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Ieri — 26 Marzo 2019RSS feeds

ADAS obbligatori dal 2022: ecco l’accordo dell’unione europea

di Redazione

Se l’introduzione dell’ABA, e poi dell’ESA, tra le dotazioni obbligatorie erano sembrate piccole rivoluzioni, la bozza di accordo raggiunto oggi dall’Unione Europea a Bruxelles segna una tappa davvero epocale nello sviluppo degli ADAS. Sì, perché dopo la proposta degli europarlamentari datata 2017, ora si è deciso che dal maggio del 2022 tutte le auto nuove che riceveranno l’omologazione per la produzione dovranno essere dotate non di uno o due, ma di una serie di dispositivi e di requisiti tecnici che in totale formano un elenco di una trentina di voci, quasi tutte tassative più qualcuna facoltativa. Attenzione poi, che le auto già in vendita a quella data non la “faranno franca”, ma dovranno mettersi in pari entro due anni, vale a dire per il maggio del 2024. L’accordo preliminare attende l’ok definitivo del parlamento Europeo che lo voterà entro fine anno.

CRUISE INTELLIGENTE E FRENATA AUTOMATICA

Del pacchetto di dotazioni che dal 2022 non potranno più mancare fanno parte dispositivi ad oggi già disponibili e sempre più diffusi sulla maggior parte dei modelli, vale a dire la frenata automatica d’emergenza (AEB) e il mantenimento attivo della corsia (e attenzione, non un semplice segnalatore ma il sistema che interviene sullo sterzo per tenere il veicolo in carreggiata). Con questi ce ne sono però anche alcuni non ancora disponibili come lo Speed Assist, che adegua automaticamente la velocità ai limiti. Oggi, infatti, è possibile adeguare l’andatura ai segnali su alcuni modelli dotati di cruise control intelligente collegato al rilevatore di segnaletica, ma è un’operazione compiuta volontariamente dal conducente mentre nel prossimo futuro la regolazione dovrà diventare automatica. La velocità è infatti tuttora considerata, insieme alla distrazione, la principale causa di incidenti e si ritiene che con un’andatura adeguata ai limiti circa uno su cinque si potrebbe evitare.

SCATOLA NERA E “ALCOOL TEST” FACOLTATIVI

Si parla poi anche di introdurre il rilevatore di ostacoli in movimento nelle manovre in retromarcia, già in offerto su alcuni modelli (come la nuova Mercedes Classe B), e di predisporre le auto a montare misuratori di tasso alcolemico in grado di impedire l’avviamento per scongiurare il rischio che i guidatori si mettano al volante in condizioni non ottimali . Inoltre, tra i dispositivi aggiuntivi sono comprese anche le scatole nere in grado di registrare i dati degli incidenti. Per i mezzi più grandi e pesanti saranno anche richieste una maggiore visibilità, telecamere per il monitoraggio degli angoli ciechi e, di nuovo, dispositivi anticollisione.

NUOVI CRASH LATERALI E TEST PER LE GOMME USURATE

Anche le prove per verificare il livello di sicurezza vedranno un’evoluzione, con nuovi e più severi crash test di urto laterale e standard più esigenti richiesti per quelli frontali, che imporranno alle Case un’ulteriore evoluzione delle strutture oltre che di parabrezza conformati in modo da ridurre il rischio di lesioni a pedoni e ciclisti. Non è tutto: anche le gomme in sede di omologazione dovranno dar prova di efficacia non soltanto da nuove, ma anche da usurate, con l’istituzione di appositi test che verificheranno aderenza e comportamento sul bagnato a battistrada consumato. Una battaglia vinta da Michelin che si batte da tempo su questo fronte, vedi questo interessante video che sfata il mito dei 3-4 mm.

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ZF apre un Centro Tecnologico per la sicurezza informatica delle auto autonome

di Donato D'Ambrosi

Quanto sono realmente sicure le auto autonome e connesse? Una risposta univoca non esiste ancora, ecco perché sempre più aziende si stanno concentrando negli ultimi tempi sulla sicurezza dell’Intelligenza Artificiale. E in questo campo, ZF che è tra i maggiori produttori di tecnologia e sistemi OE (Original Equipment) per i Costruttori di auto ha annunciato un Centro Tecnologico per l’Intelligenza Artificiale e la Sicurezza Informatica dedicati allo scopo. L’annuncio è accompagnato da due importanti svolte che accompagneranno le auto del futuro: la ricerca sull’IA a Saarbrücken (Germania) e la partnership strategica con il Centro Helmholtz per la Sicurezza delle Informazioni (CISPA).

IL POLO GLOBALE DELL’AI

L’ingresso di ZF tra gli azionisti del DFKI – Centro di Ricerca Tedesco per l’Intelligenza Artificiale, accompagna la trasformazione del CISPA (Centro Helmholtz per la Sicurezza delle Informazioni) in un centro di competenza leader a livello globale per la sicurezza informatica. In questo polo tecnologico lavoreranno circa 100 nuovi dipendenti che si affiancheranno a 300 specialisti in tutto il mondo nel reparto centrale per la Ricerca e lo Sviluppo dell’azienda a Friedrichshafen e in altre sedi in Germania e all’estero. Insieme queste sinergie stanno sviluppando già soluzioni nei settori dell’Intelligenza Artificiale, l’Industria 4.0 e la Sicurezza Informatica, e con questi nuovi legami saranno coordinate dal Centro ZF per l’Intelligenza Artificiale e la Sicurezza Informatica.

L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NELL’AUTOMOTIVE

Quello della sicurezza informatica sta diventando un argomento sempre più caldo e temuto, visto che ormai la connettività – al di là dell’annunciata tecnologia V2X – ha preso piede nella vita quotidiana già con gli assistenti virtuali in casa o in ufficio. L’attività degli esperti ZF in collaborazione con il CISPA, si concentra già da diversi anni a proteggere l’IA e le nuove soluzioni dagli algoritmi di attacchi informatici. In pratica tutto ciò che c’è dietro la sicurezza informatica dei sistemi che sono e saranno applicati alle auto. Senza Intelligenza Artificiale, infatti, è improbabile poter ottenere veicoli completamente autonomi, che sono alla base del obiettivo Vision Zero, perseguito per l’azzeramento delle vittime degli incidenti stradali. I Costruttori dio auto stanno già implementando le tecnologie ZF ProAI, il computer scalabile di cui vi abbiamo parlato qui. Ma è già pronto il Supercomputer ProAI RoboThink, l’ultimo modello presentato quest’anno alla fiera CES e accreditato di essere il più potente attualmente destinato ad applicazioni automotive.

DALLA RICERCA ALLE AUTO IN MENO TEMPO

Con il nuovo Centro Tecnologico per l’Intelligenza Artificiale e la Sicurezza Informatica stiamo portando a un nuovo livello il know-how di tutto il nostro gruppo in merito a queste strategiche tecnologie digitali. Inoltre, ci troviamo a pochi chilometri dalle istituzioni di ricerca più rinomate in tali discipline, e questo contribuirà al rafforzamento della nostra collaborazione“, ha spiegato Wolf-Henning Scheider. ZF infatti potrà garantire l’accesso alle realtà industriali, abbreviando i ponti che la ricerca deve percorrere per concretizzarsi in soluzioni produttive di massa. “Intendiamo assumere circa 100 nuovi dipendenti altamente qualificati a Saarbrücken e lavorare insieme a loro per promuovere sviluppi avanzati che portino a nuove soluzioni digitalmente connesse e automatizzate per la mobilità“, ha aggiunto Scheider. Due terzi dei 100 specialisti in forza a Saarbrücken si concentreranno sull’IA, mentre l’altro terzo sulla sicurezza informatica.

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Kia Ceed: prima immagine del crossover

di Redazione

Prosegue il percorso di crescita della gamma della Kia Ceed. Partita dalle più tradizionali varianti a due volumi e station wagon, già da ora può contare sull’inedita versione shooting brake denominata ProCeed che ha recentemente fatto il suo debutto commerciale. Ma le novità non si fermano qui e nel corso dell’anno, più precisamente nel corso della stagione autunnale, il produttore coreano presenterà anche un’inedita variante crossover del suo modello di medie dimensioni, oggi anticipato da un bozzetto che ne svela, almeno in parte, le linee.

PRESENZA OBBLIGATORIA

La scelta di declinare la Ceed anche in una versione a “ruote alte” è dettata dall’importanza di essere presente in uno dei segmenti in più forte espansione in questo momento. Suv e crossover, infatti, rappresentano oggi il 40% delle vendite nel nostro Paese. Questo tipo di carrozzeria, infatti, più che ad una reale necessità di mobilità, risponde a un gusto estetico dettato da un fenomeno sociale e di moda che negli ultimi anni si è fatto sempre più forte.

POSSIBILI FORME DA COUPÈ

Partendo dall’unico bozzetto rilasciato, non è facile intuire quelle che saranno le linee della nuova Kia Ceed Crossover. Tuttavia, è possibile, ipotizzare quella che sarà in generale la forma della carrozzeria. Osservando con attenzione il disegno, infatti, è possibile notare come la parte posteriore della vettura abbia una linea che ricorda in maniera piuttosto esplicita quella di una coupé, con il tetto che scende in maniera progressiva verso il basso, unito a un montante C massiccio. La forma del lunotto, invece, ricorda quello in uso sulla ProCeed, che dona all’insieme un piacevole tocco dinamico.

ANCHE MILD-HYBRID?

Difficile fare ipotesi su quello che potrebbe essere il powertrain della vettura. Molto probabilmente, sotto il cofano della futura Kia Ceed in variante crossover troveremo molti dei propulsori in uso sul resto della gamma Ceed. Come il 1.4 T-GDi a benzina da 140 CV o il 1.6 CRDi a gasolio da 136 CV. Non è da escludere anche il debutto di una versione del mild-hybrid proprio sul 1.6 turbodiesel, come si è visto l’anno scorso nel corso del Salone di Parigi. Attualmente, infatti, questo tipo di soluzione è in uso unicamente sulla Sportage con il motore 2.0 CRDi. Ereditati dall’attuale gamma Ceed saranno anche i vari sistemi di sicurezza, che assicurano una guida autonoma di livello due grazie a sistemi come, ad esempio, il cruise control adattivo e il Lane Following Assist

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A New York arriva il primo servizio di navette a guida autonoma

di Lorenzo Spada
Optimus Ride guida autonoma New York City (1)

Optimus Ride è un’azienda che molto probabilmente non avrete mai sentito nominare ma che, soprattutto sulla costa est degli USA, si è ritagliata uno spazio molto importante nel mondo della guida autonoma. Non a caso, si tratta della prima azienda autorizzata a fornire il servizio navetta a guida autonoma nella città di New York. È […]

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Toyota sceglie Nvidia sulla strada della guida autonoma

di Antonio Elia Migliozzi

Il costruttore giapponese Toyota crede nella guida autonoma. Nella corsa all’auto senza driver Toyota si allea con Nvidia. Allo studio una piattaforma condivisa basata sul cloud. Nvidia ha di recente messo sul mercato la sua piattaforma autonoma Drive Constellation. Toyota, dal canto suo, ha da subito creduto nel progetto tanto da lavorare da diversi anni con l’azienda tech. Del resto la partnership con Toyota è solo una delle numerose alleanze strategiche strette da Nvidia nel settore automotive. L’interesse nei confronti delle sue ricerche in tema di automazione era già nato nel 2015, quando aveva introdotto la sua prima architettura originale per veicoli autonomi chiamata Drive PX. Vediamo i dettagli dell’interessamento Toyota.

ALLEANZE TECH

Toyota sta approfondendo la sua relazione commerciale con Nvidia. Il costruttore giapponese Toyota crede nella guida autonoma ed investe nel suo programma di sviluppo di veicoli driveless sia in Usa che in Giappone. Dal canto suo il Ceo di Nvidia, Jensen Huang, ha comunicato ai media la partnership con il Toyota Research Institute-Advanced Development. Si tratta del braccio di ricerca del brand dell’auto che sta utilizzando le tecnologie Nvidia per sviluppare, addestrare e validare la sua tecnologia. La partnership mette in campo una strategia di squadra continuativa tra i team di ingegneri che gravita attorno al Toyota Research Institute negli Stati Uniti. Ecco allora che Toyota utilizzerà la piattaforma Nvidia per la formazione di reti neurali ad intelligenza artificiale che si aprono ad un eventuale impiego sulle auto di serie (Leggi Toyota investe 15 milioni nel sistema di infotainment).

PIATTAFORMA CLOUD

Il brand dell’auto giapponese sta anche utilizzando il nuovo simulatore AV di Nvidia, Drive Constellation. Toyota crede nella guida autonoma ed è il primo cliente ad avere accesso al nuovo sistema Constellation. Si tratta di una piattaforma basata su cloud che consente agli sviluppatori di veicoli autonomi di testare la propria tecnologia nel mondo virtuale (Leggi Toyota porta i taxi ibridi a Parigi). Insomma un notevole aiuto nella corsa allo sviluppo del sistema driveless migliore sul mercato. Dal canto suo Toyota ha fatto sapere che utilizzerà la tecnologia Nvidia nell’arco dell’intero processo di ricerca per lo sviluppo dei suoi prossimi veicoli autonomi. “La stretta collaborazione è in realtà il nostro modello di business”, ha commentato Danny Shapiro, responsabile della divisione automotive di Nvidia. “È il nostro modo di sviluppare insieme e costruire la piattaforma dei driver Nvidia”.

LO SVILUPPO

Nvidia e Toyota collaborano già da diversi anni. Nel 2017 Toyota ha annunciato che avrebbe utilizzato il supercomputer Drive PX di Nvidia, una piattaforma con un processore chiamato Xavier, per alimentare i sistemi di guida autonomi all’interno delle sue auto driveless. Il piano del colosso dell’auto giapponese prevede di schierare una flotta di auto completamente autonome al servizio di anziani e i disabili. Parallelamente la casa automobilistica sta anche lavorando su “Guardian”, un sistema per i veicoli di produzione che opererà in background pronto ad intervenire quando necessario a correggere errori alla guida. Il conducente guida da solo, ma Guardian osserva, ed interviene prevenendo incidenti.

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Mitsubishi lavora sulla sicurezza informatica delle auto connesse

di Redazione

Uno dei tanti problemi da risolvere quando si parla di guida autonoma è quello della sicurezza dei dispositivi informatici utilizzati a bordo delle vetture. Le auto che “si guidano da sole” infatti, saranno connesse con le altre vetture e con l’ambiente circostante. Ma una volta “in rete” sono soggette a tutti quei rischi che, ad oggi, siamo abituati a vedere associati ai nostri computer e ai nostri smartphone. È facilmente immaginabile, però, cosa potrebbe succedere se un hacker si impadronisse di una vettura a guida autonoma e la comandasse per i propri scopi.

IL RISCHIO REALE DI HACKERAGGIO

Tutte le Case stanno lavorando per realizzare sistemi di connessione che siano il più possibile impenetrabili. Famoso, infatti, fu l’esperimento in quale due hacker presero il comando di una Jeep a distanza e iniziarono a manomettere alcune funzioni in remoto. Mitsubishi, con il proprio dipartimento “Electric”, ha messo a punto un sistema di difesa che lavora su diversi piani proprio per scongiurare che qualche malintenzionato possa comandare a distanza una vettura connessa.

UNA PROTEZIONE A STRATI

La nuova tecnologia Mitsubishi lavora prima di tutto in fase di avvio del veicolo. Quando si preme il bottone di accensione, in breve tempo (il 10% in meno di una tecnologia tradizionale) si avvia una scansione per verificare l’integrità del software dell’auto. In caso di anomalie, inoltre, la tecnologia Mitsubishi modifica il funzionamento delle centraline, limitando le attività informatiche e concentrandosi solo su quelle attaccate, in modo da limitare anche le possibilità di intervento agli intrusi.

UNA TECNOLOGIA DERIVATA DA SETTORI STRATEGICI

Per mettere a punto la nuova tecnologia di difesa multilivello, Mitsubishi Electric ha attinto alle conoscenze maturate in settori diversi da quelli dell’automotive. Gli stessi sistemi “multistrato” per combattere le intrusioni, infatti, erano stati realizzati e già testati per la sicurezza di impianti industriali per la produzione di energia elettrica, per la gestione delle acque, per l’estrazione di petrolio e gas naturale e per la realizzazione di prodotti chimici.

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Trump non si fida della guida autonoma

di Filippo Vendrame

Il presidente americano Donald Trump non sembra apprezzare molto la guida autonoma. Secondo Axios che ha riportato la notizia, Trump avrebbe espresso in privato la propria sfiducia verso questa tecnologia. Il presidente americano, infatti, non avrebbe alcuna fiducia di un computer che lo porta in giro in auto.

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Guida autonoma: negli USA il 71% è preoccupato dagli incidenti

di Antonio Elia Migliozzi

Il settore automotive si apre alla rivoluzione tecnologica più importante della sua storia. La guida autonoma e connessa rappresenta una sfida per tutti i costruttori ma restano davvero tante incognite senza risposta. Ecco che uno studio mette in luce che il 71% degli automobilisti intervistati non ha alcun interesse a salire a bordo di un veicolo a guida autonoma e si dice spaventato. A pesare in negativo sono stati gli incidenti che hanno coinvolto acune vetture in fase di test; tristemente noto quello che ha visto un mezzo Uber investire ed uccidere un pedone negli Usa. Eppure, prosegue l’AAA, è tutta questione di fiducia perché il 68% dei driver che ha guidato con l’aiuto degli ultimi ADAS ha maggiore propensione a fidarsi di queste funzionalità rispetto ai conducenti che non le possiedono. Vediamo i dettagli.

QUESTIONE DI DIFFIDENZA

Il sondaggio svolto dall’istituto di ricerca AAA ha rilevato che il 71% delle persone ha paura di viaggiare a bordo di veicoli completamente autonomi. I dati indicano che il sentimento generale non è ancora tornato ai livelli precedenti agli incidenti che hanno coinvolto alcuni veicoli in fase di test; prima era “solo” il 63% a manifestare timori. Secondo lo studio la chiave per aiutare i consumatori a sentirsi maggiormente a proprio agio sui veicoli a guida completamente autonoma sarà il contatto vero con le auto autonome pronte per il commercio. Secondo Greg Brannon, direttore del dipartimento Automotive Engineering presso l’AAA “Avere l’opportunità di interagire con la tecnologia dei veicoli parzialmente o completamente automatizzata contribuirà a rimuovere alcuni dei dubbi che i consumatori hanno e ad aprire la porta per una maggiore accettazione” (Leggi Seat punta sul futuro 5G).

IL SONDAGGIO

L’esperienza sembra, infatti, giocare un ruolo chiave nell’impatto delle nuove tecnologie sul mercato. Oggi molte auto circolanti sono dotate di sistemi avanzati di assistenza alla guida, i cosiddetti ADAS, il cui funzionamento si lega a molte tecnologie che vederemo sui veicoli completamente autonomi. Il recente sondaggio AAA ha rivelato che un’interazione regolare con gli ultimi sistemi ADAS come l’assistenza al mantenimento di corsia, il cruise control adattivo, la frenata automatica di emergenza ed il parcheggio automatizzato migliorano significativamente il livello di fiducia del consumatore medio. In media, i conducenti che hanno una di queste quattro tecnologie sulla propria auto hanno circa il 68% di probabilità in più di fidarsi di queste funzionalità rispetto ai conducenti che non le possiedono. Dallo studio emerge che gli americani sono ricettivi all’idea della tecnologia dei veicoli automatici in applicazioni più limitate. Circa la metà, parliamo del 53%, si trova a proprio agio con le forme di trasporto a bassa velocità e a breve distanza, mentre “solo” il 44% vede i buon occhio mezzi completamente autonomi per la consegna di cibo o pacchi. Sul trasporto persone solamente uno su cinque è favorevole alla guida autonoma (Leggi big data una risorsa ancora inesplorata).

I TIMORI

“Nonostante le paure ancora alte, lo studio AAA mostra anche che gli americani sono disposti a compiere piccoli passi verso l’integrazione di questo tipo di tecnologia nelle loro vite, ha continuato Brannon, il quale si dice comunque certo che “L’esposizione pratica in ambienti più controllati e a basso rischio accoppiati a un’educazione più forte giocherà un ruolo chiave nell’attenuare i timori riguardo alle auto a guida autonoma”. Attualmente, più della metà degli americani (55%) pensa che entro il 2029, la maggior parte delle auto avrà la capacità di guidare da sola. Insomma questo sondaggio, condotto a gennaio 2019 su un campione di 1.008 soggetti dai 18 anni in su, ci restituisce uno spaccato vero dell’opinione pubblica in uno dei paesi maggiormente esposto nel settore. Sarà veramente questione di tempo e fiducia? Non resta che aspettare.

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Honda e-Prototype, l’utilitaria elettrica arriva a metà anno

di Vittorio Pipia
Al Salone di Ginevra Honda ha portato la piccola e-Prototype, un’utilitaria completamente elettrica interamente progettata per il mercato europeo, nel quale verrà commercializzata. La casa giapponese crede nell’elettrico e nelle ibride, e si prepara, entro il 2025, a proporre un’intera gamma di veicoli con propulsore elettrico. La e-Prototype punta tutto sulla semplicità e sul minimalismo. […]

Guida autonoma: il test del Co-Pilot360 su Ford Focus

di Donato D'Ambrosi

Continua la rassegna di test Euro NCAP sui sistemi di assistenza alla guida o di guida semi autonoma, dopo aver visto in azione la DS 7 Crossback, l’Audi A6 e la BMW Serie 5. Questa volta nel video che vi proponiamo qui sotto viene messo alla prova il Co-Pilot360 che equipaggia la Ford Focus. Un sistema che secondo Euro NCAP non illude il conducente di poterlo sostituire totalmente e sembra dare il meglio (e meglio di altre auto) soprattutto nelle situazioni di guida longitudinale. Va peggio invece quando un’auto taglia la strada alla Focus e si immette all’improvviso sulla carreggiata monitorata dal sistema Co-Pilot360 Ford.

ASSITENTE ALLA GUIDA NON INVADENTE

Nelle valutazioni del sistema Co-Pilot360 della Ford Focus, Eur NCAP evidenzia subito il rischio nullo che il guidatore possa sopravvalutare le funzionalità di guida autonoma del sistema. Sia il manuale che le indicazioni sul quadro della Focus pongono sempre il conducente al centro del controllo dell’auto. Ma non per questo il sistema resta dormiente quando il guidatore si distrae troppo. Alla richiesta di tenere le mani sul volante, serve una impercettibile sterzata per non illudere il sistema sfiorando solamente la corona. E se il guidatore ignora la richiesta del Co-Pilot360, l’auto viene gradualmente arrestata portandola in una condizione di sicurezza.

A 130 KM/h ALLERTA SOLO IL CONDUCENTE

Nei test di guida a velocità autostradali il Co-Pilot dà il meglio di se. Sebbene – come ricorda Euro NCAP – non funzionando tramite GPS, al sistema basta una chiara segnaletica orizzontale per funzionare al meglio anche su strade extraurbane. Come si vede nel video qui sopra, quando il Co-Pilot360 della Ford intercetta davanti un’auto ferma, attiva la frenata di emergenza sia da 50 km/h sia da 80 km/h. Lo stesso però non avviene se l’Adaptive Cruise Control è impostato a 130 km/h. In questo caso il guidatore riceve solo un “warning” ed è invitato a prendere il controllo dell’auto per evitare l’impatto.

FRENA CON OSTACOLI FERMI E MOBILI

Quando davanti alla Ford Focus si para all’improvviso un’auto lenta ma in movimento a 20 km/h, il Co-Pilot360 attiva la frenata di emergenza anche se l’ACC è settato a 100 km/h. Quando la differenza di velocità sale a 70 km/h (60 per l’auto lenta e 130 km/h per la Focus) il Co-Pilot360 chiede al guidatore di mettere le mani sul volante e attiva la frenata di emergenza. Anche quando la differenza di velocità è di 5 km/h (50 contro 55) il comportamento è buono, immaginando un contesto meno autostradale.

VEDE MENO GLI OSTACOLI TRASVERSALI

Va peggio invece nelle situazioni di traffico cittadino o intenso, dove è più facile che le auto possano all’improvviso cambiare corsia. Sono le situazioni che Euro NCAP riproduce con i test Cut-in e Cut-out. Con il test Cut-out, un’auto lepre precede la Ford Focus e si sposta all’improvviso rivelando un ostacolo fermo: in questo caso il Co-Pilot360 riesce da 70 km/h a fermare quasi completamente l’auto. Mentre se all’improvviso un’auto cambia corsia e si mette di traverso davanti all’auto (Cut-in) il Co-Pilot360 della Focus non riesce a fare nulla. Nonostante la velocità relativa delle due auto (10 km/h contro i 50 km/h) solo l’intervento del conducente riesce ad evitare l’impatto.

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Guida autonoma: il test del Connected Pilot su DS 7 Crossback

di Donato D'Ambrosi

La Guida assistita (o semi autonoma) delle auto più recenti può indurre i conducenti a pensare di potersi distrarre durante la guida. Un rischio che Euro NCAP ha messo alla prova testando i sistemi di assistenza alla guida della DS 7 Crossback. Il sistema Connected Pilot della DS è molto differente dai sistemi di assistenza alla guida che Euro NCAP ha messo alla prova su Audi A6 e BMW Serie 5. Infatti si comporta meglio in molte situazioni di emergenza, pur non sostituendosi al guidatore che deve intervenire per evitare l’ostacolo improvviso. Vediamo cosa ne pensa Euro NCAP in dettaglio del Connected Pilot su DS 7 Crossback, nel video qui sotto.

CONNECTED PILOT ALLA PROVA

Secondo Euro NCAP il Connected Pilot su DS 7 Crossback offre al guidatore un basso livello di supporto, mantenendo quindi l’impressione che il conducente svolge una funzione principale di controllo. Il che è positivo, anche se dalle indicazioni del manuale – secondo i tecnici – il nome Connected Pilot non indica chiaramente che il sistema è un sistema di assistenza alla guida e potrebbe essere facilmente frainteso. Ma tornando alle prove del sistema di assistenza alla guida  nel concreto, la DS 7 Crossback mostra un moderato supporto negli scenari di guida lenti e in frenata. Tra le prove di Euro NCAP infatti viene testato l’intervento dei sistemi di ausili con Adaptive Cruise Control attivo senza che il conducente faccia nulla, quando si ritrova un’auto davanti.  Per rendere il tutto più realistico, l’auto ostacolo “target” è ferma o in movimento nelle varie prove di frenata automatica che si vedono nel video qui sotto.

DS 7 CROSSBACK VERSO L’OSTACOLO FERMO

Con l’auto-ostacolo ferma e il Connected Pilot impostato su una velocità di 50 km/h, l’intervento della frenata di emergenza è immediato. La DS 7 Crossback frena autonomamente senza richiedere alcun intervento al guidatore. Bisogna ricordare che , come prevede la legge, il conducente deve mantenere entrambe le mani sul volante. Ma se non lo fa, basta sfiorare il volante della DS7 per zittire l’allarme sonoro. Nel video Euro NCAP qui sopra, infatti, se la velocità della DS 7 è impostata a 80 km/h, l’auto lancia il warning ma è l’intervento del guidatore ad evitare la collisione.

DS 7 CROSSBACK VERSO L’OSTACOLO MOBILE

Con l’ostacolo in movimento la DS7 si comporta meglio in condizioni di guida autostradale, sia in caso di velocità costante sia in caso di frenata improvvisa dell’auto che precede. La DS 7 Crossback riesce a fermarsi da sola nei casi in cui l’auto davanti procede a 20 km/h e l’ACC è impostato a 100 km/h e quando tra l’auto davanti e la DS7 c’è una differenza di velocità di 70 km/h (60 contro 130). Non accade sempre questo quando invece l’auto davanti frena all’improvviso. Con una differenza di 5 km/h in più per la DS 7 (50 contro 55 km/h), il Connected Pilot frena da solo, mentre con succede se la differenza di velocità sale a 40 km/h (10 contro 50 km/h). Non supera in maniera autonoma neppure i test Cut-in e Cut-out, dove la DS 7 Crossback si lascia illudere da un’auto che la precede davanti e quando questa si sposta il Connected Pilot riesce solo ad allertare il conducente di un ostacolo fermo davanti, travolgendolo. In definitiva il sistema di assistenza alla guida della DS 7 Crossback si rivela un buon ausilio senza particolari ambizioni di guida autonoma.

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Taxi volanti entro 5 anni secondo Intel

di Candido Romano

Il traffico e l’inquinamento sono tra i problemi più importanti che diverse aziende stanno cercando di risolvere. Secondo Anil Nanduri, direttore generale della divisione droni di Intel, sarebbe più economico far volare automobili che costruire tunnel, un chiaro riferimento all’idea di Elon Musk con la sua The Boring Company.

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Progetto Hercules, la guida autonoma più rivoluzionaria è “Made in Italy”

di Dario D'Elia
Volevano realizzare un sistema per la guida autonoma delle auto (e non solo) che fosse a basso consumo energetico, efficiente e poco ingombrante. Volevano dominare il “tempo reale” nel processing. Ci sono riusciti a Modena, grazie al progetto europeo Hercules, i ricercatori dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia (UNIMORE), coadiuvati da Czech Technical […]

L’IA di Deepmind renderà più efficaci i navigatori satellitari con suggerimenti più “umani”

di Alessandro Crea
Deepmind sta cercando di mettere a punto nuovi metodi che consentano di addestrare le intelligenze artificiali a comprendere e usare liste di istruzioni per spostarsi dal punto A al punto B senza dover fare affidamento sul GPS, in modo del tutto simile a quanto fanno quotidianamente gli esseri umani. Si tratta di un obiettivo a […]

ICT4CART, anche l’Italia nel progetto UE che vuol far dialogare auto autonome e ambiente smart

di Dario D'Elia
Il progetto europeo ICT4CART, che vede il coinvolgimento di aziende, istituzioni di ricerca e università di nove Paesi fra cui l’Italia, punta a sviluppare un’architettura ICT che assicuri ai veicoli a guida autonoma connessioni sicure e condivisione dei dati con l’ambiente circostante. Insomma, una piattaforma condivisa che crei un ambiente smart compatibile con il traffico […]

SameDay Bot, anche FedEx ha il suo robottino per le consegne in un giorno

di Alessandro Crea
Si chiama SameDay Bot e, come dice il nome, è un robot a guida autonoma per effettuare le consegne in un giorno. Ad annunciarlo è stata FedEx, che va ad allinearsi così a quanto stanno facendo aziende come Amazon. La sperimentazione del piccolo robot partirà a Memphis e in alcune altre zone quest’estate. Del progetto […]

Gruppo Volkswagen: Alexander Hitzinger da Apple e Porsche al comando delle autonome

di Nicolò Guccione
Volkswagen ha infatti scelto il nuovo responsabile del progetto “ride-hailing MaaS”. Alexander Hitzinger inoltre dovrà dirigere lo sviluppo dei veicoli commerciali.  Hitzinger, inizialmente impegnato in Formula 1 con il team Red Bull Racing, ha poi lavorato per Porsche e ha trascorso un periodo anche negli Stati Uniti collaborando con Apple, dove ha fatto parte del team assegnato a […]

Apple Car: sarà un van elettrico?

di Marco Grigis

L’auto elettrica di Apple, la misteriosa Apple Car che il gruppo starebbe preparando all’interno del suo Project Titan, sarebbe in realtà un van. È quanto spiega un sito tedesco, Manager Magazin, sulla base di alcune informazioni raccolte da fonti vicine ai gruppi ingegneristici di Apple Park. Naturalmente, la società di Cupertino non ha al momento confermato le indiscrezioni emerse.

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Ford lavora a un linguaggio visivo per le auto a guida autonoma, così i pedoni non si allarmano

di Dario D'Elia
Ford ha condotto una serie di test in Germania per capire se la segnaletica luminosa possa rendere più sicura la convivenza fra veicoli a guida autonoma e agli altri utenti della strada, come pedoni, conducenti umani e ciclisti. Il tutto sviluppando un linguaggio visivo di riferimento . La sperimentazione ha qualche elemento di bizzarria, ma […]

Amazon investe nella guida autonoma

di Filippo Vendrame

Amazon sembra essere fortemente interessato ai servizi legati alla guida autonoma. La società di Jeff Bezos, infatti, ha investito diversi milioni di dollari nella startup Aurora Innovation che si occupa di sviluppare piattaforme proprio per la guida autonoma. Questa realtà è stata creata da Chris Urmson , ex dirigente di Google, da Sterling Anderson, ex dirigente di Tesla e specializzato nella guida autonoma e da Drew Bagnell, ex dirigente di Uber.

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