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Ieri — 23 Gennaio 2019RSS feeds

Due Autorità in una: fondere AGCOM e Garante della Privacy per contrastare con più forza gli abusi dei colossi digitali

di Dario D'Elia

Un Garante unico che si occupi di Comunicazioni e Privacy, facendo convergere di fatto AGCOM e Garante della Privacy. È questa la proposta del Commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Antonio Nicita, che durante il Convegno “Verso un nuovo codice delle comunicazioni elettroniche. Il ruolo di Agcom”, ha acceso i riflettori sulla questione.

Ieri, presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, il Commissario ha spiegato come un’unica realtà “potrebbe esercitare un maggior potere “contrattuale” e di moral suasion nei confronti delle piattaforme globali“. Partendo dall’assunto che i dati sono sempre più elemento chiave (e quindi prodotto) dei modelli di business del digitale è evidente la progressiva sovrapposizione tra comunicazioni e privacy. Per altro la “regolazione privata esiste già ed è il dominio degli algoritmi”.

Fermo restando il fatto che la componente antitrust per specificità e autonomia, a suo parere, dovrebbe rimanere separata, sugli altri fronti bisognerebbe iniziare a interrogarsi “se sia necessaria una nuova regolazione pubblica e indipendente, ancorata al benessere sociale, volta a prevenire posizioni dominanti durature, a garantire forme di pluralismo nel web, a restituire la piena proprietà del dato agli utenti, anche facendone emergere il valore nella transazione economica relativa“.

Questo ultimo punto forse è uno dei nodi principali della questione: se il “dato” è un bene – oggetto di scambio o compravendita – perché l’utente non viene informato del suo reale valore? In un’ottica di mercato digitale in alcuni casi la contropartita dei servizi gratuiti potrebbe essere troppo bassa oppure totalmente inadeguata. E se effettivamente la commerciabilità del dato genera reddito non dovrebbe essere monitorato lo scambio? Difficile credere che chi detiene i nostri dati applichi le stesse tariffe a tutti e a prescindere dalla completezza di informazioni.

Per questo motivo una delle principali criticità per le Autorità è che i temi emergenti possono alimentare un corto circuito nelle differenti competenze di controllo. Considerati gli obiettivi diversi in alcuni casi potrebbero manifestarsi conflitti. Ciò che potrebbe apparire accettabile per l’AGCOM potrebbe non esserlo per la privacy, e viceversa.

“Sarebbe auspicabile una fusione di AGCOM e Garante per la privacy, le cui competenze, sancite a livello europeo, resterebbero intatte e costituirebbero un importante tassello nel percorso per la costruzione di un mercato regolato dell’uso del dato, che va affidata al legislatore”, ha dichiarato Nicita. Insomma, la normativa vigente consentirebbe di procedere immediatamente a fusione e lasciare poi modo al Parlamento di “legiferare ulteriori aggiustamenti, nel solco europeo, con un processo progressivo e graduale”.

AGCOM e il “Garante per la privacy” si fonderanno in un’unica authority?

di Biagio Petronaci

Durante le scorse ore, presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, si è tenuto un convegno dal nome “Verso un nuovo codice […]

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TIM, AGCOM boccia lo scorporo della rete

di Filippo Vendrame

AGCOM ha bocciato il progetto di scorporo della rete di TIM. L’Autorità ha presentato un documento di quasi 500 pagine in cui analizza punto per punto il piano presentato da TIM e spiega la sua posizione. Secondo AGCOM, quindi, anche a seguito di un eventuale scorporo della rete così come proposto dalla società, TIM continuerebbe a mantenere una posizione dominante.

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Un’ulteriore analisi del quarto Osservatorio sulle Comunicazioni svela la prospettiva di Iliad

di Giuseppe Biondo

Ieri vi abbiamo raccontato i dati diffusi dall'AGCOM nel quarto Osservatorio sulle Comunicazioni del 2018, riferito al trimestre luglio-settembre 2018

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Il mercato italiano di rete mobile per AGCOM: Iliad sopra il 2%, Wind Tre in calo

di Paolo Giorgetti

L'AGCOM ha pubblicato il quarto Osservatorio sulle Comunicazioni del 2018, riferito al trimestre luglio-settembre 2018: andiamo a scoprire la situazione, la penetrazione di Iliad nel mercato italiano e non solo.

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AGCOM, 42 milioni di utenti al giorno su internet

di Candido Romano

Numeri in crescita per quanto riguarda gli accessi a internet in Italia. AGCOM, Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, nel suo Osservatorio delle comunicazioni ha indicato che nel mese di settembre 2018 sono stati 42,7 milioni gli utenti medi che giornalmente si sono collegati a internet. Il totale è 70 ore di navigazione mensile a persona.

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La rivoluzione ultra-broadband prosegue, AGCOM conferma numeri incoraggianti

di Dario D'Elia

In Italia prosegue l’aumento delle linee ultra-broadband: a settembre 2018 l’AGCOM ha rilevato un incremento di 260mila unità FTTH in più rispetto allo stesso periodo 2017, raggiungendo quota 760mila. Anche sul fronte FTTC si è passati da 3,39 milioni di unità a 5,79 milioni di unità. Prosegue poi la crescita del fixed wireless access: da 980mila linee a 1,18 milioni di linee. Per il rame invece si parlava di 15,62 milioni di linee a settembre 2017 e adesso a settembre 2018 solo 12,67 milioni di linee. In pratica un 18,9% in meno.

“A fine settembre 2018, gli accessi complessivi della rete fissa si riducono di 80mila unità rispetto al trimestre precedente (-90mila unità su base annua)”, si legge nell’ultimo bollettino AGCOM. “Se nel settembre 2014 quasi il 95% degli accessi alla rete fissa era in rame, dopo quattro anni questi sono scesi al 62%, pari ad una flessione di 6,8 milioni di linee. Nello stesso periodo sono cresciuti gli accessi tramite altre tecnologie qualitativamente migliori, in particolare quelle in tecnologia FTTC (+5,5 milioni di unità), FTTH (+460 mila) e FWA (+ 660 mila)”.

Il primo effetto collaterale positivo di questo cambio di passo si rileva nei termini di velocità di connessione: le linee con velocità inferiore ai 10 Mbit/s sono passate da poco meno dell’80% delle linee broadband e ultrabroadband nel settembre 2014, al 26,9% nel settembre 2018, mentre il peso delle linee con velocità pari o maggiore di 30 Mbit/s, è salito dal 2,8 al 41,4%.

“Il quadro competitivo degli accessi broadband e ultrabroadband vede Tim quale maggiore operatore con 44,5%, seguito da Vodafone, Fastweb e Wind Tre con quote comprese tra il 14 ed il 15%”, prosegue la nota.

Qui per conoscere in dettaglio i dati riguardanti la vostra area residenziale.

AGCOM, Iliad conquista il 2,2% del mercato mobile

di Filippo Vendrame

AGCOM ha presentato il nuovo Osservatorio sulle Comunicazioni che fotografa, tra le altre cose, lo stato della connettività di rete fissa e mobile in Italia. La notizia più rilevante che emerge da questo report riguarda la telefonia mobile ed in particolare Iliad. L’operatore francese, nei primi tre mesi di attività in Italia, il report prende in considerazione i dati sino alla fine di settembre 2018, è riuscito a conquistare il 2,2% del mercato mobile.

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AGCOM, Iliad ha dato una dolorosa spallata a Wind Tre, TIM e Vodafone

di Dario D'Elia

Iliad è il principale responsabile della debacle di Wind Tre, TIM e Vodafone registrata a settembre 2018, secondo l’ultimo bollettino AGCOM. Nel segmento consumer (human) il nuovo operatore ha conquistato la quinta posizione assoluta con una share del 2,7%. Wind Tre (33,2%), TIM (28%) e Vodafone (26%) hanno perso rispettivamente – considerando anno su anno – il 2,2%, lo 0,6% e lo 0,9%. E questi dati sono ancora più eclatanti se si considera che nel computo si è tenuto conto anche delle controllate Kena Mobile (TIM) e Ho Mobile (Vodafone).

Insomma, la principale sconfitta è senza dubbio Wind Tre; le altre grandi hanno contenuto le perdite. E gli unici che possono festeggiare sono solo alcuni operatori virtuali: Poste Mobile, Fastweb Mobile e Lycamobile.

Notevole il balzo in avanti del numero di operazioni di portabilità: l’indice ha registrato un 31,5% grazie all’aumento di cambi gestore e la riduzione di SIM (human). A settembre 2018 di operazioni se ne sono registrate 130,2 milioni, contro le 113,5 milioni del settembre 2017 e 98,3 milioni di settembre 2016.

Con riferimento agli ultimi dodici mesi, il saldo tra operazioni ‘recipient’ e ‘donating’ risulta negativo per Wind Tre (-1.519mila unità) e Vodafone (-538mila unità), mentre registra un segno positivo per TIM (+63mila unità) e, soprattutto, per Iliad (+1.671 mila unità)”, si legge nel documento.

“Nella rete mobile, si registra su base annua un aumento complessivo di 3,8 milioni di SIM: le M2M (machine-to-machine) sono cresciute di 4,6 milioni, mentre quelle ‘solo voce’ e ‘voce+dati’ si sono ridotte di 800 mila unità”, puntualizza AGCOM in relazione all’intero settore. “Tim (con una quota in aumento dello 0,5% rispetto a settembre 2017) sale al 31,0%, mentre Vodafone (29,4%) e Wind Tre (29,1%) perdono rispettivamente lo 0,8% e il 2,3%”.

Da rilevare poi la crescita della larga banda mobile: nel terzo trimestre dell’anno le SIM che hanno effettuato traffico dati hanno superato i 57 milioni (+8,7% su base annua), con un consumo medio unitario di dati stimabile in 3,88 GB/mese (+50,8%).

AGCOM: cosa vogliamo farne delle cabine telefoniche pubbliche? E se diventassero accessi per la banda ultralarga?

di Dario D'Elia

Cosa ne facciamo delle cabine telefoniche pubbliche? Se lo domanda il Garante delle Comunicazioni e approfittando di questo interrogativo ha deciso di indire una consultazione pubblica al riguardo, che consentirà di raccogliere proposte e opinioni da aziende, associazioni, cittadini e chiunque abbia un parere.

La base di partenza del dibattito è che sono storicamente di proprietà TIM ma rientrano fra i cosiddetti “servizi universali“. Nel tempo le postazioni telefoniche pubbliche (PTP) sono state parzialmente e progressivamente smantellate in relazione alla diffusione e successo della telefonia mobile.

Non a caso l’AGCOM sottolinea che “dal 2010 al 2017 il numero di chiamate da PTP si è ridotto dell’80%, passando da 96 milioni circa a poco più di 18,6 milioni. Una riduzione pressoché simile (85%) si è registrata nello stesso periodo con riferimento al numero di minuti che sono passati da 128 milioni a 20 milioni circa”. E anche sul fronte delle emergenze il loro impiego si è ridotto notevolmente: circa il 65% in meno.

“Gli utenti continuano a utilizzare le PTP per le chiamate dirette ai numeri di emergenza che rappresentano a fine 2017 il 2,3% delle chiamate, quasi il doppio rispetto al 2010, quando le PTP erano due volte più numerose”, sintetizza il Garante.

Oggi se ne contano poco più di 18mila con livelli di capillarità diversi a seconda del territorio. Si va dai circa seimila impianti del Piemonte per soddisfare 9 milioni di famiglie ai poco più di mille della Puglia per 4,2 milioni di famiglie. Dopodiché il computo numerico è relativo, poiché in alcune aree del paese sono totalmente scomparse e in altre si concentrano in periferia oppure nei centri. Insomma, la presenza è a macchia di leopardo.

La questione di fondo è per le nuove norme UE in materia di comunicazioni elettroniche il servizio di telefonia pubblica non è più soggetto a obbligo come servizio universale, quindi ogni stato membro può gestire lo scenario con abbondante autonomia. Alcuni paesi hanno già staccato la spina, altri hanno previsto una data di dismissione, altri ancora come ad esempio Italia, Spagna e Regno Unito stanno valutando le opzioni a disposizione.

TIM nel frattempo ha avviato la sperimentazione di progetti di ammodernamento come ad esempio l’attivazione di “city link”, hosting di antenne LTE e videosorveglianza. Sopratutto il primo in ottica Smart City sembrerebbe convincente: si parla di impianti (totem) dotati di un sistema di wi-fi pubblico che consente di navigare online per un’ora senza alcun costo e ad alta velocità grazie al collegamento in fibra ottica con la centrale di zona. Senza contare la ricarica per smartphone e altri dispositivi, l’accesso al 112 di emergenza, etc.

“Altro possibile utilizzo delle PTP ‘evolute’ consiste nel realizzare il ‘mobile data offloading’ utilizzando la rete wi-fi”, spiega l’AGCOM. “Il mobile data offloading, basandosi su specifiche regole, consente di re-direzionare in maniera intelligente una parte del traffico dati originariamente destinato alle reti mobili/cellulari, con lo scopo di evitare un possibile sovraccarico, ridurre la congestione permettendo un uso migliore delle risorse di rete disponibili e migliorare l’esperienza complessiva dell’utente”.

Un altro possibile impiego potrebbe essere quello di trasformare i PTP in punti di accesso Wi-Fi o fisici per i servizi a banda larga e ultra-larga. Soprattutto nelle zone in digital divide o comunque maggiormente arretrate sotto il profilo infrastrutturale potrebbe essere una temporanea risposta alle esigenze dei cittadini. Soprattutto se si considera la programmatica svolta digitale che ci aspetta nel campo dei servizi della pubblica amministrazione. Ad esempio l’obbligo di fatturazione elettronica sta mettendo in difficoltà alcuni imprenditori residenti in zone difficili, dove anche la telefonia mobile stenta nella connettività.

Insomma. Vi sono migliaia di cabine in tutto il paese che potrebbero trasformarsi in hub di accessi a servizi digitali. E se vi arrivasse anche la fibra, persino nel più remoto dei paesi di montagna vi sarebbe almeno una postazione capace di reggere, per scopi professionali o personali, il trasferimento di gran quantità di dati in poco tempo.

Vodafone e Fastweb sanzionate dall’AGCOM per la “trasparenza tariffaria”, ma gli errori sono stati corretti

di Dario D'Elia
Vodafone e Fastweb sono state sanzionate dall’AGCOM per una inadeguata trasparenza tariffaria risalente alla primavera scorsa. Entrambe sono state multate rispettivamente per 87mila euro: una pena lieve giustificata dal fatto che nel tempo sono state adottate le correzioni comunicative adeguate nel rispetto della Delibera AGCOM 252/16/CONS. Nello specifico Vodafone, sul suo sito ufficiale in data 20 […]

Fastweb e Vodafone, siti web poco trasparenti

di Filippo Vendrame

AGCOM ha deciso di multare Fastweb e Vodafone per la violazione dell’articolo 71, comma 1, del decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, in combinato disposto con l’articolo 4, comma 1, della delibera n. 252/16/CONS. Più nello specifico, entrambi gli operatori sono stati condannati dall’Autorità per scarsa trasparenza delle informazioni tariffarie presenti all’interno dei loro siti. AGCOM infatti, ha accertato che le pagine “Trasparenza tariffaria” dei siti www.vodafone.it e www.fastweb.it, nelle sezioni dedicate alle offerte rivolte alla clientela privati e aziende, consultate rispettivamente in data 20 marzo 2018 e 5 aprile 2018, non rispettavano tutte le prescrizioni dell’art. 4 della delibera n. 252/16/CONS.

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AGCOM sanziona Vodafone e Fastweb per imperfezioni sui siti Internet

di Paolo Giorgetti

Vodafone e Fastweb sono state sanzionate per alcune imperfezioni presenti nei loro siti Internet, in particolare riguardanti la trasparenza tariffaria: 87.000 euro di multa per entrambi gli operatori.

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Il TAR del Lazio annulla la mega-multa anche a Wind Tre. La palla torna all’AGCOM

di Giuseppe Biondo

Il TAR del Lazio ha accolto il ricorso di Wind Tre annullando la sanzione milionaria comminata a fine 2017 per la fatturazione a 28 giorni

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Il TAR ordina all’AGCOM di diminuire la multa a Vodafone per la fatturazione a 28 giorni

di Roberto F.

Il TAR, infatti, ha chiesto all'AGCOM di modificare la sanzione di oltre 1 milione di euro irrogata nei confronti di Vodafone. Ecco tutti i dettagli

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TIM, Vodafone, Wind e Tre Italia: 26 città su 40 del progetto “Misura Internet Mobile” sono migliorate nelle prestazioni

di Dario D'Elia

TIM, Vodafone, Wind e Tre Italia hanno migliorato le prestazioni dei loro servizi mobili in almeno 26 città sulle 40 analizzate dall’Autorità Garante delle Comunicazioni grazie alla campagna di misurazione Misura Internet Mobile.

“Rispetto allo scorso anno, 26 registrano un miglioramento, sia per la velocità in download, con un valore medio di oltre 31 Mbps (+12%), sia per la velocità in upload, con un valore medio di circa 20 Mbps (+10%)”, sottolinea l’AGCOM. I dati fanno riferimento all’ultima misurazione di agosto 2018.

Fra le 40 città vi sono tutti i capoluoghi di regione e alcune province. Spiccano i casi di Milano, la cui velocità supera i 32 Mbps, con un miglioramento di oltre il 3%, e Roma che ottiene una velocità in download media di 30 Mbps, registrando un incremento del 27%, mentre la velocità in upload supera i 19 Mbps, il 17% in più dello scorso anno.

“A Torino la velocità in download oltrepassa i 31 Mbps (+ 5%), mentre l’upload tocca i 21 Mbps (+ 11%). Anche a Bologna i risultati delle misurazioni sono positivi: la velocità in download è aumentata del 10%, sfiorando i 40 Mbps, mentre la velocità in upload è cresciuta del 9%, superando i 23 Mbps”, prosegue la nota AGCOM.

“Dati in miglioramento sono stati registrati anche a Napoli, dove la velocità in download supera i 21 Mbps (+ 7%) e quella in upload oltrepassa i 16 Mbps (+ 10%) e a Bari, dove è stato registrato un aumento del 16% della velocità in download (quasi 34 Mbps) e del 14% (oltre 21 Mbps) di quella in upload”.

Corso Galileo Ferraris a Torino

Il portale Misura Internet Mobile è liberamente accessibile e mostra, inserendo un indirizzo o solo indicando un punto sulla mappa della città, le misurazioni effettuate sia in modalità statica che dinamica (effettuate quindi in auto).

Digitando ad esempio l’indirizzo di un corso centrale come Galileo Ferraris a Torino, si scopre che a fronte di una velocità media di downloading più alta non è detto che questa si traduca in una prestazione migliore rispetto ai concorrenti nel caricamento delle pagine Web. Wind pur registrando una ricezione dati compresa tra 23,4 e 35,2 Mbps – 3 Italia e Vodafone non superano mediamente i 23,4 Mbps – scarica una pagina web in 1,6 -2,1 secondi mentre i concorrenti diretti in meno di 1,1 secondi. In questo caso pare essere caratterizzante la distanza dal punto di misurazione, che è strettamente legato alla capillarità della disposizione delle torri radio. Il cosiddetto “ritardo” (latenza), sempre secondo le misurazioni effettuate in Corso Galileo Ferraris, per Wind si attesta in più di 54 ms mentre per Tim è meno di 24 ms.

Ovviamente i dati cambiano in movimento. Vodafone in download raggiunge i 30,6 – 43,7 Mbps, mentre i concorrenti diretti vanno circa il 50% in meno. I tempi di scaricamento di una pagina Web sono analoghi, ma il “ritardo” è nuovamente differente. Vodafone si attesta su 32 – 41 ms, mentre TIM ottiene meno di 24 ms.

Insomma, per farsi un’idea bisogna analizzare città per città e caso per caso. Fermo restando il fatto che si tratta di misurazioni realizzate con terminali diversi e in orari diversi. La media matematica in questo senso a volte può essere un po’ difficile da interpretare.

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Modem libero, quasi tutti gli operatori hanno reso disponibili i parametri di configurazione di accesso e telefonia

di Dario D'Elia

L’era del “modem libero” è iniziata ufficialmente dal primo gennaio 2019 e la maggior parte degli operatori hanno finalmente reso disponibili i parametri di configurazione dei router per accedere ai servizi di accesso Internet e telefonia. Il problema è che per ora le telco si stanno muovendo in ordine sparso e non è chiaro quale sia il destino dei vecchi abbonati. Secondo la delibera dell’AGCOM a partire da questo mese i clienti dovrebbero avere il diritto di non pagare più il modem oppure godere di una disdetta contrattuale senza oneri. Probabile che molti provider convergano sulla seconda opzione, ma comunque bisognerà attendere le comunicazioni alla clientela delle prossime settimane per ogni certezza.

Ad ogni modo, quel che conta è che tutti i nuovi contratti prevedono la possibilità di usare un qualsiasi router – anche se ne viene offerto gratuitamente uno.

“AVM ha già predisposto una pagina dedicata ai consumatori per aiutarli nella scelta del miglior prodotto, condividere i vantaggi della libertà di scelta e trovare le risposte a tante domande. A questa sezione del sito gli utenti trovano tutte le informazioni necessarie per utilizzare FRITZ!Box con la connessione fornita dai vari provider in Italia”, spiega AVM.

Se da una parte i parametri per la navigazione non sembrano essere più un problema (sono esplicitati sui siti degli operatori), per quelli legati alla telefonia bisogna affidarsi ai call center dei rispettivi provider.

Nello specifico vi sono però delle eccezioni. TIM ha pubblicato tutto sul suo sito ufficiale, anche i parametri voce. Vodafone “sta provvedendo ad adeguare la propria infrastruttura di rete al fine di consentire l’accesso ad Internet con modem scelti dal cliente e compatibili con la rete di Vodafone”. Quindi per ora l’unica opzione ufficiale prevista è quella di migrare verso altro operatore e Vodafone stessa ha assicurato che non verrà addebitato “alcun costo in caso di mancata restituzione della Vodafone Station”. Fastweb fornisce i parametri di accesso sul sito me per la voce bisogna chiamare il call center (146). Lo stesso valer per Tiscali (130) e Wind Tre (155). Da sottolineare che Wind Tre ha reso disponibile l’offerta Absolute priva di modem, ma ha ribadito anche che con architettura FTTH bisogna impiegare i suoi dispositivi.

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La banda ultralarga cresce in Italia, lo dicono i dati AGCOM

di Alessandro Crea

La banda ultralarga in Italia cresce e anche velocemente, lo confermano gli ultimi dati resi noti dall’AGCOM e raccolti tramite lo strumento Misura Internet Mobile, che nel periodo compreso tra aprile e agosto scorsi ha effettuato misure in 40 città. I rilevamenti confermano miglioramenti significativi nelle velocità ottenibili in 26 delle 40 città campione, rispetto alle letture effettuate nello stesso periodo dell’anno precedente, con un aumento medio della velocità in upload di circa 20 Mbps (+10%) e uno in download di 31 Mbps (+12%).

Scendendo nei dettagli, se prendiamo in considerazione la massima velocità ottenibile, il podio spetta a Bologna con la velocità in download che sfiora i 40 Mbps ed è migliorata del 10% rispetto al 2017, mentre quella in upload supera i 23 Mbps (+9%). Segue Bari con quasi 34 Mbps in download (+16%) e oltre 21 Mbps in upload (+14%). Al terzo posto Torino con 31 Mbps in download e 21 in upload, un miglioramento pari rispettivamente al 5 e all’11%.

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A Milano invece si segnala una velocità media in download di 32 Mbps, superiore del 3% rispetto allo scorso anno, mentre Napoli si attesta su una velocità in download superiore ai 21 Mbps, + 7% rispetto al 2017, e di 16 Mbps in upload, con un + 10%.

Se invece prendiamo in considerazione la percentuale di miglioramento della banda ultralarga a meritare il podio è Roma. Qui infatti si raggiungono i 30 Mbps in download e i 19 Mbps in upload, ma le percentuali di crescita della Capitale rispetto all’anno precedente fanno segnare rispettivamente un incremento del 27 e del 17%.

In generale lo sforzo infrastrutturale di aziende come TIM e Open Fiber iniziano dunque a produrre i primi frutti. L’Italia resta comunque indietro rispetto alle eccellenze del centro e del nord Europa ma ha iniziato a ridurre il gap. Il problema vero resta semmai il basso livello di attivazioni, che conferma uno scarso livello di alfabetizzazione informatica nel nostro Paese, con conseguente scarsa domanda di banda ultralarga da aprte dei consumatori.

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AGCOM, cresce la banda ultralarga in Italia

di Filippo Vendrame

Buone notizie sul fronte banda ultralarga in Italia. AGCOM, infatti, ha scattato una nuova fotografia del livello di connettività del Paese che ha evidenziato un importante miglioramento in termini di velocità. L’analisi è stata condotta grazie allo strumento Misura Internet Mobile e fa riferimento al periodo compreso tra aprile e agosto 2018. I provider oggetto dello studio sono TIM, Vodafone, Wind e Tre. Rispetto alla campagna di misurazione dello scorso anno condotta da AGCOM, il resoconto delle elaborazioni complessive sulle quattro reti evidenzia un generalizzato avanzamento nella qualità delle prestazioni.

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Misura Internet Mobile evidenzia un miglioramento delle prestazioni delle connessioni in 26 città su 40

di Gerardo Orlandin

Grazie ai risultati dell’ultima campagna di misurazioni condotta da aprile ad agosto 2018 dall’AGCOM nell’ambito del progetto Misura Internet Mobile, lo strumento a disposizione degli utenti per visualizzare i risultati delle misure della qualità del servizio internet sulle reti mobili, è possibile conoscere la velocità delle connessioni mobili di TIM, Vodafone, Wind e Tre in 40 città italiane.

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