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TikTok sotto indagine negli Stati Uniti: potrebbe rappresentare una minaccia per la sicurezza nazionale

di Saverio Alloggio
Adesso tocca a TikTok. Come riportato da Reuters, il social network – che sta letteralmente spopolando tra i più giovani – è finito nel mirino del governo statunitense. Il Comitato per gli investimenti esteri degli U.S.A. sta infatti verificando se l’applicazione, che fa capo al colosso cinese ByteDance, rappresenti o meno un pericolo per i […]

Limiti Emissioni auto: quali Costruttori sono a favore di Trump?

di Donato D'Ambrosi

La faccenda dei limiti sui consumi ed emissioni auto negli USA sta assumendo sempre più i contorni di una lotta di potere, nient’altro che politica. Da un lato il presidente USA Trump che ha ancora nel mirino i provvedimenti del suo predecessore Obama. Dall’altro il CARB, l’ente californiano che ha autonomia nel definire limiti di emissioni e consumi parallelamente all’EPA. In questo tira e molla tra repubblicani e democratici a farne le spese però sono i Costruttori auto che si sono schierati contro o a favore di Trump pur di inquadrare delle norme chiare.

PERCHE’ TRUMP HA A CUORE I LIMITI DI EMISSIONI AUTO

I limiti di emissioni stringenti imposti dal CARB (California Air Resources Board) non sono mai andati giù al Presidente USA. Fin dal suo insediamento, Trump si è opposto all’autonomia degli Stati sui limiti di emissioni e consumi auto da rispettare. Obiettivo? Impedire che la California e tutti gli altri Stati potessero decidere quali limiti rispettare. Limiti definiti, appunto, dall’EPA (l’agenzia governativa per la protezione dell’ambiente) e dal CARB. Il motivo ufficiale di Donald Trump è legato ai costi delle auto più alti (3 mila dollari in più) e alla minore sicurezza con limiti di emissioni più stringenti.

I LIMITI DI EMISSIONI: UNA LOTTA DI POTERE

Nel 2018 l’EPA e l’NHTSA hanno proposto di mantenere i limiti di emissione e consumi del 2020 fino al 2026. In sostanza le auto prodotte avrebbero dovuto percorrere, come stabilito in precedenza da Obama in media 46 miglia per gallone con una riduzione progressiva annua. I Costruttori auto si sono fin da subito opposti e hanno ottenuto poi ottenuto una riduzione dei limiti a circa 37 miglia per gallone entro il 2026. Questa decisione ha chiaramente creato una rottura con il CARB che ha rifiutato i limiti federali, scegliendone di più stringenti in nome dell’ambiente.

I COSTRUTTORI AUTO CON IL CARB E CONTRO TRUMP

Questa dualità normativa non ha messo certamente i Costruttori auto nelle migliori condizioni di pianificare i futuri modelli. Così si sono schierati Ford, Honda, Volkswagen e Bmw con il CARB pur di individuare una strategia ben definita compatibile con quelle degli altri mercati chiave. Al tavolo delle trattative non hanno preso parte i Costruttori che hanno rifiutato il limite a 3,8 litri di benzina per percorrere 100 km.

I COSTRUTTORI AUTO A FAVORE DI TRUMP SULLE EMISSIONI AUTO

Al polo opposto invece si sono schierati gli Stati pro-Trump (Alabama, Ohio, Texas, Utah e Virginia Occidentale) dove le norme più stringenti provocherebbero un aumento dei costi delle nuove auto vendute. Come questi, anche Fiat-Chrysler, Toyota, Nissan, Hyundai-Kia, General Motors, Mazda e Subaru farebbero parte del gruppo di Costruttori a supporto di Trump. Una mossa che potrebbe anche rivelarsi rischiosa, considerando che nel 2020 ci saranno nuove elezioni presidenziali e con i democratici alla Casa bianca, tutto potrebbe tornare com’era.

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Il caso Huawei si sblocca: Trump disponibile a concedere licenze speciali

di Dario D'Elia
L’amministrazione Trump ha deciso di mollare un po’ la presa su Huawei. A breve saranno rilasciate speciali licenze che permetteranno alle aziende statunitensi di fornire al colosso cinese beni “non sensibili”. L’indiscrezione filtra direttamente da Washington e a riportarla è The New York Times. Secondo una fonte autorevole la scorsa settimana vi sarebbe stata una […]

Fitbit, dal 2020 produzione fuori dalla Cina per evitare i dazi USA

di Lucia Massaro
Fitbit produrrà tutti i suoi dispositivi indossabili al di fuori della Cina a partire da gennaio 2020. In questo modo, la società cerca di tutelarsi dall’aumento dei dazi imposti dagli Stati Uniti sulle merci importate dalla Cina. Secondo quanto riferito da Reuters, l’azienda statunitense ha affermato di aver iniziato a esplorare alternative nel 2018, quando […]

USA: 700 milioni di dollari per gli operatori wireless che dovranno abbandonare Huawei e ZTE

di Dario D'Elia
Il Comitato per l’Energia e il Commercio della Camera degli Stati Uniti ieri ha presentato una legge bipartisan per autorizzare una sovvenzione da 700 milioni di dollari a favore di quei piccoli provider wireless delle zone rurali costretti a sostituire le apparecchiature Huawei e ZTE. Com’è risaputo il presidente Donald Trump ha stabilito che i […]

Limiti emissioni auto USA: perché Trump dichiara guerra alla California

di Redazione

Ricordate l’accordo di 4 Costruttori sulle emissioni inquinanti dal 2020? Sta scatenando l’ira del presidente degli USA, Donald Trump. Ford, Bmw North America, Volkswagen America e Honda hanno siglato nelle scorse settimane un patto con la California per la produzione di auto meno inquinanti. Più in linea con le indicazioni di EPA (Environmental Protection Agency) e CARB (California Air Resources Board). Il presidente americano attacca i “manager deboli” di Ford e General Motors: li accusa di piegarsi alla California. Li vorrebbe invece schierati con la Casa Bianca sui limiti delle emissioni inquinanti delle auto.

EMISSIONI: IL PESO DELLA CALIFORNIA

Trump ha alzato i limiti delle emissioni, per andare incontro alle esigenze delle Case. Limiti che erano più bassi con Barack Obama (foto in basso), il predecessore. Ora però i Costruttori temono un possibile scontro con la California, che è pur sempre uno dei maggiori mercati automobilistici americani. L’accordo fra aziende e California è una via di mezzo: limiti di emissioni delle auto più alti rispetto a quelli di Obama, ma più bassi rispetto a quelli di Trump. La California, lo Stato più popoloso degli Stati Uniti, rappresenta ben il 12% delle vendite di veicoli americani.

TRUMP ATTACCA LA CALIFORNIA

Ora, due agenzie statunitensi stanno preparando un piano per revocare l’autorità della California di stabilire i propri standard di emissioni inquinanti per i veicoli. Due gli obiettivi di una legge specifica sui limiti delle emissioni delle auto. Primo: impedire agli Stati di stabilire le proprie regole sui veicoli. Secondo: fissare un unico livello nazionale per gli standard di emissioni e di risparmio di carburante. Secondo Trump, che fa riferimento ai dirigenti delle Case del passato, “i leggendari Henry Ford e Alfred Sloane si stanno rigirando nella tomba di fronte alla debolezza dei manager delle loro società che vogliono spendere di più su auto non sicure“. Inoltre, The Donald è da tempo in guerra contro l’EPA, cui ha tagliato i fondi.

AUTO MENO COSTOSE CON LIMITI SUPERIORI

Sui limiti alle emissioni inquinanti di auto in California, Trump giustifica il suo no con un esempio concreto. La sua proposta ridurrebbe i prezzi di listino delle auto di 3.000 dollari, e le renderebbe più sicure. L’impatto sull’ambiente sarebbe limitato. Insomma, le Case venderebbero di più, spendendo meno per costruire le vetture, a beneficio sia del mercato sia dei lavoratori nelle fabbriche: con il settore automotive in salute, i livelli occupazionali restano tali e quali, senza pericolo di ridimensionamenti. Così, la lotta sui limiti delle emissioni auto diventa sempre più politica.

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Macron ha trovato un compromesso con Trump sulla Web tax francese

di Dario D'Elia
È bastata la ventilata possibilità di dazi statunitensi sui vini francesi per convincere il presidente Emmanuel Macron a trovare un modo per addolcire la nuova Web Tax (GAFA). Ieri durante la conferenza stampa finale del G7 di Biarritz, i presidenti Trump e Macron hanno confermato di aver trovato un compromesso sulla questione. Com’è risaputo in […]

Huawei Ban: Il governo USA ha esteso la sospensione di altri 90 giorni

di Alessandro Signori

Il governo americano, tramite il segretario al commercio Wilbur Ross, ha dichiarato che la sospensione temporanea del Huawei-ban, in scadenza oggi, verrà prorogata di altri 90 giorni, andando a scadere, quindi, a metà novembre. (...)
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Huawei Ban: le ultime dichiarazioni di Donald Trump mostrano segnali di distensione

di Alessandro Signori

Il presidente americano ha rilasciato alcune dichiarazioni sul caso Huawei durante una conferenza stampa al vertice del G20 di Osaka, mostrando forti segnali di distensione nel rapporto tra il governo statunitense e l’azienda cinese.(...)
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Il 66% degli americani compra solo auto costruite negli USA

di Antonio Elia Migliozzi

Il made in Usa piace sempre di più agli americani. Secondo l’American made index di Cars.com il 66% degli automobilisti americani è interessato a comprare auto che possano aiutare il PIL statunitense. Questo si riflette nel fatto che il 28% delle concessionarie Usa vuole trattare solo auto di marchi a stelle e strisce. Ecco allora una classifica che individua i 15 modelli più strettamente legati agli Usa. Al primo posto, anche nel 2019, la Jeep Cherokee che si conferma al comando davanti davanti alla monovolume Honda Odyssey. Terzo posto per la Honda Ridgeline assemblata in Alabama. Se scorriamo la classifica ci rendiamo conto che tra le auto più americane non c’è molta america almeno nei brand. Forte la presenza di Honda e Acura e non manca l’altra giapponese Toyota. Vediamo tutte le auto con più componenti di produzione interna tra quelle vendute negli Usa.

MADE IN USA

Tensioni commerciali e minacce tariffarie incrociate tra Usa e Europa. In questo contesto si inserisce l’American made index di Cars.com. Il sito ha stilato la classifica sulle origini delle auto venute negli Usa per capire quali sono le “più americane”. Secondo un sondaggio che accompagna lo studio il 66% degli americani vuole acquistare un’auto che contribuisca in modo sostanziale all’economia degli Stati Uniti. Dal 2006 l’American made index esamina i vari fattori in gioco. Va detto che il numero di modelli costruiti negli Stati Uniti, e la percentuale di automobili di produzione nazionale acquistate dagli americani, rimangono simili ad un anno fa. Sei dei primi 10 posti della classifica 2018 si confermano nel 2019. I primi tre sono nello stesso ordine. Al comando la Jeep Cherokee che nasce a Belvidere, Illinois. Per il SUV Jeep si tratta del terzo anno consecutivo in prima posizione.

CONFERME E NOVITA’

Dietro alla Jeep Cherokee troviamo tre modelli Honda. Secondo posto in classifica per la monovolume Odyssey e il pick-up Ridgeline. In quarta posizione il nuovissimo SUV fullsize Honda Passport con le sue tre file di sedili. In sesta posizione ritroviamo un marchio americano con l’icona Chevrolet Corvette, che recupera posizioni dopo il decimo posto del 2018. Si piazza sesta la Acura MDX sale di un posto rispetto a un anno fa. Tra le auto più americane tra quelle vendute negli Usa settimo e ottavo posto per i pick-up medi di casa General Motors, Chevrolet Colorado e GMC Canyon. Le nuove generazioni scalano la classifica grazie al maggior contributo di componenti made in Usa. Completa le prime 10 posizioni il SUV compatto Acura RDX. Assemblato nel sito di East Lyberty, in Ohio, adotta motori e trasmissioni di origine statunitense.

IL TREND

Quattro veicoli perdono posizioni rispetto al 2018 ed escono dalla top ten. E’ il caso del SUV Ford Explorer e il pick-up F-150 ora 13esimo. Oltre al Ford F150 fuori classifica anche la berlina Ford Taurus e la plug-in Chevrolet Volt perché fuori produzione. FCA ha esteso i piazzamenti nel 2019, mentre Honda ha migliorato il proprio posizionamento tra i primi 10. Negli indici del 2017 e del 2018, tra le prime 10 quattro vetture erano di Honda e dalla sua divisione di lusso Acura. Nel 2019 le giapponesi in top ten salgono a sei. Si piazza undicesima la Chevrolet Camaro, 12 esima la berlina Toyota Avalon davanti a Ford F150 e Honda Accord. Ultimo posto per il pick-up Toyota Tundra. A conti fatti, secondo il Centre for Automotive Research, la percentuale di auto costruite e vendute in America si è attestata a poco più del 50% negli ultimi anni.

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Huawei – Trump: anche Xiaomi e Oppo testano il nuovo OS?

di Canna
Come si sta evolvendo la vicenda Huawei – Trump? Dal momento che è stata concessa una proroga, sembra che le acque si siano momentaneamente calmate ma è chiaro che, almeno in casa Huawei, si stia lavorando ad una soluzione. La […]

Huawei vorrebbe stipulare un accordo “anti-spionaggio” con gli USA

di Alessandro Signori

L’azienda cinese, tramite uno dei suoi presidenti, ha dichiarato di essere pronta a firmare un accordo di anti-spionaggio con gli Stati Uniti per superare il ban, anche se, per il momento, questa strada sembra difficilmente percorribile.(...)
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Trump: lotta all’import. Nuove tasse costeranno miliardi di dollari alle Case

di Redazione

Il presidente americano Donald Trump, in settimana, ha annunciato nuovi dazi doganali sui prodotti messicani. In questo modo, a suo dire, continua l’opera di tutela verso i prodotti a stelle e strisce e il mercato interno. L’operazione, però, rappresenta un duro colpo verso le Case automobilistiche, contro le quali aveva intrapreso una guerra già prima di essere eletto. La proposta dell’eclettico presidente prevede che siano le Case ad assorbire interamente l’impatto della nuova tassazione. Ma è presumibile che a farne le spese possa essere anche il consumatore finale. Nell’attesa di capire su chi ricadranno gli effetti, gli analisti pensano che questo genere di politica possa condurre gli States a un nuovo periodo di recessione.

L’AUTOMOTIVE PUNTA SUL MESSICO

Molte Case automobilistiche che vendono auto negli Usa le assemblano in Messico. Oppure, nella migliore delle ipotesi, costruiscono automobili utilizzando componenti fabbricati in Messico. Nel 2018, il Paese ha esportato negli Stati Uniti veicoli e ricambi per complessivi 93 miliardi di dollari. In Messico le Case che costruiscono direttamente le proprie auto sono Audi, Toyota, Nissan, Honda e Mazda. Come queste molteplici fornitori di componentistica: la Denso, ad esempio, o aziende statunitensi come Chevrolet e GMC. Andando sui numeri: per GM, che sta cercando di investire molto in tecnologia, l’operazione costerà 6,3 miliardi di dollari. Mentre per FCA 4,8 e per Ford 3,3. In totale, secondo le stime , si parla di un impatto globale di 17 miliardi di dollari.

AUMENTI A CARICO DEL CLIENTE

I dazi di Trump, che entreranno in vigore il prossimo 10 giugno, genereranno una situazione difficile e le Case automobilistiche. E la cosa andrà peggiorando, essendo previsto un incremento graduale che porterà ad un ulteriore aumento del 10% a partire dal 1 luglio, del 20% dal primo settembre e del 25% dal primo di Ottobre. Le Case, insomma, troveranno di fronte a un bivio. O assorbiranno il costo aggiuntivo, abbassando i propri margini, o dovranno girarlo sui propri clienti, generando un relativo innalzamento dei prezzi sul mercato. Poiché nell’industria automobilistica i margini di profitto sono già esigui, è improbabile che le Case possano assorbire totalmente l’intero costo. Ciò significa che i prezzi delle auto saliranno e le vendite potrebbero diminuire.

LE CASE CERCANO TUTELE

Al momento i vertici di GM, FCA (che già all’epoca dell’elezione di Trump analizzò pro e contro del nuovo presidente) e Ford si sono rifiutati di commentare. Ma si sono rivolti ad autorità come l’Auto Alliance e l’American Automotive Policy Council per capire come poter ricevere qualche tipo di tutela. L’iniziativa di Trump, in fondo, si basa sulla volontà di far ritornare a produrre auto negli Stati Uniti. Ma non è possibile cambiare i luoghi di produzione in un batter di ciglia. “I dazi sono una tassa sui nostri clienti – ha dichiarato David Schwietert, presidente e CEO ad interim di Auto Alliance – il che significa che la nuova tassazione sarà dannosa per l’economia della nostra nazione e per i milioni di posti di lavoro americani che dipendono dal commercio transfrontaliero”. Nel braccio di ferro in corso, le Case hanno anche confermato i propri piani di investimento per ampliare proprio i loro siti produttivi in Messico. Ma qui siamo sul piano delle dichiarazioni strategiche per riuscire strappare condizioni migliori.

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Huawei OS: nome incerto, ma arriva il mese prossimo

di Francesco Ciannamea

Non ci è ancora ben chiaro quale sarà il nome definitivo, ma inizia a palesarsi una possibile data di lancio per il “Huawei OS”. Scoprite tutti i dettagli nel nostro articolo.

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Trump rinnova le accuse a Huawei ma apre ad un possibile accordo con la Cina

di Alessandro Signori

Il presidente degli USA, durante una conferenza a Washington, ha rinnovato le accuse di pericolosità verso l’azienda cinese ma non esclude la possibilità di rimuovere il ban attraverso un accordo commerciale con lo stato cinese. (...)
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Niente più Muri: così Huawei risponde a Donald Trump

di Alessandro Signori

Il manager dell’azienda cinese ha tenuto un discorso durante la conferenza sulla cybersicurezza nazionale a Potsdam, durante il quale ha risposto alle accuse del governo degli USA sottolineando i pericoli che questa diatriba potrebbe creare.(...)
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Huawei OS Project Z: tutto quello che sappiamo

di Francesco Ciannamea

Project Z è il nuovo OS targato Huawei. Scoprite tutto quello che c’è da sapere sulla complicata situazione del colosso cinese nel nostro articolo.

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Huawei: già pronto un nuovo OS per i suoi device?

di Francesco Ciannamea

Pare che Huawei fosse già a lavoro da tempo su di un nuovo sistema operativo proprietario per i suoi dispositivi. Scoprite tutti i dettagli nel nostro articolo.

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Huawei, Usa concedono 90 giorni di proroga, fino al 19 agosto

di Andrea Genovese

Gli Stati Uniti concedono a Huawei una proroga di tre mesi, esattamente fino al 19 agosto, permettendo all’azienda di acquistare beni americani per mantenere la linea di produzione.(...)
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Huawei risponde al Ban di Donald Trump

di Enrico Andreoli

A seguito del ban imposto da Donald Trump a Huawei a cui hanno fatto seguito gli interventi restrittivi di Google, Qualcomm e Intel, la stessa casa cinese risponde con uno statement ufficiale.

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