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Carrozze trainate da animali: proposto il divieto di circolazione in città

di Raffaele Dambra

Carrozze trainate da animali divieto

Stop in città alle carrozze trainate da cavalli, quelle che a Roma chiamano “botticelle” e a Firenze “fiaccherai”. Tra gli ultimissimi emendamenti inseriti nel pacchetto di modifiche al Codice della Strada, ha trovato posto anche quello presentato dalle deputate Patrizia Prestipino del PD e Federica Zanella di Forza Italia, poi leggermente modificato dal M5S, che, appunto, vieta il servizio di piazza con animali. L’iter per l’approvazione definitiva è ancora lungo, e quindi almeno per quest’estate vedremo ancora, a Roma dintorni Colosseo e non solo, le botticelle che scarrozzano i turisti sotto il sole cocente mettendo a dura prova la resistenza dei cavalli. Ma dovrebbe essere l’ultima.

CARROZZE TRAINATE DA ANIMALI: IL DIVIETO NON RIGUARDA PARCHI E RISERVE NATURALI

Il divieto di utilizzo delle carrozze trainate da animali sarà limitato alle città ma consentito “nei parchi e nelle riserve naturali, oltre che in occasione di manifestazioni pubbliche di carattere religioso culturale, storico e di tradizione popolare, dietro rilascio di una licenza speciale da parte dei Comuni interessati per fini ludici, culturali e turistici. Anche le slitte potranno continuare a prestare servizio di piazza, nelle località e nei periodi di tempo in cui ne è consentito l’uso”. La versione votata e approvata in commissione trasporti alla Camera con l’avallo dei deputati del Movimento 5 stelle è quindi una soluzione intermedia tra quella dell’opposizione, che chiedeva una totale soppressione di botticelle e carrozze, e quella della Lega, nettamente contraria per timore di danneggiare il settore turistico.

BOTTICELLE PERICOLO PER LA CIRCOLAZIONE STRADALE

“La tutela del benessere animale è una delle nostre priorità”, ha affermato il consigliere M5S Giuliano Pacetti. “Non sarà più concesso ai vetturini di portare i cavalli allo stremo, soprattutto quando a causa delle temperature elevate l’asfalto diventa rovente. Senza dimenticare che costringere i cavalli a marciare sotto il sole per ore mette a rischio anche la sicurezza delle persone e la circolazione stradale”.

In commissione trasporti – dove si discute la riforma del codice della strada – è stato approvato l’emendamento mio e di…

Geplaatst door Patrizia Prestipino op Dinsdag 9 juli 2019

STOP ALLE CARROZZE TRAINATE DA CAVALLI: I TIMORI DEI VETTURINI

Soddisfazione anche da parte delle due promotrici (“È una vittoria nella pluridecennale battaglia contro il crudele sfruttamento dei cavalli in nome di tradizioni anacronistiche ed irrispettose dei diritti degli animali”, ha detto l’On. Zanella, mentre l’On, Prestipino ha ricordato che “il percorso parlamentare è ancora lungo, ma un punto fermo è stato messo a favore del benessere dei cavalli”). E pure dalle tante associazioni animaliste. Unici scontenti i conducenti delle carrozze che lamentano la soppressione di quella che per loro era un’effettiva occupazione e adesso guardano al futuro con comprensibile timore.

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Auto diesel: i limiti alla circolazione previsti fino al 2030

di Redazione

Auto diesel limiti alla circolazione

La ‘guerra al diesel’ dichiarata dalle istituzioni europee è già iniziata e procede spedita fino all’obiettivo finale da raggiungere nei prossimi anni: la totale eliminazione delle vetture diesel dalle strade, a vantaggio di veicoli dalle emissioni potenzialmente meno inquinanti. Anche l’Italia sta facendo la sua parte e infatti già da qualche tempo le auto diesel devono rispettare severi limiti alla circolazione, calendarizzati da oggi fino al 2030. Non è probabilmente un caso che a giugno 2019, per la prima volta da tempo immemore, nella classifica delle auto più vendute in Italia i modelli alimentati a benzina abbiano superato quelli a gasolio. Segno che buona parte degli italiani si sta già pian piano adeguando alla futura (e neanche troppo lontana) cancellazione delle auto diesel.

AUTO DIESEL: LIMITI ATTUALI

Attualmente in Italia ci sono già diversi limiti alla circolazione di auto diesel. Il caso più significativo riguarda Milano, dove dallo scorso 25 febbraio nell’area urbana è stata istituita la cosiddetta ‘Area B’, che prevede il blocco, nei giorni feriali dalle 7:30 alle 19:30, delle auto più inquinanti. In particolare sono escluse le auto Euro 0 benzina ed Euro 0, 1, 2, 3 diesel senza FAP (per tutti gli altri tipi di vetture coinvolte vi rimandiamo alla nostra guida sulla Area B di Milano). A Roma invece, i limiti per le auto diesel sono circoscritti a due diverse zone. All’interno della ‘Fascia Verde’ è vietato in modo permanente dal lunedì al venerdì, con esclusione dei giorni festivi infrasettimanali, l’accesso ad autoveicoli Euro 0 benzina e diesel, Euro 1 benzina e diesel ed Euro 2 diesel; in caso si superamento dei limiti di inquinamento dell’aria le restrizioni vengono estese ad altri tipi di veicoli. Sempre a Roma, nella ZTL ‘Anello ferroviario’ sono interdetti tutti i veicoli già esclusi dalla Fascia Verde e gli Euro 2 benzina.

AUTO DIESEL: LIMITI IN VIGORE DALL’AUTUNNO 2019

Dal 1° ottobre 2019 i limiti alla circolazione nella Area B di Milano riguarderanno pure le auto Euro 4 diesel senza FAP; auto Euro 3 e 4 diesel con FAP di serie e con campo V.5 carta circolazione > 0,0045 g/km; le auto Euro 4 diesel con FAP di serie e senza valore nel campo V.5 carta circolazione (in assenza di valore nel campo V.5, è possibile dimostrare la conformità alla disciplina di Area B attraverso il certificato di omologazione rilasciato dalla casa produttrice del veicolo); e le auto Euro 0, 1, 2, 3, 4 diesel con FAP after-market installato dopo il 31 dicembre 2018 e con classe massa particolato pari almeno a Euro 4. A Roma dal 1° novembre 2019 nella ZTL ‘Anello ferroviario’ non potranno entrare pure i veicoli Euro 3 diesel.

AUTO DIESEL: NUOVI LIMITI PREVISTI DAL 2020 AL 2022

Nel volgere di tre anni succederanno un bel po’ di cose. A Milano, per esempio, il 1° ottobre 2020 saranno escluse dall’Area B anche le auto Euro 1 benzina. Ma la maggiore sforbiciata avverrà dal 1° ottobre 2022 quando dovranno farsi da parte le auto Euro 2 benzina; auto Euro 3 e 4 diesel con FAP di serie e con campo V.5 carta circolazione <= 0,0045 g/km; auto Euro 0, 1, 2, 3, 4 diesel con FAP after-market installato entro il 31 dicembre 2018 e con classe massa particolato pari almeno a Euro 4; e auto Euro 5 diesel. Quindi comprare oggi a Milano una vettura diesel Euro 5 (ce ne sono tantissime in vendita) vuol dire poterla usare senza problemi solo fino al 2022, poi inizieranno le difficoltà.

AUTO DIESEL: FUTURI LIMITI ALLA CIRCOLAZIONE FINO AL 2030

Se da oggi ad allora non ci saranno modifiche a quanto già stabilito, l’anno 2025 segnerà l’inizio della fine delle auto diesel in Italia. La rivoluzione partirà da Milano ma vedrete che in breve tempo si propagherà in tutto il Paese. Dal 1° ottobre 2025, oltre al fermo delle Euro 3 benzina, Area B non permetterà più l’ingresso alle auto Euro 6 diesel leggeri A-B-C acquistate dopo il 31 dicembre 2018, cioè dopo che erano stati comunicati gli step di limitazione alle circolazione (per la serie: noi ti avevamo avvisato che le diesel sarebbero presto sparite, ma tu non ci hai dato ascolto e ora sono problemi tuoi). Nel 2028 entreranno invece nel mirino le auto Euro 4 benzina e le auto Euro 6 diesel leggeri A-B-C acquistati entro il 31/12/2018. E poi il gran finale del 2030, quando saranno messe al bando le oggi nuovissime auto Euro 6 diesel D_TEMP e auto Euro 6 diesel D, le ultime vetture al gasolio a poter circolare a Milano e in Italia. Ma andrà davvero così?

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Previsioni traffico estate 2019: giugno, luglio e agosto

di Redazione

Previsioni traffico estate 2019

Siamo a giugno inoltrato e per chi non l’ha già fatto è arrivato il momento di programmare le agognate vacanze. E a questo proposito le previsioni del traffico per l’estate 2019, relative a giugno, luglio e agosto, possono risultare fondamentali per la scelta dei giorni e degli orari in cui mettersi in viaggio. Come tutti sanno, infatti, l’esodo estivo è caratterizzato da giornate di traffico autostradale molto inteso, segnate con il classico bollino nero (o rosso), e altre meno caotiche. Organizzare perciò una ‘partenza intelligente’ è il miglior modo per evitare lunghe code e raggiungere la propria meta nel minor tempo possibile guidando in sicurezza.

ESODO ESTIVO 2019: IL TRAFFICO PREVISTO A GIUGNO

Nel momento in cui scriviamo siamo già a metà mese ma il calendario offre ancora ben tre weekend da sfruttare al massimo, sperando nel bel tempo. Le previsioni del traffico di giugno 2019 sono più o meno simili per tutti i fine settimana rimanenti (14-15-16, 21-22-23 e 28-29-30). Traffico intenso durante i venerdì, al mattino per gli spostamenti dei pendolari e dal pomeriggio per quanti sono diretti alle località di villeggiatura; sabato e domenica mattina, circolazione in aumento in uscita dai principali centri urbani verso le località turistiche e le città d’arte, con possibili picchi intorno l’area urbana di Roma, Bologna e Firenze. I rientri verso i principali centri urbani, al termine del weekend fuori città e dalle gite domenicali, sono attesi dal tardo pomeriggio di ogni domenica. Con particolare coinvolgimento del tratto romagnolo della A14, delle autostrade liguri, in avvicinamento a Milano e Firenze e in direzione di Roma.

PREVISIONI TRAFFICO ESTATE 2019: LUGLIO E AGOSTO (ANTICIPAZIONI)

Luglio e (soprattutto) agosto sono i mesi più frenetici a livello di spostamenti su strade e autostrade italiane. Quelli che più degli altri necessitano di una ‘partenza intelligente’. A luglio le previsioni del traffico per l’estate 2019 non contemplano giornate col bollino nero. Si sconsiglia comunque la partenza verso le località turistiche (bollino rosso) durante le ore mattutine di sabato 6, 13, 20 e 27. E durante le ore pomeridiane di venerdì 26 e sabato 27 luglio, il weekend in cui è previsto il primo vero esodo estivo 2019. Tutt’altra storia ad agosto: qui di bollini neri ce ne sono eccome, in particolare per i tragitti verso le mete vacanziere nella fascia oraria del mattino di sabato 3 e sabato 10. ‘Solo’ bollino rosso’, invece, per il pomeriggio del 2, del 3, del 9 e del 10. Per quanto riguarda invece i rientri, si annunciano criticità nelle ore mattutine e pomeridiane dei giorni 17, 18, 24, 25, 31 agosto e 1 settembre e pure nel pomeriggio di venerdì 23.

TRAFFICO ESTIVO 2019: DIVIETI DI CIRCOLAZIONE DEI MEZZI PESANTI

La scelta del giorno giusto per partire evitando il traffico estivo 2019 dipende anche dall’eventuale circolazione di camion e tir. Senza mezzi pesanti le arterie sono più libere e la circolazione scorre meglio. Specialmente se si seguono i nostri consigli sulle 10 cose da NON fare quando si guida in autostrada. Ecco quali sono i giorni in cui vige il divieto di transito sulle autostrade per i veicoli adibiti al trasporto di cose con massa complessiva oltre 7,5 tonnellate, anche se scarichi:

Giugno 2019 – tutte le domeniche: dalle 7 alle 22;
Luglio 2019 – sabato 6, 13 e 20: dalle 8 alle 16; sabato 27: dalle 8 alle 22; tutte le domeniche: dalle 7 alle 22; venerdì 26: dalle 16 alle 22.
Agosto 2019 – venerdì 2 e 9: dalle 16 alle 22; sabato 3 e 10: dalle 8 alle 22; sabato 17, 24 e 31: dalle 8 alle 16; tutte le domeniche: dalle 7 alle 22; giovedì 15: dalle 7 alle 22.

PREVISIONI TRAFFICO ESTATE 2019: INFORMAZIONI IN TEMPO REALE

Per controllare in tempo reale le condizioni del traffico durante l’estate 2019 (e in tutti gli altri periodi dell’anno) sono disponibili numerosissime app (per esempio VAI di Anas). E altri servizi gratuiti come Google Maps, che da poco tempo segnala anche gli autovelox fissi. Inoltre si può chiamare il call center di Autostrade al numero 840.04.21.21 (con addebito di un solo scatto alla risposta, senza limiti di tempo), sempre attivo 24 ore su 24. Oppure il CCISS al numero 1518 (gratuito e 24/7).

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Monopattini elettrici in città: come e dove si possono usare

di Donato D'Ambrosi

Il Decreto firmato dal Ministro Toninelli ha aperto alla circolazione di segway, monopattini, hoverboard elettrici e mezzi di mobilità alternativi simili che fino a prima erano vietati in strada. In realtà circolare in strada pubblica con un monopattino elettrico è tecnicamente ancora vietato. Mentre è concesso dal Decreto ministeriale n.229 del 4 giugno e sarà legale farlo solo dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Ma a specifiche condizioni e divieti che possono variare nella sussistenza di città in città. Vediamo allora nel dettaglio come e dove si potrà andare in monopattino su strada pubblica.

DOVE SI POTRA’ ANDARE IN MONOPATTINO

Come ricorda Maurizio Caprino su Il SOle24 Ore, il DM firmato da Toninelli apre a una sperimentazione della micromobilità nelle città che seguirà un iter ben preciso. Significa che scendere in strada e saltare sul monopattino senza avere coscienza delle restrizioni comunali sarà un rischio per molti cittadini soprattutto con l’estate torrida imminente. Il punto di partenza sono le zone esclusive dove si potrà circolare con segway, monopattini e overboard: areepedonali, percorsi pedonali e ciclabili, piste ciclabili, corsie riservate e zone 30.

ATTENTI AI CARTELLI STRADALI

Praticamente in poche città, quelle con meno barriere architettoniche che inoltre saranno impegnate anche in una campagna di informazione. L’Italia prenda esempio dagli altri Paesi in cui il fenomeno della micromobilità è esploso prima che ci fosse una vera regolamentazione. In molte città europee solo dopo il boom dei monopattini a noleggio le amministrazioni sono corse ai ripari vietando l’abbandono incontrollato dei velocipedi sui marciapiedi o a bordo strada. In Italia, quindi, – scrive Caprino “l’unica cosa determinante per sapere dove si può circolare è la presenza dei segnali: dove essi non ci saranno, circolare sarà ancora vietato come lo è tuttora.

I COMUNI NON SI ASSUMERANNO LA RESPONSABILITA’

E’ molto probabile che la regolamentazione dei mezzi per la micromobilità avverrà più in fretta in città metropolitane o turistiche. Là infatti le amministrazioni sono più interessate a fare ordine ma anche incrementare gli introiti provenienti dai servizi di sharing. Mentre molti altri Comuni potrebbero anche vietare la circolazione di qualsiasi mezzo elettrico diverso da una tradizionale bici. Il motivo è che il Decreto ministeriale delega ovviamente i Comuni alla valutazione dell’idoneità delle strade ad accogliere la nuova micromobilità. E considerando il fenomeno commerciale ci sarebbe da fare i conti con una potenziale ondata di incidenti e feriti. Occhio quindi ai cartelli e alla massima prudenza.

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Monopattini e hoverboard in città: firmato il decreto sulla micromobilità elettrica

di Redazione

Monopattini e hoverboard in città

Le regole della sperimentazione nelle città italiane della cosiddetta micromobilità elettrica, ovvero di monopattini elettrici, hoverboard, segway e monowheel, erano note già dallo scorso aprile (ne avevamo parlato anche noi), ma per l’avvio dei test mancava un solo step burocratico. Step che si è compiuto l’altro giorno con la firma del Ministro dei Trasporti Toninelli sul decreto che specifica nel dettaglio le caratteristiche di questi dispositivi e delle aree in cui possono circolare. La sperimentazione prenderà il via già in estate e durerà un anno o al massimo due.

DOVE POSSONO CIRCOLARE MONOPATTINI ELETTRICI, HOVERBOARD, SEGWAY E MONOWHEEL

Il decreto, composto da 7 articoli, stabilisce che monopattini elettrici, hoverboard, segway e monowheel sono ammessi alla circolazione solo in ambito urbano, previa delibera comunale. Ci sono però alcune differenze tra i vari mezzi. Monowheel e hoverboard sono utilizzabili esclusivamente nelle aree pedonali e a velocità inferiore a 6 km/h. Monopattini e segway possono invece circolare non solo nelle suddette aree pedonali (sempre entro 6 km/h), ma anche su: percorsi pedonali e ciclabili; piste ciclabili in sede propria; zone 30; strade con limite di velocità di 30 km/h, senza però superare mai i 20 km/h. Tutti i dispositivi di micromobilità elettrica devono essere dotati di regolatore di velocità configurabile in funzione dei limiti di velocità previsti.

Questa mattina ho definitivamente firmato il decreto Micromobilità. Questo significa che, come promesso, in tempo per…

Geplaatst door Danilo Toninelli op Dinsdag 4 juni 2019

CARATTERISTICHE DEI MONOPATTINI E DEGLI ALTRI DISPOSITIVI ELETTRICI

Nel decreto sono inoltre riportate minuziosamente le caratteristiche tecniche dei veicoli ammessi alla sperimentazione. Tra le altre cose questi nuovi dispositivi elettrici devono essere dotati di marchio CE, ai sensi della direttiva 2006/42/Ce, e destinati al solo utilizzo in posizione eretta, non essendo previsto il posto a sedere per l’utilizzatore. Per condurli è necessario essere maggiorenni, oppure minorenni ma in possesso della patente di guida AM, quella per i ciclomotori. Non c’è l’obbligo del casco. C’è però il divieto di trasportare passeggeri, nonché di circolare nelle ore serali o comunque in condizioni di scarsa visibilità o di tempo avverso. E a questo proposito, visto che la sicurezza è un tema che ci è caro da sempre, abbiamo testato 7 monopattini elettrici per verificarne l’affidabilità.

COME DEVONO ORGANIZZARSI I COMUNI

I Comuni italiani interessati ad avviare la sperimentazione della micromobilità elettrica devono innanzitutto prevedere un’intensa campagna di informazione sul territorio. Una volta avvisata la cittadinanza della novità, sono tenuti a installare, in corrispondenza dell’inizio del centro abitato, il segnale sperimentale che indica le zone in cui possono circolare monopattini elettrici, hoverboard, segway e monowheel. I Comuni intenzionati a istituire servizi di noleggio dei dispositivi in condivisione (Milano si sta già organizzando) devono provvedere a definire aree di sosta per garantire una fruizione funzionale, evitando il possibile intralcio di marciapiedi e aree pedonali. Per i servizi di noleggio è previsto l’obbligo di coperture assicurative.

La versione integrale del Decreto ministeriale sulla micromobilità elettrica è consultabile cliccando sul tasto in basso Scarica PDF.

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Certificato unico di proprietà dal 2020. A che punto siamo?

di Redazione

Certificato unico di proprietà 2020

Bisognerà attendere il 1° gennaio 2020 per il Certificato unico di proprietà, meglio conosciuto come Documento unico di circolazione e proprietà o DUC. Era previsto dal d.lgs. 98/2017 che mirava alla razionalizzazione dei processi di gestione dei dati di circolazione e di proprietà dei veicoli, nell’ambito della cosiddetta Riforma Madia. Sarebbe dovuto entrare in vigore già nel 2018 e poi nel 2019, ma in entrambi i casi aveva ricevuto uno stop.

DOCUMENTO UNICO DI CIRCOLAZIONE: ULTIME NOTIZIE

Adesso però l’iter si è definitivamente sbloccato perché lo scorso 13 marzo, con il Decreto Direttoriale 72/2019 del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, è stato approvato il modello di istanza unificata (qui il prototipo dal sito dell’Aci) per richiedere il rilascio del Documento unico di circolazione e proprietà. E con la successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale ormai non ci sono più dubbi. Dal 1° gennaio 2020 il Certificato unico di proprietà sarà finalmente a disposizione degli automobilisti.

CHE COS’È IL CERTIFICATO UNICO DI PROPRIETÀ O DUC

Visto che il tempo vola e gennaio arriverà presto, spieghiamo ai più distratti che cos’è il Certificato unico di proprietà. O, meglio ancora, il Documento unico di circolazione e proprietà. Si tratta di un documento che in pratica riunirà in un solo foglio il Certificato di proprietà, che viene attualmente rilasciato dall’Aci, e il Libretto di circolazione, rilasciato dalla Motorizzazione civile. Il nuovo documento conterrà i dati tecnici e di intestazione del veicolo, oltre a tutte le informazioni validate dal PRA relative alla situazione giuridico patrimoniale del mezzo e alla cessazione dalla circolazione conseguente alla sua demolizione o alla sua definitiva esportazione all’estero. Saranno inoltre riportate le info circa la presenza di privilegi e ipoteche, di provvedimenti amministrativi e giudiziari che incidono sulla proprietà e sulla disponibilità del veicolo, annotati presso il PRA. Il DUC riporterà anche i dati relativi a eventuali provvedimenti di fermo amministrativo.

COME RICHIEDERE IL DUC E QUALI VANTAGGI PORTERÀ

Il nuovo DUC si potrà richiedere dal 2020 facendo domanda (tramite il modello di cui sopra che dovrà essere compilato in tutte le sue parti) presso un qualunque sportello telematico dell’automobilista (STA), comprese le sedi ACI, oppure presso la locale Motorizzazione. L’istanza sarà poi trasmessa al centro d’elaborazione dati del MIT che inoltrerà al PRA i dati relativi alla proprietà e allo stato giuridico del veicolo. La fusione del certificato di proprietà e del libretto di circolazione in un unico documento porterà diversi vantaggi. Meno costi di produzione per l’amministrazione pubblica, procedure burocratiche più snelle e, dulcis in fundo, un certo risparmio economico per gli automobilisti. Se la tariffa rimarrà più o meno la stessa si pagheranno infatti due bolli invece di quattro (32 euro invece di 62). Per un totale che non dovrebbe superare i 70 euro, contro i 100 di oggi.

MAI PIÙ CONFUSIONE SUGLI INTESTATARI

Da non sottovalutare, inoltre, che grazie allo scambio telematico di informazioni tra il registro del PRA, gestito dall’ACI, e la Motorizzazione (che rimarranno agenzie separate e indipendenti), con l’introduzione del DUC sarà definitivamente risolto il problema della non coincidenza tra l’intestatario del libretto di circolazione e quello del certificato di proprietà.

I VECCHI DOCUMENTI RESTANO VALIDI

Importante: tutte le novità fin qui spiegate riguarderanno solamente le nuove immatricolazioni, i trasferimenti di proprietà e le altre modifiche che saranno fatte dopo l’effettiva entrata in vigore del Documento unico di circolazione. Quindi dal 1° gennaio 2020. I vecchi documenti, libretto di circolazione e certificato di proprietà, manterranno la loro validità. Saranno sostituiti solo in caso di cambio di proprietario, modifiche tecniche al veicolo o altre variazioni che rendano necessario un qualsivoglia aggiornamento.

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Circolazione hoverboard e segway in città: le regole della sperimentazione

di Redazione

Circolazione hoverboard e segway in città

Partirà molto probabilmente entro l’estate 2019 la sperimentazione della micromobilità elettrica in città. Il MIT ha ultimato infatti il decreto attuativo che regola la circolazione di hoverboard, segway, monopattini e monowheel sulle strade urbane, definendo le modalità di esecuzione e gli strumenti operativi dell’importante test. Ora il decreto verrà condiviso con le altre amministrazioni coinvolte e con gli enti locali per l’ok definitivo. Poi la sperimentazione sarà definitivamente in vigore, si spera nel giro di un paio di mesi.

COME DEVONO ESSERE I MEZZI ELETTRICI

Il documento non è ancora pubblico ma è stato visionato in anteprima dal Sole 24 Ore che ne ha rivelato alcuni dettagli. Composto da sette articoli, il decreto del MIT precisa che la circolazione di hoverboard, segway, monopattini e monowheel (gli unici mezzi elettrici ammessi) è consentita solo in città e solo per infrastrutture specifiche. I mezzi devono essere dotati di marchio CE, ai sensi della direttiva 2006/42/Ce. Sono destinati a essere utilizzati soltanto in posizione eretta, cioè in piedi, non essendo previsto il posto a sedere per l’utilizzatore.

DOVE POSSONO CIRCOLARE I NUOVI VEICOLI ECOSOSTENIBILI

Dove possono circolare hoverboard, segway, monopattini e monowheel? Ci sono alcune differenze a seconda del mezzo. Quando la sperimentazione sarà in vigore, segway e monopattini potranno circolare nelle aree pedonali (velocità massima 6 km/h), sulle piste ciclabili (velocità massima 20 km/h) e nelle strade urbane con limite di velocità di 30 km/h. Hoverboard e monowheel potranno muoversi soltanto nelle aree pedonali, senza superare i 6 km/h.

CHI PUÒ CONDURRE I MEZZI E QUALI SONO LE REGOLE DA RISPETTARE

Per condurre i mezzi elettrici ammessi alla sperimentazione bisognerà essere maggiorenni. Oppure minorenni ma in possesso della patente di guida AM (quella per i ciclomotori, utilizzabile già a 14 anni). Non c’è l’obbligo del casco ma sono previsti alcuni divieti: non sarà permesso trasportare passeggeri e neanche circolare dopo il tramonto o comunque in condizioni di scarsa visibilità, e neppure in caso di meteo avverso.

GLI OBBLIGHI DEI COMUNI

Ai Comuni che vorranno aderire alla sperimentazione della micromobilità elettrica in città, toccherà adattare le aree urbane in cui sarà concessa la circolazione installando l’apposita segnaletica stradale verticale e orizzontale e prevedendo specifiche aree di sosta. Per il noleggio in sharing di hoverboard, segway, monopattini e monowheel sarà obbligatoria l’assicurazione. “Il MIT ha fatto un attento lavoro sul testo del decreto attuativo, accogliendo anche diverse richieste pervenute dall’Anci”, si legge in una nota diffusa dal Ministero, “Si auspica, dunque, un rapido iter di condivisione da parte delle altre istituzioni, così da fare tutti insieme un nuovo importante passo in avanti verso una mobilità veramente green. Mobilità che consentirà di offrire nuovi mezzi di trasporto nell’ottica dell’intermodalità a zero emissioni”.

LE PERPLESSITÀ DI LEGAMBIENTE: “TROPPE RESTRIZIONI”

Tutto bene quindi? Mica tanto. Legambiente, tramite il suo vicepresidente Edoardo Zanchini, ha già fatto sapere che questo decreto non convince per nulla: “Ci sono troppe restrizioni alla circolazione e alla velocità, non capisco perché non si è deciso semplicemente di equiparare i mezzi elettrici alle bici per quanto riguarda le norme di circolazione su strada. Con queste regole così complicate c’è il rischio che la circolazione in città dei mezzi a emissioni zero incontri enormi barriere alla sua diffusione”.

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