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TIM avvia la collaborazione con le Associazioni dei Consumatori

di Lucia Massaro
TIM ha firmato un protocollo di cooperazione con le associazioni dei consumatori Adiconsum, Adoc, Cittadinanzattiva Aps, Codacons, Federconsumatori e Udicon. La collaborazione mira a “potenziare il rapporto di fiducia con le Associazioni dei Consumatori e a rinnovare la relazione con i propri clienti in termini di una sempre maggiore trasparenza, chiarezza e completezza delle informazioni […]

Roaming dati, bolletta salata per un utente: 16mila euro da TIM

di Lucia Massaro
Andare all’estero, lasciare la connessione dati attiva, tornare a casa e trovare una fattura da record da pagare al proprio operatore telefonico. È quanto accaduto al titolare di un’agenzia immobiliare di Venezia. Durante un viaggio di lavoro in Sud America, l’utente ha lasciato inavvertitamente la connessione dati attiva per quattro ore per un costo totale […]

Le auto Mercedes, Dacia, Nissan e Renault con i motori H5FT 1.2 difettosi

di Antonio Elia Migliozzi

Parte dalla Francia l’allerta affidabilità riguardo al motore benzina 1.2 H5FT di casa Renault. Secondo un periodico transalpino ci sarebbe un difetto su quello che è stato uno dei motori più famosi del gruppo. La motorizzazione finisce sotto accusa per via di un consumo eccessivo di olio che, non segnalato dalle vetture, potrebbe causare danni irreversibili per migliaia di euro. Il piccolo benzina trovava posto a bordo di vetture di svariati marchi come Dacia, Mercedes-Benz, Nissan e Renault. Le stime parlano di 600.000 unità potenzialmente coinvolte che sarebbero state prodotte nel sito spagnolo di Valladolid tra il 1 ottobre 2012 e il 20 luglio 2016. Va detto che nonostante le inchieste giornalistiche condotte sulla questione da casa Renault non è partita una campagna di richiamo. Vediamo tutti i dettagli di un caso che sta facendo infuriare centinaia di migliaia di automobilisti in giro per l’Europa.

MOTORE INCRIMINATO

A seguito delle rivelazioni di Quechoisir.org si è innescato un vero polverone attorno al costruttore francese Renault. Il tema riguarda i dubbi sull’affidabilità del motore Renault 1.2 (tipo H5FT). Nello specifico il propulsore che equipaggiava diversi modelli dei marchi Dacia, Mercedes-Benz, Nissan e Renault manifesta un consumo eccessivo di olio. Da parte loro i costruttori interessati hanno minimizzato il problema e indicano che solo una piccola parte dei loro modelli ha manifestato un consumo di olio anomalo. Va detto che nonostante la segnalazione non è partito alcun formale avviso di richiamo. Secondo Renault il consumo eccessivo di olio non influisce sulla sicurezza dei modelli interessati e, di riflesso, su quella dei clienti. Eppure la polemica non è destinata a placarsi perché in molti si domandano se il motore 1.2 H5FT sia veramente esente da pericoli.

LA SCOPERTA

Va detto che i marchi che adottano i motori H5FT hanno dichiarano che sono state prese le misure necessarie per consentire alle loro reti di vendita di effettuare una diagnosi caso per caso. Secondo Renault l’eccessivo fabbisogno di olio potrebbe derivare da diverse cause quali perdite, obsolescenza, manutenzione impropria e scadente qualità dell’olio utilizzato. Insomma da quanto si capisce ogni auto che monta questa powetrain potrebbe avere un destino tutto suo. Sono infatti diversi gli automobilisti che hanno raccontato in rete le esperienze vissute in officina dopo che hanno segnalato agli addetti i loro dubbi sul consumo di olio. In tutti casi sembra che le auto interessate dal difetto non abbiano segnalato in nessun modo la carenza di olio esponendo il motore a rischi concreti. Per questo motivo le associazioni dei consumatori si sono rivolte a tutti i proprietari dei veicoli potenzialmente coinvolti chiedendo loro di recarsi in concessionaria.

PROBLEMA DIFFUSO

All’orizzonte sembra esserci una class action visto che per i meno fortunati il difetto ha mandato il motore completamente fuori uso. Il motore a benzina 1.2 (H5FT) era un fiore all’occhiello del gruppo Renault. Chiamato TCe in casa Renault e DIG-T da Nissan, offriva potenze tra 115 e 130 CV ed è stato sostituito l’anno scorso dal nuovo 1.3 TCe. Si stima che in tutta Europa il piccolo 1.2 sia presente a bordo di oltre 600.000 veicoli. Tutti i propulsori, compresi quelli potenzialmente difettosi, sono stati assemblati presso stabilimento Renault di Valladolid tra il 1 ottobre 2012 e il 20 luglio 2016. Il motore è montato su; Renault (Clio, Mégane, Captur, Scénic, Kadjar e Kangoo), Dacia (Duster, Lodgy e Dokker) e Nissan (Qashqai, Pulsar e Juke). L’allerta è estesa anche al Mercedes-Benz Citan che è essenzialmente derivato dalla Renault Kangoo e montava lo stesso motore benzina a quattro cilindri.

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Autopilot sotto indagine: le associazioni dei Consumatori contro Tesla

di Antonio Elia Migliozzi

Negli Usa è guerra al Tesla Autopilot. Center for Auto Safety e Consumer Watchdog, due importanti associazioni dei consumatori, chiedono l’intervento della Federal Trade Commission e del Department of Motor Vehicles. Motivo del contendere la poca chiarezza sulle capacità e sui limiti della tecnologia Autopilot. Alla luce dei nuovi incidenti, spiegano le associazioni, è importante avviare una indagine sulla sicurezza della piattaforma Tesla che induce gli automobilisti in errore. Il problema starebbe nel fatto che il nome usato dal brand e le esternazioni del Ceo Elon Musk portano a credere che le auto siano a guida 100% autonoma. Le associazioni dei consumatori citano anche un recente studio dell’IIHS secondo il quale il 48% degli automobilisti si fida a tal punto di tecnologie come il Tesla Autopilot da staccare le mani dal volante. Vediamo allora tutti i dettagli su quella che si prospetta come una lunga battaglia legale.

LE ACCUSE

Consumer Watchdog e il Center for Auto Safety hanno chiesto l’intervento congiunto della Federal Trade Commission e del Department of Motor Vehicles per indagare sulle tecnologie Tesla. In particolare le informazioni fornite dal marchio circa la sua tecnologia Autopilot sarebbero pericolosamente fuorvianti e ingannevoli. Le associazioni dei consumatori avevano chiesto agli stessi organi, già un anno fa, una indagine in merito ma le autorità non si sono mosse. Nel frattempo un’altra persona è morta e altre sono rimaste ferite in incidenti che coinvolgerebbero l’Autopilot. Il Center for Auto Safety e Consumer Watchdog ritengono che Tesla violi la legge federale attribuendo alle sue auto in modo illegale caratteristiche che non hanno. Ecco che i consumatori sarebbero indotti a credere che i loro veicoli siano capaci provvisti di sistemi a guida 100% autonoma. Adam Scow, avvocato di Watchdog: “Tesla ha commercializzato irresponsabilmente la sua tecnologia come un potenziamento della sicurezza.”

POCA CHIAREZZA

A queste dichiarazioni fa eco Jason Levine, del Center for Automotive Safety: “Se la Federal Trade Commission e gli Stati non fermano queste rappresentazioni illegali, le conseguenze andranno a ricadere sulle loro spalle”. Secondo le associazioni dei consumatori l’uso del nome Autopilot continua a creare confusione tra gli automobilisti. Nel sostenere la loro azione legale viene citato un recente studio dell’IIHS. L’Istituto americano ha esaminato quanta consapevolezza ci sia tra i consumatori circa i sistemi avanzati di assistenza alla guida incluso l’Autopilot di Tesla. Secondo l’IIHS il suo nome Autopilot è associato dagli automobilisti all’idea erronea che durante il suo funzionamento il veicolo possa prendere da solo decisioni corrette sulla guida. In particolare, il 48% degli intervistati riteneva che fosse sicuro staccare le mani dal volante quando si utilizza il dispositivo di casa Tesla. Un dato molto superiore rispetto al 33% di fiducia incassato dagli ADAS delle altre case auto.

AZIONE LEGALE

A creare confusione attorno alle potenzialità del Tesla Autopilot ci sarebbero anche i media che descrivono questo pacchetto di sistemi di sicurezza attiva come “guida autonoma”. Consumer Watchdog e il Center for Automotive Safety puntano il dito contro lo stesso Elon Musk accusato di aver ingannato i consumatori. Per le associazioni c’è un filo rosso che lega tutti gli incidenti mortali avvenuti a bordo delle Tesla. In tutti i casi ci sarebbe stata una eccessiva dipendenza dai dispositivi di assistenza alla guida. La richiesta alle autorità Usa è quella di avviare indagini formali sulle pratiche illegali e ingannevoli di Tesla. L’obiettivo è quello che i consumatori abbiano informazioni accurate e comprendano i limiti dell’Autopilot utilizzando il loro veicolo in modo sicuro. Insomma una posizione netta che mira a prevenire ulteriori tragedie sulle strade americane.

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Polizze RC auto false: quali misure a tutela del consumatore?

di Raffaele Dambra

Polizze RC auto false

Non passa settimana senza che l’IVASS segnali la presenza di siti internet irregolari che vendono polizze RC auto false. Dopo l’oscuramento da parte della Guardia di Finanza di ben 222 siti che spacciavano assicurazioni fasulle, l’Istituto di Vigilanza ne ha segnalati altri 33 lo scorso 17 luglio e ulteriori 16 il giorno successivo. E decine, o forse centinaia, di persone, attirate dall’offerta di tariffe molto vantaggiose, continuano a cadere nella trappola di questi siti truffa sottoscrivendo polizze auto che in realtà non esistono. Urge dunque che tutte le parti in causa predispongano nuove e più efficaci misure a tutela del consumatore.

POLIZZE RC AUTO FALSE: COSA FARE PER TUTELARE IL CONSUMATORE

È dello stesso parere Vincenzo Cirasola, presidente di ANAPA, Associazione Nazionale Agenti Professionisti di Assicurazione, che ha proposto un tavolo di concertazione con l’IVASS per studiare nuova soluzioni. “Il lavoro di controllo e prevenzione da parte di IVASS e Forze dell’ordine è sicuramente valido, ma per prevenire e sconfiggere il fenomeno delle polizze RC auto false, che può costare carissimo alle ignare vittime, occorre un’opera di informazione ancora più incisiva”.

L’AFFIDABILITÀ DEGLI AGENTI ASSICURATIVI

Per esempio, secondo Cirasola, bisognerebbe far comprendere meglio ai consumatori l’utilità di poter contare sulla consulenza diretta delle agenzie e degli agenti assicurativi. Pur senza demonizzare il web, che resta uno strumento importante nell’evoluzione del sistema assicurazioni. “Gli agenti ‘in carne e ossa’ non potranno mai essere sostituiti da un click. La loro importanza non è soltanto tecnica e consulenziale, ma rappresentano una garanzia tangibile che quello che si sta acquistando è un prodotto serio e certificato, che garantisce la copertura dai danni’.

POLIZZE ASSICURATIVE ONLINE: SBAGLIATO DEMONIZZARLE

In altri termini ANAPA sconsiglia le polizze assicurative online, invitando a usare internet solo per raccogliere informazioni generiche, e di affidarsi invece alle più sicure agenzie. Certo, può sembrare un consiglio un po’ troppo di parte. Ma è anche vero che soltanto gli agenti assicurativi consentono di avere un contatto diretto e personale, diminuendo al massimo il rischio di incappare in siti web fantasma. Allo stesso tempo ricordiamo che esistono numerosissimi siti, portali e comparatori assolutamente affidabili, con cui si può stipulare qualsivoglia polizza in assoluta serenità. Basta saperli riconoscere.

POLIZZE AUTO FALSE: I CONSIGLI PER NON CASCARCI

“IVASS ha diffuso un documento che spiega come difendersi dalle truffe online”, ha precisato infatti Cirasola, “Innanzitutto diffidare dei siti web che richiamano nel nome quelli di compagnie assicurative famose. E poi controllare sul sito dell’Istituto gli elenchi delle imprese italiane ed estere ammesse a operare in Italia, il Registro unico degli intermediari assicurativi (RUI), l’elenco degli intermediari dell’UE e l’elenco degli avvisi relativi ai casi di contraffazione, società non autorizzate e siti internet non conformi. Un altro modo per accorgersi subito della correttezza e della legalità di un sito che propone polizze auto è verificare il nome del destinatario e la modalità di pagamento, alzando bene le antenne se il beneficiario non risulta iscritto in uno degli elenchi contenenti le imprese ammesse a operare. Inoltre bisogna prestare attenzione se viene chiesto di effettuare il pagamento verso carte di credito ricaricabili o prepagate, perché si tratta di pagamenti irregolari.

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Auto elettrica nuova: gli italiani tra i più convinti d’Europa

di Antonio Elia Migliozzi

I costruttori auto investono sempre di più nella mobilità elettrica e si aspettano un aumento delle vendite. Eppure i consumatori sono divisi e spesso disorientati dalle auto a batteria. In questo quadro l’Osservatorio Findomestic ha condotto uno studio in 16 Stati che fotografa i punti di forza e di debolezza delle auto elettriche. Dai numeri emerge che, già dai prossimi 5 anni, è attesa una netta inversione di tendenza nel settore della mobilità. Sempre più automobilisti si dicono infatti pronti a lasciare le tradizionali auto a combustione in favore di una vettura elettrificata. Per quanto riguarda l’Italia quasi 6 intervistati su 10 dichiarano di essere intenzionati all’acquisto di un’auto ibrida. Cresce anche il gradimento per le auto 100% elettriche. In questo caso 4 automobilisti su 10 si dicono intenzionati all’acquisto. Rimangono ostacoli importanti come gli elevati prezzi di vendita e le poche colonnine di ricarica. Vediamo tutti i numeri di questo studio.

VISIONE GREEN

Le auto elettrice continuano a non essere diffuse ma sembrano destinate a imporsi nel prossimo futuro. L’Osservatorio Auto Findomestic ha interpellato gli automobilisti in 16 paesi del mondo per capire i prossimi trend. Nei prossimi 5 anni il 57% del campione a livello mondiale dichiara che acquisterà un’auto ibrida. Numeri importanti soprattutto in Messico (80%), Italia (76%), Spagna (75%) e Brasile (75%). Al contrario il 43% risponde che comprerà un’auto 100% elettrica, con percentuali che si attestano intorno al 70% in Messico (72%), Brasile e Cina (68%). Quanto all’Italia ad oggi solo lo 0,4% delle auto nuove sono elettriche e questo conferma che ci vorrà tempo perché si affermino. Claudio Bardazzi, responsabile dell’Osservatorio Auto Findomestic: “Secondo i dati di UNRAE su quasi 1 milione di auto nuove immatricolate in Italia da gennaio a maggio 2019 solo poco più di 3.500 sono 100% elettriche e circa 48.000 ibride”.

PROBLEMA PREZZI

L’analisi si concentra sui punti di forza e di debolezza dei veicoli elettrici. L’86% degli intervistati, l’83% in Italia, afferma di apprezzare fluidità, silenziosità e velocità di marcia delle auto elettriche. Conclude Bardazzi: “Nello scenario globale il principale freno alla diffusione dell’auto elettrica risulta essere il costo d’acquisto alto e poco concorrenziale. Oggi l’86% del campione mondiale, il 91% degli italiani, è consapevole che il veicolo elettrico costi più dell’equivalente termico”. Di fronte ai prezzi non si è pronti ad uno sforzo. Il 42% degli intervistati, il 32% tra gli italiani, non è disposto a spendere di più per acquistare un’elettrica. Forme efficaci di incentivazione sono ad oggi previste in Cina, dove troviamo esenzioni fiscali comprese fra 5.100 e 8.700 dollari, e in Norvegia, con l’esenzione dall’imposta sull’acquisto e dall’IVA. Altro problema è l’autonomia: il 54% del campione, il 46% in Italia, acquisterebbe un’auto elettrica se l’autonomia superasse i 300 km.

VANTAGGI

Quello dell’autonomia è un tema sentito in Spagna (71%), Germania (67%) e Francia (62%) con gli automobilisti che chiedono più colonnine di ricarica rapida lungo strade e autostrade. Di contro l’idea di bassi costi di utilizzo e di manutenzione attrae i consumatori. Eppure i norvegesi, che di auto elettriche ne comprano, sono i più scettici e solo il 56% ritiene che la loro manutenzione sia più economica in controtendenza rispetto alla media mondiale del 68%. Il carattere ecologico è un importante valore aggiunto per l’89% dei consumatori che diventano il 93% in Italia. Un automobilista su tre è comunque attento a come viene prodotta l’elettricità che alimenta le automobili e a come vengono smaltite le batterie. Se da un lato le auto elettriche francesi e norvegesi riducono le emissioni di gas serra, dall’altra quelle degli Stati Uniti e cinesi sono “più inquinanti” delle omologhe a motore termico.

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USA: vietato vendere auto con richiamo se il difetto è presente

di Antonio Elia Migliozzi

Negli Usa novità normative in arrivo per bloccare la vendita delle auto soggette a richiami. Il Senato americano è pronto a votare un disegno di legge riguardante le auto usate. Gli Usa si preparano a bloccare la vendita di vetture sottoposte a richiami se prima non sono state effettuate le modifiche necessarie. L’intervento del legislatore si è rivelato necessario perché alcune inchieste giornalistiche hanno messo in luce i pericoli concreti. Nei fatti in america è facile comprare auto usate non portate in officina dopo un richiamo della rispettiva casa madre. Eppure la nuova legge apre uno scontro tra le associazioni dei consumatori, assolutamente favorevoli, e le concessionarie. Molte di queste contestano un aggravio del lavoro a loro carico. Vediamo i dettagli.

SICUREZZA A RISCHIO

Gli Usa sono pronti a modificare le leggi che regolano il mercato delle auto usate. In arrivo una nuova misura che vuole contrastare la vendita di auto usate richiamate dalle relative case madre. Va detto che i richiami spesso riguardano problemi gravi come airbag difettosi o rischi di incendio. Il passaggio dell’auto in officina permette di ripristinare le condizioni di sicurezza dei mezzi evitando danni agli occupanti o alla collettività. Dopo il tentativo di riforma fallito del 2017, due senatori americani provano di nuovo a far passare la legge. In sostanza si richiederà ai concessionari di mettere in regola le auto usate prima di venderle o noleggiarle ai consumatori. Nei fatti manca ad oggi negli Usa, una legge che impedisca la vendita di queste auto usate potenzialmente pericolose. La strada del progetto, però, si conferma ancora una volta in salita.

PLAUSO DEI CONSUMATORI

La possibile riforma del mercato delle auto usate agita gli animi negli Usa. Da un lato ci sono i consumatori e le loro associazioni che sostengono il provvedimento mentre dall’alto le concessionarie. Rosemary Shahan, presidente della Consumer for Auto Reliability and Safety, ha sottolineato che una legge nazionale sarebbe migliore rispetto a quelle dei singoli Stati. Shahan precisa che molti americani si rivolgono a concessionarie ufficiali e sono disposti anche a pagare di più l’auto usata. In questo si aspettano di comprare auto assolutamente sicure e in regola. L’Illinois, ad esempio, ha molte leggi a tutela del consumatore, ma non una che si occupi delle auto usate sottoposte a richiami. Negli Usa molti consumatori hanno fatto causa ai rivenditori di auto dopo aver scoperto di aver comprato auto irregolari. I clienti infatti credono che il rivenditore abbia già fatto tutte le verifiche necessarie ma spesso non è così.

LA NORMATIVA

Lo scorso febbraio una indagine del Chicago Sun-Times ha verificato quanto sia facile trovare in vendita auto usate nonostante i richiami di sicurezza in corso. Da allora le associazioni dei consumatori avevano intensificato la battaglia per chiedere un intervento del legislatore americano. In questa situazione arriva la contrarietà della National Independent Automobile Dealers Association, associazione che riunisce i venditori di auto usate. I concessionari Usa si oppongono a qualsiasi legge che, a dire loro, complicherebbe gli affari. Negli Stati Uniti il sistema di richiamo delle auto è operativo dal 1966. Negli anni l’Amministrazione nazionale della sicurezza stradale ha emesso richiami per oltre 390 milioni di veicoli. Secondo Carfax ci sarebbero oltre 57 milioni di veicoli con richiami attivi che non sono mai tornati in officina.

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