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Il mercato dei veicoli industriali al palo: -10,2% a ottobre 2019

di Donato D'Ambrosi

Le immatricolazioni dei veicoli industriali costantemente in calo (-10,2% gli autocarri a ottobre) sono la cartina al tornasole di un’economia ferma. Lo rivelano i dati dell’ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) sulle immatricolazioni di autocarri superiori a 3,5 tonnellate e autobus.

I NUMERI DEL MERCATO DEI MEZZI INDUSTRIALI

Ad ottobre 2019, sono stati rilasciati 1.901 libretti di circolazione di nuovi autocarri (-10,2% rispetto ad ottobre 2019) e 1.118 libretti di circolazione di nuovi rimorchi e semirimorchi pesanti, ovvero con portata superiore a 3.500 kg (-11,8%), suddivisi in 104 rimorchi (-1,9%) e 1.014 semirimorchi (-12,7%). Entrambi i comparti confermano un trend negativo nei primi dieci mesi del 2019: 19.866 libretti di circolazione di nuovi autocarri, il 6,9% in meno del periodo gennaio-ottobre 2018, e 12.314 libretti di circolazione di nuovi rimorchi e semirimorchi pesanti (-7,8% rispetto a gennaio-ottobre 2018), così ripartiti: 1.179 rimorchi (-6,4%) e 11.135 semirimorchi (-7,9%).

TRAFFICO IN AUMENTO MA CON GLI STESSI MEZZI INVECCHIATI

La riduzione delle vendite di veicoli industriali non è figlia di un traffico di mezzi pesanti ridotto, anzi. Le flessioni della produzione nazionale dipendono dalla crescita congelata dell’economia Per contro, il traffico autostradale dei veicoli pesanti in milioni di veicoli/km risulta in aumento del +2% nei primi 8 mesi del 2019. Guardando alla produzione nel settore delle costruzioni che impatta sul settore dell’autotrasporto, nei primi 8 mesi del 2019, l’indice mostra un aumento tendenziale del +3,1%. Clicca sulla tabella qui sotto per vederla a tutta larghezza.

IMMATRICOLAZIONI MEZZI PESANTI PER PESO

Secondo le classi di peso, da inizio anno registrano volumi in crescita gli autocarri con peso superiore a 5.000 kg fino a 8.000 kg (+5%). Importante, invece, la flessione dei trattori stradali: -14% nei primi 10 mesi del 2019. Da inizio anno, sono stati rilasciati 823 libretti di circolazione di autocarri alimentati a GNL (Gas Naturale Liquefatto) e 347 a CNG (Gas Naturale Compresso). Per i veicoli trainati la flessione è più contenuta per i marchi nazionali (-4,9%) e più significativa per i marchi esteri (-9,7%). Al contrario del mercato autocarri, i rimorchi e semirimorchi registrano volumi in calo nelle regioni del Nord Italia (-16%) e volumi in aumento nelle regioni del Sud-Isole (+3,6%).

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Mercato mezzi pesanti a +35%: vendite in aumento a giugno 2019

di Donato D'Ambrosi

Il mercato di veicoli industriali, mezzi pesanti e commerciali oltre 3,5t continua anche a giugno 2019 a rafforzarsi. Le immatricolazioni rispetto allo stesso mese dell’anno precedente sono aumentate del 34,9%. Un andamento energico che non si può non confrontare con lo stallo delle vendite di auto nuove nel 2019. Ma occhio, se le vendite di veicoli pesanti nuovi sono andate bene nella prima metà dell’anno, l’UNRAE (L’associazione dei Rappresentati Autoveicoli Esteri) prevede un’inversione di tendenza. Questo creerà ulteriori margini per il mercato dell’usato dei veicoli industriali che cresce sempre di più sulle piattaforme online.

+35% LE VENDITE DEI VEICOLI INDUSTRIALI OLTRE 3,5 T

Il Centro Studi e Statistiche dell’UNRAE ha elaborato una stima del mercato dei veicoli industriali oltre le 3,5 t sui dati del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Nel mese di giugno 2019 il mercato fibrilla con +34,9% sullo stesso mese del 2018. Le immatricolazioni salgono a 3.270 unità rispetto alle 2.424 di giugno 2018. Il dato consolidato per il primo semestre del 2019 si conferma con una crescita di +0,8% (14.085 unità rispetto alle 13.969 dello stesso periodo 2018).

I MEZZI PESANTI OLTRE 16T CRESCONO DI PIU’ A GIUGNO

Nel comparto dei veicoli pesanti con massa totale superiore a 16 t l’incremento di giugno 2019 rispetto al 2018 è stato del +42,7% (2.700 verso 1.892 unità). Anche nel comparto oltre 16t la stima del primo semestre torna in positivo con +0,8% (11.514 immatricolazioni rispetto alle 11.424). Per quanto positivo nel primo semestre “il risultato consolidato annuale per il 2019 sarà comunque negativo, realisticamente intorno al -5% rispetto al 2018” ha commentato Franco Fenoglio, Presidente della Sezione Veicoli Industriali di UNRAE.

L’OBBLIGO DEL CRONOTACHIGRAFO HA DROGATO LE VENDITE

Il motivo di queste previsioni nefaste risiede nell’effetto dell’obbligo del cronotachigrafo digitale. “Lo abbiamo detto nella convinzione che alcune scadenze normative, quale l’entrata in vigore – dal 15 giugno 2019 – dell’obbligo del cronotachigrafo intelligente sul nuovo immatricolato, avrebbe condotto ad un anticipo di ordini”. Continua Fenoglio. “Dobbiamo segnalare come il settore dell’autotrasporto continui a rivelare un formidabile potenziale di occupazione, di fronte alla carenza di addetti, stimabile in 15.000 autisti e 5.000 meccanici specializzati nei prossimi anni.

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Le auto più vecchie d’Europa hanno oltre 17 anni e circolano in Polonia

di Donato D'Ambrosi

Pedaggi autostradali

Il parco auto circolante italiano è sicuramente tra i più vecchi d’Europa ad invecchiare non sono solo i veicoli privati per il trasporto passeggeri ma anche quelli commerciali leggeri e pesanti. Tra tutti i 27 Paesi, se si considera la sola età anagrafica media delle auto iscritte nei pubblici registri al 2017, la Polonia è il fanalino di coda. Almeno secondo il rapporto ACEA (l’Associazione Europea dei Costruttori di Auto), ma non bisogna lasciarsi offuscare dalla media, perché i Paesi in cui le auto sono più giovani sono anche quelli in cui il mercato è piatto e cresce sempre meno.

L’ECONOMIA CRESCE MENO DOVE LE AUTO SONO PIU’ GIOVANI

Si rimane un po’ sorpresi a guardare il rapporto dell’ACEA sull’età media del parco circolante in Europa, che vede la Polonia (con oltre 17 anni) in netto svantaggio. Non va peggio ad altri Paesi dell’est come Ungheria, Romani, Lituania e via dicendo. Ma non ci fa certo bella figura neppure l’Italia che per poco supera la media europea di 11,1 anni di età. Se si guarda con più attenzione alle singole realtà locali ci si accorge che in molti Paesi la crescita economica corre a una velocità totalmente diversa. Ed è proprio il caso della Polonia, che nello stesso periodo 2017 vs 2016, ha registrato una crescita del mercato auto nuove maggiore (dati UNARE) di Paesi come il Belgio, il Lussemburgo e il Regno Unito con un’età media del circolante sotto i 10 anni. Segno evidente e tangibile visitando la Polonia, che nelle città metropolitane l’economia è pulsante, ma magri nelle zone più rurali si percepisce ancora l’effetto del post comunismo.

MEZZI LEGGERI PIU’ VECCHI DELLE AUTO, MA NON SEMPRE

L’età media delle auto circolanti però non dovrebbe preoccupare più di quella dei mezzi da lavoro che invecchiano inesorabilmente come le altre. E il rinnovamento di veicoli utilizzati per lavoro segue a piè pari l’andamento dell’economia di un Paese: se l’economia gira e magari lo Stato sovvenziona, le aziende sono più spinte ad investire in nuovi strumenti. Ma non accade esattamente questo ad esempio in Grecia, il Paese con il parco di veicoli commerciali leggeri più vecchio d’Europa (oltre 17 anni), seguito da Polonia (16,4 anni) e Romania (15,3 anni). L’Italia invece si ferma a 12,4 anni, comunque più dell’età media europea di 12 anni dei veicoli commerciali leggeri.

IN GRECIA I TIR HANNO QUASI 19 ANNI IN MEDIA

I veicoli commerciali pesanti costano anche di più di quelli per il trasporto leggero, costano di più e quindi è facile aspettarsi un’età media maggiore visto che l’ammortamento è più lungo. Lo si capisce dall’età media in Europa dei mezzi pesanti a 12 anni. Ma non è uno standard per tutti. Accade sicuramente in Grecia (parco più vecchio con 18,9 anni), in Estonia, Italia e Croazia tra gli altri Paesi. Mentre in molti altri i mezzi pesanti hanno un’età media anche inferiore a quella delle auto. Ad esempio in Francia, Austria, Slovenia, Ungheria, Germania e ad altri Paesi dove leggi, efficienza e burocrazia sono, magari, ruote ben oliate di un meccanismo economico che nella sua complessità funziona a dovere.

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Fiat presenta il Ducato elettrico: fino a 360 km di autonomia

di Antonio Elia Migliozzi

Fiat presenta il suo aggiornamento dedicato al suo VAN di maggiore successo, il Ducato. Nuovo Fiat Ducato si presenta nel suo MY2020 che propone una vasta gamma di motorizzazioni che vanno dal natural power a metano all’elettrico. Nuovo Fiat Ducato sarà uno dei primi furgoni ad offrire al mercato la variante BEV che, nel suo caso, avrà una autonomia da 290 a 360Km. Per migliorare le prestazioni la velocità è limitata a 100 km/h e la potenza massima è di 90 kW con una coppia massima di 280 Nm. Insomma per consolidare la sua presenza quasi quarantennale tra i veicoli commerciali FCA punta sul motore elettrico. Vediamo come si differenzierà il Ducato elettrico rispetto al resto della gamma.

DUCATO CHE CAMBIA

Fiat svela il nuovo Ducato MY2020. Il furgone è un successo da 38 anni e continua a confermarsi una scelta obbligata grazie al suo ampio raggio d’azione, dalla versione cassonata a quella pronta per i camper. Fiat Professional svela anche il Ducato Electric, ovvero la versione completamente elettrica BEV (Battery Electric Vehicle). Si tratta di una novità assoluta all’interno del lineup del brand che sarà disponibile nel corso del 2020 e affiancherà le altre alimentazioni. Coi sarà anche la variante a metano Natural Power. Insomma Fiat Ducato conferma l’attenzione per bilanciare prestazioni ed ecologia, legandole al TCO (Total Cost of Ownership. Ecco allora dimensioni spazio e ma anche il desiderio di fare del veicolo commerciale un mezzo fruibile tutto l’anno. Il Ducato Electric pensa quindi all’utilizzo reale da parte del cliente.

LA VERSIONE ELETTRICA

Secondo Fiat sono infatti i professionisti che operano in specifiche aree di business ad essere tra i più interessati e pronti alla “rivoluzione elettrica”. Il crescente commercio online, i servizi postali e di spedizioni, la ristorazione a domicilio hanno necessità di spostarsi anche nei grandi centri urbani. Ecco allora che se questi decidono di limitare sempre di più la circolazione a veicoli con trazione termica, i brand sono pronti a dare una risposta. Secondo Fiat i clienti che hanno già oggi una predisposizione alla trazione elettrica, sono gli stessi che, guardano ai costi di gestione. Questo per specifica missione di utilizzo perché magari si trovano a coprire spesso percorsi a bassa variabilità. In questi casi si combina un numero elevato di giornate di utilizzo annuali con chilometraggi giornalieri limitati. Fiat Ducato Electric è il risultato di una pro-attiva collaborazione con i clienti, attraverso progetti di test condivisi.

I DETTAGLI

Il nuovo Fiat Ducato Electric proporrà, oltre ad una completa gamma di versioni, anche opzioni modulari quanto alla taglia della batteria. Qui avremo autonomie di percorrenza da 220 a 360 km nel ciclo di omologazione NEDC. Sotto il punto di vista delle prestazioni il Ducato elettrico sarà conservativo la velocità è limitata a 100 km/h per ottimizzare gli assorbimenti energetici. La potenza massima di 90 kW e coppia massima di 280 Nm. La nuova propulsione elettrica non vuole penalizzare la capacità di carico. Il volume di carico varia da 10 a 17m3 e la portata arriva fino a 1.950 kg. Insomma la sfida della mobilità elettrica raggiunge anche i veicoli commerciali. Qui le aziende sono al lavoro per contenere i costi e proporre mezzi con autonomie ragionevoli. E’ noto che, oltre alla dimensione, anche il peso dei veicoli riduce l’autonomia delle batterie.

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