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Multe autovelox: dopo 10 anni arriva il Decreto su come impiegarle

di Raffaele Dambra

Multa con Autovelox annullabile

Un provvedimento atteso da ben 10 anni e che adesso, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, vede finalmente la luce. Parliamo del decreto attuativo della Legge n. 120 del 2010 riguardante le “Disposizioni in materia di destinazione dei proventi delle sanzioni a seguito dell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità”, che obbliga gli enti locali a rendicontare in modo puntuale l’impiego delle risorse derivanti dalle sanzioni inflitte a chi viola i suddetti limiti, così come previsto dal Codice della Strada. Un iter indubbiamente molto (troppo) lungo ma che, come ricorda anche l’ASAPS, dovrebbe portare a una maggiore trasparenza su quanto Comuni e Province realizzano annualmente con le risorse in entrata nel bilancio annuale.

PROVENTI MULTE AUTOVELOX: COSA PREVEDE IL CODICE DELLA STRADA

La già citata Legge n. 120 del 2010 ha modificato gli articoli 142 e 208 CdS predisponendo tra le altre cose (142 comma 12-bis) che i proventi delle sanzioni derivanti dall’accertamento delle violazioni dei limiti massimi di velocità, attraverso l’impiego di apparecchi, dispositivi o mezzi tecnici di controllo anche a distanza, vengano attribuiti, in misura pari al 50% ciascuno, all’ente proprietario della strada su cui è stato effettuato l’accertamento e all’ente da cui dipende l’organo accertatore, escludendo da tale provvedimento le sole strade in concessione (p.es. le autostrade). Inoltre gli enti devono destinare i proventi delle multe con l’autovelox alla realizzazione di interventi di manutenzione e messa in sicurezza delle infrastrutture stradali (142 12-ter), e trasmettere al MIT una dettagliata relazione sull’uso dei proventi entro il 31 maggio di ogni anno (142 12-quater).

MULTE AUTOVELOX: DOPO 10 ANNI ECCO IL DECRETO

Peccato però che la legge sia rimasta in una sorta di limbo per 10 anni, mancando, a causa di innumerevoli problemi e ritardi, un decreto attuativo che la rendesse effettiva. E così molti Comuni e Province, non tutti per fortuna, hanno continuato a gestire ‘allegramente’ i proventi delle multe, destinandoli a finalità diverse (di solito per coprire buchi di bilancio) dalla manutenzione e dalla messa in sicurezza delle strade. Adesso però il decreto, emanato il 30 dicembre 2019 e pubblicato in G.U. lo scorso 20 febbraio 2020, è diventato realtà e già da quest’anno gli enti locali saranno chiamati a spiegare per filo e per segno come hanno impiegato le ingenti somme derivanti dalle multe. Utilizzando un apposito modello (Scarica PDF in basso), da trasmettere poi al Ministero, su cui riporteranno l’esatta destinazione dei proventi delle sanzioni, suddivisi per tipologia di intervento.

PROVENTI MULTE AUTOVELOX: OBBLIGHI DI COMUNI E PROVINCE

Il decreto attuativo recante “Disposizioni in materia di destinazione dei proventi delle sanzioni a seguito dell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocitàsi può leggere integralmente qui. In questa sede ci limitiamo a ricordare che gli enti locali devono trasmettere per via informatica al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e al Ministero dell’Interno, entro e non oltre la data del 31 maggio di ogni anno, un rapporto relativo al periodo intercorrente tra il 1° gennaio e il 31 dicembre dell’anno precedente in cui indicare i dati relativi ai proventi di propria spettanza. Tra le altre cose la relazione deve riportare l’entità dei proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie e le informazioni dettagliate relative alla loro destinazione.

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Multe autovelox: annullate 42 mila sanzioni a Ciampino?

di Raffaele Dambra

Multe autovelox Ciampino

42 mila multe con l’autovelox a rischio annullamento a Ciampino, nei pressi di Roma. È quanto stanno riportando alcune testate riferendosi al tristemente noto, per chi abita da quelle parti, dispositivo per il rilevamento dei limiti di velocità posto al km 17+565 della via Appia Nuova. Un dispositivo capace di infliggere in pochi anni di attività decine di migliaia di sanzioni. Ma che a quanto pare non sarebbe mai stato a norma con tutte le immaginabili conseguenze (multe cancellate). Tuttavia in base ad altre fonti la questione risulterebbe ancora in divenire, per cui prima di cantar vittoria gli automobilisti sanzionati dovranno probabilmente attendere eventuali comunicazioni ufficiali.

MULTE AUTOVELOX A CIAMPINO: LA CONTROVERSIA

La controversia è sorta quando l’Anas, che ha in gestione quel tratto di strada, ha multato nel 2017 il Comune di Ciampino per aver installato due anni prima (nel 2015) un autovelox sulla Appia Nuova senza le dovute autorizzazioni (tra l’altro pare che il dispositivo sia stato posizionato pure in un punto semi-nascosto). Ne è scaturita una battaglia legale in tutte le sedi preposte che, a quanto pare, avrebbe visto soccombere l’amministrazione comunale su decisione del Prefetto. Dando quindi il via libera a una valanga di ricorsi da parte dei numerosissimi (ripetiamo: circa 42 mila) automobilisti multati, per farsi cancellare le multe ricevute. Eventualità, questa, che comporterebbe per le casse comunali di Ciampino un salasso economico stimato in circa tre milioni di euro. Al momento sembra che l’autovelox ‘incriminato’ sia ancora lì ma non in funzione.

MULTE AUTOVELOX ANNULLATE A CIAMPINO, LA QUESTIONE È ANCORA APERTA

Tuttavia poche ore dopo la diffusione di questa notizia alcuni giornali locali hanno pubblicato una versione un po’ diversa della storia, ridimensionandone per il momento le conseguenze. Innanzitutto pare che il dispositivo installato nel 2015 sia una sofisticata apparecchiatura tecnologica Velocar + Targa System, posizionata peraltro non direttamente sulla via Appia Nuova, di competenza di Anas, ma su una stradina a raso nel territorio comunale di Ciampino. In ottemperanza, assicurano dalla polizia locale della cittadina romana, anche della fascia di rispetto e comunque in un tratto molto pericoloso. Nel 2017 Anas ha effettivamente sanzionato il Comune di Ciampino per l’installazione ‘abusiva’ del dispositivo, rivendicandone la competenza. Da lì è nata la controversia giudiziaria che però, a differenza di quanto riportato da altre testate, non si sarebbe ancora risolta. Inoltre pare che il Velocar-Targa System sia pienamente in funzione. E che si potrà parlare di multe cancellate solo in presenza di una sentenza definitiva. Dunque, a chi dobbiamo credere?

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Autovelox mobili: qual è la distanza minima tra segnale e postazione?

di Raffaele Dambra

Multa con Autovelox annullabile

In presenza di autovelox mobili qual è la distanza minima tra il cartello di segnalazione del limite di velocità e il dispositivo di rilevazione? A questa domanda ha recentemente risposto la Corte di Cassazione con la sentenza n. 32104/2019, intervenendo sulla vicenda di un automobilista multato per aver circolato oltre i limiti consentiti. In particolare la Suprema Corte ha ricordato che autovelox fissi e mobili prevedono una distanza minima diversa tra segnale e dispositivo, e che bisogna tenerne conto quando si accertano eventuali infrazioni.

AUTOVELOX E DISTANZA MINIMA TRA SEGNALE E DISPOSITIVO MOBILE, IL CASO IN QUESTIONE

Il caso preso in esame dalla Cassazione, riportato da Altalex, ha riguardato un uomo multato per eccesso di velocità per aver circolato a 88 km/h su una strada con limite di 70 km/h (velocità rilevata con autovelox mobile). Dopo la notifica della multa il presunto trasgressore ha fatto ricorso al Giudice di Pace, lamentando che lo strumento di rilevazione della velocità si trovava a una distanza minima inferiore a quella prevista per legge, ovvero 1 km, dal segnale che impone il limite. Il GdP gli ha dato torto ma in sede di appello il tribunale ha accolto la sua tesi, annullando la sanzione amministrativa. La vicenda è finita quindi in Cassazione, i cui giudici hanno dovuto stabilire se la distanza di 1 km dal cartello di segnalazione debba essere osservata solo in caso di dispositivi fissi, o anche per quelli mobili presidiati dagli agenti accertatori.

AUTOVELOX: LA DISTANZA DI 1 KM TRA SEGNALE STRADALE E DISPOSITIVI È SOLO PER QUELLI FISSI

Ebbene, la Corte di Cassazione ha ‘sposato’ la prima ipotesi, spiegando che la norma che prevede la distanza di almeno 1 km dal segnale che impone il limite di velocità (art. 25 comma 2 legge 120/2010) si riferisce solo ed esclusivamente agli apparecchi di controllo remoto. Questo perché per gli autovelox fissi la legge considera congrua distanza di 1 km tra il segnale e la postazione di rilevamento per avvisare gli automobilisti del mutamento del limite di velocità. Viceversa in caso di accertamento eseguito con modalità ‘mobile’ mediante apparecchi elettronici presidiati in loco dalla pattuglia della polizia stradale tale distanza non è più giustificata, dato che la postazione dell’autovelox mobile con tanto di agenti al seguito rappresenta un elemento per effetto del quale un conducente è messo nelle condizioni di avvistarla con maggiore anticipo.

AUTOVELOX MOBILI: LA DISTANZA TRA SEGNALE E POSTAZIONE VA VALUTATA CASO PER CASO

Di conseguenza, non essendoci una norma precisa che regola l’esatta distanza tra il segnale del limite di velocità e la postazione mobile, per la Cassazione (rifacendosi anche a precedenti sentenze come la 25769/2013 e la 20327/2018) tale distanza deve essere soltanto ‘adeguata allo stato dei luoghi’. Allo stesso tempo si ricorda che gli autovelox mobili devono essere segnalati con cartelli posizionati ad almeno 400 metri dal punto in cui è collocato l’apparecchio di rilevamento della velocità. Alla luce di ciò la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del tribunale d’appello ma non ha ripristinato la multa al conducente sanzionato, rinviando la questione al giudice di merito che, come suggeritogli dalla Suprema Corte, dovrà esprimersi dopo aver valutato l’adeguatezza della distanza tra il cartello di segnalazione e la postazione mobile, con riferimento allo stato dei luoghi.

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Multa con Autovelox: annullabile se l’apparecchio è solo approvato ma non omologato

di Raffaele Dambra

Multa con Autovelox annullabile

C’è una possibilità in più per chi prende una multa con l’autovelox. La sanzione può essere annullata se si appura che l’apparecchio è solo ‘approvato’ ma non ‘omologato’. Una differenza sottile ma a quanto pare essenziale che ha spinto un giudice di pace di Milano a cancellare l’infrazione comminata a un automobilista multato per eccesso di velocità rilevato da un autovelox in via Fulvio Testi. Una strada urbana di scorrimento del capoluogo lombardo con limite a 50 km/h.

ECCESSO DI VELOCITÀ: CONFUSIONE TRA AUTOVELOX APPROVATI E OMOLOGATI

Il conducente ha fatto ricorso al giudice di pace per una serie di motivi. Tra cui, il più importante, l’assenza di omologazione da parte del MISE dell’autovelox in questione, modello T-Expeed V 2.0. Che invece ha ricevuto soltanto un’approvazione del MIT mediante due determine dirigenziali. Ricordiamo a questo proposito che l’articolo 142 comma 6 del Codice della Strada dispone che “per la determinazione dell’osservanza dei limiti di velocità sono considerate fonti di prova le risultanze di apparecchiature debitamente omologate”. Quindi omologate, non semplicemente approvate. Tuttavia il Comune di Milano, controparte nel ricorso presentato dall’automobilista, ha ribattuto che i due termini ‘omologazione’ e ‘approvazione’ vengono spesso utilizzati dal legislatore quali sinonimi. Rivendicando quindi l’assoluta legittimità dell’autovelox posizionato in via Fulvio Testi.

MULTA CON AUTOVELOX: DIFFERENZA TRA OMOLOGAZIONE E APPROVAZIONE

Il giudice di pace ha però fatto presente che in realtà il legislatore solo apparentemente utilizza le due terminologie in maniera promiscua. Trattandosi invece di due procedure (omologazione e approvazione) completamente diverse e con differenti finalità. Per esempio il già citato art. 142 CdS quando cita come fonti di prova (per determinare la velocità di una vettura) le risultanze di “apparecchiature debitamente omologate”, si riferisce ad apparecchiature che devono presentare caratteristiche fondamentali o particolari prescrizioni come da regolamento del CdS stesso. In mancanza delle quali potrebbero essere comunque approvate, ma non utilizzate per la misurazione della velocità. Il legislatore, per i casi in cui è prevista l’omologazione, ha previsto infatti vincoli più forti di rispondenza a determinate caratteristiche e prescrizioni. Distinguendo piuttosto chiaramente l’omologazione dalla semplice approvazione. Su queste basi il giudice ha quindi accolto il ricorso del conducente multato annullandogli la sanzione. Perché i risultati dell’autovelox T-Expeed V 2.0 di via Fulvio Testi, approvato ma non omologato, non possono essere utilizzati.

AUTOVELOX SOLO APPROVATI NON POSSONO EMETTERE SANZIONI

Del resto alle stesse conclusioni era già giunto il consulente tecnico investigativo Giorgio Marcon, che affianca spesso in qualità di perito di parte chi impugna le sanzioni irrogate sulla base di autovelox e altri dispositivi, secondo cui le apparecchiature solamente approvate non possono emettere sanzioni, non essendo risultanze da apparecchiatura debitamente omologata ai sensi dell’art. 142 comma 6 CdS. Siamo adesso curiosi, alla luce del precedente fornito dalla recente sentenza del giudice di pace (che si può leggere integralmente cliccando in basso sul tasto rosso Scarica PDF), se molti automobilisti multati dal medesimo dispositivo ne approfitteranno per presentare ricorso. Tra l’altro l’autovelox T-Expeed V 2.0 di via Fulvio Testi è uno dei più temuti di Milano. Con un’incredibile media di 1.200 verbali e 109.000 euro di incasso al giorno (dati 2018 del Comune di Milano).

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Multa cellulare alla guida: in UK l’autovelox è anti-distrazioni

di Donato D'Ambrosi

Anche nel Regno Unito come in Italia l’uso del cellulare alla guida è tra le infrazioni più spinose da combattere. In UK però hanno messo in campo, sebbene in via sperimentale, un autovelox che fotografa i conducenti distratti che smanettano con lo smartphone. Tra parlare e messaggiare c’è poca differenza in termini di distrazioni al volante, ecco perché i legislatori pensano di inserire nella norma il concetto di “mani libere”.

LE TELECAMERE IN GRAND BRETAGNA CONTRO LE DISTRAZIONI AL VOLANTE

La Gran Bretagna è sulla strada giusta o almeno meglio che in Italia: chi viene sorpreso a guidare con il cellulare tra le mani perde 6 punti e viene multato di 200 sterline. Per arrivare a questo però sono stati messi in campo degli autovelox anti-cellulari. Funzionano esattamente come i radar per la velocità ma programmati per riconoscere se il conducente ha le mani impegnate. Fino a pochi giorni fa si poteva contestare la multa dicendo di non usare lo smartphone per telefonare. Mentre da alcuni giorni, come riporta il DailyMail, il cellulare è off limits per chi guida un’auto nel Regno Unito.

IN AUSTRALIA 100 MILA DISTRATTI IN 6 MESI DAL CELLULARE

Da un’indagine del RAC (l’equivalente dell’ACI) è emerso che che il 35% dei conducenti di età inferiore ai 25 anni – e il 17% dei conducenti in totale – ha ammesso di distogliere lo sguardo dalla strada per controllare messaggi. Da là è nata la sperimentazione delle telecamere sulle autostrade gestite da Highway England. Un test analogo è stato condotto in Australia e ha immortalato 100 mila conducenti in 6 mesi distratti dal cellulare alla guida. Il caso più eclatante è quello in foto: il passeggero teneva il volate al conducente che scriveva un messaggio. Allucinante!

CELLULARE ALLA GUIDA E LIMITI DELLA LEGGE

Il problema è che nonostante le multe per uso del cellulare alla guida, molte di queste sono state impugnate e i ricorsi accolti per assenza della “comunicazione interattiva”. Significa che tutti gli automobilisti sorpresi con il cellulare tra le mani l’hanno fatta franca perché non stavano parlando con nessuno. Motivo per cui il Dipartimento dei Trasporti inglese sta spingendo affinché la legge non sia strettamente legata al cellulare ma a un concetto più ampio di mani libere alla guida. La modifica dovrebbe arrivare entro la prossima primavera.

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Multe: il Ministero obbligherà i Comuni a dire come impiegano i proventi

di Redazione

Rivoluzione in vista per gli enti locali: in fatto di multe, il ministero dei Trasporti obbligherà i Comuni e le Province a dire come impiegano i proventi. Tutto nasce con la legge 120/2010, che rivede l’articolo 208 comma 1 e l’articolo 142 comma 12-bis. Affinché la regola si attivi, serve un decreto ministeriale, che dopo nove anni ancora non c’è. Infatti, mentre si parla di nuova riforma del Codice della strada, in realtà la riforma del 2010 non è definitiva, in quanto mancano diversi decreti attuativi.

PROVENTI DEI COMUNI: QUANTE POLEMICHE

Il problema è noto da anni: far sì che Comuni e Province dicano dove finiscono i soldi delle multe. Così da impedire che facciano cassa. Con l’obiettivo finale di migliorare la sicurezza stradale: se i proventi sono utili per rifare le strade, gli incidenti calano grazie alla qualità superiore dell’asfalto, della segnaletica, dei guardrail. Viceversa, se Comuni e Province gestiscono i soldi senza comunicare come, allora quelle risorse potrebbero anche coprire le spese politiche o altre voci. Nel mirino, soprattutto gli autovelox: quelli “abusivi”, senza cartello, senza preavviso, o con limite di velocità assurdamente basso in relazione alla strada e al traffico.

MULTE DA RENDICONTARE: LE TAPPE DECISIVE

A gennaio 2019 lo schema di decreto attuativo è arrivato sul tavolo della Conferenza Stato-Città e autonomie locali. Il 6 febbraio, riunione tecnica tra le amministrazioni centrali coinvolte. Protagonisti con ANCI (Comuni) e UPI (Province), che hanno fatto le loro osservazioni: lo scoglio? Le telecamere, gli autovelox, i telelaser, tutti gli occhi elettronici e in generale il Grande Fratello che controlla gli automobilisti. Così, il ministero a obbligherà i Comuni a dire come impiegano i proventi.

DIECI ANNI PER UN DECRETO

Se tutto filerà liscio, il decreto dovrebbe prevedere questo: entro il 31 maggio di ogni anno, gli enti locali di rendicontare su un apposito modello ministeriale la destinazione dei proventi delle sanzioni, suddivise per tipologia di intervento con esatta denominazione. Il nuovo modello dovrà essere trasmesso tramite la piattaforma informatica del ministero dell’Interno. Il decreto attuativo è atteso dal 2010: un decreto per migliorare la sicurezza stradale. Poi non ci si stupisca se l’Italia non ha centrato l’obiettivo Ue di dimezzare i morti dal 2001 al 2010. E se non centrerà neppure il target dal 2011 al 2020. Con l’apparato amministrativo-burocratico così macchinoso, la lotta per abbassare gli incidenti sarà sempre difficile. A dispetto di tante chiacchiere dei politici in tv.

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Autovelox illegali se il prototipo non supera omologazione e approvazione

di Donato D'Ambrosi

Come si ha la certezza se un autovelox utilizzato per comminare una multa è realmente attendibile? Le tesi sull’(in)affidabilità di Autovelox, Photored, Etilometri e altre apparecchiature usate dalla Polizia sono esplicitate nella relazione tecnica di Giorgio Marcon, Consulente Tecnico specializzato, che ipotizza una grossa falla nell’utilizzo di apparecchiature non omologate e approvate. I rischi, come riporta Marcon, oltre alla caccia alle streghe in nome della sicurezza stradale, se l’ipotesi venisse confermata, riguardano anche corruzione e truffa ai danni della Pubblica Amministrazione. Vediamo perché ogni automobilista multato con apparecchiatura di rilevamento della velocità o alcol rischia di essere vittima di questa falla normativa.

PRESCRIZIONI NORMATIVE SULLE APPARECCHIATURE DI MISURAZIONE

Sull’omologazione e approvazione delle apparecchiature per l’accertamento della velocità bisogna considerare le disposizioni normative:

Art.192 comma1-2-3 Reg. CDS sull’omologazione del prototipo, stabilisce che: “l’Ispettorato generale per la circolazione e la sicurezza stradale del Ministero dei lavori pubblici accerta, anche mediante prove, e avvalendosi, quando ritenuto necessario, del parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici, la rispondenza e la efficacia dell’oggetto di cui si richiede l’omologazione alle prescrizioni stabilite dal regolamento, e ne omologa il prototipo quando gli accertamenti abbiano dato esito favorevole…
Art. 345 comma 2 Reg. CDS, sull’approvazione del modello stabilisce che: “Le singole apparecchiature devono essere approvate dal Ministero dei lavori pubblici.
Art.142 comma 6 CDS stabilisce che: “Per la determinazione dell’osservanza dei limiti di velocità sono considerate fonti di prova le risultanze di apparecchiature debitamente omologate”. “Per apparecchiature debitamente omologate – spiega Marcon – si intende quindi tutte le apparecchiature e non solo il prototipo omologato”.

OMOLOGAZIONE E APPROVAZIONE, COSA CAMBIA

Secondo la Cassazione: “L’approvazione va riferita ad ogni singola apparecchiatura, dopo che è stato approvato il suo prototipo con riferimento alle apparecchiature che debbono essere solo approvate ma non omologate”. Si fa riferimento in particolare a rilevatore del flusso del traffico e tutte le apparecchiature che non fanno sanzioni. “Vuol dire tutte le apparecchiature e non solo il suo “prototipo” omologato.” Sottolinea Marcon. Diversamente, il legislatore avrebbe affermato che solo il prototipo deve essere omologato, come avviene per l’etilometro (art. 379 comma 6 – “La Direzione generale della M.C.T.C. provvede all’omologazione del tipo degli etilometri che, sulla base delle verifiche e prove effettuate dal Centro Superiore Ricerche e Prove Autoveicoli e Dispositivi (CSRPAD), rispondono ai requisiti prescritti!)”. “Sicché, ogni strumento utilizzato, autovelox/Photored ecc. deve essere omologato.” Afferma il Tecnico.

PERCHÉ GLI AUTOVELOX SONO FUORILEGGE

Per risalire al bandolo della matassa, Marcon fa un esempio semplice: se il prototipo di un autovelox è omologato ai sensi dell’articolo 192, e la singola apparecchiatura è approvata ai sensi dell’art. 345 comma 2, la rilevazione effettuata dall’apparecchiatura solamente approvata, non corrisponde più al dettato dell’art. 142 comma 6. Sarebbe un rilievo effettuato con apparecchiatura solamente approvata ai sensi del 345 comma 2 e non omologata come per il cronotachigrafo. In riferimento al cronotachigrafo Marcon ricorda che: “l’omologazione del cronotachigrafo è accompagnata da 21 pagine per il software e ben 27 pagine per lo strumento, con tutte le prescrizioni necessarie, verifiche e tarature periodiche.” Mentre per le apparecchiature circolanti in Italia utilizzate per il rilevamento delle velocità “il MIT liquida con una o due al massimo tre paginette una determina dirigenziale, spacciandola per Decreto di Approvazione, quando per l’Omologa del Cronotachigrafo ci sono ben 48 pagine”.

LE MULTE COMMINATE CON STRUMENTI POCO PRECISI

Secondo la relazione tecnica di Marcon le apparecchiature circolanti ed utilizzate in Italia sono prive della debita omologazione a cura dell’Ente Ministeriale MISE. “La sicurezza è importante, ma il sacrificio dei diritti non può avvenire solo sulla base di rilevazioni soggettive delle Forze dell’Ordine, o per mezzo di apparecchi poco efficienti. Se non siamo in grado di fornire agli agenti autovelox/etilometri correttamente funzionanti secondo i parametri legali, del pari controllati ed in grado di produrre in concreto risultati attendibili, allora la sicurezza stradale è un lusso che non ci possiamo permettere. Ovvero e meglio, non appare legittimo attribuire rilevanza amministrativa/penale alle sanzioni che siano conseguenza di misurazioni ed accertamenti di fatto erronei.

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Autovelox: le auto con targa monegasca non pagano multe?

di Raffaele Dambra

Autovelox auto con targa monegasca

Gli automobilisti che guidano auto con targa monegasca godono di una sorta di impunità? Sembrerebbe di sì a leggere i dati pubblicati dal quotidiano nizzardo Nice-Matin, secondo cui tra maggio 2018 e aprile 2019 gli autovelox francesi hanno rilevato circa 100.000 infrazioni per eccesso di velocità commesse da veicoli con targa del Principato. Infrazioni che nessuno ha pagato e probabilmente nessuno lo farà mai. Questo perché non c’è stata la possibilità di identificare il conducente e le autorità d’Oltralpe (così come quelle italiane e degli altri paesi UE) non possono neppure accedere alla banca dati della motorizzazione di Monaco.

AUTO CON TARGA STRANIERA: IL SISTEMA DELLE MULTE NELL’UE

Ricordiamo che nell’Unione Europea vige dal 2016 il cosiddetto “principio di reciprocità”, introdotto dalla direttiva Cross Border, sul riconoscimento delle sanzioni pecuniarie nei Paesi membri. Ciò significa che le multe stradali comminate in ciascuna delle 28 nazioni dell’UE vengono riscosse esattamente come quelle commesse in patria, ed è molto difficile ignorarle, come invece accadeva un tempo. Ogni comando di polizia può infatti risalire, tramite il numero di targa, al nome del proprietario del veicolo colto in infrazione, contattando la motorizzazione di competenza che a sua volta ha l’obbligo di fornire i dati richiesti.

LE AUTO CON TARGA MONEGASCA ALL’ESTERO SONO QUASI IRRINTRACCIABILI

Per le auto con targa monegasca questa procedura però non vale perché il Principato di Monaco non fa parte dell’Unione Europea, pur applicando alcune politiche dell’UE per via della sua speciale relazione con la Francia. E così quando sulle strade della Costa Azzurra (ma capita spesso anche in Liguria) gli autovelox rilevano una violazione commessa da un veicolo con targa di Monaco, senza che ci sia la possibilità di contestazione immediata, gli organi accertatori francesi hanno poche chance di individuare le generalità del trasgressore perché, come già anticipato in precedenza, non hanno il permesso di entrare nella banca dati della motorizzazione monegasca. E quindi niente multa: le targhe del Principato, al di fuori di Monaco, risultano praticamente irrintracciabili.

IL PARADOSSO DELLE AUTO CON TARGA DI MONACO

Viceversa pare invece che la polizia del Principato sia molto severa con le auto straniere che commettono infrazioni a Montecarlo e dintorni. Per la serie: noi possiamo scorrazzare liberamente a tutta velocità sulle vostre strade, ma voi non azzardatevi a farlo sulle nostre. E poi qualcuno dovrebbe spiegarci il mistero delle 100.000 violazioni commesse in un anno sul suolo francese da vetture con targa monegasca (contando solo quelle rilevate dagli autovelox), dato che parliamo di un micro-stato con appena 40.000 abitanti, bambini (che non guidano) compresi…

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Autovelox anti-rumore a Parigi: un radar multa le marmitte rumorose

di Antonio Elia Migliozzi

La Francia vara la linea dura contro auto e moto rumorose. Motociclette che sfrecciano nei quartieri residenziali in piena notte, auto che svegliano interi isolati, tutto questo potrebbe presto essere un ricordo. Un sobborgo di Parigi è al lavoro per garantire sonni tranquilli e una vita meno rumorosa ai suoi abitanti. L’amministrazione sta testando un nuovo sistema in grado di identificare i veicoli rumorosi e scoprirne l’esatta posizione. Una volta accertata la causa dei suoni molesti il sistema procede ad emettere automaticamente la relativa multa. Mezza Europa sta valutando i pro e contro dei “noise radar” ovvero i dispositivi in grado di misurare e localizzare con precisione i suoni di un veicolo in movimento. Vediamo perché quello partito a Villeneuve-le-Roi potrebbe diventare molto più che un esperimento isolato.

LOTTA AL RUMORE

Il primo “radar anti-rumore” di Francia trova posto su un lampione nel centro di Villeneuve-le-Roi, una cittadina vicino all’aeroporto di Parigi Orly. Questo dispositivo tecnologico sarà attivato non appena il Governo francese approverà la legge riguardante tali sistemi. Il sindaco della città, Didier Gonzales, ha fatto sapere che l’amministrazione collegherà le registrazioni audio a quelle delle telecamere a circuito chiuso della polizia locale. In questo modo i trasgressori saranno individuati con certezza assoluta. “Il rumore è la rovina della vita moderna e un grave problema per la salute. Fa male come il fumo passivo”, ha detto Gonzales. Un progetto di legge nazionale dovrebbe essere votato entro il prossimo autunno e consentirà alle autorità locali di attivare gli autovelox anti-rumore. Va detto che la Francia ha già una legislazione che limita il rumore dei veicoli, ma è difficile da applicare poiché la polizia deve cogliere sul fatto i trasgressori.

PUGNO DURO

Sembra proprio che la lotta ai motori molesti stia per prendere di mira supercar e moto. Il nuovo dispositivo, sviluppato dagli ingegneri di Bruitparif, ha quattro microfoni che misurano i suoni in decibel. I rilevatori possono triangolare l’origine di un suono seguendone la scia acustica che si presenta come un insieme di punti colorati che segue il veicolo in movimento. “Con questo strumento, non è possibile contestare la multa”, ha concluso il sindaco Gonzalez. In attesa del via libera legislativo proseguono i test su strada. Nei mesi scorsi quasi 40 dispositivi sono stati collocati vicino ad incroci affollati a Parigi e altri 17 sono in prossimità di cantieri. A partire da settembre l’amministrazione della capitale francese ha annunciato l’estensione della sua rete di rilevatori. L’autovelox anti-rumore è anche sbucato a Saint-Forget, una zona rurale vicino a Parigi, molto popolare tra i motociclisti.

LA LEGGE

Bisogna chiarire che fino ad oggi il sistema è in fase di prova e non sono state emesse delle multe. Il ministero dei trasporti francese ha comunicato che si preparano ad attivare tutti i dispositivi anti-rumore non appena la nuova legge sarà approvata. Il Governo prevede un periodo di rodaggio della durata di due anni per testare la tecnologia e definire i livelli di rumore oltre i quali scatteranno multe. Facile a questo punto immaginare che molti altri Stati membri dell’Unione europea seguiranno questo esempio. E altresì prevedibile un confronto in sede di Parlamento europeo con al centro l’adozione di limiti comuni per i suoni molesti prodotti dai veicoli su strada. Autovelox anti-rumore sono ad oggi in prova per 7 mesi sulle strade inglesi. Anche le autorità di Londra hanno legato ai rilevatori sonori un sistema di telecamere per far rispettare la legge.

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Google Maps: con la versione beta arriva anche il tachimetro

di Alessandro Signori

L’azienda californiana continua ad aggiungere funzionalità alla sua app di navigazione e, da oggi, ha reso disponibile, anche il Italia un tachimetro per tenere sotto controllo la velocità del mezzo su cui ci troviamo. (...)
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Google Maps: arrivano gli autovelox in Italia

di Alessandro Signori

Finalmente, su Maps per Android, sarà possibile vedere la posizione degli autovelox nel percorso che abbiamo scelto e, anche se l’aggiornamento sembra non essere ancora arrivato a tutti, ci sono già le prime segnalazioni degli utenti italiani.(...)
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