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Coronavirus: le precauzioni su taxi, autobus e metro

di Raffaele Dambra

coronavirus precauzioni

L’allarme Coronavirus richiede delle precauzioni particolari per chi viaggia in Italia su taxi, autobus, metro e altri mezzi pubblici? Al di là della psicosi, spesso ingiustificata, che si sviluppa in circostanze come questa, anche grazie alla diffusione di improbabili fake news, non è affatto una cattiva idea rispettare alcune avvertenze che in realtà risultano utili per qualsiasi tipo di infezione, a cominciare ovviamente dal malanno stagionale per eccellenza, il virus influenzale.

CORONAVIRUS: QUALI PRECAUZIONI SUI MEZZI PUBBLICI?

Una delle maggiori paure riguarda il possibile contatto sui mezzi pubblici con persone potenzialmente infette dal Coronavirus, che per ovvie (ma non sempre valide) ragioni sono identificate nei cittadini cinesi o comunque di origini cinesi. Esempio: devo prendere un taxi da cui è appena sceso un cinese, che faccio? Sono salito sull’autobus o in metropolitana e ci sono numerose persone cinesi, alcune delle quali stanno pure starnutendo, corro qualche rischio? Proviamo a dare una risposta esaustiva a queste e ad altre domande basandosi sulle indicazioni ufficiali rilasciate dal Ministero della Sanità, che a sua volta si rifà alle disposizioni dell’OMS.

CORONAVIRUS: INUTILE DISCRIMINARE I CINESI

Prima questione: i cinesi. Il problema non sono i cinesi in quanto tali. Il problema sono i cinesi e i cittadini DI QUALSIASI ALTRA NAZIONALITÀ che hanno recentemente soggiornato nelle aree a rischio della Cina, in particolare nei pressi della città di Wuhan dove si è sviluppato il Coronavirus. Quindi non esistono motivi per non frequentare persone, ristoranti e negozi cinesi in Italia, i pericoli sono veramente minimi. Bisogna semmai prestare un po’ di attenzione ai soggetti che sono rientrati o arrivati da poco dalla Cina e che presentano i sintomi del virus. A questo proposito va ricordato che fin dallo scorso 30 gennaio 2020 il nostro Governo ha disposto la sospensione del traffico aereo con la Repubblica Popolare Cinese, compresi Hong Kong, Macao e Taiwan.

PRECAUZIONI CORONAVIRUS: RICONOSCERE I SINTOMI

Seconda questione: i sintomi. I sintomi più comuni del Coronavirus includono febbre, tosse e difficoltà respiratorie. Nei casi più gravi l’infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e persino la morte. Ovviamente non è assolutamente detto che se una persona tossisce o starnutisce – italiana, cinese o di qualunque altra nazionalità – è perché ha il Coronavirus. È molto probabile che sia semplicemente raffreddata, o al massimo influenzata. Del resto siamo nel periodo del picco influenzale. In ogni caso, sui mezzi pubblici e in altri luoghi, per ridurre al minimo il rischio di contagio (il virus, come la maggior parte delle malattie respiratorie, si trasmette per via aerea) è sufficiente evitare contatti ravvicinatissimi con persone che presentano i sintomi di cui sopra. E qualora succeda, lavarsi le mani il prima possibile. Ma queste precauzioni valgono anche per il raffreddore e l’influenza.

CORONAVIRUS: LAVARSI SPESSO LE MANI

Terza questione: le precauzioni. Abbiamo appena accennato ad alcune precauzioni per scongiurare ogni possibile rischio. Il Ministero della Salute ricorda che le raccomandazioni per ridurre l’esposizione e la trasmissione di una serie di malattie respiratorie (dal comune raffreddore al… Coronavirus) comprendono: il mantenimento dell’igiene delle mani (lavare spesso le mani con acqua e sapone o con soluzioni alcoliche) e delle vie respiratorie (starnutire o tossire in un fazzoletto o con il gomito flesso, gettare i fazzoletti utilizzati in un cestino chiuso immediatamente dopo l’uso e lavare le mani), ed evitare il contatto ravvicinato, quando possibile, con chiunque mostri sintomi di malattie respiratorie come tosse e starnuti. Normalmente le malattie respiratorie non si trasmettono con gli alimenti, che comunque devono essere manipolati rispettando le buone pratiche igieniche ed evitando il contatto fra alimenti crudi e cotti. Allo stesso modo è assai improbabile che i pacchi e le merci importati dalla Cina possano trasmettere l’infezione.

CORONAVIRUS: LA MASCHERINA SERVE A POCO

Quarta questione: l’uso della mascherina. Molte persone, credendo in questa maniera di difendersi dal Coronavirus, hanno preso d’assalto negozi e farmacie per accaparrarsi le mascherine protettive. Che però servono a poco, quanto meno in Italia (in Cina è un altro discorso), come ha confermato tra gli altri al Corsera Matteo Bassetti, presidente della Società italiana terapie antinfettive: “Le mascherine non rientrano tra le misure di protezione raccomandate dall’OMS, che invece insiste sulla corretta pulizia delle mani. Oltretutto la maggior parte delle mascherine commerciali non hanno filtri e non aderiscono ai lati del viso lasciando quindi spazi scoperti. Inoltre molti modelli non coprono gli occhi che, assieme a naso e bocca, potrebbero essere una delle vie di penetrazione degli agenti infettivi”.

FAKE NEWS SUL CORONAVIRUS

Quinta e ultima questione: le fake news. In rete, soprattutto sui social, girano diverse notizie fasulle sul Coronavirus, molte delle quali purtroppo di stampo razzista. A tal proposito un’altra fonte autorevole come la Croce Rossa Italiana ha realizzato un podcast (che trovate qui in basso e che vi invitiamo ad ascoltare) che smonta le fake news online sul contagio e sui metodi per difendersi. Per esempio non è assolutamente vero che assumere paracetamolo in via preventiva sia una soluzione, anzi probabilmente è il contrario. Così come non risponde al vero che i migranti che affrontano il viaggio dall’Africa per raggiungere le coste italiane siano potenziali portatori del virus che si è sviluppato in Cina.

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Orari Autobus Inghilterra: tariffe, posizione e ritardi online dal 2020

di Donato D'Ambrosi

Il progetto Bus Open Data Service nel Regno Unito permetterà a viaggiatori e turisti di trovare gli orari autobus, tariffe, posizione e i ritardi online. Un piano che entro il 2022 vuole restituire trasparenza e qualità al servizio di trasporto pubblico, ma arginare anche l’espansione dei servizi di mobilità alternativi (Uber e Lyft).

ORARI AUTOBUS INGHILTERRA, I RITARDI SCORAGGIANO I PASSEGGERI

Il Dipartimento per i Trasporti inglese vuole combattere i ritardi, pubblicandoli e mettere a disposizione degli utenti un servizio connesso e tracciabile. Qualcosa che a grandi linee sembra prendere spunto a mani basse dai più diffusi servizi di ride sharing: prenoti una corsa, sai quanto costa e puoi seguire il driver lungo il percorso. Ufficialmente, l’annuncio di rendere digitali i viaggi in autobus, spera di contrastare la fuga dei pendolari verso altri mezzi “a causa di scarse informazioni disponibili” e questo per il DfT non fa che peggiorare il traffico stradale.

IL PROGETTO BUS OPEN DATA SERVICE E GLI ORARI AUTOBUS ONLINE

Questo progetto pionieristico porterà trasparenza ai passeggeri, aumentando l’uso degli autobus e aiutando il settore a prosperare. Ha dichiarato il ministro Baroness Vere – solo un esempio di come il governo sta sfruttando la tecnologia per rendere i viaggi attraverso il Regno Unito più verdi, più facili, più sicuri e più affidabili.” Il progetto Bus Open Data Service in Inghilterra prevede che gli operatori di autobus forniscano i dati sugli orari entro la fine del 2020 e i dati su tariffe, biglietti e posizione entro il 2021.  Fornire dati sulla posizione degli autobus online in tempo reale – secondo il Dipartimento per i Trasporti – aumenta la fiducia dei passeggeri, mentre una maggiore trasparenza tra i diversi operatori contribuirà a mantenere basse le tariffe dopo anni di aumenti.

AUTOBUS ONLINE: IN INGHILTERRA SI PAGHERÀ CON LO SMARTPHONE

L’era digitale degli orari autobus online, comporterà un lavoro di IT per il lancio di svariate applicazioni mobile. Entro il 2021 tutti gli autobus dovranno accettare il pagamento contactless e i viaggiatori potranno acquistare il biglietto online e gestire il loro viaggio totalmente tramite uno smartphone. In alcune aree come nel West Midland dove sono state destinate risorse alla condivisione dei dati sugli autobus, pare siano già aumentate le corse a 7,8 milioni/anno.

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Autobus italiani tra i più vecchi d’Europa, hanno oltre 11 anni

di Donato D'Ambrosi

Viaggiare in autobus è sicuro

Gli autobus italiani sono tra i peggiori d’Europa: lo rivela un’indagine del Centro studi Continental. In media i bus in Italia hanno 4 anni in più rispetto al resto degli Stati membri. Tra le regioni italiane con gli autobus più vecchi c’è la Sardegna, dove solo 1 mezzo su 10 ha meno di 6 anni.

L’ETA’ DEGLI AUTOBUS TRA ITALIA ED EUROPA

L’80,4% degli autobus in circolazione in Italia è stato immatricolato fino al 2012 e solo il 19,6% a partire dal 2013, e quindi negli ultimi sei anni. Sono i dati elaborati dal Centro Ricerche Continental Autocarro su quelli ACI. Il parco circolante di autobus continua a crescere (nel 2018 ha superato 100.000 veicoli con un calo di immatricolazioni rispetto all’anno precedente. Questi due elementi causano l’aumento dell’età media del parco circolante di autobus in Italia poiché si continuano a mantenere in circolazione anche gli autobus più vecchi e il tasso di sostituzione è molto basso. In Italia gli autobus in circolazione hanno circa 11,4 anni di media, a fronte dell’età media europea di circa 7,5 anni.

AUTOBUS VECCHI E MENO SICURI

Le conseguenze di questa situazione sono intuitive, in termini di minore sicurezza della circolazione e di maggior impatto ambientale, afferma Continental. Gli autobus più vecchi ancora in circolazione, infatti, hanno dispositivi di sicurezza non aggiornati con le tecnologie più recenti. Allo stesso tempo presentano livelli di emissioni di sostanze inquinanti più alti rispetto ai mezzi di ultima generazione. Il Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile prevede il rinnovo del parco autobus con mezzi a basso impatto per 3,7 miliardi di euro nel periodo 2019-2033. Il piano prevede la sostituzione degli autobus per trasporto pubblico locale con mezzi elettrici, a metano o a idrogeno. Clicca sull’immagine qui sotto per vedere la tabella a tutta larghezza.

DOVE SONO I BUS PIU’ VECCHI D’ITALIA

La regione in cui vi è la maggior percentuale di autobus immatricolati fino al 2012 ancora in circolazione è la Sardegna (92,2% sul totale degli autobus in circolazione), seguita da Calabria (90,5%) e Basilicata (90,3%). Anche le posizioni successive della graduatoria sono occupate da regioni del Sud Italia. In generale la percentuale di autobus vecchi ancora in circolazione è maggiore al sud che nelle altre zone d’Italia. Questa tendenza è confermata anche se si prendono in considerazione i dati provinciali: infatti le province in cui la percentuale di autobus immatricolati fino al 2012 ancora in circolazione supera il 90% sono quasi tutte al sud (ad eccezione di Vercelli e Rieti) come testimoniato dalla tabella qui a lato.

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Bonus rottamazione auto per TPL: slitta il decreto

di Redazione

Ricordate il bonus rottamazione? Era nella bozza di decreto sull’emergenza climatica. Ma è già saltato, perché non ci sono i soldi. Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa voleva far approvare subito le norme, però altri ministri lo hanno stoppato: le regole vanno ponderate in coordinamento con altri dicasteri, in quanto le risorse scarseggiano. Il bonus rottamazione per adesso non può diventare realtà.

QUAL ERA L’OBIETTIVO DEL BONUS ROTTAMAZIONE

La bozza di decreto “per il contrasto dei cambiamenti climatici e la promozione dell’economia verde” era un bonus auto rottamazione da 2.000 euro a chi rottama un’auto vecchia senza comprarne una nuova. Stando alla bozza, ne avrebbe avuto diritto chi vive in metropoli molto inquinate, che hanno contribuito a far salire il rischio di multa (un miliardo di euro) appioppata  dall’Unione europea all’Italia. Parliamo di Roma, Milano, Napoli, Torino, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Venezia e Reggio Calabria. Per il bonus, sarebbe servito rottamare un’auto fino a Euro 4.

UN INCENTIVO PER I BUS

Non sarebbe stato il solito incentivo: rottamare l’auto vecchia per comprare quella nuova con lo sconto dello Stato. Il bonus rottamazione di 2.000 euro sarebbe stato un credito di imposta, da sfruttare entro i successivi cinque anni per abbonamenti al trasporto pubblico locale, per i servizi di sharing mobility con veicoli elettrici e per quelli a zero emissioni. Via quindi le auto vecchie e molto inquinanti; a favore di mezzi di trasporto meno inquinanti. Però il ministro Costa non getta la spugna. Se il decreto salta perché mancano i soldi, lo stesso provvedimento può essere inserito in un disegno legge. È quanto si verifica spesso in Italia, specie quando si legifera in materia di auto pulite: se il disegno legge non viene approvato, si prova con un decreto. E viceversa. Resterebbe però il guaio delle risorse: dove trovare i fondi per il bonus rottamazione, in un Paese sovraindebitato?

QUALI BONUS RESTANO

A questo punto, il consumatore ha a disposizione i bonus per le auto elettriche, acquistate e immatricolate in Italia dal 1° marzo 2019 al 31 dicembre 2021: l’incentivo va da 1.500 a 6.000 euro, in base alle emissioni di CO2. In più, ogni singolo automobilista, in funzione della residenza, può verificare se la Regione o la Provincia stanzia bonus locali. Per le macchine a basso impatto ambientale: elettriche, ibride, a gas. Terzo tassello: le campagne delle Case automobilistiche, con sconti del Produttore che si sommano a quelli dello Stato e degli enti locale.

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Viaggiare in autobus è sicuro 40 volte più che in auto

di Redazione

Viaggiare in autobus è sicuro

È ufficiale: viaggiare in autobus è sicuro, almeno quanto viaggiare in treno. Non lo diciamo noi ma lo dice uno studio dal titolo “Il trasporto interurbano con autobus” del professor Paolo Beria del Politecnico di Milano, incentrato sul mercato in Italia delle autolinee a lunga percorrenza, con uno specifico focus sul tema della sicurezza. Considerando infatti l’indice di mortalità rispetto ai volumi di traffico (periodo 2011-2017), risulta che un viaggio su un bus da turismo è 40 volte più sicuro di quello in auto e circa 300 volte di uno effettuato con motociclo o ciclomotore. Di fatto l’autobus ha un livello di mortalità paragonabile a quello del treno, quindi molto basso.

VIAGGIARE IN AUTOBUS: IN ITALIA SOLO 6 INCIDENTI SU 1000

Il numero di incidenti stradali con feriti in Italia si è stabilizzato nel periodo di riferimento intorno alle 175.000 unità. Di questi, si legge nell’analisi del prof. Beria, solo 6 su 1000 hanno coinvolto autobus in servizio extraurbano. E poco meno della metà sono incidenti in cui l’autobus, dai primi rilievi, è risultato incolpevole per la tipologia di sinistro occorso. Dal 2011 al 2017 le vittime, considerando tutte le parti coinvolte (quindi anche eventuali pedoni investiti), sono state tra 15 e 60 all’anno. Numeri che peraltro risentono di due singoli disastri: l’incidente sull’A16 del 28 luglio 2013 (40 morti) e quello sull’A4 del 20 gennaio 2017 (16 morti). Altrimenti sarebbero stato di gran lunga inferiori.

INCIDENTI AUTOBUS: LE CAUSE

Statistiche alla mano, i (pochi) sinistri stradali che coinvolgono autobus avvengono soprattutto nei giorni feriali e negli orari di punta, coincidenti in linea di massima con i momenti di maggior traffico. Le condizioni meteo rappresentano una delle maggiori cause di incidenti, soprattutto in presenza di nebbia fitta. Spiccano poi la mancata distanza di sicurezza e la guida distratta o indecisa. Anche l’eccesso di velocità si conferma uno dei fattori di mortalità principali, soprattutto in ambito extraurbano, mentre lo sbandamento causa più feriti. Per fortuna le aziende e i conducenti autobus risultano mediamente più attenti alle normative del Codice della Strada rispetto a operatori similari.

VIAGGIARE IN AUTOBUS: SICUREZZA E PREVENZIONE

Lo studio che, numeri alla mano, ha dimostrato quanto sia sicuro viaggiare in autobus in Italia, si è poi concluso affrontando due temi molto importanti: i sistemi di sicurezza passivi e la prevenzione degli incidenti. Nel primo caso è emerso che i rischi per gli occupanti sono dovuti principalmente a operazioni di carico e scarico, frenate improvvise e impatti del mezzo. A questo proposito risulta fondamentale l’uso corretto delle cinture di sicurezza sui bus, unitamente all’installazione di sedili con caratteristiche e ancoraggi adeguati. Tra i maggiori sistemi di prevenzione degli incidenti, invece, ci sono il controllo a distanza tramite GPS della flotta e la telediagnostica per individuare possibili guasti. E anche il rispetto dei tempi di guida e della cadenza degli intervalli di riposo dei conducenti. Dovrebbero fermarsi per almeno 15 minuti ogni 2 ore ed essere esentati da tutti i compiti collaterali (vendita biglietti, carico bagagli), fonti di ulteriore stress.

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