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Tariffe Uber e Lyft in aumento: Chicago approva la tassa sul traffico dal 2020

di Donato D'Ambrosi

I servizi di car pooling o ride hailing, le corse a pagamento di Uber e Lyft, stanno per incassare una nuova batosta a Chicago. Additate di essere fonte di congestione del traffico, il Comune ha approvato una tassa sulle corse singole, agevolando però chi prenota una corsa condivisa con più persone. A svelare la strategia di crescita delle società è stato l’obbligo di comunicare le tariffe applicate in città.

UBER E LYFT: LA TASSA PER ENTRARE IN CENTRO

Il piano del sindaco di Chicago, Lori Lightfoot, mira a ridurre il traffico stradale portando nelle casse del comune 40 milioni di dollari l’anno. Una nuova tassa che va a colpire duramente sui servizi di trasporto passeggeri con conducente, quindi Uber e Lyft. Scatteranno parallelamente sgravi per incentivare la condivisione della corsa, mentre sui viaggi singoli e le prenotazioni feriali si dovrà pagare un supplemento ulteriore dal 1 gennaio 2020. Per entrare nel centro città durante i giorni feriali potrebbe essere applicata una tariffa extra di 1,75 dollari.

PERCHE’ UBER E’ PENALIZZATA DI PIU’ A CHICAGO

Il consiglio comunale di Chicago ha approvato martedì una proposta di aumentate le tasse per i servizi di prenotazione delle corse passeggeri via App. A sostenere l’iniziativa è il sindaco di Chicago che ha acceso un dibattito di fuoco soprattutto con Uber che a Chicago copre il 72% dei servizi. Secondo Lightfoot, Uber avrebbe penalizzato i passeggeri a più basso reddito con l’aumento delle tariffe di car pooling. L’evidenza sarebbe scaturita dai dati che gli operatori di trasporto passeggeri sono obbligati a comunicare all’Amministrazione. Uber avrebbe aumentato le tariffe delle corse condivise lasciando però inalterate quelle prenotate da un solo passeggero.

DOPO LONDRA, UBER A RISCHIO ANCHE NEGLI USA

La replica di Uber sull’aumento delle tariffe spiega che “il costo maggiorato deriva da una diminuzione delle prenotazioni condivise in alcune zone della città”, mentre Lyft e Vai non avrebbero replicato ufficialmente agli aumenti annunciati. Prima di Chicago Londra aveva già rimesso Uber Technologies all’angolo, revocando la licenza. E così anche le altre società di carpooling si trovano sempre più impegnate a gestire criticità politiche, di sicurezza e privacy dei passeggeri.

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Uber: Londra non rinnova la licenza, fine dei giochi?

di Raffaele Dambra

Ube Londra

Dopo il rosso di 1,2 miliardi di dollari registrato nell’ultimo trimestre, altre pessime notizie per Uber. Londra ha deciso infatti di non rinnovare la licenza al colosso americano del ride sharing a causa di presunte violazioni che, secondo il TFL (Transport For London), metterebbero a rischio i passeggeri e la loro sicurezza. La sospensione di Uber non è comunque immediata visto che il servizio resterà attivo fino a quando non sarà esaminato l’inevitabile ricorso. Inutile dire che se Uber dovesse perdere la più importante piazza europea riceverebbe una mazzata forse decisiva per il suo futuro.

UBER: PERCHÉ LONDRA NON RINNOVA LA LICENZA

TFL, l’azienda responsabile dei trasporti pubblici a Londra, aveva già sospeso Uber nel 2017 e poi una seconda volta nel 2018. Sempre per problemi riguardanti la sicurezza dei viaggiatori e degli autisti e, più in generale, per la scarsa trasparenza dell’azienda. In entrambi i casi era stata poi concessa una proroga di 15 mesi, l’ultima delle quali è scaduta domenica 24 novembre, a fronte degli impegni assunti da Uber per annullare le criticità. Stavolta però il TFL non se l’è sentita di concedere una terza proroga, lamentando nuove negligenze e violazioni da parte della app che a Londra offre un servizio simile a quello dei taxi (mentre in Italia può operare solo come noleggio con conducente). “Nonostante riconosciamo che Uber abbia fatto dei miglioramenti affrontando alcuni problemi”, hanno dichiarato i rappresentanti dell’autorità dei trasporti londinese, “Temiamo che tali problemi possano ripresentarsi in futuro. Il che ci ha portati a concludere che la società non sia adatta a operare in questo momento”.

UBER: LONDRA TEME PER LA SICUREZZA DEI PASSEGGERI

In particolare il TFL giudica inaccettabile che Uber abbia consentito ai passeggeri di salire a bordo di veicoli con conducenti potenzialmente non autorizzati e non assicurati. Sotto accusa, secondo la ricostruzione dell’autorità londinese, è soprattutto il sistema di Uber che ha permesso ad alcuni conducenti non autorizzati di caricare le proprie foto utilizzando altri account. Così facendo, hanno potuto prendere i passeggeri come se fossero i conducenti Uber prenotati, e ciò è successo in almeno 14.000 viaggi. Di conseguenza tutti quei viaggi non risultavano assicurati, e molti passeggeri hanno viaggiato con autisti senza licenza. Incluso uno la cui licenza era stata precedentemente revocata. Inutile dire che si tratta di situazioni di potenziale pericolo non certo da sottovalutare.

UBER ‘CACCIATA’ DA LONDRA: LA REAZIONE DELL’AZIENDA AMERICANA

La momentanea ‘cacciata’ di Uber da Londra, che adesso ha 21 giorni per presentare ricorso, ha ovviamente scatenato la reazione dell’azienda di San Francisco, che si dice pronta a difendere le sue ragioni fino in fondo. “La decisione di TFL di non rinnovare la licenza a Londra è insolita e sbagliata”, ha infatti detto il manager Jamie Heywood. “Negli ultimi due anni abbiamo cambiato la nostra attività in modo sostanziale e affinato ulteriormente i nostri standard di sicurezza. Inoltre abbiamo verificato di recente tutti i nostri driver di Londra. Faremo senz’altro ricorso perché desideriamo andare avanti. Lo dobbiamo ai 3,5 milioni di utenti londinesi e ai 45 mila conducenti con licenza che dipendono da Uber a Londra. Faremo tutto il possibile per risolvere questa situazione”. Come finirà?

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KEDA project 1.0: autoscaling con Kubernetes

di Claudio Davide Ferrara
KEDA project è un sistema per l'Autoscaling delle applicazioni event-driven e i container orchestrati tramite Kubernetes Leggi KEDA project 1.0: autoscaling con Kubernetes

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di Claudio Davide Ferrara

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Uber inquina troppo: in arrivo a Londra i taxi elettrici entro il 2025

di Donato D'Ambrosi

Uber

I mezzi di trasporto alternativi all’auto di proprietà dovrebbero ridurre le emissioni di CO2, e invece non è quanto accade a Londra. Secondo un rapporto di Transport&Environment Uber è tra i principali fattori dell’aumento di emissioni di CO2 collegate al ride hailing. Al punto che Uber ha ammesso le responsabilità ambientali dei taxi neri, pianificando l’impiego di auto Uber totalmente elettriche.

LA META’ DEI TAXI A LONDRA E’ DI UBER

Ride hailing, ride sharing e ride pooling hanno nomi molto simili nell’era dei viaggi prenotabili via app è facile confondersi. Ma i 3 servizi hanno un effetto molto diverso sulle emissioni di CO2 delle auto impiegate dalle società di noleggio con conducente. Uber è la principale società del Regno Unito che ha eletto Londra capitale europea dei servizi NCC Uber. Tra il 2016 e il 2018 il numero di conducenti Uber a Londra è passato da 25.000 a 45.000, coprendo la metà delle licenze NCC rilasciate. Secondo il rapporto di T&E questa crescita ha reso Uber il principale fornitore di servizi di mobilità in Europa con oltre 3,6 milioni di utenti solo a Londra. Ma tutto questo ha un conto ambientale legato all’aumento del numero di corse effettuate.

UBER E LYFT AL POSTO DEI MEZZI PUBBLICI

L’indagine di T&E stima che le emissioni di CO2 prodotte a Londra e Parigi dai servizi di taxi Uber equivalgono alle emissioni di CO2 di oltre 250.000 auto di proprietà. Secondo l’indagine i servizi di ride hailing come Uber e Lyft sono diventati un’alternativa al trasporto pubblico (non sempre puntuale) piuttosto che all’auto di proprietà. Ecco perché in molti casi le stesse compagnie propongono sconti per la condivisione delle stessa corsa (ride sharing, più passeggeri, piuttosto che del ride hailing, un passeggero).

LE AUTO ELETTRICHE UBER COSTANO GIA’ DI PIU’ AI PASSEGGERI

Secondo quanto riportato da Forbes però Uber starebbe mitigando uno scontro con le associazioni ambientaliste. Una coalizione di attivisti in Germania, Francia, Regno Unito, Stati Uniti, Paesi Bassi e Belgio ha lanciato la campagna “True Cost Of Uber“. Insieme spingeranno i Comuni delle città che ospitano i servizi di ride hailing ad utilizzare flotte sempre più pulite. E Uber non ha alzato un muro, ma ha annunciato il cambiamento entro il 20205, un cambiamento al costo di 15 pence in più ogni miglio a Londra (18 centesimi di euro). Questo aumento dovrebbe sostenere il passaggio dai veicoli a combustione ai veicoli elettrici usati da Uber, ma non è ancora chiaro come la pensano i driver che dovranno sostenere la spesa maggiore.

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Uber protegge i ciclisti: arrivano le istruzioni per aprire lo sportello

di Donato D'Ambrosi

Uber ha fatto della sicurezza un caposaldo della sua strategia: più protezione sia per gli occupanti delle auto che per gli altri utenti della strada. La funzione che salva i ciclisti e i pedoni dalle sportellate distratte dei passeggeri che aprono la porta a fine corsa ne è un esempio. Ma chi sa come aprire correttamente lo sportello a prescindere che si tratti di un’auto Uber o della vostra auto? L’app Uber dà la risposta ai passeggeri ogni volta che la corsa finisce accanto a una pista ciclabile. Una novità davvero interessante e utile che aiuta ad evitare incidenti con ciclisti e pedoni anche se non ci sono piste ciclabili nei dintorni. Qui sotto il video con le istruzioni da ricordare.

L’APP UBER PROTEGGE CICLISTI E PEDONI DALLE SPORTELLATE

Uber ha migliorato gli standard di sicurezza delle sue corse, un provvedimento che riguarda anche in Italia (a Roma e Milano) i servizi Uber Black e Uber Lux. Tra le novità più interessanti per la sicurezza di pedoni e ciclisti c’è l’apertura dello sportello. Qualcosa tutt’altro che banale per chi almeno una volta si è trovato una sportellata in faccia. E lo stesso vale per gli automobilisti chiamati a rimborsare il ciclista o il pedone ferito. Attenzione poiché la novità dell’App Uber per ciclisti può mettere in salvo dalle responsabilità del guidatore previste dal CdS. Art.157 anche se state guidando la vostra auto. La legge dice: “E’ fatto divieto a chiunque di aprire le porte di un veicolo, di discendere dallo stesso, nonché di lasciare aperte le porte, senza essersi assicurato che ciò non costituisca pericolo o intralcio per gli altri utenti della strada.

APRIRE LO SPORTELLO DELL’AUTO: COME FARLO CORRETTAMENTE

Quando una corsa termina in prossimità di una pista ciclabile, dove c’è l’elevata probabilità di colpire un ciclista con la porta dell’auto, il passeggero riceve una notifica sull’App. L’applicazione Uber ricorda di aprire con cautela lo sportello con le istruzioni mostrate nel video qui sotto. In generale comunque è una buona abitudine seguire poche e semplici istruzioni per aprire correttamente lo sportello senza colpire pedoni, ciclisti o altre auto in transito.

– Impugna la maniglia con il braccio opposto allo sportello
– Questo aiuta a di ruotare le spalle per scorgere da dietro eventuali auto o bici in arrivo
–  Guardare se l’uscita è libera da altri veicoli
– Scendere dall’auto con cautela.

SI CHIAMA DUTCH REACH, IL METODO PER APRIRE LO SPORTELLO

Il modo corretto di aprire la porta “Dutch Reach” è da alcuni decenni al centro di azioni di sensibilizzazione soprattutto nel nord Europa, dove c’è una più alta densità di ciclisti. Quando la sportellata maldestra “Dooring” non è leggera, le conseguenze possono essere anche fatali. Solo a San Francisco ad esmepio, tra il 2012 e il 2015 sono stati causati 203 incidenti denunciati per l’apertura distratta dello sportello dell’auto.

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Uber Jump, Roma prima città italiana per il nuovo servizio di bike sharing elettrico

di Alessandro Crea
Jump, il servizio Uber di bike-sharing basato su biciclette elettriche a pedalata assistita, sbarca ufficialmente in Italia, la prima città sarà Roma. Si parte oggi con circa 700 biciclette ma l’azienda conta di salire a 2800 in poche settimane, andando a coprire così una zona di circa 57 chilometri quadrati, che dal primo centro si […]

Prenotare Uber è più sicuro: le novità dell’App a Roma e Milano

di Donato D'Ambrosi

Uber

La sicurezza dell’App Uber in Italia implementa le novità annunciate dopo le polemiche a Londra su Uber. Prenotare Uber Black e Uber Lux i due servizi NCC di Uber attivi a Roma e Milano è più sicuro. Lo standard di sicurezza riguarda i controlli sul conducente e l’assistenza ai passeggeri che sono già comunque coperti da un’assicurazione Uber.

L’APP UBER E’ PIU’ SICURA

Troppi incidenti, soprattutto a Londra, passeggeri che hanno denunciato atteggiamenti molesti degli autisti Uber e conducenti Uber distratti hanno influenzato il numero di utenti dell’App Uber. La sicurezza è diventata una priorità a maggior ragione che in Italia Uber si è apprestata a lanciare anche Uber Taxi, in aggiunta ai servizi NCC Uber, Uber Black e Uber Lux. Le novità sulla sicurezza dell’App partiranno da Roma e Milano, anche se secondo il sito ufficiale è possibile prenotare una corsa Uber a Firenze, Torino e Bologna. Le novità dell’App Uber più sicura riguardano l’integrazione del centro sicurezza per aumentare le tutele dei passeggeri alla prenotazione di una corsa, a bordo di un’auto Uber e al termine della corsa.

NOVITA’ DELL’APP UBER PER GLI AUTISTI

Prima di salire su un’auto qualsiasi, alla prenotazione con App Uber, l’utente può chiedere un PIN senza il quale l’autista non potrà iniziare la corsa. Lo step successivo per riconoscere l’auto Uber sarà quello di utilizzare le onde ad ultrasuoni, secondo quanto ha anticipato Uber. Segnalare un incidente con un’auto Uber prima comportava terminare la corsa e solo dopo il Servizio Uber avrebbe preso in carico il problema. Ora il driver non ha più scuse, può in qualsiasi momento segnalare qualsiasi problema di sicurezza durante il viaggio. Nell’App Uber è presente anche il pulsante il numero unico per le emergenze (112 in Europa – 911 negli USA), sperando che all’occorrenza gli operatori siano rapidi a rispondere. In caso di necessità, se si chiede soccorso, l’App Uber invia automaticamente la posizione e la targa del veicolo da cui è partita la richiesta di soccorso.

PIU’ SICUREZZA PER I PASSEGGERI UBER BLACK E LUX IN ITALIA

L’App Uber integra il sistema di riconoscimento dell’autista partner tramite Real-Time ID Check, una funzione di Uber annunciata già nel 2016. Prima che Uber diventasse più sicura il conducente veniva riconosciuto attraverso il volto ritratto nei selfie. Ora invece l’App Uber riconosce il conducente se sbatte le palpebre, sorride e muove la tesa così come gli viene richiesto. Un’altra chicca che rende Uber più sicura è la funzione che presto sarà disponibile in 200 Paesi entro ottobre 2019: l’avviso piste ciclabili. Se la corsa termina vicino una pista ciclabile, il passeggero riceve la notifica prima di scendere. In questo modo potrà evitare di colpire con lo sportello un ciclista in transito.

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Uber: il Consiglio di Stato conferma i limiti, ora si va al Tar

di Raffaele Dambra

Uber

Nuova pronunciamento negativo per Uber: il Consiglio di Stato non ha sospeso l’efficacia della Circolare Interpretativa del decreto di riforma del settore NCC, come invece aveva chiesto l’azienda americana. Restano così in vigore le norme restrittive decise lo scorso mese di gennaio con il DDL Semplificazioni, che impongono severi paletti a chi svolge il servizio di Noleggio Con Conducente (categoria di cui fanno parte gli autisti Uber). Come iniziare e terminare il servizio sempre presso la propria rimessa, o compilare il foglio di servizio anche dopo le prenotazioni online. La partita comunque non è affatto chiusa, dato che il Consiglio di Stato ha soltanto negato la sospensione del decreto rinviando la decisione nel merito al Tar del Lazio, che si esprimerà nelle prossime settimane.

UBER: STOP DAL CONSIGLIO DI STATO, LA SODDISFAZIONE DEI TASSISTI

Ovviamente le rappresentanze sindacali dei tassisti, grandi avversari di Uber, hanno commentato con favore la pronuncia del Consiglio di Stato di non accogliere la richiesta di sospensiva delle norme che regolano il settore NCC, auspicando nel contempo la necessità di una riforma che disciplini in modo chiaro e netto l’operato delle piattaforme tecnologiche, introducendo per esempio nuove misure contro l’evasione fiscale. “Speriamo si possa far pagare regolarmente le tasse ai grandi operatori digitali”, è il commento unanime dei sindacati dei taxi. “Che stanno disarticolando il settore del trasporto pubblico non in linea e più in generale il mondo del lavoro, tutti puntualmente con sede legale in Paesi con un sistema fiscale più vantaggioso”.

UBER, L’AZIENDA GUARDA AVANTI: “FIDUCIOSI NELL’INTERVENTO SUL MERITO DA PARTE DEL TAR”

Contrariamente alle attese, l’azienda Uber ha reagito positivamente alla decisione del Consiglio di Stato di negare la sospensione del decreto di riforma del settore NCC, sottolineando che “l’ordinanza, sollecitando un intervento sul merito da parte del Tar del Lazio, ha dato un ulteriore segnale che l’Italia necessita di una riforma organica della mobilità”. Intanto il Codacons si è schierato apertamente dalla parte di Uber, commentando che qualsiasi limite al settore NCC rappresenta un danno per gli utenti: “La decisione del Consiglio di Stato contrasta nettamente con il nuovo mercato aperto alle tecnologie moderne e con le esigenze dei consumatori, che chiedono più scelta e tariffe più basse”.

LA LUNGA ODISSEA DI UBER IN ITALIA

Approdata in Italia nel 2013 dopo il successo negli USA e in tanti altri posti, l’app del trasporto condiviso Uber prometteva di rivoluzionare il mondo della mobilità urbana, ma ha dovuto fare i conti con enormi difficoltà burocratiche e soprattutto con l’ostilità dei tassisti e della politica, limitando di fatto il proprio sviluppo nel nostro Paese (ma problemi ne ha incontrati un po’ ovunque). La prima mazzata per Uber è giunta nel 2015 con la sentenza del Tribunale di Milano che ha bloccato il servizio UberPop, accogliendo la denuncia dei tassisti per ‘concorrenza sleale’. Sentenza i cui effetti sono tutt’ora validi, visto che oggi in Italia è attivo soltanto il (costoso) servizio UberBlack, che consente il noleggio tramite app di una berlina nera con conducente professionista. Com’è noto UberBlack deve rispettare le rigide norme che regolano il settore NCC, acuite maggiormente dopo le recenti disposizioni.

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NetApp annuncia nuove soluzioni per piattaforme VMware

di Antonino Caffo
NetApp, ha annunciato nuove soluzioni per piattaforme VMware che promettono di offrire un’infrastruttura semplificata, scalabile e ad alte prestazioni per qualsiasi cloud. L’annuncio è arrivato al VMworld 2019 a San Francisco, con la società che ha presentato una nuova soluzione di Virtual Desktop Infrastructure (VDI), NetApp HCI per VDI con VMware Horizon 7. Al suo […]

Uber e Lyft alla resa dei conti: il contratto USA porterà al fallimento?

di Donato D'Ambrosi

Le proteste dei lavoratori di Uber e Lyft in tutto il mondo hanno avuto un effetto molto più incisivo in California. E’ qui infatti che una proposta di legge potrebbe obbligare entrambe le aziende ad assumere tutti i lavoratori. Un rischio che Uber sta cercando di arginare bloccando le assunzioni del reparto di ingegneria, soprattutto dopo un secondo trimestre non positivo (-5 miliardi di dollari). L’esito del voto sulla Assembly Bill 5, la legge in California che Uber Lyft e DoorDash hanno contrastato in tutti i modi, potrebbe anche portare al fallimento delle aziende di ride sharing. Ecco cosa sta succedendo negli USA e cosa potrebbe accadere se Uber e Lyft saranno obbligate ad assumere i dipendenti.

LE PROTESTE DEI CONDUCENTI NEGLI USA CONTRO UBER

Conducenti costretti dormire nelle auto perché le città in cui si guadagna di più sono troppo care per viverci. Poi zero tutele sanitarie e legali e una retribuzione di 4 dollari a fronte di un incasso di 30 dollari sono solo alcune delle motivazioni che hanno creato lo stallo nei servizi di Uber e Lyft negli USA. I conducenti non ne possono più di essere inquadrati come lavoratori indipendenti a fronte di politiche remunerative più svantaggiose. Le proteste dei lavoratori Uber e Lyft hanno trovato il supporto delle autorità in California e da qui potrebbe iniziare l’implosione dell’impero delle due aziende.

COSA CHIEDONO I LAVORATORI DI UBER E LYFT

Il Governatore della California, Gavin Newsom, sarebbe convinto sul voto della AB5, mentre Uber e Lyft stanno cercando di distogliere i senatori promettendo migliori garanzie ai lavoratori. La legge federale AB5 prevede che ai dipendenti siano garantiti un salario minimo, giorni di malattia, assistenza sanitaria e il diritto di organizzare un sindacato senza minaccia di ritorsioni. Inoltre che i dipendenti non possono essere licenziati semplicemente per aver presentato reclami legittimi ai capi. Ma il problema è che secondo il Dipartimento del Lavoro i conducenti di Uber (e Lyft) non avrebbero le caratteristiche dei lavoratori dipendenti.

UBER E LYFT, NUOVO CASO POLITICO TRA TRUMP E LA CALIFORNIA

La rivalità tra il Presidente Donald Trump e la California potrebbe influenzare anche lo scenario sul fronte Uber e Lyft. Non è un segreto che Trump abbia fin da subito chiarito la volontà di allentare la morsa sui limiti delle emissioni stabiliti da EPA e CARB. Ed è solo recente il patto tra i Costruttori auto in California che ha difatti escluso Trump dal tavolo dei giochi. Ci si aspetta che lo stesso accada sull’obbligo di assumere i lavoratori di Uber e Lyft. Ma bisogna tenere conto del fatto che all’inizio di quest’anno un avvocato federale dell’amministrazione Trump ha chiarito che gli autisti sono lavoratori indipendenti.  “Se passa AB5 – ha dichiarato l’AD Uber Dara KhosrowshahiNon si trasformeranno immediatamente i conducenti in dipendenti“.

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Ex ingegnere Uber accusato di aver sottratto segreti a Google

di Giuseppe

Antony Levandowski, ex capo ingegnere della divisione di Uber sulla guida autonoma, è stato accusato da una giuria federale Californiana per aver sottratto segreti industriali a Google nel periodo in cui lavorava per l'azienda

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Uber, incidenti nei test ogni 15 mila miglia: ex dipendente vuota il sacco

di Antonio Elia Migliozzi

Come sappiamo la guida autonoma è la prossima frontiera della mobilità. In questo senso aziende automotive, tech e fornitori di servizi si muovono rapidamente per fare progressi prima degli altri. In una lunga intervista rilasciata ad AutomotiveNews un ex dipendente di Uber racconta delle sue preoccupazioni sul fronte sicurezza. Robbie Miller era parte della struttura al lavoro per lo sviluppo della piattaforma driveless del colosso del ridesharing ed aveva più volte espresso perplessità all’azienda. Nello specifico aveva avvisato i funzionari di Uber della presenza di problemi di sicurezza nel programma di guida autonoma usato dalla flotta del brand. Il tutto avveniva pochi giorni prima che si verificasse un incidente mortale. Vediamo come le auto senza conducente starebbero causando più sinistri rispetto ai conducenti umani e mettendo in pericolo automobilisti e pedoni.

GUIDA AUTONOMA E SICUREZZA

Robbie Miller è un ex dipendete di Uber impegnato nello sviluppo della piattaforma a guida autonoma del colosso. In una intervista conferma che necessario un radicale ripensamento degli standard di sicurezza ad oggi legati all’auto senza conducente. “Voglio rendere la strada più sicura, ha affermato Miller “È difficile per le aziende con flotte da centinaia di veicoli riportare indietro ogni singolo mezzo e possibilmente fermarsi per settimane. Ma devi essere in grado di prendere quel tipo di decisione.” Insomma una accusa chiara che arriva in attesa che il Congresso americano adotti il mese prossimo una legislazione aperta alla diffusione diffusa di veicoli a guida autonoma. Va detto che al momento non esiste un accordo tra Governo ed industria sui prossimi standard di sicurezza. Per Miller le aziende si stanno concentrando sul numero di miglia autonome percorse e non sulla sicurezza dei sistemi.

LA CORSA AI TEST

L’esperto ammonisce c’è poco valore tecnico nei test che effettuano un alto volume di chilometri. Miller è l’ultimo di una nutrita lista di esperti a mettere in discussione gli attuali protocolli utilizzati per validare l’auto a guida autonoma. Lo scorso mese i dirigenti di Aurora Innovation e Volvo Cars avevano sollevato preoccupazioni simili nel corso di una riunione di settore avvenuta negli Usa tra funzionari governativi e ricercatori accademici. La cautela di Miller deriva dall’esperienza personale. Nel 2018 era allarmato dal fatto che le auto di prova usate da Uber fossero spesso coinvolte in incidenti anche con danni rilevanti. In particolare aveva notato che le collisioni si verificavano ogni 15.000 miglia. Ecco allora che con una e-mail a diversi dirigenti di Uber aveva delineato le sue preoccupazioni e sollecitato una revisione del programma dedicato alla guida autonoma. Un monito profetico visto che l’e-mail è datata 13 marzo 2018.

LE LACUNE

Tre giorni dopo aver inoltrato la missiva Miller ha lasciato Uber. Cinque giorni un veicolo di prova Uber ha colpito e ucciso Elaine Herzberg a Tempe, in Arizona. Miller è rimasto comunque attivo nel settore ed ha esaminato i dati del Naturalistic Driving Study, un’iniziativa di ricerca federale attivata per fare il punto sugli incidenti avvenuti in California. La sua analisi suggerisce che i veicoli a guida autonoma sono coinvolti in più incidenti rispetto a quelli affidati a conducenti umani. Conclude Miller: “L’etica di base ti dice che se stai mettendo le persone a rischio in questo modo, devi fermarti. Ciò che ritengo manchi in questo settore è fondamentalmente una leadership che sia disposta ad ascoltare e le opinioni degli altri.” Insomma la posizione di questo ingegnere è chiara, occorre rimettere in discussione il lavoro fatto per evitare che tragici incidenti come quello di Tampa possano tornare a verificarsi.

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Segway-Ninebot annuncia il primo monopattino elettrico a guida autonoma

di Giuseppe
Segway-Ninebot KickScooter T60 monopattino elettrico a guida autonoma

La mobilità urbana è sempre più importanti, così come i servizi di sharing per monopattini e biciclette elettriche: dalla Cina viene presentato un monopattino elettrico che può rivoluzionare le nostre città

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Lyft e Uber: i servizi sottocosto porteranno al fallimento?

di Donato D'Ambrosi

La strategia di Lyft e Uber è la stessa di molte nuove imprese: entrano in un mercato quasi monopolizzato, in questo caso del ride sharing e dei trasporti, con una politica dannatamente concorrenziale. Ma fare concorrenza a prezzi sottocosto può funzionare finché il rapporto di lavoro non è regolamentato. Così Lyft e Uber continuano a fare profitti anche se i bilanci sono in perdita. Mentre la missione di fare concorrenza alle aziende di trasporto non piace più ai conducenti che reclamano i loro diritti con scioperi in tutto il mondo.

GLI SCIOPERI PER 10 DOLLARI IN PIU’

La bolla di sapone prima o poi scoppia e i conti di Uber e Lyft non sembrano smentire un epilogo preannunciato da tempo. I segnali ci sono tutti, a partire dagli scioperi negli USA e in molte altre città del mondo in cui i conducenti protestano per ottenere un salario minimo. Succede a Los Angeles, San Francisco, Atlanta, Boston, Washington, New York, Regno Unito, Francia, Brasile, Nigeria e Cile. La faccenda, soprattutto negli USA sta diventando un caso politico che alimenta i fuochi della campagna elettorale per il 2020. Impugnano i cartelli i conducenti di Uber che reclamano un salario minimo orario di 28 dollari l’ora, contro i 18 dollari percepiti attualmente. Tra tutte le città solo a New York c’è stata un’apertura alla regolarizzazione dei driver con l’obbligo alle aziende Lyft e Uber, ma non senza qualche ritorsione.

IL CASO POLITICO DI UBER E LYFT

Al prezzo di dover corrispondere più diritti ai conducenti, Uber ha bloccato la concessione delle licenze dei driver che negli USA sono seguiti dal candidato repubblicano Sanders, in lizza per contrastare la conferma di Trump alla Casa Bianca. A bordo di alcune auto di Uber il senatore americano ha raccolto le testimonianze degli autisti. Chi è al volante racconta l’altra faccia di un’azienda che dal 2015 ad oggi avrebbe ridimensionato i compensi agli autisti al punto che è necessario decuplicare le ore di guida per portare a casa gli stessi soldi.

60 ORE AL VOLANTE SENZA ORARI E DIRITTI

Prima bastavano 8 ore di guida per avere un compenso di circa 200-250 dollari, adesso c’è chi guida fino a 60 ore settimanali per arrivare allo stesso stipendio”. L’impasse della regolamentazione dei conducenti per i servizi di ride sharing è puntellato anche dalla posizione del Presidente Donald Trump dalla parte dell’azienda più che dei lavoratori. Un caso di pubblica sicurezza, visto che i conducenti sono costretti a turni di lavoro lunghi senza garanzie che è diventato anche un caso politico. Tra Uber e Lyft i sostenitori democratici e repubblicani cercano di acchiappare più consensi possibili muovendosi a bordo delle auto tra i vari Paesi.

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Auto Uber solo elettriche: l’obbligo in India dal 2026

di Antonio Elia Migliozzi

L’India si schiera a favore delle auto elettriche. Il colosso industriale è pronto a introdurre norme severe nei confronti dei mezzi inquinanti per bloccarne l’acquisto e l’utilizzo su strada. Ecco allora che l’India si prepara nuove norme che imporranno agli operatori di ridesharing come Uber, e il locale Ola, l’uso di auto elettriche. A partire dal 2026 queste aziende dovranno convertire almeno il 40% del loro parco auto in favore dell’elettrico. In generale si tratta di uno obbligo che riguarda tutti i veicoli ad uso commerciale. Per rispettare la scadenza Uber e Ola hanno preparato una timeline che consentirà il rinnovo progressivo della flotta evitando interruzioni dei loro servizi. La svolta decisa dall’India si pone in linea con gli impegni assunti con l’Accordo sul clima di Parigi sottoscritto nel 2015.

TAXI PULITI

L’India ha in programma una svolta green. Il paese ha deciso di introdurre nuove norme a tutela dell’ambiente e ordinerà anche alle aziende di ridesharing di adeguarsi. Questo significa che Uber e la gemella indiana Ola dovranno convertire il 40% della propria flotta a favore di automobili elettriche. Il termine ultimo per completare l’operazione è l’aprile 2026. Va detto che si tratta di una indiscrezione visto che sono ancora il corso degli incontri di Governo per discutere le nuove regole per la mobilità pulita. Per arrivare pronti al blocco Uber e Ola dovrebbero iniziare a convertire la loro flotta già dal prossimo anno. In questo modo avranno il 2,5% di EV entro il 2021, il 5% entro il 2022, il 10% entro il 2023 prima di salire al 40%. Nei fatti diversi tassisti hanno già provato a utilizzare auto elettriche per le loro corse ma con scarso successo.

SVOLTA ELETTRICA

A causa di infrastrutture inadeguate e costi elevati i progetti di elettrificazione dei taxi sono finora naufragati. Tuttavia l’India vuole cambiare passo e sta cercando di attuare una nuova politica per promuovere l’adozione di veicoli elettrici. Il progetto è quello di tagliare le importazioni di greggio rispettare gli impegni del trattato di Parigi sul clima del 2015. Il think tank indiano Niti Aayog, guidato dal Premier Narendra Modi, sta lavorando con diversi ministeri alla nuova politica. Del resto la vicina Cina è sede del più importante mercato automobilistico del mondo ed è da tempo all’opera sull’elettrificazione. Il dragone ha fissato obiettivi di vendita per veicoli elettrici e offre incentivi agli operatori di taxi. Nei fatti le vendite di veicoli elettrici in India sono cresciute di tre volte nel 2018. Le elettriche sono ancora circa lo 0,1% del mercato rispetto ai 3,3 milioni di auto diesel e benzina vendute nel paese.

IL FUTURO

Il mercato delle auto elettriche in India resta lontano dai numeri della Cina dove, nel frattempo, sono aumentate del 62% nel 2018 a 1,3 milioni di veicoli. La notizia della svolta elettrica per il ridesharing arriva a pochi giorni dalle nuove norme per motociclette e scooter usate per scopi commerciali. Dall’aprile 2013 tutti i motocicli impiegati per la consegna di cibo o da aziende di e-commerce, dovranno essere anche elettrici. Nell’ultimo periodo l’India ha visto un boom di app che effettuano la consegna di cibo e i servizi di trasporto condiviso. Insomma anche l’India inizia a stabilire condizioni a difesa dell’ambiente alle quali anche i colossi come Uber devono per forza adeguarsi.

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Le aziende che hanno investito di più nella guida autonoma di Uber

di Antonio Elia Migliozzi

Uber incuriosisce il mercato. Secondo gli analisti l’azienda potrebbe uscire rafforzata dalla quotazione in borsa. Ecco allora che secondo i media americani Toyota si prepara ad aumentare gli investimenti in Uber. Lo scorso anno il costruttore giapponese era entrato nel capitale della società di ridesharing ben 500 milioni di dollari. Ecco allora che la nuova tranche di finanziamenti arriverà, oltre che da Toyota, anche da Denso e Softbank. La vendita di una quota di minoranza aiuterebbe Uber a ridurre le pesanti perdite dello scorso anno. Vediamo perché l’IPO Uber si conferma una delle più attese negli ultimi anni.

 

UBER IN AFFARI

Uber si prepara a firmare un accordo per vendere una partecipazione di minoranza. Nel dettaglio l’azienda vuole cedere una quota della sua unità ATG. Per capirci si tratta del ramo aziendale che sta lavorando da anni alla guida autonoma. Conferme alla notizia arrivano anche dal Wall Street Journal che l’aveva data in anteprima. Per Uber non si tratta di una novità perché già gode di soci importanti. La giapponese Softbank e la casa automobilistica Toyota insieme al fornitore di ricambi Denso sono pronti a spendere 1 miliardo di dollari. La somma farebbe schizzare il valore dell’unità ATG di Uber a quota 7,25 miliardi di dollari. Alla fine dello scorso anno Toyota ha investito 500 milioni di dollari in Uber. Ora gli analisti ritengono che Denso dovrebbe potrebbe coprire i due terzi di tale cifra, mentre Softbank partecipare per 333 milioni.

CHI ENTRA

L’accordo consentirebbe a Uber di mantenere il controllo operativo di ATG riducendo al tempo stesso i costi. Il nuovo consiglio di amministrazione dell’unità per la guida autonoma di Uber avrà sei seggi controllati da Uber e altri due da Toyota e Softbank. Va detto che il nuovo investimento da 1 miliardo è ora al vaglio del Comitato per gli investimenti esteri degli Stati Uniti. Si tratta di un passaggio necessario per valutare eventuali rischi di sicurezza nazionale. Secondo il Wall Street Journal la società lavorerà con Toyota e Denso per lo sviluppo di una nuova flotta a guida autonoma. In attesa della quotazione in borsa la valutazione di Uber è di 100 miliardi di dollari. Anche se alcune stime dicono che è più vicina ai 70 o 80 miliardi. Va detto che a febbraio Uber ha fatto sapere di aver perso, nel 2018, 1,8 miliardi di dollari.

CORSA AUTONOMA

La divisione per la guida autonoma di Uber, è una macchina mangia soldi. L’azienda ha dichiarato di bruciare ben 20 milioni di dollari al mese per sviluppare le tecnologie driveless. Lo sforzo è necessario per stare al passo con i concorrenti, tra cui la divisione Cruise di GM, Waymo di Google e Lyft. Uber aveva promesso decine di migliaia di veicoli autonomi operativi in 13 città entro il 2022 ma forse servirà più tempo. I test sono partiti a San Francisco nel novembre 2016. L’incidente del marzo 2018 con la morte di un pedone in Arizona ha bloccato per quasi un anno le sue operazioni su strada. Toyota potrebbe aiutare Uber a riprendere il suo programma guida autonomo consapevole del fatto che l’azienda americana ha fatto sempre progressi da sola.

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Uber si quota in borsa: in vendita azioni per 10 miliardi

di Redazione

Uber, società americana specializzata in soluzioni per il trasporto privato, si quota in borsa. Lo farà con la più grande offerta pubblica iniziale (IPO) della storia per quanto riguarda il comparto tecnologico e la più grande dal 2014, anno in cui il colosso cinese dell’e-commerce Alibaba fece la stessa cosa.

UNA IPO DA 10 MILIARDI

Il valore totale di Uber è stato stimato tra i 90 e i 100 miliardi di dollari. Altri analisti, vista la crescita di oltre il 30% fatta registrare nell’ultimo anno, si spingono fino a 120 miliardi. A prescindere da queste valutazioni, la IPO immetterà sul mercato azioni per circa il 10% del valore della società con sede a San Francisco: 10 miliardi di dollari.

SOLO UNA FETTA PER GLI INVESTITORI

In realtà, l’operazione che porterà Uber a Wall Street, avrà dimensioni leggermente più modeste. La maggior parte delle azioni, infatti, sarà riservata alla società e resterà quindi in mano a Uber stessa. Una percentuale minore, invece, sarà offerta agli investitori esterni, che potranno quindi aggiungere un po’ di Uber al loro portafoglio.

IN ATTESA DI CONFERME

Fino a qui, si è parlato di indiscrezioni alle quali i vertici di Uber non hanno voluto aggiungere nessuna dichiarazione ufficiale. L’operazione è data per certa, ma per scoprire i dettagli e capire il reale valore del prezzo di vendita delle azioni durante la IPO bisogna attendere ancora qualche giorno. Anche perché la stessa operazione compiuta a marzo 2019 da Lyft, società californiana che opera nello stesso settore di Uber, non si è rilevata, al momento, un buon investimento. Le azioni, vendute durante la IPO a 72 dollari, si trovano ora , con buona pace di chi credeva di poter raccogliere profitti nel breve periodo.

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Uber si compra il rivale Careem Networks FZ

di Antonino Caffo

L’amministratore delegato di Uber Technologies, Dara Khosrowshahi, ha confermato l’avvio del più grande affare del suo mandato, che prevede l’acquisto di Careem Networks FZ per la modica cifra di 3,1 miliardi di dollari. Careem è un concorrente diretto di Uber e ha sede a Dubai.

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Su Uber arrivano le destinazioni multiple: ecco come funzionano

Uber

Uber ha appena aggiunto una nuova funzionalità che permetterà agli utenti di sfruttare le destinazioni multiple. Cosa vuol dire? Che in pratica gli utenti potranno effettuare diverse fermate durante il proprio tragitto, indicandole all'interno dell'applicazione. Questo permette ai passeggeri non solo di indicare più destinazioni nel proprio tragitto, ma anche eventualmente di dividere le spese del viaggio con altri passeggeri. Sono passati i tempi in cui gli utenti dovevano informare verbalmente l'autista su eventuali destinazioni multiple: adesso potranno fare tutto sull'applicazione.

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