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Huawei spiazza gli USA per risolvere il blocco: pronta a vendere tutti i brevetti sul 5G

di Irven Zanolla

Con una mossa davvero sorprendente e del tutto inattesa, Huawei annuncia che tutti i suoi brevetti sul 5G sono in vendita, in un blocco unico.

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Gli accordi tra USA e Cina dovranno includere anche Huawei

di Irven Zanolla

Un dirigente Huawei afferma che un accordo commerciale tra Cina e USA non potrà escludere Huawei dagli accordi.

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Huawei P40 potrebbe essere il primo smartphone con HarmonyOS

di Lucia Massaro
La situazione tra Huawei e gli Stati Uniti sembra essere ancora lontana da una risoluzione definitiva. L’inserimento del produttore cinese all’interno della Entity List potrebbe causare problemi di commercializzazione dei dispositivi di Huawei sui mercati occidentali. Il colosso di Shenzhen comunque non perde tempo e ha già elaborato piani alternativi nel caso in cui il […]

Limiti emissioni auto USA: perché Trump dichiara guerra alla California

di Redazione

Ricordate l’accordo di 4 Costruttori sulle emissioni inquinanti dal 2020? Sta scatenando l’ira del presidente degli USA, Donald Trump. Ford, Bmw North America, Volkswagen America e Honda hanno siglato nelle scorse settimane un patto con la California per la produzione di auto meno inquinanti. Più in linea con le indicazioni di EPA (Environmental Protection Agency) e CARB (California Air Resources Board). Il presidente americano attacca i “manager deboli” di Ford e General Motors: li accusa di piegarsi alla California. Li vorrebbe invece schierati con la Casa Bianca sui limiti delle emissioni inquinanti delle auto.

EMISSIONI: IL PESO DELLA CALIFORNIA

Trump ha alzato i limiti delle emissioni, per andare incontro alle esigenze delle Case. Limiti che erano più bassi con Barack Obama (foto in basso), il predecessore. Ora però i Costruttori temono un possibile scontro con la California, che è pur sempre uno dei maggiori mercati automobilistici americani. L’accordo fra aziende e California è una via di mezzo: limiti di emissioni delle auto più alti rispetto a quelli di Obama, ma più bassi rispetto a quelli di Trump. La California, lo Stato più popoloso degli Stati Uniti, rappresenta ben il 12% delle vendite di veicoli americani.

TRUMP ATTACCA LA CALIFORNIA

Ora, due agenzie statunitensi stanno preparando un piano per revocare l’autorità della California di stabilire i propri standard di emissioni inquinanti per i veicoli. Due gli obiettivi di una legge specifica sui limiti delle emissioni delle auto. Primo: impedire agli Stati di stabilire le proprie regole sui veicoli. Secondo: fissare un unico livello nazionale per gli standard di emissioni e di risparmio di carburante. Secondo Trump, che fa riferimento ai dirigenti delle Case del passato, “i leggendari Henry Ford e Alfred Sloane si stanno rigirando nella tomba di fronte alla debolezza dei manager delle loro società che vogliono spendere di più su auto non sicure“. Inoltre, The Donald è da tempo in guerra contro l’EPA, cui ha tagliato i fondi.

AUTO MENO COSTOSE CON LIMITI SUPERIORI

Sui limiti alle emissioni inquinanti di auto in California, Trump giustifica il suo no con un esempio concreto. La sua proposta ridurrebbe i prezzi di listino delle auto di 3.000 dollari, e le renderebbe più sicure. L’impatto sull’ambiente sarebbe limitato. Insomma, le Case venderebbero di più, spendendo meno per costruire le vetture, a beneficio sia del mercato sia dei lavoratori nelle fabbriche: con il settore automotive in salute, i livelli occupazionali restano tali e quali, senza pericolo di ridimensionamenti. Così, la lotta sui limiti delle emissioni auto diventa sempre più politica.

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Trump non vuole discutere di Huawei nei colloqui per la “pace” con il governo cinese

di Roberto F.

Donald Trump ha dichiarato che Huawei non prenderà parte alle discussioni con la Cina relative alla guerra commerciale tra gli Stati Uniti e il Paese asiatico

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Acquisto auto usata: si vendono quasi solo diesel ad agosto 2019

di Donato D'Ambrosi

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L’acquisto di un’auto usata in estate è in media una scelta che si alterna alle vacanze. Chi ha deciso per l’acquisto dell’auto di seconda mano ad agosto ha per la maggiore puntato su un diesel. Ma quante auto usate si vendono in Italia ad agosto? Sicuramente meno rispetto all’anno precedente: basta pensare che ogni 100 nuove immatricolazioni di auto nuove sono stati fatti 177 passaggi di proprietà. Ecco da vicino tutti i numeri sulle auto e moto usate vendute ad agosto 2019.

PASSAGGI DI PROPRIETA’ DELLE AUTO USATE IN DIMINUZIONE

I passaggi di proprietà delle autovetture, depurati dalle minivolture (intestazioni dei rivenditori), hanno archiviato ad agosto una variazione mensile negativa del -2,0%. In termini di media giornaliera si traduce in un +2,7%. Per ogni 100 auto nuove ne sono state vendute 177 usate nel mese di agosto e 151 nei primi otto mesi dell’anno. Emerge dall’analisi statistica realizzata dall’Automobile Club d’Italia sui dati del PRA. Se invece si guardano le quote di acquisto di auto usate, solo le auto diesel fanno registrare un trend positivo controcorrente alle auto nuove vendute ad agosto. In totale sono quasi 189 mila le auto usate che hanno cambiato proprietario in piena estate. Clicca sull’immagine sotto per vederla a tutta larghezza.

OLTRE 1 AUTO USATA SU 2 VENDUTA E’ DIESEL

A fronte di un consistente calo delle prime iscrizioni di autovetture diesel, in controtendenza nel mese di agosto, sono aumentati del + 3,2% dei passaggi di proprietà delle auto a gasolio. Aumenta anche la quota di auto diesel rispetto a quelle benzina sul totale delle auto usate vendute (dal +52,0% di agosto 2018 al +54,7% di agosto 2019). In calo invece i passaggi di proprietà delle autovetture a benzina, che hanno subìto ad agosto una flessione mensile del -7,6%.

RADIAZIONI AUTO USATE IN AUMENTO AD AGOSTO 2019

Negativo anche il bilancio dei passaggi di proprietà delle due ruote, al netto delle minivolture: ad agosto hanno registrato una variazione mensile del -4,0%. Nei primi otto mesi dell’anno sono state rilevate complessivamente crescite dell’1,0% per le autovetture e dello 0,4% per tutti i veicoli, contro una flessione dello 0,9% per i motocicli. In crescita ad agosto le radiazioni di autovetture, che hanno messo a segno un incremento mensile dell’1,3%, ancor più accentuato in termini di media giornaliera (+6,1%). Il tasso unitario di sostituzione ad agosto è stato pari a 0,82 (ogni 100 autovetture iscritte ne sono state radiate 82) e a 0,76 nei primi otto mesi dell’anno. In calo, al contrario, le radiazioni di motocicli, con un decremento mensile del 16,6% (-12,6% la media giornaliera).

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Le accuse questa volta partono da Huawei: attacchi di ogni genere da parte degli USA

di Giovanni Pardo

Una lista di 9 accuse contro gli USA: così Huawei reagisce all'ultimo articolo del Wall Street Journal ed al continuo aumentare della cattiva pubblicità verso l'azienda.

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Uber e Lyft alla resa dei conti: il contratto USA porterà al fallimento?

di Donato D'Ambrosi

Le proteste dei lavoratori di Uber e Lyft in tutto il mondo hanno avuto un effetto molto più incisivo in California. E’ qui infatti che una proposta di legge potrebbe obbligare entrambe le aziende ad assumere tutti i lavoratori. Un rischio che Uber sta cercando di arginare bloccando le assunzioni del reparto di ingegneria, soprattutto dopo un secondo trimestre non positivo (-5 miliardi di dollari). L’esito del voto sulla Assembly Bill 5, la legge in California che Uber Lyft e DoorDash hanno contrastato in tutti i modi, potrebbe anche portare al fallimento delle aziende di ride sharing. Ecco cosa sta succedendo negli USA e cosa potrebbe accadere se Uber e Lyft saranno obbligate ad assumere i dipendenti.

LE PROTESTE DEI CONDUCENTI NEGLI USA CONTRO UBER

Conducenti costretti dormire nelle auto perché le città in cui si guadagna di più sono troppo care per viverci. Poi zero tutele sanitarie e legali e una retribuzione di 4 dollari a fronte di un incasso di 30 dollari sono solo alcune delle motivazioni che hanno creato lo stallo nei servizi di Uber e Lyft negli USA. I conducenti non ne possono più di essere inquadrati come lavoratori indipendenti a fronte di politiche remunerative più svantaggiose. Le proteste dei lavoratori Uber e Lyft hanno trovato il supporto delle autorità in California e da qui potrebbe iniziare l’implosione dell’impero delle due aziende.

COSA CHIEDONO I LAVORATORI DI UBER E LYFT

Il Governatore della California, Gavin Newsom, sarebbe convinto sul voto della AB5, mentre Uber e Lyft stanno cercando di distogliere i senatori promettendo migliori garanzie ai lavoratori. La legge federale AB5 prevede che ai dipendenti siano garantiti un salario minimo, giorni di malattia, assistenza sanitaria e il diritto di organizzare un sindacato senza minaccia di ritorsioni. Inoltre che i dipendenti non possono essere licenziati semplicemente per aver presentato reclami legittimi ai capi. Ma il problema è che secondo il Dipartimento del Lavoro i conducenti di Uber (e Lyft) non avrebbero le caratteristiche dei lavoratori dipendenti.

UBER E LYFT, NUOVO CASO POLITICO TRA TRUMP E LA CALIFORNIA

La rivalità tra il Presidente Donald Trump e la California potrebbe influenzare anche lo scenario sul fronte Uber e Lyft. Non è un segreto che Trump abbia fin da subito chiarito la volontà di allentare la morsa sui limiti delle emissioni stabiliti da EPA e CARB. Ed è solo recente il patto tra i Costruttori auto in California che ha difatti escluso Trump dal tavolo dei giochi. Ci si aspetta che lo stesso accada sull’obbligo di assumere i lavoratori di Uber e Lyft. Ma bisogna tenere conto del fatto che all’inizio di quest’anno un avvocato federale dell’amministrazione Trump ha chiarito che gli autisti sono lavoratori indipendenti.  “Se passa AB5 – ha dichiarato l’AD Uber Dara KhosrowshahiNon si trasformeranno immediatamente i conducenti in dipendenti“.

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Huawei Mate 30, presentazione ufficiale il 19 settembre

di Lucia Massaro
Ora è ufficiale. La nuova serie Huawei Mate 30 sarà annunciata il prossimo 19 settembre nel corso di un evento organizzato a Monaco di Baviera. È la stessa società a darne conferma tramite un post su Twitter. Nonostante l’incertezza attorno alla presenza dei servizi e app Google sui futuri dispositivi del marchio, la presentazione dei […]

Ecco i paesi che hanno permesso a Huawei di costruire il 5G

di Gerardo Orlandin

A partire da giugno 2019, la società ha acquisito 50 dei suoi contratti commerciali 5G a livello globale, di cui 28 firmati solo in Europa, ma nonostante il divieto imposto dagli Stati Uniti, la società ha annunciato di aver spedito più di 150.000 stazioni 5G, con l'obiettivo di spedirne 500.000 entro quest'anno e oltre 2 milioni nei prossimi due anni.

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Huawei Mate 30: il lancio globale rischia il rinvio a causa del ban USA

di Lucia Massaro
La prima illustre vittima del ban imposto da Trump nei confronti di Huawei potrebbe essere proprio la prossima generazione Mate 30. Secondo alcune fonti, infatti, l’azienda cinese potrebbe rimandare la commercializzazione sui mercati internazionali del nuovo top di gamma a causa della mancanza di accesso ai servizi Google come vi abbiamo raccontato nella giornata di […]

Huawei Mate 30 potrebbe essere posticipato sul mercato globale, a causa del BAN

di Roberto F.

A causa del ban del governo USA, secondo South China Morning Post Huawei potrebbe decidere di posticipare l'esordio sul mercato di Huawei Mate 30

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Huawei Mate 30: a rischio Android e i servizi Google

di Lucia Massaro
Huawei Mate 30 potrebbe non offrire il sistema operativo Android e i relativi servizi Google in Europa. A riportare la notizia è l’agenzia di stampa Reuters che menziona un portavoce della società di Mountain View. Il motivo ovviamente è il blocco imposto dall’amministrazione Trump. Infatti, nonostante al gigante cinese sia stata accordata un’ulteriore proroga di […]

Oltre 130 aziende USA vorrebbero fare affari con Huawei ma il Governo non dà l’OK

di Roberto F.

Il Presidente USA ha dichiarato a luglio che alcuni fornitori statunitensi sarebbero stati autorizzati a vendere a Huawei ma non è stata concessa alcuna autorizzazione

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Cambio difettoso per 5 modelli: Volkswagen richiama 680 mila auto USA

di Antonio Elia Migliozzi

Volkswagen annuncia una nuova campagna di richiamo negli Usa. Secondo l’Ente americano per i trasporti NHTSA il richiamo interesserà 679.027 auto, coinvolti modelli molto popolari nel mercato d’oltreoceano come la Golf, la Jetta e la Beetle. Dall’azienda fanno sapere che il motivo dell’intervento è da rintracciare nell’accumulo di residui di silicato sulla leva del cambio automatico. In questo modo l’interruttore del cambio potrebbe andare in tilt credendo l’auto ferma in modalità “park” e consentendo la rimozione della chiave di accensione. Una problema serio che comunque non avrebbe provocato ad ora incidenti o feriti. Insomma un danno di immagine non da poco che arriva nel momento in cui Volkswagen stava rialzando la testa dal dieselgate del 2015. Numeri alla mano l’azienda ha venduto 354.064 nel 2018, restando comunque molto al di sotto della soglia delle 438.134 registrate nel 2012. Capiamo meglio il problema e come VW interverrà al richiamo.

IL RICHIAMO

Volkswagen è pronta a richiamare 679.027 auto negli Usa. Come riportato dai documenti pubblicati dall’Ente americano per la sicurezza stradale NHTSA ci sarebbe un guasto alla leva del cambio. I veicoli interessati includono la Volkswagen Golf prodotta dal 2015 al 2016 e dal 2018 al 2019 e la Golf GTI 2015-2019. Interessati anche il Maggiolino prodotto tra il 2012 e il 2019, la Golf SportWagen 2017-2019 e la Jetta 2011-2018. Tutti i modelli difettosi sono dotati del cambio automatico DSG e del freno a mano manuale. Come detto i modelli coinvolti sono 4 ma la stragrande maggioranza di questi sono Jetta, ben 541.376 sul totale. Secondo i documenti consegnati all’NHTSA, del silicato potrebbe accumularsi sul microinterruttore della leva del cambio. Il componente può identificare questo accumulo come una apertura del micorinterruttore, che indica che il veicolo è in modalità parcheggio.

LA PROBLEMATICA

L’accumulo di silicato diventa un falso positivo molto pericoloso per la sicurezza propria e altrui. Ecco che i conducenti potranno rimuovere la chiave di accensione senza che il veicolo si trovi effettivamente in sosta. Volkswagen ha detto che alcuni modelli richiamati potrebbero emettere suoni di avviso o messaggi di errore durante la guida, il che è un segnale che il microinterruttore è difettoso. La casa automobilistica tedesca ha dichiarato che per risolvere il problema disabiliterà il microinterruttore e al suo posto installerà un interruttore all’esterno dell’alloggiamento della leva del cambio. Una brutta notizia per l’immagine del costruttore tedesco le cui vendite sono in ripresa negli Usa. Le vendite VW negli Stati Uniti hanno raggiunto i 354.064 esemplari nel 2018 restando comunque molto lontane dalle 438.134 del 2012. Per migliorare la sua quota di mercato prepara l’arrivo della gamma elettrica ID e del SUV coupé Atlas Cross Sport.

PROSSIMI STEP

Poiché alcune auto richiamate potrebbero non essere coperte dalla garanzia di fabbrica, Volkswagen offrirà un rimborso a coloro che hanno risolto il problema pagando l’intervento di tasca propria. L’azienda prevede di iniziare a notificare ai proprietari il richiamo a partire dal prossimo 11 ottobre. Il tutto nella speranza che a qualche cliente non venga in mente di avviare una azione legale magari nella forma della class action molto diffusa in nord America. Volkswagen sta lottando per far quadrare i conti negli Stati Uniti e in Canada poiché le vendite non sono risalite come previsto dopo il famigerato dieselgate. Si stima che i costi direttamente collegabili allo scandalo si aggirino a quota 33 miliardi di euro, senza contare l’enorme danno di immagine subito dal marchio. In questa dinamica un richiamo come questo non giova di certo al brand che si era impegnato a ripartire puntando sulla qualità.

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Huawei ritiene che la vicenda con gli USA non ne intaccherà la posizione nel mercato degli smartphone

di Vincenzo

Huawei ritiene che le perdite complessive causate dalla situazione con gli USA saranno contenute e si aggireranno attorno ai 10 miliardi di dollari.

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Mal d’auto: i passeggeri giovani soffrono più degli over60

di Antonio Elia Migliozzi

Se 1 americano su 3 soffre di mal d’auto, ancora poco si sa su come contrastare questo disturbo. Ecco allora che l’Università del Michigan si è messa al lavoro per capire di più della cinetosi e delle sue cause. Sicuramente si tratta di un disturbo difficile da studiare perché ciascun soggetto reagisce in modo diverso alle sollecitazioni che il suo corpo riceve in auto. Il team di ricerca ha quindi chiesto una mano ad un campione di 52 soggetti che si sono sottoposti ad una serie di screening in auto. Nel dettaglio è stato messo a punto un vero e proprio percorso di prova articolato in 25 frenate, 45 curve a sinistra e 30 curve a destra. I primi risultati dello studio faranno da base per successivi approfondimenti sul tema. Vediamo perché il mal d’auto è interessante per la mobilità odierna ma anche nell’ottica della prossima guida autonoma.

IL MAL D’AUTO 

La cinetosi è un disturbo serio che può rendere difficile ogni viaggio in auto al quale si partecipa da passeggero. I ricercatori dell’università del Michigan stanno esaminando il mal d’auto con un esperimento progettato per vedere come reagiscono i passeggeri alle sollecitazioni in auto. Del resto se nel prossimo futuro milioni di persone viaggeranno su veicoli a guida autonoma, per molti di loro leggere o lavorare a bordo potrebbe essere un problema. Come sottolinea la portavoce del gruppo di ricerca, Monica Jones: “Pochissimi studi sono stati condotti sulle automobili mentre invece, gran parte del lavoro è stato svolto in tema di trasporto marittimo e aereo, usando simulatori di guida o piattaforme .” Insomma l’obiettivo è capire una volta per tutte quali siano le situazioni che innescano la nausea nel “mondo reale”. Per questo il team di ricerca ha coinvolto 52 persone portandole in strada presso la Mcity Test Facility all’interno dell’università.

LO STUDIO

Fondamentalmente si è trattato di un test con la scientificità propria di un laboratorio organizzato però in un percorso stradale all’aperto. Oggetto della prova le reazioni dei passeggeri alle consuete svolte, fermate e accelerazioni. Ai partecipanti è stato chiesto di eseguire alcune attività come usare un tablet, rispondere alle chiamate al cellulare e rispondere alle domande poste da un ricercatore a bordo. Il test drive, della durata di 20 minuti, ha previsto 25 frenate, 45 curve a sinistra e 30 curve a destra, ed è stato condotto dai 16 ai 40 km/h. Specifici sensori hanno registrato l’accelerazione del veicolo, la posizione e la risposta fisiologica dei partecipanti, inclusi sudore, temperatura cutanea e frequenza cardiaca. Telecamere e sensori hanno monitorato anche il movimento e la postura della testa del passeggero. I partecipanti hanno poi descritto le sensazioni valutando l’intensità del malessere come lieve, moderata o grave.

LA PROSPETTIVA

Ad oggi nessuno ha mai realmente studiato il mal d’auto in modo approfondito e ottenendo risultati univoci. Nei fatti i giovani fino ai 26 anni hanno manifestato livelli più elevati di cinetosi ma per capire di più servirà un approfondimento. Questo è solo l’inizio di quello che sarà sicuramente uno studio a lungo termine che vuole contribuire a rendere i veicoli a guida autonoma il più rilassanti e popolari possibile. Insomma anche per chi soffre di mal d’auto viaggiare su un mezzo driveless non si rivelerà il peggiore degli incubi. Per ottenere una chiave di lettura chiara per i risultati ricavati, l’Università del Michigan ha creato un database con migliaia di misurazioni e osservazioni. Tutti questo elementi serviranno ad approfondire le reazioni dei passeggeri coinvolti per capire quali siano gli elementi che precedono il manifestarsi di dolore o disagio.

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Uber, incidenti nei test ogni 15 mila miglia: ex dipendente vuota il sacco

di Antonio Elia Migliozzi

Come sappiamo la guida autonoma è la prossima frontiera della mobilità. In questo senso aziende automotive, tech e fornitori di servizi si muovono rapidamente per fare progressi prima degli altri. In una lunga intervista rilasciata ad AutomotiveNews un ex dipendente di Uber racconta delle sue preoccupazioni sul fronte sicurezza. Robbie Miller era parte della struttura al lavoro per lo sviluppo della piattaforma driveless del colosso del ridesharing ed aveva più volte espresso perplessità all’azienda. Nello specifico aveva avvisato i funzionari di Uber della presenza di problemi di sicurezza nel programma di guida autonoma usato dalla flotta del brand. Il tutto avveniva pochi giorni prima che si verificasse un incidente mortale. Vediamo come le auto senza conducente starebbero causando più sinistri rispetto ai conducenti umani e mettendo in pericolo automobilisti e pedoni.

GUIDA AUTONOMA E SICUREZZA

Robbie Miller è un ex dipendete di Uber impegnato nello sviluppo della piattaforma a guida autonoma del colosso. In una intervista conferma che necessario un radicale ripensamento degli standard di sicurezza ad oggi legati all’auto senza conducente. “Voglio rendere la strada più sicura, ha affermato Miller “È difficile per le aziende con flotte da centinaia di veicoli riportare indietro ogni singolo mezzo e possibilmente fermarsi per settimane. Ma devi essere in grado di prendere quel tipo di decisione.” Insomma una accusa chiara che arriva in attesa che il Congresso americano adotti il mese prossimo una legislazione aperta alla diffusione diffusa di veicoli a guida autonoma. Va detto che al momento non esiste un accordo tra Governo ed industria sui prossimi standard di sicurezza. Per Miller le aziende si stanno concentrando sul numero di miglia autonome percorse e non sulla sicurezza dei sistemi.

LA CORSA AI TEST

L’esperto ammonisce c’è poco valore tecnico nei test che effettuano un alto volume di chilometri. Miller è l’ultimo di una nutrita lista di esperti a mettere in discussione gli attuali protocolli utilizzati per validare l’auto a guida autonoma. Lo scorso mese i dirigenti di Aurora Innovation e Volvo Cars avevano sollevato preoccupazioni simili nel corso di una riunione di settore avvenuta negli Usa tra funzionari governativi e ricercatori accademici. La cautela di Miller deriva dall’esperienza personale. Nel 2018 era allarmato dal fatto che le auto di prova usate da Uber fossero spesso coinvolte in incidenti anche con danni rilevanti. In particolare aveva notato che le collisioni si verificavano ogni 15.000 miglia. Ecco allora che con una e-mail a diversi dirigenti di Uber aveva delineato le sue preoccupazioni e sollecitato una revisione del programma dedicato alla guida autonoma. Un monito profetico visto che l’e-mail è datata 13 marzo 2018.

LE LACUNE

Tre giorni dopo aver inoltrato la missiva Miller ha lasciato Uber. Cinque giorni un veicolo di prova Uber ha colpito e ucciso Elaine Herzberg a Tempe, in Arizona. Miller è rimasto comunque attivo nel settore ed ha esaminato i dati del Naturalistic Driving Study, un’iniziativa di ricerca federale attivata per fare il punto sugli incidenti avvenuti in California. La sua analisi suggerisce che i veicoli a guida autonoma sono coinvolti in più incidenti rispetto a quelli affidati a conducenti umani. Conclude Miller: “L’etica di base ti dice che se stai mettendo le persone a rischio in questo modo, devi fermarti. Ciò che ritengo manchi in questo settore è fondamentalmente una leadership che sia disposta ad ascoltare e le opinioni degli altri.” Insomma la posizione di questo ingegnere è chiara, occorre rimettere in discussione il lavoro fatto per evitare che tragici incidenti come quello di Tampa possano tornare a verificarsi.

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