 del TCS, più si guida un’auto elettrica, maggiore è il risparmio sul  costo/km. L’indagine ha stimato per la prima volta i costi chilometrici totali delle auto a benzina e diesel a confronto con le auto elettriche più vendute in Svizzera. Una ricerca che a differenza dell’indagine di SicurAUTO.it sui costi di manutenzione di un’auto ibrida ed elettrica, tiene conto del costo di acquisto e di utilizzo delle auto incluse le ricariche e il carburante.

LE AUTO DELL’INDAGINE SUI COSTI AL CHILOMETRO

In Svizzera guidare un’auto del valore di 35 mila franchi (meno di 33 mila euro), che percorre 15 mila km/anno ha un costo chilometrico nel 2020 di 71 centesimi CHF (circa 66 centesimi di euro). Nell’indagine del TCS sono stati stimati i costi chilometrici delle Dacia Sandero, Ford Fiesta, Skoda Kodiaq, Toyota RAV4 Hybrid e Volkswagen Tiguan per i veicoli con almeno il motore endotermico benzina o gasolio. Tra le auto elettriche dell’indagine invece sono state messe a confronto Renault ZOE, BMW i3, Hyundai Kona, Tesla Model 3 e Tesla Model S. Per il calcolo dei costi il TCS ha considerato l’utilizzo per almeno di 10 anni in cui le auto potrebbero percorrere 75 mila, 100 mila o 300 mila km. Clicca sul grafico per vedere i risultati a tutta larghezza.

QUANTO COSTA GUIDARE UN’AUTO ELETTRICA PER 150 MILA KM

La ripartizione dei costi chilometrici auto 2020 tiene conto di tutte le componenti da considerare legate all’utilizzo di un’auto di proprietà. Tra i costi fissi (62%), pesano ammortamento (30%), rimessa (14%), assicurazione (11%) e varie (9%). Mentre tra i costi variabili (37%) ci sono carburante (14%), svalutazione (10%), riparazioni (8%) e pneumatici (6%). E’ eclatante il risultato dell’indagine che mostra come a parità di percorrenza chilometrica, i costi di utilizzo pesano molto più sulle auto “tradizionali” che sulle elettriche. Il divario cresce al crescere della percorrenza (maggiore a 300 mila km) dove la convenienza delle auto elettriche aumenta. “Ricaricare quasi sempre a domicilio durante la notte ha costi energetici molto bassi. Il conteggio dei costi per un periodo di 10 anni e un chilometraggio complessivo di 150’000 km indica un risparmio che può raggiungere anche i 20’000 franchi, rispetto ai costi di benzina o diesel” afferma il TCS. E la batteria delle auto elettriche? Guarda cosa resta a questa Renault ZOE dopo 340 mila km.

The post Costi chilometrici auto elettriche 2020 appeared first on SicurAUTO.it.

IONITY, dal 31 gennaio al via il nuovo piano tariffario

di Valentina Acri
IONITY ha annunciato ufficialmente l’arrivo di un nuovo piano tariffario per le sue stazioni di ricarica. A partire dal 31 gennaio la tariffa della rete di ricariche veloci avrà un costo pari a 0,79 euro al kWh. Nata da una joint venture tra Mercedes Benz, BMW, Ford e Volkswagen Group con l’obiettivo di costruire un […]

Accise sui carburanti in Italia: quali sono e cosa finanziano

di Raffaele Dambra

Accise sui carburanti in Italia

Dopo il bollo auto un altro balzello che gli automobilisti italiani non sopportano per niente ed eliminerebbero anche… ieri è l’accisa sui carburanti per l’autotrazione. Un’imposta che tanti politici (buon ultimo Matteo Salvini) vorrebbero cancellare o quanto meno ridurre, ma che resiste da decenni a tutto e a tutti perché garantisce un gettito fondamentale per le casse dello Stato. E che nel corso del tempo è stata persino resa ‘strutturale’, quindi non legata a particolari eventi o circostanze. Vediamo perciò di saperne di più circa le accise sui carburanti in Italia, in particolare quali sono e cosa finanziano.

CHE COS’È L’ACCISA SUI CARBURANTI?

L’accisa è una imposta sulla fabbricazione e vendita di prodotti di consumo. La più diffusa è quella sul prezzo dei carburanti, presente a vari livelli in quasi tutto il mondo e in particolare nei Paesi non produttori. In Italia le accise sui carburanti (benzina, diesel, gpl e metano) sono state introdotte gradualmente fin dagli anni ‘30 del secolo scorso per fronteggiare economicamente improvvise emergenze dovute per lo più a disastri naturali ed eventi militari. Oggi se ne contano ben 19 di accise sui carburanti in Italia, ma in realtà questo conteggio non ha più molto senso perché nel 1995, quindi più di vent’anni fa, le varie accise sono state inglobate in un’unica imposta indifferenziata che finanzia il bilancio statale nel suo complesso (26 miliardi di euro nel 2017), senza alcun riferimento alle motivazioni originali. E nel 2013 questa misura è diventata pure strutturale.

QUANTO PESA L’ACCISA SUL COSTO FINALE DEI CARBURANTI

Nell’ultima rilevazione del MISE datata 4 novembre 2019 i prezzi nazionali (€/1.000 litri) della benzina, del gasolio e del gpl per l’autotrazione sono i seguenti:
Benzina: 1.572,41 euro di cui 728,40 (accisa), 283,55 (Iva) e 560,46 (netto);
Gasolio: 1.469,23 euro di cui 617,40 (accisa), 264,94 (Iva) e 586,89 (netto);
Gpl: 610,40 euro di cui 147,27 (accisa), 110,07 (Iva) e 353,06 (netto).
Ne consegue che l’accisa pesa quasi la metà sul costo finale di benzina e diesel (assai meno sul gpl), e aggiungendoci l’Iva al 22% il carico sale a oltre il 60%. Nell’Unione Europea solo l’Olanda e il Regno Unito hanno imposte indirette sui carburanti più alte dell’Italia, ma non solo: il nostro Paese è al quinto posto nella classifica delle nazioni dove il pieno risulta più caro, a pari merito con la Grecia (dati Global Petrol Prices del 2018).

ACCISE SUI CARBURANTI IN ITALIA: QUALI SONO E COSA FINANZIANO

Per mera curiosità vi riportiamo l’elenco delle 19 accise sui carburanti in Italia introdotte nel corso degli anni. La somma ammonta a circa 0,41 euro (per litro), a cui si deve aggiungere l’imposta di fabbricazione sui carburanti, che porta il totale finale dell’accisa a 0,7284 euro per la benzina e 0,6174 euro per il diesel. Ma, come abbiamo spiegato, l’elenco delle varie accise è ormai puramente indicativo, dato che dal 1995 l’imposta sul carburante è definita in modo unitario e il gettito che ne deriva non finanzia le casse statali in specifiche attività ma nel loro complesso, con una sola aliquota che non distingue tra le diverse componenti. Condizione che tra l’altro rende impossibile (o molto difficile) l’ipotesi di abolirne selettivamente alcune, a cominciare dall’ormai ‘mitologica’ accisa per la guerra d’Etiopia che nella realtà non esiste più. Ecco la lista delle 19 accise con le originarie motivazioni (da Wikipedia):
– Guerra d’Etiopia del 1935-1936: 1,90 lire (0,000981 euro);
– Crisi di Suez del 1956: 14 lire (0,00723 euro);
– Ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963: 10 lire (0,00516 euro);
– Ricostruzione dopo l’alluvione di Firenze del 1966: 10 lire (0,00516 euro);
– la Ricostruzione dopo il terremoto del Belice del 1968: 10 lire (0,00516 euro);
– Ricostruzione dopo il terremoto del Friuli del 1976: 99 lire (0,0511 euro);
– Ricostruzione dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980: 75 lire (0,0387 euro);
– Missione ONU durante la guerra del Libano del 1982: 205 lire (0,106 euro);
– Missione ONU durante la guerra in Bosnia del 1995: 22 lire (0,0114 euro);
– Rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004: 0,02 euro;
– Acquisto di autobus ecologici nel 2005: 0,005 euro;
– Emergenza terremoto in Abruzzo del 2009: 0,0051 euro;
– Finanziamento alla cultura nel 2011: da 0,0071 a 0,0055 euro;
– Gestione immigrati dopo la crisi libica del 2011: 0,04 euro;
– Emergenza alluvione Liguria e Toscana del novembre 2011: 0,0089 euro;
– Decreto ‘Salva Italia’ del dicembre 2011: 0,082 euro (0,113 sul diesel);
– Emergenza terremoti dell’Emilia del 2012: 0,024 euro;
– Finanziamento del ‘Bonus gestori’ e riduzione delle tasse ai terremotati dell’Abruzzo: 0,005 euro;
– Spese del ‘decreto Fare’ del 2014: 0,0024 euro.

The post Accise sui carburanti in Italia: quali sono e cosa finanziano appeared first on SicurAUTO.it.

Quanto costa mantenere l’auto: i costi auto per regione 2019

di Donato D'Ambrosi

I costi auto fissi sono la spesa maggiore per mantenere un’auto in Italia che nel 2019 sono aumentati di circa il 6%. Vale a dire che in media ogni automobilista ha speso 99 euro in più per mantenere la sua auto. Il report dei costi auto per regione conferma l’assicurazione e il carburante tra i costi auto più pesanti. La Campania in questo è la regione più costosa dove mantenere un’auto, mentre il Molise è in testa con i costi auto più bassi nel 2019.

LE VOCI DI COSTO AUTO PIU’ INFLUENTI IN ITALIA

L’altalena dei costi auto in Italia nel 2019 vede nuovamente la Campania il luogo dove mantenere un’auto richiede oltre 2 mila euro ogni anno. L’indagine condotta da un noto comparatore di preventivi online ha pesato il costo di assicurazione, carburante, il bollo e la revisione auto (biennale). Se si considerano singolarmente le voci di conto auto più influenti, nel 2019 il carburante pesa di più sulla spesa degli italiani (oltre 891 euro/anno). Al secondo posto c’è l’assicurazione RCA obbligatoria, che ha un costo medio di 573 euro /anno. Al terzo posto invece ci sono bollo e revisione auto, che complice anche il superbollo, si limita in media a 149 euro/anno.

DOVE MANTENERE L’AUTO COSTA MENO NEL 2019  

Il cumulo della spesa annuale per mantenere un’auto richiede almeno 1600 euro, necessari a coprire tutti i costi fissi e variabili. Dall’indagine emerge però che la spesa auto è aumentata rispetto al 2018 in quasi tutte le regioni tranne che in Molise, Umbria, Veneto, Campania e Trentino Alto Adige. Pure essendo la regione più cara, in Campania i costi auto sono diminuiti del 2% (da 2155 a 2112 euro). La Campania è l’unica regione dove il costo dell’assicurazione supera mille euro ed è anche il costo maggiore del carburante.

LE REGIONI CON I COSTI AUTO IN AUMENTO

Tra le regioni dove invece i costi auto sono aumentati tra il 2018 e il 2019, il Friuli Venezia Giulia è in testa (+35% e spesa media di oltre 1500 euro). Aumenti massicci anche al sud, dove in Puglia si è passati da una spesa di 1500 euro ad oltre 1800 euro, smentendo così il mito che le regioni meridionali sono quelle più care. L’assicurazione infatti è aumentata anche in Valle d’Aosta e costa quasi quanto in Friuli (414 euro/anno). Clicca sull’immagine in alto per vedere in dettaglio e a tutta larghezza i costi auto 2019.

The post Quanto costa mantenere l’auto: i costi auto per regione 2019 appeared first on SicurAUTO.it.

PlayStation 5 è ufficiale, feedback aptico e caratteristiche al top | Video

di Giuseppe
PlayStation 5 consumo energetico
Cominciate a rispamiare: il prossimo anno arriverà ufficialmente Sony PlayStation 5, con una valanga di novità, a partire da un controller rinnovato

Costi auto in Europa 2019: i prezzi per mantenerla in 18 Paesi

di Donato D'Ambrosi

I costi auto in Europa cambiano molto in base all’alimentazione. Mantenere un’auto comporta una spesa che tiene conto di tanti fattori. Visto che le auto elettriche si stanno diffondendo sempre di più ti sarai sicuramente chiesto quanto costa possedere un’auto benzina o diesel nel 2019. A questa domanda risponde il Car Cost Index di una nota società di leasing con i costi 2019 in Europa per possedere un’auto elettrica, benzina e diesel divisi per Paese.

L’INDAGINE SUI COSTI AUTO 2019 IN EUROPA

Il Car Cost Index di LeasePlan stima qual è la spesa media in Europa per mantenere un’auto. L’indagine si basa sul costo di guida di un’auto di dimensioni medie (segmento C) per i primi 3 anni. L’indagine tiene conto dei costi operativi (quindi non manutenzioni straordinarie) con una guida di 20 mila km l’anno. Se hai letto la nostra indagine sulla manutenzione di un’auto elettrica e ibrida, saprai quanto cambiano i costi tra un’auto tradizionale e una a batterie. Ecco perché anche l’indagine sul TCO (Total Cost of Owneship) distingue i fattori di costo tra auto benzina – diesel e auto elettriche.

AUTO ELETTRICHE E TRADIZIONALI, COME CAMBIANO I COSTI

Le voci di costo più influenti sulle auto tradizionali (ICE – Internal Combustion Engine) sono il deprezzamento e le tasse, pari al 36% dei costi. Lo stesso vale anche per le auto elettriche che però subiscono un deprezzamento maggiore (52%), anche se poi recuperano su imposte, manutenzione e assicurazione. Il costo medio per possedere un’auto tradizionale in Europa invece tiene conto di:

– Deprezzamento (36%)
– Imposte (20%)
– Carburante (18%)
– Assicurazione (13%)
– Manutenzione (9%)
– Interessi (5%)

QUANTO COSTA MANTENERE UN’AUTO BENZINA, DIESEL ED ELETTRICA

In Europa il costo mensile per possedere e guidare un’auto nel 2019 è più basso in Grecia, a prescindere se l’auto è elettrica (659 euro), benzina (445 euro) o diesel (410 euro). In media in Europa si spendono per un’auto 854 euro (se elettrica), 594 euro (benzina) e 613 euro (diesel). L’aspetto più significativo dei dati dell’indagine è vedere come in Polonia sia più costoso possedere un’auto elettrica (995 euro al mese). Le auto a benzina hanno un costo mensile maggiore invece in Norvegia (851 euro). L’Olanda è invece in cui le auto diesel costano più di tutti i 18 Paesi d’Europa considerati: ben 937 euro al mese. Clicca sull’immagine qui sopra per vedere a tutta larghezza i costi 2019 per mantenere un’auto in Europa.

The post Costi auto in Europa 2019: i prezzi per mantenerla in 18 Paesi appeared first on SicurAUTO.it.

Volvo: nuovi licenziamenti per ridurre i costi?

di Donato D'Ambrosi

Vendere più auto non salva i Costruttori dalla necessità di stringere la cinghia e Volvo è l’esatta dimostrazione che nonostante le vendite a +3% nel semestre 2019 in Europa dovrà attuare nuovi tagli. La guerra commerciale tra USA e Cina infatti impone un nuovo piano di ridimensionamento dei costi per evitare ulteriori perdite di utili. Lo annuncia direttamente il CEO Samuelsson di Volvo, nella foto in basso, che ha l’obiettivo di tagliare altri 2 miliardi di corone svedesi. Una strategia che ha permesso di recuperare già 1 miliardo dal ridimensionamento del personale e degli stipendi.

PROFITTI EROSI DAI COSTI

La necessità di ridurre l’impatto delle tariffe commerciali sui profitti globali ha spinto Volvo ad annunciare un piano di tagli equivalenti a 107 milioni di dollari. Qualcosa che era già accaduto a inizio 2019, quando sono stati ridotti di 750 unità il numero di consulenti tecnici e informatici e ridotto lo stipendio per altri consulenti. Una soluzione che nel primo semestre avrebbe portato al risparmio di 1 miliardo di corone svedesi, come riporta AutoNews.

I TAGLI FUNZIONANO, SI PASSA ALLA FASE 2

Il piano sarà attuato a partire dal secondo semestre 2019 e avrà validità fino al primo semestre 2020. Come per la prima fase di tagli anche nei prossimi 12 mesi non sono esclusi ridimensionamenti della forza lavoro esterna. Bisogna ricordare che la posizione lavorativa dei consulenti (dipendenti di società esterne) in un periodo di forte scuotimento del mercato automotive è piuttosto instabile. Volo sostiene che “la combinazione di crescita dei volumi e ridimensionamento di costi dovrebbe tradursi in un profitto rafforzato nella seconda metà dell’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso“.

NUMERI POSITIVI IN EUROPA PER POCHI

Guardando alle vendite del mercato Europa infatti Volvo ha registrato un +3% nel primo semestre 2019 rispetto al 2018. Lo stesso trend ma con +7,3% se si allarga la lente a tutto il mondo. Un risultato positivo che pochi altri costruttori possono mostrare, in termini di vendite auto. Solo Toyota Group (+0,3%), Mazda (+0,3%) e Mitsubishi (+13,6%) hanno chiuso il semestre con una performance positiva in Europa (EU28). Ma l’utile operativo Volvo del secondo trimestre è sceso a 278 milioni di dollari nonostante il miglioramento delle entrate a 7,2 miliardi di dollari.

The post Volvo: nuovi licenziamenti per ridurre i costi? appeared first on SicurAUTO.it.

Tesla Model 3: riparare un danno da parcheggio costa 1600 dollari

di Donato D'Ambrosi

Acquistare una Tesla non è certo per tutti considerando il costo dell’auto nuova, ma sempre più clienti si stupiscono di quanto costa riparare un danno anche banale alla carrozzeria. Stavolta tocca a un noto youtuber americano che parla del costo per riparare il paraurti della sua Tesla Model 3 danneggiata in autostrada da un detrito. L’esclusività però non è il solo motivo che ha portato il conto della riparazione a 1600 dollari. Vediamo perché se si acquista una Tesla ad oggi bisogna mettere in conto un’attesa più lunga e un costo più alto per riparare un piccolo danno alla carrozzeria.

I MOTIVI CHE RENDONO COMPLESSA UNA RIPARAZIONE BANALE

Come riporta Insideevs, Tesla è ancora alle prese le criticità legate alle riparazioni delle auto. La disponibilità dei ricambi infatti non sembra essere il fiore all’occhiello del Costruttore che con i servizi di manutenzione a domicilio dovrebbe arginare il problema. Tuttavia quando si tratta di sostituire un ricambio danneggiato le attese anche in America sono piuttosto lunghe per un paraurti, una delleparti più esposte ai danni. L’ha scoperto Andy Slye, che ha dovuto attendere 7 settimane per la riparazione della sua Tesla Model 3 danneggiata in autostrada.

COLORE MULTISTRATO SPECIFICO

La sostituzione del paraurti per la Tesla Model 3 del giovane statunitense ha richiesto 7 settimane a causa di svariati fattori che spesso si sottovalutano nella scelta dell’auto. Primo tra tutti è stata la disponibilità del paraurti nuovo di ricambio visto che un oggetto volante aveva bucato quello dell’auto. Un componente così diffuso che però avrebbe impiegato 5 settimane per arrivare in officina. Oltre l’attesa del ricambio poi la riparazione ha richiesto altre 2 settimane per azzeccare la giusta tonalità di colore della vernice multistrato impiegata da Tesla.

L’ASSICURAZIONE SARA’ UN ALTRO SALASSO?

Costo? Per lo youtuber ci ha pensato l’assicurazione, ma se non avesse avuto una kasko la spesa sarebbe stata di 1600 dollari. Bisogna anche dire che di questo importo circa 600 dollari sono stati necessari per ripristinare anche la protezione trasparente antigraffio. Senza questa la sola sostituzione e verniciatura del paraurti sarebbe costata 1000 dollari. Ma il rischio è che le assicurazioni tengano conto più dell’esclusività dell’auto che delle sue capacità di evitare gli incidenti. Intanto Tesla ha da alcuni mesi annunciato che non è obbligatorio fare i tagliandi per non perdere la garanzia, anche perché farli in Italia sulla Tesla Model S costa più di tutte le auto elettriche della nostra indagine.

The post Tesla Model 3: riparare un danno da parcheggio costa 1600 dollari appeared first on SicurAUTO.it.

Quanto costa la manutenzione di un’auto Elettrica o Ibrida? I risultati

di Donato D'Ambrosi

L’analisi dei costi di manutenzione ordinaria e delle ore di manodopera (MDP) per le 10 auto elettriche e le 10 auto ibride tra le più vendute in Europa nel 2018, sfata alcuni miti già radicati sulla frequenza dei tagliandi delle auto elettriche EV e ibride HEV. Ad esempio “le auto elettriche avranno zero manutenzione” Sbagliato! Una previsione totalmente infondata guardando i piani di manutenzione dei Costruttori con tagliandi annuali. D’altra parte, se è vero che non ci sono né motore a scoppio né trasmissione idraulica, tutte le auto elettriche condividono gran parte delle parti in movimento sottoposte a controlli delle auto tradizionali ICE (ammortizzatori, bracci oscillanti, giunti, cuscinetti, freni, pneumatici, etc.). Al di là dei tanti controlli, sempre necessari, il risultato più eclatante è che nel confronto tra auto elettrica e a benzina si arriva anche ad un risparmio del 75% per la manutenzione ordinaria nei primi 6 anni di qualche modello, mentre la media sul risparmio è del 42% (182 euro/anno delle auto elettriche, contro i 314 euro delle auto tradizionali). Si può credere invece al fatto che le auto ibride richiedano una maggiore manutenzione rispetto alle versioni tradizionali a benzina? Anche in questo caso i numeri smentiscono questa credenza, la media di costo annuale è quasi identica. Ecco i casi più eclatanti e rappresentativi, suddivisi tra EV e HEV, dell’indagine Manutenzione auto elettrica e ibrida. Qui invece puoi vedere quali Case auto obbligano a fare i tagliandi per tutta la durata della garanzia sulla batteria al litio.

Sfoglia lo Speciale e leggi gli approfondimenti e le interviste qui.

Auto elettriche senza manutenzione: una bufala!

La manutenzione di tutte le auto elettriche dell’indagine costa in media il 42% in meno rispetto ai corrispettivi modelli tradizionali con motore a combustione interna. Ma non abbastanza da dimenticarsi l’officina: per 9 auto elettriche su 10 è previsto, infatti, un tagliando ogni anno a intervalli variabili da 15/20/30 mila km a seconda del Costruttore. Fa eccezione solo la Jaguar I-Pace, (3 tagliandi in 6 anni, la metà rispetto alla F-Pace che invece ne fa 6, uno l’anno). La Jaguar I-Pace è anche l’auto che richiede meno della metà di ore di MDP totali (4 h) rispetto alla F-Pace 2.0 i4 (9,9 h) con un costo complessivo per i tagliandi del 75% più basso rispetto alla F-Pace a benzina. Ci sono però anche delle eccezioni. È il caso della Citroen C-ZERO che richiede esattamente le stesse ore di MDP (10,6 h) di una Citroen C1 1.0 VTi 72cv e infatti anche il costo medio annuale dei tagliandi è quasi identico.

Tesla: pochi ricambi ma differenze di costo e manodopera abissali

Alla Tesla Model S75D va il primato di essere l’auto elettrica dell’indagine più costosa da manutenere, con un costo medio annuale di 625 euro e il più alto numero di ore di MDP (15 h in totale). Sicuramente non giustificabili dai ricambi che si sostituiscono ai tagliandi annuali (batterie telecomandi e tergicristalli a 1/3/5 anni – in aggiunta filtro disidratatore, filtro A/C e liquido freni a 2/4/6 anni, con l’ulteriore sostituzione liquido raffreddamento batteria a 4 anni). Bisogna però dire che da qualche mese la politica di Tesla sui tagliandi di manutenzione obbligatori è radicalmente cambiata: i clienti non sono più obbligati a farli, ma restano validi i costi che analizziamo nella nostra indagine. Mentre il confronto Volkswagen eGolf vs. Golf 1.5 TSI 130 cv rivela che le due auto richiedono quasi le stesse ore di MDP (in totale 12 h l’elettrica vs 13h tradizionale) ma la eGolf vanta anche il costo medio annuale di circa 1/3 (74 euro) rispetto alla gemella a benzina (197 euro). Tra i Costruttori che hanno fornito anche il costo di sostituzione della batteria (IVA e manodopera inclusa), da notare che la Nissan Leaf ha un costo medio per kWh più basso rispetto alle altre auto (qui sotto i dati).

Costi di manutenzione tra auto elettriche e tradizionali

Il confronto dei costi medi di manutenzione tra tutte le auto elettriche e quelle a combustione interna conferma che in 6 anni per le auto a batteria si spende mediamente meno: circa 1095 euro per un’auto elettriche contro 1885 euro per un’auto tradizionale equivalente. La media di ore di manodopera necessarie conferma anche che le auto elettriche in officina ci andranno, con la stessa frequenza o quasi di quelle tradizionali ma per meno tempo: circa il 13% in meno di manodopera in 6 anni (8,8 ore la media EV contro le 10,1 ore della media ICE). Le differenze sostanziali di costi e manodopera tra auto elettriche e tradizionali sono chiaramente influenzate anche dai ricambi in più che bisogna sostituire. Se nei tagliandi delle auto elettriche è ricorrente la sostituzione del filtro A/C e del liquido freni (e più di rado del liquido raffreddamento batteria), i costi di manutenzione delle auto tradizionali lievitano quasi sempre per le cinghie di distribuzione e rulli, candele, olio e filtri.

Dettaglio costi di manutenzione delle 10 auto elettriche

Nissan Leaf – Nissan Pulsar 1.5 dCi

Renault ZOE R90 – Renault Clio 0.9 Tce

Volkswagen eGolf – Volkswagen Golf 1.5 TSI

Hyundai Kona Electric – Hyundai Kona 1.0 T-GDI

Tesla Model S 75D – Porsche Panamera 3.0V6

Smart fortwo EQ – Smart fortwo 1.0

Hyundai Ioniq Electric – Hyundai i30 1.4 T-Gdi

Citroën C-Zero – Citroen C1 1.0 Vti

Smart forfour EQ – Smart forfour 1.0

Jaguar I-PACE – Jaguar F-PACE 2.0 i4

Costo Medio per Kwh quando si cambia la batteria 

Nissan Leaf: 213 euro/kWh (costo sostituzione batteria 40 kWh – 8.540 euro IVA e MDP incl.)

Volkswagen eGolf: 649 euro/kWh (costo sostituzione batteria 35,8 kWh – 23.248 euro IVA e MDP incl.)

Smart fortwoEQ: 646 euro/kWh (costo sostituzione batteria 17,6 kWh – 11.385 euro IVA e MDP incl.)

Smart forfourEQ: 646 euro/kWh (costo sostituzione batteria 17,6 kWh – 11.385 euro IVA e MDP incl.)

Citroen C-ZERO: 1.448 euro/kWh (costo sostituzione batteria 14,5 kWh – 21.006 euro IVA e MDP incl.)

Le auto ibride non sono tanto più impegnative

Le auto ibride (HEV) al contrario di quanto si è sempre detto fino ad oggi, non è affatto vero che richiedono più manutenzione della stessa auto con solo motore termico. Lo si capisce analizzando i costi e i tempi di MDP per i tagliandi di alcuni tra i modelli ibridi e tradizionali (ICE), sia restando nel listino dello stesso brand, sia mettendo a confronto auto di brand diversi ma dello stesso Paese. In media un’auto ibrida costa tanto quanto un’auto equivalente a combustione interna, cioè circa 1490 euro in 6 anni. Così come le ore di manodopera sono mediamente sovrapponibili: 9,7 ore la media ibrida contro 9,6 ore la media ICE.

Le ibride più semplici con più ore di manodopera

A sfatare il mito delle auto ibride più care sono i dati estrapolati dai piani di manutenzione della Yaris Hybrid, C-HR Hybrid, Swift 1.2 Hybrid e Ioniq Hybrid per le quali la differenza di costo rispetto alle benchmark tradizionali è molto limitato. Nel caso della C-HR Hybrid il tempo di MDP dopo 6 anni è addirittura identico alla C-HR 1.2 Turbo. Solo in un caso – la Kia Niro HEV richiede 2,8 ore di MDP più dell’auto a benzinadi riferimento, ma con un numero di tagliandi doppio (6 anziché 3 della Kia Sportage 1.6 GDi). Le evidenze emerse dall’indagine quindi smentiscono il mito dei costi più cari di manutenzione delle auto ibride rispetto alle auto tradizionali, anzi è il contrario in alcuni casi. Lo dimostra il confronto di costi di manutenzione delle ibride Toyota RAV4 Hybrid, Toyota Auris Hybrid e Toyota Prius Hybrid che costano anche meno rispetto alle Honda Civic 1.5 Turbo e CR-V 1.5 Turbo, su cui invece bisogna sostituire anche candele e filtro carburante a 6 anniLeggi qui il commento del direttore di SicurAUTO.it sull’indagine.

Dettaglio costi di manutenzione delle 10 auto ibride

Toyota Yaris 1.5 Hybrid – Toyota Yaris 1.5 VVT-i

Toyota C-HR 1.8 Hybrid – Toyota C-HR 1.2 Turbo

Toyota Auris 1.8 Hybrid – Honda Civic 5p 1.5 Turbo

Toyota RAV4 2.5 Hybrid – Honda CR-V 1.5 Turbo

Kia Niro 1.6 HEV – KIA Sportage 1.6 GDI

Lexus NX 300h – Mercedes GLC 250 4MATIC 2.0

Suzuki Swift 1.2 Hybrid 2WD –  Suzuki Swift 1.0

Hyundai Ioniq Hybrid – Hyundai i30 1.4 T-GDI

Toyota Prius 1.8 Hybrid –  Honda Civic 4p 1.5 Turbo

Lexus CT 200h – Mercedes Classe A180 1.3

L'articolo Quanto costa la manutenzione di un’auto Elettrica o Ibrida? I risultati proviene da SicurAUTO.it.

Manutenzione auto elettrica e ibrida: il metodo dell’indagine

di Donato D'Ambrosi

L’indagine Manutenzione auto elettrica e ibrida di SicurAUTO.it mette in luce i costi reali di manutenzione ordinaria delle auto elettriche e ibride svelando la spesa che un’automobilista, o azienda, dovrà sostenere durante i primi 6 anni dall’acquisto. Sono state messe a confronto le 10 auto elettriche e le 10 auto ibride tra le più vendute in Europa (e a listino in Italia) con altrettanti modelli con motore a combustione interna.

Sfoglia lo Speciale e leggi gli approfondimenti e le interviste qui.

Auto simili ma diverse sotto al cofano

Nell’indagine abbiamo messo a paragone lo stesso modello – ove possibile – nella variante elettrica o ibrida con quella con motore termico. Quando non è stato possibile confrontare le vetture elettriche/ibride con le rispettive varianti a combustione interna (perché non a listino), la scelta del modello di riferimento si è basata su un’auto di equivalente segmento, dimensioni e potenza, cercando di privilegiare i modelli dello stesso Gruppo o dello stesso Paese.

Il costo dei tagliandi presso le officine delle Case

I prezzi delle vetture si basano sui quelli a listino in vigore al 31 dicembre 2018, i modelli sono stati scelti in base alle vendite in Europa durante il primo semestre 2018 (dati Jato Dynamics) ed i costi sono basati sui piani di manutenzione ordinaria ufficiali, relativi ai tagliandi dei primi 6 anni. I costi sono stati ottenuti direttamente dalle Case o dai loro siti ufficiali (quando disponibili), elaborati da SicurAUTO.it e basati sui prezzi consigliati al pubblico, IVA inclusa. Ogni officina autorizzata o concessionario ha, ovviamente, un proprio margine commerciale entro il quale agire per attivare una sana concorrenza.

Cosa abbiamo tirato fuori dall’indagine

Nel confronto dei costi di manutenzione tra le circa 40 auto elettriche (EV – Electric Vehicle), ibride (HEV – Hybrid Electric Vehicle) e a combustione interna (ICE – Internal Combustion Engine) oggetto dell’indagine, è stata posta particolare attenzione anche alle ore di manodopera necessarie e ai ricambi che ad ogni tagliando vengono sostituiti.

Per ogni coppia di auto vengono evidenziate attraverso delle semplici infografiche;

– la spesa di manutenzione ordinaria complessiva nei primi 6 anni
– la differenza di costo tra le auto elettriche/ibride e quelle con motore termico
– la reale frequenza con cui bisogna andare in officina per ogni tagliando

Quando la differenza di costo del singolo tagliando, tra le auto elettriche/ibride e quelle “tradizionali”, è molto alta, viene evidenziata la voce di costo più influente nel tagliando più costoso.

Le auto scelte e le eccezioni di alcuni modelli

Per maggior chiarezza e comprensione dello studio specifichiamo alcune eccezioni presenti tra le auto scelte nell’indagine.

– per quanto fossero presenti due modelli Tesla tra le prime 10 auto elettriche vendute in Europa è stata considerata la sola Tesla Model S (+9% a maggio 2018 secondo Jato) alla Model X (-7% a maggio 2018 secondo Jato);
– le due smart EQ sono rimaste perché con numeri più consistenti e per capire se si vi era reale differenza sui costi di manutenzione tra modelli di dimensioni e target differenti;
– la Jaguar I-Pace, per quanto ancora molto giovane come modello, è stata inserita nell’indagine essendo una delle più recenti ed innovative;
– la BMW i3, 4^ nella classifica Jato, è stata sostituita dalla Hyundai Kona EV, per indisponibilità di BMW a contribuire all’indagine;
– tutti i modelli di auto a combustione interna sono stati scelti con motore a benzina (di norma più economico rispetto al Diesel), fa eccezione la Pulsar, unica diesel dell’indagine, poiché non disponibile con motore benzina quando la scelta delle auto era già stata chiusa.

Leggi qui il commento del direttore di SicurAUTO.it sull’indagine.

L'articolo Manutenzione auto elettrica e ibrida: il metodo dell’indagine proviene da SicurAUTO.it.

❌