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Spotify annuncia l’assistente vocale che “ascolta” i passeggeri

di Antonio Elia Migliozzi

Spotify prepara la sua offensiva nel mondo automotive. Al via i test negli Usa per il nuovo progetto hardware del colosso tech che offre musica on demand. Il dispositivo si chiama “Car Thing” e si collega alla presa 12V dell’auto e grazie al microfono interno risponde ai comandi dei driver attivando la playlist richiesta. Per il momento si tratta solo di un test perché, come confermato da fonti vicine a Spotify, l’azienda non ha in programma il lancio commerciale di Car Thing. La prospettiva è certamente quella di allargare l’offerta uscendo dall’ambito musicale. Spotifty starebbe lavorando ad una sua assistente vocale capace di interagire con i consumatori sia in casa che fuori. Ecco allora che nella dinamica dell’internet delle cose Iot l’auto non può restare tecnologicamente indietro rispetto a tutti gli altri dispositivi che utilizziamo nel corso della nostra giornata tipo.

SBARCO IN AUTO

Come riporta il portale americano The Verge, Spotify starebbe avviando i test per il suo primo hardware. Si tratta di un assistente vocale intelligente da montare in auto. Per ora il dispositivo ha lo scopo di aiutare Spotify a individuare le preferenze musicali degli automobilisti. Parteciperanno al test alcuni utenti premium che saranno ricompensati con degli abbonamenti gratuiti. Il dispositivo si chiama Car Thing e si attacca all’accendisigari dell’auto e, una volta attivo, grazie al Bluetooth si collega al cellulare e all’infotainment di bordo. Per interagire con l’assistente vocale basterà dire “Ehi, Spotify”, e a seguire il comando per l’attivazione della playlist che si vuole ascoltare. Car Thing prevede uno schermo circolare che mostra il titolo della traccia in riproduzione ma anche una serie di pulsanti per accedere manualmente ai comandi. Dal canto suo Spotify afferma che il suo obiettivo non è quello di diventare un fornitore di hardware.

TEST NEGLI USA

La sperimentazione è in partenza ma solo negli Stati Uniti ma non è chiaro per quanto tempo andrà avanti. In un post sul suo blog ufficiale, Spotify specifica che la ricerca ha lo scopo di “aiutarci a imparare di più su come la gente ascolta la musica e i podcast”. Car Thing servirà quindi per capire come migliorare l’esperienza in-car dei suoi clienti. La notizia del primo hardware di Spotify non è una novità assoluta. A gennaio, il Financial Times aveva anticipato che Spotify stava pianificando dispositivi per auto da attivare tramite comando vocale. Capire tutte le dinamiche della giornata di un utente tipo potrebbe aiutare il team di sviluppo a creare nuovi prodotti anche per quanto riguarda i podcast. Va detto che quest’anno i clienti Spotify hanno speso circa 500 milioni di dollari per il podcasting e l’azienda sta ridisegnando la sua applicazione per renderlo più accessibile.

LA PROSPETTIVA

Spotify potrebbe essere interessato a creare una piattaforma a comando vocale simile a quelle di Amazon e Google. Ogni grande azienda tech è infatti al lavoro sulla sua interfaccia automotive. Nel mese di settembre, Amazon introdotto Echo, un dispositivo che porta l’assistente intelligente Alexa anche sulle vetture meno recenti. Google, dal canto suo, ha appena annunciato una modalità specifica per auto per il suo assistente. Per evitare che Spotify e gli altri abbiano la meglio molte case automobilistiche stanno sviluppando autonomamente i propri assistenti intelligenti. Va detto che un sondaggio condotto da JD Power ha rilevato che il 76% dei driver vuole in auto lo stesso assistente vocale che ha a casa. Spotify dovrà allora lavorare molto se vuole convincere i suoi utenti a rinunciare alle loro attuali abitudini.

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Comandi vocali per auto connesse: la Cina investe sulla biometria

di Antonio Elia Migliozzi

I sensori biometrici saranno determinanti nel futuro delle auto connesse. I brand dell’auto stanno investendo importanti risorse nel campo del riconoscimento dei parametri identificativi dei driver. In questa direzione si muovono anche molte aziende tech come Nuance. Quest’ultima è da tempo al lavoro sull’intelligenza artificiale che sta preparando per il sistema di infotainment Banma Mars V3.0. Gli strumenti hardware e software saranno in grado di effettuare un’analisi dettagliata della voce del driver permettendo una gestione totale dell’auto. Basterà quindi la voce per offrire un’esperienza del tutto nuova a bordo delle auto connesse. Dietro al progetto sui dati biometrici c’è un investimento importante del costruttore cinese Baic e del colosso tech Alibaba. Vediamo i dettagli di questa tecnologia.

RICONOSCIMENTO BIOMETRICO

Nuance Communications ha comunicato di essere al lavoro per migliorare il suo sistema per il riconoscimento vocale biometrico. Le attività si concentrano sulla capacità di questa tecnologia di entrare in stretto contatto con il driver del veicolo. Basato sull’intelligenza artificiale il nuovo strumento sarà parte della sua piattaforma digitale Banma MARS V3.0 per auto connesse. Il nuovo Banma MARS V3.0 sfrutta i sistemi di Nuance per gestire al meglio anche le richieste simultanee a bordo delle auto connesse. In particolare si potrà gestire, con il controllo vocale, la navigazione, la climatizzazione, l’illuminazione ambiente e la musica. Nuance ha annunciato anche una serie di nuovi servizi in rete basati su cloud anche per le aree con scarsa connessione ad internet. Le sue soluzioni biometriche per il settore automotive stanno facendo la fortuna economica di Nuance.

ECOSISTEMA COMPLETO

Grazie alla rete le auto connesse possono ricevere continui aggiornamenti software. In questo modo i costruttori potranno gestire da remoto il parco auto circolante. In questa ottica si inserisce l’accordo commerciale tra Banma e Nuance. “Banma MARS V3.0 rappresenta l’ultimo passo nei nostri sforzi per rendere l’auto connessa lo standard in tutta la Cina, ha commentato Hao Fei, Ad di Banma Technologies. “Insieme a Nuance, siamo in grado di progettare un’interfaccia utente vocale che non ha eguali, e MARS V3.0 di Banma è solo l’inizio.” Insomma i cinesi puntano sulle auto connesse e lo fanno con risorse economiche importanti. Banma, infatti, è una joint venture tra SAIC, una delle principali case automobilistiche cinesi e Alibaba Group. Insomma Alibaba, alias Google cinese, è pronto a salire in auto per raggiungere anche in mobilità gli utenti offrendo servizi dedicati.

LA PROSPETTIVA

Numeri alla mano il mercato dell’identificazione dei dati biometrici in auto varrebbe circa 10 miliardi di dollari. Stefan Ortmanns di Nuance Automotive, ha detto: “Banma MARS V3.0 segna non solo una profonda cooperazione per un’interfaccia a comando vocale, ma un mutuo impegno per il futuro dell’assistenza vocale.” Nuance Automotive ha da poco annunciato una partnership simile con la Korean Motor Technology Corporation e Korean Telecom. Sulle auto connesse il controllo vocale è di assoluta importanza per semplificare la gestione del veicolo e ridurre i tasti fisici. Ad oggi a bordo di 250 milioni di auto di svariati produttori tra cui Daimler, Toyota e BMW, troviamo sistemi basati sul controllo vocale. Grazie ad internet l’auto connessa può accedere ad un cloud in rete che fornisce al sistema tutti gli elementi per gestire al meglio i comandi del driver.

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La sicurezza di un’auto importa più dell’ecologia: il sondaggio in Europa

di Antonio Elia Migliozzi

Sicurezza, tecnologia e rispetto dell’ambiente sono al primo posto quando si cerca l’auto nuova. Un sondaggio mette a fuoco gli interessi degli automobilisti europei. In cima alle richieste troviamo la sicurezza. Questa, per fortuna, è diventata la priorità assoluta per i consumatori che sono disposti anche a sborsare soldi per le dotazioni di maggior rilievo. Interessante anche la fiducia nei confronti della guida autonoma. Dai numeri del sondaggio il 28% degli intervistati esprime chiaramente un atteggiamento positivo verso l’auto senza conducente mentre l’Italia è in prima linea. Il 46% degli italiani è a favore dell’auto driveless. Addirittura tra gli europei che non hanno un’auto emerge che il 40% è favorevole a questa tecnologia. Analizziamo questo e altri numeri interessanti.

L’AUTO DEL FUTURO

Un sondaggio commissionato da Fareucia Clarion Electronics a Yougov mette a fuoco temi di grande importanza nel settore automotive. La ricerca è stata condotta su un campione di residenti in Francia, Regno Unito, Germania e Italia. In tutti i quattro gli Stati Ue la sicurezza dell’auto è di assoluta importanza. In Italia, Germania e Francia il 36% degli intervistati la mette al primo posto, mentre nel Regno Unito il 47% ne sostiene l’importanza. Grande entusiasmo per i sistemi di sicurezza capaci di prevedere le situazioni di pericolo. L’intelligenza artificiale e tutti i dispositivi correlati sono una priorità in Francia per il 56%, in Germania 50%, in Italia 48% mentre nel Regno Unito al 45%. Gli automobilisti europei apprezzano anche l’auto connessa che scambia dati con gli altri veicoli e l’ambiente circostante.

TECNOLOGIA E INCERTEZZE

I francesi e gli italiani sono i più predisposti ad accettare l’arrivo delle auto connesse. A più di 8 italiani su 10 piace l’idea di un’auto connessa (83%) e tale opinione è condivisa dalla grande maggioranza dei francesi (71%). Diversa la situazione dell’auto a guida autonoma. Il 28% degli europei intervistati esprime fiducia mentre l’Italia è in prima linea con il 46% a favore. Interessante il fatto che il 40% di chi non possiede un’auto è aperto verso questa innovazione. In generale per gli automobilisti europei l’auto del futuro deve soprattutto garantire una maggiore sicurezza. In questo si nota una scarsa conoscenza dei sistemi di assistenza alla guida già disponibili sul mercato. “Piuttosto che parlare di una rivoluzione delle auto, siamo impegnati a lavorare sulla loro evoluzione. La tecnologia messa a disposizione ha valore solo se conosciuta, compresa, accettata e utilizzata” spiega Sébastien Brame di Faurecia Clarion Electronics.

SOSTENIBILITA’ AL CENTRO

Il sondaggio conferma anche la crescente importanza dei temi ambientali tra gli automobilisti europei. Ne parla il 30% degli italiani, il 24% di francesi e tedeschi e il 23% degli inglesi. Eppure quando si parla di impatto ambientale delle auto appena il 14% dei driver intervistati ne parla. L’auto deve essere innanzitutto e soprattutto economica. L’economicità è ancor più importante per le giovani generazioni. Va detto che gli italiani, in ogni fascia d’età, antepongono la sicurezza (36%), all’ecologia (30%). “Dal sondaggio emerge che l’ecosostenibilità è importante per chi non possiede un’auto (34% rispetto al 22% dei proprietari di auto)” sintetizza Sébastien Brame. Quanto al carsharing solo il 7% degli intervistati italiani lo indica tra le tre più importanti caratteristiche dell’auto del futuro. In generale gli entusiasti non superano l’8-9% anche nelle grandi città del nostro paese.

IL COMFORT

Altro aspetto analizzato il comfort. Il 12% degli italiani ha dichiarato che la propria auto dovrebbe essere comoda come casa, mentre per il 18% gli interni dovrebbero adattarsi alle esigenze del conducente. Il comfort pertanto si posiziona quindi dietro la sicurezza e l’ecosostenibilità. Allo stesso tempo, in Italia il 54% degli automobilisti accoglierebbe con entusiasmo l’idea di stare in auto sentendosi come a casa propria. Una grande percentuale degli intervistati, il 32%, ha dichiarato di non avere alcuna opinione sull’argomento. “Gli interni del futuro richiederanno tempo per prendere forma. Ma sarà necessario più di un approccio focalizzato solo sui sedili, ad esempio: anche il comfort sarà intelligente, il posto di guida diventerà l’elemento pensante che gestisce e ottimizza l’esperienza dell’utente dell’auto fin nei più piccoli dettagli” chiude Sébastien Brame.

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Auto connessa: un italiano su tre favorevole

di Redazione

“L’auto connessa…vista da chi guida. Il ruolo ed i rischi dei dati nell’industria dell’auto”. Questo il nome della ricerca condotta da ANIASA, l’Associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità e dalla società di consulenza strategica Bain & Company. Da questa è emerso quanto la telematica oggi sia parte integrante del mondo dei trasporti. Un italiano su tre, infatti, già oggi guida un’auto connessa e oltre la metà intende dotarsene. L’indagine è stata condotta su un campione rappresentativo di 1.200 automobilisti.

I NUMERI DELL’AUTO CONNESSA

Il mondo dell’auto sta progressivamente cambiando. Le auto connesse in circolazione sono sempre di più e in aumento sono anche i servizi per gli automobilisti. Di conseguenza, stiamo assistendo a un aumento esponenziale della produzione di dati. Parliamo di 2,5 mln di TeraByte ogni giorno. In base a questo, si stima che oggi, a livello globale, il mercato dell’auto connessa valga più di 60 miliardi di euro. Con previsione di una crescita pari ad un aumento del 260% entro i prossimo otto anni. Già oggi, la tecnologia installata sulle vetture permette di riconoscere e scambiare dati sui guidatori. Come stile di guida, percorsi preferiti, punti di interesse. Oppure informazioni sul veicolo. Come pressione pneumatici, stato del motore, livello olio. Fino ad arrivare a quelli ambientali. Come la presenza di pioggia o situazioni di traffico.

L’OPINIONE DEGLI ITALIANI

Dallo studio si evidenza che il 29% degli automobilisti guida già un’auto connessa. Modelli dotati non solo del Bluethooth, ma anche di dispositivi in grado di raccogliere e condividere informazioni con altri sistemi. Il 59% degli intervistati che oggi non ne guida una intende acquistarla in futuro. Mentre il 12% sostiene di non volere un’auto connessa. Chi si è detto interessato a questa tipologia di veicoli, pare attirato soprattutto dai risvolti legati alla sicurezza. Tra questi la localizzazione in caso di emergenza e furto (entrambe selezionate dal 14% del campione). Oltre a questa la navigazione evoluta e la connettività con strade smart (entrambe all’11%). Inoltre, per avere queste funzionalità, circa l’80% degli intervistati è disposto a pagare un sovrapprezzo (il 37% fino a 500 euro), sia al momento dell’acquisto, sia in modalità di abbonamento.

NON MANCANO LE PAURE

Se si tratta di condividere dati a beneficio dell’assistenza stradale, manutenzione predittiva, riduzione dei premi assicurativi, diagnostica remota del veicolo, il 20-30% degli intervistati si è detto “molto disposto” alla condivisione. Mentre il 50% “abbastanza disposto”. Il discorso cambia quando si tratta dei dati personali, come i quelli del telefono/rubrica o i dettagli dell’infotainment. Ma non mancano le paure. I principali timori sull’auto connessa sono legati a chi entra in possesso dei propri dati (75% del campione). Oppure il possibile hackeraggio dell’auto (54%). O ancora, in generale, la privacy a rischio (43%). Inoltre, 7 su 10 ritengono che la legislazione attuale non sia sufficiente a tutelare la privacy dei consumatori. Il 70% ritiene, inoltre, che i propri dati debbano essere accessibili solo per un determinato lasso di tempo.

CINQUE TIPI DI AUTOMOBILISTI CONNESSI

Al termine della ricerca, poi, sono emerse cinque diverse tipologie di automobilisti in relazione all’auto connessa. Ci sono i telematici, il 15% dei 1200 automobilisti oggetto di indagine. Sono propensi all’uso dell’auto connessa e sono disposti a pagare di più per avere i servizi telematici. Gli indifferenti: con propensione elevata a condividere, ma poco interessati alle auto connesse. Sono il 32% del campione. Gli indecisi, invece, sono poco propensi a condividere i dati, ma se ben informati possono pensare all’acquisto di un’auto connessa. Sono il 22% degli intervistati. Ci sono poi gli scettici, molto poco inclini alla condivisione, e i connessi con riserva. Persone del tutto indisponibili a condividere, ma comunque molto interessati all’auto connessa.

 

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Consegna Amazon in auto: come funziona sulle auto connesse

di Antonio Elia Migliozzi

Ford accetta di entrare nel programma di consegna in auto di Amazon Usa. I marchi Ford e Lincoln permetteranno ai corrieri di Amazon l’accesso alle auto dei clienti in attesa di una consegna. Il programma Amazon per le consegne flessibili accelera sul fronte automotive. Il colosso dell’e-commerce vuole evitare ritardi nell’arrivo dei pacchi dovuti all’assenza a casa dei destinatari. Grazie all’Amazon Key i consumatori possono selezionare in fase di pagamento la modalità di consegna presso la propria vettura. Il cliente parcheggia l’auto nel luogo stabilito o nei paraggi e il corriere sblocca la vettura solo per il tempo strettamente necessario. Il destinatario può seguire dallo smartphone tutte le fasi del processo. Vediamo come funziona.

FORD APRE LE SUE AUTO

Amazon vuole entrare nelle auto dei propri clienti. A partire dall’anno scorso il gigante dell’e-commerce ha lanciato un nuovo servizio che permette la consegna dei pacchi all’interno dei veicoli. Da oggi anche i nuovi veicoli Ford e Lincoln supporteranno questa funzione. Il servizio di Amazon è al momento limitato a 50 città degli Stati Uniti e i mezzi devono essere dotati di un modem connesso a internet. Ci sono infatti due principali requisiti. Il primo è che la vettura deve poter accedere ai cloud FordPass Connect e Lincoln Connect e il secondo è essere abbonati ad Amazon Prime. Ci sono anche limitazioni specifiche per la merce acquistata. I pacchi che pesano più di 22 chili non possono essere consegnati in auto così come le merci per oltre 1.100 euro.

ASPETTI TECNICI

Per autorizzare il servizio di consegna in auto bisogna sincronizzare la registrazione ad Amazon Key con quella a FordPass o Lincoln Way. Importante includere la descrizione del proprio veicolo per consentire ai corrieri di Amazon di individuarlo. In fase di acquisto online, dopo aver selezionato la consegna in auto, Amazon invia una serie di notifiche sull’avanzamento dell’operazione. In qualsiasi momento il cliente può modificare il luogo di consegna o “bloccare l’accesso” all’automobile tramite l’app Key. Nella data prevista per la consegna della merce l’auto dovrà essere parcheggiata entro una certa distanza dall’indirizzo indicato ad Amazon. Per trovare l’auto i corrieri avranno accesso alla sua posizione GPS e al numero di targa del mezzo. Avranno inoltre a portata un’immagine della vettura. La consegna in auto espande il raggio d’azione del servizio Amazon Key che può funzionare anche con il garage di casa.

IL PROGRAMMA

Amazon è sempre più interessata al settore automotive. Come sappiamo molte case automobilistiche, tra cui Toyota, BMW, Ford e Audi montano l’assistente vocale Alexa nei loro sistemi di infotainment. Lo scorso anno Amazon ha presentato il suo servizio Key. Ad oggi Chevrolet, Buick, GMC, Cadillac e Volvo hanno già aderito all’iniziativa. Per il futuro la piattaforma dell’e-commerce è sicura di coinvolgere altri brand. Come visto si tratta di una tecnologia che sfrutta a pieno le potenzialità delle auto connesse in rete. Molti veicoli sono già dotati di una connessione ad internet che utilizzano per servizi live come il lettore musicale Spotify. “Penso che questa sia una grande opportunità per Ford di offrire ai clienti un ulteriore servizio e un’idea sul valore di un veicolo connesso”, ha commentato Lorin Kennedy di Ford.

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FCA, dal 2019 i primi servizi on demand per auto connesse

di Antonio Elia Migliozzi

Fca vuole rinnovare il suo sistema di infotainment. In questa direzione il brand ha scelto di avviare una collaborazione con Google e Harman. L’idea è portare a bordo ella nuova gamma un ecosistema digitale connesso in rete che metta le vetture al passo dei più moderni smartphone. Sotto alcuni punti di vista la scelta di Fca non è casuale. Il marchio ha fornito una imponente flotta di Chrysler Pacifica per i test a guida autonoma della controllata di Google Wyamo. Tra la fine del 2019 ed il 2022 vedremo su strada la nuova interfaccia utente che utilizzerà la tecnologia cloud di Harman e le potenzialità di rete offerte dalla più recente tecnologia 5G. Diamo uno sguardo ai dettagli.

POTENZA GOOGLE

Negli ultimi anni Fiat Chrysler ha continuato a concentrarsi sul potenziamento della sua gamma prodotto mentre gli altri brand hanno lavorato su elettrificazione e connettività. A partire dai prossimi mesi, però, le cose cambieranno. La piattaforma Uconnect è pronta ad un upgrade radicale per adattarsi al futuro della mobilità. Nei giorni scorsi Fca ha annunciato lavorerà con Harman e Google per sviluppare i suoi nuovi servizi legati all’auto connessa. In arrivo un “ecosistema” digitale che verrà lanciato nella seconda metà del 2019 ed entro il 2022 farà parte di tutti i nuovi veicoli FCA a livello globale. Ruolo importante per la piattaforma cloud Harman Ignite che fungerà da base per i servizi offerti da Fca ai clienti. Il sistema partirà dalla connettività 4G tenendo presente l’imminente “evoluzione verso il 5G“. Il è evidente che il ruolo del settore tech in campo automotive non è più marginale.

INFOTAINMENT TUTTO NUOVO

Il nuovo sistema di infotainment connesso di Fca coprirà tutti i servizi su cui lavorano già molte case automotive. Si potrà trovare l’area di servizio più vicina o la colonnina di ricarica libera ma ci sarà anche la manutenzione predittiva e gli aggiornamenti via internet. Quanto alla mobilità elettrica Fca vuole colmare il ritardo rispetto ai rivali e la nuova piattaforma Google permetterà di accelerare il lavoro. Il sistema dovrebbe anche essere in grado di supportare la comunicazione tra veicolo e infrastruttura V2X. La prossima versione dell’infotainment Uconnect sfutterà Android aumentando la relazione tra auto e smartphone. Fiat-Chrysler intende promuovere anche modelli alternativi di mobilità. Arrivano allora a bordo assicurazioni basate sull’utilizzo del mezzo, noleggio a lungo e breve termine e car sharing peer-to-peer.

LA PROSPETTIVA

Se la partnership tra Fca e Google potrebbe evocare quella tra Volvo e “big G” ci sono alcune differenze. Anche Volvo utilizzerà il sistema operativo Android OS sul prossimo crossover elettrificato Polestar 2. Eppure mentre Volvo avrà accesso a Google Maps, all’assistente vocale di Google e ad altre app e servizi, il prossimo sistema di FCA non avrà nessuno di questi elementi aggiuntivi. “Selezionando leader del settore come Google, stiamo facendo un uso efficiente e responsabile del capitale per fornire soluzioni tecnologiche avanzate ai nostri clienti” ha commentato Harald Wester di Fca. Insomma non è chiaro quale sarà il primo modello del brand dotato del nuovo sistema Uconnect ma qualcuno parla della nuova Fiat 500. In particolare si pensa alla prossima gamma di veicoli elettrificati che Fca ha in programma di lanciare a partire dal 2020.

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Kia e Fujitsu presentano la prima auto per la Polizia di serie

di Antonio Elia Migliozzi

Kia e Fujitsu vogliono facilitare il lavoro della Polizia. In Australia i due brand sviluppano la prossima generazione di volanti mettendo la tecnologia al centro. La vettura scelta per lo sviluppo è la Kia Stinger. La berlina è infatti già in dotazione alla Polizia australiana. Gli ingegneri hanno trovato il modo di semplificare e raggruppare le strumentazioni di bordo. Non sarà più necessario aggiungere grandi schermi per mostrare le informazioni necessarie agli agenti. Si potranno usare tutte le funzioni di un’auto delle forze dell’ordine direttamente dal sistema di infotainment. Semplificazione significa facilitare la manutenzione che si potrà fare presso una qualsiasi officina del brand. Vediamo i dettagli.

POLIZIA TECH

Fujitsu e Kia Australia lavorano insieme alla volante del futuro. I due brand vogliono rendere uno dei luoghi di lavoro più pericolosi al mondo più sicuro e semplice. La tecnologia del futuro nasce all’interno di una Kia Stinger. A quella latitudine la berlina sportiva è già in dotazione alle forze dell’ordine. Con lo scatto 0-100km/h coperto in 4,9 secondi la Stinger ha i numeri per fare bene anche in Polizia. Ecco allora che la tecnologia non può che migliorarla. L’auto della Polizia userà l’intelligenza artificiale senza dover effettuare modifiche importanti. Fujitsu vuole abolire i tanti schermi, software e cavi che affollano l’abitacolo delle vetture ad oggi in servizio. Per questo le informazioni verranno visualizzate sugli attuali display del sistema di bordo Kia. La nuova piattaforma hardware raggrupperà tutti i dispositivi di bordo. In questo modo si ridurranno i costi di installazione per una maggiore ergonomia e semplicità di utilizzo.

TUTTO A PORTATA DI MANO

Il progetto di Fujitsu e Kia risolve anche i classici problemi delle vetture della Polizia. Gli airbag e il sistema di condizionamento intralciano le strumentazioni aggiuntive. Insomma maggior comfort ma anche più sicurezza in caso di incidente. Gli agenti, infatti, devono spesso usare più dispositivi durante la guida. Questo perché magari impegnati in un inseguimento ad alta velocità. Ian Hamer di Fujitsu ha commentato: “Per costruire ogni vettura della Polizia c’è bisogno di più offerte da numerosi fornitori per ogni elemento dell’equipaggiamento. L’ecosistema di Fujitsu integra i singoli componenti, semplificando l’installazione e la rimozione delle attrezzature del veicolo.” Insomma telecamere, radar e trasmittenti saranno parte di un unico kit facile da montare e utilizzare.

PROGETTO CONCRETO

Il veicolo potrà essere aggiornato o sottoposto a manutenzione presso una qualsiasi concessionaria Kia. Questo permetterà di tagliare i tempi per la manutenzione potendo sfruttare l’esperienza delle concessionarie specializzate. Si tratta un progetto pilota che ha tutti i numeri per non restare isolato. La connettività è infatti un tema attuale ma che spesso non va d’accordo con la praticità. Soluzioni come questa potrebbero facilitare la diffusione delle tecnologie e permettere anche l’aggiornamento dei veicoli già in servizio. Fujitsu sta lavorando per sviluppare un ecosistema di veicoli connessi. Per soddisfare diverse esigenze non ci saranno solo auto della Polizia ma anche ambulanze, mezzi dei Vigili del Fuoco e taxi. Insomma la città connessa prende forma ed il dialogo tra infrastrutture e veicoli aiuterà a sua volta gli agenti.

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Auto connesse: Europa e USA in testa nel 2018

di Antonio Elia Migliozzi

Il settore automotive vive cambiamenti radicali. I costruttori sono alle prese con dei clienti che chiedono un profondo rinnovamento. Mobilità elettrificata e connessa sono una priorità per tutti i principali player del settore. Numeri alla mano si prevede che il mercato delle auto connesse raggiungerà il valore di 35 miliardi di dollari entro il 2025. Ad oggi Stati Uniti ed Europa rappresentavano insieme il principale mercato per le auto connesse. Attenzione alla Cina che dovrebbe svilupparsi in maniera frenetica raggiungendo quasi un quarto delle spedizioni globali entro il 2025. Ecco allora che in un quadro così fluido si aprono opportunità interessanti anche per i costruttori OEM.

NUOVI BUSINESS

Si prevede che il giro d’affari che ruota attorno alle auto connesse crescerà di cinque volte nei prossimi anni. Secondo l’ultima ricerca dello Smart Automotive Service di Counterpoint si raggiungerà la cifra record di 35 miliardi di dollari entro il 2025. Lo studio rivela che, tra il 2013 ed il 2025, saranno messe su strada auto connesse per il valore di oltre 274 milioni di dollari. E’ chiaro che il settore automotive vive cambiamenti radicali. Mentre ad oggi gli Stati Uniti e l’Europa rappresentavano insieme il principale mercato per le auto connesse, la Cina dovrebbe svilupparsi in in modo esponenziale (Leggi le 5 cyber minacce per l’automotive). La locomotiva d’oriente arriverà ad un quarto degli ordini globali entro il 2025. Aman Madhok, Senior Analyst presso Counterpoint Research ha dichiarato: “Le applicazioni tecnologiche, come ad esempio gli smartphone hanno creato aspettative per l’accessibilità tecnologica “on-the-go”senza soluzione di continuità nelle auto, in particolare tra gli acquirenti millennials. Le auto connesse stanno acquistando sempre più importanza con la crescente consapevolezza del loro maggiore comfort, sicurezza e comodità durante la guida.”

SERVIZI MULTICANALE

Gli Stati Uniti sono da sempre ritenuti i pionieri delle auto connesse sin dalla metà degli anni ’90. Quanto all’Europa l’obbligo della eCall di emergenza di serie, imposto dal Parlamento europeo, è stato il principale motore del mercato europeo. In un mercato che vive cambiamenti radicali come questi pesa molto il ruolo della Cina. Nonostante la rapida crescita degli ordini per le tecnologie dell’auto connessa, il mercato automobilistico cinese vedrà una crescita dei ricavi più lenta. A pesare è anche l’incidenza dell’ecosistema digitale sul costo finale dell’auto nuova. In collaborazione con gli operatori di telecomunicazioni, gli OEM offrono, sempre più spesso, agli automobilisti piani di connettività opzionali che prevedono abbonamenti flessibili (Leggi Mitsubishi lavora alla sicurezza informatica per le sue auto connesse).

ALTERNATIVE ALLA PROVA

Vinay Piparsania, Consulting Director presso Counterpoint, ha aggiunto: “Con sempre più paesi in Europa che adottano le loro versioni di eCall, si stanno aprendo notevoli opportunità di guadagno per offrire servizi connessi basati su abbonamento a livello globale.” Ad oggi le funzionalità digitali nelle automobili sono costose e complesse. I clienti cercano esperienze in-car che siano semplici e intuitive come uno smartphone. Questo spiega sempre più colossi automotive stanno collaborarando o investendo in società o startup attive nel settore tech. Il dominio dello smartphone sulla connettività personale è schiacciante. Ecco allora che la connettività all’interno del veicolo, per evitare un gap tecnologico con la vita di tutti i giorni, punta sulla piena inclusione dei dispositivi mobili a bordo.

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Auto e Cybersecurity: 5 minacce che si stanno diffondendo in Europa

di Donato D'Ambrosi

Le auto connesse si stanno diffondendo sempre di più anche in Europa ma il vantaggio della connettività nell’uso e nella manutenzione espone il fianco ai rischi della Cybersecurity. Se ne sente parlare spesso in giro, ma poi chi c’è dietro questi attacchi informatici è complicato saperlo. Negli ultimi anni però anche in Europa si sono moltiplicate le minacce e gli attacchi soprattutto nel settore automotive. Secondo il rapporto di una delle maggiori società esperte in Sicurezza informatica, le minacce alla Cybersecurity dell’automotive provengono per lo più da Cina, Corea del Nord e Vietnam. Vediamo nel dettaglio di quali minacce si tratta e cosa sperano di ottenere gli hacker attaccando i sistemi informatici dei Costruttori auto.

CONCORRENZA SLEALE

E’ il motivo principale per cui spesso avvengono attacchi “State Sponsored” come li definisce FireEye, cioè attacchi mirati a sottrarre informazioni sensibili nel settore industriale. Il motivo – come spiega l’azienda – è dettato dalla necessità di concorrere in maniera aggressiva su un mercato che richiede soluzioni tecnologiche sempre nuove. Cina, Corea del Nord e gruppi riconducibili al Vietnam sarebbero i maggiori attori di spionaggio industriale con l’obiettivo di rubare dati sulle attività di ricerca delle aziende, e dettagli sullo sviluppo di tecnologie e sulla proprietà intellettuale da convertire in un vantaggio economico.

VEICOLI AUTONOMI AD USO MILITARE

Spesso si pensa che le forze armate degli Stati abbiano risorse smisurate per lo sviluppo di applicazioni non ad uso civile da destinare alla difesa o all’attacco. E’ vero, e per questo motivo i Costruttori che svolgono test di guida autonoma sono sorvegliati speciali. Se questo non basta si passa al cyber spionaggio contro l’industria automotive per carpire gli sviluppi raggiunti dal settore. In altri ambiti non si può escludere che gli attacchi siano anche finalizzati ad appropriarsi di tecnologie fondamentali per le auto connesse, la guida autonoma e l’intelligenza artificiale.

STABILIMENTI PRODUTTIVI CONGELATI

Quando si parla di attacchi all’industria auto si è portati a pensare agli hacker che entrano nelle auto senza forzare le porte, e invece sembrerebbe che anche gli stabilimenti produttivi siano punti sensibili. “Sono state prese di mira anche le imprese più piccole,che fanno parte della catena di approvvigionamento dei grandi produttori,  – spiega FireEye – in quanto sono spesso percepite dagli attaccanti come un bersaglio più facile”. L’attacco informatico in questo caso avrebbe lo scopo di rubare dati critici o compromettere l’attività produttiva.

AUTO CONNESSE PIU’ COLPITE

E con le auto connesse arriviamo ad una delle minacce informatiche più preoccupanti e conosciute anche dai consumatori. Il rischio che un hacker prenda il controllo dell’auto a distanza, infatti, potrebbe non avere il solo scopo di sottrarre l’auto per rubarla, ma anche per provocare danni. In pratica usare un’auto come un’arma mentre il conducente è a bordo. Ecco perché sono nati i Proof-Of-Concept, cioè strumenti in grado di verificare ed evidenziare le falle nei sistemi Keyless – l’apertura senza chiavi – di cui molte auto sono dotate.

LA GUIDA AUTONOMA ANCORA COMPLESSA Possono sembrare simili alle auto connesse, ma in realtà gli attacchi informatici alle auto a guida autonoma, comportano un rischio ancora basso secondo gli esperti di Cybersecurity. Il motivo principale è che l’attività industriale attorno alle auto driverless è ancora debole e limitata alla ricerca. Ma non per questo da sottovalutare: ad oggi infatti le minacce sarebbero riuscite ad invalidare sistemi di riconoscimento della segnaletica stradale e altri sensori. Ma è prevista un’intensificazione degli attacchi proporzionale al lancio sul mercato delle prime auto a guida autonoma. Il motivo è semplice e segue gli stessi criteri dello spionaggio industriale.

COMPUTER E SMARTPHONE A RISCHIO

L’attacco più frequente e che ha colpito già una miriade di aziende negli ultimi mesi è il l’attacco ransomware – un malware che inibisce gli accessi all’utente sul dispositivo infettato. Lo scopo in questo caso è chiedere un riscatto monetario per poter riprendere possesso del sistema. E non pensate che smartphone e pc personali siano i soli colpiti, poiché l’attacco più epidemico recente  – noto come ransomwareWannaCry – avvenuto nell’estate 2017 ha messo ko tutti i sistemi basati su sistema operativo Windows. Immaginate solo per un istante di essere a bordo di un’auto che non ha neppure volante e pedali. Come vi sentireste?

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