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ShadowCam: il MIT pensa all’auto che “vede dietro l’angolo”

di Valentina Acri
Un nuovo sistema, finanziato dal Toyota Research Institute e sviluppato dal MIT, potrebbe migliorare le future implementazioni della guida autonoma presenti sui veicoli grazie ad una particolare tecnologia dotata di fotocamere standard. La guida autonoma è tra i trend in maggiore crescita nel settore automotive, un’innovazione tecnologica che come è noto porterà sempre più alla […]

Test drive Waymo: la prova su strada di un’auto a guida autonoma

di Donato D'Ambrosi

Della guida autonoma si sa tutto e niente, ecco perché un giornalista ha provato ed ottenuto, il permesso di fare un test drive su un’auto a guida autonoma Waymo. Una prova su strada nel video qui sotto che non racconta solo cosa si prova a salire su un taxi senza conducente. Nel test drive di una Chrysler Pacifica di Waymo a Phoenix, vengono fuori tutti i limiti e le potenzialità Google sta migliorando con i primi passeggeri volontari che però non possono rivelare nulla. Stavolta però è diverso, ecco come (forse) sarà salire a bordo di un taxi a guida autonoma.

SE LA PROVA SU STRADA E’ SENZA CONDUCENTE

L’interazione tra passeggero e conducente quando si sale a bordo di un taxi è forse la prima doccia fredda salendo su un’auto senza conducente. Bisogna un po’ abituarsi al fatto che al volante non c’è nessuno eppure è il primo pensiero che ruba la mente del reporter Ed Niedermeyer (nella foto di copertina per TechCrunch). Secondo il giornalista infatti questo traguardo tecnologico è un nuovo punto di partenza per le sfide che riguardano le auto a guida autonoma. E il test drive della Chrysler Pacifica di Waymo conferma questa ipotesi. Ma visto che un’auto a guida autonoma non si può guidare la prova su strada senza conducente porta a galla valutazioni che su un’auto tradizionale forse non fareste mai.

TEST DRIVE A GUIDA AUTONOMA: MA LA SICUREZZA?

Un’auto a guida autonoma è abbastanza sicura? Nel test drive dell’auto Waymo, la Chrysler Pacifica ha guidato in uno di sobborghi di Phoenix dove si svolgono i test Waymo. Si potrebbe pensare che così è tutto più facile e invece il non sfugge al giornalista la presenza di numerose svolte a sinistra lungo il percorso scelto. L’App Waymo infatti dopo aver comunicato l’arrivo dell’auto ha caricato la troupe con destinazione una caffetteria. Lungo il percorso da un parco al bar durato 10 minuti, i passeggeri restano colpiti da come la guida fosse molto simile a quella di un guidatore umano. Nella prova su strada la Chrysler mostra di adattarsi alla velocità del traffico, alle luci dei semafori e agli stop, quegli atteggiamenti (corretti) tipici di un conducente qualsiasi. E’ la dimostrazione che anche con le manovre prevedibili l’auto a guida autonoma Waymo comunica agli altri conducenti. Ma se è tutto così perfetto perché il servizio di taxi è ancora sperimentale?

GLI AEROPORTI SONO OFF LIMITS PER LA GUIDA AUTONOMA

Una delle osservazioni di Ed Niedermeyer è che la guida impeccabile della Chrysler Pacifica di Waymo si tiene alla larga da una delle destinazioni più popolari: l’aeroporto. Waymo infatti conduce test con 600 veicoli di prova su strada, ma nessuno presso gli aeroporti, neppure con un collaudatore al volante. Tutti i conducenti, compresi i passeggeri del servizio sperimentale di taxi sottoscrivono un accordo di riservatezza. Mentre si sa che ad oggi le auto a guida autonoma Waymo hanno percorso 10 milioni di miglia di collaudi con pochi incidenti, quasi tutti “senza colpa”.

ECCO COSA MANCA ALLA GUIDA AUTONOMA

Cosa manca alle auto a guida autonoma? Secondo il giornalista ci sono limiti legati alla tecnologia che non si risolvono solo con la tecnologia (vedi le norme). L’accordo tra Waymo e Walmart ad esempio ha permesso di capire che far scendere i passeggeri vicino l’entrata del centro commerciale richiedeva una complessità di calcolo maggiore per la presenza di pedoni. Ma ciò che riguarda la psicologia comportamentale e le interazioni delle persone potrebbe essere un campo così vasto da non poter essere rivelato “solo” dopo milioni di chilometri di test.

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Tesla, a breve “Full Self-Driving” in versione beta

di Valentina Acri
Tesla sembrerebbe avere in serbo importanti novità per i possessori dei suoi veicoli.  Elon Musk ha recentemente dichiarato che entro fino anno alcuni proprietari di veicoli Tesla potrebbero avere a disposizione la funzione “Full Self-Driving” in modalità “early access”. Ciò significa che alcuni possessori potranno usufruire di una versione beta del software che verrà in […]

Tesla: guida totalmente autonoma in arrivo prima della fine dell’anno

di Giuseppe
Tesla guida autonoma entro fine anno
Elon Musk, CEO dell'azienda, si prepara a lanciare la guida completamente autonoma sui modelli di punta Tesla: tutto dovrebbe essere pronto per fine anno

Barchetta Magica, la barca-drone italiana in navigazione verso Cuba sulla rotta di Colombo

di Alessandro Crea
Una barca-drone italiana è in navigazione verso Cuba seguendo la prima rotta di Cristoforo Colombo. Si chiama Barchetta Magica e, partita a metà settembre dall’isola Gran Canaria senza equipaggio a bordo, ha già percorso quasi 1.900 km nell’Atlantico con oltre 800 ore di viaggio in totale autonomia. Il piccolo natante a vela di 1,5 metri […]

Machine learning sulle auto Hyundai: il cruise control diventa intelligente

di Donato D'Ambrosi

La machine learning e l’intelligenza artificiale salgono a bordo delle auto Hyundai del prossimo futuro. Hyundai getta le basi delle funzioni di guida autonoma e assistita con lo Smart Cruise Control in grado di apprendere lo stile di guida e il comportamento al volante. Ecco come il Cruise Control intelligente sarà al centro delle funzionalità di guida autonoma delle auto Hyundai e cosa cambia.

IL CRUISE CONTROL INTELLIGENTE SI ADATTAVA SOLO ALLE ALTRE AUTO

La tecnologia attualmente disponibile di Smart Cruise Control permette al guidatore di impostare la distanza dal veicolo che lo precede e l’accelerazione. Ma perché Hyundai ha voluto addestrare il Cruise Control per adattarlo alle preferenze di ogni conducente? Il motivo sta nella risposta predefinita del Cruise Control non sempre gradita dall’utente. I guidatori percepivano la differenza nella risposta del Cruise Control alle condizioni del traffico ed erano riluttanti ad utilizzarlo perché li rendeva ansiosi. Per certi versi è anche il motivo per cui è stato inventato il cruise control da un ingegnere non vedente. E qui entra in gioco la tecnologia di machine learning applicata alle auto Hyundai.

CON LA MACHINE LEARNING IL CRUISE CONTROL SI ADATTA AL GUIDATORE

Lo stesso guidatore potrebbe accelerare in maniera differente in condizioni stradali diverse. Per questo motivo, quando lo Smart Cruise Control era attivo e operava in maniera diversa. Per migliorare le funzionalità della guida assistita, Hyundai ha sviluppato lo Smart Cruise Control basato sul Machine Learning. Il sistema include le valutazioni che fa sullo stile di guida del conducente nel comportamento della guida autonoma. “Il nuovo SCC ML migliora l’intelligenza della tecnologia ADAS precedente per incrementare notevolmente la praticità delle capacità semi autonome” ha dichiarato Woongjun Jang, Vice Presidente di Hyundai Motor Group.

COME FUNZIONA IL CRUISE CONTROL CON MACHINE LEARNING

Il nuovo SCC-ML combina l’Intelligenza Artificiale allo Smart Cruise Control in un sistema che elabora le abitudini di guida del conducente. Attraverso il machine learning, il sistema SCC guida autonomamente ma rispettando il comportamento del guidatore. E’ curioso ricordare come nei test di uno studio i conducenti non amano il loro stesso stile di guida replicato dalla guida autonoma. I sensori (camera e radar frontale) acquisiscono costantemente le informazioni di guida e le inviano al computer che estrae i dettagli rilevanti per identificare lo stile di guida del conducente. Lo stile di guida può essere articolato in tre parti: distanza dal veicolo precedente, intensità dell’accelerazione e quanto rapidamente il sistema risponde ai cambiamenti. In questo modo l’SCC-ML può riconoscere fino a 10 mila modelli di guida ed adattarsi al singolo conducente. Lo Smart Cruise Control con Machine Learning sarà disponibile sulle prossime auto Hyundai assieme al Highway Driving Assist per il cambio di corsia.

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Jaguar I-Pace a guida autonoma: i test sulle strade di Dubai

di Donato D'Ambrosi

Dubai è candidata ad essere una delle capitali a guida autonoma e Jaguar sta marcando il territorio con i test della Jaguar I-Pace. I tecnici Jaguar Land Rover hanno testato un prototipo a guida autonoma della Jaguar I-PACE per le strade di Dubai.

IL PROTOTIPO DELLA JAGUAR I-PACE A GUIDA AUTONOMA

L’impegno di Jaguar Land Rover verso un futuro autonomo, connesso, elettrico e condiviso (ACES) è fondamentale per la sua missione Destination Zero, cioè rendere le società più sicure e più sane e l’ambiente più pulito. Il prototipo Jaguar I-PACE (guarda qui quanto costa la manutenzione dei SUV Jaguar) è stato modificato radar e telecamere, insieme a un sistema di rilevamento del semaforo. Anche la velocità e la sterzata del veicolo sono stati controllati autonomamente durante le prove di guida. A supporto dei test è il sistema che seguiva i percorsi da una mappa HD ad alta definizione e mostrava la posizione del percorso e una vista dettagliata degli incroci.

A DUBAI L’ANTEPRIMA DEL FUTURO A GUIDA AUTONOMA

Jaguar Land Rover condivide obiettivi simili al governo di Dubai in termini di mobilità e sostenibilità. Entrambi desideriamo rendere la guida più sicura, liberare il tempo che trascorriamo viaggiando e ridurre l’impatto negativo che il viaggio ha sul nostro pianeta”. Ha spiegato Bruce Robertson AD Jaguar Land Rover MENAP. “Il Dubai World Congress for Self-Driving Transport affronta direttamente queste stesse importanti sfide. Il nostro prototipo Jaguar I-PACE autonomo è la prova positiva degli impressionanti progressi che la nostra azienda e il nostro settore stanno facendo.”

TEST DI GUIDA AUTONOMA SUPERATI ANCHE IN UK

Jaguar Land Rover continua a guidare l’innovazione per Destination Zero attraverso le sue strutture e attraverso i suoi prodotti e servizi. La tecnologia dei veicoli autonomi svolge un ruolo importante nella realizzazione della strategia. Ad oggi, Jaguar Land Rover ha completato i test della tecnologia nel mondo reale su complesse strade nel Regno Unito e continua a collaborare con il mondo accademico per accelerare l’innovazione.

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Toyota LQ, il concept autonomo con l’assistente virtuale

di Valentina Acri
Toyota ha deciso di andare oltre gli “standard” delle auto che oggi conosciamo. Tecnologia, mobilità green, guida autonoma sono alcuni dei concetti che stanno trasformando che il settore automotive. L’azienda giapponese, proseguendo sulle orme di questo cambiamento, ha progettato LQ, un concept futuristico che utilizza la tecnologia per instaurare un legame profondo tra auto e conducente. […]

Mayflower (Autonomous Ship) per il 400° anniversario dello storico viaggio dei padri pellegrini

di Dario D'Elia
La Mayflower Autonomous Ship (MAS) salperà nel settembre 2020 per ripercorrere a 400 anni di distanza lo stesso viaggio compiuto dai padri pellegrini inglesi per colonizzare l’America. Ma al posto di un galeone a tre alberi ci sarà una sorta di trimarano sperimentale a guida autonoma con alimentazione ibrida basata su energia solare, eolica e […]

Toyota e Subaru, nuovo accordo per i veicoli elettrificati

di Valentina Acri
Proseguono le trattative tra Toyota e Subaru. Le due aziende, infatti, lavoreranno insieme in un nuovo progetto che avrà come obiettivo lo sviluppo e costruzione di veicoli elettrici e a guida autonoma. L’accordo della partnership tra le due risale al 2005, quando Toyota e Subaru firmarono l’accordo commerciale per lo sviluppo di auto sportive a […]

Waymo conferma: in arrivo le auto senza conducente

di Simone Lelli
Prima di parlare di Waymo, è necessario fare un leggero approfondimento: azienda di Alphabet, nasce dall’ex progetto Google Driverless Car, con l’obiettivo di creare un’auto capace di trasportare persone senza avere un conducente. Progetto in lavorazione da parte di Google fin dal 2009, vede ora a capo di tutto l’ingegnere Sebastian Thrun, co-inventore di Google […]

Auto intelligenti: perché il 70% le preferisce al guidatore umano

di Redazione

Le vetture a guida autonoma ispirano fiducia, non fanno paura: è quanto emerge da una ricerca di Ansys, leader mondiale nel campo dei software di simulazione ingegneristica, con sede a Pittsburgh (Pennsylvania, USA). Si tratta di un’indagine sulle auto intelligenti: il 70% le preferisce al guidatore umano. La maggior parte degli intervistati pensa che le auto intelligenti siano meglio degli esseri umani alla guida o che supereranno le capacità umane entro 10 anni.

AUTO A GUIDA AUTONOMA: MEGLIO DELL’UOMO

Ansys ha commissionato la ricerca ad Atomik Research, che ha intervistato 22.041 adulti in 15 mercati: Regno Unito, Stati Uniti, Germania, Austria, Svizzera, Francia, Italia, Spagna, Benelux, Svezia, Giappone, Cina e India. Il Global Autonomous Vehicles Report rivela come stiano cambiando le percezioni dei consumatori nei confronti dei veicoli autonomi. In fatto di auto intelligenti, non solo il 70% le preferisce al guidatore umano, ma quasi tutti gli intervistati non avrebbero problemi a utilizzare una self driving car a un certo punto della propria vita.

PER I GIOVANI, VETTURA A GUIDA AUTONOMA OK

L’87% degli intervistati tra i 18 e i 24 anni e l’88% di quelli tra i 25 e i 34 anni si sentono a proprio agio all’idea di usare vetture autonome nel corso della loro vita. Invece, il 43% degli intervistati over 65 dice che mai salirebbe su un’auto a guida autonoma. Pertanto, più il consumatore è giovane, più è orientato verso le nuove tecnologie delle macchine; quelli più su con l’età hanno maggiori timori, e sono più legati alle vetture tradizionali. Di qui la media: il 70% preferisce i veicoli senza conducente al guidatore umano. Il timore di chi non si fida? Che la tecnologia si guasti d’improvviso, con un incidente come conseguenza. Il 97% dei cinesi si dichiara disposto a utilizzare nel corso della loro vita un’auto a guida autonoma. Viceversa, solo il 57% dei britannici si sentirebbe tranquillo viaggiando su una macchina che non ha un uomo alla guida.

AUTO INTELLIGENTI: FIDUCIA NELLE CASE

Il 24% degli intervistati crede che i produttori di auto di lusso (Audi, BMW, Mercedes, Porsche, Tesla, che è un po’ la regina del settore) offriranno l’esperienza di guida autonoma più sicura, seguiti dalle aziende tecnologiche che potrebbero un giorno offrire auto autonome (20%): Google, Uber, Dyson (che, oltre agli elettrodomestici, fa anche motori elettrici per le auto). E in ultimo dai brand automotive non di lusso (16%). Ma ci si arriverà mai? Secondo Sam Abuelsamid, principal research analyst di Navigant Research, hardware e software necessari per trasformare la guida autonoma in una realtà concreta hanno raggiunto un livello sufficiente di maturità soltanto negli ultimi dieci anni. È necessario, dice, convincere i consumatori che gli algoritmi siano in grado di guidare in modo più affidabile degli uomini. Questo richiederà un enorme lavoro di simulazione da affiancare alle centinaia di milioni di chilometri di test su strada. Per ora, il 70% delle persone preferisce l’auto a guida autonoma rispetto alla persona, ma la percentuale è destinata a salire.

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5 reazioni che potreste avere con un’auto a guida autonoma

di Donato D'Ambrosi

La sola idea di salire su un’auto a guida autonoma può generare emozioni o paure nascoste, un po’ come quella di volare. Le reazioni dei 5 maggiori profili di conducenti alle prese con la guida autonoma sono venute fuori da un’indagine Audi su 21 mila persone. La ricerca ha coinvolto 10 Stati per capire quali sarebbero le reazioni più diffuse delle persone quando si confrontano con un’auto a guida autonoma.

L’INDAGINE AUDI SULLA GUIDA AUTONOMA

L’indagine sulle reazioni alla guida autonoma condotta in Cina, Francia, Germania, Italia, Giappone, Corea del Sud, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti hanno dimostrato che l’opinione delle persone cambia continuamente. L’82% degli intervistati si è dichiarato interessato, il 53% che vorrebbe provarla, ma solo l’8% ha saputo dare una spiegazione su cos’è guida autonoma. Sembra però chiaro un po’ a tutti che la guida autonoma dovrebbe apportare dei vantaggi al di là delle reazioni di cui parleremo più avanti. La mobilità è in testa ai cambiamenti che favorirà la guida autonoma, anche se per T&E più auto creeranno anche più traffico in città. Solo a seguire sono ritenute importanti convenienza, sicurezza, sostenibilità, lusso e piacere di guida. Tra i 5 profili tipo individuati dall’indagine Audi, le reazioni con la guida autonoma trovano riscontro con età, istruzione e Paese di provenienza.

1.REAZIONE SOSPETTOSA ALLA GUIDA AUTONOMA

Il conducente sospettoso, dall’indagine sulla guida autonoma, non è interessato alla tecnologia in generale. Il motivo – secondo il report – è dovuto all’approccio critico verso qualcosa di sconosciuto. E’ molto frequente in Germania (26%), Stati Uniti (23%) e Francia (21%), ma in media si riscontra nel 14% del totale degli intervistati.

2.REAZIONE CURIOSA MA INSICURA

Il conducente riluttante ma curioso è un comportamento di chi dimostra ancora riserve per la guida autonoma ma ne è affascinato. Si può immaginare a bordo di un’auto a guida autonoma a patto che possa controllarne la guida come e quando vuole. Il 24% degli intervistati ha mostrato questa reazione, più frequente in Giappone (31%), Francia (30%) e Regno Unito (28%).

3.CONDUCENTE INTERESSATO MA CON GARANZIE

Il copilota di ampie vedute, è curioso e vuole poter tenere il controllo dell’auto come nel caso 2. Si differenzia però da una reazione meno timorosa verso la guida autonoma. Non nega il desiderio di poterne possedere una a patto che la tecnologia sia stata già ben collaudata anche su strade pubbliche. La pensano così il 30% degli intervistati: Sud Corea (37%), Giappone (35%), Italia (33%), Spagna (32%).

4.LA REAZIONE DI CHI SI LASCIA INFLUENZARE

Il conducente che si lascia influenzare dal trend del mercato e dalle tendenze in generale è lanciato verso la guida autonoma senza incertezze. Tendenzialmente ne fanno una questione di immagine anche se mostrano interesse verso i sistemi dell’auto di cui però non sembrano sapere abbastanza. In media il “trend setter” si ritrova nel 16% degli intervistati, di più in Sud Corea (28%) e Stati Uniti (22%).

5.COME REAGISCONO I PIU’ GIOVANI ALLA GUIDA AUTONOMA

L’esperto di tecnologia è un profilo di guidatore che non teme l’auto a guida autonoma: è consapevole che è solo questione di tempo prima di poter salire su un’auto a guida autonoma. La reazione positiva è controbilanciata solo dall’incertezza delle norme. Secondo l’indagine chi salirebbe tranquillamente su un’auto a guida autonoma come passeggero è chi va più spesso in bici o sui mezzi pubblici ed è sensibile ai temi sul clima. SI tratta del 16% in media degli intervistati, che si concentrano prevalentemente in Cina (46%).

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Con la guida autonoma 40% in più di CO2 e traffico tutto il giorno?

di Donato D'Ambrosi

Le auto a guida autonoma risolveranno, forse, un bel po’ di problemi nelle grandi città, ma quelli derivanti da traffico ed emissioni rischiano anche di essere amplificati. Lo rivela uno studio di Transport&Environment che smonta in parte i benefici delle auto a guida autonoma. Si è quasi certi che senza un conducente in carne ed ossa capace di distrarsi diminuiranno gli incidenti. Un po’ meno però che le auto driverless ridurranno la CO2 e il traffico in centro. Vediamo perché secondo T&E l’ora di punta rischia di diventare il giorno di punta con le auto a guida autonoma in città.

MENO CONDUCENTI EQUIVALE A PIU’ TRAFFICO

Siamo d’accordo sul fatto che le auto a guida autonoma di livello SAE 4 e 5 sono lontane dalla realtà stradale. Perché sostanzialmente è questo di cui parla lo studio di Transport&Environment sugli effetti della guida autonoma su traffico e CO2 da trasporti. Il fattore chiave che influenzerà il traffico in città dipenderà dalla convenienza di prendere l’auto rispetto ad altri mezzi. Le auto a guida autonoma e connesse, elettriche o con motori tradizionali, non saranno più un bene necessario.

AUMENTERANNO LE AUTO MA CI SARA’ MENO SPAZIO IN CENTRO

Molti neppure potranno permettersi un’auto robot che guida da sola: si prenoterà una corsa come per il car sharing, ma senza guidare. Con un numero tendenzialmente in aumento delle auto a guida autonoma condivise, il traffico resterà lo stesso, forse con meno ingorghi. Il traffico nelle città europee passerà – secondo T&E – dal 50% al 150% entro il 2050 senza una regolamentazione specifica. Auto e obiettivi climatici vanno però in direzioni opposte se si pensa che la modellazione urbana in molti Paesi sta togliendo sempre più spazio alle auto.

IL PROBLEMA DELLA CO2 DA AUTO CON LA GUIDA AUTONOMA

Le stime di T&E dicono che riducendo del 60% nelle città europee l’attività dei veicoli si potrebbe conseguire una riduzione delle emissioni da auto del 32% entro il 2050. Bisogna ricordare che le emissioni da autotrasporto sono solo una piccola parte rispetto a fonti più inquinanti. Per non vanificare il conseguimento degli obiettivi climatici in Europa secondo T&E le auto a guida autonoma dovrebbero entrare in città solo se elettriche o ibride. “Automazione, elettrificazione e condivisione sono tre rivoluzioni che possono trasformare il modo in cui ci muoviamo. Ha dichiarato Yoann Le Petit, esperto di mobilità di T&E – Ma se questa sarà una buona cosa per l’ambiente o per la vivibilità delle nostre città dipende interamente dalle scelte che i governi fanno.”

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Huawei lavora al futuro delle auto smart, tra reti mesh e connessioni 5G

di Giuseppe
Huawei lavora al futuro delle auto smart, tra reti mesh e connessioni 5G

L'azienda collabora con multinazionali Americane ed Europee per migliorare la circolazione e la sicurezza delle città di domani

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5 rischi quotidiani in strada che la guida autonoma (forse) cancellerà

di Donato D'Ambrosi

Quanto sono sicure le auto a guida autonoma? Oggi non si fa che parlare della sicurezza degli occupanti delle auto a guida autonoma e come la tecnologia driverless possa proteggere i pedoni. Degli effetti sugli altri utenti della strada che le auto a guida autonoma possono avere è un terreno quasi ancora inesplorato. Quanto saranno sicure le strade con le auto a guida autonoma? Ecco i 5 fattori di rischio maggiori che si affrontano ogni giorno e i pericoli che forse con la guida autonoma non dovremo affrontare tornando a casa dal lavoro.

IL RISCHIO DI UN CONDUCENTE POCO SICURO CON LA GUIDA AUTONOMA

In molti Paesi la tolleranza sull’alcol è zero per chi vuole guidare, ma questo limite non ferma chi alza il gomito e decide di mettersi al volante. Segno a favore per la sicurezza di guida se l’auto potrà riportare a casa il proprietario dopo una festa o una cena. Oggi l’alternativa a guidare è chiamare un taxi. Ma sono molti i casi in cui passeggeri di taxi o Uber (soprattutto a Londra) hanno denunciato di essere stati molestati o derubati proprio perché più indifesi o non in grado di difendersi.

IL RISCHIO DI PERDERE L’AUTOBUS O IL TRAM

Viaggiare sui mezzi pubblici quando sono deserti soprattutto di sera può dare modo a malintenzionati di approcciare altri passeggeri in modo molesto. Questo stesso rischio si corre anche mentre si aspetta l’autobus e se tarda ad arrivare la situazione non è certo migliore. Le auto a guida autonoma hanno già dimostrato nei parcheggi automatizzati di potersi muovere fino a raggiungere il proprietario. Manca la possibilità di farlo su strade pubbliche dove l’abitacolo, in qualsiasi fascia oraria o città può rappresentare un luogo sicuro.

IL RISCHIO DI INCIDENTI CON LE AUTO A GUIDA AUTONOMA

Meno conducenti umani dovrebbero abbassare notevolmente i rischi legati all’ordine pubblico e al lavoro della Polizia. Le auto a guida autonoma possono ridurre notevolmente gli incidenti, anche se su questo aspetto i pareri si dividono e c’è ancora tanto da dimostrare.

IL RISCHIO DI SBAGLIARE STRADA CON IL NAVIGATORE

Il rischio di sbagliare strada è ancora molto alto, tant’è che a causa del navigatore impallato si può prendere una multa o fare anche un incidente.  Con le auto a guida autonoma e le mappe ad alta definizione si prevede che i sistemi di bordo potranno interagire con l’ambiente esterno in modo attivo: l’auto a guida autonoma saprà se è nel posto giusto o meno.

IL RISCHIO DI RIMANERE SENZA AUTO, IN PANNE O RUBATA

I furti auto sono ancora una delle maggiori preoccupazioni di compra un’auto nuova. E’ probabile che quando le auto saranno a guida autonoma saranno acquistate da grandi flotte aziendali. Non correremo più quindi il rischio di restare a piedi se l’auto si guasta all’improvviso (al massimo ne arriverà una in sostituzione). E la criticità del furto sarà gestita telematicamente dal proprietario dell’auto: ci si immagina che premendo un tasto l’auto si potrà disabilitare.

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Audi AI:Trail: il concept futuristico al Salone di Francoforte

di Valentina Acri
Audi ha presentato, in occasione del Salone di Francoforte, il nuovo AI:Trail : un concept decisamente futuristico e 100% elettrico, dedicato principalmente alla guida in off-road. Ben 4,15 metri di lunghezza e 2,15 metri di altezza per racchiudere un concept off-road progettato per regalare esperienze di guida uniche e a zero emissioni. L’obiettivo è probabilmente […]

I 17 termini più usati nella guida autonoma e cosa significano

di Donato D'Ambrosi

La guida autonoma è il modo con cui con variabile approssimazioni si indica un’auto in gradi di svolgere una o più funzioni con diversi gradi di difficoltà. Lo abbiamo visto parlando dei diversi livelli di guida autonoma SAE da 0 a 5. Più è alto il livello SAE (Society of Automotive Engineers) più è ampio l’ambiente in cui un’auto con guida autonoma o assistita può muoversi da sola. Ma cosa cambia operativamente tra un’auto a guida assistita e una a guida autonoma? Per rispondere a questa domanda bisogna conoscere i 17 termini più importanti delle funzioni e situazioni in cui si può trovare un’auto a guida autonoma.

IL DDT DELLA GUIDA AUTONOMA

Per Dynamic Driving Task (DDT) si intendono tutte le operazioni funzionali e tattiche del sistema di guida autonoma. In particolare riguarda ciò che l’auto fa rispetto al rilevamento e alla posizione degli ostacoli o alla gestione del movimento longitudinale e trasversale dell’auto. Non controlla però operazioni che riguardano la destinazione di navigazione.

L’ADS DELLA GUIDA AUTONOMA

Il significato di Automated Driving System sta per Sistema di Guida Autonomo e riguarda l’hardware e il software che permettono di eseguire un intero Dynamic Driving Task. L’ADS può avere un determinato livello di automazione stabilito in base di progettazione e arrivare anche a sostituire il conducente.

L’ADSE DELLA GUIDA AUTONOMA

L’Automated Driving System Entity ha a che fare con l’ADS e infatti il significato del termine si riferisce all’entità che è legalmente responsabile dell’ADS. Su questo aspetto ci sono ancora tanti punti da chiarire a livello normativo, ma può essere il Costruttore dell’auto, il conducente o altra entità preposta.

L’ODD DELLA GUIDA AUTONOMA

Il termine ODD nella guida autonoma sta per Operational Design Domain. Riguarda le condizioni statiche e operative nelle quali un Automated Driving System può funzionare senza limiti geografici o temporali.

L’AD NELLA GUIDA AUTONOMA

L’Automated Driving è il termine più comune per indicare il passaggio delle responsabilità dal conducente al sistema ADS durante il Dynamic Driving Task. In questa situazione il sistema di guida autonoma è l’unico responsabile del controllo dell’auto.

L’AD COME VEICOLO A GUIDA AUTONOMA

Con il termine AD si indica anche Automated Vehicle, cioè qualsiasi veicolo con capacità di Automated Driving.

IL DD DELLA GUIDA AUTONOMA

Il Driving Domain della guida autonoma è una macro classe che include i diversi Operational Design Domain in cui può operare un’auto con guida assistita o autonoma. Si riferisce generalmente alle funzionalità di parcheggio, guida in città, extraurbana e in autostrada.

L’UIC DURANTE LA GUIDA AUTONOMA

Per UIC si intende User in Charge, cioè l’utente responsabile del Dynamic Driving Task. Qualcosa che vedremo spesso citare soprattutto da norme e leggi sulla responsabilità.

L’RSF DELLA GUIDA AUTONOMA

Con il termine RSF si intende Relevant System Failure. Quando si verifica un RSF, l’Automated Driving System non è in grado di eseguire correttamente un Dynamic Driving Task. In questi casi il sistema di guida autonoma sarà predisposto per avvertire il conducente e restituirgli i comandi.

L’MRM DURANTE LA GUIDA DI UN’AUTO AUTONOMA

MRM (o MRC) significa Minimum Risk Manoeuvre (o Minimum Risk Condition). E’ ciò che un’auto a guida autonoma è progettata a fare in condizioni di Relevant System Failure o ad esempio in caso di foratura o avaria.

IL DDTF NELLA GUIDA AUTONOMA

Con Dynamic Driving Task Fallback ci si riferisce alla risposta dell’utente responsabile nei casi in cui si verifica un errore del sistema (Relevant System Failure). Allo stesso modo lo User-In-Charge può essere interpellato anche quando il Dynamic Driving Task si trova ad operare fuori dai limiti dell’Operational Design Domain.

L’FMS IN CASO DI AVARIA

FMS significa Failure Mitigation Strategy, cioè la Strategia di Mitigazione degli errori della guida autonoma. Si attua nei casi in cui non è possibile attuare una Minimum Risk Manoeuvre o il conducente (User In Charge) non è in gradi di prendere i comandi in breve tempo. In questi casi l’auto può rallentare, segnalare l’avaria e fermarsi in un posto sicuro, tranne al centro della carreggiata.

LA IIR AL CONDUCENTE

Il termine IIR usato per la guida autonoma significa Initiated Intervention Request: è un avviso che l’auto dà al conducente luminoso o sonoro di eseguire un rapido Dynamic Driving Task Fallback. IN pratica lo richiama all’attenzione perché serve che riprenda il controllo manuale dell’auto.

OC E RC CON LA GUIDA AUTONOMA

I termini OC (Offer & Confirm) e RC (Request & Confirm) indicano il processo esatto con cui l’ADS trasferisce o chiede al conducente il controllo dell’auto. In altre parole è un modo per essere certi che nel passaggio del “timone” dall’ADS al conducente (e al contrario) non ci siano fraintendimenti.

IHR ALLA GUIDA AUTONOMA

IHR significa Initiated Handover Request, e l’azione con cui il conducente fa capire all’ADS di voler riprendere il controllo dell’auto. Spesso basta impugnare il volante con una presa decisa e sterzare impercettibilmente ma dipende dai diversi sistemi di sicurezza.

ST DURANTE LA GUIDA AUTONOMA

Per ST durante la guida autonoma ci si riferisce a Secondary Task, in pratica tutte le attività secondarie che il conducente può svolgere e non fanno parte del Dynamic Driving Task. Con i livelli SAE 2+ attualmente non è consentito svolgere operazioni che distraggono il conducente, come leggere, mangiare o vedere un film. Le attività secondarie fanno parte quindi del prossimo futuro a patto che passino per il sistema infotainment dell’auto. Solo così l’ADS è in grado di richiamare tempestivamente l’attenzione del conducente in caso di Dynamic Driving Task Fallback.

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Tesla va da sola mentre il guidatore dorme: il video bufala sull’Autopilot

di Redazione

Attenti al video bufala sulla Tesla Model X. Si vedono guidatore e passeggero che dormono mentre l’auto va da sola: se non sono assopiti, sono almeno incoscienti. Comunque, hanno gli occhi chiusi e la macchina viaggia in automatico. Stando al filmato, la Tesla Model X ha in funzione il sistema di guida che assiste il conducente: l’Autopilot. Come ha evidenziato Paolo Attivissimo sul blog Il disinformatico, si tratta di una fake news, parlando del guidatore che dorme con l’Autopilot.

AUTOPILOT: NON VA IN AUTOMATICO AL 100%

Anzitutto, l’Autopilot è un sistema di guida assistita: aiuta il guidatore, non lo sostituisce. Con l’Autopilot la vettura non va da sé del tutto, non si tratta di macchina a guida autonoma di livello 5, ma di un livello intermedio di automazione. È vero che il nome trae in inganno: Autopilot. Ma questo è un problema di marketing, di nome che doveva attrarre e affascinare i clienti. Le istruzioni della Casa californiana, di proprietà del pirotecnico Elon Musk, sono chiare: l’Autopilot aiuta e non sostituisce al 100% l’uomo al volante. Che era e resta responsabile di quello che fa l’auto, degli eventuali incidenti, delle lesioni agli altri utenti della strada e ai passeggeri in caso di sinistro o uscita di carreggiata. Il conducente non può certo dormire con l’Autopilot Tesla: in caso di incidente, paga le conseguenze dal punto di vista civile, assicurativo, penale.

AUTOPILOT COL GUIDATORE CHE DORME

L’Autopilot ogni tanto richiede la presenza del guidatore, che si deve far sentire: l’uomo deve dimostrare alla macchina di esserci, che è sveglio, attivo, pronto a reagire in caso di pericolo. Obiettivo sicurezza: l’Autopilot Tesla aiuta a prevenire gli incidenti e a guidare nel comfort. Per farlo, l’essere umano deve tenere gli occhi aperti, con le mani che possono intervenire sul volante, e con le gambe che possono agire sui pedali. Se l’Autopilot fa viaggiare in tranquillità, magari senza traffico, il guidatore non interviene; se il robot non riconosce ostacoli di qualsiasi natura o non legge bene la strada o la segnaletica, allora il conducente interviene.

LA SVEGLIA AL GUIDATORE

Cosa succede se il guidatore dorme con l’Autopilot Tesla? Trascorsi 40 secondi, il sistema attiva un allarme video: lo schermo si illumina. Se l’uomo non reagisce, dopo 50 secondi dallo svenimento arriva un allarme sonoro intervallato da silenzio. Nessun segno di vita del guidatore? Dopo 70 secondi dalla “scomparsa” dell’essere umano in auto, l’allarme sonoro si fa continuo. Il conducente deve reagire: deve far sentire la propria presenza sul volante. Con una presa di una certa consistenza sul volante stesso. Una resistenza del braccio del guidatore rispetto a quello che l’Autopilot farebbe se il conducente dormisse. In assenza di segnali di vita dell’uomo, secondo l’Autopilot il guidatore sta dormendo o è svenuto o è morto per un infarto, o comunque non è in condizioni di guidare: risultato, la vettura rallenta da sé, si accosta, si ferma. Con livelli di sicurezza quanto più possibile elevati, anche grazie al fatto che la Tesla attiva gli indicatori di direzione (comunemente note come frecce). Ovviamente, è tutto migliorabile: in fatto di guida del tutto autonoma o semiautonoma, i margini di sviluppo tecnologici sono ancora notevoli. Ma quel video che getta ombre sinistre sulla Tesla è una bufala. Anche pericolosa: il guidatore che simula di essersi addormentato è un idiota che mette in pericolo la sicurezza stradale, col rischio di emulazione da parte di altri utenti poco sensibili al tema dei sinistri mortali.

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12 caratteristiche che non devono mancare alla guida autonoma di un’auto

di Donato D'Ambrosi

Sulla sicurezza dei sistemi di guida autonoma di livello superiore al 2 i dubbi sono più che fondati, altrimenti non si spiegherebbe perché le auto premium ne sono ancora sprovviste. Cosa deve avere un sistema di guida autonoma (senza l’intervento del conducente) per definirsi sicuro? Un rapporto di Thatcham Research elenca le 12 caratteristiche di sicurezza ritenute fondamentali che su un’auto non dovrebbero mancare.

POCHE E SEMPLICI REGOLE PER GLI UTENTI

La confusione è una caratteristica molto diffusa nei nomi e nelle funzioni dei recenti sistemi di guida semiautonoma. La capacità di saper distinguere la guida autonoma dalla guida assistita è una caratteristica importante. Capire cosa deve e può fare realmente il conducente quando si mette al volante di un’auto è alla base dell’utilizzo corrette delle tecnologie avanzate di guida autonoma. Più i sistemi saranno intuitivi meno formazione servirà, con rischi ridotti di “misuse”, cioè uso errato o abuso involontario.

QUANDO E’ ATTIVA LA GUIDA AUTONOMA

I sistemi di guida autonoma devono avere un ODD (Operational Design Domain). Significa che devono determinare con estrema precisione i momenti in cui è attiva la guida autonoma e quelli in cui è il conducente ad avere i comandi. Questo si allaccia anche alla capacità delle persone di riprendere in sicurezza il controllo dell’auto nel più breve tempo possibile.

LA GUIDA AUTONOMA E LE AUTO IN STRADA

Il sistema di guida autonoma deve essere affidabile e prevedere le reazioni degli altri utenti della strada. Deve inoltre rispettare i regolamenti stradali e tenere conto delle loro variazioni.

LE MANI SUL VOLANTE NON BASTANO

Il monitoraggio attivo dell’utente è essenziale e non deve fare affidamento solo sul rilevamento “hands on wheel, cioè della presenza delle mani sul volante. I sistemi di guida autonoma infatti rilevano in modo molto variabile se il conducente è attento: spesso basta sfiorare il volante o toccare uno dei pulsanti per illudere il sistema.

L’AUTO A GUIDA AUTONOMA NON PREVEDE DISTRAZIONI “ESTERNE”

Tutte le attività secondarie consentite per legge in un’auto a guida autonoma devono avvenire attraverso il sistema di infotainment dell’auto. Questo perché se il sistema di guida autonoma rileva una criticità operativa può richiamare l’attenzione del guidatore in modo molto più immediato ed efficace.

LE CONDIZIONI IN CUI PUO’ FUNZIONARE LA GUIDA AUTONOMA

La guida automatizzata deve avvenire solo dopo autodiagnosi del sistema. Devono cioè essere verificate tutte le condizioni operative dell’Operational Design Domain e che lo stato di attenzione del conducente sia idoneo.

I COMANDI DALLA GUIDA AUTONOMA AL CONDUCENTE

Il sistema di guida autonoma deve gestire l’attenzione del conducente quando svolge attività secondarie, in modo da poter restituire i comandi in modo sicuro se necessario.

IL CONDUCENTE RIPRENDE I COMANDI DALLA GUIDA AUTONOMA

Il sistema di guida autonoma deve prevedere specifiche modalità di “consegna” dei comandi al conducente:
– pianificata, ad esempio quando si avvicina un’uscita autostradale;
– non pianificata, ad esempio quando cambiano le condizioni operative e viene allertato il conducente;
– richiesta esplicita del conducente di riprendere i comandi;
– errore del sistema, coinvolgendo il conducente e mantenendo una Condizione di Rischio Minimo.

COSA SUCCEDE SE LA GUIDA AUTONOMA SI BLOCCA

Tutte le operazioni di “passaggio di responsabilità” non devono avvenire in maniera automatica ma prevedere un’esplicita richiesta seguita da una conferma. Inoltre, in caso di inoperabilità del sistema o impossibilità del conducente a riprendere i comandi l’auto deve fermarsi. L’arresto in carreggiata non è contemplato come MRM (Minimum Risk Manoeuvre – Manovra con Rischio Minimo).

GUIDA AUTONOMA A PROVA DI CYBER ATTACK

I sistemi di guida autonoma devono essere progettati e realizzati per ridurre al minimo la vulnerabilità e le conseguenze di un attacco informatico. Anche gli aggiornamenti over-the-air devono rispettare le disposizioni della certificazione di conformità ISO 21434.

ERRORI DELLA GUIDA AUTONOMA IN UN INCIDENTE

Il tracciamento dei dati telematici in caso di incidente deve essere messo a disposizione limitatamente agli assicuratori per definire le condizioni di funzionamento del sistema di guida autonoma. E’ in effetti anche il principio su cui si fonda l’assicurazione Tesla per le auto dei clienti.

LA DURATA DEI SENSORI PER LA GUIDA AUTONOMA

I sistemi di guida autonoma devono garantire il corretto funzionamento dei sensori e del software per almeno 10 anni. In caso di danni minori i sistemi devono essere capaci di resettarsi in modo autonomo prevedendo un archivio di eventi in cui reset ed errori vengono memorizzati.

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