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Le Tesla sono sicure?

di Giuseppe
Le Tesla sono sicure?
Proviamo a rispondere alla domanda che molti amanti delle auto si fanno: le Tesla sono sicure? Che rischi comportano per la sicurezza?

Test Tesla Summon: aggiornamento bocciato sulla Tesla Model 3

di Donato D'Ambrosi

Tesla ha lanciato a fine settembre l’aggiornamento Smart Summon, una funzionalità per i proprietari della Tesla Model 3 che permette di richiamare l’auto in un parcheggio. Dal lancio ai primi test dei clienti si è scatenato un putiferio di reclami per danneggiamenti alle Tesla Model 3, tanto che la sicurezza del Tesla Summon è stata messa sotto indagine dall’NHTSA. Intanto Consumer Report ha cercato di verificare come funziona lo Smart Summon della Tesla Model 3 in svariate prove. Il risultato tra luci e ombre non entusiasma i tecnici.

LA MODEL 3 ESCE DAL PARCHEGGIO DA SOLA, A VOLTE

Lo Smart Summon Tesla è stato lanciato per semplificare la vita ai clienti nelle condizioni meno comode. Ad esempio quando piove o si hanno le mani impegnate con la spesa la Tesla Model 3 con Smart Summon può uscire da sola da un posteggio e raggiungere il proprietario. Le critiche accese sui social sono finite sul tavolo delle autorità USA che stanno indagando sulla sicurezza del Tesla Summon. Lo stesso ha fatto CR che ha testato una Tesla Model 3 presso l’Auto Test Center a Colchester, in Connecticut. Una delle condizioni d’uso imposte da Tesla è utilizzare lo Smart Summon nei parcheggi privati. E già qui secondo CR si crea confusione tra i clienti che reputano il parcheggio di un centro commerciale come un luogo pubblico. La stessa confusione – sostiene CR – la fa la Model 3 quando si attiva lo Smart Summon e si disabilita da solo.

I VANTAGGI DEL TESLA SMART SUMMON

Lo Smart Summon si prende il suo tempo durante le manovre: un vantaggio per le auto e i pedoni nei paraggi, secondo CR, ma anche una lunga attesa per il proprietario. Dal momento in cui si clicca nell’App il pulsante “Come to Me” o “Go to Target”, la Tesla Model 3 può avanzare, sterzare e rallentare se incrocia pedoni o auto fino raggiungere il proprietario. Il problema sta nella necessaria sorveglianza del proprietario che in caso di emergenza deve interrompere la guida autonoma della Tesla Model 3. Avete capito bene, poiché nonostante sia ancora in fase di Beta test, lo Smart Summon è una delle prime funzionalità di Full automated driving Tesla.

COSA NON FUNZIONA DELLA TESLA MODEL 3 CON SUMMON

Se piove o l’utente ha le mani impegnate, come può avere gli occhi sulla Model 3 (magari lontana) e in caso di pericolo imminente bloccare la manovra via app? I limiti sulla sicurezza dello Smart Summon riportati da CR però riguardano un funzionamento non costante. La Tesla Model 3 pare abbia guidato spesso al centro della corsia del parcheggio, qualche volta procedendo a zigzag o in un caso anche contro senso. Problemi legati alla difficoltà dello Smart Summon nel capire se quel parcheggio fosse privato (quale era) o pubblico e si è disabilitato spontaneamente. CR riporta infatti che tra le indicazioni sul manuale Tesla è chiaramente riportato che lo Smart Summon non può rilevare tutto il traffico o i marciapiedi bassi. “Ciò che i consumatori stanno davvero ottenendo è la possibilità di partecipare a una specie di esperimento scientifico“, spiega Jake Fisher, direttore senior dell’autotest di CR.

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NIO: tempi difficili per la rivale cinese di Tesla

di Emanuela Acri
Inizialmente, la startup cinese dei veicoli elettrici NIO sembrava essere una delle aziende che avrebbe potuto maggiormente incidere nell’ambito delle novità automobilistiche. Ebbene, per un primo periodo tutto è andato a gonfie vele, ma come spesso accade per molte “nuove facce” del settore, sembrerebbe che anche la prima rivale di Tesla stia passando tempi abbastanza […]

Auto intelligenti: perché il 70% le preferisce al guidatore umano

di Redazione

Le vetture a guida autonoma ispirano fiducia, non fanno paura: è quanto emerge da una ricerca di Ansys, leader mondiale nel campo dei software di simulazione ingegneristica, con sede a Pittsburgh (Pennsylvania, USA). Si tratta di un’indagine sulle auto intelligenti: il 70% le preferisce al guidatore umano. La maggior parte degli intervistati pensa che le auto intelligenti siano meglio degli esseri umani alla guida o che supereranno le capacità umane entro 10 anni.

AUTO A GUIDA AUTONOMA: MEGLIO DELL’UOMO

Ansys ha commissionato la ricerca ad Atomik Research, che ha intervistato 22.041 adulti in 15 mercati: Regno Unito, Stati Uniti, Germania, Austria, Svizzera, Francia, Italia, Spagna, Benelux, Svezia, Giappone, Cina e India. Il Global Autonomous Vehicles Report rivela come stiano cambiando le percezioni dei consumatori nei confronti dei veicoli autonomi. In fatto di auto intelligenti, non solo il 70% le preferisce al guidatore umano, ma quasi tutti gli intervistati non avrebbero problemi a utilizzare una self driving car a un certo punto della propria vita.

PER I GIOVANI, VETTURA A GUIDA AUTONOMA OK

L’87% degli intervistati tra i 18 e i 24 anni e l’88% di quelli tra i 25 e i 34 anni si sentono a proprio agio all’idea di usare vetture autonome nel corso della loro vita. Invece, il 43% degli intervistati over 65 dice che mai salirebbe su un’auto a guida autonoma. Pertanto, più il consumatore è giovane, più è orientato verso le nuove tecnologie delle macchine; quelli più su con l’età hanno maggiori timori, e sono più legati alle vetture tradizionali. Di qui la media: il 70% preferisce i veicoli senza conducente al guidatore umano. Il timore di chi non si fida? Che la tecnologia si guasti d’improvviso, con un incidente come conseguenza. Il 97% dei cinesi si dichiara disposto a utilizzare nel corso della loro vita un’auto a guida autonoma. Viceversa, solo il 57% dei britannici si sentirebbe tranquillo viaggiando su una macchina che non ha un uomo alla guida.

AUTO INTELLIGENTI: FIDUCIA NELLE CASE

Il 24% degli intervistati crede che i produttori di auto di lusso (Audi, BMW, Mercedes, Porsche, Tesla, che è un po’ la regina del settore) offriranno l’esperienza di guida autonoma più sicura, seguiti dalle aziende tecnologiche che potrebbero un giorno offrire auto autonome (20%): Google, Uber, Dyson (che, oltre agli elettrodomestici, fa anche motori elettrici per le auto). E in ultimo dai brand automotive non di lusso (16%). Ma ci si arriverà mai? Secondo Sam Abuelsamid, principal research analyst di Navigant Research, hardware e software necessari per trasformare la guida autonoma in una realtà concreta hanno raggiunto un livello sufficiente di maturità soltanto negli ultimi dieci anni. È necessario, dice, convincere i consumatori che gli algoritmi siano in grado di guidare in modo più affidabile degli uomini. Questo richiederà un enorme lavoro di simulazione da affiancare alle centinaia di milioni di chilometri di test su strada. Per ora, il 70% delle persone preferisce l’auto a guida autonoma rispetto alla persona, ma la percentuale è destinata a salire.

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5 situazioni in cui l’Autopark Tesla potrebbe non funzionare

di Donato D'Ambrosi

Una Tesla può parcheggiare da sola? Certo, e non lo fa solo Tesla, ma la particolarità delle auto elettriche di Elon Musk è che sfruttano le tecnologie dell’Autopilot. Si tratta in particolare della funzione Autopark Summon che permette di parcheggiare autonomamente l’auto. Dopo l’ultimo aggiornamento software però dilaga il video di un cliente Tesla che ha rischiato di essere investito, a quanto pare, dalla sua stessa auto in fase di manovra. E’ la stessa Tesla, nel manuale d’istruzioni della Model S, a ricordare che ci sono situazioni in cui l’Autopark Summon potrebbe non funzionare correttamente. Ecco i 5 casi in cui il conducente in carne ed ossa è insostituibile anche nel parcheggio autonomo con una Tesla.

1.IL CONDUCENTE E’ RESPONSABILE ANCHE PER IL SUMMON TESLA

L’Assistenza al conducente è una funzione BETA” scrive Tesla. Per questo motivo Tesla raccomanda di utilizzare la funzione con cautela. Il conducente deve tenersi pronti in qualsiasi momento a intervenire in caso di necessità. La funzione di assistenza al parcheggio Summon “è stata ideata per l’uso in una proprietà privata, dove l’area circostante è ben nota e prevedibile.” Ecco perché in caso di variabili eccessive il sistema potrebbe arrestare la manovra o sbagliarla.

2.LA TESLA SENTE GLI OSTACOLI CON I SENSORI

Il fatto che l’auto utilizzi le telecamere durante la marcia è ininfluente perché il sistema Autopark Summon utilizza i sensori ad ultrasuoni per rilevare ostacoli attorno all’auto. Ma Tesla ricorda che “è responsabilità del conducente utilizzare tale funzione in modo sicuro, responsabile e secondo l’uso previsto”. Uno dei motivi per cui l’Autopark potrebbe non funzionare è la presenza di sporco, neve, vernice eccessiva o adesivi sui sensori ad ultrasuoni (es. il wrapping).

3.SE LA TESLA FA UNA MANOVRA IMPREVISTA

Ostacoli molto bassi o molto stretti sono un altro caso che limitano la capacità di rilevamento dei sensori Tesla, proprio come nei sensori di parcheggio tradizionali. “Numerose circostanze impreviste possono compromettere le capacità di entrata e uscita da un parcheggio; in questi casi l’auto potrebbe non sterzare correttamente”. Motivo per cui ancora una volta Tesla consiglia di controllare costantemente il movimento dell’auto e l’area circostante per bloccare la manovra tramite App se necessario.

4.LA TESLA NEGLI SPAZI STRETTI

Parcheggiare “in uno spazio molto stretto limita la capacità della Tesla di rilevare con precisione la posizione di ostacoli. Un caso molto frequente in cui l’assistenza Summon al guidatore potrebbe non funzionare e fare danni al veicolo o agli oggetti circostanti.

5.L’AUTOPARK TESLA ATTORNO A UN OSTACOLO

In caso di ostacoli improvvisi, la funzione di Assistenza al conducente Summon può evitare l’ostacolo ma con qualche limite. L’auto può sterzare leggermente per evitare un impatto, ma non tornare sulla direzione iniziale. “In altre parole, la funzione Assistenza al conducente non può muovere l’auto attorno a un ostacolo.

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Un nuovo aggiornamento porta i servizi di streaming più popolari a bordo delle Tesla

di Lorenzo Spada
Tesla aggiornamento 10.0

L'aggiornamento 10.0 in fase di rilascio per il sistema di infotainment di Tesla aggiunge il supporto a tre famosi servizi di streaming

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TX-GAIA, il nuovo supercomputer del MIT con CPU Intel e GPU Nvidia

di Manolo De Agostini
Il Lincoln Laboratory Supercomputing Center del MIT potrà contare su un nuovo supercomputer chiamato TX-GAIA (Green AI Accelerator), realizzato sulla base di un sistema HPE Apollo 2000 pensato per compiti HPC (High Performance Computing) e ottimizzato per carichi d’intelligenza artificiale. Sarà usato dai ricercatori nei settori più disparati, per fare nuove scoperte nei settori dell’ingegneria […]

Tesla: brevettata una batteria più longeva e performante

di Emanuela Acri
Ancora una volta Tesla è un passo avanti quando si parla di brevettare nuovi prodotti. In questo caso l’azienda è stata in grado di brevettare una nuova tipologia di batteria in grado di essere molto più efficiente e, nello stesso tempo, più economica da produrre. Nei giorni scorsi la stessa azienda Tesla, insieme a Jeff Dahn e al suo […]

Tesla Model S: già battuto il record di Taycan al Nürburgring?

di Valentina Acri
Dopo la sfida lanciata da Elon Musk alla nuova rivale Porsche Taycan sul circuito del Nürburgring, è giunto il momento dei test finali per Tesla model S che a breve dovrebbe tentare di battere l’attuale record di 7 minuti e 42 secondi. Tesla sta infatti eseguendo una serie di test al Nürburbring cercando di migliorare […]

Motori auto elettriche: differenze, pro e contro di varie soluzioni

di Nicodemo Angì

motori-auto-elettriche

I veicoli a batteria hanno ovviamente bisogno di una macchina elettrica che converta in energia meccanica quella elettrica immagazzinata nei loro battery pack. Queste “entità” sono i motori delle auto elettriche, gruppi piuttosto potenti in rapporto alle loro dimensioni ma ancora misteriosi. I ben conosciuti motori a combustione e quelli elettrici in effetti sono diversissimi, con i secondi che funzionano grazie a invisibili forze elettromagnetiche. Questo principio generale ha varie implementazioni e infatti le auto elettriche hanno motori di tanti tipi diversi. Ma perché i motori delle auto elettriche non sono tutti uguali? La costruzione è diversa, con un punto in comune: un rotore ben bilanciato che ruota dicendo addio ai pistoni che vanno su e giù.

ATTRAZIONE E REPULSIONE

Pensate a 2 calamite: se le avviciniamo si attrarranno se i i loro poli sono opposti e si respingeranno se i poli sono uguali. Possiamo creare una calamita “variabile” – un elettromagnete – avvolgendo un filo conduttore attorno ad un nucleo metallico che concentri il campo magnetico. Invertendo il senso della corrente anche la polarità del magnete cambierà, passando da Nord a Sud e viceversa. I motori delle auto elettriche, in grande sintesi, prevedono un rotore magnetizzato circondato da elettromagneti alimentati da un controller che varia la corrente che li alimenta. Possiamo disporre le cose in modo che il polo Nord del rotore venga respinto da un elettromagnete Nord e attirato da uno Sud. Si crea quindi una coppia che fa ruotare il rotore: abbiamo convertito l’energia elettrica in potenza meccanica. Questo schema sintetico è visualizzato nella figura qui sotto, che esemplifica un motore alimentato con corrente trifase.

GIOCHI MAGNETICI

Gli elettromagneti sono alimentati in modo che siano Nord (rosso) e Sud (blu) e quindi attirano gli opposti del rotore e respingono gli omologhi. Quando il rotore gira gli elettromagneti si attivano in successione e la rotazione è continua. In pratica si crea un campo magnetico rotante, la cui velocità dipende dalla frequenza con la quale si attivano gli elettromagneti. Torniamo al rotore, che abbiamo chiamato genericamente “magnetizzato”. Possiamo dotarlo di magneti permanenti o costruirlo in modo che, quando esposto al campo magnetico rotante, produca da sé il magnetismo che lo farà girare. Stiamo parlando del motore a induzione, il cui rotore è sede di correnti che creano un campo magnetico che interagisce con quello rotante dello statore. Questo schema si deve al genio di Nikola Tesla ed è stato usato massicciamente nella Tesla Model S.

TANTI TIPI DIVERSI, LA STESSA FORZA (MAGNETICA)

Questo schema, usato anche nei piccoli elettrodomestici, non richiede costosi magneti permanenti ma è non facile da controllare e il rotore si scalda molto. Un altro tipo di motore per auto elettriche vede magneti permanenti sul rotore: essi “seguono” il magnetismo dello statore come visto più sopra. Vediamo i pro e contro di queste soluzioni: il motore a magneti permanenti ha meno coppia in basso ma viene molto usato. I motivi sono che lo si controlla più facilmente e ha un rendimento complessivo superiore rispetto a quello a induzione. La molto sicura Tesla Model 3 ha cambiato tecnologia, usando un motore a riluttanza commutata, che è una sorta di via di mezzo fra i precedenti. Lo statore è simile agli altri ma il rotore non ha avvolgimenti (come quello a induzione) e soltanto piccoli magneti permanenti, a volte anche nello statore.

ANCORA SOLUZIONI CON PRO E CONTRO

La sua costruzione alterna canali di materiale magnetico a bassa riluttanza (si lasciano cioè attraversare facilmente dal flusso magnetico) ad altri non magnetici. Il campo magnetico dello statore orienta il rotore in modo da attraversarlo in questi “cammini preferenziali’: se il campo ruota il rotore quindi lo seguirà. Fra i pro e i contro segnaliamo l’economicità e la compattezza con l’effetto collaterale di fluttuazioni di coppia durante la rotazione, evidentemente risolti da Tesla. Questi motori sono stati usati anche nelle rinnovate e più performanti Model S/X, forse in tandem con quelli a induzione. Ma i motori riluttanza variabile esauriscono i tanti tipi diversi di motori per auto elettriche? In effetti no, dato che quelli a flusso assiale appaiono promettenti. Si tratta di unità a magneti permanenti nei quali il flusso del campo magnetico è parallelo all’asse di rotazione invece che perpendicolare.

A PROVA DI SUPERCAR

L’aspetto del motore cambia: il diametro aumenta e la larghezza diminuisce. La distanza fra i magneti del rotore e l’asse diminuisce il regime massimo (i magneti sarebbero strappati via) ma aumenta la coppia. I motori axial flux hanno diametri di circa 30 cm, una misura che genera un “braccio” di leva di 10/15cm. Il 3.000 della BMW Z4 ha una corsa di 94,6 mm, che dà un braccio di leva fra la biella e l’albero motore di 4,73 cm. Questo spiega la coppia di 350 Newtonmetri esibita da un prototipo proposto da un noto brand italiano attivo nel settore della diagnosi. La coppia ingente, unita ad una potenza di 166 CV sprigionati da un’unità 12 cm di spessore e 26 kg di peso, rende queste unità adatte alle supercar. In effetti un dirigente dell’azienda ha detto che questa unità sarà montata da un’aggressiva supersportiva ibrida. Quale sarà? In attesa di saperne di più notiamo che la fantastica Ferrari SF90 ha all’anteriore 2 motori a flusso assiale prodotti da Yasa, che dichiara un rapporto potenza peso di 14 kW/kg!

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Tesla “V10”: ecco le novità del nuovo aggiornamento

di Valentina Acri
Le auto Tesla sono sempre più lontane dalle auto semplici e ordinarie, in particolare per le caratteristiche di infotainment che offrono: l’ultimo aggiornamento software V10, ormai quasi in fase di rilascio, porterà l’introduzione di diverse funzionalità soprattutto in ambito dell’intrattenimento. Alcuni utenti, grazie al programma Early access, hanno già la possibilità di provare in anteprima […]

Tesla Model S: record a Laguna Seca con il nuovo powertrain

di Valentina Acri
Tesla Model S ha stabilito un nuovo record a Laguna Seca. É quanto ha dichiarato Elon Musk tramite un tweet nelle scorse ore: Model S risulta dunque la berlina elettrica a quattro porte più veloce di sempre. Tempo di sfide e di record da conquistare se pensiamo che la scorsa settimana lo stesso Musk lanciò una […]

Tesla va da sola mentre il guidatore dorme: il video bufala sull’Autopilot

di Redazione

Attenti al video bufala sulla Tesla Model X. Si vedono guidatore e passeggero che dormono mentre l’auto va da sola: se non sono assopiti, sono almeno incoscienti. Comunque, hanno gli occhi chiusi e la macchina viaggia in automatico. Stando al filmato, la Tesla Model X ha in funzione il sistema di guida che assiste il conducente: l’Autopilot. Come ha evidenziato Paolo Attivissimo sul blog Il disinformatico, si tratta di una fake news, parlando del guidatore che dorme con l’Autopilot.

AUTOPILOT: NON VA IN AUTOMATICO AL 100%

Anzitutto, l’Autopilot è un sistema di guida assistita: aiuta il guidatore, non lo sostituisce. Con l’Autopilot la vettura non va da sé del tutto, non si tratta di macchina a guida autonoma di livello 5, ma di un livello intermedio di automazione. È vero che il nome trae in inganno: Autopilot. Ma questo è un problema di marketing, di nome che doveva attrarre e affascinare i clienti. Le istruzioni della Casa californiana, di proprietà del pirotecnico Elon Musk, sono chiare: l’Autopilot aiuta e non sostituisce al 100% l’uomo al volante. Che era e resta responsabile di quello che fa l’auto, degli eventuali incidenti, delle lesioni agli altri utenti della strada e ai passeggeri in caso di sinistro o uscita di carreggiata. Il conducente non può certo dormire con l’Autopilot Tesla: in caso di incidente, paga le conseguenze dal punto di vista civile, assicurativo, penale.

AUTOPILOT COL GUIDATORE CHE DORME

L’Autopilot ogni tanto richiede la presenza del guidatore, che si deve far sentire: l’uomo deve dimostrare alla macchina di esserci, che è sveglio, attivo, pronto a reagire in caso di pericolo. Obiettivo sicurezza: l’Autopilot Tesla aiuta a prevenire gli incidenti e a guidare nel comfort. Per farlo, l’essere umano deve tenere gli occhi aperti, con le mani che possono intervenire sul volante, e con le gambe che possono agire sui pedali. Se l’Autopilot fa viaggiare in tranquillità, magari senza traffico, il guidatore non interviene; se il robot non riconosce ostacoli di qualsiasi natura o non legge bene la strada o la segnaletica, allora il conducente interviene.

LA SVEGLIA AL GUIDATORE

Cosa succede se il guidatore dorme con l’Autopilot Tesla? Trascorsi 40 secondi, il sistema attiva un allarme video: lo schermo si illumina. Se l’uomo non reagisce, dopo 50 secondi dallo svenimento arriva un allarme sonoro intervallato da silenzio. Nessun segno di vita del guidatore? Dopo 70 secondi dalla “scomparsa” dell’essere umano in auto, l’allarme sonoro si fa continuo. Il conducente deve reagire: deve far sentire la propria presenza sul volante. Con una presa di una certa consistenza sul volante stesso. Una resistenza del braccio del guidatore rispetto a quello che l’Autopilot farebbe se il conducente dormisse. In assenza di segnali di vita dell’uomo, secondo l’Autopilot il guidatore sta dormendo o è svenuto o è morto per un infarto, o comunque non è in condizioni di guidare: risultato, la vettura rallenta da sé, si accosta, si ferma. Con livelli di sicurezza quanto più possibile elevati, anche grazie al fatto che la Tesla attiva gli indicatori di direzione (comunemente note come frecce). Ovviamente, è tutto migliorabile: in fatto di guida del tutto autonoma o semiautonoma, i margini di sviluppo tecnologici sono ancora notevoli. Ma quel video che getta ombre sinistre sulla Tesla è una bufala. Anche pericolosa: il guidatore che simula di essersi addormentato è un idiota che mette in pericolo la sicurezza stradale, col rischio di emulazione da parte di altri utenti poco sensibili al tema dei sinistri mortali.

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Daimler inizia i test del camion a guida autonoma su strada pubblica

di Giuseppe
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I camion a guida autonoma percorreranno le strade della Virginia: a bordo un conducente in carne ed ossa sarà sempre pronto ad intervenire in caso di problemi

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Tesla: Musk sfida Porsche Taycan con Model S al Nürburgring

di Valentina Acri
Elon Musk, CEO di Tesla, ha deciso di lanciare la sfida alla Porsche Taycan sul circuito di Nürburgring. Sono trascorsi solamente pochi giorni da quando Porsche ha svelato la sua prima vettura 100% elettrica, nelle due versioni Taycan Turbo e Taycan Turbo S, ma le provocazioni tra le due aziende non mancano. Model S on […]

Autopilot Tesla: perché non è ancora sicuro secondo le autorità

di Donato D'Ambrosi

Sull’Autopilot Tesla si potrà dire qualsiasi cosa perché tanto chi compra una Tesla non si chiederà mai quanto è davvero sicuro? D’altronde ognuno può avere la propria opinione, ma se di mezzo c’è la sicurezza di guida, le autorità non possono chiudere gli occhi davanti ai frequenti incidenti. L’ultimo in ordine di eventi è l’incidente della Tesla Model S che in Florida ha tamponato un camion dei pompieri. E’ su questo ultimo caso che si è espresso l’NTSB (National Transportation Safety Board) con un’indagine che chiarisce le responsabilità indirette del sistema Autopilot.

L’NTSB INDAGA SULLO STRANO INCIDENTE DELLA TESLA

L’Autopilot (venduto in versione Beta) è sicuramente tra i più evoluti sul mercato ma nel test Euro NCAP della Tesla Model S è venuto fuori che il rischio di fidarsi troppo è alto. La stessa Tesla ricorda ai clienti che “Le attuali funzioni Autopilot richiedono la supervisione attiva del conducente e non consentono la guida autonoma del veicolo”. Il sistema è stato nel tempo aggiornato, “congelato”, vietato in alcuni Paesi e indagato da diverse autorità per la sicurezza. L’incidente avvenuto in Florida nel 2018 è stato raccontato anche dallo stesso “conducente”, se così si può definire. E la sua versione ha fin da subito acceso qualche perplessità.

COSA NON HA FUNZIONATO NELL’AUTOPILOT

Il conducente Robin Geoulla a bordo della Tesla Model S ha dichiarato di non aver visto il camion dei pompieri fermo. Il motivo, pare fosse distratto da caffè, ciambella e radio. Ora al di là del fatto che mangiare al volante è una delle cose più pericolose che si possa fare in auto, dalle indagini dell’NTSB è venuto fuori che l’Autopilot c’entra eccome in questo incidente. Intanto bisogna dire che i motivi per cui l’Autopilot installato sulla Model S dell’incidente aveva una release senza gli ultimi aggiornamenti. I motivi per cui l’Autopilot non è sicuro non sono legati al suo funzionamento, ma alla sua interazione con il conducente. Dal rapporto delle autorità USA infatti l’Autopilot è “assolto” perché circa 0,5 secondi prima dell’impatto si è accorto del camion fermo sulla corsia e ha lanciato un allarme al conducente.

IL PROBLEMA NON E’ LA GUIDA AUTONOMA MA LA DISTRAZIONE AUTOMATICA

Il problema è che alla velocità di 30 mph (48 km/h) il conducente non avrebbe avuto tempo per capire e pensare a cosa fare. E’ questo il motivo per cui fino ad oggi i sistemi di guida semiautonoma e autonoma di livello 3 non sono diffusi. La latenza del guidatore, che abbassa la sua soglia di attenzione nelle fasi di guida pilotata, è un fattore critico quando all’improvviso deve riprendere i comandi. E così è stato anche sulla Tesla Model S di Geoulla: l’Autopilot è risultato attivo negli ultimi 14 minuti di guida e il conducente non ha neppure sfiorato il volante nei 3 minuti e 41 secondi precedenti all’incidente. Intanto Tesla assicura di aver modificato il software per rendere più stringenti i controlli sull’attenzione del conducente.

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Tesla Powerwall in Africa: aiuto alle telecomunicazioni

di Emanuela Acri
Ormai è risaputo che Tesla è una delle azienda che da sempre ha un occhio di riguardo per la salvaguardia dell’ambiente. La produzione di auto elettriche è solo una dei progetti in cui è impegnata quotidianamente l’azienda fondata nel 2003 in California. Infatti, uno degli impegni presi da Tesla riguarda, ad esempio, la produzione e […]

Tesla non pagherà l’imposta sulle vendite dei veicoli in Cina

di Valentina Acri
Tesla ha ottenuto da parte del governo cinese un’esenzione dall’imposta sulle vendite dei suoi veicoli. La Cina ha quindi inserito i veicoli Tesla, tra cui Model S, Model X e Model 3, all’elenco di veicoli elettrici che beneficiano di esenzioni dall’imposta sulle vendite di veicoli del 10%. Ricordiamo che fin ora i veicoli inclusi nella […]

Tesla abbraccia il “cruelty free” per gli interni di model 3

di Federico Proverbio
Tesla, con post su Twitter, ha annunciato che rinuncerà all’utilizzo di pelle animale per la produzione degli interni di model 3. La decisione è una conseguenza dell’annuncio fatto da Musk tempo addietro, nel quale si comunicava la conversione di tutti gli allestimenti base di model X e S da “pelle naturale” ad un materiale sintetico […]

Tesla Model 3: nuova produzione a Shanghai

di Valentina Acri
Giungono una serie di immagini della produzione di Tesla Model 3 nella nuova Gigafactory di Shanghai: le foto giungono direttamente dal social “Weibo”, mostrando chiaramente che il produttore ha deciso di intraprendere una strada alternativa muovendo i primi passi verso una “nuova” produzione di Model 3 in Cina. Proprio durante la scorsa settimana la Gigafactory […]
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