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Oggi — 24 Gennaio 2019RSS feeds

Microsoft Bing è stato censurato in Cina

di Filippo Vendrame

Il motore di ricerca Bing di Microsoft è l’ultimo servizio tecnologico americano a diventare inaccessibile in Cina. La notizia giunge dal Financial Times che ha evidenziato che gli utenti che abitano in Cina hanno iniziato a lamentarsi del fatto che il sito cn.bing.com non era più accessibile all’interno del Paese. Secondo alcune fonti anonime che hanno avuto modo di confrontarsi con il Financial Times, la compagnia statale China Unicom avrebbe confermato che il blocco è dovuto ad un ordine giunto dal governo.

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Ieri — 23 Gennaio 2019RSS feeds

Robot umanoidi in aiuto negli ospedali

di Marco Locatelli

Negli ospedali italiani sta per arrivare un aiuto robotico, anzi due. Loro si chiamano Pepper e R1, e sono due robot dall’aspetto umanoide che daranno una mano al personale sanitario.

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Meno recentiRSS feeds

Micro robot per farmaci solo sui tessuti malati

di Candido Romano

Ci sono diversi modi in cui vengono somministrati i farmaci: tradizionalmente per via orale o con una iniezione. C’è però uno scenario futuristico in cui il paziente potrà ingerite una sorta di piccoli robot che saranno in grado di “consegnare” i farmaci direttamente nelle zone interessate, difficili da raggiungere. Si tratta di una ricerca delll’Ecole polytechnique fédérale de Lausanne (EPFL) e del Politecnico federale di Zurigo (ETH), che hanno creato dei piccoli robot ispirati ai batteri.

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SAP e la blockchain per validare le medicine

di Antonino Caffo

SAP ha presentato un nuovo sistema di tracciamento della produzione e distribuzione dei medicinali basato sulla blockchain. L’obiettivo? Consentire ai grossisti di autenticare gli imballaggi farmaceutici, provenienti dai lotti di restituzione di farmacie e ospedali.

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iPhone XR: taglio dei prezzi in Cina

di Marco Grigis

Diminuiscono in Cina i prezzi di iPhone XR, sebbene da rivenditori terzi rispetto a iPhone. È quanto rendono noto alcune fonti locali, nel sottolineare come diversi reseller dei prodotti Apple abbiano deciso di tagliare i listini, per favorire un device che non avrebbe scatenato la domanda dei clienti. Il gruppo di Cupertino, tuttavia, non ha provveduto a un simile cambio in corsa per gli smartphone venduti tramite il suo sito ufficiale.

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Omron HeartGuide è l’indossabile per la pressione

di Antonino Caffo

Omron ha presentato al CES 2019 di Las Vegas il suo HeartGuide, primo monitor di pressione sanguigna indossabile nella forma di uno smartwatch. L’azienda afferma di aver depositato più di 80 brevetti per realizzare il dispositivo, che contiene parti e tecnologia che miniaturizzano i componenti necessari per la misurazione oscillometrica, simile a quella dei macchinari tradizionali, presso i medici.

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Apple: boicottaggio informale in Cina?

di Marco Grigis

Le difficoltà di Apple nel raggiungere gli obiettivi del Q1 2019, tanto da convincere il gruppo a una revisione al ribasso della propria guidance, vedono un’origine soprattutto in Cina. È lo stesso Tim Cook ad averlo affermato con la lettera indirizzata agli investitori pochi giorni fa, specificando come le condizioni economiche cinesi abbiano portato a una riduzione delle richieste di iPhone. Secondo gli analisti di Bank of America Merrill Lynch, tuttavia, potrebbe essere incorso anche un “boicottaggio informale” da parte degli utenti.

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Verily ottiene 1 miliardo di dollari per la salute

di Antonino Caffo

Alphabet raccoglie progetti nati sotto il segno di Google in vari campi. Tra questi c’è Verily, frutto di un’acquisizione avvenuta ad opera di Big G qualche anno fa, che prosegue sulla strada dell’innovazione nel campo della salute. Proprio Verily ha annunciato di aver raggiunto in importante traguardo della propria storia, con l’ottenimento di 1 miliardo di dollari in finanziamenti.

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Cina mostra la faccia nascosta della Luna

di Candido Romano

Un evento storico, quello portato a termine dal lander dell’agenzia spaziale cinese Chang’e-4: per la prima volta è stata raggiunta e mostrata la faccia nascosta della Luna. La Cina è quindi la prima ad aver effettuato un atterraggio controllato nell’emisfero non visibile della Luna, oltre ad aver inviato già le prime immagini. L’atterraggio è avvenuto presso il bacino Polo Sud-Aitken, un grande cratere che si estende con un diametro di 2.500 chilometri.

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Cina: il SAPP rivela i primi 80 giochi approvati, ma nessuno è di Tencent

di Nicola Armondi

Poco prima di Natale, l’ente governativo cinese SAPP (State Administration of Press and Publications) aveva annunciato di aver tolto il blocco all’approvazione dei videogiochi. Le autorità, ora, hanno rivelato i primi 80 giochi accettati e che potranno essere pubblicati in Cina. Di questi, sei sono giochi PC, sei sono browser game, uno solo è un titolo PlayStation VR e 67 sono videogame mobile.

È interessante notare che nessuno di questi è di proprietà di Tencent, la grande azienda cinese che guida da tempo l’industria videoludica. Il valore della compagnia è calato di 160 miliardi di dollari nel corso del 2018, in seguito a varie restrizioni del governo cinese. Nel solo agosto, Tencent aveva perso ben 20 miliardi di dollari.

La società aveva reagito con gioia all’annuncio della riapertura del mercato cinese, ma per ora non ha visto risultati. Deve sperare che tra i prossimi titoli appaiano nomi del calibro di Fortnite e PlayerUnknown’s Battlegrounds, due grandi opere (sopratutto per quanto riguarda i ricavi) delle quali Tencent è uno dei principali investitori.

Fortnite non sarà ancora disponibile in Cina, ma noi possiamo godercelo, magari con una versione speciale!

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La Cina annulla il blocco sulla pubblicazione dei videogiochi

di Nicola Armondi

Come vi avevamo precedentemente detto, la Cina si trova in un momento delicato, per quanto riguarda il mondo videoludico. Nel corso dell’anno è stato formato un comitato per la valutazione dei videogame che desiderano essere pubblicati sul territorio cinese, ma il processo era completamente fermo. Recentemente, il governo ha iniziato a revisionare i giochi, senza però dare dettagli legati alla pubblicazione degli stessi.

Tramite il South China Morning Post, sappiamo che sono stati compiuti dei passi avanti e il congelamento delle release iniziato a marzo sta per concludersi. Feng Shixin, vice capo del SAPP (State Administration of Press and Publications) ha affermato: “Il primo blocco di giochi è stato revisionato. Presto rilasceremo le apposite licenze. Ci sono molti titoli che devono essere controllati, quindi ci vorrà un po’ di tempo. Continueremo a lavorare e speriamo che tutti possano essere pazienti.

Pare quindi che la situazione stia per ritornare a una specie di normalità. Varie opere sono state rifiutate o hanno ricevuto richieste di modifica, principalmente legate a elementi come la violenza e il gioco d’azzardo. Certamente i produttori tireranno un sospiro di sollievo, ora che il mercato cinese è stato di nuovo riaperto, per quanto con molti limiti. Voi cosa ne pensate? Siete fiduciosi nei confronti della politica di revisione cinese?

Fortunatamente, in occidente non dobbiamo preoccuparci di blocchi: se vogliamo giocare a Fortnite, possiamo farlo senza problemi!

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I sensori di IBM per la ricerca sul Parkinson

di Antonino Caffo

La forza presente nelle mani e braccia può rivelare molto su una persona, inclusa la presenza di una malattia neurodegenerativa, in fase più o meno latente. IBM e lo sa bene ed è per questo che ha realizzato un report in cui spiega come la tecnologia può aiutare a comprendere meglio alcune dinamiche che riguardano la salute.

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Washington accusa di nuovo Pechino di spionaggio informatico, denunciati due cinesi

di Valerio Porcu

Il governo statunitense ha accusato due cittadini cinesi di aver preso parte a un attacco informatico durato almeno dieci anni. Una campagna di spionaggio dietro a cui si nasconderebbe il governo di Pechino, e che ha portato al furto di dati da agenzie pubbliche come la NASA e aziende private come IBM. I due accusati risiedono in Cina ed è poco probabile che si arrivi a un processo negli Stati Uniti.

Congiuntamente, anche le autorità britanniche hanno rilasciato informazioni sull’operazione Cloudhopper, che dal 2017 avrebbe colpito almeno 45 grandi aziende in tutto il mondo. Anche in questo caso ci sarebbe il coinvolgimento di autori cinesi, ma le informazioni sono scarse e poco chiare. IBM e HPE, tra le aziende coinvolte, hanno già detto di non avere prove di quanto riportato. Questo non ha impedito all’Australia, per voce del responsabile per la cibersicurezza Alastair MacGibbon, di schierarsi a fianco dei due Paesi alleati.

Stando alla comunicazione del DOJ (Ministero della Giustizia degli Stati Uniti d’America) i due accusati sarebbero “associati al Ministero della Sicurezza dello  Stato“, nonché membri del gruppo (Advanced persistent threat) APT10 Hacking Group, “che ha agito in associazione con il dipartimento della Sicurezza dello stato di Tianjin e perpetrato intrusioni informatiche per oltre una decade, fino al 2018”.

Le accuse a Zhu Hua e Zhang Shilong arrivano in un momento di rinnovata tensione tra le due nazioni, che ha visto gli attacchi informatici tornare a crescere dopo un periodo di relativa calma iniziato nel 2015, grazie a un accordo tra Barack Obama e Xi Jinping. Un quadro nel quale si inserisce anche la campagna internazionale contro Huawei e l’arresto della sua direttrice finanziaria.

Gli attacchi da parte di APT10 Hacking Group sarebbero cominciati nel 2006; i criminali avrebbero fatto un uso intensivo di sphear phising (attacchi mirati a singole persone) per penetrare nei sistemi informatici, ottenendo così l’accesso a una gran quantità di informazioni riservate, tanto in ambiti governativi quanto industriali. Oltre agli Stati Uniti, sarebbero stati colpiti sistemi in altri dodici paesi.

“L’obiettivo della Cina, per metterla in parole semplici, è sostituire gli Stati Uniti come prima superpotenza mondiale. E stanno usando metodi illegali per riuscirci”, ha commentato il direttore dell’FBI Christopher Wray.

Il Procuratore Generale Rod Rosenstein aggiunge che le società prese di mira sono strategiche per il piano industriale “Made in China 2025”, che ha l’obiettivo di espandere la presenza commerciale e industriale delle aziende cinesi nel mondo. Rosenstein sembra suggerire che il furto di informazioni industriali sarebbe dunque un’azione mirata a rendere le aziende cinesi più competitive a livello globale.

Non è la prima volta che Cina e Stati Uniti si scambiano accuse di questo tipo, e nella maggior parte dei casi sono gli USA a puntare il dito e i cinesi a difendersi. Questa volta probabilmente non sarà diverso: le autorità cinesi rimanderanno le accuse al mittente ed esigeranno prove, una dimostrazione del fatto che i due hacker abbiano agito su mandato governativo.

Prove di questo tipo in genere però non se ne trovano di solito, e si finisce sempre per affermare che gli imputati sono comuni criminali. Uno stato di cose che Rosenstein non è disposto a tollerare: “È inaccettabile che noi continuiamo a portare allo scoperto cibercrimini compiuti dalla Cina contro gli Stati Uniti e altre nazioni”, ha affermato. “Nel 2015 la Cina promise di smettere di rubare segreti commerciali e altre informazioni confidenziali […]. Ma l’attività descritta in questa denuncia viola gli impegni presi dalla Cina”.

Nell’impossibilità di arrivare a un processo su suolo statunitense, comunque, il documento resta una semplice dichiarazione, più un’azione diplomatica che un atto giuridico. Dichiarazioni come questa lasciano intendere c’è una guerra digitale in corso, ma sembra difficile capire chi sta vincendo. Secondo voi?

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Cosa ha detto Huawei in una conferenza in Cina

di Antonino Caffo

È un momento delicato per Huawei. Da un lato la situazione critica con gli Stati Uniti, che stanno mettendo in pericolo i due più grandi business dell’azienda, la vendita di smartphone e la realizzazione delle infrastrutture di rete in vista del 5G, dall’altro gli affari giudiziali che coinvolgono parte dell’entourage, con il culmine dell’arresto e poi rilascio di Meng Wanzhou, CFO del gruppo e figlia del presidente.

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Apple, in arrivo un aggiornamento per gli iPhone per evitare il blocco sul mercato cinese?

di Christian Mazza

La vicenda tra Apple e Qualcomm riguardante il blocco della vendita di iPhone sul territorio cinese si arricchisce di nuovi particolari, grazie a un aggiornamento che permetterebbe all’azienda di Cupertino di scongiurare il divieto di commercializzare i propri dispositivi in Cina.

Riassumendo brevemente la questione, Pechino ha vietato le vendite sul mercato domestico di alcuni modelli di iPhone per un caso di violazione di brevetti legato a un vecchio contenzioso con la società americana Qualcomm che forniva microchip alla casa di Cupertino.

Il tribunale cinese ha accolto la tesi d’accusa affermando che i dispositivi del colosso americano violano due brevetti Qualcomm, uno legato all’editing di foto, l’altro riguardante una gesture che permette di passare da una finestra ad un’altra. Il divieto riguarda i modelli più vecchi di iPhone, con i nuovi XS, XS Max e XR che non rientrerebbero nel contenzioso poiché non ancora in commercio quando il caso è stato aperto.

Apple ha affermato che solo i dispositivi con software precedente ad iOS 12 violano i brevetti in questione e che i telefoni presenti nella ‘black list’ riceveranno un aggiornamento software in Cina che permetterebbe di sistemare la questione legata ai brevetti. Non sappiamo se questo update sarà in grado di porre fine alla spinosa questione, è lecito aspettarsi nelle prossime ore un nuovo botta e risposta. Noi, come sempre, saremo qui ad aggiornarvi.

iPhone Xr, lo smartphone più economico di Apple, è disponibile sullo store ufficiale a partire da 889 euro. Lo trovate a questo link.

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PillCam, addio colonscopia: ora l’intestino si filma con la videocapsula

di Alessandro Crea

Si chiama PillCam 2 ed è una videocapsula endoscopica, ossia un dispositivo grande quanto una comune pillola ma contenente due videocamere miniaturizzate, in grado di filmare ciò che vedono durante il viaggio attraverso l’intestino. In Italia questa tecnica, che va a sostituire la tradizionale colonscopia decisamente più invasiva, è usata soprattutto nel reparto di Gastroenterologia di Ravenna, all’avanguardia per questo genere di esame.

Al suo interno la capsula monouso, che misura 27 mm di lunghezza per 11 mm di diametro, racchiude due videocamere, una batteria, un microchip e l’antenna per trasmettere i dati raccolti. Il suo utilizzo è semplice e non richiede particolari disposizioni. Prima della somministrazione infatti il paziente dovrà restare a digiuno per le precedenti 12 ore, come accade per molti altri esami, e assumere purganti per pulire l’intestino in modo che la capsula non trovi ostacoli durante il viaggio.

capsula_endoscopica

Una volta ingerita invece il paziente potrà riprendere tutte le sue normali attività, avendo solo cura di ingerire liquidi non prima di due ore dalla somministrazione della videocapsula endoscopica e fare una colazione leggera dopo quattro ore. I dati saranno trasmessi a un registratore ospitato su una fascia che andrà indossata sull’addome. Una volta raccolti infine saranno trasferiti su PC e analizzati.

Il personale del reparto di gastroenterologia di Ravenna

In realtà questa soluzione è commercializzata già da quasi due decenni (in Italia il primo modello è giunto nel 2001), ma tranne in alcuni reparti di gastroenterologia particolarmente all’avanguardia come quello di Ravenna, non è ancora molto utilizzata. L’ultima versione è disponibile in ben quattro diversi modelli, ciascuno ottimizzato per un preciso segmento o patologia gastrointestinale. L’utilizzo di videocapsule di questo tipo non solo risulta meno invasivo per il paziente, ma consente allo staff medico di eseguire analisi prima impossibili con la colonscopia tradizionale.

In particolare ad esempio è ora possibile filmare dall’interno il piccolo intestino, un tratto di 6 metri prima analizzabile esclusivamente tramite intervento chirurgico o radiografia, ma fondamentale in casi di celiachia resistente ai trattamenti, di malattia di Crohn difficile da diagnosticare o ancora di malattie genetiche come ad esempio la Sindrome di Peutz-Jeghers, che nel tempo possono portare anche a sviluppare tumori all’intestino.

La pillola miniaturizzata con cui viaggiare all’interno del corpo umano richiama alla memoria il film di Joe Dante, Salto Nel Buio, o il predecessore a cui è ispirato, Viaggio Allucinante. Li avete mai visti?

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L’AI per predire il tasso di mortalità per infarto

di Antonino Caffo

L’infarto miocardico acuto (IMA), meglio conosciuto come malattia coronarica, è la principale causa di morte negli Stati Uniti, e nel 2035, si stima che quasi la metà degli adulti ne soffrirà in qualche modo. La maggior parte delle incidenze di IMA si verificano in assenza di sintomi evidenti, come dolore al petto o mancanza di respiro, dunque prevederne le conseguenze non è per nulla semplice.

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I 500 milioni di account rubati a Marriot sono la punta di un iceberg cinese

di Valerio Porcu

L’attacco agli hotel Starwood (Marriot) potrebbe essere la fase preparatoria di un’operazione ancora più grande, legata al governo cinese. Lo suggerisce un’indagine del New York Times, che aggiunge complessità alla già tesa situazione tra Stati Uniti e Cina.

Secondo i reporter l’attacco alla catena di alberghi, che mette a rischio 500 milioni di persone, sarebbe parte di un’operazione più grande volta a raccogliere quanti più dati possibili, di cui sarebbero vittime anche società assicurative. Le fonti del NYT affermano che gli intrusi starebbero lavorando per il Ministero per la Sicurezza dello Stato cinese, definito senza mezzi termini “un’agenzia di spionaggio”.

L’articolo si inserisce in un quadro più ampio, che comprende le proposte del governo Trump per inasprire le misure contro lo spionaggio digitale, come avrebbero rivelato quattro ufficiali governativi ai reporter. Le azioni del governo includerebbero anche le mosse contro Huawei e ZTE, l’ultima delle quali sembra essere l’arresto di Meng Wanzhou in Canada. Due dei quattro ufficiali avrebbero affermato che l’attacco a Marriot ha aumentato la pressione per approvare e attivare le nuove misure.

Geng Shuang, portavoce del ministero cinese, ha pubblicamente rigettato le accuse. “La Cina si oppone fermamente a ogni forma di ciberattacco e li persegue in accordo con la legge”, ha affermato. “Se ci sono delle prove, i dipartimenti Cinesi responsabili faranno delle indagini come prescritto dalla legge”.

Nei prossimi giorni ci saranno nuovi sviluppi, visto che il Ministero della Giustizia si starebbe preparando a incriminare cittadini cinesi per attacchi informatici dei mesi scorsi – per quanto il caso Marriot non entrerebbe in gioco, almeno in questo frangente.

Nel frattempo i dirigenti delle due nazioni stanno portando avanti trattative commerciali, che in teoria viaggiano su un binario separato rispetto alla sicurezza informatica. Difficile però credere che le due cose si possano considerare compartimenti stagni. A tal proposito, lo stesso presidente Trump si è detto disponibile a intervenire nel caso Huawei se potesse aiutare la sicurezza nazionale o a ottenere un buon accordo con la Cina.

Per il momento, comunque, sul caso Marriot non ci sono prove definitive. Ci sono segnali che suggerirebbero l’azione di “operatori cinesi”, ma questo non implica direttamente il governo di Pechino. Le informazioni raccolte, insieme a quelle ottenute con altri attacchi, servirebbero comunque a “individuare le nostre spie, reclutare agenti di intelligence e costruire un grande database di dati personali statunitensi da usare in futuro”.

“I cinesi vedono nell’intrusione nei database degli hotel un tipo di spionaggio standard. E lo stesso vale per gli Stati Uniti, che spesso hanno raccolto dati in alberghi stranieri”.

In altre parole, secondo il famoso quotidiano newyorkese, il sistematico furto di dati è un elemento essenziale nelle operazioni di spionaggio (e controspionaggio) eseguite da Pechino. Ma se da una parte è facile affermare che certi dati possono servire per reclutare nuove spie o individuare quelle esistenti, dall’altra manca una prova definitiva e assoluta che implichi il governo cinese. E visto che stiamo parlando di spie, forse tale prova non ci sarà mai.

L’assenza della prova definitiva in ogni caso non impedisce ai governi in questione di agire come se le azioni di spionaggio fossero assodate e sistemiche – e in effetti tutto lascia intuire che lo siano. “Una cosa mi è chiara, ed è che non si fermeranno“, commenta Dmitri Alperovitch (CrowdStrike), “è ciò che farebbe qualsiasi agenzia di intelligence nazionale e statale. Nessuno stato sovrano si metterà le manette da solo per dire hey, questo non si fa, perché in realtà lo fanno tutti”.

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La Cina guiderà il mondo della AI

di Antonino Caffo

La Cina supererà l’Europa nel campo della ricerca sull’intelligenza artificiale. Stando all’agenzia Elsevier, entro i prossimi quattro anni se le tendenze attuali continueranno, il dragone rosso otterrà la leadership in quanto a documenti e contributi scientifici alla causa AI.

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Chang’e 4 è la missione spaziale cinese che farà atterrare un lander sul lato nascosto della Luna

di Lorenzo Spada
Chang'e 4 missione lunare Cina

Chiamato erroneamente lato oscuro e reso famoso soprattutto dai Pink Floyd e dalla loro “Dark Side of the Moon“, il lato nascosto della Luna ha da sempre rappresentato un mistero per le persone (in realtà non è oscuro in quanto viene illuminato dal Sole). In passato sono state inviate delle navicelle in orbita per vedere […]

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