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Guida all’acquisto della CPU

di Tom's Hardware
Conoscere le specifiche dettagliate di un processore e leggere le recensioni è un buon modo per farsi un’idea su cosa acquistare. Non tutti hanno però il tempo di fare ricerche approfondite, quindi in questa guida vi suggeriamo quali sono i processori da acquistare in base al caso d’uso e al rapporto tra prezzo e prestazioni. […]

AMD parla dei problemi prestazionali di Threadripper: già al lavoro con Microsoft per sviluppare un fix

di Marco Pedrani
Vi ricordate i problemi prestazionali di Threadripper di cui vi abbiamo parlato qualche giorno fa? Bene, AMD ha finalmente detto la sua e ha fatto sapere che sta lavorando attivamente con Microsoft per rilasciare un fix il prima possibile. Non c’è ancora una data certa, ma l’azienda assicura che oltre al fix saranno incluse anche altre […]

G.Skill, un kit da 32 GB e 3466 MHz per piattaforme AMD Ryzen Threadripper

di Manolo De Agostini
G.Skill ha annunciato l’arrivo sul mercato nel corso del primo trimestre di un nuovo kit di memoria da 32 GB (4 x 8 GB) dedicato alle piattaforme AMD X399 per processori Ryzen Threadripper. Il kit si unisce infatti alla serie di memorie G.Skill “Trident Z RGB (for AMD)”, anche noti come modelli TZRX. Il nuovo […]

Ryzen Threadripper 2990WX, problemi prestazionali risolti grazie a CorePrio

di Marco Pedrani

Il Threadripper 2990WX, con i suoi 32 core Zen+ e 64 thread, è la punta di diamante della linea di processori AMD. Le sue prestazioni in alcuni campi sono ineguagliabili, tuttavia capita di vedere performance non ottimali in altri ambiti, dovute principalmente al fatto che alcuni software non sanno che farsene di così tanti thread, lasciando a Windows il compito di assegnarli alle varie operazioni. E Windows non sembra sia sempre in grado di fare un buon lavoro.

Wendell di LevelOneTechs ha deciso di andare in fondo alla questione, identificando i punti chiave del problema e cercando di sviluppare una soluzione. Wendell sottolinea come programmi come Adobe Premiere, Indigo’s Renderer, 7zip e i giochi che usano i driver Nvidia sono stati già patchati per cercare di arginare la situazione, con risultati più o meno buoni. Il “problema Windows” però rimane, in quanto su sistemi Linux gli stessi software non hanno problemi prestazionali.

Mentre svolgeva dei test con Indigo Renderer, Wendell si è accorto però che “eliminare un singolo thread dalla lista di quelli disponibili per l’esecuzione del programma (la così detta CPU Affinity) tramite il task manager di Windows migliora le prestazioni portandole a livelli simili a quelle che vediamo su Linux”.

Una volta isolato il problema, grazie alla collaborazione tra LevelOneTechs e Jeremy Collake (presidente e fondatore di Bitsum Technologies) è nata l’utility CorePrio. Nel programma è presente un checkbox per il “NUMA Dissiociater”, che riesce effettivamente ad annullare il calo di prestazioni automatizzando il sistema di eliminazione di thread. Problema e soluzione sono spiegati nel dettaglio in un post su LevelOneTechs e in un video, che vi lasciamo qui sotto.

Per quanto efficace possa essere CorePrio, non è di certo una soluzione definitiva, e crediamo che AMD debba lavorare attivamente con Microsoft in modo da creare un fix per il kernel di Windows che risolva il problema alla radice. L’utility rimane comunque un’ottima soluzione temporanea che farà felici tutti coloro che hanno investito in una workstation Threadripper e che sono incappati in questi cali prestazionali.

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Cosa attendersi nel settore delle CPU nel 2019

di Manolo De Agostini

Da due anni a questa parte il mercato delle CPU è cambiato drasticamente. Per anni Intel l’ha fatta da padrone, complice una AMD in seria difficoltà, sia finanziaria che di idee. L’arrivo dell’architettura Zen ha però rimesso la casa di Sunnyvale in carreggiata e oggi possiamo parlare di una AMD fortemente competitiva. Intel si è seduta sugli allori per qualche anno. Non abbiamo visto nuove architetture, e nemmeno il passaggio a un nuovo processo produttivo.

Intel non è ancora riuscita a traghettare i propri processori ai 10 nanometri, e per questo ha dovuto migliorare i 14 nanometri anno dopo anno, in modo da poter rispondere ad AMD, che ha alzato l’asticella. Negli ultimi 24 mesi abbiamo visto aumentare le prestazioni e il numero di core. I prezzi invece sono scesi. Pur passando in tempi relativamente rapidi da quattro a otto core, Intel si appresta a entrare nel nuovo anno con molte incognite. Cosa attendersi quindi a grandi linee dal 2019 nel settore dei microprocessori? Proviamo a fare il punto.

Intel e i 14 nanometri, un legame (quasi) indissolubile

Intel ha annunciato che i suoi processori a 10 nanometri non saranno disponibili fino alla fine del 2019, quindi dopo un ritardo di quattro anni possiamo aspettarci l’arrivo di nuove CPU mainstream in tempo per il prossimo Natale.

Nel frattempo, l’azienda ha intenzione di continuare a sfornare CPU a 14 nanometri, anche se sta vivendo un periodo di shortage in virtù di un’inattesa domanda. La ridotta capacità produttiva rispetto alla richiesta potrebbe risolversi tra il primo e secondo trimestre del prossimo anno. C’è chi parla addirittura del terzo trimestre. Una cosa è certa: si trascinerà ancora per diversi mesi, andando a minare disponibilità e prezzi delle CPU della casa di Santa Clara.

In attesa di “Ice Lake” (con core Sunny Cove), ecco quindi che arriveranno nuove CPU a 14 nanometri. Le indiscrezioni parlano di CPU chiamate Comet Lake, che sul mercato desktop potrebbero avere fino a 10 core e un’architettura con doppio ring bus. Intel dovrebbe inoltre sfornare CPU Coffee Lake con GPU integrata disattivata. Questo dovrebbe permettere all’azienda di vendere chip con GPU difettose, capaci magari di lavorare a frequenze più alte e sostenere overclock più spinti.

AMD punta sui 7 nanometri

Recentemente il CEO di AMD Lisa Su ha annunciato che la microarchitettura Zen 2 sarà accoppiata al processo produttivo a 7 nanometri nella seconda generazione di chip server EPYC, attesa nel corso del 2019. Insomma, per la prima volta nella storia AMD dovrebbe contare su un vantaggio in termini di processo produttivo nei confronti di Intel.

Architettura Zen 2 e processo a 7 nanometri vanno a braccetto, quindi possiamo aspettarci l’arrivo di processori Ryzen 3000 (qui alcune indiscrezioni), probabilmente nel secondo trimestre, basati su queste due caratteristiche. I benefici dovrebbero essere molteplici: un maggior numero di core e frequenze più alte, ma consumi e temperature verosimilmente stabili o inferiori.

Sfida nel mercato HEDT

Anche l’offerta HEDT di AMD, meglio nota con il nome Ryzen Threadripper, riceverà i benefici del processo produttivo a 7 nanometri nel 2019, ma non siamo certi che l’azienda passerà a 64 core e 128 thread come fatto per gli EPYC “Rome” annunciati nelle scorse settimane. AMD ha usato il progetto della prima generazione EPYC (Naples), con 32 core e 64 thread, per i Threadripper 2000, quindi la possibilità che vi sia un aumento del numero di core per la terza generazione è alto. Che avvenga o meno, l’azienda ha posto le basi affinché vi sia almeno una possibilità, con un progetto basato su chiplet a 7 nanometri e un I/O die a 14 nanometri.

Come potrebbe rispondere Intel? L’azienda ha annunciato nelle scorse settimane i processori Xeon Cascade Lake-AP (Advacend Performance) fino a 48 core, 96 thread e supporto a 12 canali di memoria DDR4. Non siamo a conoscenza dei prezzi di questi chip, ma siamo piuttosto certi che non li vedremo nel settore desktop.

Intel ha rinnovato l’offerta HEDT da qualche mese e punta su un nuovo processore a 28 core e 56 thread chiamato Xeon W-3275X per utenti professionali. Il prezzo di circa 4mila dollari dovrebbe però dissuadere gran parte degli appassionati. Secondo alcune voci di corridoio, Intel potrebbe presentare una nuova piattaforma HEDT basata su chipset Glacier Falls nel terzo trimestre 2019. Al momento però non ci sono ulteriori dettagli.

I 10 nanometri di Intel

Intel ha un piano per arrivare a vendere CPU a 10 nanometri entro l’anno, almeno a parole. Non è chiaro però in che volumi e se lo farà in tutti i settori. In ogni caso, si tratterà di CPU Ice Lake basate su core Sunny Cove, come spiegato di recente. I processori dovrebbero inoltre avere una nuova gerarchia della cache, con cache L1 e L2 più ampie.

Circolano inoltre indiscrezioni sulla possibilità che si tratti di soluzioni MCM (Multi-Chip Module), ovvero Intel potrebbe usare più chip insieme in un singolo package, arrivando magari a creare un successore delle soluzioni Kaby Lake-G, con un’unità grafica separata sullo stesso package. Non ci resta però che attendere maggiori informazioni, che potrebbero arrivare verosimilmente al Computex di metà anno.

E il settore mobile?

I piani di Intel nel settore mobile dipendono dalle stesse variabili elencate finora per gli altri mercati. Anche in questo caso potremmo trovarci ad accogliere nuove soluzioni a 14 nanometri prima del passaggio ai 10 nanometri. Per quanto riguarda AMD, l’accoppiata Ryzen e Vega evolverà, con l’annuncio di una nuova serie atteso tra pochi giorni. Non vi possiamo però dire di più attualmente, quindi restate sintonizzati.

AMD continuerà la scalata?

Intel ha una quota di mercato enorme nel mercato dei PC desktop e in quello dei server, con quote rispettivamente dell’83% e del 95%. Viste però tutte le problematiche elencate, dal processo produttivo allo shortage, è probabile che AMD le rosicchierà ulteriore mercato nel 2019, complice l’avanzamento di processo produttivo grazie a TSMC e piani che sembrano ben delineati e oliati. La competizione è quindi destinata a farsi ancora più infuocata e non vediamo l’ora di raccontarvi 12 mesi di botta e risposta. Siete pronti?

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AMD tra pochi giorni farà parte del listino NASDAQ-100

di Manolo De Agostini

Da quando AMD si è rilanciata sul mercato prima come progettista dei chip per le console di Sony e Microsoft e poi con l’offerta di microprocessori Ryzen, Threadripper ed EPYC, abbiamo visto i suoi conti finanziari migliorare costantemente. D’altronde, a un certo punto, aveva quasi toccato il punto di non ritorno. Adesso AMD è un’azienda che produce utili e i cui progetti, da EPYC 2 ai futuri Ryzen, destano attesa nei consumatori e attenzione nei produttori di hardware.

Questa escalation, in particolare negli ultimi due anni, l’ha portata a tagliare un traguardo di prestigio, che certifica tutti gli sforzi fatti dai vertici e dipendenti: a partire dal 24 dicembre, AMD entrerà nel “NASDAQ-100 Index”, composto dalle 100 aziende non legate all’ambito finanziario più grandi – per capitalizzazione di mercato – del listino. Raggiungerà in questo “Olimpo” le rivali Nvidia e Intel, oltre a realtà come Apple, Amazon, Microsoft e Google.

“Il 2018 è stato un altro anno entusiasmante per AMD, con la fornitura di nuovi prodotti ad alte prestazioni per il calcolo e la grafica nei mercati del gaming, dei PC e dei datacenter”, ha dichiarato Ruth Cotter, vicepresidente senior Worldwide Marketing, Human Resources e Investor Relations. “L’adesione all’indice NASDAQ-100 dimostra ulteriormente i progressi compiuti negli ultimi anni per trasformare la società, attuare la nostra strategia a lungo termine e fornire una solida roadmap di prodotti e tecnologia”.

AMD vanta in questo momento una capitalizzazione di mercato che supera i 18 miliardi di dollari. Il prezzo delle azioni dal 2016 è salito di oltre l’804%, raggiungendo un picco di quasi 33 dollari a settembre – ora siamo a circa 18,5 dollari. I conti dell’ultimo trimestre non hanno soddisfatto Wall Street, soprattutto per il calo delle vendite di GPU legato all’evaporazione del mercato del mining di criptovalute.

L’azienda è però ben posizionata per crescere: non solo può sfruttare sul mercato del “fai da te” i prezzi mediamente più alti delle CPU Intel a causa della carenza produttiva per vendere più CPU Ryzen, ma con le CPU EPYC 2 dovrebbe raccogliere nel 2019 maggiori commesse dal mercato dei datacenter.

Il prossimo anno la vedrà inoltre presentare una nuova linea di CPU Ryzen e verosimilmente nuove schede video per il gaming più competitive con l’offerta di Nvidia. AMD continuerà poi a fornire chip per le console di Microsoft e Sony in arrivo nel prossimo futuro.

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Recensione ASRock X399M Taichi, piccolo formato per “grandi CPU”

di Manolo De Agostini

Nonostante la sorprendente combinazione di un formato compatto come quello Micro-ATX con il chipset X399, la ASRock X399M Taichi offre ottime prestazioni, in linea con quelle delle schede più grandi. E nel caso vi interessasse, c’è moltissimo potenziale per l’overclock. Se siete invece degli utenti che vogliono costruire il non plus ultra delle build Threadripper, con più schede grafiche e dischi ad alta velocità, questa non è la scheda madre per voi.

Sulle prime, la X399M Taichi lascia perplessi. Il chipset X399 è ideale per avere molti moduli di memoria e schede PCIe, oltre che per collegare una grande quantità di SSD e creare una workstation di alto livello o una postazione dedicata all’utenza prosumer. Quindi perché scegliere un prodotto che sacrifica gran parte di queste funzionalità per poter essere inserito in un case più piccolo?

Per inserire i tanti core di entrambe le generazioni di Threadripper in un form factor ridotto, l’I/O è la prima cosa da sacrificare, e non bisogna trascurare l’energia e la capacità di raffreddamento di cui necessitano questi processori. ASRock è tuttavia riuscita a trovare un buon compromesso in una scheda che misura solamente 24 x 24 cm.

Socket TR4
Chipset AMD X399
Form Factor Micro ATX
VRM 8+3 fasi
Uscite Video
Porte USB 10Gbps: 1x tipo A, 1x tipo C
5Gb/s: 8x tipo A
Connettori di rete 2x Gigabit Ethernet
Jack audio 5x Analogico, 1x Digitale (SPDIF)
Porte legacy 1x PS/2
Altre porte 2x antenna WiFi SMA, 1x BIOS Flashback
PCIe x16 3x v3.0 (x16/x16/x16)
PCIe x8
PCIe x4
PCIe x1
CrossFire/SLI 4x / 4x
Slot DIMM 4x DDR4
Slot M.2 1x PCIe v3 x4 / SATA3 42/60/80/110mm
1x PCIe v3 x4 / SATA3 42/60/80mm
1x PCIe v3 x4 / SATA3 30/42/60/80mm
Porte U.2 1x PCIe v3 x4, SFF-8639 (disabilita lo slot M2_1)
Porte SATA 8x 6Gb/s
Header USB 2x 5Gb/s tipo C, 2x USB 2.0
Header ventole 5x 4-Pin
Interfacce legacy
Altre interfacce 1x RGB-LED, 2x audio pannello frontale, 1x TPM
Pannello diagnostico Numerico
Pulsanti / switch interni CMOS Clear, Power, Reset, Xtreme OC
Controller SATA Integrato (0/1/5/10)
Controller Ethernet 2x Intel I211AT
Wi-Fi / Bluetooth Modulo Intel 802.11ac WiFi, Bluetooth 4.2 / 3.0
Controller USB
HD Audio Codec ALC1220
DDL/DTS Connect ✗ / Sì
Garanzia 3 anni

L’attenzione di ASRock nel progettare i propri prodotti è ben rappresentata in questa scheda madre, e l’esperienza dell’azienda nel progettare schede Mini-ITX per la fascia mainstream e consumer è senza alcun dubbio stata d’aiuto. Sacrificando metà degli slot DIMM (ne restano comunque quattro), il socket può essere spostato verso l’alto, permettendo così di inserire gli slot M.2, indispensabili se si vogliono usare SSD ad alte prestazioni. Gli slot PCIe sono stati rimossi oppure raggruppati nella parte bassa della scheda, e questo permette di installare solamente due schede grafiche a doppio slot.

Per gli appassionati più esigenti, questo fattore risulta già determinante per non prendere nemmeno in considerazione la X399M Taichi. Per il consumatore medio invece quattro slot DIMM e due schede video sono il massimo per una build con un budget ragionevole, specialmente visti i prezzi attuali di RAM e Nvidia GeForce RTX. Inoltre, le tecnologie SLI e CrossFire sono sempre meno supportate, sia dagli sviluppatori che da Nvidia e AMD. La ASRock X399M Taichi potrebbe quindi essere la scheda madre X399 entry-level perfetta?

La X399M usa lo stesso regolatore di tensione (Vreg) della Taichi (ATX) e della Fatal1ty, tuttavia sposta il dissipatore per poter inserire i fori dedicati alle viti di montaggio ATX e riduce la distanza tra la curva della heatpipe attorno agli slot DIMM. Se ci focalizziamo solo sulla potenza erogata, questa è un’ottima funzionalità, tuttavia rimangono i problemi di raffreddamento del Vreg degli altri modelli. Ne parleremo più nel dettaglio quando tratteremo l’overclock, ma nel complesso questo design funziona.

Se prima abbiamo detto che ASRock avrebbe dovuto sacrificare qualche porta, sicuramente non l’ha fatto nel pannello I/O posteriore: con otto USB 3.1 5 Gbps, due USB 3.1 10 Gbps, due Gigabit Ethernet, cinque porte audio analogiche e una digitale, una porta PS/2 e i connettori per le antenne WiFi SMA, i creatori di contenuti e gli utenti che usano molti accessori non dovrebbero sentire la mancanza di porte. Malgrado il poco spazio a disposizione, la scheda offre anche due connettori USB 5 Gbps, due USB 2.0, un RGB e cinque 4-pin per le ventole, favorendo l’installazione in case full-size malgrado il form factor. Questa scheda Micro-ATX inizia ad essere sempre più interessante.

Altri elementi degni di nota sono la presenza del Purity Sound 4 (condensatori, circuiti e protezioni premium dedicati all’audio) e del codec ALC1220, dell’Intel AC-Wireless integrato e di funzionalità utili per facilitare l’overclock come i pulsanti per accensione e reset e lo switch Xtreme OC.

Qui troviamo anche i tre slot M.2 classici delle schede X399, disposti però in maniera differente rispetto alle schede più grandi. Lo slot U.2 è presente ma, se usato, disabilita il socket M2_1. Otto porte SATA 6Gbps sono disposte sul lato destro, posizionate ad angolo, ma il loro utilizzo potrebbe essere problematico nei case più piccoli.

Rifacendoci a una delle principali lamentele quando si parla di schede Mini-ITX, potremmo dire che gli spazi ridotti sono un problema critico per alcuni assemblatori. I connettori EPS e quello della ventola principale sono molto ravvicinati, il che rende problematica l’installazione all’interno di case particolarmente compatti. Il Dr. Debug LED è spostato sulla destra, sotto il connettore 24-pin ATX, e potrebbe risultare difficile da vedere se la scheda è installata in un certo modo. I pulsanti power e reset sono presenti, ma sono piccoli. Infine, la superficie ridotta rende la scheda “noiosa” secondo gli standard del gaming, anche se una lieve luce al di sotto del dissipatore del chipset garantisce comunque un’illuminazione personalizzabile.

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ASRock X399 Phantom Gaming 6, nuova motherboard per CPU Ryzen Threadripper

di Manolo De Agostini

ASRock ha presentato la X399 Phantom Gaming 6. Si tratta della prima scheda madre a marchio Phantom Gaming per il settore HEDT (High-End Desktop). Dotata di chipset X399 e socket TR4, questa motherboard è compatibile con i microprocessori Ryzen Threadripper di prima e seconda generazione.

La X399 Phantom Gaming 6 rimane fedele allo schema di colori introdotto con il marchio, che fino a oggi era legato solamente alle schede madre Intel Z390. Il corpo è di colore nero e argento, con accenti in rosso sia sul PCB (a otto layer) che grazie all’illuminazione Polychrome RGB. La scheda madre è dotata di un sistema di alimentazione digitale a 8 fasi e offre due connettori EPS a 8 pin per alimentare il processore.

Sul circuito stampato troviamo 8 slot di memoria DDR4, per un totale di 128 GB di memoria con frequenze di 3400 MHz o più. Completo il parco delle opzioni di connettività: abbiamo un totale di otto SATA III legate al chipset AMD X399 con supporto RAID 0, 1 e 10. La scheda madre è dotata anche di tre slot M.2 PCIe 3.0 x4 e supporto per unità M.2 PCIe e SATA con lunghezze da 30 a 110 mm. Sfortunatamente solo uno degli slot è accompagnato da un heatsink.

ASRock ha progettato la X399 Phantom Gaming 6 con tre slot PCIe 3.0 x16 per ospitare altrettante schede video Nvidia o AMD in configurazione 3-way SLI o CrossFireX. Grazie alla generosa quantità di linee PCI Express messa a disposizione dalle CPU Threadripper, le schede video funzioneranno sempre con 16 linee, in ogni configurazione.

La X399 Phantom Gaming 6 ha una porta Gigabit gestita dal controller Intel I211AT e una porta 2,5 Gbps controllata da un Realtek RTL8125AG. Assente la connettività wireless, ma c’è uno slot M.2 Key E che permette di installare un modulo Wi-Fi e Bluetooth. La lista dei connettori interni consiste di cinque connettori PWM 4-pin, due connettori RGB, un connettore LED addressable, due USB 2.0 e due USB 3.1 Gen 1.

Tra le opzioni di connettività nel pannello di I/O abbiamo una porta PS/2 combo, una USB 3.1 Gen 2 Type-A, una USB 3.1 Gen2 Type-C e otto USB 3.1 Gen 1. La soluzione audio della X399 Phantom Gaming 6 è basata su un codec Realtek ALC1220 con alcune aggiunte, come un DAC audio con rapporto segnale – rumore di 120 dB, un amplificatore per cuffie NE5532 e condensatori Nichicon Fine Gold. Ci sono inoltre jack audio analogici placcati in oro e una porta audio ottica S/PDIF. ASRock non ha rivelato il prezzo e la data disponibilità della scheda madre al momento.

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