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Consumo di benzina: -17% con il lockdown da Coronavirus

di Redazione

Consumo carburanti in Italia 2019

Il lockdown da Coronavirus ha tagliato i consumi di benzina e gasolio: ecco le regioni che ne hanno fatto a meno e dove invece sono aumentati durante l’emergenza

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Sciopero benzinai in autostrada il 13 e 14 maggio 2020

di Raffaele Dambra

Sciopero benzinai in autostrada

Annunciato uno sciopero dei benzinai in autostrada il 13 e 14 maggio 2020, con inizio dell'agitazione fissato già alle 22 del giorno prima

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Spesa Benzina e Gasolio per auto: -47% a marzo 2020

di Donato D'Ambrosi

Meno spostamenti e meno consumi di carburanti, ma la minore spesa per benzina e gasolio auto deriva anche da una contrazione dei prezzi a marzo 2020

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Sciopero benzinai: distributori chiusi dal 25 marzo, si inizia dalle autostrade

di Raffaele Dambra

Sciopero benzinai

Annunciato lo sciopero dei benzinai: distributori chiusi dal 25 marzo 2020 a cominciare dai distributori della rete autostradale. Servizi essenziali a rischio

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Pompa benzina difettosa: richiamo Toyota per 3,2 milioni di auto nel mondo

di Donato D'Ambrosi

La pompa benzina difettosa su 3,2 milioni di Toyota e Lexus potrebbe causare incidenti: i modelli coinvolti nel richiamo per la sostituzione della pompa carburante

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10 errori da non fare con il rifornimento fai da te

di Redazione

Sulle nostre strade sono sempre più gli impianti di rifornimento fai da te; le compagnie petrolifere sembrano voler utilizzare sempre più questo modello e il costo dei carburanti alla pompa è sensibilmente ridotto rispetto agli impianti tradizionali. Il prezzo basso e la disponibilità 24 ore su 24 spingono sempre più automobilisti a fare rifornimento presso le stazioni Self, ma in tanti ancora non hanno familiarizzato con questi sistemi e per timore di non sapere usare a dovere il distributore automatico per il rifornimento fai da te, lo evitano. Vediamo quali sono i comportamenti corretti e gli errori da non fare al rifornimento fai date.

1.BANCONOTE ROVINATE E RIFORNIMENTO FAI DA TE

Una delle situazioni che può generare confusione e problemi al rifornimento fai da te è il pagamento prepagato. I distributori accettano pagamenti in banconote e a differenza di quelli di qualche decennio fa, adesso non è necessario far collimare astri e satelliti per inserire il denaro, ma è sufficiente che si utilizzino banconote in buone condizioni, non troppo stropicciate e senza nastro adesivo.

2.PAGARE CON LA CARTA IL RIFORNIMENTO SELF SERVICE 

Una felice soluzione, finalmente diffusa quasi ovunque, è la possibilità di pagare con bancomat e carte di credito. Il funzionamento è semplice, si inserisce la carta e quando richiesto si digita il PIN. La banca pre-autorizza un credito (solitamente massimo 100 euro) e si passa a fare rifornimento; l’addebito avviene al termine del rifornimento e il distributore automatico rilascia la ricevuta con i litri erogati e l’importo pagato. Attenzione! Ricordatevi di togliere e conservare la vostra carta di pagamento dopo la pre-autorizzazione.

3.SCEGLIERE IL CARBURANTE GIUSTO ALLA COLONNINA SELF SERVICE 

Le moderne multipompe offrono alla stessa colonnina sia il rifornimento di gasolio che di benzina, quindi una vale l’altra; in alcuni impianti di carburanti più datati può verificarsi che la pompa del diesel sia separata da quella che eroga benzina. Quindi per evitare di trovarsi in mano l’erogatore sbagliato è opportuno dare un’occhiata prima di parcheggiare (Leggi quanto costa il carburante sbagliato alla Polizia britannica).

4.IL LATO CORRETTO PER FARE BENZINA DA SOLI

Può sembrare un problema banale o di poco conto, ma capita spesso di vedere automobilisti che parcheggiano affiancandosi alla pompa dalla parte sbagliata e quindi con il tappo del rifornimento nel lato opposto a quello dell’erogatore. I tubi degli erogatori self di solito non sono particolarmente lunghi e, soprattutto se l’auto è una grossa berlina, non è possibile far arrivare l’erogatore al tappo.

5.RIFORNIMENTO SELF SERVICE: IL TAPPO PRIMA DI TUTTO

Altro siparietto al quale si assiste ai distributori automatici è quello di chi dimentica di togliere il tappo dal serbatoio e si ritrova già con l’erogatore in mano. In questa situazione, se si rimette al proprio posto l’erogatore dopo alcuni secondi il distributore considera conclusa l’operazione. E’ sempre meglio quindi togliere il tappo prima di tutto e collocarlo, se la nostra auto non dispone di uno sportellino del rifornimento con l’apposito gancio, in un posto stabile e in vista per non dimenticarlo.

6.NORME BASILARI DI SICUREZZA NEL RIFORNIMENTO FAI DA TE

Con i carburanti non si scherza vista l’elevata infiammabilità, quindi quando ci si accinge a fare rifornimento non bisogna né fumare né impiegare apparecchi elettronici, come telefoni e smartphone. È inoltre buona norma scaricare la propria energia elettrostatica per evitare scintille, basta toccare, una volta scesi dall’auto, del metallo e anche la carrozzeria della nostra auto va bene (Leggi le avvertenze quando si rifornisce l’auto da taniche e bottiglie di plastica).

7.SCEGLIERE LA QUANTITÀ’ DESIDERATA DI CARBURANTE

Se abbiamo usato del contante per il pagamento prepagato, la pompa, salvo che il nostro serbatoio non abbia la capienza sufficiente, magari perché quasi pieno, erogherà carburante per l’importo versato. Ma se abbiamo pagato con una carta e non siamo interessati a fare il pieno è opportuno selezionare sulla colonnina l’importo che vogliamo erogato. Solitamente si trovano i tasti con su indicato 5.00 e 10.00 euro, quindi pigiarli fino a raggiungere la cifra desiderata. Si può anche tenere d’occhio l’indicatore dei litri e dell’ammontare in euro, ma può capitare di distrarsi (Leggi le truffe ai distributori di carburante).

8.GLI IMPREVISTI NEL RIFORNIMENTO DI BENZINA FAI DA TE

Se non si inserisce correttamente e a fondo la pistola erogatrice nel nostro bocchettone non è raro che del carburante schizzi verso di noi, rischiando di sporcarci gli abiti e lasciarci addosso l’intenso odore del carburante. È buona norma non mettersi perfettamente di fronte al bocchettone ma rimanere di fianco, così da non essere in traiettoria degli eventuali schizzi.

9.L’EROGATORE PRIMA DI RIPARTIRE AL SELF SERVICE

Potrà sembrare una situazione da gag televisiva, ma non è raro che qualche automobilista, specie se ha bloccato la pistola sull’erogazione automatica, finito il rifornimento risalga in macchina e riparta con ancora attaccato l’erogatore. In molti impianti il blocco è stato disabilitato proprio per evitare “distrazioni”. Quando finisce l’erogazione bisogna togliere la pistola e fare attenzione a far finire le ultime gocce di carburante nel bocchettone, in modo da non sporcare la carrozzeria o se stessi, e riporla nel proprio vano.

10.IL TAPPO, IL PASSAGGIO PIU’ DIMENTICATO NEL RIFORNIMENTO FAI DA TE

Dimenticare di mettere il tappo e ripartire con lo sportellino del rifornimento aperto non è raro. Quindi dopo aver riposto l’erogatore bisogna serrare correttamente il tappo sul bocchettone e richiudere lo sportello. Se abbiamo pagato con bancomat o carta di credito dovremo ritirare la ricevuta, idem se abbiamo pagato in contanti e non è stato erogato tutto il carburante, ci servirà per il rimborso. Non sempre però il pagamento avviene alla colonnina, infatti sono sempre più frequenti i casi in cui la cassa sia all’interno dell’area shopping. In tal caso ricordate di chiudere porte e finestrini se all’interno non c’è alcun passeggero adulto per scongiurare il rischio di ritrovare l’auto ripulita dagli oggetti di valore in bella mostra e di non lasciare incustoditi i bambini. Prima di andare alla cassa ricordate di comunicare la targa dell’auto e il numero della colonnina esatta dove avete fatto rifornimento.

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Spesa per Benzina e Gasolio in calo: solo 58 miliardi di euro nel 2019

di Donato D'Ambrosi

Nel 2019 la spesa per benzina e gasolio degli italiani è diminuita del 2% rispetto all’anno precedente. Sono calati i consumi di carburante sia da parte di provati che di aziende. Gli italiani nel 2019 hanno mantenuto stabile l’uso dell’auto e di conseguenza i costi del carburante sul bilancio familiare, ma c’è un fattore più incidente che riguarda l’andamento dei prezzi di benzina e gasolio.

QUANTO HANNO SPESO GLI ITALIANI IN BENZINA E GASOLIO NEL 2019

Nel 2019 gli automobilisti e le imprese italiane hanno speso per l’acquisto di benzina e gasolio auto 58 miliardi. Il dato deriva da un’elaborazione del Centro Studi Promotor sui consumi e la spesa per carburanti auto in Italia comunicati dal Ministero dello Sviluppo Economico. La spesa del 2019, che come si è detto è di assoluto rilievo (58 miliardi), è inferiore del 2% a quella del 2018. Questa contrazione deriva da due fattori. Il primo è il calo del prezzo medio ponderato alla pompa che per la benzina è stato dell’1,9% e per il gasolio dello 0,8%.

CONSUMI E COSTO CARBURANTE NEL 2019

Il secondo elemento che ha inciso favorevolmente sulla spesa è un calo dei consumi dell’1%, che non è dovuto ad una contrazione del traffico, che anzi è in leggero aumento. Piuttosto al fatto che la sostituzione di veicoli rottamati con veicoli nuovi di fabbrica ha comportato una apprezzabile diminuzione dei consumi medi unitari del parco e conseguentemente anche delle emissioni inquinanti o nocive che sono strettamente legate ai livelli di consumo.

AUTO PIU’ ECOLOGICHE, MENO CONSUMI DI CARBURANTE

I dati sui consumi e la spesa per l’acquisto di benzina e gasolio auto sono importanti per la loro rilevanza economica, ha spiegato Gian Primo Quagliano, presidente CSP, ma sono anche molto significativi perché indicano che il rinnovo del parco circolante comporta notevoli vantaggi.” In Italia l’età media del parco auto circolante è 11,5 anni “il livello più alto tra quello dei paesi con cui il nostro si confronta”.

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Consumo carburanti in Italia: nel 2019 benzina batte diesel

di Raffaele Dambra

IRBA Italia procedura d'infrazione

La cosiddetta ‘guerra al diesel’, giusta o sbagliata che sia, inizia a dare i suoi frutti. Per la prima volta dopo molti anni (in pratica dall’abolizione del superbollo) nel 2019 il consumo dei carburanti in Italia, nell’ambito dell’autotrazione, ha visto prevalere la benzina sul gasolio. Un’inversione di tendenza figlia delle politiche di opposizione al diesel, che puntano nel volgere di pochi anni alla totale cancellazione dalle strade dei veicoli alimentati a gasolio (per esempio a Milano sarà inibita la circolazione dal 2030). Del resto hanno fatto piuttosto scalpore gli ultimi dati di Transport & Environment sui diesel Euro 6, che supererebbero di ben 1.000 volte i valori considerati a norma. Anche se non tutti sono d’accordo sul demonizzare i motori a gasolio.

CONSUMO CARBURANTE IN ITALIA 2019: DIESEL IN CALO

Dunque nel 2019, secondo i dati del ministero dello Sviluppo Economico elaborati dall’Unione Petrolifera, gli automobilisti italiani hanno consumato meno gasolio a vantaggio della benzina. Nel dettaglio, la benzina ha mostrato un lievissimo incremento del +0,1% (+ 4.000 tonnellate), mentre il diesel ha evidenziato una diminuzione del -1,3% (- 20.000 tonnellate). In totale i consumi di carburante in Italia per l’autotrazione, nell’aggregato benzina + gasolio, sono risultati pari a 31,1 milioni di tonnellate. Con un decremento del -1% (-308.000 tonnellate) rispetto al 2018. Più in generale, i consumi petroliferi italiani sono ammontati lo scorso anno a 60,4 milioni di tonnellate, in calo del -0,9% (- 552.000 tonnellate).

CARBURANTI IN ITALIA: IL TREND DEI CONSUMI

Come giustamente ha rilevato Il Sole 24 Ore, il fenomeno di ‘fuga dal diesel’ si è visto soprattutto negli ultimi mesi del 2019, quando l’allarme smog tipico di ogni autunno e inverno ha prodotto un innalzamento delle misure restrittive sulla circolazione delle auto a gasolio. Per esempio nel solo mese di dicembre la benzina ha mostrato una crescita del +1% (+ 6.000 tonnellate) su dicembre 2018. Viceversa, nello stesso periodo, il consumo di gasolio per motori è sceso del -0,6% (- 11.000 tonnellate). Se questo trend proseguirà, e al momento non ci sono segnali che dimostrino il contrario, è facile prevedere che anche nel 2020 la benzina preverrà sul diesel, segnando una sorta di definitivo ritorno al passato (anni ‘80 e ‘90), quando l’alimentazione a gasolio era quasi di nicchia.

CONSUMO CARBURANTE IN ITALIA 2019: PERCHÉ LA BENZINA HA SUPERATO IL GASOLIO

Nella nota di commento ai dati sui consumi di carburante in Italia nel 2019, l’Unione Petrolifera ha spiegato che la sostanziale stabilità della benzina (in realtà una leggerissima crescita del +0,1%) risulta quale saldo dell’aumento delle immatricolazioni (44,5% del totale contro il 35,5% del 2018) e dell’efficienza dei motori. Dall’altra parte sulla contrazione del gasolio hanno inciso la debolezza della produzione industriale (per il gasolio pesante) e la perdita della leadership di mercato delle auto diesel, conquistata nel 2004, a favore della benzina. Nei 12 mesi le immatricolazioni auto diesel si sono infatti attestate attorno a una quota del 39,8% rispetto al 51,2% del 2018. Ciò a causa della penalizzazione, con blocchi del traffico, di questo tipo di alimentazione, che sembrerebbe aver disorientato gli automobilisti nelle loro scelte.

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Sciopero benzinai novembre 2019: dove, quando e perché

di Donato D'Ambrosi

Gli automobilisti resteranno senza benzina o quasi a novembre 2019 per lo sciopero benzinai annunciato dalle sigle sindacali. La protesta dei distributori di carburante in sciopero è stata organizzata per manifestare contro il traffico illecito di benzina, gasolio e lubrificanti “in nero”. Provvedimenti sempre più onerosi per i gestori da un lato e condizioni contrattuali con margini sempre più magri dall’altro. Al centro i benzinai che hanno deciso lo stop a novembre 2019 per protesta.

BENZINAI IN SCIOPERO PER 2 GIORNI

Lo sciopero dei distributori di benzina è stato indetto dalle organizzazioni sindacali Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Figisc/Anisa Confcommercio per protesta contro la vendita sottobanco di carburante nelle mani della criminalità organizzata. Le pompe dei distributori di carburante su strade urbane e autostrade resteranno chiuse per 48 ore esortando il Governo a un intervento risolutivo per i benzinai messi alle strette da più fronti.

I MOTIVI DELLO SCIOPERO DEI BENZINAI

I motivi dello sciopero dei benzinai del 6 e 7 novembre 2019 risiedono sono vari ma tutti convergono sulle criticità finanziarie che il 60% dei gestori sarebbe costretto ad affrontare. Da un lato – sostengono le sigle sindacali – l’onerosità operativa dei distributori di carburante è aumentata con l’ingresso dei pagamenti elettronici e del Registratore Fiscale Telematico. Dall’altra le Compagnie stralciano contratti con margini sempre più magri, fino al 30% meno di quelli del 2011. E se non bastasse c’è un altro fronte da cui i benzinai devono proteggersi: il mercato nero dei carburanti venduti illegalmente evadendo IVA e Accise.

SCIOPERO DISTRIBUTORI DI BENZINA CONTRO MERCATO NERO

Secondo una stima recente dell’Unione petrolifera, ogni 10 litri di carburante consumato, oltre 1 litro è stato venduto sottobanco. Un fenomeno in continua ascesa in mano alla criminalità organizzata che allarga il buco dell’evasione fiscale. Motivazioni che però negli USA hanno spinto un gestore a convertire la pompa di benzina in colonnine di ricarica per auto elettriche. Sarà mai il passo decisivo che innescherà un cambiamento anche in Italia? Difficile prevederlo sui numeri di vendite delle auto elettriche. Intanto però lo sciopero dei distributori di carburante manifesterà disapprovazione con un sit in davanti al Parlamento. A meno di revoche quindi sappiate di dover fare benzina in anticipo o cercare le pompe fai da te aperte per lo sciopero dei distributori del 6 e 7 novembre 2019 che si preannuncia movimentato.

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Auto diesel e benzina: stop alla vendita nell’UE dal 2040?

di Raffaele Dambra

Tra 20 anni non sarà più possibile acquistare auto diesel e benzina nei Paesi dell’Unione Europea? Non sappiamo se andrà veramente così (certi cambiamenti epocali è molto più facile annunciarli che metterli in pratica) ma intanto se ne sta parlando. Anzi, alla Commissione Europea è già arrivata una vera e propria proposta in tal senso da parte di Dan Jorgensen, ministro per il Clima e l’Energia della Danimarca, durante una riunione con i vari ministri dell’Ambiente dell’UE. E come ben sappiamo, visti gli incredibili risultati già raggiunti in Norvegia, sulla mobilità ecosostenibile i Paesi scandinavi fanno maledettamente sul serio.

LA DANIMARCA CI AVEVA GIÀ PROVATO A… CASA SUA

Talmente sul serio che la Danimarca voleva applicare lo stop alle vendite sul proprio territorio di auto diesel e benzina già nel 2030, tra soli 10 anni. Un lasso di tempo incredibilmente breve se comparato alla portata dell’evento. L’iniziativa era stata però bocciata dalla Commissione Europea, come ricorda il portale Motori.it, perché contraria alle direttive comunitarie in materia di omologazioni, secondo cui la regolamentazione specifica dev’essere omogenea a livello UE (in altri termini, un Paese dell’Unione non può decidere da solo di mettere al bando una certa tipologia di vetture, ma deve farlo di concerto con tutti gli altri Stati membri).

AUTO DIESEL E BENZINA: STOP NELL’UE DAL 2040 PER RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO DI ZERO EMISSIONI DI CO2 NEL 2050

La Danimarca però non si è scoraggiata, e per ‘aggirare l’ostacolo’ ha proposto di estendere lo stop a benzina e diesel in tutto il Vecchio Continente, ma dal 2040. Utopia? Forse, ma d’altronde è la stessa Europa che si è data degli obiettivi molto ambiziosi in tema di lotta all’inquinamento, contando di ridurre del 40% le emissioni di CO2 entro il 2030 e addirittura di azzerarle entro il 2050. E se si vogliono davvero raggiungere questi obiettivi da qualche parte bisognerà pur cominciare…

NO ALLA VENDITA DI AUTO DIESEL E BENZINA NELL’UE? AL MOMENTO SOLO 10 PAESI SONO D’ACCORDO

In ogni caso sembra che il progetto danese sia stato accolto positivamente solo da 10 Paesi UE dei restanti 27 (al momento non è dato sapere quali). Del resto gli ostacoli da superare non sono certo pochi, e si potranno risolvere soltanto se ci sarà una visione comune sugli obiettivi da raggiungere. Circostanza affatto scontata, visto che su temi ancora più importanti, come la gestione del fenomeno dell’immigrazione, i Paesi che fanno parte dell’UE non hanno quasi mai mostrato una particolare sintonia. “Abbiamo fretta di giungere a un accordo condiviso”, ha spiegato alla stampa il ministro danese Jorgensen, “Perché è fondamentale che l’Unione Europea renda note alle aziende costruttrici le proprie strategie a lunghissimo termine, in modo da consentire loro di prepararsi alla graduale uscita di scena delle auto diesel e benzina dal territorio UE”.

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Petroliera colpita: il prezzo benzina di nuovo alle stelle?

di Redazione

Il prezzo della benzina rischia di salire. Stavolta non per nuove accise, ma per un evento nel Mar rosso: qui, due missili hanno colpito un’imbarcazione della compagnia petrolifera iraniana. È in fiamme al largo della costa dell’Arabia Saudita. “Si tratta di un attacco terroristico”, riferiscono fonti anonime. E ci sarebbero anche perdite, con danni devastanti per l’ambiente. Risultato: costo del barile di petrolio in rialzo, e prezzo della benzina probabilmente alle stelle. Il pieno alla pompa costerà di più.

TENSIONI INTERNAZIONALI: PETROLIO SU

L’equipaggio della nave cisterna Sabity di proprietà della Nitc è illeso e il corpo della nave è appena danneggiato. Il problema è che questo incidente arriva settimane dopo che Arabia Saudita e Stati Uniti hanno accusato l’Iran di aver attaccato strutture petrolifere. Usando sia missili sia droni. La tensione internazionale si fa quindi più forte, con altre conseguenze negative sul prezzo del petrolio e quindi della benzina al distributore. Tutto questo anche se l’Iran ha negato le accuse.

I NUMERI: PREZZO DELLA BENZINA IN ALTO

In concreto, nell’immediato, i contratti sul greggio con scadenza a novembre salgono di 74 centesimi a 54,2 dollari l’oncia. Il brent cresce di 93 centesimi a 60,03 dollari l’oncia. Pertanto, il prezzo della benzina potrebbe salire. Infatti, per una “misteriosa” regola che riguarda benzina e gasolio, se il costo del barile di petrolio sale, allora il prezzo del carburante schizza insù subito. Viceversa, se costo del barile di petrolio scende, il prezzo del carburante non è detto che vada giù subito, e nella stessa proporzione. Alla fine, l’automobilista paga le conseguenze delle tensioni internazionali, ma non beneficia immediatamente di situazioni più stabili.

PREZZO DI BENZINA E GASOLIO: LA SITUAZIONE OGGI

Stando alle rilevazioni del ministero dello Sviluppo economico, un litro di benzina costa oggi 1,579 euro. Di cui circa 0,728 di accise (tasse allo Stato), più 0,284 di Iva (imposta sulle tasse). Insomma, su 100 euro di pieno, 66 euro vanno al Fisco: un record planetario. Analoga la situazione del gasolio: 0,471 per un litro. Di cui circa 0,617 di accise e 0,265 di Iva. Diversi politici negli anni hanno promesso una riduzione delle accise: prima Renzi, poi Salvini, per citarne due. Ma gli automobilisti pagano come prima. A questo, si aggiungono le tensioni internazionali che picchiano duro sul costo del barile di petrolio, con il prezzo di benzina e diesel che salgono. Non ultimi, i due missili sulla petroliera nel Mar Rosso. Infine, le accise del gasolio potrebbero crescere: un’altra beffa.

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Colonnine elettriche al distributore: la conversione costa 800 mila dollari

di Donato D'Ambrosi

Ricaricare l’auto elettrica al distributore di benzina sembra un paradosso. E invece è l’esperimento ad alto rischio che sta tentando il gestore di una pompa di benzina negli USA. Al posto degli erogatori di benzina e gasolio ha montato delle colonnine per caricare veicoli elettrici. Quanto guadagna per ricaricare le auto anziché fare il pieno di benzina è ancora un’incognita. Per ora il primo Petrol-Switch Off di un distributore USA passato dalle pompe di benzina alle colonnine elettriche è costato quasi 800 mila dollari. E fin da subito l’impresa non è priva di incognite se si pensa che il maggiore competitor è “in casa” seppure dall’altro capo del continente.

LA CONVERSIONE DI UNA POMPA STORICA CON LE COLONNINE 

Gli Stati Uniti d’America sono all’11^ posto della classifica mondiale dei maggiori giacimenti di petrolio. Ma secondo il rapporto Eni, World Oil Review 2019 gli USA hanno avuto un ruolo trainante nella crescita dell’estrazione del petrolio al 2018. Se uno dei gestori storici decide di porre fine alle condizioni delle Compagnie petrolifere e rivoluzionare la sua gestione in favore dell’ambiente, vuol dire che qualcosa sta cambiando anche oltre la vendita di auto nuove. E’ la storia di Depeswar Doley, proprietario e gestore di un distributore di benzina dal 1956 che ha convertito le sue pompe in colonnine di ricarica.

COSTI E GUADAGNI DALLA BENZINA ALLA RICARICA ELETTRICA

L’incertezza sui guadagni con le ricariche di auto elettriche è alta, come lui stesso avrebbe dichiarato, tuttavia è roba di poco conto se si pensa all’investimento necessario per convertire una pompa di benzina con colonnine di ricarica auto. Il progetto è stato possibile grazie al supporto finanziario dell’Electric Vehicle Institute e della Maryland Energy Administration. Sono serviti quasi 800 mila dollari per convertire l’impianto di distribuzione tradizionale in 4 colonnine di ricarica da 200 kW.  “A convincermi è stata mia figlia 17enne dopo un colloquio con i tecnici dell’Electric Vehicle Institute” ha spiegato Depeswar.

TESLA E I SUPERCHARGER FINO A 250 kW

A giudicare però dal numero di auto elettriche circolanti nello Stato del Maryland dove si potrà ricaricare l’auto al posto di fare benzina, il progetto non sembra così folle. Ci sarebbero infatti oltre 20 mila auto elettriche circolanti oltre a servizi di taxi. Tuttavia il territorio è marcato stretto da Tesla che può contare per ora solo su Punti di ricarica affiliati e pochi Supercharger in zona. La lotta si baserà tutta sui tempi di ricarica e di attesa: per questo Tesla sta diffondendo l’architettura di ricarica V3s che permette fino a 250 kW di picco ma senza distribuzione della potenza se più di un’auto è collegata alla stessa colonnina di ricarica.

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Emissioni benzina e gasolio estate 2019: solo 17 milioni di tonnellate di CO2

di Donato D'Ambrosi

Sciopero casellanti autostradali 2019

Le emissioni di CO2 da autotrasporto in estate seguendo quasi sempre un trend crescente. Quali motori emettono di più? Il rapporto 2019 del Centro Studi Continental fa un bilancio su emissioni CO2 auto benzina e gasolio in diminuzione (-0,8% nei 9 mesi). Per quanto – bisogna ricordarlo – l’autotrasporto contribuisce in minima parte alle emissioni rispetto a riscaldamenti domestici ed altre fonti più inquinanti. Ecco quanta CO2 emettono i veicoli a benzina e a gasolio in estate.

NEL 2019 500 MILA TONNELLATE DI CO2 IN MENO

Nei primi nove mesi del 2019 le emissioni di CO2 derivate dall’uso di benzina e gasolio per autotrazione sono calate di 547.023 tonnellate rispetto allo stesso periodo del 2018. Tale calo corrisponde ad una diminuzione percentuale dello 0,8%. Questi dati derivano da un’elaborazione del Centro Ricerche Continental Autocarro sulla base dei dati diffusi dal Ministero dello Sviluppo Economico sui consumi di carburante.

LA CO2 DA BENZINA E GASOLIO EMESSA IN ESTATE

Dai dati relativi ai mesi estivi emerge che a luglio le emissioni di CO2 da benzina e gasolio sono aumentate (rispetto a luglio 2018) di 173.025 tonnellate (+1,9%). L’aumento è stato più che compensato dalla diminuzione registrata ad agosto, che è pari a 241.104 tonnellate (-2,9%) rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Il calo complessivo delle emissioni di CO2 derivate da benzina e gasolio per autotrazione nei primi nove mesi dell’anno è attribuibile in gran parte alla diminuzione delle emissioni derivate dall’uso di gasolio per autotrazione (-403.383 tonnellate), che risulta molto maggiore rispetto al calo fatto registrare dalle emissioni di CO2 derivate dall’uso di benzina per autotrazione (-143.640 tonnellate).

CONTINENTAL SULLE EMISSIONI DI CO2

Continental – sottolinea Enrico Moncada, Responsabile della Business Unit Truck Tires di Continental Italia – è fortemente interessata alla questione dell’impatto ambientale delle attività di trasporto e ribadisce il suo impegno per far andare di pari passo efficienza trasporto, riduzione delle emissioni e dei consumi di carburante. Per questo il Gruppo Continental si sta muovendo per la riduzione delle emissioni con nuovi pneumatici e nuove tecnologie. Continental è considerata un vero e proprio Solution Provider che aiuta concretamente le società di trasporto ad accrescere efficienza e sicurezza riducendo allo stesso tempo il loro impatto sull’ambiente”.

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5 vantaggi dei carburanti sintetici rispetto a quelli tradizionali

di Donato D'Ambrosi

Le auto elettriche e ibride circolanti cresceranno sempre di più, ma è inimmaginabile che tutti i veicoli si muoveranno a batterie. I più grandi Costruttori infatti prevedono ancora che nei prossimi anni i maggiori profitti si faranno con veicoli ICE (Internal Combustion Engine). Veicoli che dovranno rispettare i limiti sulle emissioni di CO2 più severi. Per questo si stanno diffondendo sempre di più carburanti sintetici, come il gasolio sintetico che Volkswagen stata testando sulle auto aziendali. Cosa cambia tra i carburanti sintetici e quelli tradizionali? Ecco 5 vantaggi pratici e ambientali che si spera di ottenere dalla diffusione dei carburanti sintetici.

1.LA PRODUZIONE INDUSTRIALE DEI CARBURANTI SINTETICI

I carburanti sintetici hanno ormai superato la fase sperimentale e vengono già prodotti in impianti pilota dove le quantità sono limitate ai test. A livello industriale produrre carburanti sintetici significa ottenere idrogeno dall’acqua e con l’aggiunta di carbonio si combinano le molecole di H2 e CO2. In linea di massima è il processo per ottenere benzina, gasolio, gas o cherosene sintetici.

2.I COMBUSTIBILI SINTETICI SONO NEUTRAL CARBON

La produzione di carburanti sintetici tramite energia ottenuta esclusivamente da fonti rinnovabili non crea emissioni collaterali di CO2. E’ quanto ancora oggi si richiede alla produzione di elettricità per alimentare le batterie dei veicoli a emissioni zero.

3.I CARBURANTI SINTETICI SARANNO PIU’ ECONOMICI

Il costo dei carburanti sintetici ad oggi non si può ancora considerare un vantaggio poiché la produzione limitata ha un costo al litro maggiore dei carburanti tradizionali. Si prevede però che una produzione su larga scala possa portare il costo del carburante sintetico in media 1 euro/l entro il 2050. Una stima che non tiene conto di eventuali accise sul carburante e che passerà per 1,4 euro/l al 2030.

4.CARBURANTI SINTETICI E TRADIZIONALI SONO COMPATIBILI

Non dovrebbero esserci costi significativi di adeguamento degli impianti, dei motori e delle infrastrutture con i carburanti sintetici. I carburanti sintetici sono stati definiti “drop-in” per il vantaggio di poter dare un impatto immediato. Possono essere distribuiti e utilizzati senza modifiche o anche mescolati con i carburanti tradizionali per abbattere la CO2 da produzione.

5.MATERIE PRIME ILLIMITATE

La produzione di carburanti sintetici rispetto alla produzione di biocarburanti non ha, in teoria, limiti di approvvigionamento. Produrre bio-combustibili infatti richiede l’impiego di biomasse e materiali di scarto alimentari o vegetali. Mentre produrre combustibili sintetici utilizzando esclusivamente elettricità proveniente da fonti rinnovabili offre un rubinetto di energia pulita e praticamente inesauribile. Certo gli equilibri dell’ecosistema vanno comunque preservati, ma se pensiamo che in Italia si utilizza meno energia eolica di quella che si potrebbe produrre, appare assurdo anche spegnere le pale eoliche che danno energia “gratis” e a basso impatto.

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Costi auto in Europa 2019: i prezzi per mantenerla in 18 Paesi

di Donato D'Ambrosi

I costi auto in Europa cambiano molto in base all’alimentazione. Mantenere un’auto comporta una spesa che tiene conto di tanti fattori. Visto che le auto elettriche si stanno diffondendo sempre di più ti sarai sicuramente chiesto quanto costa possedere un’auto benzina o diesel nel 2019. A questa domanda risponde il Car Cost Index di una nota società di leasing con i costi 2019 in Europa per possedere un’auto elettrica, benzina e diesel divisi per Paese.

L’INDAGINE SUI COSTI AUTO 2019 IN EUROPA

Il Car Cost Index di LeasePlan stima qual è la spesa media in Europa per mantenere un’auto. L’indagine si basa sul costo di guida di un’auto di dimensioni medie (segmento C) per i primi 3 anni. L’indagine tiene conto dei costi operativi (quindi non manutenzioni straordinarie) con una guida di 20 mila km l’anno. Se hai letto la nostra indagine sulla manutenzione di un’auto elettrica e ibrida, saprai quanto cambiano i costi tra un’auto tradizionale e una a batterie. Ecco perché anche l’indagine sul TCO (Total Cost of Owneship) distingue i fattori di costo tra auto benzina – diesel e auto elettriche.

AUTO ELETTRICHE E TRADIZIONALI, COME CAMBIANO I COSTI

Le voci di costo più influenti sulle auto tradizionali (ICE – Internal Combustion Engine) sono il deprezzamento e le tasse, pari al 36% dei costi. Lo stesso vale anche per le auto elettriche che però subiscono un deprezzamento maggiore (52%), anche se poi recuperano su imposte, manutenzione e assicurazione. Il costo medio per possedere un’auto tradizionale in Europa invece tiene conto di:

– Deprezzamento (36%)
– Imposte (20%)
– Carburante (18%)
– Assicurazione (13%)
– Manutenzione (9%)
– Interessi (5%)

QUANTO COSTA MANTENERE UN’AUTO BENZINA, DIESEL ED ELETTRICA

In Europa il costo mensile per possedere e guidare un’auto nel 2019 è più basso in Grecia, a prescindere se l’auto è elettrica (659 euro), benzina (445 euro) o diesel (410 euro). In media in Europa si spendono per un’auto 854 euro (se elettrica), 594 euro (benzina) e 613 euro (diesel). L’aspetto più significativo dei dati dell’indagine è vedere come in Polonia sia più costoso possedere un’auto elettrica (995 euro al mese). Le auto a benzina hanno un costo mensile maggiore invece in Norvegia (851 euro). L’Olanda è invece in cui le auto diesel costano più di tutti i 18 Paesi d’Europa considerati: ben 937 euro al mese. Clicca sull’immagine qui sopra per vedere a tutta larghezza i costi 2019 per mantenere un’auto in Europa.

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Accise carburante in Europa: dove si pagano meno tasse nel 2019

di Donato D'Ambrosi

Dove costa meno la benzina in Italia

Le accise sui carburanti sono uno degli impegni che il precedente Governo Conte ha lasciato in sospeso e con il nuovo esecutivo Conte-Bis si prospetta anche l’aumento dell’IVA. Le accise sul carburante in Europa sono molto variabili e influenzano il prezzo della benzina al rialzo o al ribasso. Ecco i Paesi d’Europa in cui è più conveniente fare benzina e quelli in cui le tasse sono più alte al 2019.

TASSE E INCENTIVI IN EUROPA NON SONO PROPORZIONALI

Che crede ancora che il bollo auto sarà eliminato rischia di inseguire una chimera. Le auto infatti rappresentano una fonte vitale di sostentamento per i Governi di tutti i Paesi europei. Ecco perché le accise sui carburanti sono la parte più pesante sulla bilancia dei prezzi di benzina e gasolio. Guardando la classifica dei Paesi dove le accise su benzina e gasolio sono maggiori si nota subito il primato dell’Italia. In Italia le accise (0,728 euro/litro gasolio e 0,617 euro/litro benzina) sono molto vicine solo ai Paesi del Nord Europa, se si esclude la Grecia. A pensarci bene però si tratta di Paesi che hanno fatto una scelta politica al di là dei semplici incentivi statali. Oslo (Norvegia) ad esempio è la capitale delle auto elettriche (no IVA, parcheggio, traghetto e autostrada gratis, ecc.). Non si può certo dire che nell’entroterra ci siano solo auto elettriche, ma almeno si può controbilanciare il peso delle tasse sul carburante. Clicca sull’immagine qui sotto per vedere a tutta larghezza la tabella.

LE ACCISE 2019 SULLA BENZINA IN EUROPA

I 5 Paesi in cui ci sono meno tasse sulla benzina sono Bulgaria (0,363 euro/litro), Ungheria (0,380 euro/litro), Polonia (0,391 euro/litro), Cipro (0,429 euro/litro) e Lituania 0,434 euro/litro. All’estremo opposto invece le tasse sulla benzina sono più alte per Norvegia (0,778 euro/litro), Italia, Finlandia (0,703 euro/litro), Francia (0,683 euro/litro) e Germania (0,655 euro/litro). Bisogna considerare che le accise minime in Europa nel 2019 sono pari a (0,359 euro/litro).

LE ACCISE 2019 SUL GASOLIO IN EUROPA

Non sempre le accise diesel 2019 in Europa sono proporzionali alle accise sulla benzina. Basta guardare subito come la classifica ACEA (Associazione Costruttori Autoveicoli) qui sopra abbia molte posizioni invertite. I 5 Paesi con meno tasse sul gasolio del 2019 sono Bulgaria (0,330 euro/litro), Lussemburgo (0,338 euro/litro), Polonia (0,343 euro/litro), Lituania (0,347 euro/litro) e Ungheria (0,349 euro/litro). Tra i Paesi in cui le accise sul gasolio son più alte sono il Regno Unito (0,651 euro/litro), Italia, Belgio (0,6 euro/litro), Francia (0,594 euro/litro) e Finlandia (0,530 euro/litro).

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Le auto Mercedes, Dacia, Nissan e Renault con i motori H5FT 1.2 difettosi

di Antonio Elia Migliozzi

Parte dalla Francia l’allerta affidabilità riguardo al motore benzina 1.2 H5FT di casa Renault. Secondo un periodico transalpino ci sarebbe un difetto su quello che è stato uno dei motori più famosi del gruppo. La motorizzazione finisce sotto accusa per via di un consumo eccessivo di olio che, non segnalato dalle vetture, potrebbe causare danni irreversibili per migliaia di euro. Il piccolo benzina trovava posto a bordo di vetture di svariati marchi come Dacia, Mercedes-Benz, Nissan e Renault. Le stime parlano di 600.000 unità potenzialmente coinvolte che sarebbero state prodotte nel sito spagnolo di Valladolid tra il 1 ottobre 2012 e il 20 luglio 2016. Va detto che nonostante le inchieste giornalistiche condotte sulla questione da casa Renault non è partita una campagna di richiamo. Vediamo tutti i dettagli di un caso che sta facendo infuriare centinaia di migliaia di automobilisti in giro per l’Europa.

MOTORE INCRIMINATO

A seguito delle rivelazioni di Quechoisir.org si è innescato un vero polverone attorno al costruttore francese Renault. Il tema riguarda i dubbi sull’affidabilità del motore Renault 1.2 (tipo H5FT). Nello specifico il propulsore che equipaggiava diversi modelli dei marchi Dacia, Mercedes-Benz, Nissan e Renault manifesta un consumo eccessivo di olio. Da parte loro i costruttori interessati hanno minimizzato il problema e indicano che solo una piccola parte dei loro modelli ha manifestato un consumo di olio anomalo. Va detto che nonostante la segnalazione non è partito alcun formale avviso di richiamo. Secondo Renault il consumo eccessivo di olio non influisce sulla sicurezza dei modelli interessati e, di riflesso, su quella dei clienti. Eppure la polemica non è destinata a placarsi perché in molti si domandano se il motore 1.2 H5FT sia veramente esente da pericoli.

LA SCOPERTA

Va detto che i marchi che adottano i motori H5FT hanno dichiarano che sono state prese le misure necessarie per consentire alle loro reti di vendita di effettuare una diagnosi caso per caso. Secondo Renault l’eccessivo fabbisogno di olio potrebbe derivare da diverse cause quali perdite, obsolescenza, manutenzione impropria e scadente qualità dell’olio utilizzato. Insomma da quanto si capisce ogni auto che monta questa powetrain potrebbe avere un destino tutto suo. Sono infatti diversi gli automobilisti che hanno raccontato in rete le esperienze vissute in officina dopo che hanno segnalato agli addetti i loro dubbi sul consumo di olio. In tutti casi sembra che le auto interessate dal difetto non abbiano segnalato in nessun modo la carenza di olio esponendo il motore a rischi concreti. Per questo motivo le associazioni dei consumatori si sono rivolte a tutti i proprietari dei veicoli potenzialmente coinvolti chiedendo loro di recarsi in concessionaria.

PROBLEMA DIFFUSO

All’orizzonte sembra esserci una class action visto che per i meno fortunati il difetto ha mandato il motore completamente fuori uso. Il motore a benzina 1.2 (H5FT) era un fiore all’occhiello del gruppo Renault. Chiamato TCe in casa Renault e DIG-T da Nissan, offriva potenze tra 115 e 130 CV ed è stato sostituito l’anno scorso dal nuovo 1.3 TCe. Si stima che in tutta Europa il piccolo 1.2 sia presente a bordo di oltre 600.000 veicoli. Tutti i propulsori, compresi quelli potenzialmente difettosi, sono stati assemblati presso stabilimento Renault di Valladolid tra il 1 ottobre 2012 e il 20 luglio 2016. Il motore è montato su; Renault (Clio, Mégane, Captur, Scénic, Kadjar e Kangoo), Dacia (Duster, Lodgy e Dokker) e Nissan (Qashqai, Pulsar e Juke). L’allerta è estesa anche al Mercedes-Benz Citan che è essenzialmente derivato dalla Renault Kangoo e montava lo stesso motore benzina a quattro cilindri.

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