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La sicurezza corre alla 500 Miglia di Indianapolis

di Redazione

Le corse automobilistiche nascono come laboratorio tecnologico. Le soluzioni meccaniche, tecniche o aerodinamiche progettate per le auto da competizione e poi adottate anche sui normali modelli di serie sono infinite. Sapete la storia di come è stato inventato lo specchietto retrovisore? Arrivò proprio grazie alla 500 Miglia di Indianapolis. Questo scambio prosegue anche oggi. Ne è un esempio la nuova Dallara IR-12, vettura che correrà alla prossima 500 Miglia di Indianapolis. L’auto, che a livello di scocca è uguale per tutti i team, è stata progettata secondo i più moderni ed evoluti standard di sicurezza.  I team si daranno battaglia domenica 26 maggio; la diretta sarà in esclusiva su DAZN e cliccando qui potrai vederla live gratis grazie alla promozione DAZN sul primo mese di abbonamento.

LA DALLARA È ANCORA PIÙ SICURA

La prima novità della vettura del 2019 si trova all’interno dell’abitacolo. Il posto per il pilota, infatti, è stato allargato per due motivi. Per adattarsi meglio alle misure di piloti più alti della media e per dissipare energia in caso di incidente. Assorbe meglio gli urti a tutto vantaggio di chi vi siede all’interno. L’auto ha anche una carrozzeria più massiccia. Anche in questo caso è stata ridisegnata per proteggere meglio i piloti. Anche da eventuali detriti. Inoltre, le nuove forme riducono le turbolenze che mettono a rischio la tenuta di strada quando si corre molto vicini ad altre vetture. Le auto 2019, infine, hanno un sedile che, per regolamento, deve assorbire meglio gli urti sia nella parte posteriore sia nella parte inferiore. Numerose migliorie sono state introdotte anche a livello di telaio. Sono state pensate per garantire una maggiore sicurezza. Per questo le sospensioni sono state irrobustite. E sempre per questo molti punti di giunzione sono stati inseriti all’interno della carrozzeria per essere più protetti.

I NUMERI DELLA “500 MIGLIA”

La prima edizione di questa storica gara americana risale al 1911. Da allora, ogni anno, rappresenta un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati di corse automobilistiche a stelle e strisce. È la gara di punta del massimo campionato motoristico americano: la IndiCar Series. La 500 Miglia di Indianapolis si corre sul famoso circuito ovale dell’omonima città dell’Indiana. Si disputa su 200 giri, che equivalgono appunto a 500 miglia (circa 805 km). Le donne per decenni non hanno potuto prendere parte alla 500 Miglia di Indianapolis. Dalla seconda metà degli Anni ’70, però, più di un esponente del gentil sesso si è cimentato nella competizione. Il miglior risultato in rosa risale al 2009, anno in cui Danica Patrick riuscì a salire sul terzo gradino del podio.

TUTTO PRONTO PER L’EDIZIONE 2019

Quest’anno Pippa Mann sarà l’unica sportiva donna al via. In pole position della 103esima edizione, invece, partirà Simon Pagenaud. Dovrà difendersi dagli attacchi di agguerritissimi avversari, inclusi i sette vincitori della gara iscritti. Sette, per la cronaca, anche i debuttanti. Difficile dire chi vincerà, visto che chi è partito in testa alla corsa solo in venti edizioni è riuscito a tagliare per primo il traguardo finale. Inoltre, in questa stagione, la IndyCar Series ha già visto cinque diversi piloti dominare in altrettante gare. A dimostrazione dell’altissimo livello di competitività.

SI CORRE QUESTA DOMENICA

Ora non resta che attendere la luce verde che darà il via alla gara targata 2019. Il ricchissimo programma del weekend avrà il suo clou domenica 26 maggio. Alle ore 5:00 in punto di mattina il tradizionale colpo di cannone che viene sparato ogni anno avvertirà i presenti del’apertura dei cancelli. Da quel momento, una fitta serie di eventi accompagnerà gli spettatori fino all’atteso via, previsto per le 12:45 ora locale (le 6:45 di mattina ora italiana). Si potrà assistere ai concerti, con l’immancabile inno nazionale, e alla celebrazione delle vecchie glorie e dei vincitori del passato. Poi, all’ora di pranzo, la partenza: 200 giri da vivere tutti d’un fiato, con le monoposto capaci di viaggiare abbondantemente sopra i 350 km/h di media. Solo per attendere di vedere chi sarà il fortunato ad entrare nella Victory Lane, area riservata al vincitore e al suo team. Lì il pilota giunto primo, per tradizione, si concederà un bicchiere di… latte fresco. Anche questa è la 500 Miglia di Indianapolis.

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Tesla Autopilot: il cambio di corsia diventa pericoloso con l’aggiornamento

di Antonio Elia Migliozzi

Nuovi problemi di sicurezza per Tesla Autopilot. La funzione di assistenza alla guida finisce nel mirino di una indagine svolta dalla rivista Consumer Reports. Il test su strada dell’ultima versione del sistema a bordo di una Tesla Model 3 evidenzia lacune tecniche. Si tratta di grossolani errori che potrebbero causare situazioni di serio pericolo. In particolare la funzione “Lane change” presente all’interno del Navigate di Autopilot ha mostrato di essere potenzialmente più pericolosa di un driver umano. Il sistema cambia corsia senza preoccuparsi delle altre vetture presenti in strada. La Tesla Model 3 ha sorpassato a destra e tagliato la strada alle altre auto. Tesla ha rilasciato questo aggiornamento del suo Autopilot lo scorso aprile. Vediamo l’indagine.

NUOVE GRANE

Dallo scorso aprile Tesla ha inserito una nuova funzione per il cambio automatico di corsia nel suo sistema Autopilot. Sembra però che ci siano delle evidenti sbavature che potrebbero rappresentare un rischio per la sicurezza dei conducenti. La rivista americana Consumer Reports ha messo alla prova il nuovo “Navigate on Autopilot” che si è dimostrato meno competente dei driver umani. In alcuni casi l’auto elettrica ha letteralmente tagliato la strada alle altre macchine. Jake Fisher di Consumer Report ha precisato che il sistema Tesla non sembra capace di riconoscere le auto in frenata o quelle che stanno cambiando corsia. Secondo la rivista le case automobilistiche dovrebbero essere obbligate a pubblicare i risultati dei test di sicurezza di questo tipo di tecnologie. Insomma nuove polemiche in arrivo proprio quando Elon Musk ha annunciato per l’anno prossimo la guida completamente autonoma in casa Tesla.

INDAGINI IN CORSO

La scorsa settimana l’Autorità dei trasporti americana NHTSA ha affermato che il pilota automatico era attivo durante l’incidente costato la vita ad un uomo a marzo. In quel caso una Tesla Model 3 si era schiantata contro un rimorchio senza aver in nessun modo frenato. Si tratta di in un incidente simile a un’altro del 2016 accaduto sempre in Florida. Da parte sua Tesla ha dichiarato che la nuova funzionalità Navigate prima del rilascio ha percorso milioni di chilometri di test. Tesla chiede infatti ai consumatori di usare la nuova funzione che prevede il cambio automatico di corsia. Il sistema sostituisce l’impostazione predefinita che richiede l’ok del driver. Con l’ultima versione di Autopilot il conducente non deve più confermare un cambio di corsia attivando gli indicatori di direzione. L’azienda ha comunque sottolineato che l’aggiornamento non esclude la responsabilità del conducente.

IL TEST

Consumer Reports ha detto di aver provato l’ultima versione dell’Autopilot sulle autostrade del Connecticut. I tester hanno riferito che il sistema, oltre a tagliare la strada alle altre auto, ha addirittura sorpassato sulla destra. Insomma un comportamento anomalo e pericoloso che, oltre alle multe certe, potrebbe causare incidenti. Addirittura la Tesla non è più tornata sulla corsia di destra dopo i sorpassi continuando a viaggiare sulla corsia di sinistra. Da oltre un anno Consumer Reports è impegnata nei test delle varie tecnologie di assistenza alla guida presenti sul mercato. Sotto la lente il Super Cruise di Cadillac CT6, l’Autopilot delle Tesla Model S, X e 3, il ProPilot Assist di Infiniti QX50 e Nissan Leaf. Attenzione anche al Pilot Assist presente sui SUV Volvo XC40 e XC60.

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Honda con CiNet per le reti neurali e l’intelligenza artificiale

di Antonio Elia Migliozzi

Honda annuncia una nuova partnership con il Centro per le reti informatiche e neurali (CiNet). Allo studio una serie di nuove tecnologie basate sull’intelligenza artificiale per migliorare il confronto tra driver ed auto. L’idea di Honda è quella di dotare la sua prossima gamma di una tecnologia hardware e software di assoluto spessore. Per superare le differenze tra uomo e auto Honda guarda alle neuroscienze. Per questo la collaborazione avviata con CiNet vuole anche capire che tipo di connessione si può creare tra una autovettura ed un robot. Se molti di voi conoscono il robot Honda Asimo ecco allora la conferma che quel tipo di studio sarà sempre più vicino all’auto del futuro. Approfondiamo l’accordo.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Honda presenta una nuova partnership importante per la sua sussidiaria specializzata nei settori ricerca e sviluppo. Il brand giapponese ha annunciato che a partire da questo mese lavorerà insieme al Centro per le reti informatiche e neurali. Si tratta di un Istituto in prima linea a livello internazionale nella ricerca neuroscientifica sugli esseri umani. L’idea di Honda è quella di approfondire i rapporti tra la mobilità e la robotica. CiNet lavora da molti anni sul funzionamento del cervello umano e ha avviato studi anche sull’intelligenza artificiale. Le sue attività ruotano attorno all’Institute of Information and Communications Technology (NICT). Honda vuole creare prodotti e tecnologie migliori guidata dall’idea che “lo scopo della tecnologia è quello di aiutare le persone”. Lo sviluppo della guida autonoma e il passaggio alla mobilità condivisa sono principali sfide per Honda.

UNITA’ DI RICERCA

Alla luce dei cambiamenti della mobilità lo studio degli esseri umani è diventato più importante che mai. Del resto a partire dal 1 aprile 2019, Honda ha fondato l’Innovative Research Excellence. Si tratta di una divisione che sarà responsabile del lavoro a soluzioni nuove per la mobilità e la vita quotidiana delle persone. Questa nuova organizzazione di ricerca avrà un ruolo centrale in Honda proprio perché lavorerà con CiNet sulle relazioni tra gli umani, la mobilità e la robotica. Per essere più chiari, in collaborazione con CiNet, Honda cercherà di capire qualcosa di più sulle neuroscienze. Queste serviranno a sapere come un guidatore possa diventare un tutt’uno con il veicolo su cui viaggia. In questo modo si potrà determinare l’interfaccia ottimale per il collegamento uomo-macchina. Honda e CiNet cercheranno di stabilire degli standard per lo sviluppo di tecnologie di mobilità e robotica più sicure e confortevoli.

LO SVILUPPO

Honda è soprattutto preoccupata dalla sfiducia con la quale spesso l’uomo si avvicina alle macchine. Il ragionamento del brand giapponese è che per arrivare ad un rapporto di fiducia con la tecnologia serva capire i ragionamenti umani. Il CiNet lavora da anni proprio in questo campo. Operativo ad Osaka, in Giappone, appartiene sia all’Istituto Nazionale di Tecnologia dell’Informazione e delle Comunicazioni che all’Università di Osaka. Honda vuole quindi creare un ponte tra hardware, software e uomo. L’intelligenza artificiale sempre più diffusa nel settore auto potrebbe essere la soluzione migliore. Insomma un lavoro complesso che potrebbe aprire le porte ad una robotica con la quale l’uomo si confronterà sia a casa che in auto. Non è un caso se la relazione cervello-macchina, la misurazione delle funzioni del cervello e la robotica sono tutte legate.

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Aerotaxi, dal 2025 i primi voli sperimentali

di Redazione

Secondo uno studio effettuato da Bosch Consulting, nel 2030 saranno 1 miliardo i voli in aerotaxi compiuti da persone di tutto il mondo. Il 2030, infatti, è l’anno in cui, sempre secondo lo studio, i servizi di sharing saranno presenti anche sulle rotte aeree.

TECNOLOGIA DERIVATA DALL’AUTO

Realizzare degli aerotaxi è tutt’altro che facile ed economico. Ma un modo per risparmiare sulla progettazione e sulle componenti esiste. Secondo Bosh, infatti, sarebbe possibile utilizzare molte delle componenti oggi impiegate sulle vetture a guida autonoma. Oltre a questi, i vari sensori presenti sui veicoli per il controllo e il funzionamento dell’ESP. In questo modo sarebbe possibile evitare di utilizzare la più costosa tecnologia aerospaziale. I sensori di accelerazione installati in una centralina di comando permettono di monitorare la direzione della bussola, pressione barometrica, altitudine, velocità e tutte le attività di volo del velivolo.

TEST VICINI

Si stima che il battesimo del volo degli aerotaxi avverrà già il prossimo anno. Le città nelle quali si effettueranno i primissimi test saranno Dubai, Dallas e Singapore. Queste città rappresentano infatti i principali centri di applicazione di questa nuova tecnologia. Per i voli di carattere commerciali bisognerà aspettare il 2023, mentre per i primi veri voli senza pilota sarà necessario attendere il 2025. Nella prima fase di sviluppo, infatti, tutti i test sugli aerotaxi saranno svolti con personale di sicurezza a bordo.

MENO TRAFFICO, MAGGIORE VELOCITÀ

Alleggerire il traffico delle grandi città è ormai una necessità. Così come garantire spostamenti sempre più rapidi. E proprio questo è lo scopo degli aerotaxi. Grazie alle loro caratteristiche saranno in grado di spostare il traffico lontano dalle tradizionali strade. Abbattendo drasticamente i tempi di spostamento soprattutto nelle grandi città. Inoltre, il costo di un aerotaxi è molto più basso rispetto a quello di un elicottero tradizionale. Tutto dipenderà dal tipo di allestimento oltre che dal numero di passeggeri che potranno trasportare, ma il costo sarà di circa 500.000 euro.

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Tutte le novità di Windows 10 May 2019 Update per PC e tablet

di Biagio Catalano

È iniziato il rilascio del settimo grande aggiornamento per Windows 10, installabile da tutti tramite Windows Update. Il pacchetto cumulativo, che arriva con il nome di May 2019 Update (nome in codice 19H1), porta diverse migliorie, correzioni di bug, ma soprattutto nuove funzioni, che si aggiungono a quelle introdotte da Windows 10 November Update, Anniversary […]

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Mercedes ESF 2019: una concept-laboratorio per la sicurezza

di Redazione

Dal 1971 Mercedes Benz utilizza l’acronimo ESF (Experimental Safety Vehicle) per identificare le vetture sperimentali dotate di nuove tecnologie inerenti la sicurezza. Ultima nata della Casa tedesca è la ESF 2019. Il prototipo, basato sulla nuova Mercedes GLE, è dotato di un motore ibrido plug-in e si muove in maniera completamente automatizzata. A giugno 2019, alla conferenza ESV di Eindhoven, la ESF 2019 verrà presentata ufficialmente a esperti e addetti ai lavori. Poi affronterà il grande pubblico. Lo farà a settembre, al Salone Internazionale dell’Automobile di Francoforte.

GUIDA AUTONOMA SENZA VOLANTE

L’auto è un concentrato di tecnologia atto a garantire la sicurezza degli occupanti del veicolo e di chi vi sta intorno. Il conducente durante la guida autonoma non si trova neanche a contatto con pedaliera e volante. Questi infatti vengono retratti per ridurre il rischio di lesioni in caso di impatto. Tra le novità sperimentate si deve citare la presenza di cinture di sicurezza sono integrate nei sedili. Oppure quella degli airbag alloggiati in posti differenti rispetto alle vetture tradizionali. I sensori comunicano con l’esterno controllando il traffico stradale e inviando segnali agli utenti della strada. L’ESF 2019 presenta anche alcune idee per la guida manuale. Tra queste: l’illuminazione rivitalizzante dell’abitacolo che può aiutare il guidatore a restare più sveglio e reattivo.

SICUREZZA ANCHE DEI BAMBINI

Preservare dal pericolo gli occupanti del veicolo è una delle prerogative principali della ESF 2019. Siano essi adulti o bambini. Proprio per la sicurezza di questi ultimi abbiamo pubblicato una recente guida ai prodotti in commercio. La ESF 2019 prevede un nuovo concept di seggiolino Pre Safe Child che prevede, prima di un impatto, che le relative cinture di sicurezza vengono pretensionate. A scopo preventivo, sempre in caso di incidente, si attivano elementi di protezione antisfondamento. Il seggiolino è dotato anche monitoraggio dell’installazione e dei segni vitali. Sempre in caso di incidente o avaria, un piccolo robot esce automaticamente dalla parte posteriore della vettura e colloca un triangolo di emergenza sul ciglio della strada.

ATTENZIONE TOTALE

In situazioni di traffico critiche risulta molto efficiente il sistema di assistenza attiva alla frenata, con funzioni ampliate. In fase di svolta, poi, è attivo il rilevamento di pedoni e ciclisti che si muovono parallelamente alla direzione di marcia. Inoltre, sempre in caso di svolta, segnali ottici e acustici avvisano il conducente se ci si trova di fronte a pedoni. Se il guidatore non reagisce, il sistema avvia una frenata autonoma. In fase di parcheggio o manovra, il sistema di protezione pedoni a 360° avverte e assiste il conducente nell’individuazione di possibili pericoli. In questo modo evita la collisione con altri veicoli in movimento ed evita di urtare e ferire i pedoni. Anche in questo caso, a seguito di un avviso acustico, il veicolo è in grado di frenare autonomamente.

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GM: entro il 2023 il nuovo software con aggiornamenti in remoto su tutta la gamma

di Redazione

L’intera flotta in commercio General Motors disporrà entro il 2023 di un nuovo software. Sarà capace di ricevere aggiornamenti da remoto. Questa la promessa della Casa statunitense, che in questo modo annuncia l’arrivo di veicoli capaci di scaricare software da internet e trattare moltissimi dati in sicurezza. È un’ulteriore mossa verso la mobilità del futuro e segue il recente investimento in Wejo.

IL SISTEMA DI AGGIORNAMENTO

GM non ha ancora specificato quali saranno tutte le funzionalità del sistema di aggiornamento, né su cosa interverranno gli aggiornamenti scaricati. Il marchio si è limitato ad assicurare che il nuovo software permetterà di supportare tutti gli aggiornamenti necessari nel corso dell’intera vita dei veicoli. Le vetture potranno infatti processare una quantità enorme di dati, fino a 4.5 terabyte ogni ora, cinque volte l’attuale capacità di calcolo dei veicoli General Motors. Il primo modello a montare questo nuovo sistema sarà la nuova Cadillac CT5 Sedan, che sarà prodotta a partire dalla fine di quest’anno.

LA SICUREZZA PRIMA DI TUTTO

Uno dei problemi principali che gli ingegneri di GM hanno dovuto affrontare è stato proprio la sicurezza del nuovo sistema. Creandolo più aperto e connesso per ricevere aggiornamenti in remoto diventa più vulnerabile a possibili attacchi da virus e hacker. I dirigenti del gruppo ci hanno tenuto a specificare che tutti questi inconvenienti sono stati risolti. Le nuove vetture monteranno un software sicuro e inattaccabile. Inoltre, come si apprende da precedenti dichiarazioni di Mark Reuss ai tempi della sua guida del settore sviluppo dell’azienda (ora ne è invece il presidente), gli aggiornamenti e il sistema informatico non avranno influenza alcuna sulle componenti più importanti per la sicurezza a bordo, come ad esempio i freni.

LA RINCORSA AI CONCORRENTI

Il nuovo software di GM non è certo una novità nel mondo dell’automotive. Al contrario, il marchio ha avuto molte difficoltà nello stare al passo coi tempi di altri produttori. Basti pensare a Tesla, che da anni usa aggiornamenti da remoto per i suoi veicoli, cambiando anche radicalmente alcune funzionalità dall’oggi al domani. Questo mese, per esempio, la Casa di Elon Musk ha inviato e installato su tutti i suoi veicoli un nuovo software per la gestione della batteria. Questo per ovviare a una serie di problemi che pare causassero l’incendio di alcuni modelli.

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Spotify annuncia l’assistente vocale che “ascolta” i passeggeri

di Antonio Elia Migliozzi

Spotify prepara la sua offensiva nel mondo automotive. Al via i test negli Usa per il nuovo progetto hardware del colosso tech che offre musica on demand. Il dispositivo si chiama “Car Thing” e si collega alla presa 12V dell’auto e grazie al microfono interno risponde ai comandi dei driver attivando la playlist richiesta. Per il momento si tratta solo di un test perché, come confermato da fonti vicine a Spotify, l’azienda non ha in programma il lancio commerciale di Car Thing. La prospettiva è certamente quella di allargare l’offerta uscendo dall’ambito musicale. Spotifty starebbe lavorando ad una sua assistente vocale capace di interagire con i consumatori sia in casa che fuori. Ecco allora che nella dinamica dell’internet delle cose Iot l’auto non può restare tecnologicamente indietro rispetto a tutti gli altri dispositivi che utilizziamo nel corso della nostra giornata tipo.

SBARCO IN AUTO

Come riporta il portale americano The Verge, Spotify starebbe avviando i test per il suo primo hardware. Si tratta di un assistente vocale intelligente da montare in auto. Per ora il dispositivo ha lo scopo di aiutare Spotify a individuare le preferenze musicali degli automobilisti. Parteciperanno al test alcuni utenti premium che saranno ricompensati con degli abbonamenti gratuiti. Il dispositivo si chiama Car Thing e si attacca all’accendisigari dell’auto e, una volta attivo, grazie al Bluetooth si collega al cellulare e all’infotainment di bordo. Per interagire con l’assistente vocale basterà dire “Ehi, Spotify”, e a seguire il comando per l’attivazione della playlist che si vuole ascoltare. Car Thing prevede uno schermo circolare che mostra il titolo della traccia in riproduzione ma anche una serie di pulsanti per accedere manualmente ai comandi. Dal canto suo Spotify afferma che il suo obiettivo non è quello di diventare un fornitore di hardware.

TEST NEGLI USA

La sperimentazione è in partenza ma solo negli Stati Uniti ma non è chiaro per quanto tempo andrà avanti. In un post sul suo blog ufficiale, Spotify specifica che la ricerca ha lo scopo di “aiutarci a imparare di più su come la gente ascolta la musica e i podcast”. Car Thing servirà quindi per capire come migliorare l’esperienza in-car dei suoi clienti. La notizia del primo hardware di Spotify non è una novità assoluta. A gennaio, il Financial Times aveva anticipato che Spotify stava pianificando dispositivi per auto da attivare tramite comando vocale. Capire tutte le dinamiche della giornata di un utente tipo potrebbe aiutare il team di sviluppo a creare nuovi prodotti anche per quanto riguarda i podcast. Va detto che quest’anno i clienti Spotify hanno speso circa 500 milioni di dollari per il podcasting e l’azienda sta ridisegnando la sua applicazione per renderlo più accessibile.

LA PROSPETTIVA

Spotify potrebbe essere interessato a creare una piattaforma a comando vocale simile a quelle di Amazon e Google. Ogni grande azienda tech è infatti al lavoro sulla sua interfaccia automotive. Nel mese di settembre, Amazon introdotto Echo, un dispositivo che porta l’assistente intelligente Alexa anche sulle vetture meno recenti. Google, dal canto suo, ha appena annunciato una modalità specifica per auto per il suo assistente. Per evitare che Spotify e gli altri abbiano la meglio molte case automobilistiche stanno sviluppando autonomamente i propri assistenti intelligenti. Va detto che un sondaggio condotto da JD Power ha rilevato che il 76% dei driver vuole in auto lo stesso assistente vocale che ha a casa. Spotify dovrà allora lavorare molto se vuole convincere i suoi utenti a rinunciare alle loro attuali abitudini.

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L’SBR può salvare fino a 1500 vite in più l’anno

di Redazione

Un nuovo studio della IIHS, Insurance Institute for Highway Safety con sede negli Stati Uniti, dimostra l’importanza dell’uso delle cinture di sicurezza posteriori. Dalla nuova relazione si evince che in caso di incidente grave, i passeggeri posteriori riportano generalmente infortuni più gravi di chi siede davanti. Questo anche quando allacciano le cinture. E anche sulle vetture recenti. Perché a differenza di quanto accade per chi siede davanti, i passeggeri posteriori possono sfruttare dispositivi meno sofisticati. Lo stesso vale per gli airbag.

L’IMPORTANZA DI AVVISATORI ACUSTICI

È dal 2014 che l’IIHS tiene alta l’attenzione sull’argomento. Da allora ha scoperto che l’assenza di un SBR per le cinture di sicurezza posteriori, l’avvisatore acustico per il mancato allacciamento delle stesse, è una grave carenza in termini di sicurezza. Se fossero presenti su tutte le auto, si stima che nei soli Stati Uniti potrebbero evitare la morte di 1.500 persone ogni anno.

LA NECESSITÀ DI NUOVI SISTEMI

Il presidente della IIHS, David Harkey, rincara la dose. “Le Case automobilistiche hanno fatto molti sforzi per aumentare la sicurezza dei passeggeri anteriori. Questo non vale per chi siede dietro. I sistemi di sicurezza per i passeggeri posteriori non hanno fatto grandi progressi negli ultimi anni”. Lo studio dimostra come passeggeri posteriori di età maggiore di 9 anni, in caso di urti frontali riportino danni maggiori rispetto a quelli anteriori. Anche se hanno le cinture regolarmente allacciate. Per questo motivo l’IIHS sta svolgendo appositi test per capire quali siano gli aspetti in cui i miglioramenti sono più necessari.

IL BUSTO È IL PUNTO PIÙ DEBOLE

Tralasciamo le cattive abitudini di chi aggira i sistemi di avviso del mancato uso delle cinture con le finte fibbie Made in China. O di chi tiene la cintura allacciata appoggiata al sedile e sedendocisi sopra. Lo studio IIHS ha capito che è il busto il punto debole di chi siede dietro. Nello specifico, ha analizzato 117 incidenti in cui gli occupanti posteriori sono rimasti uccisi o gravemente feriti. L’infortunio più comune, in 22 casi, è stata riportata al petto. Delle 37 persone decedute, 17 sono morte proprio per ferite al busto. Per questo motivo, l’IIHS suggerisce alle Case di studiare dispositivi di ritenuta dotati di attenuatori o di cuscini che permettano un assorbimento più progressivo dell’energia scaturita in caso di urto.

IL PROBLEMA DELLA VELOCITÀ

La mancanza di strumenti di ritenuta adeguati per i passeggeri posteriori non è la sola causa di morte e infortunio in caso di incidente. L’IIHS, infatti, ha analizzato anche la gravità delle conseguenze riportate dagli occupanti in caso di urto e ha notato come queste si siano aggravate in relazione all’aumentare dei limiti di velocità. Nello specifico, l’istituto statunitense, ha dimostrato che l’innalzamento della velocità consentita in autostrada negli ultimi 25 anni ha causato la morte di almeno 37.000 automobilisti.

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Nissan ProPilot 2.0: guida autonoma senza mani sul volante dall’autunno

di Redazione

Arriva dal Giappone il primo sistema di pilota automatico per automobili che non richiederà al conducente di tenere le mani sul volante. Nissan si prepara a lanciare, per il momento solo nel paese del Sol Levante, il suo nuovo ProPilot 2.0, una versione migliorata dell’attuale assistente, che permetterà di alle vetture di guidare autonomamente in autostrada.

LA VERSIONE 2.0 DEL PROPILOT

Nissan aveva promesso di lanciare un’auto con un sistema di guida completamente autonoma entro la fine della decade e pare manterrà la sua promessa. Il nuovo ProPilot 2.0 presenta svariate migliorie rispetto alla versione precedente, già venduta in 350.000 veicoli in tutto il mondo. Questa tecnologia permetterà ai veicoli di condurre i passeggeri dall’imbocco all’uscita dell’autostrada. Le vetture sapranno cambiare corsia, sorpassare e prendere l’uscita desiderata in maniera autonoma, senza il bisogno dell’intervento del conducente o che questo tenga le mani fisse sul volante. A differenza del vecchio sistema quindi, si potrà impostare una destinazione di arrivo e aspettare che l’auto guidi i passeggeri fino al luogo desiderato.

SI BASA SU SENSORI E NAVIGATORE 3D

Tetsuya Iijima, general manager del dipartimento di sviluppo del pilota automatico della casa giapponese, ha dichiarato che questo sistema porterà Nissan ad essere leader mondiale nel settore. “Tutte le funzioni sono del livello più alto al mondo – ha aggiunto – Abbiamo integrato le tecnologie più avanzate”. Il ProPilot 2.0 si compone in effetti di 7 telecamere, 5 sensori radar e 12 sonar per scandagliare la strada e la sua versione full-optional offre anche un sistema di navigazione 3D. La casa nipponica non sembra però intenzionata ad usare la tecnologia Lidar per la guida automatica, scegliendo quindi, come ha già fatto Tesla, un sistema diverso sviluppato autonomamente. Sempre Iijima però assicura che, nel complesso, il ProPilot 2.0 nulla ha da invidiare all’altro sistema in via di sviluppo.

NON SIAMO ANCORA PRONTI PER IL LIVELLO 5

Il nuovo assistente di guida presenta tuttavia qualche limitazione. Non siamo ancora al Livello 5. In primo luogo, la legge giapponese permette una guida completamente automatica solo nel caso in cui il veicolo non cambi corsia. Quindi per sorpassare sarà necessario che il conducente mantenga la presa sul volante, come misura di sicurezza. Secondo, il sistema funziona solo nelle autostrade che già sono state mappate in 3D in alta definizione. Questo punto è fondamentale per il corretto funzionamento del ProPilot 2.0: solo così il sistema riesce a posizionare l’auto sulla carreggiata con un margine di errore di pochi centimetri. In ultimo, il conducente non potrà comunque smettere di prestare attenzione a ciò che succede per strada. L’assistente usa infatti un sistema di monitoraggio per capire se il guidatore sia pronto a prendere il controllo del veicolo in ogni momento.

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Comandi vocali per auto connesse: la Cina investe sulla biometria

di Antonio Elia Migliozzi

I sensori biometrici saranno determinanti nel futuro delle auto connesse. I brand dell’auto stanno investendo importanti risorse nel campo del riconoscimento dei parametri identificativi dei driver. In questa direzione si muovono anche molte aziende tech come Nuance. Quest’ultima è da tempo al lavoro sull’intelligenza artificiale che sta preparando per il sistema di infotainment Banma Mars V3.0. Gli strumenti hardware e software saranno in grado di effettuare un’analisi dettagliata della voce del driver permettendo una gestione totale dell’auto. Basterà quindi la voce per offrire un’esperienza del tutto nuova a bordo delle auto connesse. Dietro al progetto sui dati biometrici c’è un investimento importante del costruttore cinese Baic e del colosso tech Alibaba. Vediamo i dettagli di questa tecnologia.

RICONOSCIMENTO BIOMETRICO

Nuance Communications ha comunicato di essere al lavoro per migliorare il suo sistema per il riconoscimento vocale biometrico. Le attività si concentrano sulla capacità di questa tecnologia di entrare in stretto contatto con il driver del veicolo. Basato sull’intelligenza artificiale il nuovo strumento sarà parte della sua piattaforma digitale Banma MARS V3.0 per auto connesse. Il nuovo Banma MARS V3.0 sfrutta i sistemi di Nuance per gestire al meglio anche le richieste simultanee a bordo delle auto connesse. In particolare si potrà gestire, con il controllo vocale, la navigazione, la climatizzazione, l’illuminazione ambiente e la musica. Nuance ha annunciato anche una serie di nuovi servizi in rete basati su cloud anche per le aree con scarsa connessione ad internet. Le sue soluzioni biometriche per il settore automotive stanno facendo la fortuna economica di Nuance.

ECOSISTEMA COMPLETO

Grazie alla rete le auto connesse possono ricevere continui aggiornamenti software. In questo modo i costruttori potranno gestire da remoto il parco auto circolante. In questa ottica si inserisce l’accordo commerciale tra Banma e Nuance. “Banma MARS V3.0 rappresenta l’ultimo passo nei nostri sforzi per rendere l’auto connessa lo standard in tutta la Cina, ha commentato Hao Fei, Ad di Banma Technologies. “Insieme a Nuance, siamo in grado di progettare un’interfaccia utente vocale che non ha eguali, e MARS V3.0 di Banma è solo l’inizio.” Insomma i cinesi puntano sulle auto connesse e lo fanno con risorse economiche importanti. Banma, infatti, è una joint venture tra SAIC, una delle principali case automobilistiche cinesi e Alibaba Group. Insomma Alibaba, alias Google cinese, è pronto a salire in auto per raggiungere anche in mobilità gli utenti offrendo servizi dedicati.

LA PROSPETTIVA

Numeri alla mano il mercato dell’identificazione dei dati biometrici in auto varrebbe circa 10 miliardi di dollari. Stefan Ortmanns di Nuance Automotive, ha detto: “Banma MARS V3.0 segna non solo una profonda cooperazione per un’interfaccia a comando vocale, ma un mutuo impegno per il futuro dell’assistenza vocale.” Nuance Automotive ha da poco annunciato una partnership simile con la Korean Motor Technology Corporation e Korean Telecom. Sulle auto connesse il controllo vocale è di assoluta importanza per semplificare la gestione del veicolo e ridurre i tasti fisici. Ad oggi a bordo di 250 milioni di auto di svariati produttori tra cui Daimler, Toyota e BMW, troviamo sistemi basati sul controllo vocale. Grazie ad internet l’auto connessa può accedere ad un cloud in rete che fornisce al sistema tutti gli elementi per gestire al meglio i comandi del driver.

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Renault a guida autonoma, primi test pubblici a Parigi-Saclay

di Redazione

E’ stato inaugurato ieri, mercoledì 15 maggio, il “Paris-Saclay Autonomous Lab”. In occasione del forum dell’innovazione Spring 2019. Si tratta di un progetto promosso dal Gruppo Renault, il Gruppo Transdev, l’IRT SystemX, l’Istituto VEDECOM e l’Università Paris-Saclay. Il suo obiettivo è quello di sviluppare nuovi servizi di mobilità a guida autonoma a Paris-Saclay. Un polo scientifico a una ventina di chilometri da Parigi.

OTTIMIZZAZIONE DEI TRASPORTI

Nel progetto è previsto un servizio di trasporto collettivo notturno su corsia riservata con una navetta a guida autonoma Transdev-Lohr i-Cristal. Questa effettuerà quattro fermate all’interno del polo scientifico utilizzando una corsia preferenziale e coprendo un percorso di circa sei chilometri. Tale servizio ha lo scopo di integrarsi con l’offerta di trasporto pubblico esistente. Il tutto concedendo ai cittadini francesi una continuità estendendone il servizio e ottimizzando le infrastrutture. Il servizio, infatti, sfrutta le stesse corsie degli attuali mezzi pubblici in uso. E sarà attivo dalle 00.30 alle 3.00. A questo si associa un servizio diurno svolto da un prototipo di Renault Zoe Cab, attivabile su chiamata.

PROVE GENERALI

Attraverso la app Marcel dedicata, sarà possibile chiamare in tempo reale o prenotare il veicolo. Questo si recherà autonomamente nel punto segnalato dall’utente. Lungo il percorso, il veicolo potrà effettuare soste intermedie per far salire un altro utente. Questo solo se anche lui ha necessità di fare lo stesso percorso. L’obiettivo di questo esperimento è quello di capire la fattibilità di un progetto del genere su larga scala. Valutando l’efficienza tecnologica del servizio e il modo in cui questo interagisce con il traffico.

TUTTO SOTTO CONTROLLO

Per assolvere a questo inedito servizio, sono stati messi a punto due mezzi speciali. Renault Zoe Cab e Transdev-Lohr i-Cristal. Si tratta di due veicoli elettrici dotati di diversi sistemi di guida autonoma. Sensori GPS, Lidar, telecamere, una centrale inerziale e, ovviamente, un software di guida autonoma. Nonostante i veicoli siano concretamente in grado di muoversi da soli, sono comunque costantemente supervisionati. Nella fermata di Massy è presente un centro di controllo. Ogni veicolo, inoltre, si muove con a bordo un autista pronto a intervenire in caso di emergenza.

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Accelerazioni involontarie: Costruttori USA contro l’obbligo di evitarle

di Antonio Elia Migliozzi

Negli Usa si torna a parlare di sicurezza in auto. Non sono in pochi a chiedere l’obbligatorietà del sistema Bto che agisce nel caso di azionamento contemporaneo del pedale dell’acceleratore e del freno. Si tratta di un dispositivo salvavita capace di rimediare alle distrazioni di molti automobilisti. Molti driver, infatti, premono simultaneamente acceleratore e freno provocando situazioni di serio pericolo. Potrebbe inoltre succedere che i pedali dell’auto siano intralciati dai tappetini o da altri oggetti. In questi casi è a rischio il loro corretto funzionamento. Nel 2011 Toyota ha richiamato negli Usa 2,17 milioni di veicoli per problemi al pedale acceleratore incastrato dalla moquette. Per l’NHTSA servono nuovi standard per aumentare la sicurezza ma non specifica quali.

ACCELLERAZIONI A RISCHIO

Negli Usa molte associazioni chiedono nuovi sistemi di sicurezza per prevenire l’accelerazione involontaria. Eppure l’industria automotive si è opposta con forza ad ogni ipotesi di riforma. Si tratta di un tema di cui si era parlato nel 2012 dopo una serie di problemi di accelerazione a bordo di veicoli Toyota. In molti casi si erano verificati incidenti con conseguenze anche serie per gli occupanti delle auto. Dalla parte dei costruttori anche il Governo americano. L’amministrazione Trump lunedì ha detto che non è necessaria alcuna riforma. Questo perché alcuni brand hanno già installato, volontariamente, sistemi di controllo. La pensa diversamente Jason Levine, direttore esecutivo della noprofit Center for Auto Safety. “Senza obblighi di legge, il sistema di controllo può scomparire dai modelli futuri o essere venduto come un optional senza ricorso per i consumatori.” Diversamente per il Governo Usa non c’è motivo di sospettare un futuro passo indietro dei costruttori.

QUESTIONE DI STANDARD

Negli Usa l’amministrazione del presidente Donald Trump è al lavoro per ridurre le leggi di “ostacolo” all’industria. Insomma si vogliono evitare ai brand dell’auto spese eccessive per restare sul mercato americano.  Sulla vicenda acceleratori l’NHTSA ha chiarito la sua posizione in una nota. Per il Dipartimento dei trasporti serve maggiore sicurezza ma non si fanno i nomi di dispositivi specifici. La pericolosità delle accelerazioni involontarie è stata al centro delle indagini su alcuni modelli Toyota. Per l’NHTSA problemi di accelerazione avrebbero causato alcuni gravi incidenti ad alta velocità. Tutte situazioni in concorso con la disattenzione degli automobilisti. I driver avevano in molti casi premuto il pedale del freno e dell’acceleratore allo stesso tempo. Altra ipotesi valutata dagli investigatori era la possibilità che i pedali fossero incastrati dai tappetini delle auto o da altri oggetti presenti a bordo.

IL PRECEDENTE

In particolare un incidente aveva attirato l’attenzione dell’opinione pubblica americana. Nell’agosto 2009, nei pressi di San Diego, i quattro occupanti di una Lexus erano rimasti uccisi. Secondo la polizia dello Stato della California il driver aveva perso il controllo perché un tappetino dell’auto era incastrato sotto alla pedaliera. Nel febbraio 2011 Toyota ha richiamato negli Usa 2,17 milioni di veicoli per risolvere i rischi legati al pedale dell’acceleratore bloccato. I tappetini o la moquette del lato guidatore potevano infatti portare a situazioni di grave pericolo. In quel caso l’NHTSA aveva comunque multato il brand giapponese per 50 milioni di dollari. Toyota era colpevole di non aver richiamato per tempo i milioni di veicoli a rischio. Come conferma anche il caso Takata l’attenzione dell’NHTSA è alta anche per la sicurezza all’interno dell’abitacolo.

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ZF investe nella rilevazione degli occupanti per la guida autonoma

di Donato D'Ambrosi

La guida autonoma o semi autonoma richiederà un impegno largamente profuso da Costruttori di auto e componentistica per la sicurezza degli occupanti. Quando i passeggeri, conducente compreso, potranno assumere posizioni meno standard, come dovranno comportarsi i sistemi di ritenuta? ZF, da tempo in corsa per diventare uno dei principali fornitori per la produzione auto, ha annunciato di investire nel rilevamento degli occupanti. Il knowhow di Simi Reality Motion Systems, specialista nei sistemi 3D per la registrazione dei movimenti umani, servirà a sviluppare la sicurezza integrata nelle auto a guida autonoma.

NUOVA ACQUISIZIONE PER ZF

L’annuncio di ZF segna la rotta per lo sviluppo delle auto a guida autonoma e rappresenta un tassello fondamentale per la protezione degli occupanti. Tra i principali produttori di airbag, volanti e cinture di sicurezza, dopo l’acquisizione di TRW, ZF ha fatto sapere che acquisirà il 90% delle quote di SRMS. La società ha solo 35 dipendenti ma un’esperienza ultradecennale nei sistemi 3D basati su immagini per la registrazione e l’analisi dei movimenti umani.

L’AUTO SAPRA’ COME SEI SEDUTO

L’investimento di ZF in Simi aumenterà le competenze che l’azienda già possiede nei sistemi per la sicurezza degli occupanti. I sistemi di sensori per la rilevazione ambientale e degli interni saranno uno dei futuri core per le aziende di componentistica. E ZF continuerà ad investire nella tecnologia automotive legata alla sicurezza di bordo. “Per la sicurezza futura dell’occupante di un veicolo, un ruolo chiave sarà giocato dai sistemi ad alta efficienza per la rilevazione dell’occupante,” spiega Norbert Kagerer, head of Integrated Safety at ZF. “Questa è proprio l’area in cui vorremmo diventare più forti grazie all’investimento in Simi Reality Motion Systems, nell’ottica di offrire da un’unica fonte sistemi per la sicurezza integrata.

LE IMMAGINI 3D PER LA TECNOLOGIA AUTOMOTIVE

Le nostre attuali competenze nascono dall’esperienza acquisita negli sport ad elevate prestazioni e la medicina. Spiega Andreas Ruß, fondatore di Simi Reality Motion Systems GmbH – L’investimento da parte di ZF ci consentirà di portare più efficacemente questa conoscenza nell’industria automotive”. Ciò che è pericoloso oggi nell’adottare una posizione di seduta e di guida pericolosa, in futuro sarà permesso da sistemi di sicurezza integrata evoluti. Oggi guidare con una mano sul volante o viaggiare sdraiati (Out of position in gergo) non aiuta i sistemi di ritenuta a lavorare al meglio. Un giorno l’auto dovrà essere molto più permissiva di quanto non lo sia già ma senza perdere performance in sicurezza, l’aspetto più importante per gli automobilisti europei.

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Nissan progetta la città del futuro: sarà connessa e sicura

di Redazione

Sono ufficialmente iniziate le attività operative del progetto Elis Open Connected City, che si propone di riprogettare e sviluppare servizi per la mobilità nell’ambito delle smart city. Le città  del futuro che per promuovere la diffusione delle vetture a guida autonoma punta sulla connessione tra vetture e ambiente circostante. Il progetto si realizzerà grazie alla collaborazione tra Nissan, Elis e altre sette grandi aziende. Senza contare il coinvolgimento di 12 studenti del Politecnico di Milano.

CONCLUSE LE OPERAZIONI PRELIMINARI

La prima fase di progettazione del programma si è conclusa. Prevedeva la definizione dei casi d’uso e la scelta delle tecnologie di riferimento da usare in fase di test. Quest’operazione di selezione è stata portata a termine da Nissan grazie alla collaborazione con numerose aziende partner. Sono Anas, Bridgestone, Cellnex, Huawei, Open Fiber, Sas e Tim. Il team di lavoro si è quindi dotato delle tecnologie necessarie per realizzare concretamente il progetto Open Connected City, che vedrà la luce in una sorta di versione demo all’interno del Campus Elis.

LA PRIMA “CITTÀ DEL FUTURO”

Il programma entra dunque nella sua fase operativa. Il gruppo di lavoro prevede di procedere alla prototipazione e alla realizzazione dei primi test entro giugno. La sperimentazione avverrà interamente all’interno del Campus, che diventerà un esempio di smart city del futuro. Il team di sviluppo ha già anche previsto quale sarà l’auto utilizzata per mettere alla prova le tecnologie introdotte. Si tratta della Nissan Leaf, vettura elettrica più venduta della storia, ideale perché già dotata dalla Casa giapponese di numerosi strumenti utili alla sua integrazione all’interno di una smart city.

TRE CASI D’USO ALLA PROVA

Gli sviluppatori hanno individuato i tre casi d’uso da sperimentare in queste prime fasi. Innanzitutto verrà realizzato, con il sostegno di Tim, Sas e Huawei, un sistema di riconoscimento dei veicoli in tempo reale. Consentirà di inviare notifiche riguardanti scadenza bollo, assicurazione e patente del guidatore. Il secondo caso approvato riguarda la guida al parcheggio libero. È possibile per mezzo di sensori e riconoscimento immagine. Questo sistema, sviluppato con il supporto di Cellnex, Sas e Huawei, potrà essere potenziato con il coinvolgimento di alcune start-up, che offriranno servizi come il lavaggio e la ricarica dell’autovettura direttamente al posteggio. Infine, Nissan e Bridgestone si occuperanno della realizzazione di un sistema di check-up delle vetture, che sarà possibile grazie all’accesso al computer di bordo. Ci si propone quindi di identificare gli stili di guida dei conducenti, per prevedere l’usura di alcuni componenti e quando si renda necessaria la loro sostituzione.

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Guida autonoma negli USA: oltre il 50% pagherebbe fino al 20% in più

di Antonio Elia Migliozzi

Sempre più ricerche vogliono capire quale sia la percezione dei consumatori riguardo alla guida autonoma. Mentre prosegue lo sviluppo delle auto driveless ci si interroga su come reagirà il pubblico nel vederle su strada. Si prevede che nel 2029 il 63% degli americani preferirà l’auto autonoma a quella convenzionale. Secondo i ricercatori nel tempo crescerà accettazione e fiducia verso le nuove tecnologie grazie alle conferme sul fronte della sicurezza. I benefici in termini di minori costi di gestione e maggior tempo a disposizione saranno fondamentali per la diffusione delle auto a guida autonoma. Gli automobilisti saranno tanto contenti di avere una vettura autonoma da essere disposti anche a spendere di più. Vediamo i dettagli.

ACCETTARE LA TECNOLOGIA

Arriva un nuovo studio ad esaminare il rapporto dei driver con le vetture a guida autonoma. Secondo il Capgemini Research Institute l’accettazione da parte dei consumatori negli Stati Uniti non farà altro che crescere. Nei prossimi 10 anni il consenso per le auto autonome raddoppierà e, nel 2029, il 63% degli americani le preferirà. I consumatori si convinceranno guardando ai benefici che i veicoli autonomi prometto in termini di efficienza del carburante (73%), emissioni ridotte (71% ) e risparmiando tempo (50%). Markus Winkler, responsabile globale del comparto Automotive di Capgemini: “Le aspettative dei clienti riguardo alle esperienze in auto non avranno solo un impatto sull’industria automobilistica, ma anche su altri settori aprendo la strada a una miriade di opportunità di collaborazione”. In auto ci sarà più tempo libero fioccheranno le occasioni di business per molti settori non solo legati alla tecnologia.

LA VITA DI TUTTI I GIORNI

Interessante il fatto che più della metà degli intervistati abbia dichiarato che sarebbe disposto a pagare fino al 20% in più per un’auto a guida autonoma rispetto ad una standard. I consumatori sono convinti che i mezzi autonomi assumeranno un ruolo più importante nella vita quotidiana, andando oltre la mobilità da A a B. Il 49% sarebbe d’accordo se l’auto a guida autonoma facesse commissioni a suo nome. Il 54% si fiderebbe di un veicolo autonomo per spostarsi da solo con amici e familiari. Infine il 50% degli americani si aspetta che le auto a guida autonoma aiutino a risparmiare tempo permettendo loro di socializzare, divertirsi, lavorare o semplicemente godersi il viaggio. Se questi erano gli aspetti positivi la ricerca di Capgemini evidenzia anche preoccupazioni. Al primo posto il rischio che l’auto a guida autonoma non sappia gestire situazioni impreviste (71%).

ATTIVITA’ IN AUTO

Gli automobilisti temono anche il rischio di attacchi hacker (73%), le difficoltà a interagire con veicoli guidati dall’uomo (56%), le incertezze nel traffico (51%) e le difficoltà a interagire con altri veicoli autonomi (46%). Ultima, ma non meno importante, la paura di non saper utilizzare i veicoli autonomi (37%). Interessante la lista delle attività in auto. Dal sondaggio ascoltare la musica resta quella preferita (76%), segue lo svago con amici e familiari (64%), la ricerca di notizie e attualità (62%). Tra le altre non possono mancare lo spuntino (58%), gli acquisti online (46%) e il sonno (45%). Il 18% degli americani intervistati si dice addirittura pronto a fare palestra a bordo dell’auto driveless. Un consumatore su due, cioè il 46%, ha detto che userà il tempo in auto per fare shopping. Secondo Capgemini l’auto a guida autonoma aprirà grandi opportunità di business sia per i negozi digitali che fisici.

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Android Auto: dall’estate un’interfaccia più chiara e sicura

di Redazione

Google ha annunciato nuovi dettagli sulla versione di Android Auto che uscirà nella prossima estate. La nuova release dell’interfaccia garantirà livelli di sicurezza e di accessibilità più avanzati. Segue quella annunciata al Ces a gennaio 2018. Il nuovo design del sistema permetterà un maggior numero di informazioni disponibili senza dover interagire continuamente con lo schermo durante la guida.

SI ADATTA MEGLIO AI TOUCHSCREEN

L’attuale versione di Android Auto è caratterizzata da icone lungo la parte inferiore dello schermo. Con l’aggiornamento, queste saranno rimosse e sostituite con un pulsante Home sulla sinistra, i comandi vocali e di notifica sulla destra e la nuova barra espandibile nel mezzo. La nuova piattaforma si adatterà meglio alle diverse dimensioni degli schermi e le app di navigazione e musica standard si apriranno automaticamente.

UNA BARRA DI COMANDI SEMPRE VISIBILE

Fino ad oggi, Android Auto richiedeva agli utenti di switchare continuamente tra le varie applicazioni, dalla musica alla navigazione. Con la nuova versione del sistema, l’interfaccia visualizzerà una barra nella parte inferiore che si espande con i controlli per interagire tra le varie applicazioni. Ad esempio, se l’automobilista sta navigando su Waze, app con cui Google collabora da tempo, o su Google Maps, il sistema presenterà una barra con i controlli relativa all’applicazione Spotify nella parte bassa dello schermo e viceversa.

L’ACCESSIBILITÀ MIGLIORA

Il sistema più intelligente permetterà quindi agli utenti una più facile navigazione con comandi facilmente accessibili e intuitivi. Premendo il tasto Home nella parte sinistra, verrà visualizzata dagli utenti una griglia contenente tutte le applicazioni. Come dichiara Google in una nota: “La nuova interfaccia è progettata per aiutarti a viaggiare più velocemente, per mostrare più informazioni utili a colpo d’occhio e per semplificare le attività comuni durante la guida”.

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Porsche acquista azioni di Cetitec: specialista di software automotive

di Redazione

Software ed elettronica stanno diventando sempre più importanti quando si parla di automobili. Le centraline gestiscono powertrain sempre più complessi. Schemi in cui sempre più spesso motori termici devono dialogare con unità elettriche di varia natura. E poi c’è l’infotainment, con connessioni di varia natura. Senza dimenticare la questione sicurezza e la guida autonoma. Con auto che ormai presentano anche decine di strumenti di rilevazione tra telecamere, infrarossi, radar e sensori di vario tipo. L’elettronica, insomma, è una componente chiave. In quest’ottica Porsche non sta certo a guardare. Oggi annuncia di aver acquistato un consistente pacchetto azionario della Cetitec. Si tratta di una società tedesca che proprio di software in campo automotive si occupa da quasi dieci anni.

LA NUOVA STRATEGIA CON VOLKSWAGEN

Con questa operazione Porsche si dice sicura di poter affrontare in modo corretto le sfide presenti e future in questo settore dell’industria automobilistica. E di poter dare il proprio apporto costruttivo alla costruzione di una nuova architettura elettronica end-to-end. Questa, a sua volta, si inserirà nel più grande progetto “E3” del Gruppo Volkswagen e che vedrà le prime applicazioni sulle auto a partire dal 2022. Quelle che proseguiranno sulla strada della rivoluzione elettrica che sarà aperta dalla Porsche Taycan. Il nuovo progetto mira a prendere il controllo di tutto il processo di progettazione dei nuovi software che saranno presenti sulle auto. Gestirà direttamente la realizzazione di diverse applicazioni, la gestione del dialogo tra esse, i processi di verifica e di diagnostica.

UNA COLLABORAZIONE DI LUNGA DURATA

Porsche e Cetitec collaborano in realtà da lungo tempo. Ma la nuova partnership, con l’ingresso di Porsche nella società, serve a stabilire un rapporto più stretto. Sarà la chiave per lo sviluppo di soluzioni specifiche in tempi più brevi, e con maggiore possibilità di personalizzazione. Anche da qui, secondo i vertici della Casa di Stoccarda, si costruisce un modello aziendale sempre più competitivo nei confronti di un mercato in forte evoluzione.

LA SPINTA VERSO L’INNOVAZIONE

Dello stesso avviso è anche Thomas Keicher, figura di vertice della Cetitec, che ha detto che “con Porsche come azionista si riuscirà a capire meglio i bisogni della Casa in termini di software, con il vantaggio di sviluppare prodotti sempre migliori e sempre più innovativi. Abbiamo di fronte una grande opportunità di crescita e siamo certi che il lavoro con Porsche ci permetterà di realizzare in tempi brevi software che daranno un contributo fondamentale sia in termini di user experience sia, soprattutto, di sicurezza”.

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La sicurezza di un’auto importa più dell’ecologia: il sondaggio in Europa

di Antonio Elia Migliozzi

Sicurezza, tecnologia e rispetto dell’ambiente sono al primo posto quando si cerca l’auto nuova. Un sondaggio mette a fuoco gli interessi degli automobilisti europei. In cima alle richieste troviamo la sicurezza. Questa, per fortuna, è diventata la priorità assoluta per i consumatori che sono disposti anche a sborsare soldi per le dotazioni di maggior rilievo. Interessante anche la fiducia nei confronti della guida autonoma. Dai numeri del sondaggio il 28% degli intervistati esprime chiaramente un atteggiamento positivo verso l’auto senza conducente mentre l’Italia è in prima linea. Il 46% degli italiani è a favore dell’auto driveless. Addirittura tra gli europei che non hanno un’auto emerge che il 40% è favorevole a questa tecnologia. Analizziamo questo e altri numeri interessanti.

L’AUTO DEL FUTURO

Un sondaggio commissionato da Fareucia Clarion Electronics a Yougov mette a fuoco temi di grande importanza nel settore automotive. La ricerca è stata condotta su un campione di residenti in Francia, Regno Unito, Germania e Italia. In tutti i quattro gli Stati Ue la sicurezza dell’auto è di assoluta importanza. In Italia, Germania e Francia il 36% degli intervistati la mette al primo posto, mentre nel Regno Unito il 47% ne sostiene l’importanza. Grande entusiasmo per i sistemi di sicurezza capaci di prevedere le situazioni di pericolo. L’intelligenza artificiale e tutti i dispositivi correlati sono una priorità in Francia per il 56%, in Germania 50%, in Italia 48% mentre nel Regno Unito al 45%. Gli automobilisti europei apprezzano anche l’auto connessa che scambia dati con gli altri veicoli e l’ambiente circostante.

TECNOLOGIA E INCERTEZZE

I francesi e gli italiani sono i più predisposti ad accettare l’arrivo delle auto connesse. A più di 8 italiani su 10 piace l’idea di un’auto connessa (83%) e tale opinione è condivisa dalla grande maggioranza dei francesi (71%). Diversa la situazione dell’auto a guida autonoma. Il 28% degli europei intervistati esprime fiducia mentre l’Italia è in prima linea con il 46% a favore. Interessante il fatto che il 40% di chi non possiede un’auto è aperto verso questa innovazione. In generale per gli automobilisti europei l’auto del futuro deve soprattutto garantire una maggiore sicurezza. In questo si nota una scarsa conoscenza dei sistemi di assistenza alla guida già disponibili sul mercato. “Piuttosto che parlare di una rivoluzione delle auto, siamo impegnati a lavorare sulla loro evoluzione. La tecnologia messa a disposizione ha valore solo se conosciuta, compresa, accettata e utilizzata” spiega Sébastien Brame di Faurecia Clarion Electronics.

SOSTENIBILITA’ AL CENTRO

Il sondaggio conferma anche la crescente importanza dei temi ambientali tra gli automobilisti europei. Ne parla il 30% degli italiani, il 24% di francesi e tedeschi e il 23% degli inglesi. Eppure quando si parla di impatto ambientale delle auto appena il 14% dei driver intervistati ne parla. L’auto deve essere innanzitutto e soprattutto economica. L’economicità è ancor più importante per le giovani generazioni. Va detto che gli italiani, in ogni fascia d’età, antepongono la sicurezza (36%), all’ecologia (30%). “Dal sondaggio emerge che l’ecosostenibilità è importante per chi non possiede un’auto (34% rispetto al 22% dei proprietari di auto)” sintetizza Sébastien Brame. Quanto al carsharing solo il 7% degli intervistati italiani lo indica tra le tre più importanti caratteristiche dell’auto del futuro. In generale gli entusiasti non superano l’8-9% anche nelle grandi città del nostro paese.

IL COMFORT

Altro aspetto analizzato il comfort. Il 12% degli italiani ha dichiarato che la propria auto dovrebbe essere comoda come casa, mentre per il 18% gli interni dovrebbero adattarsi alle esigenze del conducente. Il comfort pertanto si posiziona quindi dietro la sicurezza e l’ecosostenibilità. Allo stesso tempo, in Italia il 54% degli automobilisti accoglierebbe con entusiasmo l’idea di stare in auto sentendosi come a casa propria. Una grande percentuale degli intervistati, il 32%, ha dichiarato di non avere alcuna opinione sull’argomento. “Gli interni del futuro richiederanno tempo per prendere forma. Ma sarà necessario più di un approccio focalizzato solo sui sedili, ad esempio: anche il comfort sarà intelligente, il posto di guida diventerà l’elemento pensante che gestisce e ottimizza l’esperienza dell’utente dell’auto fin nei più piccoli dettagli” chiude Sébastien Brame.

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Toyota e Panasonic creano la prima società di servizi connessi

di Donato D'Ambrosi

La prossima frontiera dello sviluppo automotive saranno le auto connesse, con o senza quelle elettriche, Toyota e Panasonic lo sanno bene e non vogliono mancare all’appello. Lo dimostra l’annuncio di aver instaurato una partnership per presidiare prima di tutti il mercato sei servizi legati alle auto connesse. È ancora alle battute iniziali l’accordo ma segue a ruota l’intenzione di Toyota e Panasonic di continuare a cooperare nella produzione di batterie elettriche.

LA SOCIETA’ DI SERVIZI CONNESSI ALL’AUTO E ALLA CITTA’

Chi tra i Costruttori auto non sarà protagonista nel mercato dei Provider Telematics dovrà giocare un ruolo secondario nella mobilità delle auto connesse. Toyota e Panasonic sono nelle intenzioni di presidiare da subito e direttamente questo settore che avrà una crescita esponenziale da qui ai prossimi anni. La società annunciata al 50% in partnership tra Toyora Corp e Panasonic Corp. È tra quelle che raccoglieranno i dati provenienti dalle auto con tecnolgia V2X e creare servizi connessi sia per gli automobilisti sia per i vari operatori automotive.

LE DUE AZIENDE LEGATE PER L’EV

I servizi connessi forniti da Toyota e Panasonic – riporta Reuters – saranno utilizzabili nelle case e per lo sviluppo delle infrastrutture urbane. Ma c’è dell’altro nella collaborazione tra le due aziende che avranno sempre più interessi condivisi con la diffusione delle auto elettriche. A gennaio hanno annunciato una joint venture per la costruzione di batterie per veicoli elettrici (EV), unendo la ricerca e sviluppo alla capacità produttiva.

LA PRIMA ELETTRICHE PER LA CINA

Toyota, che ha sempre puntato sulle auto ibride e ha liberalizzato 24 mila brevetti sulle auto elettriche, ha annunciato anche un piano più lento sulle auto EV. Presentando la sua prima auto totalmente elettrica a Shanghai, ha anche fatto sapere che a partire dal 2020 lancerà sul mercato 10 nuovi modelli a batteria. Non troppo tardi, se si pensa che le auto elettriche saranno una realtà tangibile molto dopo il 2020. Ma neppure rispetto ad altri Costruttori, come Ford in preda alle partnership per recuperare terreno sull’elettrico.

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