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Startup e PMI per affrontare l’epidemia di Coronavirus

di Antonino Caffo
La Commissione europea ha ufficialmente chiesto alle startup e alle PMI che fanno parte della UE, di studiare tecnologie e innovazioni che potrebbero aiutare a trattare, testare, monitorare l’epidemia da Coronavirus. Tutto ciò, tramite un prossimo e urgente round di finanziamenti del Consiglio europeo per l’innovazione. La scadenza per le domande da sottoporre al giudizio […]

Circular Economy Action Plan: riparare diventa un diritto

di Claudio Davide Ferrara
Il Circular Economy Action Plan prevede di rendere la riparazione dei dispositivi mobile e dei notebook un diritto Leggi Circular Economy Action Plan: riparare diventa un diritto

Circular Economy Action Plan: riparare diventa un diritto

di Claudio Davide Ferrara

Il Circular Economy Action Plan prevede di rendere la riparazione dei dispositivi mobile e dei notebook un diritto

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L’Unione Europea propone un “diritto alla riparazione” per smartphone e laptop

di Gerardo Orlandin

La Commissione europea ha definito il "diritto alla riparazione" dei dispositivi elettronici per contrastarne l'obsolescenza prematura.

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La UE vuole un OS tutto suo (e un browser)

di Claudio Davide Ferrara
All'interno dei paesi UE cominciano a circolare ipotesi sulla realizzazione di un sistema operativo e un browser per l'autosufficienza digitale Leggi La UE vuole un OS tutto suo (e un browser)

La UE vuole un OS tutto suo (e un browser)

di Claudio Davide Ferrara

All'interno dei paesi UE cominciano a circolare ipotesi sulla realizzazione di un sistema operativo e un browser per l'autosufficienza digitale

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Smartphone, ritorno alle batterie rimovibili: proposta al vaglio dell’Unione Europea?

di Saverio Alloggio
Gli smartphone con batterie rimovibili sono praticamente scomparsi dal mercato. La continua corsa verso design estremi (in termini dimensionali) ha inevitabilmente ridotto gli spazi nei dispositivi. Questo ha causato un importante aumento dei rifiuti RAEE, in quanto la vita media dei prodotti si è accorciata. Ed è esattamente questo aspetto che l’Unione Europea sembra intenzionata […]

L’Unione Europea vuole tornare alle batterie sostituibili negli smartphone

di Roberto F.

L'Unione Europea vuole costringere i produttori di elettronica a facilitare la sostituzione delle batterie. Ecco tutti i dettagli

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Incidenti stradali: nell’UE il 29% delle vittime sono pedoni e ciclisti

di Raffaele Dambra

Incidenti stradali

Se in Norvegia e in particolare a Oslo hanno raggiunto risultati straordinari in tema di sicurezza dei ciclisti e dei pedoni, nei paesi dell’Unione Europea le cose vanno meno bene e, cosa peggiore, negli ultimi anni non si sono neppure registrati particolari progressi. Infatti, in base al rapporto dell’ETSC – European Transport Safety Council (il Consiglio Europeo della Sicurezza dei Trasporti), nel 2018 le vittime di incidenti stradali nell’UE sono risultati per il 29% proprio pedoni e ciclisti, gli utenti deboli della strada. Percentuale che in Italia scende al 25%, magra consolazione. In totale, tra il 2010 e il 2018, sulle strade europee sono morti 51.300 pedoni e 19.450 ciclisti. I decessi tra i ciclisti hanno subito una riduzione annua di appena lo 0,4%, ben otto volte inferiore rispetto a quella degli occupanti di veicoli a motore (-3,1%).

INCIDENTI STRADALI NELL’UE: MOLTE VITTIME TRA PEDONI E CICLISTI

Quel che è peggio è che, secondo l’ETSC, si tratta di dati molto probabilmente persino sottostimati. Non sempre, infatti, decessi e lesioni gravi di ciclisti e pedoni vengono registrati nelle statistiche in maniera corretta. Il rapporto ha constatato come la metà delle vittime tra gli utenti vulnerabili aveva più di 65 anni, e che la maggior parte degli investimenti dei pedoni avviene dopo le ore 18, momento in cui la visibilità, per alcuni mesi dell’anno, è inferiore.

PEDONI E CICLISTI VITTIME DI INCIDENTI STRADALI: IN ITALIA NON VA MOLTO MEGLIO

Sempre secondo i dati dell’ European Transport Safety Council, in Italia nel 2018 hanno perso la vita a causa di sinistri stradali ben 612 pedoni (-1,4%, ma in aumento negli ultimi 2 anni) e 219 ciclisti (-17,3%, a fronte di una diminuzione media pari a -19%). Si sono quindi avuti dei leggeri miglioramenti, ma nello stesso periodo le morti a bordo di autovetture sono diminuite maggiormente, del 21,9%. Nel nostro Paese, ancora nel 2018, i pedoni over 65 deceduti in incidenti stradali sono stati 364 (59,5% del totale), quelli in bicicletta 112 (51,1% del totale).

INCIDENTI STRADALI: PIÙ PISTE CICLABILI, MEZZI PUBBLICI E ZONE 30 PER SALVAGUARDARE I CICLISTI

È evidente, leggendo questi numeri, che il crescente uso della bicicletta nei centri urbani imponga a governi, autorità locali e produttori di autoveicoli di investire di più nelle misure di protezione di ciclisti e pedoni. Il rapporto ETSC suggerisce inoltre che la pianificazione urbana, soprattutto nei centri medio-piccoli, privilegi la possibilità di muoversi a piedi, in bici e con mezzi di trasporto pubblico invece che con auto private. E consiglia pure l’istituzione di zone 30 nelle aree altamente frequentate da pedoni e ciclisti.

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L’UE vuole introdurre “l’obbligo di adozione di un caricabatterie comune”

di Roberto F.

Il Parlamento Europeo ha invitato la Commissione a preparare una normativa per l'adozione di un unico standard per i caricabatterie degli smartphone

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GDPR: sanzioni per più di 100 milioni di euro in 2 anni

di Claudio Davide Ferrara
Dall'applicazione della normativa ad oggi, il numero di sanzioni elevate contro aziende in violazione del GDPR sarebbe stato in costante aumento Leggi GDPR: sanzioni per più di 100 milioni di euro in 2 anni

GDPR: sanzioni per più di 100 milioni di euro in 2 anni

di Claudio Davide Ferrara

Dall'applicazione della normativa ad oggi, il numero di sanzioni elevate contro aziende in violazione del GDPR sarebbe stato in costante aumento

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UE e e-commerce: nuove norme per la tutela dei consumatori

di Claudio Davide Ferrara

In vigore il nuovo regolamento europeo per la tutela dei consumatori, previsti controlli a campione e sanzioni per gli abusi

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UE e e-commerce: nuove norme per la tutela dei consumatori

di Claudio Davide Ferrara
In vigore il nuovo regolamento europeo per la tutela dei consumatori, previsti controlli a campione e sanzioni per gli abusi Leggi UE e e-commerce: nuove norme per la tutela dei consumatori

Riconoscimento facciale: 5 anni di divieto in Europa?

di Claudio Davide Ferrara

L'Unione Europea starebbe studiando un blocco fino a 5 anni delle tecnologie per la facial recognition con lo scopo di limitarne l'impatto sulla privacy

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Riconoscimento facciale nelle aree pubbliche, l’UE pensa a un divieto per alcuni anni

di Lucia Massaro
L’Unione Europea sta vagliando la possibilità di vietare l’utilizzo delle tecnologie di riconoscimento facciale nelle aree pubbliche per un massimo di cinque anni. Un tempo necessario per stabilire nuove regole in materia di privacy e sicurezza e per prevenire gli abusi sull’uso che si potrebbe fare dei dati raccolti. A riportare la notizia è l’agenzia […]

Riconoscimento facciale: 5 anni di divieto in Europa?

di Claudio Davide Ferrara
L'Unione Europea starebbe studiando un blocco fino a 5 anni delle tecnologie per la facial recognition con lo scopo di limitarne l'impatto sulla privacy Leggi Riconoscimento facciale: 5 anni di divieto in Europa?

IRBA, l’Italia rischia la procedura d’infrazione UE

di Raffaele Dambra

IRBA procedura d'infrazione

Futuro incerto per l’imposta regionale sulla benzina per autotrazione, conosciuta con la sigla IRBA. L’Italia rischia infatti l’apertura di una procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea, che reputa l’imposta non conforme alle norme comunitarie in materia di tassazione sui carburanti. Adesso il governo italiano, di concerto con le amministrazioni regionali, ha due mesi tempo (con decorrenza 27/11/2019) per inviare le sue motivate ragioni alla Commissione europea, oppure per abolire direttamente l’IRBA. In caso contrario il nostro Paese finirà di fronte alla Corte di Giustizia UE per aver violato il diritto comunitario.

CHE COS’È L’IRBA – IMPOSTA REGIONALE SULLA BENZINA PER AUTOTRAZIONE

Entrata in vigore il 1° gennaio 2012, l’IRBA si applica sulla benzina per autotrazione erogata dagli impianti di distribuzione ubicati nelle varie regioni italiane, compresi quelli destinati a uso privato. L’imposta è dovuta dal concessionario o dal titolare dell’autorizzazione dell’impianto di distribuzione del carburante. O, per delega, dalla società petrolifera che risulti unica fornitrice del suddetto impianto. L’IRBA corrisponde a 0,0258 euro per litro di benzina, e i ricavi vengono riscossi direttamente della regioni (esattamente come il bollo auto).

IRBA: CHE COSA CONTESTA L’UNIONE EUROPEA

Ciò che contesta l’Unione Europea all’Italia, minacciando l’apertura di una procedura d’infrazione, è di aver riscosso, a livello regionale, un’imposta sulla benzina per autotrazione (appunto l’IRBA) in aggiunta all’accisa già percepita secondo quanto previsto della legislazione dell’UE. In base infatti alla direttiva europea 2008/118/CE, i 28 Stati membri possono sì prelevare altre imposte indirette sui prodotti sottoposti ad accisa. Ma solo se vengono rispettate due condizioni: 1) l’imposta deve essere riscossa per fini specifici; 2) l’imposta deve essere conforme alla normativa comunitaria in materia di accise o di imposta sul valore aggiunto. Condizioni che, secondo la Commissione europea, nel caso dell’IRBA non sono state soddisfatte.

IRBA: RISCHIO PROCEDURA D’INFRAZIONE

L’Unione Europea aveva iniziato a chiedere chiarimenti sull’IRBA già nel 2018, ma adesso è passata dalle parole dai fatti inviando all’Italia una sorta di ultimatum. Entro due mesi o si adegua alla normativa comunitaria in materia di accise sui carburanti (disponibile in versione integrale e in italiano cliccando sul tasto rosso in basso Scarica PDF), o cancella del tutto l’IRBA, o rischia di vedersela con la Corte di Giustizia europea e con una più che probabile procedura d’infrazione. Che può condurre a pesanti sanzioni pecuniarie.

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Emissioni di NOx: la Francia condannata dalla Corte UE

di Donato D'Ambrosi

La Francia non ha fatto granché per limitare le missioni inquinati, è la motivazione della Corte di giustizia europea contro la Francia. Parigi ha approvato solo recentemente una misura di norme per azzerare le emissioni inquinanti in eccesso entro il 2050. La sentenza della Suprema corte dell’Unione europea traccia un precedente che mette nei guai anche Germania, Italia e Gran Bretagna.

LA SENTENZA DELLA CORTE UE CONTRO LA FRANCIA

La Corte di giustizia dell’Unione europea ha dichiarato che la Francia ha sistematicamente e persistentemente superato il valore limite annuale per il biossido di azoto dal 1 ° gennaio 2010. Non ha attuato misure appropriate ed efficaci per garantire un periodo ristretto di superamento dei valori limite di biossido di azoto. Il valore limite secondo le norme dell’UE, è di 40 microgrammo per metro cubo e vale per tutti i paesi membri. Mentre sono solo recenti i pacchetti normativi e i tentativi di abbattere le emissioni di NOx in Francia.

QUANTO E’ ANDATA LONTANA DAL BERSAGLIO DELLE EMISSIONI

Lo stesso Alto Consiglio per il Clima (HCC) nominato dal Governo francese ha confermato nel 2018 che la Francia ha ripetutamente mancato gli obiettivi di riduzione delle emissioni. Tra il 2015 e il 2018, le emissioni sarebbero calate solo dell’1,1% invece dell’obiettivo posto -1,9%. Un quadro che mette in discussione anche la capacità di raggiungere e mantenere gli impegni dell’accordo di Parigi. Bisogna però chiarire che le emissioni al centro della sentenza della corte europea non riguardano solo il settore dei trasporti.

I COMBUSTIBILI FOSSILI E L’EFFICIENZA ENERGETICA IN FRANCIA

Nonostante i divieti di circolazione sempre più diffusi alle auto diesel più vecchie, la sentenza della Corte di giustizia europea dimostra che non è facile abbattere le emissioni. Ma soprattutto che non sono risolutivi i provvedimenti che reprimono solo ed esclusivamente l’uso delle auto. In Francia ad esempio, secondo i dati dell’HCC, il settore dei trasporti non è l’unica causa, anche se determinante, delle emissioni inquinanti. Ed è la conferma di quanto anche SicurAUTO.it ha tra i primi denunciato riguardo alle principali fonti inquinati. Intanto la Francia dovrà dimostrare di mantenere le promesse di Macron sulla chiusura delle centrali a carbone e di alcuni dei reattori nucleari entro il 2030.

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Auto diesel e benzina: stop alla vendita nell’UE dal 2040?

di Raffaele Dambra

Tra 20 anni non sarà più possibile acquistare auto diesel e benzina nei Paesi dell’Unione Europea? Non sappiamo se andrà veramente così (certi cambiamenti epocali è molto più facile annunciarli che metterli in pratica) ma intanto se ne sta parlando. Anzi, alla Commissione Europea è già arrivata una vera e propria proposta in tal senso da parte di Dan Jorgensen, ministro per il Clima e l’Energia della Danimarca, durante una riunione con i vari ministri dell’Ambiente dell’UE. E come ben sappiamo, visti gli incredibili risultati già raggiunti in Norvegia, sulla mobilità ecosostenibile i Paesi scandinavi fanno maledettamente sul serio.

LA DANIMARCA CI AVEVA GIÀ PROVATO A… CASA SUA

Talmente sul serio che la Danimarca voleva applicare lo stop alle vendite sul proprio territorio di auto diesel e benzina già nel 2030, tra soli 10 anni. Un lasso di tempo incredibilmente breve se comparato alla portata dell’evento. L’iniziativa era stata però bocciata dalla Commissione Europea, come ricorda il portale Motori.it, perché contraria alle direttive comunitarie in materia di omologazioni, secondo cui la regolamentazione specifica dev’essere omogenea a livello UE (in altri termini, un Paese dell’Unione non può decidere da solo di mettere al bando una certa tipologia di vetture, ma deve farlo di concerto con tutti gli altri Stati membri).

AUTO DIESEL E BENZINA: STOP NELL’UE DAL 2040 PER RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO DI ZERO EMISSIONI DI CO2 NEL 2050

La Danimarca però non si è scoraggiata, e per ‘aggirare l’ostacolo’ ha proposto di estendere lo stop a benzina e diesel in tutto il Vecchio Continente, ma dal 2040. Utopia? Forse, ma d’altronde è la stessa Europa che si è data degli obiettivi molto ambiziosi in tema di lotta all’inquinamento, contando di ridurre del 40% le emissioni di CO2 entro il 2030 e addirittura di azzerarle entro il 2050. E se si vogliono davvero raggiungere questi obiettivi da qualche parte bisognerà pur cominciare…

NO ALLA VENDITA DI AUTO DIESEL E BENZINA NELL’UE? AL MOMENTO SOLO 10 PAESI SONO D’ACCORDO

In ogni caso sembra che il progetto danese sia stato accolto positivamente solo da 10 Paesi UE dei restanti 27 (al momento non è dato sapere quali). Del resto gli ostacoli da superare non sono certo pochi, e si potranno risolvere soltanto se ci sarà una visione comune sugli obiettivi da raggiungere. Circostanza affatto scontata, visto che su temi ancora più importanti, come la gestione del fenomeno dell’immigrazione, i Paesi che fanno parte dell’UE non hanno quasi mai mostrato una particolare sintonia. “Abbiamo fretta di giungere a un accordo condiviso”, ha spiegato alla stampa il ministro danese Jorgensen, “Perché è fondamentale che l’Unione Europea renda note alle aziende costruttrici le proprie strategie a lunghissimo termine, in modo da consentire loro di prepararsi alla graduale uscita di scena delle auto diesel e benzina dal territorio UE”.

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