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Auto connesse: il 61% degli automobilisti usa almeno una funzione smart

di Donato D'Ambrosi

Auto connesse in crescita in Italia, tra black box, app e WiFi, ecco come sta cambiando la mobilità dei consumatori e l’opinione verso le connected cars

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Tesla bloccata nel parcheggio interrato: partire senza chiavi può costare caro

di Donato D'Ambrosi

Molte auto possono partire senza chiavi ma dimenticarle potrebbe richiedere il carro attrezzi, come la Tesla bloccata in un parcheggio interrato

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Hyundai presenta il cambio “connesso” che riduce del 43% i cambi marcia

di Donato D'Ambrosi

Hyundai e Kia presentano il primo cambio intelligente e predittivo, un esempio di come i sistemi ADAS possono interconnettersi con qualsiasi dispositivo di bordo. Il cambio connesso aumenta il comfort e anche la sicurezza gestendo automaticamente accelerazione e frenata. Ecco come funziona il sistema ICT Connected Shift System sui modelli Hyundai e Kia.

HYUNDAI PRESENTA IL CAMBIO CHE FUNZIONA CON LA TELECAMERA ADAS

Il primo cambio ICT Connected Shift System al mondo – sostiene Hyundai – che permette al veicolo di passare automaticamente alla marcia ottimale. Il cambio predittivo ha richiesto 40 importanti brevetti in Corea del Sud e in altri Paesi e funziona in sinergia con una serie di sensori tra cui il radar e la telecamera dello Smart Cruise Control. Dopo aver identificato le condizioni della strada e del traffico decide quale marcia inserire per ottimizzare la guida e ridurre i cambi di marcia. La differenza sostanziale rispetto ai cambi automatici attuali, dice Hyundai, è che i cambi di marcia avvengono in base a preferenze del conducente.

COME FUNZIONA IL CAMBIO PREDITTIVO ICT CONNECTED SHIFT SYSTEM

Il Connected Shift System utilizza un software nella Transmission Control Unit (TCU) che legge in tempo reale gli input provenienti da altre tecnologie presenti a bordo. Legge ed interpreta le informazioni della navigazione 3D, telecamere e radar per lo smart cruise control. Questo permette di conoscere l’altitudine, la pendenza, il raggio di curvatura, i diversi eventi stradali e le condizioni del traffico in tempo reale. Il radar rileva la velocità e la distanza tra il veicolo e le altre vetture che lo precedono, mentre la telecamera frontale fornisce informazioni sulla corsia di marcia. Elaborando tutte queste informazioni l’auto prevede in tempo reale le diverse situazioni di guida e cambia le marce di conseguenza.

I VANTAGGI DEL CAMBIO PREDITTIVO HYUNDAI

I test condotti da Hyundai e Kia su una strada tortuosa hanno dimostrato una riduzione dei cambi marcia durante le curve di circa il 43% rispetto ai veicoli non equipaggiati con l’ICT Connected Shift System. Questa innovazione dovrebbe garantire anche un risparmio di carburante: a seconda del traffico l’auto può mettersi in folle se le altre auto rallentano. Anche l’usura dei freni sarà ridotta poiché si preme il pedale l’11% delle volte in meno, aiutando a minimizzare la fatica alla guida. Entrando in autostrada, quando è richiesta un’accelerazione per immettersi in corsia, la modalità di guida passa automaticamente a Sport, e poi torna alla sua modalità di guida iniziale. Inoltre il freno motore si aziona automaticamente al rilascio del pedale dell’acceleratore o quando vengono rilevati dossi, discese e diminuzioni del limite di velocità sulla strada.

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Auto connesse in Europa: 6 motivi per cui non potremo farne a meno

di Donato D'Ambrosi

Le auto connesse in Europa fanno più paura delle elettriche, come è emerso nella nostra indagine sulla manutenzione delle auto elettriche e ibride che saranno anche connesse. In Europa, gli Stati membri si sono finalmente accordati sul 5G per far comunicare le auto connesse in favore del WiFi. E visto che in pochi sanno come funziona realmente un’auto connessa, si fa molta confusione tra auto elettriche, ibride, guida autonoma e auto connesse. Noi vi spiegheremo perché, già dal 2020 non potremo fare a meno delle auto connesse.

AUTO CONNESSE E SMARTPHONE, QUANTE SIMILITUDINI

Con gli smartphone super connessi, ci siamo assuefatti all’idea, magari sottovalutandola, che ci sono molti interessi dietro l’autorizzazione a condividere i dati della stragrande maggioranza di App. Il vantaggio? Apparentemente nessuno, a parte quello di poter utilizzare l’App sullo smartphone che rende praticamente il cellulare una centrale di servizi. Dal meteo (posizione), ai pagamenti elettronici (indagini di mercato), al personal trainer digitale (indagini sulle abitudini della popolazione), non è un eufemismo affermare che siamo spontaneamente sempre controllati. Ma allora perché dovremmo fare lo stesso con le auto, allargando il perimetro con cui potremmo essere osservati? Quali vantaggi si avranno condividendo i proprio dati alla guida di un’auto connessa? Intanto la privacy e la sicurezza informatica delle auto connesse sarà affidata ai Neutral Server come Caruso, ma c’è di più.

1.AUTO CONNESSE CHE PREVEDONO GLI INCIDENTI

Evitare gli ingorghi grazie al navigatore aggiornato in tempo reale è qualcosa che almeno un paio di decenni fa, senza Big Data neppure si poteva immaginare. Con un numero sempre maggiore di auto connesse che comunicano tra loro, la sicurezza di guida sarà posta in primo piano. L’auto (se dotata di guida semiautonoma) o il conducente potranno conoscere in anticipo le condizioni della strada e gli eventi straordinari (buche, ostacoli, incidenti) in tempo reale.

2.LE AUTO CONNESE E IL PARCHEGGIO AUTOMATICO

Cercare parcheggio con un’auto connessa sarà solo un lontano ricordo. La tecnologia non è poi così sofisticata se si pensa che già oggi i sistemi di parcheggio automatizzato sono in grado di mappare l’ambiente circostante e capire se c’è un posto libero. Informazioni che potranno essere inviate alle altre auto connesse entro un certo raggio.

3.LE AUTO CONNESSE IN CASO D’INCIDENTE O GUASTO

Considerando che in Italia l’età media del parco circolante supera gli 11 anni di età, forse molti non sanno che già dal 2018 le auto nuove sono connesse tramite eCall. La connettività delle auto renderà sempre più rapidi i soccorsi aumentando le probabilità di sopravvivenza dopo un incidente.

4.MANUTENZIONE SEMPRE PIU’ REMOTA CON LE AUTO CONNESSE

La manutenzione predittiva delle auto connesse sarà un altro punto cardine della diffusione dei veicoli in rete. Tutto ciò che riguarda l’imprevedibilità di un guasto meccanico, i costi legati al fermo auto in officina e la spesa per riparazioni all’auto non previste saranno superati dalle officine connesse.

5.L’AUTO CONNESSA COME PORTAFOGLIO DIGITALE

Pagare parcheggi o pedaggi, che oggi si fa già tramite carte elettroniche o smartphone, sarà una formalità di cui si occuperà l’auto connessa.

6.L’ASSICURAZIONE AUTO CONNESSA SU MISURA

Risparmiare sull’assicurazione installando la scatola nera è sempre stato legato alla necessità di limitare le truffe assicurative. Le auto connesse invece potranno comunicare alle Compagnie informazioni più specifiche sulla condotta di guida, l’uso reale dell’auto e altre informazioni che oggi collegano un profilo utente tipo alla tariffa media da applicare.

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Auto smart: i rischi sottovalutati mettono in pericolo la privacy

di Redazione

Anche le auto hanno iniziato a far parte del mondo degli oggetti tecnologici e connessi ad internet. Le auto smart trasmettono i nostri dati di navigazione (e anche personali) a dei server dei Costruttori. Tutti i dati trasmessi a dei server, che siano dati personali, posizione, o altro, possono essere intercettati o venduti a terze parti. E’ ciò che ci hanno insegnato gli scandali che hanno coinvolto anche grandi aziende di telecomunicazione. Naturalmente bisogna sempre  conoscere e comprendere i pericoli derivanti da un mondo iperconnesso che ha le sue contromisure per tutelare la privacy.

MACCHINE CHE SPIANO?

Si sono registrati casi di compagnie di auto a noleggio come Hertz che installavano sulle proprie auto spyware e tracciamenti di dati per registrare informazioni sui clienti a loro insaputa. Hertz ha negato di aver acceso questi dispositivi, ma il semplice fatto che questi sistemi fossero installati sulle auto all’insaputa dei guidatori dovrebbe far pensare. Il caso è diverso quando si acquista un’auto smart: siamo consapevoli della possibilità che tutti i nostri dati vengano rilevati,  trasmessi e custoditi dai server aziendali. Anche i sistemi OBD registrano dati che possono essere poi facilmente rintracciabili. Come abbiamo già visto, inoltre, anche il tipo di banda usata per la trasmissione dei dati può essere un rischio: un sovraffollamento nella rete, un ritardo nella trasmissione (la latenza) dei dati, o qualche interferenza possono causare seri problemi ai possessori – e alle case produttrici – di smart cars.

I DATI CONNESSI COME MONETA DI SCAMBIO

Come spesso avviene però l’utente medio non può accedere a tutte le informazioni e le policy che riguardano questi meccanismi. Se non siamo preoccupati che una telecamera ci osservi o che un software registri tutti i nostri movimenti allora non dovete sottostare a nessuna precauzione. Ma se invece temete che la vostra privacy venga violata attraverso questa connessione allora è bene far sentire la propria voce.

LA PRIVACY DA TUTELARE

Come dice Harold Li, vice presidente di una delle compagnie di cybersecurity e reti VPN più affidabili al mondo: “le violazioni di sicurezza, attraggono moltissimo l’attenzione ma non molti cambiano poi le loro abitudini. Questo perché la maggior parte delle persone non percepisce questi incidenti come qualcosa che li colpisce direttamente e non sanno che azioni possono compiere per proteggersi”. Certo, la soluzione non è acquistare una vecchia auto senza connessione ma informarsi e capire che software sono installati sulla propria auto, come possiamo controllarli e che diritti abbiamo. Se l’evoluzione tecnologica continua in questo senso – dunque con sistemi sempre più interconnessi – le grandi aziende saranno obbligate a fare un passo avanti e ad adottare policy più trasparenti rispetto alla conservazione dei dati personali degli utenti.

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Auto connesse divise tra DSRC e C-V2X, a rischio la sicurezza delle comunicazioni

di Donato D'Ambrosi

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La dualità di tecnologia DSRC e C-V2X delle auto connesse rischia di fare a pezzi la banda che negli ultimi decenni era riservata al settore automotive. A volerlo è la FCC (Federal Communications Commission), l’ente governativo che ha proposto di condividere una parte della banda da 5,9 GHz ai dispositivi wireless. Un’idea che ha messo le aziende in allerta sul rischio di creare latenze in una comunicazione che invece fa affidamento sul rimbalzo tempestivo delle informazioni.

MENO BANDA ALLE AUTO CONNESSE

Secondo Ajit Pai, presidente della FCC, le Case automobilistiche hanno avuto abbastanza tempo per decidere di sfruttare uno spettro della banda rimasto inutilizzato. Nel 1999 la FCC ha infatti assegnato 75 MHz di ampiezza della banda a 5,9GHz per applicazioni e sistemi di trasporto intelligente. Alcuni Costruttori, la maggior parte di essi, hanno sviluppato sistemi di comunicazione basati su DSRC WLAN (Dedicated Short-Range Communications). Altri, nella stessa ampiezza della banda hanno sperimentato la comunicazione C-V2X 5G. L’FCC ha pensato di riservare specifici canali della banda da 75 MHz. I 45 MHz inferiori sarebbero riservati per trasmissioni senza licenza, come il wifi. Mentre 20 MHz superiori dello spettro sarebbero destinati alle comunicazioni C-V2X LTE, con la decisione sui restanti 10 MHz da assegnare a DSRC o C-V2X affidata al voto del prossimo 12 dicembre.

SICUREZZA DELLE RETI C-V2X E DSRC A RISCHIO

La diffusione delle auto connesse basate su DSRC ha coinvolto molte Case automobilisti (tra cui Toyota e General Motors). Tuttavia test recenti della 5GAA anche in Italia hanno mostrato che la comunicazione su standard C-V2X abbinata al 5G supera per affidabilità e velocità lo standard DSRC. Condividere la larghezza della banda con altre trasmissioni rappresenta un rischio per le aziende che temono l’affollamento dei canali riservati alle ITS. Un’apertura che il DOT (Dipartimento dei Trasporti USA) non vede di buon occhio.

PER IL DOT I 75 MHz NON SI TOCCANO

La FCC aveva già in passato proposto la condivisione della banda da 5,9 GHz, alla quale però il DOT si sarebbe opposto. “Sarebbero necessari ulteriori test per attuare un complesso regime di condivisione” ha spiegato Pai in una conferenza a Washington DC “significa che questo prezioso spettro rimarrebbe probabilmente inattivo per diversi anni.” Fonti vicine al Dipartimento dei Trasporti USA, dicono che il DOT sarebbe fermo sull’idea che i 75 MHz rappresentano una banda da destinare solo ed esclusivamente alla sicurezza dei trasporti. Il presupposto indispensabile se si guarda a un sistema futuro di trasporti a guida autonoma.

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Pneumatici e 5G: il dialogo continuo migliora la sicurezza

di Donato D'Ambrosi

Le gomme intelligenti e connesse aiuteranno a ridurre gli incidenti stradali grazie al 5G, Pirelli ha dimostrato che le gomme Cyber Tyre possono rilevano il rischio di aquaplaning. I sensori nelle gomme che oggi misurano solo la pressione, tra qualche anno diventeranno parte integrante della sicurezza attiva. Tutto ciò che riguarda l’usura delle gomme, l’aderenza del battistrada e le condizioni dell’asfalto saranno analizzate dagli pneumatici e trasmessi su rete 5G.

IL TEST DELLE GOMME PIRELLI CONNESSE

Pirelli è tra le aziende che partecipano al consorzio 5GAA (5G Automotive Association) che hanno dimostrato le potenzialità delle auto connesse in 5G in un test live a Torino. Durante l’evento “The 5G Path of Vehicle-to-Everything CommunicationPirelli, Ericsson, Audi, Tim, Italdesign e KTH hanno testato le gomme connesse Cyber Tyre sulla pista di prova a cielo aperto del Lingotto. Il test ha mostrato come le gomme connesse possano aiutare a ridurre tutti gli incidenti più frequenti causati da gomme usurate e aquaplaning.

LA SICUREZZA ATTIVA DELLE GOMME IN 5G

Un’auto dotata di pneumatici sensorizzati Pirelli Cyber Tyre è stata in grado di trasmettere il rischio di acquaplaning rilevato dagli pneumatici a un altro veicolo in arrivo. Queste nuove funzionalità connesse potranno migliorare anche il livello di manutenzione sulle gomme ancora troppo trascurate. I sensori all’interno delle gomme intelligenti comunicheranno i dati su chilometraggio e carico dinamico.

LA CONNETTIVITÀ’ AUTO PUÒ’ SALVARE LA VITA

Tutte le informazioni lette dagli pneumatici connessi saranno comunicate istantaneamente su reti 5G (attive dal 2020) anche alle altre auto per ridurre il rischio di un incidente. Situazioni potenzialmente pericolose del manto stradale come la presenza di acqua o asfalto scivoloso. Sulla base di queste informazioni l’auto sarà in grado di adeguare anche i sistemi di controllo e assistenza alla guida. La “sensorizzazione” delle gomme è parte integrante della strategia “Perfect Fit” di Pirelli, che si focalizza sullo sviluppo di prodotti e servizi “tailor made” rivolti al futuro e ai cambiamenti già in atto nella mobilità.

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App auto che spiano i conducenti: il 62% favorevoli per la sicurezza di guida

di Donato D'Ambrosi

Le app per smartphone possono “tradire” gli automobilisti al volante meno virtuosi, eppure il cellulare continua ad essere l’oggetto più utilizzato anche da chi è al volante. Intanto si fa un gran parlare di privacy e libertà del consumatore con le auto connesse sempre più numerose già dal 2020. Un sondaggio Sara assicurazioni però ha decretato che oltre la metà degli italiani è favorevole alle nuove tecnologie se servono a migliorare la sicurezza e trovare una soluzione ai vizi ed errori più diffusi alla guida.

GLI ITALIANI E LE APP PER LA SICUREZZA

Cosa ne fanno gli italiani della tecnologia in auto e delle app? Secondo il 37% la tecnologia può ridurre l’impatto ambientale, per il 29% consente di risparmiare e per il 28% aumenta la sicurezza, riducendo anche il numero di sinistri. Un ulteriore 6% vede un aumento del comfort.

GLI ERRORI AL VOLANTE DEGLI ITALIANI

Tra i comportamenti da migliorare, il 72% degli intervistati indica l’utilizzo dello smartphone, il 37% il mantenimento delle distanze di sicurezza e il 34% il mancato utilizzo delle frecce. Nella lista dei comportamenti proibiti più ricorrenti anche i sorpassi pericolosi (29%), guida troppo sportiva (24%), i cambi di direzione o corsia improvvisi (23%), le manovre e frenate brusche (14%).

GUIDA AUTONOMA E AUTO CONNESSE? NI

Se il problema è l’autista, meglio eliminarlo ed affidarsi ad un software? Secondo la ricerca, la maggioranza degli italiani (53%) ha una considerazione positiva delle auto a guida autonoma perché più sicure anche per chi di solito non è a suo agio al volante o non pratico dei parcheggi ed anche nel caso in cui si debba affrontare un viaggio – magari anche lungo – e ci si senta stanchi. Tuttavia, il 34% ancora diffida, temendo malfunzionamenti tecnologici e di non poter intervenire e il 13% dichiara che non vorrebbe mai rinunciare al piacere di guidare.

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I 5 attacchi informatici più frequenti al mondo: l’auto connessa non c’è

di Donato D'Ambrosi

Le auto connesse sono davvero a rischio furto ed esposte ad attacchi informatici? Molte auto si possono aprire e anche rubare senza chiavi e in pochi secondi. Ma per quanto le auto connesse facciano più paura ai Costruttori delle auto elettriche e ibride, gli hacker le trovano ancora poco interessanti. Ecco i 5 attacchi informatici più frequenti al mondo da cui gli hacker ricavano più soldi.

L’INDAGINE SUI MAGGIORI ATTACCHI DEGLI HACKER NEL DEEP WEB

Con l’ampia diffusione dell’IoT non si fa che parlare di hacker, attacchi informatici e cyber security anche sulle auto. Qualsiasi cosa che è collegata in rete può essere attaccata da un virus o manipolata. Come in qualsiasi bilancio costi-benefici gli hacker attaccano solo quando c’è un lauto guadagno. L’indagine The Internet of Things in the Cybercrime Underground ha scandagliato il deep web, dove si nascondono i traffici illegali di beni e servizi per capire cosa interessa di più ai pirati informatici. E’ sorprendente scoprire come contrariamente ai timori di oggi, le auto agli hacker non interessano per niente. Ecco come guadagna un hacker e quali sono i 5 bersagli presi mira dai cyber attack in Russia, Inghilterra, Arabia, Portogallo e Spagna.

GLI ATTACCHI HACKER AI SERVER

Gli attacchi ai server DNS (Domain Name Server) sono quelli più frequenti e massivi con cui gli hacker cercano di ottenere informazioni riservate dirottando il traffico dati su server esterni. Il modo più semplice è inviare un’email di spam con un link all’interno e immagini e spingere con modi più fantasiosi a cliccare quel link. Lo scopo è fare spionaggio industriale o di ricerca. E’ un argomento di cui si parla molto nelle community oscure della Russia e dell’Arabia.

GLI HACKER ATTACCANO LE RETI INDUSTRIALI

Gli attacchi informatici alle reti di PLC (Programmable Logic Controller) sono un altro attacco molto frequente per mandare in tilt uno stabilimento. Attaccando il sistema che gestisce gli impianti di uno stabilimento gli hacker ne prendono il controllo allo scopo di estorcere quasi sempre denaro. Non è raro che la richiesta possa anche essere commissionata per ostacolare attività concorrenti. Ne sono interessati soprattutto gli hacker in Russia, Portogallo, Inghilterra e Spagna.

CELLULARI ATTACCATI DAGLI HACKER  

Come per gli attacchi DNS qualsiasi device in rete (cellulari, videocamere di sorveglianza o dispositivi VR di realtà virtuale) possono essere violati dagli hacker. Questo tipo di attacchi informatici è frequente per acquisire informazioni private, estorsione o favorire altre attività criminali. Russia, Inghilterra e Arabia sono più attive nel deep web su questo tipo di attacchi.

LE CRIPTOVALUTE TRAFUGATE DAGLI HACKER

Gli attacchi informatici ai server dei mining di criptovalute si sono moltiplicati da quando il valore delle criptovalute è in rialzo. Estrarre criptovalute è diventato molto più complesso e richiede potenze grafiche di calcolo maggiori, così qualcuno ha inventato il modo di estrarre criptovalute con il cellulare. Gli hacker che rubano criptovalute sfruttano proprio la vulnerabilità dei sistemi Android con attacchi informatici massivi. E’ ciò che interessa in modo particolare agli hacker in Russia.

GAS ED ELETTRICITA’ NEL MIRINO DEGLI HACKER

Il controllo dell’energia è un altro obiettivo dei pirati informatici: basti pensare cosa significherebbe per un intero Paese restare senza elettricità o gas. In Russia e Portogallo, ad esempio sono specializzati negli attacchi hacker ai distributori di carburante. Mentre sempre in Russia qualsiasi misuratore di gas o elettricità smart (cioè controllabile da remoto) può essere attaccato dagli hacker.

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Mercedes spia i clienti? Nella rete i clienti “distratti” delle auto in leasing

di Donato D'Ambrosi

Spesso l’auto è il caveau perfetto per trovare riservatezza, privacy e riparo da occhi e orecchie indiscreti, ma a quanto pare non se si tratta di una Mercedes in leasing. E’ l’accusa di spionaggio lanciata a Mercedes-Benz di cui parla il tabloid inglese The Sun. Mercedes sarebbe infatti in combutta con gli ufficiali giudiziari ai quali rivela la posizione dell’auto quando il cliente diventa un “cattivo pagatore”. Il caso è esploso nel Regno Unito poiché Mercedes controlla circa l’80% dei contratti di leasing auto, secondo il giornale inglese. A quanto pare però la pratica di presunto spionaggio attraverso i sensori montati sull’auto è ai limiti della legge sulla privacy ma più di qua che di là.

L’ACCUSA DI VIOLAZIONE DELLA PRIVACY A MERCEDES

Secondo Mercedes tutto avviene alla luce del sole o quasi, visto che i clienti dovrebbero essere a conoscenza di quello che accade se non pagano il canone dell’auto presa in leasing. Ma la realtà dei fatti è che la stragrande maggioranza dei clienti non immaginerebbe mai di potersi ritrovare l’ufficiale giudiziario nello specchietto retrovisore in qualunque momento, in caso di problemi con i pagamenti. E invece è proprio quello che succede in base agli accordi contrattuali che Mercedes-Benz stipula con i suoi clienti, a quanto pare a loro sprovveduta insaputa.

UNA CONDOTTA SINGOLARE

Mercedes dal canto suo avrebbe ammesso che “in casi estremi” può localizzare l’auto di un cliente e comunicare la posizione all’organo incaricato di recuperare il credito. Nulla però che avrebbe a che vedere con funzioni di antifurto satellitare o con il servizio Mercedes Me, solamente un modo per ricordarti fin dalla stipula del contratto di pagare il canone del leasing. Un approccio singolare, come riporta The Sun, visto che BMW, Jaguar Land Rover e Volkswagen avrebbero dichiarato di non effettuare questo genere di tracciamento dei clienti. Ma perché Mercedes, incalzata da Associazioni di consumatori e autorità, ritiene di essere nel giusto? E’ presto spiegato.

LA REPLICA DI MERCEDES ALLE ACCUSE

Secondo Mercedes-Benz, ogni cliente sarebbe informato sul trattamento dei dati tracciati tramite l’elettronica dell’auto se vengono meno gli impegni sottoscritti. Molti accusano il Costruttore di mimetizzare un’importante clausola, restrittiva della privacy dei consumatori, all’interno del contratto che molto spesso si firma senza neppure leggere. Mercedes però assicura che la condizione di poter comunicare la posizione dell’auto è informata al cliente tramite una postilla in neretto prima della firma. Ora al di là di quanto sia realmente evidente questa postilla e della liceità di poter comunicare i dati dei clienti a un soggetto terzo, si concretizzano i dubbi che abbiamo anticipato in questo approfondimento sulle auto connesse e la funzione dei Neutral Server: di chi sono i dati e chi ha diritto a farne ciò che vuole? Mercedes ha dimostrato che è solo l’inizio e che prima di firmare un contratto è bene leggerlo dalla prima all’ultima pagina.

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Volvo 2020 vendute come cellulari: fino a 100 GB gratis il primo anno

di Donato D'Ambrosi

Le auto non sono cellulari, eppure siamo sempre più proiettati verso una visione connessa, smart e interattiva di quello che dovrebbe essere solo un mezzo di trasporto sicuro. Volvo, ad esempio, ha proprio in questi giorni annunciato che su tutte le auto MY2020 il proprietario avrà 100 GB di roaming dati gratis, poi dovrà pagare. Un’offerta che sebbene abbia solo il sapore delle offerte commerciali che ci bombardano ogni giorno mette anche al sicuro la copertura di funzioni per la sicurezza di guida. Vediamo nel dettaglio come sta cambiando anche il modo di vendere le auto sempre più connesse.

L’AUTO NON E’ UNO SMARTPHONE, MA GLI SOMIGLIA SEMPRE DI PIU’

L’auto sta al carburante (e già alla ricarica per quelle elettriche) come oggi uno smartphone sta alla connessione dati. C’è poco da fare, è una proporzione “simbiotica” che difficilmente aiuta a distinguere un cellulare da un’auto, se questa è anche super-connessa. Ma l’Associazione europea dei Costruttori europei (ACEA) invita a non prendere alla leggera la sicurezza informatica delle auto, soprattutto se connesse. Il motivo del perché le auto connesse fanno più paura delle elettriche lo spieghiamo in questo interessante approfondimento. Ma come si fa a non vedere un cellulare su ruote, se gli stessi Costruttori iniziano a proporre nuove strategie commerciali basate su pacchetti dati e Gigabyte? D’altronde i sistemi eCall dal 2018 obbligatori sulle auto nuove, e i vari sistemi di infomobilità e connettività V2X in qualche modo dovranno pur funzionare.

ALL’AUTO CONNESSA SERVE UNA CONNESSIONE DATI

L’annuncio Volvo è solo il più recente che arriva dopo il lancio dell’assistente virtuale Mercedes su MBUX che funziona anche offline. Volvo dalla sua ha rassicurato gli utenti con la copertura di 100 GB gratis su tutte le auto per i primi 12 mesi su tutti i modelli. La notizia riportata da AutoExpress dice che ogni Volvo avrà per il primo anno una SIM con copertura di dati in roaming con hotspot WiFi incluso per 8 dispositivi. SI potranno utilizzare servizi di infotainment ma soprattutto funzioni di sicurezza, come la notifica di strada ghiacciata o incidente rilevato da altre auto più avanti.

COSA SUCCEDE DOPO 12 MESI O 100 GB

La copertura Volvo sarà valida in 42 Paesi, inclusi i servizi infotraffic e aggiornamenti OTA (Over The Air) del sistema di navigazione Sensus. Se poi il pacchetto dati non vi interessa subito potrete anche abilitarlo successivamente all’acquisto dell’auto, praticamente come se fosse una Tesla. Ma cosa succederà dopo i primi 12 mesi o se si esauriscono i 100 GB di roaming dati inclusi? C’è il rischio di non poter neppure cambiare operatore telefonico. Trascorso il primo anno di proprietà, infatti, gli acquirenti possono scegliere di estendere il loro contratto acquistando un piano dati Vodafone anche con una soglia inferiore a 100 GB. A pensarci bene proprio come quando si acquista uno smartphone nuovo a rate tramite un provider di telefonia.

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Auto connesse: il 20% in tilt potrà bloccare davvero una città?

di Antonio Elia Migliozzi

Sul prossimo futuro in cui le auto a guida autonoma e connessa condivideranno le strade con gli altri veicoli incombe l’incognita hacker. Uno studio del Georgia Institute of Technology sottolinea come i pirati informatici potrebbero facilmente attaccare queste vetture iperconnesse. La minaccia non si limiterebbe ad attacchi occasionali ma ci sarebbe la possibilità concreta di mettere sotto scatto una intera città. Un solo hacker avrebbe la possibilità di prendere il controllo di decine di veicoli in transito potendo arrivare a bloccare intere città. Facile prevedere che uno scenario simile porterebbe in pochi minuti al caos. La paralisi potrebbe scattare con un attacco mirato al 20% delle auto collegate in rete e presenti in strada in determinato momento. Vediamo nel dettaglio la ricerca nella consapevolezza che si lavora a sistemi hardware e software avanzati proprio per evitare situazioni di questo tipo.

AUTO CONNESSE

Nel 2026 potrebbe capitare che la tua auto a guida autonoma si fermi improvvisamente in mezzo al traffico dell’ora di punta. Secondo i fisici del Georgia Institute of Technology e della Multiscale Systems il rischio di un attacco hacker coordinato contro i veicoli connessi ed autonomi non è affatto remoto. I ricercatori hanno appena presentato un nuovo studio che simula come gli hacker potrebbero creare il caos in città prendendo il controllo dei veicoli in transito. Il tema è quello dell’attuale discussione sulla sicurezza informatica nel settore automotive. Si teme che soggetti esperti possano decidere se far schiantare un’auto contro un altro veicolo o investire un pedone inerme. Gli autori avvertono che, nonostante le difese informatiche siano sempre più efficaci, la quantità di dati violati è aumentata vertiginosamente negli ultimi quattro anni. L’internet of things potrebbe convertire una minaccia informatica in una minaccia fisica.

I RISCHI

Jesse Silverberg della Multiscale Systems, precisa che nelle simulazioni i ricercatori sono riusciti a fermare il traffico di Manhattan all’ora di punta. Dice Silverberg: “Il blocco casuale del 20% delle auto nelle ore di punta significherebbe il blocco totale del traffico. La città viene frantumata in piccole isole, dove potresti essere in grado di spostarti solo di qualche isolato”. Insomma uno scenario simile renderebbe impossibile muoversi dall’altra parte della città. Per riuscire ad arrivare ad un simile scenario non è necessario che tutte le auto in strada siano collegate via web. Come detto l’accesso al 20% delle auto su strada sarebbe più che sufficiente. Se allora immaginiamo un 40% di mezzi connessi ad internet, agli hacker basterebbe riuscire ad accedere alla metà degli stessi. Sulla carta si tratterebbe di una operazione semplice ma nei fatti i big dell’auto e le aziende attive nella cibersecurity smentiscono rischi su vasta scala.

EFFETTO DOMINO

I ricercatori americani affermano che un attacco contro il 10% delle auto in orario di punta potrebbe comunque compromettere la circolazione al punto da impedire ai veicoli di emergenza di raggiungere gli scenari di crisi. Gli scienziati hanno messo utilizzato la teoria della percolazione. Nella scienza dei materiali questa teoria serve a determinare se una determinata qualità, come ad esempio una rigidità specifica, si diffonderà attraverso un materiale. In questo modo è possibile capire in che modo la variabile potrebbe trasformare uniformemente il materiale stesso. In questo caso, le auto bloccate dagli hacker si diffondono nella città per rendere rigide le arterie stradali e quindi paralizzare il traffico. I ricercatori precisano che non hanno tenuto conto di variabili specifiche come, ad esempio, il panico degli occupanti delle auto. Questi potrebbero scendere dai veicoli e riversarsi per le strade diventando pedoni e causando, a loro volta, incidenti.

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