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Ieri — 25 Giugno 2019RSS feeds

Google puntualissima con Android Auto: la nuova interfaccia è in rilascio

di Giuseppe Biondo

La nuova interfaccia di Android Auto ha imboccato la via del rilascio. I cambiamenti sono parecchi, funzionali ed estetici

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Foratura pneumatico: la riparazione certificata che resiste anche a 300 km/h

di Donato D'Ambrosi

Riparare una gomma forata o sostituirla con una nuova? Il dilemma non ha trovato sempre facile risposta quando la foratura interessava pneumatici più performanti (i cosiddetti UHP) delle piccole gomme da utilitaria. L’azienda Rema TipTop ha certificato un sistema di riparazione Minicombi per pneumatici forati con codice di velocità Y vale a dire 300 km/h. Ecco come funziona e cosa cambia rispetto alla riparazione tradizionale della foratura con mastice e “tappo di gomma”.

RIPARARE UNA FORATURA, QUALI CRITICITA’

La riparazione di pneumatici forati è vista sempre con un po’ di diffidenza soprattutto dai Costruttori di pneumatici e il motivo è semplice. Se non effettuata con tutti i crismi e le attenzioni del caso si rischia di intaccare e danneggiare la struttura interna della gomma che è fatta da diversi strati uniti insieme. Un problema che sulle auto più prestazionali si è preferito evitare con una gomma nuova, anzi due nei casi di usura molto avanzata sullo stesso asse. Rema TipTop, azienda specializzata nella produzione di soluzioni per i professionisti della riparazione pneumatici ha ottenuto la certificazione sul sistema Minicombi fino a 6 millimetri di diametro.

LA FORATURA DELLA GOMMA SI RIPARA DALL’INTERNO

La riparazione di una foratura è una toppa a tutti gli effetti; la differenza sulla sua tenuta la fa il metodo con cui si effettua. Se qualche volta avete assistito alla riparazione tradizionale di una gomma forata vi sarete accorti che il tutto avviene in pochi minuti e l’intervento procede dall’esterno verso l’interno dello pneumatico. Il sistema di riparazione Minicombi invece si sviluppa al contrario: si parte dall’interno della carcassa, preparandola alla riparazione e applicando poi un tappo dall’interno verso l’esterno. La particolare forma dell’otturatore simile a una valvola di aspirazione del motore garantisce dopo la vulcanizzazione a freddo una tenuta certificata dal TUV. Nel video qui sotto si possono vedere chiaramente tutti i passaggi e capire meglio le differenze rispetto a una riparazione tradizionale.

LA RIPARAZIONE DURA 30 MINUTI

Indubbiamente bisognerà attendere qualche minuto in più in officina (circa 30 minuti) considerando che la gomma deve essere rimossa dal cerchio e poi riassemblata, ma è un grosso punto a favore della sicurezza di guida. La certificazione del TUV infatti rappresenta un grosso valore aggiunto a un metodo di riparazione abbastanza artigianale, sebbene non complesso. Le officine d’altro canto potranno proporre un servizio di qualità garantita e rimettere in strada un’auto con tutte le caratteristiche di sicurezza delle gomme non danneggiate dalla foratura.  “Lo pneumatico è pienamente operativo subito dopo la riparazione poiché il collegamento tra Minicombi e la gomma avviene con la vulcanizzazione a freddo durante la guida “, afferma Detlef Witt, Product Line Manager di Rema TipTop.

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RC auto: tariffe scese del 20% in cinque anni, l’annuncio dell’IVASS

di Redazione

Rc auto tariffe

In Italia si paga sempre tanto di RC auto ma le tariffe sono comunque scese di quasi il 20% in cinque anni, anche se non tutti sono d’accordo (ne parleremo alla fine). Trend positivo anche per quanto riguarda le differenze territoriali: dal 2013 al 2018 sembra essersi infatti ridotto il differenziale dei premi sul territorio tra la provincia più cara e quella più economica. Resta però il margine a favore dei maggiori competitor europei, dove l’assicurazione auto continua a costare decisamente meno.

RC AUTO, TARIFFE IN RIBASSO GRAZIE A NUOVE NORME E INNOVAZIONE TECNOLOGICA

I numeri sono stati snocciolati dal nuovo presidente dell’IVASS, Fabio Panetta, nel corso della relazione annuale sull’attività svolta dall’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni. Soffermandosi in particolare sul mercato della RC auto in Italia, Panetta ha ricordato che le coperture della responsabilità civile auto rappresentano, vista la loro obbligatorietà, il settore a più diffuso impatto sui cittadini e un impegno costante per l’IVASS. “Le misure intraprese a livello normativo”, ha spiegato il neo presidente, “unitamente al diffuso utilizzo dell’innovazione tecnologica, hanno reso possibile un progressivo contenimento dei costi del sistema e il rafforzamento dei meccanismi concorrenziali, con effetti positivi sui prezzi per gli assicurati”.

TARIFFE RC AUTO IN ITALIA: DA 515 A 415 EURO IN 5 ANNI

Più dettagliatamente, secondo i dati IVASS il premio medio delle tariffe RC auto è diminuito del 19,5% in cinque anni, passando dai 515 euro di fine 2013 ai 415 euro di dicembre 2018. Come anticipavamo, si è ridotta anche la distanza dei prezzi tra la provincia a più alto costo (Napoli) e quella storicamente a costo più basso (Aosta): la differenza è scesa da 380 a 237 euro, un miglioramento che a nostro parere non è ancora sufficiente. Così come risulta inaccettabile il divario a livello internazionale: nel 2018 il premio medio netto in Italia è risultato di nuovo superiore a quello di Francia, Germania e Spagna, seppur con un‘evidente riduzione del gap, da 202 euro nel 2012 a 97 euro nel 2018.

RC AUTO: LA SCATOLA NERA FA DIMINUIRE LE TARIFFE MA FRENA LA CONCORRENZA

La scatola nera continua a piacere agli assicurati italiani. A fine 2018 era presente nel 22,2 % dei contratti, con valori significativamente più elevati nelle province più esposte al rischio di frode. Il suo utilizzo ha certamente contribuito alla riduzione dei prezzi delle polizze RC auto, tuttavia sta emergendo che i clienti con scatola nera sono meno propensi a cambiare compagnia. Conseguenza non troppo positiva, come ha ricordato lo stesso presidente Panetta: “È essenziale il completamento della disciplina sulla portabilità delle scatole nere per evitare che la loro diffusione porti con sé effetti indesiderati sul grado di concorrenza del mercato”.

PREZZI RC AUTO SCESI? LA FEDERCONSUMATORI NON È CONVINTA

Ma tutto questo diminuire di tariffe, forbici e differenze è davvero reale? È la domanda che si è posta Federconsumatori, secondo il cui Osservatorio, che da oltre 10 anni rileva annualmente i costi delle polizze RC auto nelle principali città italiane, dal 2013 al 2018 l’importo annuale sarebbe in realtà aumentato di 132,75 euro (+23,3%), con una differenza tra province del nord e province del sud del 53%. Insomma, la solita ‘guerra di cifre’ che vede vincere tutti tranne i cittadini.

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Porsche richiama 100 mila auto negli USA per il cambio difettoso

di Donato D'Ambrosi

Un difetto al cambio delle Porsche Cayenne e Panamera può tradursi in un problema per la sicurezza del guidatore, dei passeggeri e di chi sta intorno all’auto parcheggiata. Porsche ha infatti informato gli organi dell’NHTSA (National Highway Traffic Safety Administration) del richiamo per il cambio che in condizioni particolari potrebbe passare da solo in folle quando l’auto è parcheggiata. Un problema simile a un altro caso che riguardava le Jeep di FCA ma che era provocato da un malfunzionamento del software. In questo caso le Porsche richiamate in officina potrebbero essere affette da un problema meccanico.

IL PROBLEMA AL CAMBIO QUANDO LA PORSCHE E’ IN “PARK”

La campagna di sicurezza NHTSA per il problema al cambio delle Porsche è stata pubblicata nel bollettino 19V446 e riguarda 99.665 modelli venduti negli USA. Il guasto accertato dal Costruttore ha richiesto il richiamo delle Cayenne e Panamera per verificare l’usura di un comando legato alla leva. Il difetto rientra nell’ambito dei richiami per motivi di sicurezza perché il conducente potrebbe credere di aver posizionato la leva in “Park” mentre in realtà l’auto non è in quella modalità di sicurezza. Il rischio è che l’auto possa muoversi quando il conducente è sceso o comunque fuori dal suo controllo. Anche se Porsche afferma di non essere a conoscenza di incidenti legati al problema invita a recarsi in officina e ad usare sempre anche il freno a mano.

LE PORSCHE COINVOLTE NEL RICHIAMO

Le auto coinvolte nel richiamo di sicurezza sono le Porsche Cayenne prodotte dal 15 novembre 2002 al 2 febbraio 2010 e le Porsche Panamera prodotte dal 6 luglio 2009 al 6 settembre 2016. Il problema riguarda una boccola che collega il selettore marce alla trasmissione e che potrebbe non funzionare a dovere. Di conseguenza, i conducenti potrebbero pensare di aver messo il veicolo in Park anche se è ancora in Drive, Reverse o Neutral.

COME VERIFICARE IL DIFETTO TRAMITE VIN

Il richiamo alle Porsche Cayenne e Panamera sembra circoscritto agli Stati Uniti, ma è plausibile che il Costruttore invierà una raccomandata anche ai clienti europei nel caso dovessero rientrare nel lotto di auto difettose. Tuttavia l’NHTSA ha messo a disposizione un servizio sul suo portale per verificare tramite il VIN (numero di telaio) a 17 cifre se l’auto è tra le Porsche Cayenne e Panamera con il cambio difettoso da controllare in officina.

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Piccoli incidenti: 1 automobilista su 6 scappa se non c’è il proprietario

di Donato D'Ambrosi

A chi non è mai capitato di tamponare un’auto parcheggiata abbastanza da fare un piccolo danno e poi guardarsi intorno? Il più delle volte ci si ferma a vedere il misfatto, molte altre per lasciare al proprietario i dati ed essere ricontattati. Ma secondo un’indagine condotta da mUp Research e Norstat per Facile.it una schiera di 1,3 milioni di automobilisti scappa senza lasciare traccia. Gli uomini sono statisticamente 3 volte più portati a dileguarsi rispetto alle donne.

SOLO L’8,5% DELLE DONNE SCAPPA DOPO UN DANNO

Il malcostume – si legge nell’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat su un campione rappresentativo della popolazione adulta con età compresa tra i 18 ed i 74 anni – sembra essere un comportamento prevalentemente maschile. A “scappare” cercando di farla franca sono soprattutto gli uomini (tra di loro lo ha fatto il 21,3%), mentre le donne si dimostrano notevolmente più oneste e, nel campione femminile, appena l’8,5% di chi ha fatto un danno se ne va senza lasciare al danneggiato i dati per essere ricontattata.

L’ETA’ RENDE GLI AUTOMOBILISTI PIU’ ONESTI

Considerando invece le fasce d’età, la maggior percentuale di “furbetti” (31%) si incontra in quella fra i 25 ed i 34 anni. Di contro, gli automobilisti più corretti sembrano essere coloro che hanno tra i 65 ed i 74 anni; fra loro si dà alla fuga solo l’8,8% degli intervistati che dichiarano di avere danneggiato un veicolo in assenza del proprietario.

AL SUD SI SCAPPA VIA FACILMENTE

A livello geografico, le aree dove si sono registrate le percentuali maggiori di automobilisti che, in questa situazione, hanno ingranato la prima e se ne sono andati via di corsa sono il Centro ed il Meridione. In Centro Italia hanno dichiarato di averlo fatto il 18,8% del campione; appena meno (18,5%) al Sud e nelle Isole.

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Le 10 coupé usate più economiche del 2019 a meno di 10 mila euro

di Antonio Elia Migliozzi

Arriva l’estate e cresce la voglia di fare un giro a bordo di una coupé. Ecco allora che conviene dare uno sguardo al mercato dell’usato che potrebbe avere offerte a portata di click. Un noto portale operativo nel settore delle auto usate ha realizzato la classifica delle sportive usate sotto i 10.000 euro. Insomma auto iconiche ma non impossibili da acquistare e mantenere. Primo posto per la smart ForTwo coupé del 2010 seguita dall’Alfa Romeo GT in produzione dal 2003 al 2013. Ultime in classifica la Citroen DS3 e Fiat Coupé. Come dimostra lo studio con un budget tra i 5.000 e i 6.200 ci si riesce ad assicurare vetture tra il 2000 e il 2010. Vediamo com’è possibile spendere bene i propri soldi mettendosi alla guida una sportiva.

SEGMENTI A CONFRONTO

Da sempre con il termine coupé indichiamo le auto sportive rigorosamente a due porte. Per sottolineare il concetto il termine deriva dal verbo “couper”, cioè “tagliare”. Nella maggior parte dei casi da una coupé deriva la variante scoperta cabriolet, una spider o una targa. Di recente sono arrivate anche carrozzerie “miste”: le coupé-cabriolet, le berline-coupé e, addirittura, i suv-coupé. In clima estivo il sito Autouncle.it propone una classifica delle 10 coupé usate più vendute negli ultimi due mesi. Attenzione si tratta di auto a meno di 10mila euro. Al primo posto la smart ForTwo Coupé che stacca le altre per numero di esemplari venduti. Molti i vantaggi della biposto di casa Daimler. Oltre alle dimensioni adatte agli spazi urbani, la smart presenta consumi ridotti di soli 3,3 litri per 100 km.Secondo posto per l’Alfa Romeo GT. Prodotta dal 2003 al 2013 è erede delle storiche GT tre volumi del marchio.

LA CLASSIFICA

Chiude il podio, in terza posizione, la BMW 320. Nel corso dei suoi quarant’anni di carriera la Serie 3 è cambiata molto. La versione coupé è uscita di scena nel 2013 per fare posto alla Serie 4. Vista la solidità generale si trovano online modelli con 300 o 400mila km. Quarto posto per l’Audi TT. La seconda generazione aveva grandi novità come l’anteriore in alluminio e il posteriore in acciaio. Quinto posto in classifica per la più grande Audi A5 Coupé. Walter De Silva la definisce l’auto più bella da lui progettata. Sesto piazzamento per la Mini Cooper Coupé e i suoi 4.800 euro. L’auto è la famosa per la sua vocazione sportiva a due posti. La versione del 2007 inclina il vetro anteriore, abbassa il tetto e presenta il padiglione posteriore spiovente. Si piazza settima l’Alfa Romeo Brera. Erede della GTV è nata dalla penna di Giugiaro.

I RITARDATARI

Scorrendo la classifica arriviamo all’ottavo posto della Volkswagen Scirocco. Servono circa 7.900 euro per un esemplare del 2009. Nata nel 1974, si basava sulla Golf 1 di cui eredita la piattaforma. Nel 1992 la produzione venne interrotta, per poi ripartire nel 2008 all’arrivo della terza versione. Penultimo posto per la francese Citroën DS3 coupé. La vettura inaugura il ritorno del marchio DS e servono 6.900 euro per un esemplare del 2011. Ultima in classifica la Fiat Coupé. La sportiva italiana è disegnata da Chris Bangle e stata prodotta dal 1994 al 2000. Fiat Coupé, con i suoi oltre 70mila esemplari in 6 anni, fu un successo dalla sua uscita. Fino al novembre 1994 le vendite furono sopra la media con circa 17mila ordini complessivi. Oggi una Fiat Coupé del 2000 si trova in vendita a circa 5.000 euro.

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Tutti gli incentivi per le auto elettriche presenti in Europa

di Redazione

Incentivi auto elettriche europa

In vista degli ambiziosi obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 che l’Unione Europea vorrebbe raggiungere entro il 2030, tutti i 28 paesi membri hanno disposto agevolazioni e incentivi per l’acquisto di auto elettriche. Con la speranza (forse irrealizzabile, di certo molto ambiziosa) di portare la quota mercato al 15% nel 2025 e al 30% proprio nel 2030. Ora siamo a meno dell’1% e ci sarà dunque da rimboccarsi le maniche, ma intanto scopriamo tutti gli incentivi per le auto elettriche presenti in Europa (e, giacché ci siamo, tante cose utili da sapere sulla loro manutenzione).

INCENTIVI AUTO ELETTRICHE IN ITALIA

Cominciamo ovviamente dall’Italia dove ormai anche i sassi sanno dell’Ecobonus voluto dal Governo (a dire il vero solo da una parte del Governo) per incentivare la diffusione delle auto 100% elettriche o comunque a ridotte emissioni. Valido fino al 2021 salvo esaurimento fondi, l’Ecobonus 2019 – 2021 prevede uno sconto da 4.000 a 6.000 euro per l’acquisto di una vettura con emissioni inferiori a 20 g/km, e da 1.500 a 2.500 euro se le emissioni sono comprese tra 20 e 70 g/km. Il prezzo di listino dell’auto da acquistare non deve superare 50.000 euro + Iva. Contestualmente è stata introdotta un’Ecotassa che scatta se si compra un’automobile con livello di emissioni di CO2 superiore a 160 g/km. Sono previste ulteriori agevolazioni a carattere regionale (esenzione del bollo auto e altri sconti).

INCENTIVI AUTO ELETTRICHE IN GERMANIA

In Germania ci sono più auto elettriche che altrove in Europa, ma nonostante questo difficilmente (anzi a questo punto è quasi impossibile) si realizzerà l’obiettivo strombazzato nel 2010 da Angela Merkel di avere 1 milione di auto elettriche in circolazione sulle strade tedesche entro un decennio. Manca infatti soltanto un anno e le auto a zero emissioni sono poco più di 100.000… Comunque gli incentivi continuano e gli automobilisti tedeschi hanno a disposizione 4.000 euro per l’acquisto di vetture elettriche e 3.000 per le ibride plug-in.

INCENTIVI AUTO ELETTRICHE NEL REGNO UNITO

Il Regno Unito presto non farà più parte dell’Unione Europea, ammesso che la Brexit venga portata davvero a termine, ma è tra le nazioni più virtuose come numero di incentivi per le auto elettriche. Anche se lo scorso autunno c’è stata una sforbiciata. Oggi è previsto comunque un ottimo sconto del 35% sul prezzo di listino (fino a un massimo di 3.500 sterline) per l’acquisto di un’automobile elettrica a emissioni zero e un’autonomia di almeno 112 km. Per i furgoni elettrici la riduzione è del 20% per un massimo di 8.000 euro.

INCENTIVI AUTO ELETTRICHE IN FRANCIA

Anche gli incentivi auto elettriche in Francia risultano piuttosto appetibili. Ai cugini d’Oltralpe è riservato uno sconto fino a 6.000 euro per acquistare veicoli con emissioni di CO2 inferiori a 20 g/km, con ulteriore incentivo fino a 5.000 euro se contestualmente si rottama un veicolo diesel con più di 11 anni di vita. Analogamente all’Italia è prevista un’ecotassa molto pesante rivolta agli acquirenti di veicoli che emettono più di 117 g/ km di CO2. Le regioni sono inoltre libere di stabilire altre riduzioni e agevolazioni sia sulla vendita che sulla tassa automobilistica.

INCENTIVI AUTO ELETTRICHE IN SPAGNA

Nel 2017 il Governo spagnolo ha messo sul piatto 20 milioni di euro in incentivi statali per supportare la mobilità green, e la misura è tutt’ora in vigore. Si possono ottenere fino a 5.500 euro per le auto a basse o a zero emissioni, fino a 6.000 per i furgoni, fino a 8.000 per i veicoli classificati M2 e N2 e fino a 15.000 per i veicoli M3 e N3. Il piano governativo prevede poi un secondo incentivo di 1.000 euro erogato direttamente dai concessionari o dai costruttori.

INCENTIVI AUTO ELETTRICHE NEL RESTO D’EUROPA

Per tutti gli altri incentivi di auto elettriche in Europa vi rimandiamo alla lista completa Paese per Paese, aggiornata al 2019 e pubblicata dall’ACEA (European Automobile Manufacturers’ Association). Potete scaricarla gratis in formato pdf cliccando sul pulsante rosso in basso Scarica PDF. Attualmente, ultimi dati di maggio, la quota di mercato delle auto elettriche in Europa è ancora soltanto dello 0,6%.

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Achab, una ricerca disegna la presenza dei Managed Service Provider in Italia

di Antonino Caffo
Da chi è composto il mercato della distribuzione di servizi IT in Italia? Realtà medio piccole, fornitori che operano localmente, magari all’interno di una rete più ampia ma comunque a contatto diretto con il cliente. Senza grosse sorprese, quello che si evince da una ricerca condotta da Achab sullo stato dei Managed Service Provider in Italia, […]

Tasse auto in Europa: la Germania è il Paese più caro

di Donato D'Ambrosi

Le tasse auto sono uno dei motivi principali che spingono spesso gli automobilisti a targare l’auto in un altro Paese per beneficiare di costi minori. Ormai l’esterovestizione delle targhe è vietata in Italia, ma è curioso scoprire da un report dell’ACEA (l’Associazione europea dei Costruttori di Auto) quali sono i Paesi con i costi auto più alti e dove si pagano più tasse per possedere e guidare un’auto. In Europa la Germania è in testa ai 15 maggiori Paesi. Ecco dove e perché si pagano più tasse auto.

LE IMPOSTE PIU’ ALTE SUI DERIVATI DEL PETROLIO

In Europa (tra i 15 maggiori Paesi) l’automobile muove introiti fiscali pari a una spesa di 428 miliardi di euro l’anno. Un dato in aumento del 3,5% rispetto a quanto rilevato nel 2018 che rappresenta più di due volte e mezzo il bilancio totale dell’UE. Guardando nel dettaglio quali sono i costi maggiori si scopre che le tasse su carburante e lubrificanti sono la voce più influente per quasi tutti i Paesi. Fa eccezione solo il Portogallo, dove le imposte per l’acquisto dei veicoli nuovi sono superiori (4,2 miliardi spesi contro 3,6 miliardi di euro in tasse per carburante e lubrificanti).

L’IVA E LE TASSE SULLE AUTO NUOVE IN GERMANIA

L’imposta sull’acquisto di un’auto nuova diventa più rilevante in Germania (30,3 miliardi di euro) dove si paga anche di più per le aliquote fiscali di lubrificanti e carburanti (42,8 miliardi di euro). E’ il motivo per cui l’importazione di auto usate dalla Germania frutta interessanti profitti a chi sa muoversi bene sul mercato di seconda mano. Dopo la Germania c’è la Francia, dove però le imposte per l’acquisto di un’auto nuova sono circa la metà (17,8 miliardi di euro). L’Italia è al terzo posto tra i Paesi dove le imposte sulla spesa di lubrificanti e carburanti sono maggiori (35,9 miliardi) e circa la metà rispetto all’acquisto di un’auto nuova (18,3 miliardi di euro).

I PAESI DOVE SI SPENDE DI PIU’ PER LE IMPOSTE AUTO

Sommando tutte le voci di costo (IVA, tassa di iscrizione, tassa di circolazione, imposta sul carburante e altre spese fisse) la Germania si conferma il Paese più tassato (92 miliardi di euro nel 2017). Poi c’è la Francia (79 miliardi di euro nel 2017) e l’Italia (74,4 miliardi di euro nel 2017). A seguire poi con un divario sproporzionato c’è il Regno Unito (56,3 miliardi di euro), la Spagna (28,1 miliardi di euro) e il Lussemburgo (20,3 miliardi di euro). Nella tabella in alto ci sono poi tutti i Paesi in cui si le imposte sull’auto sono al di sotto di 20 miliardi di euro l’anno dove si possono consultare anche le voci separate Paese per Paese.

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India: le auto vecchie saranno confiscate, 50 mila auto alla demolizione

di Donato D'Ambrosi

L’inquinamento atmosferico è un grosso problema, e l’India è tra i Paesi più inquinati al mondo, dove le emissioni di veicoli decadenti contribuisce in modo massiccio. E’ per questo che ad Agra le auto che hanno più di 15 anni non potranno più circolare in strada. Il blocco scatterà a fine agosto e chi non lo rispetta subisce la confisca del veicolo. Ma si scommette già sull’escamotage concesso da un buco nel provvedimento per le auto inquinanti in India.

AUTO INQUINANTI FERME O CONFISCATE

 Sono 50 mila le auto che stanno ricevendo la notifica dall’ufficio regionale dei trasporti di Agra per l’imminente blocco alle auto inquinanti. Entro fine agosto 2019 le auto immatricolate prima del 2004 dovranno essere demolite o non potranno più circolare. Il provvedimento però riguarda solo il distretto di Agra. Il blocco alle auto vecchie ad Agra è dovuto alla collocazione del distretto che ricade all’interno della zona protetta del Taj Trapezium Zone (TTZ). Il TTZ è una mega ZTL con un’area di circa 10.400 kmq che copre più distretti. E qui scatta la beffa.

Il BLOCCO IN INDIA FALLACE COME IN ITALIA

Secondo gli ambientalisti il divieto si basa su una falla della legge sulle emissioni poiché è riferita alla registrazione dei veicoli nel distretto di Agra. Questo comporterà con molta probabilità il trasferimento delle registrazioni in altri distretti limitrofi senza alcun effetto reale sul traffico circolante e le emissioni. Praticamente le auto registrate in altri distretti che non hanno attivato provvedimenti analoghi potranno entrare all’interno di Agra. Ma se ci pensiamo un attimo il paradosso non sarebbe poi così lontano dai blocchi al traffico nelle città italiane: in Italia si fermano le auto fino a Euro 4, ma si lasciano passare tranquillamente quelle Euro0 con impianto di alimentazione a GPL o metano. Se poi mentre circola il motore usa la benzina o il gas più pulito, non lo saprà mai nessuno se nessuno controlla.

MILANO IN CONFRONTO È UN’OASI

In India il livello di PM10 è arrivato a superare anche 4  volte il limite consentito: fino a 234 microgrammi per metro cubo rispetto al limite di 60. Per dare un’indicazione più precisa, a Milano si respira aria pura con i 15 microgrammi per metro cubo di media giornaliera che dichiara l’ARPA. Bloccare le auto inquinanti con la confisca su base anagrafica è forse la soluzione più drastica. Ma non sarebbe meglio partire dalle decadenti trappole mortali che si tengono insieme nel modo peggiore? Ai lettori ogni deduzione in merito.

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15 errori da non fare con il noleggio auto

di Redazione

Con l’approssimarsi delle vacanze estive molti italiani stanno pianificando come trascorrere le proprie ferie e stanno prenotando alloggi, case vacanza, spostamenti con traghetti o aerei e auto a noleggio. Ma quali sono gli errori più frequenti da non fare con il noleggio auto? Molto spesso non si conoscono o la fretta espone a rischi di cui si viene a conoscenza solo mesi dopo, con richieste di rimborso dalla società di noleggio. Oggi il noleggio auto è decisamente più a portata di tutti, ormai sdoganato da costoso servizio per uomini d’affari (leggi dove noleggiare un’auto di lusso a Roma) è divenuta una pratica molto diffusa per chi viaggia anche per piacere. Soprattutto se si viaggia in posti esotici o in isole, dove spesso si noleggia l’auto da piccole imprese locali, bisogna tenere gli occhi aperti e conoscere alcune basilari regole per affittare una vettura e non rischiare di vedersi prosciugare il conto per risarcimenti o penali. Traendo ispirazione dalla guida al noleggio pubblicata dall’Unione Nazionale Consumatori in collaborazione con ANIASA scopriamo quali sono gli errori da non commettere con il noleggio auto.

1 SAPPIAMO REALMENTE CHI CI STA NOLEGGIANDO L’AUTO?

Presi dall’eccitazione dell’imminente partenza per le vacanze o solleticati da un prezzo stracciato per il noleggio può verificarsi la temibile evenienza dell’acquisto compulsivo, ma sappiamo chi c’è dietro quell’offerta irresistibile? Verifichiamo sempre se stiamo noleggiando da una compagnia di rent a car o se si tratta di un broker o di un’altra realtà. Sicuramente una grande compagnia può, generalmente, offrire un supporto di livello e maggiori garanzie (Se vuoi approffondire con tante altre informazioni sul noleggio in Italia leggi qui la guida SicurAUTO.it).

 

2 NOLEGGIO TUTTO INCLUSO O A PARTIRE DA…

Nella fase di definizione della pratica di noleggio, sia che essa si svolga online o al desk del noleggiatore, è fondamentale sapere oltre alla vettura quali servizi e optional sono eventualmente inclusi. Se abbiamo necessità di un navigatore o di un seggiolino per bambini potremmo dover pagare un supplemento, facendo lievitare non poco il costo del noleggio.

3 ASSICURAZIONE, MA NO COSA VUOI CHE SUCCEDA

Spesso quando si acquista un servizio, magari per fare economia, si sceglie di risparmiare sulle garanzie accessorie e sulle assicurazioni. Nel caso del noleggio la mancanza di una copertura adeguata potrebbe rivelarsi estremamente onerosa in caso di danni da risarcire. È inoltre consigliato di verificare la presenza di eventuali franchigie sull’assicurazione e farsele quantificare (Scopri tutto sulle assicurazioni per le auto a noleggio, leggi qui).

4 PAGAMENTI E IMPORTI A SORPRESA

Un altro fondamentale aspetto del noleggio è il pagamento del servizio e la cauzione che, salvo rari casi, sarà trattenuta dal noleggiatore. Al fine di non avere sorprese amare è importante informarsi sulle modalità di pagamento e sull’importo e le modalità di restituzione della cauzione. Solitamente viene riservato un plafond sulla carta di credito a titolo di deposito cauzionale, questo sarà rimborsato per intero se l’auto viene restituita integra.

5 SORVOLARE SU DETTAGLI DELLA PRENOTAZIONE

Se la prenotazione dell’auto a noleggio avviene online nella maggior parte dei casi si riceve una mail che documenta tutti i dettagli del servizio acquistato. Bisogna leggere con attenzione tutte le specifiche del noleggio ed è buona norma stamparne una copia, o salvarla sullo smartphone, da avere al seguito durante tutta la durata del noleggio.

6 RITIRO FRETTOLOSO DELL’AUTO A NOLEGGIO

Il momento del ritiro dell’auto segna per certi versi l’inizio della vacanza e quindi è la tentazione di sbrigare frettolosamente questa pratica può essere tanta. Si tratta in realtà di un momento delicato e fondamentale del noleggio, è importante controllare sia l’esterno che l’interno dell’auto in cerca di danni preesistenti e, qualora se ne riscontrino, bisogna segnalarli subito al noleggiatore. Fare delle foto se qualcosa non ci convince del tutto può tornare senz’altro utile.

7 POCA ATTENZIONE ALLA DOTAZIONE DI BORDO

Quando noleggiamo un’auto questa comprende una determinata dotazione di bordo, di solito specificata nel contratto o nella famosa mail con i dettagli del servizio. Al momento del ritiro della vettura bisogna controllare che questa dotazione sia presente e che sia efficiente. Quindi va controllata ad esempio la presenza dei documenti, del triangolo, della ruota di scorta e degli attrezzi, dell’eventuale kit di riparazione e montaggio. È buona norma controllare anche lo stato delle gomme, queste devono essere in ottime condizioni e non presentare bozzi o rigonfiamenti sulla spalla.

8 PATENTE E CARTA DI CREDITO, È TUTTO IN REGOLA?

Per noleggiare un auto i documenti indispensabili sono la patente di guida e la carta di credito, quest’ultima non deve essere di tipo ricaricabile. Bisogna controllare la scadenza della patente, il documento deve necessariamente essere valido; allo stesso modo va verificata l’eventuale data di scadenza della carta di credito questa, inoltre, deve avere plafond sufficiente a coprire la cauzione (Se noleggi un’auto all’estero leggi qui cosa sapere per non commettere errori).

9 PECCARE DI PRESUNZIONE

Se l’automobile che abbiamo appena noleggiato è un modello con il quale non avete familiarità, se ad esempio dispone di un cambio automatico di ultima generazione ma non lo abbiamo mai utilizzato, è sempre bene chiedere spiegazioni agli addetti che consegnano le vetture. Il personale è infatti tenuto a fornire tutte le spiegazioni del caso.

10 GUASTI O INCIDENTI, SAPPIAMO CHI CHIAMARE?

Sempre al momento del ritiro è opportuno farsi specificare dagli incaricati del noleggio chi contattare qualora dovesse verificarsi un guasto, un incidente stradale o un altro problema. Annotare e mettere bene in vista questi numeri e magari farli segnare sulla rubrica dello smartphone a qualcuno dei passeggeri.

11 RICONSEGNA DA NON PRENDERE ALLA LEGGERA

Nei contratti di noleggio auto sono ben specificati il luogo, il giorno e l’ora per effettuare la consegna del veicolo. Bisogna attenersi a queste indicazioni e ricordarsi di controllare che non vi siano danni sull’auto. Avvenuta la consegna è importante farsi rilasciare una ricevuta che lo attesti.

12 IL CARBURANTE NON È GRATIS

Quando viene ritirata un’automobile a noleggio questa viene fornita con una precisa quantità di carburante, la medesima quantità deve essere presente al momento della consegna a fine noleggio. La penale per chi non si attiene a questa regola è solitamente esosa ed è bene farsi annotare nella ricevuta lo stato del serbatoio al momento della consegna (Scopri come noleggiare a basso costo e non prendere fregature).

13 CONSEGNA NELLE ORE NOTTURNE, OCCHI APERTI

Se dovesse verificarsi l’evenienza di una consegna del veicolo in tarda serata o di notte e magari si lascia l’auto al parcheggio, depositando le chiavi in un’apposita cassetta, è opportuno fare delle foto accurate dell’auto; le immagini serviranno a contestare eventuali reclami e richieste di risarcimento danni non dovuti.

14 DIMENTICARE LA CAUZIONE

Quando si riceve la fattura del noleggio bisogna accertarsi che la somma stanziata per il deposito cauzionale venga svincolata. Ci si può rivolgere alla società emittente della propria carta di credito qualora lo sblocco non avvenga automaticamente.

15 ATTENTI FINO ALLA FINE

Alla fine del noleggio potrebbero giungere addebiti imprevisti da parte del noleggiatore, prima di pagare è bene accertarsi di cosa si tratta e chiedere dati e giustificativi delle somme richieste. Qualora quanto fornito non dovesse acclarare e legittimare le richieste ci si può difendere contestando gli addebiti, ovviamente per iscritto.

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Spesa carburante in aumento nel 2019: 24 miliardi di euro in 5 mesi

di Donato D'Ambrosi

Rispetto all’anno scorso l’estate 2019 si prospetta più magra di benzina e gasolio per le auto italiane: è quanto emerge dal report del Centro Studi Promotor che ha elaborato i dati del Ministero dello Sviluppo Economico. La spesa degli italiani alla pompa da gennaio a maggio 2019 è stata di 23,6 miliardi di euro. Il rialzo però non è affatto legato ai consumi che invece diminuiscono, ma alle componenti fiscali e industriali. Vediamo nel dettaglio quanto hanno speso gli italiani per i carburanti e perché.

PREZZO DELLA BENZINA E DEL GASOLIO NEL 2019

Gli italiani spendono più in carburante che nell’acquisto di auto nuove, e non è una novità considerando che il parco auto circolante invecchia sempre di più. Quello che stupisce, come riposta CSP, è che la spesa per il carburante è la principale voce di costo per l’automobile. Nei primi 5 mesi del 2019 si è verificata un’altalena del prezzo tra benzina (-0,8%) e il gasolio (+2,6%) che ha portato un aumento della spesa alla pompa.

15,7 MILIARDI DI LITRI DI CARBURANTE ACQUISTATI

Tra gennaio e maggio 2019 sono stati acquistati 15,719 miliardi di litri di carburanti per autotrazione con un consumo in lieve flessione (-0,3%) rispetto ai 15,770 miliardi di litri dello stesso periodo del 2018. A conti fatti però la spesa è passata da 23,298 (nel 2018) a 23,620 (nel 2019) miliardi di euro. Scorporando le componenti che concorrono a definire il costo per il carburante a carico degli automobilisti sono 14,4 miliardi di euro il solo gettito fiscale derivante dalla spesa per il carburante. Il che non deve stupire viste le accise che paghiamo su benzina e gasolio.

IL 61% DEL COSTO CARBURANTE IN TASSE

Il prelievo fiscale dalla spesa dei carburanti equivale al 61%: il carico fiscale sui carburanti però è aumentato tra il 2018 e il 2019 di +0,2% passando da 14,376 miliardi a 14,399 miliardi di euro. Tra gli aumenti percentuali maggiori la componente industriale invece pesa di più tra gennaio e maggio 2019: +3,3%. In termini economici significa che c’è stata una variazione positiva di +298 milioni di euro. “L’incidenza del Fisco sulla spesa per benzina e gasolio auto – ha dichiarato Gian Primo Quagliano, presidente del Centro Studi Promotor – è tra le più alte del mondo e penalizza fortemente non solo gli automobilisti ma anche le imprese e l’economia italiana perché grava pesantemente sul costo dei trasporti su gomma”. Un’incidenza che sarà messa in discussione – forse – dallo sviluppo dell’infrastruttura elettrica e dall’impiego di mezzi commerciali ibridi elettrici a metano o idrogeno.

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I 10 Paesi con il più alto numero di impiegati automotive

di Antonio Elia Migliozzi

Il settore dell’auto affronta una fase di cambiamento storico. I dati elaborati dall’Acea su base Eurostat forniscono conferme e sorprese. Per quanto riguarda l’occupazione diretta legata all’industria dell’auto in Europa la Germania si conferma leader con 857.336 occupati. Seguono la Francia con 216.000 lavoratori, la Polonia a quota 187.334 e la Romania a 174.321. Insomma i numeri confermano lo spostamento dell’economia dei motori verso l’est Europa che offre condizioni di maggiore redditività. Materie prime e mano d’opera a basso costo cambiano gli equilibri delle linee di produzione. Fondo classifica per Grecia, Danimarca e Cipro. In generale dal 2013 al 2017 l’economia dell’auto in Europa aumenta i posti senza sosta ma rallenta in modo vistoso. I numeri.

IL BILANCIO ACEA

L’Unione europea impone nuove norme per ridurre le emissioni medie di CO2 e spinge per attuare l’accordo sul clima di Parigi del 2016. Questo significa pressione sulle case automobilistiche per costruire e vendere rapidamente più veicoli a batteria. Eppure le auto elettriche restano una piccola parte del mercato complici i prezzi più alti e la mancanza di infrastrutture. In questa situazione i costruttori riorganizzano la produzione mentre i profitti si assottigliano. I dati elaborati dall’Acea su base Eurostat fotografano la situazione del mercato del lavoro. La classifica per numero di occupati diretti vede la Germania in testa a quota 857. 336 lavoratori. Segue, staccata di molto, la Francia patria dei colossi Psa e Renault a 216.000 occupati. Subito dopo i paesi dell’Europa orientale come Polonia e Romania che, complice la non partecipazione all’euro, si confermano porto sicuro per tagliare i costi degli investimenti. Nell’intera Unione europea i lavoratori nel comparto auto sono 2.501.787.

I NUMERI

Ecco allora che nel grafico Acea la Repubblica Ceca è sesta e supera per occupazione l’Italia. Ottavo posto per la Spagna a 152.010 posti seguita dall’Ungheria a con 92.816. Decima posizione in classifica per la Slovacchia e i suoi 71.240 lavoratori. Le cose potrebbero presto cambiare anche per la Germania. Le auto elettriche sono poco complesse. Se un motore a combustione interna ha da 2.000 a 3.000 parti metalliche, una trasmissione elettrica che conta da 150 a 250 parti. I colossi dell’auto si trovano fronteggiare diverse sfide. Elettrificazione, guerre commerciali e brexit aprono scenari di rischio molto concreti. La spinta verso l’elettrificazione sta già portando al taglio di ad alcuni posti di lavoro. Secondo gli analisti le aziende cercano di migliorare i profitti, senza i quali non possono investire in nuove tecnologie.

IL TREND

Guardando il trend dell’occupazione nel settore auto dal 2013 al 2017, c’è una crescita costante. Il grafico dell’Acea è chiaro. Nel 2017 gli occupati salgono del 1,6% contro il 5% del 2015. Questo conferma un forte rallentamento del comparto destinato a continuare. L’Istituto Frauenhofer per l’ingegneria industriale di Stoccarda stima che entro il 2030 spariranno in Germania tra i 23.000 e 97.000 posti di lavoro tedeschi nell’assemblaggio delle powertrain. La Brexit ha indebolito l’auto inglese con molte aziende che hanno annunciato tagli. Il 59% di export del comparto auto è a rischio e i colossi del comparto si trasferiscono in Europa continentale. Per l’Acea il settore automobilistico offre posti di lavoro diretti e indiretti a ben 13,8 milioni di europei. Si tratta del 6,1% del totale dell’occupazione nell’Unione. Inoltre, l’11,4% di tutti i posti di lavoro nel settore produttivo, circa 3,5 milioni, sono legati all’industria automobilistica.

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Supercar, A-Team e ChiPs si sfidano in Battle of The 80s Supercars!

di Roberto Tavecchia
Il sogno di ogni appassionato di TV anni “80 prende forma in Battle of The 80s Supercars, lo special di History che promette di rendere quest’estate ancora più rovente. Sulla linea di partenza tre dei bolidi più famosi della storia della televisione, la Supercar parlante KITT, il furgone dell’A-Team e la motocicletta dei ChiPs. Annunciato […]

Goodyear presenta le gomme invernali Ultra Grip 9+

di Antonio Elia Migliozzi

Goodyear mette a punto una nuova gamma di pneumatici invernali. UltraGrip Performance +, UltraGrip 9+ e UltraGrip Cargo sono pronti a scendere in strada anche nelle peggiori condizioni meteo. Il nuovo Ultragrip Performance + vuole unire prestazioni e capacità su bagnato, asciutto e neve. Nuova la tecnologia della mescola che offre elasticità anche a basse temperature. Goodyear UltraGrip 9+ unisce la durata chilometrica a una tenuta di strada migliorata anche su neve e ghiaccio. Completa il lineup Goodyear il nuovo invernale UltraGrip Cargo la gomma pensata per i veicoli commerciali leggeri. In questo caso una soluzione al servizio dei fleet manager che vogliono ottimizzare i costi di gestione dei mezzi aziendali. Vediamo i dettagli sulla gamma.

LE NUOVE INVERNALI

Goodyear annuncia novità interessanti per la sua pluripremiata gamma di pneumatici invernali. In arrivo un rinnovato assortimento UltraGrip che prevede un aggiornamento completo delle prestazioni. Goodyear ha pensato tre prodotti per rispondere a tre differenti esigenze del pubblico. Per i veicoli ad alte prestazioni ci sarà UltraGrip Performance +, per le citycar UltraGrip 9+ mentre UltraGrip Cargo è dedicato ai veicoli commercili. Goodyear UltraGrip Performance + promette di migliorare le prestazioni su bagnato, asciutto e invernale nel caso delle vetture di alta cilindrata. Il segreto è legato all’uso di due tecnologie chiave. La tecnologia Traction Protect include una nuova resina che migliora le capacità di deformazione e di riformazione del pneumatico. In questo modo le forze frenanti vengono convertite in grip. Winter Grip Technology si lega ad una nuova mescola che aumenta l’elasticità della gomma alle basse temperature, anche su neve e ghiaccio.

CONDIZIONI DIFFICILI

Goodyear pensa anche al grande pubblico delle citycar e svela il suo UltraGrip 9+. Ecco allora un pneumatico che lavora in condizioni stradali difficili, anche a temperature estremamente basse. La sua tecnologia Mileage Plus protegge il battistrada da incrinature e distacchi di particelle di gomma dovute all’inverno. Questo significa che questa gomma offre una migliore resa chilometrica. Anche UltraGrip 9+ prevede la tecnologia Winter Grip che lo rende ideale anche su neve e ghiaccio. Ultima novità il UltraGrip Cargo. Goodyear si rivolge ai proprietari di veicoli commerciali che viaggiano con il furgone anche con le condizioni invernali più difficili. Grazie ai diversi aggiornamenti al design del battistrada e alla sua mescola composta, il nuovo pneumatico invernale potrà fare la differenza. Secondo Goodyear sugli autocarri leggeri la gomma migliora la frenata anche sulla neve e riduce il costo totale di gestione per chilometro.

TUTTE LE TAGLIE

Il nuovo lineup Goodyear è pronto per la stagione invernale che scatterà, come ogni anno, dal 15 novembre. L’azienda ha comunicato che circa il 69% delle dimensioni disponibili per UltraGrip 9+ saranno introdotte entro giugno 2019. L’ultimo 31% arriverà gradualmente sul mercato con la completa disponibilità a settembre 2019. Goodyear distribuirà il nuovo UltraGrip Performance + a partire da giugno 2019, con più della metà delle dimensioni disponibili da Agosto 2019. Entro la fine di giugno 2020, saranno disponibili tutte le taglie previste per auto ad alte prestazioni. Per quanto riguarda gli UltraGrip Cargo sono già disponibili tutte le dimensioni previste dall’azienda per questo specifico prodotto.

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Pedaggi autostradali: nuova regolamentazione per maggior trasparenza ed equità

di Giulio Marangon

L’Autorità di regolazione dei trasporti ha approvato in via definitiva un’importante nuova regolamentazione inerente il tariffario autostradale. Stando a quanto dichiarato, l’obbiettivo è quello di garantire prima di tutto una certa trasparenza ed equità dei pedaggi, inoltre potrebbero essere in arrivo dei benefit per gli automobilisti i quali potrebbero veder scendere addirittura il costo dei […]

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Come trainare auto elettriche e ibride: la guida completa

di Donato D'Ambrosi

Quante volte vi siete trovati a dover trainare o essere trainati da un’auto? Molte probabilmente. Ma trainare un’auto elettrica non è così semplice come collegare una fune visibili, mettere in folle, levare il freno a mano e via. Il traino di un’auto elettrica (o ibrida) richiede la conoscenza di informazioni specifiche per evitare rischi alle persone ma soprattutto danni all’auto elettrica da trainare. Ecco come fare con le indicazioni di alcuni Costruttori di auto elettriche.

TRAINARE UN’AUTO ELETTRICA SOLO SUL CARROATTREZZI

Intanto bisogna precisare che non c’è un modo univoco per trainare un’auto elettrica, a meno di richiedere l’intervento di un carroattrezzi con pianale. E’ questo il modo più sicuro per trasportare un’auto elettrica senza rischi, e nel caso della Renault ZOE è anche l’unico ammesso dal Costruttore. Ma badate bene che in caso di guasti, anche l’operatore del carroattrezzi che interviene deve essere preparato e avere l’abilitazione CEI 11-27 o  PES-PAV; leggi qui di cosa si tratta. Per legge vi ricordiamo, a prescindere dalle auto elettriche che è permesso il traino di un’auto solo con carroattrezzi in autostrada o quando il traino avviene con solo due ruote appoggiate a terra. E’ chiaro che non serve necessariamente chiamare un carroattrezzi per spostare semplicemente un’auto elettrica che è rimasta con la batteria scarica o non ha fatto incidenti. Ma un’auto elettrica si può trainare come un’auto normale, legata a un qualsiasi mezzo di soccorso? Dipende dai casi che vediamo qui sotto.

TRAINARE UN’AUTO ELETTRICA CON IL CARROATTREZZI

Assodato che il metodo più sicuro per trainare un’auto è sollevarla su un carroattrezzi con pianale, alcuni Costruttori permettono anche il traino senza pianale. Tesla ad esempio in alternativa al pianale consiglia l’uso dei pattini per evitare che le ruote tocchino a terra. I clienti che hanno le sospensioni pneumatiche però devono ricordarsi di attivare la funzione Jack, altrimenti l’auto-livellamento potrebbe allentare le cinghie di sicurezza. Per tutti gli altri clienti Tesla Model S invece è raccomandata l’attivazione della funzione Tow per evitare che si attivi da sola la modalità Park nelle fasi di carico e traino. Lo stesso vale per la Hyundai Kona EV che può essere trainata solo su carroattrezzi o carrelli sotto le ruote. Ma per fortuna non sempre è così per tutte le auto.

PERCHE’ TRAINARE UN’ELETTRICA E’ COMPLICATO

Il motivo per cui i Costruttori sconsigliano di trainare un’auto elettrica con le ruote a contatto con la strada è che un motore elettrico può funzionare anche al contrario. Nel senso che quando è alimentato dalla batteria HV fa girare le ruote, ma in modo inverso però il motore può generare elettricità proprio come una dinamo. Questo, come si legge praticamente in tutti i manuali d’uso delle auto elettriche può creare molti rischi, di incendio e di danneggiamento del sistema elettrico, del motore e del sistema frenante per il recupero di energia. Ecco perché leggendo sul manuale della Nissan Leaf le uniche ruote che possono toccare la strada durante il traino sono quelle posteriori, in alternativa a trainare l’auto su carroattrezzi con pianale.

TRAINARE SI, MA FINO A 30 KM/H E PER 30 KM

La Citroën C-Zero, l’unica auto elettrica a cambiare freni a 60 mila km (scopri tutti i costi reali di manutenzione delle auto elettriche e ibride nell’indagine di SicurAUTO.it) la fa molto più facile. In caso di traino bisogna ricordare alcune raccomandazioni di Citroën e la C-Zero si può trainare quasi come un’auto tradizionale. Chiaramente come per le atre auto bisogna limitare il rischio di produrre correnti pericolose. Per questo Citroën consiglia di mettere il veicolo in “Ready”, togliere il freno a mano dopo aver collegato l’auto al mezzo di soccorso ma soprattutto non superare la velocità di 30 km/h con le ruote a contatto della strada e trainare l’auto elettrica non oltre 30 km. Vi sarete resi conto come il modo più sicuro per sapere come trainare correttamente l’auto è ricorrere a un carroattrezzi, ma per ogni dubbio aprite il libretto di uso e capirete se sono concesse deroghe e come fare.

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Guida autonoma Livello 2: il 50% degli automobilisti rischia la vita

di Donato D'Ambrosi

Ci si mette poco a dire “guida autonoma” e molto meno dei nomi più fantasiosi e equivocabili che i Costruttori danno ai sistemi di assistenza alla guida. Tutto questo genera una gran confusione negli automobilisti che spesso non sanno di guidare un’auto che ha sistemi di assistenza alla guida di Livello 2. Questo significa che rispetto all’idea di sedersi su un’auto con la guida autonoma totale (non ancora contemplata dalle norme UE) ci passano molti errori al volante e convinzioni sbagliate di potersi distrarre in tutti i modi possibili. Lo ha messo in risalto uno studio dell’IIHS (Insurance Institute for Highway Safety) sull’impatto dei sistemi di assistenza alla guida di Livello 2 sui conducenti. Ecco cosa pensano circa 2 mila intervistati dei sistemi Autopilot (Tesla), ProPilot Assist (Nissan), Super Cruise (Cadillac), Driving Assistant Plus (BMW) e Traffic Jam Assist (Audi)

TESLA E’ IL SISTEMA PIU’ AVANZATO MA A RISCHIO

I nomi dei sistemi avanzati di assistenza alla guida influenzano in modo importante la percezione di quello che realmente possono offrire, lo dimostra lo studio IIHS sulla confusione che creano gli ADAS. L’IIHS ha individuato i sistemi di guida autonoma Livello 2 dei maggiori Costruttori e poi ha posto a circa 2 mila automobilisti domande specifiche sui sistemi di assistenza. Quello che ne viene fuori dimostra quanto ci sia ancora poca conoscenza delle tecnologie che possono salvare la vita se usate nel modo giusto. In testa ai sistemi che generano più confusione (o falsa sicurezza) c’è l’Autopilot Tesla che in ogni contesto ha il punteggio più alto. Ma vediamo nel dettaglio su cosa fanno confusione gli automobilisti.

Il 50% CREDE DI AVERE IL PILOTA AUTOMATICO

Alla domanda “Puoi guadare senza tenere le amni sul volante?” Il ProPilot Assist Nissan (33%) viene battuto solo dall’Autopilot Tesla (48%). Segno evidente che la parola “Pilot” induce fortemente a pensare che l’auto abbia un qualche sistema di pilota automatico. Ma non è così poiché tutti i sistemi di guida autonoma Livello 2 (Tesla incluso) impongono di tenere le mani sul volante, tranne per brevi istanti e a determinate condizioni. In caso contrario il sistema è programmato per lanciare un avviso al conducente, disattivare il sistema di assistenza alla guida e in alcuni casi anche accostare l’auto in sicurezza se il conducente ignora gli avvisi. Meno eclatanti sono le altre risposte dei conducenti che reputano sicuri comportamenti pericolosi quando è attivo un sistema di assistenza alla guida, ma altrettanto rischiose. Per fortuna “Dormire” è un’idea meno diffusa, ma la percentuale di falsa sicurezza cresce se si parla di “Guardare un video”, “Scrivere un messaggio” o “Parlare al cellularecome mostra il grafico qui sotto.

I LIVELLI DI GUIDA AUTONOMA DA 0 A 5

A tal proposito è bene ricordare cosa realmente può fare un’auto con i sistemi di assistenza alla guida in base al Livello di automazione e quanto invece spetta al guidatore.

Livello 0: fa tutto il conducente.
Livello 1:             Il sistema automatizzato può aiutare il conducente in una funzione di guida (es. mantenere la distanza di sicurezza e la velocità impostate). Chi guida non può distrarsi. E’ disponibile su veicoli che possono essere acquistati oggi.
Livello 2:             Il sistema automatizzato può aiutare il conducente in diverse funzioni di guida (es. mantenere la distanza di sicurezza e la velocità impostate, frenare o mantenere l’auto in carreggiata). Chi guida non può distrarsi. E’ disponibile su veicoli che possono essere acquistati oggi.
Livello 3:             Il sistema automatizzato può svolgere tutte le attività di guida senza l’intervento del conducente e monitora l’ambiente di guida. Il conducente non può distrarsi perché deve prendere i comandi in caso di guasto del sistema o se a causa delle condizioni del traffico il sistema lo richiede. E’ disponibile su veicoli che possono essere acquistati oggi ma disattivato e limitato a Livello 2 in attesa che sia legale in UE.
Livello 4:             Il sistema automatizzato può condurre l’intera attività di guida senza intervento del guidatore, ma solo in determinate condizioni (ad esempio, bassa velocità o in città) o in luoghi (ad esempio, un centro città). E’ disponibile su veicoli che possono essere acquistati oggi ma disattivato e limitato a Livello 2 in attesa che sia legale in UE.
Livello 5:             Il sistema automatizzato può eseguire l’intera attività di guida senza l’input del conducente in tutte le condizioni. Ad oggi Tesla è l’unico a potersi fregiare di questo vanto, tuttavia come per gli altri casi il sistema è limitato e venduto in versione Beta.

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Classifica qualità auto 2019: ecco i marchi più affidabili

di Donato D'Ambrosi

Le auto dei brand coreani si confermano migliori di molte altre marche note, lo rivela la classifica 2019 sulla qualità delle auto redatta da JD Power. L’indagine mette in luce ogni anno quanto migliora (o peggiora la qualità) delle auto vendute negli USA attraverso le lamentele e le richieste di intervento dei clienti. Nel 2019 sono è rimasta invariata la media, 13 marche sono migliorate e 18 sono peggiorate. Vediamo quali.

COME SI LEGGE LA CLASSIFICA SULLA QUALITA’ DELLE AUTO

Prima di passare alla classifica sulla qualità delle auto 2019, vediamo da dove escono i punteggi che JD Power assegna alle marche dei Costruttori auto. La classifica JD Power è redatta sul valore Initial Quality Index alla base dello studio. Lo studio si basa sulle risposte di 76.256 acquirenti e locatari di nuovi veicoli X che sono stati intervistati dopo 90 giorni di proprietà nel 2019. Le domande spaziano tra 8 categorie e 233 argomenti diversi per identificare i problemi lamentati dai consumatori. Il valore in “PP100” indica quindi la media dei problemi per ogni 100 auto vendute di quella Marca. Intanto anticipiamo che nessuna marca europea è al di sopra della media di 93PP100, ma molte hanno fatto passi in avanti sulla qualità.

LE MARCHE DI AUTO CON LA QUALITA’ MIGLIORE

Nella parte alta della classifica primeggiano quasi tutti brand asiatici. Genesis (brand premium Kia-Hyundai) in testa prende spazio dal Gruppo Kia-Hyundai rispetto all’anno scorso, ma tutte e 3 tra 63 e 71PP100. Per avere un’idea di quanto gap c’è rispetto agli altri brand basta vedere che Ford (gioca in casa!) ha 83PP100. Land Rover è la marca migliorata di più, con 37 problemi ogni 100 auto in meno rispetto al 2018. Altri brand degni di nota per i progressi sono Jaguar (-18PP100), Dodge e Volvo (con -8PP100 ciascuno). Clicca sulla classifica qui sotto per visualizzarla a tutta larghezza.

I MODELLI MIGLIORI NELLA CLASSIFICA JD POWER 2019

Bisogna poi parlare anche dei singoli modelli che si sono distinti per segmento e dello stesso Brand visto che la classifica JD Power sopra fa una media di tutti i modelli del Costruttore. I modelli Hyundai Motor Group che hanno il punteggio più alto nei rispettivi segmenti sono Genesis G70, Hyundai Santa Fe, Kia Forte, Kia Rio, Kia Sedona e Kia Sportage. Della General Motors si distinguono la Cadillac Escalade, la Chevrolet Equinozio, la Chevrolet Malibu la Chevrolet Silverado HD e Chevrolet Tahoe. Di BMW hanno il punteggio più alto nei rispettivi segmenti la BMW Serie 2, la BMW X4 e la MINI Cooper. I modelli Ford (al quarto posto) fa un buon punteggio relativo alle Ford Fusion e Ford Ranger. I modelli Nissan che si posizionano più in alto nei loro segmenti sono Nissan Maxima e Nissan Titan. La Porsche 911 è invece il modello che in assoluto si conferma con la migliore qualità dello studio con 53PP100.

I PROBLEMI PIU’ DIFFUSI SULLE AUTO NUOVE

I problemi più frequenti evidenziati dalla classifica sulla qualità delle auto JD Power riguardano sempre l’elettronica di bordo e gli ADAS. L’infotainment rimane la categoria più problematica per i proprietari di veicoli nuovi. Anche se è la categoria migliorata di più dal 2018, con un minor numero di problemi per il riconoscimento vocale e il Bluetooth. Man mano invece che i sistemi avanzati di assistenza alla guida diventano più diffusi e complessi, più proprietari indicano problemi (da capire se di complessità o malfunzionamento). La media per i marchi premium è 6,1PP100, in aumento rispetto ai 5PP100 dello scorso anno, mentre la media per i marchi del mercato di massa è 3,5PP100. Siete indecisi sull’auto da comprare? Ecco i consigli per valutare al meglio l’auto nuova.

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Ecco come avere fino a 15 GB al mese gratis per un anno con TIM

di Pietro Paolucci

Attivare TIM Ricarica Automatica entro il 30 giugno significa avere 5 giga in più al mese sulla propria offerta mobile, promo che si triplica per i clienti con attiva anche una linea fissa.

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