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iPhone rallentati: Apple pubblica la nota AGCM

di Marco Grigis

La questione degli iPhone rallentati, in presenza di una batteria non più completamente performante, torna a occupare la cronaca tecnologica italiana. Apple ha infatti pubblicato, sul suo sito ufficiale, la nota dell’AGCM relativa al caso: lo scorso anno, infatti, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato aveva comminato al gruppo di Cupertino un’importante multa, per la mancata comunicazione agli utenti dei cambiamenti introdotti con iOS 10.2.1.

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ADUC si rivolge ad AGCM e AGCOM per far sospendere i rincari tariffari TIM sul mobile

di Dario D'Elia

L’associazione dei consumatori ADUC ha chiesto all’Antitrust e all’AGCOM di far sospendere a TIM l’annunciato rincaro tariffario che verrà applicato su alcune vecchie offerte mobili a partire dal 25 febbraio. Il motivo principale è legato al fatto che TIM non avrebbe fornito “correttamente ai consumatori le informazioni sulle modifiche contrattuali con 30 giorni di anticipo”. La nota informativa sul sito ufficiale risale al 21 gennaio, e anche la campagna SMS è stata avviata quindi almeno sulla tempistica tutto potrebbe essere corretto, ma il tema è senza dubbio legato alla qualità delle informazioni offerte.

“Dal 25 febbraio 2019 TIM aumenterà il prezzo di alcuni piani tariffari per i cellulari, di 0,99 euro al mese e di 1,99 euro al mese, ma lo fa senza garantire al consumatore/cliente la conoscibilità della modifica delle condizioni contrattuali e quindi la possibilità di esercitare il diritto di recesso senza il pagamento di penali”, scrive l’ADUC.

Il messaggio SMS spedito ai clienti, secondo l’associazione, violerebbe le disposizioni AGCOM in tema di modifica contrattuale. Prima di tutto dovrebbe recare la scritta “Modifica delle condizioni contrattuali” e in secondo luogo “indicare il contenuto della modifica”. 

“TIM non solo omette le informazioni previste dall’Agcom ma sembra addirittura un messaggio promozionale e, di conseguenza, il cliente non interessato a nuove promozioni non utilizzerà il link”, puntualizza ADUC. La pagina Web sul sito ufficiale pare mancare di ulteriore trasparenza poiché non viene specificato quali piani tariffari subiranno l’aumento da 99 centesimi e da 1,99 euro. Inoltre, anche a seguito dell’invio dell’SMS, si è costretti ad andare “sul sito di TIM e poi ancora entrare nel proprio profilo personale MyTIM (o crearlo) per sapere a quanto ammonterà l’aumento”.

“La lettura complessiva della pagina web che parla di ‘offerte arricchite’ e di ‘promozioni a lui riservate’ – insieme alle ‘novità’ menzionate nell’SMS – rafforza nel lettore la percezione che si tratti di una promozione e non di modifiche contrattuali sfavorevoli, tanto più che le informazioni sulla possibilità di recedere senza penali è relegata alla seconda parte della pagina web”, conclude l’associazione.

“Una macchinosità ideata da TIM per ostacolare l’effettiva conoscenza delle modifiche contrattuali in corso”.

Antitrust multa Sony per 2 milioni di euro

di Candido Romano

PlayStation Plus, il servizio in abbonamento di Sony per giocare online su PlayStation 4, è a pagamento, ma l’azienda è stata poco chiara nel comunicarlo. Per questo l’AGCM, Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato, ha comminato all’azienda giapponese una multa di 2 milioni di euro, dopo un procedimento istruttorio. In particolare la multa è diretta verso Sony Interactive Entertainment Europe, Sony Interactive Entertainment Europe Network e Sony Interactive Entertainment Italia.

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Antitrust multa Sony per 2 milioni di euro: l’obbligo di sottoscrizione a PlayStation Plus per giocare online non è sufficientemente esplicito

di Nicola Armondi

L’AGCM, ovvero l’Autorità antitrust, ha ritenuto Sony colpevole nell’ambito di un’indagine legata a pratiche commerciali scorrette. Secondo l’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato, infatti, l’obbligatorietà di una sottoscrizione al PlayStation Plus per giocare online non è sufficientemente esplicitata. La questione è legata sia alle copie fisiche dei giochi che alla vendita in digitale tramite PlayStation Store.

Possiamo infatti leggere che “La carenza informativa concerne, in primo luogo, la confezione del prodotto PlayStation 4, in cui l’informazione relativa alla necessità dell’abbonamento a pagamento PlayStation Plus per poter giocare in modalità multiplayer online non è messa a disposizione del consumatore in maniera chiara e immediatamente percepibile, dal momento che essa viene riportata, con un carattere molto piccolo e di difficile lettura, soltanto nella parte posteriore della confezione.

Allo stesso tempo, per quanto riguarda il PS Store si afferma: “ Durante il processo di acquisto non risulta evidenziata, in maniera chiara e sin dal primo contatto, la circostanza che sia necessario l’abbonamento a pagamento PlayStation Plus per poter utilizzare il videogioco in modalità multiplayer online.” Questo poiché l’informazione dell’obbligatorietà del PS Plus si trova ben sotto rispetto al tasto d’acquisto.

“Il procedimento – scrive l’Antitrust – concerne il comportamento posto in essere dal professionista nella promozione e vendita della console PlayStation 4 e dei videogiochi tramite il PlayStation Store, con riferimento alla carenza e/o omissione di informazioni circa la necessità di dover sottoscrivere l’abbonamento a pagamento PlayStation Plus per poter giocare in modalità multiplayer online con altri giocatori.

La carenza informativa concerne, in primo luogo, la confezione del prodotto PlayStation 4, in cui l’informazione relativa alla necessità dell’abbonamento a pagamento PlayStation Plus per poter giocare in modalità multiplayer online non è messa a disposizione del consumatore in maniera chiara e immediatamente percepibile, dal momento che essa viene riportata, con un carattere molto piccolo e di difficile lettura, soltanto nella parte posteriore della confezione.

In secondo luogo, la carenza e/o omissione delle informazioni fornite riguarda anche il processo di acquisto a distanza di videogiochi tramite l’applicazione Playstation Store a cui si può accedere dalla console Playstation 4, dal sito internet del gruppo (//store.playstation.com/it-it) e dall’App dedicata per Smartphone. Durante il processo di acquisto non risulta evidenziata, in maniera chiara e sin dal primo contatto, la circostanza che sia necessario l’abbonamento a pagamento PlayStation Plus per poter utilizzare il videogioco in modalità multiplayer online”.

Sony si è difesa affermando che l’utenza è sufficientemente informata di questa obbligatorietà e che il gioco online non è un elemento essenziale di PlayStation 4. Secondo l’AGCM, però, “non può riversarsi sul consumatore l’onere di ricercare, attraverso la navigazione tramite gli appositi link, le informazioni rilevanti“. Inoltre, l’impossibilità di esercitare il diritto al recesso dopo un acquisto digitale è da considerasi un’aggravante. Diteci, cosa ne pensate? Credete che sia corretto, oppure le informazioni offerte da Sony sono secondo voi più che sufficienti?

Il PS Plus è obbligatorio per giocare online: se volete, potete comprare 12 mesi di sottoscrizione a questo indirizzo!

Cashback con piramidale, l’Antitrust sanziona per 3,2 milioni di euro Lyoness Italia

di Dario D'Elia
Lyoness Italia S.r.l. è stata sanzionata per 3,2 milioni di euro dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per aver promosso online una formula di acquisto di beni basata su cashback (ovvero con la restituzione di una percentuale del denaro speso presso gli esercenti convenzionati) con caratteristiche piramidali. “Il sistema di promozione, utilizzando il pretesto del […]

Antitrust, rischi per lo sviluppo del 5G in Italia

di Filippo Vendrame

L’Antitrust paventa alcuni rischi in Italia per lo sviluppo del 5G. All’interno dell’ultimo bollettino del 2018, l’AGCM ha deliberato di inviare una segnalazione relativa agli ostacoli all’installazione di impianti di telecomunicazione mobile e broadband wireless access presenti nelle normative locale (comunale e provinciale), regionale e nazionale. Secondo l’Antitrust, tali ostacoli restringono ingiustificatamente la concorrenza nei mercati delle telecomunicazioni e rischiano di determinare ricadute negative rilevanti sui livelli di servizio erogati ai consumatori e alle imprese, nonché sulla competitività dell’Italia nei confronti di altri Paesi.

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AGCM apre un’istruttoria su Booking.com

di Filippo Vendrame

AGCM, Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato, ha messo nel mirino il noto sito Booking.com. L’Antitrust, all’interno del bollettino 48-18, evidenzia di aver aperto un’istruttoria per verificare la sussistenza di pratiche commerciali scorrette e la violazione dei diritti dei consumatori nei contratti. L’istruttoria è stata aperta a seguito di innumerevoli segnalazioni da parte degli utenti. Più nello specifico, la nota agenzia di viaggi online, secondo le informazioni acquisite d’ufficio ai fini dell’applicazione del Codice del Consumo e le segnalazioni di numerosi consumatori giunte a partire dal febbraio 2017, avrebbe fornito informazioni incomplete e fuorvianti in merito ad alcuni servizi forniti.

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L’AGCM indaga su Booking. Costi poco chiari e sconti inventati

di Alessandro Crea

L’AGCM (Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato) ha comunicato in un proprio recente bollettino di aver avviato un’istruttoria nei confronti di Booking, il popolare sito web olandese che consente agli utenti di confrontare le offerte riguardanti gli alloggi turistici ed effettuare le prenotazioni.

L’Antritrust ipotizza al momento diverse violazioni “in materia di pubblicità ingannevole e comparativa, pratiche commerciali scorrette, violazione dei diritti dei consumatori nei contratti, violazione del divieto di discriminazioni e clausole vessatorie”.

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I dubbi dell’AGCM riguardano diversi contesti. “Booking, nell’ambito dell’attività di offerta di alloggi sulla propria piattaforma di prenotazione, avrebbe fornito informazioni incomplete e fuorvianti in merito: – al prezzo degli alloggi, indicando nei risultati di ricerca un “prezzo” che non comprende tutte le voci di costo inevitabili e ragionevolmente calcolabili ex-ante” riporta il bollettino.

Anzitutto dunque i prezzi riportati dal sito non sarebbero veritieri, non considerando i costi del servizio, che sarebbero invece facilmente calcolabili già sin dalla prima presentazione all’utente. Secondo l’AGCM inoltre Booking non chiarirebbe quali sono i criteri di scelta per la lista degli hotel riportati in “Le nostre scelte top”, col rischio che la classifica stessa sia influenzata dall’ammontare delle commissioni pagate dalle diverse strutture ricettive.

L’antitrust dubita anche che quelli che spesso sono presentati come sconti lo siano davvero e non siano invece fisiologici cali dei costi che sarebbero avvenuti in ogni caso.

Infine ci sono altri due aspetti che sollevano dubbi, i costi legati alle procedure di pagamento online e l’indicazione sulla scarsità di alloggi disponibili. Nel primo caso infatti poiché il pagamento avviene tramite una pre-autorizzazione a garanzia del pagamento futuro, il servizio avrebbe costi diversi, non ben esplicitati. Nel secondo, la scarsità degli alloggi non verrebbe effettivamente calibrata né sulla data scelta dall’utente né sul tipo di stanza, ma semplicemente sulla base della domanda giunta alla struttura specifica. Una procedura che, se fosse vera, falserebbe alquanto i risultati.

Ora non resta dunque che attendere l’esito dell’istruttoria, tenendo conto che l’AGCM si è mossa sulla base di segnalazioni da parte degli utenti e che al momento si tratta di una verifica di alcune procedure poco chiare. Se l’Antitrust appurerà irregolarità concrete non c’è dubbio che Booking sarà colpita tramite l’irrogazione di sanzioni.

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L’AGCM sospende 4 siti Buy & Share: ecco quali!

di Canna
Le indagini effettuate, con la collaborazione del Nucleo Antitrust della Guardia di Finanza, hanno evidenziato che gli operatori in questione utilizzano la prima fase di promozione per acquisire credito attraverso un rapido scorrimento delle liste e la conseguente consegna dei […]

Buy and Share, l’Antitrust blocca 4 siti

di Filippo Vendrame

L’Antitrust italiano ha adottato 4 provvedimenti cautelari nei confronti di 4 siti che effettuavano vendite online di prodotti elettronici attraverso il meccanismo del così detto “Buy and Share“. Più nello specifico si tratta di una modalità di vendita che prevede che i consumatori possano acquistare un prodotto ad un prezzo particolarmente scontato ma che per poter ottenere il bene a quel prezzo devono impegnarsi a fare in modo che almeno altre 2/3 persone effettuino un analogo acquisto, aderendo ad una specifica lista.

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L’AGCM dice no ai supplementi di prezzo applicati ai pagamenti con carta di credito

di Alessandro Crea

L’AGCM (Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato) ha ribadito con una nota ufficiale il proprio no all’applicazione di costi supplementari da parte delle attività commerciali alle transazioni tramite carta di credito o di debito.

Il provvedimento a quanto pare si è reso necessario “a seguito segnalazioni riguardanti l’applicazione di un supplemento di prezzo per l’acquisto di vari beni e servizi (quali biglietti e abbonamenti del trasporto pubblico, servizi di lavanderia, bevande e alimenti) mediante carta di credito / debito, presso esercizi commerciali anche di piccola dimensione, distribuiti su tutto il territorio nazionale. Inoltre, sono pervenute diverse segnalazioni riguardanti l’applicazione da parte di tabaccai di un sovrapprezzo (spesso pari a 1€) in occasione dell’acquisto con carta di debito/credito di sigarette, marche da bollo, biglietti per trasporti pubblici”.

L’Autorità, si legge ancora nella nota, “è intervenuta in diverse occasioni per affermare il principio che l’applicazione di supplementi per l’uso di uno specifico strumento di pagamento costituisce una violazione dell’art. 62 del Codice del Consumo, il quale stabilisce che i venditori di beni e servizi ai consumatori finali ‘non possono imporre ai consumatori, in relazione all’uso di determinati strumenti di pagamento, spese per l’uso di detti strumenti”.

L’AGCM in ogni caso non ha fatto che ribadire e chiedere il rispetto della direttiva (UE) 2015/2366 relativa ai servizi di pagamento nel mercato interno, recepita dal decreto legislativo 15 dicembre 2017, n. 218, invitando a uniformarsi a quanto già stabilito anche nel Codice del Consumo, riservandosi, “ove riscontrasse violazioni del predetto divieto, di attivare i propri poteri sanzionatori”, sanciti dall’articolo 27 del Codice stesso.

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AGCM, stop alle commissioni sulle carte di credito

di Filippo Vendrame

L’AGCM ha messo la parola fine all’applicazione dei supplementi per i pagamenti effettuati attraverso le carte di credito. Trattasi di un’importante vittoria per i consumatori perché l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha deciso di porre un divieto alla prassi di alcuni esercenti di far pagare un extra per i pagamenti effettuati mediante carte di credito e di debito (Bancomat). Nel suo comunicato, l’Autorità mette in evidenza di aver ricevuto molte segnalazioni sull’applicazione di piccoli extra da parte di esercenti anche di piccole dimensioni, per il pagamento di alcuni beni e servizi come biglietti e abbonamenti del trasporto pubblico, servizi di lavanderia, bevande e alimenti.

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Obsolescenza programmata: multe milionarie per Apple e Samsung

di Federico Gambarelli

La notizia è una di quelle destinate a scaldare gli animi di sostenitori e detrattori di entrambe le aziende: Apple e Samsung sono state multate dall’AGCM per una pratica definita obsolescenza programmata, che consiste nel rallentare, attraverso il rilascio di aggiornamenti di sistema, alcuni dei propri device più datati.

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