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Ieri — 18 Settembre 2019RSS feeds

I 5 attacchi informatici più frequenti al mondo: l’auto connessa non c’è

di Donato D'Ambrosi

Le auto connesse sono davvero a rischio furto ed esposte ad attacchi informatici? Molte auto si possono aprire e anche rubare senza chiavi e in pochi secondi. Ma per quanto le auto connesse facciano più paura ai Costruttori delle auto elettriche e ibride, gli hacker le trovano ancora poco interessanti. Ecco i 5 attacchi informatici più frequenti al mondo da cui gli hacker ricavano più soldi.

L’INDAGINE SUI MAGGIORI ATTACCHI DEGLI HACKER NEL DEEP WEB

Con l’ampia diffusione dell’IoT non si fa che parlare di hacker, attacchi informatici e cyber security anche sulle auto. Qualsiasi cosa che è collegata in rete può essere attaccata da un virus o manipolata. Come in qualsiasi bilancio costi-benefici gli hacker attaccano solo quando c’è un lauto guadagno. L’indagine The Internet of Things in the Cybercrime Underground ha scandagliato il deep web, dove si nascondono i traffici illegali di beni e servizi per capire cosa interessa di più ai pirati informatici. E’ sorprendente scoprire come contrariamente ai timori di oggi, le auto agli hacker non interessano per niente. Ecco come guadagna un hacker e quali sono i 5 bersagli presi mira dai cyber attack in Russia, Inghilterra, Arabia, Portogallo e Spagna.

GLI ATTACCHI HACKER AI SERVER

Gli attacchi ai server DNS (Domain Name Server) sono quelli più frequenti e massivi con cui gli hacker cercano di ottenere informazioni riservate dirottando il traffico dati su server esterni. Il modo più semplice è inviare un’email di spam con un link all’interno e immagini e spingere con modi più fantasiosi a cliccare quel link. Lo scopo è fare spionaggio industriale o di ricerca. E’ un argomento di cui si parla molto nelle community oscure della Russia e dell’Arabia.

GLI HACKER ATTACCANO LE RETI INDUSTRIALI

Gli attacchi informatici alle reti di PLC (Programmable Logic Controller) sono un altro attacco molto frequente per mandare in tilt uno stabilimento. Attaccando il sistema che gestisce gli impianti di uno stabilimento gli hacker ne prendono il controllo allo scopo di estorcere quasi sempre denaro. Non è raro che la richiesta possa anche essere commissionata per ostacolare attività concorrenti. Ne sono interessati soprattutto gli hacker in Russia, Portogallo, Inghilterra e Spagna.

CELLULARI ATTACCATI DAGLI HACKER  

Come per gli attacchi DNS qualsiasi device in rete (cellulari, videocamere di sorveglianza o dispositivi VR di realtà virtuale) possono essere violati dagli hacker. Questo tipo di attacchi informatici è frequente per acquisire informazioni private, estorsione o favorire altre attività criminali. Russia, Inghilterra e Arabia sono più attive nel deep web su questo tipo di attacchi.

LE CRIPTOVALUTE TRAFUGATE DAGLI HACKER

Gli attacchi informatici ai server dei mining di criptovalute si sono moltiplicati da quando il valore delle criptovalute è in rialzo. Estrarre criptovalute è diventato molto più complesso e richiede potenze grafiche di calcolo maggiori, così qualcuno ha inventato il modo di estrarre criptovalute con il cellulare. Gli hacker che rubano criptovalute sfruttano proprio la vulnerabilità dei sistemi Android con attacchi informatici massivi. E’ ciò che interessa in modo particolare agli hacker in Russia.

GAS ED ELETTRICITA’ NEL MIRINO DEGLI HACKER

Il controllo dell’energia è un altro obiettivo dei pirati informatici: basti pensare cosa significherebbe per un intero Paese restare senza elettricità o gas. In Russia e Portogallo, ad esempio sono specializzati negli attacchi hacker ai distributori di carburante. Mentre sempre in Russia qualsiasi misuratore di gas o elettricità smart (cioè controllabile da remoto) può essere attaccato dagli hacker.

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Mercedes spia i clienti? Nella rete i clienti “distratti” delle auto in leasing

di Donato D'Ambrosi

Spesso l’auto è il caveau perfetto per trovare riservatezza, privacy e riparo da occhi e orecchie indiscreti, ma a quanto pare non se si tratta di una Mercedes in leasing. E’ l’accusa di spionaggio lanciata a Mercedes-Benz di cui parla il tabloid inglese The Sun. Mercedes sarebbe infatti in combutta con gli ufficiali giudiziari ai quali rivela la posizione dell’auto quando il cliente diventa un “cattivo pagatore”. Il caso è esploso nel Regno Unito poiché Mercedes controlla circa l’80% dei contratti di leasing auto, secondo il giornale inglese. A quanto pare però la pratica di presunto spionaggio attraverso i sensori montati sull’auto è ai limiti della legge sulla privacy ma più di qua che di là.

L’ACCUSA DI VIOLAZIONE DELLA PRIVACY A MERCEDES

Secondo Mercedes tutto avviene alla luce del sole o quasi, visto che i clienti dovrebbero essere a conoscenza di quello che accade se non pagano il canone dell’auto presa in leasing. Ma la realtà dei fatti è che la stragrande maggioranza dei clienti non immaginerebbe mai di potersi ritrovare l’ufficiale giudiziario nello specchietto retrovisore in qualunque momento, in caso di problemi con i pagamenti. E invece è proprio quello che succede in base agli accordi contrattuali che Mercedes-Benz stipula con i suoi clienti, a quanto pare a loro sprovveduta insaputa.

UNA CONDOTTA SINGOLARE

Mercedes dal canto suo avrebbe ammesso che “in casi estremi” può localizzare l’auto di un cliente e comunicare la posizione all’organo incaricato di recuperare il credito. Nulla però che avrebbe a che vedere con funzioni di antifurto satellitare o con il servizio Mercedes Me, solamente un modo per ricordarti fin dalla stipula del contratto di pagare il canone del leasing. Un approccio singolare, come riporta The Sun, visto che BMW, Jaguar Land Rover e Volkswagen avrebbero dichiarato di non effettuare questo genere di tracciamento dei clienti. Ma perché Mercedes, incalzata da Associazioni di consumatori e autorità, ritiene di essere nel giusto? E’ presto spiegato.

LA REPLICA DI MERCEDES ALLE ACCUSE

Secondo Mercedes-Benz, ogni cliente sarebbe informato sul trattamento dei dati tracciati tramite l’elettronica dell’auto se vengono meno gli impegni sottoscritti. Molti accusano il Costruttore di mimetizzare un’importante clausola, restrittiva della privacy dei consumatori, all’interno del contratto che molto spesso si firma senza neppure leggere. Mercedes però assicura che la condizione di poter comunicare la posizione dell’auto è informata al cliente tramite una postilla in neretto prima della firma. Ora al di là di quanto sia realmente evidente questa postilla e della liceità di poter comunicare i dati dei clienti a un soggetto terzo, si concretizzano i dubbi che abbiamo anticipato in questo approfondimento sulle auto connesse e la funzione dei Neutral Server: di chi sono i dati e chi ha diritto a farne ciò che vuole? Mercedes ha dimostrato che è solo l’inizio e che prima di firmare un contratto è bene leggerlo dalla prima all’ultima pagina.

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Volvo 2020 vendute come cellulari: fino a 100 GB gratis il primo anno

di Donato D'Ambrosi

Le auto non sono cellulari, eppure siamo sempre più proiettati verso una visione connessa, smart e interattiva di quello che dovrebbe essere solo un mezzo di trasporto sicuro. Volvo, ad esempio, ha proprio in questi giorni annunciato che su tutte le auto MY2020 il proprietario avrà 100 GB di roaming dati gratis, poi dovrà pagare. Un’offerta che sebbene abbia solo il sapore delle offerte commerciali che ci bombardano ogni giorno mette anche al sicuro la copertura di funzioni per la sicurezza di guida. Vediamo nel dettaglio come sta cambiando anche il modo di vendere le auto sempre più connesse.

L’AUTO NON E’ UNO SMARTPHONE, MA GLI SOMIGLIA SEMPRE DI PIU’

L’auto sta al carburante (e già alla ricarica per quelle elettriche) come oggi uno smartphone sta alla connessione dati. C’è poco da fare, è una proporzione “simbiotica” che difficilmente aiuta a distinguere un cellulare da un’auto, se questa è anche super-connessa. Ma l’Associazione europea dei Costruttori europei (ACEA) invita a non prendere alla leggera la sicurezza informatica delle auto, soprattutto se connesse. Il motivo del perché le auto connesse fanno più paura delle elettriche lo spieghiamo in questo interessante approfondimento. Ma come si fa a non vedere un cellulare su ruote, se gli stessi Costruttori iniziano a proporre nuove strategie commerciali basate su pacchetti dati e Gigabyte? D’altronde i sistemi eCall dal 2018 obbligatori sulle auto nuove, e i vari sistemi di infomobilità e connettività V2X in qualche modo dovranno pur funzionare.

ALL’AUTO CONNESSA SERVE UNA CONNESSIONE DATI

L’annuncio Volvo è solo il più recente che arriva dopo il lancio dell’assistente virtuale Mercedes su MBUX che funziona anche offline. Volvo dalla sua ha rassicurato gli utenti con la copertura di 100 GB gratis su tutte le auto per i primi 12 mesi su tutti i modelli. La notizia riportata da AutoExpress dice che ogni Volvo avrà per il primo anno una SIM con copertura di dati in roaming con hotspot WiFi incluso per 8 dispositivi. SI potranno utilizzare servizi di infotainment ma soprattutto funzioni di sicurezza, come la notifica di strada ghiacciata o incidente rilevato da altre auto più avanti.

COSA SUCCEDE DOPO 12 MESI O 100 GB

La copertura Volvo sarà valida in 42 Paesi, inclusi i servizi infotraffic e aggiornamenti OTA (Over The Air) del sistema di navigazione Sensus. Se poi il pacchetto dati non vi interessa subito potrete anche abilitarlo successivamente all’acquisto dell’auto, praticamente come se fosse una Tesla. Ma cosa succederà dopo i primi 12 mesi o se si esauriscono i 100 GB di roaming dati inclusi? C’è il rischio di non poter neppure cambiare operatore telefonico. Trascorso il primo anno di proprietà, infatti, gli acquirenti possono scegliere di estendere il loro contratto acquistando un piano dati Vodafone anche con una soglia inferiore a 100 GB. A pensarci bene proprio come quando si acquista uno smartphone nuovo a rate tramite un provider di telefonia.

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Auto connesse: il 20% in tilt potrà bloccare davvero una città?

di Antonio Elia Migliozzi

Sul prossimo futuro in cui le auto a guida autonoma e connessa condivideranno le strade con gli altri veicoli incombe l’incognita hacker. Uno studio del Georgia Institute of Technology sottolinea come i pirati informatici potrebbero facilmente attaccare queste vetture iperconnesse. La minaccia non si limiterebbe ad attacchi occasionali ma ci sarebbe la possibilità concreta di mettere sotto scatto una intera città. Un solo hacker avrebbe la possibilità di prendere il controllo di decine di veicoli in transito potendo arrivare a bloccare intere città. Facile prevedere che uno scenario simile porterebbe in pochi minuti al caos. La paralisi potrebbe scattare con un attacco mirato al 20% delle auto collegate in rete e presenti in strada in determinato momento. Vediamo nel dettaglio la ricerca nella consapevolezza che si lavora a sistemi hardware e software avanzati proprio per evitare situazioni di questo tipo.

AUTO CONNESSE

Nel 2026 potrebbe capitare che la tua auto a guida autonoma si fermi improvvisamente in mezzo al traffico dell’ora di punta. Secondo i fisici del Georgia Institute of Technology e della Multiscale Systems il rischio di un attacco hacker coordinato contro i veicoli connessi ed autonomi non è affatto remoto. I ricercatori hanno appena presentato un nuovo studio che simula come gli hacker potrebbero creare il caos in città prendendo il controllo dei veicoli in transito. Il tema è quello dell’attuale discussione sulla sicurezza informatica nel settore automotive. Si teme che soggetti esperti possano decidere se far schiantare un’auto contro un altro veicolo o investire un pedone inerme. Gli autori avvertono che, nonostante le difese informatiche siano sempre più efficaci, la quantità di dati violati è aumentata vertiginosamente negli ultimi quattro anni. L’internet of things potrebbe convertire una minaccia informatica in una minaccia fisica.

I RISCHI

Jesse Silverberg della Multiscale Systems, precisa che nelle simulazioni i ricercatori sono riusciti a fermare il traffico di Manhattan all’ora di punta. Dice Silverberg: “Il blocco casuale del 20% delle auto nelle ore di punta significherebbe il blocco totale del traffico. La città viene frantumata in piccole isole, dove potresti essere in grado di spostarti solo di qualche isolato”. Insomma uno scenario simile renderebbe impossibile muoversi dall’altra parte della città. Per riuscire ad arrivare ad un simile scenario non è necessario che tutte le auto in strada siano collegate via web. Come detto l’accesso al 20% delle auto su strada sarebbe più che sufficiente. Se allora immaginiamo un 40% di mezzi connessi ad internet, agli hacker basterebbe riuscire ad accedere alla metà degli stessi. Sulla carta si tratterebbe di una operazione semplice ma nei fatti i big dell’auto e le aziende attive nella cibersecurity smentiscono rischi su vasta scala.

EFFETTO DOMINO

I ricercatori americani affermano che un attacco contro il 10% delle auto in orario di punta potrebbe comunque compromettere la circolazione al punto da impedire ai veicoli di emergenza di raggiungere gli scenari di crisi. Gli scienziati hanno messo utilizzato la teoria della percolazione. Nella scienza dei materiali questa teoria serve a determinare se una determinata qualità, come ad esempio una rigidità specifica, si diffonderà attraverso un materiale. In questo modo è possibile capire in che modo la variabile potrebbe trasformare uniformemente il materiale stesso. In questo caso, le auto bloccate dagli hacker si diffondono nella città per rendere rigide le arterie stradali e quindi paralizzare il traffico. I ricercatori precisano che non hanno tenuto conto di variabili specifiche come, ad esempio, il panico degli occupanti delle auto. Questi potrebbero scendere dai veicoli e riversarsi per le strade diventando pedoni e causando, a loro volta, incidenti.

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Auto connesse: gli Stati EU votano per il 5G

di Donato D'Ambrosi

La decisione sullo standard delle auto connesse è un tira e molla tra la Commissione e gli Stati dell’UE. Ma dietro quella che sembra una semplice scelta di colore tra il bianco e il nero, si cela un grosso giro d’affari. Le aziende e le istituzioni coinvolte in questo parapiglia tecnologico sono decine, sebbene ormai il confronto tra 5G e WiFi per le auto connesse sia associato al bipolo BMW e Volkswagen. A riportare gli equilibri ci pensano gli Stati Membri che in una votazione si schierano sullo standard 5G. Ma procediamo per gradi.

IL 5G BLOCCATO COME LE AUTO DIESEL

Solo qualche settimana fa il sindaco di Bruxelles aveva stoppato i test sulle auto connesse che sfruttano lo standard il 5G. I motivi del provvedimento erano legati ai dubbi rischi della salute umana esposta ad un crescente numero di radiazioni. Ma questo è solo il penultimo tassello nella conquista del territorio da parte delle aziende che fino ad oggi hanno investito molto nel WiFi o nel 5G. A contrastare la scelta di Bruxelles arriva l’unanime votazione dei Paesi UE che aprono la strada alla connettività 5G.

LE AZIENDE DIETRO UNA SCELTA SUL FUTURO DELL’AUTO

L’unione Europea in realtà non ha respinto solo il parere di Bruxelles città ma anche quello della Commissione europea che remava per lo standard WiFi. Ed è risaputo che tra i vari protagonisti nella ricerca delle auto connesse Volkswagen è particolarmente interessato a supportare il WiFi. All’estremo opposto invece c’è BMW che capeggia una schiera di altre aziende (tra cui Qualcomm) e Costruttori che vogliono lo standard 5G.

ITALIA, GERMANIA E FRANCIA PRO 5G

L’Italia è trai Paesi che hanno votato a favore del 5G con un parer che contrasta la situazione emersa qualche mese fa. “Continueremo quindi a collaborare con gli Stati membri per affrontare le loro preoccupazioni e trovare una soluzione adeguata“, ha dichiarato il commissario europeo dei trasporti, Violeta Bulc, in commento riportato da Reuters.

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Parking Space Guidance, la tecnologia Ford-Vodafone per trovare parcheggio più facilmente

di Alessandro Crea
Ford e Vodafone stanno testando una nuova tecnologia basata sulla connessione tra i veicoli, che renderà più facile trovare parcheggi nei centri urbani. La tecnologia Parking Space Guidance mostra ai conducenti il ​​numero di parcheggi liberi vicini e come raggiungerli. I conducenti trascorrono, attualmente, decine di ore l’anno a caccia di un parcheggio, attività che […]

VolkswagenOS: è ufficiale, le auto connesse saranno blindate come un iPhone

di Donato D'Ambrosi

Le auto saranno sempre più simili agli smarphone, ma non open source, anzi il contrario. La conferma a quanto abbiamo anticipato sulle centraline blindate da FCA, arriva ora da Volkswagen. Una nuova unità “Car.Software” infatti si occuperà dello sviluppo del primo sistema operativo per auto che Volkswagen adotterà su tutte le prossime auto connesse.

ARRIVA IL SISTEMA OPERATIVO VOLKSWAGEN

Dal 10 al 60%, è l’incremento che Volkswagen vuole apportare allo sviluppo interno del proprio software entro la fine dell’anno. Una notizia che sembra uno dei tanti annunci che i Costruttori fanno sugli investimenti industriali e le novità hitech dei prodotti. Invece è un segnale importante di quanto le auto connesse cambieranno anche la manutenzione. Un trend che abbiamo approfondito con il Neutral Server Caruso in un’intervista esclusiva che spiega come viaggeranno e saranno usati i dati delle auto connesse.

5 MILA ESPERTI SOLO SULLE AUTO CONNESSE

Ma bisogna anche sapere che i Costruttori non hanno alcuna intenzione di cedere i dati telematici a chiunque. “Nel 2025 metteremo 5.000 esperti digitali in una nuova unità chiamata Car.Software” annuncia Volkswagen. L’importanza di questa unità si comprende solo immaginando che qualsiasi servizio di infotainment, qualsiasi acquisto o prenotazione legata o meno all’auto, ma fatta dall’abitacolo, passerà per un Cloud.

TUTTE LE AUTO CONNESSE DEL GRUPPO AVRANNO VW.OS

Le aree di competenza dell’unità Car.Software saranno, quella elettrificata ed elettronica, connettività,  guida autonoma, user experience (UX), l’architettura Cloud e l’e-commerce. La cosa sorprendente è che il sistema operativo VW.OS sarà sviluppato per essere esteso a tutte le marche del Gruppo. ”Vogliamo creare un centro per l’auto digitale e la piattaforma Cloud con i migliori esperti del mondo” ha spiegato Christian Senger, membro del consiglio di amministrazione del brand Volkswagen.

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Auto connesse e C-V2X: 4 esempi concreti nella guida di tutti i giorni

di Redazione

Le auto connesse arriveranno molto presto, e qui abbiamo parlato delle trasformazioni che porteranno prima delle elettriche e ibride. Ma nel concreto cosa può fare un’auto connessa dotata di tecnologie C-V2X? A Berlino si sono riunite le principali aziende dell’IT e Costruttori di auto con l’associazione 5GAA per darne una dimostrazione concreta. Ecco cosa possono fare realmente le auto connesse già pronte per il mercato e quali vantaggi per sicurezza e confort di guida mostrati nei video qui sotto.

LE AUTO CONNESSE SONO DIETRO L’ANGOLO

In occasione di un evento dimostrativo dal vivo a Berlino, l’Associazione 5G Automotive (5GAA) ha organizzato una full immersion sulla mobilità intelligente con una dimostrazione pratica delle tecnologie C-V2X già pronte per essere commercializzate. Tra i membri di 5GAA ci sono noti Costruttori e aziende dell’IT come  BMW Group, Daimler, Deutsche Telekom, Fraunhofer Institutes FOKUS e ESK, Ford, Huawei, Jaguar Land Rover, Nokia, Qualcomm e Vodafone. Insieme hanno dimostrato cosa realmente possono fare le auto con connettività C-V2X (Cellular – Vehicle to everythings),  V2V (Vehicle to Vehicle), V2I (Vehicle To Infrastructure) e V2N (Vehicle-to-Network). “Gli standard di mobilità connessi non sono più una visione per il futuro“, afferma Maxime Flament, Chief Technology Officer di 5GAA. “Le soluzioni mostrate sono pronte per essere implementate oggi e hanno un’enorme spinta del settore basata sulle future capacità del 5G.

PREVIENE LE MULTE AL ROSSO DEL SEMAFORO

L’impiego più comune che semplificherà la vita degli automobilisti ai semafori è il Signal Phase e Timing (SPaT) e Red Violation Warning. In pratica l’auto demo BMW con un’unità Qualcomm permette al conducente di monitorare il semaforo a distanza. Il display centrale del veicolo mostra la luce del semaforo e per quanto tempo resterà accesa. Se alla velocità con cui viaggia l’auto, il conducente rischia di passare col rocco il sistema lo avverte. L’auto confronta velocità e accelerazione, insieme al tempo del semaforo. Se il conducente rischia di eseguire una luce rossa, riceve un avviso sul display con l’invito a rallentare.

PUÒ SALVARE IL 40% DI VITTIME STRADALI IN PIU’

Vodafone Germany e Ford hanno utilizzato la tecnologia V2X per avvisare i conducenti di un incidente in anticipo. Il sistema che si basa su eCall Plus lancia l’allarme a tutte le auto in avvicinamento appena dopo l’incidente e avvisa in anticipo che i mezzi dei soccorsi si stanno avvicinando. Ma poiché non sempre gli automobilisti sanno come dare la precedenza ai soccorsi nel modo giusto, il sistema indica anche su quale lato della strada devono spostarsi per non essere d’intralcio. Gli esperti ritengono che i tassi di sopravvivenza per le vittime di incidenti stradali possano essere migliorati fino al 40% se ricevono trattamento solo quattro minuti più rapidamente.

MAPPE AD ALTA DEFINIZIONE IN TEMPO REALE

Le auto connesse prima e quelle a guida semi autonoma (e autonoma poi) hanno bisogno di mappe ad alta definizione in tempo reale che sono una connettività veloce può garantire. Immaginate quanti trilioni di Terabyte dovrebbero altrimenti contenere le memorie del sistema di navigazione. Continental, Deutsche Telekom, Fraunhofer ESK e Nokia hanno dimostrato come le informazioni si possono trasmettere quasi in tempo reale tramite una rete mobile, utilizzando la tecnologia Multi-Access Edge Computing (MEC). Chiaramente la parte fondamentale è l’infrastruttura dedicata alla connettività a giocare un ruolo chiave.

GLI INCROCI A T TRA I PIU’ CRITICI

Gli incroci a T sono statisticamente più critici secondo il 5GAA, per questo l’impiego di tecnologie di comunicazione comunate permette alle auto in arrivo di sapere chi è dove ed evitare un incidente. L’utilizzo della tecnologia C-V2X consente ai fornitori di componenti per le Case di mantenere i costi di implementazione di tali avvisi senza dover ricorrere ad ulteriori sistemi radio. Vodafone Group, Huawei e Jaguar Land Rover hanno unito le forze dimostrando nel video qui sopra, come la combinazione di diverse modalità di comunicazione può risolvere le criticità più diffuse nella guida di tutti i giorni.

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Toyota e Panasonic creano la prima società di servizi connessi

di Donato D'Ambrosi

La prossima frontiera dello sviluppo automotive saranno le auto connesse, con o senza quelle elettriche, Toyota e Panasonic lo sanno bene e non vogliono mancare all’appello. Lo dimostra l’annuncio di aver instaurato una partnership per presidiare prima di tutti il mercato sei servizi legati alle auto connesse. È ancora alle battute iniziali l’accordo ma segue a ruota l’intenzione di Toyota e Panasonic di continuare a cooperare nella produzione di batterie elettriche.

LA SOCIETA’ DI SERVIZI CONNESSI ALL’AUTO E ALLA CITTA’

Chi tra i Costruttori auto non sarà protagonista nel mercato dei Provider Telematics dovrà giocare un ruolo secondario nella mobilità delle auto connesse. Toyota e Panasonic sono nelle intenzioni di presidiare da subito e direttamente questo settore che avrà una crescita esponenziale da qui ai prossimi anni. La società annunciata al 50% in partnership tra Toyora Corp e Panasonic Corp. È tra quelle che raccoglieranno i dati provenienti dalle auto con tecnolgia V2X e creare servizi connessi sia per gli automobilisti sia per i vari operatori automotive.

LE DUE AZIENDE LEGATE PER L’EV

I servizi connessi forniti da Toyota e Panasonic – riporta Reuters – saranno utilizzabili nelle case e per lo sviluppo delle infrastrutture urbane. Ma c’è dell’altro nella collaborazione tra le due aziende che avranno sempre più interessi condivisi con la diffusione delle auto elettriche. A gennaio hanno annunciato una joint venture per la costruzione di batterie per veicoli elettrici (EV), unendo la ricerca e sviluppo alla capacità produttiva.

LA PRIMA ELETTRICHE PER LA CINA

Toyota, che ha sempre puntato sulle auto ibride e ha liberalizzato 24 mila brevetti sulle auto elettriche, ha annunciato anche un piano più lento sulle auto EV. Presentando la sua prima auto totalmente elettrica a Shanghai, ha anche fatto sapere che a partire dal 2020 lancerà sul mercato 10 nuovi modelli a batteria. Non troppo tardi, se si pensa che le auto elettriche saranno una realtà tangibile molto dopo il 2020. Ma neppure rispetto ad altri Costruttori, come Ford in preda alle partnership per recuperare terreno sull’elettrico.

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Auto connesse a corto raggio: Toyota costretta ad abbandonare il DSRC

di Donato D'Ambrosi

Le auto connesse in Europa e USA sono al centro di un dibattito senza confini sullo standard da adottare, stavolta Toyota è costretta a fare un passo indietro sul DSRC. Quella che sembrava la tecnologia più promettente per ridurre il numero di incidenti attraverso la connettività a corto raggio si è rivelata poco interessante. Nonostante secondo Toyota le Dedicated short-range communications siano più immediate, l’impegno dei giapponesi negli USA non ha trovato riscontri da Governo e Costruttori auto.

NEGLI USA COME IN EUROPA TROPPI STANDARD

Così some in Europa si sta decidendo tra lo standard ITS-5G e il 5G-V2X anche negli USA i Costruttori di auto hanno avuto ampi margini di sperimentazione tra DSRC, 4G e 5G. A quanto pare però anche negli USA l’orientamento sarà sempre più rivolto verso il 5G-V2X, come abbiamo anticipato. Almeno dopo la conferma di Toyota che sospenderà lo sviluppo del DSRC per le auto connesse in vendita negli USA. Toyota infatti aveva annunciato di recente di installare dal 2021 la tecnologia di connettività a corto raggio. Un annuncio che avrebbe anche dovuto stimolare i Concorrenti a fare lo stesso per poter creare una rete di auto che usano la stessa tecnologia di comunicazione.

LA POSIZIONE DI TOYOTA SULLA DSRC

Il motivo per cui Toyota ha investito molto nella connettività auto a corto raggio, è perché “l’unica tecnologia comprovata e disponibile per evitare incidenti“. Inoltre secondo gli esperti la connettività DSRC abbastanza precisa: l’auto comunica 10 volte al secondo posizione accelerazione e velocità. Il sistema è piuttosto simile alla comunicazione a corto raggio che si instaura tra un dispositivo di telepedaggio in auto e i portali autostradali. In questo caso però le informazioni scambiate tra i veicoli in strada potrebbero ridurre fino all’80% di incidenti secondo l’NHTSA (National Highway Traffic Safety Administration). Dopo 10 anni di sperimentazioni sull’interoperabilità della tecnologia DSRC Toyota ha deciso di tirare i remi in barca. Il motivo è il rischio che la stessa banda di 5,9 GHz sia impegnata da troppi operatori.

LA BANDA DA 5,9 GHz ASSEGNATA AI COSTRUTTORI

Nel 1999 – come riporta Reuters – fu assegnata negli USA la banda da 5,9 GHz per poter sviluppare la connettività a corto raggio DSRC. Negli anni però l’impegno attivo dei Costruttori è stato piuttosto ridotto e orientato ad altri standard di connettività. Ecco perché la Federal Communications Commission sta valutando di riallocare l’impiego della banda ad altri usi. Una novità che in Toyota ha portato alla decisione di congelare la connettività DSRC negli USA in attesa di sviluppi futuri. In realtà pare che il Dipartimento dei trasporti USA abbia già investito 700 milioni di dollari nello sviluppo della rete DSRC. Tuttavia Toyota pensa che sia la scelta migliore per evitare il rischio di attacchi informatici auspicando in un futuro maggiore impegno dei Costruttori e del Governo federale.

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Le auto connesse non potranno fare a meno di Amazon

di Antonio Elia Migliozzi

Ford annuncia un accordo con Amazon per l’auto connessa e autonoma. Il brand americano ha siglato una partnership a livello globale con Amazon Web Services per lavorare sulla connettività. In arrivo una nuova piattaforma basata su cloud che nei prossimi anni cambierà il volto delle auto del brand. La nuova interfaccia catapulterà l’auto nel mondo dell’Internet of Things permettendo una gestione rapida ed efficace anche nel caso delle flotte. Ford nel frattempo si potrà concentrare sullo sviluppo di una interfaccia utente semplice ed efficace. Dell’accordo con Amazon è parte anche Autonomic azienda controllata da Ford al lavoro sul Transportation Mobility Cloud (TMC). Vediamo i dettagli.

ACCORDO TECH

Ford Motor Company e la sua controllata Autonomic hanno siglato un accordo strategico con Amazon. Mentre in tutto il mondo si lavora alla messa su strada delle connected car di nuova generazione, Ford punta su Amazon Web Services (AWS). Il progetto è globale e di durata pluriennale. Si vuole ampliare la disponibilità di servizi di connettività cloud e servizi per lo sviluppo di applicazioni automotive. In questo modo Ford potenzierà il cloud TMC per farne la sua piattaforma ufficiale per l’auto connessa. Puntando sui servizi del portafoglio di Amazon il marchio americano scommette sull’Internet of Things (IoT), sul machine learning sugli ultimi sistemi di analisi e elaborazione dati. La collaborazione con Amazon apre le porte ad ulteriori servizi a disposizione degli operatori del trasporto pubblico, i gestori delle flotte e gli sviluppatori di software.

INVESTIMENTI IN CAMPO

Ad oggi il Transportation Mobility Cloud di Autonomic è al servizio del settore automotive e degli sviluppatori sulla strada dell’auto connessa. Autonomic, con il sostegno di Ford, ha già collegato in rete milioni di veicoli e fornisce connettività sicura ad un cloud dedicato. “Questa collaborazione amplierà significativamente le nostre opportunità di offrire le migliori esperienze ai clienti Ford”, ha dichiarato Marcy Klevorn, presidente di Ford Mobility. In casa Ford ci tengono ad aggiungere che il loro futuro cloud: “Sarà supportato da Amazon Web Services oltre che dal Transportation Mobility Cloud di Autonomic. Lavorando con AWS e Autonomic, Ford avrà accesso alla piattaforma di mobilità leader del settore.” Insomma se oggi si parla di auto connessa è facile immaginare che un simile accordo si potrà estendere al lavoro di Ford sulla guida autonoma.

LA PROSPETTIVA

La collaborazione tra Ford, Autonomic e Amazon vuole offrire servizi di mobilità innovativi e esperienze cliente differenziate in tutto il mondo. Autonomic conferma di voler costruire uno standard di connettività che ciascun brand dell’auto potrà personalizzare. Amazon Web Services è una tra le piattaforme cloud più adottate al mondo. Il sistema offre oltre 165 servizi per l’elaborazione, l’archiviazione, il networking e l’analisi dei dati. Amazon è sempre più attiva nel settore automotive sia sul fronte delle tecnologie su strada che su quello della progettazione industriale. L’Industrial Cloud fornito da Amazon a Volkswagen unirà i dati di circa 122 stabilimenti del gruppo grazie alla tecnologia cloud. In questo modo si ottimizzeranno i processi di produzione garantendo anche uno stretto contatto tra VW e le aziende fornitrici.

 

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Baidu al Salone di Shanghai: tutte le auto autonome del Google cinese

di Antonio Elia Migliozzi

Il Salone dell’auto di Shanghai è l’occasione per stringere i rapporti con la Cina. Ford annuncia gli sviluppi della partnership con il colosso tecnologico Baidu. Allo studio l’applicazione della piattaforma Apollo per l’auto connessa basata sull’intelligenza artificiale. Ford ha firmato nel giugno del 2018 un accordo strategico con Baidu per migliorare la tecnologia a bordo delle sue auto. Ford e Baidu sono al lavoro per mettere in campo soluzioni digitali. Il nuovo sistema di infotainment SYNC + è il primo risultato dell’alleanza. Basato su DuerOS per Apollo è in grado di fornire servizi smart di navigazione e intrattenimento. Sono davvero tanti i brand, cinesi e non, che lavorano con Baidu. Vediamo i dettagli.

CINA AL CENTRO

Baidu, colosso cinese del settore tech, è sempre più impegnato nel campo automotive. In occasione del Salone dell’auto di Shanghai l’azienda è sotto i riflettori per le sue ultime soluzioni dedicate ai veicoli interconnessi e smart. DuerOS per Apollo è l’ultima versione del sistema operativo basato sulla piattaforma AI di Baidu. La nuova interfaccia sarà già scelta da diverse case automobilistiche internazionali, sale a bordo del nuovo SUV Ford Escape. Si tratta dell’equivalente internazionale della Kuga europea presentata all’inizio del mese ad Amsterdam. “L’intelligenza artificiale sta trasformando l’industria automobilistica. Lavorando con i nostri partner, Baidu sta costruendo un nuovo framework per le soluzioni di veicoli connessi. DuerOS per Apollo porterà alle persone un’esperienza di guida nuova e migliorata”, ha affermato Zhenyu Li, vicepresidente e direttore generale dell’unità Intelligent Driving di Baidu.

IL SISTEMA APOLLO

Il sistema operativo DuerOS per Apollo è alla base dell’infotainment SYNC + di Ford. A partire dal giugno del 2018 la cinese Baidu e Ford hanno scelto di collaborare allo sviluppo di soluzioni per le auto connesse. Il nuovo SYNC + è previsto solo a bordo dei modelli Ford destinati alla clientela cinese ma non si esclude il debutto in altri mercati asiatici. La nuova interfaccia propone servizi connessi per navigazione e intrattenimento. Baidu è anche a lavoro sul programma Apollo Enterprise. Si tratta di una suite che parte dagli ADAS e promette di arrivare alla guida autonoma. In occasione di del Salone dell’auto di Shanghai 2019 l’azienda ha ribadito gli impegni di sviluppo con WM Motor. L’obiettivo è quello di mettere su strada, entro il 2021, una flotta di veicoli autonomi di livello 3. Baidu prevede anche di lanciare un servizio di taxi driveless basato sulla sua tecnologia V2X.

POTENZA BAIDU

Sono davvero tanti i marchi dell’auto interessati alle tecnologie automotive di Baidu. Il nuovo Haval H6 di Great Wall, uno dei SUV più venduti in Cina, è equipaggiato con DuerOS per Apollo. Il sistema svolge funzioni di base tra cui assistente vocale, navigazione, intrattenimento multimediale, ma sfrutta la rete anche per i pagamenti online. Su Haval H6, Baidu offre oltre 50 servizi connessi compresi quelli di e-commerce. L’intelligenza artificiale di Baidu è anche a bordo della Chery Exeed e permette ai passeggeri di effettuare pagamenti in auto e accedendo tramite il riconoscimento facciale. Anche le coreane Hyundai e Kia hanno presentato a Shanghai diversi nuovi modelli con la tecnologia Apollo. Nello specifico parliamo della Hyundai Santa Fe e delle Kia KX3 e KX5.

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Auto connesse: BMW e Deutsche Telekom sostengono il 5G contro l’ITS-G5

di Antonio Elia Migliozzi

L’auto connessa è sempre più vicina ma i brand litigano. Mentre l’Unione europea sta per decidere lo standard di comunicazione per le auto connesse scoppia la guerra tra le case auto. E’ noto che i lobbisti dei gruppi industriali si sono divisi in due gruppi. Da un lato Volkswagen e Renault che sostengono lo standard ITS-G5 basato sul Wifi e dall’altro BMW, Daimler, Ford e Psa con il 5G-V2X. Notizia di oggi è la presa di posizione di BMW e Deutsche Telekom che hanno deciso di sollecitare il governo tedesco. Secondo le due aziende la Commissione europea appoggiando l’ITS-5G danneggia gli interessi europei. In questo caso, proseguono BMW e Telekom, l’Europa sarebbe indietro rispetto alla Cina e ci vorrebbero anni per arrivare alle auto connesse.

POSIZIONI DIVERGENTI

Il Ceo di BMW e quello di Deutsche Telekom hanno sollecitato il governo tedesco a prendere provvedimenti in campo europeo. Le aziende chiedono che Berlino agisca per bloccare la proposta della Commissione europea favorevole allo standard basato su Wi-Fi per le auto connesse. In una lettera dai toni diretti, l’amministratore delegato di BMW Harald Krueger e Tim Hoettges di Telekom hanno chiesto di escludere la tecnologia ITS-G5 dalla corsa per l’auto connessa. Secondo i manager questo standard lascerebbe l’Europa in ritardo rispetto a rivali come la Cina e gli Usa a causa delle differenze tecnologiche tra i due standard. Stando a quanto riporta Reuters la missiva specifica che le connessioni tra veicoli (V2V) e tra veicoli ed infrastrutture stradali (V2I) sono una priorità. In questa dinamica, proseguono BMW e Deutsche Telekom, l’ITS-G5 ha problemi di latenza e sicurezza irrisolti. Spingere sul 5G-V2X avrebbe vantaggi in termini di ricezione e velocità nello scambio dei dati.

LA COMMISSIONE EUROPEA

Come noto la Commissione europea, tra molte difficoltà, sta cercando di fissare i parametri di riferimento per le automobili connesse a Internet. Si tratta di un tema molto delicato. Parliamo infatti di un mercato che per i costruttori di automobili, gli operatori delle telecomunicazioni e i fornitori vale miliardi di euro l’anno. Secondo alcuni la decisione della Commissione a favore dello standard ITS-G5, basato su Wi-Fi, avvantaggerebbe Volkswagen e Renault. Dal canto loro, infatti, BMW, Daimler, Ford e PSA Group appoggiano lo standard avversario 5G-V2X. I sostenitori del V2X, affermano che questa tecnologia rappresenta il futuro perché utilizza il 5G di prossima generazione. Mentre i sostenitori dell’ITS-5G sottolineano che ci vorranno anni per introdurre a pieno il 5G in UE ed è meglio sfruttare l’infrastruttura esistente.

LOTTA DI POTERE

Va detto che l’appoggio della Commissione europea all’ITS-G5 deve trovare il sostengo del Parlamento europeo. Quest’ultimo voterà il 17 aprile in sessione plenaria. In questo caso sarà necessaria una maggioranza semplice per bloccare il testo approvato dalla Commissione. La lettera di BMW e Deutsche Telekom mira ad aprire un’altra strada. Mobilitare il governo tedesco significa cercare di fare pressione sul Consiglio europeo. I sostenitori del 5G-V2X vogliono allineare i prossimi standard Ue a quelli già decisi da Cina e Usa. In questo modo si definirebbe una modalità “globale” per il trasferimento di dati ed informazioni capace di far dialogare tra loro auto ed infrastrutture. In caso di voto sfavorevole del Parlamento europeo, le speranze di BMW, Daimler, Ford e Psa sono nel Consiglio. Il Consiglio europeo ha infatti voce in capitolo e potrebbe, a maggioranza, bloccare l’ITS-G5.

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Wi-fi in auto: l’Europa boccia lo standard e punta alla connettività V2X

di Donato D'Ambrosi

Il Wi-Fi in auto è sempre più diffuso tra le dotazioni di molti Costruttori, un cambiamento che in Commissione Europea ha richiesto chiare direttive. L’idea di definire uno standard per la connettività basata sul Wi-fi però è stata fermamente contrastata da un comitato di europarlamentari. Il motivo sarebbe legato a possibili favoritismi a pochi Costruttori e rischi per la crescita economica. Mentre montano le polemiche sulla clausola che fermerebbe l’innovazione della tecnologia basata su 5G e V2X, il voto è rimandato al 17 aprile.

QUALI COSTRUTTORI SONO FAVOREVOLI A WiFi E V2X

Dietro la decisione di stabilire uno standard sulla connettività auto sta montando un caso che pone possibili rischi per la concorrenza agguerrita tra i Costruttori. Non è un segreto che su auto connesse ed elettriche i maggiori operatori di IT (Information Technology) e i Costruttori stiano sgomitando per accaparrarsi il posto migliore. E la proposta di stabilire uno standard sul Wi-Fi, con la clausola di compatibilità retroattiva delle tecnologie, ha fatto scattare l’allarme. Un gruppo di parlamentari ha infatti votato contro la proposta della Commissione Europea definendo questa clausola come un aiuto per Volkswagen e Renault. Mentre si troverebbero in svantaggio Daimler, Ford, PSA Group e gli altri che puntano sulla connettività 5G-V2X.

DIFFERENZE TRA ITS 5G E 5G-V2X

Per capire meglio la querelle a Bruxelles sulla proposta dello standard del WiFi capiamo cosa cambia tra ITS 5G e 5G-V2X. ITS 5G si basa sul progetto USA Wireless Access in Vehicular Environments e sullo standard preesistente 802.11 del wifi che usiamo anche a casa. Le potenzialità sono notevoli in applicazioni di connettività V2V (Vehicle to Vehicle). Peccato che questa tecnologia vada in concorrenza con il 5G-V2X che si basa lo stesso sullo standard 802.11 ma ha delle limitazioni. La tecnologia 5G-V2X invece è quella che più sta riscuotendo interesse della ricerca che vede Europa e USA in testa nel 2018.

FUORI DALL?EUROPA SI PUNTA SU V2X

La preferenza del 5G-V2X contrariamente alla proposta della Commissione Europea, permetterebbe di definire una rotta comune anche nei confronti di USA e Cina. Senza considerare che – secondo i produttori della tecnologia – il 5G-V2X avrebbe anche un consumo inferiore e una minore latenza. La Commissione per i Trasporti al Parlamento EU ha espresso un parere contrario sostenendo che la clausola di adeguamento bloccherebbe l’innovazione della connettività. Sulla proposta della Commissione riguardo al WiFi si voterà il prossimo 17 aprile. Mentre il gruppo di europarlamentari pro 5G-V2X continuerà a schierarsi contro il rischio di minare la crescita economica dell’UE basata sul 5G.

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ZF apre un Centro Tecnologico per la sicurezza informatica delle auto autonome

di Donato D'Ambrosi

Quanto sono realmente sicure le auto autonome e connesse? Una risposta univoca non esiste ancora, ecco perché sempre più aziende si stanno concentrando negli ultimi tempi sulla sicurezza dell’Intelligenza Artificiale. E in questo campo, ZF che è tra i maggiori produttori di tecnologia e sistemi OE (Original Equipment) per i Costruttori di auto ha annunciato un Centro Tecnologico per l’Intelligenza Artificiale e la Sicurezza Informatica dedicati allo scopo. L’annuncio è accompagnato da due importanti svolte che accompagneranno le auto del futuro: la ricerca sull’IA a Saarbrücken (Germania) e la partnership strategica con il Centro Helmholtz per la Sicurezza delle Informazioni (CISPA).

IL POLO GLOBALE DELL’AI

L’ingresso di ZF tra gli azionisti del DFKI – Centro di Ricerca Tedesco per l’Intelligenza Artificiale, accompagna la trasformazione del CISPA (Centro Helmholtz per la Sicurezza delle Informazioni) in un centro di competenza leader a livello globale per la sicurezza informatica. In questo polo tecnologico lavoreranno circa 100 nuovi dipendenti che si affiancheranno a 300 specialisti in tutto il mondo nel reparto centrale per la Ricerca e lo Sviluppo dell’azienda a Friedrichshafen e in altre sedi in Germania e all’estero. Insieme queste sinergie stanno sviluppando già soluzioni nei settori dell’Intelligenza Artificiale, l’Industria 4.0 e la Sicurezza Informatica, e con questi nuovi legami saranno coordinate dal Centro ZF per l’Intelligenza Artificiale e la Sicurezza Informatica.

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NELL’AUTOMOTIVE

Quello della sicurezza informatica sta diventando un argomento sempre più caldo e temuto, visto che ormai la connettività – al di là dell’annunciata tecnologia V2X – ha preso piede nella vita quotidiana già con gli assistenti virtuali in casa o in ufficio. L’attività degli esperti ZF in collaborazione con il CISPA, si concentra già da diversi anni a proteggere l’IA e le nuove soluzioni dagli algoritmi di attacchi informatici. In pratica tutto ciò che c’è dietro la sicurezza informatica dei sistemi che sono e saranno applicati alle auto. Senza Intelligenza Artificiale, infatti, è improbabile poter ottenere veicoli completamente autonomi, che sono alla base del obiettivo Vision Zero, perseguito per l’azzeramento delle vittime degli incidenti stradali. I Costruttori dio auto stanno già implementando le tecnologie ZF ProAI, il computer scalabile di cui vi abbiamo parlato qui. Ma è già pronto il Supercomputer ProAI RoboThink, l’ultimo modello presentato quest’anno alla fiera CES e accreditato di essere il più potente attualmente destinato ad applicazioni automotive.

DALLA RICERCA ALLE AUTO IN MENO TEMPO

Con il nuovo Centro Tecnologico per l’Intelligenza Artificiale e la Sicurezza Informatica stiamo portando a un nuovo livello il know-how di tutto il nostro gruppo in merito a queste strategiche tecnologie digitali. Inoltre, ci troviamo a pochi chilometri dalle istituzioni di ricerca più rinomate in tali discipline, e questo contribuirà al rafforzamento della nostra collaborazione“, ha spiegato Wolf-Henning Scheider. ZF infatti potrà garantire l’accesso alle realtà industriali, abbreviando i ponti che la ricerca deve percorrere per concretizzarsi in soluzioni produttive di massa. “Intendiamo assumere circa 100 nuovi dipendenti altamente qualificati a Saarbrücken e lavorare insieme a loro per promuovere sviluppi avanzati che portino a nuove soluzioni digitalmente connesse e automatizzate per la mobilità“, ha aggiunto Scheider. Due terzi dei 100 specialisti in forza a Saarbrücken si concentreranno sull’IA, mentre l’altro terzo sulla sicurezza informatica.

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