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Oggi — 20 Giugno 2019RSS feeds

Tesla: da luglio il nero si paga. Stessi colori per i prossimi 20 anni

di Donato D'Ambrosi

I colori preferiti dagli automobilisti non sono più quelli di una volta e visto che razionalizzare è il fattore comune a molti Costruttori di auto, anche Tesla ha annunciato cambiamenti importanti. Come suo solito fare, Elon Musk ha spiegato in un tweet lampo, qui sotto, che da luglio 2019 il colore nero costerà 1000 dollari e non sarà più quello base gratuito. In linea di massima i colori disponibili per le Tesla resteranno gli stessi ancora per molti anni. Ed è facile immaginare che far pagare la vernice di colore nero ha a che fare anche con la sempre maggiore compatibilità con i radar e i sensori dei sistemi ADAS.

L’ANNUNCIO DI MUSK SULLA VERNICE NERA DA 1000 $

Se fino ad oggi i colori scuri erano un must per le auto premium e quelle istituzionali, la tendenza del mercato va sempre più verso colori chiari, con il bianco in testa, e il grigio. Anche se non è ufficialmente chiaro il motivo della scelta Tesla di far pagare il colore nero 1000 dollari come per il grigio metallizzato a partire da luglio, si può ipotizzare che i nuovi colori siano più “radar-friendly”. Ma allora perché non dirlo chiaramente? Forse per non spaventare i clienti?

Starting next month, Tesla will charge $1000 for color black (same price as silver)

— Elon Musk (@elonmusk) June 19, 2019

COME CAMBIANO I COLORI DEI MODELLI TESLA

Quel che è certo è che da luglio il nero pastello non sarà più il colore di base gratuito: lo afferma sempre Elon Musk in risposta a un follower che chiedeva delucidazioni in merito. Quindi, salvo altre novità dell’ultimo minuto i colori standard delle Tesla sono fondamentalmente quelli della bandiera americana più qualche tono scuro: bianco pastello (gratis, di base), rosso, blu, grigio e nero metallizzati. E a chi ricorda a Musk che forse per Tesla è arrivato il momento di aggiornare la tavolozza dei colori, il CEO risponde che “Cambiare la tavolozza è l’inferno sul service, perché le auto durano per 20 anni. Ogni cambiamento di colore ha effetti a lungo termine, soprattutto per la Model 3.”

GLI EFFETTI DELLA VERNICE NERA SUGLI ADAS

Non sarebbe così improbabile il legame tra questa novità e l’introduzione di nuove vernici compatibili con i radar, poiché come abbiamo spiegato qui, saranno proprio i colori meno riflettenti e quelli scuri a sparire dai listini delle auto a guida autonoma. I maggiori fornitori di vernici stanno infatti lavorando con i Costruttori di auto allo sviluppo di rivestimenti che applicati su materiali che compensano il disturbo al funzionamento corretto dei Lidar. Sarà così anche per Tesla? Intanto se stavate pensando di comprare una Tesla nera farete bene ad affrettarvi per non pagare la vernice 1000 dollari in più.

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Ieri — 19 Giugno 2019RSS feeds

Auto elettriche a rischio incendio: la Cina impone test e controlli alle Case

di Donato D'Ambrosi

La Cina punta tutto sulla crescita del parco auto circolante a zero emissioni, ma non per questo è disposta a mettere in strada auto elettriche che prendono fuoco. L’annuncio viene direttamente dal Ministero dell’Industria che ha imposto controlli ai Costruttori di auto elettriche. Dopo i casi Tesla e Nio con le auto elettriche incendiate e il pericolo di incendio sulle Audi e-tron che saranno vendute in Cina solo dal prossimo autunno la Cina corre ai ripari.

IL MINISTERO AVVIA UN’INDAGINE SULLE AUTO ELETRICHE

Troppi casi di auto elettriche andate a fuoco in poco tempo, anche se numericamente la statistica è bassa, hanno allertato le autorità cinesi che ora pretendono risposte dai Costruttori. Le aziende più direttamente interessate sono Tesla, Nio e Volkswagen, e hanno tempo fino ad ottobre per presentare un rapporto dettagliato. La richiesta del Ministero cinese riguarda rassicurazioni e evidenze sulla sicurezza delle batterie al litio, ma soprattutto dell’adeguata protezione a cablaggi HV e sistema di ricarica. Non a caso proprio i componenti interessati dagli incidenti-incendi alle auto elettriche nel mondo.

LE AUTO ELETTRICHE A FUOCO IN CINA

Nio è sicuramente l’azienda a rimetterci di più dopo gli incendi del SUV elettrico ES8. La startup cinese infatti quotata in borsa ha tutte le carte in regola per contrastare l’avanzata Tesla in Oriente. Il solo Nio ES8 avrebbe preso fuoco 3 volte in 2 mesi in episodi diversi. Ma anche Tesla non è lontana dalla luce dei riflettori: una Tesla Model S parcheggiata a Shanghai qualche mese fa è stata all’improvviso avvolta da una coltre di fumo bianco, subito l’esplosione della batteria e le fiamme che hanno avvolto l’auto. Dopo il video circolato sul web, l’episodio Tesla non è rimasto isolato con altre segnalazioni di Tesla fumanti anche ad Hong Kong.

40 INCIDENTI IN CINA CON LE AUTO ELETTRICHE INCENDIARIE

Secondo quanto riporta Autonews, nel 2018 in Cina sono avvenuti almeno 40 incidenti legati al fuoco e alle auto elettrificate. Tra queste sono inclusi quindi veicoli elettrici a batteria, plug-in hybrid e celle a combustibile (idrogeno). Le autorità cinesi hanno quindi avviato un’inchiesta della qualità sui New Energy Vehicle e hanno richiamato oltre 130.000 automobili nel 2018.

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Meno recentiRSS feeds

Nvidia porta CUDA su ARM, l’obiettivo sono i supercomputer exascale

di Manolo De Agostini
Nel corso della International Supercomputing Conference, Nvidia ha annunciato il suo supporto alle CPU ARM, in modo da guidarne l’ingresso nel mondo dei supercomputer con l’obiettivo di creare “soluzioni exascale pronte per i carichi di intelligenza artificiale che siano efficienti dal punto di vista energetico”. Con supercomputer exascale s’intendono quei sistemi capaci di realizzare un […]

Tesla Model S vs Porsche Panamera: quanto costa la manutenzione?

di Redazione

Quanto costa la manutenzione di un’auto elettrica? È vero che non andrà mai in officina? L’indagine Manutenzione Auto elettrica e ibrida confronta i piani di manutenzione ordinaria, e i costi da sostenere durante i primi 6 anni, di 40 auto tra Elettriche (EV), Ibride (HEV) e “tradizionali” (ICE). In questa pagina parliamo dei costi reali di manutenzione della Tesla Model S a confronto con la vs Porsche Panamera 3.0 V6 da 330cv. Quale delle due richiede meno ore di manodopera? Quali sono i tagliandi più costosi e quali ricambi si sostituiscono nei primi 6 anni sulle auto elettriche e a combustione interna? Ecco le differenze più eclatanti emerse dai piani di manutenzione ufficiali delle Tesla Model S e Porsche Panamera benzina raffigurati anche nell’infografica in basso. Qui invece puoi consultare i costi di tutte le altre auto elettriche e ibride rispetto ai modelli equivalenti tradizionali.

Sfoglia lo Speciale e leggi gli approfondimenti e le interviste qui.

I ricambi da sostituire

Guardando i piani di manutenzione della Tesla Model S ci si stupisce della quantità di ricambi da sostituire a fronte del costo dei singoli tagliandi. Bisogna anche dire che da pochi mesi Tesla non obbliga i clienti a fare i tagliandi ordinari, ma li consiglia per garantire l’efficienza dell’auto nel tempo. Qualora i clienti dovessero decidere di fare i tagliandi annuali, i costi sarebbero esattamente quelli riportati nell’infografica, che si applicano anche alla Model S D100, l’unica oggi attualmente a listino (la nostra indagine aveva preso in considerazione le auto in vendita sino a dicembre 2018). Ai tagliandi dispari, oltre a una serie di controlli e aggiornamenti, vengono cambiate solo le batterie nei telecomandi e le spazzole tergicristalli. Nei tagliandi pari invece si sostituiscono anche filtro clima, cartuccia disidratatore clima e liquido freni. La Porsche Panamera, nonostante la caratura premium, limita la manutenzione ordinaria a olio e filtri, concedendosi un cambio candele ogni 2 anni e nuovo olio PDK ogni 6 anni.

Quante ore in officina

La Tesla Model S 75D è l’elettrica più costosa da manutenere e più onerosa in MDP: è suo il tagliando più lungo di tutte le elettriche, ben 4 ore a 2, 4 e 6 anni. In 6 anni trascorre almeno 15 ore in officina, più di tutte le altre auto elettriche dell’indagine. Per quanto più costosa (da acquistare) e potente, la Porsche Panamera 330cv a trazione posteriore passa meno ore totali in officina: circa 9 ore divise in soli 3 tagliandi in 6 anni. I tagliandi biennali costano infatti in media ogni anno quasi il 30% in meno rispetto alla Tesla Model S. La Porsche Panamera si concede pochi capricci: il cambio candele al 2^ tagliando (costo 1003 euro) e il cambio olio PDK al 6^ tagliando (costo 1107 euro). La Tesla Model S invece non fa sconti, pur essendo elettrica: i tagliandi pari costano 525 euro, quelli dispari 800 euro. E’ curioso notare come la sostituzione del liquido refrigerante prevista al 4^ Tagliando non contribuisce ad aumentare il costo del service, come invece accade per le altre EV. La Model S è l’unica tra le auto elettriche dello studio meno conveniente nella manutenzione ordinaria, anche rispetto alla diretta rivale con motore a combustione interna. Leggi qui il commento del direttore di SicurAUTO.it sull’indagine.

Sintesi

Tesla Model S 75D (EV)
– Ore MDP totali: 15 ore
– Costo totale 6 tagliandi: 3975 euro
– Costo medio annuale tagliandi: 662 euro
– Frequenza tagliando: annuale
– Intervallo km tagliando: 20 mila km

Porsche Panamera 3.0 330cv (ICE)
– Ore MDP totali: 9.1 ore
– Costo totale 3 tagliandi: 2767 euro
– Costo medio annuale tagliandi: 461 euro
– Frequenza tagliando: biennale
– Intervallo km tagliando: 30 mila km

Clicca sull’infografica qui sotto per vederla a tutta larghezza.

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Tesla Model S: cosa si rompe e quanto costa riparare in 200 mila miglia

di Antonio Elia Migliozzi

Percorre circa 320.000km a bordo di una Tesla Model S e traccia un bilancio delle spese. Un cliente americano di Tesla mette nero su bianco i costi di gestione della berlina elettrica. Per le prime 100.000 miglia bordo dell’auto ha speso 1.050 dollari in manutenzione. Successivamente le spese complessive sono state di 5.415$. Cifre molto contenute se pensiamo alle rivali che sono presenti nella stessa fascia di prezzo della Model S. A leggere la lista degli interventi si notano numeri curiosi. Interessante ad esempio il fatto che la prima sostituzione dei freni sulla sua Tesla sia arrivata a 130.000 miglia quando un’auto a motore termico la effettua a circa 60.000. Il driver spiega come risparmiare soldi con i vari servizi di ridesharing che permettono, nel tempo, di ripagare sia l’auto che la manutenzione. Diamo uno sguardo.

CONTI ALLA MANO

Come riportato da Insideevs.com un automobilista americano ha superato le 200.000 miglia a bordo della sua Tesla Model S del 2012. Un chilometraggio non esagerato ma la cosa interessante è che lui ha fatto una lista completa di tutte le spese. In particolare va detto che tutte le riparazioni delle sue ultime 150.000 miglia non erano coperte dalla garanzia. Per le prime 100.000 miglia in Tesla, Steve Sasman ha speso 1.050$ per le riparazioni. Successivamente ha fatto riparazioni per 5.415 dollari. Cifra non esagerata se pensiamo che ha speso 2.215 dollari solo per cambiare il grande schermo centrale del sistema di infotainment. Nella cifra ha compreso anche la sostituzione delle due batterie da 12V e il cambio dei freni pagato 700$. Insomma questa lista conferma quanto già sappiamo sul fatto che la bassa complessità delle auto elettriche porta a minori problemi meccanici.

OCCHIO AI CONTI

Steve ci tiene anche a chiarire i dubbi sulla perdita di valore. Una Model S P85 del 2012 con 50.000 miglia vale circa 35-40.000 dollari. La sua auto, con 200.000 miglia, vale circa 20-25.000. Il driver però ha guadagnato 41.090 dollari offrendo corse con i servizi di ridesharing come Turo, Uber e Lyft. Va detto che negli Usa le Tesla sono tra le auto più presenti all’interno di queste flotte a noleggio con conducente. Insomma i 15.000 dollari persi in valore di rivendita dell’auto risultano largamente compensati. Steve ha pagato la sua Tesla Model S P85 79.000 dollari. L’auto aveva percorso già 35.000 miglia al momento dell’acquisto nell’agosto del 2014. A questi guadagni vanno aggiunti quelli indiretti. Parliamo di quasi 95.000 dollari. Di questi 15.000 grazie al programma referenze di Tesla che premia coloro che aiutano a promuovere il brand e gli altri come sconto sull’acquisto della nuova Tesla Roadster.

NIENTE BENZINA

Durante tutte le 200.000 miglia il driver ha usato solo per la metà i Supercharger Tesla. Come sappiamo le colonnine di ricarica rapida del brand Usa permettono di ricaricare molto più velocemente che a casa. Per il resto Steve ha caricato la sua Tesla a casa spendendo in totale circa 7.000 dollari. Le cose sarebbero state diverse con un’auto tradizionale alimentata a benzina. Per 200.000 miglia, supponendo una media di 6,7l/100km, avrebbe speso 24.000 dollari. Insomma conti alla mano l’auto elettrica sembra proprio avere costi di gestione davvero contenuti. L’invito che Steve rivolge nel raccontare la sua storia è quello di utilizzare al massimo la propria Tesla. Come ci tiene a precisare l’auto ha il potenziale per ripagare tutte le sue stesse spese basta usarla. In questo i servizi di ridesharing sono la soluzione ottimale per quanti come lui amano guidare e condividere la propria vettura con altri.

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Tesla: nel mondo circolano 2,9 GWh di auto elettriche vendute a marzo 2019

di Antonio Elia Migliozzi

Tesla mette in tasca un nuovo record a dispetto dei detrattori. Il marchio Usa fondato da Elon Musk è in vetta alla classifica dei costruttori che hanno venduto auto elettriche per GWh complessivi. Si tratta di un risultato di assoluto rilievo se consideriamo che Tesla stacca di misura anche l’agguerrita concorrenza cinese. Con i suoi 2,889 MWh totali Tesla supera i costruttori automotive europei del calibro di Renault e BMW ma anche i 486 produttori attivi nella sola Cina. Se guardiamo la classifica di Mining.com la distanza che separa la prima dalla seconda è abbissale. La cinese BYD a si ferma infatti a 1.387 MWh. La performance di Tesla arriva nonostante i MWh combinati delle batterie di Model X e S distribuiti a marzo sia diminuiti di oltre il 40%. Vediamo i numeri.

NUOVO RECORD

Marzo di vendite record per Tesla. Il marchio americano di auto elettriche avrebbe distribuito veicoli per complessivi 2.9 GWh. Come mostra un’interessante infografica realizzata da Mining.com e basata sui dati del mese di marzo 2019 come elaborati da Adamas Intelligence. Nello specifico Tesla ha distribuito veicoli per circa 2,889 MWh (2,9 GWh) di batterie. Questo conferma che Tesla è sia il più grande produttore al mondo di auto elettriche al mondo ma anche il più grande utilizzatore di batterie EV. A conti fatti rappresenta quasi il 30% della flotta complessiva di EV. A conferma dell’enormità dei numeri Tesla si deve pensare che ammontano al 43% dell’importo totale di Mwh dei primi 10 migliori produttori mondiali di BEV / PHEV / HEV. La ragione di questo primato di Tesla non è solo nel numero degli esemplari venduti ma anche nell’elevata capacità media delle loro batterie.

CRESCITA DEL MERCATO

Dalla classifica si nota il grande distacco tra Tesla e il resto dei marchi. Secondo per la cinese BYD che si ferma a 1.387 MWh, seguita da BJEV, azienda controllata da BAIC, a 706 MWh. BYD vende anche molte vetture ibride plug-in e il numero delle PHEV conferma che la capacità media delle loro batterie è decisamente inferiore rispetto a quella delle Tesla. Molto staccata Nissan al quarto posto che ha venduto auto elettriche per 416 MWh, Renault a 238 MWh e BMW penultima a 210 MWh. Come anticipato i 2.889 MWh di Tesla la avvicinano al totale dei principali costruttori di auto mondiali tra cui Ford, Mercedes-Benz e Volkswagen. Sono infatti tutti e tre siano fuori dalla classifica dei primi 10. Dato interessante è la crescita della potenza delle batterie a marzo 2019. L’aumento è stato di 9,76 GWh con una impennata del 94% su base annua.

IL TREND

Insomma un’altra conferma del fatto che Elon Musk è più forte dei suoi detrattori. In particolare la classifica dei MWh permette di approfondire il fatto che Tesla è più forte di tutti i concorrenti. Stracciata anche il plotone dei 486 produttori di EV operativi in Cina. Va detto che Tesla ha sempre avuto batterie più grandi della concorrenza per ridurre l’ansia da autonomia dei suoi clienti. In generale le dimensioni delle batterie delle auto elettriche sono cresciute con una capacità media salita del 55% rispetto al 2018. Anche la Cina sta incoraggiando questa trend eliminando gli incentivi per veicoli elettrici con un’autonomia inferiore a 250 km. I numeri raccolti da Adamas Intelligence ci fanno capire che le auto elettrice vendute in circa 80 paesi al mondo, rappresentando oltre il 90% del mercato EV globale.

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Tesla Autopilot: il cambio di corsia diventa pericoloso con l’aggiornamento

di Antonio Elia Migliozzi

Nuovi problemi di sicurezza per Tesla Autopilot. La funzione di assistenza alla guida finisce nel mirino di una indagine svolta dalla rivista Consumer Reports. Il test su strada dell’ultima versione del sistema a bordo di una Tesla Model 3 evidenzia lacune tecniche. Si tratta di grossolani errori che potrebbero causare situazioni di serio pericolo. In particolare la funzione “Lane change” presente all’interno del Navigate di Autopilot ha mostrato di essere potenzialmente più pericolosa di un driver umano. Il sistema cambia corsia senza preoccuparsi delle altre vetture presenti in strada. La Tesla Model 3 ha sorpassato a destra e tagliato la strada alle altre auto. Tesla ha rilasciato questo aggiornamento del suo Autopilot lo scorso aprile. Vediamo l’indagine.

NUOVE GRANE

Dallo scorso aprile Tesla ha inserito una nuova funzione per il cambio automatico di corsia nel suo sistema Autopilot. Sembra però che ci siano delle evidenti sbavature che potrebbero rappresentare un rischio per la sicurezza dei conducenti. La rivista americana Consumer Reports ha messo alla prova il nuovo “Navigate on Autopilot” che si è dimostrato meno competente dei driver umani. In alcuni casi l’auto elettrica ha letteralmente tagliato la strada alle altre macchine. Jake Fisher di Consumer Report ha precisato che il sistema Tesla non sembra capace di riconoscere le auto in frenata o quelle che stanno cambiando corsia. Secondo la rivista le case automobilistiche dovrebbero essere obbligate a pubblicare i risultati dei test di sicurezza di questo tipo di tecnologie. Insomma nuove polemiche in arrivo proprio quando Elon Musk ha annunciato per l’anno prossimo la guida completamente autonoma in casa Tesla.

INDAGINI IN CORSO

La scorsa settimana l’Autorità dei trasporti americana NHTSA ha affermato che il pilota automatico era attivo durante l’incidente costato la vita ad un uomo a marzo. In quel caso una Tesla Model 3 si era schiantata contro un rimorchio senza aver in nessun modo frenato. Si tratta di in un incidente simile a un’altro del 2016 accaduto sempre in Florida. Da parte sua Tesla ha dichiarato che la nuova funzionalità Navigate prima del rilascio ha percorso milioni di chilometri di test. Tesla chiede infatti ai consumatori di usare la nuova funzione che prevede il cambio automatico di corsia. Il sistema sostituisce l’impostazione predefinita che richiede l’ok del driver. Con l’ultima versione di Autopilot il conducente non deve più confermare un cambio di corsia attivando gli indicatori di direzione. L’azienda ha comunque sottolineato che l’aggiornamento non esclude la responsabilità del conducente.

IL TEST

Consumer Reports ha detto di aver provato l’ultima versione dell’Autopilot sulle autostrade del Connecticut. I tester hanno riferito che il sistema, oltre a tagliare la strada alle altre auto, ha addirittura sorpassato sulla destra. Insomma un comportamento anomalo e pericoloso che, oltre alle multe certe, potrebbe causare incidenti. Addirittura la Tesla non è più tornata sulla corsia di destra dopo i sorpassi continuando a viaggiare sulla corsia di sinistra. Da oltre un anno Consumer Reports è impegnata nei test delle varie tecnologie di assistenza alla guida presenti sul mercato. Sotto la lente il Super Cruise di Cadillac CT6, l’Autopilot delle Tesla Model S, X e 3, il ProPilot Assist di Infiniti QX50 e Nissan Leaf. Attenzione anche al Pilot Assist presente sui SUV Volvo XC40 e XC60.

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Tesla Model 3 si schianta: la scatola nera scagiona l’Autopilot inserito

di Redazione

Lo scorso primo marzo si è verificato il terzo incidente mortale legato all’uso dell’Autopilot di Tesla. È accaduto a una Model 3. L’incidente è avvenuto a Delray Beach, in Florida, e ha causato la morte del conducente dell’auto, che si è andato a schiantare contro il rimorchio di un camion. Il rapporto dell’Agenzia per la Sicurezza dei Trasporti Nazionali statunitense (NTSB) ha analizzato i dati della scatola nera del veicolo elettrico. La relazione rivela che il conducente ha azionato il pilota automatico 10 secondi prima dell’incidente. Meno di 8 secondi prima della collisione, l’uomo alla guida ha tolto le mani dal volante. Il veicolo procedeva a 109 km/h in un tratto di autostrada con limite a 89 km/h. Né l’autista né l’auto hanno attuato una manovra per evitare l’impatto. La vettura è finita così sotto il rimorchio del camion.

I PRECEDENTI

Ci sono due precedenti simili a quanto accaduto a marzo in Florida. Il primo risale al maggio 2016, quando una Tesla Model S con pilota automatico inserito si schiantò con un trattore, finendoci sotto e distruggendo anche in quel caso il tettuccio, con conseguente morte del conducente. Il secondo si è verificato nel marzo 2018 a Mountain View, California. Anche in quel caso l’Autopilot, dopo essere stato inserito, ha più volte chiesto al conducente di rimettere le mani al volante, richieste rimaste ignorate. Questo ha causato la collisione, fatale per il guidatore.

NUOVE PREOCCUPAZIONI PER L’AUTOPILOT

Il recente incidente rinnova una serie di questioni riguardanti l’utilizzo e la sicurezza della guida autonoma. Infatti, seppure il sistema può condurre i veicoli per estesi periodi di tempo, non può ancora prescindere dall’intervento umano. Tesla si è quindi difesa sostenendo che la compagnia consiglia sempre ai conducenti di tenere le mani sul volante anche con l’Autopilot inserito. Dice inoltre che il sistema stesso avvisa l’autista quando stacca le mani dal volante. Nella dichiarazione a seguito dell’accaduto si legge: “I conducenti di Tesla hanno percorso più di un miliardo di miglia con l’Autopilot inserito. I nostri dati mostrano che, quando usato correttamente da un guidatore pronto a riprendere il controllo in ogni momento, i conducenti aiutati dall’Autopilot sono più sicuri di quelli che guidano senza assistenza”.

LA REAZIONE DEGLI ENTI PER LA SICUREZZA

David Friedman, ex funzionario dell’Amministrazione Nazionale per la Sicurezza del Traffico Autostradale (NHTSA), è di parere contrastante. Ha detto infatti che “Tesla deve limitare l’Autopilot in modo che possa essere usato in sicurezza e installare un sistema molto più efficace per verificare il coinvolgimento del conducente”. L’NHTSA sta quindi investigando sull’incidente di Delray Beach. Ha dichiarato che sta “attentamente valutando tutti i dati disponibili e pubblicherà ogni conclusione riguardante l’indagine”.

 

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Nvidia dà i numeri. Secondo il CEO il peggio è alle spalle

di Manolo De Agostini
Nvidia ha chiuso il primo trimestre fiscale 2020 con un fatturato di 2,22 miliardi di dollari, in calo del 31% sui 3,21 miliardi dello scorso anno. Il margine lordo si è attestato al 58,4%, mentre utile operativo e netto si sono fermati rispettivamente a 358 e 394 milioni di dollari. Il direttore finanziario Colette Krees […]

Tesla, arriva l’aggiornamento antincendio per le batterie in ricarica

di Redazione

Tesla è da sempre sinonimo di innovazione. Non solo dal punto di vista tecnologico ma anche nella sicurezza. Per questo motivo la notizia dei due incendi che hanno colpito le Model S hanno fatto scalpore. Il primo a Hong Kong, il secondo a Shangai. Dopo l’accaduto la Casa americana, ha annunciato con un comunicato che ci sarà un aggiornamento del software delle batterie atto a prevenire l’insorgere di incendi.

I DUE EPISODI

Martedì 14 maggio, secondo quanto riportato dal giornale Apple Daily di Hong Kong, una Tesla Model S, 30 minuti dopo essere stata parcheggiata ha preso fuoco in un parcheggio di un centro commerciale. Un incidente che si ripete. Infatti circa tre settimane fa, Tesla aveva inviato una squadra di tecnici per indagare sull’esplosione di una Tesla Model S parcheggiata in un centro commerciale di Shangai.

LE INDAGINI CONTINUANO

L’episodio, avvenuto questa settimana ad Hong Kong, si aggiunge ai 13 reclami su incendi che hanno visto coinvolti modelli di Tesla dal 2013 ad oggi. Le indagini sull’incidente sono ancora in corso. Dalle prime dichiarazioni della Casa americana, che collabora con le autorità, sembrerebbe che non tutto il pacco batterie sia stato danneggiato. Inoltre, che solo alcuni moduli della batteria della vettura sono stati rovinati dall’incendio.

LE DICHIARAZIONI DI TESLA

Per garantire la sicurezza dei propri clienti, nella giornata di mercoledì, Tesla ha dichiarato in un comunicato: “Stiamo continuando a indagare, con grande attenzione, sulle cause dell’incidente. Stiamo rivedendo le impostazioni di carica e della gestione termica sui veicoli Model S e Model X tramite un aggiornamento software “over-the-air” che da oggi garantirà non solo una migliore protezione della batteria ma anche una più lunga durata di utilizzo.

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Tesla Model 3: ora si puó avere con 527 euro al mese

di Redazione

La Tesla Model 3 è arrivata in vendita in Italia da pochi mesi. Si è presentata nella versione Standard Range Plus a un prezzo di listino di 48.500 euro. L’auto, negli Usa, era disponibile anche con la formula del finanziamento con riscatto. Oggi, su Twitter, Elon Musk ha annunciato che quella stessa formula è stata attivata anche in altri Paesi, Italia inclusa. Lo fa appoggiandosi in via non esclusiva a Fiditalia con un offerta valida fino al 31 maggio di quest’anno.

UN FINANZIAMENTO MODULARE

L’idea non è nuova, ma rappresenta una novità per la Tesla Model 3. La Casa californiana, come abitudine, rende tutto molto semplice. Basta andare sul configuratore, scegliere la versione che si preferisce, e poi selezionare i parametri del finanziamento per tarare anticipo iniziale, durata e maxi rata finale di riscatto sulle proprie esigenze.

A PARTIRE DA 527 EURO AL MESE

Facciamo un esempio. Prendiamo la versione “base” della Tesla Model 3 Standard Range Plus a trazione posteriore. Con vernice pastello, cerchi da 18”, interni neri Partial Premium e Pilota automatico di serie. La Casa, come opzioni iniziali, suggerisce un anticipo da 8.000 euro, una durata di 60 mesi e una maxi rata finale da 17.318 euro. Tutti gli importi sono Iva inclusa. In questo caso, la rata mensile per entrare in possesso della vettura è di 527 euro al mese. Con costi totali di 49.090 euro, Tan al 4,45% e Taeg al 5,07%. A questi si devono aggiungere 350 euro di spese di istruttoria, 16 euro di bollo e 5 euro di spese di incasso rata. Ci sono poi 1,2 euro di spese annue di invio del rendiconto e un’imposta di bollo di 2 euro per saldi superiori ai 77,47 euro.

SI PUÒ AVERE ANCHE PER SOLI DUE ANNI

Ma Tesla,nella formula del finanziamento, permette la massima flessibilità. Se ad esempio per la stessa vettura descritta sopra, con lo stesso anticipo di 8.000 euro, si decide di abbassare la durata a soli 24 mesi, allora si andrà incontro ad una rata mensile di 551 euro, ma anche ad una maxi rata finale per il riscatto della vettura di 32.162 euro, rifinanziabile a sua volta.

RATA INIZIALE A PIACERE

Il configuratore mette a disposizione anche durate intermedie di 36 e 48 mesi e la possibilità di modificare la rata iniziale. Tornando all’ipotesi dei 60 mesi, ad esempio, impostando un’anticipo di soli 1.000 euro, si andrà incontro ad un canone mensile di 657 euro. Al contrario, se si decide di sborsare una cifra iniziale di 17.318 euro (il massimo consentito, pari a circa un terzo del valore di acquisto), la rata scenderà a 353 euro al mese.

MUSK SPINGE PER L’ACQUISTO

Nonostante il finanziamento così descritto metta in luce un risparmio di 173 euro al mese nel caso di un anticipo di 8.000 euro e una durata di 60 mesi, Elon Musk, sempre via Twitter, suggerisce ai clienti Tesla di preferire l’acquisto della vettura. Queste le sue parole: “per quanto il finanziamento abbia un costo minore, io suggerisco l’acquisto, perché il valore residuo della vettura per i clienti che non vogliono riscattare l’auto è più alto del risparmio derivante dal finanziamento stesso”. Insomma, stando al “Musk-pensiero”, se alla fine non volete tenere l’auto, spenderete di meno acquistandola e rivendendola piuttosto che accendendo al finanziamento. Una considerazione che in Italia ha ancora più valore tenendo conto degli incentivi per l’acquisto delle auto elettriche che può far scendere il prezzo anche di 5.000 euro.

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Le Tesla ora rilevano i difetti e preordinano i pezzi di ricambio

di Valentina Acri
Un nuovo aggiornamento riguardante i veicoli Tesla include una funzione di rilevamento di difetti o problemi, che consente di tenere sotto controllo alcune componenti. Ciò renderà noto un eventuale bisogno di sostituzione con conseguente ordinazione delle parti da sostituire, secondo una dichiarazione della compagnia inviata a Electrek. Una volta identificato il problema e quindi la […]

Tesla rilascia il firmware 2019.16 per le sue auto elettriche con grosse novità alla “Modalità sentinella”

di Lorenzo Spada
Tesla Modalità Sentinella

Gli sviluppatori che lavorano al sistema di gestione interno delle auto Tesla hanno appena rilasciato un nuovo aggiornamento firmware (v. 2019.16) per l’intera flotta di auto elettriche, apportando diverse novità legate soprattutto alla “Modalità Sentinella“. Per chi non lo sapesse, la “modalità Sentinella” permette alle videocamere di bordo di registrare continuamente ciò che avviene intorno […]

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Tesla Model 3: c’è una versione con autonomia di 150 Km

di Emanuela Acri
È stata appena lanciata una nuova versione della Tesla: la Model 3. La Casa Automobilistica californiana, per agevolare gli acquisti sul mercato canadese, ha sviluppato volutamente la Tesla Model 3 con un’autonomia limitata a soli 150 km. La nuova auto Model 3 Standard Range sarà disponibile per l’acquisto ad un prezzo di 44.999 dollari canadesi (29.848 […]

Sospensioni ad aria: il GPS adatta l’auto per ridurre i rischi alla guida

di Redazione

Hyundai e Tesla da oggi hanno qualcosa in comune. Le sospensioni ad aria attive in grado non solo di leggere la strada, ma anche di prevedere eventuali ostacoli che il veicolo sta per incontrare lungo la strada. Fatto questo, modificano la risposta delle sospensioni e l’altezza da terra della vettura per affrontarli nella maniera più efficiente e sicura. La Casa coreana ha appena annunciato questa tecnologia. Tesla, invece, la propone su Model S e Model X.

ANALIZZANO IL PERCORSO

A rendere tutto questo possibile provvede il GPS. Il software di gestione di queste sospensioni analizza i dati raccolti attraverso il tracciamento GPS dell’auto. In questo modo, il sistema è in grado di capire le caratteristiche della strada che il veicolo sta per affrontare. Se ci sono curve, incroci o anche dossi. Il tutto con un preavviso che può arrivare fino a 500 metri. Fatta questa analisi, il sistema può preparare le sospensioni ad assorbire una particolare asperità. Oppure irrigidire il lato esterno dell’auto rispetto a una curva che si sta per affrontare per limitare il rollio. o ancora, nel caso del sistema di Hyundai, alzare l’auto fino a 10 cm per affrontare eventuali tratti offroad.

ATTENTE AI BAMBINI

Le sospensioni ad aria con funzione predittiva sono quindi in grado di aumentare la sicurezza di chi si trova in auto. Ma non solo. Sempre grazie al GPS, queste sono in grado di capire quando l’auto si sta avvicinando a una scuola o a una parco giochi. Una volta raggiunta la zona, abbassa la parte frontale del veicolo assicurando così al conducente un migliore angolo di visuale sulla strada.

MIGLIORE EFFICIENZA

Oltre ai tanti aspetti legati alla sicurezza, questa particolare tipologia di sospensioni ad aria è anche in grado di migliorare l’efficienza dei veicoli. Quando si viaggia in autostrada, ad esempio, entrambi i sistemi diminuiscono il più possibile l’altezza dal suolo dell’auto per migliorare il coefficiente di penetrazione aerodinamico e risparmiare così autonomia della batteria nel caso dei veicoli elettrici. Il software di Hyundai, invece, è anche in grado di capire quando l’auto sta per attraversare un ponte, abbassando l’altezza del veicolo per evitare che il vento comprometta la stabilità del mezzo.

DUE APPROCCI DIVERSI

La soluzione di Tesla si chiama Fully Adaptive Suspension ed è disponibile già oggi su Model S e Model X. Quelle di Hyundai, invece, si chiamano Preview Air Suspension Technology. Non sono ancora state montate su nessun modello attualmente in produzione. Tuttavia, visto l’avvio dei test su strada, la loro commercializzazione potrebbe essere vicina.

 

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Tesla FCA: alla fine Fiat-Chrysler paga 1,8 miliardi per i crediti puliti

di Donato D'Ambrosi

FCA metterà in cassaforte i crediti Tesla per evitare la multa sulle emissioni di CO2 in Europa e USA al prezzo ufficiale di 1,8 miliardi di euro. Lo riporta il Financial Times nonostante ci fosse un velo di mistero su quanto Fiat-Chrysler fosse disposta a pagare per limare lo sforamento delle emissioni medie di CO2.

ACCORDO FCA TESLA SENZA SEGRETI

La Jeep Renagade ibrida arriverà nel 2020, ma fino ad allora FCA dovrà ricorrere ai crediti verdi della sovraproduzione “pulita” di altri Costruttori. L’Europa infatti permette di utilizzare degli “ammortizzatori” ecologici che premiano le Case con il maggior numero di produzione a zero emissioni. Tesla in questo è tra i più lungimiranti e infatti FCA non è il primo acquirente in assoluto. Del resto a FCA, secondo i dati FT, conviene investire quasi 2 miliardi di euro almeno fino al 2021, da cui dovrebbe rientrare nei limiti con la gamma elettrificata. Fino al 2020 circa l’80% di crediti serviranno a rientrare nel limite di 95 gr/km di CO2, mentre dal 202 al 2021 l’aliquota di conformità extra necessaria scenderà al 15%.

LE VENDITE MONDIALI DI AUTO IN CALO

L’accordo tra FCA e Tesla è stato diffuso già qualche mese fa, tenendo riservati i dettagli dello scambio di crediti che ora non ha più riserve. Ma arriva in un trimestre che per Fiat-Chrysler non sembrerebbe dei migliori in termini di vendite. FCA ha infatti dichiarato un utile netto diminuito del 47% rispetto al trimestre 2018. Tutto secondo le aspettative, secondo il nuovo AD Mike Manley, che si possono quantificare in vendite scese a 1 milione di auto in tutto il mondo.

LE PENALI SULLE EMISSIONI DELLE JEEP E RAM

Intanto FCA aprirà la cassa anche risolvere i problemi meno recenti con le emissioni di CO2 delle Jeep USA. Secondo quanto pattuito con le autorità USA in California, FCA ha accettato di pagare 800 milioni di dollari per chiudere la classa action sulle emissioni di vari modelli. Nonostante all’atto pratico non c’è stata alcuna prova di illecito, secondo FCA, ogni proprietario e locatario delle auto coinvolte otterrà un indennizzo da 3000 a 1000 dollari. La parte rimanente (circa 500 milioni di dollari) saranno corrisposte per le penali richieste dai diversi enti USA per il presunto software sulle Jeep Grand Cherokee e RAM 1500 3.0 diesel.

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CO2 auto elettriche e diesel: Tesla Model 3 “emette” più di Mercedes C220d

di Redazione

Le auto elettriche stanno prendendo piede in tutto il mondo. Merito anche della maggiore sensibilità riguardo ai temi ambientali delle persone. Queste, infatti, tendono a scegliere sempre più vetture a emissioni zero. Un recente studio tedesco però dimostra come, a livello globale, una Tesla possa emettere più CO2 di una Mercedes.

LO STUDIO TEDESCO

Lo studio in questione è stato condotto dal CESifo Group di Monaco di Baviera. Questo, prende in esame due soli modelli, uno per marchio. La Tesla Model 3 e la Mercedes 220d. La ricerca ha come obiettivo quello di stabilire se una vettura elettrica produca meno CO2 di un veicolo con un’alimentazione tradizionale. Questo nell’arco dell’intero ciclo di vita, quindi dalla produzione delle componenti fino alla rottamazione. I risultati mostrano come complessivamente il passaggio a vetture elettriche non implichi necessariamente una riduzione delle emissioni di CO2. Perché molta di questa verrebbe emessa durante le fasi di produzione e distribuzione dell’energia.

LA TESLA EMETTE PIÙ CO2

Il CESifo Group ha dimostrato che la Tesla Model 3 emette più CO2 della Mercedes C220d. Per farlo ha analizzato nel dettaglio tutte le fasi che costituiscono la vita dei due modelli in esame. La prima infatti ne produrrebbe tra i 155 e i 188 g/km mentre la seconda non arriverebbe a 141 g/km. Questo risultato è stato ottenuto spalmando le emissioni complessive, sui km che mediamente le due auto percorrono prima della rottamazione. Quindi, una Mercedes emette più diossido di carbonio nel suo funzionamento. Tuttavia, Tesla è fonte di una quantità maggiore nella produzione sia delle batterie, sia della stessa energia necessaria per la ricarica.

I RISULTATI VARIANO A SECONDA DEI PAESI

Lo studio sottolinea però come i risultati varierebbero di paese in paese. I dati sulle emissioni sarebbero quindi veritieri solo nel contesto tedesco. Infatti, per quanto riguarda la produzione di energia elettrica, ogni stato produce CO2 in quantità diverse a seconda della fonte che alimenta le centrali. In Germania per esempio, le centrali elettriche alimentate a carbone rappresentano il 45,6% della produzione totale di energia elettrica. Mentre poca se ne crea partendo da fonti rinnovabili come l’eolico e il fotovoltaico. I dati sulle emissioni globali delle due vetture varierebbero molto in altri stati che dipendessero meno dagli idrocarburi come fonte per le proprie centrali. Ad esempio in Italia il carbone incide solo per il 13,75% sul totale. Per ridurre veramente le emissioni quindi, si rende necessaria non solo una transizione all’elettrico sul piano dei veicoli. Ma anche una conversione a fonti di energia meno inquinanti nella produzione dell’elettricità usata dagli stessi.

ATTENDIBILITÀ IN DUBBIO

Sono state sollevate diverse critiche nei confronti di questo studio. Secondo alcuni, infatti, sarebbe stato condotto tenendo in considerazione dati non aggiornati sull’emissione di CO2 nella produzione delle batterie. Nello studio si parla di 200 kg di CO2 al kWh. Ma per alcuni il dato attuale si attesta tra i 55 e i 70 kg di CO2 al kWh. Altri ancora, invece, hanno segnalato come lo studio non consideri veramente tutti i dati legati al ciclo di vita delle due auto. Nel caso della Mercedes, infatti, non si sarebbe considerato il costo di estrazione e raffinazione del petrolio. La realtà è che ogni studio, in base ai dati che si considerano, porta a un risultato diverso. Basti pensare che in una recente ricerca della stessa Volkswagen, la Golf TDI era risultata più inquinante della e-Golf.

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Assicurazione auto: Tesla lancerà una propria compagnia

di Redazione

Assicurazione auto Tesla

Scossone in arrivo nel mondo dell’assicurazione auto: Tesla lancerà prossimamente una compagnia assicurativa tutta sua. Lo ha annunciato il CEO Elon Musk nel corso della conference call con gli analisti per la presentazione dei risultati (non brillanti) del primo trimestre 2019. L’assicurazione Tesla arriverà sul mercato molto presto, forse già tra maggio e giugno, prima per la clientela statunitense e poi in un secondo momento in Europa e ovviamente anche in Italia.

UN’ASSICURAZIONE AUTO AD HOC PER I CLIENTI TESLA

L’idea del carismatico imprenditore di origini sudafricane non è poi tanto campata in aria. Si tratta di mettere a disposizione degli acquirenti di auto Tesla una sorta di pacchetto completo: acquisti (a peso d’oro) uno dei modelli in vendita e accedi parallelamente a una serie di servizi, tra cui un’assicurazione auto ad hoc per il tipo di vettura. Assicurazione che Musk, con quel pizzico di megalomania che lo ha sempre contraddistinto, ha già definito “la migliore disponibile sul mercato”.

IN ATTESA DEI DETTAGLI DELL’ASSICURAZIONE AUTO TESLA

Elon Musk non ha fornito ulteriori dettagli sull’assicurazione auto Tesla (coprirà solo responsabilità civile o anche le garanzie accessorie?). Ma è inutile sottolineare che il prodotto avrà maggiori probabilità di successo se riuscirà a garantire condizioni migliori per i clienti rispetto a una qualsiasi altra compagnia assicurativa.

OGGI ASSICURARE UN’AUTO TESLA COSTA DI PIÙ

Negli Stati Uniti, per esempio, assicurare un’auto Tesla costa mediamente di più rispetto agli altri veicoli. L’Insurance Institute for Highway Safety, infatti, ha recentemente inserito la Tesla Model S 4WD al primo posto nella classifica delle vetture più care da assicurare negli USA, con una media annuale di 1789,48 dollari. Il motivo di questo prezzo abnorme? Pare che i proprietari di modelli Tesla facciano richiesta di danni con una frequenza decisamente più alta del normale. Ciò nonostante la presenza del sistema di guida assistita Autopilot, che se usato nel modo corretto riduce al minimo le probabilità di sinistri dovuti a distrazioni del conducente. Senza contare che le Tesla sono più difficili da rubare (vista la connessione online costante del veicolo). E meno soggette ai danni per eventi atmosferici (grazie alla maggior resistenza del tetto in vetro rispetto alla normale lamiera).

L’ATTUALE OFFERTA INSUREMYTESLA

E in effetti Musk ha sempre contestato l’accanimento di alcune compagnie di assicurazione verso le auto Tesla, ritenendolo ingiustificato. Proprio per questo già nel 2016 aveva lanciato in tutto il mondo l’offerta InsureMyTesla, che in Italia si appoggia a Quixa, del gruppo Axa. L’obiettivo di questa iniziativa, offerta in partnership con compagnie assicurative locali, era (ed è ancora) soprattutto quello di agevolare i clienti nelle spese di riparazione e nell’acquisto di ricambi originali, che spesso hanno prezzi elevati.

ASSICURAZIONE AUTO TESLA: QUALI VANTAGGI?

Ora però sembra che sia giunto il momento di fare uno step successivo, creando una vera e propria impresa di assicurazione auto brandizzata Tesla. Senza più la necessità di stringere accordi con altre compagnie assicurative. Quali i vantaggi di un progetto del genere? Probabilmente un maggior controllo sulle tariffe (con l’obiettivo di abbassare ulteriormente il premio). E poi la possibilità di offrire pacchetti assicurativi personalizzati, cliente per cliente, sfruttando il monitoraggio continuo delle vetture con la connessione dati dedicata.

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Tesla, i familiari dell’ingegnere Apple fanno causa: autopilot progettato male?

di Alessandro Crea
Tesla è stata citata in giudizio dai familiari dell’ingegnere Apple morto lo scorso anno in un grave incidente automobilistico mentre sulla sua Model X era attivo il sistema di guida semi-autonoma Autopilot. L’accusa riguarda proprio quest’ultimo sistema che sarebbe progettato male. Come forse ricorderete però la situazione al momento dell’incidente era piuttosto controversa. L’auto in […]

Tesla Roadster sfida la Ferrari Formula 1, il risultato della simulazione è incredibile

di Simone Lelli
Certo, si parla di una simulazione, ma secondo voi chi vincerebbe un duello di accelerazione tra una Ferrari Formula 1 e una Tesla Roadster? Nella realtà il risultato dovrebbe essere il medesimo, certo, solo per quanto riguarda l’accelerazione e grazie al diverso propulsore; la vettura da F1 non avrebbe eguali nel misto. Ma in questo […]
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