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Peak Design annuncia la nuova linea di zaini Everyday Line V2

di Lucia Massaro
Peak Design ha annunciato la nuova gamma di zaini, Everyday Line V2, che si arricchisce anche di due nuovi membri: Everyday Backpack Zip e Everyday Totepack. I nuovi modelli, che non si discostano dalla generazione precedente, introducono miglioramenti dal punto di vista estetico e dei materiali. La società afferma di aver accolto i feedback degli […]

Auto connesse divise tra DSRC e C-V2X, a rischio la sicurezza delle comunicazioni

di Donato D'Ambrosi

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La dualità di tecnologia DSRC e C-V2X delle auto connesse rischia di fare a pezzi la banda che negli ultimi decenni era riservata al settore automotive. A volerlo è la FCC (Federal Communications Commission), l’ente governativo che ha proposto di condividere una parte della banda da 5,9 GHz ai dispositivi wireless. Un’idea che ha messo le aziende in allerta sul rischio di creare latenze in una comunicazione che invece fa affidamento sul rimbalzo tempestivo delle informazioni.

MENO BANDA ALLE AUTO CONNESSE

Secondo Ajit Pai, presidente della FCC, le Case automobilistiche hanno avuto abbastanza tempo per decidere di sfruttare uno spettro della banda rimasto inutilizzato. Nel 1999 la FCC ha infatti assegnato 75 MHz di ampiezza della banda a 5,9GHz per applicazioni e sistemi di trasporto intelligente. Alcuni Costruttori, la maggior parte di essi, hanno sviluppato sistemi di comunicazione basati su DSRC WLAN (Dedicated Short-Range Communications). Altri, nella stessa ampiezza della banda hanno sperimentato la comunicazione C-V2X 5G. L’FCC ha pensato di riservare specifici canali della banda da 75 MHz. I 45 MHz inferiori sarebbero riservati per trasmissioni senza licenza, come il wifi. Mentre 20 MHz superiori dello spettro sarebbero destinati alle comunicazioni C-V2X LTE, con la decisione sui restanti 10 MHz da assegnare a DSRC o C-V2X affidata al voto del prossimo 12 dicembre.

SICUREZZA DELLE RETI C-V2X E DSRC A RISCHIO

La diffusione delle auto connesse basate su DSRC ha coinvolto molte Case automobilisti (tra cui Toyota e General Motors). Tuttavia test recenti della 5GAA anche in Italia hanno mostrato che la comunicazione su standard C-V2X abbinata al 5G supera per affidabilità e velocità lo standard DSRC. Condividere la larghezza della banda con altre trasmissioni rappresenta un rischio per le aziende che temono l’affollamento dei canali riservati alle ITS. Un’apertura che il DOT (Dipartimento dei Trasporti USA) non vede di buon occhio.

PER IL DOT I 75 MHz NON SI TOCCANO

La FCC aveva già in passato proposto la condivisione della banda da 5,9 GHz, alla quale però il DOT si sarebbe opposto. “Sarebbero necessari ulteriori test per attuare un complesso regime di condivisione” ha spiegato Pai in una conferenza a Washington DC “significa che questo prezioso spettro rimarrebbe probabilmente inattivo per diversi anni.” Fonti vicine al Dipartimento dei Trasporti USA, dicono che il DOT sarebbe fermo sull’idea che i 75 MHz rappresentano una banda da destinare solo ed esclusivamente alla sicurezza dei trasporti. Il presupposto indispensabile se si guarda a un sistema futuro di trasporti a guida autonoma.

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Xbox Elite Controller Serie 2 ha problemi hardware, ammette Microsoft

di Andrea Bercaru
Microsoft sicuramente ha saputo coccolare a dovere la propria utenza con i suoi vari pezzi hardware. Tra una console potentissima come One X ed il tanto amato Xbox Elite Controller, l’utenza dell’ammiraglia verde ha trovato fin da subito il giusto rapporto qualità/prezzo. Visto il successo decretato dal primissimo modello del controller Elite, la casa di […]

Il 5G fa dialogare auto di marche diverse: il test live V2V a Torino

di Redazione

Il prossimo passo per ridurre gli incidenti è anticipare il pericolo prima che questo possa verificarsi. Come? Per farlo non basta guardare lontano come possono fare sensori o telecamere, occorre ricevere informazioni dall’ambiente circostante e dalle altre auto. E per farlo, ci vuole un sistema di scambio dati potente ed efficiente che consenta a tutti di comunicare con tutti. Ne abbiamo avuto una prova ieri, a Torino, assistendo ai demo-test organizzati da alcune delle aziende aderenti al consorzio 5GAA che hanno mostrato cosa vedremo entro 2-3 anni sulle auto grazie alla nuova piattaforma di connessione.

ARRIVA IL 5G

La risposta all’esigenza che finora aveva frenato lo sviluppo di sistemi V2V e V2X (comunicazione veicolo-veicolo e veicolo-infrastruttura) si chiama appunto 5G ed è una rivoluzione tecnologica che pone le basi per molte altre: non solo una connessione veloce ma un sistema più complesso che fa comunicare dispositivi fissi e mobili con requisiti di altissimo livello: latenza inferiore al millesecondo, portata superiore ai 20 GB/s, la capacità di un milione di dispositivi per kmq e un’affidabilità tendente al 100%.

TUTTE LE AUTO CONNESSE

Per il mondo dell’auto significa condividere a priori protocolli comuni che permettano a tutti di interagire. Proprio a questo scopo è nato il consorzio G5 Automotive Association, (5GAA), che attualmente coinvolge circa 130 aziende, dai costruttori ai fornitori di componenti e servizi di connettività. Alcuni dei quali (Audi, Continental, Ericsson, Fiat Chrysler Automobiles, Harman Samsung, Marelli, Pirelli, Qualcomm, TIM e Vodafone) presenti a Torino con i loro prototipi avanzati e soluzioni “ready to market” che vedremo di qui al 2021-2022.

OCCHIO AI PEDONI

L’obiettivo primario è aumentare la protezione degli utenti più vulnerabili, come pedoni e ciclisti. La rete permetterà a infrastrutture intelligenti dotate di telecamere, di monitorare le strade e informare i veicoli nelle vicinanze della presenza di pedoni o biciclette in prossimità degli attraversamenti. Non è tutto: grazie alla rete 5G le auto non si limiteranno a riconoscere i pedoni ma potranno inviare loro dei messaggi sul cellulare. Su auto dotata di monitoraggio dell’attenzione del conducente con telecamera che verifica la posizione degli occhi, si potrà addirittura avvisare il pedone che chi guida sta o non sta guardando nella sua direzione.

MAI PIÙ COLLISIONI

La comunicazione tra due veicoli tramite radiosegnali inviati dalle antenne, permetterà alle vetture di scambiarsi dati su posizione e velocità, anticipando l’intervento dei sistemi anticollisione basati su telecamere e radar. Questo accadrà non soltanto nella marcia in colonna, ma anche in caso di intersezioni: il sopraggiungere di una vettura nascosta alla vista da un edificio  o un veicolo parcheggiato potrà essere segnalato alle altre, scongiurando il rischio di uno scontro.

SCAMBIO DI IMMAGINI

Oltre a scambiarsi informazioni sullo stato del traffico e delle situazioni a rischio, le auto potranno condividere in tempo reale le immagini captate dalle telecamere di bordo, ottenendo così una visuale ampliata utile ad esempio in caso di sorpassi per arrivare a vedere porzioni di strada nascoste alla vista. La rete amplierà anche le funzioni dei rilevatori di segnaletica stradale, che oltre ai segnali potranno fornire altri tipi di informazioni (anche turistiche) accedendo a dei database condivisi con cui confrontare le immagini che catturano.

SEGNALAZIONI A DISTANZA

Un’altra funzione è legata alle luci di emergenza che sulle auto moderne, oltre a venire attivate per segnalare la presenza del veicolo fermo per guasti o altro, si attivano anche automaticamente in caso di frenate improvvise e decise. Il sistema di bordo potrà inviare la segnalazione alle altre vetture, informandole del veicolo fermo o di una possibile situazione di pericolo che ha indotto la frenata, quando sono ancora distanti.

MILLE OCCHI SULLE STRADE

I dati sullo stato del traffico e delle strutture, e addirittura le immagini delle telecamere dei sistemi di sicurezza di bordo, potranno essere condivise non soltanto con altre auto, ma anche con enti amministrativi, che avranno così uno strumento in più per predisporre soccorsi o interventi. In sintesi, ogni utente della strada potrà dare il suo contributo alla sicurezza comune e a una viabilità migliore senza fare nulla.

IL TEST DELLA PRIMA GOMMA INTELLIGENTE E CONNESSA

Con la rete 5G, infine, diventa realtà anche il cosiddetto “cybertyre”, ossia il pneumatico intelligente su cui Pirelli lavora da oltre 10 anni ma che per ora ha trovato le prime applicazioni soltanto in ambito sportivo. Dotato di un sofisticatissimo multisensore inserito all’intero della gomma stessa e capace di raccogliere un’infinità di dati sul comportamento. Può, ad esempio, percepire e distinguere il contatto del battistrada con vari tipi di fondi, compresi gli strati d’acqua in caso di pioggia, e riconoscere il pericolo di aquaplaning prima che si verifichi e prima dei sensori (già velocissimi) dell’Abs e dell’Esp. Anche in questo caso, l’aspetto più affascinante è come si utilizza l’informazione, che può venir trasmessa ad altri veicoli con soluzioni di realtà aumentata. visualizzando con simboli e rappresentazione grafiche su immagini reali l’area di pericolo.

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EMUI 10 e Magic UI 3.0 con Android 10 si fanno largo su HONOR V20 e sulla serie Mate 20

di Giovanni Mattei

Huawei avvia il rollout della beta della EMUI 10 per il Mate 20, il Mate 20 Pro, Mate 20 X. HONOR invece inizia il testing interno della Magic UI 3.0

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Toyota: le auto connesse prevedono la manutenzione stradale negli USA

di Antonio Elia Migliozzi

Toyota presenta gli sviluppi delle sue auto connesse. Le vetture in strada comunicheranno i dati raccolti da videocamere e sensori alle autorità locali che potranno fare interventi mirati di manutenzione. Grazie alle informazioni dalla strada sarà possibile agire in modo preciso e tempestivo per ripristinare le condizioni di sicurezza del manto stradale. Per Toyota questa nuova tecnologia permetterà anche alle piccole amministrazioni territori di far quadrare i bilanci tenendo sempre al centro la sicurezza degli utenti della strada. Il risultato sarà presto tangibile nei termini di un minor numero di incidenti e conseguenti benefici sui tempi di percorrenza. Questo tipo di sistemi sfrutta i vantaggi delle connessioni dati ultraveloci che aumentano il numero dei dati scambiabili tagliando i tempi necessari all’operazione. Diamo uno sguardo ai dettagli dei piani Toyota per l’auto connessa.

SICUREZZA E MANUTENZIONE

Toyota Mobility Foundation ha deciso di lavorare insieme con la città di Akaiwa, la prefettura di Okayama e la Okayama University ad una conferenza sulle auto connesse. Si tratterà di una occasione importante per discutere sui vantaggi di queste tecnologie che avranno risvolti positivi anche sulla manutenzione delle strade. Attualmente le amministrazioni locali di tutto il mondo individuano i tratti che necessitano della manutenzione stradale sulla base delle osservazioni raccolte nel pattugliamento del territorio. Eppure il buono stato delle strade è determinante per la sicurezza prevenendo gli incidenti e garantendo via di fuga efficaci in caso di calamità naturali. Di recente alcune di queste hanno causato danni alle infrastrutture in Giappone mettendo a dura prova i limitati budget locali. Le tecnologie Toyota legate all’auto connessa aiuteranno il governo dei territori ad accedere a dati ed immagini raccolte dalle videocamere dei veicoli per avere informazioni sulle condizioni delle arterie di collegamento.

OCCHIO AL TERRITORIO

La presenza di risorse finanziarie limitate, unita alle calamità naturali, impedisce alla maggior parte dei decisori di tutto il mondo di prestare la dovuta attenzione alla manutenzione delle infrastrutture. Come detto queste limitazioni finanziarie stanno per essere superate grazie alla tecnologia. In occasione della conferenza di Akaiwa City, Toyota presenterà sviluppo di un nuovo ecosistema sostenibile e a basso costo per la manutenzione delle strade. La svolta sarà possibile grazie alla combinazione e allo scambio dei dati provenienti delle auto connesse con quelli ottenuti dalle videocamere degli stessi. In questo modo si ridurrano i tempi di individuazione e, conseguentemente, di risoluzione dei problemi delle infrastrutture stradali. Attualmente, sono identificabili solo i dissesti del fondo stradale ma presto dovrebbero essere riconoscibili anche ulteriori problemi come alberi caduti e segnali stradali danneggiati. Insomma non uno ma molti occhi vigili a controllo della sicurezza del territorio.

GLI SVILUPPI

Secondo Toyota questi dispositivi tech porteranno vantaggi, oltre che alla sicurezza del traffico, anche ai tempi di percorrenza riducendo la congestioni. Raccogliere immagini dalle videocamere installate sui veicoli sarà solo il primo passo. Per Toyota sarà presto possibile collezionare anche i dati provenienti dalle infrastrutture esistenti come ponti, impianti idraulici e fognature. La Toyota Mobility Foundation opera dal 2014 per sostenere lo sviluppo di una società più mobile e connessa. La Fondazione mira a supportare sistemi di mobilità che coniughino lo sguardo a tecnologia, sicurezza e ambiente. In questa direzione lavora con università, Governi, organizzazioni senza scopo di lucro per affrontare problemi e sfide in tutto il mondo. Ecco allora che si guarda all’auto connessa ed autonoma ma anche al trasporto urbano e alle nuove forme di mobilità personale.

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Cercare un parcheggio costa in media 1250 euro l’anno

di Antonio Elia Migliozzi

La strada che ci separa dall’auto connessa non è molto lunga. In questo senso Ford e Vodafone presentano il Parking Space Guidance, una nuova tecnologia che consiglia agli automobilisti dove parcheggiare. Il sistema conta quanti posti auto sono disponibili nei parcheggi vicini e come arrivarci velocemente. A oggi i conducenti trascorrono decine di ore l’anno a caccia di un posto libero. La situazione nelle grandi città è drammatica e si incorrere in costi economici significativi oltre ai lunghi tempi di percorrenza con conseguenti emissioni inquinanti. La tecnologia di Ford e Vodafone per l’auto connessa promette di risolvere questi e altri problemi. In futuro la tecnologia dei veicoli connessi permetterà ai conducenti di sapere quando scatterà il semaforo verde, ottenere indicazioni stradali e informazioni meteorologiche.

TECNOLOGIA SMART

In grandi città come Londra e Francoforte si stima che il conducente medio trascorra ben 67 ore all’anno alla ricerca di un parcheggio. Il costo annuale sarebbe di oltre 1.250 euro. La necessità di posteggiare l’auto sarebbe responsabile di circa il 30% del traffico urbano. Il problema potrebbe non essere la mancanza di posti liberi. Secondo Ford i dati mostrano che nel Regno Unito la percentuale di parcheggi liberi in città può arrivare al 50% del totale. Ecco allora che Ford e Vodafone stanno testando una nuova tecnologia per l’auto connessa che semplificherà la ricerca del posto auto. Il sistema mostra ai conducenti il numero di posti disponibili e come raggiungerli. “Quando i veicoli potranno scambiare dati con le infrastrutture in tempo reale, il traffico diventerà più intelligente, la ricerca di un parcheggio diventerà meno stressante e le persone arriveranno a destinazione più rapidamente, ha affermato Michael Reinartz, di Vodafone.

NEL DETTAGLIO

Il Parking Space Guidance è aggiornato in tempo reale sulla base dei dati raccolti da specifici sensori. Il sistema è stato sperimentato da Ford e Vodafone nell’ambito del programma KoMoD a Düsseldorf, in Germania. Si tratta di un piano per testare nuove tecnologie legate all’auto connessa ad internet. Mentre i veicoli attraversano la città, ricevono le informazioni specifiche in base alla loro geolocalizzazione. Tra le caratteristiche successive ci sono le informazioni live sui semafori stradali. Il driver può sapere il tempo rimanente prima che scatti il semaforo verde o rosso. L’avviso del semaforo rosso può evitare una frenata brusca, che compromette sicurezza e consumi. Ci sarà anche il Tunnel Information System che fornisce informazioni anticipate sui cambi di corsia, limiti di velocità e veicoli lenti in galleria. Arriveranno a bordo anche informazioni sui principali eventi che possono influenzare il traffico locale, come mostre, concerti o partite di calcio.

I TEST

I sistemi di Ford e Vodafone sono utili anche in autostrada perché aiutano a migliorare il flusso generale del traffico adattandolo ai limiti di velocità. Il segnale stradale invia il limite di velocità e le informazioni di pericolo direttamente ai veicoli in transito. Questo assicura che i conducenti conoscano tutte le informazioni che riguardano la sicurezza. Si potranno avere notizie sulle condizioni meteorologiche con i veicoli che comunicano tra loro eventuali situazioni di pericolo. I test di Ford e Vodafone hanno dimostrato come la tecnologia possa automaticamente avvisare gli altri conducenti riguardo ad incidenti lungo il percorso. I sistemi potranno mostrare la posizione esatta dei veicoli coinvolti evitando tamponamenti a catena. Le comunicazioni V2X e V2V possono svolgere un ruolo importante a bordo dei futuri veicoli autonomi.

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Auto connesse e C-V2X: 4 esempi concreti nella guida di tutti i giorni

di Redazione

Le auto connesse arriveranno molto presto, e qui abbiamo parlato delle trasformazioni che porteranno prima delle elettriche e ibride. Ma nel concreto cosa può fare un’auto connessa dotata di tecnologie C-V2X? A Berlino si sono riunite le principali aziende dell’IT e Costruttori di auto con l’associazione 5GAA per darne una dimostrazione concreta. Ecco cosa possono fare realmente le auto connesse già pronte per il mercato e quali vantaggi per sicurezza e confort di guida mostrati nei video qui sotto.

LE AUTO CONNESSE SONO DIETRO L’ANGOLO

In occasione di un evento dimostrativo dal vivo a Berlino, l’Associazione 5G Automotive (5GAA) ha organizzato una full immersion sulla mobilità intelligente con una dimostrazione pratica delle tecnologie C-V2X già pronte per essere commercializzate. Tra i membri di 5GAA ci sono noti Costruttori e aziende dell’IT come  BMW Group, Daimler, Deutsche Telekom, Fraunhofer Institutes FOKUS e ESK, Ford, Huawei, Jaguar Land Rover, Nokia, Qualcomm e Vodafone. Insieme hanno dimostrato cosa realmente possono fare le auto con connettività C-V2X (Cellular – Vehicle to everythings),  V2V (Vehicle to Vehicle), V2I (Vehicle To Infrastructure) e V2N (Vehicle-to-Network). “Gli standard di mobilità connessi non sono più una visione per il futuro“, afferma Maxime Flament, Chief Technology Officer di 5GAA. “Le soluzioni mostrate sono pronte per essere implementate oggi e hanno un’enorme spinta del settore basata sulle future capacità del 5G.

PREVIENE LE MULTE AL ROSSO DEL SEMAFORO

L’impiego più comune che semplificherà la vita degli automobilisti ai semafori è il Signal Phase e Timing (SPaT) e Red Violation Warning. In pratica l’auto demo BMW con un’unità Qualcomm permette al conducente di monitorare il semaforo a distanza. Il display centrale del veicolo mostra la luce del semaforo e per quanto tempo resterà accesa. Se alla velocità con cui viaggia l’auto, il conducente rischia di passare col rocco il sistema lo avverte. L’auto confronta velocità e accelerazione, insieme al tempo del semaforo. Se il conducente rischia di eseguire una luce rossa, riceve un avviso sul display con l’invito a rallentare.

PUÒ SALVARE IL 40% DI VITTIME STRADALI IN PIU’

Vodafone Germany e Ford hanno utilizzato la tecnologia V2X per avvisare i conducenti di un incidente in anticipo. Il sistema che si basa su eCall Plus lancia l’allarme a tutte le auto in avvicinamento appena dopo l’incidente e avvisa in anticipo che i mezzi dei soccorsi si stanno avvicinando. Ma poiché non sempre gli automobilisti sanno come dare la precedenza ai soccorsi nel modo giusto, il sistema indica anche su quale lato della strada devono spostarsi per non essere d’intralcio. Gli esperti ritengono che i tassi di sopravvivenza per le vittime di incidenti stradali possano essere migliorati fino al 40% se ricevono trattamento solo quattro minuti più rapidamente.

MAPPE AD ALTA DEFINIZIONE IN TEMPO REALE

Le auto connesse prima e quelle a guida semi autonoma (e autonoma poi) hanno bisogno di mappe ad alta definizione in tempo reale che sono una connettività veloce può garantire. Immaginate quanti trilioni di Terabyte dovrebbero altrimenti contenere le memorie del sistema di navigazione. Continental, Deutsche Telekom, Fraunhofer ESK e Nokia hanno dimostrato come le informazioni si possono trasmettere quasi in tempo reale tramite una rete mobile, utilizzando la tecnologia Multi-Access Edge Computing (MEC). Chiaramente la parte fondamentale è l’infrastruttura dedicata alla connettività a giocare un ruolo chiave.

GLI INCROCI A T TRA I PIU’ CRITICI

Gli incroci a T sono statisticamente più critici secondo il 5GAA, per questo l’impiego di tecnologie di comunicazione comunate permette alle auto in arrivo di sapere chi è dove ed evitare un incidente. L’utilizzo della tecnologia C-V2X consente ai fornitori di componenti per le Case di mantenere i costi di implementazione di tali avvisi senza dover ricorrere ad ulteriori sistemi radio. Vodafone Group, Huawei e Jaguar Land Rover hanno unito le forze dimostrando nel video qui sopra, come la combinazione di diverse modalità di comunicazione può risolvere le criticità più diffuse nella guida di tutti i giorni.

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Auto connesse a corto raggio: Toyota costretta ad abbandonare il DSRC

di Donato D'Ambrosi

Le auto connesse in Europa e USA sono al centro di un dibattito senza confini sullo standard da adottare, stavolta Toyota è costretta a fare un passo indietro sul DSRC. Quella che sembrava la tecnologia più promettente per ridurre il numero di incidenti attraverso la connettività a corto raggio si è rivelata poco interessante. Nonostante secondo Toyota le Dedicated short-range communications siano più immediate, l’impegno dei giapponesi negli USA non ha trovato riscontri da Governo e Costruttori auto.

NEGLI USA COME IN EUROPA TROPPI STANDARD

Così some in Europa si sta decidendo tra lo standard ITS-5G e il 5G-V2X anche negli USA i Costruttori di auto hanno avuto ampi margini di sperimentazione tra DSRC, 4G e 5G. A quanto pare però anche negli USA l’orientamento sarà sempre più rivolto verso il 5G-V2X, come abbiamo anticipato. Almeno dopo la conferma di Toyota che sospenderà lo sviluppo del DSRC per le auto connesse in vendita negli USA. Toyota infatti aveva annunciato di recente di installare dal 2021 la tecnologia di connettività a corto raggio. Un annuncio che avrebbe anche dovuto stimolare i Concorrenti a fare lo stesso per poter creare una rete di auto che usano la stessa tecnologia di comunicazione.

LA POSIZIONE DI TOYOTA SULLA DSRC

Il motivo per cui Toyota ha investito molto nella connettività auto a corto raggio, è perché “l’unica tecnologia comprovata e disponibile per evitare incidenti“. Inoltre secondo gli esperti la connettività DSRC abbastanza precisa: l’auto comunica 10 volte al secondo posizione accelerazione e velocità. Il sistema è piuttosto simile alla comunicazione a corto raggio che si instaura tra un dispositivo di telepedaggio in auto e i portali autostradali. In questo caso però le informazioni scambiate tra i veicoli in strada potrebbero ridurre fino all’80% di incidenti secondo l’NHTSA (National Highway Traffic Safety Administration). Dopo 10 anni di sperimentazioni sull’interoperabilità della tecnologia DSRC Toyota ha deciso di tirare i remi in barca. Il motivo è il rischio che la stessa banda di 5,9 GHz sia impegnata da troppi operatori.

LA BANDA DA 5,9 GHz ASSEGNATA AI COSTRUTTORI

Nel 1999 – come riporta Reuters – fu assegnata negli USA la banda da 5,9 GHz per poter sviluppare la connettività a corto raggio DSRC. Negli anni però l’impegno attivo dei Costruttori è stato piuttosto ridotto e orientato ad altri standard di connettività. Ecco perché la Federal Communications Commission sta valutando di riallocare l’impiego della banda ad altri usi. Una novità che in Toyota ha portato alla decisione di congelare la connettività DSRC negli USA in attesa di sviluppi futuri. In realtà pare che il Dipartimento dei trasporti USA abbia già investito 700 milioni di dollari nello sviluppo della rete DSRC. Tuttavia Toyota pensa che sia la scelta migliore per evitare il rischio di attacchi informatici auspicando in un futuro maggiore impegno dei Costruttori e del Governo federale.

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Volvo, entro l’anno arriva la tecnologia V2V

di Redazione

Controllo del mantenimento della carreggiata, frenata assistita, controllo dell’angolo cieco. Questi sono solo alcuni dei sistemi Adas che oggi aiutando gli automobilisti nella guida quotidiana. Ma la sicurezza non è mai troppa. Cosi, Volvo lancia il nuovo sistema V2V. Una tecnologia che permetterà alle auto della Casa svedese di scambiarsi informazioni sulle condizioni della strada e sui pericoli in tempo reale.

TRA POCO ANCHE IN EUROPA

Il sistema è stato introdotto da Volvo per la prima volta nel 2016. I primi modelli a beneficiarne sono stati quelli della Serie 90 in Svezia e Norvegia. Dopo aver compreso l’importanza di questa tecnologia, la Casa svedese ha deciso di renderla disponibile su tutte le vetture Volvo (sempre della serie 90) anche in Europa. A partire dai modelli 2020, questi sistemi saranno inclusi nella dotazione standard e potranno essere installati anche su alcuni modelli precedenti.

I SISTEMI DI MONITORAGGIO LIVE

I dispositivi Hazard Light Alert e Slippery Road Alert andranno ad aumentare il livello di sicurezza delle vetture della Casa svedese, immagazzinando dati e rendendoli disponibili su un cloud comune. Il primo dispositivo invia un segnale a tutte le Volvo connesse nelle vicinanze, non appena si attivano le luci di emergenza. Il secondo informa il conducente sulle condizioni del manto stradale. Per farlo sfrutta i dati raccolti dal passaggio precedente di altre vetture. In questo modo l’automobilista è sempre informato sui rischi che possono presentarsi lungo la strada che sta percorrendo.

LA GLOBALIZZAZIONE DELLA SICUREZZA

Condividere informazioni in tempo reale può migliorare notevolmente la sicurezza sulle strade. Più auto condividono i propri dati, più l’elaborazione di questi può portare ad un’analisi corretta delle varie situazioni. In quest’ottica, con il lancio del V2V in Europa, Volvo allarga il proprio invito a sfruttare questa tecnologia a tutta l’industria automobilistica. Per sfruttare le informazioni provenienti anche da auto di altri brand.

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Auto elettriche e autonome: Volkswagen avvia i test ad Amburgo

di Antonio Elia Migliozzi

Volkswagen porta la guida autonoma sulle strade di Amburgo. Il brand ha ottenuto l’autorizzazione per mettere in strada una flotta di Golf elettriche driveless. Il programma prevede la sperimentazione di tutto il pacchetto hardware e software che sarà montato a bordo della nuova gamma. Al centro dei lavori la nuova piattaforma per la guida autonoma di livello 4. I test sono svolti su un percorso di prova di circa 3 km allestito all’interno della città. Per il 2020, inoltre, è prevista la fine dei lavori del nuovo circuito di prova lungo 9 chilometri. Vediamo come Volkswagen trasforma la città con l’aiuto di radar e sensori V2X.

A PROVA DI CITTA’

Volkswagen ha messo in strada un flotta di veicoli a guida autonoma ad Amburgo. Si tratta della prima volta che sperimenta la sua guida autonoma in condizioni reali in una grande città tedesca. La squadra è formata da cinque e-Golf, equipaggiate con scanner laser, telecamere, sensori a ultrasuoni e radar. Al brand è stato permesso di svolgere i test su un tratto di 3 chilometri. I risultati degli studi saranno di grande aiuto per lo sviluppo della tecnologia driveless del brand. Axel Heinrich, responsabile della ricerca Volkswagen ha commentato: “I test si concentrano sia sulle possibilità tecniche che sui requisiti infrastrutturali urbani. I veicoli non solo devono diventare autonomi e più intelligenti, ma anche le città devono offrire un ecosistema digitale”. 

INFRASTRUTTURA AL CENTRO

Il brand equipaggerà i semafori con strumenti per la comunicazione tra infrastruttura e veicolo. Ecco allora il ricorso al V2V, infrastructure-to-vehicle, ed al V2X, vehicle-to-infrastructure. La stessa città di Amburgo sta facendo un passo avanti per ottimizzare i flussi del traffico tramite la digitalizzazione. La scelta della città tedesca non è casuale; tra due anni e mezzo ospiterà il World Congress for Intelligent Transport Systems (ITS). Questo significa che nel 2021 il mondo della mobilità convergerà su Amburgo e la città è intenzionata ad arrivare preparata. Del resto statistiche alla mano il tema sicurezza è ancora quello che porta molte persone a guardare con diffidenza alla guida autonoma. Sempre ad Amburgo è attualmente in costruzione un’area di prova dedicata alla guida autonoma e connessa. Si tratta di un percorso specifico della lunghezza di 9 chilometri e la fine dei lavori è prevista per il 2020.

LA PROSPETTIVA

La e-Golf a guida autonoma è stata equipaggiata con 11 scanner laser, 7 radar e 14 telecamere. Durante un test drive a guida autonoma sono trasmessi fino a 5 gigabyte di dati al minuto. Una singola vettura ha la capacità di calcolo di circa 15 computer portatili. Questa potenza è necessaria per gestire i dati su pedoni, ciclisti, altre auto, incroci, precedenze e tanto altro. L’intelligenza artificiale del veicolo deve rispondere senza che scattino falsi allarmi o ci siano situazioni di pericolo. La gestione di tutte queste fasi è oggi seguita con grande attenzione alla luce dei rischi legati alla cybersecurity. Per ragioni di sicurezza dei tester saranno seduti al posto di guida per monitorare la situazione e intervenire in caso di emergenza. Insomma i test vanno avanti ma la guida autonoma è lontana. Oltre alle auto “giuste” serviranno cambiamenti normativi e la disponibilità dell’infrastruttura necessaria.

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